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"Ti vendono una bugia”: come riconoscere una setta?

Gillie Jenkinson, psicoterapeuta
Gillie Jenkinson, psicoterapeuta

intervista di Shola Lee


Traduzione di Lorita Tinelli



Per sette anni, durante la sua giovinezza, Gillie Jenkinson ha fatto parte di una setta religiosa. Ricorda che le veniva detto cosa mangiare, quando dormire e quali vestiti indossare.


Era tutto completamente coercitivo e controllante” afferma, aggiungendo che il gruppo operava da una casa a schiera dall’aspetto “ordinario”.


Gillie ricorda di aver dato tutto il suo denaro al gruppo, convinta che esso sarebbe stato usato per la loro missione di “salvare il mondo”.


Niente di tutto ciò è successo, non abbiamo salvato nessuno né fatto nulla con quei soldi, ma loro ti vendono una bugia” spiega.


Dopo aver lasciato la setta, Gillie ha cercato supporto per la sua salute mentale per elaborare le sue esperienze, ma non è riuscita a trovare nessun terapeuta formato con esperienza nell’aiutare i sopravvissuti alle sette.

Alla fine, ha deciso di formarsi lei stessa come terapeuta e da circa 30 anni si occupa di aiutare le persone che hanno lasciato le sette.

Questo l’ha portata a partecipare al documentario in due parti della BBC Inside the Cult of the Jesus Army (*Dentro la setta dell’Esercito di Gesù*), in cui lavora con persone cresciute nella setta religiosa ormai disciolta per riconoscere le dinamiche delle sette e identificare l’impatto del gruppo su di loro.


La BBC ha rivelato accuse di abusi diffusi sui minori all’interno del gruppo, che si è sciolto nel 2019.

Il Jesus Fellowship Community Trust, che sta chiudendo le questioni del gruppo, ha dichiarato di essere dispiaciuto per “l’impatto gravemente dannoso” sulla vita delle persone.


Parlando con la BBC, Jenkinson spiega come riconoscere una setta e perché sia necessario un maggiore supporto per chi ne esce.


### Come riconoscere una setta?


Non è sempre facile identificare una setta” afferma Jenkinson, spiegando che non esiste un solo tipo di persona che entra in una setta, non si vestono in un certo modo e possono operare da case “ordinarie”.

Il Family Survival Trust (FST), un’organizzazione benefica che offre supporto a chi è stato colpito dalle sette, definisce una setta come un sistema controllato da una leadership carismatica e autoritaria, “rigidamente delimitato” e sostenuto da un insieme fisso di credenze. Coinvolge il lavaggio del cervello progettato per isolare, controllare e sfruttare i seguaci.

Le sette non devono essere necessariamente religiose. La linguista Amanda Montell, autrice di Cultish: The Language of Fanaticism (*Il linguaggio del fanatismo*), spiega che le persone possono “creare una setta attorno a qualsiasi cosa, purché si possa iniettare paura e una mentalità di ‘noi contro loro’”.

Montell aggiunge che questi gruppi non devono nemmeno svolgersi di persona e afferma che stanno diventando “più facili” da trovare grazie a Internet, aggiungendo: “così tante sette fanno reclutamento online”.



### Quali sono i “campanelli d’allarme”?


Jenkinson e Montell indicano alcuni segnali a cui prestare attenzione:

- Un possibile indicatore evidenziato da Jenkinson è il “love bombing” (bombardamento d’amore), una tattica di manipolazione in cui gli abusanti usano affetto e dichiarazioni d’amore per ottenere potere e controllo.

- Un altro tema comune è la promessa di “risposte ai problemi molto complessi della vita”, come il cambiamento climatico o il senso dell’esistenza, aggiunge la psicoterapeuta.

- Montell afferma che la combinazione di mantra, parole d’ordine e soprannomi per gli “iniziati” e gli “estranei” al gruppo, nonché un linguaggio che suscita una forte reazione incoraggiando a non fare ulteriori domande, possono essere indicatori.

- La linguista aggiunge che anche il fatto che certi testi siano “vietati” all’interno del gruppo può essere un segnale di avvertimento.

- Il tratto più “estremo” di una setta per Montell è una “barriera molto alta all’uscita”, cioè il fatto che i membri del gruppo vengano fatti sentire come se potessero perdere la propria identità o amicizie, o temere rappresaglie, se lasciano il gruppo.



### Cosa fare se si pensa di essere in una setta?


Jenkinson incoraggia le persone ad ascoltare il proprio “istinto” se pensano che qualcosa non vada, ad ascoltare le voci critiche e a investigare sul gruppo online. “Potrebbe risparmiarvi anni di sofferenza” afferma la psicoterapeuta.

Jenkinson sconsiglia vivamente ai parenti di dare soldi a un gruppo, perché probabilmente non andranno al proprio caro. Tuttavia, incoraggia amici e familiari a mantenere aperte le linee di comunicazione e a porre “domande critiche e genuine”.

Inoltre, Jenkinson afferma che è necessario maggiori supporto e comprensione per le persone che escono dalle sette, spiegando che: “bisogna destigmatizzare la questione, perché le persone hanno bisogno di aiuto quando ne escono”.

Aggiunge che dovrebbero essere previste all’interno del Servizio Sanitario Nazionale (NHS) consulenze specialistiche per chi esce dalle sette.


Un portavoce del Dipartimento della Salute e dell’Assistenza Sociale afferma che, come parte del piano decennale per la salute, “aumenterà l’accesso alle consulenze per supportare i pazienti”.

Jenkinson aggiunge che sono “disperatamente” necessari cambiamenti alla legge per proteggere chi si trova nelle sette. Attualmente, in Inghilterra e Galles, il controllo coercitivo è illegale nelle relazioni intime o familiari. Tuttavia, Jenkinson afferma che questo deve essere esteso per includere anche il controllo coercitivo che avviene in gruppi come le sette.


Ma un portavoce del Ministero della Giustizia afferma: “I leader delle sette possono già essere perseguiti per una serie di reati, tra cui frode, falsa prigionia o molestie”.






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