3 motivi per cui i sopravvissuti alle sette vengono reclutati di nuovo
- 14 lug
- Tempo di lettura: 7 min
Perché così tanti ex adepti finiscono in un altro gruppo ad alto controllo e come spezzare il circolo vizioso
di Steven Hassan
Traduzione di Lorita Tinelli

Ti sei detto che non sarebbe mai più successo. E poi, due o tre anni dopo, alzi lo sguardo e ti rendi conto che, ancora una volta, stai dando i tuoi soldi, il tuo tempo e la tua lealtà a un gruppo o a una persona che, in silenzio, ha preso il controllo della tua vita.
Forse è un movimento politico che ha una risposta per tutto, o una comunità del benessere con un leader carismatico e un insieme rigido di regole. La seconda trappola settaria potrebbe essere addirittura una nuova relazione, iniziata come il legame più intenso che tu abbia mai provato.
Se sei stato ingannato una volta, puoi dirti che non sapevi fare di meglio. Ma due volte? Allora la storia che ti racconti diventa: "Forse il problema sono io. Forse non posso davvero fidarmi del mio giudizio".
Cadere in una seconda situazione di controllo settario non è la prova che sei, o sei stato, debole o senza speranza. Spesso è un esito prevedibile dell’uscita dal primo gruppo. Capire perché accade è il primo passo per assicurarsi che non succeda di nuovo.
Il vuoto che la setta lascia dietro di sé

Quando esci da un gruppo distruttivo, non lasci semplicemente dietro di te un insieme di credenze. All’interno del gruppo, ti erano state date certezze, una comunità "amorevole", un’identità chiara e un senso di scopo predominante.
Una delle attrattive di questa comunità era che ogni giorno era pianificato e ogni grande domanda aveva una risposta. Non dovevi mai convivere con l’ambiguità, perché il gruppo pensava per te.
Quando esci da quella porta, tutto questo scompare all’istante, e ciò che rimane è un vuoto.
In uno dei miei post precedenti sull’identità dopo la setta, ho descritto il dolore straniante dell’uscita.
Nei Moonies, avevo un senso di scopo e di certezza, e il ritorno nel mondo reale significava perdere tutto questo.
Potresti anche tu ritrovarti a sentirti privato della sensazione di essere speciale e del conforto di avere tutte le risposte. È una reazione profondamente umana.
Il problema è che un nuovo vuoto non vuole restare tale a lungo. Un nuovo gruppo o una nuova relazione totalizzante possono precipitarsi a riempire esattamente lo spazio che il vecchio occupava, e può sembrare una liberazione.
Il tuo sistema nervoso, che per anni si è organizzato intorno all’appartenenza e all’obbedienza, riconosce la forma di quella dinamica e vi si aggrappa.
Le 3 vulnerabilità che porti con te

Esiste un mito persistente secondo cui solo persone deboli, credulone o poco istruite finiscono nelle sette. Alan Scheflin, professore emerito di diritto, chiama questa convinzione "il mito della mente inflessibile".
È una bugia rassicurante, perché permette alle persone di credere che rimanere intrappolati in una situazione ad alto controllo non potrebbe mai capitare a loro. In realtà, siamo tutti suscettibili all’influenza sociale, e la vulnerabilità più grande è semplicemente la mancanza di educazione su come funziona l’influenza indebita.
Tuttavia, i sopravvissuti portano con sé alcune vulnerabilità specifiche quando escono, e sono queste a rendere più probabile un nuovo reclutamento.
1) La prima vulnerabilità è il locus of control esterno, un termine psicologico che indica la tendenza a credere che i successi e i fallimenti della propria vita siano determinati da forze esterne come la fortuna, il destino o persone potenti, piuttosto che dalle proprie azioni.
All’interno di una setta, sei addestrato a cercare fuori da te stesso le indicazioni, a volere che qualcuno ti dica cosa fare ora.
Come ho scritto in passato, l’identità settaria è addestrata ad avere un locus of control esterno. Quella programmazione non svanisce nel momento in cui esci: entri nel mondo ancora alla ricerca dell’autorità che ti dirà cosa è giusto e cosa ti porterà al successo. I leader manipolatori sono straordinariamente bravi a riconoscere questa fame e a inserirsi in quel ruolo.
2) La seconda vulnerabilità è il desiderio di certezze, che si manifesta come pensiero in bianco e nero. I gruppi distruttivi si basano su una visione del mondo del tipo "noi contro loro", "buoni contro cattivi".
Questo schema "tutto o nulla" è difficile da abbandonare e può portarti verso il prossimo gruppo che offre una spiegazione semplice e totale della realtà. Tu fai parte degli eletti, dell’élite. Uscire ti rende, o mi rende, ordinario e uguale a tutti gli altri.
3) La terza vulnerabilità è quella che chiamerei un’identità di seguace iper-sviluppata. Se eri una persona che cercava di accontentare gli altri, o hai trascorso anni cercando di rendere felice un narcisista maligno (ne ho parlato qui), ad esempio nella tua famiglia d’origine, a meno che tu non faccia un lavoro di guarigione, sarai più suscettibile. Anni di obbedienza premiata e di indipendenza punita plasmano un sé molto bravo ad appartenere e a deferire, ma fuori allenamento nel mettersi in discussione e nel prendere decisioni.
Potresti aver perso la tua comunità, il tuo lavoro, la tua casa e l’intera percezione di chi sei, tutto in una volta. Le ricerche sulle strategie di reclutamento delle sette hanno da tempo dimostrato che le persone vengono spesso avvicinate proprio in questi momenti di instabilità, quando le difese naturali sono abbassate e i segnali di allarme passano inosservati.
Perché essere nati all’interno di una setta aumenta il rischio

Se sei stato reclutato da adulto, hai un’identità pre-setta a cui ricollegarti.
Io avevo diciannove anni quando tre donne mi reclutarono nei Moonies, e quando sono uscita, avevo un sé di base a cui riorientarmi. Quell’io precedente ti dà un ancoraggio, qualcosa con cui confrontare il gruppo e a cui tornare.
Se invece sei nato o cresciuto in un gruppo ad alto controllo, quell’ancoraggio potrebbe non esistere, perché l’identità settaria è intrecciata con l’intero processo di sviluppo. Non c’è una vita pre-setta da usare come punto di riferimento, e spesso ci sono lacune nel pensiero critico, nella verifica della realtà e nella capacità di porre confini sani che non sono mai state permesse di svilupparsi. Come ho sottolineato nel corso base, chi è cresciuto nelle sette tende a non avere esposizione alla normalità, mentre chi è stato reclutato in seguito mantiene un certo ancoraggio alla realtà attuale.
È per questo che i sopravvissuti di seconda generazione affrontano un rischio maggiore di essere attratti da un altro gruppo. Quando il senso di sé non si è mai formato al di fuori di una struttura controllante, l’assenza di quella struttura non è solo disorientante, ma può sembrare di stare sospesi nel vuoto.
Le molte facce della seconda setta

La seconda trappola rara volte somiglia alla prima.
Il prossimo gruppo di solito arriva con un travestimento completamente diverso, ed è proprio per questo che sfugge alle tue difese.
L’estremismo politico è uno dei più comuni. Un movimento che divide il mondo in modo netto tra i giusti e i nemici è una struttura familiare in abiti inusuali.
Le aziende di multi-level marketing (MLM) sono un’altra trappola. Questi schemi offrono una comunità istantanea e una missione, insieme alla promessa che ogni fallimento è colpa tua, per non aver creduto abbastanza.
Il Modello BITE© si applica a loro tanto quanto a qualsiasi setta religiosa.
Le sette del benessere e della crescita personale prendono di mira il desiderio genuino di guarigione del sopravvissuto. Una persona ferita che cerca crescita può essere fortemente attratta da una figura carismatica che si presenta come un guaritore o un mentore, offrendo una relazione nutritiva che lentamente diventa sfruttatrice.
E poi c’è la relazione abusante, quella che chiamo "la setta a due". Potrebbe essere la seconda setta più comune di tutte, perché si presenta come amore o connessione individuale.
Non deve necessariamente essere una relazione romantica: il love bombing, l’isolamento dalle altre relazioni e la lenta erosione della tua capacità di prendere decisioni autonome sono le stesse tattiche di controllo del comportamento, delle informazioni, dei pensieri e delle emozioni, semplicemente concentrate in una singola persona invece che in un gruppo.
Usare il Modello BITE© come auto-verifica

Prima di impegnarti in un nuovo gruppo, relazione o movimento, ti invito a valutarlo onestamente attraverso le quattro componenti del modello.
Per il controllo del comportamento, chiediti:
Questo gruppo dettare dove vivo, come spendo il mio tempo, con chi mi relaziono o cosa faccio con i miei soldi?
Richiede il permesso per decisioni importanti?
Per il controllo delle informazioni, chiediti:
C’è inganno al momento dell’ingresso su ciò che il gruppo crede o richiede davvero?
Mi viene sconsigliato di leggere fonti esterne, parlare con critici o ascoltare ex membri?
Per il controllo del pensiero, chiediti:
C’è un linguaggio carico (un vocabolario da iniziati che blocca il pensiero complesso comprimendolo in frasi semplici e emotivamente cariche)?
Mi viene insegnato che il dubbio è pericoloso e che mettersi in discussione è un difetto di carattere?
Per il controllo delle emozioni, chiediti:
L’amore qui è condizionato alla mia obbedienza?
Mi vengono instillate paure su ciò che mi accadrà se mai uscirò o metterò in discussione il gruppo?
Verso una comunità sana

Non voglio mai che un sopravvissuto concluda che la soluzione è non fidarsi di nessuno e non appartenere a nulla. Sarebbe un’altra forma di prigione.
In una società pluralista c’è spazio per comunità strutturate, intense, persino isolazioniste. L’intensità di per sé non è un segnale di allarme. La domanda non è mai quanto un gruppo sia esigente, ma se il tuo coinvolgimento si basa su un impegno informato e liberamente scelto o su pressioni stratificate che rendono il rifiuto impossibile.
Alla fine, la differenza tra comunità e coercizione si riduce a una domanda: dove risiede l’autorità sulla tua vita? In un gruppo sano, rimane con te. Puoi metterti in discussione, e metterti in discussione di nuovo, e andartene in qualsiasi momento tu scelga.
Risorse
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