Elusione spirituale
- 3 apr
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Traduzione di Lorita Tinelli
L'elusione o Bypass spirituale è un termine coniato per la prima volta dallo psicologo John Welwood negli anni ’80. Descrive la tendenza a utilizzare idee e pratiche spirituali per evitare o “aggirare” problemi emotivi irrisolti, ferite psicologiche e bisogni umani fondamentali.
È una forma di “trascendenza prematura”: cercare di elevarsi al di sopra delle parti disordinate e dolorose dell’essere umano prima di averle realmente affrontate.
Segnali comuni di bypass spirituale
Distacco esagerato: usare frasi come “è tutto un’illusione” o “non attaccarsi a nulla” per evitare di provare dolore, rabbia o sofferenza autentici.
Positività tossica: credere che si debba essere sempre “ad alta vibrazione” o che “tutto accade per una ragione”, mettendo a tacere sfoghi sani o la necessità di stabilire confini.
Iper-spiritualizzazione della responsabilità: dire “ho attratto questo con i miei pensieri” o “è il loro karma”, spostando l’attenzione dall’affrontare danni reali o problemi sistemici.
Ego spirituale: sentirsi superiori rispetto a chi è “non risvegliato” o “bloccato nel proprio ego”.
Nel contesto dei gruppi ad alta richiesta
Il bypass spirituale diventa spesso uno strumento di manipolazione. In questi ambienti assume un carattere più predatorio:
“Jihad interiore” usata come arma: simile all’idea della lotta contro l’ego, alcuni gruppi sfruttano il concetto di “uccidere il sé” per spingere i membri a ignorare intuizione e istinto di sopravvivenza.
Minimizzazione del trauma: quando un membro segnala abusi o sfruttamento economico, la leadership può interpretarlo come “mancanza di resa” o “attaccamento al mondo materiale”.
Spiritualità performativa: come hai già notato, le pratiche spirituali possono diventare segnali sociali. Nei gruppi ad alta richiesta, “apparire” spirituali diventa un requisito per sicurezza e status, mascherando un forte disagio psicologico.
Perché è pericoloso
Il pericolo non è la spiritualità in sé, ma la dissociazione che può incoraggiare. Etichettando le emozioni “negative” come non spirituali, una persona perde la capacità di stabilire confini.
Se non puoi provare rabbia, non puoi proteggerti; se non puoi provare tristezza, non puoi guarire.



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