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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

 

 

Benvenuti al “programma più efficace di prevenzione e riabilitazione dalla droga.”Si presentano così i Narconon, i centri di recupero per tossicodipendenti e alcolisti ispirati da Scientology. Vere e proprie comunità che operano ispirandosi alle teorie del fondatore del movimento, L. Ron Hubbard. Nati nel 1966 a Los Angeles dalla mente di William Benitez, al tempo condannato a 16 anni di reclusione per uso di stupefacenti e poi ”illuminato” dalle letture dei testi di Hubbard rinvenuti nella biblioteca del carcere, i Narconon si sono poi diffusi a macchia d’olio in tutto il mondo. Oggi sono presenti in 44 Paesi.In Italia il primo centro Narconon è comparso nel 1981, vicino a Como. Oggi se ne contano sette, per un totale di 220 ospiti. Ciò che secondo il sito di Narconon contraddistingue questi centri dalle tipiche comunità di recupero per tossicodipendenti è la loro strategia di riabilitazione da droghe e alcool, definita “100% naturale e di successo.”

In effetti l’approccio, essendo completamente drug-free, non permette la somministrazione di qualsiasi tipo di medicinale. “Il tossicodipendente non è considerato un malato, ma una persona che è in grado – se vuole e se aiutata nel modo giusto – di liberarsi sia dalle droghe che dagli psicofarmaci e, infine, dalla cultura della droga,” spiega a VICE News Luigi Belotti, rappresentante di Narconon in Italia, che aggiunge: “Il nostro programma poggia su importanti scoperte in ambito biochimico e nutrizionale, grazie a cui si è potuto conoscere le esatte cause che impedivano una riabilitazione completa.”

La sala relax del Narconon Astore a Poggio San Romualdo, vicino ad Ancona. Sul muro, i ritratti di William Benitez, il fondatore del programma, e di L. Ron Hubbard, le cui teorie ne hanno ispirato la nascita (foto via Narconon Astore).

Il metodo di Narconon è basato su un percorso di tre tappe. La prima consiste, ovviamente, nell’astinenza da farmaci e droghe. In questa fase, il paziente è seguito “24 ore su 24″ da “personale esperto” che gli somministra una cura a base di complessi vitaminici e di un composto di calcio e magnesio in grado di “restituire le energie consumate dalle droghe e velocizzare i tempi di guarigione.”

La seconda tappa è la disintossicazione totale. “Grazie ad una combinazione di esercizio fisico, vitamine, integratori e saune,” gli ospiti eliminano dal loro corpo quei residui tossici intrappolati nei tessuti adiposi. Si tratta del cosiddetto Purification Rundown, uno dei pilastri della dottrina di Scientology, secondo cui il mix di attività fisica, niacina e saune permette di sciogliere tutti i rifiuti accumulati nell’organismo che costituiscono una “barriera biochimica al benessere spirituale.” Tra i benefici portati da questa seconda tappa, come elenca il sito ufficiale di Narconon, ci sarebbero “energia, lucidità mentale, ottimismo, serenità ed entusiasmo nei confronti della vita.”

La terza ed ultima tappa è quella della risoluzione delle cause. Essa serve per far riconquistare al paziente autostima, autocontrollo e senso di responsabilità, attraverso un metodo di tipo “pedagogico-riabilitativo” che si avvale di “studi ed esercizi pratici” che “permetteranno all’ospite di cambiare punto di vista e correggere il suo comportamento lì dove è sbagliato.”

A differenza delle altre comunità, Narconon prevede un percorso di recupero breve, della durata di 5-7 mesi circa, per un costo di 2.580 euro al mese. La riuscita della riabilitazione, secondo i centri stessi, è altissima: i siti di Narconon parlano di una percentuale di successo nel 75 per cento dei casi trattati. Un dato molto elevato, se confrontato a quelli forniti dai centri stessi sulle comunità di recupero “standard”: “La maggior parte dei programmi – si legge su una delle loro pagine – ha una percentuale di successo che va solo dal 5 per cento al 20 per cento.”

La sauna è considerata uno dei passaggi fondamentali per “purificarsi” dalla droga (foto Narconon Astore).

A giudicare dai dati di Narconon, insomma, il servizio proposto sembra davvero essere il “programma più efficace di prevenzione e riabilitazione dalla droga,” come si sente ripetere in loop sulla home page di un loro sito web. Altre fonti, tuttavia, mettono in dubbio questa affermazione.

Uno studio commissionato dall’Autorità Norvegese della Salute ha portato il Norwegian Knowledge Center for the Health Services ad affermare che, a causa della natura non sperimentale dei pochi studi esistenti sul tema, “non ci sono attualmente prove attendibili che attestino l’efficacia del Narconon come un programma primario o secondario di prevenzione della droga.” I dati annunciati da Narconon non avrebbero dunque una base scientifica e lo studio in questione, pubblicato nel 2008, ne mette in dubbio la veridicità.

Non è la prima volta che queste statistiche vengono contestate. In una sentenza della Corte d’Appello di Milano, in cui peraltro vennero condannati alcuni membri di Scientology e del Narconon per truffa ed estorsione, ciò che colpisce è l’affermazione di un teste, ripresa dal giudice, secondo cui si considerava un trattamento di “successo dopo una settimana dall’uscita del giovane dai centri, e non dopo sei mesi o un anno come si dovrebbe.”

David Lowe è stato prima paziente di Narconon; poi, è entrato nello staff della struttura, dove verificava la buona riuscita dei programmi di disintossicazione. Entrato in possesso dei dati reali, nel 2012 ha raccontato alla NBC come i casi di successo oscillassero piuttosto tra il 20 e il 40 per cento — non certo i numeri ‘scintillanti’ sventolati da Narconon. Così, dopo averlo scoperto, Lowe è uscito definitivamente dalla comunità.

L’inchiesta di NBC analizza anche tre morti sospette avvenute nel giro di soli nove mesi all’interno del centro Narconon dell’Oklahoma, ipotizzando un legame tra i tragici eventi e l’assenza di personale medico professionale all’interno della struttura.

La vita dei centri Narconon nel mondo è stata spesso travagliata. Oltre ai problemi nel centro in Oklahoma, coperti dall’inchiesta NBC, altri centri sono stati costretti alla chiusura. È il caso della struttura in Georgia, che ha serrato i battenti nel 2013 dopo un’accusa di frode. O del centro in Quebec, chiuso dall’agenzia sanitaria regionale dopo che quattro pazienti finirono all’ospedale a causa dei metodi usati nel centro.

Altri Narconon sono poi stati costretti a cessare le attività o ad affrontare lunghi processi in FranciaGermaniaArgentina e in altri stati americani – come conseguenza delle numerose denunce portate avanti da ex ospiti delle strutture o dalle autorità sanitarie locali a seguito di morti sospette.

Un biliardo nell’area ricreativa di un centro nelle Marche. I Narconon sorgono di norma in luoghi isolati e talvolta somigliano ad alberghi (foto Narconon Astore).

“Non c’è alcun profilo professionale richiesto, cercano solo persone che si mettano a completa disposizione della struttura e di tutta l’organizzazione che ruota attorno ad essa,” ha detto a VICE News Olimpia Quattromini, psicologa dello sviluppo. “Il personale di Narconon non è assolutamente di tipo medico.”

Alcuni anni fa, a pochi mesi dalla laurea in psicologia, Quattromini sostenne un colloquio per entrare in servizio in una di queste strutture. “È lì che ho scoperto cosa davvero fosse Narconon. Non sapevo fosse uno dei templi di Scientology.” Quattromini sostiene che le furono proposte condizioni di lavoro impossibili da sostenere: disponibilità sette giorni su sette, paga inferiore ai 300 euro mensili, nessuna domanda o interesse da parte degli operatori sul suo passato accademico-professionale.

Oggi Olimpia Quattromini fa parte del Cesap, un’associazione di medici, psicologi e avvocati fondata con l’intento di studiare gli indicatori dell’abuso psicologico e della manipolazione mentale. “Da noi passa molta gente che ha fatto il percorso del Narconon,” racconta a VICE News Lorita Tinelli, psicologa e presidente di Cesap.

“Lì non c’è un percorso terapeutico effettivo,” aggiunge Tinelli, sottolineando inoltre come i centri non siano riconosciuti dallo Stato in quanto comunità di recupero. “Siamo ad uno stadio di fantasia: in medicina ci sono protocolli riconoscibili e sperimentati di cui si conoscono gli effetti” continua Tinelli, “i progetti che vengono messi in campo per la riabilitazione dalle dipendenze sono standardizzati e riconosciuti ed essi non sembrano essere seguiti dai centri Narconon.”

Per tutti questi motivi, Narconon risulta fuori da ogni consesso medico e scientifico, non facendo neanche parte del Civil Society Forum of Drugs, un gruppo di lavoro formato dalla Commissione Europea che riunisce le diverse realtà operanti nell’ambito delle dipendenze.

La facciata esterna del Narconon pugliese “Il Gabbiano” (foto via)

VICE News è entrata in contatto con un ex ospite di Narconon perché raccontasse la sua esperienza. Federico è entrato nel centro su suggerimento di un amico che già frequentava il programma.

“Il costo era elevato: 3500€ il primo mese, poi 2500€ gli altri mesi. Per aiutarmi, mia madre ha riscattato un fondo pensionistico che aveva messo da parte. In 10 mesi ho speso più di 20mila euro,” racconta. Riguardo agli effetti, Federico afferma che “effettivamente a livello fisico il percorso inizialmente funzionava”: niente farmaci, tante vitamine, cocktail di calcio e magnesio, banditi caffè e zucchero (“aumentano la sindrome da astinenza”) e trattamenti di massaggio per rilassare i nervi.”

Dopo questa fase, racconta Federico, comincia la terapia delle saune: “Si inizia con due ore il primo giorno e si aumenta progressivamente, fino ad arrivare a cinque ore. Ti danno questa vitamina, la niacina, che in teoria aiuta la mobilitazione delle sostanze tossiche nei tessuti adiposi, come se le preparasse ad uscire dal corpo” racconta Federico, che sospetta di essere stato comunque influenzato da una sorta di effetto placebo in queste prime fasi del percorso.

Poi si entra in una seconda fase, che Federico definisce “di indottrinamento.” Qui comincerebbero delle sedute basate su “confronti fittizi,” con lo scopo teorico di accrescere l’autocontrollo dei tossicodipendenti in cura e abituarli a resistere alle influenze esterne. I pazienti – secondo quanto racconta Federico – sarebbero posti uno di fronte all’altro, in silenzio, e dovrebber “guardarsi senza muoversi anche per due ore.” Nella seduta successiva, al partner spetta il compito di provocare una reazione. “Tu devi riuscire a non rispondere continuando a fissarlo; lui può anche infamarti ma tu devi restare impassibile,” spiega.

Secondo Federico è proprio questa la fase più debole del percorso. “Mirano a farti credere che l’uomo è invincibile, che se segue la filosofia [di Scientology] non avrà problemi nella vita, saprà superare ogni cosa. È come se fosse una specie di teoria del superuomo. Al contrario, una persona per uscire dalla dipendenza deve rendersi conto dei propri limiti.”

Federico, una volta uscito dal Narconon, ha impiegato solo tre settimane per ricadere nel tunnel della droga. “Mi sentivo forte, mi illudevo di esserlo perché avevo fatto questo percorso, pensavo di poter fare qualsiasi cosa nella mia vita, quando in realtà non era così.” Anche l’amico di Federico, quello che gli aveva consigliato di rivolgersi a Narconon, è poi ricaduto nella tossicodipendenza. Entrambi poi hanno seguito nuovi percorsi presso altre comunità – gratuiti e di tipo statale – ed oggi sono ‘liberi’.

Un esempio delle “testimonianze” che i Narconon pubblicano sui social network per raccontare gli effetti positivi del programma di riabilitazione (via)

Anche Giulia ha seguito il percorso di Narconon, che a VICE News definisce “non una bufala, ma comunque una macchina mangia-soldi.” Giulia, che conferma l’assenza di personale medico-psichiatrico nel centro, dichiara di essere tornata a essere dipednente una volta concluso il percorso di riabilitazione.

Il legame tra questo tipo di centri e Scientology, secondo lei, è evidente: “Attraverso la comunità iniziavi ad avere delle basi per poi continuare, eventualmente, con Scientology.” A questo proposito, la Dott.ssa Tinelli afferma a VICE News che percorsi impostati in questo modo rischiano di far “passare da una dipendenza all’altra, dalle droghe alla setta.”

Leggi anche: Scientology è accusata di attività criminali e rischia di essere bandita dal Belgio

Il fallimento del percorso di Federico e Giulia starebbe dunque nel loro rifiuto della logica di setta, che avrebbe svuotato di valore un percorso già di per sé privo di un valido supporto medico-psichiatrico. Secondo la Dott.ssa Tinelli, solo accettare la nuova dipendenza permette di abbandonare quella vecchia.

Da Narconon, però, respingono queste accuse con fermezza. “Il metodo Narconon non diffonde la dottrina di Scientology,” spiega a VICE News Luigi Belotti, che aggiunge però come il metodo abbia “adottato una parte delle opere di Hubbard specificatamente inerenti alle problematiche legate alla dipendenza da droghe ed alcol, al fine di aiutare il tossicodipendente a risolvere le sue difficoltà.”

Un Narconon in Italia. Sulla parete a destra, l’effigie del fondatore di Narconon, William Benitez (foto Narconon Astore).

Della stessa opinione è Paolo Stucchi, un ex paziente con cui la stessa Narconon ci ha messo in contatto. Paolo sostiene che la religione non abbia nulla a che fare con il programma, che è di tipo laico. “Esistono centri in aree dove la religione principale è musulmana, ad esempio in Egitto. Secondo te se è un centro che fa proselitismo potrebbe esistere in un contesto del genere?” chiede ironicamente, parlando al telefono con VICE News.

Paolo ammette però di avere letto molto materiale su Hubbard una volta terminato il percorso. “La curiosità è normale che ti venga,” afferma. “Ho cercato di informarmi e trovare delle risposte”. Paolo però ci tiene a sottolineare di non essere vittima di nessun sistema —

e come lui, anche i suoi compagni di percorso: “Ho conosciuto tantissimi ragazzi che hanno portato a termine il programma e poi hanno deciso di iniziare un percorso in Scientology, ma anche molti che una volta usciti non si sono neanche informati sul tema.”

Per quanto riguarda poi l’assenza di personale medico-psichiatrico durante il percorso, Narconon rivendica tale situazione come una scelta voluta e ponderata. “Narconon non è un programma medico, ma socio-educativo”, chiosa Luigi Belotti. “I medici sono presenti solo per controllare inizialmente la salute dei tossicodipendenti, spesso molto carente a causa della droga.” Per “proteggere” l’approccio non-sanitario del programma, il tossicodipendente che vi vuole accedere non deve inoltre essere in cura psichiatrica. O una, o l’altro.

Paolo riprende questo aspetto, che a suo vedere è uno dei punti di forza del metodo: “Io avevo parecchia diffidenza nei confronti di medici, psicologi e psichiatri perché avevano portato molti dei miei amici ad assumere farmaci e psicofarmaci che li avevano poi trasformati in zombie,” spiega.

Alcune delle testimonianze di ex pazienti di Narconon, pubblicate sul sito ufficiale di Narconon (grab via)

Secondo il gruppo Narconon, non è la base medico-scientifica di un metodo che ne definisce l’efficacia, quanto piuttosto i risultati che il metodo stesso porta. Il fatto che non vi siano studi scientifici a dimostrare l’effetto benefico di saune e vitamine sulla sfera psico-fisica di un tossicodipendente non è dunque per loro rilevante, perché l’efficacia del loro metodo è data da quelle statistiche – contestate da più parti – che parlano di una percentuale di successo del 75 per cento.

Luigi Belotti afferma comunque che “i Narconon hanno una loro letteratura anche medica per la verifica dei risultati ottenuti”. Uno dei testi a cui fa riferimento è lo studio pubblicato nel 2013 dal Dott. Giuseppe Gulino, Docente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Torino.

La conclusione a cui giunge il ricercatore, tramite un’analisi su 62 soggetti presenti nella struttura Narconon pugliese Gabbiano Onlus, è che “in tutti i soggetti, al termine della fase di disintossicazione fisica, non sono state riscontrate tracce di sostanze tossiche nella ricerca effettuata attraverso la determinazione di tali sostanze nelle matrici biologiche, indirizzando ad un giudizio di buon livello, oltre che sull’efficacia di disintossicazione, anche sul buon grado di sicurezza all’interno del centro di riabilitazione”.

Secondo lo studio, alla fine del percorso di saune e vitamine gli ospiti del Narconon non avevano dunque alcun residuo tossico imprigionato nel corpo, la cui presenza è considerata nella filosofia di Hubbard come la principale causa della ricaduta nella tossicodipendenza.

Oggi Narconon svolge anche attività di sensibilizzazione presso le istituzioni: “Ho portato informazione a più di 30mila ragazzi nelle scuole” racconta a VICE News Paolo, l’ex frequentatore che continua a collaborare con il programma.

Il debutto di Narconon sul piano istituzionale è recente: risale al 2008, quando ad un evento a cui partecipavano tanto le comunità di recupero statali, quanto alcuni funzionari pubblici, vennero invitati anche dei rappresentanti di Narconon. Fu la prima volta che al gruppo viene data voce in un contesto di tipo ufficiale.

La vicenda causò forti polemiche ed un’interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero delle Politiche del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali: l’invito a Narconon era in effetti venuto direttamente da un rappresentante governativo, l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle tossicodipendenze — Carlo Giovanardi.

Leggi anche: L’Italia continua a spendere una marea di soldi per tenere in carcere i tossicodipendenti


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Fonte: https://news.vice.com/it/article/narconon-cura-tossicodipendenza-scientology

 

NOCI (Bari) – Sette e religione, la questione approda sui banchi del parlamento. Il senatore FI Piero Liuzzi è cofirmatario insieme ad altri cinque senatori di un’interpellanza parlamentare in cui si pone l’accento su una questione in cui l’Italia sembrerebbe in ritardo sulla tabella di marcia proposta dall’Unione Europea in tema di legiferazione sul fenomeno delle sette religiose ad oggi non regolamentata nel nostro Paese.

Il sindacato ispettivo n. 4-01758 è stato inviato anche ai Ministri dell’interno, della giustizia, della salute e dell’istruzione, dell’università e della ricerca “al fine di portare all’attenzione la preoccupante diffusione, anche a livello europeo, del fenomeno delle derive settarie religiose”.

«Il fenomeno in oggetto – si legge nella nota cofirmata da Liuzzi – sarebbe causa di violazioni ai diritti dell’uomo, in particolare nel campo della salute, dell’educazione e del rispetto della vita privata e familiare». Secondo i parlamentari «Le organizzazioni all’origine delle derive settarie spesso agiscono sotto la libertà di religione e mettono in pericolo le libertà fondamentali dei cittadini costituendo, quindi, anche una minaccia alla democrazia. Nella fattispecie, le pratiche si presentano con numerose sfaccettature e una molteplicità di celebrazioni che vanno dalla magia alla stregoneria, dallo spiritismo al cannibalismo e vampirismo, manifestazioni apparentemente folkloristiche che però, non di rado, sono sfociate nella commissione di gravissimi crimini, quali omicidi, stragi o violenze sessuali».

L’interpellanza dei senatori riviene anche dal fatto che nella società coeva si sia creato una sorta di negazionismo delle attività settarie che, di contro, riversa sulle associazioni e forze di polizia attive nella nazione il suo antagonismo attraverso attacchi diretti o argomenti diffamatori.

Tra le associazioni in questione descritte nell’interpellanza parlamentare vi è anche il Cesap diretto dalla nocese Lorita Tinelli, da anni impegnata nella lotta alle sette, in prima linea nel caso Arkeon, e anch’ella vittima di attacchi personali. «Personalmente sono contenta che la nostra attività sia considerata utile e che siano evidenti, anche a livelli istituzionali, i vari tentativi diffamatori che riceviamo da parte di membri di sette e loro sostenitori. Sono rimasta anche molto contenta nel vedere la firma di Liuzzi, al quale non avevo chiesto nulla, ecco perchè sono sorpresa ed anche emozionata dal suo gesto. Evidentemente nel corso degli anni ha potuto apprezzare l’attendibilità e la serietà della nostra attività».

 

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NOTA: Si riporta di seguito il testo  dell’atto di Sindacato Ispettivo n. 4-01758

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01758

SENATO DELLA REPUBBLICA
Atto n. 4-01758

Pubblicato il 26 febbraio 2014, nella seduta n. 198

ALBERTI CASELLATI , CALIENDO , LIUZZI , MARIN , MUSSOLINI , PALMA - Ai Ministri dell’interno, della giustizia, della salute e dell’istruzione, dell’università e della ricerca. -

Premesso che:

a cura della prima firmataria della presente interrogazione ed altri, in data 6 dicembre 2012 e 19 giugno 2013 sono stati presentati gli atti di sindacato ispettivo 4-08835 e 4-00374 al fine di portare all’attenzione la preoccupante diffusione, anche a livello europeo, del fenomeno delle derive settarie religiose;

il fenomeno in oggetto sarebbe causa di violazioni ai diritti dell’uomo, in particolare nel campo della salute, dell’educazione e del rispetto della vita privata e familiare;

nel merito, il dettato costituzionale italiano così sancisce: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge” a condizione che “non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano” (art. 8)”; e inoltre “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume” (art. 19);

nella fattispecie, le pratiche si presentano con numerose sfaccettature e una molteplicità di celebrazioni che vanno dalla magia alla stregoneria, dallo spiritismo al cannibalismo e vampirismo, manifestazioni apparentemente folkloristiche che però, non di rado, sono sfociate nella commissione di gravissimi crimini, quali omicidi, stragi o violenze sessuali;

le organizzazioni all’origine delle derive settarie spesso agiscono sotto la libertà di religione e mettono in pericolo le libertà fondamentali dei cittadini costituendo, quindi, anche una minaccia alla democrazia;

il Consiglio d’Europa, già con la raccomandazione n. 1412 (1999), intese sollecitare gli Stati membri a un’efficace azione di vigilanza e di informazione preventiva sui gruppi a carattere religioso, esoterico o spirituale, invitando a concretizzare i necessari interventi mediante appositi programmi d’educazione in ambito scolastico, nonché attraverso l’istituzione di centri nazionali e regionali d’informazione e di Ong di aiuto per le vittime e per le loro famiglie, anche attraverso la creazione di un osservatorio europeo finalizzato a facilitare lo scambio tra i centri nazionali;

in seno alla Conferenza delle Oing presso il Consiglio d’Europa del 5 ottobre 2012, i rappresentanti della Commissione dei Diritti dell’uomo hanno parimenti espresso rammarico e preoccupazione per il fatto che gli Stati membri del Consiglio d’Europa non risultino aver assunto misure all’altezza della sfida rappresentata da quei culti abusanti che attentano ai diritti dell’uomo e ai principi fondamentali di tutte le società democratiche;

con decreto n. 225 UAG/2006-64767-U del 2 novembre 2006, il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno ha istituito la squadra anti sette (SAS) con le seguenti motivazioni: “l’esponenziale diffusione del fenomeno selle sette esoteriche, di “aggregazioni” religiose o pseudo tali, di gruppi dediti a pratiche di magia, di occultismo e satanismo, ha assunto in tutto il paese, dimensioni e connotazioni da richiamare l’attenzione anche sotto il profilo della sicurezza” rilevando, pertanto, che “ai fini di polizia interessa verificare, osservando l’operato di singoli gruppi, la rilevanza penale e la conseguente perseguibilità di particolari pratiche”;

come già segnalato, a tutt’oggi, solo le associazioni di volontariato e alcuni centri di ricerca svolgono, pur nella limitatezza delle risorse, una preziosa e continuativa opera informativa sul fenomeno e di supporto alle vittime e alle famiglie;

in tal senso, esse realizzano un’azione di integrazione nonché, spesso, di vera e propria supplenza dell’azione pubblica, in maniera del tutto gratuita e avvalendosi della consulenza e collaborazione di esperti del settore della salute mentale, delle criminologia e della giurisprudenza;

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

è da tempo in corso, in particolare sulla rete web, una pressante e reiterata campagna dai toni marcatamente diffamatori attraverso cui alcuni soggetti, oltre a minimizzare il suddetto fenomeno sociale, screditano sistematicamente con argomentazioni tendenziose e palesemente mendaci i rappresentanti del mondo del volontariato, delle forze dell’ordine e delle istituzioni impegnati in questo specifico e delicato settore, nonché le stesse vittime di realtà controverse e/o abusanti;

nello specifico, sono stati registrati indegni attacchi a danno di persone e alcune associazioni onlus tra cui CeSAP (Centro studi sugli abusi psicologici) e FAVIS (Associazione familiari delle vittime delle sette) che in termini di informazione preventiva nonché di accoglienza, supporto e tutela delle vittime di gruppi controversi e/o abusanti realizzano un’effettiva supplenza all’azione pubblica;

tali attacchi denigratori appaiono finalizzati, tra l’altro, a ostacolare eventuali proposte di legge sul condizionamento psicologico e manipolazione mentale nei soggetti deboli;

a parere degli interroganti, vista la preoccupante ascesa di tali manifestazioni, è necessaria la dovuta attenzione ma, soprattutto, sono necessarie sollecitazioni per l’attuazione di campagne informative e concrete politiche preventive a tutela della popolazione;

i rappresentanti, consulenti e volontari di alcune associazioni onlus, in alcuni contributi pubblicati in rete sono stati così insolentemente definiti “setta degli antisette, la vera setta”, come si può leggere nella stessa interrogazione 4-00374 «cioè movimenti antisette estremisti dai quali gli onesti cittadini dovrebbero prendere le distanze, fanatici oltranzisti (…), promotori di una sorta di lobby finalizzata a manipolare gli organi mediatici, i politici, la magistratura e l’opinione pubblica diffondendo falsa informazione, veri e propri strateghi e terroristi dediti a seminare intolleranza religiosa e procurare allarme, fomentatori di una campagna d’istigazione all’odio per il diverso»;

in occasione della riunione OSCE sull’attuazione degli impegni della dimensione umana, tenutasi a Varsavia dal 23 settembre al 4 ottobre 2013, nell’ambito del side event organizzato da Soteria international e dal tema “Institutional discrimination of religious and spiritual minorities in Italy and Romania”, sono stati ammessi documenti da parte di alcuni soggetti artefici e/o partecipanti alla campagna detrattoria. In particolare, sono state presentate dichiarazioni atte a sostenere l’esistenza nel nostro Paese di pericolosi scenari di intolleranza verso le minoranze religiose e spirituali organizzate, per l’inclusione delle stesse sul territorio, anche in relazione all’operato della squadra anti sette, la quale sarebbe stata istituita in seguito ad allarme creato ad hoc e privo di fondamento alcuno;

alla conferenza, gli stessi soggetti non hanno mancato di squalificare nei loro interventi anche la Federazione europea dei centri di ricerca e informazione sul settarismo (FECRIS), organizzazione dotata di statuto partecipativo al Consiglio d’Europa, statuto consultivo presso le Nazioni Unite e rappresentata presso l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, cui aderiscono le citate associazioni italiane CeSAP e FAVIS;

la dottoressa Danièle Muller-Tulli, vicepresidente FECRIS, nel suo statement finale, riferendo alle dichiarazioni dei soggetti a cui si fa riferimento, affermava testualmente: “è evidente che la FECRIS, denunciando gli abusi portati alla libertà e ai diritti fondamentali delle vittime, rappresenti un pericolo per i movimenti a funzionamento totalitario. Di conseguenza è oggetto di attacchi ripetuti quanto fuorvianti da parte dei suoi detrattori che intervengono qui con una unanimità che tradisce il loro obiettivo”;

osservato che:

a quanto risulta, non vi sono stati atti di discriminazione su base religiosa o limitazioni e violazioni della libertà religiosa, né sorta di pericoli per l’inclusione delle minoranze sul territorio nazionale a opera di cosiddetti movimenti antisette e lo scenario presentato nelle dichiarazioni presso l’OSCE non trova, di fatto, alcun concreto riscontro nella realtà del nostro Paese;

al riguardo, il rapporto sulla libertà religiosa nel mondo stilato su iniziativa del segretariato italiano di ACS (Aiuto alla chiesa che soffre) e che concerne situazioni di intolleranza, violazione e mancato rispetto del diritto della libertà religiosa di tutte le confessioni, in merito alla situazione italiana rileva che il quadro rimane positivo, pur evidenziando, in linea con quanto accade in altri Paesi dell’Europa occidentale, fatti e situazioni che rivelano intolleranza verso il credo cattolico (esposizione di simboli religiosi in luoghi pubblici, atti di vandalismo e profanazione, forme di critica palesemente offensive nei mass media);

a conferma di ciò, anche l’ultimo rapporto americano sulla libertà religiosa, per quanto concerne la situazione italiana, ha registrato unicamente episodi occasionali di abusi o discriminazioni basati sull’affiliazione, la fede o la pratica religiosa, non certo addebitabili all’attività delle associazioni “antisette” o della squadra anti sette;

tenuto conto, infine, che:

le menzionate associazioni di volontariato non sono oggetto sulla rete telematica di attacchi né di critiche o rimostranze da parte di minoranze religiose e /o spirituali ma operano in un’ottica di naturale dialogo e fattiva cooperazione, anche con le forze dell’ordine e con le istituzioni;

nella fattispecie, il signor Maurizio Alessandrini, presidente della FAVIS e del “Forum delle Associazioni italiane di ricerca, informazione e contrasto dei movimenti settari e dei culti abusanti”, cui partecipano le realtà associative italiane federate FECRIS, con suo comunicato ufficiale, e pubblicato su “Agenzia radicale”, afferma quanto segue: ” [Le associazioni] non svolgono, né hanno mai svolto, alcuna azione di coordinamento della Squadra Anti Sette né hanno mai rivestito il ruolo di consulenti e/o informatori e/o referenti privilegiati della stessa, non gestiscono per conto o in collaborazione con la SAS alcun dossier concernente il fenomeno settario, né ricevono da tale organismo finanziamento alcuno. Non diversamente da quanto avviene nel mondo dell’odierno volontariato, le menzionate associazioni, oltre a rispondere alle esigenze di tutela e partecipazione dei soci, nonché della cosiddetta popolazione-bersaglio che esse rappresentano per una specifica condizione, svolgono un ruolo di rilievo, in termini di prevenzione e sensibilizzazione a specifiche tematiche, a tutela di tutta la popolazione in generale e per tali motivi non possono che essere reticolari, ossia connesse con altre realtà, anche istituzionali, con le quali cooperano attivamente”;

in un recente simposio organizzato dalla francese Missione interministeriale di lotta e vigilanza alle derive settarie, il Ministro dell’interno francese, Manuel Valls, ha evidenziato come l’azione di contrasto alle derive settarie costituisca una lotta essenziale poiché le sette abusanti rappresentano la negazione stessa dell’individuo. Al riguardo, si reputa doveroso rammentare che tra gli “individui negati” inseriti in contesti settari, vi sono anche e soprattutto i bambini: ben 240.000 i minori nel nostro paese, che secondo il Report realizzato nel 2010 dal gruppo di lavoro presieduto dall’allora presidente della Commissione bullismo del Ministero dell’Istruzione, dottor Luca Bernardo, sarebbero entrati solo in quell’anno in contatto con le “sette”. Bambini sovente maltrattati e abusati, non a caso definiti nel 9° rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, redatto da “Telefono azzurro”, come “dimenticati, ignorati e perfino negati”,

si chiede di sapere:

se e quali misure i Ministri in indirizzo intendano adottare in relazione alle direttive espresse nella raccomandazione del Consiglio d’Europa del 1999 e alla luce delle più recenti valutazioni e considerazioni espresse in ambito europeo;

se siano stati o meno realizzati progetti educativi in ambito scolastico volti all’auspicata educazione in materia, nonché a tutela dei soggetti più vulnerabili come adolescenti e minori;

se non ritengano opportuno valutare l’istituzione nel nostro Paese di un’apposita struttura simile alla francese “Missione interministeriale di vigilanza e di lotta contro le derive settarie”;

se siano o meno a conoscenza dell’insistente e pressante campagna di discredito di cui sono a tutt’oggi bersaglio le menzionate associazioni onlus e la stessa SAS e come, eventualmente, intendano procedere nell’interesse delle stesse ex vittime dei culti e delle loro famiglie che si rivolgono fiduciose alle associazioni di aiuto e agli organismi di polizia.

 

Fonte: SENATO DELLA REPUBBLICA

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=750234

 

 

Qui il testo della interrogazione anche in  lingua inglese e francese

 

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