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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

Protezione dei minori in una comunità autoritaria: scontro culturale e debolezza sistemica

di Livia Bardin, MSW

 

Sommario

Analizzando le accuse secondo cui  i servizi di protezione dell’infanzia (CPS), in Utah e Arizona, evitano gli interventi nelle comunità mormoni poligame (PMC), l’autore ha scoperto insoliti ostacoli al lavoro di protezione dei bambini in questa cultura isolata e autoritaria. I membri del PMC (comunità mormoni poligame) temono ed evitano il mondo esterno considerato “malvagio”. Minacciati dalla dannazione eterna per la disobbedienza, classificano i comandi dei loro leader al di sopra della legge secolare. I funzionari del CPS (servizi protezione dell’infanzia) sembravano male informati sugli elementi chiave della cultura PMC. Le preoccupazioni per le accuse di pregiudizi religiosi e la paura del potere politico di un PMC possono anche ostacolare le indagini del CPS. Modelli simili, che derivano non dall’ideologia, ma dalla struttura e dalle dinamiche di gruppo, possono verificarsi in migliaia di gruppi strutturalmente simili, sebbene ideologicamente diversi, che coinvolgono oggi più di un milione di bambini negli Stati Uniti.

Parole chiave: benessere infantile, gruppi autoritari, competenze culturali, sette

 

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La responsabilità per la protezione dei bambini negli Stati Uniti risiede nei singoli Stati. Ogni Stato, benché conforme alle linee guida federali, progetta e gestisce il proprio servizio di protezione dell’infanzia (CPS) per agire in base a segnalazioni di negligenza e abuso di minori. L’indagine qui descritta è iniziata in risposta alle accuse secondo cui CPS in Utah e Arizona evitava deliberatamente di intervenire nelle comunità mormoni poligame (PMC). Con il procedere del lavoro, sono emersi impedimenti alle indagini CPS che sembravano derivare più dalla struttura del gruppo e dalla dinamica che dall’ideologia di gruppo. Questi impedimenti sembrano quindi applicabili non solo a questi gruppi, ma a molti gruppi strutturalmente isolati, autoritari e di ideologie molto diverse.

 

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Teorici e operatori del benessere dell’infanzia concordano da tempo sul fatto che fornire servizi efficaci richieda la comprensione dell’ambiente del cliente (Korbin, 2002). Sono disponibili numerose discussioni generali sull’importanza della sensibilità culturale, come quelle di Green (1982), Lieberman (1990) e Cohen, Deblinger, Mannarino e de Arellano (2001). I ricercatori hanno riferito di questioni culturali in gruppi etnici, come gli hawaiani americani (Dubanoski, 1981), i giapponesi e i samoani americani (Dubanoski e Snyder, 1980), i nativi americani (Weaver, 1999) e gli afro-americani (Logan, Freeman e McRoy , 1990). I ricercatori hanno anche esplorato le implicazioni culturali dello stato economico e del vicinato (Korbin, Coulton, Chard, Platt-Houston e Su, 1998, Garbarino e Kostelny, 1992). Nessuna ricerca è disponibile su fattori culturali o ambientali coinvolti nel lavoro con le famiglie in gruppi isolati e autoritari. Sebbene ovviamente non si possano trarre conclusioni radicali da un singolo studio esplorativo, i risultati indicano la necessità di conoscere le circostanze insolite che potrebbero incontrare in tali comunità per il benessere dei minori in quella stessa comunità di appartenenza.

Gruppi isolati, autoritari, religiosi o filosofici abbracciano un’ampia varietà di ideologie – religiose, politiche e psicologiche – che alla cultura dominante possono apparire eccentriche, estreme o altrimenti originali. Nonostante la loro varietà ideologica, tali gruppi tendono a condividere strutture e dinamiche comuni. Carbo e Gartner (1994), nella loro discussione sulla cattiva condotta sessuale e sugli abusi nelle comunità religiose, confrontano le dinamiche disfunzionali in alcune comunità religiose con quelle delle famiglie incestuose: le comunità sono isolate e disimpegnate dal mondo esterno, con tutte le esigenze, personali e politiche, oltre che religiose, riferite ai leader. I confini tra insider ed outsider sono eccessivamente rigidi, il che porta i membri a legarsi insieme contro le minacce percepite dagli estranei. I confini interni sono liquidi, con molte relazioni duali e ambigue, che creano un’eccessiva dipendenza reciproca che potrebbe portare i membri a ritenere di non poter funzionare al di fuori del gruppo. Cartwright e Kent (1992) sostengono che, come le famiglie, i gruppi religiosi alternativi “spesso avviluppano i loro membri in ambienti sociali vincolanti che facilitano il verificarsi di abusi prolungati e sistematici“. Sottolineano che tali gruppi mostrano tratti che nelle famiglie favoriscono la violenza: leader patriarcali, coinvolgimento intenso, sistemi chiusi ed estrema dipendenza dal leader.

Questi gruppi costituiscono una componente significativa della nostra popolazione. Langone (2003) stima prudentemente che circa 4.400 di questi gruppi operino oggi negli Stati Uniti. L’adesione stimata è di circa il 2% della popolazione o di 5.000.000 di persone. Supponendo che la proporzione di bambini in tali gruppi sia paragonabile a quella della popolazione generale, circa 1.250.000 bambini crescono in gruppi isolati e autoritari.

I bambini in questi gruppi sembrano essere vulnerabili a causa delle dinamiche interne e, in alcuni casi, della loro ideologia. Gli studiosi di religione hanno verificato come i principi religiosi, in particolare il rifiuto di cure mediche e l’esorcismo, possano danneggiare direttamente i bambini. Bottoms, Shaver, Goodman e Qin (1995) hanno esaminato i danni causati dalla negligenza medica derivante dalle credenze di guarigione della fede e dalla “liberazione dal male”. Marshall (2002) ha riferito su un caso in cui l’abuso sanzionato dalla religione e destinato a esorcizzare il male, risultava causa della morte di un bambino. Asser and Swan (1998) hanno studiato i decessi infantili causati da negligenza medica motivata dalla religione. Hanno trovato che su 172 bambini morti in famiglie in cui i genitori hanno rifiutato le cure mediche a causa della dipendenza da rituali religiosi, 140 bambini sono morti a causa di condizioni per le quali i tassi di sopravvivenza con cure mediche erano superiori al 90%; e che altri 18 bambini sono morti a causa di condizioni con tassi di sopravvivenza previsti superiori al 50%.

Il potere di un leader e la dipendenza dei suoi seguaci potrebbero anche mettere a repentaglio il benessere dei bambini. Bottoms, Shaver, et al. (1995) hanno affrontato  l’abuso di bambini da parte del clero. Rivedendo casi storici di abusi sessuali su minori nelle religioni alternative, Kent (2000) ha osservato che la fiducia degli aderenti nella gerarchia e le posizioni dei leader come rappresentanti di Dio, la cui purezza consente loro di fare qualsiasi cosa vogliano, probabilmente sono alla base di questi comportamenti. Capps (1992) e Ellison (1996) riassumono i modi in cui la religione può portare all’abuso di minori; questi metodi vanno dall’uso di citazioni bibliche per giustificare le percosse al non ascolto degli altri adulti delle accuse dei bambini sulla cattiva condotta dei sacerdoti.

 

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Dal punto di vista personale, Stein (1997) e Rochford con Heinlein (2001) offrono racconti commoventi di madri che, come membri di gruppi isolati autoritari, sia religiosi che non religiosi, hanno sottomesso i loro istinti e assecondato i maltrattamenti dei leader o persino hanno rimozione le richieste di aiuto dei loro bambini.

Siskind (2001) ha scoperto che gli ex membri che sono cresciuti in cinque gruppi diversi totalitari ideologicamente hanno riportato gravi abusi mentali ed emotivi. Ex membri di quattro dei cinque gruppi si sono lamentati di aver subito abusi sessuali da bambini. Siskind (2001: 420) cita anche uno studio del 1997 di Martin Katchen che ha riportato “un tasso allarmante di disordini dissociativi tra i bambini cresciuti in culti totalitari“. I casi di abuso di minori abbastanza gravi da attirare l’attenzione dei media sono stati oggetto di 28100 notizie che sono state ristampate in un numero del 2003 del Cultic Studies Review (2003). Sei dei casi trattati riguardavano la morte di bambini.

 

Metodologia

Le informazioni di base sui fondamentalisti, propaggine poligame della religione mormone, sono ampiamente disponibili nelle storie, nei resoconti popolari e negli articoli dei giornali. I sermoni e altri documenti dei leader del PMC, così come le narrazioni personali, hanno fornito informazioni su pratiche specifiche dei gruppi poligami. Poiché alcune fonti hanno preso posizioni forti a favore o contro le credenze e/o le pratiche dei mormoni poligami, ho cercato coerenza nei rapporti di diverse fonti per confermare la loro accuratezza.

 

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Per ottenere informazioni sulle interazioni del CPS con bambini in PMC, ho sviluppato un questionario strutturato, “Esperienza personale di abuso e negligenza infantile” (PECAN). Un totale di 17 soggetti hanno partecipato di persona o per telefono al sondaggio. Dopo aver completato il test, gli intervistati hanno risposto alle domande di follow-up emerse dalle loro risposte alle domande del sondaggio. È stato utilizzato il metodo del campionamento a valanga (a ciascun rispondente è stato chiesto di suggerire altre persone disponibili a partecipare alla ricerca). Il sondaggio e le interviste di follow-up hanno riguardato solo le informazioni sull’esperienza personale dei partecipanti; hanno escluso le relazioni degli intervistati sugli altri. Questo sondaggio ha generato 11 segnalazioni di interventi CPS nelle comunità di PMC.

Interviste non strutturate a 7 ex e attuali lavoratori e funzionari per la tutela dei minori nello Utah e in Arizona hanno integrato quelle degli ex membri e fornito prospettive professionali sul lavoro con le PMC.

Per valutare le prestazioni di CPS nei casi segnalati, ho verificato per la prima volta se tali azioni rispondevano ai requisiti propri di CPS come stabilito nel manuale del CPS dell’Utah (pubblicato su Internet, Divisione Utah of Family and Child Services, 2001), o conforme alle politiche dello Utah e dell’Arizona come elencate nel Dipartimento di Salute e Servizi Umani degli Stati Uniti (2003b), studio nazionale sui sistemi di protezione dei bambini e gli sforzi di riforma: revisione della politica CPS dello Stato. Sebbene i presunti abusi siano avvenuti sia in Utah che in Arizona, il manuale dell’Arizona non era disponibile per intero. In considerazione dei regolamenti federali che governano in tutti gli stati, è ragionevole presumere che entrambi gli stati abbiano standard e procedure simili. Non ho verificato se le leggi fossero diverse al momento in cui è stata redatta la relazione (la più antica esperienza di rendicontazione risale al 1984).

Era anche importante valutare se le carenze rilevate fossero comuni nell’assistenza all’infanzia, e quindi non correlate ai PMC. Due studi recenti, lo Studio nazionale sui sistemi di protezione dei bambini e gli forzi di riforma: risultati sulle pratiche locali di CPS (Dipartimento della sanità e dei servizi umani per bambini, giovani e famiglie, 2003a) e The Unsolved Challenge di Annie E. Casey Foundation della riforma del sistema: la qualità dei lavoratori dei servizi umani di prima linea (2003), più le statistiche della Child Welfare League of America, hanno fornito informazioni su questo argomento.
La Cultura dei PMC

La poligamia era una delle prime premesse della teologia mormone ed era una pratica della corrente principale mormone nel diciannovesimo secolo. Sebbene messa fuori legge nel 1890, la pratica è continuata in un certo numero di comunità i cui membri si considerano veri seguaci dell’eredità mormone. I mormoni fondamentalisti credono che il matrimonio poligamo sia un requisito essenziale per l’ammissione in Paradiso (Jeffs, 1997). La maggior parte dei mormoni poligami vive nello Utah, ma ci sono comunità in Arizona, Montana, Idaho, California, Messico, Canada e forse anche in altri stati. La popolazione totale dei mormoni poligami potrebbe essere numerata da 30.000 a 100.000. (Krakauer, 2003; Wright, 2002).

 

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Le PMC hanno una curiosa relazione con la legge. Sebbene illegale, la poligamia è raramente perseguita e viene regolarmente riconosciuta nella vita pubblica dello Utah e in alcune parti dell’Arizona. Titoli di giornali come “Il membro della chiesa poligama confessa di aver rubato $ 1,5 milioni” (Cantera & Vigh, 2002) e “Sorelle vedove: mogli di poligami morti ricostruiscono le loro vite” (House, 2002) appaiono regolarmente.

Alcuni PMC sono vicine o addirittura sono a Salt Lake City. Altre sono geograficamente isolate. Alcune comunità sono piuttosto piccole, composte da un “profeta” maschio autoproclamato, dalle sue mogli e dai suoi figli. Altre hanno migliaia di aderenti. Le comunità hanno una struttura gerarchica, con un leader che domina, a volte con l’aiuto di una piccola cerchia ristretta, in virtù del “comando di Dio“. Poiché il leader rivendica una connessione diretta con Dio, i membri delle comunità accettano le sue regole come comandi di Dio, per essere obbedito senza scrupoli. La disobbedienza condanna un credente all’inferno. Abbandonare il gruppo – l’ultima disobbedienza – è certamente come consegnarsi all’inferno. (Vedi, per esempio, Jeffs, 1997, pp. 1417.)

Una grande comunità, la Fundamentalist Latter Day Saints (FLDS), è ubicata nella città di Hildale-Colorado, una città situata al confine tra Utah e Arizona. Questo gruppo comprende da 5.000 a 10.000 persone. Il loro capo Warren Jeffs, esercita il controllo spirituale, psicologico, economico e politico della città di Hildale-Colorado. I residenti indossano vestiti caratteristici; seguono i dettami di Jeff riguardo al lavoro, all’educazione e al matrimonio; e obbediscono alla parola di Dio ricevuta da Jeffs. Gli uomini devono avere il permesso di sposarsi e la sua benedizione sulla scelta del partner (che a volte detta). Poiché il matrimonio plurimo è essenziale per la salvezza, il controllo del leader del matrimonio è uno strumento potente per indurre la conformità. La dirigenza del FLDS, attraverso una società, possiede anche la maggior parte della terra e la maggior parte delle attività commerciali nelle due città. Gli insegnanti della FLDS lavorano nella scuola pubblica e i membri della FLDS costituiscono il corpo della polizia locale (Bistline, 1998). Si dice che i bambini siano scoraggiati dal continuare la loro istruzione oltre l’ottavo anno. Non tutte le famiglie sono poligame, ma molti uomini, soprattutto i leader, hanno più mogli – fino a 60, secondo alcuni rapporti (Bateman, 2000).

Le PMC prosperano anche in contesti urbani. Una partecipante a questo studio è stata una delle otto mogli di una famiglia che viveva a Salt Lake City. Descriveva una vita di frequenti azioni, intrighi e dissensi tra le mogli che vivevano in diverse case, e un capogruppo che si muoveva in modo irregolare da una famiglia all’altra. In quel gruppo, ciascuna moglie era responsabile sia di crescere i suoi figli sia di sostenere finanziariamente se stessa e i suoi figli.

 

Esperienze personali dei bambini in PMC

L’indagine “PECAN” sull’esperienza personale dell’infanzia e negligenza (Child Experience Abuse and Neglect), sviluppata appositamente per questo progetto, non è stata testata prima dell’uso sul campo. Lo scopo dell’indagine PECAN era (1) di ottenere informazioni sulle esperienze di abusi o di abbandono da parte di singoli individui in gruppi isolati e autoritari e (2) esplorare se la segnalazione di tali esperienze aveva prodotto esiti deliberati da parte di CPS. L’indagine PECAN non misura in alcun modo l’incidenza o la prevalenza dell’abuso e dell’abbandono in tali gruppi. Il gran numero di partecipanti che hanno riportato esperienze di abuso e negligenza potrebbe semplicemente indicare che le persone che hanno esperienze fortemente negative hanno maggiori probabilità di andarsene. Il campione era appropriato per esplorare cosa, se non altro, è successo dopo le esperienze negative.

Lo strumento di indagine di tre pagine include una sezione per le informazioni demografiche; una sezione sulle esperienze personali degli intervistati di abuso fisico, abuso sessuale e negligenza; una sezione sull’esperienza degli intervistati di riportare o non riportare l’abuso o la negligenza; e due domande a risposta aperta. I risultati presentano informazioni solo sulla storia personale degli intervistati. Gli intervistati, tutti ex membri che hanno rifiutato la vita poligama, hanno riferito una varietà di specifiche esperienze infantili, che vanno da nessun abuso a un abuso grave e prolungato. Rapporti e commenti hanno costantemente raffigurato una cultura le cui opinioni sull’abuso e sull’abbandono sono molto diverse dalla mission originale.

Un totale di 17 intervistati ha preso parte al sondaggio, di cui 3 risultano non aver vissuto in PMC da bambini. L’eliminazione di questo gruppo ha lasciato un totale di 14 partecipanti qualificati. Degli intervistati qualificati, 5 hanno trascorso la loro infanzia a Hildale-Colorado City, 4 hanno trascorso parte della loro infanzia a Hildale-Colorado City e altrove, e 5 sono cresciuti in altri PMC. Gli intervistati non sono stati pagati. Prima di somministrare il sondaggio, leggo agli intervistati una dichiarazione scritta che descrive gli argomenti da trattare e spiego come verranno utilizzate le informazioni. Li ho informati del loro diritto di interrompere il processo in qualsiasi momento. La dichiarazione ha anche assicurato che le loro informazioni personali sarebbero state mantenute riservate, sebbene potessero essere citate senza attribuzione. Ho anche offerto agli intervistati una consulenza telefonica gratuita qualora avessero bisogno di aiuto per affrontare le emozioni evocate nel processo di indagine.

Gli intervistati hanno un’età compresa tra 19 e 68 anni. L’età media di 42 anni. Dieci intervistati erano donne e 4 erano maschi. (Vedi Appendice, Tabella A1, per i dettagli). Tre intervistati sono cresciuti in famiglie monogame, nonostante l’affiliazione ad una comunità poligama. Alcune famiglie poligame avevano più di una madre in casa mentre in altri casi le mogli vivevano in case diverse. Il maggior numero di madri che hanno riportato di aver vissuto in una casa è stato 13. Solo 3 intervistati hanno riportato famiglie con meno di 10 fratelli, mentre 7 (50%) provenivano da famiglie di 26 o più fratelli. Dieci intervistati (71%) hanno vissuto nella comunità PMC per 16 anni o più. Nove intervistati (64%) sono rimasti adolescenti o ventenni. Due partecipanti, sebbene non più credenti, vivevano ancora in un PMC.

Dodici intervistati (86%) hanno riferito di esperienze di abuso fisico da bambini al di sotto dei 16 anni. (Vedi Appendice, tabelle A2 e A3 per i dettagli). Dieci intervistati (71%) hanno riferito abusi sessuali. Undici intervistati (79%) hanno riportato negligenza. Dei 12 che hanno riferito di abusi fisici, 6 hanno subito abusi multipli, tra cui calci, frustate, percosse, scosse. Sette dei 12 hanno riferito di essere stati abusati più spesso di una volta al mese e 3 hanno riportato abusi quotidiani. Sette dei 10 che hanno denunciato abusi sessuali hanno affermato che gli abusi sono continuati per 5 anni o più. Otto degli 11 che hanno segnalato la negligenza hanno affermato che la negligenza è iniziata quando avevano tra i 5 ei 9 anni e continuava per 10 anni o più.

Il sondaggio ha chiesto agli intervistati come pensavano che la comunità vedesse i comportamenti offensivi elencati. Per quanto riguarda l’abuso fisico, 13 intervistati (93%) hanno dichiarato che la comunità generalmente ritiene tali comportamenti “appropriati” o “accettabili”, mentre uno “non lo sapeva”. (Questo risultato non dovrebbe essere preso per indicare che i poligami generalmente abusano del loro figli. Un partecipante ha dichiarato che è stato attraverso i suoi compagni di classe, membri del PMC, ad imparare che quello che stava accadendo a casa era sbagliato). Nonostante l’alta incidenza di abusi sessuali riferiti, 13 intervistati (93%) hanno dichiarato che non sapevano come la comunità la vedesse o pensasse e che la considerava inappropriata. Molti hanno menzionato il fatto che tali cose non sono state discusse. Nove intervistati (64%) ritenevano che gli articoli elencati come “neglect” fossero considerati accettabili o appropriati nei PMC. Cinque intervistati non sapevano come la comunità vedesse le pratiche negligenti. Nessuno degli intervistati ha pensato che la comunità li considerasse inappropriate.

Il sondaggio ha quindi chiesto agli intervistati di descrivere cosa, se non altro, loro o altri hanno fatto riguardo l’abuso e l’abbandono. Dei 12 intervistati che sono stati abusati o trascurati, 6 non hanno riferito le loro esperienze a nessun adulto. Tutti i non segnalanti hanno elencato più di un motivo per la loro decisione. Cinque dei 6 pensavano che la segnalazione avrebbe peggiorato le cose e che avrebbe potuto ferire o mettere in imbarazzo la loro famiglia o altri. La Tabella 2 riassume il ragionamento dei non partecipanti. Due intervistati hanno dichiarato che un’altra persona era a conoscenza, ma non l’ha riferito. Un intervistato, che ha vissuto a Salt Lake City da bambino, ha detto: “Se i miei insegnanti avessero mostrato sospetti, sarei stato allontanato da quella scuola e mandato in un altro posto, per andare in una scuola diversa“.

TABLE 1. How Community Viewed Abusive and Neglectful Behaviors

(n = 14)
Physical Abuse Sexual Abuse Neglect
No. % No. % No. %
Acceptable/appropriate1 13 93 12 7 9 64
Inappropriate 0 0 6 43 0 0
Don’t know 1 7 7 50 5 36

 

Il sondaggio ha chiesto agli intervistati di scegliere tra quattro categorie: accettabile, appropriato, inappropriato o non noto. I termini “accettabile” e “appropriato” si sono dimostrati troppo simili nel significato per offrire una distinzione utile, quindi sono crollati in questa tabella.

2 Sebbene la definizione utilizzata nell’indagine PECAN includesse chiaramente il matrimonio minorile, questo era apparentemente l’unico elemento che collegava il matrimonio minorenne con l’abuso sessuale.

Un intervistato che non ha risposto ha dichiarato: “Mia madre mi avrebbe protetto. Era molto malata“.

 

TABLE 2. Those who did not report
(N = 6)1

 

Non ha segnalato perchè:
Pensavo che avrebbe peggiorato le cose 5
Non volevo ferire, mettere in imbarazzo la famiglia, altro 5
Pensato, me lo sono meritato 3
Temevo un danno se l’avessi detto
3
Non sapevo che era sbagliato 2
Non pensavo che sarebbe stato d’aiuto 2
Altro 1

 

I numeri non sono totali perché la maggior parte degli intervistati ha dato più di una risposta.

I risultati per i 6 intervistati di cui è stato segnalato l’abuso erano per lo più negativi. Poiché alcuni intervistati hanno riferito di abusi in più di un’occasione e altri hanno segnalato per loro conto, il sondaggio ha prodotto un totale di 11 segnalazioni. In quattro occasioni gli intervistati non hanno segnalato alcun cambiamento e in cinque occasioni hanno segnalato un cambiamento in peggio. Solo 2 intervistati hanno riportato un miglioramento a seguito del rapporto.

Nella maggior parte dei casi, i bambini che hanno riferito di abusi hanno parlato con i membri femminili della famiglia. Due bambini lo hanno detto ai loro insegnanti, che erano membri del PMC. Una madre ha denunciato l’abuso alla polizia locale, anch’essi membri del PMC. Né gli insegnanti né la polizia locale hanno contattato il CPS come richiesto dallo stato. Gli intervistati che hanno riferito ai membri del gruppo hanno dichiarato che le loro condizioni sono peggiorate in seguito alle segnalazioni. I commenti di alcuni intervistati mostrano come la paura del mondo esterno, la deferenza verso la santità dei leader di gruppo e il duplice ruolo dei funzionari della comunità ostacolassero una protezione efficace (sono state fatte segnalazioni sia in Arizona che in Utah. Per proteggere le identità degli intervistati, non ho citato lo stato in questione.):

La partecipante n. 1 ha dichiarato di aver raccontato degli abusi al suo insegnante, un membro del PMC, il quale è andato da sua nonna. Ha riferito che suo padre le ha detto che era “fuori questione andare alla polizia. Ci metterebbero tutti in prigione e porterebbero via le nostre madri e i nostri padri. Se parlassi con la polizia, porterei il male nelle nostre vite“.

La partecipante n. 5 ha detto che quando lei e sua madre hanno denunciato l’abuso fisico alla polizia locale in un PMC, hanno detto alla madre: “Se fossi stata una moglie obbediente, avresti figli obbedienti“. La polizia non ha intrapreso ulteriori azioni.

La partecipante n. 8 ha riferito di aver detto a sua nonna degli abusi fisici. La nonna era malata ma ha detto che aveva in programma di chiamare le autorità. La nonna morì poco dopo senza fare la chiamata. L’intervistata ha riferito che suo padre, l’aggressore, le ha detto (aveva 10 anni) di aver manomesso le medicine della nonna per farla morire prima che potesse riferire.

La partecipante n. 13 ha ricordato che di aver raccontato degli abusi fisici a sua madre, che ha risposto che non poteva fare nulla, e alla sua matrigna, che le ha detto di pregare per questo. La stessa intervistata ha riferito di aver denunciato gli abusi sessuali a sua zia, che l’ha accusata di aver mentito perché il padre dell’intervistata, l’aggressore, era “un uomo di Dio“. Questa intervistata ha anche affermato che il leader della comunità sapeva attraverso i legami familiari che suo padre stava molestando i bambini, ma non ha fatto nulla.

Sia in Arizona che nello Utah, la legge richiede che gli insegnanti e le forze dell’ordine segnalino sospetti di abusi sui minori al CPS. Lo Utah è uno dei 14 stati in cui tutti hanno il mandato di riferire. (Dipartimento americano di salute e servizi umani, 2003a, Tabella 3a). Tuttavia, la lealtà verso il gruppo e le sue convinzioni in questi casi hanno annullato sia la responsabilità materna sia gli obblighi legali dei membri del PMC. Questa lealtà ha demolito la prima linea di sostegno per i bambini maltrattati.

TABLE 3. The Reporting Experience
(N = 11 reports1)
Modifica risultante dai rapporti
Nessuna 4
Peggioramento 5
Miglioramento 2

 

Un intervistata ha riferito di essere fuggita ripetutamente, a partire da 9 anni, e si è lamentata ripetutamente con familiari e membri della comunità. Perché non riusciva a ricordare quante volte ciò fosse accaduto, né poteva dettagliare le occasioni individuali, tutti i tentativi appaiono su questa tavola come un evento.

I due casi descritti dagli intervistati in cui un rapporto portava a condizioni migliorate sono stati segnalati ad agenti di polizia che non erano membri del PMC. La discussione di questi casi è inclusa nella sezione seguente.

 

Interazioni con i servizi di protezione dell’infanzia

Le informazioni sulle interazioni di CPS con le PMC derivano dai resoconti degli intervistati sulle esperienze infantili e sulle esperienze di adulti da ex membri che cercano di aiutare i bambini nelle PMC. Otto persone hanno riportato un totale di 11 interazioni con il CPS. Di nuovo, ho incluso solo informazioni sulle esperienze personali dei partecipanti. L’input del CPS proveniva dai lavoratori del CPS dell’Arizona e dello Utah con esperienza di PMC e da un portavoce del governo dello Utah.

In ogni caso, ho confrontato le prestazioni del CPS con le regole citate nel manuale dello Utah dei CPS o con le politiche dichiarate nello Studio nazionale sui sistemi di protezione dei bambini e gli sforzi di riforma: Revisione della politica CPS di stato (Dipartimento americano di salute e servizi umani, 2003b) ). I risultati mostrano che il CPS sembra aver pienamente rispettato solo 2 delle 11 interazioni; che ha rispettato parzialmente in quattro casi; che sembrava non rispettare in quattro casi e che una grave violazione sembra essere avvenuta in un caso. Ancora una volta, per proteggere la riservatezza, non specifico lo stato in cui è stato creato il rapporto.

 

TABLE 4: CPS Interactions with FMC Communities
(N = 11)
CPS appare in conformità
2
CPS parzialmente conforme 4
CPS appare non conforme
4
Totale delle interazioni
11

 

Il CPS ha soddisfatto i suoi obblighi in due casi

Caso 1: un intervistata che ora è un attivista anti-poligamia ha riferito di aver ricevuto una telefonata da una ragazza adolescente di un PMC, che ha detto all’attivista che suo padre la stava molestando. L’attivista ha contattato il CPS. Un operatore del CPS ha organizzato una chiamata a tre, in modo che lui e l’attivista potessero entrambi parlare con la ragazza. Il caso non è andato da nessuna parte perché è risultato che la ragazza aveva dato un nome falso e il CPS non ha potuto indagare ulteriormente.

Caso 2: Nel 2001 un’ex moglie poligama, che viveva in un PMC, riferì al CPS che un figliastro tredicenne aveva molestato sua figlia. L’intervistata ha dichiarato che portava tutti ogni settimana, per 6 mesi, in una città che distava 40 miglia in cui un CPS forniva consulenza a tutti, inclusa la formazione dei genitori e la gestione della rabbia per se stessa. Ha detto che i servizi erano “totalmente appropriati e sufficienti“.

Il CPS ha parzialmente soddisfatto i suoi obblighi (quattro casi)

I casi 3 e 4 sono quelli in cui le segnalazioni di abuso hanno prodotto qualche miglioramento nella situazione degli intervistati. In entrambi i casi, i bambini (in diverse aree geografiche) sono stati temporaneamente rimossi dalle case, e i successivi cambiamenti nelle loro disposizioni di vita alla fine hanno portato a case più sicure. Tuttavia, in nessuno dei due casi il CPS ha intervistato o monitorato i bambini mentre erano sotto la custodia dello stato. Una intervistata ha affermato che “Sarebbe stato bello se, mentre eravamo al sicuro, qualcuno fosse venuto a chiedere come stessimo facendo. Nessuno ha chiesto agli altri ragazzi cosa stava succedendo“. L’altra ha affermato che durante le 2 settimane è rimasta in una casa protetta e non le è stato permesso di fare o ricevere telefonate o visite, non è andata a scuola e non ha parlato con nessuno tranne i “genitori di casa” e “altri due bambini” che erano anche in casa.

Il manuale sui servizi di protezione dei bambini dell’Utah afferma che se un bambino è stato definito a rischio, ogni bambino nella stessa casa con capacità di comunicazione deve essere intervistato o osservato personalmente. [Utah Division of Family & Child Services. (2001), 204.3C (2)]

Il caso 5 evidenzia il ruolo della polizia nelle attività di protezione dei minori. Una intervistata che vive fuori dalla comunità ha riferito che nell’aprile del 2001 ha appreso che sua sorella quattordicenne, in un PMC rurale, aveva sposato un fratellastro di 21 anni. Meno di un mese dopo il matrimonio, la quattordicenne si è recata a casa di un fratello. Ha detto ad una sorella al telefono, “Non volevo sposarmi” e “Non voglio tornare indietro“. In pochi giorni, è stata indotta a lasciare la casa di suo fratello ed è stata portata via. La sorella maggiore ha contattato il CPS. Il CPS ha inviato il caso allo sceriffo della contea, che non ha agito per 4 giorni. Quando la sorella maggiore ha implorato il vice sceriffo di agire, questi le ha risposto: “Devo prima chiamare X (un leader del PMC)”. Quando i collaboratori dello sceriffo sono andati ad ascoltare la quattordicenne, è stato loro detto che era “assente“. Un mese dopo, una ragazza che ha dichiarato di essere la ragazza in questione si è recata al capoluogo della contea e ha parlato con un operatore del CPS. Quest’ultimo ha riferito che la ragazza affermava stava bene.

Poiché la politica del CPS dello Utah  consente a un minore ascoltato in caso di abuso sessuale di avere un “amico” presente durante l’intervista, era presente un adulto che era venuto con la ragazza. L’operatore del CPS ha detto alla sorella che non era sicuro di chi fosse l’adulto. L’operatore del CPS ha quindi chiuso il caso.

Il manuale del CPS dello Utah afferma che un rqagazzo di età compresa tra 14 anni e 16 anni non può legalmente acconsentire a rapporti sessuali (o ad altri atti sessuali) con una persona di 7 anni  in più di età  (Utah Division of Family and Child Services, 2001). L’Utah richiede alle forze dell’ordine di indagare su casi di sospetto abuso grave e/o attività criminale, e il Manuale dello Utah CPS stabilisce che se ci sono accuse di recenti abusi sessuali è necessario un esame medico entro 72 ore (Utah Division of Family and Child Services, 2001, 202,9c3). Sebbene in questo caso il CPS non abbia avuto la responsabilità di prima linea, sembra che sia stato negligente nel non garantire un’indagine appropriata.

Il caso 6 mostra un CPS lento nel rispondere. A partire dal febbraio 2003, ha affermato una intervistata, ha fatto ripetute telefonate al CPS circa una ragazza di 15 anni che sembrava sposata come la sesta moglie di un uomo di 42 anni. L’intervistata ha avuto conversazioni telefoniche con l’operatore assegnato al caso, il quale ha affermato che aveva bisogno di “costruire un legame di fiducia” all’interno della famiglia prima  di agire per le accuse. Quando alla fine l’operatore andò all’appuntamento, per ascoltare la ragazza, gli fu detto che la ragazza, proprio quel giorno (dopo un periodo di tre anni), era tornata a scuola. L’operatore non ha proseguito l’indagine perché, ha riferito l’intervistata, non voleva interrompere il primo giorno di scuola della ragazza. Ritornato per un appuntamento successivo programmato,  alcuni giorni dopo, l’operatore non ha trovato nessuno in casa, anche se ha aspettato diverse ore. Mentre il CPS procedeva verso la sua prossima mossa, ad aprile, la famiglia è andata via, probabilmente, secondo la partecipante alla ricerca, in Messico.

Sia nello Utah che in Arizona, il periodo di tempo per completare un’indagine, incluso il contatto richiesto con il bambino, è da 2 a 4 settimane (Dipartimento degli Stati Uniti di salute e servizi umani, 2003b), tabelle 4-J e 4-K). Questo operatore non ha completato l’indagine in modo tempestivo.

Il CPS sembra non aver soddisfatto i suoi obblighi (quattro casi)

Il caso 7, nel 1989, coinvolse un padre abusato sessualmente che era diventato un dipendente della scuola pubblica. Due delle sue figlie, che erano state entrambe abusate, hanno riferito la loro storia al CPS per la preoccupazione di altri bambini che ora avrebbero potuto essere a rischio. Quando hanno chiamato un po’ di tempo più tardi per informarsi, è stato loro detto che non c’era traccia del rapporto.

Nei casi 8 e 9, nel 1995 e nel 1997, un intervistato che ha ripetutamente chiamato per segnalare sospetti matrimoni di minorenni è stato informato che non vi era alcuna registrazione di alcun rapporto.

Il caso 10 riguardava un rapporto del 1991 al CPS di un ex membro di un PMC dell’area metropolitana secondo cui un membro di quel gruppo stava molestando sua nipote. L’intervistata ha fornito al CPS il nome e l’indirizzo di una nipote più grande che era stata molestata dal nonno. Ha riferito che mentre il CPS ha espresso preoccupazione per la bambina più piccola, non ha reagito affatto alle informazioni circa la bambina più grande, che ora aveva 15 anni ed era sposata come terza moglie di un uomo di 56 anni. Ha riferito che la loro risposta è stata: “Registreremo la segnalazione per non dover testimoniare in tribunale. Se vuole, suo marito può sedersi con lei e tenerle la mano mentre lei ce ne parla“. (la partecipante in seguito apprese che la  quindicenne era nota al CPS e che era fuggitiva dalla custodia statale).

Lo stato in cui è stata redatta la relazione proibisce le relazioni sessuali tra persone di età compresa tra 14 anni e 16 anni con chiunque abbia più di 7 anni di età rispetto a loro. Alla luce di questa legge, la reazione del CPS nel caso 10 sembra chiaramente inappropriata.
Il CPS sembra aver violato la legge (un caso)

Caso 11: una intervistata è entrata in contatto con il CPS nel 1984, quando aveva 14 anni e viveva in un PMC. Dopo un procedimento giudiziario, è stata posta sotto la custodia di suo zio paterno, un importante leader del PMC. Riferisce che lo zio l’ha chiusa in una stanza senza finestre, l’ha tenuta isolata dai suoi fratelli e dalla madre, e spesso l’ha picchiata. Ogni settimana, ricorda, la portava a visitare un impiegato del CPS nel capoluogo di contea, a cui lei inizialmente, e dopo aver assicurato che le loro conversazioni erano riservate, ha raccontato le percosse. Ha ricordato che l’operatore era comprensivo e le aveva detto che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarla. Tuttavia, ha successivamente scoperto che l’operatore stava registrando le loro conversazioni e dando i nastri a suo zio violento.

Perché un operatore dovrebbe restituire una bambina settimana dopo settimana ad un posto in cui ella aveva riferito di essere stata abusata, senza, a quanto pare, aver svolto alcuna indagine? Perché l’operatore ha violato la fiducia della bambina? L’intervistata che ha segnalato questa esperienza lo ha attribuito alla paura del PMC. Questa interpretazione è stata supportata dal rapporto di un’altra intervistata, un’adulta al momento di questi eventi, che aveva lasciato il gruppo diversi anni prima e che viveva nel capoluogo di contea. Ha dichiarato che lo stesso operatore l’aveva chiamata e le aveva detto che aveva dato il suo numero di telefono alla bambina con le istruzioni per memorizzare il suo numero e poi distruggere il foglio.
La performance dei CPS è discriminatoria?

Le informazioni disponibili suggeriscono diversi motivi per cui il CPS non ha rispettato i propri standard in questi casi: (a) casi pesanti; (b) natura eccezionalmente difficile dei casi; (c) idee sbagliate; (d) mancanza di sostegno da parte delle forze dell’ordine e (e) l’immagine pubblica e il potere politico dei PMC.

 

Casi pesanti

Il carico di lavoro è un problema comune per gli operatori che proteggono i bambini. Lo studio nazionale sui sistemi e le riforme dei servizi di protezione dell’infanzia: risultati sulle pratiche locali di CPS (Dipartimento della sanità e dei servizi umani degli Stati Uniti, 2003a, pag. 2-9) riporta che il 69% delle agenzie CPS percepiva i propri carichi di lavoro eccessivi per una o più funzioni. Light (2003), in un sondaggio su un campione di 1.213 operatori dei servizi sociali, ha rilevato che il 70% riteneva di essere oberato di lavoro. La Fondazione Annie E. Casey (2003, p.17) ha rilevato che il carico di lavoro per i lavoratori del benessere dei bambini è, in media, il doppio dello standard della Child Welfare League of America.

Gli operatori dello Utah sembrano essere tra coloro d’accordo sul fatto di essere sovraccarichi di lavoro. Secondo il rapporto 2001 sul maltrattamento dei bambini del Dipartimento per la salute e i servizi umani (HHS), per i 20 stati che hanno riferito, il tempo medio di risposta tra la ricezione di un rapporto e l’inizio dell’indagine era di 50 ore. Per l’Utah quel tempo di risposta era di 129 ore. Secondo HHS (2001), il numero medio di indagini per operatore era di 69 all’anno. Gli operatori dello Utah hanno eseguito in media 155 inchieste ciascuna nel 2001. Il tempo medio di risposta per l’Arizona è stato di 65 ore, leggermente superiore alla media nazionale. Mentre l’Arizona riportava un carico inferiore alla media di 49 inchieste per operatore, i calcoli HHS non consideravano altre attività degli operatori che eseguivano più di una funzione, una forte probabilità per gli operatori delle aree rurali. Anche gli operatori rurali trascorrono molto tempo viaggiando. Un supervisore in una zona rurale ha affermato che, sebbene il carico di lavoro del suo operatore oscilli tra 10 casi e 15 casi, appropriato secondo le linee guida, il tempo che deve trascorrere viaggiando fa sì che il carico di lavoro sia molto completo (C. Quasula, comunicazione personale, 12 settembre 2003).

 

Natura eccezionalmente difficile dei casi

Gli operatori hanno commentato i livelli di segretezza e paura del “fuori” nei casi di PMC. L’agente del CPS, Ruth Huth, ha dichiarato che “ci chiamano il nemico“. Ha detto che la polizia di un PMC nella sua zona è segreta e nega che ci sia qualcosa di sbagliato nella comunità. Ha detto che i bambini non danno informazioni perché non si fidano degli operatori. Ha anche affermato di essersi sentita minacciata mentre lavorava su un caso di sindrome del bambino scosso. Ha detto: “Era un caso importante. Hanno portato … un membro di spicco (della gerarchia PMC) a partecipare a ogni intervista. Era intimidatorio“. (Comunicazione personale, 8 aprile 2003).

L’operatrice del CPS “Elaine DeLauri” (uno pseudonimo), ha descritto la sua esperienza in un bar in una città di PMC. Quando lei entrò, c’era solo un’altra persona. Quando si sedette, l’uomo la fissò e poi fece una telefonata. Altri uomini entrarono nel bar. Molti di loro fecero telefonate. “In poco tempo“, ricorda, “c’erano 14 uomini seduti emi fissavano, e io non ero nemmeno lì per affari; ero solo di passaggio! tutto era intimidatorio. “(Comunicazione personale, 10 settembre 2003)

Martin Rothman, un altro operatore, ha descritto la sua sorpresa quando ha capito il perché qualcuno era sempre seduto in una macchina agli ingressi di entrambe le strade in una grande comunità di PMC: “Sono guardie. Sanno quando vieni e quando te ne vai“. (Comunicazione personale, 17 settembre 2003)

Il funzionario CPS Gene Ashdown, notando che la sua agenzia aveva difficoltà a trasferire dei bambini dal PMC ad alcune famiglie affidatarie, ha descritto un clima di “paranoia e sfiducia“. Egli ha raccontato, “Loro [PMC] sono molto omertosi …. Avevo ricevuto una telefonata, qualcuno voleva andarsene. “È un maschio o una femmina?” “Non posso dirtelo.” … “A volte prendevo accordi (con una famiglia adottiva) per prendere un bambino. Altre volte il bambino non si presentava e dicevano: “[Il bambino] è andato a [uno stato vicino]“.  (Comunicazione personale, 21 marzo 2003)

“Guardie” a parte, è difficile essere poco visibili quando ti avvicini a una comunità isolata su una strada di campagna. Ashdown ha osservato che “Quelle comunità sono a 50-60 miglia da (il capoluogo di contea) … possono vederti da molto lontano. Ti riconoscono … ” (comunicazione personale, 21 marzo 2003). È facile per le persone che hanno 10 minuti o 15 minuti di preavviso, sparire.

Nei casi di PMC, l’obbligo di intervistare tutti i bambini nella famiglia viene vissuto come un pesante fardello. Rothman ha parlato di una famiglia con 28 bambini intervistati (comunicazione personale, 17 settembre 2003), DeLauri di una famiglia di 42 bambini (comunicazione personale, 10 settembre 2003). E la privacy per le interviste è una sfida quando ci sono così tante persone in una sola casa (C. Quasula, comunicazione personale, 12 settembre 2003).

Stabilire un rapporto e conquistare la fiducia in queste comunità chiuse e segrete è estremamente difficile. DeLauri ha ripetutamente usato il termine “lavaggio del cervello” nel descrivere i suoi tentativi di ottenere informazioni dai bambini. Ha detto che tutti i 42 bambini della famiglia di cui sopra avevano la “stessa mentalità“, che considerava impossibile in un ambiente libero (comunicazione personale, 10 settembre 2003). Rothman sembrava avere più successo nel far collaborare i membri del PMC. Ha riferito che ha reclutato professionisti all’interno delle PMC per fornire consulenza e formazione per i genitori, e che le famiglie hanno prontamente accettato questo aiuto. Era d’accordo sul fatto che avrebbe dovuto parte del suo successo semplicemente ad essere un maschio in questa comunità di supremazia maschile, e ad un’apertura mentale apertamente espressa nei confronti della poligamia. (comunicazione personale, 17 settembre 2003)

 

Fraintendimenti culturali

Le incomprensioni culturali aggravano le difficoltà. Parlando con il Dipartimento dei Servizi per l’infanzia e la famiglia dell’Utah (DCFS), il rappresentante dei servizi costitutivi, Duane Betournay, (comunicazione personale, 20 marzo 2003) ha spiegato che la sua agenzia utilizza un approccio “culturalmente sensibile” al lavoro con le PMC. Ha paragonato le PMC alle comunità di immigrati clandestini [Immigrazione e servizi di naturalizzazione], per i quali “la cosa più importante è convincerli che il contatto con noi non è un’azione“. Ha sottolineato che i mormoni poligami hanno paura delle forze dell’ordine e affermano che il DCFS deve stabilire relazioni e formare partnership comunitarie per superare la paura e la sfiducia.

Questa prospettiva ignora la funzione della paura nella cultura PMC. Mentre la premessa sulla paura del mondo esterno da parte dei PMC è corretta, non tiene conto del modo in cui i dirigenti di PMC sfruttano questa paura. DCFS sembra non sapere che i gruppi PMC possono punire severamente i loro membri per contatti esterni non autorizzati. DCFS potrebbe non sapere che ai membri di alcuni gruppi è vietato l’uso di televisori (Krakauer, 2003, p.11). DCFS potrebbe non sapere o potrebbe scartare storie diffuse all’interno dei gruppi PMC di telefoni intercettati, di persone armate che ordinano agli estranei di andarsene (Jessop, 1987; Jessop, comunicazione personale, 2 giugno 2003). La paura delle conseguenze interne dei membri del PMC, se parlano, potrebbe scoraggiare la cooperazione tanto quanto la loro paura del mondo esterno. La presenza del funzionario nell’indagine CPS sopra descritta potrebbe essere stata più intimidatoria per i membri del PMC che per l’operatore. In più i bambini non possono rivelare informazioni agli estranei se temono di essere restituiti a una comunità in cui tale cooperazione è ritenuta malvagia.

La comprensione della cultura del PMC  da parte del DCFS  dello Utah sarebbe anche più accurata se l’organizzazione si rendesse conto che l’unica “relazione” accettabile in una comunità autoritaria è quella dell’obbedienza ai leader. Uno degli intervistati ha fatto riferimento alla “legge degli uni sugli altri” e ha spiegato che significa “Dovresti piacere a chi ti sta sopra“. I membri del PMC vedono un funzionario che ha una “relazione” con il loro leader come alleato del leader, che si conformerà ai suoi ordini. L’ex membro del PMC che implorava il vice sceriffo di cercare sua sorella capì che la sua risposta significava che prima doveva ottenere il permesso del capo del PMC.

Sostenendo che “i poligami non vogliono vedere l’abuso e l’abbandono” (Duane Betournay, comunicazione personale, 20 marzo 2003), la DCFS dimostra l’ignoranza dell’abisso culturale tra cultura principale dei PMC riguardo a ciò che costituisce abuso e negligenza. Gli intervistati cresciuti nei PMC hanno indicato che le loro comunità hanno visto l’abuso fisico e l’abbandono e che questi sono stati giudicati “appropriati” o “accettabili“. Per quanto riguarda gli abusi sessuali, in che modo DCFS concilia la sua percezione con le segnalazioni in corso di matrimoni di ragazze troppo giovani secondo la Legge dello Utah che devono impegnarsi nell’intimità sessuale con uomini più anziani?

Il divario culturale si applica anche ai bambini nati e cresciuti in PMC. Questi bambini potrebbero non collaborare perché accettano le convinzioni del PMC. Le ragazze adolescenti cresciute in PMC potrebbero essere felici di diventare “mogli sorelle” per uomini molto più anziani, credendo sinceramente che questa è la cosa migliore che potrebbero fare nelle loro vite. Una intervistata ha riportato una lotta con la figlia adolescente che voleva contrarre un matrimonio del genere, anche se la madre era desiderosa che lei finisse le superiori e andasse all’università. La ragazza, sostenuta dalla comunità, si è sposata. La madre, al momento del sondaggio, stava contestando gli sforzi dei dirigenti del PMC per sfrattarla da casa sua come punizione per la sua opposizione.

Gli operatori del CPS con cui ho parlato hanno dimostrato una diversa comprensione della cultura del PMC. Tutti hanno parlato della segretezza e della mancanza di collaborazione da parte delle autorità locali. Solo “DeLauri” (comunicazione personale, 10 settembre 2003) ha notato la paura dell’autorità interna. Ha dichiarato che gli uomini minacciano i bambini di far rispettare le mogli. Ha anche notato il controllo delle informazioni. Aveva tentato di convincere una moglie a leggere le “Sacre Scritture“. La moglie ha risposto che il profeta proibiva questo, e le persone si sarebbero ferite se lo avessero fatto. “DeLauri” sembrava inconsapevole che sfidare le convinzioni religiose di un cliente non è etico, ed è controproducente suggerire a un cliente che avrebbe potuto essere “sottoposta al lavaggio del cervello“.

Rothman (comunicazione personale, 17 settembre 2003) conosceva le divisioni interne tra i Santi degli Ultimi Giorni fondamentalisti. Le stime di Rothman sull’abuso nei PMC corrispondevano alle informazioni ottenute dagli intervistati, ma non era consapevole della negligenza. Osservava che se si considerava di dover lasciare i bambini alle cure di coloro che non erano in grado di sorvegliarli come negligenza, questo era un problema.

 

Mancanza di supporto da parte delle forze dell’ordine
I due casi in questo studio che hanno avuto esiti positivi hanno coinvolto entrambi i rapporti con la polizia “esterna“. Ma in altri casi, l’applicazione della legge era sia dilatoria che inadeguata. Nel presunto caso di rapimento, lo sceriffo ha rinviato l’azione per 4 giorni, sebbene la bambina sia stata denunciata contro la sua volontà. In un caso diverso (caso 6), uno sceriffo della contea ordinò ai residenti di lasciare una casa in cui un uomo ricercato per cinque accuse di reati sessuali con minori si trovava, sostenendo che il ricercato si sarebbe consegnato il giorno dopo. Al mattino seguente, la casa era vuota. Tutti i residenti erano fuggiti (Dougherty, 2003, Welling, 2003). In un altro caso, la polizia non ha nemmeno riferito al CPS di un membro del PMC che era stato accusato di molestia su cinque delle sue figlie e che si era dichiarato colpevole per un dversi abusi sessuali su minori. (M. Rothman, comunicazione personale, 17 settembre 2003)

Un atteggiamento sprezzante da parte delle forze dell’ordine nei confronti dei casi di abuso di minori potrebbe non essere specifico per i PMC. Un ex direttore di un centro per l’educazione dei minori nelle zone rurali dell’Utah ha riferito che le persone che vogliono denunciare presunti abusi sui minori potrebbero chiamare una delle quattro agenzie: lo sceriffo, la polizia, il centro di difesa dei minori o il DCFS. Si supponeva che chiunque avesse ricevuto un rapporto compilasse un modulo e lo inviasse alle altre agenzie. Ha ricordato che i rapporti alla polizia o allo sceriffo si sono spesso persi, mentre i rapporti al suo centro o al DCFS non si sono persi (M. Gilles, comunicazione personale, 10 gennaio 2003).

L’opinione comune che un bambino in fuga sia nel torto complica il ruolo di polizia. In molti stati, è contro la legge che un adulto non collegato “porti” a una fuga e le autorità hanno l’incarico di aiutare i genitori a riavere indietro il bambino. Una intervistata ha dichiarato che ha iniziato a scappare fin dall’età di 9 anni, che ha corso ripetutamente, che di solito raggiungeva una città a 30 miglia di distanza, e che una volta è arrivata fino a una città distante 100 miglia o più. L’intervistata ha riferito che la polizia dello stato o della contea – che non erano membri del PMC – non le ha mai chiesto perché stesse scappando, ma ha semplicemente ha chiamato i suoi genitori perchè andassero a riprenderla.

 

Immagine pubblica e potere politico dei PMC

Molti residenti e funzionari dello Utah, dove il 63% della popolazione è mormone (Wright, 2002), discendono da antenati poligami. C’è una tendenza a vedere le PMC come pittoresche, ma essenzialmente innocue. Come diceva una storia di un giornale, “C’è un punto debole nello Utah per quei rami densamente raggruppati nell’albero genealogico. Dire che il grande capo era un poligamo è una specie di aforisma divertente, come vantarsi di un antenato che cavalcava con Jesse James” (Henetz, 2002).

Nel 1953, le autorità dell’Arizona condussero un’incursione sconsiderata a Hildale nel Colorado City (allora chiamata Short Creek). L’obiettivo dichiarato era di sradicare la poligamia in Arizona. Funzionari dello stato radunarono donne e bambini e li mandarono nella zona di Phoenix, a oltre 500 miglia di distanza, dove furono tenuti per più di un anno, esprimendo continuamente il desiderio di tornare a casa. Gli uomini furono arrestati, accusati, e poi per la maggior parte rilasciati su cauzione. Il raid fu riportato dai media come una brutale intrusione su un gruppo di innocenti eccentrici religiosi (si veda, ad esempio, “The Lonely Men”, 1953) Quella zona ora è diventata un punto di raccolta per i leader del PMC che predicano l’ostilità del mondo esterno (Bistline, 1998) e un punto di riferimento pronto per rappresentare il governo come ostile alla loro libertà religiosa.

Eppure la paura non ha impedito a dozzine di poligami di apparire in un’audizione legislativa dello stato dello Utah nel febbraio 2001, per opporsi a un disegno di legge che avrebbe reso un reato per un genitore permettere ad un minore di entrare in un’unione poligama o che qualcuno consapevolmente approvasse tali unioni, e ciò renderebbe un crimine incoraggiare o promuovere tale unione. Sostenendo che queste ultime disposizioni violavano il loro diritto di insegnare la propria religione ai propri figli, i poligami riuscirono a eliminarli e a derubricare l’unione poligama con minorenni in un reato minore (Wright, 2002).

I PMC controllano anche blocchi di voti sostanziali in alcune aree rurali scarsamente popolate e possono anche essere fonte di fondi per le campagne. In molte contee vengono eletti funzionari chiave come sceriffi, giudici e avvocati della contea. David Leavitt, procuratore distrettuale della Contea di Juab, nello Utah, è stato sconfitto nel novembre 2002, 1.354 voti a  fronte di 1.376, dopo aver perseguito e vinto un caso di stupro e poligamia di alto profilo (Trauntvein, M., 2002). Anche alcuni voti basati sull’opposizione al suo ruolo in quel caso hanno causato la perdita di 22 voti e gli sono costate l’elezione.

Questi fattori potrebbero aver avuto un ruolo nel caso di Daniel Barlow, che si è dichiarato colpevole di abusi sessuali su minori ed è stato condannato a 120 giorni di sospensione (con credito per 13 giorni già svolti), più 500 ore di servizio alla comunità e 7 anni di supervisione, da Mohave County (Arizona), giudice Richard Weiss. Il procuratore Matt Smith ha ammesso che c’è stata una forte causa contro Barlow, e che la sentenza è stata insolitamente leggera, ma ha citato le lettere delle vittime e di altri membri della comunità che ne chiedevano la clemenza. Si dice che “amano gestire le cose a modo loro, lassù“, come se approvassero il diritto dei PMC di fare le proprie leggi. Stranamente, Smith avrebbe anche affermato che un approccio più tradizionale alla condanna avrebbe potuto avere un “effetto agghiacciante“, impedendo ad altre vittime di denunciare tali crimini in futuro! (“Le vittime chiedono clemenza nel caso di abusi sessuali“, 2002)

Nel 1989, un giornale dello Utah riportò un caso in cui una ragazza di 15 anni stava protestando contro la pressione della famiglia per sposarsi come seconda moglie di un uomo più anziano. La ragazza voleva vivere con una zia fuori dalla comunità e andare a scuola. Il giudice che presiedeva la corte ha acconsentito a un accordo, che ha notato come “insolito“: il padre ha acconsentito al piano della ragazza a condizione del ritiro di un affidavit depositato presso la corte che elencava “varie accuse riguardanti la famiglia“. Forse questo giudice non lo sapeva che questo padre era stato precedentemente condannato in Arizona per pedofilia. Forse stava semplicemente cercando di aiutare la ragazzina prima di lui. O forse sapeva che il padre era membro di una importante famiglia di PMC (Webb, 1989).

La Discussione

Questo studio mostra come un gruppo isolato e autoritario possa isolarsi dalle attività convenzionali di protezione dei minori. I risultati sono coerenti con quelli di Cartwright e Kent (1992) e Carbo e Gartner (1994) sulla analogia tra comunità religiose isolate e famiglie disfunzionali. I confini rigidi isolano i membri del PMC dalla società principale. I leader patriarcali controllano strettamente le vite dei loro seguaci, limitando le informazioni sul mondo esterno e intensificando la dipendenza dal gruppo. In questo caso, una cultura congelata nelle modalità di 150 anni fa rifiuta le visioni contemporanee degli abusi fisici e sessuali e vede ogni interazione con gli estranei come una minaccia alla sua stessa esistenza. È importante esplorare il lavoro di protezione dei bambini con gruppi isolati e autoritari con diverse ideologie per verificare l’ipotesi che simili ostacoli si applichino anche a loro.

Lo strumento di indagine trarrebbe beneficio dalla revisione. Alcuni termini non erano chiari e, in alcune aree, sarebbero state utili informazioni aggiuntive. Tuttavia, lo strumento ha suscitato preziose informazioni sulla vita all’interno di una comunità chiusa e segreta. Le singole relazioni degli intervistati, integrate dalle osservazioni di professionisti esterni che lavorano con questi gruppi, formano un insieme coerente e coerente.

Le interruzioni sistemiche sono iniziate quando madri, familiari e professionisti hanno incaricato di segnalare i sospetti di abuso che hanno posto la lealtà al gruppo al di sopra dei loro obblighi di proteggere i bambini. Ma il CPS non ha rispettato i suoi obblighi. I rapporti sono stati persi, a volte ripetutamente. Le risposte erano per lo più tardive e / o incomplete. Ulteriori ricerche dovrebbero indagare se questi tipi di difficoltà si verificano comunemente in tutte le indagini CPS o sono peculiari di determinate popolazioni. Funzionari eletti che controllavano i sistemi esterni sembravano anche preoccupati di placare i dirigenti del PMC a spese dei bambini. Se e in quali circostanze questa cautela si applica ad altri gruppi autoritari isolati è una buona domanda per ulteriori ricerche.

Le problematiche relative agli abusi sui minori non sembrano avere un’alta priorità in alcune forze di polizia. Questo è un peccato perché la polizia è spesso la prima tappa per le persone che cercano aiuto in situazioni di violenza. Potrebbe essere giunto il momento per la comunità di concentrarsi sul cambiamento di questo atteggiamento per il benessere dei minori, come ha fatto la comunità femminista per l’abuso sponsale (Danis, 2003). I funzionari delle forze dell’ordine che non rispettano la legge dovrebbero essere penalizzati. Sono necessarie le procedure per la cooperazione interstatale e internazionale per tenere traccia delle famiglie che si spostano da uno Stato all’altro per evitare interventi di protezione dei minori. I legislatori e gli agenti delle forze dell’ordine dovrebbero riconsiderare le politiche che automaticamente restituiscono i bambini fuggiti a casa. Sarebbero desiderabili procedure per accertare perché i bambini scappano.

La mancanza di dati uniformi sulle prestazioni dei servizi di protezione dei minori ha ostacolato questo studio. I fallimenti sono quelli di intervistare i minori rimossi dalla casa e di condurre indagini tempestive comuni al CPS in generale? I pochi controlli di rendimento disponibili hanno utilizzato misure diverse (si veda, ad esempio, l’ufficio del revisore generale del Michigan, 1997, e Missouri, 2000). Le agenzie per l’assistenza ai minori e gli organi legislativi statali, così come i ricercatori, avrebbero trovato valutazioni delle prestazioni uniformi utili nello sviluppo di linee guida realistiche per la pratica.

Le procedure di protezione dei minori per trattare con gruppi religiosi o filosofici autoritari isolati devono essere ripensate alla luce dell’ostilità di tali gruppi per la cultura dominante e il loro impegno verso dottrine che potrebbero entrare in conflitto con la legge. Sebbene il CPS non sia responsabile della ricerca di casi di abusi sui minori, potrebbe essere opportuno inviare operatori in queste comunità per educare donne e bambini sugli abusi, ridurre la loro paura di contatti esterni e fornire un’ancora di salvezza nel momento del bisogno. Gli operatori di protezione dei bambini che servono gruppi autoritari isolati trarrebbero beneficio dall’addestramento nella storia, nella cultura e nel gergo dei gruppi in modo tale che essi siano adeguatamente preparati, per tutto il lavoro sociale, ad “incontrare i clienti ovunque essi siano“. Potrebbero trovare e reclutare ex membri per assisterli in questo compito.

I lavoratori per l’assistenza ai minori hanno bisogno di sostegno pubblico per far fronte agli abusi sui minori e alla negligenza in gruppi autoritari isolati. Marshall (2002) è probabilmente corretto nel dichiarare: “Le autorità locali … sono quasi completamente inconsapevoli degli specifici abusi che provengono dai gruppi cultuali e sono riluttanti a riconoscere che l’abuso di gruppo è una forma specifica di abuso che può influenzare i bambini in molti modi“. L’ipotesi della cultura dominante potrebbero anche interferire. Descrivendo la situazione in Gran Bretagna, Marshall (2002) continua:

Come in molti paesi c’è un approccio filosofico che sottende molta pratica che è racchiusa in due massime: in primo luogo, il comportamento malvagio o psicopatico risiede nell’individuo; e in secondo luogo, la diversità culturale deve essere sostenuta a tutti i costi in una democrazia liberale. Il legame tra queste affermazioni è che se si eliminano gli individui malvagi, si proteggeranno le persone, compresi i bambini, dagli abusi e si preserverà l’integrità dei gruppi dai quali a volte emergono queste persone malvagie. Ciò che manca indubbiamente a un tale approccio è che l’abuso perpetrato in alcuni gruppi è intrapreso da più di una persona e che può essere integrato integralmente nel modus operandi del gruppo e talvolta anche nel suo sistema di credenze“.

 

Conclusioni

I dati di questo studio mostrano che in 2 casi su 11 il CPS ha svolto il proprio compito. In altri 9 casi, non è così. Il confronto con i dati nazionali sulle prestazioni del CPS suggerisce che alcune delle carenze erano dovute a problemi comuni, come casi di sovraccarico di lavoro, e non riflettono necessariamente l’elusione dei casi di PMC. Le difficoltà culturali delle indagini in comunità segrete e isolate, il clima generale nello Utah di indulgenza nei confronti dei PMC e, sia nello Utah che in Arizona, si temono conseguenze politiche negative se i tentativi di imposizione sono rappresentati come persecuzione,  possono anche influenzare le prestazioni del CPS nei casi di PMC. Tuttavia, la preoccupazione del DCFS per la “sensibilità culturale” era principalmente articolata come esigenza di coltivare i leader del PMC. Il DCFS non sembrava comprendere la paura della punizione da parte dei membri del PMC dall’interno o della percezione che un’alleanza con il leader significava che le autorità esterne avrebbero obbedito al leader piuttosto che far rispettare la legge. Un portavoce del DCFS non era a conoscenza del fatto che molti membri del PMC accettassero pratiche abusive o negligenti come norma. È facile capire perché ex membri di PMC interpretano le carenze del CPS come deferenza nei confronti della PMC. In effetti, non potevo escludere la possibilità che, in qualche modo, alcuni casi di PMC siano trattati in modo diverso rispetto ai casi non PMC.

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.Appendix

Table A-2: EXPERIENCE OF NEGLECT AND ABUSE(n = 14)
Number Percent
Experience of physical abuseWhippedBeatenShakenShoved off balance, knocked downKickedLocked upPunchedDeliberately deprived of food or shelterChokedCutTied upOther 12988765544422 86645757504336362929291414
Experience of sexual abuseFondled or touched in a sexual mannerPenetrated vaginal or anal area with an object, finger, or penisPurposely displayed his or her genitalsPurposely observed respondent’s genitalsForced to touch his or her genital areaForced to pose in a sexual manner 10108774 71715757505029
Experience of neglectEmotionally deprived or shunnedLeft alone or in care of someone unable to protectDenied needed medical or dental careDenied education or allowed to stay out of schoolLacked food or other necessity due to indifference of adults in chargeAbandoned or put out of homeAllowed or encouraged to use drugs and/or alcohol 11111077441 797971505029297

Table A-3: FREQUENCY AND DURATION OF ABUSE AND NEGLECT(n = 14)Shaded areas indicate that question was not asked in survey.
Physical abuse Sexual abuse Neglect
No. % No. % No. %
Frequency:Once or twiceLess than once a monthMonthly or moreWeekly or moreDaily 05223 036141422 17110 750770
Duration:Less than 1 year5 years to 9 years110 years or more 352 223614 038 02257
Age when abuse or neglect began:5 years or younger6 years to 10 years 55 3636 83 5729

 No one reported a duration between 1 year to 5 years.

Table A-1: DEMOGRAPHIC INFORMATION(n = 14)
Number Percent
Respondents’ gender:MaleFemale 410 2971
Ages (range 19 years − 68 years):Under 30 years30 years − 49 years50 years or more 275 145036
Education:Did not complete high schoolHigh school graduate or more 77 5050
Polygamous parents:YesNo 113 7921
Number of siblings and step-siblings:Fewer than 1010 − 2526 or more 347 212950
Time in polygamous community:15 years or less16 years or more 410 2971
Ages when respondent left community:Between 12 years and 24 years25 years or olderDisaffiliated, still reside in community 932 642214
Occupations:UnemployedUnskilled laborSkilled labor/technicalManagement, professional 3344 21212929
Annual income:Less than $20,000$21,000 or more 95 6436
Marital status:SingleMarried or in other stable relationshipSeparated or divorced 284 145729
Children:3 or fewer4 to 78 or more 644 422929

 

 

Fonte: http://www.icsahome.com/articles/child-protection-in-an-authoritarian-bardin

 

Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

Da quando mi occupo dello studio del fenomeno settario, mi è capitato di occuparmi sempre più spesso, come consulente, di casi giunti in tribunale per la custodia di minori, laddove uno dei due genitori apparteneva ad un gruppo abusante o totalitario.

Nel libro di recente pubblicazione sulla PAS, pubblicato con la CV1 Edizioni, ho ampiamente dimostrato come l’appartenenza a gruppi totalitari influenzi negativamente la relazione genitori-figli, alienandola.

Riporto di seguito una relazione del Dr. Langone che riassume, in alcuni punti, la pericolosità dell’educazione totalitaria per un sano sviluppo dei ragazzi

 

———————-

Articolo di Michael D. Langone, Ph.D.

La questione centrale in una controversia sulla custodia è dei minori è: “Qual è il miglior interesse dei bambini?” Riguardo a questa domanda, faccio le seguenti premesse sui bisogni dei bambini.

Quando si verifica una separazione dei genitori, è preferibile il contatto con entrambi i genitori, a condizione che entrambi i genitori siano amorevoli e si comportino in modo responsabile verso i loro figli.

I bambini hanno bisogno di sentirsi sicuri e le loro vite dovrebbero essere ragionevolmente prevedibili.

I bambini hanno bisogno di sentirsi utili, ai propri occhi, a quelli dei propri genitori e della comunità di appartenenza.

I bambini hanno bisogno di imparare le abilità interpersonali, intellettuali e pratiche che li preparano per una vita indipendente nel mondo degli adulti.

I genitori dei bambini dovrebbero avere sufficiente flessibilità e comprensione per adeguare le proprie aspettative e i metodi disciplinari in base alle mutevoli esigenze di sviluppo dei loro figli.

 

Risultati immagini per bambini

 

 

Assunto numero uno: contatto con entrambi i genitori

I gruppi settari tendono a interrompere i rapporti familiari e “demonizzano” coloro che non sono d’accordo o minacciano il gruppo o la sua leadership. Questa tendenza a interrompere i rapporti familiari è una conseguenza naturale dell’isolamento, del soggettivismo e del sistema logico chiuso di gruppi psicologicamente abusivi. Come esemplificato nel caso di David Koresh, i sistemi sociali e concettuali del gruppo sono strutturati in modo da sostenere la visione tipicamente esagerata dell’importanza del leader. Le informazioni dell’esterno possono minacciare questo sistema fragile e chiuso. Quando un genitore appartiene a un gruppo di questo tipo e ha affidamento dei suoi figli, l’altro genitore non membro che tenta di trascorrere molto tempo con i bambini può seriamente minacciare l’equilibrio interno del gruppo, per questo, pertanto, il primo tenterà di mantenere il secondo non membro lontano.

Questa tendenza a interrompere le relazioni familiari può essere esacerbata dall’attitudine di molti di questi gruppi a tenersi al di sopra della legge o a mentire a coloro che cercano il contatto con i bambini sotto l’influenza del gruppo.

Inoltre, la tendenza a demonizzare i critici del gruppo può essere traumatica per i bambini, che rischiano di sentirsi divisi tra un genitore membro e un genitore demonizzato.

 

Risultati immagini per bambini con genitori separati

 

 

Assunto numero due: necessità di sicurezza e prevedibilità

I gruppi settari favoriscono forme di dipendenza malsane, concentrandosi sulla sottomissione e l’obbedienza da parte di coloro che ne hanno autorità. Tali gruppi operano sotto una dinamica di inganno, dipendenza e terrore (la “sindrome DDD”) per vincere e mantenere il controllo sui membri. Ricerche scientifiche, in particolare il lavoro del Dr. Paul Martin e collaboratori, dimostrano che i gruppi psicologicamente abusivi tendono a creare uno stato di dipendenza ansiosa nei loro membri. Tale stato massimizza la capacità della leadership di controllare i membri favorendo la dipendenza dalla stessa leadership, che a sua volta rafforza il loro isolamento dalle fonti esterne di informazione, mentre la loro ansia (tipicamente stimolata in modo sottile dalla leadership) fa loro diventare compiacenti nella loro relazione con la leadership. Quindi, cercano sempre di compiacere mentre non sentono mai di misurarsi.

Questo stato di cose può avere gravi conseguenze per i bambini. Prima di tutto, i bambini sono cresciuti in un ambiente in cui le terribili minacce (il “diavolo”) e le critiche regolari dei loro fallimenti li fanno sentire insicuri e dipendenti dalla leadership, per qualsiasi intermittente leadership di rinforzo. Un tale ambiente è l’opposto di ciò che la comunità psicologica raccomanderebbe per l’allevamento dei bambini.

Una seconda conseguenza dannosa di tali ambienti psicologicamente abusivi deriva dalla tendenza della leadership a trattare i genitori come “middle management” rispetto ai propri figli. I genitori sono sedotti e/o costretti a rinunciare alla responsabilità primaria di prendere decisioni che incidono sul benessere dei loro figli. Pertanto, decisioni educative, misure disciplinari, decisioni mediche, ecc., saranno spesso rilasciate dal leader del gruppo, direttamente o indirettamente. Se il leader non apprezza i bambini o aderisce a una credenza nella punizione corporale, un danno grave può essere inflitto ai bambini. Ci sono molti casi simili in letteratura.

Il fatto che i genitori diventino “middle management” rispetto ai propri figli è molto dannoso quando la leadership usa i bambini come pedine per testare la lealtà dei genitori. Le esercitazioni suicide di Jim Jones (c’erano dozzine di prove prima del vero suicidio in Guyana) hanno messo alla prova la lealtà dei genitori verso di lu,i perché avrebbero poi somministrato ai loro bambini il veleno. Sebbene Jonestown sia ovviamente un esempio estremo, esso si limita a sottolineare il principio, che può essere molto distruttivo anche in situazioni molto meno estreme.

 

Risultati immagini per bambini con genitori separati

 

Assunto numero tre: i bambini hanno bisogno di sentirsi utili

L’atteggiamento nero/bianco dei gruppi settari pone i bambini nella posizione di sottoporsi totalmente o rischiare di ricevere una severa punizione psicologica e talvolta fisica. Nessuna di queste opzioni – la soppressione delle tendenze naturali per testare i limiti e affermare l’individualità contro l’esposizione a pene potenzialmente gravi e persistenti – è favorevole alla crescita dell’autostima e ad un senso sicuro di appartenenza ad una comunità di cura.

Gli atteggiamenti in bianco e nero sono rinforzati dai sistemi logici chiusi di tali gruppi. I sistemi di credenze sono solitamente così strutturati che la leadership ha sempre ragione. Se un gruppo sostiene la meditazione o la preghiera per curare i mali fisici e un membro che medita o prega si ammala, allora l’ovvia conclusione che la leadership promulga è che il membro non medita o prega abbastanza o non lo fa correttamente. I bambini cresciuti in tali ambienti non possono sviluppare fiducia in se stessi o nel loro ambiente immediato perché possono essere criticati anche quando obbediscono, perché obbediscono a sistemi di credenze irrazionali che spesso hanno conseguenze negative nel mondo reale. Ma poiché il sistema di credenze per definizione è inattaccabile, il bambino sarà sempre “sbagliato”.

 

 

Risultati immagini per bambini giudicati

 

 

Assunto numero quattro: capacità di apprendimento

Non è un caso che i gruppi che tendono all’isolamento, che sono centrati su se stessi  e logicamente chiusi, ostacolino i tentativi dei bambini di apprendere le abilità interpersonali, intellettuali e pratiche che la società tradizionale mette tanto impegno nell’insegnare loro. Se la ragione viene denigrata perché la ragione minaccia le credenze irrazionali della leadership, la capacità di ragionamento del bambino sarà limitata. Se il mondo esterno è considerato malvagio, l’opportunità di un bambino di interagire con una varietà di persone e di apprendere abilità pratiche nel mondo sarà limitata.

 

Risultati immagini per bambini giudicati

 

Assunto numero cinque: flessibilità genitoriale

L’atteggiamento nero/bianco, la dipendenza ansiosa, il sistema logico chiuso e l’isolamento di gruppi psicologicamente abusivi richiedono rigidità, non flessibilità. Inoltre, la tendenza a demonizzare coloro che non sono d’accordo o disobbediscono entrerà in conflitto con i normali cambiamenti dello sviluppo, come la tendenza degli adolescenti a sfidare i limiti, violando le regole. I genitori degli adolescenti devono imparare a lasciare andare il loro controllo mentre i loro figli imparano a comportarsi in modo indipendente e responsabile. I genitori devono essere flessibili, altrimenti i loro figli avranno molte difficoltà ad imparare come diventare indipendenti e responsabili. Ambienti psicologicamente abusivi, perché favoriscono la rigidità, rendono ancora più difficile una fase di sviluppo che può essere anche quella più flessibile e comprensiva dei genitori.

 

Risultati immagini per bambini giudicati
Michael Langone, Ph.D., è direttore esecutivo di AFF e redattore del Cultic Studies Journal di AFF.

Fonte: http://www.icsahome.com/articles/child-custody-and-cults-langone

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

 

Terza puntata di • Other Side Of The World • - Un nuovo talk per scoprire l’altra parte del mondo, un viaggio tra curiosità e tanta musica. A cura di Mariano Casulli – In studio ospite la dott.ssa Lorita Tinelli con cui abbiamo parlato di sette, manipolazione mentale e figura dei minori all’interno di queste realtà!

https://www.spreaker.com/user/yesweradio/osw-03-regole-e-religioni

Di Imma Giuliani

Abbiamo ascoltato il parere dell’ esperta sui fenomeni settari a seguito della pubblicazione della storia  di Carla, la psicologa Dott.ssa Lorita Tinelli responsabile del   CeSaP (Centro Studi  Abusi Psicologici)

Dott.ssa Tinelli , la storia di Carla è un episodio raro in Italia?

”  Putroppo no. La storia di Carla non è così rara in Italia.  Quotidianamente al nostro centro giungono richieste di aiuto con storie che vedono coinvolti minori in dinamiche relazionali manipolative, all’interno di organizzazioni totalitarie. Nella maggior parte delle volte l’inserimento dei minori in tali situazione è dovuta ai genitori, entrambi o uno dei due.”

Casi in cui sono coinvolti minori?

” Si, esistono casi di minorenni che vengono coinvolti con promesse di ogni tipo. O, com’è avvenuto per il recente caso Forteto, addirittura affidati alla comunità da alcuni Tribunali dei Minori. Una sentenza dei mesi scorsi ha condannato i responsabili della comunità per gli abusi inflitti ai minori che lì vivevano, sottolineando gli aspetti settari dell’intera comunità. Oltre alle sentenze, vi sono molti contributi scientifici che evidenziano le violenze che i minori subiscono all’interno di tali contesti, oltre alla violazione sistematica dei loro diritti fondamentali: nel primo caso, quando cioè l’inserimento è avvenuto grazie ai genitori, i rischi di problemi di natura psicologica, psichiatrica e sociale sono ancora più alti, non solo dopo la fuoruscita, ma anche in età adulta”

Come avviene l’ avvicinamento del minori a questi contesti ?

” Il genitore irretito dal guru o dal gruppo di riferimento pone dinnanzi a tutto la ‘verità rivelata’ di questi, senza mai metterla in discussione e affida completamente la sua vita e quella dei suoi cari nelle mani del movimento, in segno di completa riverenza. Da quel momento tutto quello che accade a loro o ai propri figli assume dei significati differenti dalla normale logica utilizzata nel mondo esterno da quello in qui si sta vivendo e si smette automaticamente di adottare il più basilare spirito critico. Chi pensa non è un bravo fedele allineato e il guru ha sempre ragione, anche quando le sue azioni sembrano essere sbagliate. Il cambiamento di valori e significati  ricorda il concetto di ‘neolingua’,  che forniva nuovi mezzi espressivi che sostituissero la vecchia visione del mondo e le vecchie abitudini mentali, a beneficio degli adepti del Socing, del romanzo “1984″ di Orwell. L’effetto era quello di rendere impossibile qualsiasi altra forma di pensiero diffente da quella voluta dal Grande Fratello”

Fonte: http://www.affaritaliani.it/blog/criminalmente/il-fenomeno-delle-sette-spiegato-dalla-dottssa-lorita-tinelli-394298.html?refresh_ce

Novembre 2014

LETTERA AL PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO

Al Sig. Presidente della Repubblica

Dott. Giorgio Napolitano

Palazzo del Quirinale

00124 Roma

 

Preg.mo Presidente,

i firmatari di questa lettera desiderano esprimerLe sentito riconoscimento per aver accolto favorevolmente l’appello rivoltoLe dal consigliere regionale toscano, Gabriele Chiurli, in relazione alla sconcertante ricusazione del giudice Marco Bouchard presidente giudicante nel processo Forteto, rimettendone l’esame al Consiglio Superiore della Magistratura per le valutazioni di competenza.

Non possiamo che trovarci pienamente concordi con quanto commentato dallo stesso consigliere “La pronta risposta del Presidente Napolitano è il primo elemento rassicurante in una vicenda che conserva ancora molti lati oscuri, anche dal punto di vista del coinvolgimento della politica”, tanto più che come cittadini italiani e rappresentanti di associazioni di tutela dei minori e/o di informazione, ricerca e contrasto di gruppi coercitivi e culti abusanti, abbiamo seguito, nel loro evolversi, le drammatiche vicende della comunità di affido minori e osservato con profonda amarezza, come i ministri ripetutamente interpellati sulla questione, non abbiamo, a oggi, fornito alcuna risposta.

A questo riguardo, nei giorni scorsi, in un breve intervento in Aula, la sen. Laura Bottici, già firmataria di una interrogazione sul caso Forteto, con comprensibile indignazione riferiva tra l’altro “È una questione che sta andando ormai avanti da anni. Nessuno dà le risposte. Diversi politici hanno passato le porte del Forteto. Nessuno difende questi soggetti che hanno subito gravi violazioni, tra cui torture. Hanno perfino ricusato il giudice presidente della Corte. Il premier Renzi, nel 2011, ospitò il fondatore, cosiddetto “profeta”, a Palazzo Vecchio, per un convegno sulla famiglia e questo soggetto, pochi giorni dopo, fu arrestato per maltrattamenti. Attendo, quindi, una risposta immediata dal Governo alla mia interrogazione e mi aspetto che la Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza si occupi immediatamente di questo caso, perché si corre il rischio che vada tutto in prescrizione, e non è più consentibile. Basta!”

Nell’aprile scorso, unitamente a studiosi di chiara fama internazionale, abbiamo inoltrato una lettera a M.me Anne Brasseur, Presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e riferito, per quanto di conoscenza, in merito alla situazione di minori nel nostro paese inseriti in contesti settari nocivi, ad alta richiesta o affiliati a “sette” criminogene, ritenendo opportuno menzionare anche il caso della comunità  Forteto; comunità la cui struttura e dinamiche interpersonali, -come si evince dall’accurata relazione della Commissione d’inchiesta della Regione Toscana-, hanno rivelato indubbie affinità con i cosiddetti culti ideologici e totalizzanti, come peraltro evidenziato sulla prestigiosa Rivista Sperimentale di Freniatria, nell’estratto del recente saggio “Le comunità ideologiche. Alcune note psicopatologiche e psicoanalitiche Ideology run therapeutic communities.(Psychopathological and psychoanalytic comments)” a cura dello psichiatra Paolo Curci e dello psicoanalista Cesare Secchi dell’università di Modena e Reggio Emilia.

http://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/9/CM28/evidenze/evi214.pdf

https://favisonlus.wordpress.com/2014/09/12/le-comunita-ideologiche-alcune-note-psicopatologiche-e-psicoanalitiche-ideology-run-therapeutic-communities/

https://favisonlus.wordpress.com/2014/09/10/forteto-quelle-affinita-con-i-culti-totalizzanti-e-distruttivi-un-saggio-pubblicato-sulla-rivista-sperimentale-di-freniatria-la-piu-antica-pubblicazione-italiana-in-tema-di/

 

La nostra lettera, che riportiamo di seguito per esteso, -di cui si allega copia in supporto CD con firme e riferimenti documentali-, scusandoci per la lunghezza del testo ma confidando caldamente nella Sua attenzione, fu inviata a sostegno del “Rapporto sulla protezione dei minori contro gli eccessi delle sette”, presentato dall’eurodeputato francese Rudy Salles benché, come successivamente sostenuto dal medesimo, anche a seguito di forti pressioni esercitate da lobby internazionali pro settarie,  la relativa Raccomandazione non venne purtroppo approvata.

http://www.youtube.com/watch?v=0w2jvDz9lgE

 

Lettera degli studiosi e delle associazioni italiane al Presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE)”

Madame Anne Brasseur 
President of the Parliamentary Assembly 
of the Council of Europe
 
 
Mr. Wojciech Sawicki
Secretary General of PACE
 
 
Members of PACE

 

Palais de l’Europe
67075       Strasbourg Cedex
ITALY, the 2nd of April 2014

 

Report  Mr. Rudy SALLES “The protection of minors against excesses of sects”

ITALY, the 2nd of April 2014

Preg.mi Signori,

in data 3 marzo 2014 è stato adottato dalla Commissione Affari Giuridici e dei Diritti dell’Uomo dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, un importante Rapporto sulla protezione dei bambini dagli eccessi delle cosiddette derive settarie, frutto del lungo e accurato impegno del relatore francese Rudy Salles.

Gli studiosi, le associazioni italiane di tutela dei diritti dei bambini, i centri e le associazioni di ricerca, informazione e difesa dell’individuo e delle famiglie da gruppi ad alto rischio che unitamente sottoscrivono questa lettera, desiderano esprimere sentita gratitudine e apprezzamento per il contenuto del Rapporto, che, nella fattispecie, individua e suggerisce indispensabili programmi e politiche d’intervento e/o il loro rafforzamento, col fine di fronteggiare con efficacia il pericolo rappresentato delle cosiddette derive settarie e tutelare concretamente l’interesse superiore del bambino da ogni forma di brutalità, maltrattamento e negligenza.

Non possiamo che auspicarne l’approvazione, certi che l’Assemblea Parlamentare e il Consiglio d’Europa rivestono un ruolo fondamentale per il contrasto a un inquietante fenomeno sociale che risulta in costante crescita e coinvolge, anche attraverso l’accresciuto utilizzo della rete internet, un numero sempre maggiore di adolescenti e minorenni.

Contributi scientifici internazionali, riferiscono concordemente che minori inseriti in contesti settari abusanti subiscono sovente la sistematica violazione di tutti i loro diritti fondamentali (Paul Martin, Michael D. Langone e Gary Eisenberg, Markowits e Halperin, Susan Landa, Stephen A. Kent e Doni Whitsett, Singer e Lalich, etc. ), così come la recente ricerca di Jill Mytton pubblicata dalla The British Psycological Society (1), ha rilevato che bambini nati o cresciuti in gruppi ad alto rischio presenteranno significativi problemi di natura psicologica e psico-sociale non solo dopo l’uscita dal gruppo ma anche in età adulta. Inoltre, sulla base dei risultati dell’accurato studio condotto dall’Università di Toronto (2), i bambini vittime di realtà coercitive presenteranno tempi di remissione prolungati delle sindromi depressive, rispetto coloro che non hanno subito tale tipo di traumi. Per quanto di conoscenza, è inoltre in corso un altro importante progetto di ricerca approvato dalla  Human Subjects in Research Committee at California State University,  titolato “On Our Own: How Children of Cults Manage to Survive in the ‘Outside’ World” a cura della dott.ssa Jania Lalich, riconosciuta esperta internazionale di culti e gruppi estremisti.

Nella nostra attività sul campo siamo quotidianamente a contatto con persone vittime di organizzazioni totalitarie e dinamiche relazionali manipolative, nonché con individui nati o cresciuti in gruppi ad alto rischio che hanno sperimentato abusi e violenze non di rado raccapriccianti. D’altra parte le stesse cronache giudiziarie ci informano di casi agghiaccianti avvenuti nell’alveo di movimenti cultistici abusanti. Un esempio balzato alle cronache internazionali è quello del gruppo omicida denominato Le Bestie di Satana, i cui adepti si sono macchiati del macabro assassinio di alcuni giovani, anche affiliati alla stessa organizzazione, tra cui il minore Fabio Tollis (3)

Nello stesso momento in cui redigiamo questa lettera, è in corso un procedimento penale contro il fondatore della comunità il Forteto, Rodolfo Fiesoli più altri, accusati di maltrattamenti e abusi sessuali su minori. Il Forteto è una comunità di affido minori, ma, come  inequivocabilmente evidenziato nella recente e corposa indagine svolta dalla Commissione d’inchiesta della Regione Toscana (4), si caratterizzava come una vera e propria setta abusante. Il fondatore, soprannominato “il Profeta”, ha potuto agire indisturbato per oltre quarant’anni nonostante già nel lontano 1976 l’uomo fosse stato arrestato su richiesta del giudice Carlo Casini che aveva aperto un procedimento per abusi sessuali avvenuti nella comunità. Negli anni ’80 alcune interrogazione consiliari e parlamentari ponevano già in luce l’azione di indebita influenza posta in essere verso i piccoli ospiti della comunità. Successivamente, nel 1985 la Corte di Appello di Firenze aveva emesso contro Fiesoli sentenza di condanna, -confermata in Cassazione-, a due anni di reclusione per maltrattamenti, atti di libidine violenta e corruzione di minorenne. (Sentenza che evidenziò, tra l’altro,  “l’istigazione da parte dei responsabili del Forteto alla rottura dei rapporti tra i bambini che erano loro affidati e i genitori biologici”, e l’istigazione a “una pratica diffusa di omosessualità”).  Ancora in data 13 luglio 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia al pagamento di una multa di 200 milioni di lire come risarcimento dei danni morali a seguito dell’affidamento alla comunità Forteto di due bambini. Nella sentenza (caso Scozzari e Giunta contro Italia – ricorso n. 39221/98 et 41963/98), la Corte ritenne opportuno commentare che suscitava serie riserve il fatto che persone condannate per maltrattamenti e abusi su minori potessero ancora svolgere un ruolo attivo nella comunità. Nel dicembre 2011 Rodolfo Fiesoli è stato infine nuovamente arrestato con l’accusa di maltrattamenti e abusi su bambini affidati al Forteto e il 4 ottobre 2013 si è aperto a Firenze il processo contro il leader di questa “comunità-setta” e altri 22 indagati.

In Italia, a seguito di un’eccezione di incostituzionalità, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 96 dell’8 giugno 1981,  ha opportunamente cassato il reato di plagio dall’ordinamento giuridico penale perché in contrasto «con il principio di tassatività della fattispecie, contenuto nella riserva assoluta di legge in materia penale, consacrato nell’articolo 25 della Costituzione ». La Corte Costituzionale ha pertanto sancito l’indeterminatezza della formulazione della fattispecie criminosa del reato di plagio <<adducendo essenzialmente l’inverificabilità del fatto contemplato dalla fattispecie, l’impossibilità comunque del suo accertamento con criteri logico-razionali, l’intollerabile rischio di arbìtri dell’organo>>.

A oltre trent’anni dall’abrogazione del reato di plagio è tuttavia sempre più avvertita, nella comunità sociale, l’esigenza di una protezione della personalità individuale dell’uomo e della sua integrità psico-fisica: in sintesi, la necessità di una tutela dell’identità di essere pensante, unico e irripetibile dell’individuo. Ciò vuol dire, in primis, proteggere l’essere umano, nel momento di formazione e sviluppo della sua personalità  da ingerenze “ossessive” e inoltre tutelarlo dai vari comportamenti che ne possano compromettere la sua integrità, quella della sua psiche oltre alla sua funzionalità sociale. Peraltro, tutte queste esigenze, oltre a trovare implicito riconoscimento negli artt. 2 e 3 della Costituzione, costituiscono il presupposto di base perché possano essere effettivamente fruiti quei diritti di libertà e consapevolmente adempiuti i doveri di solidarietà che la Costituzione garantisce e impone (*). Come del resto rilevato anche da insigni giuristi, dopo l’abrogazione del reato si è dunque venuto a creare un pericoloso vuoto di tutela della personalità nei riguardi delle dinamiche plagiarie, né le norme contemplate nel vigente codice penale, quali la circonvenzione di incapaci (art.643 c.p.) risultano di fatto applicabili a situazioni comportanti il condizionamento psicologico, comportamentale e fisiologico degli adepti di movimenti a carattere settario. (**) Lo stesso Segretariato Generale della presidenza della Repubblica -Ufficio Affari Giuridici e Relazioni costituzionali- (Protocollo SGPR 13/6/2007 0066076 P UAG),  ha così  riferito “..si condivide che l’abrogazione del reato di plagio per difetto di determinatezza abbia comportato un pericoloso vuoto normativo che avrebbe dovuto essere colmato da adeguate e sollecite iniziative legislative”.

Una delle più importanti realtà associative italiane per la tutela dei minori, il Telefono Azzurro, che dal 2003 gestisce per conto del Ministero delle Comunicazioni, Ministero per le Pari Opportunità e Ministero del Lavoro, il Servizio emergenza infanzia, già nel suo 5° Rapporto Nazionale sulla Condizione dei Minori e degli Adolescenti (2005), realizzato con Eurispes, (prestigioso istituto italiano che opera nel campo della ricerca), rilevava che “Il coinvolgimento di minori nelle sette è fenomeno alquanto complesso e difficile da descrivere: per questo non va trascurato, poiché, anche se in modo poco visibile, i minori vi sono coinvolti sia come vittime (attraverso abusi psicologici e sessuali), sia come autori di reato (con l’uso di alcol e droghe fino a forme estreme di crimine). L’abuso sessuale sui minori è una realtà tangibile, come denunciano i numeri forniti dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale “

Altresì nel 9° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza (5) pubblicato nel 2009, i relatori del documento hanno drammaticamente sottolineato come “i bambini vittime delle sette sono bambini che “non esistono”, vittime dimenticate, ignorate e perfino negate”, e altresì constatato che “ i bambini che sono riusciti ad uscire da sette nelle quali hanno subìto abusi e violenze possono avere livelli di sviluppo fisico, psicologico, relazionale, emotivo, cognitivo e comportamentale che si discostano molto dalla norma: sembrano più piccoli di quello che effettivamente sono per ciò che concerne le capacità decisionali, di giudizio, la memoria e il linguaggio. Innumerevoli sono le conseguenze cui un bambino vittima di queste sette può andare incontro, a vari livelli: fisico, cognitivo, emotivo, relazionale, di costruzione della propria identità..”

Nel marzo 2006  veniva discussa e approvata dall’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia, una importante relazione realizzata in forma di bozza dal Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza per conto dello stesso Osservatorio nazionale e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali titolata “Rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia”. Nell’ampio capitolo dedicato alla situazione dei minori coinvolti nelle cosiddette “sette”, si evidenziava, da un lato, come il fenomeno fosse  presente in larga misura nel nostro paese e le gravi implicazioni per gli stessi minori, dall’altro, come occorresse pervenire all’attuazione di adeguate politiche preventive informative a fattiva tutela dei bambini. Nel testo si sottolineava inoltre come dopo la diffusione del  Rapporto denominato “Sette Religiose e nuovi movimenti magici in Italia” predisposto dal Comitato esecutivo dei servizi di informazione di sicurezza del Ministero dell’Interno nel febbraio 1998, si fossero “moltiplicate le iniziative a “difesa” dei nuovi culti, i quali, con intraprendente aggressività hanno iniziato una controffensiva in nome delle libertà religiose… Oltre alla strategia di difesa palese, alcuni culti hanno messo in atto tattiche per rendere più rigorosi i segreti nei vari circuiti di iniziazione e mentre svolgono campagne pubbliche a favore della libertà religiosa sulla stampa e in TV, nei circoli interni “privati” degli iniziati, i giuramenti di segretezza e gli obblighi al silenzio si fanno più pressanti” e come analoghe “reazioni si ebbero anche in seguito alla pubblicazione nel 1999 del rapporto in materia di sette predisposto dal Consiglio d’Europa” (6)

Inoltre secondo il Report realizzato nel 2010 dal gruppo di lavoro presieduto dal dott. Luca Bernardo, (direttore dell’Ambulatorio per il Disagio degli Adolescenti presso l’Ospedale Fatebenefratelli di Milano e all’epoca presidente della Commissione bullismo del Ministero dell’Istruzione, Ricerca e Università), ben 240mila minori e adolescenti sarebbero entrati in contatto, solo in quell’anno, con  “sette” e gruppi legati al satanismo (7).

In una recente intervista rilasciata al noto periodico italiano Panorama, la stessa dott.ssa Maria Carla Bocchino, I° dirigente Responsabile Divisione Analisi dello Sco, Servizio Centrale Operativo, della Polizia di Stato, ha riferito del preoccupante aumento nel nostro paese, di giovani attirati, in particolare attraverso la rete web, da gruppi di satanismo acido; dati che trovano peraltro conferma anche dall’attività di Polizia Postale. La fascia di rischio individuata tra i nuovi “simpatizzanti” risulta quella compresa  tra i 12 e 22 anni. (8)

Ciò nonostante, come riferito dal deputato Rudy Salles, purtroppo solo alcuni Stati membri risultano aver recepito, a oggi, le indicazioni contenute nelle molteplici Raccomandazioni dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sul fenomeno settario e in particolare quelle previste nella Raccomandazione n.1412 (1999), e con amarezza dobbiamo confermare che anche il nostro Paese non ha purtroppo adottato misure volte, in particolare, alla tutela dei soggetti maggiormente vulnerabili e dei bambini inseriti in movimenti a carattere settario.

In Italia non sono mai state attivate commissioni parlamentari aventi a oggetto i minori vittime di derive settarie, ma unicamente una Indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette sette (9),  purtroppo non pervenuta a conclusione. Proprio l’audizione tenutasi presso l’Aula della 2a Commissione permanente Giustizia del Senato, di una giovane che aveva fatto parte da bambina, insieme alla madre e alla sorella anch’ella minore, di un piccolo gruppo sincretico a carattere settario capeggiato da una leader carismatica, ha indubitabilmente costituito il momento più intenso e drammatico dell’indagine svolta dalla commissione parlamentare. Nel caso accennato,  la Corte di Cassazione VI Sezione penale (10),  aveva evidenziato che “la sentenza di secondo grado ha ricostruito i fatti di causa ed evidenziato la condotta antigiuridica tenuta per un lungo periodo di tempo (circa tre anni) dell’imputata nei confronti delle parti lese (fra le quali, due minorenni), attraverso la forzata imposizione del cibo nei confronti di una minore, anche mediante un atto di violenza fisica, quale la chiusura del naso, nonostante l’evidente intolleranza alla sua assunzione, la costrizione a mangiare di nuovo quanto da lai veniva vomitato, i continui risvegli notturni o l’assoluto impedimento al riposo per partecipare a rituali salvifici, il condizionamento delle più elementari manifestazioni di vita, nonché le minacce di punizioni divine o di gravi accadimenti in caso di disobbedienza alle sue direttive”

Sconvolgenti vicende, analoghe a quelle descritte, ovvero inerenti il coinvolgimento di soggetti minori in gruppi od organizzazioni a carattere settario, sono state richiamate  nell’Atto di Sindacato Ispettivo  n. 4-08890  seduta n. 855 del 18 dicembre 2012, (16° Legislatura),  presentato dalle senatrici Gallone e Allegrini. Tuttavia l’interrogazione in questione è rimasta lettera morta (11)

Al momento  non sono state fornite risposte da parte dei dicasteri interpellati neanche alle nuove interrogazioni presentate da altri parlamentari italiani che più volte hanno inteso sollecitare i nostri governanti alla dovuta attenzione verso il fenomeno in oggetto, osservando inoltre, come si legge nei testi degli atti di sindacato ispettivo in questione (12 e 13), che unicamente le associazioni di volontariato e i centri di informazione e ricerca attivi sul territorio nazionale svolgono “una preziosa e continuativa opera informativa sul fenomeno e di supporto alle vittime e alle famiglie e in tal senso realizzano un’azione di integrazione nonché, spesso, di vera e propria supplenza dell’azione pubblica, in maniera del tutto gratuita e avvalendosi della consulenza e collaborazione di esperti del settore della salute mentale, della criminologia e della giurisprudenza”.

Per di più, come si evince dal seguente estratto dai medesimi testi, è in corso “una pressante e reiterata campagna dai toni marcatamente diffamatori attraverso cui alcuni soggetti, oltre a minimizzare il suddetto fenomeno sociale, screditano sistematicamente con argomentazioni tendenziose e palesemente mendaci i rappresentanti del mondo del volontariato, delle forze dell’ordine e delle istituzioni impegnati in questo specifico e delicato settore, nonché le stesse vittime di realtà controverse e/o abusanti “;

Non è nostro intento entrare nel merito di considerazioni inerenti le varie missive di critica al Rapporto del deputato Rudy Salles, inoltrate alla vostra attenzione e di cui apprendiamo dalla rete internet, consapevoli che le opportune valutazioni competono esclusivamente ai destinatari, tuttavia, in riferimento a quanto si può leggere nella lettera della studiosa italiana dott.ssa Raffaella Di Marzio, che, nello specifico, riferisce di  fenomeni di discriminazione che si verificherebbero da un trentennio nel nostro paese nei confronti delle  minoranze religiose e/o spirituali e verso i bambini appartenenti a tali minoranze, non possiamo certamente esimerci dall’evidenziare che si tratta di asserzioni prive di qualunque fondamento e riscontro oggettivo. Nessun rapporto nazionale né europeo così come lo stesso rapporto americano sulla libertà religiosa, hanno mai denunciato l’esistenza di atti discriminatori verificatisi in Italia nei confronti delle minoranze religiose e/o spirituali e dei minori appartenenti a gruppi minoritari; sono stati invero segnalati rari episodi di intolleranza in particolare nei confronti di fedeli affiliati a confessioni maggioritarie. La promozione e la tutela degli appartenenti a minoranze religiose e spirituali e la difesa della libertà religiosa e di culto costituiscono, per contro, una delle grandi priorità della politica interna ed estera italiana. Sostenere pubblicamente fatti del tutto infondati non solo sconcerta gli scriventi ma può ingenerare, a livello di pubblica opinione, perniciosi allarmismi.

 Crediamo che le preoccupate parole di uno dei massimi esperti mondiali del fenomeno, il dott. Michael Langone, Direttore Esecutivo dell’International Cultic Studies Association (ICSA), possano riassumere la grave situazione in cui si trovano tanti bambini vittime di gruppi ad alto rischio “L’Indagine in questo campo è stata talora sconvolgente. Gli abusi cui i bambini sono stati sottoposti possono essere orrendi … E la mancanza di preoccupazione e di azione rispetto a questo problema è vergognoso” (14)

Certi di interpretare, anche e soprattutto, il sentire di coloro che con la nostra attività siamo impegnati ad assistere e tutelare, auspichiamo che il lavoro encomiabile svolto dal relatore Rudy Salles in tema di protezione dei minori dagli eccessi delle derive settarie, trovi favorevole accoglimento affinché ogni individuo possa concretamente godere del diritto di esistere come bambino e di crescere come uomo libero.

Con rispetto …………… …………………….

Come già indicato nel testo inoltrato a Mme Anne Brasseur,  anche atti di sindacato ispettivo presentati al Senato e alla Camera dei Deputati, nella precedente e nell’attuale legislatura, aventi a oggetto il fenomeno settario e la richiesta di attuazione di mirate politiche educative come da indicazioni contenute nelle varie Raccomandazioni dell’APCE a tutela, nella fattispecie, delle fasce maggiormente vulnerabili, sono rimasti, a oggi, lettera morta.

 

XVI LEGISLATURA

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=695872

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=691624

XVII LEGISLATURA

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=703752

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=00750234&stampa=si&toc=no

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=16738&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=22238&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27MOZIONE%27

 

Dal contenuto dei medesimi atti, avrà eventualmente modo di verificare anche l’attacco di reiterato discredito,  con vere e proprie ingiurie ad personam,  che le nostre associazioni, le stesse vittime, così come  la Squadra anti-sette del Ministero dell’Interno, nonché altre realtà associative europee di difesa dell’individuo e delle famiglie, subiscono da tempo; attacco finalizzato a minimizzare, se non a negare, un fenomeno che appare, per contro, in costante crescita in tutta Europa anche in virtù dell’aumentato utilizzo della rete telematica e dell’apertura delle frontiere.  Gli stessi fautori di questa campagna lesiva si sono spinti ben oltre, violando i nostri indirizzi internet, sottraendoci documentazione privata e postandola, in contesti artatamente costruiti, su spazi virtuali anonimi.

http://www.liberocredo.org/

 

Rispetto all’inquietante realtà del fenomeno settario, ci troviamo, nostro malgrado, costretti a denunciare l’assordante silenzio dello Stato italiano, che non risulta, tra l’altro, come citato nella lettera a M.me Brasseur, aver mai realizzato in seno ad alcuna commissione d’inchiesta sull’infanzia, un approfondimento mirato, quantomeno, a valutare la portata del fenomeno, verificando, in particolare, l’impatto di gruppi coercitivi o ad alta richiesta attivi sul territorio nazionale, su soggetti minorenni.

Se è vero che nella precedente legislatura era stata attivata una “Indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette”sette“, va purtroppo rilevato che i lavori non giunsero a conclusione, sebbene emersero inequivocabilmente, tanto dalle relazione degli esperti  quanto  dalla narrazioni delle vittime, compresa la toccante testimonianza della giovane fuoriuscita da un gruppo sincretico e all’epoca dei fatti minorenne, gravissimi scenari di violazione dei diritti fondamentali e delle libertà dell’individuo.

Pur nella comprensione del grave momento storico che anche il nostro paese si trova ad affrontare, riteniamo non debbano comunque considerarsi secondari fenomeni sociali come quello che abbiamo voluto portare alla Sua attenzione, tenuto conto che la stessa crisi economica può spingere connazionali che versano in grave stato di necessità e bisogno a rivolgersi a ciarlatani, machiavellici manipolatori e sedicenti guru e “maestri” privi di scrupoli, così come pensiamo non debba essere assolutamente sottovalutata sia la crescita esponenziale di cosiddetti movimenti di auto-miglioramento, del potenziale umano e/o pseudo-terapici per i concreti pericoli che possono costituire per la salute dei cittadini, sia l’infiltrazione di talune controverse organizzazioni in ambito scolastico, nel settore sanitario e nelle stesse istituzioni. In sintesi, crediamo non a torto, non si possa più ovviare a quell’opera informativo-preventiva oggi resa ancor più necessaria e urgente alla luce della preoccupante azione di reclutamento e indottrinamento condotta attraverso Internet e i social network, di adolescenti e minori, non solo a opera di singoli manipolatori o di gruppi coercitivi ma anche di predatori/predicatori fanatici e di veri e propri culti della morte. Constatiamo, con profonda amarezza, l’assoluta mancanza di minime informazioni sulle pagine web dei vari dicasteri nonostante gli stessi servizi di intelligence, per diversi anni, abbiano riferito nei loro rapporti semestrali al parlamento, sul fenomeno in oggetto e sui rischi connessi, evidenziando, tra l’altro, che <<la pericolosità del fenomeno si rapporta alla capacità di “manipolare” gli adepti, a volte fino ad annullarne la personalità, tanto da renderli totalmente asserviti alla volontà dei “capi carismatici”>>

http://www.favis.org/favis2/rapporti-ministero-dellinterno.html

 

D’altro canto, abbiamo conferma del fatto che programmi RAI, hanno il veto di ospitare in studio e accogliere le testimonianze di ex membri della Chiesa di Scientology e della Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova. Ancorché gli scriventi non vogliano con questo significare che le menzionate organizzazioni non si configurino come religioni, laddove il loro status risulti riconosciuto, è tuttavia innegabile che siano considerate a livello mondiale, realtà controverse. Numerosi processi sono attualmente in corso per varie ipotesi di reato, tra le quali l’abuso sessuale nei confronti di minori.

Nell’ottobre scorso Scientology ha inoltre subito in Francia una condanna in via definitiva per associazione a delinquere e truffa per la quale era ricorsa alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che tuttavia, in data 5 giugno 2014, ha rigettato per inammissibilità l’istanza.  Sempre in Francia sono peraltro in corso nei confronti della Chiesa di Scientology altre due indagini per presunte attività criminali.  Inoltre, in base a quanto riferito dagli organi d’informazione, anche due strutture legate alla Chiesa di Scientology in Belgio, sono state rinviate dalla Camera di Consiglio di Bruxelles davanti a un tribunale correzionale per il reato di associazione a delinquere.

Sono inoltre moltissimi i connazionali che riferiscono di traumi psicologici e spirituali subiti durante e dopo la loro affiliazione. Tale è il caso degli ex Testimoni di Geova, a cui è tra l’altro negato, a seguito di politiche interne dell’organizzazione geovista, di mantenere significativi rapporti affettivi coi propri familiari ancora membri, compresi figli minori e/o nipotini. Questi cittadini italiani si vedono oggi negato dal servizio pubblico radiotelevisivo il semplice diritto di poter narrare le loro, sovente, drammatiche vicende.

https://favisonlus.wordpress.com/2013/10/16/francia-sentenza-storica-la-cassazione-condanna-definitivamente-scientology-per-associazione-a-delinquere-e-truffa/

http://actualitesdudroit.lamy.fr/Portals/0/pdfs/Scientologie%20-%20Rosenberg%204227.pdf

http://www.20minutes.fr/societe/1421439-20140723-eglise-scientologie-visee-enquete-preliminaire-harcelement-moral-abus-faiblesse

http://www.english.rfi.fr/americas/20140724-scientologists-accused-brainwashing-french-company-s-employees

http://www.rtl.be/info/belgique/faitsdivers/1079397/la-justice-belge-s-attaque-a-l-eglise-de-scientologie-qu-elle-qualifie-d-organisation-criminelle

http://tonyortega.org/2014/10/24/scientology-had-a-big-legal-loss-in-europe-in-june-and-were-just-now-finding-out-about-it/

 

Il diritto alla libertà di religione e di credo sancito dalla nostra Costituzione, non dovrebbe far chiudere gli occhi dinnanzi alle attività potenzialmente nocive, pericolose e/o illecite di taluni gruppi e sui gravi danni che ne possono derivare, anche a lungo termine, per gli individui, per le loro famiglie e in primis per i soggetti più vulnerabili, come attestato da tutta la letteratura scientifica internazionale, -di cui abbiamo fatto menzione nella lettera inoltrata a M.me Brasseur-,  e a cui reputiamo utile aggiungere anche il recente studio condotto dall’autorevole ricercatrice Lorraine Derocher, dell’Università di Sherbrooke, che ha posto in luce come comune denominatore della maggioranza dei gruppi settari, al di là delle dottrine, filosofie o ideologie professate, sial’isolamento sociale dei bambini.

http://www.usherbrooke.ca/medias/nouvelles/nouvelles-details/article/25752/

 

Alcuni Stati europei, a tal fine, hanno provveduto a migliorare le loro normative e svolgono, attraverso strutture quali la Missione interministeriale di vigilanza e contrasto alle derive settarie -MIVILUDES-, indispensabile e determinante attività di informazione, tutela e sostegno della popolazione

http://www.derives-sectes.gouv.fr/

Solo nei giorni scorsi, il dott. Serge Blisko, presidente della Miviludes riferiva che la struttura interministeriale riceve annualmente 2500 segnalazioni e che oggi esiste particolare preoccupazione per l’infiltrazione delle cosiddette “sette” nel settore della salute e nelle aziende ed imprese che attraversano forti difficoltà a causa della persistente crisi economica

http://www.republicain-lorrain.fr/france-monde/2014/10/17/sectes-nous-avons-2-500-signalements-par-an

https://favisonlus.wordpress.com/2014/10/17/fenomeno-settario-abbiamo-2500-segnalazione-allanno-intervista-al-presidente-della-missione-interministeriale-di-vigilanza-e-contrasto-alle-derive-settarie/

La situazione nel nostro paese non risulta certamente dissimile, basti considerare che già nel I semestre 2001 i servizi di sicurezza italiani, riferivano quanto segue: “E’ proseguita sul territorio nazionale l’attività di proselitismo da parte di sette e movimenti pseudoreligiosi, che continuano ad evidenziare aspetti di pericolosità per le capacità di inserimento in diversi contesti sociali, per le potenziali implicazioni illecite e lo sviluppo di collegamenti con più strutturati gruppi stranieri. Attenzione è stata riservata alle cosiddette “psicosette”, in grado di insinuarsi in maniera pervasiva in situazioni di disagio e di vulnerabilità, sino a determinare negli adepti una sorta di “dipendenza confessionale” che comporta un’assoluta obbedienza nei confronti del leader ed un contemporaneo disconoscimento della realtà esterna

http://www.favis.org/favis2/rapporti-ministero-dellinterno.html

Ciò nonostante, continua a restare puntualmente inascoltato ogni appello al riguardo.

Confidando in un Suo personale interessamento alle gravi questioni oggetto di questa missiva, La ringraziamo sentitamente per l’ attenzione accordataci, rinnovandoLe la nostra più viva stima e gratitudine.

 

Distinti saluti,

il portavoce delle associazioni firmatarie

Maurizio Alessandrini

FA.VI.S.  Associazione Familiari delle vittime delle sette, onlus – Rimini
Presidente Maurizio ALESSANDRINI
(www.favis.org ; https://favisonlus.wordpress.com)
 
 
Ce.SAP Centro Studi sugli Abusi psicologici, onlus – Noci (BA)
Presidente Dr.ssa Lorita Tinelli, psicologo clinico e forense
(www.cesap.net)
 
 
Associazione Prometeo Onlus,  Bergamo
Lotta alla pedofilia e tutela infanzia violata
Presidente Dr. Massimiliano FRASSI, sociologo
(http://www.associazioneprometeo.org)
 
 
Centro Studi Giù Le Mani Dai Bambini – San Benedetto del Tronto (AP)
Presidente Aldo VERDECCHIA
 
 
Associazione SOS Antiplagio – Novara
Presidente Giovanni RISTUCCIA
 
 
Associazione Arciragazzi, Bologna
Prevenzione e tutela contro gli abusi sui minori, Prevenzione del disagio giovanile
Presidente Serena FRASCAROLI
http://digilander.libero.it/ArciragazziBologna/arcirag/arci_chi.htm
 
 
Associazione La Caramella Buona Contro la pedofilia Onlus
Presidente Dr. Roberto MIRABILE
già membro dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile
della Presidenza del Consiglio dei Ministri  (http://www.caramellabuona.org)
 
 
Associazione QUOVADIS A.P.S. – Modena
Presidente Rocco Politi (http://www.quovadisaps.org/)
 
 
Gruppo Educhiamoci alla Pace di Bari
Presidente Dr. Gianpaolo Petrucci
(http://www.gruppoeduchiamociallapace.it)
 
 
FONDAZIONE APULIA FELIX
Presidente Prof. Giuliano Volpe  (http://www.apuliafelix.org/)
 
 
Associazione Mai Più Violenza Infinita
Presidente Avv. Virginia Ciaravolo
(http://www.maipiuviolenzainfinit.it)
 
 
Coordinatore Regione Lecce AIGA (Associazione Italiana Giovani Avvocati)
Avv. Tania Rizzo, (http://www.aigalecce.it)
 
 
Associazione Mille Splendidi Soli
Presidente Dr.ssa Mariella Cuocci, psicologa clinica
(www.splendidisoli.it)
 
 
Associazione Centro Studi Familia
Presidente Avv. Lorenzo Iacobbi, avvocato matrimonialista, tutela dei minori
(https://www.facebook.com/pages/Centro-Studi-Familia/1468166880139770?fref=ts)
 
 
Associazione “ConDivisa” – Sicurezza e Giustizia
Presidente Dr.ssa Lia Staropoli
(https://www.facebook.com/ConDivisaSicurezzaEGiustizia?fref=ts) 
 
 
Associazione no-profit “Progetto Vittime”
Presidente Dr.ssa Immacolata Antonietta Giuliani, Psicologa e Criminologa
Responsabile Nazionale dell’Unità Prevenzione ed Analisi Criminologica
(http://www.prevenzionecriminologica.comuv.com/)
 
 
Osservatorio Antiplagio
Coordinatore nazionale Prof. Giovanni Panunzio
(http://www.antiplagio.org/)
 
 
Sezione Tematica Indipendente Rete l’ABUSO
Presidente Dr. Francesco Zanardi
(http://retelabuso.org/)

RAPPORTO SULLA PROTEZIONE DEI MINORI DAGLI ECCESSI DELLE DERIVE SETTARIE” LETTERA DELLE ASSOCIAZIONI E DEGLI STUDIOSI ITALIANI AL PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA PARLAMENTARE DEL CONSIGLIO D’EUROPA (APCE)

Posted by Lorita Tinelli on 2 aprile 2014
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on .

 

 

Madame Anne Brasseur

President of the Parliamentary Assembly

of the Council of Europe

Mr. Wojciech Sawicki,

Secretary General of PACE

Palais de l’Europe

67075 Strasbourg Cedex

ITALY, the 2nd of April 2014

Preg.mi Signori,

in data 3 marzo 2014 è stato adottato dalla Commissione Affari Giuridici e dei Diritti dell’Uomo dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, un importante Rapporto sulla protezione dei bambini dagli eccessi delle cosiddette derive settarie, frutto del lungo e accurato impegno del relatore francese Rudy Salles.

Gli studiosi, le associazioni italiane di tutela dei diritti dei bambini, i centri e le associazioni di ricerca, informazione e difesa dell’individuo e delle famiglie da gruppi ad alto rischio che unitamente sottoscrivono questa lettera, desiderano esprimere sentita gratitudine e apprezzamento per il contenuto del Rapporto, che, nella fattispecie, individua e suggerisce indispensabili programmi e politiche d’intervento e/o il loro rafforzamento, col fine di fronteggiare con efficacia il pericolo rappresentato delle cosiddette derive settarie e tutelare concretamente l’interesse superiore del bambino da ogni forma di brutalità, maltrattamento e negligenza.

Non possiamo che auspicarne l’approvazione, certi che l’Assemblea Parlamentare e il Consiglio d’Europa rivestono un ruolo fondamentale per il contrasto a un inquietante fenomeno sociale che risulta in costante crescita e coinvolge, anche attraverso l’accresciuto utilizzo della rete internet, un numero sempre maggiore di adolescenti e minorenni.

Contributi scientifici internazionali, riferiscono concordemente che minori inseriti in contesti settari abusanti subiscono sovente la sistematica violazione di tutti i loro diritti fondamentali (Paul Martin, Michael D. Langone eGary Eisenberg, Markowits e Halperin, Susan Landa, Stephen A. Kent e Doni Whitsett, Singer e Lalich, etc. ), così come la recente ricerca di Jill Mytton pubblicata dalla The British Psycological Society (1), ha rilevato che bambini nati o cresciuti in gruppi ad alto rischio presenteranno significativi problemi di natura psicologica e psico-sociale non solo dopo l’uscita dal gruppo ma anche in età adulta. Inoltre, sulla base dei risultati dell’accurato studio condotto dall’Università di Toronto (2), i bambini vittime di realtà coercitive presenteranno tempi di remissione prolungati delle sindromi depressive, rispetto coloro che non hanno subito tale tipo di traumi. Per quanto di conoscenza, è inoltre in corso un altro importante progetto di ricerca approvato dalla Human Subjects in Research Committee at California State University, titolato “On Our Own: How Children of Cults Manage to Survive in the ‘Outside’ World” a cura della dott.ssa Jania Lalich, riconosciuta esperta internazionale di culti e gruppi estremisti.

Nella nostra attività sul campo siamo quotidianamente a contatto con persone vittime di organizzazioni totalitarie e dinamiche relazionali manipolative, nonché con individui nati o cresciuti in gruppi ad alto rischio che hanno sperimentato abusi e violenze non di rado raccapriccianti. D’altra parte le stesse cronache giudiziarie ci informano di casi agghiaccianti avvenuti nell’alveo di movimenti cultistici abusanti. Un esempio balzato alle cronache internazionali è quello del gruppo omicida denominato Le Bestie di Satana, i cui adepti si sono macchiati del macabro assassinio di alcuni giovani, anche affiliati alla stessa organizzazione, tra cui il minore Fabio Tollis (3)

Nello stesso momento in cui redigiamo questa lettera, è in corso un procedimento penale contro il fondatore della comunità il Forteto, Rodolfo Fiesoli più altri, accusati di maltrattamenti e abusi sessuali su minori. Il Forteto è una comunità di affido minori, ma, come inequivocabilmente evidenziato nella recente e corposa indagine svolta dalla Commissione d’inchiesta della Regione Toscana (4), si caratterizzava come una vera e propria setta abusante. Il fondatore, soprannominato “il Profeta”, ha potuto agire indisturbato per oltre quarant’anni nonostante già nel lontano 1976 l’uomo fosse stato arrestato su richiesta del giudice Carlo Casini che aveva aperto un procedimento per abusi sessuali avvenuti nella comunità. Negli anni ’80 alcune interrogazione consiliari e parlamentari ponevano già in luce l’azione di indebita influenza posta in essere verso i piccoli ospiti della comunità. Successivamente, nel 1985 la Corte di Appello di Firenze aveva emesso contro Fiesoli sentenza di condanna, -confermata in Cassazione-, a due anni di reclusione per maltrattamenti, atti di libidine violenta e corruzione di minorenne. (Sentenza che evidenziò, tra l’altro, “l’istigazione da parte dei responsabili del Forteto alla rottura dei rapporti tra i bambini che erano loro affidati e i genitori biologici”, e l’istigazione a “una pratica diffusa di omosessualità”). Ancora in data 13 luglio 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia al pagamento di una multa di 200 milioni di lire come risarcimento dei danni morali a seguito dell’affidamento alla comunità Forteto di due bambini. Nella sentenza (caso Scozzari e Giunta contro Italia – ricorso n. 39221/98 et 41963/98), la Corte ritenne opportuno commentare che suscitava serie riserve il fatto che persone condannate per maltrattamenti e abusi su minori potessero ancora svolgere un ruolo attivo nella comunità. Nel dicembre 2011 Rodolfo Fiesoli è stato infine nuovamente arrestato con l’accusa di maltrattamenti e abusi su bambini affidati al Forteto e il 4 ottobre 2013 si è aperto a Firenze il processo contro il leader di questa “comunità-setta” e altri 22 indagati.

In Italia, a seguito di un’eccezione di incostituzionalità, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 96 dell’8 giugno 1981, ha opportunamente cassato il reato di plagio dall’ordinamento giuridico penale perché in contrasto «con il principio di tassatività della fattispecie, contenuto nella riserva assoluta di legge in materia penale, consacrato nell’articolo 25 della Costituzione ». La Corte Costituzionale ha pertanto sancito l’indeterminatezza della formulazione della fattispecie criminosa del reato di plagio <<adducendo essenzialmente l’inverificabilità del fatto contemplato dalla fattispecie, l’impossibilità comunque del suo accertamento con criteri logico-razionali, l’intollerabile rischio di arbìtri dell’organo>>.

A oltre trent’anni dall’abrogazione del reato di plagio è tuttavia sempre più avvertita, nella comunità sociale, l’esigenza di una protezione della personalità individuale dell’uomo e della sua integrità psico-fisica: in sintesi, la necessità di una tutela dell’identità di essere pensante, unico e irripetibile dell’individuo. Ciò vuol dire, in primis, proteggere l’essere umano, nel momento di formazione e sviluppo della sua personalità da ingerenze “ossessive” e inoltre tutelarlo dai vari comportamenti che ne possano compromettere la sua integrità, quella della sua psiche oltre alla sua funzionalità sociale. Peraltro, tutte queste esigenze, oltre a trovare implicito riconoscimento negli artt. 2 e 3 della Costituzione, costituiscono il presupposto di base perché possano essere effettivamente fruiti quei diritti di libertà e consapevolmente adempiuti i doveri di solidarietà che la Costituzione garantisce e impone (*). Come del resto rilevato anche da insigni giuristi, dopo l’abrogazione del reato si è dunque venuto a creare un pericoloso vuoto di tutela della personalità nei riguardi delle dinamiche plagiarie, né le norme contemplate nel vigente codice penale, quali la circonvenzione di incapaci (art.643 c.p.) risultano di fatto applicabili a situazioni comportanti il condizionamento psicologico, comportamentale e fisiologico degli adepti di movimenti a carattere settario. (**) Lo stesso Segretariato Generale della presidenza della Repubblica -Ufficio Affari Giuridici e Relazioni costituzionali- (Protocollo SGPR 13/6/2007 0066076 P UAG),  ha così  riferito “..si condivide che l’abrogazione del reato di plagio per difetto di determinatezza abbia comportato un pericoloso vuoto normativo che avrebbe dovuto essere colmato da adeguate e sollecite iniziative legislative”.

Una delle più importanti realtà associative italiane per la tutela dei minori, il Telefono Azzurro, che dal 2003 gestisce per conto del Ministero delle Comunicazioni, Ministero per le Pari Opportunità e Ministero del Lavoro, il Servizio emergenza infanzia, già nel suo 5° Rapporto Nazionale sulla Condizione dei Minori e degli Adolescenti (2005), realizzato con Eurispes, (prestigioso istituto italiano che opera nel campo della ricerca), rilevava che “Il coinvolgimento di minori nelle sette è fenomeno alquanto complesso e difficile da descrivere: per questo non va trascurato, poiché, anche se in modo poco visibile, i minori vi sono coinvolti sia come vittime (attraverso abusi psicologici e sessuali), sia come autori di reato (con l’uso di alcol e droghe fino a forme estreme di crimine). L’abuso sessuale sui minori è una realtà tangibile, come denunciano i numeri forniti dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale

Altresì nel 9° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza (5) pubblicato nel 2009, i relatori del documento hanno drammaticamente sottolineato come “i bambini vittime delle sette sono bambini che “non esistono”, vittime dimenticate, ignorate e perfino negate”, e altresì constatato che “ i bambini che sono riusciti ad uscire da sette nelle quali hanno subìto abusi e violenze possono avere livelli di sviluppo fisico, psicologico, relazionale, emotivo, cognitivo e comportamentale che si discostano molto dalla norma: sembrano più piccoli di quello che effettivamente sono per ciò che concerne le capacità decisionali, di giudizio, la memoria e il linguaggio. Innumerevoli sono le conseguenze cui un bambino vittima di queste sette può andare incontro, a vari livelli: fisico, cognitivo, emotivo, relazionale, di costruzione della propria identità..”

Nel marzo 2006 veniva discussa e approvata dall’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia, una importante relazione realizzata in forma di bozza dal Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza per conto dello stesso Osservatorio nazionale e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali titolata “Rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia”. Nell’ampio capitolo dedicato alla situazione dei minori coinvolti nelle cosiddette “sette”, si evidenziava, da un lato, come il fenomeno fosse presente in larga misura nel nostro paese e le gravi implicazioni per gli stessi minori, dall’altro, come occorresse pervenire all’attuazione di adeguate politiche preventive informative a fattiva tutela dei bambini. Nel testo si sottolineava inoltre come dopo la diffusione del Rapporto denominato “Sette Religiose e nuovi movimenti magici in Italia” predisposto dal Comitato esecutivo dei servizi di informazione di sicurezza del Ministero dell’Interno nel febbraio 1998, si fossero “moltiplicate le iniziative a “difesa” dei nuovi culti, i quali, con intraprendente aggressività hanno iniziato una controffensiva in nome delle libertà religiose… Oltre alla strategia di difesa palese, alcuni culti hanno messo in atto tattiche per rendere più rigorosi i segreti nei vari circuiti di iniziazione e mentre svolgono campagne pubbliche a favore della libertà religiosa sulla stampa e in TV, nei circoli interni “privati” degli iniziati, i giuramenti di segretezza e gli obblighi al silenzio si fanno più pressanti” e come analoghe “reazioni si ebbero anche in seguito alla pubblicazione nel 1999 del rapporto in materia di sette predisposto dal Consiglio d’Europa(6)

Inoltre secondo il Report realizzato nel 2010 dal gruppo di lavoro presieduto dal dott. Luca Bernardo, (direttore dell’Ambulatorio per il Disagio degli Adolescenti presso l’Ospedale Fatebenefratelli di Milano e all’epoca presidente della Commissione bullismo del Ministero dell’Istruzione, Ricerca e Università), ben 240mila minori e adolescenti sarebbero entrati in contatto, solo in quell’anno, con “sette” e gruppi legati al satanismo (7).

In una recente intervista rilasciata al noto periodico italiano Panorama, la stessa dott.ssa Maria Carla Bocchino, I° dirigente Responsabile Divisione Analisi dello Sco, Servizio Centrale Operativo, della Polizia di Stato, ha riferito del preoccupante aumento nel nostro paese, di giovani attirati, in particolare attraverso la rete web, da gruppi di satanismo acido; dati che trovano peraltro conferma anche dall’attività di Polizia Postale. La fascia di rischio individuata tra i nuovi “simpatizzanti” risulta quella compresa tra i 12 e 22 anni. (8)

Ciò nonostante, come riferito dal deputato Rudy Salles, purtroppo solo alcuni Stati membri risultano aver recepito, a oggi, le indicazioni contenute nelle molteplici Raccomandazioni dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sul fenomeno settario e in particolare quelle previste nella Raccomandazione n.1412 (1999), e con amarezza dobbiamo confermare che anche il nostro Paese non ha purtroppo adottato misure volte, in particolare, alla tutela dei soggetti maggiormente vulnerabili e dei bambini inseriti in movimenti a carattere settario.

In Italia non sono mai state attivate commissioni parlamentari aventi a oggetto i minori vittime di derive settarie, ma unicamente una Indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette sette (9), purtroppo non pervenuta a conclusione. Proprio l’audizione tenutasi presso l’Aula della 2a Commissione permanente Giustizia del Senato, di una giovane che aveva fatto parte da bambina, insieme alla madre e alla sorella anch’ella minore, di un piccolo gruppo sincretico a carattere settario capeggiato da una leader carismatica, ha indubitabilmente costituito il momento più intenso e drammatico dell’indagine svolta dalla commissione parlamentare. Nel caso accennato, la Corte di Cassazione VI Sezione penale (10), aveva evidenziato che “la sentenza di secondo grado ha ricostruito i fatti di causa ed evidenziato la condotta antigiuridica tenuta per un lungo periodo di tempo (circa tre anni) dell’imputata nei confronti delle parti lese (fra le quali, due minorenni), attraverso la forzata imposizione del cibo nei confronti di una minore, anche mediante un atto di violenza fisica, quale la chiusura del naso, nonostante l’evidente intolleranza alla sua assunzione, la costrizione a mangiare di nuovo quanto da lai veniva vomitato, i continui risvegli notturni o l’assoluto impedimento al riposo per partecipare a rituali salvifici, il condizionamento delle più elementari manifestazioni di vita, nonché le minacce di punizioni divine o di gravi accadimenti in caso di disobbedienza alle sue direttive”

Sconvolgenti vicende, analoghe a quelle descritte, ovvero inerenti il coinvolgimento di soggetti minori in gruppi od organizzazioni a carattere settario, sono state richiamate nell’Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-08890 seduta n. 855 del 18 dicembre 2012, (16° Legislatura), presentato dalle senatrici Gallone e Allegrini. Tuttavia l’interrogazione in questione è rimasta lettera morta (11)

Al momento non sono state fornite risposte da parte dei dicasteri interpellati neanche alle nuove interrogazioni presentate da altri parlamentari italiani che più volte hanno inteso sollecitare i nostri governanti alla dovuta attenzione verso il fenomeno in oggetto, osservando inoltre, come si legge nei testi degli atti di sindacato ispettivo in questione (12 e 13), che unicamente le associazioni di volontariato e i centri di informazione e ricerca attivi sul territorio nazionale svolgono “una preziosa e continuativa opera informativa sul fenomeno e di supporto alle vittime e alle famiglie e in tal senso realizzano un’azione di integrazione nonché, spesso, di vera e propria supplenza dell’azione pubblica, in maniera del tutto gratuita e avvalendosi della consulenza e collaborazione di esperti del settore della salute mentale, della criminologia e della giurisprudenza”.

Per di più, come si evince dal seguente estratto dai medesimi testi, è in corso “una pressante e reiterata campagna dai toni marcatamente diffamatori attraverso cui alcuni soggetti, oltre a minimizzare il suddetto fenomeno sociale, screditano sistematicamente con argomentazioni tendenziose e palesemente mendaci i rappresentanti del mondo del volontariato, delle forze dell’ordine e delle istituzioni impegnati in questo specifico e delicato settore, nonché le stesse vittime di realtà controverse e/o abusanti “;

Non è nostro intento entrare nel merito di considerazioni inerenti le varie missive di critica al Rapporto del deputato Rudy Salles, inoltrate alla vostra attenzione e di cui apprendiamo dalla rete internet, consapevoli che le opportune valutazioni competono esclusivamente ai destinatari, tuttavia, in riferimento a quanto si può leggere nella lettera della studiosa italiana dott.ssa Raffaella Di Marzio, che, nello specifico, riferisce di fenomeni di discriminazione che si verificherebbero da un trentennio nel nostro paese nei confronti delle minoranze religiose e/o spirituali e verso i bambini appartenenti a tali minoranze, non possiamo certamente esimerci dall’evidenziare che si tratta di asserzioni prive di qualunque fondamento e riscontro oggettivo. Nessun rapporto nazionale né europeo così come lo stesso rapporto americano sulla libertà religiosa, hanno mai denunciato l’esistenza di atti discriminatori verificatisi in Italia nei confronti delle minoranze religiose e/o spirituali e dei minori appartenenti a gruppi minoritari; sono stati invero segnalati rari episodi di intolleranza in particolare nei confronti di fedeli affiliati a confessioni maggioritarie. La promozione e la tutela degli appartenenti a minoranze religiose e spirituali e la difesa della libertà religiosa e di culto costituiscono, per contro, una delle grandi priorità della politica interna ed estera italiana. Sostenere pubblicamente fatti del tutto infondati non solo sconcerta gli scriventi ma può ingenerare, a livello di pubblica opinione, perniciosi allarmismi.

Crediamo che le preoccupate parole di uno dei massimi esperti mondiali del fenomeno, il dott. Michael Langone, Direttore Esecutivo dell’International Cultic Studies Association (ICSA), possano riassumere la grave situazione in cui si trovano tanti bambini vittime di gruppi ad alto rischio “Investigation of this field has at times been upsetting. The abuses to which children have been subjected can be horrendous… And the lack of concern and action about this problem is shameful..” (14)

Certi di interpretare, anche e soprattutto, il sentire di coloro che con la nostra attività siamo impegnati ad assistere e tutelare, auspichiamo che il lavoro encomiabile svolto dal relatore Rudy Salles in tema di protezione dei minori dagli eccessi delle derive settarie, trovi favorevole accoglimento affinché ogni individuo possa concretamente godere del diritto di esistere come bambino e di crescere come uomo libero.

Con rispetto,

FA.VI.S. Associazione Familiari delle vittime delle sette, Onlus - Rimini

Maurizio ALESSANDRINI, Presidente

Ce.SAP Centro Studi sugli Abusi psicologici, Onlus – Noci (BA)

D.ssa Lorita TINELLI, Presidente

Osservatorio sui diritti dei Minori – Milano

Dr. Antonio MARZIALE, Presidente

O.N.A.P. Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici – Firenze

D.ssa Patrizia SANTOVECCHI, Presidente

Associazione Prometeo Onlus, Lotta alla pedofilia e tutela infanzia violata – Bergamo

Massimiliano FRASSI, Presidente

Centro Studi Giù Le Mani Dai Bambini – San Benedetto del Tronto (AP)

Aldo VERDECCHIA , Presidente

Associazione SOS Antiplagio Novara

Giovanni RISTUCCIA, Presidente

Associazione Tutor onlus – Potenza

Dino POTENZA, Presidente

Associazione Arciragazzi Bologna – Prevenzione e tutela contro gli abusi sui minori -Prevenzione del disagio giovanile

Serena FRASCAROLI, Presidente

Gruppo Educhiamoci alla Pace – Bari

Gianpaolo PETRUCCI, Presidente

ANSFO Associazione Nazionale “Sostenitori delle Forze dell’Ordine” – Roma

Massimo MARTINI, Presidente

Associazione Genitori Separati per la Tutela dei minori – Città di Castello (PG)

Prof. Ugo VALENTINI, Presidente

Prof. Giovanni PANUNZIO, idr, fondatore dell’Osservatorio Antiplagio – Cagliari

Dr. Giampiero MARCATO, presidente Associazione Menti Libere di Nichelino (To)

Prof.ssa Anna Maria GIANNINI – Psicoterapeuta, ordinario al Dipartimento di Psicologia – Facoltà di Medicina e Psicologia – Direttore dell’Osservatorio di Psicologa della Legalità e della Sicurezza della Università “La Sapienza” di Roma. Responsabile dei Corsi CEPOL (Accademia di Polizia Europea) per quanto riguarda i moduli Dealing with Victims of Crime.

Prof.ssa Anna OLIVEIRO FERRARIS, professore ordinario di Psicologia dello sviluppo presso Università degli Studi La Sapienza di Roma – Psicologa, psicoterapeuta, scrittrice – Già membro della Consulta Qualità della Rai e del Comitato Nazionale di Bioetica. Direttore della rivista degli psicologi italiani “Psicologia Contemporanea”

Dr. Prof. Alessandro MELUZZI, medico chirurgo, specialista in psichiatra. Psicologo, psicoterapeuta – Torino. Docente Incaricato di Psichiatria – Università Cattolica Sacro Cuore di Roma sede di Moncrivello (VC). Professore a Contratto in Genetica del Comportamento Umano Facoltà di Medicina e Chirurgia – Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica della Università di Siena

Prof. Alberto FORTI, Specialista in Neuropsichiatria Infantile, Neurologia e Medicina Interna.

Docente alla Università degli Studi di Urbino “Carlo Bò”

Prof. Francesco BRUNO – Criminologo, docente di Pedagogia Speciale, Dipartimento di Lingue straniere e Scienza dell’Educazione – Università della Calabria

Prof. Natale FUSARO – Specialista in Diritto Penale e Criminologia – esperto nella Formazione Post-Univeritaria presso l’Università degli Studi La Sapienza – Roma

Gen. B. dei Carabinieri Avv. Ernesto DI SERIO, docente di “Criminologia” presso l’ Università Internazionale Scienze Sociali – Roma

Prof. Vincenzo MASTRONARDI, psichiatra – Titolare della Cattedra di Psicopatologia forense e Direttore dell’Osservatorio dei comportamenti e della devianza Facoltà di Medicina e Odontoiatria – Università La Sapienza di Roma

Prof. Nunzio di NUNNO, medico legale, docente di Criminologia presso l’Università del Salento

Prof. Matteo VILLANOVA, titolare di Neuropsichiatria infantile, Criminologia , Medicina preventiva e psicopatologia forense – Presidente di “OLTREE” Osservatorio Laboratorio Tutela e Rispetto Emozionale dell’Età Evolutiva dell’ Università ROMA 3 Roma – Didatta nazionale Centro Italiano Ipnosi Clinica sperimentale di Torino

Dr. Luigi CORVAGLIA, dirigente psicologo presso il DDP ASL Bari, saggista, cultore d.m. di Criminologia e Psichiatria presso l’Università del Salento – Lecce

Prof. Roberto MONGARDINI, docente di “Principi filosofici dei diritti umani” Facoltà di Giurisprudenza – Università telematica “Niccolò Cusano” di Roma; Docente di “Diritti umani” in Master 2° liv

Dr.ssa Beatrice UGOLINI, Criminologa – Bologna

Dr. Giorgio GAGLIARDI, medico psicoterapeuta – Como

Dr. Armando DE VINCENTIIS, Psicologo e Psicoterapeuta – consulente CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze)e coordinatore delGruppo Cicap Puglia

Dr.ssa Alessandra LUMACHELLI Presidente di ETTAsos, collaboratrice della FONDAZIONE MOVIMENTO BAMBINO onlus

U.P.R.C. Unità Prevenzione Rischio Criminologico - Roma

Dott.ssa Imma GIULIANI, Responsabile Nazionale

Sindacato Autonomo della Polizia di Stato SAP – Roma

Gianni TONELLI, Presidente

Dr.ssa Barbara DE SERIO co-responsabile Laboratorio di Studi e Ricerche per l’Infanzia

presso l’Università di Foggia

Dr.ssa Olimpia QUATTROMINI, psicologa clinica, dello sviluppo e delle relazioni, Human Resources, esperta in Criminologia generale, minorile e penitenziaria, presidente Associazione Malattie Rare Alta Murgia

Dr. Sergio CARUSO, Psicopedagogista, Criminologo Clinico esperto in minori profiling e prevenzione – Cosenza

Dr.ssa Sonia MELGIOVANNI, Psicologa, Specialista in Psicologia Clinica e  Psicoterapia Psicoanalitica, PhD in Psicologia Clinica – Bari

Dott. Paolo POZZETTI, Psicologo clinico, specialista in Disturbi della condotta e dell’umore – Ordine Lazio

Dr.ssa Mary GROSSI, Psicologa e psicoterapeuta – Fermo (FM)

Dr. Fabio NESTOLA, Presidente della Fe.N.Bi. (Federazione Italiana per la Bigenitorialità), ricercatore, studioso di separazioni e minori contesi, curatore del Centro Studi per la Fe.N.Bi

Dr.ssa Lillia D’OTTAVI, Farmacista, ex Consigliere Regione Lazio

Sen. Avv. Antonino CARUSO, Presidente della Commissione Giustizia del Senato Italiano dal 2001 al 2006 nella XIV Legislatura

Avv. Giselda CIANCIOLA, dottore di ricerca in Criminologia devianza e mutamento sociale, autrice del libro “I reati contro le donne e i minori” ( Giuffrè ed.)

Avv. Vincenzo GALLO del Foro di Sala Consilina (SA)

(legale della famiglia di Chiara Marino, la giovane assassinata dalle Bestie di Satana)

Avv. Tania RIZZO penalista, Coordinatore A.I.G.A. Regione Puglia

e Presidente di “La.P.E.C. e Giusto Processo” sezione territoriale di Lecce

Avv. Nicola PILEGGI del Foro di Brindisi

Avv. Carla RUFINI del Foro di Roma

Avv. Eloisa MINOLFI del Foro di Milano

Avv. Lia STAROPOLI del Foro di Vibo Valentia

Avv. Marco MARZARI del Foro di Milano

Avv. Lorenzo IACOBBI del Foro di Taranto

Dr.ssa Claudia VINCENZI – autrice del libro “Plagiata” (Mondadori ed.)

Dr.ssa Rossana PESSIONE, giornalista professionale, scrittrice, Direttore responsabile dell’agenzia stampa Omnia Group

Ivano GAIONI, scrittore, autore del libro “Ladri di Anime” (abusi sui minori)

 

POSTILLA del 3 Aprile 2014

I promotori della lettera per la Presidente e il Segretario Generale dell’APCE, chiedono cortesemente di voler considerare  inseriti tra i firmatari del documento i seguenti nominativi:

 

Associazione Nazionale  ConDivisa Sicurezza e Giustizia

 

On. Tiziano ARLOTTI,  Deputato XVII Legislatura Camera dei Deputati

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References:

  1. The British Psycological Society http://www.bps.org.uk/news/children-cults-face-later-problems

  1. Bouncing back: remission from depression in a 12-year panel study of a representative Canadian community sample” Esme Fuller-Thomson, Marla Battiston, Tahany M. Gadalla, Sarah Brennenstuhl http://link.springer.com/article/10.1007/s00127-013-0814-8
  1. BESTIE DI SATANA. SENTENZA CORTE D’APPELLO

http://www.scribd.com/doc/82108848/Bestie-Di-Satana-Sentenza-Appello-Parte-1

http://www.scribd.com/doc/82109068/Bestie-Di-Satana-Sentenza-Appello-Parte-2

http://www.scribd.com/doc/82109249/Bestie-Di-Satana-Sentenza-Appello-Parte-3

  1. RELAZIONE FINALE DELLA COMMISSIONE D’INCHIESTA DELLA REGIONE TOSCANA SULL’AFFIDO MINORI ALLA LUCE DELLA VICENDA FORTETO. SECONDA PARTE DA PAG. 11

http://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/9/CM28/evidenze/evi214.pdf

  1. 9° RAPPORTO NAZIONALE SULLA CONDIZIONE DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA (Telefono Azzurro ed EURISPES) http://www.osservatorionazionalefamiglie.it/osservatorioprova/images/altrepubb/rapporto_nazionale_infanzia_adolescenza.pdf
  1. RAPPORTO SULLA CONDIZIONE DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA IN ITALIA

http://www.minori.it/files/eccezionale_quotidiano_completo.pdf

  1. Articolo giornalistico tratto dal quotidiano nazionale IL GIORNO

http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2011/11/20/622927-allarme_satanismo.shtml

  1. Articolo giornalistico con intervista alla dott.ssa Maria Carla Bocchino http://news.panorama.it/cronaca/Satana-web-adolescenti
  1. SENATO DELLA REPUBBLICA. Audizioni in seno all’ INDAGINE CONOSCITIVA SUL FENOMENO DELLA MANIPOLAZIONE MENTALE DEI SOGGETTI DEBOLI CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AL FENOMENO DELLE COSIDDETTE “SETTE”

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/284768.pdf

  1. Suprema Corte di Cassazione VI Sezione Penale 25701/12 Sentenza n. 631 Registro Generale n. 33260/ 2011 http://www.favis.org/favis2/images/valmaggi%20sentenza%20cassazione

  1. SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08890

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=695872

  1. SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 17 Atto n. 4-01758 26 febbraio 2014 ; SENATE OF THE ITALIAN REPUBLIC Legislature 17 Judicial Inspection Act n. 4-01758 published on 26th February 2014, assembly n.198 ; SENAT DE LA REPUBLIQUE ITALIENNE Légisature 17me Acte de Sindacat Inspectif n . 4-01758 publiqué le 26 Février 2014 dans la réunion n. 198

http://favisonlus.wordpress.com/2014/03/09/fenomeno-settario-legislatura-17-atto-di-sindacato-ispettivo-n-4-01758/

  1. SENATO DELLA REPUBBLICA. Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-08835

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=691624

SENATO DELLA REPUBBLICA. Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n.4-00374 http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=703752

  1. CHILDREN AND CULTS excerpt from Recovery From Cults Help for Victims of Psychological and Spiritual Abuse. Edited by Michael D. Langone. W. W. Norton, New York

http://www.csj.org/studyindex/studychild/study_childcult.htm

NOTA (*) Brano liberamente tratto da GNOSIS, rivista ufficiale dei Servizi di intelligence italiani

http://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista27.nsf/ServNavig/27?OpenDocument

NOTA (**) Relazione documentale di Antonio Pagliaro (Professore emerito di Diritto Penale dell’Università di Palermo) depositata presso la 2a Commissione permanente Giustizia del Senato, in seno all’Indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette “sette” (anni 2011-2012)

http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/documenti_acquisiti/569%20professor%20Pagliaro.pdf

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The protection of minors against excesses of sects

on .


Madame Anne BrasseurPresident of the Parliamentary Assemblyof the Council of EuropeMr. Wojciech Sawicki,Secretary General of PACE

Members of APCE

Palais de l’Europe

67075 Strasbourg Cedex

Report Mr. Rudy SALLES “The protection of minors against excesses of sects”

ITALY, 31st March 2014

Dear Sirs,

On 3rd of March 2014, an important Report on the protection of children against the excesses of the so-called cults and which is the result of long and accurate efforts of the French rapporteur Rudy Salles, has been adopted by the Committee of Legal Affairs and Human Rights of the Parliamentary Assembly of the Council of Europe.

Scholars, Italian associations for the protection of children’s right, centres and association of research, information and protection of individuals and families against high-risk groups that all together sign this letter, wish to express their sincere gratitude and appreciation for the Report’s content, which in this case identifies and suggests essential programmes and intervention policies and/or their strengthening, in order to face effectively the danger represented by the so-called cults and protect concretely the interest of the child from all forms of brutality, abuse and negligence.

We can only hope for its approval, certain that the Parliamentary Assembly and the Council of Europe play a key role in contrast to this worrying social phenomenon, which is constantly growing and involves an increasing number of adolescents and children also through the increased use of Internet.

International scientific contributions report unanimously that minors introduced in abusing cult contexts often suffer the systematic violation of their fundamental rights (Paul Martin, Michael D. Langone and Gary Eisenberg, Markowits and Halperin, Susan Landa, Stephen A. Kent and Doni Whitsett, Singer and Lalich, etc.), as Jill Mytton’s recent research published by The British Psychological Society (1) has highlighted that children born and raised within high-risk groups will present significant psychological and psychosocial problems, not only after leaving the group but also in their adulthood. In addition, on the basis of the results of an accurate study carried out by the University of Toronto (2), children who are victims of coercive realities will present more prolonged remission periods of depression than those who were not subject to this kind of traumas. As far as we know, another important research project approved by Human Subjects in Research Committee at California State University, is in progress. Its title is “On Our Own: How Children Of Cults Manage to Survive in the ‘Outside’ World” by Dr. Jania Lalich, renowned international expert on cults and extremist groups.

In our activities, we are in daily contact with people who are victims of totalitarian organisations and manipulative relational dynamics, as well as with individuals born and raised within high-risk groups, who often experienced horrific abuse and violence. On the other hand, even the judicial reports inform us on horrific cases occurred inside abusive cultist movements. An example which hit the international headlines is that of the murderous group called “Le bestie di Satana” (The Beasts of Satan), whose followers are guilty of the macabre murder of some young people, who were members of the same organisation including the minor Fabio Tollis (3).

While we are writing this letter, criminal proceedings are ongoing against Rodolfo Fiesoli, the founder of the Forteto Community, and others who are accused of sexual abuse on minors. Forteto is a community for the custody of minors but, as clearly shown in the recent and substantial investigation by the Commission of Inquiry of Tuscany (4), it was considered as a real abusing cult. The founder, known as “the Prophet” has been able to act undisturbed for over forty years, despite the fact that in 1976 he had been arrested at the request of judge Carlo Casini, who opened proceedings for sexual abuse occurred in the community. In the 80’s some Board and parliamentary inquiries underlined the undue influence on the young community’s guests. Later, in 1985 the Court of Appeal of Florence sentenced Fiesoli – judgement confirmed by the Court of Cassation- to two years of imprisonment for abuse, violent acts and corruption of minor. (Judgement which pointed out “the incitement by Forteto’s members to the breakdown of relationships between the children entrusted to them and their biological parents” and the incitement to “a common practice of homosexuality”). Again, on 13th July 2000, the European Court of Human Rights condemned Italy to pay a fine of 200 million Liras as compensation for moral damages after entrusting two children to Forteto community. In the judgement (case Scozzari and Giunta against Italy – appeal No. 39221/98 et 41963/98), the Court deemed appropriate to comment that the fact that people convicted for maltreatment and abuse could still play an active role in the community raised serious doubts. In December 2011, Rodolfo Fiesoli was finally arrested again for maltreatment and abuse of children entrusted to Forteto community and on 4th October 2013 the trial against the leader of this “community-cult” and other 22 suspected persons was started in Florence.

In Italy, as a result of a plea of unconstitutionality, the Constitutional Court, by judgement No. 96 dated 8th June 1981, quashed the criminal offense of plagiarism from the legal system, because it was in contrast “with the principle of compulsory nature of the case, contained in absolute reservation of law in criminal matters, enshrined in Art. 25 of the Italian Constitution”. The Constitutional Court therefore established the vagueness of the wording of the criminal offense of plagiarism <<claiming the non-verifiability of the fact considered in this case, the impossibility of its assessment with logical and rational criteria, the intolerable risk of unlawful acts>>.

After over thirty years from the repeal of the offense of plagiarism, however, in the social community, the need for protection of man’s individual personality and his psycho-physical integrity is more and more important: in short, the need for the protection of the individual identity as thinking, unique and unrepeatable human being. This means in particular, to protect the human being, at the time of formation and development of his personality, from “obsessive” interference and also protect him from various behaviors which may compromise his integrity, that of his psyche and his social functionality. Furthermore, all these needs, as well as finding implicit recognition in Articles 2 and 3 of the Italian Constitution, establish the basic prerequisite so as the rights of freedom can be effectively enjoyed and the duties of solidarity consciously fulfilled, which the Constitution ensures and requires (*). As noted by distinguished jurists too, after the repeal of the offense there was a dangerous gap in the protection of personality against plagiarism, and even the rules of the Criminal Code, such as the “circumvention of incapable” (Article .643 CC), are not applicable to situations involving psychological, behavioral and physiological conditioning of the followers of cultist movements (**). The Secretariat-General of the Presidency of the Italian Republic – Office of Legal Affairs and Constitutional Relations – (SGPR Protocol dated 13/6/2007 0066076 P OLA), reported “…we agree that the repeal of offense of plagiarism due to lack of certainty resulted in a dangerous regulatory vacuum which should have been filled by appropriate and expeditious legislative actions.”

One of the most important Italian association for protection of minors, Telefono azzurro, which since 2003 has been operating on behalf of the Ministry of Communications, Ministry for Equal Opportunities and Ministry of Labour, the Servizio emergenza infanzia (Childhood Emergency Service), in its 5thNational Report on the Status of Minors and Adolescents (2005), carried out together with EURISPES (prestigious Italian Institute which operates in the field of research), observed that “the involvement of minors in cults is a quite complex phenomenon and difficult to explain: that is why it should not be ignored because, even though in a barely visible way, minors are involved both as victims (through psychological and sexual abuse) and offenders (by using alcohol and drugs up to extreme forms of crime). Sexual abuse on minors is a tangible reality as demonstrated by the figures provided by the Central Direction of the Criminal Police.”

Also in the 9th National Report on the Status of Childhood and Adolescence (5) published in 2009, the rapporteurs of this document highlighted dramatically how “the children victims of cults are children who “do not exist”, forgotten, ignored and denied victims” and is also observed that “children who managed to get out of cults in which they were subject to abuse and violence can have levels of physical, psychological, relational, emotional, cognitive and behavioural development which differ very much from the standard: they seem younger than they are with regard to decision-making capabilities, judgement, memory and language. The consequences a child who is victim of these cults may experience are countless at various levels: physical, cognitive, emotional, relational, in constructing their identity…”.

In March 2006, an important report entitled “Report on the condition of childhood and adolescence in Italy” made in draft form by the National Centre of Documentation and Analysis of Childhood and Adolescence on behalf of the National Monitoring Centre and Ministry of Labour and Social Policies, was discussed and approved by the National Monitoring Centre for Childhood. In the large section dedicated to the situation of minors involved in the so-called “cults”, on the one hand it was highlighted how the phenomenon was largely present in our country and the serious implications for minors themselves; on the other hand, it was highlighted the need to implement appropriate informative prevention policies for minors’ protection. In the report, it was also highlighted how, after the release of the report called “Religious cults and new magical movements in Italy” made by the Executive Committee for Information and Security Services of the Ministry of Interior in February 1998, “the initiatives aimed at “protecting” these new cults multiplied, the cults started a counteroffensive in the name of religious freedom with proactive aggressiveness …in addition to the obvious defence strategy, some cults used tactics to tighten the secrets in various circuits of initiation and, while they are doing public campaigns for religious freedom in the press and on TV, within internal “private” associations of the initiates, oaths of secrecy and silence obligations become more and more pressing” and similar “reactions had also occurred after the publication of the report on cults prepared by the Council of Europe in 1999” (6).

Moreover, according to the report made in 2010 by the working group chaired by Dr. Luca Bernardo (director of Ambulatorio per il Disagio degli Adolescenti – Surgery for adolescents’ discomfort – at Fatebenefratelli Hospital in Milan and, at the time, it was president of the Committee for Bullying of Ministry of Education, Research and University), 240,000 minors and adolescents would have come into contact, only in that year, with “cults” or groups linked to Satanism (7).

In a recent interview with the well-known Italian magazine Panorama, Dr. Maria Carla Bocchino, 1st Director in charge of the Analysis Division of the Operational Central Service (SCO), of the State Police, reported the alarming rise in our country of young people attracted, in particular through the web, by groups of acid Satanism; these data are also confirmed by the activity of Postal Police. The risk band found among the new “sympathisers” is between 12 and 22 years old (8).

Notwithstanding, as reported by the member of parliament Rudy Salles, unfortunately only some Member States appear to have accepted, and to the present day, the information contained in the many Recommendations of Parliamentary Assembly of the Council of Europe on the cult phenomenon and in particular those provided by Recommendation No. 1412 (1999), we bitterly must confirm that neither our country has taken measures about the protection of the most vulnerable individuals and of children involved in cultist movements.

In Italy, Parliamentary Committees aimed at minor victims of cults have never been activated, but only a Consultation on the phenomenon of mental manipulation of vulnerable individuals with particular reference to the phenomenon of the so-called cults (9), which unfortunately has not been concluded. The audition held in the Room of the 2nd standing Judiciary Committee of the Senate of a young woman who had been part, together with her mother and sister, of a small syncretic cult headed by a charismatic leader was the most intense and dramatic moment of the investigation carried out by the parliamentary committee. In the case mentioned, the Court of Cassation, VI Criminal Division (10), showed that “the second-instance judgement reconstructed the facts of the case and highlighted the unlawful behaviour of the defendant against the affected parties (including two minors) held for a long period (about three years), through the forced imposition of food against one of the minors, even by using physical violence, as closing her nose despite the obvious intolerance, the compulsion to eat again what she had vomited, the frequent nocturnal awakenings or the absolute impediment to rest in order to participate in the rituals of salvation, the conditioning of the most basic manifestations of life, as well as threats of “divine” punishments or serious events in case of disobedience to her directives.”

Shocking events, similar to those described, concerning the involvement of minors in cults groups or organisations were recalled in the Judicial Inspection No. 4-08890 session No. 855 dated 18th December 2012 (16th Legislature), presented by the senators Gallone and Allegrini. However, this question remained unfulfilled (11).

Currently, no answers have been provided by the questioned departments, not even regarding the new questions presented by other Italians MPs, who repeatedly urged our leaders to due attention about the phenomenon in question, noting also, as we read in the texts of Acts of Judicial Inspection (12 and 13) that only voluntary associations and centres of information and research active in the country perform “a valuable and continuous work of information on the phenomenon and support to victims and their families; in this way, they perform a free integration action, which is often a real substitution of the public action, by taking advantage of the advice and cooperation of experts in the fields of mental health, criminology and law”.

Moreover, as it can be seen from the following extract of the same texts, “a repeated and serious libellous campaign committed particularly on web network has been carried out, through which some subjects, as well as minimize the aforementioned social phenomenon, systematically discredit with manifestly false and tendentious arguments the representatives of the voluntary sector, police forces and institutions involved in this specific and sensitive field, as well as the victims of controversial and/or abusing realities”.

It is not our intention to enter into the merits of considerations concerning the several letters criticising the Report of MP Rudy Salles, which were addressed to your attention and which we learn about on the Internet, fully aware that appropriate assessments are under the responsibility of the recipients, however, as regards the letter of the Italian scholar Dr. Raffaella Di Marzio, which in particular refers to discrimination phenomena that have been occurring for three decades in our country against religious and/or spiritual minorities and against children belonging to these minorities, we cannot avoid highlighting that these assertions have no basis and objective feedback. No national or European report, not even the American report on religious freedom, have ever reported the existence of discriminatory acts occurred in Italy against religious and/or spiritual minorities and against children belonging to minority groups; rare episodes of intolerance, in particular against the faithful affiliated to majority groups, have been reported. The promotion and protection of people belonging to religious and spiritual minorities and the defence of religious and cult freedom are, however, among the priorities of the Italian domestic and foreign policy. Publicly supporting facts which are completely unfounded not only disconcerts the undersigned, but also can give rise, in terms of public opinion, to pernicious alarmism.

We believe that the worried words of one of the world’s leading experts of the phenomenon, Dr. Michael Langone, Executive director of the International Cultic Studies Association (ICSA), can summarise the serious situation which a lot of children, victims of these high-risk groups, are living “Investigation of this field has at times been upsetting. The abuses to which children have been subjected can be horrendous… And the lack of concern and action about this problem is shameful..” (14)

Sure of interpreting, also and above all, the feelings of those people we are assisting and protecting with our activity, we hope that the commendable work done by the rapporteur Rudy Salles concerning the protection of minors against the excesses of cults is favourably accepted so that every individual can actually enjoy the right to exist as a child and to grow up as a free man.

Respectfully yours,

FA.VI.S. Associazione Familiari delle vittime delle sette, Onlus - Rimini

Maurizio ALESSANDRINI, President

Ce.SAP Centro Studi sugli Abusi psicologici, Onlus – Noci (BA)

D.ssa Lorita TINELLI, President

Osservatorio sui diritti dei Minori – Milan

Dr. Antonio MARZIALE, President

O.N.A.P. Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici – Florence

D.ssa Patrizia SANTOVECCHI, President

Associazione Prometeo Onlus, Lotta alla pedofilia e tutela infanzia violata – Bergamo Massimiliano FRASSI, President

Centro Studi Giù Le Mani Dai Bambini – San Benedetto del Tronto (AP)

Aldo VERDECCHIA, President

Associazione SOS Antiplagio Novara

Giovanni RISTUCCIA, President

Associazione Tutor onlus – Potenza

Dino POTENZA, President

Associazione Arciragazzi Bologna – Prevenzione e tutela contro gli abusi sui minori -Prevenzione del disagio giovanile

Serena FRASCAROLI, President

Gruppo Educhiamoci alla Pace – Bari

Gianpaolo PETRUCCI, President

ANSFO Associazione Nazionale “Sostenitori delle Forze dell’Ordine” – Rome

Massimo MARTINI, President

Associazione Genitori Separati per la Tutela dei minori – Città di Castello (PG)

Prof. Ugo VALENTINI, President

Prof. Giovanni PANUNZIO, idr, founder of Osservatorio Antiplagio – Cagliari

Dr. Giampiero MARCATO, president Associazione Menti Libere Nichelino (To)

Prof.ssa Anna Maria GIANNINI – Psychotherapist, full professor at the Department of Psychology – Faculty of Medicine and Psychology – Director of Monitoring Centre of Psychology of Law and Security of the University “La Sapienza” in Rome. Manager of CEPOL courses (Academy of European Police) concerning the modules Dealing with Victims of Crime.

Prof.ssa Anna OLIVERIO FERRARIS, full professor of Developmental Psychology at Università degli Studi La Sapienza in Rome – Psychologist, psychotherapist, writer – Member of Consulta Qualità Rai and National Bioethics Committee. Director of the journal of Italian psychologists “Psicologia Contemporanea”

Dr. Prof. Alessandro MELUZZI, surgeon, specialist in psychiatry. Psychologist, psychotherapist – Turin. Lecturer of Psychiatry – Università Cattolica Sacro Cuore in Rome, branch of Moncrivello (VC). Temporary lecturer of Genetics of Human Behaviour, Faculty of Medicine and Surgery – School of Specialization in Clinical Psychology of Università di Siena

Prof. Alberto FORTI, Specialist in Child Neuropsychiatry, Neurology and Internal Medicine.

Lecturer at Università degli Studi in Urbino “Carlo Bò”

Prof. Francesco BRUNO – Criminologist, lecturer of Special Pedagogy, Department of Foreign Languages and Education Science – Università della Calabria

Prof. Natale FUSARO – Specialist in Criminal Law and Criminology – expert in Post-University Education at

Università degli Studi La Sapienza – Rome

Gen. B. dei Carabinieri Sol. Ernesto DI SERIO, lecturer of Criminology at Università Internazionale Scienze Sociali – Rome

Prof. Vincenzo MASTRONARDI, psychiatrist – Chairman of Forensic Psychopathology and Director of Monitoring Centre of behaviours and deviance – Faculty of Medicine and Dentistry – Università La Sapienza in Rome

Prof. Simonetta COSTANZO Criminologist, psychoanalyst, psychologist. Researcher and Professor of Educational Psychology at the University of Calabria (Unical)

Prof. Nunzio di NUNNO, coroner, lecturer of Criminology at Università del Salento

Prof. Matteo VILLANOVA, chairman of Child Neuropsychiatry, Criminology, preventive medicine and forensic psychopathology – President of “OLTREE” Osservatorio Laboratorio Tutela e Rispetto Emozionale dell’Età Evolutiva of Università ROMA 3, Rome – Teacher at Centro Italiano Ipnosi Clinica sperimentale in Turin

Dr. Luigi CORVAGLIA, executive psychologist at DDP ASL Bari, essayist, scholar of Department of Criminology and Psychiatry at Università del Salento – Lecce

Prof. Roberto MONGARDINI, lecturer of “Phylosophical principles of human rights” Faculty of Law – Università telematica “Niccolò Cusano” in Rome; Lecturer of “Human rights” in Master 2° lev

Dr.ssa Beatrice UGOLINI, Criminologist – Bologna

Dr. Giorgio GAGLIARDI, psychotherapist – Como

Dr. Armando DE VINCENTIIS, psychologist and psychotherapist – consultant at CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze)and coordinator of Gruppo Cicap Puglia

Dr.ssa Alessandra LUMACHELLI President of ETTAsos, collaborator of FONDAZIONE MOVIMENTO BAMBINO non-profit organization

U.P.R.C. Unità Prevenzione Rischio Criminologico - Rome

Dott.ssa Imma GIULIANI, National Manager

Sindacato Autonomo della Polizia di Stato SAP – Rome

Gianni TONELLI, President

Associazione ConDivisa – Sicurezza e Giustizia

Dr.ssa Barbara DE SERIO co-manager at Laboratorio di Studi e Ricerche per l’Infanzia at Università di Foggia

Dr.ssa Olimpia QUATTROMINI, clinical, developmental and relational psychologist, Human Resources, expert in general, juvenile and prison Criminology, president of Associazione Malattie Rare Alta Murgia

Dr. Sergio CARUSO, Psychopedagosist, clinical criminologist expert in minor profiling and prevention – Cosenza

Dr.ssa Sonia MELGIOVANNI, Psychologist, Specialist in Clinical Psychology and Psychoanalytic Psychotherapy, PhD in Clinical Psychology – Bari

Dott. Paolo POZZETTI, Clinical psychologist, specialist in Conduct and mood disorders – Register of Lazio

Dr.ssa Mary GROSSI, Psychologist and Psychotherapist – Fermo (FM)

Dr. Fabio NESTOLA, President of Fe.N.Bi. (Federazione Italiana per la Bigenitorialità), researcher, scholar of separations and disputed minors, curator of Fe.N.Bi Study Centre

Dr.ssa Lillia D’OTTAVI, Pharmacist, ex Counsellor of Lazio Region

Sen. Sol. Antonino CARUSO, President of Justice Commission of the Italian Senate from 2001 to 2006, XIV Legislature

Sol. Giselda CIANCIOLA, PhD in Criminology, deviance and social change, author of the book “I reati contro le donne e i minori” ( Giuffrè ed.)

Sol. Vincenzo GALLO Court of Sala Consilina (SA)

(Lawyer of the family of Chiara Marino, the young girl murdered by Bestie di Satana)

Sol. Tania RIZZO criminal lawyer, Coordinator of A.I.G.A. Regione Puglia

and President of “La.P.E.C. e Giusto Processo” territorial section of Lecce

Sol. Nicola PILEGGI Court of Brindisi

Sol. Carla RUFINI Court of Rome

Sol. Eloisa MINOLFI Court of Milan

Sol. Lia STAROPOLI Court of Vibo Valentia

Sol. Marco MARZARI Court of Milan

Sol. Lorenzo IACOBBI Court of Taranto

Dr.ssa Claudia VINCENZI – author of the book “Plagiata” (Mondadori ed.)

Dr.ssa Rossana PESSIONE, professional journalist, writer, Managing Director of press agency Omnia Group

Ivano GAIONI, writer, author of the book “Ladri di Anime” (abuse of minors)

 

Note of April 3, 2014

The promoters of the letter to the President and the Secretary General of PACE, asking if you would consider included among the signatories of the document the following names:

Associazione Nazionale  ConDivisa Sicurezza e Giustizia

On Tiziano ARLOTTI, Deputy XVII Legislature Chamber of Deputies

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References

  1. The British Psychological Society http://www.bps.org.uk/news/children-cults-face-later-problems

  1. Bouncing back: remission from depression in a 12-year panel study of a representative Canadian community sample” Esme Fuller-Thomson, Marla Battiston, Tahany M. Gadalla, Sarah Brennenstuhl http://link.springer.com/article/10.1007/s00127-013-0814-8
  2. BESTIE DI SATANA. JUDGEMENT OF THE COURT OF APPEAL

http://www.scribd.com/doc/82108848/Bestie-Di-Satana-Sentenza-Appello-Parte-1 http://www.scribd.com/doc/82109068/Bestie-Di-Satana-Sentenza-Appello-Parte-2

http://www.scribd.com/doc/82109249/Bestie-Di-Satana-Sentenza-Appello-Parte-3

  1. FINAL REPORT OF THE COMMISSION OF INQUIRY IN TUSCANY ON CHILDREN CUSTODY REGARDING THE FORTETO. PART TWO FROM PAGE 11. http://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/9/CM28/evidenze/evi214.pdf
  2. THE 9TH NATIONAL REPORT ON THE STATUS OF CHILDREN AND ADOLESCENTS http://www.osservatorionazionalefamiglie.it/osservatorioprova/images/altrepubb/rapporto_nazionale_infanzia_adolescenza.pdf
  1. “REPORT ON THE CONDITION OF CHILDREN AND ADOLESCENTS IN ITALY”

http://www.minori.it/files/eccezionale_quotidiano_completo.pdf

  1. Article taken from national newspaper IL GIORNO

http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2011/11/20/622927-allarme_satanismo.shtml

  1. Article with the interview of Dr. Maria Carla Bocchino

http://news.panorama.it/cronaca/Satana-web-adolescenti

  1. SENATE OF THE ITALIAN REPUBLIC. Hearing about “INQUIRY IN THE PHENOMENON OF MENTAL MANIPULATION OF WEAK PERSONS WITH SPECIAL REFERENCE TO THE PHENOMENON OF THE SO-CALLED “CULTS” http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/284768.pdf
  1. Supreme Court of Cassation Criminal Division VI 25701/12 Judgement No. 631 General register No. 33160/2011 http://www.favis.org/favis2/images/valmaggi%20sentenza%20cassazione

  1. SENATE OF THE ITALIAN REPUBLIC legislature16 Judicial Inspection Act No. 4-08890 http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=695872
  1. SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 17 Atto n. 4-01758 26 febbraio 2014 ; SENATE OF THE ITALIAN REPUBLIC Legislature 17 Judicial Inspection Act n. 4-01758 published on 26th February 2014, assembly n.198 ; SENAT DE LA REPUBLIQUE ITALIENNE Légisature 17me Acte de Sindacat Inspectif n . 4-01758 publiqué le 26 Février 2014 dans la réunion n. 198

http://favisonlus.wordpress.com/2014/03/09/fenomeno-settario-legislatura-17-atto-di-sindacato-ispettivo-n-4-01758/

  1. SENATE OF THE ITALIAN REPUBLIC Legislature 16 Judicial Inspection Act No. 4-08835

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=691624

SENATE OF THE ITALIAN REPUBLIC Legislature 17 Judicial inspection Act. No. 4-00374 http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=703752

  1. CHILDREN AND CULTS excerpt from Recovery From Cults Help for Victims of Psychological and Spiritual Abuse. Edited by Michael D. Langone. W. W. Norton, New York

http://www.csj.org/studyindex/studychild/study_childcult.htm

NOTE (*) Freely extract from GNOSIS, Journal of the Italian Intelligence Services http://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista27.nsf/ServNavig/27?OpenDocument

NOTE (**) Report document by Antonio Pagliaro, Emeritus Professor of Criminal Law at University of Palermo) filed at 2nd Standing Judiciary Committee of the Senate within Consultation on the phenomenon of mental manipulation of vulnerable individuals with particular reference to the phenomenon of the so-called “cults” (years 2011-2012)

http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/documenti_acquisiti/569%20professor%20Pagliaro.pdf

 

Il Dott. Pepe Rodriguez, professore di giornalismo investigativo presso l’Università Autonoma di Barcellona, presenta una sintesi della sua tesi di dottorato, che ha discusso presso la Facoltà di Psicologia, Università di Barcellona, con il titolo:
La socializzazione in contesti familiari in cui le credenze dei genitori sono percepite dai figli / figlie come radicali e settarie:

SOMMARIO:

Questo studio retrospettivo  analizza le circostanze e le conseguenze che si sono verificate nei bambini che hanno vissuto in famiglie in cui uno o entrambi i genitori aderivano ad un credo e/o gruppo settario o percepito come radicale.

Lo studio della famiglia caratterizzata con “genitorialità settaria” viene comparata ad altri campioni di famiglie selezionate, e ha concluso che:

1) L’appartenenza dei genitori ad un gruppo dogmatico ha avuto un impatto negativo sulla qualità delle relazioni familiari nella espressione di ruoli genitoriali e, in generale, nei casi studiati i soggetti indagati nel loro vissuto della infanzia e adolescenza. Questi modelli familiari negativi aumentano quando il gruppo di riferimento è più dogmatico e meno permeabile socialmente.

2) Gli aspetti negativi della vita familiare sono più legati al modo radicale in cui le figure genitoriali vivevano il loro credo, piuttosto che all’adesione stessa.

3) Gli effetti attesi di stili genitoriali di relazione/educazione di tipo autoritario e/o indifferente spiegano meglio le esperienze famigliari e personali dei soggetti  rispetto all’appartenenza ad un  gruppo o ad un credo con la sua dottrina di vita radicale. Nelle famiglie affiliate i genitori con stili di relazione e un profilo educativo autoritari facevano sperimentare ai  bambini in misura maggiore: 1) un ambiente familiare non  favorevole e con scarse relazioni emotive e altrettanta scarsa comunicazione tra i membri della famiglia 2) stili di vita del contesto sociale diverso, con la limitazione di  modelli di comportamento parentali, isolato e frustrante 3) repressione di  comportamenti dei genitori, 4) valori nella linea di trasmissione volti a rafforzare la rigidità di carattere e la subordinazione, 5) un basso rispetto dei diritti dei minori da parte dei genitori, 6) strategie genitoriali coercitive per far rispettare le regole della famiglia; 7) amministrazione dei genitori basata più sulle punizioni che sui premi; 8 ) abuso emotivo mediante comportamenti genitoriali; 9) esperienze negative di insoddisfazione, di solitudine e di mancanza di libertà; 10) comportamenti non autosufficienti e alle prese con conflitti personali, 11) situazioni di paura quotidiani, sensi di colpa e isolamento; 12) carenze di relazioni sociali quotidiane (durante l’adolescenza), che provocano tendenze  povere, insoddisfacenti, diffidenti, difficili e superficiali; 13) ( nell’adolescenza)  insoddisfazione per la vita e stati depressivi, passività sociale e alla vita religiosa con prospettiva trascendente e con difficoltà a tollerare la frustrazione e l’ambiguità; 14) tendenza (in età adulta) verso l’insicurezza e la dipendenza, ritiro sociale, tendenza ad agire secondo le linee guida di perfezionismo e di un uso eccessivo del pensiero magico.

 

I risultati di questa ricerca suggeriscono che i tipi di figure genitoriali, i loro stili di relazione/educazione prevalenti sono fondamentali per spiegare e valutare i comportamenti e le esperienze, positive o negative osservate. Mentre l’appartenenza familiare a un gruppo dogmatico o ad una “setta”, agisce come un catalizzatore che può accentuare ideologicamente  tendenze già presenti e attive nei genitori prima della loro adesione ai gruppi o ideologie. Queste  conclusioni circa la famiglia con “genitorialità settaria”   risultano particolarmente importanti per i professionisti dedicati alla protezione del benessere dei minori dal campo della salute, del lavoro sociale, dell’insegnamento e dell’amministrazione della giustizia.

 

CONCLUSIONI

Le conclusioni, a partire  dai risultati ottenuti e della discussione svoltasi, possono evidenziare tre ambiti globali, suddivisibili  in 20 conclusioni specifiche.

a) dal punto di vista dei bambini l’appartenenza di una o di entrambe le figure genitoriali ad un gruppo di tipo dogmatico (nella direzione intrapresa in questa ricerca) ha chiaramente influenzato negativamente la qualità delle relazioni familiari nella espressione dei ruoli genitoriali e, in generale, nelle circostanze che si sono sviluppate durante l’infanzia e l’adolescenza dei soggetti osservati. E’ stato osservato che i modelli familiari negativi tendono ad aumentare con il gruppo di riferimento più dogmatico e meno socialmente aperto e permeabile.

b) la valutazione retrospettiva degli effetti negativi dell’appartenenza dei genitori ad un gruppo dogmatico sulla vita familiare e sulla socializzazione dei bambini è legata, per certi aspetti, ai principi peculiari della dottrina seguita, ma, in generale, sembra essere molto più legata al modo radicale in cui le figure genitoriali vivono le loro credenze e le trasferiscono nella famiglia.

c) la presenza di atteggiamenti e comportamenti percepiti dai loro bambini come radicali,  tuttavia, raggiunge solo il  pieno significato quando si  relazionano  con l’elevata concentrazione, nelle famiglie studiate -  principalmente di status socio-economico e culturale medio-basso -  di stili di relazione/ educazione autoritari ed indifferente; questi, o meglio i loro effetti, sono l’aspetto che meglio contribuisce a spiegare l’elevato grado di esperienze personali e familiari insoddisfacenti riportate dai soggetti che erano figli / figlie dei genitori facenti parte  di gruppo dogmatico in assenza di questo.

Più in particolare:

1) La qualità dell’ambiente familiare, durante l’infanzia e l’adolescenza dei soggetti, e delle loro relazioni con le figure genitoriali (relazioni affettive e  comunicazione) è risultata  più povera e sfavorevole per i figli/figlie di famiglie con l’appartenenza ad un gruppo dogmatico che per i figli/figlie di famiglie senza questa caratteristica. Questa tendenza è stata più evidente e marcata per i figli/figlie di famiglie che hanno come  dominante uno stile relazionale di tipo autoritario/negligente rispetto a famiglie che hanno uno stile  preferibilmente  induttivo o democratico.

2) La qualità delle relazioni familiari è stata gravemente influenzata dall’appartenenza della famiglia ad una “setta”, con un evidente impatto negativo sulle relazioni reciproche delle figure genitoriali, del soggeto con il padre, con la madre e con i fratelli/sorelle, e quelle dei fratelli/sorelle con le figure genitoriali. La valutazione più negativa dell’impatto di appartenenza nei rapporti familiari, in particolare tra le due figure genitoriali, è stata evidenziata nelle famiglie dei Testimoni di Geova (un gruppo caratterizzato da un dogmatismo dottrinale e da isolamento sociale).

3) gli  stili di vita della famiglia nel quotidiano tendono a materializzarsi più spesso in una maggiore discrepanza – rispetto alla percezione della maggior parte della società – e tendono a sviluppare  comportamenti limitativi, isolanti e frustranti nei figli/figlie di famiglie con affiliazione a un gruppo dogmatico rispetto ai membri di una famiglia senza affiliazione alcuna;  e questi modelli parentali sono molto più negativi quando i genitori frequentano il gruppo più dogmatico e meno socialmente aperto e permeabile (che, in questo lavoro, corrisponde a quello dei Testimoni di Geova). Questa tendenza è stata più evidente e marcata in funzione degli stili genitoriali, così come le tipologie autoritaria e indifferente si relazionano con una elevata discrepanza negli stili di vita familiare e negli stili di vita quotidiana del contesto sociale, con il coseguente impatto negativo per i figli;  mentre i genitori con tipologia affettuosa si relazionano con una discrepanza minore all’interno degli stili di  vita familiare di tutti i giorni e con  la maggior parte della società.

 

4) per il processo decisionale familiare, nelle  famiglie con affiliazione ad un gruppo di credenze le fonti più influenti erano la dottrina del gruppo di  appartenenza  e l’opinione personale  della madre (affiliata in tutti i casi), e non aveva importanza alcuna cercare il consenso della madre all’interno delle figure parentali né il parere dei figli / figlie; mentre per le famiglie non affiliate le fonti più autorevoli sono  equamente divise tra la personale opinione della madre, l’opinione consensuale dei due genitori e  l’opinione personale del padre .

5) i comportamenti genitoriali repressivi erano più presenti nelle famiglie con affiliazione ad gruppo di convinzione totalitaria, mentre si è verificato il contrario in altre. I comportamenti materni repressivi – le madri sono risultate sempre più coinvolte nelle interazioni con i loro figli – erano significativamente più alti nelle famiglie dei  Testimoni  di Geova  e in quelle cattoliche radicali rispetto alle famiglie non affiliate a gruppi totalitari. Questa tendenza è stata più evidente e marcata in termini di stili genitoriali, così i comportamenti repressivi dei genitori sono stati più frequenti in relazione alla tipologia autoritaria;  i comportamenti stimolanti sono stati confrontati con la tipologia  affettuosa, mentre la tipologia  indifferente ha  evidenziato comportamenti repressivi e  minori  comportamenti  stimolanti.

6) la trasmissione dei valori in famiglia ha presentato un profilo migliore nelle famiglie senza affiliazione ad un gruppo dogmatico – dove la fede viene gestita e i valori positivi di auto-determinazione e di socializzazione vengono rafforzati – mentre nelle famiglie con affiliazione a un gruppo dogmatico erano predominanti i  valori di conformità, che tendevano a rafforzare la rigidità del carattere e la subordinazione. Ma in ogni caso, il miglior profilo per la  trasmissione e il rafforzamento dei valori positivi è presentato dalle tipologie genitoriali amorevoli (stile induttivo/democratico), mentre quelli che sono risultati  i peggiori  sono le tipologie indifferenti, essendo la tipologia parentale autoritaria la più segnalata in relazione a valori tendenti a potenziare la rigidità di carattere e la subordinazione.

7) il rispetto dei diritti  del bambino è risultato più basso tra le famiglie con affiliazione ad un gruppo di fede dogmatico – evidenziando un rispetto minore tra famiglie di Testimoni di Geova – rispetto a quelle  senza appartenenza alcuna. Questa tendenza è stata più evidente e marcata per i figli/figlie di famiglie che hanno una dominanza di  rapporti di stile autoritario  o indifferente/negligente (con minor grado di rispetto per i diritti dei bambini) che per le famiglie con uno stile induttivo o democratico (con un maggior grado di rispetto).

8 ) le strategie genitoriali per far rispettare le regole familiari ai bambini tendono a usare la coercizione  – per entrambi i genitori – in misura maggiore nelle famiglie con affiliazione a un gruppo di fede totalitaria, specialmente nei Testimoni di Geova,  che nelle famiglie non affiliate; mentre l’uso di riflessione e di dialogo con i bambini è più comune tra le famiglie con nessuna affiliazione rispetto a quelle che aderiscono a qualche gruppo dogmatico. Questa tendenza è stata più evidente e marcata in termini di stili genitoriali così come in quelli di tipologia autoritaria,  dove si  ricorre più frequentemente  a strategie coercitive e nella tipologia indifferente, che presenta  un coinvolgimento minore nel far rispettare le regole della famiglia ai figli rispetto alla tipologia dell’affettuoso che ha un comportamento  più equilibrato e dialogante e meno repressivo.

9) l’amministrazione parentale del castigo per i bambini è risultata  molto più frequente tra le famiglie con affiliazione al gruppo di fede totalitaria, soprattutto tra i Testimoni di Geova, che tra le famiglie non affiliate, mentre la frequenza della somministrazione di premi è un dato inverso. Questa tendenza è stata più evidente e marcata in termini di stili genitoriali, così che , il tipo  autoritario-indifferente era  quello che  più frequentemente ricorreva alla pena, mentre chi curava i propri figli era più propenso a usare ricompense.

10) il comportamento parentale di abuso emozionale sui figli si è verificato più frequentemente tra le famiglie con affiliazione ad un gruppo di fede, specialmente per le madri dei Testimoni di Geova, che tra le famiglie non affiliate; mentre il comportamento di sostegno ai bambini si è verificato con una frequenza inversa. Questa tendenza è stata più evidente e marcata in termini di stili genitoriali, tanto che il tipo autoritario più frequentemente ricorre a comportamenti abusanti dal punto di vista emotivo verso i propri figli, mentre molto poco vi ricorrono quelli con tipologia affettuosa che invece usano comportamenti più favorevoli rispetto anche al genitore con tipologia indifferente che ha dato meno supporto ai propri figli.

11) le esperienze vissute durante la propria infanzia e adolescenza per i bambini  in famiglie con un affiliazione ad un gruppo di credenze erano più spesso negative (solitudine, insoddisfazione, mancanza di libertà) di quelle vissuti in  famiglie senza affiliazione; mentre le esperienze positive di sostegno sono state vissute più dai bambini di  famiglie non affiliate. Questa tendenza è stata più evidente e marcata in termini di stili genitoriali tra i figli di genitori con tipologia autoritaria e indifferente, che più frequentemente hanno vissuto esperienze negative (solitudine e insoddisfazione, mancanza di libertà, irrequietezza), mentre i genitori con tipologia affettuosa permettono più frequentemente di vivere esperienze positive (libertà, supporto, cultura).

12) il comportamento adottato dai figli  per affrontare i problemi personali e i conflitti tendono più spesso a comportamenti dipendenti e di coping in famiglie con affiliazione a un gruppo di fede totalitario rispetto a quelli delle famiglie non affiliate, mentre  i figli di famiglie non affiliate tendono più verso comportamenti più autonomi, indipendenti e  di responsabilità basati sul tema. Questa tendenza è stata più evidente e marcata in termini di stili genitoriali tra i tipi di genitori autoritari e indifferente cui sono stati associati con una maggiore tendenza comportamenti dei loro figli / figlie di tipo  dipendente e non di coping, mentre la cura è stata associata con un maggiore tendenza dei loro figli / figlie verso comportamenti autonomi, indipendenti e focalizzati su di sé e sulla responsabilità.

13) le situazioni quotidiane in grado di generare un senso di paura nei bambini – prima della possibilità di esclusione sociale, di violare norme morali e di fallire nella vita- si sono verificate più frequentemente nei soggetti provenienti da famiglie con adesione a un gruppo di convinzione contrariamente alle famiglie  non affiliate. Questa tendenza è stata più evidente e marcata in termini di stili genitoriali  di tipo autoritario e indifferente che più frequentemente hanno generato situazioni di vita quotidiana di paura, mentre i figli / figlie di genitori con tipologia curativa hanno sperimentato il tutto in  misura minore.

14) le situazioni quotidiane in grado di generare una percezione di senso di colpa nei bambini è molto più frequente tra i soggetti provenienti da famiglie con affiliazione ad un gruppo totalitario rispetto alle famiglie come non affiliate. Questa tendenza è stata più evidente e marcata in termini di stili genitoriali di tipo autoritario e indifferente dove i bambini hanno più frequentemente sperimentato situazioni quotidiane di senso di colpa, mentre i figli/figlie di genitori di tipologia genitoriale affettuosa hanno sperimentato questo  in misura minore.

15) le situazioni quotidiane in grado di generare un senso di isolamento nei bambini è molto più di frequente tra i soggetti provenienti da famiglie con affiliazione a un gruppo di fede totalitaria, soprattutto tra i Testimoni di Geova, rispetto alle  famiglie non affiliate. Questa tendenza è stata più evidente e marcata in termini di stili genitoriali in famigle  di tipo autoritario/indifferente dove i figlia hanno più spesso sperimentato vissuti  di isolamento, mentre i figli/figlie di genitori con tipologia affettuosa hanno sperimentato questo in misura minore.

16) la qualità delle relazioni quotidiane  mantenute con persone dell’ambiente sociale – non settario – per i bambini di famiglie  membri di un gruppo di credenza era molto più che povera, insoddisfacente, diffidente, difficile e superficiale, contrariamente a quella di figli di famiglia non affiliate. Questa tendenza è stata più evidente e marcata in termini di stili genitoriali in figli / figlie di genitori con tipo indifferente/autorevole, che hanno sperimentato isolamento sociale e spesso frequentazione esclusiva di persone nel loro ambiente, mentre tra le famiglie con tipologia affettuosa le relazioni sociali sono buone.

17) gli adolescenti figli di famiglie con l’appartenenza a un gruppo di credenze tendevano a presentare un  profilo psico-sociale non più elevato di quanto facessero  i figli di famiglie non affiliate, che riguardava insoddisfazione per la vita e depressione, comportamento sociale passivo, prospettiva di vita religiosa trascendente e difficoltà a tollerare la frustrazione e l’ambiguità. Questa tendenza è stata più evidente e marcata in termini di stili genitoriali tra i genitori con tipo indifferente e autoritario, rispetto a quella delle famiglie  con tipologia affettuosa, presentando insoddisfazione per la vita, un comportamento sociale passivo, apertura alla vita religiosa trascendente,  bisogno di riconoscimento esterno e la difficoltà a tollerare la frustrazione e l’ambiguità.

18) come un adulto, i bambini di famiglie con un affiliazione ad un gruppo di credenze presentano una tendenza all’insicurezza, dipendenza, ritiro sociale che agisce sotto le linee guida del perfezionismo e ad un uso eccessivo a mantenere un certo livello magico,  aspetti legati a un controllo dell’esterno con minore probabilità di comportamenti e percezioni che denotano la fiducia in se stessi, verso un pensiero,  convinzione, contrariamente a quello che accade in famiglie non affiliate. Questa tendenza è stata più evidente e marcata in termini di stili genitoriali in famiglie con tipologia autoritaria e indifferente, contrariamente alle famiglie con tipologia amorevole che permettono di sperimentare in maniera più elevata, fiducia in se stessi.

19) le difficoltà che possono sperimentare i  figli di famiglie con affiliazione a un  gruppo di credenza dogmatica, riguardano quelle di decidere di abbandonare la  comune credenza familiare e sono legati alla paura della perdita della rete di sostegno sociale ed emotivo (gli amici e quella familiare) e norme e valori che guidano la loro vita quotidiana, con la percezione di essere dipendenti e privi di autonomia e di iniziativa in eccesso, e hanno una preparazione insufficiente, con la difficoltà derivante dall’isolamento, dalla scarsità e dalla povertà dei rapporti sociali e affettivi con persone al di fuori del gruppo di credenza della famiglia. Questa tendenza è stata più evidente e marcata in termini di stili genitoriali in famiglie con tipologia autoritaria e indifferente, dove i figli  vivono più intensamente le difficoltà appena descritte, mentre i figli / figlie dei genitori di tipo affettuoso vivevano in molto minore tutto questo.

20) l’abbandono della credenza comune di un figlio di un gruppo di appartenenza della famiglia della fede, incide su un marcato deterioramento delle relazioni  con i parenti che sono rimasti nel gruppo, egli è  anche portato a tagliare i rapporti con tutti o con la maggior parte degli amici/affiliati che lo seguono ancora. Questo deterioramento del rapporto era un po’ più intenso nelle famiglie in cui l’appartenenza è più dogmatica e meno aperto e permeabile  (in particolare questo deterioramento è stato evidenziato tra i Testimoni di Geova).

 

In sintesi, i risultati di questa ricerca suggeriscono che i tipi di figure genitoriali, i loro stili di relazione/educazione predominanti sono aspetti fondamentali che spiegano sostanziale l’esperienza positiva o negativa  nel campione osservata, mentre l’affiliazione parentale a un gruppo di credenze o ad una “setta” si limita a fungere da catalizzatore per la trascendenza verso un gruppo che, con la sua struttura e le ideologie, può accentuare certe caratteristiche.

Per valutare l’ambiente e le circostanze della socializzazione dei figli/figlie di famiglie con affiliazione a un gruppo di fede totalitaria, non importa che esso sia esso una”setta”, un “culto distruttivo” o qualsiasi altra possibilità, ma è importante evidenziare quanto quella famiglia sia conforme ad uno stile di  “genitorialità settaria”, come è stato definito in questo lavoro.

 

 

Fonte: http://redune.proteccion.infancia.over-blog.org/article-la-socializacion-de-los-hijos-dentro-de-las-sectas-95406580-comments.html#anchorComment

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08835

Atto n. 4-08835

Pubblicato il 6 dicembre 2012, nella seduta n. 851

ALBERTI CASELLATI , CASELLI , CARUSO , DE FEO , DE LILLO , IZZO , RIZZOTTI , SCARPA BONAZZA BUORA , TOMASSINI , SPADONI URBANI , VALENTINO- Ai Ministri dell’interno, della giustizia, dell’istruzione, dell’università e della ricerca e della salute. -

Premesso che:

alla luce dell’inquietante diffusione del fenomeno delle sette religiose a livello europeo, il Consiglio d’Europa, già con raccomandazione n. 1412 (1999) intese sollecitare gli Stati membri a un’efficace azione di vigilanza e di informazione preventiva sui gruppi a carattere religioso, esoterico o spirituale, invitò a concretizzare i necessari interventi mediante appositi programmi d’educazione in ambito scolastico, nonché attraverso l’istituzione di centri nazionali e regionali d’informazione e di Ong di aiuto per le vittime e per le loro famiglie, e attraverso la creazione di un osservatorio europeo finalizzato a facilitare lo scambio tra i centri nazionali;

nella fattispecie, richiese una speciale attenzione nei confronti delle persone più vulnerabili e in particolare dei minori;

osservato che nella raccomandazione “State, religion, secularity and human rights” n. 1804 (2007), è peraltro evidenziato che “La libertà di religione è protetta dall’Articolo 9 della Convenzione Europea sui Diritti Umani e dall’Articolo 18 della Dichiarazione Universale sui Diritti Umani. Tali libertà non sono tuttavia illimitate: una religione la cui dottrina o pratica si scontri con altri diritti fondamentali sarà inaccettabile. Ad ogni modo, le restrizioni che possono essere applicate a tali libertà sono quelle “previste dalla legge e sono necessarie in una società democratica nell’interesse della sicurezza pubblica, per la protezione dell’ordine, della morale, e della salute pubblici, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui” (Articolo 9.2 della Convenzione). Gli Stati non possono nemmeno permettere la diffusione di principi religiosi che, se applicati, violerebbero i diritti umani. Se a questo proposito esistessero dubbi, gli Stati devono richiedere ai leader religiosi di prendere una posizione non ambigua relativamente alla priorità dei diritti umani su qualsiasi principio religioso, come statuito dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani”;

osservato, inoltre, che:

il 5 ottobre 2012, i rappresentanti della Commissione dei diritti dell’uomo, nell’ambito della Conferenza delle Oing presso il Consiglio d’Europa, hanno espresso viva preoccupazione per il fatto che gli Stati membri del Consiglio d’Europa non abbiano, fino ad ora, assunto misure all’altezza della sfida rappresentata dalle cosiddette derive settarie, che attentano ai diritti dell’uomo e ai principi fondamentali di tutte le società democratiche;

nell’ambito della medesima Conferenza è stato rilevato come il fenomeno settario sia causa di procedimenti di infrazione in particolare nel campo della salute, dell’educazione e della vita privata e familiare degli individui e che contestualmente, organizzazioni abusanti, agendo al riparo del diritto alla libertà religiosa, minino, di fatto, le libertà fondamentali dei cittadini, costituendo pertanto una reale minaccia per la democrazia;

i rappresentanti della Commissione dei diritti dell’uomo hanno opportunamente sottolineato che, approfittando della permeabilità delle frontiere, il fenomeno ha continuato a dilagare pressoché incontrastato nei Paesi dell’Europa centrale e orientale e non è diminuito nei Paesi dell’Europa occidentale e che, a tutt’oggi, solo Francia e Belgio hanno adottato misure legislative a tutela delle fasce più deboli e pochi altri Stati membri hanno assunto misure di osservazione e informazione;

il 28 novembre 2002, in Francia fu istituita la Missione interministeriale di vigilanza e di lotta contro le derive settarie, con lo scopo di osservare e analizzare il fenomeno, coordinare l’azione preventiva e repressiva dei poteri pubblici e informare la popolazione su rischi e pericoli; nella fattispecie, essa oltre a redigere rapporti annuali sul fenomeno, ha realizzato numerose pubblicazioni e guide a tutela della popolazione, pubblicate in Internet;

il Ministro dell’educazione francese inoltrava circolare n. 2012-051 del 22 marzo 2012, per rettrici e rettori della pubblica istruzione, sulla prevenzione e la lotta contro il rischio settario (il cui testo può essere consultato anche sul sito del Governo francese);

il Senato francese ha ritenuto inoltre necessario istituire nell’ottobre 2012 anche un’apposita Commissione d’inchiesta sul fenomeno settario nell’ambito della sanità;

osservato, infine, che:

nel settembre 2012, relatori della Commissione Affari giuridici e dei diritti dell’uomo dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE), riunitasi a Parigi per discutere in merito alla protezione dei minori dalle “sette”, hanno evidenziato che la difficoltà di raggiungere un consenso europeo sul fenomeno non significa certamente abbandonare l’idea di stabilire delle regole e politiche a livello europeo finalizzate alla protezione dei minori contro il pericolo dei culti abusanti e che occorre difendere l’interesse superiore del bambino da ogni forma di brutalità, maltrattamento e negligenza. Considerata pertanto la vulnerabilità dei minori e degli adolescenti, i rappresentanti degli Stati partecipanti all’Assemblea hanno ribadito la necessità di un’indispensabile vigilanza sul fenomeno, anche attraverso la creazione di strutture simili alla citata Missione francese;

in Italia, la sola Regione Friuli-Venezia Giulia ha approvato in data 31 maggio 2012 la legge regionale n. 11, recante “Norme per il sostegno e la piena libertà intellettuale, morale e psicologica dell’individuo”;

di fatto, a tutt’oggi, solo le associazioni di volontariato e alcuni centri di ricerca svolgono, pur nella limitatezza delle risorse, una preziosa e continuativa opera informativa sul fenomeno in questione e di supporto alle vittime e alle famiglie;

in tal senso esse realizzano un’azione di integrazione nonché, spesso, di vera e propria supplenza dell’azione pubblica, in maniera del tutto gratuita e avvalendosi della consulenza e collaborazione di esperti del settore della salute mentale, delle criminologia e della giurisprudenza;

l’associazione Familiari delle vittime delle sette (FAVIS) ha realizzato, primo progetto in Italia, l’opuscolo informativo “Le mani sulla mente”, distribuito gratuitamente durante gli incontri con gli studenti degli istituti scolastici superiori della provincia di Rimini;

osservato peraltro ch,e a quanto risulta agli interroganti:

proprio l’impegno profuso in questo complesso e delicato settore anche attraverso la collaborazione fattiva con le Forze dell’ordine, e la denuncia alle autorità competenti di tutti quei casi lesivi dei diritti dell’uomo che hanno portato anche a condanne in ambito giudiziario di soggetti a capo di gruppi e movimenti pseudospirituali, così come la recente partecipazione di alcuni esponenti del mondo dell’associazionismo alle diverse audizioni presso la 2a Commissione permanente (Giustizia) del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette sette, in relazione al disegno di legge 569 recante disposizioni concernenti il reato di manipolazione mentale, hanno determinato una pesante campagna accusatoria e diffamatoria sulla rete telematica, finalizzata a discreditare le medesime associazioni anche con infondate ed ingiuriose accuse ad personam, nella fattispecie, nei confronti della dottoressa Lorita Tinelli, psicologa e presidente del Centro studi sugli abusi psicologici, della defunta signora Maria Pia Gardini, del signor Maurizio Alessandrini, presidente della FAVIS, di don Aldo Bonaiuto, animatore dell’associazione Servizio antisette della comunità Giovanni “XXIII”, di alcuni rappresentanti delle associazioni Aris Veneto e Aris Toscana, e peraltro della stessa Squadra antisette (SAS) del Ministero dell’interno, nonché di alcuni componenti della 2ª Commissione, con il rischio di gravissime ripercussioni proprio su quei soggetti in stato di bisogno e necessità a cui tali realtà associative si sforzano di offrire aiuto e sostegno;

costoro sono stati definiti in alcuni contributi pubblicati in rete su diversi blog quali “setta degli antisette, la vera setta”, cioè movimenti antisette estremisti dai quali gli onesti cittadini dovrebbero prendere le distanze, fanatici oltranzisti, soggetti affetti da disturbo narcisistico di personalità, ignoranti e incompetenti in malafede, serpenti a sonagli, privi di cultura, mancanti di obiettività, empatia e capacità di giudizio razionale, promotori di una sorta di lobby finalizzata a manipolare gli organi mediatici, i politici, la magistratura e l’opinione pubblica diffondendo falsa informazione, veri e propri strateghi e terroristi dediti a seminare intolleranza religiosa e procurare allarme, fomentatori di una campagna d’istigazione all’odio per il diverso, a capo di associazioni che, si cita testualmente, “non solo non si trovano isolate ai margini della società e monitorate attentamente come focolai di odio e razzismo, ma sono le associazioni a cui le Forze dell’ordine si rivolgono per acquisire informazioni su gruppi ritenuti criminali, che informano il grande pubblico e collaborano con la squadra antisette”. Nei citati contributi si legge altresì che tali associazioni, che sono state sentite in audizioni tenute nell’ambito della citata indagine conoscitiva sarebbero composte anche da arroganti e presuntuosi con manie di grandezza, ed avrebbero un modus operandi occulto, avvalendosi di agende segrete e canali privilegiati per porre sotto indagine onesti cittadini, inoltrando, a tal fine, documenti supersegretissimi, attentando ai diritti costituzionali, facendo attivismo poliziesco intimidendo e tappando la bocca alle persone, mirando a creare uno stato poliziesco, poiché nostalgici del duce e di leggi liberticide, costituendo dunque una “setta antisetta” molto pericolosa;

per concludere, appare agli interroganti opportuno ricordare le parole del Presidente della Repubblica, in occasione della celebrazione della giornata del volontariato del 2009: “Non si possono solo o principalmente delegare al privato sociale compiti di soddisfacimento dei bisogni o dei diritti che la Repubblica nel suo insieme è chiamata a garantire”,

si chiede di sapere:

se e quali misure di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare in relazione alle direttive espresse nella raccomandazione del Consiglio d’Europa del 1999 e alla luce delle più recenti valutazioni e considerazioni espresse in ambito europeo;

se siano stati o meno realizzati progetti educativi in ambito scolastico volti all’auspicata educazione in materia, nonché a tutela dei soggetti più vulnerabili come adolescenti e minori;

se siano o meno state realizzate campagne informative preventive nell’ambito della sanità, in particolare a tutela dei soggetti maggiormente vulnerabili;

se nell’ambito della sanità sia o meno stata realizzata attività di monitoraggio e vigilanza al fine di valutare gli effettivi rischi per la salute e la stessa incolumità dei cittadini che si affidano a persone che, a giudizio degli interroganti, si avvalgono sovente di inesistenti titoli e operano anche all’interno di gruppi pseudoreligiosi e/o pseudo-terapici;

se non si ritenga opportuno, ai fini della concreta ed immediata assunzione delle direttive indicate nella raccomandazione europea del 1999, anche alla luce della profonda crisi che l’Europa sta attraversando e che rappresenta indubitabilmente un’occasione per un’ulteriore espansione delle derive settarie, valutare anche la realizzazione nel nostro Paese di un’apposita struttura similare alla Missione interministeriale di vigilanza e di lotta contro le derive settarie istituita in Francia;

se siano o meno a conoscenza della campagna di discredito nei confronti delle menzionate associazioni di volontariato e dei rispettivi rappresentanti, e come, eventualmente, intendano procedere anche e soprattutto nell’interesse delle stesse ex vittime di culti abusanti e delle loro famiglie, che si rivolgono fiduciose alle associazioni di aiuto.

 

Fonte: Senato.it

 

 

 

02 febbraio 2011 —   pagina 43 – 44- 45   sezione: R2L’ inchiesta

ROMA «Devo modificare il tuo karma». Sul letto ondeggiava una nebbia prodotta dal fumo di candele e incensi. Il “Settimo Saggio” aveva convinto Lisa e Benedetta che con i rapporti sessuali precoci sarebbero state liberate dal “cattivo destino”. «Mi toccava il seno, io rimanevo paralizzata non capendo cosa stava accadendo – ricorda Lisa che aveva 12 anni all’ epoca dei fatti – . Mi diceva di stare tranquilla perché era il mio padrone e mi avrebbe fatto sentire meglio». Nella nebbia purificatrice si celava una minaccia, un molto presunto rito purificatorio inflitto a bambine appena sviluppate, cresciute tra violenze e minacce di “Zio Danilo”. Erano cosa sua, del resto. Nate e cresciute nella comunità romana fondata negli anni Ottanta, schiave insieme alle madri diventate adepte del guru e delle sue profezie cosmiche. Il processo a Danilo Speranza, capo della setta “Re Maya”, inizierà a Tivoli tra pochi giorni. Lisae Benedetta hanno trovato la forza di ribellarsi, sono state accolte nel centro antiviolenza Solidea. Il santone è accusato di violenza sessuale con l’ aggravante di aver compiuto gli abusi grazie a un’ autorità paterna riconosciuta dentro alla “famiglia”. Non esistono statistiche attendibili sui bambini fantasma, vittime delle ossessionie delle paure dei loro genitori. In Francia, dov’ è stata istituita una missione ministeriale per combattere il fenomeno, ci sarebbero 60 mila minori coinvolti. (segue dalla copertina) «Vittime dimenticate, ignorate, perfino negate» secondo l’ Unadfi, Union nationale des associations de défense des familles et de l’ individu victimes de sectes. Telefono Azzurro ha segnalato alle autorità centinaia di casi. «Sono bambini che rimangono imprigionati e assoggettati al progetto dei genitori e a quello della setta – racconta il presidente Ernesto Caffo – incapaci di liberarsi e uscirne da soli». Figli di un Dio impostore. Come la scrittrice Amoreena Winkler, nata trentadue anni fa nella setta apocalittica chiamata proprio Bambini di Dio, operativa anche in Italia sotto l’ altro nome, The Family. Il suo “papà”, considerato tale perché guidava la setta, le ha fatto scoprire il sesso quando aveva quattro anni. «Sono nata in un mondo parallelo, dove la nostra realtà non doveva trapelare all’ esterno» ricorda Winkler nel suo libro appena pubblicato. Nell’ ingranaggio. Se ci cadi dentro vieni proiettato in un microcosmo malato che finge di spacciare serenità. A rimanere impigliati non sono soltanto i creduloni o i soggetti deboli. Al numero verde anti-sette della comunità Papa Giovanni XXIII arrivano in maggioranza telefonate di professionisti, giovani laureati, soprattutto donne. Un milione di italiani partecipano a circa 600 associazioni. Alcune innocue, altre molto meno. «L’ attenzione delle autorità è rivolta soprattutto agli adolescenti cooptati da gruppi satanici, protagonisti di casi di cronaca eclatanti» dice Caffo. «Purtroppo si parla poco dei bambini, anche molto piccoli, che finiscono in altre sette meno conosciute». Il plagio dei minorenni è rapido ed efficace, come scrivere su un foglio bianco. Per prima cosa, vengono allontanati dai coetanei e parenti esterni al gruppo. «L’ obiettivo è spezzare i legami famigliari biologici, perché sono quelli più profondi» racconta Maurizio Alessandrini del Favis, associazione di famigliari delle vittime. «Oggi la giusta definizione di setta – aggiunge-è quella di un gruppo che separa e taglia una persona dal suo nucleo famigliare e sociale. Da un punto di vista criminale è difficile da perseguire. Da noi non esiste una legge sulla manipolazione mentale come quella che esiste altrove in Europa». Per impedire scambi con la “vita di fuori” i bimbi vengono indottrinati tramite lezioni private. Alcune sette impongono ai piccoli il cambiamento del nome, dello stato civile, l’ inserimento in una nuova genealogia. Ci sono casi di genitori talmente irretiti che “regalano” i propri figli al guru di riferimento. Quelli che vengono concepiti all’ interno delle sette spesso non esistono neppure per lo Stato, perché la nascita non viene dichiarata all’ anagrafe. «Il concetto di famiglia è completamente distorto. Il legame tra genitori e figli può essere rinnegato, come quello con i fratelli, dai quali possono essere separati anche fisicamente» racconta il presidente di Telefono Azzurro. «L’ autorità genitoriale e l’ educazione – precisa – vengono attribuite al leader della setta». Alcuni gruppi esortano alla procreazione per incrementare il numero di adepti. Altri non incoraggiano le nascite, altri ancora “selezionano” i membri della setta che devono procreare, indipendentemente dai vincoli coniugali, al fine di generare bambini “speciali”. «Anche se considerati “l’ avvenire” o “gli eletti” della setta, non vengono quasi mai protetti dagli abusi» conclude Caffo. I bambini non scelgono. Il proselitismo tra i minorenni avviene quasi sempre attraverso i genitori. Negli ultimi anni, le scuole sono diventate un nuovo luogo di reclutamento privilegiato per le psico-sette. «Sono gruppi motivazionali che promettono ai più giovani di avere risultati sorprendenti nello studio, nello sport o con gli amici» spiega il presidente del Favis. L’ età del primo contatto si abbassa sempre di più. Il leader del “Metodo Arkeon” ha trovato adepti tenendo i suoi seminari negli istituti superiori. È sotto processo a Bari per maltrattamenti su minori, oltre che per associazionea delinqueree truffa. «I minori non si sono avvicinati spontaneamente ma sono stati introdotti dai loro genitori» racconta Lorita Tinelli del Cesap, tra i più attivi centri di assistenza psicologica e legale per le vittime di plagio. Negli incontri a pagamento di Arkeon, i bambini diventavano testimoni di confessioni su casi di pedofilia e altre perversioni sessuali. «Erano costretti a vivere momenti emotivamente molto forti, una forma di violenza psicologica» spiega Tinelli che ha seguito diversi casi di vittime minorenni. «I bambini che ho incontrato avevano un atteggiamento mite, poco litigioso, ma nel contempo poco affettuoso e privo di curiosità, di iniziativa e di spontaneità». Come il piccolo Sam, 9 anni, un’ infanzia scandita dai riti e dalle preghiere dei genitori adepti. «Nei suoi disegni- ricorda la psicologa- c’ era sempre una figura umana imprigionata tra cielo e terra». Molti bambini si salvano grazie a nonni o altri parenti che riescono ad allertare le autorità. «Per fortuna, negli ultimi tempi c’ è una maggiore attenzione dei giudici. Ma uscire da una setta è comunque uno shock per un bambino- conclude Tinelli- significa sentirsi doppiamente orfani». Come rinascere un’ altra volta, alla luce del sole. – ANAIS GINORI

le interviste
LORITA TINELLI (Presidente del Centro Studi Abisi Psicologici (CESAP) di Bari):
Minori e Sette

LORITA TINELLI (Presidente del Centro Studi Abisi Psicologici (CESAP) di Bari):
Minori e Sette

1. Alcuni tra i fatti di cronaca più difficilmente comprensibili hanno per protagonisti minori che fanno parte di sette o organizzazioni simili; il fenomeno è forse più diffuso di quanto possa sembrare. Esistono in Italia delle stime sul numero di minori che appartengono alle sette? E qual’è la percentuale dei minori rispetto al totale degli adepti?

R: Purtroppo al momento non è possibile stimare il numero dei minori coinvolti nelle sette. Sia perché una ricerca in questo senso non è mai stata possibile sino ad ora sia perché ogni setta possiede un proprio stile di vita ed una propria ideologia, anche in relazione ai minori.
Esistono per esempio sette che incentivano la procreazione, pur sostenendo che un figlio nel momento in cui viene al mondo diviene in automatico un altro membro della comunità e quindi della sua educazione se ne occupa la setta e non più i genitori (lo si vede per esempio tra i Bambini di Dio o nella Comunità di Damanhur). Spesso si tratta di un tipo di educazione totalitario, in cui vengono anche usate le “maniere forti”. Nell’ultimo anno per esempio, sono stati pubblicati alcuni articoli relativi agli abusi subiti dai minori nelle comunità degli Hare Krishna. Alcuni ex aderenti della setta del Rev. Jones, superstiti al grande massacro della Guyana, hanno riportato inoltre agghiaccianti testimonianze sul tipo di educazione che lo stesso Reverendo riservava ai minori; essi non potevano salutare i bambini fuori dal gruppo, dovevano necessariamente chiamarlo ‘Padre’, pena una serie di punizioni con induzioni di paura.
In alcuni gruppi settari i minori vengono seguiti anche nel percorso scolastico, difatti vengono istituite delle scuole private, perché è importante che essi non socializzino con altri coetanei, come invece avverrebbe in una scuola pubblica. Spesso nelle scuole della setta seguono le classi sono miste per età e le lezioni sono prevalentemente improntate sull’ideologia di fondo della setta stessa. Insomma un ulteriore strumento di indottrinamento!
Vi sono sette che invece non ritengono di volersi occupare di bambini e incentivano i propri adepti a non procreare.
In altre sette invece, quelle di carattere magico-esoterico, la procreazione viene permessa al fine di poter utilizzare feti abortiti per rituali specifici.

2. Che tipo di ripercussioni ci sono, dal punto di vista psicologico, sulla crescita emotiva e, più in generale, sulla psiche dei minori?


Le ripercussioni sono diverse. Innanzitutto nei culti totalitari viene impedita una normale socializzazione dei minori all’esterno della comunità stessa. Quindi spesso i bambini e i ragazzi trascorrono il loro tempo con adulti che li indottrinano e che non giocano con loro. Quando poi è loro possibile frequentare la scuola pubblica, viene indotta una paura nei confronti dei coetanei ‘del mondo’, strumenti di Satana per deviarli. Quindi la vita dei bambini all’interno di sette è costellata da induzioni di timori verso il mondo esterno, sensi di colpa e timori di possibili punizioni qualora non seguono i precetti della comunità.
Questo fa sì che diventino adulti fragili e con diversi disagi.

3. Questi danni di cui ha parlato sono più o meno gravi di quelli normalmente causati ad un adulto e sono più o meno recuperabili?

I danni inferti ad un minore sono di sicuro più gravi di quelli che può sperimentare un adulto. Innanzitutto perché il bambino è una personalità in costruzione che necessità di ambienti stimolanti e rassicuranti per potersi evolvere in modo equilibrato. Poi perché le sue difese non sono così forti e stabili come quelle di un adulto. Il mondo filtrato dai racconti di un adulto, spesso le uniche figure di riferimento, assume significati assoluti.
Il recupero? E’ un discorso molto complesso! Intanto è possibile pensare ad un progetto di recupero solo se anche la famiglia o almeno un membro di essa (quello che ne è tutore) è al di fuori del gruppo. Poi comunque è sempre un percorso molto complesso e dipende anche dai danni che lo stesso minore ha subito nella esperienza di affiliazione alla setta.

4. Quali sono i comportamenti più evidenti di un minore-adepto, quali i segnali a cui
i genitori o gli educatori devono porre attenzione?

L’isolamento dai compagni, il non voler condividere momenti festosi o ludici con la classe, sono già i primi elementi che dovrebbero far riflettere gli insegnanti.
Per quel che riguarda i genitori, noteranno ben presto un comportamento altalenante nel proprio figlio. Momenti di chiusura estrema alternati ad altri di nervosismo incontrollato con episodi allucinatori. Addirittura molti genitori iniziano a pensare in questi momenti che il proprio figlio sia sotto l’effetto di farmaci. Nella maggior parte dei casi questo è falso. Ma il comportamento bizzarro messo in atto altro non è che un effetto dell’innamoramento del ragazzo verso il gruppo o il leader conosciuto. E’ una specie di rapimento, di folgorazione! A questo segue un diverso stile di vita, più consono a quello del gruppo, cambiamento dell’abbigliamento, del linguaggio, che si fa sempre più appiattito a quello del gruppo e con l’uso del gergo del gruppo stesso e l’inizio di una serie di provocazioni di vario genere che il ragazzo stesso adotterà per cercare una rottura con la propria famiglia. Difatti nelle linee generali a queste provocazioni seguono liti sempre più forti sino a che il figlio si sente in diritto di prendere i propri bagagli e andarsene di casa, dando la colpa del tutto alla propria famiglia che non vuole capire il suo percorso spirituale verso la “verità”.


5. Che consigli si possono dare ad un genitore che ha compreso che il proprio figlio è caduto nella rete di una setta?

Non perdere i contatti. Difatti le sette inducono spesso i propri aderenti a tagliare i legami affettivi con la propria famiglia.
Rassicurare il proprio figlio che malgrado l’appartenenza a un gruppo X è sempre il proprio figlio.
E soprattutto raccogliere tutto quanto è possibile (documenti, volantini, etc etc) sul gruppo di appartenenza del proprio figlio, in modo da conoscerlo sempre più e comprenderne i punti deboli o gli atteggiamenti che confinano con l’illegalità.


6. In questo contesto, qual’à il ruolo della scuola e della comunità educativa?

La scuola, in quanto comunità educativa e formativa, deve provvedere a fornire stimoli adeguati per la crescita di una società priva di una mentalità pregiudizievole, tipica dei gruppi chiusi. Deve inoltre provvedere allo sviluppo di capacità intellettive basate sull’effettiva elaborazione dei dati in ingresso.


7. La prevenzione è possibile? E, se si, con quali modalità?

La sensibilizzazione ma soprattutto l’informazione chiara e continua possono essere armi utili alla prevenzione.

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