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Sette e stereotipi mediatici: la copertura mediatica dei membri attuali ed ex membri delle sette ostacola la guarigione delle vittime?

  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Questo studio esplora il modo in cui le rappresentazioni mediatiche delle sette influenzano il benessere mentale e il recupero dei sopravvissuti, rivelando un legame significativo tra l'esposizione ai media e l'accettazione di sé.



Traduzione di Lorita Tinelli






Questa è una versione riassuntiva di un articolo accademico scritto da Dhyana Levey e Roderick Dubrow-Marshall, pubblicato per la prima volta sull'International Journal of Coercion, Abuse, and Manipulation (IJCAM) Volume 5 2023. Leggi l'articolo accademico completo su IJCAM e il riassunto qui sotto.



In sintesi


Questo studio indaga come la copertura mediatica delle sette influenzi il benessere e il recupero degli ex membri. Sebbene le sette siano un argomento mediatico popolare, vengono spesso fraintese, portando alla stigmatizzazione delle vittime come "bizzarre" o "violente". Utilizzando i dati di un sondaggio condotto su 84 ex membri, la ricerca esamina se l'esposizione a queste rappresentazioni, sia fittizie che reali, sia correlata a sintomi di disagio, come ansia e depressione, o abbia un impatto sul senso di autoaccettazione e sulla crescita personale di un sopravvissuto. Lo studio evidenzia lo stigma come potenziale meccanismo e richiede pratiche mediatiche più etiche e ulteriori ricerche.



A chi è rivolto l'articolo: Questo articolo è essenziale per i professionisti dei media e i giornalisti che desiderano raccontare eticamente i gruppi ad alta richiesta senza traumatizzare ulteriormente i sopravvissuti. È anche di grande interesse per i medici della salute mentale e gli ex membri di sette interessati a com



Punti chiave

Il divario tra l'interesse dei media e la ricerca accademica


Sebbene i media nutrano un interesse di lunga data per le sette, paragonandole alle religioni tradizionali o raccontando storie sensazionalistiche, c'è una sorprendente mancanza di dati su come i sopravvissuti reagiscano effettivamente a questa copertura mediatica.

Questa ricerca "apre nuove strade" spostando l'attenzione dalla percezione pubblica all'esperienza interiore delle vittime stesse. Lo studio sottolinea che, sebbene il pubblico possa considerare queste storie come intrattenimento, i sopravvissuti sono una popolazione vulnerabile che spesso soffre di depressione, ansia e bassa autostima. Basandosi su precedenti ricerche sullo stigma, gli autori sostengono che tali rappresentazioni possono essere interiorizzate dalle popolazioni vulnerabili, potenzialmente compromettendo il recupero e scoraggiando la ricerca di aiuto.e gli stereotipi esterni possano essere interiorizzati durante il processo di recupero.


“Il termine ‘setta’ è controverso e alcuni sociologi sostengono che il suo utilizzo, unito alla copertura mediatica faziosa e ingiusta delle sette, stigmatizza i membri e gli ex membri.”


Un nuovo focus sull'esposizione mediatica degli ex membri


Questo studio è tra i primi a esaminare empiricamente come gli ex membri di una setta percepiscono la copertura mediatica delle sette. Piuttosto che concentrarsi sull'opinione pubblica, si concentra sulla percezione dei sopravvissuti di equità, accuratezza e dimestichezza con i media, sia di fantasia che non, colmando una lacuna significativa negli studi sulle sette e nella psicologia dei media.


“I risultati principali di un campione di ex membri di una setta (N = 84) ha indicato che maggiore era l'esposizione di un ex membro di una setta ai media sulle sette, maggiori erano i sentimenti negativi che sviluppava nei confronti di se stesso e del suo senso di benessere riguardo alla crescita personale, all'accettazione di sé e alle relazioni con le altre persone.”


Sviluppo del Media Exposure Survey


I ricercatori presentano un nuovo Media Exposure Survey (MES) progettato per misurare la frequenza di esposizione, il livello di gradimento dei contenuti mediatici e la percezione di correttezza e accuratezza delle rappresentazioni. Le analisi di affidabilità hanno supportato la maggior parte delle sottoscale proposte, offrendo una giustificazione preliminare per lo strumento, sottolineando al contempo la necessità di un'ulteriore validazione su campioni più ampi.



“Queste indicazioni sono coerenti con precedenti ricerche sull’impatto dei media sullo stigma pubblico, in riferimento al giudizio negativo proveniente dalla popolazione generale, e all’autostigma, in cui la persona giudicata ha interiorizzato gli stereotipi negativi derivanti dallo stigma pubblico”.


L'impatto dell'esposizione ai media sull'accettazione di sé


Lo studio ha rilevato che una maggiore esposizione ai media sulle sette, in particolare a rappresentazioni fittizie, è correlata a sentimenti più negativi riguardo all'accettazione di sé e alle relazioni con gli altri. Questo suggerisce che più i media impegnano un ex membro, più difficoltà questi può avere nel sentirsi positivo riguardo alla propria identità e alla propria capacità di connettersi con il mondo esterno. È interessante notare che lo studio ha scoperto che anche sentirsi "a proprio agio" con tali media non porta necessariamente a migliori risultati in termini di benessere.



Informazioni sullo studio


Dimensione del campione: 84 ex membri di una setta


Dati demografici: 63 partecipanti (75%) si sono identificati come donne


Stato generazionale: almeno il 40% del campione è "nato e cresciuto" in una setta


Significatività: 12 correlazioni specifiche tra l'esposizione ai media e le sottoscale del benessere sono risultate statisticamente significative o prossime alla significatività.



La necessità di linee guida etiche per i media


I risultati suggeriscono che anche i media percepiti come accurati possono comunque contribuire allo stigma interiorizzato. Dato il potenziale impatto negativo dei media sul benessere dei sopravvissuti, gli autori suggeriscono che gli psicologi dovrebbero collaborare con i professionisti dei media, in modo simile a quanto avviene nell'informazione sulla salute mentale. Le campagne educative potrebbero fornire ai giornalisti linee guida su come rappresentare le popolazioni stigmatizzate in modo più accurato ed empatico. Presentando dettagli più costruttivi sulle esperienze delle vittime, i media potrebbero promuovere l'empatia del pubblico piuttosto che il giudizio, contribuendo in ultima analisi al recupero di coloro che sono sfuggiti ai gruppi coercitivi. Tali interventi possono supportare il recupero dei sopravvissuti e ridurre il danno.


“Le campagne educative in cui gli psicologi forniscono linee guida ai giornalisti su modi più accurati per rappresentare le popolazioni stigmatizzate hanno avuto un certo successo, e questo studio suggerisce che anche gli ex membri di sette potrebbero trarre beneficio da iniziative simili.”


Conclusioni


Lo studio conclude che, sebbene l'esposizione ai media non sembri aumentare il disagio clinico tra gli ex membri di una setta, potrebbe influire negativamente su dimensioni chiave del benessere psicologico. Lo stigma interiorizzato che emerge dalle rappresentazioni mediatiche può minare l'accettazione di sé, le relazioni e la crescita personale. Gli autori sottolineano un'interpretazione cauta a causa dei limiti del campione e chiedono ulteriori ricerche, inclusi approcci qualitativi e la convalida del Media Exposure Survey.




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