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"Pensavo di essere la salvatrice del pianeta": come Hannah Murray di Game of Thrones ha incontrato una setta del benessere – e ha perso la ragione

  • 9 minuti fa
  • Tempo di lettura: 16 min



Traduzione di Lorita Tinelli



Almeno una volta a settimana, Hannah Murray ha un pensiero travolgente: "Grazie a Dio non recito più". Potrebbe essere mentre sale le scale con una tazza in mano, o davanti alla sua scrivania per accendere il computer, oppure mentre tira fuori una teglia dal forno o passeggia per la via principale della cittadina dell’Anglia Orientale dove vive ora. Quel pensiero arriva accompagnato da quella che descrive come una sorta di pieno sollievo fisico. Cerca di aggrapparsi a questa sensazione di "non sono più un’attrice" perché, dice, è accompagnata da "una vera ondata di gioia".

Non è solo perché non deve più spogliarsi davanti alla telecamera, anche se questo è successo spesso, a partire da Cassie, il personaggio che ha interpretato a 17 anni nella serie di successo di E4 Skins, quasi sempre in intimo. E non è neanche perché non deve più sopportare l’ossessiva attenzione sul suo peso, anche se anche questo è stato un tema ricorrente, accompagnato dalle domande dei giornalisti: "Era anoressica nella vita reale? I suoi genitori erano preoccupati per il suo peso?".

Non è perché non viene più riconosciuta ovunque, come succedeva dopo aver interpretato Gilly in Game of Thrones, con uomini adulti che facevano i capricci se non firmava autografi o non si prestava a un selfie. Non è neanche perché non deve più trattare quali parti del corpo accettare di mostrare per contratto. O affrontare l’altalena emotiva di ottenere una parte fantastica, per poi finire le riprese e essere catapultata di nuovo nel giro delle audizioni, con frasi come: "Vada all’audizione con un aspetto carino. Devono credere che Benedict Cumberbatch possa davvero essere attratto da lei".


È una combinazione di tutte queste cose. E poi c’era lo stile di vita: l’alcol, le droghe, il sesso sconsiderato (una volta aveva portato un ragazzo che assomigliava a Kurt Cobain in un bagno di un locale notturno di Detroit, semplicemente perché, sì, gli assomigliava). Sa che era tutto disperato, un tentativo di sentirsi speciale. "Questo era un grande aspetto del fare l’attrice: essere scelta per un ruolo ti fa sentire incredibilmente speciale. Ma dura solo per quel progetto. Ero su una ruota per criceti: ‘Dove trovo la cosa che mi farà sentire speciale per sempre?’"

Ha provato a leggere libri della sezione crescita personale in libreria – la "droga di ingresso", come li chiama ora con ironia. Ha provato la meditazione, i diari della gratitudine, ha avuto due psicoanalisti.

Data tutta questa situazione, forse non è sorprendente che, all’età di 27 anni, Murray fosse finita in una setta del benessere – una setta così assurda, guardando indietro, che il capo indossava una collana simbolica e portava con sé una tazza gigante di Starbucks. Prometteva saggezza e unicità, ma le è costata migliaia di euro. Peggio ancora, però, è stato il costo per la sua salute mentale: Murray ha avuto un episodio psicotico così devastante da essere ricoverata in un reparto psichiatrico d’urgenza. In seguito, uno psichiatra le ha diagnosticato il disturbo bipolare.


Nei nove anni trascorsi da allora, Murray ha cercato di dare un senso a ciò che è successo. Principalmente scrivendo tutto ciò che ricordava di quel decennio intenso, setacciando messaggi, appunti, film e parlando con gli amici. Il risultato è The Make-Believe, un’esplorazione franca e spesso ironicamente cupa dell’incontro tra edonismo e industria del self-help che l’ha catapultata a capofitto "nelle viscere del mondo del benessere e della spiritualità".

Anche se Murray è più conosciuta per Skins (tre stagioni) e Game of Thrones (cinque stagioni), ha recitato in numerosi film, serie TV e opere teatrali che sfruttavano la sua vulnerabilità, la sua autenticità innata e quel qualcosa di indefinibile che la rendeva affascinante da guardare. Tra questi, il film sul suicidio giovanile Bridgend (2015), per cui ha vinto il premio come migliore attrice in tre diversi festival; il film sulle rivolte razziali Detroit (2017); e il film sulla Famiglia Manson Charlie Says (2018). In qualche modo, è riuscita anche a laurearsi in Letteratura Inglese a Cambridge.

Oggi, seduta di fronte a me in un caffè al Barbican, a Londra, ha un aspetto fresco, i capelli castani divisi in mezzo, la camicia aperta su una maglia colorata a righe. Sul tavolo ci sono due lattine di acqua frizzante che ha ordinato quando mi sono seduta. Per la maggior parte del tempo tiene le mani nascoste in grembo, ma ogni tanto, mentre ricorda un fatto o un aneddoto, avvolge ciocche di capelli intorno alle dita. La cittadina di provincia, la cucina, la scrittura: tutto fa parte della nuova Murray, ora 36enne, non bevitrice, non fumatrice, ex attrice e ex adepta della setta.



Ora si tiene alla larga dal mondo del benessere. "Anche le cose più innocue possono risultare piuttosto angoscianti. Non medito più. Non entrerei in un negozio di cristalli. Non faccio yoga, perché non so cosa potrebbe emergere che superi la mia soglia personale di tolleranza per il misticismo. Ma ora mi rendo conto di quanto sia pervasivo. Quante persone che non conosci ti propongano soluzioni di questo tipo. Puoi dire: ‘Non dormo molto’, e loro rispondono: ‘Hai provato la meditazione?’ È ovunque, visto come una soluzione intrinsecamente positiva. E ci sono versioni innocue o positive. Ma per qualcuno che cerca qualcosa in grado di sistemare tutto, una bacchetta magica o una soluzione miracolosa, quella promessa risultava seducente e assuefacente."

In generale, "non c’è abbastanza pensiero critico sul benessere", dice, "soprattutto sul modo in cui è stato trasformato in un’industria". Era una giovane vulnerabile, spiega, e ha visto altri ragazzi molto vulnerabili puntare la loro felicità su quello che si è rivelato essere un culto pernicioso ed exploitativo.

Allora, parliamo del culto. Non vuole fare il nome, si limita a definirlo "l’organizzazione". Nel libro, spiega quanto fosse facile essere risucchiata – lentamente, nel corso di mesi – e invita chi crede di essere immune a ricordare tutte le volte in cui è stato tentato da una soluzione rapida. "È facile dire: ‘Be’, a me non succederebbe mai’, ma ci facciamo un torto a pensare così, perché non lo sai. Io non avevo idea che avrei passato tutto quello che c’è nel libro. Avrei pensato di non poterlo fare, che fossi al sicuro. Ero istruita, provenivo da una famiglia di classe media; tutto avrebbe dovuto andare bene. Pensavo: ‘Sono intelligente. Faccio scelte sagge.’ E invece ho fatto scelte orribili. Ma è importante capire perché le persone fanno queste cose, invece di dire: ‘Oh, devono essere idiote.’ Oppure: ‘Come hai potuto essere così stupida?’"

Il suo primo incontro con l’organizzazione fu tramite una "guaritrice energetica" di nome Grace*; gliel’aveva presentata il suo personal trainer sul set di Detroit, in cui recitava insieme a John Boyega, Will Poulter e Kaitlyn Dever. Il film, diretto dall’Oscar Kathryn Bigelow (che Murray adorava assolutamente), aveva un soggetto "violento e oscuro": la storia vera di tre uomini neri uccisi dalla polizia durante le rivolte urbane del 1967. Murray interpretava Julie, una diciottenne dell’Ohio, colpita con la pistola, interrogata e violentata da poliziotti bianchi. Durante le riprese, Murray rimase magra, facendo flessioni per aumentare il battito cardiaco prima di ogni scena intensa. Un coach di recitazione l’aveva incoraggiata ad "aprirsi" in un modo che era "quasi sciamanico". Poi arrivò la scena in cui le strappavano il vestito. "I miei seni erano esposti alla stanza e alla telecamera. Li coprii immediatamente con le braccia. Poi rifcemmo tutto da capo… così tante volte che persi il conto." Ogni volta, dice, "il mio cuore batteva all’impazzata. Ogni volta provavo un dolore allo stomaco e al petto. I nervi in fiamme. Tremavo per l’adrenalina." Non era reale, lo sapeva. Ma allo stesso tempo, si sentiva traumatizzata. Era tormentata dagli incubi. Quando si svegliava di notte, correva in bagno a vomitare. Era in questo stato mentale quando conobbe la "guaritrice energetica".



Grace chiese a Murray di parlare. E Murray aveva molto da dire. Era, del resto, una "condivisatrice compulsiva" – la ragazza che alle feste raccontava tutta la sua vita per creare connessioni – e le piacevano le "conversazioni confessionali". Raccontò a Grace di Detroit, della recitazione, della pressione di doversi sentire felice e fortunata – "dopotutto, guarda la mia vita di glamour e successo" – dello stress di non potersi mai lamentare, soprattutto a livello professionale, anche se le chiedevano di girare semi-nuda a -9°C a New York o su una spiaggia gallese con venti a 70 km/h e la febbre. Parlò dei colleghi arroganti che non imparavano le battute, dei registi crudeli, degli agenti di casting invadenti. Si sfogò sulla sua vita, la sua famiglia, le sue tristezze più profonde. Grace ascoltò.

Poi Grace le propose due opzioni: provare il reiki o qualcosa di più, "per chi vuole entrare in profondità e sistemare i propri casini". Sì, era esattamente quello che Murray voleva. Grace tirò fuori un mazzo di tarocchi e, dopo aver pagato 150 dollari, Murray ricevette una sessione di "guarigione". Al termine, Grace le parlò di un corso che avrebbe potuto frequentare per imparare gli strumenti per aiutare se stessa. Poiché l’aveva conosciuta tramite qualcuno sul set, Murray pensò che Grace fosse affidabile.

Se fosse stata onesta, ci sarebbero stati momenti in cui Grace non aveva senso. Parlava di portare "luce" nel suo corpo e di come potesse attivare il suo "DNA spirituale" usando strumenti "potenti e antichi". Travolta dall’entusiasmo di Grace, Murray scelse di sorvolare su quei momenti, così come avrebbe fatto con "tante piccole cose" nei mesi a venire. Per chissà quale motivo – probabilmente esaurimento, forse i primi segni di una fase maniacale del disturbo bipolare – la sessione di guarigione di Grace le sembrò magica e Murray provò un sollievo totale. Prima di andarsene, Grace le diede una piccola bottiglietta di gocce, sottolineando quanto fossero importanti, come l’avrebbero aiutata nel "processo… per liberarsi delle cose negative". Murray non sa cosa contenessero. "Molto probabilmente nulla di più che acqua, ben confezionata, innocuamente inutile, ingannevolmente costosa." Quella notte dormì per 14 ore.

Grace aveva dato a Murray i contatti di una donna a Londra. Quando tornò dagli Stati Uniti – passando per Los Angeles, dove aveva assistito a un concerto di Beyoncé, fatto un’audizione per interpretare Janis Joplin e partecipato agli Emmy, poi a Belfast per due giorni di riprese di Game of Thrones – era sfinita. A riceverla fu Siobhan, una donna strana, un po’ "stordita" e "disconnessa", che indossava anche lei la collana simbolica. Siobhan le spiegò cosa avrebbe imparato al corso: rituali, routine, modi per proteggersi dall’energia altrui. Murray pagò 700 sterline, la prima di molte spese. Guardando indietro, non descrive Siobhan come una truffatrice, ma piuttosto come una "credente sincera e ingenua".

Il corso – a cui partecipava anche un autista Uber reclutato da Siobhan durante una corsa in aeroporto – richiedeva molta immaginazione. A un certo punto, Murray dovette descrivere la sensazione di "tenere tra le mani pilastri di luce". Rimase stupita nel sentire qualcosa di quasi solido tra le dita, ma oggi mi ricorda che il suo lavoro all’epoca richiedeva "la capacità di credere in cose fantastiche – come gli effetti CGI in Game of Thrones, dove guardavo una palla da tennis e dovevo immaginarla come un lupo gigante".

Siobhan parlava di rituali sciamanici e cabalistici, santuari e chakra, bagni di sale e cerchi magici, sé superiori e guide spirituali. Parlava di un’unica anima gemella – cosa che Murray, bisessuale e aperta al poliamore, trovò un po’ scomoda e antiquata, ma su cui sorvolò. Ogni corso apriva la strada a un altro, che prometteva più risposte, più modi per auto-guarirsi e auto-proteggersi – a un prezzo. Murray era agganciata: voleva seguire quel percorso. Voleva diventare una "Guerriera", possibile frequentando corsi come Maestro dei Riti Principiante, Maestro dei Riti Apprendista e Maestro dei Riti Magus Ermetico. "Volevo andare sempre più in là, il più lontano possibile."

Murray era così ingenua e fiduciosa che non cercò l’organizzazione online. Se l’avesse fatto, avrebbe trovato testimonianze entusiastiche di devoti insieme a racconti furiosi di truffe finanziarie e spirituali. Avrebbe scoperto che si basava su una piramide e che salire i gradini l’avrebbe privata delle sue libertà personali e della sua individualità. "La piramide era strutturata per sfruttare tutti coloro che cercavano di scalarla", scrive in The Make-Believe. "Tranne una persona, un uomo, che sedeva in cima a tutto." Non lo conobbe finché non aveva superato una serie di corsi costosi.


Ma prima di parlare dell’uomo che nel libro chiama "Steve", c’è una cosa che Murray ritiene molto rilevante per la sua storia: fa parte della generazione di Harry Potter. "Non si può sottovalutare questo aspetto", dice. "Questo libro, così popolare per tantissime persone della mia età, aveva come elemento più affascinante l’idea che potessi scoprire un mondo magico nascosto appena sotto la superficie del nostro. Da bambina, volevo disperatamente che fosse vero." Allo stesso modo, aggiunge, la narrativa dei romanzi per giovani adulti che la sua generazione ha consumato proponeva trame in cui il ragazzo strano si rivelava non strano, ma speciale, dotato di doni straordinari. "Quando ho attraversato la psicosi, la mia mente era un cocktail di quelle storie, questa idea che avessi scoperto la verità: che avessi un destino incredibile. Avrei salvato il mondo. Potevo volare. Non che quelle storie siano cattive o altro. È solo che veniamo nutriti con una dieta che ci fa desiderare queste cose."

E ora, parliamo di Steve.Steve, in modo abbastanza prevedibile, era un fan di Game of Thrones. La prima impressione di Murray fu quella di un uomo di mezza età, bianco, con capelli e barba argentei, che indossava una giacca gialla che stridava con la sua camicia rossa. Le diede l’abbraccio "cuore a cuore", tipico dell’organizzazione. Le sembrò un po’ indecente, ma anche eccitante e forse più intimo di quanto avrebbe dovuto essere. Portava la collana che indossavano tutti, e quando lo guardò in faccia, "aveva un’aria così sicura di sé. Emanava un potere che non avevo mai visto in nessuno. Un potere magico… Sapevo di essere in presenza di un mago… Poi, parlò: ‘Ehi, sono qui a Londra per iniziare alcuni Maestri dei Riti come Sciamani Celtici.’"

La maggior parte degli insegnanti dell’organizzazione erano donne e, per lo più, indossavano gonne, un dettaglio che Murray non notò appieno finché non fu detto anche alle devote di indossarle. Murray storse il naso. Era più una tipa da tuta. Ma notò anche altre cose. Quando Steve si rivolgeva al gruppo, apriva sempre con una battuta a sfondo sessuale. "Come dovevamo fare 45 minuti di cardio al giorno e come lui avrebbe preferito fare sesso per il suo cardio piuttosto che qualsiasi altra cosa."

Ha visto segni di sfruttamento sessuale?"La mia esperienza mi è sembrata molto erotizzata, senza che accadesse nulla di esplicitamente fisico", spiega. "C’era solo questa carica energetica nella stanza. Penso che spesso accada in queste organizzazioni spirituali gerarchiche. Mi ha colpito che fosse uno spazio prevalentemente femminile – le insegnanti, la guaritrice – e poi entra quest’uomo, incredibilmente sicuro di sé e carismatico. La prima cosa che dice è una battuta sul sesso. Da un’energia piuttosto eterea, dolce e vaga, si passa improvvisamente a: ‘Ehi, sono qui,’ e ‘Facciamo sesso.’ Penso che lo facesse deliberatamente."

Anche all’epoca, ricorda, guardava quelle donne e pensava: "Setta sessuale!" Ma quando lo suggerì a una delle insegnanti, quella rispose: "Oh mio Dio, è esilarante. No, è solo che lui è molto bravo a demolire il tuo ego e quindi possono emergere molte cose legate al sesso."


Fu durante questo corso di cinque giorni in un hotel di Londra che il comportamento di Murray iniziò a diventare instabile. Dormiva pochissimo e parlava "a mille all’ora". Il suo cervello faceva connessioni casuali: ad esempio, collegava una cena con altri cinque partecipanti ai cinque aborti spontanei che sua madre aveva avuto prima della sua nascita. Si sentiva pura e ascetica, nutrita solo di acqua e cibo vegano, e più euforicamente felice di quanto non fosse mai stata sotto l’effetto di droghe. Assorbiva le storie raccontate dagli altri partecipanti come "fulmini", come se contenessero messaggi segreti, e le annotava sul telefono. Ovunque vedeva segni e simboli. Una ragazza di nome Lauren disse che c’era un messaggio nel film La Storia Infinita. Poi Lauren aggiunse che non si fidava di Steve, che le ricordava un "venditore di macchine usate losco". Murray interpretò questo come una prova della sua specialità: Lauren non riusciva a vedere la verità.

Quella notte, mentre era nella vasca con i sali "contro il male" che aveva comprato dal negozio dell’organizzazione, iniziò a sentire la voce di Steve nella sua testa. Credeva che lui l’amasse, che l’avrebbe sposata, che controllasse il meteo, che lei avesse poteri speciali. A metà del giorno successivo, iniziò ad avere allucinazioni: vedeva diagrammi sul collo delle persone che le mostravano come "guarirle". Le passò per la mente: "Steve è mio padre e io voglio fare sesso con Steve." (Forse un’eco del fatto che il suo personaggio in Game of Thrones era stato fecondato dal padre).

Se Murray fosse stata circondata da persone diverse dagli adepti della setta, il suo stato di euforia maniacale sarebbe potuto essere notato. Invece, la sua condizione peggiorò, fino a un crollo mentale. Cercò rifugio in un bagno chiuso a chiave, con un dolore atroce alla testa che le sembrava di "partorire attraverso il cranio". Dall’altra parte della porta, gli insegnanti si radunarono, tenendo in mano strumenti di bronzo e cantando: "Vattene, spirito maligno in Hannah!" Anche nel suo stato di angoscia, Murray realizzò, a un certo livello, che la situazione era "assurdamente ridicola".

Chissà quanto tempo passò prima che qualcuno chiamasse aiuto. Murray – che nel frattempo correva in giro alla ricerca di Steve, scomparso opportunamente – fu bloccata a terra da uomini in divisa. Fu portata d’urgenza all’ospedale Gordon a Bloomsbury e ricoverata per 28 giorni ai sensi del Mental Health Act (la legge sulla salute mentale britannica). Come lettori, alcune delle parti più esasperanti del libro sono i messaggi che Steve mandò a Murray mentre era ricoverata. Alla ricerca di risposte su ciò che era successo, gli scrisse:"Ho la sensazione di aver avuto effetti collaterali molto gravi a causa di uno dei tuoi corsi. Vorrei sapere se è normale."Steve le rispose che non lo era, ma aggiunse:"Ti sei liberata e andrà tutto bene."

Hannah: "Liberata da cosa, Steve?"

Steve: "Nel mondo ci sono cose buone e cose cattive e a volte l’energia negativa può entrarci dentro."

Hannah: "Davvero ti aspetti che mi accontenti di questa spiegazione?"Steve le mandò una risposta confusa, suggerendo che mentre Murray lavorava a Detroit, "un tipo cattivo era entrato in te", e concluse:"È una cosa grossa, ma in termini più semplici, sei stata posseduta."

Murray dice che ci è voluto molto tempo prima che si arrabbiasse, ma ci sono alcuni passaggi nel libro, inclusi questi messaggi, che trova ancora "difficili". "Perché ricordo quanto fossi vulnerabile quando ho ricevuto quei messaggi. Mi dispiace per me stessa." Le chiedo come si siano sentiti i suoi genitori e lei risponde che non ritiene giusto condividere "ogni aspetto delle loro emozioni. Ma sì."

Murray è cresciuta a Bristol. Scherza sul fatto di essere lo stereotipo dell’"unica figlia di due genitori anziani". Suo padre, che aveva 47 anni quando lei nacque, è un accademico appassionato di treni a vapore e orari, mentre sua madre è una tecnica di laboratorio ("molto affettuosa, molto positiva, molto dolce"). Da bambina trascorreva molto tempo da sola, dando nomi e personalità ai suoi peluche. "Mi annoiavo tantissimo", ride. "Ricordo di aver giocato con le tende per ore e ore." Ma leggeva anche molto. "E vivevo soprattutto nella mia testa. Ero una bambina sognatrice. I miei ricordi dell’adolescenza sono quelli di una testa gigante che fluttuava, completamente scollegata dal mio corpo." Desiderava avere fratelli e provava una sorta di senso di colpa del sopravvissuto per gli aborti di sua madre. Diventò ossessionata dall’idea di dover vivere una vita piena per conto di ciascuno di loro.


A sette anni, già pianificava il suo futuro in medicina veterinaria, scegliendo corsi universitari e così via. A 11 anni, cambiò direzione dopo aver visto uno spettacolo su creature dei boschi e alieni che diventavano amici. "Non era un ‘forse sono interessata alla recitazione’. Era un ‘sarò un’attrice’." Guardando indietro, la sua salute mentale le sembrava "strana" all’inizio dell’adolescenza. Verso i 15-16 anni, aveva iniziato a farsi del male, ma non ne parlò con nessuno. Ricorda di aver visto un documentario di Stephen Fry sul disturbo bipolare e di aver avuto la sensazione che ciò di cui si parlava "le fosse molto familiare". Ma, aggiunge, "ero un’adolescente, e quindi tutti hanno alti e bassi".

Fece il provino per Skins a 16 anni, mentre frequentava un corso di teatro giovanile, e ottenne la parte il giorno del suo 17esimo compleanno. La prima serie fu girata l’estate prima del suo ultimo anno di scuola superiore, la seconda mentre si preparava e sosteneva gli esami finali. "Ho saltato molta scuola in quell’ultimo anno." Nonostante questo, riuscì a garantirsi un posto all’università e, quando arrivò la settimana di accoglienza per i nuovi studenti, la serie "era già un fenomeno", famosa per le sue rappresentazioni scioccanti dell’eccesso adolescenziale. Era riconosciuta quasi ovunque e lo trovava "piuttosto travolgente". Si avvicinava a persone che non sapevano chi fosse o che non gliene importava.

Com’era Cambridge? "Intenso. Ero molto più organizzata di quanto non lo sia ora. In tre anni ho girato tre film e, nel frattempo, andavo a Londra ogni settimana per le audizioni. Scrivevo i miei temi e li consegnavo in anticipo. In qualche modo, sono riuscita a far quadrare tutto." Tutti erano sbalorditi da lei. La prima volta che usò la sua laurea fu quando si candidò all’UEA (University of East Anglia) per un master in scrittura creativa, proprio per scrivere questo libro.

Anche se non soffriva di anoressia, descrive un "rapporto disordinato con il cibo". All’epoca, il sito IMDb ospitava forum di discussione sulle pagine degli attori. "Ero quasi dipendente dal leggere cosa si diceva di me online. Era orribile, come la fogna di internet: per ogni persona che diceva che il mio corpo era una ‘thinspiration’ (ispirazione per dimagrire), ce n’era un’altra che diceva: ‘Fa schifo’."

Ci furono segni precoci del disturbo bipolare?"Non era una parola che qualcuno mi avesse suggerito. A volte, nelle conversazioni, forse era una parola non detta che aleggiava sottotraccia. Amici e la terapeuta che frequentavo all’epoca parlavano di ‘alti altissimi’ e ‘bassi bassissimi’." Ha lottato a lungo con l’idea di non avere il diritto di sentirsi così triste. "Non c’era nulla di sbagliato in me. Ero privilegiata ad avere questa carriera straordinaria. Perché non potevo essere semplicemente felice tutto il tempo? Essere grata?"


Una volta ricevuta la diagnosi, "tutto ha avuto molto più senso". "Le diagnosi possono essere complesse per persone diverse, ma per me è stato un grande sollievo comprendere il mio paesaggio emotivo attraverso quella lente." Dice che c’è ancora molto stigma legato al disturbo bipolare, ed è per questo che ha voluto essere "molto cruda" nel suo libro riguardo a questa esperienza. "Sentiamo spesso dire: ‘Dobbiamo parlare di più di salute mentale.’ Ma di solito si intende ansia e depressione. Siamo tutti felici di parlarne. Ma c’è un tabù enorme intorno all’idea delle persone ricoverate in psichiatria. Sono considerate al di là di ogni limite. Mi sembrava davvero importante dire: ‘Io ho passato questo.’ Tante persone passano attraverso questo. Non significa che siano cattive o rovinate per sempre."

In qualche modo, il più grande sollievo è che non deve più immergersi in un ruolo. Portare se stessa al limite per interpretare qualcun altro. Ironicamente, il suo ultimo film in cui ha recitato a tempo pieno è stato Charlie Says, sulla storia delle donne del culto omicida di Charles Manson negli anni '60. Mentre leggeva per la parte di Leslie Van Houten, non poteva fare a meno di pensare: "Sarei potuta essere io." Dopo la fine delle riprese, la regista Mary Harron le disse: "Era pazzesco… abbiamo visto così tante ragazze per il ruolo di Leslie, così tante attrici hanno fatto il provino, e nessuna ci è riuscita… Tu l’hai fatto senza sforzo. Dicevi le battute e sembravano completamente vere."

C’è stato un periodo in cui Murray lottava contro l’idea di essere noiosa. "Ho fatto di tutto per cercare di essere interessante. Era una vita pazzesca, caotica, nomade, mentre ora è radicata, stabile, semplice." Circa 10 anni fa, era sul tappeto rosso a Hollywood per la premiere della sesta stagione di Game of Thrones, vestita di tulle arancione bruciato, con occhi grandi e innocenti nonostante lottasse contro il peggiore dei postumi di una sbornia dopo aver "bevuto whiskey puro" e ballato al ritmo di Rihanna fino alle 5 del mattino. Ora la sua vita è tranquilla, discreta, con molte routine. Vive da sola, va a letto alle otto o alle nove e si sveglia alle cinque per scrivere. Non beve alcol da tre anni. E la terapia? "No. Penso che a volte anche la terapia venga presentata come una sorta di panacea. Molte delle cose che mi aiutano non dipendono dalla guida o dalla saggezza di un’altra persona. Le cose che mi mantengono stabile sono l’esercizio fisico, camminare, cucinare." La cultura del benessere, dice, "potrebbe essere la causa di alcuni dei problemi che pretenderebbe di curare."

Tutti i nomi delle persone legate all’organizzazione sono stati cambiati.



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