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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

NOCI (Bari) - Si è svolta lo scorso 29 novembre, presso l’auditorium del Liceo Da Vinci, la presentazione del libro “Il cyberbullismo spiegato ai genitori” ad opera della dottoressa Guillermina Carnicina, psicoterapeuta e counsellor ad orientamento analitico-transazionale.

L’intento dell’opera è quello di rappresentare una preziosa guida “al riconoscimento” e quindi alla più efficace gestione e al debellamento di un terribile fenomeno sociale sempre più diffuso e che miete sempre più vittime. La serata è stata fortemente voluta dai due dirigenti scolastici, Rosa Roberto dell’IIS Da Vinci – Agherbino- e Giuseppe D’Elia, dei Comprensivi Pascoli – I Circolo e Gallo e si è svolta nell’ambito di una serie iniziative intitolate “Insieme contro il bullismo e il cyberbullismo”. La professoressa Antonella Montone, docente presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, ha moderato gli interventi dell’autrice, dottoressa Guillermina Carnicina, della dottoressa Lorita Tinelli, psicologa ad indirizzo clinico e forense e della dottoressa Cristina Baldi, pedagogista e Giudice Onorario del Tribunale dei minori.

Una serata incentrata sul doloroso peso che le parole possono assumere, non poteva che aprirsi proprio con le parole: quelle veicolate da un video dall’impatto visivo ed emotivo fortissimo. In aula, una ragazza, una nuova alunna, si presenta ai suoi compagni: afferma di chiamarsi Stefania e di essersi trasferita da poco e le solite cosette retoriche che si raccontano su di se quando ci si presenta. Peccato che il racconto inizi a diventare sempre più dettagliato e confidenziale: la ragazza parla di una festa, durante la quale si era lasciata andare bevendo un po’ troppo e perdendo conseguentemente i sensi. Alcuni ragazzi presenti, iniziano a mimare su di lei, in stato di incoscienza, dei palesi atti sessuali ma…non si limitano a questo! Il tutto viene infatti filmato e pubblicato in rete e la ragazza inizia a ricevere insulti sempre più pesanti.

“Così aprii la finestra della mia stanza e mi lanciai di sotto! Se non fossi morta, ora sarei una vostra compagna di classe e non immaginate cosa vi siete persi! Le parole fanno più male delle botte” – conclude la ragazza lasciando immaginare quale sia stato il tragico epilogo dell’essere costretta a sopportare un macigno psicologico enorme. Inutile specificare la storia che il video racconta è in realtà quella vera della povera Carolina Picchio, prima vittime di bullismo 2.0 suicidatasi nel gennaio del 2013. Altrettanto toccante è stata la lettera che il professor Beppe Novembre ha letto immediatamente dopo la proiezione del video: il mittente è Paolo Picchio, il padre di Carolina, che con grande dolore, ma anche grande coraggio, chiede alla Boldrini una legge che assoggettasse ogni forma di bullismo a ripercussioni legali e a pene idonee. La dottoressa Guillermina Carnicina, autrice del libro, ha poi spiegato chiaramente l’intento che esso intende perseguire. E’ agli adulti (genitori, nonni, docenti, collaboratori scolastici) che il libro si rivolge, perché sono gli adulti coloro che hanno gli strumenti psicologici e cognitivi per proteggere i ragazzi dal fenomeno e per aiutarli a venirne fuori qualora ne fossero già stati vittime.

Un “gioco di squadra” insomma, contro una delle piaghe sociali più spinose e dilaganti ai nostri giorni. “Occorre una vera e propria rivoluzione culturale che le istituzioni dovrebbero porre in atto nei confronti delle famiglie” – ha specificato la dottoressa Carnicina: “Tra le caratteristiche che delineano il fenomeno del cyberbullismo, ci sono innanzitutto la facilissima accessibilità e la pervasività! La rete ormai è ovunque: non c’è nessun luogo in cui possiamo dirci al sicuro dai pericoli che ne derivano. Spesso dimentichiamo che, quando andiamo a postare in rete una foto oppure in video, con estrema leggerezza, noi cessiamo di essere i proprietari di quel contenuto e lo consegniamo in maniera definitiva e permanente alla rete. La rete è “gli altri” e gli altri non sempre hanno intenti sani. Altro grave errore è considerare il cyberbullismo una serie di scaramucce tra ragazzi, perché si tratta invece di una vera e propria disfunzione patologica della comunicazione sulla quale occorre intervenire in maniera intensiva e capillare” – ha concluso l’autrice.

Sempre di comunicazione e nello specifico del peso delle parole ha parlato la dottoressa Lorita Tinelli, nota psicologa ad indirizzo clinico e forense. “C’è una bella differenza tra l’uso della parola “de visu” e quella digitata sulla tastiera di un pc, di un tablet o di uno smartphone! Siamo erroneamente portati a credere che la prima implichi una maggiore responsabilità ed è per questo che di diventa “leoni da tastiera”, perché non si avrebbe il coraggio di dire determinate cose guardando direttamente negli occhi la persona a cui ci si rivolge” – ha esordito la Tinelli- “La distinzione tra virtuale e reale è quanto di più sbagliato si possa demarcare. Ciò che è virtuale è pur sempre reale: dietro quegli schermi ci sono persone in carne ed ossa e non accusano di certo meno il “piombo” delle parole sparate a casaccio, solo perché le leggono invece di ascoltarle con le proprie orecchie. Imparare a comunicare è fondamentale, perché si può dire tutto, ma bisogna sempre farlo nel modo giusto. Una parola detta nel modo o al momento sbagliato può letteralmente annientare una persona, così come una proferita nel modo e al momento giusto, può risollevarle ed innescare la molla di un percorso di rinascita”- ha puntualizzato la psicologa, invitando a fare un buon uso dei social e degli strumenti multimediali, che non sono da demonizzare in sé: “I social sono fantastici: ti permettono di comunicare in tempo reale, per lavoro o al livello personale con chiunque tu voglia in ogni parte del mondo e quindi sono strumenti pensati per un qualcosa di altamente positivo. Ciò non toglie che possano però diventare più deleteri della bomba atomica se usati in modo sbagliato. Il guaio è che spesso, da parte dei genitori non c’è controllo sull’uso della rete e dei social: vuoi per mancanza di tempo, in seguito ad una vita sempre più frenetica, vuoi perché non tanto addentrati nell’uso delle moderne tecnologie. Sovente capita che i genitori chiedano ai figli: “Com’è andata a scuola oggi? Chi sono gli amici con cui esci?” Mai domande come:“A quali gruppi facebook sei iscritto? Chi sono i tuoi amici sui social? Mi racconti qualcosa di loro?” E’ importante, anzi prescritto proprio dalla legge che ogni istituto scolastico individui delle figure di riferimento che tengano proprio dei corsi specifici sul bullismo 2.0. Tra l’altro, c’è anche una legge regionale che connette direttamente scuola e territorio, al fine di un’opera di prevenzione e di sensibilizzazione” – la Tinelli ha concluso il suo intervento con un importante auspicio: “Vorrei potermi alzare di qui con la consapevolezza che sia stato compiuto un ulteriore passo concreto verso il l’annientamento di questa piaga sociale, perché si sa che le parole lasciano sempre il tempo che trovano: sono i fatti ciò di cui, ora più che mai, si ha bisogno”.

L’intervento della dottoressa Cristina Baldi invece, ha toccato gli aspetti strettamente giuridici del cyberbullismo, in rifacimento alla legge del 2017 che consta di 71 disposizioni. Non sono mancate certamente perplessità e polemiche circa il considerare reato il bullismo “fisico” e non quello 2.0 perché bisogna ammettere oggettivamente che si tratta pur sempre di violenza e che le lacerazioni psicologiche non guariscono facilmente quanto quelle fisiche. Anche la Baldi ha sottolineato l’importanza di una vera e propria rieducazione affettiva e comportamentale. “Tengo a chiarire molto bene un concetto: qualunque episodio di bullismo va prontamente segnalato alle autorità preposte! Non farlo sarebbe peccare realmente di moralità e non avere il minimo senso civico, contribuendo a qualcosa di altamente distruttivo per la società” – ha puntualizzato Cristina Baldi, chiarendo che: “Non deve spaventare quella che è la giovanissima età degli aggressori. Non è un peccato che un ragazzo sia sottoposto a processo e che sia aperto un fascicolo a suo carico. Il vero peccato è che ciò non venga fatto: per la società, per lo stesso aggressore e per la vittima. E chi non segnala, chi non denuncia, potrebbe poi avere sulla coscienza una o più vite come quella di Carolina Picchio, del “ragazzo con i pantaloni rosa”, che molti ricorderanno e di tantissime altre vittime. Viene aperto un fascicolo e quindi? Il fascicolo così come viene aperto può essere chiuso, ma deve esserlo solamente nel momento in cui si ha la totale sicurezza di essere andati alla radice del comportamento deviante, quando venga a sussistere una mediazione con la vittima e quando famiglia e scuola siano attivamente coinvolte nel percorso di recupero. Solo così saremo veramente sicuri che avremo reintegrato nel tessuto sociale un individuo sano che non andrà nuovamente a lederlo”- Parole che inducono certamente a riflettere, quelle della dottoressa Baldi, spronando la scuola e magari le stesse famiglie( famiglie che spesso tendono invece ad “ammantare” o a non voler vedere) a denunciare alle autorità senza paura e senza vergogna, per quello che è veramente bene per il ragazzo.

Gli interventi conclusivi sono stati dei Dirigenti Rosa Roberto e Giuseppe D’Elia che alla luce delle esperienze personali vissute nell’arco della loro carriera, hanno ammesso che ci troviamo certamente in una società malata dove sono i genitori i primi “bulli” che non ammettono neanche di fronte all’evidenza le colpe dei figli, ma che dal canto suo, la scuola sarà sempre in prima linea nella lotta al bullismo, con il pugno fermo e con una serie di attività, iniziative e progetti formativi ed educativi. E’ bene che se ne parli continuamente, ma continuamente non bisogna smettere di “fare” dal lato pratico.

 

Marica D’Aprile
Fonte: https://www.noci24.it/cultura/educazione/18012-il-cyberbullismo-spiegato-ai-genitori-un-libro-prezioso-su-una-piaga-sociale-dei-nostri-tempi

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I dirigenti degli istituti scolastici di Noci, Rosa Roberto dell’IIS Da Vinci – Agherbino e Giuseppe D’Elia, dei Comprensivi Pascoli – I Circolo e Gallo – Positano sono i principali promotori della presentazione del libro “IL CYBERBULLISMO SPIEGATO AI GENITORI”, che si terrà il 29 novembre presso l’auditorium del liceo Da Vinci.

La grave emergenza sociale del bullismo in tutte le sue forme ha come teatro proprio la scuola e la casa, i luoghi in cui i ragazzi dovrebbero vivere più serenamente la propria esperienza di crescita affettiva e culturale. E’ per questo che “Insieme contro bullismo e cyberbullismo” è il titolo delle iniziative che la Scuola ha in programma per affrontare il triste fenomeno. Insieme, perché soltanto facendo squadra intorno a chi è vittima di maltrattamenti da parte di coetanei è possibile ottenere risultati positivi. Insieme, perché l’attivazione di un canale comunicativo diretto tra i diversi ordini di scuola può rendere tempestivi il riconoscimento del bullismo e il suo contenimento. Ovviamente, il primo passo utile è quello di coglierne gli indizi, spesso volutamente occultati dalle vittime, per paura o per vergogna.

E’ quindi agli adulti, gli insegnanti, i collaboratori scolastici e i genitori che si rivolge IL CYBERBULLISMO SPIEGATO AI GENITORI, l’opera della dott.ssa Guillermina Carnicina (psicoterapeuta e counsellor ad orientamento analitico-transazionale). Il suo intento è quello di fornire preziose indicazioni per rendere visibile e gestibile il fenomeno del bullismo, sia esso diretto o mediato da internet. La dott.ssa Lorita Tinelli, psicologa ad indirizzo clinico e forense, e la dott.ssa Cristina Baldi, pedagogista e giudice onorario del Tribunale dei minori, affiancheranno l’autrice del libro per svelare tutte le implicazioni psicologiche, patologiche e legali del fenomeno. La prof.ssa Antonella Montone, docente presso l’Università degli Studi di Bari, farà da moderatrice e stimolerà le riflessioni del pubblico.

Fonte: http://www.nocigazzettino.it/4800/Il%C2%A0cyberbullismo%C2%A0spiegato%C2%A0ai%C2%A0genitori.html

Nota del 26/02/2018: A seguito della puntata di Presa Diretta del 24/02/2018 (https://www.raiplay.it/video/2018/02/PresaDiretta-Io-ci-credo-e9a0c56b-1d8b-4bd3-a10a-f7cb19bdc8de.html) dal tema ‘Io ci credo’, che ha previsto anche la mia partecipazione, vi sono stati i soliti rumors che piuttosto che commentare la puntata complessivamente, hanno concentrato la propria attenzione su una pagina, precisamente la 9, mancante in questa sentenza, da me pubblicata, credendo di dimostrare con questo la mia totale malafede relativamente alle informazioni che pubblico. E questo nonostante il link al documento in pdf che ho inserito sin dall’inizio in questo testo (che l’abbia scritto per tempo e non ora lo può anche confermare chi del gruppo dei miei simpatizzanti monitora il mio sito). Ringrazio i miei ammiratori per avermi fatto notare il mio refuso e … li invito a stare più sereni, perchè, come direbbe Freud, a volte il sigaro è solo un sigaro!

 

La conversazione è tratta dal gruppo google free.it.religioni.scientology, nel giorno 26 febbraio 2018. Tale gruppo fondato da Simonetta Po con alias Alessia Guidi, piuttosto che occuparsi di Scientology, come da titolo e da obiettivi originari, dal 2006 ad oggi preferisce occuparsi di me e della strenua difesa di Arkeon.

 

 

 

 

 

 

 

 

Abusi sessuali, plagi, manipolazioni, indimidazioni. Dal caso Arkeon in poi quello delle sette segrete è un mondo sommerso da cui gli adepti scappano con difficoltà. E che la legge può sanzionare solo in parte

«Il maestro ordinò un lavoro di gruppo a sfondo sessuale. Eravamo bendati mentre i maestri ci mettevano di fronte un uomo o una donna che dovevamo toccare e da cui farci toccare anche nelle parti intime. Impossibile scappare, perché ci tenevano fermi». È soltanto una delle testimonianze dei tanti fuoriusciti da Arkeon, un gruppo controverso operante dapprima a Bari e provincia e poi in tutta Italia. Tutti vogliono l’anonimato perché, nonostante l’organizzazione non sia più operante dal 2008 (o perlomeno non col nome Arkeon), le minacce e le intimidazioni sono continuate nel corso degli anni. E forse è anche per questo che la sentenza della Corte di Cassazione arrivata in questi giorni, pur avendo chiuso un processo durato oltre cinque anni, lascia l’amaro in bocca: già, perché al termine della trafila giudiziaria si conta solo un condannato, il guru Vito Carlo Moccia: 2 anni e 5 mesi per associazione a delinquere. Tutti gli altri sei imputati, ritenuti «maestri», si sono salvati perché intanto il reato è caduto in prescrizione.

ABUSI ALL’INTERNO DELL’ORGANIZZAZIONE

Fa niente per i disagi e le sofferenze che tanti hanno dovuto subire e raccontate nel corso del processo stesso. Il gruppo, nato formalmente nel 1999 sotto la guida di Moccia, teneva seminari (che potevano arrivare a costare anche oltre 10mila euro) nel corso dei quali si cercava di attuare una rivalutazione e reinterpretazione delle vite di persone: «Quando sei dentro – ci spiega una fuoriuscita – credi a tutto, è un vero e proprio delirio di onnipotenza: diventi immune da tutto ciò che di negativo può capitare, non ti ammali o guarisci anche da malattie gravi. Puoi fare il trattamento con le mani al cibo per purificarlo o all’antibiotico per evitare che ti faccia male allo stomaco. Tramite alcune pratiche con la mente, credi di poter trovare parcheggio o di riuscire a ricaricare il telefonino».

si organizzavano seminari di ogni tipo: sul denaro durante il quale si arrivava ad andare anche a chiedere l’elemosina vestiti da barbone, o sulla morte, durante il quale si costruiva la propria tomba e alcuni ci dormivano dentro

Ma il «delirio» aveva un fine molto preciso: gran parte delle insoddisfazioni o dei malesseri sarebbero da imputare a violenze sessuali subite da piccoli ma rimosse. «Ritenevano – racconta ancora Angela (nome di fantasia) – che gli abusi fossero stati commessi da un membro della famiglia della madre, perché i maestri pensavano che da lì provenissero le perversioni». A raccontare cosa accadeva è stato Carlo Fornesi, ex adepto morto suicida dopo che si era convinto di una sua presunta omosessualità, nonostante avesse moglie e figli: negli incontri «l’emissione di saliva e muco viene incoraggiata e descritta come “vomitare lo sperma dell’abuso”. Ho conosciuto persone che hanno creduto realmente si trattasse di sperma, e lo sostenevano vigorosamente contro ogni evidenza e razionalità».

Né, stando al racconto dei fuoriusciti, si avevano atteggiamenti diversi in presenza di bambini: «Un giorno c’era una mamma con una bambina – racconta ancora Angela – e si diceva che la mamma era stata abusata dal nonno; il maestro dichiarò che solo se la mamma si fosse impegnata a fare il lavoro (frequentare il gruppo, ndr), la piccola non sarebbe stata abusata». Situazioni borderline, insomma, che spesso cadevano in vere e proprie violenze: un altro dei maestri, operante questi a Milano, in un altro processo è stato condannato in via definitiva per abusi sessuali.

MINACCE CONTINUE

Ma non c’erano solo violenze: «si organizzavano seminari di ogni tipo: sul denaro durante il quale si arrivava ad andare anche a chiedere l’elemosina vestiti da barbone, o sulla morte, durante il quale si costruiva la propria tomba e alcuni ci dormivano dentro». Insomma, una vera e propria «manipolazione mentale che annulla l’adepto allontanandolo da genitori, figli, parenti, compagni e amici», ci dice la dottoressa Lorita Tinelli, che per aver denunciato tra i primi quanto accadeva in Arkeon ancora deve far fronte a minacce e intimidazioni. Anche la sua vicenda ha dell’incredibile: dopo un’intervista rilasciata nel 2006 a a Maurizio Costanzo, la psicologa colleziona qualcosa come 180 denunce da parte di adepti di Arkeon, tutte archiviate, ed un atto di citazione in sede civile con richiesta di risarcimento di 4 milioni di euro e richiesta di chiusura del sito internet del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici, da lei fondato) da lei gestito, negata dal magistrato con dichiarazione di merito. «Contro di me – racconta ancora a Linkiesta – hanno creato blog a nome di membri di Arkeon con l’obiettivo di denigrare la mia attività, sostenendo che mi fossi inventata tutto e che avessi manipolato sia la stampa che i magistrati. Ho ricevuto anche minacce di morte con lettere in cui qualcuno si diceva pronto a difendere il Maestro, impugnando la katana, una spada».
E poi uno degli elementi più inquietanti: un libro, rintracciabile su Amazon, dal titolo «Il Curioso Caso Lorita Tinelli: Fenomenologia Di Una Psicologa Paragiornalista». L’autore, ovviamente, non esiste. Inventato. Tale Pierluigi Belisario: sarà un caso ma Pierluigi è il nome di un ex arkeoniano molto vicino al guru e che ha avuto un ruolo-chiave nel processo e, ci dice ancora la Tinelli, «Belisario è il nome di mio marito». Un nome non comune: che sia stato utilizzato per “ribattezzare” l’autore di questo libro, lascia pensare. Ma minacce e intimidazioni hanno toccato anche altri protagonisti della vicenda, dai testimoni-chiave del processo (alcuni dei quali sono stati querelati più di 100 volte, ma sempre assolti) fino all’allora presidente dell’Ordine degli Psicologi di Bari, Giuseppe Luigi Palma: «Per noi – ci racconta – la vicenda è iniziata a fine anni ’90 quando ci fu segnalato che Moccia (il guru di Arkeon, ndr) si presentava come psicologo, ma non era iscritto all’ordine.

Dopo il caso Braibanti (nel 1967 un intellettuale di sinistra aveva avuto rapporti omosessuali con due giovani. Uno dei due, però, spinto dai genitori, denunciò il tentativo di Braibanti di «introdursi nella sua mente»), la Consulta ha dichiarato il reato incostituzionale perché «reato d’opinione»

Da qui si sono aggiunte poi varie segnalazioni e denunce sugli abusi psicologici, anche grazie all’operato della dottoressa Tinelli, che per questo è stata poi bersagliata». Non a caso anche l’Ordine nel processo si è costituito parte civile, ricevendo un risarcimento danni; e proprio da lì sono cominciate le pressioni: «So che specie su internet e blog creati ad hoc, sono stato attaccato e insultato dai seguaci di Arkeon. Ma al di là del caso concreto, questa è una vicenda che dovrebbe invitare le istituzioni a riflettere».

IL REATO CHE MANCA

Già, perché forse sarebbe andata diversamente se l’Italia avesse reintrodotto nel suo codice penale il reato di manipolazione mentale. Già, reintrodurre. Perché in Italia c’era. L’articolo 603 del codice penale, infatti, prevedeva che chi sottoponeva «una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione» poteva essere condannato fino a 15 anni di reclusione. Tuttavia dopo il caso Braibanti (nel 1967 un intellettuale di sinistra aveva avuto rapporti omosessuali con due giovani. Uno dei due, però, spinto dai genitori, denunciò il tentativo di Braibanti di «introdursi nella sua mente»), la Consulta ha dichiarato il reato incostituzionale perché «reato d’opinione». Da allora tutti i tentativi fatti per reintrodurlo sono miseramente falliti. «È chiaro – puntualizzano dall’Aivs (Associazione Italiana Vittime Sette) – che non è nostro scopo resuscitare il vecchio reato di plagio, ma riteniamo opportuno che lo Stato italiano possa adottare idonee misure legislative che prevengano e contrastino il condizionamento psicologico degli individui».
Non a caso, la Fecris, la Federazione Europea dei Centri di Ricerca e di Informazione sulle Sette e i Culti, ha inviato una lettera al Governo e ai presidenti di Camera e Senato, esprimendo «forte preoccupazione e sconcerto per il mancato recepimento delle indicazioni contenute» in una Raccomandazione del Consiglio d’Europa (la numero 1412 del 1999) con la quale gli Stati membri sono stati sollecitati a «un’efficace azione di vigilanza e di informazione preventiva sui gruppi a carattere religioso, esoterico o spirituale». Niente da fare: in Italia si continua a perder tempo. Anche in questa legislatura qualcuno ci ha riprovato: l’onorevole Pino Pisicchio il 15 marzo 2013 ha presentato una nuova proposta di legge che, tuttavia, non è mai stata calendarizzata. Intanto le associazioni hanno organizzato soltanto poche settimane fa un incontro in Senato per denunciare l’abbandono delle vittime, non tutelate dallo Stato: diversi i politici presenti, che hanno assicurato la volontà di organizzare tavoli tecnici. Molti di questi, da Piero Liuzzi ad Angela D’Onghia, hanno presentato interrogazioni ad hoc. Che, tuttavia, non hanno mai avuto risposta dal Governo

Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/10/sette-segrete-il-mondo-torbido-che-la-legge-non-riesce-a-perseguire/35177/

 

 

Terza puntata di • Other Side Of The World • - Un nuovo talk per scoprire l’altra parte del mondo, un viaggio tra curiosità e tanta musica. A cura di Mariano Casulli – In studio ospite la dott.ssa Lorita Tinelli con cui abbiamo parlato di sette, manipolazione mentale e figura dei minori all’interno di queste realtà!

https://www.spreaker.com/user/yesweradio/osw-03-regole-e-religioni

 

 

 

Ora che siamo in un nuovo mese e il nostro libro, The Unbreakable Miss Lovely, sta partendo in tour in tutto il paese (e presto andrà oltre),  incominciamo a pubblicare del  materiale  che andrà ad integrare la nostra storia di Paulette Cooper.

 

“Miss Lovely” è un libro che percorre tutta la vita di Paulette, dalla sua sopravvivenza della Shoah da bambina sino agli anni più recenti, come scrittrice in Florida. Ma lei è più conosciuta, ovviamente, per il suo libro del 1971, The Scandal of Scientology, che ha provocato la più leggendaria campagna di ritorsione e la rovina nella storia del settore spia di Scientology, l’Ufficio del Guardian. Questa campagna comprendeva anche un complotto per far condannare Paulette per qualche crimine e che l’ha portata ad essere incriminata nel 1973 e condannata per 15 anni in una prigione federale.

Nel 1977 l’FBI fece irruzione nella sede di Scientology alla ricerca di prove di infiltrazione e di sequestro delle agenzie federali della chiesa, e l’FBI ebbe la prova dei molti complotti contro Paulette. Inizialmente, l’FBI dovette rimanere in silenzio su ciò che trovò in quel blitz. Ma poi, la notizia che Paulette Cooper era stata incastrata per ordine di alti funzionari di Scientology divenne finalmente pubblica dopo un paio di storie sul Washington Post ad opera di  Ron Shaffer  il 28 e il 29  aprile 1978, seguita da molte altre notizie apparse sulla stampa.

Una persona che ha preso atto di queste storie è stato un osservatore improbabile del Sud America.

Verso la fine del nostro progetto del libro, uno dei nostri amici  ha scoperto che in una grande raccolta di materiali nella San Diego State University esisteva una registrazione audio davvero unica e inquietante. Recuperata dall’Istituto Jonestown di SDSU vi è una registrazione del leader del Tempio del Popolo, Jim Jones, uno dei 971 nastri recuperati dall’FBI che conservano le direttivo del leader del culto  per i suoi seguaci nel villaggio Jonestown in Guyana.

E il 10 giugno del 1978, Jim Jones ha parlato di Paulette Cooper.

 

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Jones ha incluso nel suo discorso “notizie a metà pomeriggio”, che può essere ascoltato in  una versione del 29 aprile della storia di Shaffer. Le descrizioni delle molestie di Paulette sono fornite da Shaffer agli avvocati Paul Rheingold – che la rappresentava nel 1972 per  molestie contro l’org di New York – e Virgilio Roberts – che aveva tentato nel 1976 di porre fine molte alle molte cause di Scientology contro il libro The Scandal of Scientology (si veda il Capitolo 13 in Miss Lovely).

 

La cosa veramente interessante è però il modo in cui Jones interrompe la sua lettura della stampa per fornire il proprio commento  – è sicuro che Scientology aveva le prove necessarie, e che Paulette era colpevole.

All’inizio della registrazione sentirete Jones collocare il Tempio del Popolo in un contesto di altri gruppi – Synanon, Black Panthers, e Scientology – con i quali, apparentemente, si sentiva un pò in parentela, almeno come gruppo perseguitato e incompreso. E perché Scientology era perseguitata secondo Jim Jones?

La ragione di ciò, secondo la fonte statunitense UPI che preferisce rimanere anonima, è perché Scientology ha rivelato che la polizia di Stati Uniti d’America, la dogana degli Stati Uniti d’America, il Dipartimento del Tesoro, e la polizia di tutto il mondo erano sotto l’influenza nazista. Per questo il nuovo attacco. Ti darò qualche dettaglio su questo“, dice.

Così le rivelazioni secondo cui Paulette Cooper diventava “il nuovo attacco” a Scientology, che Jones riteneva essere simile a un attacco al Tempio del Popolo, risultano essere affascinanti.

Nella registrazione si potrà quindi ascoltare quando egli ha letto dall’articolo di giornale, rendendo digressioni sarcastiche su come egli dubitava delle “fonti” del governo – che  in realtà erano  basate su documenti di Scientology e che furono accessibili al pubblico un paio di anni più tardi.

E’ anche interessante sentire Jones esprimere ammirazione per gli attacchi litigiosi di Scientology contro Paulette e altri.

La Chiesa di Scientology ha fatto causa a New York, Los Angeles, Detroit, Inghilterra, Scozia, Australia, Ontario, e British Columbia, per ogni presentazione del libro, che riteneva aveva diffamato la chiesa. C’è qualcosa da dire su questo. Vorrei che potessimo riflettere. I nostri avvocati fanno lo stesso. A volte gli avvocati negli Stati Uniti non vogliono seguire le cause degli editori e della stampa“.

Ascoltate e sentirete come Jones descrive sarcasticamente Paulette: “Sembra -con  i suoi lunghi capelli biondi  fino all’ombelico – che lei si presenti come una poveraccia, una piccola cosa cara maltrattata”.

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Cinque mesi dopo questa registrazione, il 18 novembre 1978, Leo Ryan e membri del suo entourage furono assassinati mentre stavano tentando di tornare negli Stati Uniti, dopo aver visitato il campo del Tempio del Popolo nella Guyana. Jones poi ordinò l’omicidio dei suoi seguaci, e 909 uomini, donne e bambini, tra cui Jones, morirono, la maggior parte per avvelenamento, ma alcuni per colpi di pistola.

Ci aspettiamo che una domanda che  spontanea riceva risposta: potrebbe mai Scientology diventare una “Jonestown”? Pensiamo che sia improbabile per una serie di ragioni, ma siamo curiosi di sapere cosa hanno da dire gli ex membri della chiesa.

Noi ci sentiamo sicuri circa una conclusione cui  siamo pervenuti dopo aver ascoltato questo nastro. Jim Jones era un tizio inquietante, ma immaginiamo che le discussioni del Guardian’s Office (Office of Special Affairs o OSA) su Paulette erano ancora più inquietanti. Se solo esistesse una registrazione di una cosa del genere.

Fonte: http://tonyortega.org/2015/06/01/listen-to-jim-jones-root-for-scientology-against-paulette-cooper-in-a-1978-jonestown-address/

Traduzione non professionale di Lorita Tinelli

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Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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