4 segnali che qualcuno che conosci è entrato a far parte di una setta, secondo un esperto di controllo mentale

di Charissa Cheong

Person extending hand to someone else

Se una persona è particolarmente vulnerabile, è più facile per un “leader carismatico” reclutarla in una setta, sostiene un esperto

Negli ultimi tre mesi il regista e pastore di Los Angeles Robert Shinn ha ricevuto forti accuse di aver influenzato il pensiero dei ballerini di TikTok che hanno firmato con la sua società di gestione dei talenti, 7M Films, cosa che lui nega.

La società di gestione è stata accusata di sembrare “una setta” dai media e da individui che erano vicini ai ballerini prima che si associassero a Shinn e ora si sentono isolati da loro.

La società è stata messa sotto accusa online per la prima volta a febbraio, quando la famiglia della ballerina di TikTok Miranda Derrick ha pubblicato un video su Instagram dicendo di essere preoccupata per il suo benessere dopo che ella era entrata a far parte di una società di gestione dell’intrattenimento legata a una chiesa.

È una vittima di una setta della chiesa nell’area di Los Angeles e ha bloccato e interrotto tutti i contatti con la sua famiglia“, ha raccontato nel video la sorella di Derrick, Melanie Wilking.

In una successiva dichiarazione su Instagram la sorella ha negato di essere coinvolta in un culto religioso. Attraverso un rappresentante di 7M, Derrick ha scritto a Insider: “La mia famiglia ha reagito alla mia indipendenza e alle mie scelte personali e professionali attaccando pubblicamente me, mio marito, la mia fede e il mio management. 7M mi rappresenta come sua cliente e mi tratta come qualsiasi altro. Il talent manager si occupa dei propri clienti. Sono un adulta e pago le mie bollette e le mie tasse e controllo le mie finanze“.

Un rappresentante di 7M e Shinn ha riferito a Insider che le accuse erano “false e diffamatorie“.

C’erano fino a 10.000 sette attive negli Stati Uniti nel 2018, ha detto alla CBS il presidente della International Cultic Studies Association, Steve Eichel. Uno studio condotto dall’Università della Columbia su un gruppo di ex membri di una setta ha rilevato che i membri in media hanno lottato con la depressione e la formazione dell’identità più di altre persone nella loro stessa fascia di età.

Julia Black di Insider ha parlato con il dottor Steven Hassan, un professionista della salute mentale autorizzato con interessi di ricerca nel controllo mentale basato sulle sette, che ha fornito alcuni potenziali segnali che potrebbero significare che una persona è diventata o sarà probabilmente coinvolta in una setta.

Ecco alcuni dei segnali di pericolo a cui ha consigliato di prestare attenzione.

La persona è in uno stato particolarmente vulnerabile

Perché è importante essere vulnerabili? | Serenis

Hassan ha raccontato a Insider che non esiste un elenco “clinico” di criteri esatti che le persone possono utilizzare per diagnosticare quando una persona ha subito il lavaggio del cervello. Tuttavia, ha affermato che spesso le “influenze sociali” su una persona sono ciò che determina la sua suscettibilità al controllo mentale.

Se qualcuno si trova in un punto “vulnerabile” della sua vita, che ha a che fare con problemi emotivi o circostanziali, può essere più facilmente influenzato dalle tecniche di lavaggio del cervello, ha riferito.

Rachel Bernstein, una terapeuta specializzata nel trattamento dei sopravvissuti a una setta, in precedenza ha detto a Insider che le persone a cui sono state recentemente diagnosticate malattie terminali o croniche vivono da sole per la prima volta, o che hanno subito la morte di una persona cara, sono esempi di persone che tendono ad entrare in stati di fragilità e quindi hanno maggiori probabilità di unirsi a un gruppo simile a una setta.

La persona si avvicina a una ‘figura carismatica’ che comincia ad avere influenza su di essa

Uomini che adorano una figura carismatica | Vettore Premium

Hassan ha detto a Insider che ci sono molti diversi tipi di gruppi simili ad una setta, ma un modello operava attorno al “prepotente uno contro uno“, che controlla e isola una persona.

Questa relazione potrebbe formarsi tra una persona vulnerabile e una “figura carismatica” di cui si fida, ha raccontato. La persona potrebbe essere “in uno stato di schiacciante confusione” e “disconnettersi a causa della disperazione o dell’impotenza“, che è una delle prime condizioni per il lavaggio del cervello, ha riferito.

A volte, le persone si isolano dagli altri perché stare con le persone crea sentimenti di “paura e incertezza“. Quando una figura di leader “carismatica” entra nelle loro vite, potrebbe convincere la persona vulnerabile a fidarsi di lui, diventando la principale fonte di contatto di quella persona prima di farle il lavaggio del cervello, ha spiegato Hassan.

Bernstein in precedenza aveva detto a Insider che “A volte le persone vogliono solo entrare in contatto con persone con cui pensano di avere qualcosa in comune“, aggiungendo che questo potrebbe essere il motivo per cui le persone isolate e vulnerabili si legano a una setta o a un leader di una setta.

La persona è coinvolta in un gruppo con principi religiosi diversi da quelli tradizionali

Alcune sette hanno programmi religiosi specifici e Hassan ha affermato che è importante non mettere insieme tutti i comportamenti religiosi o trattarli allo stesso modo quando si cerca di identificare se qualcuno è coinvolto in un gruppo religioso simile a una setta.

Alcuni gruppi religiosi marginali possono differire notevolmente nell’insegnamento dalla religione tradizionale, ha detto a Insider. Ad esempio, i gruppi che manipolano i loro seguaci per denaro potrebbero essere visti come sette, poiché hanno “distorto” il cristianesimo in modo tale da “portare via la parte buona dell’esperienza religiosa“, ha affermato.

La persona non è in grado di allontanarsi dalla comunità, anche per un breve periodo di tempo

Dipendenza affettiva, come si cura

Molte organizzazioni simili a sette sono note per incoraggiare le persone a rinunciare alla propria famiglia e a interrompere i contatti con il mondo esterno. Hassan ha detto: “Se sei sicuro di non essere in uno stato di lavaggio del cervello o in una setta, allora dimostralo a te stesso e dimostralo alla tua famiglia. Esci dall’esperienza per una settimana“.

Fonte: https://www.insider.com/4-signs-cult-mind-control-specialist-2022-6

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Come cercare un terapeuta qualificato quando hai fatto una esperienza in ambito settario e non solo

Psicoterapia: perché iniziare? Come scegliere il terapeuta? Quali gli  obiettivi raggiungibili? - Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Nel 1998 veniva pubblicato in Italia il libro “Psicoterapie Folli. Conoscerle e difendersi” di Janja Lalich e Margaret Singer, con prefazione dell’allora Presidente dell’Ordine degli Psicologi Veneto, Paolo Michielin, casa editrice Erckson. Peccato che il libro ora sia pressocchè introvabile, ma risulta ancora un ottimo saggio che fa riflettere sulle tante metodiche invasive e pericolose, spesso ai confini con la pratica psicologica ortodossa, che vengono proposte come attività curative da guru e sedicenti professionisti della salute mentale. Quel che è chiaro è che il testo evidenzia come sia facile scivolare verso l’antiscienza e l’abusivismo, combinazioni queste, che pur promettendo guarigione, provocano danni, spesse volte duraturi.

La parte finale del libro sottolinea l’importanza di diventare consumatori attenti e consapevoli, specialmente quando affidiamo la nostra salute mentale a qualcuno che deve aiutarci. Le autrici riportano un elenco di domande da porsi e da porre al terapeuta cui si sceglie di affidarsi, per comprendere se esso sia realmente qualificato e in grado di valutare la propria salute mentale anche nel contesto delle esperienze specifiche vissute, ovvero quelle delle influenze settarie e manipolatorie.

La stessa Professoressa Janja Lalich nel suo sito riproduce l’utile elenco di domande, sostentendo che è assolutamente normale “intervistare” i terapeuti per assicurarsi di poter realmente risolvere le proprie problematiche in quel preciso percorso e con quella precisa persona. “E’ importante valutare il loro livello di professionalità e se essi si sentono o meno adatti ad interagire con la specifica esperienza dell’adesione a contesti cultistici”, sostiene la Lalich.

Di seguito le domande da fare al professionista:

Qual è la sua laurea o i suoi accreditamenti?
Quali sono la sua formazione e competenza?
Ha esperienza di lavoro con i traumi? Quali tipi di trauma? (Nota: l'esperienza con il disturbo da stress post-traumatico complesso sarà utile).
Che tipo di terapia pratica? Che caratteristiche avrà nel mio trattamento?
Cosa succede se non mi sento a mio agio con il tipo di terapia che pratica? Come lo risolveremo?
E'raggiungibile in caso di crisi ed emergenza? In caso negativo, puoi fornirmi risorse che possono aiutarmi se ciò dovesse accadere?
Ha qualche formazione o comprensione degli impatti delle sette, della riforma del pensiero, della coercizione o dell'abuso?
Pratica l'ipnosi o altre tecniche di induzione della trance? (Nota: alcuni tipi di terapie che utilizzano concetti new age, visualizzazione guidata e ipnosi possono essere scatenanti per chi ha avuto una esperienza in ambito settario. Procedere con cautela.)
Come spiea le tariffe e la politica di annullamento della visita? (Nota: trasparenza e chiarezza sono importanti)
Come stabilite gli obiettivi del trattamento? Che aspetto ha questo processo?
Se mi sento a disagio con qualcosa che fa o suggerisce, come dovrei gestirlo?

Inoltre, esistono delle domande da farsi dopo l’incontro iniziale col terapeuta:

Mi sono sentito ascoltato, compreso e rispettato dal terapeuta?
Mi sono sentito come se la relazione fosse collaborativa con il terapeuta o lui era l'"esperto" ed io l'allievo?
Il terapeuta è stato disposto a capire e apportare modifiche se c'era qualcosa che mi metteva a disagio?
Il terapeuta è stato disposto a indirizzarmi a qualcun altro se non aveva il livello di esperienza necessario per affrontare i miei bisogni terapeutici?
Il terapeuta è stato aperto e diretto nel rispondere a tutte le mie domande?
Il terapeuta sembrava sensibile, intelligente e maturo? Sembrava essere qualcuno con cui posso sentirmi al sicuro?
Il terapeuta era aperto e disposto a imparare di più e a lavorare per capire di più le mie specifiche aree di bisogno?

Altre cose da tenere a mente, secondo la Lalich:

Soprattutto, fidati del tuo giudizio. Se per qualche motivo non ti sentivi al sicuro o sei stato mandato via, questo è sufficiente. Cerca un altro psicologo.
E' bene intervistare diversi terapeuti finché non trovi qualcuno che lavorerà per te. Un terapeuta sano lo capirà e non si offenderà.
Puoi interrompere la terapia ogni volta che vuoi. In ogni momento, hai un pedale dell'acceleratore e un freno. Il tuo terapeuta dovrebbe capirlo e rispettarlo. La terapia è per te, non per il terapeuta.
Qualsiasi terapeuta dovrebbe comprendere le basi delle pratiche etiche, comprese le relazioni non sessuali con i clienti, la cautela su qualsiasi contatto, i confini nelle relazioni e nessuna doppia relazione con i clienti. Tutte queste aree dovrebbero essere discusse apertamente e affrontate in modo sicuro e rispettoso.

Il consumatore responsabile è colui che ha una mentalità critica sulla qualità ed eticità di ciò che acquista. La salute di ciascuno di noi, merita estrema attenzione e molto impegno critico da parte nostra, per cui: siate sempre consumatori attenti e consapevoli!

“I clienti dovrebbero dare retta al suggerimento della scrittrice Charlotte Bronté: <<Guarda bene prima di saltare>>” (dalla chiusa del libro Psicoterapie folli)

Metodi utilizzati per supportare un sistema di controllo comportamentale

La Dottoressa Janja Lalich è una ricercatrice ed educatrice specializzata in sistemi chiusi (sette, tratta di esseri umani, situazioni di influenza e controllo coercitivo, estremismo ideologico), con particolare attenzione al reclutamento e all’indottrinamento e ai metodi di influenza e controllo. È professoressa emerita di sociologia alla California State University di Chico e da oltre 30 anni studia la psicologia sociale di gruppi controversi e relazioni di sfruttamento e abusi. La Dottoressa Lalich ha scritto e tenuto numerose conferenze, ha fornito consulenza alla comunità dell’intelligence internazionale sull’estremismo e l’indottrinamento e ha prestato servizio come consulente e testimone esperto in cause civili e penali.

Nel mio blog ho più volte tradotto alcuni dei suoi scritti e recensito un paio dei suoi libri.

Ho trovato interessante l’elenco che riporta nel suo sito sulle azioni usate per modellare un sistema chiuso e di influenza. Di seguito l’elenco:

  1. Isolamento della persona e manipolazione del suo ambiente.
  2. Controllo delle informazioni che entrano ed escono dall’ambiente del gruppo.
  3. Separazione e/o alienazione dalla famiglia e dagli amici.
  4. Dissociazione indotta e altri stati alterati mettendo la persona in una lieve forma di trance (attraverso il parlare in lingue, cantando, ripetendo affermazioni, lunghi periodi di meditazione o preghiera, lunghe sessioni di denuncia, lunghe ore di lezioni o di studio, processi pubblici o umiliazioni di gruppo, circa critiche sul posto incentrate su un individuo, abusi sessuali, torture, ecc.)
  5. Controllo delle risorse finanziarie della persona.
  6. Debilitazione dovuta a dieta inadeguata e affaticamento; sonno e privazione del cibo.
  7. Degrado del senso di sé della persona, attraverso la confessione, l’autodenuncia, il rimprovero, la critica e l’autocritica, l’umiliazione, e così via, in sessioni individuali o di gruppo.
  8. Pressione dei pari e della leadership, in particolare utilizzando potenti meccanismi di colpa.
  9. Ansia, paura e confusione indotte, con gioia e certezza offerte attraverso la resa al gruppo; instillare la convinzione che la sopravvivenza fisica, emotiva, spirituale della persona dipenda dal rimanere con il gruppo; anche crisi indotte, in modo che la persona debba accettare atti simbolici (o reali) di sottomissione al gruppo attraverso il tradimento e la rinuncia a sé, alla famiglia e ai valori precedentemente detenuti.
  10. Controllo della vita personale e, in molti casi, della vita sessuale della persona.
  11. Ampie sessioni di indottrinamento (attraverso lezioni bibliche, formazione politica, formazione alla vendita, lezioni di autocoscienza, lezioni dei leader).
  12. Assegnazione di compiti monotoni o attività ripetitive, come cantare o meditare, o pulire o copiare materiale scritto o lavoro amministrativo meccanico.
  13. Rigide norme di sicurezza e regole quotidiane.
  14. Alternanza di asprezza e clemenza in un contesto di necessaria disciplina.

Attenzione, però! La Dottoressa Lalich ci fa notare che non tutti i gruppi utilizzano queste tecniche. Un gruppo particolare, per esempio, può essere abbastanza efficace usando solo alcune delle azioni sopra citate, insieme al fascino, o ai poteri persuasivi, di un leader manipolatore. Alcuni gruppi potrebbero non aver bisogno di utilizzare l’isolamento, una dieta inadeguata o la fatica per esercitare un controllo considerevole sui propri membri.

Il punto è che la maggior parte dei leader ha al proprio comando e utilizza consapevolmente una selezione di tecniche di influenza che impiega secondo necessità per controllare i propri seguaci.

E’ importante quindi prestare sempre attenzione e diventare consumatori più consapevoli

Elaborato dal sito: https://janjalalich.com

In che modo le persone “normali”, di successo e intelligenti finiscono per unirsi a una setta?

È facile liquidare i membri di una setta come creduloni o semplicemente stupidi. Tuttavia, questo non potrebbe essere più lontano dalla verità.

By Barbara Gurgel

Ho una brutta notizia per te. Se sei una persona felice e ben adattata, con una famiglia amorevole e una laurea, allora congratulazioni! Sei esattamente il tipo di persona che può essere reclutata in una setta.

Il termine “culto” evoca immagini di persone in piedi con cerchio di candele, o intere famiglie morte nei loro letti che indossano tute identiche. La dottoressa Janja Lalich, una sociologa ed emerita esperta di sette, afferma che è più probabile che una setta assomigli a un gruppo di auto-aiuto eccessivamente entusiasta che si occupa del tuo programma, o a una società di marketing multilivello che ti porta lontano dagli amici.

Ti è mai stato chiesto di ottenere una garanzia extra presso il concessionario di auto? Hai mai seguito la lezione di kickboxing gratuita di un amico e poi ti sei iscritto a un abbonamento di 18 mesi durante il tuo post-allenamento? Ti sei mai ritrovato ubriaco a pulire freneticamente una torta al cioccolato dal muro di un hotel, vomitato lì da tua sorella ubriaca e ti sei chiesto… come sono arrivato qui?

Nessuno si unisce a una setta di proposito, ma tutti sono vulnerabili all’essere manipolati da qualcuno che vuole farvi aderire.

I culti sanno esattamente cosa stanno facendo, secondo lo psicologo Steve Eichel.

In effetti, essi cercano specificamente persone idealistiche e ottimiste e uno studio del 2017 su ex membri di una setta ha rilevato che il 61% aveva più di 12 anni di istruzione.

I culti hanno bisogno di membri appassionati: di auto-miglioramento, del miglioramento dell’umanità, di vivere una vita più appagante. Non è quello per cui tutti ci sforziamo?

I sopravvissuti raccontano di essere stati accolti in modo schiacciante, e di essersi sentiti come se avessero trovato amicizia e accettazione immediata. Gli psicologi chiamano questo “bombardamento d’amore“. I culti ti fanno sentire speciale e tutti noi sospettiamo, nel profondo, di essere più speciali dei nostri coetanei.

I culti non iniziano col “prendere a calci a morte una prostituta in una foresta“. Iniziano come un gruppo normale e solo quando ti hanno fatto investire completamente le cose iniziano a degenerare. Ognuno ha una certa esperienza con ambienti di lavoro tossici, relazioni emotivamente abusanti o organizzazioni fraterne invadenti. Inizia così, con la familiarità.

Predano il tuo desiderio di essere la versione migliore di te stesso, convincendoti che il gruppo ti sta aiutando a ottenere tutto ciò che volevi. Ti hanno già dato amore e accettazione e credi di essere sulla buona strada per la libertà finanziaria, l’autoilluminazione o una vita con uno scopo. Ed è facile credere a queste cose, perché ci crediamo quando le dicono anche i nostri datori di lavoro, le nostre chiese e i nostri guru dell’auto-aiuto.

Ogni giorno “ci coinvolgiamo” in situazioni per cortesia o aspettative sociali. Queste cose sembrano innocue e le accettiamo con poco senso critico. Al lavoro diciamo di leggere tutte le email aziendali. Ascoltiamo e annuiamo quando il nostro amico dice che di essere un po’ sensitivo. Anche la chiesa richiede una certa sospensione dell’incredulità: quante persone vanno a messa senza credere che l’eucaristia si sia effettivamente trasformata in carne?

Dopo aver formato relazioni amorevoli e di fiducia all’interno del gruppo, le sette iniziano quindi a usare la pressione dei pari per coinvolgerti più profondamente, un’altra sensazione familiare. Ti diranno che puoi raggiungere tutti i tuoi obiettivi se lavori di più, se fai un corso in più, se recluti un amico in più. Il tuo fallimento diventa colpa tua e tu non vuoi essere la versione migliore di te stesso?

Deborah Layton, un ex membro del Tempio del Popolo e sopravvissuta al massacro di Jonestown, spiega che è come una relazione violenta. Questo sentimento è ripreso da molti altri ex membri del culto. Nessuno va al primo appuntamento e dice “ciao, sono un molestatore“, perché l’altro non rimarrebbe lì. Una volta che i membri iniziano a interrogarsi, diventa un circuito logico che si autoalimenta.

Solo le persone stupide si uniscono alle sette, e io non sono stupido, quindi questa non può essere una setta, vero?

Le persone che sono state deprogrammate dalle sette sono persone estremamente intelligenti e istruite, e ti diranno che le cose “folli” in cui credevano avevano perfettamente senso in quel momento.

I culti iniziano proprio come i gruppi con cui abbiamo già familiarità e con cui ci sentiamo a nostro agio.

Tra una setta e qualsiasi altro gruppo, la differenza è una questione di grado, non di tipo. Tutti indossano il merchandising aziendale al lavoro, o lasciano che qualcuno che amiamo se la cavi troppo, o investono troppo in un nuovo hobby che sfugge loro completamente di mano.

Tutti possiamo essere manipolati, soprattutto quando crediamo di non poterlo essere.

Fonte: https://www.thedailybeast.com/why-do-people-join-cults?source=email&via=desktop&fbclid=IwAR3iB7si_3jyvjdw1mxI0b–nO6rzsjO8wZVLdLQvBK_KyRKqJKEuWLF3fc

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Dal dio Ramtha alle criptovalute, così le nuove sette restano al passo coi tempi

di  Davide Leo

Dall’articolo:

“Molti di questi gruppi non dicono niente di nuovo rispetto ai culti new age presenti in Italia da anni”, specifica ad HuffPost Lorita Tinelli, psicologa e presidente del Cesap, il centro studi sugli abusi psicologici. “Che parlino di potenziamento, crescita spirituale, energia cosmica o altro, sette del genere propongono soluzioni a carenze e bisogni umani. Chi aderisce a queste organizzazioni solitamente non è uno sprovveduto, anzi spesso gli adepti sono persone con mezzi economici e culturali sopra la media. Ma sono persone che hanno bisogno di aiuto, che per i motivi più disparati si trovano in un periodo difficile della loro vita e sono fragili. In momenti come quelli è facile cedere al racconto di un guru o santone che offre risposte semplici ai nostri problemi. Faccio un esempio: in questi giorni una santona di Torino sta affrontando una richiesta di rinvio a giudizio perché diceva ai suoi seguaci di essere stata costruita in un laboratorio e che grazie a questi poteri poteva modificare il Dna delle persone e guarirle da tutte le malattie. Detta così fa ridere, eppure i 300 seguaci di questa santona erano tutti rispettabili professionisti. Ma erano persone bisognose di speranza, malate, e avevano intrapreso con lei un percorso di guarigione. Una donna con un tumore seguendo questa santona ha abbandonato la chemioterapia ed è morta”.

Il resto della mia intervista potete leggerlo qui

I Testimoni di Geova approfittano della guerra in Ucraina per fare allarmismo con le loro profezie bibliche

articolo di Luis Santamaría – pubblicato il 04/03/22

I Testimoni di Geova – Lezione 109
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Secondo gli ex seguaci, ancora una volta, il culto millenarista sfrutta le circostanze difficili per intensificare la paura, l’indottrinamento e persino l'”isteria di massa” tra i suoi seguaci.

Poco dopo l’inizio della guerra russa contro l’Ucraina, sul sito ufficiale dei Testimoni di Geova è stato pubblicato un articolo intitolato “La Russia invade l’Ucraina”. Fin qui tutto normale, visto che è l’evento che scuote il mondo intero in questi giorni.

Ma il sottotitolo è molto significativo: “Si stanno adempiendo le profezie della Bibbia?”.

A quanto pare, i Testimoni di Geova hanno approfittato della guerra per “ricordare” ai propri seguaci e al mondo intero che la fine dei tempi è qui… di nuovo.

Guerre attuali, compimento della profezia

Sotto un titolo che sembra rispondere all’obiettività dei fatti (“La Russia invade l’Ucraina”) troviamo subito la tipica pretesa del noto culto di origine cristiana – sin dalla sua origine negli Stati Uniti nel XIX secolo – per la sua insistenza sulla vicinanza della fine dei tempi. Leggiamo infatti: “Secondo la Bibbia, che importanza hanno eventi come questo?”

E la risposta è offerta dai testi biblici che insistono sui segni della fine dei tempi dell’umanità: le parole di Gesù nel discorso escatologico che comprende il Vangelo di Matteo, le profezie di Daniele nell’Antico Testamento e –ovviamente– l’Apocalisse.

I Testimoni di Geova ricordano che sia l’ultimo libro delle Sacre Scritture sia la predicazione di Gesù Cristo si riferiscono ai conflitti armati come segni dell’approssimarsi della fine. Affermano infatti che “le guerre di oggi adempiono la profezia di Gesù che è nella Bibbia” e che “le guerre di oggi corrispondono a questa profezia”, ​​alludendo all’Apocalisse.

Ma diventano ancora più specifici quando citano Dn 11, 25-45, testo che narra la rivalità tra il re del nord e il re del sud, e la cui attuale lettura da parte della setta – curiosa, molto curiosa, considerando che il racconto è inserito in un libro scritto nel II secolo a C – è il seguente: “La Russia e i suoi alleati sono identificati come il re del nord”.

E concludono assicurando che “ci attende un futuro migliore“, poiché Dio porrà fine alle guerre e raggiungerà la pace nel mondo. Ma per questo sarà necessario che arrivi l’Armageddon, che «non è un conflitto tra nazioni, come quello che stiamo vedendo adesso», ma una «guerra futura» in cui Dio sarà protagonista. Naturalmente pensano che solo loro, i Testimoni di Geova, offrano speranza, dal momento che “annunciano la soluzione ai problemi dell’umanità, compresa la guerra“.

Così lo spiega un ex adepto

Abbiamo voluto chiedere a Israel Flórez, presidente dell’Associazione spagnola delle vittime dei testimoni di Geova, questa lettura della situazione mondiale attraverso gli occhi della organizzazione e di come vive internamente. E ci spiega che lo scopo dell’organizzazione è “tenere accesa quella miccia“, rafforzando nei suoi seguaci “lo studio di contenuti come questo appena pubblicato, attorno ai libri biblici di Daniele e dell’Apocalisse“.

Questo ex Testimone di Geova offre le chiavi interpretative che utilizza l’organizzazione e in cui ha creduto gran parte della sua vita: “si riferiscono all’ex Unione Sovietica come ‘il re del Nord’, così come chiamano la Chiesa cattolica ‘la Grande Meretrice ‘e l’ONU ‘la Grande Bestia’, ecc. Studiavano sempre le stesse cose da punti di vista diversi per intrattenerci, perdere tempo e, in definitiva, controllare le nostre menti“.

E, all’orizzonte, «ricordarci che Armaghedon, il giorno del Signore, è molto vicino». Ma, come ricorda Flórez, “non è mai venuto. Ci hanno sempre detto che prima che fossero passati cento anni dal 1914” (poiché è una data molto importante nell’immaginario della setta). Adesso commenta ironicamente: “siamo nel 2021. È chiaro che è passato più di un secolo e qui non è successo niente“.

Falsi profeti

Quando dissero che il re del nord, cioè l’Unione Sovietica, avrebbe distrutto il re del sud, gli Stati Uniti, arrivò la caduta del muro di Berlino e la profezia andò in pezzi… e così via con tanti episodi storici. Tutto questo serve a tenere occupati i Testimoni di Geova, senza lasciarli pensare o studiare altri contenuti”, ribadisce.

Per gli insegnamenti ufficiali della setta, “il XX secolo è stato il peggior secolo della storia“, e per questo hanno insistito sulla vicinanza della fine dei tempi, con ciò che porta con sé nella vita quotidiana dei seguaci , come ricorda Israel Flórez: “perché di dene studiare all’università? Perché migliorare il lavoro, se tutto ciò che ci circonda verrà distrutto? Se la fine è così vicina e vuoi guadagnarti l’approvazione di Dio, la cosa migliore è predicare molte ore al mese, assistere alle adunanze… Ho calcolato circa 150 ore al mese dedicate al gruppo”.

Non esita a chiamare i Testimoni di Geova “falsi profeti“, per il semplice motivo che “fin dal loro inizio, quando sono nati con il nome di Studenti Biblici, non hanno fatto altro che dare false profezie, come quella del 1914” . La guerra in Ucraina è ora la scusa per “riprendere tutto questo dal re del nord e dal re del sud, che è sembrato dimenticato per due decenni“.

Indottrinamento e isteria di massa

Conversando con un altro ex adepto spagnolo, Gerson Alonso, che ha aderito al movimento sin dalla sua nascita, egli ricorda i grandi conflitti bellici fin dalla sua infanzia (nel Golfo Persico, nei Balcani, Iraq e Afghanistan…) e come sono stati vissuti a livello comunitario, giungendo ad affermare che “i testimoni di Geova sono molto ‘vantaggiosi’, cioè approfittano di qualsiasi circostanza speciale – una guerra, un grande attacco – per usarla nell’indottrinamento, e soprattutto per spaventare i seguaci”.

E fa un esempio molto specifico e significativo: quello dell’attentato alle Torri Gemelle di New York l’11 settembre 2001. “Quel giorno ho avuto un incontro con i testimoni, e la prima cosa che chi ha guidato quell’incontro ci ha detto è che quello era niente, che avremmo visto cose più grandi, che questo era già l’inizio della fine”. Quindi “in quelle situazioni si crea una specie di isteria di massa tra i testimoni di Geova”.

Si tratta, in breve, di “infliggere più paura ai membri, affinché mettano radici nelle loro posizioni e diventino molto più radicali che in circostanze normali”. Così, nei momenti convulsi e difficili “i capi dei testimoni di Geova sanno usare molto bene questi eventi per indurre il timore nei loro seguaci, renderli timorosi e trasformarli in mansuete ‘pecore’“, secondo Gerson.

Inoltre, uno strumento di proselitismo

Questo ex adepto chiarisce che un evento come la guerra in Ucraina non solo ha questa funzionalità interna, ma serve anche ai membri del movimento per il reclutamento: “quando il testimone proclamatore va a predicare (sia per strada o casa per casa, come era sua abitudine, o ora inviando lettere o e-mail a causa della situazione pandemica), usa sempre queste cose per spaventare le persone”.

Quindi “quella paura che il Corpo Direttivo [la leadership del culto, con sede nello stato di New York] instilla nei seguaci, la usano per catturare altre persone. Questi sono certamente eventi spiacevoli che ci spaventano e ci preoccupano, e i testimoni sanno che possono trovare persone molto paurose e vulnerabili”.

Fonte: https://es.aleteia.org/2022/03/04/los-testigos-de-jehova-aprovechan-la-guerra-de-ucrania-para-asustar-con-sus-profecias-biblicas/?fbclid=IwAR2HFNx5KIlkVei2t2aeYVeaiB-nnKSlL_2-5bD-yWUSqolCJ6sVx6BzKco

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte