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Il caso di Maria Ilenia Politanò: la bambina uccisa durante un esorcismo "fai da te" a Polistena

  • 2 lug
  • Tempo di lettura: 4 min



Introduzione: una tragedia che ha scosso l’Italia



Il 12 settembre 1994, a Polistena, in provincia di Reggio Calabria, una bambina di appena 50 giorni, Maria Ilenia Politanò, arrivò senza vita al pronto soccorso dell’ospedale di Reggio Calabria. Il suo corpicino presentava sevizie, fratture e organi interni lesionati a causa di un rito di esorcismo praticato dalla sua stessa famiglia.

Questo caso, uno dei più agghiaccianti di infanticidio in Italia, ha scosso l’opinione pubblica e sollecitato domande sulla superstizione, la suggestione collettiva e i limiti della fede.

Questo articolo ricostruisce i fatti, il contesto sociale e le dinamiche processuali che hanno portato alla condanna dei responsabili.



I fatti: la notte dell’orrore. Il contesto familiare e le premesse


La famiglia Politanò-Lumicisi, residenti in via Esperia a Polistena, era composta da Laura Politanò (20 anni) e Michele Lumicisi (23 anni), i genitori di Maria Ilenia, e da altri parenti, tra cui la nonna Rosina e lo zio Vincenzo Fortini, un fornaio originario di Genzano di Roma.

Un anno prima della tragedia, nel 1993, la famiglia aveva iniziato a udire rumori strani nella propria abitazione. Convinti che si trattasse di una presenza demoniaca, si erano rivolti a una maga di Roma, Francesca Giananti (nota come "maga Ivette"), che aveva soggiornato per 15 giorni nella loro casa. Durante questo periodo, la donna aveva praticato sedute spiritiche e ipnosi, convincendo la famiglia che la casa era infestata dal demonio.

Prima di andare via, il 27 agosto 1993, la maga aveva "investito" tre membri della famiglia – Vincenzo Fortini, Mimmo Lumicisi (fratello di Laura) e Maria Barnabà (una cugina) – del compito di combattere il male.



La suggestione collettiva e il delirio mistico


Nei mesi successivi, Vincenzo Fortini iniziò a vedere il diavolo dappertutto. Si convinse di essere guidato da Padre Pio, mentre Mimmo Lumicisi si riteneva la reincarnazione di San Francesco e Maria Barnabà l’emanazione della Madonna.

La famiglia, preda di una suggestione collettiva, iniziò a pregare e a compiere riti per scacciare il maligno.

La notte tra l’11 e il 12 settembre 1994, la famiglia decise di organizzare una veglia di preghiera per liberare la casa dal demonio. Tuttavia, durante il rito, Fortini affermò che il diavolo era entrato nel corpo di Maria Ilenia.



L’esorcismo "fai da te" e la morte della bambina


La piccola fu spogliata, distesa su un tavolo e sottoposta a violenze indicibili:

- Fu picchiata, scossa violentemente e costretta a bere acqua santa direttamente dalla bocca di Fortini.

- Le furono aperte le gambe e le fu soffiato dentro per "liberarla dal Maligno".

- Gli altri familiari, totalmente asserviti al carisma di Fortini, continuavano a pregare senza intervenire.

Maria Ilenia morì per arresto cardio-circolatorio conseguente a emorragia cerebrale diffusa. Quando Fortini, rinsavito dal delirio, si rese conto delle condizioni della bambina, la portò in ospedale, ma era troppo tardi. I medici, sconvolti dalle condizioni del corpicino, descrissero la scena come una delle più crudeli mai viste.



Le indagini e il processo. L’arresto della famiglia


Subito dopo la morte della bambina, la Procura di Reggio Calabria aprì un’indagine per omicidio. Tutta la famiglia fu arrestata, ma durante il processo emerse chiaramente che il ruolo centrale era stato quello di Vincenzo Fortini, l’esecutore materiale delle violenze.



Il processo e le condanne


Durante le udienze, Fortini si esibì in scene di esorcismo in aula, evocando Satana e cercando di giustificare le sue azioni come un atto di salvezza. Tuttavia, la Corte non fu convinta dalle sue argomentazioni.

- Vincenzo Fortini fu condannato come unico responsabile dell’omicidio.

- Tutti gli altri familiari, compresi i genitori di Maria Ilenia (Laura e Michele), furono assolti per ignoranza, superstizione e disperazione.

La sentenza sottolineò che, sebbene la famiglia avesse assistito passivamente alle violenze, solo Fortini aveva agito materialmente con l’intenzione di "salvare" la bambina dal demonio.



Analisi: superstizione, suggestione e responsabilità


Il caso di Maria Ilenia Politanò è un esempio estremo di come la superstizione e la suggestione collettiva possano portare a atti di violenza inaudita. La famiglia, già in una condizione di povertà e isolamento sociale, fu manipolata dalla maga Ivette e poi da Fortini, che si pose come guida spirituale.

La psicosi collettiva che investì la famiglia fu tale che nessuno osò opporsi a Fortini, nonostante le violenze inflitte alla bambina. Questo fenomeno è stato studiato in psicologia come "contagio emotivo", dove un gruppo, sotto l’influenza di un leader carismatico, perde il senso critico e agisce in modo irrazionale.



Le responsabilità legali e morali


La giustizia italiana scelse di condannare solo Fortini, riconoscendo che gli altri familiari erano vittime della loro stessa ignoranza e paura. Tuttavia, il caso solleva domande etiche:

- Fino a che punto la superstizione può giustificare l’omissione di soccorso?

- Qual è il confine tra fede e fanatismo?

- Come prevenire che situazioni simili si ripetano?



Epilogo: una ferita ancora aperta


Il caso di Maria Ilenia Politanò rimane uno dei più tragici e simbolici della storia criminale italiana. La sua morte ha messo in luce il potere distruttivo della superstizione e la fragilità umana di fronte al fanatismo.

Oggi, a 30 anni di distanza, questo caso continua a essere studio di psicologi, sociologi e giuristi, come monito contro i pericoli dell’irrazionalità e dell’abuso di potere in contesti di debolezza sociale e culturale.



Fonti e approfondimenti

- Articolo originale: Fanpage.it - "Uccisa a due mesi dallo zio durante un ‘esorcismo’: ‘Volevo salvarla’"

- Approfondimenti su: Esorcismo nella Chiesa Cattolica

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