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“Sciogliere le Catene”

26 gen

Un estratto dal secondo libro di Steven Hassan “Sciogliere le catene: verso l’acquisizione di un pensiero autonomo” (FOM Press, 2000).

Capitolo 7

Comprendere le credenze e le tattiche dei gruppi distruttivi

DISTINGUERE L’INFORMAZIONE DALLA DISINFORMAZIONE

Per scoprire la verità, si deve poter distinguere tra l’informazione attendibile e la disinformazione fuorviante. Questa capacità è di particolare importanza quando si cercano informazioni sui gruppi distruttivi, perché uno dei modi in cui un gruppo si difende è proprio la diffusione di menzogne e la riduzione del confine tra realtà e finzione. Fino alla fine degli anni ’70, la questione del controllo mentale si intrecciava, agli occhi del pubblico, con l’argomento della deprogrammazione forzata. Ciò era in parte dovuto ad una campagna mediatica costosissima, finanziata dai principali gruppi distruttivi, nel tentativo di spiazzare i critici e distogliere il dibattito dai gruppi stessi. Questo dipendeva anche dal fatto che i deprogrammatori agivano, in molti casi, come giustizieri “fai da te”. Nella campagna propagandistica, i gruppi hanno etichettato la deprogrammazione come “la più grande minaccia alla libertà religiosa”. Nelle conferenze, nel materiale di diffusione – opuscoli e volantini – e nei siti web relativi ai gruppi, i deprogrammatori vengono dipinti come avidi malfattori che legano le loro vittime alla sedia, malmenandole e usando ogni tipo di violenza, fino a che queste non rinneghino le loro credenze religiose.

La Rete d’Informazione sui Gruppi distruttivi passa di mano

La Rete d’Informazione sui Gruppi distruttivi (la sigla in Inglese è CAN), la più grande organizzazione di base per le famiglie che hanno un loro caro coinvolto nei gruppi, fu da questi falsamente dipinta come un manipolo di fascisti che volevano privare le persone del diritto alla libertà religiosa. Nel 1994 , CAN perse una delle tante cause per molestie intentate dai membri dei gruppi in tutto il Paese, e la condanna dei giudici ad un risarcimento di 1875 milioni di dollari costrinse l’organizzazione a ricorrere al tribunale fallimentare. Di conseguenza, il nome CAN, il numero di casella postale, il numero telefonico di pronto intervento, e il “marchio” vennero venduti all’asta, per 20000 dollari, a Steven Hayes, membro della Chiesa di Scientology. CAN è ora parte del problema. Il lupo indossa i vestiti della nonna. Se si telefona al numero della CAN oggi, molto probabilmente risponderà un membro del gruppo distruttivo, anche se costui non rivelerà la sua affiliazione. Qualunque informazione fornita dai familiari potrebbe essere usata contro di loro nei loro sforzi di liberare il loro caro. Il sito web della CAN (cultawarenessnetwork.org) dice di essere stato attivato dalla Fondazione per la Libertà Religiosa e nega l’esistenza del controllo mentale. Il sito CAN offre un ambiguo coacervo di verità, mezze verità e menzogne, tentando altresì di affermare l’equazione “anti-gruppo = anti-religioso”. Quando un appartenente ad un gruppo visita il sito della CAN, le fobie nei confronti dei deprogrammatori, instillate dal gruppo stesso, ne escono rafforzate.

Ci sono molti altri siti web creati per rafforzare l’opera dei gruppi distruttivi, tesa a reclutare e indottrinare persone dappertutto.

Una delle tattiche di disinformazione più comuni usate dai gruppi distruttivi è il falso ragionamento noto come “il fantoccio di paglia”, in cui una persona indebolisce la posizione del suo avversario travisandone le argomentazioni e attaccando un indifendibile “fantoccio di paglia”, anziché puntare sulle questioni reali. Per esempio, i gruppi distruttivi spesso creano una falsa immagine del controllo mentale come forza misteriosa che può sopraffare chiunque in qualunque situazione. Ovviamente, questo fantoccio di paglia “tutto o niente” è più facile da abbattere rispetto alle fondate ed efficaci posizioni assunte da professionisti ben documentati ed esperti: se il controllo mentale non è mai assoluto, può tuttavia avere conseguenze devastanti.

Io metto in discussione le ragioni di qualunque individuo o gruppo che assuma la posizione estrema secondo cui in nessun caso le persone possono essere indotte, attraverso la manipolazione, ad adottare nuove credenze. A chi giova l’idea che il controllo mentale sia poco vincolante? Se il controllo mentale non è altro che un trucco, perché Philip Zimbardo, docente ed ex Presidente dell’Associazione Psicologi, tiene un corso intitolato “La Psicologia del Controllo Mentale” presso l’Università di Stanford?

I propagandisti dei gruppi distruttivi amano tentare di convincere i loro membri del fatto che il controllo mentale non è riconosciuto dai professionisti della salute mentale. Una semplice obiezione è quella di citare il DSM – IV, il manuale diagnostico dell’Associazione Psichiatrica Americana, che menziona espressamente i gruppi distruttivi e il lavaggio del cervello in 300.15, Disturbo Dissociativo NOS. Ovviamente, si possono anche citare le recensioni favorevoli del libro “Combattere il Controllo Mentale dei Gruppi Distruttivi” in The Lancet e in The American Journal of Psychiatry, del 1990.

Un’altra tattica cara agli addetti alle pubbliche relazioni per i gruppi distruttivi è quella di citare in maniera distorta le decisioni legali che coinvolgono i gruppi stessi. Quando parlate con i vostri cari, chiedete loro il caso, la citazione e, meglio ancora, la sentenza ufficiale. Quando si tratta di decisioni legali, è meglio chiedere ad un avvocato che abbia familiarità con il contenzioso relativo ai gruppi distruttivi di aiutarvi ad acquisire i documenti, per poterli mostrare e spiegare al seguace.

Difensori dei gruppi distruttivi

Oltre che dalla propaganda per il gruppo, la disinformazione viene diffusa dai membri stessi dei gruppi, così come dai difensori di questi ultimi, che usano la libertà religiosa come giustificazione per l’esistenza dei gruppi con controllo mentale.

Alcuni ricercatori di alto profilo hanno accettato denaro o altri vantaggi dai gruppi che essi stavano studiando. Per esempio, il Washington Post ha riportato che Aum Shinrikyo ha offerto il pagamento del viaggio in aereo, dell’alloggio e di altre spese essenziali, a quattro americani che erano venuti a difendere il gruppo quando la polizia giapponese aveva cominciato ad indagare su un attentato con uso di gas velenosi nella metropolitana di Tokyo, nel 1994.

 

Uno di questi americani era J. Gordon Melton che scrive libri e articoli sulle nuove religioni e che ha alle spalle una storia di difensore dei gruppi controversi, come il Jim Jones’ People’s Temple.

Quando, nel 1988, gli fu chiesto di pronunciarsi sul gruppo di Jim Jones, Melton disse: “Non si tratta di un gruppo distruttivo. E’ un gruppo cristiano rispettabile, allineato”. Melton compare anche nell’elenco online dei Referenti professionisti, curato dalla Rete d’Informazione sui Gruppi Distruttivi. In un recente numero di Nova Religio, Benjamin Zablocki, docente presso la Rutgers University (New Jersey, N.d.T.) e studioso trentennale dei gruppi distruttivi, ha spiegato come il finanziamento di questi ultimi spesso crei faziosità negli studi sui gruppi controversi.

 

I difensori dei gruppi confondono il pubblico promuovendo una visione primitiva, meccanica, del controllo mentale. Essi diffondono anche un’immagine poco fedele dei punti di vista sia di coloro che criticano i gruppi, sia degli ex seguaci. Un’argomentazione diffusa tra i difensori dei gruppi è che la testimonianza degli ex membri, o apostati, non dovrebbe essere considerata attendibile, perché queste persone possono essere state condizionate, nel giudizio, dal fatto che sono uscite dal gruppo. Secondo Melton, gli ex membri ostili invariabilmente deformano la verità. Essi alterano le proporzioni dei fatti irrilevanti e trasformano questi ultimi in eventi di grave portata. Paradossalmente, i difensori dei gruppi sembrano ignorare la possibilità che le testimonianze dei seguaci e dei leader siano di parte.

Quando il libro “Combattere il Controllo Mentale dei Gruppi distruttivi” fu pubblicato per la prima volta nel 1988, io divenni uno dei bersagli più evidenti delle campagne di disinformazione sull’argomento. Vi sono leader dei gruppi che indottrinano i loro seguaci inducendoli a considerare pericoloso parlare con me e perfino leggere il mio libro. Scientology ha un “Dossier Agent Deading” che mi riguarda. Questa cartellina contiene materiale mirante ad “uccidere” la mia immagine di persona rispettabile. Innumerevoli volte sono stato minacciato di denuncia e ho perfino ricevuto minacce di morte dai membri dei gruppi. Svariati tra questi, come i Moonies, dicono ai loro seguaci che io sono un agente di Satana. Specifiche fobie sul mio conto sono state impiantate nelle menti dei seguaci. Gli adepti vengono indottrinati ed indotti a credere che Steven Hassan sia un deprogrammatore che appoggia e frequenta persone che rapiscono, malmenano e torturano i seguaci delle nuove religioni finché questi non abiurino la loro fede in Dio. I siti web dei gruppi mi dipingono come un malvagio fazioso anti-religioso che mira a distruggere la libertà di culto.

Quando un membro di un gruppo rivolge una tale accusa a chiunque critichi il gruppo stesso, io consiglio alla famiglia di chiedere conferme: “Dacci le prove. I tuoi leader hanno circostanziato le accuse con nomi, date e luoghi? Le accuse sono state catalogate e conservate?” I leader del gruppo non vogliono che le loro accuse siano vagliate o messe in discussione. I familiari e gli amici dovrebbero chiedere di parlare con gli individui che hanno scritto dichiarazioni ufficiali negative. Si possono porre domande, e i fatti si possono comunicare. La fobia della deprogrammazione può essere smontata pezzo per pezzo, portando alla luce le menzogne e l’inganno. Questa è una strategia essenziale ed efficace per favorire la prova dei fatti.

 

Un padre: “Sto consultando il sito web del gruppo, e vi sono pagine che criticano il dr. Robert Lifton, il dr. Louis West e la dott.ssa Margaret Singer. Di che cosa si tratta? Come possiamo stabilire se questa informazione è dannosa o utile?”

Quando valutate qualunque informazione, chiedetevi:

v Qual è la fonte della critica?

v Come viene finanziata?

v Chi, esattamente, sta rivolgendo le accuse?

v Quali sono le credenziali verificabili di questa persona?

v Qual è la sua posizione nella comunità accademica e scientifica?

v Quale formazione ha? Quale esperienza? Quale reputazione?

v Che cosa ha pubblicato questa persona?

v Avete letto la sua produzione?

v Riuscite a capire ciò che lui / lei dice?

v Quando gli / le ponete domande, risponde onestamente e responsabilmente?

Da molti anni conosco il dr. Lifton, il dr. West, ormai defunto, e la dott.ssa Singer. Se da una parte non condivido tutto ciò che hanno scritto o fatto, nutro grande rispetto per i loro contributi positivi – e sono stati considerevoli – per l’umanità.

Essi erano tutti ufficiali dei servizi segreti militari degli Stati Uniti : avevano studiato il lavaggio del cervello, nella sua versione cinese, negli anni ’50 e tutti hanno avuto il coraggio necessario per attestare pubblicamente che un tale fenomeno esisteva. Leggete per conto vostro l’informazione e la disinformazione su questi individui. Formatevi un’opinione vostra. Noi americani tendiamo a non capire che i nostri diritti costituzionali non significano nulla se non siamo disposti a farci valere e ad affermarli con vigore. I gruppi distruttivi spingono molti di noi ad agire perché hanno rivelato la tendenza a privare le persone dei loro diritti. Parlando a titolo personale, io mi rifiuto di rinunciare ai miei diritti. Le storie di abuso, tradimento, molestie, intimidazione, paura, disgregazione familiare, abbandono dei figli, rovina finanziaria, devastazione personale ed emotiva che ho sentito da così tanti ex seguaci nel corso degli anni mi spingono a lottare, dandomene la forza. Credo che una delle strategie più efficaci per contrastare la disinformazione e la calunnia sia quella di aiutare gli ex membri a raccontare la loro storia, ed incoraggio gli ex seguaci che leggono questo libro a fare ciò per il loro bene e per il bene degli altri. Consiglio anche, a quanti hanno una persona cara in un gruppo distruttivo, di impegnarsi a scovare ex seguaci che abbiano storie da raccontare.

Credo ad ogni storia di un ex seguace senza sottoporla a verifica? No, certamente no. E’ possibile che alcuni ex membri esagerino le loro storie? Certamente. Credere che tutti gli ex seguaci siano credibili o che nessuno di loro lo sia sono entrambe posizioni troppo estreme. Io cerco di valutare la storia di ciascuno ed ottenere una verifica. Naturalmente, quando ci sono molte persone che raccontano esperienze simili relative ad un particolare gruppo, l’informazione di solito si rivela credibile. La maggior parte degli ex seguaci fanno sentire la loro voce con grande rischio personale e con poco o nulla da guadagnare, se non gli effetti terapeutici del farsi avanti per denunciare un’ingiustizia, e forse per aiutare gli altri.

Gli ex membri del gruppo e i loro amici e familiari sono dei sopravvissuti, e la loro testimonianza è la prova lampante che una persona può uscire da un gruppo distruttivo e continuare a condurre una vita serena e produttiva.

Sentire le loro parole solidali e incoraggianti può contribuire ad indicare ad un seguace confuso e insoddisfatto la strada per trasformarsi in un ex seguace più sicuro e contento. Esibendo l’altra faccia della medaglia, gli ex membri dimostrano al vostro caro che uscirne è una scelta possibile. Una volta che ciò appaia un’alternativa realmente percorribile, è generalmente solo una questione di tempo e la persona deciderà di lasciare il gruppo.

Traduzione di Lidia De Stefanis

 
 

Arrivano le psicosette

26 gen

 

Fra terapia di gruppo, magia e religione fioriscono nuovi culti che trovano i loro adepti nella middle class. L’allarme parte dalla
Francia, dove i casi di plagio si moltiplicano. E da noi? Il fenomeno, dicono gli esperti, è in ascesa
di Ambra Radaelli

 

La psicanalisi ormai mostra la corda. La religione ufficiale altrettanto, e da ancora più tempo. Ma all’incrocio fra queste due
esperienze, all’apparenza così lontane, fiorisce in modo preoccupante una nuova generazione di quelle che gli esperti  definiscono psicosette.

Cultura e intelligenza? Non proteggono: il quotidiano francese Libération sostiene che l’1% dei medici francesi sarebbe in qualche modo legato a uno di questi gruppi, a carattere soprattutto psicologico, ma anche magico o religioso. E lancia l’allarme con un titolo a tutta pagina:
La deriva settaria della psicoterapi. E in Italia? Per il nostro Paese esiste un unico elenco ufficiale, pubblicato nel 1998 dal ministero dell’Interno, dipartimento di Pubblica sicurezza.
Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia stima che i gruppi del primo tipo fossero all’epoca 76, con 78.500 aderenti; 61
i movimenti magici, con 4.600 membri. Ma qualunque dato è parziale: i gruppi si riformano ogni giorno sotto nomi diversi, magari mascherati da associazioni culturali, dice la psicologa Lorita Tinelli, presidente del Cesap (Centro studi abusi psicologici, www.cesap.net ). In questo periodo vanno per la maggiore appunto le psicosette. Il leader carismatico sostiene di avere conseguito all’estero titoli non riconosciuti in Italia, e di poter curare ogni patologia, fisica ed emotiva. La gente, in questi gruppi, cerca tranquillità, serenità, non tanto un’esperienza spirituale; ecco perché vengono preferiti a quelli
religiosi. Gli aderenti non sono affatto sprovveduti, bensì persone molto colte, interessate alle terapie alternative. In un momento di fragilità, chiunque può innamorarsi di un culto.

E l’allarme di Libération è fondato? Sì, anche da noi esistono società di psicoterapia devianti, un fenomeno ancora circoscritto. Ma se le conseguenze sui fuoriusciti sono pesanti (Stress post traumatico, somatizzazioni, problemi relazionali, dipendenza, sfiducia, vuoti di memoria. Ma tutto dipende dal tempo di permanenza nella setta), neppure i leader sono esempi di stabilità… Mostrano un narcisismo elevato, con disturbi della personalità. Quando il potere sfugge loro, possono arrivare a spingere i seguaci al suicidio
collettivo.

Ecco le testimonianze di due fuoriusciti.
Andrea, il nostro capo, all’inizio era legato all’ambiente cattolico, racconta Giovanni, 46 anni, impiegato ed ex
adepto (i nomi sono di fantasia). Teneva incontri di preghiera presso la curia; non pochi sacerdoti lo seguivano. Poi ne è stato allontanato, e ha dato vita a una comunità. Riceveva i malati; ci si doveva presentare alle sei del mattino, per accaparrarsi uno dei biglietti, che finivano subito. Io mi sono rivolto a lui nell’87, perché rischiavo di perdere la vista. Andrea mi mise le mani sugli occhi, dicendo chi mi stava curando. Entrai nei gruppi di preghiera e poi nella comunità: dicevamo di essere la nuova chiesa, portavamo lunghe tuniche con al centro un simbolo.
Ci incontravamo d’estate, la notte, e cercavamo di cacciare l’anticristo e i suoi seguaci con danze e invocazioni. Sì, perché secondo Andrea eravamo circondati di demoni, che prendevano sembianze umane o di insetti. Intanto i miei occhi stavano meglio,
probabilmente grazie alla medicina, ma io davo il merito alla mia guida spirituale. Le cui richieste di denaro erano continue: far benedire una casa costava mezzo milione di vecchie lire. Alcuni gli versavano anche tutto lo stipendio. Subivamo maltrattamenti,
verbali e fisici: Andrea tagliava i capelli alle ragazze perché imparassero l’umiltà, mortificava le persone pubblicamente e
proibiva i rapporti sessuali anche tra coniugi. La regola non valeva er lui, che chiedeva prestazioni ai propri sacerdoti. Diceva che le donne erano robot privi di intelligenza, creati da Satana per ingannare l’uomo attraverso la magia nera. Nel ’91, il suo braccio
destro non solo lasciò il marito dietro suo consiglio, ma ebbe seri problemi psichici: vedeva i demoni sullo schermo del computer. I familiari la fecero ricoverare, e denunciarono Andrea. Quello stesso anno, il cardinale della città dichiarò, in una bolla pubblica,
che il santone nulla aveva a che fare con la chiesa cattolica.
Intanto, nelle sue mire sessuali ero entrato anch’io. Non volli cedere, e per due anni subii botte e riunioni in cui tutti mi attaccavano, con termini pesantissimi. Uscii dal gruppo nel ’94, e mi ritrovai perso: non avevo più nulla. Intanto i membri non mi
mollavano: tra minacce (‘Se ci lasci, vedrai) e tentativi direcupero (Torna, la porta è sempre aperta), spargevano la voce che io fossi indemoniato, e che avessi fatto sesso con ragazze del gruppo. Lo dissero anche a mia madre, e minacciarono mio fratello, che era ancora con loro.
Tutto è cominciato con un test psicologico, dice Mina, 53 anni, rappresentante di case editrici. Era l’80: io lavoravo, ero separata con un figlio e abbastanza soddisfatta, ma volevo comunque migliorarmi. Il risultato del test fu che avevo poco senso di responsabilità, e che non riuscivo a portare a termine le cose. Ovviamente, attraverso i corsi tutto si sarebbe risolto. Il primo, che spiegava il funzionamento della mente, era gratis. Quello di purificazione costava un milione (di allora): prevedeva corsa, sauna e vitamine per un mese, tre ore tutti i giorni. Quello per diventare auditor qualificato (una sorta di
trainer), circa due milioni e mezzo. Ti dicono di avere la chiave di un ponte che porta alla libertà, e intanto indagano (anche presso le banche) sulle tue condizioni economiche. Se hai soldi, paghi per i corsi; sennò lavori, gratis. Ovvio che la meta non si raggiunge mai.
Io ho speso in totale otto milioni, e ho lasciato il mio lavoro per fare l’auditor. Non riuscivo a mantenermi, ho dovuto affidare mio
figlio a una parente. Poi, l’istinto di sopravvivenza è scattato. Hanno fatto un processo, urlandomi in faccia che non avrei più avuto una vita, che sarei finita male, che avrebbero reso pubblico
tutto quello che io avevo confidato, che se avessi parlato dell’organizzazione mi avrebbero denunciata". Ma come si
definisce esattamente una setta? Una spiegazione efficace del termine si trova in Mentalmente liberi. Come uscire da una setta di
Steven Hassan (ed. Avverbi). L’autore, ex moonista e oggi, dopo un master in Psicologia del counseling al Cambridge College,
ideatore di un nuovo approccio terapeutico denominato extra counseling non coercitivo, parla di culto distruttivo come ogni gruppo che violi i diritti dei membri e li danneggi con tecniche ingannevoli e immorali di controllo mentale, inteso come sistema che distrugge l’identità e l’autonomia" attraverso il controllo di comportamento (annullare il tempo libero, mantenere una struttura autoritaria), pensieri (indottrinamento, linguaggio per iniziati, annullamento delle critiche), emozioni (sensi di colpa, paure, dipendenza, fobie all’idea di abbandonare il gruppo) e informazione (accesso limitato a stampa e tv, disvelamento
graduale delle dottrine interne).

Aggiunge Patrizia Santovecchi del Grif (Gruppo di ricerca e formazione socioreligiosa) di Firenze (tel. 055.271.0758) e autrice, con Chiara Bini, di Figli di un dio tiranno (Avverbi), che riporta sconvolgenti testimonianze di fuoriusciti:
È che nessuno pensa di abbracciare un culto: si viene avvicinati da persone in apparenza simpatiche, interessanti, che fanno intravvedere una soluzione ai problemi…. Per fortuna, in molti scatta la molla per uscirne… Sì. Può trattarsi di un risveglio dell’identità originaria, della scoperta di un fatto grave commesso dal gruppo o dal leader, da un contrasto forte con gli
altri… Poi c’è chi viene cacciato; ma, di solito, fa di tutto per tornare;. Contro i santoni, la legge offre poco aiuto.
Nell’81 la Corte costituzionale ha eliminato dall’ordinamento il reato di plagio, a causa della sua formulazione troppo
generica", spiega l’avvocato Stefania Bernardini, che ha seguito diversi casi. "Ora esistono varie proposte di legge.
Una estende il reato di schiavitù al condizionamento mentale e psicologico. Resta comunque possibile contestare reati quali il
maltrattamento e la violenza privata, ma quasi tutti sono perseguibili a querela di parte. E l’aderente, o ex, è troppo soggiogato per denunciare. Le famiglie possono invocare l’incapacità del parente? "L’incapacità va dimostrata. E
questi soggetti, benché vittime di tecniche coercitive, in apparenza
mantengono una volontà autonoma.

Ma le proposte di legge affrontano anche questo aspetto.
OGNI SETTIMANA DIECI NUOVI CASI L’avvocato Jean-PierreJougla lavora in Francia ed è portavoce dell’Union Nationale des
Associations pour la défense des familles et de l’individu. Quali sono i vostri obiettivi? Il nostro obiettivo principale è di agire nei
confronti delle famiglie e degli ex adepti, di aiutarli e informarli. Avete individuato però un nuovo tipo di vittime. Sì, il corpo sociale nel suo insieme: oggi assistiamo all’emergere di una miriade di piccoli gruppi, i quali non agiscono più in campo religioso, ma si infiltrano in tutta la società attraverso le associazioni umanitarie, sportive, new age… Come si definisce una setta? Quando i membri di un dato movimento sono in una situazione di dipendenza psicologica nei confronti del capo di questo gruppo e sono
incapaci di esercitare la propria volontà. Com’è cambiata negli ultimi tempi la situazione? È un fenomeno in crescita: se una
decina d’anni fa si dibattevano in tribunale una quindicina di casi, ci sono attualmente 350 processi in corso nel penale e centinaia
nel civile. In media, ogni sezione della nostra associazione riceve informazioni su una decina di casi ogni settimana.
Da La Repubblica delle Donne Agosto 2003

 
 

SUICIDI DI MASSA: alla ricerca della verità assoluta

26 gen

da LABYRIS, n.1/2000 ©
Notiziario di informazione del CeSAP

‘Non c’è nessuna conoscenza assoluta.
E quelli che pretendono di averla, siano essi scienziati o dogmatici,
aprono le porte alla tragedia.
Tutta l’informazione è imperfetta.
Dobbiamo fidarcene con umiltà.
Questa è la condizione umana.’
(The Ascent of Man – Fjacob Bronowski)

Nei mesi scorsi un’altra notizia dell’ennesimo tragico suicidio di massa ha colpito la nostra attenzione.
Circa 1000 morti, fra cui decine di bambini sono arsi vivi assieme a rosari, a crocefissi in pezzi, a Kampala, Uganda, il 18 Marzo scorso.
Un bilancio definitivo, però, delle vittime del rogo, seguaci della setta Movimento per la restaurazione dei dieci Comandamenti non sarà mai fornito del tutto.
La stampa riferisce che nessuno si è salvato dal rogo, in quanto prima del suicidio collettivo porte e finestre della chiesa in cui gli adepti si erano rifugiati, erano opportunamente inchiodate per impedire eventuali fughe. Molti però hanno tentato ugualmente di mettersi in salvo, provando a forzare l’ingresso principale, di fronte al quale sono stati ritrovati decine di cadaveri carbonizzati.
Alla vigilia del rogo, gli aderenti della setta avevano visitato i villaggi circostanti per salutare parenti ed amici e per comunicare loro che ‘la Vergine Maria aveva promesso che sarebbe apparsa e li avrebbe condotti in paradiso’. In seguito si erano riuniti ed avevano festeggiato l’imminente fine del mondo, che sarebbe avvenuta in anticipo rispetto a quanto stabilito, dando alle fiamme tutti i propri oggetti personali.
Gli investigatori in questi giorni sono alla ricerca dei leaders della setta, in quanto convinti che questi non si siano immolati con tutti gli altri nel rogo ed ipotizzando il reato di omicidio collettivo.

I PRECEDENTI SUICIDI DI MASSA NEL MONDO

Il fenomeno dei suicidi collettivi non è una novità, purtroppo negli ultimi anni con il diffondersi di nuove forme di culto, si è manifestato con un preoccupante intensificarsi.
Difatti, pur proponendosi ai propri adepti come unica fonte di salvezza, alcuni gruppi sempre più spesso sono stati coinvolti in episodi di morti tragiche e devastanti:

• Guyana (1978): circa 900 seguaci, tra adulti e bambini, della setta del Tempio del Popolo del rev. Jim Jones, si suicidarono, bevendo del cianuro. Tra i corpi furono trovati quelli dello stesso Jones, della moglie e del figlio.
• Filippine (1985): 60 seguaci della tribù dell’Ata furono trovati morti per avvelenamento. Con questo gesto il loro guru li aveva convinti che avrebbero potuto vedere Dio.
• Corea del Sud (1987): 32 discepoli della sacerdotessa Park Soon-Ja furono ritrovati con la gola squarciata a causa di un potente veleno che avevano ingerito
• USA (1993): dopo 51 giorni di assedio a Waco, 83 aderenti alla setta di David Koresh morirono nell’incendio di un deposito in cui si erano asserragliati, assediati dalla polizia, che indagava su di loro in seguito alla morte di quattro agenti
• Vietnam (1993): 53 aderenti alla setta di Ca Van Liem si suicidarono per raggiungere il paradiso promesso dal loro capo
• Svizzera e Canada (1994): 48 adepti della setta Tempio del Sole furono trovati morti carbonizzati. Essi erano sicuri di poter approdare, così facendo, alla Loggia Bianca della stella Sirio
• USA (1997): 39 corpi di uomini e donne furono ritrovati in una villa di San Diego in California. Erano appartenenti alla setta della Porta del Paradiso e sostenevano di essere ‘angeli’ provenienti da un altro paese, dove avevano deciso di far ritorno.
TEORIE SUL CONDIZIONAMENTO

I suddetti episodi rappresentano casi estremi di una paranoia collettiva, ma sono anche sintomatici di quanto forte possa essere, in determinate condizioni, l’influenza di particolari forme di organizzazione e di ideologie sull’individuo.
Molti studiosi di tali dinamiche di gruppo interpretano l’acquiescenza dell’individuo alle decisioni dei propri capi
carismatici, sostenendo l’ipotesi del lavaggio del cervello.
Tale espressione, di dubbio valore scientifico, fu coniata dal giornalista statunitense Edward Hunter nel 1951, durante la guerra di Corea. Egli accusava i Cinesi di utilizzare con i propri prigionieri questa tattica, consistente nell’isolamento dell’individuo, nel suo controllo totale, nell’indebolimento fisico e mentale (dovuto al poco sonno e alla scarsa alimentazione), nel suscitare sensi di colpa e attacchi ai suoi sistemi di valori.
Aderire ad un nuovo credo rappresentava, pertanto, una liberazione.
Nel 1979 lo psicologo Richardson definì quasi lavaggio del cervello le tecniche di risocializzazione utilizzate dalle sette, in quanto queste ultime pur prevedendo un totalitarismo ideologico, non comportavano la coercizione fisica.
Difatti, dimostrò che la maggior parte di questi movimenti utilizzava notevoli pressioni per convincere l’individuo all’affiliazione: queste potevano assumere l’aspetto positivo di bombardamento d’amore, quando una persona viene sommersa da affetto e attenzioni immediate; ma potevano anche essere negative e far leva sui sensi di colpa e di inadeguatezza dell’individuo coinvolto.
Autori più recenti, fra cui Steven Hassan (1990) hanno preferito parlare di controllo mentale, in quanto tale definizione spiega meglio le varie pressioni sociali cui quotidianamente si è sottoposti.
Alcuni condizionamenti sono positivi, mentre altri possono risultare negativi. Questi ultimi tendono a minare l’integrità dell’individuo, portandolo anche a rimetterci la vita.
Il controllo mentale si ottiene quando un soggetto viene immerso in un nuovo sistema di credenze, dove, per funzionare, deve rimuovere la sua vecchia identità a favore di una nuova, più confacente a quella del nuovo gruppo di appartenenza.
Il controllo mentale, per la sua riuscita, presuppone l’utilizzo di una serie di tecniche sottili e sofisticate, nonché processi ipnotici e particolari dinamiche di gruppo.

UNA IPOTESI INTERPRETATIVA

Il recente suicidio di massa può essere letto come una risposta tragica ed estrema ad un’esigenza fondamentale dell’essere umano: il suo costante desiderio di ricerca di significati e valori su cui reggere la vita stessa. Quanto più profondo è il vuoto dei valori tanto più affannosa e rischiosa si fa la ricerca.
Nell’ottica del pensiero di Viktor Frankl, soprattutto negli ultimi tempi, l’incidenza del processo di automatizzazione, che caratterizza la nostra cultura, ha trasformato l’uomo in un ingranaggio di meccanismo impersonale ed anonimo, costringendolo a modificare il suo modo di interagire ed impegnarsi col mondo circostante. Egli ha così tagliato i legami col passato, con le tradizioni, non più strumenti sufficienti per dominare la natura, sviluppando un atteggiamento provvisorio dinanzi alla vita stessa ed un crescente fatalismo, che impediscono di prendere in mano il proprio destino.
Di qui lo svilupparsi di un vuoto esistenziale caratterizzato da una forte necessità di colmarlo e da una serie di fallimenti dovuti a modalità errate di risoluzione del problema. Ricercando ed annaspando, difatti, nello sfrenato desiderio di colmare i propri vuoti, egli finisce vittima di insidiosi richiami e di false certezze, che personalità deviate o furbi imbroglioni promettono.
Il pericolo della manipolazione è dunque sempre in agguato!
Fino a che l’uomo è accecato da un bisogno narcisistico e resta concentrato su se stesso, rischia di aderire a sistemi di pensiero totalitario, che promettono verità assolute, strade facili da percorrere, ideologie di comodo cui aderire, …
In questo modo l’uomo continua a trascinare la propria esistenza, lanciandosi in sentieri che hanno come traguardo la distruzione psicologica e fisica.
Storie con epiloghi tragici, come quelle dei suicidi di massa, lanciano una autentica sfida all’intera società e al singolo individuo: superare il narcisismo (nel senso del ‘non esisto che io’) che porta da atteggiamenti di esaltazione a disprezzo di sé, fino al punto di cedere la propria vita ad altri.
E’ necessario dunque che l’uomo impari a concepire il compito della vita come qualcosa di concreto che necessita di impegno e responsabilità. ‘Non c’è niente al mondo che aiuta a sopravvivere, anche nelle peggiori condizioni, ed a colmare il vuoto esistenziale, come la conoscenza che c’è un senso nella vita da trovare e da realizzare attraverso un impegno consapevole e responsabile, che va dalla creatività all’esperienza, dall’arte alla professionalità, dall’ascolto e dalla solidarietà alla sofferenza (Fizzotti, 1998, pp. 27-28)


Lorita Tinelli

BIBLIOGRAFIA

• Linee antropologiche per una bioetica personalistica di Attilio Danese, in Trattato di bioetica, a cura i F. Bellino, LEVANTE EDITORE, Bari, 1992, 165-191
• Le provocazioni del vuoto esistenziale e la logoterapia di Frankl di Eugenio Fizzotti, in Giovani, vuoto esistenziale e ricerca di senso, a cura di E. Fizzotti e A. Gismondi, LAS, Roma, 1998, 13-28
• Combatting cult mind control, di Steven Hassan, PARK STREET PRESS, Rochester-Vermont, USA, 1990

 

Psychological abuse and mental control

26 gen

It’s going on our survey about mental control and the activity of sects that devote to this kind or practices. In this issue we host the contribution of two CeSAP’s researchers- that is the Study Centre on Psychological Abuses – and an interview of Luisa Miccoli to a victim of moral subjugation that saved by a miracle from the annihilation and is still upset by the experiences she lived.

As the deepening of these problems goes on, it is ever more evident the range these phenomena reach in our country.

Definition

There are words, actions, behaviours, interactions no law punishes, but that may result heavily injurious for persons. This kind of violence, defined as psychological, concerns several situations: the continuous provocation, the offence, the disrespect, the derision, the emotional blackmail, the silence, the deprivation of freedom, the mendacity, the betrayal of the reposed trust are only some of the forms the psychological violence may shape into.

To talk about psychological abuse it is required that one or more of these aspects are enough pervasive.

Actuation range of the psychological violence

The psychological kind violence manifests in several places, home, work and society, and so it is featured by a kind of aggressive relationship that can run along with a situation of physical or sexual ill-treatment, and that is featured by a especially threatening relationship approach.

The aspect that distinguishes such situations from others that on the other side could be defined the same way, is represented by the strongly violently intrusive behaviour put in act by the aggressor against the attacked person, that may be a weak partner or more often a son, or a pupil, a colleague…

The psychological violence put in act in families is the most acknowledged by the juridical viewpoint.

Early sentences underlined the characteristic of the home psychological violence and its effects on relationships.

A sentence by the Court of Appeal at Turin, I Civil Section, (RG. 895/99), for example attributed the failure of a marriage to the psychological violence the husband practiced over his wife:

“Indeed it emerged that the behaviour hold by S. produced for all the relationship duration, offence to the dignity of the other partner, as regard to the outward aspect by which it was cultivated and the range it was expressed, and it was objectively such to cause pains and upheaval, injury to the image and prejudicial offences to the personality of the partner…”.

The sentences denominated such methods of attack against the personal estimation using the term ‘mobbing’, charging the husband the responsibility for divorce.

The Sixth Crime Section of the Court of Cassation (3750/99) supported that the man that makes life impossible for the ex-wife, subjecting her to any kind of annoyance and vexation, is punishable with detention, for he does no perform the reciprocal respect duties he must perform even if divorced, not standing out the fact the cohabitation is over. By this assertion the court rejected the appeal of a divorced man that had tormented his ex-wife with any kind of annoyance (puncturing tyres, menaces) and for that he was condemned by the Court of Appeal of Venice for the crime of ill-treatment in family. So continuative vexations, menaces, injuries, damns etc. inside a relationship are signals of psychological abuse.

The psychological violence is practiced at work too.

Mobbing (from To mob = to assault tumultuously) is indeed a clear form of psychological violence, defined also as psychological terror, practices at job by repeated attacks by colleagues or bosses. The mobbing victim, often unaware, enters a relationship vicious circle that makes him a victim of a light and diabolic attack by a torturer. But attacks are not always striking and the victim is not able to identify clearly what is happening to him: wickedness, gospels…are the rule of the game and further they are minimized by relatives and friends to whom are told. This way the individual starts feeling a sense of inadequacy, of guilt since he does not succeed in being better and so impregnable. Psychosomatic disturbs and damages to the self-estimation are unavoidable.

One of the most invasive forms of psychological abuse is the mental control or destructive persuasion the torturer puts in act against the designed victim. Persuasion, or mental control, represents the effort to lead a person to a wanted direction, with means different from the force. The destructive persuasion is prepared according to an exact and hidden program, by the means of the strategic controls of the needs of the individual

An ambit where this form of pervasive relationship is widely applied, but in more devious way, is the radical or sectary ideology. The conviction that a “psychological outline ” features the members of radical groups is wrong, several factors act simultaneously at the recruitment. There are groups highly specialized in the recruitment techniques and mix psychoanalysis, religion, science and esoteric practices to create acquiescence in individuals. Often they circumvent defences by masking as training schools or specialist courses for operators and managers. Those groups, today very trendy are linked to the variegated world of the New Age.

The long report that the Public Security Department of the Home Office sent to the Constitutional Affairs Committee of the Chamber points especially this kind of groups, defined as ‘psycho-sects’ or ‘self-religious’, that are active in our country and practice high harmful and aggressive recruitment methods. As far as those groups support that they act in order to warrant the personal and psychological welfare of individuals, the sole thing they get with unquestionable success is recollecting huge amounts of money for their bosses. Against this kind of organizations, the report highlights, the crime action risks not having enough means: there’s not the crime of “aggression to the psychical freedom” and it is not in force anymore the crime of moral subjugation.

The maintenance inside the group is ensured by a set of techniques. Many of these groups employ also the mass hypnosis that favours an ecstatic kind attention and finally obedience. Means of hypnosis are the prey or the repetition of ritualistic phases or mantra. The words employed in these cantilenas must not be meaningful to be effective. Psychology has indeed proved that words without meaning are remembered much easier than those with sense.

Another technique, functional to the mental control and effective for the maintenance of individual in the role of victim is the manipulation of guilt: any gap in the way of living the cult is attributed to some leak in devotees. When a member starts putting in doubt that his needs find really a solution, his protests against the leaders provoke only accusation according to which he is the responsible for his own troubles (as it happens for the mobbing victim at job).

The process of turning someone in guilty is a vicious circle: the remarkable number of suicides among the practitioners of a cult, suggest that the only solution to this dilemma is the self- destruction.

Psychological abuse effects

In 1999 at our Centre’s offices (Ce.S.A.P.) 763 users applied for denouncing situations of psychological abuse: 16,4% (equal to 125 individuals) within the home ambit, 18,4% (140) at job, while nearly 57% (436) submitted at our attention a mental control problem due to one’s own adhesion to a personal cult or a relative’s adhesion. Approaches usually are by telematics ways (605 e-mail of applications per year) or by phone (65 calls) or by direct contact with our operators (93 visits). The average age of petitioners is nearly 43 years, the most it concerns women (55,5%), married (76% circa). Usually they denounce experiences of endured abuses, vexations, and lesions to their own rights, both direct and indirect. It concerns painful, menacing events, pointing out the seriousness of problems, and that let understand widest dimensions.

230 out the arrived petitions were took in charge by our professionals for:

- Psychotherapy (25%)

– Medical/pharmacological therapy (5%) – Divorce causes (56,5%)

– Educational intervention for minors (10,5%)

The feeling of personal violation is beyond description. If the petitioners had an experience inside a destructive cult, they are angry, disappointed and most times they do not want to hear about spiritual themes. In less cases the anger for they were deceived is such that victims more than apply for a help want to get the most information it’s possible about the cult they belonged to in order to take revenge (specially if they left a dear person inside the cult), or they want to make denunciation immediately.

The sizeable show emotional kind troubles and sometimes real mental disturbs. The adhesion to destructive cults, for example, lasting a distortion in a relationship, eases the structuring of physical and mental problems (it starts manifesting psychosomatic problems, nourishment disorders till getting to psychotic kind disturbs, chronic depression, alcoholism…). Several are the attempts of making suicide, specially because the victim often does not feel supported in his pain by anybody, does not find the way out and thinks that the guilt of his responsibility is only his.

The causes of divorce are different, especially when the other partner is still inside the cult. The causes are not easy especially when there are children.

Victims assert that they do not succeed in bringing in their work or engagement in the daily life, they feel shame and they still have feelings of guilt even if at distance of time. Once one of them asserted that he felt guilty for having wasted 20 years of his life in a cult, years he lived not living. Victim’s relatives, especially those of the adherents of destructive cults, and that are who more easily apply for the help centres, develop a sort of co-dependence relationship with their relative that is the adept. After several beginning experiences of failure when they attempted to solve the situation by themselves, they trend to deny the fact, when they are in front of their relative trapped, they lie to not face the situation. Most of them apply us for help to receive a miracle more than moved by the desire to engage seriously in the attempts of recovering. Some of them contact all the associations and professional they heard about on newspaper or TV, in Italy or abroad, and they send all them at the same time petitions of help. This way they turn the intervention action much more complex, due to the waste of energy. The victims’ relatives too develop psychosomatic diseases due to the disturbs related to the stress the live daily.

Help and recovering methods

During our experience we have developed methodologies, even more specific for help and recover from psychological abuse. Victims contact our operators whose task is that to check the kind of petition and according to cases sending them to the most adequate professional (physician, psychologist, psychotherapist, psychiatrist, lawyer, pedagogist). It belongs to our group also the former victims that are on disposal in the several phases of recovering with their personal experience within the specific ambit.

Once taken in charge, everyone is required to write a memorial concerning their own experience, that helps both them and operators to focus rationally their past history.

When the several users are taken in charge by the experts, some of them receive at the same time emotional support by the help-help groups. The help groups are places where processing ones’ own recovering, talking about the past trauma with individuals that had the same experience and that have been trained to give them support.

From January 2000 it has been established a help-help group for the victims of destructive cults, to which 15 person adhered. Thanks to the success of this initiative on September it will be established other groups for the victim of destructive cults and mobbing victims and their relatives.

When victims succeed in solving their problem, they develop new ways to communicate with themselves and others and have recovered their trust in neighbour, the sizeable times they want to offer their experience on others’ benefit.

© Leadership Medica year XVI – Issue 06-2000

 

Il potere delle sette

21 apr

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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