Gli abusi infantili giustificati dalla religione sono collegati ad alti livelli di ansia e depressione in età adulta
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Traduzione di Lorita Tinelli

I sopravvissuti a maltrattamenti infantili spesso portano con sé cicatrici emotive fino all’età adulta, ma coloro il cui abuso è stato giustificato da insegnamenti religiosi mostrano livelli ancora più alti di disagio psicologico. Uno studio recente rivela che queste persone riferiscono tassi più elevati di ansia, depressione, stress e rabbia in età adulta rispetto a chi ha subito forme di abuso laiche. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Psychology of Religion and Spirituality
Fede e spiritualità sono generalmente considerate fattori protettivi in psicologia. Le comunità religiose offrono spesso supporto sociale e un senso condiviso di scopo che aiuta gli individui a superare eventi traumatici. Alti livelli di coinvolgimento religioso sono costantemente associati a tassi più bassi di depressione e a meno problemi di salute fisica.
Tuttavia, ricercatori e attivisti hanno rilevato che, in alcuni casi, gli autori di abusi utilizzano la fede come arma per giustificare le proprie azioni. Questa forma specifica di maltrattamento si basa su testi religiosi, figure di autorità o contesti sacri per legittimare comportamenti dannosi. Gli psicologi definiscono questa dinamica "abuso giustificato dalla religione".
Esempi di questo comportamento includono:
Genitori che citano versetti specifici della Bibbia per difendere l’uso di punizioni fisiche severe nei confronti dei propri figli.
Leader spirituali che, sfruttando il proprio status di fiducia, commettono abusi sessuali e poi invocano un’autorità divina per imporre il silenzio alle vittime.
Storicamente, l’assimilazione culturale forzata e gli abusi subiti dai bambini nativi americani nelle scuole residenziali gestite dalla Chiesa.
Negli ultimi anni, la consapevolezza pubblica riguardo ai maltrattamenti in contesti sacri è cresciuta. Movimenti guidati dalla tecnologia e dai social media hanno portato alla luce insabbiamenti di abusi in diverse denominazioni religiose maggiori. Nonostante questa crescente consapevolezza, le valutazioni psicologiche standard raramente chiedono ai pazienti se i loro traumi passati abbiano un possibile contesto religioso.
Hannah Doctor, ricercatrice in psicologia presso l’Università del North Dakota, ha guidato un team per indagare come questo specifico tipo di abuso sia correlato alla salute mentale in età adulta. Il gruppo di ricerca includeva RaeAnn Anderson dell’Università del Missouri-Kansas City, insieme a John Paul Legerski e Alan R. King dell’Università del North Dakota. Il loro obiettivo era comprendere se il ricorso a giustificazioni religiose modificasse il percorso psicologico dei sopravvissuti.
Il team sospettava che l’abuso giustificato dalla religione potesse creare barriere psicologiche uniche al processo di elaborazione del trauma. Quando la fede è intrecciata con esperienze traumatiche precoci, potrebbe trasformarsi da fonte di conforto in uno strumento di colpa e confusione. I ricercatori hanno quindi progettato uno studio per verificare se le conseguenze emotive dei maltrattamenti differissero quando la religione era coinvolta.
Per esplorare questa ipotesi, i ricercatori hanno reclutato 839 adulti residenti negli Stati Uniti. Hanno utilizzato una piattaforma di crowdsourcing online per raccogliere le risposte ai questionari, offrendo ai partecipanti un piccolo compenso economico per il loro tempo. I partecipanti presentavano una grande variabilità in termini di età, genere e background religioso, con circa un quarto dei rispondenti che si identificava come ateo o agnostico.
Il questionario ha chiesto ai partecipanti di riferire sulla propria storia di abusi fisici e sessuali subiti durante l’infanzia, utilizzando questionari psicologici standardizzati. I ricercatori hanno poi aggiunto domande specifiche per accertare se gli abusi riportati includessero elementi religiosi.
Questi elementi comprendevano:
Atti commessi da leader religiosi,
abusi avvenuti in un contesto religioso,
o casi in cui gli autori utilizzavano esplicitamente insegnamenti religiosi per giustificare il danno.
Sulla base delle risposte, i ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in tre categorie distinte:
Il primo gruppo non aveva una storia di abusi in età infantile.
Il secondo gruppo aveva subito abusi in età infantile senza alcuna giustificazione religiosa.
Il terzo gruppo aveva subito abusi in età infantile giustificati o facilitati da credenze religiose.
I partecipanti hanno anche completato una serie di test psicologici consolidati per valutare il loro benessere emotivo attuale in età adulta. Questi test misuravano i livelli attuali di depressione, ansia e stress generalizzato. Un questionario separato ha valutato tendenze aggressive, ostilità e tratti di rabbia.
I risultati hanno mostrato che i rispondenti che avevano subito abusi giustificati dalla religione presentavano i livelli più alti di disagio in età adulta in tutti gli ambiti. I loro punteggi per ansia, depressione, stress e rabbia erano significativamente più alti rispetto a quelli di individui che avevano subito abusi simili in contesti esclusivamente laici. Entrambi i gruppi che avevano subito abusi (con o senza giustificazione religiosa) mostravano esiti di salute mentale peggiori rispetto al gruppo senza storia di abusi.
La differenza tra le due categorie di abusi era particolarmente ampia quando si esaminavano i sintomi di ansia. La probabilità che un partecipante sviluppasse ansia estrema in età adulta era circa quattro volte più alta se gli abusi fisici o sessuali subiti in età precoce erano stati giustificati in nome della religione. I ricercatori hanno sottolineato che questo rappresenta un aumento enorme del rischio psicologico rispetto alle forme standard di maltrattamento.
Il team di ricerca ha proposto diverse spiegazioni sul perché la giustificazione religiosa possa amplificare il danno dell’abuso. Quando gli autori citano un testo sacro o affermano di parlare in nome di una divinità, possono instillare nella vittima un profondo senso di colpa e alienazione. Il sopravvissuto potrebbe sentirsi come se avesse offeso un potere divino, il che rende molto più difficile riconoscere l’abuso e cercare aiuto esterno.
Inoltre, l’abuso in un contesto religioso può privare il sopravvissuto del suo principale sistema di supporto spirituale. Una persona vittima di abusi in un contesto laico potrebbe trovare conforto e guarigione in una comunità religiosa locale. Al contrario, una persona vittima di abusi da parte di un pastore o di una figura religiosa avrà molte meno probabilità di trovare pace in un ambiente religioso.
Lo studio ha esaminato anche come questi esiti differissero tra uomini e donne. Nella popolazione generale, i ricercatori in salute mentale spesso riscontrano uno schema di genere nei sintomi psicologici: le donne tendono a riportare tassi più alti di sintomi internalizzanti, come depressione e ansia, dove il disagio è diretto verso l’interno. Gli uomini, invece, tendono a manifestare sintomi esternalizzanti, come rabbia e aggressività fisica, dove il disagio è diretto verso l’esterno.
I risultati raccolti dal questionario hanno confermato in gran parte questo schema tipico di genere nei gruppi senza storia di abusi o con abusi in contesti laici. Tuttavia, gli uomini che hanno subito abusi giustificati dalla religione hanno riportato un aumento inaspettato di sintomi internalizzanti. I loro livelli di depressione, ansia e stress sono risultati molto più alti rispetto alle aspettative standard, un dato che il team di ricerca ha segnalato per ulteriori indagini.
I ricercatori hanno evidenziato alcuni limiti dello studio. I dati si basavano sulla capacità dei partecipanti di ricordare e riferire eventi risalenti alla loro infanzia, il che può talvolta introdurre errori di memoria. Inoltre, il campione è stato reclutato esclusivamente tramite una piattaforma online, il che significa che potrebbe non rappresentare perfettamente la demografia più ampia del paese.
Poiché lo studio era esplicitamente pubblicizzato come un questionario su religione e abusi infantili, potrebbe aver attratto persone particolarmente motivate a condividere esperienze religiose negative. Questa auto-selezione potrebbe aver gonfiato i tassi di abuso riportati all’interno del campione. Gli autori hanno notato che la prevalenza di abusi in questo studio specifico era più alta rispetto ai dati medi nazionali.
È inoltre importante ricordare che questo tipo di ricerca osservazionale non può dimostrare un nesso causale diretto. Sebbene l’abuso giustificato dalla religione sia fortemente associato a una salute mentale peggiore in età adulta, il disegno dello studio non esclude altri fattori sottostanti che potrebbero contribuire ai diversi livelli di disagio. Studi futuri che seguano i sopravvissuti per diversi decenni sarebbero necessari per comprendere appieno come questi sintomi si sviluppino nel corso della vita.
Nonostante questi limiti, la ricerca suggerisce che i professionisti della salute mentale dovrebbero prestare molta più attenzione al contesto spirituale dei traumi precoci. Le indagini passate indicano che la maggior parte dei terapeuti in attività raramene chiede ai pazienti se abbiano vissuto conflitti religiosi durante le sedute cliniche. Riconoscere l’abuso giustificato dalla religione come una categoria distinta di danno potrebbe aiutare i clinici a offrire un supporto più efficace e mirato ai sopravvissuti.
Lo studio, intitolato “Maltrattamenti infantili giustificati dalla religione e disadattamento psicologico in età adulta”, è stato redatto da Hannah Doctor, RaeAnn Anderson, John Paul Legerski e Alan R. King.