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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 30 Agosto 2017

 

 

Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 31 agosto 2017

Dopo tanti anni siamo giunti alla fase conclusiva di un lungo percorso, giudiziario e non solo, che ha avuto dell’incredibile e che ancora oggi porta con se’ rimasuglie di un progetto di dissumulazione della realtà, di denigrazione e di intimidazione delle vittime e di coloro che hanno denunciato. Strategia ormai pallida e ridicola da tempo, ma che ha trovato giocoforza in un gruppuscolo di persone con evidenti problemi esistenziali e probabilmente di altra natura, che hanno investito anni ed anni in questo ‘gioco perverso’, risultato, con ogni evidenza, perdente.

Chi volesse ripercorrere quanto accaduto negli ultimi anni, può anche solo rileggere alcuni articoli scritti sull’argomento che lo riassumono bene (qui e qui). E chi fosse interessato a capire meglio cosa fosse Arkeon può guardare le uniche trasmissioni sopravvissute on line al grande tentativo di censura e di occultamento della realtà messo in atto (qui e qui).

Uno dei maestri di Arkeon, tale Francesco Antonio Morello, era già stato condannato definitivamente nel 2012 per abusi sessuali, comportamento ‘reso possibile’ anche grazie al suo ruolo di maestro nel gruppo (qui la sentenza di cassazione, ma è anche importante leggere la sentenza di primo grado e quella di appello, per meglio comprendere i fatti).

Sono sempre stata abituata ad accettare e rispettare tutte le sentenze, anche quella, dal mio punto di vista, ‘bizzarra’ di primo grado di Arkeon, che sembrerebbe il risultato di un tentativo di ammorbidire certe posizioni a sfavore di altre, pur evidenziando dei fatti precisi (fatti confermati, così come l’attendibilità dei testimoni nella sentenza di appello, che ritorna addirittura a parlare di ‘setta‘). Ma una sentenza di Cassazione che evidenzia che il cosidetto “metodo Arkeon”, diffuso anche da tutte le società create da Moccia, fosse un metodo abusivo e pericoloso tanto che “i frequentatori si rivolgevano all’associazione perché speravano di risolvere problemi di natura psicologica e di ricevere un aiuto psicoterapeutico (…) da tali deposizioni emerge che i maestri di Archeon si azzardavano a scandagliare la sfera più intima e nascosta degli adepti e insinuavano atroci sospetti sul loro passato, determinando sconvolgimenti e gravi rischi per la stabilità psichica degli stessi in quanto privi degli strumenti di competenza per agire in questo delicatissimo settore“, non solo chiude definitivamente la questione, ma conferma anche le mie ipotesi iniziali e quindi mi da ragione sui motivi per cui ho denunciato pubblicamente la questione.

Prima di concludere sento di abbracciare chi mi è stato vicino in questi lunghi 11 anni e chi ha permesso insieme a me di raggiungere questo risultato.

Di seguito le motivazioni della Sentenza di Cassazione. Buona lettura:

 

 

 

 

 

 

 

Dopo 11 anni di tentativi di dissimulazione della realtà, mediante blog anonimi creati ad arte e affermazioni di presunti studiosi di parte o di paladini improvvisati o partigiani di mestiere, che addirittura sostenevano la ‘inattendibilità’ dei testimoni del processo e della sottoscritta, ritengo fondamentale pubblicare la sentenza di appello, affinchè la verità possa essere ripristinata. Essa viene pubblicata integralmente, così come riportata su altri siti.

E’ fondamentale notare che il Giudice Relatore non solo torni a definire Arkeon una setta, ma nell’esposizione rimarca il danno che il metodo Arkeon ha fatto a diverse persone e l’abuso professionale esercitato dal gruppo medesimo, confermato anche dai testimoni a favore dello stesso. Singolare è che anche chi si è intrufolato nel processo per fare un danno a me, abbia dato un grosso contributo alla condanna e alla sua conferma in appello.

Acta est fabula!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abusi sessuali, plagi, manipolazioni, indimidazioni. Dal caso Arkeon in poi quello delle sette segrete è un mondo sommerso da cui gli adepti scappano con difficoltà. E che la legge può sanzionare solo in parte

«Il maestro ordinò un lavoro di gruppo a sfondo sessuale. Eravamo bendati mentre i maestri ci mettevano di fronte un uomo o una donna che dovevamo toccare e da cui farci toccare anche nelle parti intime. Impossibile scappare, perché ci tenevano fermi». È soltanto una delle testimonianze dei tanti fuoriusciti da Arkeon, un gruppo controverso operante dapprima a Bari e provincia e poi in tutta Italia. Tutti vogliono l’anonimato perché, nonostante l’organizzazione non sia più operante dal 2008 (o perlomeno non col nome Arkeon), le minacce e le intimidazioni sono continuate nel corso degli anni. E forse è anche per questo che la sentenza della Corte di Cassazione arrivata in questi giorni, pur avendo chiuso un processo durato oltre cinque anni, lascia l’amaro in bocca: già, perché al termine della trafila giudiziaria si conta solo un condannato, il guru Vito Carlo Moccia: 2 anni e 5 mesi per associazione a delinquere. Tutti gli altri sei imputati, ritenuti «maestri», si sono salvati perché intanto il reato è caduto in prescrizione.

ABUSI ALL’INTERNO DELL’ORGANIZZAZIONE

Fa niente per i disagi e le sofferenze che tanti hanno dovuto subire e raccontate nel corso del processo stesso. Il gruppo, nato formalmente nel 1999 sotto la guida di Moccia, teneva seminari (che potevano arrivare a costare anche oltre 10mila euro) nel corso dei quali si cercava di attuare una rivalutazione e reinterpretazione delle vite di persone: «Quando sei dentro – ci spiega una fuoriuscita – credi a tutto, è un vero e proprio delirio di onnipotenza: diventi immune da tutto ciò che di negativo può capitare, non ti ammali o guarisci anche da malattie gravi. Puoi fare il trattamento con le mani al cibo per purificarlo o all’antibiotico per evitare che ti faccia male allo stomaco. Tramite alcune pratiche con la mente, credi di poter trovare parcheggio o di riuscire a ricaricare il telefonino».

si organizzavano seminari di ogni tipo: sul denaro durante il quale si arrivava ad andare anche a chiedere l’elemosina vestiti da barbone, o sulla morte, durante il quale si costruiva la propria tomba e alcuni ci dormivano dentro

Ma il «delirio» aveva un fine molto preciso: gran parte delle insoddisfazioni o dei malesseri sarebbero da imputare a violenze sessuali subite da piccoli ma rimosse. «Ritenevano – racconta ancora Angela (nome di fantasia) – che gli abusi fossero stati commessi da un membro della famiglia della madre, perché i maestri pensavano che da lì provenissero le perversioni». A raccontare cosa accadeva è stato Carlo Fornesi, ex adepto morto suicida dopo che si era convinto di una sua presunta omosessualità, nonostante avesse moglie e figli: negli incontri «l’emissione di saliva e muco viene incoraggiata e descritta come “vomitare lo sperma dell’abuso”. Ho conosciuto persone che hanno creduto realmente si trattasse di sperma, e lo sostenevano vigorosamente contro ogni evidenza e razionalità».

Né, stando al racconto dei fuoriusciti, si avevano atteggiamenti diversi in presenza di bambini: «Un giorno c’era una mamma con una bambina – racconta ancora Angela – e si diceva che la mamma era stata abusata dal nonno; il maestro dichiarò che solo se la mamma si fosse impegnata a fare il lavoro (frequentare il gruppo, ndr), la piccola non sarebbe stata abusata». Situazioni borderline, insomma, che spesso cadevano in vere e proprie violenze: un altro dei maestri, operante questi a Milano, in un altro processo è stato condannato in via definitiva per abusi sessuali.

MINACCE CONTINUE

Ma non c’erano solo violenze: «si organizzavano seminari di ogni tipo: sul denaro durante il quale si arrivava ad andare anche a chiedere l’elemosina vestiti da barbone, o sulla morte, durante il quale si costruiva la propria tomba e alcuni ci dormivano dentro». Insomma, una vera e propria «manipolazione mentale che annulla l’adepto allontanandolo da genitori, figli, parenti, compagni e amici», ci dice la dottoressa Lorita Tinelli, che per aver denunciato tra i primi quanto accadeva in Arkeon ancora deve far fronte a minacce e intimidazioni. Anche la sua vicenda ha dell’incredibile: dopo un’intervista rilasciata nel 2006 a a Maurizio Costanzo, la psicologa colleziona qualcosa come 180 denunce da parte di adepti di Arkeon, tutte archiviate, ed un atto di citazione in sede civile con richiesta di risarcimento di 4 milioni di euro e richiesta di chiusura del sito internet del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici, da lei fondato) da lei gestito, negata dal magistrato con dichiarazione di merito. «Contro di me – racconta ancora a Linkiesta – hanno creato blog a nome di membri di Arkeon con l’obiettivo di denigrare la mia attività, sostenendo che mi fossi inventata tutto e che avessi manipolato sia la stampa che i magistrati. Ho ricevuto anche minacce di morte con lettere in cui qualcuno si diceva pronto a difendere il Maestro, impugnando la katana, una spada».
E poi uno degli elementi più inquietanti: un libro, rintracciabile su Amazon, dal titolo «Il Curioso Caso Lorita Tinelli: Fenomenologia Di Una Psicologa Paragiornalista». L’autore, ovviamente, non esiste. Inventato. Tale Pierluigi Belisario: sarà un caso ma Pierluigi è il nome di un ex arkeoniano molto vicino al guru e che ha avuto un ruolo-chiave nel processo e, ci dice ancora la Tinelli, «Belisario è il nome di mio marito». Un nome non comune: che sia stato utilizzato per “ribattezzare” l’autore di questo libro, lascia pensare. Ma minacce e intimidazioni hanno toccato anche altri protagonisti della vicenda, dai testimoni-chiave del processo (alcuni dei quali sono stati querelati più di 100 volte, ma sempre assolti) fino all’allora presidente dell’Ordine degli Psicologi di Bari, Giuseppe Luigi Palma: «Per noi – ci racconta – la vicenda è iniziata a fine anni ’90 quando ci fu segnalato che Moccia (il guru di Arkeon, ndr) si presentava come psicologo, ma non era iscritto all’ordine.

Dopo il caso Braibanti (nel 1967 un intellettuale di sinistra aveva avuto rapporti omosessuali con due giovani. Uno dei due, però, spinto dai genitori, denunciò il tentativo di Braibanti di «introdursi nella sua mente»), la Consulta ha dichiarato il reato incostituzionale perché «reato d’opinione»

Da qui si sono aggiunte poi varie segnalazioni e denunce sugli abusi psicologici, anche grazie all’operato della dottoressa Tinelli, che per questo è stata poi bersagliata». Non a caso anche l’Ordine nel processo si è costituito parte civile, ricevendo un risarcimento danni; e proprio da lì sono cominciate le pressioni: «So che specie su internet e blog creati ad hoc, sono stato attaccato e insultato dai seguaci di Arkeon. Ma al di là del caso concreto, questa è una vicenda che dovrebbe invitare le istituzioni a riflettere».

IL REATO CHE MANCA

Già, perché forse sarebbe andata diversamente se l’Italia avesse reintrodotto nel suo codice penale il reato di manipolazione mentale. Già, reintrodurre. Perché in Italia c’era. L’articolo 603 del codice penale, infatti, prevedeva che chi sottoponeva «una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione» poteva essere condannato fino a 15 anni di reclusione. Tuttavia dopo il caso Braibanti (nel 1967 un intellettuale di sinistra aveva avuto rapporti omosessuali con due giovani. Uno dei due, però, spinto dai genitori, denunciò il tentativo di Braibanti di «introdursi nella sua mente»), la Consulta ha dichiarato il reato incostituzionale perché «reato d’opinione». Da allora tutti i tentativi fatti per reintrodurlo sono miseramente falliti. «È chiaro – puntualizzano dall’Aivs (Associazione Italiana Vittime Sette) – che non è nostro scopo resuscitare il vecchio reato di plagio, ma riteniamo opportuno che lo Stato italiano possa adottare idonee misure legislative che prevengano e contrastino il condizionamento psicologico degli individui».
Non a caso, la Fecris, la Federazione Europea dei Centri di Ricerca e di Informazione sulle Sette e i Culti, ha inviato una lettera al Governo e ai presidenti di Camera e Senato, esprimendo «forte preoccupazione e sconcerto per il mancato recepimento delle indicazioni contenute» in una Raccomandazione del Consiglio d’Europa (la numero 1412 del 1999) con la quale gli Stati membri sono stati sollecitati a «un’efficace azione di vigilanza e di informazione preventiva sui gruppi a carattere religioso, esoterico o spirituale». Niente da fare: in Italia si continua a perder tempo. Anche in questa legislatura qualcuno ci ha riprovato: l’onorevole Pino Pisicchio il 15 marzo 2013 ha presentato una nuova proposta di legge che, tuttavia, non è mai stata calendarizzata. Intanto le associazioni hanno organizzato soltanto poche settimane fa un incontro in Senato per denunciare l’abbandono delle vittime, non tutelate dallo Stato: diversi i politici presenti, che hanno assicurato la volontà di organizzare tavoli tecnici. Molti di questi, da Piero Liuzzi ad Angela D’Onghia, hanno presentato interrogazioni ad hoc. Che, tuttavia, non hanno mai avuto risposta dal Governo

Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/10/sette-segrete-il-mondo-torbido-che-la-legge-non-riesce-a-perseguire/35177/

Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 13 luglio 2017

Due anni e cinque mesi a Vito Carlo Moccia. Una assoluzione e prescrizione per gli altri sei imputati. Diecimila casi denunciati, ammalati speravano nella guarigione

la sentenza

Psico-setta Arkeon, ridotta di 3 mesi
in appello la condanna all’ideatore

Due anni e cinque mesi a Vito Carlo Moccia. Una assoluzione e prescrizione per gli altri sei imputati. Diecimila casi denunciati, ammalati speravano nella guarigione

BARI – La Corte di Appello di Bari ha ridotto di tre mesi, portandola a 2 anni e 5 mesi di reclusione, la condanna nei confronti di Vito Carlo Moccia, ha assolto un altro imputato, Massimo Vavalle, «per non aver commesso il fatto», e ha dichiarato la prescrizione dei reati per gli altri sei. Il processo è quello sulla cosiddetta psico-setta Arkeon. Secondo la ricostruzione dell’accusa, chi soffriva di tumori, Aids o infertilità si rivolgeva alla psico-setta sperando in una guarigione. Oltre diecimila i casi denunciati.

Le indagini

Dalle indagini è emerso che Moccia, 63enne di Noicattaro, avrebbe indotto le vittime a credere, per esempio, di aver subito abusi sessuali in tenera età, intascando fino a centomila euro per le terapie. In primo grado, nel luglio 2012, Moccia era stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione, gli altri sette imputati a pene comprese fra 2 anni e 18 mesi di reclusione. Per Moccia è stata confermata l’ipotesi di ideatore e unico promotore della presunta associazione per delinquere. I fatti contestati si riferiscono al periodo 1999-2008.

 

Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_dicembre_11/psico-setta-arkeon-ridotta-3-mesi-appello-condanna-all-ideatore-c8017e24-a039-11e5-8a29-067d1ea8259f.shtml

 

Da uno stralcio di un verbale della DIGOS dell’anno 2006, una delle tante testimonianze di persone che descrivono le modalità del metodo Arkeon e l’esistenza di un “Memoriale TINELLI”, che preannuncia presumibilmente l”organizzazione della campagna diffamatoria e molesta che continua ad oggi.

 

 

Malgrado la questione sia stata più volte strumentalizzata sino a denunce da parte di Raffaella Di Marzio nei miei confronti, nonchè suoi esposti al mio ordine degli psicologi, questa è la conversazione integrale avvenuta tra noi. Poi è chiaro che lei abbia abbracciato totalmente la questione Arkeon, a mio danno, ma questa è un’altra storia

Oggetto: Articolo titolato “QUANTO COSTA E A CHE SERVE LA SQUADRA ANTI SETTE? INTERROGAZIONE RADICALE” pubblicato mercoledì 14 novembre 2012, sul supplemento telematico AGENZIA RADICALE, a firma di Camillo Maffia http://www.agenziaradicale.com/index.php/diritti-e-liberta/858-quanto-costa-e-a-che-serve-la-squadra-anti-sette-interrogazione-radicale

Read MoreCon la presente, il “Forum della Associazioni italiane di ricerca, informazione e contrasto dei movimenti settari e dei culti abusanti” a cui aderiscono le associazioni onlus FAVIS, ARIS TOSCANA, ARIS VENETO, GIU’ LE MANI DAI BAMBINI (di Aldo Verdecchia) e il Centro Studi sugli Abusi Psicologici CESAP), intende esprimere vivo disappunto per le gravi, erronee e infondate argomentazioni riportate nell’articolo titolato “Quanto costa e a che serve la squadra anti sette? Interrogazione radicale” a firma di Camillo Maffia, richiedendo pertanto pubblica rettifica.

Si precisa che le associazioni costituenti il menzionato Forum, svolgono esclusivamente attività finalizzata alla ricerca, all’informazione preventiva e al sostegno alle vittime di abusi psicologici o di altri delitti commessi in ambito settario, in maniera del tutto gratuita, e avvalendosi della collaborazione di specialisti nei settori giuridico, scientifico e psichiatrico, (come può essere facilmente verificato attraverso diretti contatti con le menzionate realtà associative), nonché disponendo, come nel caso dell’associazione FAVIS, di un proprio comitato scientifico composto da esperti di levatura nazionale e internazionale http://www.favis.org/favis2/comitato-scientifico.html

Assolutamente fantasiosa, illogica e inveritiera risulta inoltre l’affermazione secondo la quale la SAS -Squadra Anti Sette (Ministero dell’Interno Polizia di Stato)-, sarebbe coordinata dalle associazioni del Forum Le nostre associazioni di volontariato, in quanto tali, operano in un’ottica naturale di dialogo e di fattiva cooperazione con le forze dell’ordine e con tutte le Istituzioni, e non ricevono alcun genere di sovvenzione o contributo economico dalla SAS.

Inoltre non può che ritenersi altresì tendenziosa e offensiva l’affermazione secondo cui la SAS avrebbe scelto “referenti profondamente influenzati da dolorose esperienze personali”, essendo indubitabilmente impliciti i riferimenti a una mancanza di obiettività e competenza e/o addirittura alla sussistenza di forme di acredine e risentimento che i volontari delle associazioni avrebbero maturato in seguito a vicissitudini personali.

Le associazioni del Forum rispettano il diritto fondamentale alla libertà religiosa degli individui, sancito dalla nostra Costituzione e, tramite i loro rappresentanti, hanno inequivocabilmente espresso questa ferma posizione anche nell’ambito delle recenti audizioni presso l’Aula della Commissione Giustizia del Senato, in seno all’Indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette “sette” , alle quali ha presenziato lo stesso Sen. Perduca, senza nulla rilevare od obiettare in merito.

Ritenere che l’abrogazione del reato di plagio (art. 603 c.p.), abbia determinato un vuoto normativo nella tutela dell’integrità psichica e della libertà morale degli individui, come peraltro sempre sostenuto anche da una parte della dottrina psichiatrica e penalistica, non significa certo voler ripristinare tale e quale un reato del quale la Corte Costituzionale con sentenza n.96 del 1981, ritenendo sussistente la violazione del diritto di legalità, dichiarò l’incostituzionalità. Appare dunque, oltre che priva di fondamento, anche fortemente offensiva la seguente considerazione dell’articolista “…sembra però che le associazioni che compongono questo Forum abbiano una finalità politica precisa, la reintroduzione del reato di plagio di epoca fascista”.

Non meno oltraggiose risultano le affermazioni relative alla “ambiguità di alcuni elementi”. Si coglie dunque l’occasione per chiarire che, a differenza di quanto sostenuto dall’articolista, il leader dell’associazione Arkeon, sig. Vito Carlo Moccia, non è stato affatto assolto, bensì condannato in primo grado in qualità di promotore di un’associazione a delinquere finalizzata all’abuso della professione (si allega il dispositivo di sentenza e il link alle riprese fatte dall’emittente Antenna Sud che, al di là dei commenti del giornalista, riprende proprio le parole pronunciate a riguardo dal Presidente del Tribunale Dr. Forleo: http://www.youtube.com/watch?v=hr_NZrXSY-4

Il CeSAP in tale occasione, non solo non ha assunto il ruolo di consulente, bensì di semplice informatore sui fatti che erano a sua disposizione durante le prime fasi delle indagini, ma ne è anche risultato parte lesa nel processo, a seguito di una serie di azioni messe in atto proprio dal signor Vito Carlo Moccia e dagli affiliati ad Arkeon. Quanto alla sorte della Dottoressa Di Marzio, dalla documentazione giuridica presente nei fascicoli processuali, (Relazioni Digos con esiti dell’attività investigativa dell’8 marzo 2008 e del 18 Giugno 2008), e che in quanto atti pubblici possono essere consultati, è chiaro ed evidente che l’indagine e le relative accuse a suo carico furono un atto dovuto e necessario durante quella fase delle indagini.  Nulla di tutto questo è accaduto agli altri consulenti della difesa e dello stesso sig. Moccia, che hanno studiato il caso in maniera professionale e nel rispetto del percorso d’indagine e della legge.

Per quanto concerne la vicenda del figlio del Presidente Favis, la leader carismatica del piccolo gruppo pseudoreligioso nel quale il giovane è stato coinvolto, è stata condannata, dopo lungo iter processuale, con Sentenza Cassazione n. 631 dell’ 18 Aprile 2012 che si allega alla presente.

In alcuni casi, se come scrive Maffia “…di rado ci si trova davanti a una verità assoluta contrapposta ad un’assoluta menzogna”, esistono tuttavia verità processuali, che chi ha scelto di fare informazione, a nostro avviso, non dovrebbe celare.

In merito alla preoccupazione per la diffusione del fenomeno nel nostro paese, si ricorda che già nella “48^ Relazione – II° semestre 2001 dei nostri servizi di intelligence al Consiglio dei Ministri, veniva evidenziato quanto segue:

Minacce diversificate 4.c – “Si conferma il progressivo incremento dell’attività di proselitismo dei    movimenti pseudoreligiosi e delle sette, condotta anche attraverso la rete internet, come dimostra il proliferare di sodalizi a sfondo occultistico-spiritistico, che possono contare su rilevanti disponibilità economiche, derivanti in taluni casi da attività truffaldine o da altri traffici illeciti (estorsioni, spaccio di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione). La pericolosità del fenomeno si rapporta alla capacità di “manipolare” gli adepti, a volte fino ad annullarne la personalità, tanto da renderli totalmente asserviti alla volontà dei “capi carismatici”. In alcuni fori è emersa l’esigenza di pervenire in ambito europeo ad una maggiore omogeneizzazione della legislazione in materia, per consentire di far fronte efficacemente, in termini di prevenzione e repressione, a  quei movimenti settari che attentano ai diritti della persona ed alle libertà fondamentali”, e, ci sia consentita la battuta di spirito, le associazioni del Forum non coordinarono certo l’attività d’indagine dei  servizi segreti!

Si ritiene ancora utile ricordare che il Parlamento europeo con Raccomandazione 1412 (1999), ha certamente invitato gli Stati membri a evitare l’uso del termine “setta”, ma, contestualmente, dalla documentazione europea è indubitabilmente emersa l’apprensione per un fenomeno sociale ampio e inquietante, verso cui gli Stati membri sono stati esortati alla massima vigilanza e alla necessaria opera preventiva, -soprattutto a tutela dei soggetti maggiormente vulnerabili.

Più recentemente, la Conferenza delle OING (Commissione dei Diritti dell’uomo) al Consiglio d’Europa, riunitasi il 5.10 2010, sollecitando una nuova Raccomandazione in considerazione all’attuale situazione e richiamandosi alla Raccomandazione 1412 (1999) , ha rilevato quanto segue:

“…Osservando che il fenomeno delle derive settarie è causa di infrazioni ai diritti dell’uomo. In particolare nel campo della salute, dell’educazione e del rispetto della vita privata e familiare;

Osservando che le organizzazioni all’origine delle derive settarie agiscono spesso sotto la libertà di religione e mettono in pericolo le libertà fondamentali del cittadini e costituiscono parimenti una minaccia alla democrazia;

Osservando che, approfittando della permeabilità delle frontiere, il fenomeno non cessa di estendersi nei paesi dell’Europa centrale e orientale e non diminuisce nei paesi dell’Europa occidentale;

Osservando che a tutt’oggi solamente due Stati (Belgio e Francia) hanno preso decisioni legislative per seguire le Raccomandazioni suddette e qualche altro Stato (Germania, Svizzera …) ha assunto o sostenuto misure di osservazione e di informazione nei confronti delle derive settarie;

Preoccupata per il fatto che gli Stati membri del Consiglio d’Europa non abbiano, fino ad ora, preso misure all’altezza della sfida che rappresentano le derive settarie, costituenti attentati ai diritti dell’uomo e ai principi fondamentali di tutte le società democratiche;

Invita l’Assemblea Parlamentare a incoraggiare l’attuazione della sua Raccomandazione 1412(1999), e in particolare la creazione di centri nazionali o regionali d’informazione sulle derive settarie;

Invita il Congresso dei poteri locali e regionali a lavorare sul soggetto «Derive settarie e violazione dei diritti dell’uomo» e a incoraggiare, a sua volta, la creazione di centri nazionali o regionali d’informazione sulle derive settarie…

E’ peraltro dato acquisito che nei periodi di profonda crisi come quella attraversata dai nostri paesi europei si assista a una crescita esponenziale di gruppi e movimenti abusanti. Le nostre associazioni s’impegnano pertanto a sollecitare lo Stato italiano affinché non diminuisca l’attenzione sul fenomeno e siano poste in essere tutte quelle misure di politica preventiva a tutela dei diritti umani. Auspichiamo che altri vogliano apportare il loro contributo a questa importante battaglia, anche attraverso una informazione approfondita, puntuale e corretta.

 

 

Il portavoce del Forum delle Associazioni
Maurizio Alessandrini

 

I componenti del FORUM:

A.R.I.S. VENETO – Onlus

Associazione Ricerca Informazione sulle Sette

Presidente, Mario Martini

FA.VI.S. Associazione Nazionale Familiari

delle Vittime delle sette – Onlus

Presidente, Maurizio Alessandrini

Associazione Ce.S.A.P. – Onlus

Centro Studi Abusi Psicologici

Il Presidente, D.ssa L                                              Presidente, Lorita Tinelli

ARIS TOSCANA – Onlus

Associazione Ricerca Informazione sulle Sette

Presidente, Mario Pierotti

Centro Ricerca Giù Le Mani dai Bambini onlus

(già associazione)

Porto d’Ascoli

Presidente, Aldo Verdecchia

ALLEGATI- Statuti delle associazioni Cesap, Favis, Aris Toscana, Aris Veneto

- Sentenza Cassazione n. 631 del 18 Aprile 2012 (processo Valmaggi)

- Sentenza (dispositivo) Tribunale di Bari del 16 luglio 2012 (processo Arkeon)

- Cons. d’Europa Raccomandazione 1412/1999

- Cons. d’Europa Conferenza OING (Commissione Diritti dell’uomo) 5/10/2010

 

 

 

 

FORUM DELLE ASSOCIAZIONI ITALIANE DI RICERCA INFORMAZIONE
e CONTRASTO dei MOVIMENTI SETTARI NOCIVI c/o FAVIS Associazione Familiari delle Vittime delle sette – Via Mosca, 66/a 47924 Rimini
cell. 328-5665202/328-9028910

 

 

 

Violentava pazienti per “curarle” 4 anni e mezzo a pseudo-maestro

raumi infantili inesistenti

Violenza sulle donne (Frascatore)
Violenza sulle donne (Frascatore)

Milano, 25 maggio 2012 – Pena ridotta di un anno e mezzo per Antonio Morello, pseudo-curatore accusato di aver violentato due donne convincendole che fosse una terapia necessaria. La decisione è dei giudici della prima Corte d’Appello. Il 70enne tra il 1999 e il 2002 avrebbe violentato due donne, inducendole a credere che l’unico modo per superare i disturbi derivati da inesistenti molestie sessuali subite da piccole fosse quello di sottoporsi a una terapia individuale con lui in veste di “maestro” della psico-setta “The sacred path”. La corte presieduta dal giudice Malacarne ha confermato la condanna per violenza sessuale, ma ha ridotto da 6 anni a 4 anni e mezzo la pena inflitta il 24 maggio 2011 all’imputato, concedendogli le attenuanti generiche.

Secondo l’avvocato Patrizia De Natale le due presunte vittime, in buonafede, potevano essersi suggestionate dopo aver avuto con il suo assistito rapporti sessuali consenzienti e aveva chiesto quindi l’assoluzione di Morello. All’esito del processo di primo grado il collegio della quinta sezione penale presieduto dal giudice Annamaria Gatto aveva disposto 5mila euro di risarcimento per l’unica donna che si era costituita parte civile, assistita dall’avvocato Marco Marzari. L’altra donna, che si non era costituita parte civile, fu sentita come testimone aveva parlato di “quattro anni di angoscia” prima di rendersi conto dell’accaduto, ma di non aver mai voluto denunciare per dimenticare.

Morello è coinvolto in un altro processo in corso a Bari, dove con altre persone è accusato di aver organizzato in tutta Italia numerosi seminari a pagamento, facendo credere ai partecipanti affetti da cancro o Aids di poter risolvere i loro problemi con il metodo Arkeon ideato da Vito Moccia. La sentenza di primo grado per il procedimento pugliese, di cui quello appena conclusosi a Milano in secondo grado non è che uno stralcio, è attesa per il 18 giugno.

 

Fonte: Il giorno.it

 

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