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Le nuove sette sostituiscono il leader con il “coach”: “Imitano la logica capitalista degli influencer”

  • 7 apr
  • Tempo di lettura: 7 min

I gruppi coercitivi hanno registrato un aumento esponenziale grazie ai social network. Ora, secondo gli esperti, è più facile ed economico raggiungere e reclutare un pubblico più ampio.



Traduzione di Lorita Tinelli



Tutto inizia davanti a uno schermo, nel modo più innocente possibile: accettando una richiesta di amicizia su Facebook, seguendo un influencer, iscrivendosi a un corso di tecniche di studio, a uno su investimenti e criptovalute, entrando in un minigioco su Roblox.

È la porta d’ingresso a un labirinto di manipolazione psicologica che può portare, nel giro di pochi mesi, l’ignaro utente a rimanere intrappolato in moderne società settarie. Isolato, rovinato, in una sorta di sequestro mentale e fisico che avviene — ed è questo l’aspetto più inquietante — in modo volontario.

Internet ha trasformato il funzionamento delle sette.

I predicatori di strada oggi sono influencer o coach di vita. I leader messianici che un tempo profetizzavano la fine del mondo ora parlano di criptovalute, auto di lusso, esercizi fitness e crescita personale. Le forme sono cambiate, ma il fondo resta altrettanto oscuro.

Le sette hanno la capacità di camuffarsi, di adattarsi ai bisogni e ai valori culturali del momento”, spiega Hortensia Valcárcel, psicologa clinica specializzata in gruppi di persuasione coercitiva. L’esperta ha partecipato il mese scorso all’XI Incontro Nazionale sull’abuso psicologico e le sette, dove ha messo in guardia su queste nuove forme di reclutamento online. “Esiste ancora una componente più spirituale”, precisa. Si tratta delle sette classiche, con il loro leader, le profezie apocalittiche e l’apparato esoterico. Tuttavia, la società moderna è più scettica, e questo tipo di narrativa non convince più tutti. “I giovani vengono attratti soprattutto da questa idea di successo finanziario, dalla mentalità da ‘squalo’, in particolare i ragazzi”, afferma Valcárcel.


Il denaro è la nuova religione, e una serie di dogmi neoliberali risultano più attraenti per alcuni rispetto alle promesse di redenzione e vita eterna. In questo “rebranding” delle sette emergono anche altre categorie. “Nel campo della salute, per esempio, si fa leva su medicine alternative e pseudoterapie”, spiega Valcárcel. Nel recente libro Conspiritualità (Capitán Swing) si evidenzia come yoga, medicina alternativa e il mondo del benessere siano diventati, in alcune aree di internet, una sorta di religione digitale con caratteristiche settarie. Attraverso messaggi apparentemente innocui, si promuove il rifiuto dei vaccini, della politica o del sistema educativo, e si richiede ai nuovi adepti un certo attivismo digitale. “I fedeli della conspiritualità vengono investiti come compagni digitali di battaglia”, sottolineano gli autori.

L’Associazione Iberoamericana per la Ricerca sull’Abuso Psicologico stima che in Spagna operino almeno circa 400 sette o gruppi coercitivi. Circa 400.000 persone sarebbero sotto la loro influenza, pari a circa l’1% della popolazione. L’Associazione Internazionale di Studi sulle Sette (ICSA), una rete globale di ricercatori che studiano i gruppi coercitivi, monitora attualmente più di 4.000 gruppi in tutto il mondo, rispetto ai circa 2.000 degli anni ’80. Si tratta comunque di dati approssimativi, poiché esiste un dibattito sulla definizione stessa di “setta”.

Un recente rapporto di Europol, l’agenzia di polizia dell’Unione Europea, avverte dell’aumento di questo fenomeno. “Sui social network, gli aggressori analizzano il comportamento degli utenti e si rivolgono deliberatamente ai minori che mostrano già segnali di vulnerabilità, poiché rappresentano bersagli più facili da reclutare e manipolare”, spiega il rapporto.


È ciò che è successo a Patricia Aguilar nel 2017. Il suo caso è stato particolarmente mediatico, forse per quanto fosse estremo. O per la determinazione della sua famiglia che, di fronte alla difficoltà di perseguire legalmente il rapitore (lei era già maggiorenne), si rivolse alla televisione per raccontare la sua storia.

Patricia era in lutto, era morto suo zio e in famiglia stavamo tutti molto male”, racconta Noelia Bru, cugina di Aguilar e portavoce del gruppo di supporto alle vittime di sette AFISE. “Lei fece una domanda su un sogno che aveva fatto e si imbatté in qualcuno che le diede una risposta e si offrì di guidarla”. Quella persona era Félix Steven Manrique, un uomo peruviano che diffondeva teorie apocalittiche.

Manrique iniziò a parlare con lei su Facebook. Cominciò a consigliarle letture e video dal suo canale YouTube. Poi passarono a WhatsApp. Messaggio dopo messaggio, l’uomo la introdusse in un mondo di fantasia e paranoia. Le conversazioni si prolungavano fino a notte fonda. I genitori notavano solo sonnolenza e un calo nel rendimento scolastico. L’uomo le chiese la data di nascita e le disse che era una “eletta astrologica”. Che era un essere speciale, destinata a unirsi alla sua causa, che prevedeva di avere fino a 10 donne e 300 figli per creare una nuova razza.

E sì, lo so che tutto questo suona assurdo detto così, in modo riassunto. Ma è successo in modo così graduale e in un momento così delicato…”, aggiunge Bru. “È stato un anno e mezzo di bombardamento costante”.

Nessuno si accorse che qualcosa non andava. Fino a quando Patricia rubò una grossa somma di denaro ai genitori e se ne andò, appena compiuti i 18 anni, senza salutare né lasciare un biglietto. Fu ritrovata un anno dopo in una regione della giungla in Perù, in condizioni pessime e con un neonato di pochi mesi. Il suo rapitore fu condannato a 20 anni di carcere per tratta di esseri umani.

Pensi che casa tua sia un ambiente sicuro”, spiega Bru. “E invece non è così: la vedi nella sua stanza, puoi aprire la porta e controllare. Ti preoccupi degli sconosciuti per strada, ma non di quelli che possono comparire su uno schermo”.

E questo è un errore. Perché non è solo l’ambiente familiare ad abbassare le difese: è anche (e soprattutto) lo stesso utente online. “Quando siamo davanti al computer, ci fidiamo di più”, spiega Valcárcel. È il cosiddetto effetto di disinibizione online. “Riduciamo il filtro che usiamo nei rapporti faccia a faccia. Ci è più facile esprimere sentimenti o dubbi esistenziali, raccontare la nostra vita a uno sconosciuto, cosa che non faremmo così facilmente nel mondo reale. Diamo accesso ai nostri pensieri più intimi. E al nostro conto bancario”.

Perché, al di là dei mantra, dell’apparato filosofico e dell’idea di trascendenza, ciò che interessa alla maggior parte dei gruppi settari è il denaro. “Hanno iniziato a imitare la logica capitalista degli influencer, e molti non organizzano più incontri fisici ma soprattutto online”, spiega Iñigo Rubio, psichiatra, scrittore e presidente dell’Associazione Iberoamericana per la Ricerca sull’Abuso Psicologico. “Si creano comunità su Facebook o Instagram. Non sempre c’è un leader ben definito, quindi sono gruppi un po’ sfumati”.

I guadagni derivano da consulenze individuali, ritiri e workshop a pagamento. “Se ti iscrivi al loro programma e paghi una quota mensile, hai accesso agli incontri di gruppo”, racconta Rubio. Non serve più costruire un tempio o organizzare ritiri spirituali: basta un gruppo su Telegram.


Internet non ha solo aumentato il numero delle sette, ma le ha anche frammentate. I dogmi sono meno chiari, c’è meno coerenza. Se una persona si interessa a teorie stravaganti, l’algoritmo le proporrà contenuti simili: dalle entità angeliche alle “fiamme gemelle” o allo gnosticismo. È come un buffet libero della paranoia, in cui l’utente sceglie cosa consumare.

Lo psichiatra racconta il caso di un uomo di circa 60 anni che, dopo una depressione e un episodio psicotico, iniziò a unirsi online a diversi gruppi, creando una sorta di miscela confusa di contenuti esoterici, spesso incoerenti tra loro.

Questo fenomeno è favorito dall’enorme quantità di teorie complottiste e gruppi settari presenti online. “Ora possono raggiungere moltissime persone a costo zero e con poco intervento umano”, spiega Rubio. Non servono strutture fisiche né persone che predicano per strada: basta uno smartphone, una persona vulnerabile e qualcuno capace di manipolarla.

Si tende a pensare alle sette come grandi organizzazioni con centinaia di membri, ma una dinamica settaria può esistere anche tra poche persone. “Nel caso di Patricia, uno dei problemi era far capire questo”, ricorda Bru. “Molti dicevano: ‘Sono solo in pochi, non è una setta’”. Al momento del salvataggio vivevano con il rapitore tre donne e cinque bambini. Situazioni del genere sono sempre più comuni: le sette si sono frammentate, diventando più difficili da individuare.

Un caso emblematico è quello di Isma, il parricida di Vilanova, manipolato per quattro anni da un’amica che gli estorse migliaia di euro. In breve tempo, l’uomo finì per credere a una storia delirante, arrivando a vedere il proprio ambiente come una minaccia e uccidendo il padre su ordine della donna. Lei aveva costruito un mondo fittizio utilizzando tecniche di coercizione psicologica su una persona vulnerabile.

La ricerca accademica mostra che internet non solo facilita la diffusione di ideologie radicali, ma riproduce le dinamiche tipiche delle sette: leader carismatici, comunità chiuse, pressione del gruppo e isolamento informativo. La differenza è che oggi questi processi avvengono su scala globale e a grande velocità.

Le caratteristiche dei social network creano un ambiente ideale per manipolazione e abuso. Come nel caso del bullismo, che non si limita più alla scuola, anche la pressione settaria è continua: può avvenire in qualsiasi momento e luogo. Il telefono diventa così l’estremità di una catena che la vittima porta sempre con sé, 24 ore su 24.

Il governo spagnolo sta lavorando per vietare l’accesso ai social ai minori di 16 anni, misura che potrebbe limitare il fenomeno. Tuttavia, secondo gli esperti non è sufficiente. Nel 2024, un gruppo di vittime ha raccolto 300.000 firme per chiedere una modifica del Codice Penale, affinché la “persuasione coercitiva” o l’“abuso di debolezza” diventino reati, come già accade in Francia, Belgio o Lussemburgo.

In Spagna, i termini giuridici sono ancora ambigui e difficili da applicare. Per questo, vittime ed esperti sottolineano l’importanza dell’educazione sociale e di riforme legislative. Come già evidenziato dai movimenti femministi, il controllo non è solo fisico: anche le catene mentali possono legare profondamente una persona.



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