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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

Processo alla psico-setta di Carlo Moccia, in aula i primi testimoni. Un “maestro” già condannato a 6 anni di reclusione per violenza carnale

« Fui violentata da un maestro di Arkeon, il pretesto: un rito per riportare alla mente un ricordo d’infanzia; l’attimo in cui, da piccola, sarei stata abusata sessualmente da un pedofilo ». Emergono ormai sconcertanti le testimonianze nelle aule al neon di via Nazariantz; che ieri ha aperto il sipario a quello che prende forma come il processo più importante, di certo il più sconvolgente dell’anno giudiziario barese. Tremano gli imputati: per primo Carlo Moccia, il fondatore della psico-setta (che ha deciso di non comparire in aula), e poi i “maestri” di Arkeon le cui trame si svelano nelle parole tremanti d’emozione e rabbia dei testimoni. « Non c’era nessun pedofilo; erano solo pretesti per estorcermi denaro,  usarmi in tutti i modi… anche come oggetto sessuale!”. La pratica era sempre la stessa, lo dimostrano le testimonianze finora raccolte. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “mestri”; si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l’infanzia. « Non te lo ricordi perché eri tropo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale… l’hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ».  Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Durante le cerimonie – racconta una testimone – alcuni vomitavano. Allora il maestro si compiaceva: “Brava! Quello che hai appena rimesso non è vomito, ma lo sperma del pedofilo che ti ha violentato!” ».   Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon, che consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l’utilizzo corrente dell’Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta.   E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona – racconta una testimone – anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l’appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri.  I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti; solo l’intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l’intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a muoversi.  «  Ne abbiamo passate di tutti i colori – continua – è difficile pensare che le forze dell’ordine, coloro i quali hanno il compito di difendere i cittadini, siano stati i primi a voltarci le spalle ». Ora i ricordi spiacevoli fanno posto alla speranza. «  Abbiamo fiducia nell’operato dei giudici, ed invitiamo tutti coloro che hanno mantenuto il riserbo per tanti di anni di uscire allo scoperto e di unirsi a noi in questa lotta!  Sappiamo che a Bari ci sono molti ex adepti della setta, è ora che escano dall’ombra e facciano sentire la propria voce… ».  Il processo che si tiene in questi giorni a Bari fa parte di un filone che si estende per tutto lo Stivale. Nei giorni scorsi sì è concluso il processo gemello di primo grado a Milano, che riguarda uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello (il “maestro” citato nelle testimonianze). Morello è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell’infanzia.   A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli.

 

Mirko Misceo

Da Il quotidiano di Bari del 26 maggio 2011

Gli adepti se la ridono: il giudice è malato così… Nel frattempo si apre l’inchiesta sul “maestro” della setta suicidatosi la scorsa settimana

Udienza rinviata ad Aprile perché “il Presidente del consiglio giudicante è malato”. Slittano ancora i tempi della giustizia sul  processo alla psico-setta Arkeon, i cui adepti sarebbero stati manipolati psicologicamente da fantomatici “maestri” col fine di estorcere denaro e favori di ogni genere. E chissà cosa racconteranno ora i giudici, alle vittime delle violenze psicologiche e morali – ma anche fisiche – lasciate sole dalle autorità a fronteggiare minacce e diffamazioni di ogni tipo da parte dei “fedelissimi” di Arkeon.  Questi ultimi, di certo, se la staranno ridendo per l’impunità di cui godono e per i tempi di un processo che, se continuerà a questo ritmo, rischia di cadere nell’abisso della prescrizione. E chissà che non abbiano già postato, sui loro blog sparsi per tutta la rete, frasi di giubilo e di scherno contro gli psicologi del CeSAP (Centro studi per gli Abusi Psicologici) e dei testimoni fuoriusciti della setta che si sono schierati a parte civile nel processo, illusi che la magistratura possa riportare la luce nelle loro vite ancora minacciate dall’ombra inquietante della setta. Ma non trapelano solo notizie scoraggianti dai palazzi di giustizia. Si è aperta in questi giorni un’inchiesta sul caso di Carlo Fornesi. Lo psicologo genovese, ex “maestro” di Arkeon, suicidatosi venerdì scorso nel suo studio nel capoluogo ligure. I suoi computer sono stati sequestrati dalla polizia che ha avviato le indagini sulla morte. E chissà che dai files che verranno esaminati non vengano fuori nuove verità. Fornesi era stato il primo a denunciare Arkeon e, insieme ad una ex discepola e alla psicologa Lorita Tinelli (parte civile nel processo nonché fondatrice del CeSAP), nei mesi scorsi aveva ricevuto oltre un centinaio di denunce da altrettanti membri della setta, più un atto di citazione con richiesta di oltre quattro milioni di euro di danni. Calunniato e diffamato nella rete informatica, dai blog creati da alcuni membri di Arkeon e dai suoi sostenitori, lasciato dalla moglie (anch’essa adepta di Arkeon) che era stata indotta a sposarlo durante la sua “militanza” nella setta, lo psicologo 43enne – che soffriva da un po’ di tempo di una forte depressione causata, pensano in molti, principalmente dal recente divorzio – non ha retto a tutto quanto decidendo di farla finita. Complice una giustizia troppo lenta, un teste chiave nel processo è morto e con lui finiscono nella tomba anche i segreti che avrebbero potuto fare luce sulle pressioni psicologiche e sul “lavaggio del cervello” che subiva chi entrava in contatto con Arkeon. Dopo la morte del Fornesi, sale la pressione sugli altri testi che si apprestano a parlare ai giudici. La paura più grande è che il processo cada in prescrizione, seconda solo alla paura di subire violenze di ogni tipo da parte delle centinaia di membri che ancora oggi continuano a minacciare di morte chiunque metta i bastoni tra gli ingranaggi della macchina trita-menti di Arkeon.  “Sono oggetto di continue minacce, anche di morte, da parte di alcuni adepti della setta – ha dichiarato la dottoressa Tinelli – voglio che sia fatta giustizia e che la macchina giudiziaria del nostro Paese non sia così lenta come sembra invece essere”. La lentezza delle procedure processuali, infatti, potrebbe portare alla prescrizione di alcuni dei reati imputati al fondatore della setta Carlo Moccia.  “Continuo la mia lotta contro un gruppo di persone che agisce in modo mafioso – ha continuato la psicologa – sotto continue minacce e denigrazioni, anche per mezzo di internet (sono molti i blog dei seguaci di Arkeon che gettano fango sulla psicologa nocese ndr), non esco più la sera, sono stata costretta a spostare la sede del mio studio in un luogo abitato e vivo ogni giorno con la paura di ritorsioni su di me e, soprattutto, sulla mia famiglia”.

Mirko Misceo

Torna in aula stamani per la terza volta di fronte al collegio giudicante dopo i primi passaggi preliminari e la costituzione della parti civili, il processo alla psicosetta ‘Arkeon’. Sul banco degli imputati al piano terra di Via H. Nazariatantz una decina di persone accusate d’un vasto giro di truffe e raggiri scoperto circa tra anni fa, a Bari, dopo le denunce di alcune persone truffate con un metodo che ricopiava malamente alcune tecniche indiane.

Nell’ultima udienza dello scorso anno, dunque, celebrata dinnanzi ai giudici della Seconda Sezione Penale (pres Forleo) dopo una lunga camera di consiglio ammise le parti per il risarcimento dei danni nella persona della dottoressa Lorita Tinelli come parte lesa (ma anche  come rappresentante del centro studi contro gli abusi psicologici e l’ordine degli psicologi, mentre furono escluse “Arcigay”  e un’asscociazione di consumatori.

Successimamente l’avvocata difensore di Vito  Carlo Moccia, principale accusato per associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica, truffa aggravata, calunnia e violenza privata esessuale, prese la parola per precisare alcuni aspetti procedurali, in particolare la genericità di alcuni capi di imputazione, ma il collegio , dopo la replica del Pubblico Ministero Francesco Bretone, preferì rinviare il processo per iniziare a escutete i testumoni.

Ciò anche in considerazione del lungo elenco dei testi presentato dalla difesa degli imputati allo scopo di accertare se le tecniche usate dagli adepti del ‘metodo Arkeon’ fossero innocenti metodi di meditazione e ricerca psicologica, oppure indirizzate a persone fragili, pronte ad aggrapparti a qualsiasi speranza per stare meglio , in cambio  di denaro: persone affette da tumori, Aids o anche coppie sterili. L’introspezione della psicosetta barese, secondo l’impostazione accusatoria, si traduceva in incontri e seminari naturalmente a pagamento, durante i quali i partecipanti venivano bendati, mentre il ‘Maestro’ chiedeva loro di abbandonarsi a strani atteggiamenti di libertà, fisica e verbale. La rete “Arkeon” copriva tutto lo stivale, da Palermo a Roma, fino a Milano, dove è tutt’ora  in corso un altro dibattimento contro lo stesso metodo attuato da Carlo Moccia. A Bari molti invece, secondo la ricotruzione del sostituto Bretone avrebbero partecipato solo ad alcune lezioni, ma altri sono arrivati a sborsare fino a 15mila euro, finendo intrappolati in vere e proprie truffe. Ma per conoscere la verità processuale su “Arkeon” non resta che attendere le  testimonianze a partire da questa mattina nell’Aula Collegiale della Seconda Sezione Penale presso il Tribunale di Bari

Francesco De Martino

3 febbraio 2011

Il Quotidiano di Bari

 

 

Dott.ssa Lorita Tinelli, lei è psicologa e presidente del Cesap, Centro studi Abusi psicologici. Cos’è il Cesap?
«Lavoriamo da anni su diversi casi a carattere nazionale. Uno di questi ha riguardato il caso Arkeon, una sorta di organizzazione psicosettaria, operante in tutta l’Italia di cui 11 membri sono imputati a vario titolo per reati quali associazione a delinquere finalizzata a truffa, abuso della professione, maltrattamento di minori, violenza privata, violenza sessuale e calunnia».
Quali dinamiche psicologiche riscontrate nelle esperienze di proselitismo e plagio?
«Una delle dinamiche più ricorrenti è il rapporto di dipendenza che viene a crearsi tra il santone e il suo adepto, pericoloso come quello verso una sostanza. Il santone mette, attraverso tecniche sottili, il proprio adepto nelle condizioni di fare tutto quello che lui gli dice, di seguirlo, di non obiettare su nulla di quello che gli viene raccontato. Solitamente questo rapporto si basa anche su ricatti non molto palesati o su induzioni di sensi di colpa. In alcuni gruppi i vari organizzatori dei seminari o degli incontri lasciano intendere ai neofiti che smettere di frequentarli farà sì che potranno sviluppare malattie o fare esperienze devastanti».
Che significato “estensivo” attribuite al termine “setta”?
«Il termine setta deriva dal latino sequor (seguire) o secare (separare). Quando un gruppo è chiuso, si separa dal restante contesto sociale, anche solo inducendo ideologie particolari nei propri adepti, modificando la loro vita al punto da portarli a vedere il mondo in termini di bianco e nero, dentro e fuori, da portarli a rompere i rapporti con chi non condivide il loro nuovo stile di vita, allora ci troviamo di fronte ad un gruppo settario. Vi sono molti adepti che finiscono per suicidarsi o per adottare comportamenti lesivi anche contro altri, oppure che smettono di prendersi cura dei propri figli, coinvolgendoli anche in attività più cruente del gruppo stesso».
Casi particolari e/o esemplari che avete affrontato e risolto?
«Spesse volte ci chiamano genitori disperati che non vedono più i loro figli da tempo in quanto “spariti” in qualche organizzazione settaria. Ci confrontiamo quindi molto spesso col dolore delle famiglie distrutte, con la disperazione di amici e con quella di persone che ci chiedono una mano per venire fuori dalle situazioni abusanti. Diversi i casi difficili da risolvere, ma altrettanti i casi in cui siamo riusciti a rendere le persone “libere” di scegliere. In un caso singolare io stessa, dopo essere stata denunciata da adepti, su richiesta del loro maestro, mi sono vista contattare da alcuni di questi querelanti che mi chiedevano scusa e che mi ringraziavano per aver permesso loro di uscire dalla trappola mentale in cui erano».
Chi si rivolge a voi e come intervenite subito dopo una drammatica segnalazione?
«A noi si rivolgono prevalentemente familiari e amici di persone che sono intrappolate in una organizzazione settaria. Solitamente perché hanno ravvisato comportamenti strani o molto preoccupanti nel proprio caro. A volte sono fuorusciti da esperienze settarie che ci chiedono aiuto per il superamento dell’esperienza ed una consulenza legale per verificare la loro attuale posizione nei confronti del gruppo stesso. Noi offriamo prima assistenza e ascolto psicologico e giuridico gratuito. Se poi c’è necessità di interventi specifici, ci affidiamo ai professionisti convenzionati e presenti in tutta Italia».

http://www.ilpuntontc.it/index.php/attualita/1108-santone-adepto-un-rapporto-di-dipendenza.html

Impariamo ad essere dei bravi consumatori di ‘beni spirituali’

 

In quanto membri del movimento contro le sette che monitora le attività in corso delle sette, rispetto alla popolazione media siamo maggiormente consapevoli dell’importanza di porsi delle domande su come operano tali gruppi. Noi sappiamo che un gruppo, una setta o una chiesa possono presentarsi come positivi, ma in realtà celare altri obiettivi.

Gli autori di questo articolo comprendono acutamente, in quanto fuorusciti da sette loro stessi, l’importanza di formare la persona, nella nostra società, ad essere non soltanto un’accorta ‘material consumers (consumatrice di beni materiali), ma anche un’attenta ‘spiritual consumers’ (consumatrice di beni spirituali).

Pensiamo un momento alla quantità di energie che spendiamo nel ponderare le scelte negli acquisti che facciamo.

Spendiamo parecchio tempo cercando dati sul più sicuro monovolume in vendita, sul miglior pacchetto di software di gestione spese, sul fondo bancario più flessibile su cu investire e sul miglior centro di salute a cui iscriversi.

Ma ingenuamente e fiduciosamente affievoliamo il nostro senso critico quando è il momento di decidere delle scelte spirituali della nostra vita. Siamo “material consumers” resi esperti dal nostro vivere in una cultura di tipo capitalista. In ogni caso, dovremmo pensarci anche in veste di “spiritual consumers” prima di impegnarci troppo intensamente in una nuova setta, per un guru o per una comunità spirituale.

Abbiamo compilato una lista di domande tratta dalla nostra esperienza di fuorusciti dalle sette, che noi chiamiamo la nostra “20/20 hindsight List” (letteralmente: lista di 20/20 impedimenti alla vista). Sono domande che noi stessi, riflettendoci a posteriori, avremmo voluto aver chiesto come “spiritual consumers” prima di farci coinvolgere dai leaders spirituali e dalle comunità che ci hanno coinvolto. Non abbiamo cercato risposte a queste domande perché non avevamo il buon senso di farlo. Non abbiamo realizzato che è importante porsi questo genere di domande. Parte del motivo di questa ignoranza è da riferirsi alla nostra cultura. Cosa allora dell’educazione ricevuta dalla società ci impedisce di chiedere spiegazioni alle “autorità spirituali”?

Persino nei giorni dell’Era dell’informazione noi ci rapportiamo alla società rispettando le tradizioni e l’autorità.

In generale né il nostro sistemo educativo né quello familiare ci hanno insegnato a mettere in discussione l’autorità riconosciuta come tale. Piuttosto ci si aspetta che ci adeguiamo, che accettiamo gli ordini e che obbediamo a chi detiene il potere. Quando l’autorità ha buoni intenti e si limita a fornire sani modelli educativi, allora il rispetto è positivo. Ma quando l’autorità diviene perversa e manipolane, noi non siamo preparati a riconoscerla, sottraendoci alle discussioni.

 

Se la nostra cultura non ci ha formati ad essere accorti “spiritual consumers”, come possiamo allora proteggerci dallo sfruttamento delle sette? Per cominciare non è saggio prendere decisioni di adesione ad un gruppo quando siamo depressi o in una fase di transizione. In questi momenti siamo soli, più suggestionabili e meno scettici. Può capitare di essere vulnerabili quando ci allontaniamo da casa per la prima volta o alla rottura di una relazione affettiva, per esempio.

Questa vulnerabilità trova le sue punte massime nelle persone giovani, tra i 18 e i 30 anni, che rappresentano il target favorito dei ‘reclutatori’ delle sette. Man mano, questi giovani adulti si costruiscono la propria identità e i propri ruoli. Successivamente lavorano sulla loro intimità ed isolamento.

La “sfida” è quella di mantenere la propria individualità pur legandosi in relazioni interpersonali. Le sette vogliono adepti che siano malleabili in modo da poterli modellare in pseudopersonalità. In questo modo essi danno alla persona che sta cercando la sua identità una nuova identità già pronta e alla persona che sta cercando intimità, una comunità di amici già costruita, che eventualmente sostituisca la famiglia stessa.

Non ci vuole molto per rendersi vulnerabili alle sette. Cosa possiamo fare, allora, per modificare tutto ciò in modo da minimizzare l’influenza delle sette e fare opportune scelte su cosa credere e cosa no? La nostra speranza sta nell’educazione sul fare attenzione alle sette, nell’imparare a cosa fare attenzione quando si prende in considerazione un maestro o un gruppo.

Quella che segue è una lista di domande che noi avremmo voluto prendere in considerazione e porci prima di essere coinvolti dalle rispettive sette.

Noi speriamo che queste domande possano aiutare qualcuno a dire ‘NO’ laddove noi, ignari, abbiamo detto ‘SI’.

 

 

 

Questioni fondamentali da considerare al momento della scelta di un maestro spirituale

 

 

 

1) Quali credenziali possiede?

2) Come mantiene la sua autorità all’interno del gruppo o nelle relazioni interpersonali? Rivendica esclusivamente la facoltà e la competenza di trasmettere insegnamenti?

3) Potete criticare i suoi insegnamenti? Potete discutere il suo parere? Cosa accade se vi trovate in disaccordo con lui?

4) A chi fa capo il maestro? Se aveste delle lamentele da fare sul suo operato a chi potreste rivolgervi? Esiste un organismo di verifica della sua autorità?

5) All’interno dell’organizzazione chi stabilisce le regole? Chi le cambia? Con quale frequenza questo avviene? Che cosa accade quando qualcuno le infrange?

6) Quanto ci si aspetta che voi ‘rinunciate’ o ‘sacrifichiate’ per seguire il maestro? Ponetevi questa domanda prima di impegnarvi e siate il più specifici possibile

7) Gli adepti sono liberi di lasciare questo maestro o gruppo? Cosa capita a quelli che si allontanano?

 

8 ) Quando otterrete il riconoscimento dell’istruzione conseguita?

9) Il maestro in che modo fa riferimento alle persone che hanno lasciato il gruppo?

10) Il contatto con queste ultime è tollerato, scoraggiato o vietato?

11) Che atteggiamento assume il maestro riguardo il mantenere le proprie relazioni con amici, famiglia e soggetti al di fuori del gruppo?

12) Che atteggiamento mostra il maestro nei confronti delle persone al di fuori del gruppo in generale? Incoraggia ad essere tolleranti e comprensivi oppure critici ed elitari?

13) Vi sono tenute segrete delle cose? Vi sono porte chiuse a chiave, vi è limitato l’accesso ai telefoni o all’informazione in generale?

14) Il maestro insiste nell’affermare che il mondo va verso la fine nell’immediato futuro? Che prove adduce di ciò? Profeti e maestri hanno predetto ciò da secoli, ma siamo ancora qui. Il maestro utilizza questa profezia per intimorire o influenzare?

15) Il maestro vi ricorda ripetutamente di ascoltare il vostro cuore piuttosto che ragionare con la vostra testa? E se ciò accade, per quale motivo dovreste annullare il pensiero razionale per apprendere i suoi insegnamenti?

16) Il gruppo si dedica a pratiche di ‘alterazione della mente’?; per esempio: meditazione, canti, preghiere per lunghi periodi di tempo, periodi di veglia prolungata, attività incessanti, privazione di principi nutritivi quali le proteine, uso di farmaci? Di quali prove scientifiche, documentate è in possesso il maestro, tali da attestare che queste pratiche mettano gli adepti in condizione di raggiungere uno stato di coscienza più elevato?

17) Chiedete al maestro qual è il suo pensiero rispetto alla sessualità all’interno del gruppo. Se il celibato è prescritto rigidamente per l’adepto e chiedete se la stessa regola si applica anche al maestro. Se gli standard sono differenti, chiedete perché.

18) Chi paga le spese al leader e chi provvede al mantenimento del suo tenore di vita? Quest’ultimo è molto diverso da quello degli altri adepti?

19) E’ vostra responsabilità, da un punto di vista finanziario dare sempre di più per mantenere dei privilegi all’interno del vostro gruppo?

20) Esiste un resoconto annuale per il gruppo? Ogni chiesa benevola, ente di carità e organizzazione no-profit rende queste informazioni disponibili per chiunque ne sia interessato.

 

 

Queste domande sono state pensate con l’intento di aprire degli orizzonti da sondare. Molti maestri non risponderanno in modo diretto alle vostre domande. Vi incoraggiamo a condurre voi stessi ricerche e a vagliare attentamente il vostro maestro, il più minuziosamente possibile. Ricordate che il sottrarsi alle vostre domande dovrebbe farvi illuminare il semaforo rosso. Una sana comunità spirituale, chiesa o maestro incoraggerà le vostre domande sul gruppo. Atteggiamenti di diniego o segretezza dovrebbero darvi un’idea di cosa potrebbe riservarvi il futuro all’interno di quel gruppo.

Di Rosane Henry[1] e Sharon Colvin[2]

 

Traduzione di Ivano CAMPES, socio del CeSAP – Centro Studi Abusi Psicologici, con la collaborazione e supervisione della Dottoressa Lorita TINELLI

 


[1] Former cult member. E’ stata ‘cult educator’ per più di 10 anni. Lavora come terapeuta della famiglia e come consulente per problemi inserenti alle sette

[2] Former cult member, membro del movimento antisette per 7 anni. Facilitatore di numerosi gruppi di auto-aiuto in Colorado

Comincia la sfilata dei testi dopo il rinvio a giudizio di dieci persone coinvolte nell’inchiesta sul ‘metodo Arkeon’

Riprende questa mattina dinanzi ai giudici della Seconda Sezione Penale presso il Tribunale di Bari il processo alla psicosetta barese ‘Arkeon’. Sul banco degli imputati una decina di persone accusate d’un vasto giro di truffe e raggiri scoperto dalla Digos nell’autunno di tre anni fa, dopo una denuncia di alcune persone truffate.
Arkeon, guidata dal sedicente psicologo Vito Carlo Moccia accusato di associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica, truffa aggravata, calunnia e violenza privata e sessuale, aveva sede in via Amendola, non lontano dal centro di Bari.Il tutto si basava sulla filosofia orientale Reiki, un percorso di sviluppo e conoscenza individuale attraverso la tecnica dell’introspezione. Ma nel concreto, era indirizzata a persone fragili, pronte a tutto, ad aggrapparsi a qualsiasi speranza: persone affette da tumori, Aids o anche
coppie sterili.

L’introspezione si traduceva in incontri e seminari, naturalmente a pagamento, durante i quali i partecipanti venivano bendati, mentre il ‘Maestro’ chiedeva loro di abbandonarsi ad atteggiamenti di libertà, fisica e verbale. Sembrerebbe infatti che li invitasse anche ad avere rapporti sessuali tra loro. Questo il ‘No limits’. Ma cosa ancora più grave, sembrerebbe che a questi incontri partecipassero anche dei minorenni, 4 ragazzi dai 12 ai 18
anni, anche se però non si sa ancora bene se i rapporti sessuali abbiano coinvolto anche loro.
La rete non era limitata al capoluogo pugliese, ma copriva tutto lo stivale: da Palermo a Latina, da Roma a Milano. Più di 15mila coloro che si sarebbero affidati al metodo Arkeon: tre, secondo gli accertamenti degli inquirenti baresi, i livelli di apprendimento, naturalmente a pagamento; il ‘primo livello’ delle lezioni costava 250 euro, ‘l’ intensivo’ 1.100, il ‘terzo livello’ circa 12mila. Molti, secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Francesco Bretone, parteciparono solo a poche lezioni, ma altri, sfortunati, come ad esempio una coppia milanese che non riusciva ad avere figli, arrivarono a sborsare fino a 15mila euro. Obiettivo comunque
della Sacred Path, questo il nome della setta, era espandersi a macchia d’olio in tutta Italia, anche se per ora sotto processo, assieme a Moccia, sono finiti Saverio Quirino, Isa Calabrese, Antonio Turi, Pietro Mazza, Massimo Vavalle, Gabriella Fabri, Grazia Bozzo, Francesco Locatelli e Francesco Morello, Saverio Quirino. Nella sede legale di via Amendola, a Bari, c’erano i server, poi sequestrati, di ben quattro siti internet, appunto per creare, sempre secondo l’impostazione accusatoria, una sorta di franchising nazionale, attraverso meeting
organizzati in strutture alberghiere. La setta si estendeva per tutto lo stivale da ben dieci anni, anche se il processo che riprende stamani con l’ascolto dei primi testimoni, dopo la costituzione delle parti civili per il risarcimento dei danni, servirà proprio a chiarire i contorni d’una ‘psicosetta’ molto radicata e pericolosa.

Francesco De Martino

Il Caso

“I fedelissimi di Arkeon continuano a intimidire …”

Lorita Tinelli è una donna forte e coraggiosa, presiede il centro studi contro gli abusi psicologici e s’è costituita parte civile nel processo che riprende questa mattina a Bari.

Per più di diec’anni ho ricevuto richieste di aiuto da persone che s’erano avvicinate ad Arkeon e al suo fondatore, ricevendone danni enormi. Non tutte hanno denunciato, a volte per paura di compromettersi ancora in un percorso lungo e pesante, come quello giudiziario. Ancora oggi ricevo richieste di aiuto da parte di chi, a distanza di tempo dai seminari Arkeon, cerca di recuperare i propri equilibri, cercando di trovare la verità sulla propria vita. Purtroppo sono in tanti a raccontare di essere stati portati a credere a situazioni mai verificatesi, come un presunto abuso nell’infanzia, addirittura da un parente stretto come un padre o una madre. Non parliamo poi degli omosessuali convinti di esserlo diventati a seguito di un abuso infantile e che dopo il “lavoro”(= assidua frequentazione dei seminari a pagamento) venivano portati a scegliere di sposare una persona dell’altro sesso e a iniziare a mettere su famiglia

Scusi, dottoressa, ci sono casi particolari in questa vicenda?

I racconti che mi sono giunti riguardano storie drammatiche di separazione, allontanamenti da genitori visti come pedofili e potenzialmente pericolosi, confessioni di presunti abusi, maltrattamento a minori che venivano coinvolti in confessioni, a contenuto sessuale, da parte di adulti … e molto altro. Guardi, c’è gente che ancora oggi mi chiede se i seminari di Arkeon continuino. Sinceramente non lo so e non è mio compito indagare su questo. Vero è che a febbraio 2008, malgrado il sigillo posto dalla Procura alle varie attività di promozione Arkeon (furono chiusi tutti i siti e sigillata la sede legale a via Amendola) e malgrado i primi indagati fossero resi pubblici, essi organizzarono un nuovo incontro a Roma, dove, alla presenza di una “studiosa di religioni” tentavano di riorganizzarsi. La stessa studiosa di religioni forniva loro suggerimenti su come riaprire spazi nella rete e su come controbilanciare  le informazioni su Arkeon che giravano in internet. L’intervento della Digos in quella sede ha potuto documentare questi fatti e ha portato anche ad indagare quella studiosa per associazione a delinquere e abuso della professione

Ora in dibattimento emergeranno parecchie verità …

“Io spero che serva a condurre veramente momenti di riflessione su come certi gruppi con certe modalità possano creare grandi scompensi agli individui, anche a distanza di tempo. I fedelissimi del fondatore di Arkeon ancora oggi, nel tentativo di difendere il loro maestro, hanno iniziato su internet una fitta campagna intimidatoria e diffamatoria contro la sorroscritta e contro le parti lese del processo. Anche questi fatti potrebbero aver un peso nel procedimento in corso

Il Quotidiano di Bari del 23 giugno 2010

Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 12 Ottobre 2007

 

 

 

LE TESTIMONIANZE

In rete e negli atti giudiziari le accuse delle vittime

“Il maestro dice che devo tradirti”

“Questa lettera è contro Vito Carlo Moccia e il suo Arkeon”. Comincia così uno dei numerosi atti di accusa contro il fondatore dell’associazione “The sacreth path”, che per dieci anni assieme ai suoi stretti collaboratori avrebbe truffato diecimila persone, abusando della buona fede di chi partecipava ai suoi seminari.

<<Nel 1994 ero fidanzata con un ragazzo che non si drogava più da anni – denuncia Cristina in uno dei forum sul web – e che aveva sostituito la droga con la dipendenza settimanale dai seminari del maestro, pagando sempre. Dopo quattro anni, il maestro gli disse che il mio fidanzato era diventato pronto ad essere anche lui maestro, così tornò a drogarsi, convinto che da “maestro” tutto è possibile. Morì di overdose nel 1997. I suoi genitori, trascinati prima dal figlio a far seminari, divorziarono prima che lui morisse>>.

Carlo, invece, è uno dei pochi fortunati ad essere uscito dalla setta senza gravi conseguenze e ad aver recuperato la sua lucidità. Per questo scrive, incoraggiando gli altri a seguirlo. <<Vorrei dire che fuori da Arkeon si vive, si è felici, si apprendono valori etici – dichiara in altro gruppo di discussione in internet – si cresce, si scopre la meraviglia della vita, si gioisce insieme dei figli, si possono avere figli, si può guadagnare bene, dignitosamente e pagando le tasse, si può fare all’amore con la propria moglie in modo soddisfacente, si può avere una relazione sana con le proprie famiglie di origine senza urlare di tutto, senza farli soffrire, senza far loro pensare che siamo impazziti o che li odiamo o che è tutta colpa loro o che non ci capiscano … a meno che non vengano al prossimo seminario>>.

Lella gli risponde e comincia la sua segnalazione dalle frasi che suo marito le ha detto quando ha cominciato il percorso “in Arkeon” e lei gli ha parlato di precedenti molto loschi nella storia dell’associazione: <<Ti lascio perchè non fai il percorso. Il maestro ha detto che non potrai mai farmi felice. Se devo decidere di tradire te o il mio maestro tradisco te. Se anche finisse in galera, sarà sempre il mio maestro>>.

E poi conclude: <<Un decennio di felice vita a due smontato da qualche incontro con un incantatore di serenti conosciuto da pochi mesi. Una vicenda davvero troppo pesante per chiunque, specie per chi non si inietta l’anestetico Arkeon 260 cc (ndr, 260 euro era il costo dei seminari di primo livello) ogni fine settimana per via endovenosa>>.

E dagli atti delle indagini emergono minacce, più o meno velate, per chi coleva allontanarsi dal gruppo. Così vengono raccontate da Carla, una delle partecipanti: <<Io e mio marito trovammo una scusa banale per non andare più ai seminari, ma loro insistettero perchè noi continuassimo. Addirittura in un colloquio telefonico avvenuto nel 2004 con Turi, questi mi disse che se non fossi andata più al seminario, non sarei potuta diventare madre. Questa cosa  mi turbò moltissimo anche perchè io ci tenevo tantissimo ad avere figli in quanto avevo avuto gravi disturbi che non mi avevano permesso il concepimento>>.

E c’è anche chi ha speso molto denaro pur di non perdere suo marito, <<come avvenuto per altre coppie, separatesi all’interno del lavoro svolto nei seminari – spiega Emanuela – per questo non ho mai pensato di abbandonare il gruppo. In realtà avevano distrutto totalmente la mia autostima e in quei momenti ero debole e incapace di prendere alcuna decisione diversa dal continuare>>.


Creative Commons License La grande truffa della setta (La Repubblica del 12 ottobre 2007) is licensed by Lorita Tinelli under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 United States License.