Header image alt text

Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

By MELISSA DITTMANN

Monitor Staff APA

November 2003, Vol 34, No. 10 Print version: page 36

 

 

Il suicidio di massa dei seguaci del Tempio del Popolo, 25 anni fa insegna agli psicologi che cosa accade quando la psicologia sociale è posta nelle mani sbagliate.

Nel mezzo della giungla della Guyana, nel Sud America, quasi 1.000 persone hanno bevuto una porzione letale di cianuro e sono morte, seguendo gli ordini del loro capo, Jim Jones. Madri e padri hanno dato la bevanda mortale ai loro figli e poi l’hanno bevuta essi stessi. La gente urlava. I corpi tremavano. E nel giro di pochi minuti il 18 Novembre 1978 , 912 persone sono morte.

 

 

I seguaci di Jones erano originariamente venuti alla comunità della Guyana, nota come Jonestown, alla ricerca di un paradiso e di una fuga dal razzismo e dalle persecuzioni degli Stati Uniti. Invece trovarono qualcosa che assomigliava a un campo di concentramento in cui lavoravano per lunghe ore, con poco cibo e molti abusi, così come coloro che sono fuggiti da Jonestown hanno riferito.

Venticinque anni più tardi, gli psicologi sociali continuano a esaminare come  Jones abbia potuto avere tale enorme influenza sui pensieri e sulle azioni dei suoi seguaci. Jonestown, dicono, offre lezioni importanti per la psicologia, come il potere di influenze situazionali e sociali e le conseguenze di un leader che usa queste influenze per manipolare in maniera distruttiva il comportamento altrui.

 

 

Più preoccupante, forse, è che da Jones sembrano essere derivate ​​alcune delle tecniche di ricerca degli psicologi sociali, sollevando dubbi circa l’etica della ricerca e la direzione futura della ricerca sui culti -  sostiene Philip G. Zimbardo , PhD , ex- presidente dell’APA e professore di psicologia presso la Stanford University.

 

Dr. Philip Zimbardo ex presidente dell’APA

 

Proprio da una ricerca inedita , Zimbardo ha scoperto che Jones ha molto probabilmente  acquisito la sua capacità di convincere da un famoso pensatore sociale: George Orwell.

Durante 25 anni di ricerche e interviste con i sopravvissuti di Jonestown, Zimbardo ha trovato analogie tra le tecniche di controllo mentale usate da Jones a Jonestown – ovvero sofisticati tipi di acquiescienza , conformità e obbedienza – e quelle descritte nel libro di fantascienza di Orwell  “1984.

Nel libro  Orwell fornisce un modello per la resistenza,  come quando il suo protagonista, Winston Smith, si ribella  contro un sistema partitico onnipotente.

 

 

 

Film 1984

 

 

Sebbene  “1984″ sia un prodotto di fantascienza, Orwell possedeva una profonda conoscenza dei processi di influenza della psicologia sociale e le sue raffigurazioni di controllo mentale sono state utilizzate in modo sistematico ed efficace da leader di sette, secondo Zimbardo.

Altri sono d’accordo con Zimbardo sul fatto che tali risultati sollevano questioni etiche per gli psicologi sociali, dato che artisti del calibro di Jones attingono a principi di psicologia sociale e li usano per danneggiare, come sostiene Robert Cialdini , PhD , ricercatore dell’influenza e professore  di Psicologia presso l’Arizona State University.

Prof. Robert Cialdini

 

Le fonti di influenza possono essere come dinamite – possono essere utilizzati per il bene o per il male“, afferma Cialdini. “Gli scienziati sociali devono prestare più attenzione non solo all’efficacia delle strategie che studiamo e che scopriamo, ma anche alle conseguenze etiche dell’uso di questi principi e di queste pratiche

Egli  e Zimbardo sostengono anche che gli  psicologi sociali e di altri ricercatori di culti devono forgiare nuove linee di ricerca sulla falsa applicazione dei risultati della psicologia sociale, così come sui loro usi prosociali.

 

 

Il cervello

 

 

Di fatto, Jonestown dovrebbe servire come monito per la comunità psicologia sociale per  quello che può accadere quando i principi di influenza sono abusati dai leader di un’organizzazione, sostiene Zimbardo .

Da quanto è stato rinvenuto da Zimbardo, Jones, che ha agito come pastore del Tempio del Popolo, aveva studiato il sistema di Orwell del controllo mentale descritto in “1984″ e aveva  commissionato un brano che i suoi seguaci erano obbligati a cantare a Jonestown circa l’avvento del 1984.

Alcune delle tecniche di controllo mentale descritte da Orwell in “1984″ che i metodi paralleli utilizzati da Jones includono vi sono:

“Il Grande fratello ti sta guardando”.  Jones ha usato questa idea per guadagnare la fedeltà dei suoi seguaci. Ha ottenuto che i seguaci si spiassero l’un l’altro e ha fatto si che degli autoparlanti inviassero messaggi  in modo tale che la sua voce fosse sempre presente mentre i suoi seguaci lavoravano, dormivano e mangiavano, afferma Zimbardo .

Auto-incriminazione. Jones ha incaricato i seguaci di rendergli dichiarazioni scritte sulle loro paure ed errori e poi, quando gli hanno disubbidito, ha usato queste informazioni per umiliarli o sottoporli alle loro peggiori paure durante le riunioni pubbliche. In “1984″ la resistenza del personaggio principale è venuta meno quando egli è stato sottoposto alla sua peggiore paura di essere ricoperto di ratti.

Induzione al suicidio. Il protagonista di Orwell sosteneva che  “la cosa giusta era di uccidere se stessi prima che arrivasse una minaccia di guerra“. I seguaci di Jones facevano esercitazioni pratiche di suicidio fino al dell’evento vero e proprio che li coinvolse nel suicidio di massa.

Distorcendo la percezione della gente. Jones ha offuscato il rapporto tra le parole e la realtà, per esempio, imponendo ai suoi seguaci di rendergli grazie ogni giorno per il buon cibo e per il lavoro , eppure la gente era affamata e lavorava sei giorni e mezzo a settimana, afferma Zimbardo . Allo stesso modo, Orwell ha descritto tale tecnica, definendola col termine “politichese“.

Per padroneggiare queste tecniche di controllo mentale, Jones è stato in grado di ottenere obbedienza e  fedeltà dai seguaci, afferma Zimbardo. Jim Jones è probabilmente il leader del culto più carismatico dei tempi moderni, a causa del suo carisma, della sua oratoria, del suo sexy appeal, del suo dinamismo e della sua partecipazione totale nel controllo di ogni membro del suo gruppo , spiega.

 

Conformità irragionevole

Queste tecniche di controllo mentale, insieme con la creazione di un nuovo ambiente sociale  permettono a  Jones  una forte influenza sui suoi seguaci, sostiene Zimbardo .

Molto probabilmente  Jones, attraverso la sua naturale comprensione della psicologia sociale, conosceva il modo per ottenere una forte influenza sui suoi seguaci che era quello di spostarli dal loro ambiente urbano americano a una giungla sudamericana remota, generando incertezza nel loro nuovo ambiente, sostiene Cialdini. E quando le persone sono insicure, guardano ad altri decidere cosa fare, come la ricerca ha dimostrato. Zimbardo osserva che le persone sono particolarmente vulnerabili quando si trovano in un ambiente nuovo, si sentono soli o scollegati.

Quando credi che non può accadere a te, è in quel momento che truffatori o membri di cultoine approfittano, perché allora non sei  vigile ai piccoli stratagemmi situazionali che possono essere usati” spiega Zimbardo.

 

La psicologia sociale ha dimostrato il “potere della folla ” per decenni. Ad esempio, nel 1960  gli psicologi PhD Stanley Milgram ,  PhD Leonard Bickman , e PhD Lawrence Berkowitz hanno  dimostrato l’influenza sociale attraverso  un gruppo di persone su un affollato marciapiede di New York City con lo sguardo verso nulla nel cielo. Quando un uomo alzò gli occhi davanti a nulla , solo il 4 per cento dei passanti lo imitò. Quando cinque persone stavano sul marciapiede a guardare niente , il 18 per cento dei passanti si unì a loro. E quando un gruppo di 15 guardò verso l’alto, il 40 per cento dei passanti vi aderì, fermando il traffico in un minuto.

 

The wave. Esempio di influenza sociale

 

Come hanno fatto altri leader di culto, Jim Jones ha usato questo “potere della folla”  per influenzare e controllare il comportamento altrui, l’intelletto, i pensieri e le emozioni, sostiene Steven Hassan, un consulente di salute mentale,  con specializzazione di consulente per la libertà del membro e un ex membro di gruppo egli stesso. Questo include l’organizzazione di  norme e regolamenti rigidi, volti a distorcere le informazioni, l’uso di  trance ipnotica  e l’ingenerazione di sensi di colpa e di paura tra i seguaci.

 

Sensibilizzazione

Tuttavia, nonostante Jonestown , molti psicologi sociali rimangono all’oscuro dell’impatto psicologico delle tecniche di controllo mentale, spesso chiarito dalla ricerca in psicologia sociale, che i culti usano per reclutare e trattenere i membri, sostiene Zimbardo. Molti psicologi rimangono scettici sul fatto che il comportamento sia intenzionalmente controllato da queste organizzazioni, piuttosto credono che le persone si uniscano  ai culti di loro spontanea volontà, come fanno con i gruppi religiosi tradizionali.

Coloro che studiano le sette , invece, sostengono che gli psicologi hanno bisogno di studiare come le sette abusano della ricerca della psicologia sociale. Sono necessari anche gli psicologi per sviluppare trattamenti efficaci per le vittime dei culti,  per aiutarli a liberarsi dall’influenza di un culto prima che sia troppo tardi, in modo che, in casi come Jonestown, la storia non si ripeta.

 

Dr. Steven Hassan

E’ scioccante per me che così tante persone oggi non hanno nemmeno sentito parlare di Jonestown“, dice Hassan . Eppure, Hassan osserva gli effetti psicologici duraturi ogni giorno nel suo lavoro con le ex vittime di culto, ed egli sostiene che i culti sono sempre più potenti e più furbi nei loro inganni, spesso utilizzando i risultati della ricerca psicologica,  mentre il pubblico rimane in gran parte inconsapevole di tutto questo.

Se l’intenzione dei  culti è quella di abusare delle lezioni di psicologia sociale, gli psicologi devono studiare come essi lo fanno, sostiene Cialdini . È necessaria una maggiore attenzione alla ricerca e al lavoro con le vittime dei culti, aggiunge Hassan. Ad esempio, gli psicologi hanno bisogno di una formazione specifica per lavorare con gli ex membri di setta, che spesso soffrono di disturbi dissociativi o di panico, spiega.

Ci sono un sacco di persone che soffrono” – afferma Hassan -  “e hanno bisogno del nostro aiuto“.

Further Reading

  • Cialdini, R.B. (2001). Influence: Science and practice (4th ed.). Boston: Allyn & Bacon.
  • Hassan, S. (2000). Releasing the bonds: Empowering people to thrive for themselves. Somerville, Mass.: Freedom of Mind Press.
  • Singer, M.T. (2003). Cults in our midst: The continuing fight against their hidden menace. San Francisco: Jossey-Bass.
  • Zimbardo, P. (1997). What messages are behind today’s cults? APA Monitor, 28(5), 14.

ON THE WEB

Fonte: http://www.apa.org/monitor/nov03/jonestown.aspx

 

—————————————–

 

Traduzione di Lorita Tinelli (Affiliata Internazionale APA)

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

 

 

 
Di Melissa DITTMANN
membro dello staff
Novembre 2002, Vol. 33, No. 10
Versione stampabile: pagina 30

 

Relatrice ad  una sessione di convegno sull’odio organizzata dall’APA,  ha chiesto di formare una task force per studiare il controllo della mente tra le sette distruttive.

 


In possesso di una valigetta piena di esplosivo C4, Kerry Noble entra in una chiesa per gli uomini gay a Kansas City nel  Missouri, nel 1984 con l’intenzione di morire. Attese la sua opportunità, seduto in mezzo a una folla di circa 60 persone.
Tutto quello che dovevo fare era colpire il timer e uscire“, ha detto Noble. “Circa 10 o 15 minuti dopo, ci sarebbe stata un’esplosione, e tutti sarebbero morti”.
Noble pensò che stesse per iniziare una rivoluzione. In qualità di leader della setta del Patto della Spada e del braccio del Signore (CSA), era in missione per la sua organizzazione, ed era venuto a manifestare il suo odio per  gli omosessuali, i neri e gli ebrei.
Ma, come Noble si sedette in mezzo alla folla,dette un volto al suo nemico. E il suo “nemico” apparso non era diverso da chiunque altro. Pensò alle conseguenze di quello che sarebbe stato pari al più grande attacco terroristico in America al momento. Poi, prese la valigetta e se ne andò.
Noble insieme ad altri ex membri e a degli esperti è presente alla Convention annuale di Chicago dellìAPA del 2002 durante la sezione “Culti di odio” per parlare degli effetti del controllo mentale delle sette distruttive. I relatori hanno fatto un appello all’associazioneper formare una task force per studiare il controllo della mente tra le sette distruttive.
L’influenza estrema [come il controllo della mente dei culti] è rimasto uno studio  in sospeso nel campo della psicologia” ha affermato Alan W. Scheflin, professore di diritto alla Santa Clara University.
Il controllo della mente, o “lavaggio del cervello”, come è comunemente chiamato dai media, è spesso visto da molti psicologi come fantascienza. Tuttavia i relatori hanno sottolineato che il controllo della mente viene utilizzato dalle sette per reclutare e mantenere i seguaci all’interno di un gruppo e può avere conseguenze psicologiche pericolose e durature.
I culti che utilizzano tecniche di controllo mentale “sono stati in grado di farlo impunemente, e le persone che sono vittime di queste tecniche non ottengono alcun trattamento“, ha riferito Scheflin.
Infatti, gli psicologi dinnanzi a qualcuno che afferma di essere una vittima del controllo mentale da parte di una setta distruttiva potrebbero  trovarsi ad affrontare una azione di malcostume. “Non ci sono trattamenti legittimi che sono scientificamente validati e che compaiono in rivistescientifiche, pur essendo efficaci clinicamente“, ha detto Scheflin. “Pertanto, essi sono vulnerabili per sfidare una causa  in tribunale. Non vi è alcuna ragione per cui le persone che sono vere vittime di controllo mentale o quelle che pensano di essere vittime e che si sbagliano non debbano ricevere un trattamento quando ne hanno bisogno o quando lo vogliono.”
Gli psicologi, secondo Scheflin,  devono occuparsi seriamente di tale argomento, soprattutto a seguito di quanto accaduto negli attacchi terroristici dell’11settembre. Per comprendere appieno i fattori psicologici che portano al terrorismo, ha aggiunto, la risposta potrebbe risiedere della comprensione delle dinamiche dei  culti.

 

 

 
La mentalità del culto
Il membro della giuria Deborah Layton ha anche incoraggiato più di aiuto per le vittime di controllo mentale. “Può succedere a ciascuno di noi“, ha detto Layton.
A 18 anni, nei primi anni del 1970, i bisogni di Layton l’hanno portata ad appartenere al Tempio del Popolo, un gruppo che le ha offerto un senso di comfort e le  risposte alla vita. Il capo, il reverendo Jim Jones, la faceva sentire come se stesse entrare nel Corpo di Pace. Pochi anni dopo, Layton è andato a Jonestown, nella Guyana, dove era stato costruito  il villaggio dei popoli seguaci del Tempio per sfuggire il razzismo e la persecuzione. Tuttavia, la soluzione pacifica appariva più come un “campo di concentramento“, circondato da guardie armate, dove il cibo era scarso e seguaci erano tenuti a lavorare per lunghe ore.
Layton scappò da Jonestown nel 1978 e riferì alla polizia circa le attività del gruppo, come il progetto del  suicidio di massa e delle persone trattenute contro la loro volontà. La sua previsione di un suicidio di massa giunse a buon fine un paio di mesi dopo, quando 913 seguaci bevvero il  letale cianuro e morirono.
Layton si vergognava per essere cambiata in una setta. “Se potessi raccontare questa storia e spiegare al mondo, allora forse potrei uscire dal fango della vergogna“, riferì Layton.
Steve Hassan, un ex membro di un  culto e con licenza di consulente per la salute mentale, specializzato nell’aiutare le vittime delle sette distruttive, sostiene che il recupero da controllo mentale di un culto può essere facilitato se le vittime raggiungono una corretta informazione, il supporto e gli interventi da parte di altri ex membri di sette.
Per quanto riguarda Kerry Noble, il culto CSA è nato da una piccola chiesa pacifista, è stato costituito nel 1977, più di quattro anni dopo a poco a poco ha cambiato la sua filosofia religiosa. Nel 1978 l’organizzazione spese 52 mila dollari per l’acquisto di armi. Nel 1981 la chiesa era diventata un gruppo estremista armato, pieno di odio.
Noble ebbe quattro giorni di confronto armato con il governo federale nel 1985 e trascorse due anni in prigione. Ma ha riferito che la comprensione della psicologia del concetto di  controllo mentale lo ha aiutato nei suoi  otto anni di battaglia per recuperare. “Ho imparato che l’odio è un comportamento appreso” ha riferito Nobile.
Le sette usano spesso la modifica del comportamento dei seguaci, come le tecniche di blocco del pensiero e l’induzione della mentalità “noi-contro-loro”, come afferma Hassan. Con le tecniche di controllo del pensiero, i membri di una setta imparano  a smettere di dubitare sul culto, spesso con una frase chiave che ripetono. L’induzione della fobia è utilizzato anche, laddove i culti giocano sulle paure irrazionali di una persona, con le minacce, come per esempio facendo credere alla persona che svilupperà il cancro o impazzirà se lascerà il gruppo o farà domande su di esso.
Così come siamo in grado di fare una terapia efficace a breve termine in profondità per insegnare alla gente il significato delle loro fobie e aiutarli a superarle, siamo in grado di fare lo stesso con le vittime di controllo mentale dei  culti“, dice Hassan.
Un culto distruttivo è un regime autoritario, che usa l’inganno in caso di affiliazione, e le tecniche di controllo mentale hanno l’obiettivo di rendere una persona dipendente e obbediente, sempre secondo Hassan.
Al Qaeda soddisfa i criteri per dimostrare l’azione di un culto distruttivo, sostiene Hassan. “Abbiamo bisogno di applicare ciò che sappiamo dei culti  distruttivi a controllo mentale, e questo dovrebbe essere una priorità per la guerra al terrorismo. Abbiamo bisogno di capire gli aspetti psicologici di come le persone vengono reclutate e indottrinate in modo che possiamo rallentare il reclutamento. Abbiamo bisogno di studiare questo per aiutare gli ex membri, e per consigliare ed eventualmente utilizzare alcuni di loro nella guerra contro il terrorismo. ”

 

 

 

Un campo legittimo di studio?
Nel 1986 un gruppo di psicologi costituì una task force per analizzare i  metodi ingannevoli e indiretti di persuasione e controllo (DIMPAC) – e presentò una relazione all’APA che condannava le sette per l’utilizzo del lavaggio del cervello. Ma il consiglio di responsabilità etico-sociale di Psicologia dell’APA trovò il rapporto “inaccettabile“, privo di prove scientifiche, che faceva troppo affidamento su aneddoti sensazionali e non forniva informazioni sufficienti per far  prendere all’APA una posizione precisa sulla questione.
Ma Scheflin sostiene che negli ultimi 100 anni alla società sono stati forniti chiari segnali che si tratta di un campo legittimo di studio, e che la psicologia ha bisogno di una risposta organizzata. Ad esempio, nel 1880 e nel 1890 fu provato che l’ipnosi poteva essere utilizzata per impiantare falsi ricordi. Nel 1920 la polizia utilizzava interrogatori  di “terzo grado” basati sul dolore e la sofferenza dei criminali sospetti. Durante i processi di Mosca nel 1930, politici  innocenti furono indotti a confessare di essere traditori. Negli anni 1950 e 1960, i comunisti cinesi utilizzarono  tecniche di lavaggio del cervello durante la guerra di Corea.
Questi soggetti sono incredibilmente poco appetibile e molto difficili da essere analizzati, ma sono una parte essenziale della psicologia della mente umana“, ha detto Scheflin. “Dobbiamo fermare questo germe prima che si  diffonda.
In un sondaggio del 1980, il 54 per cento degli studenti delle scuole superiori di San Francisco Bay area ha riportato nella sua esperienza di vita almeno un tentativo di reclutamento da parte di un membro di un culto, e il 40 per cento ha riferito 3-5 contatti, secondo uno studio di oltre 1.000 studenti condotto dal Presidente APA Philip G. Zimbardo, PhD, e da Cynthia F. Hartley. Questi numeri ci si aspetta che siano aumentati con l’attuale tecnologia sempre più in crescita come strumento di reclutamento dei culti.
I culti esistono a tutti i livelli della società, ha riferito Stephen J. Morgan, membro della facoltà American Management Association/Management Centre Europe a Bruxelles, in Belgio. Morgan è stato un leader a livello internazionale di un culto estremista politico nel 1980, che ha operato in 31 paesi con 25.000 adepti. Mentre era  in carica nel partito laburista britannico, Morgan ha lavorato come spia contro lo Stato.
Circa 10 anni fa Morgan ha lasciato l’organizzazione e ha riacquistato la propria identità. Oggi, tiene conferenze in tutto il mondo sul controllo della mente delle sette terroristiche. Alla convention dell’APA ha sottolineato l’importanza di una più profonda comprensione dei culti per capire il terrorismo. I leader dei culti sono di solito psicopatici con un desiderio di potere e spesso prendono le loro idee dal mondo della politica, dalla religione e dalla psicologia per adempiere al loro scopo, ha riferito Morgan. Attraverso il controllo della mente, sono in grado di filtrare i loro pensieri e comportamenti in una “fede fanatica ” tra i loro seguaci.
Abbiamo bisogno di portare le esperienze dei componenti delle sette insieme con la vostra esperienza,” ha affermato Morgan agli psicologi tra il pubblico. “Si tratta della nostra salute e della sicurezza della nazione.

 

Fonte originale: APA

 

Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

 

 

 

 

Scritto da Jeffrey A. Thomas

Introduzione
Cosa non mi piace della parola setta. Le discussioni sulle “sette” inevitabilmente si incentrano sul significato della parola, soprattutto quando i partecipanti a tale discussione sono membri di uno di questi gruppi. La definizione di ognuno del termine culto è qualcosa di diverso da ciò in cui crede. Io preferisco il termine gruppo “sociale tossico” per due motivi. In primo luogo, offre una semplice descrizione di come il gruppo opera, e il secondo è quello di non limitare la discussionesul concetto di religione. Alcuni movimenti politici laici, gruppi di autoaiuto  e anche le organizzazioni professionali possiedono le caratteristiche di gruppi tossici.
Il soggetto di questo pezzo, il tributo emotivo sull’individuo a causa dell’appartenenza a un gruppo a stretto controllo sociale, non si prestano al trattamento accademico. Le citazioni della letteratura religiosa non esprimono la conformità creata da questi gruppi. Pertanto, attingerò alla mia esperienza di quindici anni nel gruppo Watchtower Bible Tract Society, comunemente noto come i Testimoni di Geova. Se possibile, vorrei documentare le dichiarazioni e metodi specifici.

Caratteristiche dei Gruppi sociali tossici
Gruppi tossici esistono per piegare le persone alla dipendenza attraverso l’obbedienza a un leader.Il controllo dall’alto avviene attaverso quattro fattori come indicato dal modello BITE Steven Hassan: Comportamento, Informazione, Pensiero ed  Emozione[1] Come spiegato da Hassan, il gruppo richiede la modifica di comportamenti conformi allo standard del gruppo.. Questa modifica del comportamento si applica a tutti i settori della vita di una persona, anche  a quelle considerate come scelte personali, quali il vestiario, l’occupazione, il divertimento o la scelta di amici. Per esempio, nel 1973 un anziano Testimone di Geova mi ha detto che non ero ammisso al battesimo fintanto che avrei portato un paio di baffi. In altri casi la Torre di Guardia scoraggia fortemente di giocare a scacchi, [2] l’istruzione superiore, [3] l’ascolto della musica pop [4], e numerose altre scelte che quelli al di fuori l’organizzazione della Torre di Guardia considererebbero questioni personali. I bambini e gli adolescenti a trovano molte di queste regole particolarmente onerose. Non possono celebrare le feste tra cui compleanni, o partecipare ad attività extrascolastiche come eventi sportivi o alla banda della scuola.
La Torre di Guardia  e simili organizzazioni sociali mantengono tale controllo, limitando l’accesso a informazioni al di fuori del medesimo gruppo. In mancanza di un quadro di riferimento più ampio, l’adepto non può formarsi opinioni contrarie al pensiero di gruppo. [5] anche per severe misure disciplinari indotte per l’applicazione delle norme del gruppo stesso di appartenenza. Nel caso della Torre di Guardia, questo assume la forma di gruppo rigorosamente evitante.

 

Pensiero e controllo emotivo
Una volta impegnati nel gruppo, la nuova recluta è soggetta alle intense pressione degli altri adepti. Questa pressione tra pari costringe l’individuo a conformarsi e a rendere impossibile il pensiero indipendente. La Torre di Guardia considera il pensare per se stessi come un atto di ribellione contro Dio.

“Eppure ci sono alcuni che sostengono che l’organizzazione ha dovuto fare degli adattamenti prima, e per tale ragione affermano: ‘Questo dimostra che dobbiamo adattare la nostra mente a cosa credere.’  Perché il pensiero indipendente è così pericoloso? Questo modo di pensare … è una prova di orgoglio. La Bibbia dice: ‘L’orgoglio precede la rottura e uno spirito altero prima di inciampare.’ (Proverbi 16:18)” [6] Questo controllo del comportamento e delle informazioni alla fine porta a indurre il controllo emotivo della persona. Diventa impossibile immaginare la vita al di fuori del gruppo, dove la felicità e la realizzazione non esistono. Disastrosi  effetti futuri di un passo al di fuori delle norme del gruppo vengono a tormentare la mente del credente, come illustrato dalla seguente dichiarazione:
“… Gli Apostati pentiti al momento della morte, andranno non a Sheol, o all’Ade, ma nella Geenna. (Ebrei 6:4-8; 2 Pietro 2:1) Lo stesso vale per i cristiani dedicati che persistono nel peccato volontario o coloro che non si adeguano. ‘ (Ebrei 10:26-31, 38, 39) Questi sono solo alcuni esempi per dimostrare che alcuni, anche in ‘questo sistema di cose,’ hanno commesso il peccato per il quale non vi è perdono, nemmeno nel sistema di cose “che staper venire “. (Matteo 12:31, 32;. Paragonare 1 Giovanni 5:16) Essi, quindi, non risorgeranno “[7]..

Un recente articolo della Torre di Guardia sottolinea questo aspetto del controllo di gruppo. “E se abbiamo un parente o un caro amico che è disassociato? Ora la nostra fedeltà è integralmente, non a quella persona, ma a Dio. Geova ci sta guardando per vedere se ci atterremo al suo comando di non avere contatti con chiunque sia disassociato.-Leggi1 Corinti 5:11-13 “Il paragrafo successivo della rivista si apre con questa dichiarazione:”Si  consideri solo un esempio il  bene che può venire quando una famiglia sostiene lealmente decreto di Geova evitando di associarsi con i parenti disassociati “. [8]
L’individuo è prigioniero del gruppo sociale tossico.

L’appello del Gruppo
Questo solleva una domanda ovvia: perché qualcuno deve unirsi a una società del genere? Come un sopravvissuto di Jonestown ha detto: “Nessuno si unisce ad un culto”. [9] Deborah Layton ha continuato a sostenere che i membri del culto pensavano di entrare in una chiesa, una organizzazione politica, o un gruppo di auto aiuto: o forse la semplice ricerca di amici e individui simili li portava ad aderire. Ella fa notare che quando la vera natura della società si rivela tossica, la struttura di controllo del gruppo ha già coinvolto totalmente il nuovo membro. Questa dipendenza dal gruppo fondata sulla validazione emotiva rende estremamente difficile lasciarlo.
Questo descrive perfettamente il mio coinvolgimento con la Torre di Guardia. Nel 1972 ho iniziato due cose, il mio ultimo anno al college e uno studio biblico con i Testimoni. Di fronte a un periodo di incertezza personale mi sono coinvolto con quello che ho pensato essere  un indipendente gruppo di studio della Bibbia.
Sono sicuro che i Testimoni con cui ho studiato con in quel momento (e Testimoni ancora oggi) non conoscono le tecniche del controllo mentale messe in atto durante la loro proposta di studio – leggi indottrinamento. Nel corso di circa sei mesi  ho cambiato completamente la mia visione del mondo, e sono giunto  a considerare che le persone ‘del mondo’ sono malvage. Ho anche capito che Dio, o Geova come avevo imparato a chiamarlo, era destinato a distruggere presto il mondo, probabilmente nel 1975. Non abbiamo mai discusso le parti più scure della religione Torre di Guardia, come rifuggire l’ipocrisia, le intrusioni in questioni personali, l’opposizione alle trasfusioni di sangue, fino a quando sono stato in grado di vedere un altro punto di vista. È interessante notare che, anche se ho avuto l’accesso alla biblioteca dell’università di Washington State, con oltre due milioni di volumi nella sua collezione, mai una volta ho cercato qualcosa sui Testimoni di Geova o sulla Società Torre di Guardia. Appena ho iniziato a studiare, il sottile controllo delle informazioni da parte del gruppo ha svolto la sua parte nel mio indottrinamento. Queste persone mi hanno insegnato la verità, perché ho bisogno di indagare le loro richieste? A dire il vero, non mi è mai semplicemente venuto in mente.
Io appartenevo a un gruppo selezionato. La mia nuova organizzazione sociale sapeva esattamente ciò che Dio voleva e come servirlo. Ho pensato di avere  amici che si preoccupavano per me. Per circa una dozzina di anni, questa comunità ha soddisfatto le mie esigenze emotive. Sapevo qual era il mio scopo nella vita, ho avuto una risposta a tutte le domande possibili, e sapevo che l’opera di predicazione dei testimoni di Geova era una missione di importanza universale. Ho apprezzato il comfort e la sicurezza di certezza verso  tutte le problematiche.

Dibattito dottrinale contro l’ Intimidazione Emotionale
Abbondano libri, opuscoli e siti internet che offrono consulenza per discutere i problemi dottrinali di questi gruppi. Una ricerca su Google per avere notizie sui Testimoni di Geova o sui Mormoni o gruppi simili di solito offre più di un milione di risultati. Tipicamente questi discutono le differenze tra cristianesimo tradizionale e le dottrine della religione ad esso alternativa. Queste fonti di informazione progrediscono grazie alle conoscenze sulle storie dei vari gruppi e si incentrano sulle informazioni scritturali  per contrastare le uniche interpretazioni scritturali. Mentre predicavo porta a porta  come Testimone di Geova mi sono impegnato in molte conversazioni con persone sincere e competenti che producevano ottimi  argomenti per confutare il mio messaggio. Da quando ho lasciato i Testimoni ho parlato in diverse occasioni a gruppi ecclesiali. Molti di questi credenti hanno cercato informazioni che avrebbero  potuto utilizzare per sfidare i Testimoni o i Mormoni che giungevano alla loro porta. Credo che molte di queste persone sinceramente hanno pensato che se solo avessero potuto dire la cosa giusta, avrebbero potuto salvare un membro da una religione tossica e fargli notare il suo errore.
Questo atteggiamento non riesce a considerare due fattori principali nella vita di coloro che sono coinvolti con queste religioni. In primo luogo, nonostante l’adepto del gruppo finisce per credere di aver scelto la sua  religione perché  basata sulla verità dottrinale, la questione non sta così. Probabilmente appartiene alla sua religione in quanto colma un vuoto emotivo nella sua vita.Chi non appartiene totalmente ad un gruppo, non lo fa, o non vuole sentire il suo valore unico come un essere umano. I centri basati su una appartenenza esclusiva creano una identità unica. Il secondo fattore è il bilancio, anche emotivo, preteso dal gruppo per la deviazione da standard accettabili, o peggio nel lasciare il gruppo. Come notato sopra, un Testimoni di Geova affronta immediatamente il problema della devianza evitando tutti quelli che moriranno in Armadegon. La società Torre di Guardia stabilisce chi Geova salverà. Privatamente tutti i testimoni sanno che i Testimoni solo – e solo quelli buoni in quel – sopravviveranno all’ira di Dio. “Proprio come Noè e la sua famiglia timorata di Dio sono stati conservati nell’arca, la sopravvivenza degli individui oggi dipende dalla loro fede e la loro associazione leale con la parte terrena di un’organizzazione universale di Geova”. [10]

Perché è importante
Se non si è coinvolti in un gruppo sociale tossico,ti diranno perché te ne importa? Nessuno è invulnerabile al fascino di un tale gruppo. Steven Hassan evidenzia che  ci sono molte ragioni intelligenti, persone istruite con background stabili ma che diventano vulnerabili alle modalità di reclutamento utilizzate da queste società. Queste tecniche  includono la mancanza di consapevolezza dei metodi impiegati, i cambiamenti situazionali come la perdita di posti di lavoro, la morte di una persona cara, di laurea o di trasferimento, e problematiche individuale o psicologiche.
In altre parole, può succedere a chiunque, anche voi o una persona cara. I membri dei gruppi sociali tossici rinunciano alla propria individualità a favore del gruppo. La Società Torre di Guardia riconosce il suo controllo su ogni aspetto della vita dei membri. “Come è manifestato un pensiero indipendente? Un modo comune è quello di mettere in discussione il consiglio fornito dall’organizzazione visibile di Dio. Ad esempio, l’organizzazione di Dio ha di volta in volta avvertimenti circa l’ascolto di alcuni tipi di musica immorale e suggestiva, e su chi frequenta discoteche e altri tipi di sale da ballo del mondo dove si balla questo tipo di musica e le persone sono note per adottare un comportamento immorale. (1 Corinti 15:33) Ma certuni hanno pensato di conoscere meglio questo. Queste persone si sono ribellate al consiglio e hanno fatto ciò che è giusto ai loro occhi “. [11]
“La famiglia del nuovo convertito e gli amici spesso si chiedono che fine ha fatto la persona che conoscevano. ‘Non è come la persona di una volta!’ ‘E’ come se stai parlando con uno sconosciuto!”E’ come trasformato in uno zombie!’ “Queste e altreaffermazioni vengono poste regolarmente alla famiglia e agli amici di coloro che hanno aderito a un culto. Può essere un momento spaventoso per la famiglia a vedere il lorocaro abbandonare il  quarto anno di medicina all’università per entrare in un ashram, o dichiarare alla famiglia che ha deciso di recidere i legami con loro perché appartengono al ‘vecchio sistema di cose, considerate un peccato che sta per essere distrutto ad Armageddon ‘. Genitori e familiari interessati possono notare una vasta gamma di comportamenti che’ non sembrano adeguati  ’nei loro cari: un  comportamento misterioso, un  rifiuto nei confronti di progetti di vita, cambiamenti di aspetto ed estremi cambiamenti su opinioni religiose o politiche “. [12]
Questo lamento descrive la distruzione di una personalità individuale. La personalità precedente non esiste più, l’identità di gruppo ora controlla l’individuo. Mentre argomenti sulla dottrina, la verità, la moralità e una serie di altri soggetti sempre circondano ogni discussione di religione, o la politica o anche il business, un fatto spicca. Il membro di una organizzazione sociale tossica ha perso, o sospesa, la sua capacità di prendere le sue decisioni in materia. La Torre di Guardia considera questa come una virtù. “In primo luogo, in quanto ad unità è da osservare che un cristiano maturo deve essere in armonia con  l’unità completa dei compagni di fede per quanto riguarda la fede e la conoscenza cui sono interessati. Egli non sostiene o insiste su opinioni personali o porta idee private, quando si tratta alla comprensione della Bibbia “. [13]
E ‘importante mantenere questi legami affettivi nella propria mente quando si parla di natura tossica del gruppo con uno dei suoi membri. Nessuna quantità di coinvolgimento oltre all’interpretazione delle Scritture e delle pratiche commerciali, o della politica possono recidere  i legami affettivi. Solo quando la persona stessa sente che il gruppo non risponde a queste esigenze, o lui è convinto che tali esigenze sono meglio soddisfatte altrove; progredirà a liberarsi.

[1] http://freedomofmind.com/Info/BITE/bitemodel.php
[2] Svegliatevi! Mar 22, 1973 PP13-14
[3] Torre di Guardia, 1 novembre 1992 pp.17-21, Svegliatevi! 8 maggio 1989 pp.13-14
[4] Torre di Guardia del 15 ottobre 1983 pp.10-15
[5] Cfr. ref 1
[6] Torre di Guardia, 15 gennaio 1983 p27
[7] Torre di Guardia, 1 Aprile 1982 p27
[8] Torre di Guardia, 15 Aprile 2012 p12
[9] http://www.apologeticsindex.org/news/an200406b.html # 27
[10] Torre di Guardia, 15 maggio 2006 p22
[11] Torre di Guardia, 15 GENNAIO 1983 p22
[12] http://www.anzjft.com/pages/articles/400.pdf
[13] Torre di Guardia del 1 ago 2001 p.14

Cultic Studies Journal, Vol. 7 No. 2 1990
This article is an electronic version of an article originally published in Cultic Studies Journal, 1990, Volume 7, Number 2, pages 101-125.

http://www.freeminds.org/psychology/cults/psychotherapy-cults.html

Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

Un estratto dal secondo libro di Steven Hassan “Sciogliere le catene: verso l’acquisizione di un pensiero autonomo” (FOM Press, 2000).

Capitolo 7

Comprendere le credenze e le tattiche dei gruppi distruttivi

DISTINGUERE L’INFORMAZIONE DALLA DISINFORMAZIONE

Per scoprire la verità, si deve poter distinguere tra l’informazione attendibile e la disinformazione fuorviante. Questa capacità è di particolare importanza quando si cercano informazioni sui gruppi distruttivi, perché uno dei modi in cui un gruppo si difende è proprio la diffusione di menzogne e la riduzione del confine tra realtà e finzione. Fino alla fine degli anni ’70, la questione del controllo mentale si intrecciava, agli occhi del pubblico, con l’argomento della deprogrammazione forzata. Ciò era in parte dovuto ad una campagna mediatica costosissima, finanziata dai principali gruppi distruttivi, nel tentativo di spiazzare i critici e distogliere il dibattito dai gruppi stessi. Questo dipendeva anche dal fatto che i deprogrammatori agivano, in molti casi, come giustizieri “fai da te”. Nella campagna propagandistica, i gruppi hanno etichettato la deprogrammazione come “la più grande minaccia alla libertà religiosa”. Nelle conferenze, nel materiale di diffusione – opuscoli e volantini – e nei siti web relativi ai gruppi, i deprogrammatori vengono dipinti come avidi malfattori che legano le loro vittime alla sedia, malmenandole e usando ogni tipo di violenza, fino a che queste non rinneghino le loro credenze religiose.

La Rete d’Informazione sui Gruppi distruttivi passa di mano

La Rete d’Informazione sui Gruppi distruttivi (la sigla in Inglese è CAN), la più grande organizzazione di base per le famiglie che hanno un loro caro coinvolto nei gruppi, fu da questi falsamente dipinta come un manipolo di fascisti che volevano privare le persone del diritto alla libertà religiosa. Nel 1994 , CAN perse una delle tante cause per molestie intentate dai membri dei gruppi in tutto il Paese, e la condanna dei giudici ad un risarcimento di 1875 milioni di dollari costrinse l’organizzazione a ricorrere al tribunale fallimentare. Di conseguenza, il nome CAN, il numero di casella postale, il numero telefonico di pronto intervento, e il “marchio” vennero venduti all’asta, per 20000 dollari, a Steven Hayes, membro della Chiesa di Scientology. CAN è ora parte del problema. Il lupo indossa i vestiti della nonna. Se si telefona al numero della CAN oggi, molto probabilmente risponderà un membro del gruppo distruttivo, anche se costui non rivelerà la sua affiliazione. Qualunque informazione fornita dai familiari potrebbe essere usata contro di loro nei loro sforzi di liberare il loro caro. Il sito web della CAN (cultawarenessnetwork.org) dice di essere stato attivato dalla Fondazione per la Libertà Religiosa e nega l’esistenza del controllo mentale. Il sito CAN offre un ambiguo coacervo di verità, mezze verità e menzogne, tentando altresì di affermare l’equazione “anti-gruppo = anti-religioso”. Quando un appartenente ad un gruppo visita il sito della CAN, le fobie nei confronti dei deprogrammatori, instillate dal gruppo stesso, ne escono rafforzate.

Ci sono molti altri siti web creati per rafforzare l’opera dei gruppi distruttivi, tesa a reclutare e indottrinare persone dappertutto.

Una delle tattiche di disinformazione più comuni usate dai gruppi distruttivi è il falso ragionamento noto come “il fantoccio di paglia”, in cui una persona indebolisce la posizione del suo avversario travisandone le argomentazioni e attaccando un indifendibile “fantoccio di paglia”, anziché puntare sulle questioni reali. Per esempio, i gruppi distruttivi spesso creano una falsa immagine del controllo mentale come forza misteriosa che può sopraffare chiunque in qualunque situazione. Ovviamente, questo fantoccio di paglia “tutto o niente” è più facile da abbattere rispetto alle fondate ed efficaci posizioni assunte da professionisti ben documentati ed esperti: se il controllo mentale non è mai assoluto, può tuttavia avere conseguenze devastanti.

Io metto in discussione le ragioni di qualunque individuo o gruppo che assuma la posizione estrema secondo cui in nessun caso le persone possono essere indotte, attraverso la manipolazione, ad adottare nuove credenze. A chi giova l’idea che il controllo mentale sia poco vincolante? Se il controllo mentale non è altro che un trucco, perché Philip Zimbardo, docente ed ex Presidente dell’Associazione Psicologi, tiene un corso intitolato “La Psicologia del Controllo Mentale” presso l’Università di Stanford?

I propagandisti dei gruppi distruttivi amano tentare di convincere i loro membri del fatto che il controllo mentale non è riconosciuto dai professionisti della salute mentale. Una semplice obiezione è quella di citare il DSM – IV, il manuale diagnostico dell’Associazione Psichiatrica Americana, che menziona espressamente i gruppi distruttivi e il lavaggio del cervello in 300.15, Disturbo Dissociativo NOS. Ovviamente, si possono anche citare le recensioni favorevoli del libro “Combattere il Controllo Mentale dei Gruppi Distruttivi” in The Lancet e in The American Journal of Psychiatry, del 1990.

Un’altra tattica cara agli addetti alle pubbliche relazioni per i gruppi distruttivi è quella di citare in maniera distorta le decisioni legali che coinvolgono i gruppi stessi. Quando parlate con i vostri cari, chiedete loro il caso, la citazione e, meglio ancora, la sentenza ufficiale. Quando si tratta di decisioni legali, è meglio chiedere ad un avvocato che abbia familiarità con il contenzioso relativo ai gruppi distruttivi di aiutarvi ad acquisire i documenti, per poterli mostrare e spiegare al seguace.

Difensori dei gruppi distruttivi

Oltre che dalla propaganda per il gruppo, la disinformazione viene diffusa dai membri stessi dei gruppi, così come dai difensori di questi ultimi, che usano la libertà religiosa come giustificazione per l’esistenza dei gruppi con controllo mentale.

Alcuni ricercatori di alto profilo hanno accettato denaro o altri vantaggi dai gruppi che essi stavano studiando. Per esempio, il Washington Post ha riportato che Aum Shinrikyo ha offerto il pagamento del viaggio in aereo, dell’alloggio e di altre spese essenziali, a quattro americani che erano venuti a difendere il gruppo quando la polizia giapponese aveva cominciato ad indagare su un attentato con uso di gas velenosi nella metropolitana di Tokyo, nel 1994.

 

Uno di questi americani era J. Gordon Melton che scrive libri e articoli sulle nuove religioni e che ha alle spalle una storia di difensore dei gruppi controversi, come il Jim Jones’ People’s Temple.

Quando, nel 1988, gli fu chiesto di pronunciarsi sul gruppo di Jim Jones, Melton disse: “Non si tratta di un gruppo distruttivo. E’ un gruppo cristiano rispettabile, allineato”. Melton compare anche nell’elenco online dei Referenti professionisti, curato dalla Rete d’Informazione sui Gruppi Distruttivi. In un recente numero di Nova Religio, Benjamin Zablocki, docente presso la Rutgers University (New Jersey, N.d.T.) e studioso trentennale dei gruppi distruttivi, ha spiegato come il finanziamento di questi ultimi spesso crei faziosità negli studi sui gruppi controversi.

 

I difensori dei gruppi confondono il pubblico promuovendo una visione primitiva, meccanica, del controllo mentale. Essi diffondono anche un’immagine poco fedele dei punti di vista sia di coloro che criticano i gruppi, sia degli ex seguaci. Un’argomentazione diffusa tra i difensori dei gruppi è che la testimonianza degli ex membri, o apostati, non dovrebbe essere considerata attendibile, perché queste persone possono essere state condizionate, nel giudizio, dal fatto che sono uscite dal gruppo. Secondo Melton, gli ex membri ostili invariabilmente deformano la verità. Essi alterano le proporzioni dei fatti irrilevanti e trasformano questi ultimi in eventi di grave portata. Paradossalmente, i difensori dei gruppi sembrano ignorare la possibilità che le testimonianze dei seguaci e dei leader siano di parte.

Quando il libro “Combattere il Controllo Mentale dei Gruppi distruttivi” fu pubblicato per la prima volta nel 1988, io divenni uno dei bersagli più evidenti delle campagne di disinformazione sull’argomento. Vi sono leader dei gruppi che indottrinano i loro seguaci inducendoli a considerare pericoloso parlare con me e perfino leggere il mio libro. Scientology ha un “Dossier Agent Deading” che mi riguarda. Questa cartellina contiene materiale mirante ad “uccidere” la mia immagine di persona rispettabile. Innumerevoli volte sono stato minacciato di denuncia e ho perfino ricevuto minacce di morte dai membri dei gruppi. Svariati tra questi, come i Moonies, dicono ai loro seguaci che io sono un agente di Satana. Specifiche fobie sul mio conto sono state impiantate nelle menti dei seguaci. Gli adepti vengono indottrinati ed indotti a credere che Steven Hassan sia un deprogrammatore che appoggia e frequenta persone che rapiscono, malmenano e torturano i seguaci delle nuove religioni finché questi non abiurino la loro fede in Dio. I siti web dei gruppi mi dipingono come un malvagio fazioso anti-religioso che mira a distruggere la libertà di culto.

Quando un membro di un gruppo rivolge una tale accusa a chiunque critichi il gruppo stesso, io consiglio alla famiglia di chiedere conferme: “Dacci le prove. I tuoi leader hanno circostanziato le accuse con nomi, date e luoghi? Le accuse sono state catalogate e conservate?” I leader del gruppo non vogliono che le loro accuse siano vagliate o messe in discussione. I familiari e gli amici dovrebbero chiedere di parlare con gli individui che hanno scritto dichiarazioni ufficiali negative. Si possono porre domande, e i fatti si possono comunicare. La fobia della deprogrammazione può essere smontata pezzo per pezzo, portando alla luce le menzogne e l’inganno. Questa è una strategia essenziale ed efficace per favorire la prova dei fatti.

 

Un padre: “Sto consultando il sito web del gruppo, e vi sono pagine che criticano il dr. Robert Lifton, il dr. Louis West e la dott.ssa Margaret Singer. Di che cosa si tratta? Come possiamo stabilire se questa informazione è dannosa o utile?”

Quando valutate qualunque informazione, chiedetevi:

v Qual è la fonte della critica?

v Come viene finanziata?

v Chi, esattamente, sta rivolgendo le accuse?

v Quali sono le credenziali verificabili di questa persona?

v Qual è la sua posizione nella comunità accademica e scientifica?

v Quale formazione ha? Quale esperienza? Quale reputazione?

v Che cosa ha pubblicato questa persona?

v Avete letto la sua produzione?

v Riuscite a capire ciò che lui / lei dice?

v Quando gli / le ponete domande, risponde onestamente e responsabilmente?

Da molti anni conosco il dr. Lifton, il dr. West, ormai defunto, e la dott.ssa Singer. Se da una parte non condivido tutto ciò che hanno scritto o fatto, nutro grande rispetto per i loro contributi positivi – e sono stati considerevoli – per l’umanità.

Essi erano tutti ufficiali dei servizi segreti militari degli Stati Uniti : avevano studiato il lavaggio del cervello, nella sua versione cinese, negli anni ’50 e tutti hanno avuto il coraggio necessario per attestare pubblicamente che un tale fenomeno esisteva. Leggete per conto vostro l’informazione e la disinformazione su questi individui. Formatevi un’opinione vostra. Noi americani tendiamo a non capire che i nostri diritti costituzionali non significano nulla se non siamo disposti a farci valere e ad affermarli con vigore. I gruppi distruttivi spingono molti di noi ad agire perché hanno rivelato la tendenza a privare le persone dei loro diritti. Parlando a titolo personale, io mi rifiuto di rinunciare ai miei diritti. Le storie di abuso, tradimento, molestie, intimidazione, paura, disgregazione familiare, abbandono dei figli, rovina finanziaria, devastazione personale ed emotiva che ho sentito da così tanti ex seguaci nel corso degli anni mi spingono a lottare, dandomene la forza. Credo che una delle strategie più efficaci per contrastare la disinformazione e la calunnia sia quella di aiutare gli ex membri a raccontare la loro storia, ed incoraggio gli ex seguaci che leggono questo libro a fare ciò per il loro bene e per il bene degli altri. Consiglio anche, a quanti hanno una persona cara in un gruppo distruttivo, di impegnarsi a scovare ex seguaci che abbiano storie da raccontare.

Credo ad ogni storia di un ex seguace senza sottoporla a verifica? No, certamente no. E’ possibile che alcuni ex membri esagerino le loro storie? Certamente. Credere che tutti gli ex seguaci siano credibili o che nessuno di loro lo sia sono entrambe posizioni troppo estreme. Io cerco di valutare la storia di ciascuno ed ottenere una verifica. Naturalmente, quando ci sono molte persone che raccontano esperienze simili relative ad un particolare gruppo, l’informazione di solito si rivela credibile. La maggior parte degli ex seguaci fanno sentire la loro voce con grande rischio personale e con poco o nulla da guadagnare, se non gli effetti terapeutici del farsi avanti per denunciare un’ingiustizia, e forse per aiutare gli altri.

Gli ex membri del gruppo e i loro amici e familiari sono dei sopravvissuti, e la loro testimonianza è la prova lampante che una persona può uscire da un gruppo distruttivo e continuare a condurre una vita serena e produttiva.

Sentire le loro parole solidali e incoraggianti può contribuire ad indicare ad un seguace confuso e insoddisfatto la strada per trasformarsi in un ex seguace più sicuro e contento. Esibendo l’altra faccia della medaglia, gli ex membri dimostrano al vostro caro che uscirne è una scelta possibile. Una volta che ciò appaia un’alternativa realmente percorribile, è generalmente solo una questione di tempo e la persona deciderà di lasciare il gruppo.

Traduzione di Lidia De Stefanis

Arrivano le psicosette

Posted by Lorita Tinelli on 26 gennaio 2011
Posted in Interviste  | Tagged With: , , , , , | No Comments yet, please leave one

 

Fra terapia di gruppo, magia e religione fioriscono nuovi culti che trovano i loro adepti nella middle class. L’allarme parte dalla
Francia, dove i casi di plagio si moltiplicano. E da noi? Il fenomeno, dicono gli esperti, è in ascesa
di Ambra Radaelli

 

La psicanalisi ormai mostra la corda. La religione ufficiale altrettanto, e da ancora più tempo. Ma all’incrocio fra queste due
esperienze, all’apparenza così lontane, fiorisce in modo preoccupante una nuova generazione di quelle che gli esperti  definiscono psicosette.

Cultura e intelligenza? Non proteggono: il quotidiano francese Libération sostiene che l’1% dei medici francesi sarebbe in qualche modo legato a uno di questi gruppi, a carattere soprattutto psicologico, ma anche magico o religioso. E lancia l’allarme con un titolo a tutta pagina:
La deriva settaria della psicoterapi. E in Italia? Per il nostro Paese esiste un unico elenco ufficiale, pubblicato nel 1998 dal ministero dell’Interno, dipartimento di Pubblica sicurezza.
Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia stima che i gruppi del primo tipo fossero all’epoca 76, con 78.500 aderenti; 61
i movimenti magici, con 4.600 membri. Ma qualunque dato è parziale: i gruppi si riformano ogni giorno sotto nomi diversi, magari mascherati da associazioni culturali, dice la psicologa Lorita Tinelli, presidente del Cesap (Centro studi abusi psicologici, www.cesap.net ). In questo periodo vanno per la maggiore appunto le psicosette. Il leader carismatico sostiene di avere conseguito all’estero titoli non riconosciuti in Italia, e di poter curare ogni patologia, fisica ed emotiva. La gente, in questi gruppi, cerca tranquillità, serenità, non tanto un’esperienza spirituale; ecco perché vengono preferiti a quelli
religiosi. Gli aderenti non sono affatto sprovveduti, bensì persone molto colte, interessate alle terapie alternative. In un momento di fragilità, chiunque può innamorarsi di un culto.

E l’allarme di Libération è fondato? Sì, anche da noi esistono società di psicoterapia devianti, un fenomeno ancora circoscritto. Ma se le conseguenze sui fuoriusciti sono pesanti (Stress post traumatico, somatizzazioni, problemi relazionali, dipendenza, sfiducia, vuoti di memoria. Ma tutto dipende dal tempo di permanenza nella setta), neppure i leader sono esempi di stabilità… Mostrano un narcisismo elevato, con disturbi della personalità. Quando il potere sfugge loro, possono arrivare a spingere i seguaci al suicidio
collettivo.

Ecco le testimonianze di due fuoriusciti.
Andrea, il nostro capo, all’inizio era legato all’ambiente cattolico, racconta Giovanni, 46 anni, impiegato ed ex
adepto (i nomi sono di fantasia). Teneva incontri di preghiera presso la curia; non pochi sacerdoti lo seguivano. Poi ne è stato allontanato, e ha dato vita a una comunità. Riceveva i malati; ci si doveva presentare alle sei del mattino, per accaparrarsi uno dei biglietti, che finivano subito. Io mi sono rivolto a lui nell’87, perché rischiavo di perdere la vista. Andrea mi mise le mani sugli occhi, dicendo chi mi stava curando. Entrai nei gruppi di preghiera e poi nella comunità: dicevamo di essere la nuova chiesa, portavamo lunghe tuniche con al centro un simbolo.
Ci incontravamo d’estate, la notte, e cercavamo di cacciare l’anticristo e i suoi seguaci con danze e invocazioni. Sì, perché secondo Andrea eravamo circondati di demoni, che prendevano sembianze umane o di insetti. Intanto i miei occhi stavano meglio,
probabilmente grazie alla medicina, ma io davo il merito alla mia guida spirituale. Le cui richieste di denaro erano continue: far benedire una casa costava mezzo milione di vecchie lire. Alcuni gli versavano anche tutto lo stipendio. Subivamo maltrattamenti,
verbali e fisici: Andrea tagliava i capelli alle ragazze perché imparassero l’umiltà, mortificava le persone pubblicamente e
proibiva i rapporti sessuali anche tra coniugi. La regola non valeva er lui, che chiedeva prestazioni ai propri sacerdoti. Diceva che le donne erano robot privi di intelligenza, creati da Satana per ingannare l’uomo attraverso la magia nera. Nel ’91, il suo braccio
destro non solo lasciò il marito dietro suo consiglio, ma ebbe seri problemi psichici: vedeva i demoni sullo schermo del computer. I familiari la fecero ricoverare, e denunciarono Andrea. Quello stesso anno, il cardinale della città dichiarò, in una bolla pubblica,
che il santone nulla aveva a che fare con la chiesa cattolica.
Intanto, nelle sue mire sessuali ero entrato anch’io. Non volli cedere, e per due anni subii botte e riunioni in cui tutti mi attaccavano, con termini pesantissimi. Uscii dal gruppo nel ’94, e mi ritrovai perso: non avevo più nulla. Intanto i membri non mi
mollavano: tra minacce (‘Se ci lasci, vedrai) e tentativi direcupero (Torna, la porta è sempre aperta), spargevano la voce che io fossi indemoniato, e che avessi fatto sesso con ragazze del gruppo. Lo dissero anche a mia madre, e minacciarono mio fratello, che era ancora con loro.
Tutto è cominciato con un test psicologico, dice Mina, 53 anni, rappresentante di case editrici. Era l’80: io lavoravo, ero separata con un figlio e abbastanza soddisfatta, ma volevo comunque migliorarmi. Il risultato del test fu che avevo poco senso di responsabilità, e che non riuscivo a portare a termine le cose. Ovviamente, attraverso i corsi tutto si sarebbe risolto. Il primo, che spiegava il funzionamento della mente, era gratis. Quello di purificazione costava un milione (di allora): prevedeva corsa, sauna e vitamine per un mese, tre ore tutti i giorni. Quello per diventare auditor qualificato (una sorta di
trainer), circa due milioni e mezzo. Ti dicono di avere la chiave di un ponte che porta alla libertà, e intanto indagano (anche presso le banche) sulle tue condizioni economiche. Se hai soldi, paghi per i corsi; sennò lavori, gratis. Ovvio che la meta non si raggiunge mai.
Io ho speso in totale otto milioni, e ho lasciato il mio lavoro per fare l’auditor. Non riuscivo a mantenermi, ho dovuto affidare mio
figlio a una parente. Poi, l’istinto di sopravvivenza è scattato. Hanno fatto un processo, urlandomi in faccia che non avrei più avuto una vita, che sarei finita male, che avrebbero reso pubblico
tutto quello che io avevo confidato, che se avessi parlato dell’organizzazione mi avrebbero denunciata". Ma come si
definisce esattamente una setta? Una spiegazione efficace del termine si trova in Mentalmente liberi. Come uscire da una setta di
Steven Hassan (ed. Avverbi). L’autore, ex moonista e oggi, dopo un master in Psicologia del counseling al Cambridge College,
ideatore di un nuovo approccio terapeutico denominato extra counseling non coercitivo, parla di culto distruttivo come ogni gruppo che violi i diritti dei membri e li danneggi con tecniche ingannevoli e immorali di controllo mentale, inteso come sistema che distrugge l’identità e l’autonomia" attraverso il controllo di comportamento (annullare il tempo libero, mantenere una struttura autoritaria), pensieri (indottrinamento, linguaggio per iniziati, annullamento delle critiche), emozioni (sensi di colpa, paure, dipendenza, fobie all’idea di abbandonare il gruppo) e informazione (accesso limitato a stampa e tv, disvelamento
graduale delle dottrine interne).

Aggiunge Patrizia Santovecchi del Grif (Gruppo di ricerca e formazione socioreligiosa) di Firenze (tel. 055.271.0758) e autrice, con Chiara Bini, di Figli di un dio tiranno (Avverbi), che riporta sconvolgenti testimonianze di fuoriusciti:
È che nessuno pensa di abbracciare un culto: si viene avvicinati da persone in apparenza simpatiche, interessanti, che fanno intravvedere una soluzione ai problemi…. Per fortuna, in molti scatta la molla per uscirne… Sì. Può trattarsi di un risveglio dell’identità originaria, della scoperta di un fatto grave commesso dal gruppo o dal leader, da un contrasto forte con gli
altri… Poi c’è chi viene cacciato; ma, di solito, fa di tutto per tornare;. Contro i santoni, la legge offre poco aiuto.
Nell’81 la Corte costituzionale ha eliminato dall’ordinamento il reato di plagio, a causa della sua formulazione troppo
generica", spiega l’avvocato Stefania Bernardini, che ha seguito diversi casi. "Ora esistono varie proposte di legge.
Una estende il reato di schiavitù al condizionamento mentale e psicologico. Resta comunque possibile contestare reati quali il
maltrattamento e la violenza privata, ma quasi tutti sono perseguibili a querela di parte. E l’aderente, o ex, è troppo soggiogato per denunciare. Le famiglie possono invocare l’incapacità del parente? "L’incapacità va dimostrata. E
questi soggetti, benché vittime di tecniche coercitive, in apparenza
mantengono una volontà autonoma.

Ma le proposte di legge affrontano anche questo aspetto.
OGNI SETTIMANA DIECI NUOVI CASI L’avvocato Jean-PierreJougla lavora in Francia ed è portavoce dell’Union Nationale des
Associations pour la défense des familles et de l’individu. Quali sono i vostri obiettivi? Il nostro obiettivo principale è di agire nei
confronti delle famiglie e degli ex adepti, di aiutarli e informarli. Avete individuato però un nuovo tipo di vittime. Sì, il corpo sociale nel suo insieme: oggi assistiamo all’emergere di una miriade di piccoli gruppi, i quali non agiscono più in campo religioso, ma si infiltrano in tutta la società attraverso le associazioni umanitarie, sportive, new age… Come si definisce una setta? Quando i membri di un dato movimento sono in una situazione di dipendenza psicologica nei confronti del capo di questo gruppo e sono
incapaci di esercitare la propria volontà. Com’è cambiata negli ultimi tempi la situazione? È un fenomeno in crescita: se una
decina d’anni fa si dibattevano in tribunale una quindicina di casi, ci sono attualmente 350 processi in corso nel penale e centinaia
nel civile. In media, ogni sezione della nostra associazione riceve informazioni su una decina di casi ogni settimana.
Da La Repubblica delle Donne Agosto 2003

da LABYRIS, n.1/2000 ©
Notiziario di informazione del CeSAP

‘Non c’è nessuna conoscenza assoluta.
E quelli che pretendono di averla, siano essi scienziati o dogmatici,
aprono le porte alla tragedia.
Tutta l’informazione è imperfetta.
Dobbiamo fidarcene con umiltà.
Questa è la condizione umana.’
(The Ascent of Man – Fjacob Bronowski)

Nei mesi scorsi un’altra notizia dell’ennesimo tragico suicidio di massa ha colpito la nostra attenzione.
Circa 1000 morti, fra cui decine di bambini sono arsi vivi assieme a rosari, a crocefissi in pezzi, a Kampala, Uganda, il 18 Marzo scorso.
Un bilancio definitivo, però, delle vittime del rogo, seguaci della setta Movimento per la restaurazione dei dieci Comandamenti non sarà mai fornito del tutto.
La stampa riferisce che nessuno si è salvato dal rogo, in quanto prima del suicidio collettivo porte e finestre della chiesa in cui gli adepti si erano rifugiati, erano opportunamente inchiodate per impedire eventuali fughe. Molti però hanno tentato ugualmente di mettersi in salvo, provando a forzare l’ingresso principale, di fronte al quale sono stati ritrovati decine di cadaveri carbonizzati.
Alla vigilia del rogo, gli aderenti della setta avevano visitato i villaggi circostanti per salutare parenti ed amici e per comunicare loro che ‘la Vergine Maria aveva promesso che sarebbe apparsa e li avrebbe condotti in paradiso’. In seguito si erano riuniti ed avevano festeggiato l’imminente fine del mondo, che sarebbe avvenuta in anticipo rispetto a quanto stabilito, dando alle fiamme tutti i propri oggetti personali.
Gli investigatori in questi giorni sono alla ricerca dei leaders della setta, in quanto convinti che questi non si siano immolati con tutti gli altri nel rogo ed ipotizzando il reato di omicidio collettivo.

I PRECEDENTI SUICIDI DI MASSA NEL MONDO

Il fenomeno dei suicidi collettivi non è una novità, purtroppo negli ultimi anni con il diffondersi di nuove forme di culto, si è manifestato con un preoccupante intensificarsi.
Difatti, pur proponendosi ai propri adepti come unica fonte di salvezza, alcuni gruppi sempre più spesso sono stati coinvolti in episodi di morti tragiche e devastanti:

• Guyana (1978): circa 900 seguaci, tra adulti e bambini, della setta del Tempio del Popolo del rev. Jim Jones, si suicidarono, bevendo del cianuro. Tra i corpi furono trovati quelli dello stesso Jones, della moglie e del figlio.
• Filippine (1985): 60 seguaci della tribù dell’Ata furono trovati morti per avvelenamento. Con questo gesto il loro guru li aveva convinti che avrebbero potuto vedere Dio.
• Corea del Sud (1987): 32 discepoli della sacerdotessa Park Soon-Ja furono ritrovati con la gola squarciata a causa di un potente veleno che avevano ingerito
• USA (1993): dopo 51 giorni di assedio a Waco, 83 aderenti alla setta di David Koresh morirono nell’incendio di un deposito in cui si erano asserragliati, assediati dalla polizia, che indagava su di loro in seguito alla morte di quattro agenti
• Vietnam (1993): 53 aderenti alla setta di Ca Van Liem si suicidarono per raggiungere il paradiso promesso dal loro capo
• Svizzera e Canada (1994): 48 adepti della setta Tempio del Sole furono trovati morti carbonizzati. Essi erano sicuri di poter approdare, così facendo, alla Loggia Bianca della stella Sirio
• USA (1997): 39 corpi di uomini e donne furono ritrovati in una villa di San Diego in California. Erano appartenenti alla setta della Porta del Paradiso e sostenevano di essere ‘angeli’ provenienti da un altro paese, dove avevano deciso di far ritorno.
TEORIE SUL CONDIZIONAMENTO

I suddetti episodi rappresentano casi estremi di una paranoia collettiva, ma sono anche sintomatici di quanto forte possa essere, in determinate condizioni, l’influenza di particolari forme di organizzazione e di ideologie sull’individuo.
Molti studiosi di tali dinamiche di gruppo interpretano l’acquiescenza dell’individuo alle decisioni dei propri capi
carismatici, sostenendo l’ipotesi del lavaggio del cervello.
Tale espressione, di dubbio valore scientifico, fu coniata dal giornalista statunitense Edward Hunter nel 1951, durante la guerra di Corea. Egli accusava i Cinesi di utilizzare con i propri prigionieri questa tattica, consistente nell’isolamento dell’individuo, nel suo controllo totale, nell’indebolimento fisico e mentale (dovuto al poco sonno e alla scarsa alimentazione), nel suscitare sensi di colpa e attacchi ai suoi sistemi di valori.
Aderire ad un nuovo credo rappresentava, pertanto, una liberazione.
Nel 1979 lo psicologo Richardson definì quasi lavaggio del cervello le tecniche di risocializzazione utilizzate dalle sette, in quanto queste ultime pur prevedendo un totalitarismo ideologico, non comportavano la coercizione fisica.
Difatti, dimostrò che la maggior parte di questi movimenti utilizzava notevoli pressioni per convincere l’individuo all’affiliazione: queste potevano assumere l’aspetto positivo di bombardamento d’amore, quando una persona viene sommersa da affetto e attenzioni immediate; ma potevano anche essere negative e far leva sui sensi di colpa e di inadeguatezza dell’individuo coinvolto.
Autori più recenti, fra cui Steven Hassan (1990) hanno preferito parlare di controllo mentale, in quanto tale definizione spiega meglio le varie pressioni sociali cui quotidianamente si è sottoposti.
Alcuni condizionamenti sono positivi, mentre altri possono risultare negativi. Questi ultimi tendono a minare l’integrità dell’individuo, portandolo anche a rimetterci la vita.
Il controllo mentale si ottiene quando un soggetto viene immerso in un nuovo sistema di credenze, dove, per funzionare, deve rimuovere la sua vecchia identità a favore di una nuova, più confacente a quella del nuovo gruppo di appartenenza.
Il controllo mentale, per la sua riuscita, presuppone l’utilizzo di una serie di tecniche sottili e sofisticate, nonché processi ipnotici e particolari dinamiche di gruppo.

UNA IPOTESI INTERPRETATIVA

Il recente suicidio di massa può essere letto come una risposta tragica ed estrema ad un’esigenza fondamentale dell’essere umano: il suo costante desiderio di ricerca di significati e valori su cui reggere la vita stessa. Quanto più profondo è il vuoto dei valori tanto più affannosa e rischiosa si fa la ricerca.
Nell’ottica del pensiero di Viktor Frankl, soprattutto negli ultimi tempi, l’incidenza del processo di automatizzazione, che caratterizza la nostra cultura, ha trasformato l’uomo in un ingranaggio di meccanismo impersonale ed anonimo, costringendolo a modificare il suo modo di interagire ed impegnarsi col mondo circostante. Egli ha così tagliato i legami col passato, con le tradizioni, non più strumenti sufficienti per dominare la natura, sviluppando un atteggiamento provvisorio dinanzi alla vita stessa ed un crescente fatalismo, che impediscono di prendere in mano il proprio destino.
Di qui lo svilupparsi di un vuoto esistenziale caratterizzato da una forte necessità di colmarlo e da una serie di fallimenti dovuti a modalità errate di risoluzione del problema. Ricercando ed annaspando, difatti, nello sfrenato desiderio di colmare i propri vuoti, egli finisce vittima di insidiosi richiami e di false certezze, che personalità deviate o furbi imbroglioni promettono.
Il pericolo della manipolazione è dunque sempre in agguato!
Fino a che l’uomo è accecato da un bisogno narcisistico e resta concentrato su se stesso, rischia di aderire a sistemi di pensiero totalitario, che promettono verità assolute, strade facili da percorrere, ideologie di comodo cui aderire, …
In questo modo l’uomo continua a trascinare la propria esistenza, lanciandosi in sentieri che hanno come traguardo la distruzione psicologica e fisica.
Storie con epiloghi tragici, come quelle dei suicidi di massa, lanciano una autentica sfida all’intera società e al singolo individuo: superare il narcisismo (nel senso del ‘non esisto che io’) che porta da atteggiamenti di esaltazione a disprezzo di sé, fino al punto di cedere la propria vita ad altri.
E’ necessario dunque che l’uomo impari a concepire il compito della vita come qualcosa di concreto che necessita di impegno e responsabilità. ‘Non c’è niente al mondo che aiuta a sopravvivere, anche nelle peggiori condizioni, ed a colmare il vuoto esistenziale, come la conoscenza che c’è un senso nella vita da trovare e da realizzare attraverso un impegno consapevole e responsabile, che va dalla creatività all’esperienza, dall’arte alla professionalità, dall’ascolto e dalla solidarietà alla sofferenza (Fizzotti, 1998, pp. 27-28)


Lorita Tinelli

BIBLIOGRAFIA

• Linee antropologiche per una bioetica personalistica di Attilio Danese, in Trattato di bioetica, a cura i F. Bellino, LEVANTE EDITORE, Bari, 1992, 165-191
• Le provocazioni del vuoto esistenziale e la logoterapia di Frankl di Eugenio Fizzotti, in Giovani, vuoto esistenziale e ricerca di senso, a cura di E. Fizzotti e A. Gismondi, LAS, Roma, 1998, 13-28
• Combatting cult mind control, di Steven Hassan, PARK STREET PRESS, Rochester-Vermont, USA, 1990

Psychological abuse and mental control

Posted by Lorita Tinelli on 26 gennaio 2011
Posted in Articoli sulle sette e nuovi culti  | Tagged With: , , , | 1 Comment

It’s going on our survey about mental control and the activity of sects that devote to this kind or practices. In this issue we host the contribution of two CeSAP’s researchers- that is the Study Centre on Psychological Abuses – and an interview of Luisa Miccoli to a victim of moral subjugation that saved by a miracle from the annihilation and is still upset by the experiences she lived.

As the deepening of these problems goes on, it is ever more evident the range these phenomena reach in our country.

Definition

There are words, actions, behaviours, interactions no law punishes, but that may result heavily injurious for persons. This kind of violence, defined as psychological, concerns several situations: the continuous provocation, the offence, the disrespect, the derision, the emotional blackmail, the silence, the deprivation of freedom, the mendacity, the betrayal of the reposed trust are only some of the forms the psychological violence may shape into.

To talk about psychological abuse it is required that one or more of these aspects are enough pervasive.

Actuation range of the psychological violence

The psychological kind violence manifests in several places, home, work and society, and so it is featured by a kind of aggressive relationship that can run along with a situation of physical or sexual ill-treatment, and that is featured by a especially threatening relationship approach.

The aspect that distinguishes such situations from others that on the other side could be defined the same way, is represented by the strongly violently intrusive behaviour put in act by the aggressor against the attacked person, that may be a weak partner or more often a son, or a pupil, a colleague…

The psychological violence put in act in families is the most acknowledged by the juridical viewpoint.

Early sentences underlined the characteristic of the home psychological violence and its effects on relationships.

A sentence by the Court of Appeal at Turin, I Civil Section, (RG. 895/99), for example attributed the failure of a marriage to the psychological violence the husband practiced over his wife:

“Indeed it emerged that the behaviour hold by S. produced for all the relationship duration, offence to the dignity of the other partner, as regard to the outward aspect by which it was cultivated and the range it was expressed, and it was objectively such to cause pains and upheaval, injury to the image and prejudicial offences to the personality of the partner…”.

The sentences denominated such methods of attack against the personal estimation using the term ‘mobbing’, charging the husband the responsibility for divorce.

The Sixth Crime Section of the Court of Cassation (3750/99) supported that the man that makes life impossible for the ex-wife, subjecting her to any kind of annoyance and vexation, is punishable with detention, for he does no perform the reciprocal respect duties he must perform even if divorced, not standing out the fact the cohabitation is over. By this assertion the court rejected the appeal of a divorced man that had tormented his ex-wife with any kind of annoyance (puncturing tyres, menaces) and for that he was condemned by the Court of Appeal of Venice for the crime of ill-treatment in family. So continuative vexations, menaces, injuries, damns etc. inside a relationship are signals of psychological abuse.

The psychological violence is practiced at work too.

Mobbing (from To mob = to assault tumultuously) is indeed a clear form of psychological violence, defined also as psychological terror, practices at job by repeated attacks by colleagues or bosses. The mobbing victim, often unaware, enters a relationship vicious circle that makes him a victim of a light and diabolic attack by a torturer. But attacks are not always striking and the victim is not able to identify clearly what is happening to him: wickedness, gospels…are the rule of the game and further they are minimized by relatives and friends to whom are told. This way the individual starts feeling a sense of inadequacy, of guilt since he does not succeed in being better and so impregnable. Psychosomatic disturbs and damages to the self-estimation are unavoidable.

One of the most invasive forms of psychological abuse is the mental control or destructive persuasion the torturer puts in act against the designed victim. Persuasion, or mental control, represents the effort to lead a person to a wanted direction, with means different from the force. The destructive persuasion is prepared according to an exact and hidden program, by the means of the strategic controls of the needs of the individual

An ambit where this form of pervasive relationship is widely applied, but in more devious way, is the radical or sectary ideology. The conviction that a “psychological outline ” features the members of radical groups is wrong, several factors act simultaneously at the recruitment. There are groups highly specialized in the recruitment techniques and mix psychoanalysis, religion, science and esoteric practices to create acquiescence in individuals. Often they circumvent defences by masking as training schools or specialist courses for operators and managers. Those groups, today very trendy are linked to the variegated world of the New Age.

The long report that the Public Security Department of the Home Office sent to the Constitutional Affairs Committee of the Chamber points especially this kind of groups, defined as ‘psycho-sects’ or ‘self-religious’, that are active in our country and practice high harmful and aggressive recruitment methods. As far as those groups support that they act in order to warrant the personal and psychological welfare of individuals, the sole thing they get with unquestionable success is recollecting huge amounts of money for their bosses. Against this kind of organizations, the report highlights, the crime action risks not having enough means: there’s not the crime of “aggression to the psychical freedom” and it is not in force anymore the crime of moral subjugation.

The maintenance inside the group is ensured by a set of techniques. Many of these groups employ also the mass hypnosis that favours an ecstatic kind attention and finally obedience. Means of hypnosis are the prey or the repetition of ritualistic phases or mantra. The words employed in these cantilenas must not be meaningful to be effective. Psychology has indeed proved that words without meaning are remembered much easier than those with sense.

Another technique, functional to the mental control and effective for the maintenance of individual in the role of victim is the manipulation of guilt: any gap in the way of living the cult is attributed to some leak in devotees. When a member starts putting in doubt that his needs find really a solution, his protests against the leaders provoke only accusation according to which he is the responsible for his own troubles (as it happens for the mobbing victim at job).

The process of turning someone in guilty is a vicious circle: the remarkable number of suicides among the practitioners of a cult, suggest that the only solution to this dilemma is the self- destruction.

Psychological abuse effects

In 1999 at our Centre’s offices (Ce.S.A.P.) 763 users applied for denouncing situations of psychological abuse: 16,4% (equal to 125 individuals) within the home ambit, 18,4% (140) at job, while nearly 57% (436) submitted at our attention a mental control problem due to one’s own adhesion to a personal cult or a relative’s adhesion. Approaches usually are by telematics ways (605 e-mail of applications per year) or by phone (65 calls) or by direct contact with our operators (93 visits). The average age of petitioners is nearly 43 years, the most it concerns women (55,5%), married (76% circa). Usually they denounce experiences of endured abuses, vexations, and lesions to their own rights, both direct and indirect. It concerns painful, menacing events, pointing out the seriousness of problems, and that let understand widest dimensions.

230 out the arrived petitions were took in charge by our professionals for:

- Psychotherapy (25%)

– Medical/pharmacological therapy (5%) – Divorce causes (56,5%)

– Educational intervention for minors (10,5%)

The feeling of personal violation is beyond description. If the petitioners had an experience inside a destructive cult, they are angry, disappointed and most times they do not want to hear about spiritual themes. In less cases the anger for they were deceived is such that victims more than apply for a help want to get the most information it’s possible about the cult they belonged to in order to take revenge (specially if they left a dear person inside the cult), or they want to make denunciation immediately.

The sizeable show emotional kind troubles and sometimes real mental disturbs. The adhesion to destructive cults, for example, lasting a distortion in a relationship, eases the structuring of physical and mental problems (it starts manifesting psychosomatic problems, nourishment disorders till getting to psychotic kind disturbs, chronic depression, alcoholism…). Several are the attempts of making suicide, specially because the victim often does not feel supported in his pain by anybody, does not find the way out and thinks that the guilt of his responsibility is only his.

The causes of divorce are different, especially when the other partner is still inside the cult. The causes are not easy especially when there are children.

Victims assert that they do not succeed in bringing in their work or engagement in the daily life, they feel shame and they still have feelings of guilt even if at distance of time. Once one of them asserted that he felt guilty for having wasted 20 years of his life in a cult, years he lived not living. Victim’s relatives, especially those of the adherents of destructive cults, and that are who more easily apply for the help centres, develop a sort of co-dependence relationship with their relative that is the adept. After several beginning experiences of failure when they attempted to solve the situation by themselves, they trend to deny the fact, when they are in front of their relative trapped, they lie to not face the situation. Most of them apply us for help to receive a miracle more than moved by the desire to engage seriously in the attempts of recovering. Some of them contact all the associations and professional they heard about on newspaper or TV, in Italy or abroad, and they send all them at the same time petitions of help. This way they turn the intervention action much more complex, due to the waste of energy. The victims’ relatives too develop psychosomatic diseases due to the disturbs related to the stress the live daily.

Help and recovering methods

During our experience we have developed methodologies, even more specific for help and recover from psychological abuse. Victims contact our operators whose task is that to check the kind of petition and according to cases sending them to the most adequate professional (physician, psychologist, psychotherapist, psychiatrist, lawyer, pedagogist). It belongs to our group also the former victims that are on disposal in the several phases of recovering with their personal experience within the specific ambit.

Once taken in charge, everyone is required to write a memorial concerning their own experience, that helps both them and operators to focus rationally their past history.

When the several users are taken in charge by the experts, some of them receive at the same time emotional support by the help-help groups. The help groups are places where processing ones’ own recovering, talking about the past trauma with individuals that had the same experience and that have been trained to give them support.

From January 2000 it has been established a help-help group for the victims of destructive cults, to which 15 person adhered. Thanks to the success of this initiative on September it will be established other groups for the victim of destructive cults and mobbing victims and their relatives.

When victims succeed in solving their problem, they develop new ways to communicate with themselves and others and have recovered their trust in neighbour, the sizeable times they want to offer their experience on others’ benefit.

© Leadership Medica year XVI – Issue 06-2000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dossier tratto da FOCUS – Febbraio 2007

È ferito, perde sangue, ma corre come un matto. Taglia i sentieri e la vegetazione delle campagne consentine, cerca aiuto. Raggiunge un ospedale a valle. È sotto shock, Tommaso, ha il respiro corto. Balbetta: «Mi hanno sparato durante una rapina». Ma non è la verità. La polizia lo mette alle strette, insiste: «Chi ti ha ridotto in queste condizioni?». L’uomo piange, prega, cede: indica una masseria sulle colline di Cosenza. L’inferno. È una notte di fine maggio del 1988. Gli agenti circondano la cascina e fanno irruzione, squarciando il velo su una scena da film horror: sessanta persone vestite di bianco, scalze e sudate, stanno scandendo una nenia misteriosa. Al centro della stanza, la santona Lidia, la guaritrice della Calabria, dirige le danze. A terra, ci sono oltre mezzo miliardo di lire, armi, una foto del piccolo Marco Fiora (rapito a Torino pochi mesi prima) e un giovane incaprettato e ucciso a colpi di pistola. Era stato l’ultimo degli adepti a tentare la fuga. L’ultimo prima di Tommaso.

Sono trascorsi quasi vent’anni dalla scoperta del Gruppo del Rosario. La setta, sulla quale gravano ancora tante ombre, era stata fondata negli anni Settanta da Antonio Naccarato. A lungo era cresciuta all’insaputa delle autorità, riuscendo a reclutare più di 800 seguaci, la maggior parte dei quali in Piemonte. Nel mondo, l’allarme sette era scattato da un pezzo: nel 1978, nel villaggio di Jonestown (Guyana), 923 adepti della setta del Tempio del Popolo si erano avvelenati col cianuro, istigati dal guru Jim Jones; episodi simili, pur con meno vittime, erano accaduti nel 1985 nelle Filippine e nel 1987 in Corea del Sud.

L’episodio di Cosenza, per l’Italia, fu un pugno nello stomaco. Il primo di una serie. Al punto da convincere il ministero dell’Interno a scandagliare il fenomeno. Un dettagliato rapporto fu pubblicato due anni prima del cambio di millennio (data fatidica per maghi e operatori dell’occulto): denunciava la presenza, nel nostro Paese, di 137 gruppi settari e di «sistemi scientificamente studiati per aggirare le difese psichiche delle persone, inducendole a un atteggiamento acritico e all’obbedienza cieca». In altre parole, alla «destrutturazione mentale degli adepti», condotti alla follia o alla rovina economica. Oggi, la Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha istituito un servizio antisette diretto da don Aldo Buonaiuto, stima che siano almeno 8 mila le associazioni italiane legate al satanismo, alla stregoneria o alla magia, o potenzialmente dedite allo sfruttamento e alla manipolazione della gente, per un numero di seguaci che oscilla fra i 600 mila e il milione. Per contrastare questo tsunami sotterraneo, nel dicembre 2006, il Servizio centrale della polizia ha dato vita a una speciale squadra antisette, formata da investigatori, analisti, criminologi e psicologi, e coordinata dal primo dirigente Luigi Carnevale.

Ma che cosa sono le sette? Darne una definizione non è semplice. «Nella maggior parte dei casi» spiega Buonaiuto «sono parodie di organizzazioni religiose, ma con obiettivi molto diversi da quelli di una religione tradizionale, e con un leader indiscusso dotato di grande carisma e ossessionato dai cerimoniali. Autoritari, dispotici, rapidi nel confondere le carte, questi movimenti possono nascere con fini ideologici apparentemente innocui (dal perseguimento della pace interiore all’adorazione di divinità esotiche), ma quasi sempre sfociano nell’abuso, nell’inganno, nella truffa, nel rifiuto delle leggi e del buon senso, nei maltrattamenti o nell’incitamento all’odio razziale». Un aspetto centrale delle sette (che possono contare dai dieci alle varie centinaia di iscritti) è che è facile entrarvi ma difficilissimo uscirne: sia per i ricatti a cui si è sottoposti e sia perché l’appartenenza a una setta tende a distruggere ogni legame familiare e sociale con l’esterno, immergendo i simpatizzanti in una realtà virtuale dove le uniche regole sono quelle dettate dal guru.

Le sette sono una galassia sfuggente, fluida, in continua evoluzione e, per questo, non c’è una classificazione universalmente accettata. Gli esperti, in genere, le suddividono in tre categorie: le sette giovanili, le lobby settarie e le sette apocalittiche (per queste ultime, si veda il box). Le prime sono per lo più gruppi dediti al satanismo, alla stregoneria o alla magia nera. Vi si aderisce per trasgressione e il sesso e la droga ne sono componenti essenziali. Al loro interno si consumano i cerimoniali più macabri: dalla riesumazione e dalla scarnificazione di cadaveri (dati in pasto agli adepti per suggellare il patto di sangue) all’omicidio. Il caso delle Bestie di Satana, svelato a Varese nel 2004 dopo l’uccisione di Mariangela Pezzotta, o quello degli Angeli di Sodoma (che adescavano studenti invitandoli a concerti di musica rock e offrendo loro ostie imbevute di Lsd) sono due esempi. Molte sparizioni e suicidi inspiegabili sono legati proprio a realtà di questo tipo. In una lettera a don Aldo, un anonimo ha raccontato che nella piccola località dove vive, «14 ragazzi e 3 donne si sono impiccati in meno di due anni», umiliati e minacciati da una setta rimasta a lungo in clandestinità. «Ci sono madri» dice Buonaiuto «che, dopo il suicidio del figlio, rinvengono nella camera della vittima pubblicazioni, testi musicali o documenti riconducibili all’attività di una setta».

Più subdole, e senz’altro più numerose, sono le cosiddette lobby settarie. Collegate ai temi dello spiritualismo, delle arti orientali, dello sciamanesimo, sono strutture con una gerarchia piramidale, frequentate da impiegati, disoccupati, liberi professionisti, medici o insegnanti, con grandi giri d’affari. Alcune sono camuffate da associazioni «benefiche», regolarmente registrate, altre sono del tutto segrete. Secondo gli investigatori, sarebbero frequenti i contatti fra queste organizzazioni e il traffico di organi, la pedofilia o lo spaccio di sostanze stupefacenti. Di questa categoria fanno parte le psico-sette (fra le quali va annoverata la controversa e gigantesca setta fondata da Ron Hubbard, Scientology).

Per attrarre le loro «prede», le psico-sette usano i metodi più diversi: da accattivanti siti internet alla pubblicità tradizionale. Organizzano seminari di memorizzazione veloce, sedute di medicina alternativa, test per valutare e accrescere le potenzialità intellettive, riunioni di chiromanzia o ginnastica rilassante, congressi dedicati alla meditazione o all’auto-guarigione. Dopo un primo incontro, le persone sono invitate a proseguire il «viaggio», durante il quale il guru della setta proverà, con tecniche collaudate, a interpretare lo stato emotivo dei partecipanti. Per cadere nella trappola non serve avere un basso grado di istruzione o vivere in contesti degradati. «In una società fragile e insicura come la nostra» nota Buonaiuto «momenti di crisi affettive o economiche sono tutt’altro che occasionali». Uscire da un’esperienza luttuosa o vivere un momento di vulnerabilità o disagio, anche con due lauree in curriculum, può essere fatale. Dice la psicologa Lorita Tinelli, docente di criminologia all’università di Bari e presidente del Cesap (il Centro sudi sugli abusi psicologici): «Le psico-sette, sempre più radicate negli ultimi anni, offrono alle persone una reinterpretazione della loro vita, rimarcandone i bisogni. Chi ha un bisogno, chi percepisce un vuoto, non ha infatti la lucidità per fare una scelta libera e personale e così si affida al proprio interlocutore. La setta promette che, seguendo un determinato percorso, si potrà superare ogni ostacolo e la vittima, alla fine, delega tutto all’organizzazione. Senza il permesso del guru, non avrà più il coraggio e la forza di fare nulla. Neppure una visita medica o una cena con i genitori».

Una volta in gabbia, cominciano i guai. I seminari e i cerimoniali hanno costi sempre più elevati: ogni nuovo incontro ha la scopo di creare fobie verso i valori tradizionali e sensi di colpa nei confronti della setta, di sgretolare l’equilibrio mentale e l’autostima degli adepti e di persuaderli che senza l’aiuto e i consigli del guru non potranno più essere se stessi. Per pagare i corsi, o sostenere l’organizzazione, c’è gente che fa fuori fino all’ultimo risparmio, che vende la macchina e la casa. Ai seguaci più brillanti, per coprire i debiti, viene proposto di lavorare come adescatori di reclute. L’adepto opera un vero e proprio transfert psicologico: «Il leader della setta» aggiunge Buonaiuto «diventa il suo unico punto di riferimento. Per lui, è disposto a subire umiliazioni, persino a ridursi in schiavitù».

Le psico-sette hanno spesso un testimonial (un adepto ai livelli alti della piramide) che racconta come la propria esistenza sia cambiata in meglio dopo l’incontro con il gruppo. Il legame fra l’attore Tom Cruise e Scientology è emblematico. Al contempo, scatta la fase dell’isolamento: «Il capo della setta» dice Luigi Carnevale «spiega all’adepto che è la famiglia a precludergli la possibilità di realizzarsi ed è perciò la famiglia l’unica causa dei suoi guai. Gli fa capire, mentendo, di essere stato violentato quand’era bambino e lo riduce in uno stato di prostrazione totale. La vittima ha il cervello resettato, la volontà annullata. Odia i genitori. E reagisce aggrappandosi ancora più saldamente al gruppo, tagliando i ponti col passato». Per evitare iniziative personali, i seguaci vengono deresponsabilizzati, educati a un linguaggio criptico (cosa che scoraggia la comunicazione con l’esterno) e convinti di essere gli eletti di un disegno imperscrutabile e divino. In alcuni casi, conducono una doppia vita: lavorano di giorno e dedicano alla setta il resto del tempo; in altri, scompaiono del tutto, ritirandosi in associazioni slegate dal mondo. Damanhur è una comunità fondata nel 1975 dal filosofo e guaritore Oberto Airaudi (alias Falco), tutt’ora guida spirituale della setta. Costituita da una quarantina di villaggi ai piedi delle Alpi piemontesi, in Valchiusella, Damanhur ospita centinaia di persone. Sul sito dell’organizzazione si legge che le conoscenze di Falco derivano «dal collegamento che Damanhur ha creato con le forze divine cosmiche del nuovo millennio».

Ci sono sette, dice Tinelli, che incentivano la procreazione, ma sostengono che un figlio, nel momento in cui viene al mondo, è membro della comunità, la quale si sostituisce ai genitori nell’educazione, «come succede tra i Bambini di Dio o, appunto, nella comunità di Damanhur». E non mancano circostanze estreme: alcuni ex appartenenti alla setta del reverendo Jim Jones, sopravvissuti al massacro della Guyana, riportarono testimonianze agghiaccianti sull’educazione che lo stesso Jones riservava ai minori.

A differenza delle sette sataniche, dove gli adepti conoscono almeno in parte il destino e la realtà a cui vanno incontro, chi entra in una psico-setta non è mai consapevole di entrare in una setta. Cosa che, naturalmente, rende ancora più complicato uscirne. «Il processo» prosegue Tinelli «è simile a quello dell’innamoramento. Dopo tanti anni insieme, bastano una parola, un episodio, un incontro fortuito con un vecchio amico, un libro, un piccolo tradimento per far aprire gli occhi all’adepto e permettergli una visione critica dell’ambiente in cui è precipitato. L’americano Steven Hassan, studioso di sette, dice che il vero io della persona rimane occultato dall’io della setta. Ma che per farlo riemergere, è sufficiente sollecitarlo». Non è facile che capiti. Però capita.

Prevedere la reazione della setta, a quel punto, è praticamente impossibile. La fuga può essere indolore. Ma se l’ex adepto decide di denunciare o rendere pubblici i metodi dell’organizzazione, apriti cielo. «Il quel caso» dice Carnevale «il rischio per il fuoriuscito è di essere aggredito, sul piano giudiziario, dalla setta e da seguaci opportunamente istruiti. Ci sono organizzazioni che dispongono di risorse e studi legali in tutte le città d’Italia». Uno degli ultimi episodi di cronaca riguarda l’associazione Arkeon. Sul sito del Cesap, qualche tempo fa, erano comparsi i messaggi di alcuni ex simpatizzanti che mettevano in guardia da «tecniche di condizionamento» e «pressioni psicologiche». Ai messaggi si sono interessate varie Procure italiane. Il gruppo Arkeon, ritenendo lesivi quegli avvertimenti, aveva chiesto l’oscuramento del sito del Cesap. Richiesta che è stata però respinta dal Tribunale di Bari. Arkeon si definisce, in Internet, come un «percorso individuale di crescita, consapevolezza e sviluppo del potere personale e della leadership».

Michele Scozzai

 

PER SAPERNE DI PIU’

Aldo Buonaiuto, Le mani occulte, Città Nuova

Steven Hassan, Mentalmente liberi. Come uscire da una setta, Avverbi

www. cesap.net. Il sito del Centro studi sugli abusi psicologici

 

BOX – SERVIZIO ANTISETTE

Il servizio antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII (fondata da don Oreste Benzi) è operativa dal 16 ottobre 2002. Nata per sostenere le vittime delle tante organizzazioni occulte presenti in Italia, è oggi un punto di riferimento anche per la magistratura e le forze dell’ordine. All’apposito numero verde (800228866, attivo 24 ore su 24) giungono in media 40-50 telefonate al giorno, senza contare le centinaia di lettere e messaggi di posta elettronica (antisette @apg23.org). Il 43% delle richieste d’aiuto viene da genitori disperati; il 34% da persone adulte cadute nella trappola delle sette; il 19% da vittime minorenni.

Il problema maggiore, quando ci si ritrova ad affrontare una setta (o, peggio, una psico-setta), è la mancanza di strumenti giuridici. Il semplice associazionismo, anche se riconducibile all’adorazione di satana, non è punibile, né lo sono il plagio o gli spropositati tariffari dei corsi. Per colpire una setta bisogna dunque puntare su reati come l’istigazione al suicidio (sempre difficile da provare), il traffico di sostanze stupefacenti o la pedofilia. Ma anche in questi casi il sistema di protezione, con studi legali agguerriti, è spesso ben oliato. Alcuni disegni di legge per contrastare il fenomeno sono allo studio.

 

LETTERA A DON ALDO BUONAIUTO / 1

Reverendissimo Padre,

ho deciso di scriverle per esprimere la mia drammatica situazione. Ho un figlio chiuso dentro un’organizzazione settaria da 5 anni. Aveva iniziato con dei corsi di aggiornamento per la sua attività lavorativa come rappresentante di una grossa azienda. Non avrei mai immaginato ciò che poi è accaduto: tali corsi diventavano sempre più frequenti e sempre più costosi. Mio figlio ci chiese prima un prestito di 10 mila euro, poi un finanziamento di altri 20 mila. Quando cercammo di affrontare il tema economico lui si arrabbiò tantissimo, minacciandoci di allontanarsi definitivamente da noi. Nel giro di un mese ha abbandonato ogni suo contatto, lasciando la sua fidanzata con la quale stava progettando un matrimonio. Sono due anni che non lo vediamo più, né sappiamo dove si trova. Abbiamo contattato l’organizzazione di cui fa parte ma senza ottenere informazioni, perché la privacy lo protegge. Siamo disperati: nostro figlio non avrebbe mai agito in questo modo. Ci aiuti, padre, perché i carabinieri ci hanno detto che non possono fare nulla, perché non ci sono leggi e perché il ragazzo è maggiorenne. Vorremmo almeno capire se è vivo, se sta bene e il motivo per cui si è dimenticato di noi.

Lettera firmata

 

LETTERA A DON ALDO BUONAIUTO / 2

Caro padre Aldo,

le scrivo per raccontarle la storia di mio figlio, che fa parte di una setta. Gli adepti vengono iniziati con un rito e viene dato loro un nuovo nome. Ogni volta che il loro grado aumenta, il nome cambia, così da restare anonimi e difficilmente identificabili. Per imparare a combattere la paura, si addestrano di notte nei cimiteri. Ho ascoltato una conversazione fra mio figlio e un altro membro della setta. Dicevano: «Se non ci guadagniamo noi con la droga, lo farà qualcun altro al posto nostro. Con la differenza che i nostri ricavi vanno a fin di bene». Ho fatto molte ricerche su questa setta, ho scritto al Vaticano e ad altre istituzioni. Ma adesso ho bisogno del vostro aiuto.

Lettera firmata

 

BOX – SETTE APOCALITTICHE

Le sette apocalittiche mirano alla distruzione dell’umanità e di se stesse. Sono tipiche di alcune aree del mondo (non dell’Italia) e hanno spesso legami con organizzazioni terroristiche internazionali. In genere, le loro azioni avvengono in periodi o date alle quali attribuiscono particolari significati. Un gruppo apocalittico è la Aum Shinrikyo, la setta giapponese che nel 1995 mise del gas nervino nella metropolitana di Tokyo, provocando la morte di una decina di persone. Gli adepti della Aum Shinrikyo, che all’epoca erano più di 40 mila, erano in cerca della «liberazione spirituale».

 

BOX – MECCANISMI PSICOLOGICI IN ALTRI CONTESTI

Meccanismi psicologici simili a quelli che avvengono nelle sette possono riprodursi anche in altri contesti: dai partiti politici agli ultrà del calcio, dai branchi giovanili alle associazioni religiose. Anche in questi casi si tende a delegare al responsabile del gruppo scelte importanti (da un voto referendario a una decisione etica, alla volontà di commettere atti di vandalismo). Ma rispetto alle sette, dicono gli psicologi, ci sono alcune differenze sostanziali. La prima: un partito o un’organizzazione di tifosi non obbligano mai a rompere col resto della società. Anzi. Spesso ne sono parte integrante, al punto da volerla modificare a seconda delle proprie aspirazioni. La seconda: è rarissimo che il leader di un gruppo religioso tradizionale o il capo di un branco giovanile entrino in modo così invasivo nella sfera personale dei «gregari», imponendo (o impedendo) amicizie e frequentazioni. Un branco è forte finché il gruppo esiste: presi singolarmente, i suoi membri appaiono molto meno convinti delle proprie azioni e dei propri atteggiamenti. La terza: a meno che non si commettano reati gravi (che possono essere usati a mo’ di ricatto), qualunque organizzazione “sana” permette di dissentire e di uscire dai ranghi senza traumi né minacce. Al massimo, con una porta sbattuta in faccia. Mentre essere membro di un partito politico o di una compagnia di tifosi può corrispondere a una fase della vita, l’adepto di una setta (fattori di disturbo a parte) è manipolato perché lo sia per sempre.

 

BOX – LA STORIA DELLE SETTE

Le sette, intese come gruppi chiusi e guidati da un leader, esistono da sempre. Ma a seconda del contesto e del periodo storico, assumono funzioni e significati diversi (e non sempre negativi). Nelle scuole filosofiche dell’antica Grecia, erano sette le cerchie di giovani che si raccoglievano intorno a un maestro per apprendere una disciplina: i seguaci più stretti, che godevano dell’amicizia e della stima dell’insegnante, erano detti scolari esoterici; gli altri, gli ascoltatori occasionali, erano invece definiti essoterici.

Altre esperienze e testimonianze sono legate al mondo dell’occulto: di sette diaboliche o sataniche si è a conoscenza fin dall’antico Egitto, e per tutta l’età romana. Nel Medioevo si diffusero gruppi di magia nera e stregoneria: nei sabba, per esempio, gli adepti partecipavano a cerimonie e orge, adoravano divinità pagane e sacrificavano animali e uomini. Gli stessi cavalieri Templari, secondo alcuni studiosi, rappresentarono una setta, all’interno della quale si consumarono pratiche e riti occulti.

E un gruppo settario era anche quello dei primi rosacrociani. Fondata nel 1614 dal monaco luterano Giovanni Valentino Andrea, l’organizzazione invitava i propri seguaci ad abbandonare i falsi maestri (ovvero il papa e Aristotele, che incarnavano la religione e la filosofia), per riscoprire l’alchimia e l’occultismo.

Il termine setta, a lungo, è stato anche sinonimo di movimento politico o società segreta: i giacobini (Francia, 1789), i massoni, gli illuminati (cui appartenne anche il poeta tedesco Wolfgang Goethe) sono tutti considerati membri di sette, ciascuna con i propri obiettivi e valori. Per non parlare della carboneria, la società segreta dell’Ottocento che intendeva riformare lo Stato secondo le idee liberali dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese, e che per molti dizionari è la setta per antonomasia. Per mascherarsi, non a caso, ricorse alla terminologia usata dai commercianti di carbone.

L’esplosione del fenomeno delle sette sataniche giovanili, delle psico-sette e delle sette apocalittiche risale invece alla seconda metà del secolo scorso, dopo che eserciti e servizi segreti (a cominciare da quelli americani) sperimentarono su volontari e prigionieri di guerra tecniche di condizionamento mentale e lavaggio del cervello.

 

SCENEGGIATURA – LE TAPPE DEL RECLUTAMENTO

L’ingresso in una setta avviene in genere in quattro fasi . Eccone i principali passaggi.

  1. Il reclutamento. Consigliato da amici o conoscenti, o attratto da messaggi pubblicitari, il potenziale adepto viene invitato a partecipare a un corso per il potenziamento delle facoltà mentali o a una seduta di rilassamento o di ginnastica dolce. Durante questi incontri, i soggetti vengono bombardati da messaggi positivi (amicizia, guarigione, ecc.) e invitati a proseguire il percorso. Il guru comincia a interpretare la vita di ognuno e a evidenziarne i bisogni e i mali. La vittima viene circondata da amore e false attenzioni (love-bombing) e, se si trova in un momento di debolezza emotiva (eventi luttuosi, crisi economiche, problemi di lavoro, litigi in famiglia) è facile che cada nella trappola.
  2. L’isolamento. Al nuovo adepto si fa credere che la causa dei suoi guai siano la famiglia e gli amici. Talvolta gli si rivela, mentendo, di essere stato violentato da piccolo. La vittima taglia progressivamente i ponti con l’esterno e mette a disposizione della setta tutti i propri averi (per pagare altri seminari o, più semplicemente, per sostenere le attività del gruppo). Il seguace perde i suoi tradizionali punti di riferimento (ufficio, casa, ecc.), comincia a odiare i genitori e delega al guru la propria volontà e le proprie scelte. La sua mente è azzerata.
  3. L’indottrinamento. La vittima viene fatta partecipare a riti e cerimonie ed è incoraggiata all’obbedienza cieca, quasi alla schiavitù. Deve vestirsi, parlare, comportarsi come il guru impone e leggere libri di preghiere e formule ripetitive. Vengono alimentati i suoi sensi di colpa nei confronti dell’organizzazione e le viene fatto credere di essere un tassello di un grande e imperscrutabile disegno cosmico o divino.
  4. Il mantenimento. All’adepto viene tolta ogni responsabilità (per evitare iniziative personali). È impegnato a lungo in attività fisiche ed è spesso privato del sonno. I suoi compagni di setta, opportunamente addestrati, gli ripetono giorno e notte che questa è la sua vera vita e non quella precedente. Se ha figli piccoli, la setta se ne può fare carico. Viene inoltre educato a un linguaggio criptico per evitare di essere compreso all’esterno. Ora è davvero in gabbia. Solo un evento particolare, un incontro fortuito, un libro «proibito» potrebbero riaprirgli gli occhi e consentirgli la fuga. Ma le conseguenze non sono sempre prevedibili.

di Michele Scozzai

Creative Commons License Il potere delle sette is licensed by Lorita Tinelli under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 United States License.