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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

Il messaggio degli assessori Tinelli e Parchitelli - Oggi, 8 Marzo 2016, celebriamo la Giornata internazionale della Donna, per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, ma anche le discriminazioni e le violenze di cui sono state e continuano ad essere vittime. Non è, infatti, scontato come si potrebbe pensare richiamare questi principi, accendere i riflettori su una “questione femminile” che è tutt’altro che risolta o superata.

Il tema dei diritti e del rispetto delle donne è stato prepotentemente al centro delle cronache dell’ultimo anno. E per questo, da una posizione sicuramente privilegiata, che ci vede realizzate nella professione e onorate di poter rappresentare i nostri concittadini all’interno delle istituzioni, rivolgiamo il nostro pensiero a tutte le donne violentate da chi non ha rispetto per la loro oggettiva debolezza, meritevole, al contrario, di cura, protezione e attenzione; alle donne maltrattate dai loro uomini, mortificate nelle loro ambizioni; alle donne costrette in posizioni subalterne sui posti di lavoro; alle donne che nell’ultimo anno hanno affrontato la tragedia della fuga dai loro Paesi in guerra, in cerca di luogo sicuro per i loro figli; alle donne costrette a vendere in proprio corpo per il piacere di uomini che pensano di poter acquistare ogni cosa; alle donne che sono morte di lavoro, schiave di padroni senza scrupolo.

Sono tante le storie che la cronaca ci ha consegnato nell’ultimo anno e che, come donne e come amministratrici, non vorremmo più leggere. Rivolgiamo questo nostro pensiero a tutti nocesi, nella speranza che questa comunità possa distinguersi, come sempre, per civiltà e sensibilità. Con l’augurio che simili vicende non ci riguardino mai. E che non riguardino più nessuna donna. E con l’invito, infine, a denunciare ogni gesto, di cui siate protagonisti o testimoni, che possa ledere in qualche modo la dignità e i diritti delle donne.

Buona Festa della Donna!

Gli Assessori

Lorita Tinelli e Lucia Parchitelli

Fonte: http://www.noci24.it/politica/giunta-comunale/13032-giornata-internazionale-della-donna-2016

NOCI (Bari)“Adesso sarete contenti”, rivolto ai suoi compagni di scuola, e una lettera di scuse indirizzata ai suoi genitori. Con queste poche parole una giovane dodicenne lo scorso 18 gennaio ha tentato il suicidio gettandosi dal balcone della sua stanza. È accaduto a Pordenone e la fortuna ha voluto che la piccola ragazza cadesse prima sulla tapparella dei vicini al piano inferiore, evitando così una fine drammatica.

Si tratta di uno dei tantissimi fatti di cronaca che sempre più frequentemente vedono ragazzi vittime di bullismo giungere a conclusioni così estreme. Un carattere a volte molto fragile, l’incapacità di ribellarsi davanti a gesti di violenza o derisione che possono far paura, la diversità non sempre compresa e accolta con rispetto: numerose possono essere le cause di gesti apparentemente inspiegabili. Così come appare difficile individuare mezzi o misure che possano permettere il controllo di simili avvenimenti. L’avvento delle più moderne tecnologie e la loro libera fruizione da parte dei giovanissimi non ha di certo aiutato a migliorare la situazione: si parla, infatti, di cyberbullismo facendo riferimento a tutti quegli atti di violenza trasmessi sul web tramite video e gli ormai diffusi social network. La dott.ssa Lorita Tinelli, psicologa e fondatrice del Cesap, ritiene che “un’azione coordinata tra famiglie, scuole ed esperti è indispensabile per affrontare, analizzare e risolvere il fenomeno con una forza sinergica. Ovvero se i genitori del bullo o della vittima avvertono la presenza di tale dinamica devono subito confrontarsi con la scuola, e viceversa e avere esperti di riferimento per progettare strategie di intervento e prevenzione”.

Difronte a simili eventi spesso ci chiediamo cosa può scattare nella mente di una giovane ragazza nel bel mezzo della sua adolescenza, il periodo in cui è vero che tutti i problemi possono risultare amplificati, in cui ci si inizia a porre le prime domande su se stessi, ma il periodo in cui spensieratezza, gioia di vivere e curiosità verso la vita dovrebbero essere requisiti onnipresenti. Lorita Tinelli ci spiega, infatti, come in quei momenti “scatta il timore di non essere compresi dal mondo degli adulti, Un adolescente, in particolar modo, tende ad estremizzare tutto, nel bene o nel male, e il giudizio degli altri è fortemente soppesato e amplificato. Inoltre vive dei sensi di colpa e una inadeguatezza tale da non avere più il coraggio e la voglia di vedere ancora i suoi amici. Pensa solo a come poter ‘sparire’, diventare invisibile, per non ricevere più le ‘attenzioni’ che il bullo gli riserva. Ovviamente il suicidio non è il punto finale cui tutti giungono, ma è pur vero che la vittima di bullismo si porterà per sempre dentro di sè quell’amara esperienza vissuta”.
Il bullismo può essere combattuto, ostacolato in qualche modo? “Esistono diverse associazioni in Italia che si occupano del fenomeno e diversi professionisti, con varie competenze. Così come esiste anche un Osservatorio Nazionale sul Bullismo. Esse sono nate per offrire informazione sul fenomeno. – ha dichiarato la dott.ssa Tinelli – In particolar modo l’Osservatorio sta costruendo anche una consistente banca dati di informazioni giuridiche, esperienziali e mediatiche relativamente al fenomeno, nonché studi scientifici. Diverse sono anche le tesi di laurea discusse in alcune università, sia in ambito psicologico che in ambito pedagogico. È fondamentale che se ne parli. Nonostante tutto, spesse volte, le scuole o le famiglie profondamente coinvolte tendono a negare il fenomeno, come se si trattasse di una grande vergogna. Non è sicuramente il modo giusto e utile per affrontarlo e per aiutare i propri ragazzi e i propri figli”.
È, infatti, essenziale che ogni comportamento che possa tradursi offensivo o violento nei propri confronti o verso quelli di un altro venga sempre denunciato. Nessuno può e deve tacere davanti alla propria sofferenza o a quella altrui, così come nessuno può attribuirsi il diritto di giudicare la “diversità”, sotto qualsiasi forma possibile, dell’altro. È difficile stabilire di chi sia la responsabilità e forse sarebbe riduttivo parlare di una sbagliata educazione o di un contesto socio culturale che influenza negativamente chi di questo fenomeno ne è protagonista, che ne sia vittima o artefice. A 12 anni non ci si può sentire inadeguati alla vita, non si può sperare di diventare ‘invisibili’. A 12 anni chiunque ha il diritto di amare quella stessa vita da cui si cerca di scappare. Con il bullismo si ci fa i conti già da tempo ormai ed è difficile stabilire se si potrà mai mettere la parola “fine”. È importante però sapere che non si tratta di situazioni che non possano essere evitate. Il dialogo, che sia a scuola o in famiglia, è il primo strumento utile a rieducare alla vita, al rispetto e all’amore per la propria persona

Rossana Quarato
Fonte: http://www.noci24.it/cultura/educazione/12703-bullismo-si-puo-vincere-con-il-dialogo

NOCI (Bari) – Ha segnato grande clamore nonché un forte dibattito tra Testimoni di Geova e fuoriusciti il servizio che Luigi Pelazza ha presentato nell’ultima puntata de Le Iene andata in onda mercoledì sera. Il tema dell’ostracismo e delle difficoltà che patiscono nella vita sociale i fuoriusciti dalla congregazione religiosa è stato al centro del dibattito sul web e nei social per tutta la settimana.

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Le Iene: i testimoni di Geova e le trasfusioni di sangue

di – 20/03/2014 – Le testimonianze dei disassociati nel servizio di Luigi Pelazza

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Le Iene: i testimoni di Geova e le trasfusioni di sangue

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Nel servizio di Luigi Pelazza de Le Iene andato in onda ieri sera è stato trattato il caso in un ex vescovo dei Testimoni di Geova che racconta di essere stato cacciato dalla setta per aver permesso che venisse fatta una trasfusione di sangue alla nipotina.

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CACCIATI PER UNA TRASFUSIONE ALLA NIPOTINA - La madre della bambina racconta che la figlia aveva un tumore e quindi aveva bisogno di una trasfusione di sangue. Ovviamente i familiari della piccola hanno permesso che ciò avvenisse e da quel momento padre madre figlia e nipote sono  stati espulsi dai Testimoni di Geova. Rocco Politi, così si chiama il capofamiglia, racconta che il suo nucleo famigiare è stato completamente isolato da resto della famiglia e della comunità «perché sono dei disassociati». In passato Rocco era un vescovo dei Testimoni di Geova ed uno dei suoi compiti vi era quello di convincere le persone a non sottoporsi alle trasfusioni di sangue e racconta che per questo motivo sono morte delle persone. Rocco sostiene che la chiesa dei Testimoni di Geova plagi i figli fin da piccoli «i bambini vengono mandati a una scuola di ministero», dove viene insegnato loro come convertire le persone a Geova. La moglie di Rocco racconta che quando tentava di convertire le persone porta a porta alcune le rispondevano in modo sgarbato, mentre in altri casi purtroppo ha avuto l’occasione di dividere molte famiglie. L’ex vescovo invece non permetteva a sua figlia di vedere altri bambini che non fossero altri Testimoni di Geova.

«VIOLENTATA DA UN PARENTE» - Anna è un’altra disassociata e racconta che a 12 anni è stata violentata da un parente con la scusa di un passaggio. Si è rivolta a sua madre che invece di andare a sporgere denuncia l’ha portata dagli anziani per essere punita del suo peccato perché non avrebbe dovuto trovarsi in quella situazione, anche se la madre aveva dato il consenso per il passaggio. Racconta che ad oggi nessuno ha denunciato questa violenza. Dopo aver conosciuto il suo attuale ragazzo ha deciso di uscire dalla setta e quando ha comunicato la sua decisione alla madre, questa ha reagito prendendo un coltello da cucina e dirigendosi verso la ragazza, ma per fortuna è stata fermata dal padre: «Mi avrebbe fatto del male», racconta Anna. La donna vive ancora con i suoi genitori, ma non si parlano: è convinta che suo padre voglia lasciare la congregazione e gli lancia un appello chiededogli di fare questa scelta.

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MATRIMONIO SALTATO - Un uomo racconta la sua esperienza con una donna dei testimoni di Geova. Racconta che gli associati hanno provato a convincerlo più volte a convertirsi alla religione, cosa che a lui non interessava minimamente. Allora è stato avvertito del fatto che se non avesse abbracciato il credo, il suo matrimonio sarebbe saltato e così infatti è stato. La moglie è tornata in puglia dai genitori portando con sè la figlia. L’uomo allora ha deciso di andare dai suoceri, anche perchè non vedeva la figlia da mesi: «Sono stato buttato fuori di casa da mio suocero, che mi ha detto addirittura questa frase che non dimenticherò mai “tu tua figlia te la devi dimenticare”». Quando finalmente riesce a vederla si accorge che è già stata plagiata.

Leggi anche: La setta indiana che congela il suo guru in attesa del «risveglio»

NESSUNA LIBERTÀ DI SCELTA - Pelazza va quindi a parlare con una psicologa di un gruppo di ricerca che si occupa di sette. La dottoressa Lorita Tinelli sostiene che i Testimoni non siano liberi di scegliere perché «attraverso una serie di tecniche è possibile bloccare il pensieri di una persona e impedirle di scegliere liberamente». Dopo aver raccolto queste informazioni, una complice delle Iene viene mandata ad un’adunanza dei Testimoni di Geova alla quale viene accolta con calore e le fissano una appuntamento la sera stesso per convertirla a Geova. La complice racconta che i genitori sono stati disassociati per una trasfusione di sangue, le due testimoni di Geova le fanno notare che non dovrebbe più parlare con loro e le suggerscono di fare come se fossero. Pelazza va quindi a parlare della questione trasfusioni con un anziano della congregazione., il quale gli chiede di rimandare l’intervista al giorno seguente, ma poi si tira indietro dicendo che non ha «nessuna dichiarazione da fare».

Fonte: giornalettismo

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