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Sono ancora segnata dal culto abusivo che ho lasciato 20 anni fa

  • 5 ore fa
  • Tempo di lettura: 7 min

Dopo aver perso i miei genitori in giovane età, sono stata attratta da quello che pensavo fosse una comunità evangelica. La realtà era molto più oscura


Traduzione di Lorita Tinelli


Sarah: «Non sapevo come stare al mondo dopo essere stata controllata dall'interno di una bolla».
Sarah: «Non sapevo come stare al mondo dopo essere stata controllata dall'interno di una bolla».



Sarah, 54 anni, fu reclutata nell’Esercito di Gesù a 17 anni, un movimento evangelico "nato di nuovo" fondato nel 1969 che si definiva una chiesa, ma che in realtà era una setta. È stato sciolto nel 2019 a seguito di una serie di casi di abusi sessuali ed emotivi avvenuti nel tempo.

Sarah ne è uscita all’età di 33 anni e ora fa parte di un gruppo di vittime che richiede un risarcimento da parte della setta.

<< Riesco ancora a ricordare il tocco della sua mano sulla mia coscia. Avevo solo 21 anni, mentre il mio abusatore era un "anziano" di 40 anni dell’Esercito di Gesù, una setta ad alto controllo in cui ero finita quando ero ancora un’adolescente. Mentre mi palpeggia sotto il tavolo, sua moglie era seduta a pochi centimetri di distanza. Ma la mia reazione istintiva fu pensare: “È tutta colpa mia.” Ero così ingenua e completamente sotto il suo potere>>.



Un contesto di vulnerabilità


<<Guardando indietro, ora capisco che il mio coinvolgimento in quel gruppo può essere ricondotto alle morti premature di entrambi i miei genitori, anche se all’epoca non mi rendevo conto di quanto fossi vulnerabile>>.


Cresciuta in una piccola città alla periferia di Birmingham, avevo avuto un’infanzia abbastanza felice con una grande famiglia allargata. Ma quando avevo solo sei anni, il mondo mi crollò addosso: mia madre morì di cancro.

Ero devastata, ma non avrei mai immaginato che il destino potesse colpirmi due volte. Difatti successivamente, nel 1986, mio padre morì per un ictus, lasciandomi orfana poco dopo il mio 15º compleanno.

Ancora in lutto a 17 anni, fui attratta dagli spirituali “fratelli e sorelle” dell’Esercito di Gesù. Suonavano la chitarra, e le ragazze indossavano gonne e vestiti lunghi e fluenti, cucinando e pulendo insieme – qualcosa che mancava nella mia vita. Ero affascinata e iniziai presto a partecipare ai loro incontri della domenica.


Non immaginavo che quella facciata da hippie nascondesse il volto pubblico accettabile di una delle sette più abusive e a "controllo totale" del Regno Unito, con oltre 3.500 membri al suo apice.

Fondata nel 1969 dal predicatore cristiano "nato di nuovo" Noel Stanton, l’Esercito di Gesù si presentava come una comunità evangelica con valori hippie, ma la realtà era ben più oscura. Anni dopo la sua morte, avvenuta nel 2009 all’età di 83 anni, Stanton è stato oggetto di 33 accuse di abusi, tra cui aggressioni sessuali su minori, e si è stimato che un bambino su sei nell’Esercito di Gesù fosse stato vittima di abusi sessuali.


Senza genitori, ero una preda facile. I loro reclutatori spesso prendevano di mira senzatetto o persone con problemi di dipendenza, offrendo una struttura che mancava nella loro vita e poi usando questa per controllarli.



La vita all’interno della setta


Dopo aver lasciato la scuola a 18 anni, mi sentivo senza una direzione, e iniziai a trascorrere più tempo nella setta.

Avevo iniziato a percepire i sussidi di disoccupazione, ma le loro richieste di "decima" mi imponevano di donare loro quasi tutto, tranne 9 sterline ogni due settimane. Era difficile, ma ero disperata per quell’identità familiare.

All’età di 21 anni, mi ero trasferita in una delle loro case condivise a Northampton, consegnando ogni soldo che avevo a un fondo comune. Il nostro stile di vita coeso era spartano, ma sembrava puro. Mangiavamo insieme, condividevamo vestiti e cibo e avevamo incontri regolari, che assomigliavano a rave degli anni '60 alimentati da droghe, ma la nostra "droga" era Gesù.


Tutto ciò che facevamo era controllato, anche se il controllo era aumentato così lentamente che all’inizio quasi non me ne accorgevo.

Ogni casa dell’Esercito di Gesù era composta da un mix di "single", "sposati" e "celibi", con gli anziani che dettavano ogni aspetto della nostra vita, compreso cosa indossavamo, con chi uscivamo e come trascorrevamo il nostro tempo.

Le donne erano considerate intrinsecamente peccatrici: alcune erano costrette a coprirsi i capelli. Ricordo che a una giovane sorella fu detto di tagliarseli. La frase che usavano era "scandalo": i suoi capelli erano uno scandalo per i fratelli. Ci dicevano anche di tingere i reggiseni nel tè perché il bianco avrebbe potuto essere visto sotto le luci UV durante gli incontri, e anche quello era uno scandalo.

Ci incoraggiavano a fare "esperienze di lavoro non retribuito" nelle attività della setta. Guadagnavano somme enormi gestendo punti di ristoro, fornitori edili, decoratori, persino studi legali e un ambulatorio medico, mentre i fratelli e le sorelle dell’Esercito fornivano manodopera gratuita; tutto ciò che guadagnavamo finiva nel fondo comune.


L’anziano principale della mia casa era un uomo sposato sulla quarantina, Roy. Veniva alle mie spalle mentre lavavo i piatti, mi metteva le braccia intorno alla vita e mi sfregava il collo con il naso. Non abbracciava o scherzava così con le altre sorelle, ma quando lo affrontai, divenne difensivo e sarcastico, dicendo: "Oh, mi dispiace… posso almeno passare accanto a te? Non voglio che pensi che stia facendo qualcosa di inappropriato", in tono canzonatorio. Era psicologicamente astuto e sapeva che, a causa del mio lutto, la sua reazione mi avrebbe fatto sentire rifiutata, abbandonata e in cerca di perdono.

Poco dopo, Roy iniziò a pretendere che indossassi le scarpe invece di andare a piedi nudi: i miei piedi e le caviglie erano "scandalo", a quanto pare. Piano piano cominciò a rendermi difficile vedere i miei amici o la mia famiglia. Questo isolamento forzato da chiunque mi volesse bene era una prassi diffusa in tutta la setta. Le mie chiamate erano monitorate e mi vietò persino di far visita a un’amica in fin di vita.

Mi sentivo come una prigioniera.

Roy iniziò a toccarmi sotto il tavolo durante i pasti. Mi spostavo per evitarlo e provai persino a parlarne con sua moglie, ma incredibilmente lei si limitò a scrollare le spalle. Quando lo affrontai direttamente, si infuriò, urlando che la ribellione era lo spirito della stregoneria e offrendosi di pregare per la mia "liberazione".

Una sera ero sdraiata su un sacco a fagiolo in salotto quando Roy mi salì sopra, bloccandomi con il peso del suo corpo. Pretese che uscissimo di casa per "rotolarci insieme al parco". Inorridita, riuscii a spingerlo via. Non tentò più una mossa così sfacciata, ma i contatti fisici indesiderati continuarono. Senza nessuno a cui rivolgermi, mi sentivo incapace di reagire.


Iniziai a "relazionarmi" (uscire) all’interno della setta, ma i pretendenti dovevano essere approvati durante un incontro degli anziani e, quando lo erano, Roy mi vietava di baciarli per la buonanotte. Poi mi aspettava sveglio per interrogarmi per ore su ogni dettaglio della serata. Mi sentivo più intrappolata che mai. Un fratello che conoscevo una volta mi disse: "Ti ho vista passare dall’essere così vitale all’essere rinchiusa; era come guardarti morire."

Portata all’esaurimento, decisi che dovevo difendermi. Avrei dovuto immaginare che le cose sarebbero peggiorate. Le sfuriate controllanti di Roy aumentarono e mi minacciò di scomunica per il mio comportamento "ribelle".

Ero così terrorizzata all’idea di perdere la mia identità familiare che finalmente trovai il coraggio di raccontare ai leader più anziani ciò che stava succedendo. Ma invece di redarguire il mio abusatore – che scoprii in seguito aveva molte accuse di abusi contro di lui – mi fecero trasferire di casa. Distrutta dagli anni di abusi, non avevo altra scelta.


Mettere in discussione la mia fede nella setta – e la mia fuga


Il mio nuovo anziano era meno controllante di Roy, quindi la vita migliorò. Alcuni anni dopo, iniziai a relazionarmi di nuovo e, molto rapidamente, sposai Peter nel 1999. Era spirituale e intenso, egli non era il mio tipo fisicamente, ma credevano veramente che Dio mi stesse guidando verso di lui.


Presto abbiamo avuto due figli, James e Noah, ma nonostante James fosse malato di sindrome di Noonan – un raro disturbo genetico che influisce sullo sviluppo normale di alcune parti del corpo – gli anziani offrirono ben poco sostegno. Il Regno viene prima, le famiglie dopo. Quando James morì per un’insufficienza cardiaca all’età di due anni, Noah aveva solo tre mesi. Ero distrutta, convinta di essere punita per la mia mancanza di fede. L’unica cosa che mi impedì di togliermi la vita era la convinzione che sarei finita all’inferno e separata per sempre dai miei figli.


Dopo la perdita di James, gli anziani volevano che ci trasferissimo a Bristol per far crescere la chiesa lì. Come per le donazioni fatte attraverso la decima, ci fu presentato come una scelta, ma era solo un’altra forma di controllo, togliendomi ogni sostegno nel momento in cui ne avevo più bisogno. Sapevo di non poter restare in una chiesa più interessata ad aumentare il numero dei suoi membri che a prendersi cura delle persone.

A questo punto, il mio matrimonio era in crisi, in parte a causa del mio lutto, ma anche perché non avevamo quasi nulla in comune. Quindi, nel 2004, all’età di 33 anni, lasciai sia Peter che la chiesa, portando con me Noah, di due anni. Era spaventoso. Non avevo dove andare né soldi, ma dovevo farlo. Contattai un ex fidanzato, con cui ero uscita prima di entrare nell’Esercito di Gesù, e i suoi genitori mi permisero di vivere con loro mentre ricostruivo la mia vita.

Mentalmente, però, mi sentivo ancora in trappola. Non sapevo come stare al mondo dopo essere stata controllata dall'interno di una "bolla", senza aver preso una sola decisione per conto mio per 13 anni. Facevo fatica a trovare amici perché nessuno capiva cosa avessi vissuto; non sapevo nemmeno come intavolare una conversazione.


Ho avuto di nuovo pensieri suicidi, finché nel 2008 non ho deciso di chiedere aiuto a uno specialista. Sono ancora in terapia per elaborare il trauma del periodo trascorso nella Jesus Army e continuo a faticare a fidarmi delle persone.


Dopo essermi liberata, ho conseguito una laurea e ora lavoro per il Servizio Sanitario Nazionale (NHS) come specialista senior nel campo della salute mentale. Oggi ho 54 anni e vivo una relazione sana e duratura. Dopo anni in cui mi veniva detto cosa fare e cosa pensare, sto scoprendo i miei valori e imparando finalmente a conoscere me stessa. Noah, che ha 24 anni e fa lo chef, vive ancora con me. Anche lui e suo padre – che ha lasciato la setta poco dopo di me – hanno un bellissimo rapporto.


La Jesus Army è stata sciolta nel 2019 in seguito a una serie di casi di abuso; sentire altre persone raccontare pubblicamente le proprie storie fa riaffiorare tutto l'orrore. Tuttavia, è importante che parlino. Nel Regno Unito non esistono leggi specifiche contro il controllo coercitivo all'interno delle sette, ma il problema non riguarda solo le relazioni domestiche. La legislazione attuale deve essere ampliata per tutelare tutte le vittime come me.



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