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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

Un esperto sostiene che i principali partiti abbiano utilizzato, all’inizio della democrazia, tecniche di proselitismo come quelle attuali e paragona lo ‘jihadismo’ ad una setta.

 


JOSÉ Miguel Cuevas è probabilmente uno dei massimi esperti in sette in Spagna ed uno degli psicologi più impegnati ad aiutare le vittime che cadono nella trappola di questi gruppi.  Autore di diversi libri, consulente esperto abituale dei media ed esperto di organizzazioni nazionali e internazionali, questo giovane professore dell’Università di Malaga e gestore del Servizio Psicologo per le vittime di Marbella è diventato uno dei più grandi nemici di chi basa il perseguimento dei propri interessi sulla manipolazione e la sottomissione degli altri.

 

Cosa si intende per una setta?

Da sempre si è pensato alla setta come ad una scheggia staccatasi da un gruppo più ampio.  Ma ciò che veramente caratterizza un gruppo distruttivo o meno è l’uso di persuasione coercitiva da parte del malintenzionato per ottenere un cambiamento della identità della persona, nel migliore interesse di quel gruppo. Pertanto, una setta è quel gruppo che, attraverso le tecniche che impiega ottiene la sottomissione dell’individuo, indipendentemente dal proprio messaggio religioso, culturale o politico.

 

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[In foto il gruppo dei Bambini di Dio, il cui fondatore fu David Berg]

 

Quindi non tutte le sette hanno una base religiosa, giusto?

No, infatti la maggior parte dei gruppi settari attualmente presenti non sono religiosi. Ci sono tra essi alcune organizzazioni culturali. Altri si propongono come gruppi di aiuto e a volte sviluppano un vero e proprio lavoro sociale, ma alla fine la maggior parte dei propri seguaci si ritrova con problemi di salute mentale e ad essere schiavi di questi gruppi. Molti hanno statuti che sono validi e anche uno status giuridico e socialmente accettabile. Anche se questi gruppi non hanno ricevuto condanne, e spesso non le hanno, schiavizzano i loro fedeli. Non si può considerare un culto come qualcosa di illegale, segreto o nascosto, perché la maggior parte di essi sono registrati e agiscono come una società o un’associazione.

 

 

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C’è una normativa specifica che disciplini questi gruppi?

Non c’è un quadro giuridico nè una specifica normativa che possa tutelare la vittima di una setta.  Per questo oggi dobbiamo ricorrere al codice penale o civile per affrontare i gruppi settari attraverso canali legali, perché ci sono casi che possono essere identificati nel reato di lesioni psicologiche,  di abuso sessuale e anche di abuso della professione. Purtroppo i giudici e la giurisprudenza devono ancora lavorare molto per contrastare questi gruppi.

 

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Esiste un controllo da parte della polizia per prevenire l’impunità per questi gruppi?

Per come sono organizzate le cose, la polizia è in uno stato di grande impotenza, in quanto la maggior parte delle leggi risultano non idonee a combattere tutto questo marasma di violazioni dei diritti umani.

 

Perché Costa del Sol è considerato un posto a rischio?

C’è molta disparità culturale e ciò comporta il rischio che vengano introdotte sia cose positive che negative. Anche il clima influenza le cose.

 

Chiunque potrebbe cadere?

Sì, perché molte persone pensano che chi si impegna in un gruppo settario lo fa liberamente e volontariamente. Purtroppo la maggior parte delle vittime vi sono cadute, ed hanno scelto di entrare in quel gruppo solo perché il proselitismo è fatto in un modo molto fuorviante. I disturbi che ne conseguono non si verificheranno mai nella prima fase, ma solo quando la persona entra in una relazione di fiducia. La persona che viene coinvolta in un gruppo settario è simile a quella che si appassiona perché si innamora del suo gruppo in quanto la sostiene, la comprende meglio di chiunque altro e le dà davvero una serie di elementi che soddisfano i suoi desideri in un breve lasso di tempo. Ad esempio, alcune persone hanno esigenze di formazione e il gruppo le soddisfa gratuitamente. Ma questo è un gancio ed è parte di una strategia sottile per conquistare la fiducia di quella persona, e solo quando il gruppo è convinto che la persona si è identifica che inizia a mostrare il vero volto. Ma a quel punto la persona è solitamente già asservita e all’interno di questa dinamica di inganno.

 

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Quali sono i segnali cui deve stare attenta una persona che viene coinvolta da un gruppo?

Essi sono molto simili a quelle di qualsiasi dipendenza. Il sintomo più evidente è che questa persona parlerà del proprio gruppo in modo infantile ed emotivamente molto positivo. A volte c’è anche l’occultamento degli incontri e delle attività che si svolgono con il gruppo e che apparentemente non dovrebbe essere un segreto. Inoltre, per esempio, un altro segnale di allarme è che mentre si crede di frequentare un corso di formazione, si finisce per parlare delle proprie relazioni. Lo scopo è quello di provocare l’isolamento di questa persona, in quanto questi gruppi sono molto aggressivi nei confronti dell’ambiente sociale e una delle prime cose che proveranno a fare è proprio isolare i propri membri da qualsiasi altra persona che possa rappresentare loro un impedimento. Cioè, vorrebbero far credere che quelli che sono fuori sono cattivi e i fuorusciti sono cattivi. E’ fondamentale un importante intervento di prevenzione, perché se le persone sono informate circa questi gruppi e sul loro funzionamento, possono evitare di cadere nelle loro reti. È positivo sapere che si è vulnerabili e di escludere il fatto che queste cose riguardino solo le persone che sono deboli o hanno problemi mentali. Pertanto, chiunque è vulnerabile a queste reti che agiscono come le mafie che sono ben organizzate e strutturate con buone strategie di reclutamento.

 

Come fanno?

I gruppi settari hanno persino i loro servizi di intelligence e si dedicano a indagare su quelle persone che sono nemiche del gruppo o che sono impegnate in attività di osservazione o ricerca, e anche i gruppi più piccoli a un altro livello sanno tutto sul soggetto suscettibile di essere catturato, e così sanno come attaccare.  Tutto è organizzato in modo che la persona all’interno del gruppo non ha più potere di decisionale.

 

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Quando si può dire che una persona è stata catturata?

Vi è un disturbo chiamato dissociativo che spiega quando l’identità della persona si annulla e la personalità viene calpestata per creare una nuova identità, che corrisponde a quella del gruppo. Quando tutti gli obiettivi e gli interessi di una persona corrispondono direttamente a quelli del gruppo, e c’è anche una totale incapacità di criticare, quel soggetto è considerato come totalmente dipendente. Abbiamo un certo numero di strumenti per determinare il grado di dipendenza. Il problema è che la persona ‘presa’ di solito non è collaborativa e si deve convincerla a cominciare a mettere in discussione che forse il suo approccio non è del tutto vero. Bisogna anche considerare che i gruppi sono ben organizzati e sanno che si andrà a mettere in discussione la loro attività, motivo per cui precedentemente preparano la persona con una sorta di l’inoculazione di un vaccino al fine da metterla in guardia da coloro che li attaccano da fuori perché sarebbero gelosi. E creano le proprie argomentazioni a difesa quando qualcuno si pone domande.

 

Si può uscire da una setta?

Sì, è possibile, ma ovviamente ciascuno è diverso da un altro e ci sono anche persone che tendono a non uscire mai. Il sostegno della famiglia è molto importante per farlo perché si deve essere consapevoli del fatto che gli obiettivi non sono a breve termine. Se ad un adepto vengono date tutte le informazioni in una volta è probabile che non sappia come elaborarle, perché non si sa se ascolterà. Alla fine si ritorna a convincerli abilmente dimostrando loro che le intenzioni del gruppo non sono quelle che essi pensano. Perciò è importante che dei professionisti conoscano il gruppo settario molto bene e giochino molto con le strategie per raggiungere questo obiettivo.

 

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Ma la realtà è che ci sono pochi specialisti addestrati per aiutare queste persone …

La Commissione Europea raccomanda che tutti i paesi membri abbiano servizi di ricerca, di prevenzione e di trattamento. Ma tale obbligo in Spagna è realizzato da alcune associazioni professionali indipendenti e per la sfera pubblica c’è una sola unità a Marbella, dove lavoro, e un altro centro a Barcellona. Ma si tratta di una struttura che dovrebbe essere presente in tutte le province, perché in realtà abbiamo ricevuto richieste da tutta la Spagna.

 

Perché questa mancanza da parte del governo a prendere sul serio il problema?

Da un lato c’è la difficoltà nella società in generale a riconoscere questo problema. D’altra parte c’è la paura di impedire la libertà religiosa, anche quando ci sono sette di tutti i tipi, perché i gruppi settari fanno molto uso della vittimizzazione come della caccia alle streghe per avere essi un’ideologia diversa. Anche se questo non è vero, perché, i professionisti non attaccano il contenuto ideologico, ma la manipolazione, l’abuso e le conseguenze che questi hanno nei confronti di persone che veramente perdono la libertà.

 

Che cosa porta una persona a cadere in questa trappola?

Vi sono motivazioni diverse. Ci sono persone che entrano perché amano qualcuno già dentro, altre perché vogliono entrare in una rete sociale, altre cercano un percorso specifico e vi sono coloro che hanno un problema medico o psicologico che cadono nelle mani di persone sbagliate. A volte è molto difficile distinguere tra un rapporto settario ed uno professionale standard. Il problema è che di norma le persone si fidano di un gruppo e obbediscono ad un’autorità conferita senza rendersi conto che ci sono una serie di manipolazioni sociali in cui molti cadono. Fondamentalmente  a quanto pare può essere venduto anche un buon prodotto, ma ad un costo troppo alto.

 

Come guadagnano questi gruppi?

La maggior parte di loro hanno l’aspetto economico come finalità a lungo termine, ma a volte sfruttano lavorativamente e sessualmente i loro adepti. Le finalità sono molteplici e dipendono fortemente dalla figura del leader e della struttura. I leader vogliono creare una società a loro piacimento che li faccia sentire importanti e fedelmente seguiti da altri. Sono persone con personalità psicopatica che alimentano le esigenze del gruppo che li soddisfa e in qualche modo queste persone credono nel lavoro che hanno creato.

 

La Crisi ha aiutato?

Sì, ma non solo economica, ogni tipo di crisi di valori o di famiglia o la paura può portare a questo. Ad esempio, un gruppo a Malaga che ha sfruttato la paura della conquista araba. In questo momento, con la capacità di controllo attuale la situazione aumenta, rafforzata dal fatto che eranno già stati avvertiti. Cioè, tutto ciò significa che la società va male e le persone si aggrappano al proprio gruppo come modello sociale ideale.

 

Secondo questa regola  il terrorismo jihadista può essere considerato un movimento settario?

Il proselitismo è molto simile, vale a dire il modo di coinvolgere  i propri seguaci indotti a credere che sono inviati di Dio e di poter ottenere tutto ciò che non è stato fornito da Lui in questa vita. In sostanza, le tecniche di coercizione e manipolazione sono le stesse perché la struttura del gruppo non è mai quella che si immola, sono sempre i soldati privati. La differenza principale con altri gruppi settari classici è l’uso del terrore per attaccare una società che è considerata imperfetta. Ci sono anche casi di gruppi settari che finiscono per diventare terroristi come è successo con la Verità Suprema in Giappone, che ha messo le bombe nella metropolitana di Tokyo. Tenete presente che in molti casi i loro leader sono persone squilibrate che credono di essere al di sopra del bene e del male.

 

La Strategia di catturarli è la stessa, ma al punto da convincerli ad uccidere?

Sono in grado, fino al punto di poter ottenere loro di rinunciare ai propri figli. Pensate che una persona che è in grado di lasciare i propri figli per un gruppo settario non può essere convinto ad immedesimarsi con esso?

 

Lo Stato islamico è quindi considerato un gruppo settario?

E’ una struttura che può essere chiaramente definita come settaria perché usa la stessa tecnica in cui si autoetichettano come l’unico modo esemplare e reale di intendere la religione. Ma si verifica anche in gruppi cattolici che considerano le persone che non capiscono la religione come peggiori degli atei, perché credono veramente che stanno facendo del male alla religione quando hanno un’autorità legittimamente concessa.

 

Pensa che l’attuale situazione economica e sociale siano un perfetto terreno fertile per il proliferare del radicalismo a tutti i livelli?

Certo, pensi che l’essere umano è preso per natura da preoccupazioni e necessita di un gruppo e quanto peggiore è la situazione tanto più  i gruppi distruttivi dovranno far proselitismo per essere più credibili.

 

Pensa che con questo scenario molti dei partiti politici che stanno ora emergendo vogliono approfittare e attirare persone in cerca di speranza di cambiamento?

Sì, in effetti è quello che hanno fatto all’inizio alcuni partiti democratici che oggi sono la maggioranza. Essi hanno condotto una simile raccolta sulla stessa linea. Hanno creato una utopistica, irrealistica serie di promesse allettanti nel  programma politico, perché a volte la gente cerca un salvatore. Ma lo fanno il PP, PSOE e gli altri. Sono state condotte tutte le campagne idealistiche e mai sono state realizzate le questioni credibili. Non penso che ci sia un gioco logico e credibile in questa linea. Questo malcontento può portare fiducia a chiunque prometta un miglioramento. Questo è il momento in cui la persona deve essere intelligente e arrivare a pensare che nessun gruppo politico e sociale coprirà tutti i propri bisogni, perché lo faranno sicuramente ad un prezzo eccezionale.

 

Questo scenario prevede un grande cambiamento politico?

Gli psicologi non possono prevederlo, ma sembra che tutto punti verso il sì. Ma la cosa importante è che ognuno eserciti la sua piccola libertà nel voto. Certo, dovremmo provare che tutte le parti sono uguali.

 

Fonte: http://www.malagahoy.es/article/malaga/1947502/programa/politico/utopico/es/tentador/porque/la/gente/busca/salvador.html#.VMS_fwwseD8.facebook

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

 

 

 

Nella puntata del 18 dicembre affrontiamo il tema delle sette in Italia. Ne parliamo con Lorita Tinelli, psicologa forense e clinica nonché presidente del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici http://www.cesap.net/) dove quotidianamente oltre a studiare il fenomeno, si formano e istruiscono i consulenti ed esperti che offrono il loro sostegno alle vittime. La presidente oltre a fornire una spiegazione e un quadro di questa realtà aiuta a chiarire dubbi e perplessità di un fenomeno controverso a cui manca un riferimento giuridico. Per approfondire si può consultare l’intervista rilasciata dalla dssa Tinelli a La Vera Cronaca http://www.laveracronaca.com/intervis…

http://www.mixcloud.com/ilcantastorie393/lorita-tinelli-ospite-a-il-cantastorie-racconta-il-fenomeno-delle-sette-in-italia/

di  Adriano Chiarelli

 

 

 

Le sette hanno la capacità di non farsi percepire mai come tali. Difficile, se non impossibile, capire di essere stati plagiati. Intervista a Lorita Tinelli, docente di Criminologia Generale Minorile e Penitenziaria presso l’Università di Bari e presidente del CeSAP – Centro Studi Abusi Psicologici.

 

Leggi anche: La trappola delle sette (prima puntata)

                   La trappola delle sette. Le sette viste da vicino (seconda puntata)

Le sette hanno la capacità di non farsi percepire mai come tali. All’inizio si presentano come un guscio rassicurante e protettivo; i “fratelli” rappresentano la nuova famiglia, l’unico punto di riferimento, il mondo intero. Difficile quindi distinguere tra realtà ed illusione. Difficile, se non impossibile, capire di essere stati plagiati.

È il caso ora di citare anche i movimenti di derivazione cristiana, che si discostano dall’ortodossia al punto tale da somigliare più ad una comune setta che ad un gruppo di credenti. Il risultato, a livello emotivo e personale è quasi sempre lo stesso: plagio mentale.

La più nota e controversa è l’Opus Dei, fondata da Padre Josè Maria Escrivà de Balaguer, secondo cui questa organizzazione “raccoglie individui desiderosi di santificare il proprio lavoro ordinario, trasformandolo anche in mezzo per santificarsi e aiutare gli altri a santificarsi. Essi cercano di servire Dio e gli uomini continuando ad essere celibi, sposati, vedovi o sacerdoti”. L’Opera “contribuisce a far sì che nel mondo ci siano uomini e donne di ogni razza e condizione sociale intenti ad amare e servire Dio e gli uomini nel lavoro quotidiano e per mezzo di questo lavoro.”

Anche il Cammino Neocatecumenale, si presenta agli occhi di chi aspira a farne parte come “la sintesi originale della totalità del cristianesimo, vissuta con l’aiuto degli strumenti cristiani di conoscenza e con la libertà di spirito che contraddistingue la ricerca della verità Cristiana.” Il cattolico tradizionale in cerca di un nuovo senso nel suo rapporto con Dio e con il cristianesimo ha facoltà di scegliere tra molte realtà che, a vario titolo, garantiscono una maggiore profondità nella propria vita di fede.

Per approfondire direttamente l’argomento abbiamo intervistato Lorita Tinelli, una delle più importanti studiose in materia di sette spirituali, religiose e plagio mentale. La professoressa Tinelli, oltre a essere docente presso il corso di Alta Formazione di Criminologia Generale Minorile e Penitenziaria presso l’Università di Bari, è fondatirce del CeSAP – Centro Studi Abusi Psicologici ONLUS (www.cesap.net) di cui è anche Presidente Nazionale, nell’ambito del quale sostiene da oltre 10 anni una campagna informativa contro gli abusivismi della professione e la ciarlataneria. Studiosa di psicosette e organizzazioni devianti, ha pubblicato diversi studi circa il controllo mentale e le tecniche di persuasione in gruppi devianti, presso case editrici e riviste specializzate. Le abbiamo chiesto di raccontarci cosa significa appartenere alle due organizzazioni cristiane più potenti e presenti sul territorio italiano: Opus Dei e Movimento Neocatecumenale.

1) Perché l’Opus Dei, per quanto le sia stato riconosciuto lo status di prelatura personale dal Vaticano, può essere considerata una vera e propria organizzazione settaria?

Il termine ‘setta’ deriva dal latino ‘secare’ (nel senso si separare) e ‘sequor’ (nel significato di seguire). In sostanza una setta appare come un gruppo chiuso, che stenta a confrontarsi con il mondo circostante, dando credibilità ed ascolto alla dottrina interna emanata da un fondatore o un capo carismatico, per cui esiste un vero culto della personalità. Quest’ultimo  viene vissuto come il depositario di una Verità assoluta e nel nome della stessa emana disposizioni e dettami che possono anche contrastare con quelli dell’ambiente più allargato. Secondo diversi fuorusciti dall’Opus Dei il neofita entra pian piano in ‘cerchi sempre più chiusi’ fino al punto di rompere i suoi legami con la famiglia e con gli amici di sempre. Tale avvicinamento alla dottrina è favorito dalle confessioni settimanali con il “direttore spirituale” al quale debbono essere confessati tutti i segreti, pensieri, opere, dalle cose più banali alle cose più importanti. Il Direttore, ascoltato tutto, ha il compito di ‘dirigere’. Questo viene vissuto come una grande ingerenza nella propria vita. Ma vi sono anche altri comportamenti dell’intera Organizzazione che vengono raccontati come totalitari.

I numerari, ovvero i membri celibi dell’Opud Dei, pur studiando e lavorando ‘nel mondo’, vivono in centri e case dell’Opera. I fuorusciti raccontano che una volta che entrano nella Prelatura fanno testamento a favore dell’Opera e voto di castità, povertà e obbedienza. Oltre a questo devono versare tutto ciò che guadagnano all’Opus dei. Quando sono fuori, dopo diversi anni di appartenenza all’Opus Dei, si ritrovano senza alcun sostegno economico, senza una famiglia, senza una casa cui andare. Praticamente devono ricominciare da zero, o scegliere di rimanere all’interno dell’Opus Dei.

Vi sono poi i soprannumerari, ovvero i membri sposati dell’Opus Dei, i quali versano nelle casse dell’Opera una parte del proprio reddito proporzionata al guadagno, ma settimanalmente devono confrontarsi con il ‘direttore spirituale’ anche per scelte che riguardano la propria professione.

 

2) Ha testimonianze dirette di membri dell’Opera o di fuoriusciti?

Mi è capitato di ascoltare diversi fuorusciti dall’Opera. Ricordo circa 10 anni fa di essere stata contattata da una famiglia disperata perchè il figlio, neofita dell’Opus Dei, studente di medicina, aveva iniziato ad allontanarsi da loro e a parlare in un modo che loro non comprendevano. Suggerii loro di mantenere la calma e di mantenere comunque i contatti con il proprio caro. Fu un viaggio provvidenziale che fece aprire di colpo gli occhi al ragazzo. Durante un Erasmus in Inghilterra ebbe modo di leggere un libro di Steven Hassan, che descriveva perfettamente le tecniche di controllo mentale agite da alcuni culti totalizzanti. Riusciì a fare uno schema preciso di quello che lui aveva vissuto come controllo e ingerenza nella sua vita, applicando proprio la teoria di Steven Hassan. Dopo qualche mese mi contattò in maniera inaspettata e di lì iniziò un interessante dialogo che lo portò ad interiorizzare l’allontanamento dall’Opera. Ricordo che viveva grossi sensi di colpa, derivati dal fatto di aver più volte ascoltato la frase ‘ Se ti tiri indietro, volti le spalle a Dio’.

Da allora ho ascoltato e letto molte altre storie di fuoruscit, di persone che difendono totalmente l’Opera, ma anche di persone che, pur facendone ancora parte, ne riconoscono i difetti e sperano che vengano superati.
3) Cosa si può fare per salvare coloro che cadono nelle grinfie dell’Opera sulla base di fervide convinzioni cattoliche, di una convinta fede?

Si può fare prevenzione, mediante una informazione corretta. Solo da poco tempo i fuorusciti hanno iniziato ad avere il coraggio di raccontare la propria storia anche in internet. Bisogna informare, senza cadere nella diffamazione o nella denigrazione dei singoli individui che, magari dal di dentro credono fermamente in quello che vivono e che non riconoscono le abrerrazioni del sistema o dell’opera di alcuni. Informare significa portare elementi per una sana riflessione e confronto. Poi, come spesso accade, solo chi ha volontà di mettersi in discussione prima o poi fa tesoro delle informazioni, ben documentate che riceve. Quindi il mio consiglio è continuare ad informare, senza grandi scandalismi, ma con prove provate  e senza quell’accanimento che non rende sereni né chi da’ la notizia né chi la riceve.
4) Quanto è potente oggi l’Opera e che influenze ha nella vita politica e sociale della nostra nazione?

Oggi Escrivà De Balaguèr è un Santo e questo ha dato molto potere e importanza all’Opera. Tenendo in conto anche che molti dei membri dell’Opus Dei appartengono a classi sociali elevate e occupano ruoli socialmente riconosciuti (medici in primis, notai, politici, etc.) è automatico pensare che influenza e potere ci siano.

5) Passiamo al movimento neocatecumenale. Come si colloca nella galassia cristiano-cattolica?

Il movimento neocatecumenale nasce in Spagna per iniziativa di Francisco José Gómez Argüello Wirtz Arguello, detto Kiko,  di mestiere pittore, e di Carmen Hernández. Il Cammino è stato riconosciuto come un intinerario di formazione cattolica, valida per la società e i tempi odierni, da Giovanni Paolo II. Nel 2008 venne approvata la versione finale degli Statuti e nel 2011 fu approvata la dottrina contenuta nei tredici volumi del Direttorio Catechetico del Cammino. Lungi dalle approvazioni ancora oggi il Cammino è molto criticato perchè secondo diversi fuorusciti c’è un inganno iniziale, perchè il Cammino si propone come una serie di incontri parrocchiali con intento catechetico per adulti, senza far menzione della dottrina di Kiko, mentre poi, pian piano vengono fuori scritti e disposizioni che in qualche punto discordano con la prassi e la dottrina della Chiesa Cattolica.

Nel Cammino c’è un senso di “scopo superiore” e i leader vengono proiettati sui membri come “depositari della verità”.

Anche qui troviamo il culto della confessione, che in questo caso è pubblica. L’individuo deve raccontare dinnanzi ad un gruppo allargato tutto quello che riguarda la sua esperienza di vita nel bene o nel male.

6) Ha anche in questo caso, racconti o esperienze dirette da riportare?

Abbiamo raccolto negli anni decine di esperienze dirette di persone infelici perchè hanno dovuto rinunciare alla propria famiglia d’origine o alle precedenti amicizie per percorrrere il Cammino. Nulla è richiesto in maniera diretta, ma il Cammino ha predisposto una serie di libri interni che posseggono precise disposizioni di Kiko su come vivere.

7) Cosa pensa dell’istituzione del reato di plagio? C’è secondo lei qualche spiraglio per ripristinarlo o per mettere sul tavolo del legislatore un serio disegno di legge?

Sarei dell’idea di una legge quadro che spiegasse il contesto in cui diversi reati già riconosciuti quali truffa, corconvenzione, violenza privata ed altri, si perpetrano. Un gruppo totalitario utilizza diverse modalità d’azione e va ad incidere in maniera variegata sui bisogni della gente. E’ importante tutelare i soggetti più vulnerabili che purtroppo si trovano ad affrontare esperienze destabilizzanti dal punto di vista psicologico ed economico. Sarebbe necessario pensare ad una legge che possa non solo tutelare, ma anche rendere giustizia, col gratuito patrocinio a chi ha il coraggio di denunciare, ovviamente potendolo dimostrare di aver vissuto un’esperienza abusante. In Friuli è stata da poco emanata una legge a tutela degli abusati dal punto di vista psicologico.  L’abuso psicologico, prima ancora che fisico o comunque anche in assenza di quello fisico è una prerogativa dei gruppi o delle relazioni totalitari, che tendono all’isolamente dal mondo circostante al fine di rendere la preda sempre più debole e priva di risorse per difendersi. Quando però si parla di una legge a livello dello Stato Italiano qualcuno si ribella ritenendo che una legge simile possa impedire la libertà religiosa. Dal mio punto di vista la libertà religiosa va tutelata, quello che va penalizzato è l’abuso, in campo relazionale, individuale o di gruppo, a prescindere dalle ideologie promulgate. E sopratutto vanno tutelate le vittime, intese come le persone che fuoriescono e raccontano la loro esperienza o chi le rappresenta in qualità di tecnico esperto o referenti di un’associazione. Non è accettabile che oggi in Italia chi osa parlare di questi argomenti rischia di essere vessato giuridicamente ed anche minacciato, secondo i più conclamati sistemi mafiosi.

 

Da http://www.contropiano.org/it/archivio-news/archivio-news/item/10266-la-trappola-delle-sette-intervista-terza-puntata?tmpl=component&print=1

 

Corso di Alta Formazione in
Criminologia generale minorile e penitenziaria

coordinatore Prof. Armando Saponaro

Lezioni della Dr.ssa Lorita Tinelli il 22, 23 e 29 Giugno 2012

(ASCA) – Roma, 24 set – La Commissione Giustizia ha svolto numerose audizioni nel quadro della indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale di soggetti deboli, con particolare riguardo alle sette. Sono stati ascoltati Lorita Tinelli e Felice Scaringella del Centro studi abusi psicologici, Silvio Calzolari storico delle religioni e docente alla facolta’di teologia, Raffaella di Marzio del direttivo della Societa’ italiana di psicologia delle religioni, Massimo Introvigne direttore del Centro Studi sulle nuove religioni. Sono stati ampiamente sottolineati i danni rilevanti che possono derivare dall’adesione alle sette con non infrequenti casi di dissociazione mentale. La legislazione vigente – ha osservato Lorita Tinelli – non appare in grado di perseguire talune condotte che, per quanto pericolose, non si concretizzano in reati comuni. Attualmente sono circa 500 i gruppi, di varia natura, di carattere settario.

Fonte: Asca.it

 

 

 

Alcune immagini del Convegno

 

 

 

 

 


Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 12 Ottobre 2007

 

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