RSS
 

Posts Tagged ‘plagio’

La trappola delle sette. Intervista (terza puntata)

15 lug

di  Adriano Chiarelli

 

 

 

Le sette hanno la capacità di non farsi percepire mai come tali. Difficile, se non impossibile, capire di essere stati plagiati. Intervista a Lorita Tinelli, docente di Criminologia Generale Minorile e Penitenziaria presso l’Università di Bari e presidente del CeSAP – Centro Studi Abusi Psicologici.

 

Leggi anche: La trappola delle sette (prima puntata)

                   La trappola delle sette. Le sette viste da vicino (seconda puntata)

Le sette hanno la capacità di non farsi percepire mai come tali. All’inizio si presentano come un guscio rassicurante e protettivo; i “fratelli” rappresentano la nuova famiglia, l’unico punto di riferimento, il mondo intero. Difficile quindi distinguere tra realtà ed illusione. Difficile, se non impossibile, capire di essere stati plagiati.

È il caso ora di citare anche i movimenti di derivazione cristiana, che si discostano dall’ortodossia al punto tale da somigliare più ad una comune setta che ad un gruppo di credenti. Il risultato, a livello emotivo e personale è quasi sempre lo stesso: plagio mentale.

La più nota e controversa è l’Opus Dei, fondata da Padre Josè Maria Escrivà de Balaguer, secondo cui questa organizzazione “raccoglie individui desiderosi di santificare il proprio lavoro ordinario, trasformandolo anche in mezzo per santificarsi e aiutare gli altri a santificarsi. Essi cercano di servire Dio e gli uomini continuando ad essere celibi, sposati, vedovi o sacerdoti”. L’Opera “contribuisce a far sì che nel mondo ci siano uomini e donne di ogni razza e condizione sociale intenti ad amare e servire Dio e gli uomini nel lavoro quotidiano e per mezzo di questo lavoro.”

Anche il Cammino Neocatecumenale, si presenta agli occhi di chi aspira a farne parte come “la sintesi originale della totalità del cristianesimo, vissuta con l’aiuto degli strumenti cristiani di conoscenza e con la libertà di spirito che contraddistingue la ricerca della verità Cristiana.” Il cattolico tradizionale in cerca di un nuovo senso nel suo rapporto con Dio e con il cristianesimo ha facoltà di scegliere tra molte realtà che, a vario titolo, garantiscono una maggiore profondità nella propria vita di fede.

Per approfondire direttamente l’argomento abbiamo intervistato Lorita Tinelli, una delle più importanti studiose in materia di sette spirituali, religiose e plagio mentale. La professoressa Tinelli, oltre a essere docente presso il corso di Alta Formazione di Criminologia Generale Minorile e Penitenziaria presso l’Università di Bari, è fondatirce del CeSAP – Centro Studi Abusi Psicologici ONLUS (www.cesap.net) di cui è anche Presidente Nazionale, nell’ambito del quale sostiene da oltre 10 anni una campagna informativa contro gli abusivismi della professione e la ciarlataneria. Studiosa di psicosette e organizzazioni devianti, ha pubblicato diversi studi circa il controllo mentale e le tecniche di persuasione in gruppi devianti, presso case editrici e riviste specializzate. Le abbiamo chiesto di raccontarci cosa significa appartenere alle due organizzazioni cristiane più potenti e presenti sul territorio italiano: Opus Dei e Movimento Neocatecumenale.

1) Perché l’Opus Dei, per quanto le sia stato riconosciuto lo status di prelatura personale dal Vaticano, può essere considerata una vera e propria organizzazione settaria?

Il termine ‘setta’ deriva dal latino ‘secare’ (nel senso si separare) e ‘sequor’ (nel significato di seguire). In sostanza una setta appare come un gruppo chiuso, che stenta a confrontarsi con il mondo circostante, dando credibilità ed ascolto alla dottrina interna emanata da un fondatore o un capo carismatico, per cui esiste un vero culto della personalità. Quest’ultimo  viene vissuto come il depositario di una Verità assoluta e nel nome della stessa emana disposizioni e dettami che possono anche contrastare con quelli dell’ambiente più allargato. Secondo diversi fuorusciti dall’Opus Dei il neofita entra pian piano in ‘cerchi sempre più chiusi’ fino al punto di rompere i suoi legami con la famiglia e con gli amici di sempre. Tale avvicinamento alla dottrina è favorito dalle confessioni settimanali con il “direttore spirituale” al quale debbono essere confessati tutti i segreti, pensieri, opere, dalle cose più banali alle cose più importanti. Il Direttore, ascoltato tutto, ha il compito di ‘dirigere’. Questo viene vissuto come una grande ingerenza nella propria vita. Ma vi sono anche altri comportamenti dell’intera Organizzazione che vengono raccontati come totalitari.

I numerari, ovvero i membri celibi dell’Opud Dei, pur studiando e lavorando ‘nel mondo’, vivono in centri e case dell’Opera. I fuorusciti raccontano che una volta che entrano nella Prelatura fanno testamento a favore dell’Opera e voto di castità, povertà e obbedienza. Oltre a questo devono versare tutto ciò che guadagnano all’Opus dei. Quando sono fuori, dopo diversi anni di appartenenza all’Opus Dei, si ritrovano senza alcun sostegno economico, senza una famiglia, senza una casa cui andare. Praticamente devono ricominciare da zero, o scegliere di rimanere all’interno dell’Opus Dei.

Vi sono poi i soprannumerari, ovvero i membri sposati dell’Opus Dei, i quali versano nelle casse dell’Opera una parte del proprio reddito proporzionata al guadagno, ma settimanalmente devono confrontarsi con il ‘direttore spirituale’ anche per scelte che riguardano la propria professione.

 

2) Ha testimonianze dirette di membri dell’Opera o di fuoriusciti?

Mi è capitato di ascoltare diversi fuorusciti dall’Opera. Ricordo circa 10 anni fa di essere stata contattata da una famiglia disperata perchè il figlio, neofita dell’Opus Dei, studente di medicina, aveva iniziato ad allontanarsi da loro e a parlare in un modo che loro non comprendevano. Suggerii loro di mantenere la calma e di mantenere comunque i contatti con il proprio caro. Fu un viaggio provvidenziale che fece aprire di colpo gli occhi al ragazzo. Durante un Erasmus in Inghilterra ebbe modo di leggere un libro di Steven Hassan, che descriveva perfettamente le tecniche di controllo mentale agite da alcuni culti totalizzanti. Riusciì a fare uno schema preciso di quello che lui aveva vissuto come controllo e ingerenza nella sua vita, applicando proprio la teoria di Steven Hassan. Dopo qualche mese mi contattò in maniera inaspettata e di lì iniziò un interessante dialogo che lo portò ad interiorizzare l’allontanamento dall’Opera. Ricordo che viveva grossi sensi di colpa, derivati dal fatto di aver più volte ascoltato la frase ‘ Se ti tiri indietro, volti le spalle a Dio’.

Da allora ho ascoltato e letto molte altre storie di fuoruscit, di persone che difendono totalmente l’Opera, ma anche di persone che, pur facendone ancora parte, ne riconoscono i difetti e sperano che vengano superati.
3) Cosa si può fare per salvare coloro che cadono nelle grinfie dell’Opera sulla base di fervide convinzioni cattoliche, di una convinta fede?

Si può fare prevenzione, mediante una informazione corretta. Solo da poco tempo i fuorusciti hanno iniziato ad avere il coraggio di raccontare la propria storia anche in internet. Bisogna informare, senza cadere nella diffamazione o nella denigrazione dei singoli individui che, magari dal di dentro credono fermamente in quello che vivono e che non riconoscono le abrerrazioni del sistema o dell’opera di alcuni. Informare significa portare elementi per una sana riflessione e confronto. Poi, come spesso accade, solo chi ha volontà di mettersi in discussione prima o poi fa tesoro delle informazioni, ben documentate che riceve. Quindi il mio consiglio è continuare ad informare, senza grandi scandalismi, ma con prove provate  e senza quell’accanimento che non rende sereni né chi da’ la notizia né chi la riceve.
4) Quanto è potente oggi l’Opera e che influenze ha nella vita politica e sociale della nostra nazione?

Oggi Escrivà De Balaguèr è un Santo e questo ha dato molto potere e importanza all’Opera. Tenendo in conto anche che molti dei membri dell’Opus Dei appartengono a classi sociali elevate e occupano ruoli socialmente riconosciuti (medici in primis, notai, politici, etc.) è automatico pensare che influenza e potere ci siano.

5) Passiamo al movimento neocatecumenale. Come si colloca nella galassia cristiano-cattolica?

Il movimento neocatecumenale nasce in Spagna per iniziativa di Francisco José Gómez Argüello Wirtz Arguello, detto Kiko,  di mestiere pittore, e di Carmen Hernández. Il Cammino è stato riconosciuto come un intinerario di formazione cattolica, valida per la società e i tempi odierni, da Giovanni Paolo II. Nel 2008 venne approvata la versione finale degli Statuti e nel 2011 fu approvata la dottrina contenuta nei tredici volumi del Direttorio Catechetico del Cammino. Lungi dalle approvazioni ancora oggi il Cammino è molto criticato perchè secondo diversi fuorusciti c’è un inganno iniziale, perchè il Cammino si propone come una serie di incontri parrocchiali con intento catechetico per adulti, senza far menzione della dottrina di Kiko, mentre poi, pian piano vengono fuori scritti e disposizioni che in qualche punto discordano con la prassi e la dottrina della Chiesa Cattolica.

Nel Cammino c’è un senso di “scopo superiore” e i leader vengono proiettati sui membri come “depositari della verità”.

Anche qui troviamo il culto della confessione, che in questo caso è pubblica. L’individuo deve raccontare dinnanzi ad un gruppo allargato tutto quello che riguarda la sua esperienza di vita nel bene o nel male.

6) Ha anche in questo caso, racconti o esperienze dirette da riportare?

Abbiamo raccolto negli anni decine di esperienze dirette di persone infelici perchè hanno dovuto rinunciare alla propria famiglia d’origine o alle precedenti amicizie per percorrrere il Cammino. Nulla è richiesto in maniera diretta, ma il Cammino ha predisposto una serie di libri interni che posseggono precise disposizioni di Kiko su come vivere.

7) Cosa pensa dell’istituzione del reato di plagio? C’è secondo lei qualche spiraglio per ripristinarlo o per mettere sul tavolo del legislatore un serio disegno di legge?

Sarei dell’idea di una legge quadro che spiegasse il contesto in cui diversi reati già riconosciuti quali truffa, corconvenzione, violenza privata ed altri, si perpetrano. Un gruppo totalitario utilizza diverse modalità d’azione e va ad incidere in maniera variegata sui bisogni della gente. E’ importante tutelare i soggetti più vulnerabili che purtroppo si trovano ad affrontare esperienze destabilizzanti dal punto di vista psicologico ed economico. Sarebbe necessario pensare ad una legge che possa non solo tutelare, ma anche rendere giustizia, col gratuito patrocinio a chi ha il coraggio di denunciare, ovviamente potendolo dimostrare di aver vissuto un’esperienza abusante. In Friuli è stata da poco emanata una legge a tutela degli abusati dal punto di vista psicologico.  L’abuso psicologico, prima ancora che fisico o comunque anche in assenza di quello fisico è una prerogativa dei gruppi o delle relazioni totalitari, che tendono all’isolamente dal mondo circostante al fine di rendere la preda sempre più debole e priva di risorse per difendersi. Quando però si parla di una legge a livello dello Stato Italiano qualcuno si ribella ritenendo che una legge simile possa impedire la libertà religiosa. Dal mio punto di vista la libertà religiosa va tutelata, quello che va penalizzato è l’abuso, in campo relazionale, individuale o di gruppo, a prescindere dalle ideologie promulgate. E sopratutto vanno tutelate le vittime, intese come le persone che fuoriescono e raccontano la loro esperienza o chi le rappresenta in qualità di tecnico esperto o referenti di un’associazione. Non è accettabile che oggi in Italia chi osa parlare di questi argomenti rischia di essere vessato giuridicamente ed anche minacciato, secondo i più conclamati sistemi mafiosi.

 

Da http://www.contropiano.org/it/archivio-news/archivio-news/item/10266-la-trappola-delle-sette-intervista-terza-puntata?tmpl=component&print=1

 
 

Grani di sale

17 apr

Con prefazione della Dr.ssa Lorita Tinelli

 

Giulia viene a contatto con una setta e ne rimane dolorosamente coinvolta. In perenne lotta con se stessa, costantemente alla ricerca del ‘senso della vita’, Giulia si avvicina all’esoterismo con avidità, si lancia in avventure border line sena però mai lasciarsi travolgere dal fanatismo. Aiutata e al tempo stesso confusa dal suo fantastico mondo onirico, finisce per sperimentare esperienze fuori dall’ordinario. Le illusioni più grandi arrivano dalla Cialtronazza, anestetico contro il mondo, una maga malefica che rischierà di farle perdere fiducia nella sua personale ricerca. La storia precipita verso una conclusione inattesa dove ogni tassello andrà al posto giusto. E’ una storia ironicamente new age, senza la pretesa di insegnare niente a nessuno, ma è anche un giallo legato alla cronaca.”

Premio speciale 2009 al concorso nazionale Giallo d’Autore.

 

“Intesa e riuscita descrizione  del mondo che gravita intorno alle sette, il romanzo sviluppa il tema della ricerca della verità in seguito a una morte che desta scalpore, contemporaneamente accompagnandosi al percorso interiore del personaggio narratore. In questo romanzo dove  non c’è un assassino ma tanti colpevoli, la narrazione si snoda con ritmo teso, sempre sostenuta dall’originalità delle scelte linguistiche, sviluppando nel lettore un forte coinvolgimento.”

Maria Antonietta Spanu, Linguistica delle lingue moderne, Università di Perugia.

 

Autrice Rossana Pessione, giornalista, direttore responsabile dell’agenzia stampa Omnia Group.

Prima cronista del Secolo XIX, poi redattore del settimanale Gente, da vent’anni di divulgazione medico-scientifica collaborando con numerosi periodici del campo della salute e del benessere. Ha diretto il mensile Col mio Bimbo e ha collaborato alla rubrica radiofonica GR1 Le Scienze.

 

Casa Editrice: Nicola Calabria

 
 

Una legge antisantone?

11 mar

Da Famiglia Cristiana del 13 Marzo 2011

 
 

Inchiesta: I bambini fantasma, vittime delle sette

07 mar

 
 

Plagio senza reato

30 gen

 

 

 

 

 

 
No Comments

Posted in Filmati

 

L’Italia delle sette. Ora rischiano gli adulti

27 gen

Gli adepti: laureati, disposti a spendere
A me gli occhi, la mente, il cuore, il portafoglio. E, a volte, la coscienza. Sono un milione e mezzo (circa il 3% della popolazione), più donne (64%) che uomini, più adulti (64%) che adolescenti ma senza distinzione di reddito, livello d’istruzione e classe sociale, gli italiani a rischio setta. In un’Italia di anime perse, la setta — di qualsiasi oscurità essa si nutra (il 49% sono psicosette, il 15% pseudo-religiose, il 18% magiche e il 18% predicano spiritismo e satanismo) — esercita un fascino che era giudicato molto pericoloso già nel 1998, alla vigilia del Giubileo e del nuovo millennio: dopo due anni di indagini, il Dipartimento di Pubblica sicurezza consegnò al ministero dell’Interno un dossier di 100 pagine (il 10% delle quali dedicato a Scientology) che conteneva la descrizione di 34 nuovi movimenti religiosi e 36 movimenti magici capaci di «provocare una completa destrutturazione mentale negli adepti, conducendoli spesso alla follia e alla rovina».

Quel rapporto, oggi, è superato sia nei numeri che nei contenuti. Ne è sintomo la creazione, nel dicembre 2006, della Squadra antisette (Sas). Ma è soprattutto attraverso le voci dei protagonisti che il fenomeno delle sette in Italia assume aspetti inquietanti. Maurizio Alessandrini, presidente dell’Associazione nazionale famigliari delle vittime (Favis), viene da un’esperienza personale durissima, un figlio oggi 32enne sparito da otto anni nel vischio velenoso di un gruppo di preghiera capeggiato da una pranoterapeuta che avrebbe dovuto aiutare la madre a trovare sollievo da una grave malattia. «La setta non si presenta mai per quello che è — racconta —, si manifesta per risolvere i tuoi problemi e poi approfitta delle tue difficoltà». Il Favis è nato a Rimini nel 2000 quando Alessandrini ha capito che il problema non era solo suo: «Ora siamo dodici persone che lavorano a tempo pieno, incontriamo istituzioni e politici, rispondiamo a coloro che ci chiamano parlando la stessa lingua di chi ci segnala un caso. Abbiamo riempito un vuoto, perché quando cadi nel baratro non sai a chi rivolgerti ».

I due cellulari sul sito Internet, spesso, sono il primo passo per arrivare a Roma, negli uffici della Sas: «La collaborazione è totale». Sessanta contatti nel 2007. Già 6-7 al mese quest’anno (+25%). «Chiamano i genitori per il figlio, il fidanzato per la fidanzata, i nonni per il nipote. L’attenzione sul fenomeno è cresciuta». E l’identikit del soggetto-tipo, radicalmente cambiato. Tutto, spesso, comincia nell’illusoria innocenza di un corso. Tipo: sviluppa le tue potenzialità nascoste. «Il minimo comune denominatore tra le vittime — spiega don Aldo Bonaiuto dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, l’unica che ha un numero verde antisette occulte attivo sul territorio (800228866) — è un certo livello di disagio provocato da un lutto, una malattia, un abbandono, una crisi personale o economica». C’è chi pensa di non arrivare a fine mese, chi ha perso fiducia nella medicina tradizionale e si avvicina a santoni e guaritori, ci sono minori abbandonati a se stessi e adulti che, semplicemente, non reggono la solitudine. «Ma è sbagliato pensare che sia soprattutto la gente semplice a cadere nella rete dei criminali. Ormai le sette colpiscono in modo trasversale: il 70% dei nostri casi (1.290 nel 2007, ndr) riguarda persone istruite e laureate, disposte a spendere soldi per migliorare la propria condizione psichica o fisica».

Don Aldo è un’autorità in materia: sovente viene chiamato per decifrare simboli, ed è capace di cogliere un segnale di rischio anche da un dettaglio. Gli adolescenti, per esempio, che a scuola si tagliano braccia e gambe con il temperamatite: un autolesionismo dietro il quale si può nascondere un rito d’iniziazione. «Siamo di fronte a una società sempre più fragile, le relazioni non durano, ai ragazzi si regala il motorino ma non si trasmettono valori, la gente cerca risposte ovunque…». E le sette rispondono. Con strumenti fasulli. L’illusione del potere, dell’autostima, della conquista. A quale prezzo? Rinunciando a se stessi e al proprio potere. Pensare che la setta sia irresistibile è profondamente sbagliato. Se si decide di entrare, si può scegliere di uscirne. «Sono entrata in Scientology per tirar fuori mia figlia e sono rimasta intrappolata. In otto anni ho dato alla setta 1.840.000 dollari. Ci ho messo tre anni per liberarmene».

Maria Pia Gardini, cugina di Raul, sul suo viaggio di andata e ritorno negli inferi della coscienza ha scritto un libro (I miei anni in Scientology, edizioni Paoline) che è costretta a presentare scortata dalla polizia. «L’informazione è fondamentale, anche se a rischio non sono solo i giovani: Scientology è piena di manager, industriali e celebrità». La religione, se non hai il dono della fede, è una conquista. La setta un doping con effetto immediato. «In Italia c’è una forte tradizione devozionistica — aggiunge don Aldo —. Si va a caccia del personaggio, dei simboli, delle foto, degli oggetti…». I mesi più fertili sono gennaio, febbraio, marzo («Perché il calendario satanico prevede molti riti») e ottobre, quando si avvicina Halloween e i cimiteri si popolano di esaltati. «Banalizzare, attribuendo questi episodi al folklore di qualche scalmanato, è sbagliato — dice don Aldo  —. L’umanità è confusa, bombardata da messaggi che depistano. I turbamenti dell’anima e dello spirito sono sempre più frequenti. E in Italia ci sono ancora molta ignoranza e zero informazione: tutti sanno cosa sono droga e prostituzione. Pochi sanno cosa sono le sette».

A mettere ordine nel magma incandescente ha provato il Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa (Gris), associazione privata di cattolici che si è costituita nel 1987, puntando i riflettori sul satanismo e contando in Italia circa 500 sette con 3 mila seguaci, in rapida crescita soprattutto tra i giovanissimi. Al telefono antiplagio del Gris, dal ’94 a oggi, sono arrivate oltre 1.500 segnalazioni. Impossibile, invece, un monitoraggio esauriente sul satanismo virtuale su Internet: si sarebbe passati dai 114 gruppi nel ’99 ai 322 nel 2000, ai 500 L’allarme Riguarda un milione e mezzo di persone L’aiuto Arriva dalle associazioni di familiari odiern i . L a scomparsa del reato di plagio, abolito nell’81 dalla Corte Costituzionale, di certo non ha favorito l’individuazione delle sette sataniche, che inseguono il reclutamento attraverso tecniche di lavaggio del cervello. Secondo Giuseppe Ferraris, segretario nazionale del Gris, è appropriato parlare di «impegni di fede di bassa qualità che vengono offerti scontati, all’interno di un mercato in cui si tende a trattare la religione come un qualunque altro prodotto, che se non soddisfa più può essere facilmente sostituito».

Lorita Tinelli, presidente del Centro ricerche abusi psicologici (Cesap), è la psicologa che l’anno scorso ha aiutato la Digos di Bari a sgominare Arkeon, psicosetta con oltre 10 mila adepti in tutta Italia. «Ho visto persone annullare il proprio sé mettendosi nelle mani di un guru. Le sette, ormai, soddisfano i bisogni di ogni età ed estrazione sociale: scordiamoci lo stereotipo dell’adolescente imbambolato ». Nel 2007 al numero fisso del Cesap sono arrivate seimila richieste di aiuto. Seimila anime che hanno sussultato al richiamo della coscienza. Venderle in saldo alle sette al discount delle fedi è il compromesso più basso al quale si possa scendere.

da Corriere delle Sera – Gaia Piccardi – 23 maggio 2008

 
 

Circa 500 le sette religiose, in maggioranza al nord.

27 gen

Un milione e mezzo di vittime in Italia. Le tecniche per far cadere l’adepto nelle rete

di M. Antonietta Calabrò, Corriere della Sera, 17.3.10

Dieci milioni di italiani che si affidano ogni anno – chi saltuariamente chi stabilmente – a maghi, ciarlatani, cartomanti, guru, maestri delle più svariate discipline parapsicologiche, mentali, pseudoterapeutiche. Cinquantamila cartomanti o affini. Un milione e mezzo in tutto (circa il 3% della popolazione), più donne (64%) che uomini, più adulti (64%) che adolescenti ma senza distinzione di reddito, livello d’istruzione e classe sociale, gli italiani a più stretto rischio setta. Cinquecento le sette definibili «religiose» che coinvolgono l’1 per cento della popolazione. Sono questi i dati forniti da Maurizio Alessandrini, presidente dell’Associazione nazionale familiari delle vittime delle sette (Favis), e dal Cesnur (Centro studi sulle nuove religioni). E poi un fenomeno inquietante: decine di persone scomparse ogni anno.

«Io sono a conoscenza personalmente di almeno cinque casi l’anno scorso», afferma Alessandrini la cui organizzazione fa parte della Federazione europea dei centri di ricerca ed informazione sul settarismo, rappresentata al Consiglio d’Europa (dal 2005) e consulente del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite dal 2009. Decine sono inoltre i bambini maltrattati e/o abusati, con la scusa di onnipresenti «riti di purificazione», come nel caso che ha portato all’arresto del guru di Re Maya a Roma. «In Italia succede sempre più spesso», è la drammatica denuncia di Telefono Azzurro. E anche se non esistono cifre ufficiali, è ragionevole ipotizzare una stima di diverse centinaia. Una sola setta, la «Arkeon», i cui promotori andranno a processo domani a Bari, controllava diecimila persone: contro i suoi undici leader per la prima volta è stata riconosciuta l’accusa di «associazione a delinquere». Tra i numerosi capi di imputazione compare anche il «maltrattamento di minori» e sarebbero emersi molteplici abusi sessuali. Secondo l’accusa, Arkeon ha operato per quasi dieci anni in tutt’Italia. Sulla vicenda, Lorita Tinelli, psicologa, consulente criminologa e presidente del Cesap (Centro studi abusi psicologici) sostiene: «Al momento ci sono due suicidi accertati, attribuibili alla setta, e un caso di istigazione commesso ai danni di un ragazzo che ha raccontato la sua storia agli investigatori». Le sette muovono un giro di tanti, tanti soldi. Milioni e milioni di euro sottratti agli adepti. «L’operato di questi gruppi si può riassumere tutto in una parola», spiega Alessandrini. Quale? «Stupro. Le persone vengono stuprate mentalmente, condizionate psicologicamente secondo tecniche ben precise. Una volta che siano state violentate mentalmente, è facile passare all’abuso sessuale e naturalmente all’estorsione del denaro. Abbiamo preparato un piccolo manuale distribuito nelle scuole secondarie a Rimini, Le mani sulla mente, per evitare che i ragazzi ci caschino». Il fenomeno ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi vent’anni. Le prime segnalazioni risalgono alla fine del ’98 quando «sette e centri occulti di potere» finiscono nella relazione semestrale dei servizi di sicurezza. La proliferazione dei culti alternativi viene seguita «per i profili di minaccia connessi agli illeciti arricchimenti e all’eventualità di condizionamento, a fini controindicati, degli affiliati». Già allora un «ulteriore ambito di attenzione» riguardava «la diffusione di sette di importazione tra gli immigrati, le contiguità tra gruppi satanisti ed il circuito della pedofilia». Tutte caratteristiche che ritroviamo ancora oggi. Don Fortunato Di Noto, fondatore del telefono Arcobaleno contro la pedofilia, guarda al fenomeno dell’occultismo con estrema attenzione visto che «ci dà dati in continuo aumento. La percentuale di bimbi attratti dall’occultismo o vittime di abusi si attesta sul 5% di tutte le segnalazioni». «Le cinquecento sette religiose presenti in Italia si possono distinguere in gruppi di prima e seconda generazione. Sono soprattutto questi ultimi, i piccoli gruppi, quelli in cui i casi di pedofilia sono da due a dieci volte maggiori di quanto si registri nella Chiesa cattolica o in altre confessioni religiose maggiori», dice Massimo Introvigne presidente del Cesnur. I numeri del fenomeno delle sette sono andati crescendo, tanto da portare alla creazione, già nel dicembre 2006, della Squadra antisette della Polizia di stato (Sas). Alla fine dell’anno scorso (2009) la Regione Lazio (che con la provincia di Roma detiene un triste record di proliferazione delle sette, insieme alla Lombardia) ha approvato un «osservatorio regionale antiplagio sulla dipendenza psicofisiologica degli adolescenti e dei giovani dalle pratiche magico-sataniche». E adesso European Consumers e Osservatorio Antiplagio hanno pensato di fare qualcosa di più, con la riapertura del «Telefono Antiplagio» fondato nel 1994 e chiuso nel 2008 per le molteplici denunce ricevute da parte di operatori dell’occulto. La strategia comunemente usata per far cadere l’adepto nella rete parte con il cosiddetto love bombing (bombardamento d’amore) in quanto la vittima da catturare viene circondata di attenzioni, cure, affetto e da una straordinaria vicinanza emotiva. In una seconda fase, una o più persone, si dedicano esclusivamente al soggetto e cercano di eliminare ogni suo dubbio, rafforzando il suo desiderio di appartenenza al gruppo. Seguono l’isolamento dalla sua famiglia, l’incapacità a verificare le informazioni che vengono fornite (compresi i falsi ricordi di abusi sessuali che sarebbero stati subiti in famiglia). Si passa poi al vero e proprio indottrinamento, e al mantenimento (attraverso l’attività fisica intensa, l’alterazione del ritmo sonno-veglia o la privazione di sonno). A volte le sette ricorrono anche all’uso dell’induzione ipnotica, alla somministrazione di farmaci psicotropi e droghe allucinogene. «Reso totalmente vulnerabile l’individuo può essere manipolato, destrutturato e ristrutturato a completo piacimento del capo-setta», conclude Alessandrini.

«C’è bisogno di una nuova legge, il Parlamento, lo Stato, deve provvedere: bisogna fare presto».

Per Francesco Bruno, contitolare della cattedra di Psicopatologia Forense e Criminologia alla Sapienza di Roma, bisogna intervenire subito contro le sette, visto che distruggono la vita delle vittime per lucrare milioni di euro di proventi illeciti.

Perché è tanto difficile varare una legge?

«C’è un vuoto normativo dopo che la Corte Costituzionale nel 1981 ha cancellato il reato di plagio. E l’attività lobbistica delle sette è molto forte. Ma non è impossibile scrivere una legge che aiuti a contrastare il fenomeno. È forse un po’ complicato perché all’inizio il nuovo adepto viene circondato da grande affetto, la cosiddetta “love bomb”. Come si fa a impedire che una persona venga amata?».

Qual è il meccanismo della «bomba d’amore»?

«Vengono offerte tutte le attenzioni di questo mondo. Che possono spingere una persona a fare di tutto, ma proprio di tutto: fino a farsi saltare in aria imbottita di esplosivo».

Sta dicendo che il meccanismo è lo stesso di quello che induce al martirio i kamikaze?

«Esattamente, ho testimoniato su questo meccanismo al processo di Milano sulla moschea di viale Jenner. C’era uno di questi imputati che sosteneva a spada tratta che si trattava non di terroristi, ma di fedeli, di fedeli religiosi».

Che fare contro la «love bomb»?

«Siamo riusciti a varare una legge contro lo stalking: se tutti i giorni qualcuno le manda dieci rose e a lei non fa piacere, adesso lo può denunciare, c’è una legge che lo permette. Lo stesso dovrebbe essere fatto, ad esempio, nei casi dei promotori delle sette. E per l’ipnosi: una cosa è se l’ipnosi viene praticata da un medico per contrastare il dolore, una cosa è se l’ipnosi viene usata per farsi consegnare i soldi dal cassiere di una banca, o per fare il lavaggio del cervello ad un adepto».

Come dovrebbe essere questa legge?

«Si potrebbe scrivere quella che si chiama in gergo una legge in bianco, come quella antidroga. La legge stabilisce il divieto di usare quelle sostanze il cui elenco viene aggiornato periodicamente dal Ministero della Salute. Le tecniche di condizionamento del comportamento sono numerose e sempre più raffinate».

Parliamo dell’attività lobbistica delle sette…

«Il giro d’affari delle sette si può quantificare in decine di milioni di euro di arricchimenti illeciti».

Che fine fanno questi soldi?

«È come per la mafia o per le associazioni criminali, sono soldi pronti ad essere reinvestiti: possono finire anche nel traffico d’armi e nella droga».

Qual è la nuova frontiera delle sette per attrarre gli adepti?

«I siti internet. Ce ne sono alcuni di design industriale, quanto di più razionale si possa pensare, che nascondono delle sette, e così siti di palestre, di scuole di ballo, di associazioni new age e scuole di yoga».

I nuovi schiavi delle sette di Michele Smargiassi La Repubblica 19.3.10

Un milione di persone obbediscono a santoni e guide spirituali: ecco come molti diventano succubi e rischiano di perdere tutto

Un odore pungente nell´aria, incenso, forse qualcos´altro, «di certo mi stordiva». Buio, due candeline sull´altare davanti alla foto del guru e a un santino di Cristo. Colpo di gong: il segnale. «Ero in mezzo alla stanza, davanti l´ombra di una persona. Mani che mi frugavano, mi palpavano dappertutto. Urlai, scalciai. Anche il guru urlò: “sei inadatta! Non ti libererai mai dal tuo trauma!”, anche gli altri urlavano, mi schernivano. Per la prima volta capii che non potevo più, che non avrei mai trovato così la felicità». Alessandra si salvò aggrappandosi a quell´ultimo barlume di autocoscienza che la psico-setta non era ancora riuscito a bruciarle via. «Ora mi chiedo come ho potuto cascarci. Per sei anni! Sono una persona colta, ho un bel lavoro. Come ho potuto…». La risposta è semplice: potremmo tutti. Ciascuno di noi, nessuno escluso. «Togliamoci dalla testa che ci caschino solo gli sprovveduti», scandisce Giuseppe Ferrari del Gris di Bologna, l´osservatorio anti-sette della Chiesa cattolica. Sfoglia l´archivio delle segnalazioni: avvocati, dirigenti, impiegati, professori, persino magistrati. Non sono solo gli anelli deboli della società, come molte delle vittime dello squallido guru del “Maya Re” arrestato martedì a Roma, a finire negli ingranaggi della finta spiritualità. Non sarebbero, altrimenti, oltre un milione le persone che in Italia nutrono una galassia di oltre seicento sette religiose, molte innocue, molte no; non sarebbero più numerose le psico-sette dalla facciata appena un po´ eccentrica (49%) di quelle sataniste (18%) o stregonesche (18%). Sono italiani medi gli “irretiti”, i “plagiati”, i “succubi” di oggi. Dal Cesap di Bari, tra i più attivi centri d´assistenza psicologica e legale per vittime di plagio, Lorita Tinelli conferma sconsolata: «Perfino un collega psicologo…». E ancora, don Aldo Buonaiuto della Comunità Papa Giovanni XXIII, l´unica associazione a offrire un numero verde anti-sette sempre disponibile: «Il 70 per cento dei nostri casi riguarda persone istruite, perfino laureati, spesso facoltosi». Vanno sul sicuro i santoni d´accatto, i ciarlatani dell´anima. Le vittime, preferiscono pescarle fra i clienti dei fitness club, dei corsi di shiatsu e di qi-gong, nella classe media consumatrice di salutismo psicofisico. Elena di Milano, ad esempio, è una libera professionista, «mia sorella mi iscrisse a un ciclo di pranoterapia, sembrava tutto normale, poi spuntò la santona, affabile, ci parlava del “terzo occhio”, della “luce sopra di noi”, era piacevole ascoltarla, ci annunciò che poteva “canalizzare Gesù” dentro di noi, ammetterci a un circolo esclusivo di prescelti pieno di persone importanti, attori, soubrette, nomi famosi… Perché no? Chissà, magari funziona, sembrava un regalo. Cinquanta euro a incontro, non poi tanto, ed era così bello sentirsi circondati di apprezzamento, avvolti d´amore. Solo che, via via, la gentilezza spariva e subentravano prima le prove di perfezionamento, gli esercizi spossanti, poi le sgridate, l´autorità, le imposizioni: ci mettevano contro i nostri cari, ci impedivano di coltivare altre amicizie, io uscivo dalle sedute terrorizzata, piangente, ma non riuscivo a staccarmi, quella minacciava: “se te ne vai Cristo ti abbandona, perderai la vita”, ero la reietta, l´apostata. Ci ho messo tre anni a uscirne. E altri tre a liberarmi dal senso di fallimento». In vetrina il discount della felicità, nel retro l´abisso della spersonalizzazione, l´annichilimento della volontà. La parola “setta” è obsoleta, ricorda massonerie e riti fumosi, niente di tutto questo oggi, spiega Massimo Introvigne che da anni studia il fenomeno col suo Cesnur: «Ora vanno fortissimo le religioni neobuddiste giapponesi, il cui motto è genze rijaku, “beneficio immediato”. Ecco la lusinga: un benessere spirituale pronta cassa, da bere d´un fiato come una bevanda dietetica». Chi ha detto che siamo una società secolarizzata? Siamo invece una società di “credenti senza appartenenza”, di fedeli a caccia di parrocchie easy-fit, assetati di esperienze più che di credenze, più clienti che adepti. È un bisogno crescente di spiritualità, ma semplice, aerobica ed efficiente, non rimandata all´aldilà ma già disponibile nell´aldiqua, di un wellness interiore che le chiese ufficiali non riescono a intercettare, che ti fa finire dritto in braccio a quelli che la criminologia non definisce più sette religiose ma “gruppi distruttivi”. L´offerta è smisurata, ossessiva, arriva in tutte le case. Le difese, bassissime. Il fax del Gris sputa la lettera di una rara sospettosa: «Potete dirmi cos´è il “lavaggio energetico emozionale”? Sono una buona cattolica e non vorrei cacciarmi in un pasticcio». Ma chi va a sospettare del crocefisso? Giacomo voleva solo celebrare il suo ritorno alla fede, a ventisei anni voleva cresimarsi, e quel gruppo era un po´ strano ma aveva sede in una parrocchia, «però dopo la bella accoglienza iniziarono certi discorsi sui “nemici della fede”, sulle tentazioni carnali, me ne andai, cominciarono le persecuzioni: irrompevano in negozio, mi telefonavano a casa di notte, “sei un prescelto, sei un eletto, se abiuri farai una brutta fine”. No, non era un corso per cresimandi… «. L´inferno comincia di solito con un gesto consumista, leggero leggero: si sceglie un percorso spirituale come un paio di scarpe sportive, carine, le compro. Il tuffo nel tunnel di Alessandra ad esempio iniziò con un volantino sul bancone di una libreria, un innocente corso di Reiki, “prima lezione gratuita”, che male c´è? Accoglienza allegra, luminosa, «ci dipinsero l´esperienza come un paradiso». E via, aprire i cuori e i portafogli, una serata 260 euro, un corso “residenziale intensivo” 1200, e le attività che diventavano sempre più strane, più scabrose, «si parlava quasi solo di sesso», i “lavori” sfiancanti, le notti quasi insonni, così quando arriva il momento dell´esperienza “no-limits”, quella del gong, «sei in una condizione di offuscamento mentale». Anna, di Bari, finì nel tunnel per seguire il fidanzato, «se non andavo mi avrebbe lasciato, il guru voleva così, e io per amore avrei fatto ogni cosa, a ventidue anni». In quel gruppo era il guru a fare e disfare la vita di ciascuno. Ubbidire o essere puniti, e la punizione era la “trasgressione creativa”. «Cioè: il guru stabiliva con chi il tuo ragazzo doveva tradirti. Un giorno mi disse che dovevo prestarmi per una “trasgressione creativa”. Gli dissi: siete matti, e trovai la forza per mollare tutto». Per un atto di coraggio, quanti abbassano la testa ormai incapaci di reagire? All´email di don Buonaiuto arrivano storie come quella di una signora, madre di tre figli, marito medico che sparisce dopo un misterioso seminario a Milano lasciando solo un talismano con un serpente, «la polizia ci ha detto che non si può fare nulla perché è diritto di un maggiorenne… «. Simil-cristiani o para-buddisti, pseudo-scientifici o misteriosofici, il meccanismo è lo stesso, una letale miscela tra tecniche di marketing e arsenale da torturatori di Abu Ghraib. Franca, madre con due figlie, raccontò a Famiglia Cristiana della dieta rivoltante imposta da un sedicente “angelo reincarnato”: «Pasta, solo pasta, aggiungendone se non finivo il piatto, mi faceva mangiare anche quella che vomitavo». L´incapacità di ribellarsi sembra inverosimile solo a chi non ha toccato con mano l´infernale inesorabile meccanismo della sudditanza psicologica, come Franco a cui hanno rubato un fratello: «Incontrò questo santone, all´inizio me ne parlava entusiasta, tutto bello, puro, etereo… Avevamo appena avuto un lutto in famiglia, può capitare a tutti, ma se qualcuno si infila nella tua crepa, l´abisso è lì, caderci è un attimo, e non risali più. Quello diceva di essere Dio, niente di meno, e come si fa a tradire Dio? “Se te ne vai il tuo karma soffrirà, evolverai per saturazione!”, cosa volesse dire non so, ma mio fratello ne era paralizzato. Non c´è più il reato di plagio i
n Italia, è vero, ma questa è riduzione in schiavitù, si potrà fare qualcosa». Cosa? Attilio di Verona ha mobilitato anche l´Interpol, ma di suo figlio ventiseienne non sa più nulla. «Due anni fa perse il lavoro. Si mise a cercare su Internet. Trovò questa comunità, sorrisi, crocefissi al collo, cieli azzurri. Non ebbi il cuore di trattenerlo. Mesi di silenzio. Mesi fa, una telefonata: lui, piangente, “papà, dimmi le cose più brutte, ma vienimi a prendere, salvami”. Mille chilometri di distanza, li avrei fatti anche di corsa, gli dissi di prendere i documenti e scappare, lo fece: lo ripresero, mi richiamò con una voce falsa: “papà mi ero sbagliato, sto bene”, ma ora al cellulare rispondono altre persone e buttano giù». Gli trema la voce. Il far west delle anime ha avuto un altro scalpo. Vanno sul sicuro i santoni d´accatto, i ciarlatani dell´anima. Le vittime, preferiscono pescarle fra i clienti dei fitness club, dei corsi di shiatsu e di qi-gong, nella classe media consumatrice di salutismo psicofisico. Elena di Milano, ad esempio, è una libera professionista, «mia sorella mi iscrisse a un ciclo di pranoterapia, sembrava tutto normale, poi spuntò la santona, affabile, ci parlava del “terzo occhio”, della “luce sopra di noi”, era piacevole ascoltarla, ci annunciò che poteva “canalizzare Gesù” dentro di noi, ammetterci a un circolo esclusivo di prescelti pieno di persone importanti, attori, soubrette, nomi famosi… Perché no? Chissà, magari funziona, sembrava un regalo. Cinquanta euro a incontro, non poi tanto, ed era così bello sentirsi circondati di apprezzamento, avvolti d´amore. Solo che, via via, la gentilezza spariva e subentravano prima le prove di perfezionamento, gli esercizi spossanti, poi le sgridate, l´autorità, le imposizioni: ci mettevano contro i nostri cari, ci impedivano di coltivare altre amicizie, io uscivo dalle sedute terrorizzata, piangente, ma non riuscivo a staccarmi, quella minacciava: “se te ne vai Cristo ti abbandona, perderai la vita”, ero la reietta, l´apostata. Ci ho messo tre anni a uscirne. E altri tre a liberarmi dal senso di fallimento». In vetrina il discount della felicità, nel retro l´abisso della spersonalizzazione, l´annichilimento della volontà. La parola “setta” è obsoleta, ricorda massonerie e riti fumosi, niente di tutto questo oggi, spiega Massimo Introvigne che da anni studia il fenomeno col suo Cesnur: «Ora vanno fortissimo le religioni neobuddiste giapponesi, il cui motto è genze rijaku, “beneficio immediato”. Ecco la lusinga: un benessere spirituale pronta cassa, da bere d´un fiato come una bevanda dietetica». Chi ha detto che siamo una società secolarizzata? Siamo invece una società di “credenti senza appartenenza”, di fedeli a caccia di parrocchie easy-fit, assetati di esperienze più che di credenze, più clienti che adepti. È un bisogno crescente di spiritualità, ma semplice, aerobica ed efficiente, non rimandata all´aldilà ma già disponibile nell´aldiqua, di un wellness interiore che le chiese ufficiali non riescono a intercettare, che ti fa finire dritto in braccio a quelli che la criminologia non definisce più sette religiose ma “gruppi distruttivi”. L´offerta è smisurata, ossessiva, arriva in tutte le case. Le difese, bassissime. Il fax del Gris sputa la lettera di una rara sospettosa: «Potete dirmi cos´è il “lavaggio energetico emozionale”? Sono una buona cattolica e non vorrei cacciarmi in un pasticcio». Ma chi va a sospettare del crocefisso? Giacomo voleva solo celebrare il suo ritorno alla fede, a ventisei anni voleva cresimarsi, e quel gruppo era un po´ strano ma aveva sede in una parrocchia, «però dopo la bella accoglienza iniziarono certi discorsi sui “nemici della fede”, sulle tentazioni carnali, me ne andai, cominciarono le persecuzioni: irrompevano in negozio, mi telefonavano a casa di notte, “sei un prescelto, sei un eletto, se abiuri farai una brutta fine”. No, non era un corso per cresimandi… «. L´inferno comincia di solito con un gesto consumista, leggero leggero: si sceglie un percorso spirituale come un paio di scarpe sportive, carine, le compro. Il tuffo nel tunnel di Alessandra ad esempio iniziò con un volantino sul bancone di una libreria, un innocente corso di Reiki, “prima lezione gratuita”, che male c´è? Accoglienza allegra, luminosa, «ci dipinsero l´esperienza come un paradiso». E via, aprire i cuori e i portafogli, una serata 260 euro, un corso “residenziale intensivo” 1200, e le attività che diventavano sempre più strane, più scabrose, «si parlava quasi solo di sesso», i “lavori” sfiancanti, le notti quasi insonni, così quando arriva il momento dell´esperienza “no-limits”, quella del gong, «sei in una condizione di offuscamento mentale». Anna, di Bari, finì nel tunnel per seguire il fidanzato, «se non andavo mi avrebbe lasciato, il guru voleva così, e io per amore avrei fatto ogni cosa, a ventidue anni». In quel gruppo era il guru a fare e disfare la vita di ciascuno. Ubbidire o essere puniti, e la punizione era la “trasgressione creativa”. «Cioè: il guru stabiliva con chi il tuo ragazzo doveva tradirti. Un giorno mi disse che dovevo prestarmi per una “trasgressione creativa”. Gli dissi: siete matti, e trovai la forza per mollare tutto». Per un atto di coraggio, quanti abbassano la testa ormai incapaci di reagire? All´email di don Buonaiuto arrivano storie come quella di una signora, madre di tre figli, marito medico che sparisce dopo un misterioso seminario a Milano lasciando solo un talismano con un serpente, «la polizia ci ha detto che non si può fare nulla perché è diritto di un maggiorenne… «. Simil-cristiani o para-buddisti, pseudo-scientifici o misteriosofici, il meccanismo è lo stesso, una letale miscela tra tecniche di marketing e arsenale da torturatori di Abu Ghraib. Franca, madre con due figlie, raccontò a Famiglia Cristiana della dieta rivoltante imposta da un sedicente “angelo reincarnato”: «Pasta, solo pasta, aggiungendone se non finivo il piatto, mi faceva mangiare anche quella che vomitavo». L´incapacità di ribellarsi sembra inverosimile solo a chi non ha toccato con mano l´infernale inesorabile meccanismo della sudditanza psicologica, come Franco a cui hanno rubato un fratello: «Incontrò questo santone, all´inizio me ne parlava entusiasta, tutto bello, puro, etereo… Avevamo appena avuto un lutto in famiglia, può capitare a tutti, ma se qualcuno si infila nella tua crepa, l´abisso è lì, caderci è un attimo, e non risali più. Quello diceva di essere Dio, niente di meno, e come si fa a tradire Dio? “Se te ne vai il tuo karma soffrirà, evolverai per saturazione!”, cosa volesse dire non so, ma mio fratello ne era paralizzato. Non c´è più il reato di plagio in Italia, è vero, ma questa è riduzione in schiavitù, si potrà fare qualcosa». Cosa? Attilio di Verona ha mobilitato anche l´Interpol, ma di suo figlio ventiseienne non sa più nulla. «Due anni fa perse il lavoro. Si mise a cercare su Internet. Trovò questa comunità, sorrisi, crocefissi al collo, cieli azzurri. Non ebbi il cuore di trattenerlo. Mesi di silenzio. Mesi fa, una telefonata: lui, piangente, “papà, dimmi le cose più brutte, ma vienimi a prendere, salvami”. Mille chilometri di distanza, li avrei fatti anche di corsa, gli dissi di prendere i documenti e scappare, lo fece: lo ripresero, mi richiamò con una voce falsa: “papà mi ero sbagliato, sto bene”, ma ora al cellulare rispondono altre persone e buttano giù». Gli trema la voce. Il far west delle anime ha avuto un altro scalpo.

«Soprattutto per i più giovani e per chi ha una personalità debole, avere qualcuno che ti dice cosa fare, che ti affida un ruolo in un gruppo e ti fa credere che attraverso l´obbedienza puoi diventare a tua volta leader è un richiamo molto forte. A cui tanti non sanno sottrarsi fino a quando qualcosa, da fuori, arriva a svelare l´inganno». Nel 2004 Antonio Pizzi, ora procuratore generale a Bari, guidava i pm di Busto Arsizio quando l´Italia scoprì che c´erano sette sataniche che non si accontentavano – per così dire – di profanare tombe e disegnare croci rovesciate, ma uccidevano brutalmente chi si rivoltava contro il gruppo.

Le bestie di Satana sono diventate un archetipo, con seguaci molto giovani e tutta la simbologia da messe nere. Cosa spinge verso riti magici e spiritismo?

«La ritualità è fondamentale in qualsiasi tipo di setta. I simboli magici, i riferimenti a tradizioni, spesso inventate di sana pianta, servono al santone per circuire e tenere strette a sé persone che fuori dalla setta si sentono delle nullità. Servono a dare coesione al gruppo: “noi contro il resto del mondo”. Oggi, in un contesto di competitività e di difficoltà nelle relazioni personali, affidarsi a qualcuno che emana carisma, che ha potere, è un modo per sentirsi considerati, per emergere».

Un elemento che si ritrova sempre nelle sette è il richiamo al sesso.

«Il potere e la scaltrezza del capo è anche in questo: ottenere favori sessuali con forme che apparentemente non sono costrittive. Anzi, gli adepti sono spinti a mettere in pratica tutto quello che viene loro chiesto, soprattutto quando sono richieste di tipo sessuale ma anche economico, per “guadagnarsi” l´approvazione del leader. E, in qualche modo, nella speranza di avvicinarsi così al modello che si vuole raggiungere. Troppo tardi, e spesso in maniera tragica, si accorgeranno che il destino degli altri al di fuori del capo è sempre di restare gregari».

Cosa succede a chi ha fatto parte di una setta quando questa si scioglie o se ne scoprono gli aspetti illegali, come nel caso di Roma?

«I gruppi restano compatti e difendono con forza i loro segreti fino a quando qualcuno non ci mette, metaforicamente e non, le mani dentro: appena viene sollevato il velo, di solito, c´è una reazione a catena, per cui prima i più intelligenti e poi gli altri si svegliano, capiscono che sono caduti in una trappola, in una finzione. E raccontano, per liberarsi di quello che hanno vissuto e forse anche per calcolo. Nel caso delle “bestie”, Andrea Volpe ha capito presto che non era il caso di negare, e questo gli è valso un patrimonio, in termini di galera: 20 anni per quattro omicidi, contro i due ergastoli inflitti all´altro elemento di spicco del gruppo, Nicola Sapone».

Quanto è importante l´aiuto della famiglia, per uscire da queste situazioni?

«Purtroppo spesso accade che genitori, fratelli, amici stretti non si accorgano di quello che sta accadendo, o lo sottovalutino pensando a bizzarrie passeggere. Invece bisognerebbe leggere bene i campanelli d´allarme, soprattutto tra i giovanissimi, e non fermarsi davanti a silenzi o spiegazioni superficiali, anche a costo di sembrare invadenti».

http://liberstef.myblog.it/archive/2010/03/18/circa-500-le-sette-religiose-in-maggioranza-al-nord.html

 
 

Allarme sette: 38 <> in Toscana Su 436 italiani che chiedono aiuto, l'8,8% è della nostra regione. A Viareggio summit di raeliani

26 gen

Da Il Giornale del 26-10-2000

Altro che Sua Maestà Britannica! In Italia, se non proprio in Toscana, potrebbe giungere addirittura l’imperatore di Marte, o di qualche altro pianeta o galassia. Parola del gruppo raeliano, un’organizzazione che crede fermamente nella venuta degli extraterrestri che della cosa avrebbero assicurato personalmente il loro fondatore in una visita di cortesia. Proprio oggi questo gruppo, che tra i suoi scopi si propone di costruire un’ambasciata per incontrare le misteriose entità, terrà un pubblico incontro a Viareggio, sembra però per il momento riservato ai soli terrestri. Ma gli UFO manderanno almeno un telegramma di marziani saluti?
E questo è solo un esempio dell’escalation di gruppi e movimenti settari che sta ormai verificandosi nella nostra regione, con casi allarmanti che stanno mobilitando anche psicologi e avvocati. Non si tratta di proibire a nessuno di manifestare il culto che crede, ma di impedire che venga praticato una sorta di lavaggio del cervello dalle conseguenze psicologiche spesso disastrose.
E così, qualcuno inizia una controffensiva a tutela delle vittime delle sette e soprattutto dei loro familiari, che sovente si vedono letteralmente cancellati dalle vite dei loro congiunti. Oggi stesso l’organizzazione Telefono Antiplagio presenterà a Roma una raccolta di 6000 firme per il ripristino del reato di plagio, assurdamente cancellato dal nostro codice e mai sostituito da una nuova normativa, come pure era stato promesso; mentre il CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici) rende noti alcuni dati statistici sul fenomeno settario nella nostra regione, basati sulle richieste di aiuto che sono pervenute per tentare di recuperare persone totalmente stravolte dalla permanenza in sette o gruppi religiosi o pseudotali. Se si considera che il centro ha aperto un ufficio a Firenze solo da pochi mesi, e che quindi i dati si riferiscono soltanto agli ultimi mesi sono cifre preoccupanti, anche perchè, sembra, destinate ad aumentare.
Su 700 richieste di aiuto di quest’anno, 436 si riferiscono a persone che hanno avuto problemi con movimenti settari. La percentuale toscana è dell”8,8% e la maggioranza sono casi che riguardano donne.
L’età media delle persone colpite (tutti i dati e le considerazioni sotto riportate si riferiscono esclusivamente alla nostra regione) è di circa 40 anni: il più giovane ha 20 anni, il più anziano 70. Chi si rivolge al CeSAP è qualche volta un ex adepto che incontra gravi difficoltà a reinserirsi nella società civile, oppure persone che stanno ormai mettendo in dubbio la loro appartenenza alla setta; ma nella maggior parte dei casi si tratta di parenti, genitori, nonni o coniugi che hanno visto il loro caro staccarsi dalla famiglia e in qualche caso non ne hanno notizie da anni; c’è persino il caso di una suocera preoccupata per la propria nuora.
Talvolta sono i figli che vedono uno o entrambi i genitori staccarsi da loro per immergersi in pieno nello studio e nelle meditazioni di nuove e stravaganti verità rivelate. La capacità di reclutamento di questi movimenti è infatti veramente incredibile.
<<Non si presentano mai per quello che sono, offrono pace assoluta ed eterna, e per questo non si peritano di richiedere la pratica di rituali anche pericolosi per provare la propria fede al gruppo – dichiara Lorita Tinelli, psicologa clinica e criminologa – La maggior parte delle richieste riguardano la liberazione e il recupero di figli e congiunti, che soffrono conseguenze sul piano psicologico anche molto pesanti: fobie varie, e in qualche caso schizofrenia vera e propria. Chi aderisce a questi gruppi è infatti più debole, fragile e ricattabile degli altri. Il vero problema è che la nostra legislazione, per un malinteso e assurdo concetto di ‘libertà’, non offre nessuna arma per combattere questa sorta di violenza, per molti aspetti infinitamente peggiore di quella fisica>>
Quali sono dunque i gruppi o i nuovi movimenti in questione, nella nostra regione? Per una volta il satanismo non entra in questi dati, e del resto sarebbe un grave errore pensare che sia la sola forma pericolosa. La maggior parte delle richieste di soccorso riguarda organizzazioni pseudoreligiose, come una che opera nel Veneto, ma interessa anche alcuni toscani. Non sarebbe però un vero sacerdote, non riconosciuto dalla chiesa ed opera in gruppi estremamente chiusi. Altre sette gestite da pseudoreligiosi, dal carattere fortemente chiuso e misterico opererebbero in Garfagnana e in Lucchesia. Il gruppo più interessante, come si apprende da altre fonti, sarebbe però quello fondato negli anni ’80 nell’Aretino da un ex prete che già ha avuto gli onori delle cronache. Il suo movimento, diffuso in varie località toscane, sarebbe caratterizzato dalla massima segretezza; si dice che predicherebbe l’assoluto distacco dalla famiglia d’origine, vista come il vero nemico da combattere per poter incontrare il Signore.
di Domenico Del Nero

 
 

Abuso psicologico e controllo mentale

26 gen

Definizione

Ci sono parole, azioni, comportamenti, interazioni che nessuna legge punisce, ma che possono risultare fortemente lesivi per una persona.

Questo tipo di violenza, definita psicologica (definizione vaga e per ora scarsamente codificata), riguarderebbe diverse situazioni, tanto di tipo carenziale, quanto di tipo attivamente lesivo, che colpiscono il benessere emotivo e psicologico della vittima. La provocazione continua, l’offesa, la disistima, la derisione, la denigrazione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta sono solo alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica.

Per parlare di abuso psicologico è necessario che una o più di queste dimensioni siano sufficientemente pervasive, da poter essere considerate caratteristiche delle interazioni e da far sorgere serie preoccupazioni in merito al funzionamento e alle condizioni emotive della vittima.

Ambiti di attuazione della violenza psicologica

La violenza di tipo psicologico si esplica in vari ambiti, domestico, lavorativo e sociale, ed è dunque caratterizzata da un tipo di relazionalità aggressiva che può essere o meno accompagnata da situazioni di maltrattamento fisico o sessuale, e che si connota per il carattere particolarmente minaccioso dell’approccio relazionale.

L’aspetto che distingue tale situazione da altre che per altro verso potrebbero essere definite nello stes-so mo-do, è rappresentato da un atteggiamento violentemente intrusivo da parte dell’aggressore nei confronti dell’aggredito, che può essere un partner debole o più frequentemente un figlio, oppure, un discente, un collega di lavoro…

La violenza psicologica che si perpetua nell’ambito familiare è quella maggiormente riconosciuta anche dal punto di vista giuridico.

Recenti sentenze hanno difatti sottolineato le caratteristiche della violenza psicologica domestica e i suoi effetti sulla relazione.

Una sentenza della Corte d’Appello di Torino, sezione I civile (RG. 895/99), per esempio ha attribuito il fallimento di un matrimonio alle violenze psichiche che il marito infliggeva alla moglie:

“E’ emerso infatti che il comportamento tenuto dallo S. ha comportato per tutta la durata del rapporto, offesa alla dignità dell’altro coniuge, in considerazione degli aspetti esteriori con cui era coltivato e dell’ambiente in cui era esternato, ed è stato oggettivamente tale da cagionare sofferenze e turbamenti, lesioni all’immagine ed offese pregiudizievoli della personalità del coniuge, con atteggiamenti di disistima e comportamenti espulsivi, particolarmente gravi per i toni sprezzanti ed in quanto esternati alla presenza dei componenti del gruppo parentale e amicale, benchè la moglie tentasse, in tali occasioni, di ricomporre le fratture. Lo S. ha dunque tenuto nel corso del rapporto una condotta offensiva ed ingiuriosa sotto plurimi profili. (Dalla sentenza, pag. 36).

La sentenza ha denominato tali metodi di attacco alla stima personale con il termine mobbing (pag. 45 della sentenza), addebitando la responsabilità della separazione al marito.

La Sesta Sessione Penale della Corte di Cassazione (3750/99) ha sostenuto che l’uomo che rende la vita impossibile alla ex moglie, sottoponendola ad ogni tipo di molestie e vessazioni, è punibile con il carcere, perché viene meno ai doveri di rispetto reciproco ai quali è tenuto anche se separato, a nulla rilevando il fatto che sia cessata la convivenza. Con questa affermazione ha respinto il ricorso di un signore separato che aveva tormentato la ex moglie con ogni tipo di molestia (foratura di gomme dei pneumatici, minacce) e per questo era stato condannato dalla Corte di Appello di Venezia per il reato di maltrattamenti in famiglia. Secondo la Suprema Corte, infatti, è vero che i singoli comportamenti tenuti dall’uomo costituivano di per sé reato (minacce, ingiurie, danneggiamento, etc.), ma quando la sottoposizione dei familiari, “ancorché conviventi”, ad atti di vessazione continui e tali da cagionare agli stessi intollerabili sofferenze presentino “il connotato dell’abitualità”, tutti i singoli episodi costituiscono espressione di un “programma criminoso” unitario, e quindi configurano il più grave reato previsto dall’art. 572 del codice penale.

Quindi vessazioni, minacce, ingiurie, danneggiamenti, ecc. continuativi all’interno di una relazione sono segnali di abuso psicologico.

La violenza psicologica si consuma anche nell’ambiente lavorativo. Il mobbing (dall’inglese To mob = assalire tumultuosamente) difatti è una chiara forma di violenza psicologica, definita anche terrore psicologico, esercitata sul posto di lavoro attraverso attacchi ripetuti di colleghi o superiori.

Il mobbizzato (vittima del mobbing), spesso, inconsapevolmente entra in un circolo relazionale vizioso che lo vede vittima di una sottile e diabolica aggressione da parte di un carnefice. Gli attacchi però non sempre sono eclatanti, e la vittima non è subito in grado di identificare chiaramente quello che gli sta succedendo: cattiverie, pettegolezzi…sono ritenuti regole del gioco e sdrammatizzate da parenti e amici a cui vengono raccontati. Così l’individuo inizia a provare senso di inadeguatezza, di colpa per non riuscire ad essere migliore e quindi inattaccabile. Non riesce subito a mettere in relazione il fastidioso mal di testa, la difficoltà di digestione, gli attacchi d’ansia…con lo stillicidio quotidiano di diffidenze, maldicenze e rimproveri gratuiti che riceve. Finisce spesso per attribuire a se stesso la responsabilità delle sue difficoltà di adattamento all’ambiente lavorativo. I disturbi psicosomatici e i danni alla stima della persona sono inevitabili.

Si passa dunque da un tipo di relazione simmetrica ad una relazione complementare fissa, in cui la vittima assume il ruolo di sottomesso (one-down).

Una delle forme più invasive dell’abuso psicologico è il controllo mentale o persuasione distruttiva, che il carnefice mette in atto nei confronti della vittima designata. La persuasione, o controllo mentale rappresenta lo sforzo di condurre una persona verso una direzione voluta, con mezzi diversi dalla forza (nel caso della violenza psicologica nel mondo del lavoro, il carnefice desidera portare al licenziamento la vittima; nell’ambito domestico o relazionale, l’obiettivo è di annientare psicologicamente il più debole). La persuasione distruttiva viene preparata secondo un programma preciso e nascosto, mediante il controllo strategico dei bisogni dell’altro.

Un ambito in cui si sviluppa ampiamente tale forma di relazione pervasiva, ma in modo molto più subdolo, è quello di appartenenza ad un gruppo ad ideologia radicale o settaria. La convinzione che un “profilo psicologico” caratterizzi i membri dei gruppi radicali è errata. Diversi fattori operano simultaneamente all’istante del reclutamento. Affinchè un individuo venga reclutato con successo, diventano importanti i seguenti fattori: convinzioni ed atteggiamenti precedenti, natura della strategia del gruppo persuasivo, variabili sociali ed ambientali, particolari bisogni dell’individuo in quel preciso momento.

Esistono dei gruppi altamente specializzati nelle tecniche di reclutamento che mescolano psicoanalisi, religione, scienza e pratiche iniziatiche per creare acquiescenza nell’individuo. Spesso aggirano le difese mascherandosi da scuole di formazione o corsi specialistici per operatori e manager. Tali gruppi, oggi molto “di tendenza” sono legati al variegato mondo della New Age.

Il lungo rapporto che il Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno ha inviato alla Commissione Affari Costituzionali della Camera punta il dito in particolar modo su questi tipi di gruppo, definiti “psico-sette” o “autoreligioni”, che agiscono anche nella nostra nazione con metodi reclutativi altamente aggressivi e lesivi.

Il rapporto sostiene difatti che “nella fase di proselitismo e in quella di indottrinamento tali gruppi usano sistemi scientifici studiati per aggirare le difese psichiche delle persone irretite, inducendole ad atteggiamenti acritici e obbedienza cieca”.

Per quanto questi gruppi sostengano di agire per garantire il benessere personale e psicologico degli individui, la sola cosa che ottengono con indiscutibile successo è di raccogliere enormi somme di denaro per i loro capi.

Nel rapporto del Ministero degli Interni difatti si legge tra l’altro: “Coloro che decidono di proseguire la terapia, sono indotti a frequentare corsi sempre più onerosi, durante i quali sono sottoposti a stress fisici (lavori logoranti, diete ipervitaminiche e ipoproteiche) e psicologici (letture forzate, pressioni e intidimidazioni)”. Contro organizzazioni di questo tipo, sottolinea il rapporto, l’azione penale rischia di non avere strumenti sufficienti: non esiste ancora il reato di “aggressione alla liberta” psichica e non è più previsto quello di plagio.

Il mantenimento all’interno del gruppo viene garantito da una serie di tecniche. Molti di questi gruppi utilizzano anche l’ipnosi di massa, che favorisce una attenzione di tipo estatico e, infine, obbedienza. Strumenti di ipnosi sono la preghiera o la ripetizione di frasi ritualistiche o mantra. Le parole utilizzate in queste cantilene non devono però essere significative per essere efficaci. La psicologia ha difatti dimostrato sperimentalmente che le parole senza senso sono più facilmente ricordate che non quelle dotate di senso. Questo perché le parole senza significato hanno un contenuto meno associativo e inibitorio di quelle significative.

Altra tecnica funzionale al controllo mentale ed efficace al mantenimento dell’individuo nel ruolo di vittima è la manipolazione della colpa: qualsiasi lacuna nella vita del culto viene attribuita ad una qualche falla tra i devoti. Quando un membro comincia a mettere in dubbio che i suoi bisogni trovino veramente una soluzione, le sue proteste verso i leaders generano soltanto accuse secondo cui egli stesso è responsabile delle proprie difficoltà (così come avviene per il mobbizzato nel mondo del lavoro). Addirittura un membro impegnato arriva a credere davvero che la sua insoddisfazione sia dovuta al proprio modo di agire. Come un bambino non può immaginare che i suoi genitori possano usargli violenza, un membro del culto può condannare solo se stesso per le esperienze negative.

Il processo di colpevolizzazione è un circolo vizioso: il considerevole numero di suicidi tra i membri del culto suggerisce che l’unica soluzione a questo dilemma sia l’autodistruzione.

Effetti dell’abuso psicologico

Nell’anno 1999 alle sedi del nostro Centro (Ce.S.A.P.) si sono rivolti 763 utenti, che hanno denunciato situazioni di abuso psicologico: il 16,4% (pari a 125) nell’ambito domestico, il 18,4% (140) nell’ambito lavorativo, mentre il 57% circa (436) ha portato alla nostra attenzione un problema di controllo mentale a causa di un’adesione ad un culto personale o di un proprio parente. I contatti solitamente avvengono per via telematica (605 e-mail di richiesta in un anno) oppure per telefono (65 telefonate) o per contatto diretto con i nostri operatori (93 visite).

L’età media dei richiedenti è di 43 anni circa, si tratta il più delle volte di donne (55,5%), coniugate (76% circa). Solitamente denunciano esperienze lunghe di abusi, vessazioni, lesioni ai propri diritti, dirette o indirette.

Si tratta di numeri dolorosi, minacciosi, indicativi della gravità del fenomeno, del quale lasciano però intuire dimensioni ben più ampie.

230 delle richieste pervenute sono state prese in carico dai nostri professionisti per:

– Psicoterapia (25%)

– Terapia medico/farmacologica (5%)

– Cause di separazione legale (56,5%)

- Interventi educativi su minori (10,5%)

Gli utenti presi in carico si distinguono in vittime dirette di un abuso perpetuato in uno degli ambiti sopracitati e in parenti delle vittime. I primi spesso non giungono a chiedere aiuto spontaneamente, ma sono spronati a farlo da amici o parenti. Sono diffidenti e molto aggressivi, all’inizio, in quanto non hanno più alcuna fiducia nella relazione. Il senso di violazione personale è indescrivibile.

Se hanno avuto un’esperienza in un culto distruttivo, appaiono arrabbiati, delusi e il più delle volte non desiderano sentir parlare di argomentazioni spirituali. In casi più rari, invece, la rabbia di essere stati ingannati è tale che le vittime più che rivolgere una richiesta d’aiuto desiderano acquisire quante più informazioni possibili sul culto di cui facevano parte, al fine di vendicarsene (in special modo se all’interno hanno dovuto lasciare una persona cara), oppure desiderano sporgere immediatamente delle denunce.

La maggior parte di loro presenta dei problemi di carattere emotivo e in alcuni casi disturbi mentali veri e propri. L’adesione ai culti distruttivi, per esempio, o il perpetuarsi di una distorsione nella relazione agevolano lo strutturarsi di una serie di problemi fisici e mentali (si comincia col manifestare disturbi di tipo psicosomatico, disordini alimentari, fino a giungere a disturbi di tipo psicotico, depressione cronica, alcoolismo…). Spesso gli ex aderenti ad un culto distruttivo risentono, a distanza di tempo, dei ricatti e delle vessazioni ricevuti dal resto del gruppo di appartenenza, nel momento in cui si sono allontanati o sono stati costretti ad allontanarsene. I culti distruttivi funzionano secondo la politica del Chi è fuori è un nemico!

Molti sono i tentativi di suicidio, specialmente perché la vittima spesso non si sente supportata nel suo dolore da nessuno, non trova via d’uscita e crede che la colpa della sua esperienza negativa sia esclusivamente sua.

Diverse sono le cause di separazione, specie quando l’altro coniuge è ancora all’interno del culto. Le cause non sono semplici, specie quando di mezzo ci sono i bambini. Spesso il coniuge-adepto, in questi casi, mette in moto una serie di meccanismi e strategie di denigrazione dell’altro (l’apostata) con accuse gravi, fino a trasformare le cause da civili a penali. L’adepto ha la tendenza a volere l’affidamento del proprio figlio al fine di tenerlo ancora nel gruppo e soprattutto lontano dall’altro che rappresenta nella sua mente satana. Nel quotidiano le vittime sostengono di non riuscire a rendere più nel loro lavoro o impegno, provano vergogna e ancora sensi di colpa, anche a distanza di tempo. Uno di loro una volta ha asserito di sentirsi in colpa per aver buttato 20 anni della sua vita in un culto, anni in cui aveva vissuto non vivendo.

I familiari delle vittime, specialmente quelli degli aderenti ai culti distruttivi, che sono coloro che più facilmente si rivolgono ai centri di aiuto, sviluppano una sorta di relazione di co-dipendenza, con il proprio caro, adepto. Dopo aver fatto diverse esperienze di fallimento iniziali, in cui hanno tentano di risolvere la situazione con le sole proprie forze, tendono a negare il fatto, quando sono di fronte al loro caro intrappolato, mentono per non affrontare la situazione, perché temono di non rivederlo più, sono spesso accondiscendenti, ma covano dentro tanta rabbia, depressione e risentimento che contribuiscono ad alimentare la loro frustrazione e impotenza.

Spesso ci chiedono aiuto per ricevere un miracolo dall’esterno, più che animati da desiderio di impegnarsi nei tentativi di recupero. Alcuni di loro, si mettono in contatto con tutte le associazioni e i professionisti di cui hanno sentito parlare su giornali o in TV, in Italia e all’estero, e contemporaneamente rivolgono a tutti richieste d’aiuto. In questo modo rendono molto più complessa l’azione di intervento, per il dispendio di energie. Anche i familiari delle vittime sviluppano malattie psicosomatiche dovute a disturbi connessi allo stress che vivono quotidianamente.

Metodi di aiuto e di recupero Nel corso della nostra esperienza abbiamo sviluppato metodologie sempre più specifiche di aiuto e recupero da abuso psicologico.

Le vittime entrano in contatto con i nostri operatori, i quali hanno il compito di verificare la natura della richiesta e a seconda dei casi inviarli al professionista più adeguato (medico, psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, avvocato, pedagogista). Fanno parte del nostro gruppo anche ex vittime, che sono a disposizione nelle varie fasi di recupero con la loro personale esperienza nell’ambito specifico.

Una volta presi in carico, viene richiesta a ciascuno la redazione di un memoriale della propria esperienza, che aiuta sia loro sia gli operatori a focalizzare razionalmente la storia passata.

Il sostegno informativo è un’altra fase essenziale per il processo di recupero: gli operatori spesso mettono a disposizione dell’utente tutto il materiale necessario a comprendere meglio l’esperienza passata (libri e documenti dei culti, sentenze, circolari…) e le ex vittime provvedono a fornire particolari dello loro esperienza.

Questo tipo di aiuto emotivo è molto importante sin dal primo contatto.

Gli utenti chiedono subito se la loro esperienza è singolare o c’è qualcun altro che l’ha vissuta e se esiste questa possibilità chiedono immediatamente il contatto. Quando i vari utenti sono presi in carico dagli esperti, alcuni di loro contemporaneamente ricevono supporto emotivo mediante i gruppi di auto-aiuto. I gruppi di aiuto sono luoghi dove elaborare la propria guarigione, dove parlare di traumi passati con persone che hanno fatto la stessa esperienza e che sono state formate a dare sostegno.

Dal gennaio 2000 è stato attivato un gruppo di auto-aiuto per vittime di culti distruttivi, al quale hanno aderito 15 persone. Grazie al successo di questa iniziativa a settembre saranno attivati altri gruppi per vittime e familiari di vittime di culti distruttivi e di mobbing.

Quando le vittime sono riuscite a risolvere il loro problema, hanno sviluppato nuovi modi di comunicare con se stessi e con gli altri ed hanno recuperato fiducia nel prossimo, la maggior parte delle volte desiderano offrire la propria esperienza al servizio degli altri.

Lorita Tinelli

Presidente CeSAP

© Leadership Medica Anno XVI – No. 06.2000

 

Morire di setta

03 giu

 
 
 
Creative Commons License http://www.loritatinelli.it is licensed by Lorita Tinelli under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 United States License.