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Sette e mafie: quali analogie?

6 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min





Vi riporto qui la mia dichiarazione, ripresa da FAX Noci lo scorso 3 ottobre.


"Con questo incontro abbiamo voluto evidenziare, attraverso racconti personali e contenuti professionali, come le dinamiche delle organizzazioni mafiose siano sovrapponibili a quelle dei gruppi settari e controversi. I due fenomeni condividono meccanismi strategici identici, a partire dall'individuazione di un nemico esterno: il critico, colui che con la sola forza della propria voce può mettere in pericolo i loro sistemi. Il critico viene deumanizzato e ritenuto colpevole — non per ciò che ha fatto, ma per ciò che potrebbe fare: dire, rivelare, far sapere.



L'obiettivo di queste organizzazioni è creare un pensiero dicotomico, che divide il mondo in amici e nemici, dentro e fuori, fedeli e traditori. In questo sistema il dubbio è punito con ogni mezzo.



Durante l'evento racconterò in prima persona ciò che ho dovuto subire, e ciò che subisco quotidianamente da oltre vent'anni, per essermi occupata del fenomeno settario, facendo informazione e tutelandone le vittime.



La mia voce è una voce fastidiosa. Per questo gruppi di azione, composti da membri di gruppi controversi e loro apologeti, hanno creato blog anonimi, dedicati a un lungo e sistematico processo di discredito della mia vita professionale e della mia persona. Una strategia non casuale, ma perfettamente funzionale: screditare chi indaga significa, nelle loro intenzioni, minare la mia credibilità e rendere ininfluenti le mie parole sull'operato dei gruppi controversi.



Ma è esattamente questa la logica che voglio portare alla luce: è la stessa con cui la mafia delegittima chi la combatte, e le sette chi le smaschera. Come scrive Roberto Saviano, "raccontare come stanno le cose vuol dire non subire"".




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