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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

di

 

ati
Per lungo tempo, non ho saputo come spiegare alla gente come sono cresciuta.

Vivevo in Minnesota, dove la mia famiglia frequentava la chiesa evangelica delle Assemblee di Dio, nell’estrema periferia: la maggior parte delle persone l’avrebbero considerata conservatrice, ma essa era più la più convenzionale tra quelle in cui eravamo finiti. I miei fratelli e io indossavamo pantaloncini durante l’estate, ascoltavamo la musica e guardavamo Full House in TV.

Il passaggio della mia famiglia nel culto Istituto di Alta Formazione (ATI) – la propagine di educazione domestica dell’Institute in Basic Life Principles di Bill Gothard ora conosciuto a causa della sua associazione con la famiglia Duggar – fu lento. L’istituto insegna una rigida gerarchia dove Dio viene prima, gli uomini vengono in secondo luogo, le donne sono al terzo posto e i bambini sono all’ultimo. Come per molte persone che entrano nei culti, i miei genitori furono introdotti grazie agli insegnamenti di un leader – Gothard – il cui carisma e senso di correttezza morale alla fine lo rendevano irresistibile.

Bill Gothard

 

In terza elementare, i miei genitori hanno deciso di iniziare un corso a domicilio e furono introdotte nel percorso ATI da un amico di famiglia. Non sembrava così fuori dal convenzionale, all’inizio. Quando abbiamo partecipato ai seminari di Gothard, per esempio, siamo stati ammassati nel St Paul Civic Center con migliaia di altre famiglie che non sembravano poi così diverse da noi. In poco tempo, siamo stati invitati in una relativamente grande chiesa a Minneapolis, fondata su principi di ATI, dove la maggior parte dei membri riteneva fosse importante dare alla luce il maggior numero di bambini possibile per rafforzare il regno di Dio – quello che sarebbe poi diventato noto come il movimento “Quiverfull”. (Con solo quattro bambini, la nostra famiglia era una delle più piccole nella chiesa).

 
L’impotanza del controllo di ogni aspetto della vita di una donna era centrale nello stile di vita dell’ATI, e conforme ai gusti personali di Gothard e divenne un’ossessione condivisa per uomini e donne. Questo significava portare i nostri capelli (per la nostra Bibbia il  “coronamento”) lunghi con riccioli leggeri e morbidi. Gothard aveva anche fatto sapere che a lui non piaceva in particolar modo l’effetto “bagnato” (le donne che mettevano troppo gel tra i capelli), e mi fu riferito anche che una volta durante un momento di  formazione di ATI in Oklahoma  ha detto di incominciare a usare meno quel prodotto.

 

In chiesa, le donne dovevano indossare il copricapo, sebbene le direttive non fossero rigorose. (Alcune donne appuntavano solo dei Kleenex sulla parte superiore della testa).

Alle donne e alle ragazze era richiesto che indossassero gonne alla caviglia in ogni momento. La nostra famiglia, una delle più “liberali” nella nostra chiesa, ci ha permesso di  indossare pantaloni solitamente a casa (quando non eravamo in giro con altre famiglie ATI e per le attività come l’equitazione), ma i jeans erano rigorosamente vietati.

Noi ragazze abbiamo appreso che proteggere i nostri corpi, in attesa di sposarci e avere figli, era il nostro ruolo di primo piano nella vita. Anche prima della pubertà, ci hanno chiesto di fare il bagno in con larghe t-shirt e pantaloncini lunghi oltre il ginocchio (mentre i ragazzi indossavano costumi da bagno classici), e ci hanno insegnato dai libri sapienziali: “quando un uomo guarda una donna per desiderarla, un diluvio degli impulsi viaggia attraverso il nervo ottico alla parte posteriore del cervello, provocando il testosterone a picco, la criminalità violenta che fa inciampare gli uomini di Dio“.

 

Così, quando, in seconda media, mi si è sviluppato il seno, mi sembrava la cosa peggiore che potesse succedere. Trovare camicie abbastanza larghe per nascondere la sua dimensione era una lotta costante, e sembrava che nulla avrei potuto trovare per nasconderlo completamente. Mi ricordo che mia mamma mi portava di nascosto al centro commerciale, dove io trascorrevo ore alla ricerca di reggiseni per minimizzare la sua dimensione. C’era una mia amica più cara ATI con cui andavo a fare shopping, così come accade tra adolescenti, e compravamo gli stessi vestiti. Ma mentre i miei genitori venivano spesso rimproverati dagli altri adepti nella nostra chiesa perchè il mio aspetto rendeva il mio abbigliamento “lussurioso”, la mia amica, che aveva meno curve, non è mai diventata un obiettivo di interesse della chiesa come accadeva per me.

L’ossessione degli uomini che guardavano il seno delle donne non si è conclusa con il tentativo di costringermi a nascondere il mio. Durante un programma di formazione di otto settimane, tutto al femminile, mia sorella fu rimproverata da una donna più anziana, perché un fiore nel tessuto a fantasia di un giubbotto era stato cucito troppo vicino al petto. (Ha avuto fortuna perchè – a differenza di altre studentesse – lei non ha dovuto distruggerlo e ricominciare da capo).

Gli appuntamenti era fuori questione. Se un giovane in chiesa aveva notato una giovane donna cui era interessato, a noi veniva insegnato che l’uomo doveva andare da suo padre  prima e chiedergli di pregare e decidere se sentiva che quel rapporto potesse essere la volontà di Dio. Se avesse deciso che lo era, il padre dell’uomo avrebbe poi avvicinato il padre della ragazza per chiedergli di pregare e decidere se si sentiva che quello era la volontà di Dio. Se entrambi i padri erano d’accordo, i figli sarebbero quindi stati autorizzati a intraprendere un “corteggiamento” strettamente sorvegliato e destinato a portare al matrimonio.

Il padre di un’altra ragazza nella nostra chiesa ha trovato un partner per la sua figlia dopo essersi preoccupato del fatto che ella non era sposata a venticinque anni  e stava fallendo nel suo mandato biblico di avere il maggior numero di bambini possibile. Al loro matrimonio, ci hanno consegnato un programma stampato che spiegava il percorso della coppia al matrimonio e la resistenza iniziale della figlia per la scelta di suo padre; chiaramente lo scopo era quello di ispirare i giovani in sala, e lei ha spiegato che in un primo momento non aveva alcun interesse a sposare l’uomo che suo padre aveva scelto. Ma dopo  lei aveva pregato e aveva deciso che il loro matrimonio era la volontà di Dio, e quindi aveva accettato insindacabilmente. Non dimenticherò mai il disagio palpabile nella stanza quando la coppia si sarebbe dovuto baciare all’altare (“risparmiare” il  primo bacio per il giorno del proprio matrimonio è comune in ATI) e, dopo un bacetto teso, la sposa si ritrasse, e si tirava indietro appena il suo nuovo marito tentava di baciarla, respingendolo.

Le donne erano messe sotto una enorme pressione  per sposarsi, ma gli uomini, ci veniva detto, potevano ottenere un’eccezione speciale per farlo solo se era la volontà di Dio. Gothard stesso amava dire che – come aveva spiegato a noi in un fine settimana in cui ho partecipato per imparare ad essere una donna “pia” – Dio in particolare lo distingueva per singolarità, liberandolo dall’obbligo di sposarsi. (A posteriori, viste le 34 donne che si sono presentate dicendo di essere state vittime di abusi sessuali da parte di Gothard, molte delle quali bambine, è ancora più inquietante).

Anche se eravamo portati a credere che l’università non faceva parte del piano di Dio per le donne, ho iniziato la ricerca dei college e dei finanziamenti cui avrei potuto ricorrere intorno ai 16 anni,  nella nostra biblioteca pubblica, il  locale che era la mia salvezza, dal momento che dal computer della nostra famiglia era stato da tempo bloccato l’accesso internet, secondo un progetto per le famiglie ATI che cancellarono quasi totalmente Internet. Ma in biblioteca potevo passare ore soddisfacendo il mio interesse nascente verso l’esplorazione di siti web di moda e guardando numeri arretrati di riviste di moda. Ho approfittato di ogni occasione per conoscere meglio il mondo esterno dell’ATI – così come cercavo di arrivare presto agli appuntamenti dal dentista ogni volta che potevo per stare più tempo in  sala d’attesa e rubare alcuni momenti preziosi tra mucchi di riviste per ragazze.

Mi ero fissata di voler frequentare le scuole di design di New York e, anche se il nostro filtro dell’ATI non mi permetteva di accedere alle università da casa, ho subito imparato la maggior parte dei siti web attraverso i quali potevo fare domanda per le ammissioni di prestiti agli studenti. I miei genitori che  mi avevano impedito di incominciare la scuola due anni prima, delusi da uno scandalo sessuale che coinvolse il pastore della nostra chiesa quando avevo 17 anni e logorati da anni da me che mettevo in discussione l’autorità di mio padre e gli stretti confini dell’ATI, furono d’accordo nel lasciarmi andare se solo fossi stata disposta a pagarmi  il college da sola. Nonostante fossi inesperta nel compilare le domande (soprattutto quelle di aiuto finanziario), ho trovato una scuola di design disposta ad accettarmi, e appena finito il corso di educazione domestica all’età di 18 anni, mi sono trasferita a est di New York.

A scuola, ho cambiato rapidamente la mia immagine e i vestiti, ho tinto i capelli ogni volta che volevo, ho bevuto e sono andata ai club con un documento falso come tutti gli altri. La transizione poteva sembrare brusca per un osservatore esterno, ma dopo anni di segreto immaginare la mia vita come volevo che fosse al di fuori dell’ATI, l’esperienza è stata tremendamente liberatoria. Alla fine mi sono laureata e sono tornata nel Minnesota, ma oggi sono raramente in contatto con chiunque  sia dell’ATI o della mia vecchia chiesa qui.

Oggi un sacco di miei amici non ha idea di quello che ho passato – e tutti nella mia famiglia hanno lasciato il movimento. Guardando indietro, mi rendo conto che ho avuto la fortuna di essere venuta fuori relativamente indenne, e di avere uno stretto rapporto con i miei genitori e fratelli che è rimasto intatto, anche se tutti abbiamo vissuto un passaggio per tornare a vivere una vita più normale.

So che il mio passato è qualcosa che a molte persone non può riguardare – e molti lottano per capire, anche dopo che è spiegato loro. Esso è estremo, fuori dalle stranezze convenzionali,  è una cosa che rende difficile per la maggior parte delle persone da comprendere sul serio. E forse è meglio così.

Fonte: http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/jun/01/childhood-in-cult-hard-imagine-survival-truly-unbelievable

 

 

Traduzione non professionale di Lorita Tinelli

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Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

Typically reclusive actor Joaquin Phoenix opened up about the Children of God cult to which his family belonged in the early 1970s.  L’attore confida a Playboy di essere nato in un culto controverso: ‘Penso che il momento in cui i miei genitori hanno realizzato che esso era qualcosa di più, uscirono‘.

Joaquin Phoenix ha rivelato quello che significava vivere in un culto religioso.

Joaquin Phoenix talks in the December 2014 issue of Playboy.

Nel numero di dicembre della rivista Playboy, la star ha raccontato di esser nato tra i  Bambini di Dio,  un gruppo religioso col quale i suoi genitori, John e Arlyn Bottom, e i suoi fratelli - Rain, Liberty, Summer e per ultimo River – hanno viaggiato attraverso l’America Centrale e del Sud  nei primi anni ’70.

Il gruppo, spesso descritto come una setta, come riferito, include “l’abuso sessuale di bambini e un ambiente altamente sessualizzato in cui è previsto che mariti e mogli condividano i loro partner con altri“, dice la rivista.

Non credo che essi siano arrivati a quel punto,” riferisce Phoenix Perché, francamente, come si avvicinarono, penso che i miei genitori pensarono, ‘Aspetta un attimo. Questo è più di una comunità religiosa. C’è un’altra cosa sta succedendo qui, e questo non mi sembra giusto’. E così hanno lasciato molto presto“.

La star parla apertamente di ciò che conosceva circa le esperienze dei suoi genitori nel gruppo.

Penso che i miei genitori volessero una esperienza religiosa e sentivano fortemente questo proponimento” ha detto. “Volevano condividere con altre persone che volevano parlare della loro esperienza con la religione“.

 

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L’attore quarantenne era solo un bambino in quel periodo, ma ha riferito che i suoi genitori hanno trovato un senso di comunità, nella prima fase di introduzione in quello che ha descritto essere un “culto”.

Penso che i miei genitori pensassero di aver trovato una comunità che condivideva le loro idee“, ha detto. “I Culti raramente si pubblicizzano come tali. Di solito qualcuno dice, ‘Noi siamo persone che credono in questo. Questa è una comunità,’ ma credo che il momento in cui i miei genitori si resero conto che c’era qualcosa di più in esso, uscirono“.

Mentre l’educazione non ortodossa di Phoenix ha causato alcune speculazioni su quello che è stato davvero, egli ha difeso le decisioni dei suoi genitori e della loro non conoscenza degli aspetti controversi del culto.

Quando la gente tira in ballo i Bambini di Dio, c’è sempre qualcosa di vagamente accusatorio al riguardo. E’ colpa dell’associazione“, ha detto. “Penso che sia stato davvero innocente da parte dei miei genitori. Hanno davvero creduto, ma non credo che la maggior parte delle persone lo vedono in questo modo. Ho sempre pensato che fosse strano e ingiusto“.

I Bottoms diventati Phoenixes poco dopo aver lasciato il culto hanno iniziato una nuova vita nel sud della California, dove Joaquin è stato introdotto in un nuovo gruppo – l’industria dell’intrattenimento.

Quando sei un bambino la recitazione è un’estensione del gioco“, ha ricordato la star de “Il Gladiatore”. “L’ho sempre amato“.

Dopo tre decenni di recitazione, la star, in genere solitario, ha confessato che si sente ancora nervoso quando si inizia un nuovo ruolo.
Joaquin Phoenix ha confessato che, anche dopo 30 anni di recitazione, si sente ancora nervoso. ‘Questo è da pazzi, non è vero?

Io lo trovo ancora terribile“, ha detto alla rivista. “E fottutamente ridicolo che l’ho fatto letteralmente per 30 anni e sento ancora come se fosse la fottuta prima volta che sto facendo un film ogni volta che inizio”.

“Probabilmente è positivo, anche se“, ha aggiunto. “Solo perché significa che ne ho ancora la cura e che conta molto per me. Ma penso che la motivazione sia ansia e paura, al contrario di una debolezza”.

La star, che è in genere solitario, ha equiparato quello che una bella donna che deve affrontare con i pretendenti ai fan che con cautela lo avvicinano.

E’ come quando si nota qualcuno camminare oltre voi, per poi fermarsi e girare intorno“, ha detto nel numero di dicembre della rivista Playboy in edicola Venerdì. “Ho iniziato a capire che è la stessa cosa di quello che succede a volte a donne attraenti“.

Quando qualcuno mi  gira intorno, mi mette a disagio“, ha continuato. “Non sono assolutamente interessato Ma se qualcuno viene e va, ‘Hey, come stai? il mio nome è così e così?’ -.. Io ti avvolgerò“.

Fonte: http://www.nydailynews.com/entertainment/gossip/joaquin-phoenix-talks-children-god-cult-born-article-1.2008725

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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La scrittrice Taylor Stevens è cresciuta in una setta in cui percosse, fame e abusi sessuali erano eventi di tutti i giorni. Quaranta anni dopo, lei è riuscita a lasciare i ‘Bambini di Dio’ alle sue spalle?

By Julia Llewellyn Smith

 

La maggior parte dei bambini sarebbero lodati se scrivessero storie. Non Taylor Stevens. La quarantunenne Stevens, nata e cresciuta in un culto, allora conosciuto come i Bambini di Dio, i cui membri (il termine  non piace a Stevens perché implica che essi abbiano fatto una scelta)  vivono in comunità, di solito in squallida povertà, sopravvivendo di elemosina. I bambini erano spesso picchiati, affamati, separati dai loro genitori, a loro era negata l’istruzione ed erano abusati sessualmente.

La sporadica frequentazione della scuola da parte di Stevens si è conclusa per sempre quando aveva 12 anni, ma ella ha sempre avuto una predisposizione a raccontare storie. “Tutti gli intrattenimenti – musica, televisione, libri – erano vietati. Eravamo così annoiati, così ho iniziato ad inventare storie da raccontare agli altri ragazzi, quando eravamo seduti per ore nel retro di un furgone  guidato per andare ad elemosinare in  qualche parte “, ricorda. “L’immaginazione è stata il mio meccanismo di sopravvivenza“.

 

Quando aveva 15 anni, ha messo le mani su alcuni notebook e ha cominciato a scrivere racconti. “Sapevo che la mia scorta era limitata, così ho scritto molto piccolo, per inserire le parole in ogni linea il più possibile“. In poco tempo, però, sono stati scoperti ed i libri sono stati confiscati e bruciati.

 

I leader mi hanno detto che ero una strega, piena di diavoli e di eseguire un esorcismo su di me. Mi hanno messo in una stanza per tre giorni senza cibo. Volevano che confessassi i miei peccati. Non sapevo cosa dire, così cominciavano a venir fuori tutti i dubbi circa il gruppo che io avessi mai avuto. Ho fatto strani rumori, perché ho pensato che era quello che volevano, ma mi stavo preoccupando: ‘Che cosa succede se sono i rumori sbagliati?’

In seguito, Stevens è stata isolata dai suoi coetanei per mesi. “Pensavano che li avrei contaminati con il mio spirito maligno. Mi hanno fatto leggere la propaganda per tante ore e poi scrivere saggi su come mi stavano trasformando in una persona migliore. Ho fatto di tutto per renderli felici“. Lei ride. “Per ironia loro non volevano che io scrivessi racconti, ma quasi tutto quello che stavo dicendo di loro era finzione. E che mi hanno fornito le basi per quello che faccio oggi“.

Venticinque anni dopo, Stevens è una scrittrice di successo. Il suo primo romanzo, The informationist è stato nella top 10 nel  New York Times, tradotto in 20 lingue ed è stato scelto da James (Titanic) Cameron. Altri due thriller, molto letti, sono stati pubblicati e altri due sono in cantiere.

E’ un voltafaccia straordinario per una donna che è scappata da sola dal culto all’età di 29 anni. Oggi, parlando con me dalla sua casa di Dallas, in Texas, lei sembra una normale mamma di periferia, interrotta durante la nostra conversazione da telefonate ad  una delle sue due figlie adolescenti che torna inaspettatamente dall’uscita col cane che abbaia frenetico, e dalla scuola che chiede una inaspettata raccolta di qualcosa. Eppure Stevens è lontana da quello stereotipo: “Non mi riferisco ad essere una mamma PTA,  cui tutta la tua vita è, ‘Oh, Susy ha fatto questo, e poi abbiamo fatto le tortine!‘” E aggiunge: “Non importa quanto essi mi amano, non importa quanto meravigliosi siano, la gente non può mai capire da dove vengo“.

Fondata da David Berg (noto anche come “King”, “David” o “Mosè”) in California nel 1968, il culto, oggi conosciuto come The Family o Family International, ha predicato l’apocalisse imminente e la rinuncia di tutti i beni personali.

L’amore libero è stato incoraggiato all’interno delle comuni (anche se la contraccezione era vietata) e Berg incoraggiava la “pesca amorosa”, cioè l’invio di membri di sesso femminile per reclutare nuovi membri e guadagnare denaro attraverso la prostituzione. Con il tempo Berg è morto, egli era ricercato dall’Interpol per incitamento ad abusi sessuali nei confronti dei bambini. Nel 2005, il figliastro ed erede apparente di Berg uccise la sua ex bambinaia e poi si uccise, lasciando un video in cui affermava che gli stesso era stato abusato da bambino e aggiungendo che la persona che voleva uccidere era sua madre – Karen Zerby, ancora  leader della setta.

Grazie alla sua retorica anti-americana, il culto ha attirato molti hippies e manifestanti contro la guerra, come pure, Stevens dice, molti in fuga dalla legge. Nel corso della sua storia di 46 anni, si è vantato di aver avuto 35.000 membri, tra cui 13.000 bambini – oggi si sostiene che esso abbia circa 10.000 adepti. L’attrice Rose McGowan è nata nel culto, la sua famiglia ha deciso di lasciarlo quando i leader hanno iniziato a promuovere il  sesso con i bambini, mentre la famiglia Phoenix, tra cui i fratelli dell’attore River e di Joaquin, ne sono stati membri per un periodo negli anni Settanta.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il padre di Stevens si unì al culto nel 1969 all’età di 23 anni, sua madre nel 1970 quando aveva 18 anni. Il Leaders “li fece sposare”, perché, si sospettava, che entrambi fossero ebrei. “Dovreste chiedere loro perché hanno aderito. I miei genitori erano molto giovani, forse senza direzione e probabilmente furono avvicinati da una persona simpatica che disse loro: ‘Perché non venite a passare la notte‘, ella sostiene.  Nel suo secondo romanzo, The Innocent, ambientato in un culto, un personaggio spiega il richiamo: “Portare se stessi dall’indipendenza a seguire il Profeta è stato un atto privo di responsabilità personale“.

Come parte del suo rifiuto della proprietà, il culto ha promosso una vita itinerante, in modo che da quando aveva sette anni, Stevens e i suoi quattro giovani fratelli hanno vissuto in roulotte, insieme ad altri membri, in cinque diversi stati degli USA e di tre paesi europei. Per un breve periodo, quando Berg rese le regole meno rigide, Stevens frequentò varie scuole tradizionali acquisendo una formazione di base e leggendo avidamente i libri  di Nancy Drew  della biblioteca, anche se lei non ha mai fatto amicizia con “estranei“. “Abbiamo condotto una doppia vita, dovevamo semplicemente non parlare di quello che accadeva. Sapevamo che eravamo gli eletti, superiori a loro, che essi era stati avvolti nei loro modi mondani“.

Quando aveva 12 anni, la famiglia si trasferì in Giappone e la sua educazione “e la mia innocenza” cessarono. In linea con la posizione anti-nucleare della famiglia del culto – ella fu allontanata  dalla sua famiglia e inviata in  varie Comuni in cui lei e gli altri adolescenti cucinavano, pulivano e si occupavano della custodia di centinaia di bambini. A un certo punto lei divideva una stanza delle dimensioni di un armadio  con sei persone e un bagno con 20. “Hanno portato via i nostri migliori anni, è stato un lavoro minorile a tempo pieno“.

Inoltre era inviata regolarmente a chiedere l’elemosina, una volta trovandosi per le strade innevate di Osaka con soli sandali aperti. “L’accattonaggio mi metteva a disagio, odiavo la disonestà, chiedendo alla gente dei soldi per progetti umanitari, quando non avevamo  tempo per nulla, tranne solo cercare di sopravvivere“.

Sognava di fuggire, ma – con spie ovunque – mai confidava la sua infelicità. In ogni caso, non aveva le competenze per navigare il mondo esterno. “Ero terrorizzata che Dio mi avrebbe uccisa“. Il culto leggeva ad alta voce regolarmente “Traumatic Testimonies” in cui i membri raccontavano storie dell’orrore sulla vita al di fuori. “Dicevano: ‘Si vede bene là fuori, ma credetemi sarei morto se non avessi trovato The Family‘” Quelli di fuori – per quanto hanno cercato di sfatare gli insegnamenti di Berg – venivano trattati con sospetto. “Non si poteva nemmeno iniziare a sentire quello che stavano cercando di dirci“.

 

 

 

 

 

 

 

 

Stevens andò in Messico, dove il culto stava organizzando la propria roccaforte più complessa ad oggi. “La leadership era veramente sadica. Erano lì per insegnare ai ribelli nord-americani come essere buoni membri della setta ed erano così abusanti. I bambini hanno subito l’orribile disciplina fisica per diverse infrazioni, non si trattava di una punizione, si trattava di martellare pioli quadrati nei fori rotondi. Tutta la mia vita è stata formata da livelli di terribilità, quindi tutto quello che potevo fare era tenere la testa bassa come al solito e solo ottenere attraverso di essa“.

Dopo la morte di Berg nel 1994, Stevens ha usato il suo sconvolgimento per cogliere la sua occasione per passare a una comune in Kenya, “così lontano ho potuto dimostrare ai leader di controllo che ero stata abbastanza spirituale“. Ha sposato un altro membro di culto e, nella speranza di aiutare realmente gli altri, piuttosto che mendicare, la coppia ha istituito una missione in Guinea Equatoriale, che ha una delle peggiori considerazioni dei diritti umani e dei livelli di povertà nel mondo.

E’ stata la terra che il tempo ha dimenticato, come camminare attraverso le porte dell’inferno”, esclama Stevens. “E’ stato il luogo più inospitale in cui si potrebbe vivere: il clima, la cultura della paranoia. Abbiamo dovuto corrompere il governo per aiutare la gente. Nonostante questo, abbiamo costruito 3.000 banchi di scuola e portato  30 mila dollari di forniture mediche ed educative“.

Rafforzata da quel successo contro ogni probabilità, la coppia, ora con un bambino e un altro in arrivo, si trasferì in Germania. Suo marito ha trovato un posto di lavoro e sono stati in grado finalmente di lasciare il culto. “Non dimenticherò mai come mi sentivo euforica la prima mattina che mi sono svegliata nel nostro piccolo appartamento, finalmente libera dagli occhi che erano stati a guardare e a giudicare me tutta la vita“, dice. “Andare per negozi, prenotare la visita di un medico – tutte le cose ordinarie che la maggior parte degli adulti danno per scontato – erano così nuovi per me. Camminando per la strada da sola era straordinario, l’abbiamo sempre fatto in coppia, è stato come essere nudi. Avevo paura che Dio mi avrebbe colpito, ho sviluppato tutti i tipi di fobie. Ci è voluto molto tempo per adattarsi“.

 

La coppia (ora amichevolmente divorziata – “Nel contesto di culto, si pensa di conoscere qualcuno, perché si vive con lui a tempo pieno, ma si sa solo che il culto si aspetta come debba essere“) è arrivata negli Stati Uniti, dove ha continuato a vivere in condizioni di estrema povertà. Per fare denaro extra, Stevens ha cominciato ad acquistare i libri in vendite private per rivenderli su eBay. Avendo già letto “forse 15 romanzi” in Africa, è diventata un fan accanita dei romanzi di Robert Ludlum.

Rendendosi conto che lei aveva vissuto in luoghi altrettanto esotici come quelle raffigurate da Ludlum, decise, a 35 anni, di scrivere il proprio thriller ambientato nella bizzarra e terrificante Guinea Equatoriale. “La mia ortografia e la punteggiatura non erano molto precise, ma ho potuto mettere insieme delle parole” dice. A riprova di questo, subito dopo la valutazione esso è stato pubblicato, con enormi consensi, da una sconosciuta, come lei sostiene, che non solo aveva solo una istruzione primaria  ma anche veniva accusata di aver inventato la storia passata per aumentare le vendite.

In realtà, anche se il suo background è il sogno di un pubblicista, Stevens era riluttante a soffermarsi su di esso troppo e inizialmente voleva ometterlo dalla sua  biografia. “Avrei potuto inventare un passato per me“, dice. “Ma crescendo, abbiamo mentito al mondo esterno su di noi tutto il tempo e ho giurato che mai avrei avuto intenzione di farlo di nuovo“.

Si rifiuta di discutere i dettagli dell’abuso fisico o gli elementi sessuali del culto, in primo luogo per proteggere le proprie figlie, ma anche, come un personaggio spiega in The Innocent, perché mette in ombra le decine di altre umiliazioni che migliaia di bambini hanno sopportato. “C’è stato abuso sessuale … Ma questo è solo uno dei tanti piatti serviti al buffet della mia infanzia … Nessuno racconta l’estrema disciplina, o l’essere separati dalle nostre famiglie, o la privazione di istruzione, o la mancanza di cure mediche … Questo non è divertente abbastanza“.

E’ stato il suo desiderio di concentrarsi su questi altri orrori che l’ha portata a scrivere The Innocent? “Altre persone hanno strumentalizzato il fatto che ero vissuta in un culto per i propri ordini del giorno – vendere libri, mostrare che  i culti sono dannosi – io però volevo solo far vedere cosa è stato davvero“, dice Stevens. “Ho voluto descrivere spassionatamente, senza rabbia, il sadismo che ho dovuto vivere dentro così come non c’è giustizia

 

Oggi, i suoi genitori sono divorziati, e lei non ha alcun rapporto con il padre, anche perché continua a identificarsi con il culto, ma, dopo un po’ di rielaborazione, ha una “solida, capacità di amare” sua madre.

Le proprie figlie hanno portato completamente a casa da lei gli orrori della sua giovinezza. “Attraverso il confronto con la crescita e lo sviluppo dei miei figli … con quello che avevo sperimentato relativamente a quei tempi, ho afferrato i veri orrori di quello che avevo vissuto“, dice. “Non riesco a capire come così tanti genitori nel culto hanno potuto mettere da parte un potente istinto del genere“.

Fonte: http://www.telegraph.co.uk/culture/books/11184489/taylor-stevens-joaquin-phoenix-david-berg-children-of-god.html

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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 Jon Atack è l’autore di “A Piece of Blue Sky“, uno dei migliori libri scritti su L. Ron Hubbard e Scientology. Egli ha messo in vendita una nuova edizione del libro e per più di un anno, il sabato, ci ha aiutato a setacciare le leggende, i miti e i fatti contestati su Scientology mescolati e rimaneggiati in libri, articoli e in particolare in Internet. Egli è stato così gentile da inviarci un nuovo post.

Jon, ti abbiamo detto che saremmo stati interessati a quello che pensi su un recente articolo di un ex dirigente di Scientology, Marty Rathbun. Nel suo blog, Rathbun ha sottolineato che ci sono più racconti della vita di Gesù, non soltanto nei libri del Nuovo Testamento, ma anche in testi alternativi che sono stati modificati dalla Bibbia. Ma Scientology, egli sottolinea, non consente di avere alternative. Il suo fondatore, L. Ron Hubbard, ha fatto  di tutto per assicurarsi che solo la sua  era  da considerarsi “fonte” e non poteva essere modificata.

E Rathbun dice che Hubbard ha rispettato questo punto di vista fondamentalista suggerendo che era “sceso sulla terra in forma umana al fine di liberare il suo popolo dal male“.

In altre parole, Rathbun sta dicendo che Scientology è una religione “monoteista” e Hubbard è il suo dio.

Dice Rathbun: <<C’è un solo Dio in Scientology, e … l’aderente ci crederà perché quel Dio ha comandato che non sarà mai apprezzato facendo appello alla ragione>>.

 

Quali sono i tuoi pensieri, Jon? Era obiettivo di Hubbard ottenere lo status di divinità?

JON: Wow! In Blue Sky, ho sostenuto che Hubbard stava cercando la deificazione (dall’edizione 1990):

<<La maggior parte delle migliaia di seguaci di Hubbard  lo consideravano più brillante di Einstein, più illuminato di Buddha, e altrettanto capace di miracoli come Cristo. Forse c’era un motivo più sinistro alla base delle azioni di Hubbard. Alcuni taoisti credono che gli esseri umani possano raggiungere l’immortalità, diventando il fulcro del culto; alcuni imperatori romani avevano una credenza simile. La deificazione di Hubbard sembra prendere posto nella Chiesa di Scientology in tutto il mondo. Forse pensava che stesse raccogliendo il backup di tutti i body-thetan staccati dei suoi devoti, in modo che lui potesse utilizzarli per scopi magici? (Per citare le sue segrete affermazioni ancora: “gli spiriti elementali sono i miei schiavi”). Data la sua fertile, e spesso giovanile, immaginazione e la consapevolezza della sua doppiezza, è difficile decidere in cosa credeva realmente Ron Hubbard>>.

La prossima tappa di questo meraviglioso processo della logica di risveglio tra gli ex Thetanist è la realizzazione che se Hubbard voleva essere ammirato e adorato come il Dio dell’universo, allora forse la ‘Tech’ ha uno scopo diverso (ma significa anche che egli non ha seguito la raccomandazione nel Code of Honour di non volere ammirazione. Ma ha spiegato anche che solo l’èlite fa le regole per gli esseri inferiori -. i “giocatori” per imporre sui “pezzi”). La Tech esiste per creare adulazione nel processo di deificazione che Hubbard ha impostato. Il processo narcisistico perfetto. Non funziona per liberare, ma per intrappolare. Per fare questo, deve evocare le sensazioni giuste. Qualsiasi procedura semplice porterà euforia – fissazione della percezione, la ripetizione e la mimica tutti portano “indicatori molto buoni”. Farli tornare alla vibrazione  della ligh trance, che ha anche il vantaggio di rendere il loro sentire non solo felice – forse anche “più alto”- ma anche  disorientarli, in modo tale che non è più sentire come se fossero nel loro corpo. Anche se non si può effettivamente percepire da questa posizione.

Se si può assumere un linguaggio, allo stesso tempo, si possono assumere i modelli di pensiero, come ha sottolineato George Orwell  nella splendida appendice al 1984. È possibile realizzare certe idee impensabili; condizione di disgusto con inimicizia condivisa verso qualche out-group; e avere incontri allegri per festeggiare la vostra superiorità sugli umili “wog” (e i “wog-reverts” come me).

La parte più difficile da accettare è che la fede sia paragonabile ad altre dipendenze, compulsioni e ossessioni. Con la ripetizione, i comportamenti sono tarati. La chimica del cervello di un “floating needle” è senza dubbio la stimolazione della dopamina che provoca piacere – dal sesso, alle droghe, al gioco d’azzardo. E ti porta in alto con “indicatori molto buoni”, come la prima indicazione che avete raggiunto per una “vittoria”. L’ipnotista – o “auditor” – vede l’euforia (una prima indicazione di trance: riconosciuta da ipnotizzatori già un secolo prima  di Hubbard), ciò significa che la persona è in uno stato che durerà oltre la testimonianza, a volte per diversi giorni. A volte, come con altre forme di ipnosi – ma solo raramente – per tutta la vita. Ma quasi sempre entro tre giorni, il ronzio lo porterà fuori. Il devoto si sentirà deluso, e accetterà di liberarsi dal PTS (Potential Trouble Source) personale – l’effetto montagne russe della vita normale, dove l’euforia che è generalmente non utile, perché abbassa le difese e ci rende più disposti ad assumere un ruolo servile. La tecnologia funziona sempre, ma l’imperfezione del pagamento del cliente/servo è la causa di tutti i problemi (che in qualche modo non evaporano dopo il Grade 1 di Comunicazione). I servi – e io non  intendo mancare di rispetto con questo termine, ma è quello più esatto – sono portati ad uno stato variabile, in modo militare, e i comportamentali estremi sono messi sotto controlli  – ascetici ed estenuanti – in modo che essi abbiano bisogno di uno status più elevato (che finisce sempre nella dichiarazione di  in una persona soppressiva  o del Rehabilitation Project Force). Nessun singolo esecutivo è durato più di qualche andamento vertiginoso, che distrugge l’anima con anni di obbedienza assoluta al nostro Ron.

La Tech non funziona  come sosteneva  la Fonte che la usa, ma come egli intende farla funzionare. Questa è la menzogna in Scientology. L’ “alter-ego”, che assicura che persiste, in termini contorti secondo Hubbard. Con questa realizzazione viene la capacità di essere in disaccordo con Ron Hubbard e recuperare l’auto-determinismo, invece di essere completamente identificato con le sue idee, anche quando ha contraddetto tante di esse.

Ma è una bella sensazione, quando ti rendi conto che puoi scegliere ciò che si vuole credere, utilizzando la propria esperienza e il pensiero critico. La capacità acquisita è l’imbarazzo che credevi una serie di suggerimenti/affermazioni offerti da un criminale (che “gli altri accusati di cose che egli stesso stava facendo) che ci volevano credere che fosse Metteya. (In A Hymn of Asia. L’originale Hubbard è stato modificato da John Sanborn prima della pubblicazione. Hubbard scrisse: “Sono Metteya” non “Am I Metteya”. Sanborn lo sollevò dalla pubblicazione per oltre 20 anni con questa protesta). Lui non era Metteya, come Metteya sono tutti coloro che  condurranno nel nirvana, durante la sua vita. Egli non “ha fatto cadere il corpo” prima. Hubbard ha perso quello, ma potrebbe ancora puntare per lo stato demiurgico. I vecchi processi di Potere rivolti ad alcune persone verso la “conoscenza” del Fondatore furono infatti del ​​fondatore. Questo accadeva negli anni ’60. Gli OT VIII aumentavano inevitabilmente questa convinzione. Devi solo guardare le testimonianze pubbliche. Lo stato allegro che passa per “l’entusiasmo” (essere “pieno di Dio”, letteralmente) e il linguaggio di adorazione esagerata di tali testimonianze. Ho scritto un sacco di imbarazzanti “storie di successo”, ma ho avuto 30 anni per riconsiderarle. Se Hubbard ha creato questo universo, penso che preferirei essere in un altro.

IL BUNKER: Grazie per questo punto di vista, Jon. E cosa divertente da vedere è che te  e Marty Rathbun siete effettivamente d’accordo su qualcosa.

 

Fonte: Blog di Tony Ortega

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

di Michael D. Langone, Ph.D.

 

D. Che cos’è una setta?

Il termine setta viene applicato a una vasta gamma di gruppi. Ci sono culti storici, come il culto di Iside, culti non-occidentali studiati dagli antropologi, come il culto del cargo della Melanesia e una serie di culti contemporanei che hanno catturato l’attenzione del pubblico nel corso degli ultimi quindici anni. Il  Webster’s Third New International Dictionary (versione integrale, 1966) fornisce diverse definizioni di culto tra cui:

- Una religione considerata come credo … una minoranza di gruppo religioso non ortodosso o spurio, che viene considerato non ortodosso o spurio …

- Un sistema per la cura della malattia sulla base del dogma, dogmi o principi stabiliti dal suo promulgatore che escludono l’esperienza scientifica o la dimostrazione …

- Una grande o eccessiva devozione o dedizione a qualche persona, idea o cosa …

a. l’oggetto di tanta devozione …

b . un gruppo di persone caratterizzate da tanta devozione, per esempio, i culti crescenti ad alta manipolazione dell’America.

 

 

Queste definizioni di massima non riflettono accuratamente le preoccupazioni generate dai gruppi contemporanei spesso considerati culti. La seguente definizione focalizza queste preoccupazioni.

Culto: un gruppo o movimento che manifesta una grande o eccessiva devozione o dedizione a qualche persona, idea o cosa, e che impiega tecniche manipolative di persuasione, non etiche, e di controllo tese a promuovere gli obiettivi dei gruppi dirigenti, a danno reale o possibile dei soci, delle loro famiglie e della comunità. Tecniche non etiche manipolative di persuasione e di controllo che includono, ma non sono limitate a: isolamento da ex amici e parenti, uso di metodi speciali per aumentare la suggestionabilità e il servilismo, potenti pressioni del gruppo, gestione delle informazioni, la sospensione dell’individualità o del giudizio critico, la promozione di totale dipendenza dal gruppo e la paura di lasciarlo, ecc.

I culti contemporanei, poi, rischiano di esporre tre elementi a vari livelli:

- i membri eccessivamente zelanti che si impegnano incondizionatamente per l’identità e per la leadership del gruppo ,

- la manipolazione per sfruttamento dei soci; e

- il danno o pericolo di danno ai soci, alle loro famiglie e/o alla società.

Poiché i culti tendono ad essere centrati sul leader, sfruttano e danneggiano, entrano in conflitto con e sono minacciati dai sistemi più razionali, aperti e benevoli dei membri delle famiglie e della società in generale. Alcuni gradualmente si adeguano alla società facendo diminuire i propri livelli di manipolazione, sfruttamento, danno e di opposizione. Altri, invece, induriscono i loro gusci diventando totalizzanti, elitari  e isolati. Questi gruppi tendono a:

- dettare a volte con dovizia di particolari come i membri dovrebbero pensare, agire e sentire;

- rivendicare un speciale  stato di esaltazione (per esempio  i poteri occulti, una missione per salvare l’umanità) per se stessi e/o per i loro dirigenti; e

- intensificare la loro opposizione e l’alienazione dalla società in generale.

Poiché la capacità di sfruttare gli esseri umani è universale, un culto potrebbe individuarsi in qualsiasi tipo di gruppo. Gruppi più affermati, tuttavia, hanno meccanismi di responsabilizzazione che limitano lo sviluppo di sottogruppi di culto. Alcuni leader religiosi di culti, per esempio, hanno iniziato la propria carriera in denominazioni tradizionali da cui sono stati espulsi a causa delle loro attività di culto. I culti, quindi, sono generalmente associati con i nuovi gruppi non ortodossi, sebbene non tutti i gruppi nuovi o non ortodossi sono delle sette.

Secondo questa prospettiva una “nuova religione“, una “nuova psicoterapia“, un “nuovo movimento politico“, o altro gruppo qualsiasi differisce da un culto dall’uso di  tecniche di manipolazione di persuasione e di controllo per sfruttare membri che è molto più caratteristico nel secondo rispetto ai primi gruppi. Questa distinzione, anche se purtroppo ignorata da molti studiosi di tale argomento, è importante al fine di evitare ingiustamente l’etichettatura di nuovi gruppi benigni come culti e viceversa, attribuendo genuinità ai culti e una rispettabilità immeritata con termini come “nuovo movimento religioso“.

La prospettiva qui affrontata si concentra sui processi psicologici, a differenza di alcune prospettive basate sulle  religiosità che si concentrano sulle deviazioni dottrinali dei culti. Secondo questa dichiarazione, un gruppo può essere deviante ed eretico senza necessariamente essere un culto.

 

D. Quali tipi di Culto esistono?

Sono stati avanzati molti sistemi di classificazione per i culti. La ripartizione lineare è stata suggerita dalla Dr.ssa Margaret Singer, che osserva i seguenti tipi di culti:

 

- orientale religioso

- di derivazione cristiana

- satanico

- occulto /stregoneria/voodoo

- spiritualista

- razzistico

- Zen e cino/giapponese filosofico-mistico

- dischi volanti e lo spazio esterno

- psicoterapia

- terapia di massa o di formazione trasformazionale

- politico

- new age

- commerciale

- sociale / auto-aiuto

 

D. Come sopravvivono i molti culti  e quanti membri hanno ?

Le Organizzazioni educative sui Culti hanno compilato elenchi di oltre 2.000 gruppi di cui hanno ricevuto richieste di informazioni. Le frequenza per  i gruppi precedentemente non classificati possono essere per nuovi gruppi  religiosi, politici, psicoterapeutici  o altri tipi di movimenti. L’esperienza suggerisce, tuttavia, che un numero significativo, forse più di 1.000, sono sette. Anche se la maggior parte sono piccole, alcune sette hanno decine di migliaia di membri.

Diversi studi forniscono un sostegno alle stime informali secondo cui 5-10.000.000  americani sono stati almeno transitoriamente coinvolti in gruppi settari. Uno studio che ha coinvolto in modo casuale 1000 studenti delle scuole superiori di San Francisco Bay Area ha scoperto che il 3% degli studenti ha riferito che erano membri di un culto, mentre il 54% ha riportato almeno un contatto con un reclutatore di un culto (1).  Un altro studio, che ha analizzato i dati dell’indagine da Montreal a San Francisco, ha scoperto che circa il 20% della popolazione adulta aveva aderito a nuovi movimenti religiosi e para-religiosi, anche se oltre il 70 % dei coinvolgimenti erano transitori (2).  Altri dati di questo studio indicano che circa che due del cinque per cento dei soggetti aveva partecipato a nuovi gruppi religiosi e para-religiosi che sono comunemente considerati culti.
D.  I Culti sono limitati agli Stati Uniti?

Assolutamente no. Gruppi di supporto educativi sui culti esistono in più di 15 paesi. Indagini governative suulle  attività di culto sono state avviate in almeno cinque paesi. Congressi internazionali sul settarismo sono stati tenuti in Germania, Spagna e Francia. E nel 1984 il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione Cottrell, che ha invitato gli Stati membri a unire le loro informazioni relative alle nuove organizzazioni come preludio allo sviluppo di modi per garantire l’effettiva tutela dei cittadini (3).
D. Che cos’è il controllo mentale?

 

Il Controllo mentale (noto anche come lavaggio del cervello, persuasione coercitiva, riforma del pensiero  la manipolazione sistematica di influenza psicologica e sociale) si riferisce a un processo in cui un gruppo o un individuo utilizza sistematicamente metodi non etici di manipolazione per convincere gli altri a conformarsi ai desideri del manipolatore, spesso a scapito della persona che viene manipolata.

Tali metodi includono:

- ampio controllo delle informazioni al fine di limitare alternative per cui i membri possono fare delle scelte;

- inganno;

- pressione di gruppo;

- intenso indottrinamento in un sistema di credenze che denigra il pensiero critico indipendente e considera il mondo al di fuori del gruppo come una minaccia, il male  o gravemente in errore;

- un’insistenza su membri molto stressati che provano ansia e senso di colpa sottilmente indotto dal gruppi e che servono ad essere conforme al gruppo stesso;

- debilitazione fisica e/o psicologica attraverso una dieta inadeguata o stanchezza;

- ‘induzione di stati dissociativi (trance,  mediante l’uso improprio di meditazione, canto, parlare in lingue  e altri esercizi) in cui l’attenzione si restringe, si è suggestionati   e il pensiero critico indipendente viene indebolito;

- alternanza di asprezza/minacce e clemenza/amore al fine di indurre il rispetto verso i desideri delle dirigenze;

- isolamento da supporti sociali;

- e pressioni per confessioni pubbliche.

Anche se il processo attraverso il quale i culti vengono ad esercitare il controllo mentale sui membri è complesso e varia molto, sembrano esserci tre fasi sovrapposte:

inganno
Le reclute sono indotte a credere che il gruppo è benevolo e che arricchirà la loro vita, per esempio  aumentando la loro spiritualità o la loro autostima e sicurezza. Come risultato di questo inganno e dell’uso sistematico di tecniche altamente manipolative di influenza, le reclute vengono ad impegnarsi con i gruppi con i modi di pensare, di sentire e di agire prescritti; in altre parole, diventano membri o convertiti.

dipendenza
il gruppo isola gradualmente i membri  dalle  influenze esterne,  stabilisce  aspettative irrealisticamente alte e colpevolizzanti, punisce ogni espressione di negatività, denigra gli indipendenti, il pensiero critico, in tal modo fa sì che i membri diventino estremamente dipendenti dalle espressioni di conformità del gruppo stesso, orientati sull’amore e il sostegno.

paura
Una volta che uno stato di dipendenza è fermamente stabilito, i gruppi rafforzano il controllo dei  pensieri, sentimenti e comportamenti dei membri mediante il crescente timore di perdere il gruppo di sostegno psicologico (in alcuni gruppi si usa anche la minaccia fisica), il tutto per quanto possa mirare a garantire la loro conformità alle spesso debilitanti richieste delle dirigenze.

D. Il Controllo Mentale delle istituzioni sociali è diverso dall’ordinario condizionamento dei genitori?

Sì. L’ordinario condizionamento sociale si differenzia dal controllo mentale in due modi importanti. In primo luogo  i genitori, le scuole, le chiese e altre organizzazioni non utilizzano come regola  etica tecniche manipolative nei confronti per la socializzazione dei bambini, adolescenti e giovani adulti. In secondo luogo, il condizionamento sociale è un processo lento che promuove e incoraggia un figlio inizialmente informe a diventare un adulto autonomo, con una propria identità. Il controllo della mente, invece, si avvale di tecniche manipolative di persuasione e di controllo per indurre dipendenza in una persona con un’identità consolidata  che il manipolatore cerca di alterare radicalmente senza il consenso informato dei suoi obiettivi.

Le tecniche con cui un gruppo o una persona cercano di influenzare un altro individuo possono essere suddivise in due categorie: 1) una scelta che si rispetti, che include tecniche che onorano l’autonomia della persona che viene influenzata; e 2) il rispetto guidato, che include tecniche (esempi forniti nella risposta precedente) focalizzate su come ottenere la risposta desiderata, indipendentemente dai bisogni, desideri, obiettivi, ecc , della persona che viene influenzata.

Le tecniche scelte  possono essere ulteriormente suddivise in tecniche educative e di consulenza, mentre le tecniche di conformità possono essere suddivise in tecniche di persuasione e di controllo. Un ambiente di culto si differenzia da un ambiente di non-culto in quanto il primo presenta una maggiore proporzione di tecniche per la conformità, guadagnando in  persuasione e controllo .

Nel crescere i figli, spesso è necessario – e corretto -  utilizzare il controllo e la persuasione per proteggerli dai pericoli e per aiutarli a crescere. Quando i bambini diventano adulti, invece, sviluppano un’identità e un senso di autonomia personale che chiede il rispetto. I genitori imparano a cedere il controllo quando i loro bambini imparano ad assumersi la responsabilità. Quando questo processo di sviluppo normale si rompe, come quando un adulto cade nella depressione, i parenti  e/o le autorità che aiutano tenderanno ad orientarsi verso la conformità e ad entrare in un ruolo di custode (forse, in questo caso, l’impegno di un ospedale psichiatrico). Quando la crisi è passata, invece, le regole etiche non scritte prevedono che l’influenza torni alla modalità scelta nel rispetto della relatività dell’adulto.

In alcune situazioni particolari, come ad esempio entrare nell’esercito o in ordini religiosi, gli individui scelgono di rinunciare a parte della loro autonomia. A differenza di situazioni di culto, queste situazioni comportano consenso informato, non cercano di trasformare l’identità delle persone  e sono contrattuali  piuttosto che orientati alla dipendenza. Inoltre  la maggior parte di queste situazioni coinvolgono gruppi che sono responsabili nei confronti della società.

I culti, d’altra parte, non rispondono a nessuno in quanto violano le leggi etiche non scritte stabilendo ingannevolmente un rapporto con gli individui, la cui autonomia e identità disprezzano. Quindi, eventuali somiglianze tra un ambiente di culto e un campo di addestramento, per esempio, sono psicologicamente superficiali.

Alcuni apologeti dei culti sostengono che il controllo della mente non esista perché la maggior parte delle reclute dei culti non diventano membri. Questi apologeti spesso citano uno studio che ha riferito che il 10% di coloro che completano un workshop di due giorni offerto da un gruppo controverso diventano membri, mentre il 5% diventa membro dopo due anni (4). Chi ha aderito tuttavia apporta modifiche importanti e rapide nella propria vita, perchè il gruppo in questione richiede l’impegno totale dei membri nel tempo. Al contrario, nel tipico Billy Graham Crusades, solo l’1- 3% dei frequentatori credenti (che sono stati personalmente evangelizzati per mesi) si presentavano durante la chiamata all’altare, per non parlare di modificare la loro vita radicalmente (5).  E Billy Graham è considerato  uno degli evangelisti più efficaci della storia! Persuadere il 10% di un gruppo di persone, che sono in gran parte reclutati dalla strada, per diventare missionari a tempo pieno nel giro di poche settimane, riflette un livello incredibile di influenza psicologica!

 

D. Chi si unisce ai Culti e perché ?

Contrariamente ad un equivoco popolare che vede i membri del culto come dei pazzi, ricerche e prove cliniche suggeriscono fortemente che la maggior parte dei membri del culto sono persone relativamente normali, anche se circa un terzo sembra aver avuto disturbi psichiatrici lievi prima dell’ingresso (6) ( Va osservato, tuttavia, che un recente studio condotto dal National Institute of Mental Health ha rilevato che circa il 20% della popolazione generale ha almeno un disordine psichiatrico (7)  ).

I membri del culto sono i giovani, i vecchi, i ricchi, i poveri, gli istruiti e gli ignoranti. Non vi è alcun tipo facilmente identificabile di persona che si unisce ai culti. Tuttavia, l’esperienza clinica e le indagini informali indicano che una grande maggioranza dei partecipanti ad un culto stavano vivendo uno stress significativo (spesso legato alle normali crisi dell’adolescenza e della giovinezza, come una rottura sentimentale, un insuccesso scolastico, una confusione professionale) prima della loro conversione al culto. Poichè i loro normali modi di affrontare la vita non funzionavo bene per loro, questi individui stressati erano più aperti del solito per i reclutatori che vendono la felicità.

Altri fattori che possono rendere alcune persone predisposte all’influenza cultuale includono:

- dipendenza (il desiderio di appartenere, la mancanza di fiducia in se stessi);

- non assertività (incapacità di dire di no o di esprimere critiche o dubbi);

- credulità (ridotta capacità di interrogarsi criticamente su  ciò che viene detto, osservato, pensato, ecc);

- bassa tolleranza per l’ambiguità (necessità di risposte assolute, l’impazienza di ottenere delle risposte);

- disillusione culturale (alienazione, insoddisfazione per lo status quo);

- idealismo ingenuo;

- desiderio di significato spirituale;

- suscettibilità a stati di trance (in alcuni casi, forse, a causa di precedenti esperienze di droghe allucinogene); e

- ignoranza dei modi in cui i gruppi possono manipolare le persone.

Quando le persone rese vulnerabili da uno o più di questi fattori incontrano un gruppo che pratica il controllo della mente, la conversione può benissimo verificarsi, a seconda di quanto bene la dottrina del gruppo, l’ambiente sociale  e il controllo mentale  corrispondano alle vulnerabilità specifiche delle reclute. Gli individui non assertivi, per esempio, possono essere particolarmente sensibili alle lusinghe di un gruppo autoritario, gerarchico perché hanno paura di sfidare i gruppi di orientamento dogmatico.

La conversione ai culti non è veramente una questione di scelta. Le vulnerabilità non si limitano a portare gli individui ad un particolare gruppo. Il gruppo manipola queste vulnerabilità e inganna le prospettive, al fine di convincerle i membri ad aderire e, infine, rinunciare alle loro vecchie vite.
D. Come cambiano le persone che si uniscono ai Culti?

Dopo che i convertiti si impegnano in un culto, il modo  di pensare, di sentire e di agire del culto diventa una seconda natura, e i pur importanti aspetti della loro personalità pre-culto vengono soppressi o, in un certo senso, avviene il loro decadimento attraverso il disuso. I nuovi convertiti in un primo momento appaiono spesso essere traumatizzati dal bombardamento dei culti, dispiacendosi delle tecniche di controllo. Possono apparire distanti, rigidi e stereotipati nelle loro risposte, limitati nel loro uso del linguaggio, ridotti nella loro capacità di pensare in modo critico  e stranamente distanti nei loro rapporti con gli altri. I genitori solitamente affermano: “Quello non è mio figlio!“.  Queste osservazioni rappresentano la tesi comune che i membri di setta sono zombie o robot dagli occhi vitrei. Anche se questa descrizione è un’esagerazione, fa riflettere sul fatto che intense manipolazioni cultuali possono provocare stati alterati di coscienza in alcune persone.

Nel tempo i convertiti sembrano perdere la tensione e sembrano distanti.  Essi imparano tecniche, come il canto, per soffocare i dubbi e per rendere più facile mentire agli altri e a se stessi. Spesso perdono il contatto con persone del pre-culto cui erano legati e vivono come conseguenza l’isolamento dai genitori e dalla società. E ricevono ricompense per conformarsi alle esigenze del gruppo da cui sono diventati così dipendenti.

La possibilità di entrare nella coscienza, nei ricordi repressi o nei dubbi assillanti può generare ansia che, a sua volta, può innescare una difesa di trance-induzione, come il parlare in lingue, per proteggere il sistema che culto ha imposto su pensieri, sentimenti e comportamenti. Tali persone possono funzionare adeguatamente almeno a livello superficiale. Tuttavia, la loro regolazione continua dipende dal manterene  i loro vecchi stili di pensiero, gli obiettivi, i valori e gli allegati personali in deposito. Un normale livello di sviluppo psicologico e una integrazione della personalità risultano molto difficili da raggiungere.
D. Come i Culti possono danneggiare le persone?

Poichè spesso riconoscono i cambiamenti dannosi che non sono evidenti tra i convertiti sedotti, le famiglie sono di solito leprime ad essere ferite. Nei loro tentativi di aiutare i parenti coinvolti nel culto le famiglie sperimentano intensa  frustrazione, impotenza, senso di colpa  e, viste le  così poche persone a capire la loro situazione, la solitudine.

I membri possono essere danneggiati in quanto perdono la propria autonomia psicologica e spesso i loro beni. Inoltre, i gruppi che chiedono una parziale o totale disconnessione dalla società privano i membri dell’opportunità di imparare dalle varie esperienze che una vita normale fornisce. I membri possono perdere anni irrecuperabili in uno stato di arresto maturativo. In alcuni casi  subiscono danni psichiatrici e/o soffrono di malattie fisiche e lesioni. I bambini nei culti sembrano essere ad alto rischio di abuso e trascuratezza.

Coloro che lasciano i culti spesso sperimentano ansia, depressione, rabbia, senso di colpa,  diffidenza,  paura, disturbi nel pensiero, instabilità per lo spostamento dai modi di vedere il mondo di un culto a quelli del non-culto o un’alternanza tra  senso di annebbiamento e  stato di coscienza. Questo tumulto emotivo altera il processo decisionale e interferisce con la gestione delle attività della vita.

Infatti, molti ex-membri richiedono 1-2 anni per tornare al loro precedente livello di adattamento, mentre alcuni possono avere guasti psicologici o rimanere psicologicamente sfregiati per anni.

Non tutti quelli che si uniscono ai culti restano psicologicamente danneggiati. Alcuni potrebbero trovare nel culto  un rifugio sicuro per le difficoltà ingestibili del mondo non-culto. Altri che hanno problemi nel mantenenimento della distanza emotiva possono seguire il culto senza mai veramente diventare parte di esso o di essere profondamente colpiti da esso. E alcuni possono avere risorse personali, come ad esempio una capacità insolita di resistere alla pressione di gruppo, che consentono loro di mantenere una certa autonomia, anche in un ambiente potente di conformità.

 

D. Come i Cults danneggiano la Società?

Il rapporto “settarismo:  una conferenza per studiosi e la politica (3)”  delinea alcuni modi diretti con cui le sette ledono la società:
Governo/Legge
Infiltrazioni in agenzie governative, partiti politici, gruppi di comunità e organizzazioni militari allo scopo di ottenere informazioni classificate o private, guadagnare vantaggio economico o influenzare l’organizzazione infiltrata per servire i vertici del culto.

L’evasione fiscale
L’acquisizione fraudolenta e la disposizione illegale di fondi per l’assistenza pubblica e la sicurezza sociale.

La violazione delle leggi sull’immigrazione
L’abuso del sistema legale attraverso azioni legali spurie, denunce infondate di licenze e organismi di regolamentazione  o richieste stravaganti per servizi (quali quelli forniti dalla Freedom of Information Act) come parte di spedizioni di pesca contro i propri nemici. Perseguimento di obiettivi politici, mentre operano sotto la rubrica di un’organizzazione apolitica, di beneficenza  o religiosa.

Business
Raccolta fondi e vendita di pratiche ingannevoli. Lo stress organizzativo e individuale derivante da pressioni ai dipendenti di partecipare alla formazione della gestione cultuale e dei seminari di crescita.
Sviamento dello status di beneficenza al fine di garantire i soldi per altri scopi e affari non chiari. Concorrenza sleale attraverso l’uso di manodopera sottopagata o stipendi riciclati.
Educazione
Negazione o interferenza con l’educazione consentita per legge dei bambini nelle sette. L’uso improprio delle strutture scolastiche o universitarie  o travisamento delle finalità dei culti, al fine di ottenere rispettabilità. Il reclutamento degli studenti universitari attraverso la violazione della loro privacy e/o l’inganno.
Religione
I tentativi di ottenere l’appoggio delle religioni stabilite per presentare un quadro ingannevole degli obiettivi dei culti, delle credenze e delle pratiche  e cercare di fare causa comune su varie questioni. L’infiltrazione di gruppi in istituiti religiosi al fine di reclutare membri nel culto.

I culti danneggiano la società anche attraverso  importanti modi indiretti. I culti violano cinque valori interconnessi che sostengono le culture pluralistiche: dignità umana, libertà, etica, pensiero critico e di responsabilità. Perché barando i culti sono in grado di ottenere il potere ben oltre il loro numero. Inoltre, la maggioranza cerca la protezione garantita dal Bill of Rights, pur pensando al proprio obiettivo finale che è quello di eliminare la stessa libertà che rivendicano per sé.

Essi rappresentano quindi una sfida seria:

Come fa una società basata sulla libertà costituzionale  a proteggersi contro gli impulsi totalitari e le pratiche dei culti e di altri gruppi di fanatici senza risultare chiusa e repressiva? In poche parole, come fa il nucleo costituzionale a tenersi insieme?

Questa domanda è particolarmente importante oggi, perché l’identità culturale americana è frammentata.

La tradizione giudaico-cristiana, una volta dominante, è stata contestata, alcuni dicono soppiantata, da un secolarismo che, pur coerente con il patrimonio costituzionale americano, respinge molti dei principali dogmi della tradizione morale giudaico-cristiana.

Mentre questi due campi stavano combattendo, un terzo sistema di valori e di visione del mondo, radicato nel misticismo orientale e  nel movimento della psicologia umanistica, ha agito nella coscienza americana. Comunemente chiamato  movimento New Age, questo mondo vede quale principio fondamentale che gli uomini sono ciechi al fatto che siano tutti uno, che sono tutti Dio  e che sono tutti in grado di sviluppare le capacità sovrumane.

La maggior parte dei sostenitori di queste tre visioni del mondo tollerano il disaccordo e rispettano i loro avversari, anche se si trovano a competere – consapevolmente o meno -  per il predominio nel cambiare l’identità americana. Ma ai margini di ogni visione del mondo, i fanatici, molti dei quali appartengono a culti ben organizzati, cercano di rifare la cultura a loro immagine.

Se il fanatismo settario non è eticamente trattenuto, la cultura americana perderà i suoi ormeggi etici e i valori che hanno per così tanto tempo dominato le garanzie costituzionali. Le centinaia di migliaia di famiglie che sono dilaniate dalle sette  e i milioni di individui i cui diritti e l’integrità sono stati violati testimoniano la gravità di questa minaccia.
D. Perché le persone abbandonano i culti?

La gente abbandona i  culti per una serie di motivi. Dopo la presa di coscienza dell’ipocrisia e/o della corruzione all’interno della setta, i convertiti che hanno mantenuto un elemento di indipendenza e  qualche connessione con i loro vecchi valori possono semplicemente uscire delusi. Altri membri possono lasciare perché si sono stancati di una routine di proselitismo e di raccolta fondi. A volte anche i membri più dedicati possono sentirsi così inadeguati nei confronti delle richieste dei culti tanto da andarsene, non perché hanno smesso di credere, ma perché si sentono come falliti. Altri ancora possono rinunciare al culto dopo aver recuperato i vecchi valori, obiettivi, interessi o relazioni, derivanti dalle visite con i genitori, colloqui con ex membri  o  consulenze.
D. E’ facile lasciare un culto?

Le persone che meditano di lasciare una setta di solito sono sotto pressione per rimanere. Alcuni ex  membri affermano di aver speso mesi, anche anni, nel cercare di raccogliere la forza per uscire. Alcuni si raccontano così intimiditi da esser partiti di nascosto.

Sebbene la maggior parte dei membri del culto alla fine escono da soli, l’allarme dei genitori non deve essere scontato. In primo luogo, molti, se non la maggior parte, di coloro che lasciano i culti da soli sono psicologicamente danneggiati, spesso in modi che non capiscono. In secondo luogo, alcuni membri di sette non lasciano mai il culto, e alcuni di questi sono gravemente danneggiati. E in terzo luogo, non c’è modo di prevedere chi lascerà, chi voleva lasciare  o a chi sarà fatto del male. Di conseguenza, rassicurare i genitori è analogo a rassicurarli circa l’uso giovanile del fumo della marijuana sostenendo che la maggior parte giovani che fumano la marijuana non diventeranno tossicodipendenti.
D. Cosa  è l’Exit Counseling e in che cosa differisce dalla Deprogrammazione?

La consulenza per l’uscita e la deprogrammazione sono caratterizzate dal  parlare ai membri del culto (a volte in lunghe sessioni distribuite in molti giorni) al fine di aiutarli a riconoscere le attività manipolative, ingannevoli e di sfruttamento del culto, riconnettendoli ad  attaccamenti personali, credenze, valori e obiettivi del pre-culto, per ristabilire la loro capacità di pensare in modo indipendente e critico. Ma esse differiscono in un modo meno significativo.

La deprogrammazione, a differenza dell’exit counseling, è tradizionalmente associata a un processo di salvataggio, in cui i membri della famiglia (di solito i genitori) assumono un team di deprogrammazione per forzare il settario ad ascoltare l’altro lato della storia. Durante i primi anni e la metà del 1970  decine di articoli di giornale e almeno una mezza dozzina di libri descrissero storie drammatiche di deprogrammatori che strappavano figli adulti di genitori disperatamente preoccupati per il loro coinvolgimento al culto dei figli.

Anche se la propaganda cultista ha  raffigurato la deprogrammazione come un processo sporco e violento, la stragrande maggioranza dei deprogrammazioni la racconta in maniera abbastanza tranquilla,  diversamente dal rapimento iniziale. Molti ex membri deprogrammati  hanno osservato di essere stati sorpresi dal rispetto e dalla sincera preoccupazione loro mostrati.

La deprogrammazione, naturalmente, è un percorso controverso. Molti osservatori, tra cui un gran numero di critici delle sette sono contrari perché:

- hanno creduto che violava i diritti civili dei cultisti (anche se alcuni studiosi di diritto hanno offerto argomenti a sostegno della deprogrammazione come rimedio necessario per culti che distruggono l’autonomia individuale);

- a volte riferiscono di cause legali contro i genitori e i deprogrammatori, alcune delle quali sono sono terminate con successo;

- è stato a volte tentata su individui che non appartenevano a culti e, quindi, non erano stati programmati precedetemente;

- era psicologicamente rischiosa in quanto causa un danno irreparabile per il legame genitore-figlio quando essa falliva;

- il suo costo era elevato (10 mila dollari è una stima approssimativa per il viaggio, l’alloggio, la sicurezza, etc, dei deprogrammatori), e a volte era finanziariamente devastante per i genitori che si rivolgevano ad essa perché non si rendevano conto di altre possibilità che esistevano.

Ho usato il verbo passato nel descrivere la deprogrammazione perché si verifica raramente oggi, in parte a causa dei rischi legali, ma soprattutto perché i lavoratori in questo settore sono diventati più abili ad aiutare i familiari nel convincere il parente coinvolto nel culto a partecipare volontariamente alla consulenza di uscita. Gli exit counselor, che hanno cominciato a organizzarsi per diventare più efficaci e professionali, hanno iniziato a lavorare su un codice guida per il loro comportamento. La loro professionalità in crescita è uno sviluppo significativo per le famiglie colpite da  un culto.
D. Cosa possono fare i genitori di un cultista?

C’è molto che si può fare, ma tutte le alternative intelligenti comportano una notevole incertezza, ansia e fatica. I genitori devono rendersi conto che:

- c’è speranza per i genitori;

- non tutti i gruppi “nuovi” o non ortodossi sono sette (vedi Domanda 1: Che cosa è un culto);

Il comportamento preoccupante in un giovane adulto o in un ragazzo può talvolta avere poco o nulla a che fare con il coinvolgimento in una setta o in un nuovo movimento;

- salvare i cultisti o persuaderli a lasciare un culto non è sempre possibile o addirittura consigliabile, perché , per esempio, il gruppo può fornire un rifugio per una persona psicologicamente disturbata;

- una ricetta per convincere una persona a lasciare un culto non esiste – ogni singolo caso deve essere trattato singolarmente;

- di conseguenza, la raccolta di informazioni valide recanti la distruttività dei gruppi per il loro figlio è di vitale importanza.

Dopo che i genitori hanno capito questi punti, si può quindi provare a condurre – con assistenza professionale se del caso – un informata ricerca ragionata sulle possibili azioni che possono compiere, che includono le seguenti:

- accettare un coinvolgimento del figlio;

- convincere il figlio a fare una rivalutazione informata del suo impegno per il gruppo;

- istituire un salvataggio con la deprogrammazione;

- rinnegare il figlio.

Anche se lo spazio consente solo un’analisi superficiale, è considerare brevemente ciascuna di queste alternative:
Alternative 1: Accettazione

I genitori possono accettare e anche l’approvazione il coinvolgimento in culto perché rispetta l’autonomia del loro figlio e ritengono il suo gruppo psicologicamente benigno. Se i genitori ritengono che il gruppo sia distruttivo per il loro figlio, possono accettare a malincuore il suo coinvolgimento in esso, perché non sono in grado di perseguire una linea di azione che lo avrebbe portato a rivalutare il tutto. Tale passività riluttante a volte può essere molto faticosa per genitori, che possono beneficiare di assistenza professionale progettata per aiutarli ad affrontare il dolore, la rabbia, la paura e il senso di colpa legati a questa esperienza.
Alternativa 2: promuovere il Volontariato, rivalutare l’informazione

I genitori che scelgono questa alternativa devono:

- elaborare una strategia etica per massimizzare la loro influenza sul membro settario e

- sviluppare l’autocontrollo e la consapevolezza necessari per l’attuazione, la valutazione e la revisione della strategia in base alle esigenze. Anche se il primo compito è difficile, quest’ultimo è di solito ancora più faticoso, nonché facile da trascurare. I genitori che seguono questo corso sono invitati a chiedere aiuto a una varietà di risorse, compresi gli altri genitori di cultisti, ex-membri, materiale di lettura, consiglieri d’uscita ed a professionisti con esperienza in questo campo.

Alternativa 3: “Salvataggio”
Anche se molti ex membri di culti hanno pubblicamente sostenuto la deprogrammazione come un mezzo necessario per liberare gli uomini dalla schiavitù di un culto, la procedura, come ho detto in precedenza, è giuridicamente e psicologicamente rischiosa. Un terzo delle deprogrammazioni non sono sicure  e spesso portano ad un allontanamento tra genitore e figlio, o anche a cause legali. Inoltre, molte persone che lasciano i  culti dopo una deprogrammazione avrebbero potuto essere stati persuasi a lasciare volontariamente, senza i rischi insiti in un salvataggio. Pertanto, la American Family Foundation sconsiglia la deprogrammazione .

Alternativa 4: disconoscere il figlio

Alcuni genitori che non riescono a convincere il proprio figlio a lasciare un gruppo distruttivo sono psicologicamente in grado di trarre il meglio da una brutta situazione. Possono sentire un forte impulso a rinnegare il loro figlio e allontanarlo dalla loro vita completamente. Rinnegare un figlio è una forma di blocco di una realtà spiacevole. Anche se molte persone sono in grado di funzionare adeguatamente pur negando pezzi di realtà, la profondità del legame genitore-figlio rende questa alternativa impossibile da seguire senza pagare una pena severa ed emotiva, anche quando la disconnessione sembra meno dolorosa di quanto intenso , continuo e irrisolvibile è il conflitto familiare. Quindi, ai genitori che considerano seriamente questa alternativa si consiglia di cercare assistenza professionale.

D. Come possono i genitori e gli altri aiutare i cultisti a rivalutare volontariamente  il loro coinvolgimento nel culto?

Poichè i  culti scoraggiano una analisi aperta e onesta circa le loro credenze e pratiche, i genitori e gli altri parenti o amici interessati devono esercitare immaginazione e tatto per aiutare i cultisti a rivalutare volontariamente il coinvolgimento nel culto.

L’obiettivo finale è quello di aiutare i cultisti ad effettuare una rivalutazione informata del loro coinvolgimento nel culto, cioè,  aiutarli ad esaminare attentamente le informazioni critiche che il loro gruppo non rende disponibile ai membri  e  parlare con calma dei motivi e delle conseguenze del loro impegno nel gruppo. Gli assistenti dovrebbero cercare di evitare arringhe emotive circa la teologia,  il lavaggio del cervello, la corruzione dei leader della setta  e simili. Queste tattiche sperperano l’opportunità di raccogliere informazioni importanti sul gruppo e il rapporto dei cultisti ad esso. Inoltre, gli attacchi emotivi possono essere offensivi e ingiustificati se la persona appartiene ad un gruppo benigno. E, nel caso dei culti in buona fede, gli attacchi emotivi confermano gli stereotipi sul culto del mondo esterno come satanico e sollevano timori di deprogrammazione, che possono portare come conseguenza i  cultisti a ritirarsi più in profondità nel gruppo.

Gli aiutanti dovrebbe cercare di essere ascoltatori attivi e dovrebbero porre domande volte ad aprire la mente dei cultisti. Da ascoltatori attivi gli aiutanti raccolgono non solo informazioni, ma anche modellano l’apertura, la razionalità  e la pazienza che i cultisti devono rivalutare nel loro impegno per il gruppo.

Gli aiutanti dovrebbero:

- Mantenere la calma e mantenere le linee di comunicazione aperte. Non si può avere alcuna influenza costruttiva senza la comunicazione.

- Rispettosamente ascoltare i punti di vista dei cultisti. Indagare le loro credenze, sentimenti e pensieri sulla vita nel culto e al di fuori di esso. Scoprire se hanno dubbi o domande rimaste senza risposta circa il gruppo che non possono fare altrimenti vengono scoperti.

- Essere pazienti.

- Essere più inclini a porre con calma le domande, piuttosto che profferire opinioni.

- Scoprire se mancano loro aspetti della loro vecchia vita (amici, attività ricreative, scuola, parenti, musica, ecc) e aprire le loro menti ai propri ricordi.

- Scoprire in cosa credono e perché.

- Mettere in discussione le loro convinzioni o cercare di farli mettere in discussione, ma farlo in un modo calmo e rispettoso per non spingerli in un angolo difensivo. Il tempismo è fondamentale.

- Con calma esprimere il proprio punto di vista, ma non insistere sul fatto che non sono d’accordo. Rispettare il loro diritto di dissentire. A volte è più efficace semplicemente quello per seminare qualcosa nel pensiero.

- Dimostrare  amore e  preoccupazione, ma non porre queste come subordinate all’accordo o all’obbedienza, fare questo sarà giustamente percepito come un ricatto. Al contrario, mostrare l’amore e la preoccupazione anche quando il disaccordo è sostanziale.

- Quando possibile  neutralizzare la rabbia analizzando la sua fonte, perchè la rabbia genera rabbia. Ma non soffocare artificialmente la rabbia, perchè il settario molto probabilmente sentirà la falsità insita nel soffocare l’emozione. Al contrario, mostrare il dolore, il dolore e l’ansia che di solito sono le cause della rabbia.

- Lasciate che i cultisti sappiano che le loro azioni fanno male o che ci si  preoccupa, ma allo stesso tempo rispettare il loro diritto di fare come meglio credono, perchè  manipolati possono sembrare a voi.

- Comunicare l’amore e aiutare il settario a ricollegarsi alla sua vecchia vita parlando di vecchi tempi e incoraggiandolo a scrivere, chiamare o visitare i parenti e vecchi amici. Inoltre, se del caso, incoraggiare i parenti e gli amici a contattare il membro del culto.

- Ascoltare pazientemente, esprimendo l’amore  e utilizzare  la calma e la razionalità per contribuire a creare un clima di fiducia. Se ai cultisti offri un aiutante, saranno più disposti a discutere il loro coinvolgimento nel culto, anche, forse, con ex membri, consiglieri d’uscita  o professionisti esperti sui culti. Una volta raggiunto questo passo, una rivalutazione informata dell’impegno dei cultisti a un gruppo è molto più facile da realizzare.

Purtroppo , seguire questi consigli non sempre produce i risultati auspicati. A volte il culto si rifiuta di lasciare che i membri parlinoi a lungo con i genitori o con gli altri del vecchio mondo. Infatti, non è raro per i culti di inviare i membri in paesi stranieri lontani  senza dire ai genitori dove sono. A volte i cultisti mentono perchè sono così assorbiti dalla visione del mondo cultuale che un dialogo razionale con loro è impossibile. A volte il vecchio mondo è così pieno di problemi, di dolore e ‘insicurezza per i cultisti che  importa quanto infelici possano essere nel culto, sono troppo spaventati persino di prendere in considerazione di tornare alle loro vecchie vite. A volte i cultisti possono onestamente e intelligentemente rivalutare il loro impegno per un gruppo e decidono di rimanere in esso, perché credono che sia meglio per loro. E a volte raggiungono che la necessaria consapevolezza di sé e di auto-controllo è semplicemente troppo impegnativo per i genitori e per gli altri soccorritori. Tuttavia, coloro che possono con successo seguire questo percorso di condivisione e di rivalutazione spesso scoprono che sono diventati più vicini alla persona  coinvolta nel culto di quanto mai avrebbero ritenuto possibile.
D. Che cosa possono fare gli  educatori, il Clero  e altri  per proteggere i giovani dal reclutamento nei Culti?

Gli educatori e i sacerdoti interessati alla educazione preventiva in materia di culti possono aderire al Programma Internazionale Cult Education (CIPE), un programma congiunto della Fondazione Famiglia Americana e del Cult Awareness Network, un’organizzazione di base composta in gran parte di genitori e di ex membri. Partecipare al CIPE consentirà agli educatori e ai sacerdoti di comunicare con altri che condividono i loro interessi, acquire materiale didattico,  ottenere video e audio con i programmi educativi  e tenere il passo con gli sviluppi in questo nuovo ed entusiasmante spazio educativo. Se siete interessati a ricevere maggiori informazioni sul CIPE, contattate l’AFF.

Il pericolo cultuale per i giovani diminuisce quando:

- le critiche al di fuori dei culti causano la diminuzione del livello di manipolazione nei loro ambienti;

- i giovani sviluppano una resistenza a piazzole di vendita settaria imparando  come i gruppi in generale (non solo culti) possono influenzare i propri pensieri, sentimenti e comportamenti; e

- i giovani imparano a far fronte allo stress e a riconoscere e cercare di superare le vulnerabilità personali, come la dipendenza, la bassa tolleranza dell’ambiguità  e l’ingenuo idealismo, chiedendo aiuto professionale quando necessario.

- di conseguenza, gli educatori e il clero possono aiutare a proteggere i giovani a non avere paura di criticare gli abusi di un culto, e insegnano loro cosa è la manipolazione cultuale, aiutandoli a coltivano i tre valori che li renderanno meno vulnerabili alle lusinghe di culto:

1) l’autonomia individuale – la personale capacità di determinare la sua vita con una pressione minima o manipolazione dall’esterno;

2) l’integrazione personale -  Il tentativo di ordinare la sua memoria,  valori, credenze, patrimonio, ecc , in un insieme unitario; e

3) il pensiero critico indipendente -  senza il quale l’autonomia non può essere mantenuta o l’integrazione raggiunta.

 

 

 

References

Zimbardo, P.G., & Hartley, C.F. (1985). Cults go to high school: A theoretical and empirical analysis of the initial stage in the recruitment process.  Cultic Studies Journal, 2, 91-148.

Bird, F., & Reimer, B. (1982).  Participation rates in new religious and para-religious movements.  Journal for the Scientific Study of Religion, 21, 1-14.

American Family Foundation. (1986).  Cultism: A conference for scholars and policy makers.  Cultic Studies Journal, 3, 117-134.

Barker, E. (1983).  The ones who got away: People who attend Unification Church workshops and do not become members.  In Barker, E. (Ed.), Of Gods and Men: New Religious Movements in the West.  Macon, GA: Mercer University Press.

Frank, J. (1974).  Persuasion and Healing.  New York: Shoken Books.

Clark, J.G., Langone, M.D., Schecter, R.E., & Daly, R.C.B. (1981).  Destructive Cult Conversion: Theory, Research, and Treatment.  Bonita Springs, FL:  American Family Foundation.

Freedman, D.X. (1986).  Psychiatric epidemiology counts.  Archives of General Psychiatry, 41, 931-933.

 

fonte: http://www.csj.org/studyindex/studycult/cultqa.htm

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

Nel 1970  mentre viveva in un altro stato, la mia famiglia ed io abbiamo cominciato a frequentare una chiesa. Il parroco era accogliente, amichevole, energico, un grande maestro e manifestava felice entusiasmo nel vederci arrivare. La chiesa era multi-razziale, qualcosa di insolito nel Sud in quel periodo, ed era molto frequentata da giovani adulti e bambini. C’era lode edificante, un meraviglioso culto  e una prospettiva teologica solida e conservatrice. Era una chiesa cristiana.

Era anche una setta.

 

Una definizione di un culto è “una religione o setta religiosa generalmente considerata estremista o falsa con i suoi seguaci, che spesso vivono in maniera non convenzionale sotto la guida di un leader autoritario e carismatico. “E’ stato il comportamento del leader che ci ha permesso di  classificare quel gruppo come una setta.

Durante circa un anno siamo stati pesantemente coinvolti nella chiesa e non abbiamo visto nulla di male fino quasi alla fine. Dopo tutto, nessuno vuole credere che la propria chiesa sia una setta.

Se qualcuno ci avesse avvertito in anticipo, i segni sarebbero stati inconfondibili. E’ difficile da vedere  e più difficile da ammettere  che una chiesa sia una setta quando si è all’interno. Quindi, qui ci sono alcune cose da chiedersi:

1 . Quanta autorità il leader esercita sulla chiesa?
Tutte le chiese di successo hanno leader forti. Un vero pastore conduce con dolcezza e con l’esempio. Nonostante debba essere un leader, egli non è un dittatore del Terzo Mondo. Egli ha certamente un’autorità limitata  quando si tratta della regolamentazione della tua vita personale. Alcuni pastori si sono spinti fino al punto di dire ai loro membri di chiesa dove devono vivere, che tipo di macchina possono comprare, dove fare le vacanze, ecc

2 . Egli pretende di essere infallibile?
I Leader delle sette hanno sempre ragione. Sono le uniche persone che davvero capiscono la Bibbia, i piani di Dio  e le vie del Signore. Perché essi hanno sempre ragione, gli si deve sempre obbedienza. Il disaccordo e la disobbedienza non sono tollerati.

3 . Come il leader risponde quando viene sfidato o contrastato?
Egli minaccia, intimidisce, rimprovera, o sminuisce la persona? Egli si arrabbia?  Ammette quando sbaglia e risponde in modo appropriato? Le persone hanno timore a chiedergli qualcosa? E’ dato per scontato che , visto che  è il capo, non può fare niente di male?

4 . E’ concentrato sul raggiungimento di offerte di denaro o di proprietà?
Le Chiese non possono funzionare senza fondi, quindi è normale predicare/insegnare per la  decima. Tuttavia, se questo è un obiettivo primario o le persone si sentono costrette a dare per “essere davvero parte della chiesa“, allora qualcosa non va.

5 .Il leader usurpa la direzione data da Dio in casa?
Le Scritture insegnano che il marito è il sacerdote della casa . Se il leader si frappone tra marito e moglie o tenta di diminuire il ruolo spirituale del marito mentre apertamente o segretamente cerca di soccomvere sulla donna, allora c’è un problema. Se la moglie vede il leader della chiesa, e non suo marito, come la sua “autorità spirituale“, c’è anche un problema.

6 . Come  il gruppo parla di altre chiese?

Criticano le altre chiese per le loro pratiche, credenze, o insegnamenti? Il leader cerca di rendere la sua chiesa sembra il “posto d’elite“, mentre mettere in dubbio le altre chiese ortodosse?

7 . Come vengono le persone che lasciano la chiesa?
Sono visti come traditori? Sono evitati ? Sono raffigurati come quelli che hanno lasciato la “vera ” chiesa? Non tutti coloro che lasciano una chiesa la lasciano nel modo giusto. Ciò non significa che sono andati verso il lato oscuro.

Quasi tutte le caratteristiche di cui sopra sono stati trovati nella chiesa/setta che abbiamo frequentato. Alla fine  il pastore ha lasciato la sua famiglia e la sua chiesa ed è fuggito con una giovane donna di età del college che era “counselor“.

Fortunatamente  prima che ciò accadesse  noi avevamo lasciato il gruppo. Eppure  una volta che le acque si sono calmate  ci sono state  molte vite spezzate e seguaci delusi. Ci siamo sentiti traditi, umiliati,e semplicemente stupidi.

Confrontate la lista rispetto alla vostra chiesa. Siete probabilmente in una grande chiesa che sta facendo grandi cose per Dio e per la comunità. Tuttavia, se alcuni o tutti i tratti di cui sopra sono presenti nel vostro gruppo, possiamo parafrasare Jeff Foxworthy , “Lei potrebbe essere solo in un culto “.

[David Epps è il parroco della Cattedrale di Cristo Re, Sharpsburg , GA ( www.ctkcec.org ). Egli è il vescovo della diocesi Mid -sud , che si compone di Georgia e Tennessee ( www.midsouthdiocese.org ) e la Endorser Associato per il Dipartimento delle Forze Armate  degli Stati Uniti Cappellani Militari , ICCEC . Egli è reperibile al frepps@ctkcec.org . ]

 

Fonte: http://www.thecitizen.com/blogs/david-epps/03-28-2014/your-church-cult

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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di  Charlotte Allen

UNIVERSITA’ DI SOCIOLOGIA DI RUTGERS – Il professore di sociologia Benjamin Zablocki ha studiato le sette – ora chiamate, grazie alla politica della correttezza accademica,  “nuovi movimenti religiosi“, o NMR -  durante la metà degli anni 60, quando, mentre frequentava la scuola di specializzazione presso la Johns Hopkins, aveva comprato con novantanove dollari un biglietto per il bus Greyhound che gli ha permesso di viaggiare in tutto il paese e di visitare tutte le comunità religiose che riuscì a trovare. “Il mio stile di ricerca è l’osservazione partecipante ” spiega. “Io vivo con i gruppi, lavo i piatti con loro, prego con loro e mi immergo nel loro modo di vivere“.

Pof. Zablocki

Dopo anni di incontri diretti con una varietà di gruppi religiosi, spiccava un fenomeno ricorrente. “Ho visto gente passare attraverso una esperienza molto particolare” – ricorda Zablocki -  “Perdeva peso e si isolava. Non era facile avere una conversazione con loro, sembravano essere in un mondo diverso“.

 

 

In un primo momento Zablocki credette che i membri dei culti, con cui parlava, stessero vivendo una crisi spirituale -  “La notte oscura dell’anima, come era avvenuto per Santa Teresa o per San Giovanni della Croce“. Ma dopo aver letto la teoria della riforma del pensiero di Robert Lifton e la Psicologia del Totalitarismo (1961) nonchè gli studi sulla persuasione coercitiva di Edgar Schein (1961), oltre agli studi famosi sul controllo mentale e sulla “rieducazione” praticata dai cinesi sui prigionieri di guerra americani, catturati durante il conflitto coreano, Zablocki abbracciò un’altra spiegazione: quella del lavaggio del cervello. Lifton e le teorie di Schein sul lavaggio del cervello al prigioniero, un processo che comportava la privazione sensoriale, l’obbligo di confessioni e il controllo completo dell’ambiente come mezzo per manipolarlo attraverso i suoi carcerieri,  gli fecero elaborare una descrizione più adatta per spiegare il comportamento che aveva osservato tra i membri teoricamente volontari dei gruppi religiosi. Da gruppo a gruppo, i soggetti di Zablocki avevano riferito di subire riti più simili ad un campo di prigionia rispetto ad una scuola media della Domenica: erano stati privati ​​del sonno, ed era stato chiesto loro di scrivere confessioni, gli è stato detto che le confessioni non erano sufficienti.

 

La conversione di Zablocki alla teoria del lavaggio del cervello poteva sembrare di buon senso per un pubblico cresciuto con le immagini televisive di cultisti zombie che commettono crimini diabolici o con gli esperimenti del controllo mentale dei cinesi raccontati nel film del 1962 The Manchurian Candidate. Ma tra gli scienziati sociali il lavaggio del cervello è stata una teoria aspramente contestata per diverso tempo. Nessuno dubita che una persona possa comportarsi in modo particolare quando è minacciata con forza fisica (cosa non faresti con una pistola puntata alla testa?), ma in assenza di armi o di sistemi di tortura, può una persona essere manipolata contro la sua volontà?

 

La maggior parte dei sociologi e degli psicologi che studiano i culti rispondono di no. Per cominciare, il lavaggio del cervello non è come Zablocki stesso ammette: “un processo che è direttamente osservabile“. E anche se il lavaggio del cervello potesse essere isolato e misurato in uno studio clinico, obiezioni etiche farebbero concepire un simile test quasi impensabile. (Che tipo di rinunce avreste dovuto firmare prima di permettere a voi stessi di essere vittime del lavaggio del cervello?)

Negli ultimi dieci anni, mentre la teoria del lavaggio del cervello ha goduto di un alto profilo nei media – invocata per spiegare disastri sensazionali dei culti, dal suicidio di massa dei membri della Heaven’s Gate ai dodici morti col sarin nella metropolitana di Tokyo attribuiti ad Aum Shinrikyo -  gli studiosi dei culti  hanno evitato il termine come un sintomo di paranoia della Guerra Fredda e dell’isteria degli antisette. Invece essi favoriscono le spiegazioni più benigne di appartenenza al culto. Le alternative includono la teoria dell’”etichettatura“, che sostiene che non c’è niente di sbagliato nelle religioni alternative, che il problema è quello della etichettatura pregiudizievole da parte di una cultura dominante che vede i membri del culto come creduloni positivi al lavaggio del cervello, e la “condizione preesistente” è una teoria che postula che i membri del culto sono persone che sono malate di mente o altrimenti disadattate prima di aderirvi. (Un paio di studiosi hanno addirittura proposto la malnutrizione come una condizione preesistente, sostenendo che la carenza di calcio può rendere le persone inclini a suscettibilità carismatica).

Così, quando Zablocki ha pubblicato, indignato, la difesa della teoria del lavaggio del cervello in sessanta pagine nell’ottobre 1997 e nell’aprile 1998 su Nova Religio, una rivista accademica dedicata ai sistemi di credenze alternative, ha innescato uno scompliglio nel campo accademico. Indicando gli “alti costi di uscita” che alcuni culti hanno causato a coloro che cercavano di fuggire, con l’allontanamento dai genitori e dai beni, e con le velate minacce, Zablocki ha sostenuto che questi erano indicatori del lavaggio del cervello, segni che alcuni gruppi stavano usando la coercizione psicologica per mantenere il controllo totale sui propri membri. Pur avendo ammesso di non poter dimostrare empiricamente il lavaggio del cervello, ha sostenuto che per lo meno il concetto non dovrebbe essere scartato a priori. «Non è il mio scopo affermare che attualmente possediamo prove che dimostrino che il lavaggio del cervello è la migliore spiegazione dell’attività dei NMR” ha scritto. “Il mio obiettivo è più modesto e consiste nel dimostrare che il lavaggio del cervello è una congettura precisa e verificabile empiricamente su un processo socio-psicologico molto importante e che è stato trattato molto male dalla opinione di maggioranza all’interno della sociologia della religione“.

I colleghi di Zablocki rimasero impressionati. In una risposta pubblicata anche in Nova Religio, David Bromley, sociologo alla Virginia Commonwealth University, che aveva studiato la Chiesa dell’Unificazione del reverendo Sun Myung Moon, si è lamentato che nella formulazione del lavaggio del cervello di Zablocki, il concetto  fosse stato scivoloso, limitato  e, in ultima analisi, non verificabile e vago. Inoltre, egli sottolineò che i culti in genere avevano scarso successo di reclutamento, avevano alti tassi di turnover (le reclute in genere fuoriuscivano dopo pochi mesi e quasi nessuno vi rimaneva per più di due anni), e una vita breve, tutti  motivi di serio scetticismo circa l’ipotesi di lavaggio del cervello. Anche se si evidenziavano questi fatti, Bromley ha aggiunto “la straordinaria varietà di origini culturali, modelli di sviluppo organizzativo e stili di leadership di questi gruppi pongono un problema nello spiegare come sembrano aver scoperto la stessa tecnica di  ‘lavaggio del cervello’ quasi esattamente nello stesso momento storico

 

Prof. David Bromley, Sociologo

 

Una rapida indagine su campo rivela che Bromley è ben lungi dall’essere l’unico dubbioso. Eileen Barker, sociologa della London School of Economics, che ha anche studiato la Chiesa dell’Unificazione, sostiene che “la gente lascia regolarmente i Moonies di propria spontanea volontà. I culti sono in realtà meno efficienti a trattenere i loro membri rispetto ad altri gruppi sociali. Investono molta pressione su di loro per farli rimanere in love-bombing, sensi di colpa,  viaggi, ma questo non funziona. Vorrebbero esercitare il lavaggio del cervello, ma non possono“.

 

Eileen Barker

 

L’astio è una caratteristica tipica tra gli studiosi dei culti che la pensano diversamente. Separati dall’ideologia, dalla formazione  e dalla storia disciplinare, i sociologi e gli psicologi che studiano i culti si confrontano su un enorme  – qualcuno direbbe incolmabile – abisso culturale. E il dibattito spesso scende sul personale. Anche se ci sono alcuni recenti segnali di riavvicinamento, gli studiosi antagonisti hanno spesso cercato di screditare le reciproche motivazioni e le rispettive ricerche. Competono per definire la natura dei culti, combattono per il controllo delle loro associazioni professionali e litigano aspramente nelle aule di tribunale.

Il campo è stato completamente polarizzato“, osserva Thomas Robbins , un sociologo della religione indipendente di Rochester, Minnesota. Egli spiega: “Vi sono persone, per lo più sociologi della religione o studiosi religiosi, che tendono a guardare i culti in modo interpretativo, dal punto di vista dei loro membri, essi vengono etichettati come apologeti delle sette, e ci sono quelli che vedono i culti  come fondamentalmente distruttivi: sono per lo più psicologi e sociologi che vengono etichettati come avversari dei culti. La maggior parte dei libri sul tema protendono per una parte o per l’altra  e gli studiosi su entrambi i lati non leggono reciprocamente i loro libri“.

La parola “culto” è di per sé motivo di contesa accademica e viene  usato per descrivere i movimenti religiosi che non rientrano nella classificazione del sociologo tedesco Max Weber di chiese (organizzazioni aperte a chiunque sia nato o battezzato in loro) e “setta” (sottogruppi separatisti che richiedono purezza teologica o morale come condizione di appartenenza). Dal punto di vista della maggior parte dei sociologi la fedeltà a un leader carismatico con l’adesione a una particolare teologia è una caratteristica che distingue un culto da una setta. (Un altro tratto distintivo è la tendenza dei culti ad incapsulare o incorporare almeno alcuni dei loro membri in un modo di vita e una serie di valori di gruppo che sono radicalmente in contrasto con la cultura circostante).

Nuovo movimento religioso” è un termine relativamente recente, una designazione con valore neutro, coniato sulla scia dei disastri come Jonestown e Waco,  come  tentativo da parte degli scienziati sociali di prendere le distanze dal popolare pregiudizio anti-sette. In realtà, il termine è fuorviante: molti dei sistemi di credenze promosse da NMR non sono affatto nuovi ma sono emanazione eccentriche del Cristianesimo o dell’ancor più antico buddismo e induismo. Inoltre, alcuni culti come Scientology  e Lifespring Inc., hanno contenuti religiosi minimi e possono essere definiti con maggiore precisione come terapia laica o organizzazioni di auto-realizzazione. (Anche così nel 1993 Scientology ha vinto la designazione dell’Internal Revenue Service come chiesa).

A complicare ulteriormente le cose, i ricercatori utilizzano spesso molto diversi, anche contrastanti, approcci nel loro lavoro. Gli Psicologi, per esempio, tendono a sottolineare come uno stimolo ambientale ripetuto può provocare una risposta condizionata, privando i soggetti della loro autonomia. I Sociologi, al contrario, di solito riconoscono un modello di conversione volontaria per la religione, il quale postula che le persone si uniscono ai culti per motivi generalmente razionali, collegati alla capacità del gruppo di soddisfare le loro esigenze: per una teologia trascendente, per forti legami di parentela e di solidarietà, per il sostegno sociale sufficiente a  consentire loro di uscire dalla droga o comunque a trasformare le loro vite personali. (Per esempio, uno studio ha dimostrato che gli schizofrenici hanno aderito a culti che hanno funzionato meglio dei farmaci o di una psicoterapia convenzionale).

Tutte queste differenze avrebbero potuto essere semplicemente di interesse accademico se non fosse per la popolarità duratura dei culti stessi. Entro la fine del 1960, contrariamente alle aspettative di molti studiosi laici, strani gruppi religiosi, radicalmente separatisti cominciavano a proliferare. Hanno attirato un gran numero di adepti, spesso tra i giovani provenienti da famiglie benestanti che erano cresciuti senza credenze religiose. Inorriditi i genitori borghesi assistevano al decadimento della loro un’istruzione universitaria e i loro figli scendere giù per la scala sociale a vendere fiori per la strada con i Moonies, radersi la testa e chiedere l’elemosina con gli Hare Krishna  o distribuire opuscoli su Gesù con un movimento nella metropolitana. I media hanno riferito reazioni di violenza nei culti e di casi di giovani che consegnavano ingenti somme di denaro alle nuove religioni.

La cosa più allarmante di tutto per i genitori era che molti dei culti erano organizzati in una vita comunitaria rigida, dove era necessario che i membri tagliassero tutti i legami con il loro passato, compreso il contatto con le loro famiglie. In risposta, ci fu un’ondata di deprogrammazione durante gli anni 1970 e 1980: i giovani membri del culto venivano rapiti, di solito da specialisti indipendenti assunti dai loro genitori  e tenuti prigionieri fino a quando non disconoscevano la loro affiliazione al culto e alle credenze. Alcuni genitori hanno anche provato a deprogrammare i loro figli adulti dai programmi di conventi cattolici romani e delle chiese cristiane evangeliche. L’American Civil Liberties Union e altri gruppi di libertà civili si sono opposti strenuamente alla deprogrammazione per il fatto che la maggior parte dei destinatari erano adulti per la legge, ma la pratica ha avuto la benedizione del Cult Awareness Network e di altri gruppi anti-sette. Inoltre, i giudici in California, uno stato all’avanguardia per le tendenze di legge, iniziarono a permettere ai genitori di ottenere l’amministratore di sostegno per i loro figli adulti che avevano aderito a culti, sulla presunzione che erano mentalmente incapaci, spianando la strada ai deprogrammatori di agire.

[Nota : ATTENZIONE! Il Cult Awareness Network (CAN ) è recentemente fallita ed è stata acquistata da Scientology. Si consiglia vivamente di non entrare in  contattato con essa per chiedere aiuto]

Gli accademici hanno giocato un ruolo importante nelle battaglie che seguirono. Al fine di dimostrare l’incompetenza mentale, i legali dei genitori dovevano dimostrare che i giovani non si erano uniti ai culti volontariamente. Negli anni 1970 e 1980 gli studi sulla riforma del pensiero di Lifton e di Schein improvvisamente trovarono una nuova strada redditizia nelle aule di tribunale.

Due dei più importanti sostenitori dell’ipotesi del controllo mentale erano il sociologo Richard Ofshe e la psicologa Margaret Singer, entrambi affiliati di UC- Berkeley. I due cominciarono a proporsi come testimoni esperti per conto di ex membri e dei loro genitori in diverse cause legali intentate contro i culti religiosi e organizzazioni laiche di terapia, come Lifespring. A testimonianza della presenza della “persuasione coercitiva“, i due scienziati sociali riuscirono a strappare una gran parte del business in qualità di testimone-esperto nei casi di lavaggio del cervello. “Nelle carceri di riforma del pensiero in Cina, le persone erano fisicamente costrette a stare in questo ambiente“, dice Ofshe. “Penso che ci siano  altre caratteristiche che fanno parte della coercizione, come per esempio  il travisamento che si traduce nel credere che il culto sia qualcosa di diverso da ciò che è. Devi guardare a ciò che si verifica nel contesto del gruppo: sfruttando i propri desideri, le proprie debolezze, ho visto gruppi in cui le persone che erano senza macchia sono stati manipolati a realizzare atti di violenza e terrorismo“.

 

 

Nei primi anni ’80, Ofshe e gli argomenti sul lavaggio del cervello della Singer si dimostrarono convincenti per i giudici, le giurie e il pubblico. Con le immagini terribili dei suicidi di massa di Jonestown e gli omicidi freschi nelle loro menti, le giurie americane erano ostili ai culti. Gli ex membri hanno iniziato vincendo milioni di dollari grazie ai verdetti della giuria contro i movimenti religiosi a cui erano appartenuti. Nel 1980 il legislatore statale di New York, nonostante le obiezioni della American Civil Liberties Union, ha approvato una legge che avrebbe legalizzato la deprogrammazione (cui fu posto il veto da parte del governatore Hugh Carey). “Con la deprogrammazione – dei genitori che rapivano i loro figli tenuti prigionieri – il tutto è diventato intensamente emotivo“, afferma Thomas Robbins. “Chi erano i rapitori: i genitori, i culti, o la polizia? C’erano rancori da tutte le parti“.

Tra i più indignati vi erano gli scienziati sociali che non aveva mai creduto che la gente potesse unirsi ai culti per il lavaggio del cervello e chi, come i buoni libertari civili, furono sconvolti dalla deprogrammazione. Ofshe e la testimonianza scientifica della Singer (e le spese elevate) posero in difficoltà un certo numero di questi studiosi, le cui credenziali erano ugualmente rispettabili e la cui ricerca proprio li aveva condotti a concludere che la persuasione coercitiva era impossibile in assenza di un qualche tipo di coercizione fisica come la prigione o la tortura. “Ci sono chiaramente gruppi che ordinano alle persone di uccidere“, ammette David Bromley. “C’è Aum, c’era il Rajneesh, che hanno messo botulino nell’insalata del bar, c’era Synanon, i cui adepti hanno messo un serpente a sonagli nella casella della posta di qualcuno. Ma alla fine, la disputa sul lavaggio del cervello non è una questione legale. Che sia una disputa politica  sulla legittimità delle religioni ad alta richiesta. Una parte dice: non coinvolgete i vostri membri così tanto, l’altra parte dice: non demonizzare il dissenso dalle norme vigenti

Bromley credette che le testimonianze di Ofshe e della Singer incoraggiavano i giudici e i giurati a saltare troppo velocemente alla conclusione che le religioni alternative erano una minaccia per la libertà individuale e per i valori tradizionali. Secondo la loro logica, anche la chiesa paleocristiana sarebbe stata una setta pericolosa? Matteo, Marco, Luca e Giovanni avevano bisogno di deprogrammazione?

Zablocki sostiene che molti studiosi hanno scartato la teoria del lavaggio del cervello troppo frettolosamente.

Zablocki guarda con scetticismo anche alle testimonianze di Ofshe e Singer, ma per motivi diversi. “Di solito ci vogliono mesi, addirittura anni, per arrivare a un impegno pieno, senza compromessi in un culto“, spiega. “Solo allora  il lavaggio del cervello può verificarsi. Nel modello Ofshe-Singer il lavaggio del cervello avviene proprio all’inizio. Penso molto bene del lavoro di Ofshe, ma io non sono d’accordo con il suo pensiero su alcune cose“. Inoltre, Zablocki aggiunge, “Ho sempre rifiutato le richieste di testimone esperto. Non mi fiderei di me stesso come uno studioso quando una parte o l’altra  di una causa legale è responsabile del mio reddito

Nel suo articolo su Nova Religio, Zablocki era preoccupato di meno per quegli accademici che possono esagerare sul concetto di lavaggio del cervello che su quelli come Bromley che lo rifiutano del tutto. E nel portare avanti il suo caso, ha criticato duramente le intenzioni e le tattiche tali studiosi. (Il titolo del suo articolo è volutamente provocatorio: “La Schedatura di un concetto: La Strana Storia della congettura del Lavaggio del Cervello nella Sociologia della Religione“). Non contento solo di difendere la teoria del lavaggio del cervello come scienza sociale vitale, Zablocki ha sostenuto che il suo stato di degrado nella professione ha avuto molto a che fare con gli atteggiamenti compromessi degli studiosi che hanno studiato i culti con difetti insiti nella teoria stessa. Il lavaggio del cervello secondo Zablocki era andato fuori moda in sociologia non perché era stato smentito scientificamente, ma perché la maggior parte degli studiosi di religioni alternative aveva attraversato la linea di obiettività adeguandosi alle ragioni dei gruppi su cui facevano ricerca. “La preoccupazione di reprimere una forma di libera espressione religiosa“, ha concluso “sembra a molti di essere un pericolo di gran lunga superiore rispetto a qualsiasi danno che potrebbe verificarsi ai membri di NMR o ai loro figli“.

Sebbene la maggior parte degli studiosi tende a riconoscere le bizzarre pratiche della Chiesa dell’Unificazione,  non omettendo i matrimoni di massa organizzati tra estranei, la pressione di procreare  o la teologia autocentrica di Moon, troppi sociologi, secondo Zablocki, minimizzano i racconti dei fuorusciti, sostenendo la teoria secondo cui  i membri che lasciano un gruppo hanno ancora tanta collera da elaborare. Tali studiosi, ha sostenuto, sono più interessati a “marginalizzare opposti punti di vista” piuttosto che che  “raccogliere  dati e verificare ipotesi“.

Nello stesso numero di Nova Religio, Robbins ha affrontato alcune di queste denunce in una “critica amichevole” rivolgendosi ad altri studiosi amici dei culti nel suo campo. Mentre critica la gestione del governo sull’incidente Waco, che provocò la morte di settantasei membri del Branch del culto dei Davidiani  e quattro agenti federali nel 1993, Robbins colpevolizzata gli studiosi di religione per aver dissimulato la risposta letale del gruppo per il raid da parte dell’Ufficio di alcool, tabacco e armi da fuoco. “Sebbene ci sia stata persecuzione la cattiveria settaria esiste chiaramente” ha scritto Robbins “gli studiosi oggettivi possono avere bisogno di cedere qualsiasi investimento permanente nel vedere il ‘ culto ‘ o ‘ la nuova religione ‘ o come una vittima o un demone distruttivo“.

Zablocki ha evidenziato qualcosa di più schiacciante non evidenziata da Robbins. Una notevole quantità di denaro dei culti è andata agli studiosi – a sostegno della ricerca, delle pubblicazioni, della partecipazione a conferenze e ad altri servizi. Zablocki non fa nomi. Ma un certo numero di professori liberamente ammette che le religioni non tradizionali (nella maggior parte dei casi, gli Unificazionisti e gli Scientologist) hanno allentato loro i controlli. L’elenco comprende alcuni degli studiosi più in vista della disciplina: Bromley, Barker, Rodney Stark  dell’Università di Washington, Jeffrey Hadden della University of Virginia  e James Richardson  un sociologo della religione presso l’Università del Nevada a Reno. Tutti e cinque hanno partecipato a convegni di culti sovvenzionati  e Bromley , Hadden  e Richardson hanno occasionalmente testimoniato in tribunale a favore dei culti o si sono proposti in qualità di testimoni esperti contro la teoria del lavaggio del cervello. “Questo è un problema“, ha scritto Zablocki severamente “c’è una enorme differenza etica tra chi usa i finanziamenti per le ricerche e chi prende il finanziamento per riportare punti al gruppo.”

Le giustificazioni per accettare i benefici delle frange delle fedi variano: “Non possono essere acquistati con un convegno gratuito”. “Gli studiosi in molti campi non servono come consulenti e periti? E  le borse di ricerca al di fuori di borsa di studio sulle religioni alternative sono difficili da ottenere“. Fino a poco tempo  il governo ha finanziato pochi studi sui culti  e le fondazioni private religiose che sostengono borse di studio così come la Lilly Endowment e la Pew Charitable Trusts, preferiscono pagare per gli studi su chiese più convenzionali . “Certo, ho trascorso tre giorni su una barca nelle isole di San Juan con Eileen Barker e alcune altre persone, era una conferenza sui movimenti religiosi  e abbiamo avuto un grande momento, e i Moonies hanno pagato per organizzare il tutto“, dice Stark . “Ma io sono andato a un sacco di conferenze pagate da organizzazioni ebraiche e delle organizzazioni cattoliche. Il primo grande studio che abbia mai fatto, sulla religione e l’antisemitismo, è un libro per l’Anti-Defamation League. Non ho mai sentito che si trattava di denaro ebraico, quindi non sono così preoccupato per questo“.

Jeffrey Hadden una volta ha organizzato una conferenza patrocinata dalla Chiesa dell’Unificazione sulla religione e politica a Hilton Head, Carolina del Sud, e ha pubblicato i documenti con una stampa di proprietà della Chiesa dell’Unificazione. E spiega:  “Ci sono tutti questi anticult  che cominciano con la presunzione che ogni movimento religioso è illegittimo, quindi ogni cosa che dici è tutto a posto se compromette il gruppo, io dico che la libertà religiosa è un diritto fondamentale. Ci sono cose che accadono in questi gruppi che io non approvo? Lo faccio notare? Potete scommetterci che l’ho fatto!  Alcuni studiosi hanno ottenuto troppo essendo vicino ai gruppi che studiano? Naturalmente, se si studia un gruppo per capire il mondo attraverso i suoi occhi, potrete capire il mondo attraverso i suoi occhi. si tratta di una vera e propria difficoltà” .

Hadden insiste sul fatto che il denaro dei Moonie non ha avuto alcun effetto sulla sua borsa di studio e che alla fine ha perso il favore di alcuni degli unificazionisti. La sua caduta in disgrazia è stata dovuta in parte perché ha detto cose poco lusinghiere su di loro nelle sue pubblicazioni e in parte perché si è rifiutato di firmare una petizione di protesta contro una legislazione statale nel 1980 a New York che avrebbe legalizzato la deprogrammazione. “Mi alzai in una conferenza e dissi: ‘ Assolutamente no!‘ ricorda Hadden. “Ma io rifiuto l’idea che il nostro lavoro di sociologi possa essere quello di essere cani da guardia. Il nostro lavoro è di capire questi gruppi in modo che ci possa essere un discorso civile su di loro, non di divisione amara“.

Infatti, Hadden e i suoi colleghi sono spesso andati oltre la comprensione delle religioni alternative in cerca di aiutarli con i loro problemi legali. Gran parte di tale attività è stata ispirata dai loro sforzi di combattere le testimonianze anti-sette di Ofshe e Singer, che a loro avviso sono state usate per demonizzare i movimenti alternativi mondiali e privare gli adulti della loro libertà religiosa. Ispirato da un incontro di studiosi di culto e rappresentanti della Chiesa dell’Unificazione e del Consiglio Nazionale delle Chiese, Hadden ha redatto un memo nel dicembre del 1989  che mirava a contrastare la legittimità accademica del concetto – nonché, implicitamente , lo stato di testimone esperto del lavaggio del cervello  – di Ofshe, Singer  e altri.

Il Memo di Hadden, che è stato attaccato da Bromley e Barker per l’uso dei loro nomi senza il loro consenso, ha suggerito che la Chiesa dell’Unificazione e altre religioni non tradizionali hanno istituito una fondazione per finanziare la ricerca e aiutare a  “neutralizzare i movimenti anti-sette” come il Cult Awareness Network e la l’American Family Foundation della Florida. Hadden ha riconosciuto che le disposizioni Chiesa-Stato della Costituzione hanno precluso il finanziamento federale per una tale organizzazione, quindi ha esortato alla creazione di un “centro di risorse legali” sostenuto privatamente e da finanziare inizialmente con contributi da parte di “individui e gruppi mirati come utenti primari probabili del materiale” in altre parole, gli avvocati e i loro clienti del culto.

A quel tempo due individui stavano avendo grande successo  in tribunale“, dice Hadden  riferendosi a Ofshe e Singer . “Loro stessi e lo stato delle conoscenze hanno travisato l’argomento. Ogni volta che hanno girato intorno, stavano vincendo le decisioni giudiziarie. Ho detto: ‘Avevamo l’obbligo di saltare e dire che lo stato delle conoscenze non è quello che dicono ?’ Naturalmente l’abbiamo fatto“.

Tale obbligo è stato adempiuto.

Un sorprendente numero di studiosi ha accettato fondi o omaggi dai culti che studiano.

Nel corso di un lungo dramma legale studiosi amici dei culti sono anche arrivati al punto di convincere le organizzazioni accademiche nazionali ad aderire – anche se brevemente -  alla loro causa . Il dramma è durato un decennio, e poi il momento si placò, entrambe le parti si comportavano in modi che sembravano, beh, quasi culti.

Il conflitto ha avuto inizio nel 1980, quando David Molko e Tracy Leal, che aveva brevemente appartenuto al ramo settentrionale della California della Chiesa dell’Unificazione, avevano citato in giudizio il gruppo Moonie per frode e induzione intenzionale di stress emotivo. I reclutatori avevano portato Molko,  all’età di ventisette  e Leal, all’età di diciannove anni  nel culto durante la fine del 1970, invitandoli a cene aperte senza rivelare l’identità della loro organizzazione. Come era prassi tra i  Moonies in quel periodo, solo dopo che Molko e Leal erano inseriti da un  ben lungo tempo  in un programma di formazione in una zona remota, hanno acquisito a che tipo di chiesa si erano uniti. Entrambi furono poi rapiti da deprogrammatori ingaggiati dai genitori e a quel punto hanno ritrattato le loro credenze e depositato la loro causa. Molko ha anche cercato d ottenere 6.000 dollari che aveva dato agli unificazionisti quando è entrato nel loro gruppo.

La denuncia fu di inganno avvallata con la teoria del lavaggio del cervello Ofshe -Singer , e gli avvocati che rappresentavano Molko e Leal affidatono l’incarico alla Singer, insieme ad uno psichiatra, per testimoniare che gli  unificazionisti avevano sistematicamente ingannato e manipolati i due giovani a unirsi alla loro organizzazione. Il giudice si rifiutò di procedere, sostenendo che non vi erano prove di  alcun lavaggio del cervello. Molko e Leal impugnarono la decisione, ma non è riuscirono a convincere la corte d’appello di livello intermedio per ribaltare la sentenza.

Eppure i querelanti perseverarono e quando la Corte Suprema della California affrontò il caso, nel 1988, stabilì che essso avrebbe potuto andare a processo, dopo tutto. Poiché c’erano queste “opinioni diverse” tra gli scienziati sociali sulla teoria della persuasione coercitiva, la Corte dichiarò che la domanda se Molko e Leal si erano uniti alla chiesa di loro spontanea volontà era in ultima analisi una domanda  che una giuria di prova avrebbe potuto determinare. Quindi, i periti avrebbero potuto testimoniare per aiutare la giuria. Gli Unificazionisti prontamente presentarono una petizione per far riesaminare il caso dalla Corte Suprema degli Stati Uniti sulla base del fatto che le garanzie costituzionali di libertà religiosa venivano compromesse da inchieste sulle pratiche di reclutamento dei gruppi religiosi.

Anche prima che il caso arrivasse alla corte suprema della California, il sociologo amico dei culti James Richardson iniziò l’incontro con altri scienziati sociali e un avvocato dei Moonies per sviluppare una strategia per sconfiggere la teoria del lavaggio del cervello di Ofshe -Singer. Richardson non era sul libro paga dell’Unificazione, ma il suo nome era su una lista di testimoni esperti che la Chiesa intendeva chiamare se fosse stato utile. Il gruppo di Richardson decise di incitare l’American Psychological Association (APA) , l’organizzazione professionale della Singer, di presentare una breve relazione dichiarando che la teoria del lavaggio del cervello non era stata generalmente accettata dalla comunità scientifica. Richardson e i suoi alleati alla fine si assicurarono l’approvazione da parte del consiglio di amministrazione dell’APA di presentare una breve documento sul caso con il nome dell’organizzazione. Questo procedimento fu molto insolito: la maggior parte delle organizzazioni accademiche non prendono posizioni ufficiali su teorie in discussione, soprattutto quando ci potrebbero essere implicazioni per le politiche pubbliche. Un certo numero di singoli studiosi hanno anche accettato di prestare i loro nomi per il sostegno, tra cui la Stark amica dei culti, così come lo studioso di  religioni  Martin Marty della University of Chicago.

La vittoria di Richardson fu di breve durata, tuttavia. Dopo le proteste presentate dalla Singer e da molti altri psicologi, l’ APA ritirò il suo nome dalle brevi osservazioni,  prima ancora che il tribunale della California emettesse la sua sentenza. Poiché il caso era ormai sulla buona strada per la Corte Suprema degli Stati Uniti, Richardson e gli altri cercavano di adottare la stessa tattica con le altre due organizzazioni professionali, l’American Sociological Association ( ASA ) e la Società per lo Studio Scientifico della Religione ( SSSR ). Il Corpo Direttivo  del SSSR votò per l’approvazione del documento, ma il direttore esecutivo dell’ASA firmò per conto della sua associazione, senza sottoporlo al consiglio di amministrazione, causando un vizio di procedura. Il documento (il cui linguaggio differiva leggermente dal brief iniziale dell’APA) dichiarava enfaticamente  che non vi era “alcuna prova” nella letteratura scientifica a sostegno della teoria e che la frode e la manipolazione avrebbero potuto riferirsi alla stessa cosa della forza fisica. Questa volta la protesta venne  dai sociologi come Ofshe e l’ASA lo nominò come imputato nel suo documento. (Il SSSR anche alla fine ha preso una posizione più vaga, pubblicando una risoluzione nel 1990 in cui affermava che “ulteriori ricerche sarebbero state necessarie” per raggiungere un consenso accademico sul lavaggio del cervello).

A questo punto  la Corte Suprema degli Stati Uniti rifiutò di riesaminare il caso. Così, invece di lasciarla procedere a giudizio, la Chiesa dell’Unificazione decise di risolvere con Molko e Leal una stragiudiziale. Anche se Ofshe e Singer non testimoniarono sul caso, ebbero una vittoria significativa.

Ma se questo è stato un culmine della loro carriera, il Lowpoint stava per arrivare. Nel 1990 gli studiosi amici dei culti vinsero contro la Singer e Ofshe in un caso penale federale in California. Un uomo di nome Stephen Fishman era stato accusato nel 1988 di undici capi di imputazione per frode per aver ottenuto denaro mediante una  class action a come un membro ferito di una classe interessata. Il suo avvocato aveva pianificato di avere la Singer e Ofshe a testimoniare che la Chiesa di Scientology,  cui Fishman aveva fatto parte per diversi anni, gli aveva fatto il lavaggio del cervello per credere che egli era al di sopra della legge. La strategia legale consisteva nel dire: il culto mi ha fatto fare quello che ho fatto.

La corte è fu  convinta, però. Notando che “la comunità scientifica resisteva alla tesi Singer – Ofshe che applicavano la persuasione coercitiva ai culti religiosi“, il giudice, nel caso Fishman respinse la testimonianza degli esperti in materia.

Per la Singer e Ofshe  la decisione negativa nel caso Fishman costituì un precedente che significava la fine della loro linea laterale e lucrativo nel fornire testimonianze di esperti in sede penale. Ma non era la loro ultima parola. Indignati, erano decisi a vendicarsi. Sostenendo che Richardson e altri studiosi amici dei culti avessero manipolato l’APA e l’ASA a prendere posizioni contro la teoria del lavaggio del cervello, la Singer e Ofshe intentarono una causa civile federale nella città di  New York per estorsione e corruzione (RICO) nel 1992. La tuta nominato come imputati l’ APA e l’ ASA , oltre a numerosi individui collegati con la scrittura delle memorie Molko – Leal .

Il gruppo di imputati dell’ APA e dell’ASA furono i numerosi i individui collegati con la scrittura delle memorie Molko – Leal. le organizzazioni accademiche furono descritte come la mafia (che era l’obiettivo originale della legge RICO) e così il gruppo fu denunciato come una cospirazione complessa che coinvolgeva l’ APA e le dichiarazioni del ASA nel caso Molko – Leal, vari pezzi di corrispondenza tra il parti che parlavano  negativamente di  Ofshe e della Singer , e un rigetto del 1987 da parte dell’APA di un reporto di una  task force scritto da Singer e critico della Chiesa dell’Unificazione.

Il processo non partì mai. Un giudice federale emise  un lungo parere concludendo che anche se la citazione aveva evidenziato una serie di “sforzi apparentemente eccessivamente zelanti” da parte degli studiosi amici dei culti, una azione RICO non era un forum adeguato per la messa in onda delle controversie che riguardavano la teoria della persuasione coercitiva. Ofshe e Singer, quindi, depositarono una seconda causa in un tribunale dello stato della California contro la maggior parte dello stesso gruppo di imputati. Questo gruppo accusato di  presunta cospirazione, travisamento intenzionale e di diffamazione, per il fatto che  alcuni studiosi pro-sette avevano male interpretato il pensiero di  Ofshe -Singer sul lavaggio del cervello con articoli e documenti presentati da organizzazioni professionali. Abbastanza presto,  anche questo fu espinto con una sola pagina di motivazione nel 1994 dal giudice James R. Lamden, che  affermava che il Primo Emendamento proteggeva dibattiti “che riguardavano sia fatti professionali che accademici“. Lamden ordinò Ofshe e Singer di pagare i vari imputati con 80,000 dollari per spese legali ai sensi del diritto tuta della California SLAPP, che penalizza chi molesta gli altri per esercitare i propri diritti del primo Emendamento .

La Singer e Ofshe  non si dettero per vinti. “Stiamo facendo causa al nostro avvocato, Michael Flomenhaft, per negligenza“, sostenne la Singer. “Non c’entrava nulla il primo emendamento in questo caso. Noi abbiamo sostenuto che l’APA e l’ASA sono stati cooptati“.

In un dramma legale di lunga durata , gli studiosi di culto persuasi principali organizzazioni accademiche nazionali ad unirsi alla loro causa.

Il brutto delle recriminazioni reciproche sulla causa Molko – Leal probabilmente ha segnato il punto più basso delle guerre sui culti. Anche se nessuna fazione accademica ha vinto una sentenza decisiva sulla questione della testimonianza di esperti, ultimamente ci sono segni che la situazione di stallo accademico stia finendo. La polvere delle ultime schermaglie – scatenata dalla provocatoria difesa di Zablocki della teoria del lavaggio del cervello – sta cominciando a stabilizzarsi, riportando la comunità accademica a fare timidi passi verso la riconciliazione.

Gli sviluppi al di fuori dell’accademia hanno aiutato: mentre l’appartenenza ad alcuni culti è in aumento altri sono in declino. La Chiesa dell’Unificazione, per esempio, ha perso i membri negli ultimi dieci anni e non vuole o non può finanziare costose conferenze e libri nè pagare testimonianze favorevoli in  tribunale.

La deprogrammazione è stata abbandonata in favore di consulenza per l’uscita  per coloro che scelgono di lasciare volontariamente i culti, e il sistema giuridico è simpatizza meno con i  genitori che vorrebbero rimuovere i  figli adulti da culti e strappare enormi denari per i  danni dai NMR.

All’interno delle università vi sono  svariati scambi tra studiosidi  culti  che mostrano segni di diventare più collegiali. Zablocki e Robbins stanno collaborando su una raccolta di articoli di studiosi su entrambi i lati del conflitto sui culti (tra cui Bromely e Richardson), che sarà pubblicato dalla Università di Toronto nel 1999. Sperano che  il volume includerà il primo dibattito equilibrato sull’argomento del lavaggio del cervello da culto e della teoria del lavaggio del cervello teoria emerse prima del 1960. “Siamo stati tutti un po’ ciechi per  reciproche preoccupazioni “, sostiene Zablocki  esprimendo nuovo mood del campo di riavvicinamento. “Le furie tendono a non far vedere il danno potenziale per la religione nel suo complesso da quello che fa, e gli apologeti tendono ad essere così preoccupati per la persecuzione religiosa che ignorano il danno che alcune religioni hanno fatto. Un sacco di borse di studio offerte  in questo settore hanno rappresentato il tema della controversia, e questo non è un buon modo per fare borse di studio“.

 

* Charlotte Allen is a Contributing Editor of Lingua Franca and the Authur Of The Human Christ: The search for the Historical Jesus (Free Press). Her Article, “As Bad As It Gets,” appeared in the March 1998 LF.

Fonte: http://linguafranca.mirror.theinfo.org/9812/allen.html

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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INTERVISTA:Noi non eravamo armati” è il titolo del libro di Christine Védrines. Lei e suo marito ieri l’hanno presentato alla cittadella dei Libri di Blaye.

Christine e Charles-Henri de Védrines hanno vissuto quasi dieci anni sotto il controllo di Thierry Tilly, manipolati, rovinati e abusati,  tagliati fuori dal mondo. Noi Incontriamo i  due reclusi di Monflanquin, che sono stati presenti in questa edizione della Cittadella dei Libri, che si è conclusa ieri.

“South West”. Questo libro  segna la fine di una vecchia vita e l’inizio di una nuova?

Christine e Charles Henri de Vedrines. In primo luogo abbiamo voluto lasciare una traccia scritta di ciò che abbiamo vissuto, per non far sì che ci fossero segreti inespressi nella famiglia che si va costruendo, se un giorno dovessimo avere dei nipoti.

Questo è sicuramente l’inizio di una nuova vita. Il signor Tilly è stato condannato ( 1 ), noi siamo stati riconosciuti come vittime, e questo è il risultato di molti mesi di lotta.

Oggi siete giunti a comprendere come si potrebbe lasciare la “nave ” in questo caso o è ancora un mistero?

Abbiamo lavorato molto su noi stessi con degli specialisti, e in questo libro cerchiamo di spiegare con precisione come sia possibile costruire una tale ragnatela. Siamo molto orgogliosi di dire che ora sappiamo come si potrebbe, ma arriviamo a capire meglio quello che è successo a noi grazie agli esperti che ci hanno un po’ illuminato.

Attraverso questo libro e l’aiuto dei media le altre persone che hanno sperimentato le stesse cose  ci hanno contattato e ci siamo resi conto che c’erano non poche persone che hanno sperimentato cose simili.

Anche nella nostra attività professionale (2), ci capita di avere confidenze di pazienti che ci raccontano quello che io ho vissuto.

 

 

La vita è stata giusta per voi?

La vita è giusta, sì. Con la consapevolezza che Thierry Tilly ha lasciato alcuni petardi che non sono ancora esplosi e abbiamo ancora diversi procedimenti aperti. Si deve quindi ancora combattere.

 

Secondo voi, molte persone vengono manipolate come voi?

Gli esperti sembrano pensare che l’80% della popolazione possa essere manipolata in un momento della sua vita, perché tutti noi possiamo sperimentare ad un certo punto fragilità emotive.

 

Eravate in un momento di debolezza quando è venuto questo nella vostra vita?

Abbiamo inevitabilmente avuto un momento di debolezza, altrimenti non ci sarebbe capitato questo. A quel tempo avevamo perso due importanti membri della famiglia. Per 3 anni Tilly è venuto a trovarci con mia sorella e mio fratello, ha imparato a conoscere la famiglia e assemblare un intero sistema.

Quando ci siamo incontrati, lui già sapeva tutto di noi e noi nulla di lui. Arrivò approvato da mia sorella, mio fratello, un avvocato parigino Avenue Montaigne e anche da mia madre . Da lì non ho ascoltato mia moglie, che è rimasta critica nei suoi confronti. Inoltre, questo è il motivo per cui è stato demonizzato e ha sofferto chi ha sofferto in Inghilterra.

A livello familiare  il caso ha lasciato il segno, ha portato a separazioni?

Christine. La cosa importante è che noi siamo insieme e che abbiamo salvato i nostri tre figli. Questo libro tratta di noi cinque. Un capitolo è stato scritto dai nostri tre figli e da Charles-Henri. Noi condividiamo ancora molto con Philippe de Vedrines (fratello maggiore di Charles-Henri), e con tutti i nostri nipoti rimasti fuori.

Charles- Henri. La distanza è rimasta con mia sorella e mio fratello Guylène, nonostante i diversi tentativi di nostra apertura.

Secondo voi Thierry Tilly vi ha preso di mira?

Credo di sì. Durante le sue conversazioni con mia sorella per 3 anni, si è reso conto che avevamo ricchezze economiche e qualche piccolo “problema” in famiglia. La sua forza è stata quella e ha usato i nostri valori per depredarci e distruggerci. Cercava  persone da spennare.

 

 

Il sistema giudiziario ha funzionato bene per voi?

Ci sono state molte domande senza risposta. Le Istituzioni non hanno sempre funzionato bene. Nel 2002  la Corte di Agen era stata avvertito dal presidente della ADFI, ma non ha capito nulla. Quando abbiamo ottenuto risultati, Tilly è stato considerato come noto truffatore. Per contro, il SRPJ di Toulouse ha fatto un lavoro enorme. E’ stato subito percepito come persona appartenente ad una setta, quindi si trattava di una truffa. Visto che i meccanismi utilizzati erano gli stessi.

Perché scrivere un libro?

Umilmente  speriamo che aiuterà le persone che sono manipolate e anche le famiglie che si trovano in questa situazione, ai quali viene chiesto di non mollare mai.

Oggi la vita è bella?

E’ bella, perché noi siamo tutti e cinque  insieme. Ma abbiamo cicatrici, un senso di fallimento, un senso di violenza su noi stessi e  sulla famiglia. E la paura del futuro. Siamo rovinati, non abbiamo né mobili né  oggetti di ricordo. Dire che la vita è buona al 95 %.

( 1) Thierry Tilly è stato condannato nei primi di giugno a 10 anni di prigione.

( 2) Dopo un periodo presso la PMI come medico, Charles Henri Védrines è tornato a lavorare come ostetrico -ginecologo a Saint -Aubin  de  Médoc .

 

 

Fonte: CABINET DANIEL PICOTIN

http://www.danielpicotin-avocat.com/index.php/reclus-de-monflanquin-cest-le-depart-dune-nouvelle-vie/

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

 

di PATRICIA CASEY

 

Dr.ssa Patrizia Casey

I titoli dei giornali hanno parlato di una donna irlandese trovata a Londra, che è stata schiava per più di tre decenni, da rapitori che potrebbe  aver incontrato  attraverso l’adesione ad una ideologia maoista, che alla fine ha portato loro a vivere in comunità.

C’erano quattro donne e un uomo, anche se una delle donne aveva solo 30 anni e sembrava aver vissuto  tutta la sua vita da sequestrata. Se la storia è corretta era un bambina quando ha avuto il primo incontro con questo gruppo.

Infine, ci viene detto che la comune si sciolse e che le due donne anziane rimasero  per ragioni ancora sconosciute. Non sappiamo con certezza se fossero parte di una setta o se erano lì volontariamente, ma se è così, la situazione ci suggerisce che la potenza di indottrinamento  è ancora diffusa nel nostro mondo.

In alternativa, possiamo semplicemente ipotizzare che sono stati tenuti prigionieri contro la loro volontà, proprio come Ariel Castro ha tenuto tre giovani donne in cattività per 11 anni a Cleveland, fino all’inizio di quest’anno.

Culti e sette sono stati entrambi menzionati in relazione a questo caso e sono spesso confusi . Le sette sono gruppi scissionisti di religioni tradizionali .

Il termine è a volte un denigrare, ma non sempre. I Culti hanno sempre una connotazione negativa e non sono sempre di carattere religioso. Essi possono essere laici o politici.

Usano una struttura di gestione piramidale all’interno dell’organizzazione  che è profondamente autoritaria.

 

 

Viene utilizzato l’inganno  per reclutare nuovi membri e non viene detto che cosa fa l’organizzazione, quali sono i suoi obiettivi, che cosa ci si aspetta dai suoi membri.

La maggior parte è spregevole, i culti sono noti per le tecniche di lavaggio del cervello che usa (chiamate anche controllo mentale, persuasione coercitiva o riforma del pensiero) in cui ogni aspetto della vita della persona è controllato.

 

Va sottolineato che non tutti gli esperti di culto accettano l’idea di lavaggio del cervello, ma che la maggior parte lo fa. L’isolamento dei membri dal mondo esterno porta alla mancanza di idee compensative o di atteggiamenti.

Questo favorisce l’introspezione intensa e prolungata e un senso distorto della realtà.

Ai nuovi membri può essere impedito di incontrare altri membri dell’organizzazione ad eccezione di quelli che sono frequentatori a lungo termine o sono soci profondamente impegnati.

I contatti con i membri possono, nelle fasi iniziali, essere controllati in modo da evitare la contaminazione da parte delle opinioni degli altri.

Tutte le preoccupazioni che l’individuo può avere circa l’organizzazione non possono essere soggette ad alcuna verifica della realtà. Infatti, i leader di una setta possono instillare nella persona la convinzione che i dissidenti  sono sbagliati, che il male è anche pericoloso, generando un senso di “noi e loro”. E, naturalmente, la separazione dalla famiglia è obbligatoria.

Oltre a questa scissione e alla convinzione che il mondo è un luogo di minaccia, ogni attività del membro è controllata, dal cibo che mangia, a cosa indossa, alla quantità di tempo che trascorre da solo.

Infatti non vi è alcuna possibilità di auto-analisi o di controllo di ciò che è l’organizzazione cui si aderisce.

Con la minaccia degli altri membri e con il controllo del pensiero critico inizia una sempre più intensa  dipendenza dal culto che si segue. Il tutto assieme alla privazione del sonno, e al disprezzo delle doti dell’adepto.

 

In questo stato indotto di impotenza, la persona non ha nessuno cui rivolgersi se  il leader e gli altri membri dell’organizzazione, e così finisce imprigionata.

La fine del 20 ° secolo ha visto una serie di importanti leader di setta . Jim Jones, un ateo auto-proclamato, che predicava il “socialismo apostolico “. E’ stato leader del Tempio del Popolo.

 

Nel 1978 a Jonestown, Guyana, oltre 900 dei suoi membri, compresi i bambini, morirono per avvelenamento da cianuro. Jones si è tolse la vita facendosi sparare.

David Koresh diventò leader dei Davidiani nel 1988. Koresh credeva che in un’apocalisse imminente e inizò a trafficare di armi per il suo esercito di Dio.

Egli praticò anche “matrimoni spirituali” con Dio  scegliendo giovani donne di tutte le età.

Quando la sua sede, nota come Monte Carmelo, fu perquisita nel 1993, fi furono 51 giorni di asserragliamento. Lo stesso Koresh fu sparato mentre 76 Davidians, compresi i bambini, furono  uccisi in  un incendio diramato nella sede.

Altri capi di culti furono: Charles Manson e Osama bin Laden.

E’ chiaro che i culti possono avere un impatto su centinaia di persone come solo su poche. Ma qualunque sia il numero, liberarsi e tornare alla normalità, vivere giorno per giorno pone enormi difficoltà.

E una delle differenze tra chi è tenuto prigioniero a seguito di sequestro di persona e tra chi liberamente è entrato in una setta, è la sfida al proprio giudizio e alla consapevolezza di sé che l’adesione ad un culto genera.

In base a questo quesito ci può essere poca differenza tra l’essere detenuto come un membro della setta e quello che è stato rapito, dal momento che ad entrambi viene limitata la libertà. La dinamica di questo, però, è molto diversa tra le due situazioni e diventa estremamente importante nel trattamento e il reinserimento dopo l’evento.

Qualunque sia la causa di intrappolamento delle donne in casa a Brixton, la causa iniziale deve essere tenuta a mente nei mesi ed anni a venire, in quanto esse si trovano ad affrontare la riabilitazione  nella vita ordinaria .

Irish Independent

Tratto da: http://www.independent.ie/lifestyle/health/patricia-casey-however-invisible-it-may-be-a-cult-can-have-overwhelming-power-over-a-mind-29800132.html

 

Patricia Rosarno Casey è una psichiatra irlandese, accademica, giornalista e opinionista sulle questioni sociali. E’ Professoressa di Psichiatria presso l’University College di Dublino e consulente psichiatra presso il Mater Misericordiae University Hospital, di Dublino. Ella  è nota per la sua promozione della consapevolezza della salute mentale, nella sua rubrica fissa sul quotidiano Irish Independent, e per le sue opinioni su una varietà di questioni sociali.

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

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Pozzo dell'adepto

Rompere il legame di dipendenza con un culto non è facile. Ma ci sono alcune cose che un genitore può fare:

1 . Non ridicolizzare il culto nè respingere le credenze del proprio caro adepto. Contrariamente l’adepto si legherà ancora di più al suo culto. Mostra rispetto e interesse. Discuti del culto nel dettaglio, facendo sì che l’adepto racconti tutto. Attraverso domande bisogna aiutarlo a focalizzare la realtà di ciò che sta raccondando e a valutare  alternative al culto.

2 . Mantenere il contatto anche quando le cose sembrano andare male. Si potrebbe essere l’unica ancora di salvezza per l’adepto se tenta di uscire dalla setta. Spiegagli delicatamente perché non approvi il culto, perché ti preoccupa. Il suo scopo principale è quello di tagliare il resto del mondo, per dipingerlo come il male. Chiedi al tuo caro/adepto  di spiegarti il gergo del cult come “mondo esterno” per aiutarlo a pensare a ciò che sta dietro il gergo. La famiglia è di solito dipinta come il peggior nemico. Siate pronti a lavorare con gli amici per mantenere il contatto.

3 . Non appena un utente esprime qualche dubbio sul culto, sul suo leader, sulle sue motivazioni, sulle sue promesse, insisti sull’argomento. Discuti delicatamente se questo è quello che voleva quando ha aderito. Chiedi quale comportamento mostra il leader nel gruppo. Quali attrazioni sono reali, quali promesse sono false? Vale la pena il prezzo che si paga? Si possono ottenere i benefici altrove?

4 . Aiuta l’adepto ad accettare che commettere errori fa parte dell’essere umano, che si può decidere solo sulla base di quello che si conosce. Le decisioni non sono irreversibili.

Fonte: http://www.intervention101.com/2013/11/how-to-save-cult-member.html?spref=fb

 

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Creative Commons License Come aiutare un membro di una setta is licensed by Lorita Tinelli under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 United States License.