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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

Quello delle sette è un fenomeno molto diffuso in Italia e carico di equivoci, fraintendimenti oltre che di errate interpretazioni; per tentare di far luce su un tema così ampio, e che in passato abbiamo trattato sulle pagine del nostro giornale, ci siamo rivolti alla d.ssa Lorita Tinelli, psicologa forense e clinica nonché presidente del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici http://www.cesap.net/) dove quotidianamente oltre a studiare il fenomeno, si formano e  istruiscono i consulenti ed esperti che offrono il loro sostegno alle vittime; esistono inoltre gruppi di auto-aiuto per le famiglie e i fuoriusciti. La presidente ha risposto alle nostre domande permettendoci di delineare i tratti salienti del fenomeno sette.


Iniziamo col dare una definizione di setta, cosa si intende con questo termine?
“Il termine setta deriva etimologicamente da due verbi latini: sequor (seguire) e secare (tagliare). Indica appunto il seguire una dottrina che si discosta dall’ideologia dominante. È dunque la capacità di un gruppo di aggregare e farsi seguire. Una setta sviluppa una mentalità dicotomica, vede il mondo in bianco e nero. Coloro che vi fanno parte sono i buoni e detentori della verità assoluta. Molti adepti raccontano di essere entrati e aver percepito la loro stessa vita come dicotomica, cioè prima dell’ingresso e dopo.”


Quando una setta diventa pericolosa?

“Setta è un termine di per sé neutro, esistono diversi gruppi definiti setta ma non tutti sono pericolosi. Lo diventano quando le leggi interne alla comunità portano i seguaci a commettere reati. A questo proposito ricordo il caso del reverendo Jones che nel 1978 indusse un centinaio di persone, tra cui anche bambini, al suicidio. Egli diede vita a un gruppo ‘Tempio del Popolo’ contro le leggi razziali, aggregando così molte persone di colore. Le caratteristiche di personalità del reverendo in questo caso portarono al grande suicidio di massa. Non dobbiamo arrivare a ciò, questo è un esempio limite. Quando gli aderenti ai gruppi, dipendenti dalla volontà dei leader, compiono azioni illecite, abbiamo un forte campanello d’allarme.”

 

Quali sono i soggetti che più facilmente possono essere coinvolti?
“Non è la cultura scolastica a fare la differenza. Vi sono alcuni gruppi che attraggono chi ha una cultura media, propongono percorsi elementari a chi non possiede nozioni ‘spirituali’ agganciandosi a discipline riconosciute come lo yoga. Altresì esistono gruppi dove il mondo interiore è più forte e attrae persone con abilità cognitive maggiori. Si tratta in ogni caso di relazioni dinamiche. Da una parte persone con problematiche esistenziali, dall’altra la proposta di percorsi interiori. È da tenere presente la fase di innamoramento nei confronti del gruppo, detentore della verità assoluta.”


Come avviene l’ingresso in queste sette?
“L’ingresso è determinato dal passaparola. Le prime ad essere invitate sono le persone care e le difese di chi si trova ad accettare sono basse proprio per la natura dell’invito che arriva da una persona di fiducia. L’invito è una parte delicatissima e rappresenta per l’adepto una prova di accettazione completa del gruppo. Se il ‘proselitismo’ non va a buon fine allora l’adepto sarà gradualmente allontanato dalla famiglia e concentrerà la sua attenzione sul gruppo grazie anche al fenomeno della love bombing, un costante bombardamento d’affetto e attenzioni che porta il nuovo membro a sentirsi accolto e coccolato. Chi non riesce a percepire questo messaggio può risultare pericoloso. La maggior parte delle persone non nota subito il cambiamento che si verifica in un  soggetto iniziato e familiari e amici possono trasformarsi in nemici. A volte l’allontanamento è dato dall’induzione di falsi ricordi, come ad esempio abusi sessuali perpetrati in epoca così remota da essere stati rimossi (espediente utilizzato dalla setta di Arkeon come abbiamo visto in un precedente articolo sul nostro giornale – Plagio: da Braibanti al caso Arkeon, il buco nero della legge).
Quali sono le conseguenze all’uscita da un gruppo/setta?
“Quando fanno parte del gruppo le persone investono tutto. Il gruppo stesso è tutto e le verità del gruppo sono le sue verità. Quando l’amore viene meno e l’adepto rivede l’esperienza in modo oggettivo egli si sente ingrato. Subentrano i sensi di colpa e si esce con grosse problematiche. Ci si rivolge a specialisti per depressione o altre difficoltà. Di certo non si esce indenni da una tale esperienza, che è totalmente coinvolgente. C’è anche il caso di chi esce da un gruppo per entrare in un altro e così via. Anche qui si tratta di un percorso lento e delicato.”

 


Perché queste sette prolificano così facilmente ottenendo consenso?
“Nei momenti di crisi come quello attuale l’essere umano ha bisogno di conferme e certezze. Negli ultimi anni sono aumentate le sette che parlano di psicologia, potere personale ecc… ricevendo il consenso proprio per la forte rassicurazione che offrono.”
Che ruolo ha la Chiesa in questo senso?
“La Chiesa non ha più quel potere che deteneva decenni fa. Non c’è più un rapporto diretto con la gente e le famiglie. Le persone hanno bisogno di sentirsi libere e di un contatto più vicino. I gruppi permettendo la doppia appartenenza, cioè alla fede cattolica e l’aderenza al gruppo stesso, non ‘sottraggono’ fedeli alla Chiesa. Dal canto suo tuttavia la Chiesa si è molto interessata a questa realtà dal punto di vista sociologico attraverso il GRIS (Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa http://www2.chiesacattolica.it/gris/chisiamo/index.html)”

 

Come si pone l’Italia rispetto all’Europa, che vede alcuni stati provvisti di una legislazione in merito?
“In Italia non esiste ancora una normativa in merito e il dibattito è aperto. Si è d’accordo sul fatto che esiste la manipolazione mentale ma non sulla punizione perché si privilegia la libertà di scelta.
Dal mio punto di vista c’è bisogno di una legge quadro che spieghi quali sono i risvolti da punire. Le vittime comunque ci sono e per la mancanza di una legge ci si riferisce a reati già presenti quali truffa, abuso di professione ecc… Una legge quadro sarebbe un’aggravante per i reati perpetrati. I giudici non capiscono la dinamica relazionale e non comprendono cosa è avvenuto.”
Possiamo provare a spiegarlo qui?
“Quando si è all’interno di una setta la gente sembra socialmente adattata. Esistono tante realtà settarie. Il legame col gruppo è evidente e gli adepti sono legati alle sue dinamiche. C’è una concezione sbagliata del considerare una setta come un mondo a parte dove si sta chiusi dentro. Invece chi ne fa parte partecipa a seminari, riunioni, incontri e aderisce a tutti i principi e li porta nella propria vita quotidiana. Gli adepti di vari gruppi ci sono vicini, parlano in un certo modo e portano i loro principi nella vita e nel lavoro.”
Tra gli obiettivi di una setta vi può essere la scalata al potere?
“Sì, certo. Sono molti i politici strumentalizzati contro la Squadra Anti Setta e la punibilità della manipolazione mentale; dietro c’è il dissenso di quelle realtà che si vedono minacciate. Finché ci saranno politici che si prestano a questo non si arriva da nessuna parte, oltre al fatto che questi gruppi hanno la capacità di coinvolgere e influenzare. Esistono molti gruppi che coinvolgono i rappresentanti politici per ottenere riconoscimenti. Purtroppo le vittime non hanno più nulla, nemmeno la dignità. I gruppi di deriva settaria rovinano l’individuo, la famiglia fino a raggiungere la distruzione di un popolo.”

 

Laura Fedel

Da La Vera Cronaca


 

 

 

Violentava pazienti per “curarle” 4 anni e mezzo a pseudo-maestro

raumi infantili inesistenti

Violenza sulle donne (Frascatore)
Violenza sulle donne (Frascatore)

Milano, 25 maggio 2012 – Pena ridotta di un anno e mezzo per Antonio Morello, pseudo-curatore accusato di aver violentato due donne convincendole che fosse una terapia necessaria. La decisione è dei giudici della prima Corte d’Appello. Il 70enne tra il 1999 e il 2002 avrebbe violentato due donne, inducendole a credere che l’unico modo per superare i disturbi derivati da inesistenti molestie sessuali subite da piccole fosse quello di sottoporsi a una terapia individuale con lui in veste di “maestro” della psico-setta “The sacred path”. La corte presieduta dal giudice Malacarne ha confermato la condanna per violenza sessuale, ma ha ridotto da 6 anni a 4 anni e mezzo la pena inflitta il 24 maggio 2011 all’imputato, concedendogli le attenuanti generiche.

Secondo l’avvocato Patrizia De Natale le due presunte vittime, in buonafede, potevano essersi suggestionate dopo aver avuto con il suo assistito rapporti sessuali consenzienti e aveva chiesto quindi l’assoluzione di Morello. All’esito del processo di primo grado il collegio della quinta sezione penale presieduto dal giudice Annamaria Gatto aveva disposto 5mila euro di risarcimento per l’unica donna che si era costituita parte civile, assistita dall’avvocato Marco Marzari. L’altra donna, che si non era costituita parte civile, fu sentita come testimone aveva parlato di “quattro anni di angoscia” prima di rendersi conto dell’accaduto, ma di non aver mai voluto denunciare per dimenticare.

Morello è coinvolto in un altro processo in corso a Bari, dove con altre persone è accusato di aver organizzato in tutta Italia numerosi seminari a pagamento, facendo credere ai partecipanti affetti da cancro o Aids di poter risolvere i loro problemi con il metodo Arkeon ideato da Vito Moccia. La sentenza di primo grado per il procedimento pugliese, di cui quello appena conclusosi a Milano in secondo grado non è che uno stralcio, è attesa per il 18 giugno.

 

Fonte: Il giorno.it

 

 

Tabella interpretativa:

Delitto p.p. dall’art. 416 c. 1 cp perché si associavano tra loro costituendo, formando e organizzando l’associazione “THE SACRED; PATH” ramificatasi in altre compagini  tra cui TRIBE HUMAN CONSULTING s.r.l., TRIBE COMMUNICATION s.r.l., ASSOCIAZIONE TERRE D’INCONTRO e l’Associazione Sportivo Dilettantistica denominata KI DO KAI, tutte aventi come fondatore e Capo carismatico il Moccia, capo indiscusso anche dopo le sue dimissioni maturate dopo l’esecuzione dei provvedimenti dell’ A.G. e aventi tutte quale scopo la diffusione del metodo Arkeon allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati”, e “Reato di cui agli artt 81 cpv, 110 e 348 cp per avere in concorso tra loro e anche in modo indipendente dalle condotte degli altri, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, esercitato abusivamente durante i seminari di cui al capo a) la professione di psicologo, di psicoterapeuta e di medico per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato

 

 

 

La condanna più alta, a due anni e 8 mesi di reclusione, per l’ideatore e ‘capo carismatico’ della setta, Vito Carlo Moccia, 60enne di Noicattaro. Tre le assoluzioni

di Redazione 16/07/2012

Processo alla psico-setta Arkeon: otto condanne

Il Tribunale di Bari, per il reato di associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica, ha condannato - a pene comprese tra un anno e sei mesi di reclusione e due anni e 8 mesi – otto degli 11 imputati nel processo sulla cosiddetta psico-setta Arkeon. Tre le assoluzioni.

Il presunto ideatore del metodo Arkeon, Vito Carlo Moccia, 60enne di Noicattaro (Bari), è stato riconosciuto dai giudici come unico promotore della presunta associazione per delinquere e per questo condannato a due anni e 8 mesi di reclusione. Condanna a due anni (pena sospesa) per i cosiddetti “maestri della setta”, Francesco Antonio Morello, Gabriella Fabbri e Francesco Ferrara. Condanna a un anno e 8 mesi (pena sospesa) per Quirino Salerno e Piero Mazza. Un anno e 6 mesi di reclusione (pena sospesa) per Massimo Vavalle e Francesco Locatelli. Assolti Antonio Turi, Isa Calabrese e Grazia Bozzo.

Riconosciuto il risarcimento all’Ordine degli Psicologi di Bari, costituitosi parte civile: il risarcimento è da quantificare in un processo civile. Gli imputati sono stati tutti assolti dai reati di truffa, violenza privata, maltrattamenti, procurato stato di incapacità e calunnia in alcuni casi per prescrizione, in altri “perché il fatto non sussiste” o “il fatto non costituisce reato”. I fatti contestati si riferiscono al periodo 1999-2008 ma fino al 2004 sono ormai prescritti. Chi soffriva di tumori, Aids o infertilità si rivolgeva alla psico-setta sperando in una guarigione: 10.000 i casi denunciati. Dalle indagini emerge che Moccia induceva le vittime a credere per esempio di aver subito abusi sessuali in tenera età, facendo sborsare fino a 100.000 euro per le terapie.

 

Fonte: baritoday

 

 

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Cronaca

16 luglio 2012 – 20:02

“Psico-setta”, condannati i “maestri” del metodo Arkeon

Sequenza ArkeonChi soffriva di tumori, aids o infertilità, si rivolgeva a quella che giornalisticamente è stata definita “psico-setta” sperando in una guarigione: 10mila i casi denunciati. I “maestri” del metodo Arkeon sono stati condannati dal Tribunale di Bari a pene comprese tra 1 anno e 6 mesi e 2 anni e 8 mesi di reclusione. Tre le assoluzioni. Vito Carlo Moccia, 60enne di Noicattaro, e’ stato riconosciuto dai giudici come unico promotore della presunta associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica e per questo condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione. Condanna a 2 anni (pena sospesa) per i cosiddetti “maestri della setta”, Francesco Antonio Morello, Gabriella Fabbri e Francesco Ferrara. Condanna a 1 anno e 8 mesi (pena sospesa) per Quirino Salerno e Piero Mazza. Un anno e 6 mesi di reclusione (pena sospesa) per Massimo Vavalle e Francesco Locatelli. Riconosciuto il risarcimento danni all’Ordine degli Psicologi di Bari da quantificarsi in un processo civile. Dalle indagini emerge che Moccia avrebbe indotto le vittime a credere per esempio di aver subito abusi sessuali in tenera età, facendogli sborsare fino a 100mila euro per le terapie. I fatti contestati si riferiscono al periodo ‘99-2008 ma fino al 2004 sono ormai prescritti, e per questo tutti gli imputati sono stati assolti dai reati di truffa, violenza privata, maltrattamenti, procurato stato di incapacità e calunnia.

 

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Fonte: Antenna Sud

 

 

Processo alla psico-setta di Carlo Moccia, in aula i primi testimoni. Un “maestro” già condannato a 6 anni di reclusione per violenza carnale

« Fui violentata da un maestro di Arkeon, il pretesto: un rito per riportare alla mente un ricordo d’infanzia; l’attimo in cui, da piccola, sarei stata abusata sessualmente da un pedofilo ». Emergono ormai sconcertanti le testimonianze nelle aule al neon di via Nazariantz; che ieri ha aperto il sipario a quello che prende forma come il processo più importante, di certo il più sconvolgente dell’anno giudiziario barese. Tremano gli imputati: per primo Carlo Moccia, il fondatore della psico-setta (che ha deciso di non comparire in aula), e poi i “maestri” di Arkeon le cui trame si svelano nelle parole tremanti d’emozione e rabbia dei testimoni. « Non c’era nessun pedofilo; erano solo pretesti per estorcermi denaro,  usarmi in tutti i modi… anche come oggetto sessuale!”. La pratica era sempre la stessa, lo dimostrano le testimonianze finora raccolte. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “mestri”; si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l’infanzia. « Non te lo ricordi perché eri tropo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale… l’hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ».  Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Durante le cerimonie – racconta una testimone – alcuni vomitavano. Allora il maestro si compiaceva: “Brava! Quello che hai appena rimesso non è vomito, ma lo sperma del pedofilo che ti ha violentato!” ».   Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon, che consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l’utilizzo corrente dell’Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta.   E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona – racconta una testimone – anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l’appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri.  I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti; solo l’intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l’intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a muoversi.  «  Ne abbiamo passate di tutti i colori – continua – è difficile pensare che le forze dell’ordine, coloro i quali hanno il compito di difendere i cittadini, siano stati i primi a voltarci le spalle ». Ora i ricordi spiacevoli fanno posto alla speranza. «  Abbiamo fiducia nell’operato dei giudici, ed invitiamo tutti coloro che hanno mantenuto il riserbo per tanti di anni di uscire allo scoperto e di unirsi a noi in questa lotta!  Sappiamo che a Bari ci sono molti ex adepti della setta, è ora che escano dall’ombra e facciano sentire la propria voce… ».  Il processo che si tiene in questi giorni a Bari fa parte di un filone che si estende per tutto lo Stivale. Nei giorni scorsi sì è concluso il processo gemello di primo grado a Milano, che riguarda uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello (il “maestro” citato nelle testimonianze). Morello è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell’infanzia.   A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli.

 

Mirko Misceo

Da Il quotidiano di Bari del 26 maggio 2011

Tempo fa ho ricevuto l’email che di seguito potete leggere, dalla sig.ra Natascia Beccari. Volutamente prima di pubblicarla ho contattato la dottoressa Lorita Tinelli, al fine di dare un’informazione più completa.
Per dovere di cronaca va detto che la sig.ra Beccari è attualmente tra le 46 persone iscritte nel registro degli indagati della Procura di Bari per violazione degli articoli 110 e 368 del codice penale (calunnia e concorso in calunnia)

Mi astengo da qualsiasi commento, preferendo dar voce alla sig.ra Beccari da una parte e la dottoressa Lorita Tinelli dall’altra. Sarete voi lettori e lettrici in totale autonomia a farvi un’opinione.


Buongiorno. Ho visto il suo sito e vorrei complimentarmi perché mi sembra un sito molto ricco e che tratta temi spesso taciuti.
E’ molto bello vedere che ancora a qualcuno sta a cuore la Verità.
Sono capitata sul suo sito perchè interessata alle notizie riguardanti Arkeon.
Io ho partecipato a diversi seminari e non ho mai visto nulla di tutto ciò di cui sono accusati gli imputati ma come tanti altri ex allievi attendo con ansia la fine del processo affinché la Verità sia ristabilita, QUALUNQUE essa sia.
Sperando che lei sia una persona disposta ad ascoltare anche chi si dimostra contrario alle sue idee, vorrei fare con Lei alcune considerazioni.
Avrà forse visto il servizio di Striscia la notizia su Arkeon (mi riferisco a quello in cui c’erano testimonianze di ex allievi o sedicenti tali e l’incontro tra l’inviato Mingo e Vito Carlo Moccia): in esso coloro che parlavano contro Arkeon avevano il volto coperto e la voce cammuffata, mentre Vito Carlo Moccia si presenta alle telecamere a viso scoperto e parlando tranquillamente con gli inviati.
Ora, questo piò anche non significare nulla ma io so per esperienza che chi non ha nulla da nascondere non ha bisogno di nascondersi in alcun modo.
La seconda riflessione é nata in me leggendo nel suo articolo che la dott.ssa Tinelli ha subito una campagna denigratoria. Ma come? E’ stata forse lei ad esser presa di mira dai principali telegiornali???? Telegiornali che come lei ben saprà non hanno scrupoli e quindi ingrandiscono le notizie a non finire e bombardano a ripetizione con ciò che vogliono far credere, magari montando le immagini in maniera astuta e suggestiva (in un servizio si parlava di Arkeon mentre erano mandate immagini di una MESSA NERA!!!)
Io ricordo invece sul sito del CESAP insulti, minacce e sbeffeggiamenti vari rivolti a tutti i partecipanti di Arkeon e alle loro testimonianze non già prive di dolore…
io personalmente e tanti altri come me, ci siamo limitati a denunciare alle autorità competenti ciò che abbiamo sentito nelle varie trasmissioni televisive e che abbiamo ritenuto totalmente falso, distorto e denigratorio.
Infine le chiedo una cortesia personale: smetta di scrivere accanto ad Arkeon la parola PSICO-SETTA. glielo chiedo per 2 motivi: il primo é che ancora il processo é in corso, nessuno é stato condannato e per legge l’imputato é innocente fino a prova contraria (sappiamo bene entrambi che in Italia spesso accade esattamente il contrario ma da una persona che gestisce il proprio sito
come fa lei mi aspetto una certa disciplina rispetto alle regole) e in secondo luogo perché é una parola che non esiste, montata ad ok per il caso Arkeon (forse come tante testimonianze…) e affibbiata dai media per aumentare l’effetto “caccia alle streghe”.
La ringrazio per il Suo tempo.
Cordiali saluti. Natascia Beccari (BOLOGNA).

Gentile Direttore,
come da Sua richiesta Le propongo le mie riflessioni a proposito delle affermazioni fatte dalla Sua lettrice.
Naturalmente la mia risposta non può non tenere conto dei fatti giuridici in corso, che vedono 11 membri del gruppo Arkeon rinviati a giudizio per diversi reati (il cui processo inizia il 18 marzio 2010) e altri 46 membri di Arkeon, a vario titolo, indagati per il reato di concorso in calunnia (e tra i quali sembrerebbe configurare anche il nome della Sua lettrice). Queste ultime indagini, concluse in prima istanza con l’elenco di 46 indagati, ma che sono ancora in corso, si riferiscono proprio all’attività organizzata da Arkeon e tesa, secondo l’accusa, a denunciare per diffamazione la sottoscritta e due fuorusciti dal gruppo, che avevano partecipato ad una trasmissione televisiva, sapendoci innocenti.

La Sua lettrice lamenta il diverso trattamento che Striscia avrebbe avuto nei confronti di coloro che si considerano vittime dei metodi utilizzati da maestri di Arkeon, rispetto a quello del fondatore stesso del gruppo.
Da quanto ho potuto verificare, nel corso degli anni di rapporti con la stampa, chiunque intervistato da un giornalista ha il diritto di chiedere che la propria immagine non venga resa riconoscibile.
Inoltre, lo stesso Garante per la protezione dei dati personali ha più volte ricordato ai giornalisti di non pubblicare dettagli che rendano identificabili le persone colpite da atti di violenza, anche se presunti. E’ per questo che diverse testate giornalistiche, nonchè contenitori televisivi, tendono a rendere irriconoscibili i testimoni di esperienze di questo genere. Questo però non significa che gli stessi giornalisti non facciano i loro riscontri in merito alle identità dei loro intervistati e alle loro storie.

Non mi assumo personalmente la responsabilità di come le testate giornalistiche propongono i propri articoli. Tengo però a precisare, anche in base alla mia esperienza, che esistono giornalisti preposti alla cronaca giudiziaria, che generalmente prima di intervistare qualcuno prendono le notizie necessarie direttamente dalle fonti dei tribunali o delle forze dell’ordine. Poi il taglio del montaggio dipende sempre dal messaggio che il giornale intende inviare ai propri utenti. Ed anche gli spazi dedicati alle interviste stesse.

Riguardo “agli insulti e agli sbeffeggiamenti vari rivolti a tutti i partecipanti di Arkeon” presenti sul sito del CeSAP cui fa riferimento la Sua lettrice, avrei necessità di ulteriori approfondimenti.
Quel che è vero è che il forum del CeSAP dedicato ad Arkeon è stato analizzato al dettaglio da PM, GIP e GUP diversi, presenti in diverse Procure d’Italia, che hanno ricevuto le centinaia di denunce fotocopia da parte di membri a vario titolo di Arkeon. Tali PM, GIP, GUP, hanno lavorato in piena autonomia e, ripeto, hanno riscontrato infondate le varie accuse che dai denuncianti sono state rivolte alla sottoscritta e a due fuorusciti dal gruppo Arkeon. Vi sono diverse archiviazioni e due sentenze di non luogo a procedere che chiariscono molto bene l’infondatezza dei reati che ci venivano contestati.

In un forum gli utenti che vi partecipano, nel momento in cui decidono di farlo, devono anche essere in grado di confrontarsi e portare avanti una conversazione. Chi entra in un forum per recitare un mantra pre-programmato e poi si sottrae dinnanzi ad eventuali altre sollecitazioni o riflessioni inerenti la discussione aperta, non può poi lamentarsi di essere stato “insultato” (e torno a ripetere che non mi risulta vi siano stati insulti di alcun tipo).

Contrariamente nell’arco degli ultimi 2 anni nella rete sono miracolosamente apparsi decine di blog creati contro la mia persona, che trovano la massima epressione proprio in prossimità delle varie udienze relative ad Arkeon. In tali spazi virtuali monotematici gestisti da membri di Arkeon (anche tra coloro che oggi devono rispondere per il reato di calunnia) e da loro audaci sostenitori, vengono rimestati e stralciati dai relativi contesti alcuni documenti, con l’intento ultimo di dimostrare cose differenti dalla realtà e di attribuirmi “crimini” inesistenti. Purtroppo ho già assistito a giochi di questo genere negli anni passati. Alcuni di coloro che oggi si danno più da fare nella creazione di blog, che vengono poi pubblicizzati e ricommentati dai membri di Arkeon nei loro rispettivi spazi della rete, hanno a loro volta creato simili strategie contro altri studiosi o gruppi nel passato lontano e più recente, nel perfetto stile hubbardiano del dead agenting (scavare nel passato del critico per cercare dei suoi “crimini” e se non ci sono, bisogna inventarseli). E in questo senso la fantasia sembra proprio non mancare!

Colgo l’occasione per augurarle buon lavoro

Dr.ssa Lorita Tinelli

http://www.mondoraro.org/2010/03/17/caso-arkeon-la-lettera-di-un%E2%80%99adepta-e-la-risposta-della-dottoressa-lorita-tinelli/

Omicidi, induzioni al suicidio, abusi e truffe: ecco quattro casi clamorosi, fra presente e passato, finiti nella maglie della legge italiana.

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Manipolatori della mente: con l’arresto del ‘guru di San lorenzo’, si torna a parlare di sette
MAGHI – IL CASO VANNA MARCHI. Numeri del lotto personalizzati e oggetti per mandare via presenze maligne: numerose famiglie italiane si sono indebitate per avere quei prodotti venduti dalla televenditrice Vanna Marchi, ora obbligata a risarcire le vittime con oltre due milioni di euro. La Marchi inizia la carriera come venditrice televisiva promuovendo, inizialmente, prodotti per l’estetica. Negli anni 90 comincia a occuparsi anche del settore esoterico, in collaborazione con la figlia, Stefania Nobile, e con il sedicente “maestro di vita” Mario Pacheco do Nascimento. Nel 2001 un’inchiesta del tg satirico “Striscia la notizia” rivela che molte persone sono indotte a spendere una notevole quantità di soldi per comprare numeri fortunati da giocare al lotto e oggetti per rivelare e mandare via influenze maligne, tra i quali anche semplice sale da cucina e rametti di edera. Lo scandalo dà il via a un procedimento penale: nel processo d’appello del 2008 Vanna Marchi e la figlia vengono condannate entrambe a oltre nove anni di reclusione, colpevoli di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Il “mago” Do Nascimento, scappato in Brasile per evitare l’arresto, risulta tuttora latitante.SETTE SATANICHE – IL CASO DELLE “BESTIE DI SATANA”. Mai in Italia il mondo delle sette sataniche è stato tanto sotto riflettori dei media come durante il caso delle cosiddette “Bestie di Satana”. I componenti della setta, giovani satanisti della provincia di Varese che facevano messe nere, consumavano droga e ascoltavano musica heavy metal, oggi sono in prigione, colpevoli di aver compiuto tre omicidi e un’induzione al suicidio. Nel gennaio del 1998 il primo omicidio: Fabio Tollis e Chiara Marino, una coppia di fidanzati milanesi che volevano uscire dal gruppo, vengono prima presi a martellate, poi sotterrati in un bosco di Somma Lombardo. Il 21 settembre dello stesso anno Andrea Bontade, un membro del gruppo, muore schiantandosi contro un muro con la sua auto: la sua morte viene giudicata come un suicidio, indotto dalle “Bestie di Satana” perché di era rifiutato di partecipare all’omicidio di Fabio e Chiara. L’ultima vittima è Mariangela Pezzotta, una commessa di 27 anni, che probabilmente conosceva dei segreti del gruppo: il 24 gennaio del 2007 viene uccisa con un colpo di fucile e una badilata in uno chalet di Golasecca, nel varesotto, e seppellita in una serra poco distante. Il suo cadavere però viene scoperto e le indagini tolgono il velo sui delitti delle “Bestie di Satana”.

PSICOSETTE – IL CASO ARKEON. Il “metodo Arkeon” si ispira alla pratica spirituale giapponese “reiki” e punta alla crescita personale di chi lo segue. Secondo la magistratura di Bari, invece, Arkeon sarebbe una psico-setta che promette di risolvere gravi problemi personali, compresi quelli di salute, partecipando a costosi seminari. Si calcola che siano oltre 10mila gli adepti in Italia. Il Centro studi Abusi Psicologici (Cesap), che ha raccolto numerose testimonianza sulla vicenda, sostiene che Arkeon avrebbe assoggetto le persone sia attraverso tecniche psicologiche, sia attraverso esercizi che andavano ben oltre, come, ad esempio, il “No Limits”, che prevedeva il superamento delle proprie paure attraverso il toccamento, senza limiti, dei corpi di altre persone. Alla fine di gennaio del 2009, la procura pugliese ha chiesto il rinvio a giudizio del fondatore, Vito Carlo Moccia, e di altri dieci persone coinvolte nel metodo Arkeon, con l’accusa di associazione a delinquere, truffa, violenza privata, esercizio abusivo della professione medica, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. Si tratta probabilmente del primo caso giudiziario italiano che riguarda una psico-setta.

PSEUDO RELIGIONE – IL CASO MAMMA EBE. Sono ancora molti coloro che credono ai poteri da guaritrice di Gigliola Giorgini, una settantenne di origine bolognese meglio nota come “Mamma Ebe”. La sua storia comincia negli anni ’80, quando fonda l’ordine “Opera di Gesù misericordioso” (mai riconosciuto dalla Chiesa) a San Baronto, in provincia di Pistoia. Suore e sacerdoti di questa congregazione lavorano in asili e case di riposo. Ben presto la fondatrice comincia a praticare l’attività di guaritrice, utilizzando pratiche mediche e riti pseudo-religiosi nei confronti di persone assoggettate, a cui vegono chieste in cambio somme di denaro. “Mamma Ebe” viene arrestata nel 1984 e condannata a sei anni di carcere. Scontata la pena ricomincia a praticare la precedente attività, prevalentemente in Emilia Romagna e in Toscana, dove, secondo la polizia, riceve malati, promette guarigioni attraverso pratiche pseudo-religiose e utilizza medicine. Per questo motivo viene nuovamente arrestata e nell’aprile del 2008 il Tribunale di Forlì la condanna a sette anni di reclusione per truffa ed esercizio abusivo della professione medica. L’Opera di Gesù misericordioso ha fatto registrare negli anni centinaia di clienti devoti e un giro d’affari miliardario.
Sandro Foschi (30/04/2009)

http://www.nannimagazine.it/articolo/2153/Manipolatori-della-mente-sette-e-santoni-da-prima-pagina

Comincia la sfilata dei testi dopo il rinvio a giudizio di dieci persone coinvolte nell’inchiesta sul ‘metodo Arkeon’

Riprende questa mattina dinanzi ai giudici della Seconda Sezione Penale presso il Tribunale di Bari il processo alla psicosetta barese ‘Arkeon’. Sul banco degli imputati una decina di persone accusate d’un vasto giro di truffe e raggiri scoperto dalla Digos nell’autunno di tre anni fa, dopo una denuncia di alcune persone truffate.
Arkeon, guidata dal sedicente psicologo Vito Carlo Moccia accusato di associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica, truffa aggravata, calunnia e violenza privata e sessuale, aveva sede in via Amendola, non lontano dal centro di Bari.Il tutto si basava sulla filosofia orientale Reiki, un percorso di sviluppo e conoscenza individuale attraverso la tecnica dell’introspezione. Ma nel concreto, era indirizzata a persone fragili, pronte a tutto, ad aggrapparsi a qualsiasi speranza: persone affette da tumori, Aids o anche
coppie sterili.

L’introspezione si traduceva in incontri e seminari, naturalmente a pagamento, durante i quali i partecipanti venivano bendati, mentre il ‘Maestro’ chiedeva loro di abbandonarsi ad atteggiamenti di libertà, fisica e verbale. Sembrerebbe infatti che li invitasse anche ad avere rapporti sessuali tra loro. Questo il ‘No limits’. Ma cosa ancora più grave, sembrerebbe che a questi incontri partecipassero anche dei minorenni, 4 ragazzi dai 12 ai 18
anni, anche se però non si sa ancora bene se i rapporti sessuali abbiano coinvolto anche loro.
La rete non era limitata al capoluogo pugliese, ma copriva tutto lo stivale: da Palermo a Latina, da Roma a Milano. Più di 15mila coloro che si sarebbero affidati al metodo Arkeon: tre, secondo gli accertamenti degli inquirenti baresi, i livelli di apprendimento, naturalmente a pagamento; il ‘primo livello’ delle lezioni costava 250 euro, ‘l’ intensivo’ 1.100, il ‘terzo livello’ circa 12mila. Molti, secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Francesco Bretone, parteciparono solo a poche lezioni, ma altri, sfortunati, come ad esempio una coppia milanese che non riusciva ad avere figli, arrivarono a sborsare fino a 15mila euro. Obiettivo comunque
della Sacred Path, questo il nome della setta, era espandersi a macchia d’olio in tutta Italia, anche se per ora sotto processo, assieme a Moccia, sono finiti Saverio Quirino, Isa Calabrese, Antonio Turi, Pietro Mazza, Massimo Vavalle, Gabriella Fabri, Grazia Bozzo, Francesco Locatelli e Francesco Morello, Saverio Quirino. Nella sede legale di via Amendola, a Bari, c’erano i server, poi sequestrati, di ben quattro siti internet, appunto per creare, sempre secondo l’impostazione accusatoria, una sorta di franchising nazionale, attraverso meeting
organizzati in strutture alberghiere. La setta si estendeva per tutto lo stivale da ben dieci anni, anche se il processo che riprende stamani con l’ascolto dei primi testimoni, dopo la costituzione delle parti civili per il risarcimento dei danni, servirà proprio a chiarire i contorni d’una ‘psicosetta’ molto radicata e pericolosa.

Francesco De Martino

Il Caso

“I fedelissimi di Arkeon continuano a intimidire …”

Lorita Tinelli è una donna forte e coraggiosa, presiede il centro studi contro gli abusi psicologici e s’è costituita parte civile nel processo che riprende questa mattina a Bari.

Per più di diec’anni ho ricevuto richieste di aiuto da persone che s’erano avvicinate ad Arkeon e al suo fondatore, ricevendone danni enormi. Non tutte hanno denunciato, a volte per paura di compromettersi ancora in un percorso lungo e pesante, come quello giudiziario. Ancora oggi ricevo richieste di aiuto da parte di chi, a distanza di tempo dai seminari Arkeon, cerca di recuperare i propri equilibri, cercando di trovare la verità sulla propria vita. Purtroppo sono in tanti a raccontare di essere stati portati a credere a situazioni mai verificatesi, come un presunto abuso nell’infanzia, addirittura da un parente stretto come un padre o una madre. Non parliamo poi degli omosessuali convinti di esserlo diventati a seguito di un abuso infantile e che dopo il “lavoro”(= assidua frequentazione dei seminari a pagamento) venivano portati a scegliere di sposare una persona dell’altro sesso e a iniziare a mettere su famiglia

Scusi, dottoressa, ci sono casi particolari in questa vicenda?

I racconti che mi sono giunti riguardano storie drammatiche di separazione, allontanamenti da genitori visti come pedofili e potenzialmente pericolosi, confessioni di presunti abusi, maltrattamento a minori che venivano coinvolti in confessioni, a contenuto sessuale, da parte di adulti … e molto altro. Guardi, c’è gente che ancora oggi mi chiede se i seminari di Arkeon continuino. Sinceramente non lo so e non è mio compito indagare su questo. Vero è che a febbraio 2008, malgrado il sigillo posto dalla Procura alle varie attività di promozione Arkeon (furono chiusi tutti i siti e sigillata la sede legale a via Amendola) e malgrado i primi indagati fossero resi pubblici, essi organizzarono un nuovo incontro a Roma, dove, alla presenza di una “studiosa di religioni” tentavano di riorganizzarsi. La stessa studiosa di religioni forniva loro suggerimenti su come riaprire spazi nella rete e su come controbilanciare  le informazioni su Arkeon che giravano in internet. L’intervento della Digos in quella sede ha potuto documentare questi fatti e ha portato anche ad indagare quella studiosa per associazione a delinquere e abuso della professione

Ora in dibattimento emergeranno parecchie verità …

“Io spero che serva a condurre veramente momenti di riflessione su come certi gruppi con certe modalità possano creare grandi scompensi agli individui, anche a distanza di tempo. I fedelissimi del fondatore di Arkeon ancora oggi, nel tentativo di difendere il loro maestro, hanno iniziato su internet una fitta campagna intimidatoria e diffamatoria contro la sorroscritta e contro le parti lese del processo. Anche questi fatti potrebbero aver un peso nel procedimento in corso

Il Quotidiano di Bari del 23 giugno 2010

Lorita Tinelli

Presidente del CeSAP[1]

ARKEON:

un caso esemplare di ‘psicosetta’ in Italia.

 

 

Come studiosa del fenomeno settario, mi sono imbattuta nel movimento Arkeon, mediante alcune richieste di aiuto, sin dal 1996. Il movimento in quel periodo aveva un altro nome e si muoveva con modalità molto diverse da quelle adottate negli ultimi tempi.

 

A quel tempo esso si ispirava al Reiki, una forma di “energia intelligente” di origine divina, che attraverso delle iniziazioni praticate dal Maestro durante i seminari, cominciava a fluire liberamente nelle mani degli iniziati. Tale energia si sosteneva che potesse guarire il corpo fisico, e il mondo emotivo, facendo emergere quelle emozioni represse che hanno causato la malattia.  Il leader del gruppo, faceva risalire il suo lignaggio, direttamente al monaco USUI, scopritore di tale metodo.

 

Fino al 2000, i Maestri iniziati dal leader venivano chiamati tutti univocamente “Maestri di reiki” e solo successivamente, con la creazione dell’associazione denominata “The Sacred Path” sono stati inseriti due livelli di maestria: al primo corrispondono i “Maestri di Arkido” e al secondo i “maestri di Arkeon”.

 

Nel tempo, il fondatore, Vito Carlo Moccia, elabora una complessa teoria, cercando di conferire al proprio gruppo un alone di scientificità. La teoria si basa principalmente  su un ‘corpus’ dinamico che si modifica negli anni, attingendo a varie scuole filosofiche e psicologiche più o meno riconosciute.

 

Il lavoro del gruppo si incentra principalmente sulle figure genitoriali e sulle emozioni represse (rabbia, ma anche paura e dolore emotivo) che si provano nei confronti dei propri genitori.

 

Attraverso l’utilizzazione di varie tecniche, le persone venivano portate, durante i seminari organizzati dal gruppo, in uno stato di grande eccitabilità emotiva e a quel punto (solitamente il secondo giorno del seminario di primo livello) venivano formati dei cerchi composti solitamente da 20 a 60 o più partecipanti, in cui le persone, che dovevano tenere gli occhi chiusi durante l’esercizio, venivano invitate, dalle parole del Maestro a ritornare ai tempi della loro infanzia ed immaginarsi piccoli, fra i 3 e i 6 anni circa, davanti ai propri genitori.  A quel punto il maestro chiedeva di “guardare” chi c’era vicino a loro e come si sentivano davanti a quella persona. Chi vedeva il padre, chi la madre, chi nessuno e, secondo la predisposizione e la storia personale di ognuno, le persone si mettevano a piangere di dolore o urlare di rabbia di fronte a quei genitori che avevano sentiti lontani, da cui si erano sentiti non protetti ecc ecc, secondo la direzione verso cui la voce e le direttive del Maestro li portava.

 

I fuorusciti dal gruppo parlano di ‘spettacolo impressionante’ sia per chi frequentava quel seminario per la prima volta, sia per coloro che erano assidui frequentatori.

L’omosessualità latente è anche una delle teorie più gettonate dal gruppo. Essa è indotta dall’esperienza con una madre ‘perversa’ che riversa sul suo bambino la sua capacità erotica contemporaneamente si nega continuamente ai suoi bisogni. Oltre alla madre perversa c’è la teoria del padre ‘pedofilo’. Il Pedofilo, come funzione principale, ha quella si essere uno strumento nelle mani della madre, che lo utilizza per il suo fine, che è quello di tenere legati a sé i figli, impedendo loro di diventare adulti.

Il pedofilo che entra nella vita dei figli, il più delle volte è portato dalla madre (che è Colei che “consegna i figli al Pedofilo”) ma può essere portato anche da nonne o zie o sorelle che si prestano a sostituire la madre in questa funzione, sempre d’accordo con lei, però.

Senza scendere nei dettagli di teorie complesse e di tale portata, riassumo i risultati di tali esperienze, in base all’esperienza di studio fatta con tale gruppo.

Le prime richieste che mi sono giunte, erano di genitori che si erano visti rifiutati dai propri figli, perché vissuti come perversi. Diversi figli, prima di andare via di casa, avevano buttato addosso ai propri genitori tutta la loro angoscia per aver scoperto il desiderio sessuale dei genitori stessi nei loro confronti.

Naturalmente questi ricordi non corrispondevano alla realtà.

Successivamente le richieste di aiuto che ho ricevuto, si sono concentrate su quanto effettivamente avveniva nel gruppo stesso. Mediante una serie di esercizi realizzati durante i seminari (‘no limits’, esercizio delle sedie …), molte persone hanno riferito di aver fatto esperienze abusanti di tipo fisico e psicologico.

 

Non potendo entrare nel merito della situazione, per via di una indagine penale in corso, nei confronti del gruppo Arkeon, mi limiterò a raccontarvi i fatti, che hanno visto protagonisti noi del CeSAP in questa storia.

Nel 2005, a seguito della denuncia di una ex adepta di Arkeon presso la Questura, la DIGOS stessa, mi fa esplicita richiesta di uno studio dettagliato sul gruppo Arkeon, con i dati da me raccolti sin dal 1996.

Nel gennaio 2006, assieme a due ex aderenti di Arkeon, vengo invitata in un programma televisivo di carattere nazionale, che dedica tre puntate al problema. A seguito di tale partecipazione, il leader del gruppo ci cita legalmente per diffamazione aggravata, chiedendoci un risarcimento di oltre 4 milioni di euro.[2]

Nel frattempo, nel nostro sito, nella sezione FORUM, diversi fuorusciti da Arkeon iniziano a raccontare le loro pluriennali esperienze nel gruppo, confermando quanto emerso già nella trasmissione televisiva.

Arkeon intanto chiede un provvedimento d’urgenza per la chiusura in primis del sito del CeSAP e in ultima analisi del FORUM stesso. Tali richieste giungono al CeSAP già nel Febbraio 2006.

Contemporaneamente, a detta di diversi fuorusciti, nell’Aprile del 2006, il leader del gruppo distribuisce ai suoi adepti, un kit per la realizzazione di una denuncia penale per diffamazione, sempre per la sottoscritta e due ex aderenti convenuti durante la prima trasmissione televisiva del gennaio 2006.

Sono giunte a nostro carico oltre 70 denunce, distribuite in diverse Procure d’Italia.

Nel Luglio 2006, il Giudice che si occupa del procedimento civile, ha respinto la richiesta urgente di chiusura del sito, motivandola non solo con il diritto alla libertà di espressione, ma anche con una dichiarazione di merito espressa verso l’attività del CeSAP nella tutela delle vittime da ‘false psicoterapie’.

Nell’Ottobre 2006, un’altra trasmissione (Mi Manda rai 3) della Rai Nazionale, si occupa del caso Arkeon, dando spazio sia alle vittime che ad alcuni esponenti del gruppo Arkeon, compreso il suo Leader. Durante la trasmissione, emerge che il leader e i suoi adepti non hanno i titoli necessari per le attività che vanno perpetuando nei seminari, e che inoltre il leader stesso ammette l’esperienza di abusi denunciati alle Forze dell’Ordine dalle vittime.

Dopo la trasmissione arrivano 9 richieste di remissione di querela, ma nello stesso tempo, molti aderenti al gruppo iniziano una campagna diffamatoria, tramite internet, nei confronti della sottoscritta e delle vittime che hanno denunciato.

Contemporaneamente inizia una indagine penale che nell’Ottobre 2007 si conclude con una ordinanza di sequestro dei siti di Arkeon e delle loro attività e con  l’accusa di associazione a delinquere con finalità di truffa, violenza sessuale, violenza privata, abuso sui minori, abuso della professione psicologica e medica, calunnia, per 6 dei membri di Arkeon, tra cui il leader.

Nello stesso tempo, continua per il CeSAP la causa civile, che, sino all’apertura di un procedimento penale nei confronti di Arkeon, non ha deciso sospensioni.

Nel percorso processuale il CeSAP ha ricevuto un fattivo sostegno da parte dell’Ordine degli Psicologi e del Codacons (associazione di difesa dei consumatori), entrambe costituitesi parte civile a fianco del CeSAP stesso.

Tale esperienza di collaborazione ci ha permesso di comprendere l’utilità di una rete di soggetti sensibili alle stesse tematiche, come punto di forza nella tutela degli attacchi, illegittimi, messi in atto dalle organizzazioni settarie.

La mia odierna proposta è proprio quella di far in modo che la stessa FECRIS, oltre che ad essere una rete di scambio di informazioni tra le associazioni membri che ne fanno parte, possa costituirsi come PUNTO DI FORZA per tutte le associazioni, che singolarmente si trovano a vivere esperienze come la nostra. Esperienze che dal punto di vista sia economico che di forze interne, tendono a bloccare le attività e a indebolire, se affrontate ciascuno nel proprio piccolo.

L’affiancamento di grosse istituzioni, durante i diversi processi, può portare a sicure vittorie, in attese di leggi più appropriate, e nel contempo a dimostrare una forza adeguata, alle stesse organizzazioni settarie, che basano tutte le proprie azioni, sulla consapevolezza di dover ‘combattere’ contro associazioni di volontariato.

 

 


[1] Fecris correspondent

[2] 05/11/2008
GUP di Ancona : Non luogo a procedere per reato di diffamazione. Lo stesso già si era presentato a Roma. Ulteriori attacchi già hanno provocato i risultati, nel favore di Lorita Tinelli, qui e là in Italia ed ai livelli differenti di giudizio.

Fonte: relazioneConvegnoFECRISPisa2008

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