top of page

Una donna cresciuta in una setta poligama racconta la reazione della sua famiglia quando ha lasciato quel culto

  • 15 lug
  • Tempo di lettura: 5 min

Janet è la venticinquesima di 45 fratelli, e all’età di 20 anni ha detto alla sua famiglia che avrebbe lasciato la loro religione


Traduzione di Lorita Tinelli







Una donna cresciuta in una casa con quattro madri e 44 fratelli ha raccontato come la sua famiglia ha reagito quando ha detto loro che avrebbe lasciato il gruppo.



Janet, una donna dello Utah, è la venticinquesima di 45 figli nella sua famiglia. All’età di 32 anni, ha fratelli che vanno dai 48 ai 15 anni, una situazione familiare che richiede qualche spiegazione.

La sua famiglia faceva parte della Chiesa Fundamentalista di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, un gruppo di fondamentalisti mormoni che praticano la poligamia: suo padre era quindi sposato con quattro donne.


Spiega molto della sua storia attraverso video su TikTok, dove risponde alle domande della gente sulla sua famiglia e su com'era la sua vita. Di recente, Janet ha parlato con LADbible per approfondire ulteriormente la sua esperienza familiare.

Janet ha detto che, quando non ha molto tempo per spiegare, a volte dice alle persone di avere 11 fratelli, perché sua madre biologica ha avuto 12 figli. Tuttavia, considera tutte le mogli di suo padre come sue madri.



"Pensava che stessi facendo un errore"

La madre biologica di Janet era la prima moglie di suo padre e aveva avuto 12 figli. La seconda moglie ne aveva avuti 13, mentre la terza e la quarta ne avevano avuti 10 ciascuna.

Tra tutti i 45 fratelli non ci sono gemelli, ma ci sono tre coppie di fratelli che condividono il compleanno con un altro membro della famiglia.

All’età di 20 anni, quando si è trasferita, Janet aveva deciso di lasciare la religione della sua famiglia e di andare via da quella situazione.

Ha spiegato che ne aveva parlato con alcune delle sue sorelle, ma un mese prima di andare via aveva detto a sua madre che era "solo per darle il tempo di elaborare la cosa".

"Era più triste per il fatto che me ne andassi di casa che per il fatto che lasciassi la religione, perché penso che anche mia madre in quel periodo avesse dei dubbi," ha spiegato Janet.

"Con mio padre, invece, era quello più appassionato della sua religione. Quindi gliel’ho detto due o tre giorni prima di andare via. È stato come una conversazione in cui ho detto: 'Ehi, ho bisogno di parlarti quando hai un momento'. E l’abbiamo fatto.

Lui, in quel momento, l’ha presa molto bene. Ma con il passare dei giorni, ha iniziato a esprimere sempre di più il suo pensiero: che stessi facendo un errore, che stessi buttando via la mia vita o che avrei perso me stessa e tutto il resto."


"Quando me ne sono andata, non mi hanno tagliato i ponti"


Janet racconta di aver "semplicemente capito dentro di sé di stare facendo la scelta giusta", spiegando di aver iniziato a mettere in discussione la religione in cui era cresciuta all'età di 17 anni.


Pur lasciando casa, non si è trasferita lontano; tuttavia, per lei e per la sua famiglia è stato un "grande cambiamento", dato che è passata dal vivere con i genitori e i fratelli a vivere da sola.


Lasciare casa e la religione, però, non ha significato abbandonare la famiglia.


Ha detto: "Quando me ne sono andata, non mi hanno tagliato i ponti. Potevo ancora andare a trovarli e vedere la mia famiglia. È stato comunque un cambiamento enorme per loro, perché sono stata una delle prime tra i fratelli ad andarmene. Quindi è stato un grande cambiamento.


"Ora metà della mia famiglia ha lasciato la religione, mentre l'altra metà ne fa ancora parte; la situazione è quindi più normalizzata. Ma 13 anni fa, quando me ne sono andata, non era così".


"Vivevo a soli dieci minuti di strada"


Come è facile immaginare, Janet trovava la vita da sola "molto tranquilla", dopo aver trascorso gran parte della sua esistenza condividendo la stanza con diversi fratelli e sorelle.


La casa in cui era cresciuta era grande, con 13 camere da letto e 15 bagni, ma anche in un'abitazione di quelle dimensioni "non sempre riuscivo ad avere il mio spazio personale".


Descriveva la vita in famiglia come un "flusso costante" in cui tutti "dovevano collaborare come una comunità": lei e i suoi fratelli si occupavano di varie incombenze, tra cui badare ai bambini, cucinare e pulire.


Ricorda inoltre il ruolo fondamentale svolto dalle sorelle maggiori nella sua crescita; in particolare, una sorella di otto anni più grande – con la quale condivideva un gruppo di "17 o 18 fratelli" intermedi – la teneva "sempre con sé".


Janet ha raccontato: "Trasferirmi dalla casa dei miei genitori a una sistemazione tutta mia e avere un lavoro con orario d'ufficio ha reso tutto, per certi versi, più semplice: non dovevo più sbrigare continuamente tutte le faccende che svolgevo a casa della mia famiglia".


Dopo aver abbandonato la religione, Janet ha vissuto per un paio d'anni alle Hawaii con il marito, per poi tornare nello Utah e avvicinarsi alla famiglia.


"Da piccoli non festeggiavamo davvero i compleanni"


Janet va fiera di ricordare i compleanni di tutti i suoi 44 fratelli – un'impresa non da poco – ma racconta che, durante la sua infanzia, la famiglia non li festeggiava come facevano gli altri.


Di solito, il regalo di compleanno consisteva nel poter "scegliere cosa la famiglia avrebbe mangiato a cena quel giorno", e ricorda che le sorelle maggiori preparavano torte o biscotti per l'occasione.


Da adolescente, capitava che una delle sue madri – essendo una di quelle che lavoravano – comprasse loro dei regali di compleanno, ma non era un'abitudine annuale.


Ha raccontato: "Quando ero piccola, mio ​​padre diceva che erano usanze mondane e quindi non le festeggiavamo. Non festeggiavamo nemmeno il Natale.


Ma credo che il motivo reale fosse semplicemente che non potevano permetterselo. Con così tanti figli, non avevano le risorse per festeggiare i compleanni o per comprare tutti quei regali di Natale; era una spesa eccessiva".


Oggi, invece, la sua famiglia "ama molto festeggiare il Natale" e si riunisce al completo, proprio come accade per le ricorrenze più importanti, come i compleanni che segnano tappe fondamentali della vita.


Janet spera un giorno di poter comprare regali di Natale per tutti i suoi fratelli e i loro figli; nel frattempo, la famiglia ha spesso optato per "regali collettivi".


"Pensavo che tutti vivessero così"


Crescendo, Janet considerava la sua situazione familiare "del tutto normale" e credeva che "tutti vivessero così"; spiegava che non potevano "andare in vacanza" perché una famiglia composta da cinque genitori e 45 figli era "troppo difficile da gestire".


Ricorda di aver capito che molte famiglie non erano come la sua quando aveva "otto o dieci anni" e chiese alla figlia di un vicino: "Quante mamme hai?".


"Pensavo fosse del tutto normale, pensavo che tutti vivessero così", ha raccontato Janet.


"E lei mi fa: 'In che senso? Ho una sola mamma'. E io: 'Cosa? Hai una sola mamma?'. Tra me e me pensavo: 'Che tristezza'".


"Poi me ne andavo saltellando pensando: 'Mah, che tipa strana, ha una sola mamma'. Più tardi ho capito che quella strana ero io: ne avevo quattro".


"Non so nemmeno se le dissi di averne quattro, perché mi avevano insegnato a non rivelare mai a degli estranei quanti fratelli o quante mamme avessi: c'era un pericolo reale, visto che i miei genitori avrebbero potuto finire in prigione".


La donna ha raccontato di vivere "in uno stato di forte stress" ogni volta che sentiva una sirena della polizia, temendo che stessero arrivando per portar via la sua famiglia.


Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page