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La psicologia può aiutare a comprendere e combattere la disinformazione sanitaria?

La gente non vuole pensare. Ecco perché la televisione è così popolare! È più facile che leggere, più facile che pensare.

Ray Bradbury, “Fahrenheit 451”



La disinformazione, intesa come qualsiasi informazione che sia palesemente falsa o altrimenti fuorviante, indipendentemente dalla sua fonte o intenzione, corre sempre più sui social media e su altre piattaforme on line. Secondo diverse ricerche, essa sta rischiando di mettere a rischio la salute e il benessere sociale.

La psicologia della disinformazione è divenuta un'area di studio molto diffusa negli ultimi anni, generando diverse ricerche che si sono interessate alle fake news, vale a dire notizie essenzialmente vere, ma presentate in maniera fuorviante, e agli influencer, utenti cioè che condividono compulsivamente contenuti, non sempre capaci di discernimento.

La disinformazione, così diffusa, a tambur battente, influenza il comportamento sociale, in quanto in grado di far accettare notizie imprecise, teorie del complotto, propagande e notizie tendenziose, solo perchè ripetute e diffuse in ogni dove. Si tratta di una informazione malata che è una minaccia per tanti settori, dalla ricerca scientifica alla salute pubblica e politica.

Secondo recenti ricerche, per sfuggire a questo inquinamento imperante, non basta cercare l'informazione al di fuori dei social media. Uno studio su Nature del 2023 ha sostenuto che questo sia un comportamento spesso controproducente, perchè rischia farci imbattere in siti che corroborano le notizie false.


Il Consiglio dei rappresentanti dell'APA nel febbraio 2024 ha elaborato e sottoscritto un rapporto per aiutare scienziati, politici e operatori sanitari a rispondere alle continue minacce della cattiva informazione ((leggi qui il documento originale: https://www.apa.org/about/policy/combating-misinformation-promoting-literacy.pdf)

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Lo studio dell'APA sulla disinformazione si basa su tre domande fondamentali:

   1) Quali sono i fattori psicologici che rendono le persone disponibili a credere e ad agire in base alla disinformazione?

   2) Come e perché si diffonde la disinformazione?

   3) Quali interventi possono essere utilizzati per contrastare efficacemente la disinformazione?

 

 Sebbene permangano domande significative, la scienza psicologica disponibile fornisce importanti conclusioni sulle origini e sulla diffusione della disinformazione e su come contrastarla in modo efficace. Sulla base di questi risultati, sono state elaborate otto raccomandazioni specifiche per scienziati, politici, media e pubblico per far fronte al rischio continuo di disinformazione per la salute, il benessere e la vita civile:

 

    1) Evitare di ripetere informazioni errate senza includere una correzione.

    2) Collaborare con le società di social media per comprendere e ridurre la diffusione di disinformazione dannosa.

    3) Utilizzare strategie di correzione della disinformazione con strumenti già collaudati per promuovere comportamenti sani (ad esempio consulenza, formazione professionale, incentivi, norme sociali).

    4) Sfruttare fonti attendibili per contrastare la disinformazione e fornire informazioni sanitarie accurate.

    5) Sfatare spesso e ripetutamente la disinformazione utilizzando metodi basati sull’evidenza.

    6) Disinformazione pre-bunk per inoculare il pubblico suscettibile costruendo competenze e resilienza fin dalla tenera età.

    7) Richiedere accesso ai dati e trasparenza da parte delle società di social media per la ricerca scientifica sulla disinformazione.

    8) Finanziare la ricerca di base e traslazionale sulla psicologia della disinformazione sanitaria, compresi i modi efficaci per contrastarla.

 

L’APA incoraggia psicologi, educatori, ricercatori e politici a impegnarsi attivamente negli sforzi per sensibilizzare l’opinione pubblica sui meccanismi psicologici alla base della creazione e della diffusione della disinformazione, promovendo la comprensione dei fattori psicologici che influenzano l’accettazione e il rifiuto delle informazioni sanitarie e per sviluppare interventi efficaci per mitigare l’impatto della disinformazione, compresi gli sforzi per ripristinare e mantenere la fiducia nella scienza.

 

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