15 segni che la tua chiesa funziona come una setta
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Le sette religiose impongono un rigoroso isolamento, censura e controllo autocratico
Traduzione di Lorita Tinelli

Punti chiave
Una difesa acritica della religione, senza considerazione per il benessere umano, può portare al fondamentalismo religioso.
L’abuso fondamentalista religioso può includere anti-intellettualismo, autoritarismo, divisioni in caste e umiliazioni rituali.
L’abuso nelle sette e l’abuso fondamentalista si sovrappongono in termini di isolamento, censura e leadership autocratica.
La maggior parte delle persone dà per scontato che le istituzioni religiose siano spazi sicuri e che i leader religiosi raramente distorcano o utilizzino la dottrina come arma per arrecare danno. Questa convinzione persiste persino tra chi conosce la corruzione religiosa e le numerose guerre, olocausti, gruppi d’odio, imperi coloniali e sistemi di caste che i leader religiosi hanno influenzato nel corso della storia.
Gli psicologi della religione attribuiscono questa negazione al fatto che molte persone si rivolgono alla religione per trovare una catarsi emotiva, sfuggire al dolore o a una tragedia, o acquisire un senso di controllo o certezza di fronte all’ignoto.
Per chi vive la religione in modo emotivamente guidato, il pensiero critico può passare in secondo piano. Per queste persone, la religione è spesso collegata alla volontà di vivere e rappresenta la lente principale attraverso cui danno senso alla vita. Ne consegue un pregiudizio che sfida il pensiero critico: interpretano qualsiasi critica ai danni causati dalla religione in un contesto specifico come un attacco alla religione nel suo complesso. Non riescono a comprendere come si possa criticare qualcosa proprio perché vi riconoscono un valore immenso e, per questo, desiderano onorarla e migliorarla.

I fondamentalisti/zeloti religiosi solitamente hanno una visione assolutista, difensiva e militante della religione. Poiché tutta la loro vita ruota intorno alla religione, la loro difesa di essa raramente ha limiti ragionevoli, come eccezioni per abusi sessuali, frodi o bigottismo. Al contrario, difendono la religione anche quando ciò che stanno difendendo contraddice direttamente i principi etici più basilari della loro stessa fede (ad esempio, i Dieci Comandamenti). Hanno bisogno di credere che la religione sia perfetta per sentirsi potenti.
Questi fondamentalisti/zeloti spesso si pongono come spettatori o sostenitori degli abusi religiosi. Se l’anti-intellettualismo è uno dei principali strumenti di abuso religioso, la dottrina abusiva viene rafforzata anche da autoritarismo, divisioni in caste, rituali di umiliazione pubblica e una cultura organizzativa basata sulla competizione spirituale, sulla posa morale o sul virtue signaling.
I fondamentalisti/zeloti giustificano queste pratiche dannose sostenendo di avere il diritto a una propria identità. Tuttavia, un’identità costruttiva non deve emergere a spese di altre persone o gruppi: non è un gioco a somma zero.
E qui le cose diventano settarie.
La mentalità "noi contro il mondo" è uno dei punti di maggiore sovrapposizione tra l’abuso religioso e quello delle sette. In entrambi i casi, l’abuso spesso si manifesta con accuse di tradimento in risposta a richieste di responsabilizzazione dei leader o inviti a applicare il pensiero critico, che vengono interpretati come messa in discussione dell’autorità divina del leader. Qualsiasi critica o feedback, per quanto costruttivo, minaccia l’illusione di superiorità del gruppo, e quella voce deve essere censurata o espulsa. A questo punto, molte vittime di abuso religioso o settario prendono coscienza della loro indoctrinazione.
Le ricerche sulla mentalità "noi contro il mondo" delle sette religiose la definiscono anche "negazione dell’esistenza", un concetto che descrive come gruppi fondamentalisti e sette si arroghino l’autorità di decidere chi è spiritualmente o psicologicamente valido. Questo pregiudizio di gruppo viene rafforzato da:
Deviazione della responsabilità tramite un complesso di persecuzione: utilizzare il framework "noi contro il mondo" per svalutare la credibilità di denunce o testimonianze di abusi da parte di whistleblower.
Isolamento come meccanismo di controllo: avvertire i membri che professionisti o familiari non approvati li corromperanno.
Controllo dell’ambiente (milieu control): limitare lo scambio e il flusso di informazioni all’interno di un ambiente, cioè controllo del pensiero/mentale.
Integrare le mie precedenti ricerche sull’abuso religioso con analisi sui dinamismi organizzativi, di leadership e dottrinali delle sette porta a un quadro originale per comprendere i segni dell’abuso religioso settario.
Questo quadro potrebbe essere applicato anche ad altre setta religiose oltre ai fondamentalisti cristiani, ma si basa sul contesto specifico delle chiese fondamentaliste, poiché il mio lavoro clinico in questo ambito si è concentrato su questa popolazione. Non è una generalizzazione su tutte le chiese in senso ampio.
I segni dell’abuso religioso settario
Dottrina
Letteralismo: affrontare i dilemmi etici con un pensiero in bianco e nero, anche quando questo approccio è dannoso, ad alto rischio, impraticabile o disumano.
Fatalismo: celebrare disastri naturali, pandemie, guerre ecc. come segni miracolosi dell’imminente rapture, senza alcuna considerazione per chi ne subisce le conseguenze negative.
Teocrazia: credere che l’elezione divina dei leader li renda immuni da destituzione o responsabilità democratica, anche se sono bigotti, sfruttatori o disumani.
Anti-modernità: utilizzare la nostalgia per "i bei tempi andati" (o una versione semplificata della storia) per respingere critiche valide da parte dei giovani e incolpare la "ribellione generazionale" come problema.
Anti-umanismo: credere di piacere a Dio negando aiuto o diritti umani a chi non condivide le proprie convinzioni denominazionali specifiche.
Punizione sociale
Pensiero di gruppo (groupthink): etichettare chiunque verifichi i fatti o metta in discussione il leader come un demone, un falso profeta, l'Anticristo, il Nemico, una Jezebel, uno "spirito orfano", oppure come qualcuno di mondano, secolare, terreno, carnale, ecc.
Umiliazione: punire chi dissente o fornisce feedback accusandolo di diffamare pubblicamente la leadership, divulgando pubblicamente ciò che i membri della congregazione hanno confidato in privato, oppure mettendo pubblicamente in dubbio il loro rapporto personale con Dio.
Uniformità: accusare chi incoraggia il pensiero critico o il pluralismo culturale di avere una "agenda", un piano o secondi fini volti ad allontanare le persone da Dio.
Favoritismo: accusare le persone di essere gelose quando denunciano l'ipocrisia, in modo tale da esentare i leader o il gruppo ristretto di privilegiati dalle stesse critiche e dallo stesso scrutinio riservati ai fedeli "comuni".
Colpevolizzazione della vittima / vittimismo: attribuire i conflitti all'incapacità di una persona di tollerare il bullismo, senza mai confrontarsi con i leader e permettendo ai leader abusanti di presentare l'autodifesa delle vittime come un "attacco spirituale" nei loro confronti.
Percezione di sé
Soppressione: essere scoraggiati dal fidarsi del proprio sistema nervoso quando l'intuizione o l'istinto segnalano che si è in pericolo o si è bersaglio di qualcuno.
Vittimismo narcisistico: credere che le antiche persecuzioni subite dal proprio gruppo si stiano ripetendo in risposta a critiche legittime, quando in realtà la reazione difensiva del gruppo rispecchia quella degli antichi oppressori.
Superiorità del gruppo: essere indottrinati a una visione del mondo basata sul "noi contro il mondo", che condanna la convivenza e dipinge gli estranei come rivali ingannevoli e calcolatori all'interno di una "guerra spirituale".
Codipendenza: credere che cambiare le proprie circostanze senza l'approvazione o la guida della leadership significhi andare contro la volontà di Dio, invece di rendersi conto che sono i leader a sostituirsi a Dio.
Autosvalutazione: incoraggiare un dialogo interiore negativo sulla propria intrinseca corruzione o indegnità, confondendo però la dignità e l'autostima con la vanità, l'ostentazione o il mancato riconoscimento della gloria a Dio.
Guarire dagli abusi settari e dal trauma religioso
I sopravvissuti ad abusi religiosi di tipo settario soffrono spesso di una particolare forma di sindrome da stress post-traumatico nota come sindrome del trauma religioso. Sebbene definire e analizzare in dettaglio i sintomi esuli dallo scopo di questo testo, puoi approfondire l'argomento nei miei articoli precedenti. Ciò che è importante ricordare è che il trauma religioso non riguarda semplicemente la difficoltà di disimparare dottrine dannose e colmare un vuoto. Comporta anche un immenso dolore dovuto alla perdita di un'intera comunità e del proprio sistema di sostegno sociale, senza contare la lotta contro la cancellazione della propria identità, il gaslighting sistematico e la profonda paura di avventurarsi in un mondo che è stato stigmatizzato come totalmente pericoloso.
Se tu o qualcuno che conosci siete sopravvissuti ad abusi settari o alla sindrome del trauma religioso, è importante rivolgersi a un professionista della salute mentale specializzato in questo specifico ambito del recupero dal trauma.
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