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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

NOCI (Bari) – Ha segnato grande clamore nonché un forte dibattito tra Testimoni di Geova e fuoriusciti il servizio che Luigi Pelazza ha presentato nell’ultima puntata de Le Iene andata in onda mercoledì sera. Il tema dell’ostracismo e delle difficoltà che patiscono nella vita sociale i fuoriusciti dalla congregazione religiosa è stato al centro del dibattito sul web e nei social per tutta la settimana.

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Le Iene: i testimoni di Geova e le trasfusioni di sangue

di – 20/03/2014 – Le testimonianze dei disassociati nel servizio di Luigi Pelazza

Le Iene: i testimoni di Geova e le trasfusioni di sangue <1/8>

Le Iene: i testimoni di Geova e le trasfusioni di sangue

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Nel servizio di Luigi Pelazza de Le Iene andato in onda ieri sera è stato trattato il caso in un ex vescovo dei Testimoni di Geova che racconta di essere stato cacciato dalla setta per aver permesso che venisse fatta una trasfusione di sangue alla nipotina.

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CACCIATI PER UNA TRASFUSIONE ALLA NIPOTINA - La madre della bambina racconta che la figlia aveva un tumore e quindi aveva bisogno di una trasfusione di sangue. Ovviamente i familiari della piccola hanno permesso che ciò avvenisse e da quel momento padre madre figlia e nipote sono  stati espulsi dai Testimoni di Geova. Rocco Politi, così si chiama il capofamiglia, racconta che il suo nucleo famigiare è stato completamente isolato da resto della famiglia e della comunità «perché sono dei disassociati». In passato Rocco era un vescovo dei Testimoni di Geova ed uno dei suoi compiti vi era quello di convincere le persone a non sottoporsi alle trasfusioni di sangue e racconta che per questo motivo sono morte delle persone. Rocco sostiene che la chiesa dei Testimoni di Geova plagi i figli fin da piccoli «i bambini vengono mandati a una scuola di ministero», dove viene insegnato loro come convertire le persone a Geova. La moglie di Rocco racconta che quando tentava di convertire le persone porta a porta alcune le rispondevano in modo sgarbato, mentre in altri casi purtroppo ha avuto l’occasione di dividere molte famiglie. L’ex vescovo invece non permetteva a sua figlia di vedere altri bambini che non fossero altri Testimoni di Geova.

«VIOLENTATA DA UN PARENTE» - Anna è un’altra disassociata e racconta che a 12 anni è stata violentata da un parente con la scusa di un passaggio. Si è rivolta a sua madre che invece di andare a sporgere denuncia l’ha portata dagli anziani per essere punita del suo peccato perché non avrebbe dovuto trovarsi in quella situazione, anche se la madre aveva dato il consenso per il passaggio. Racconta che ad oggi nessuno ha denunciato questa violenza. Dopo aver conosciuto il suo attuale ragazzo ha deciso di uscire dalla setta e quando ha comunicato la sua decisione alla madre, questa ha reagito prendendo un coltello da cucina e dirigendosi verso la ragazza, ma per fortuna è stata fermata dal padre: «Mi avrebbe fatto del male», racconta Anna. La donna vive ancora con i suoi genitori, ma non si parlano: è convinta che suo padre voglia lasciare la congregazione e gli lancia un appello chiededogli di fare questa scelta.

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MATRIMONIO SALTATO - Un uomo racconta la sua esperienza con una donna dei testimoni di Geova. Racconta che gli associati hanno provato a convincerlo più volte a convertirsi alla religione, cosa che a lui non interessava minimamente. Allora è stato avvertito del fatto che se non avesse abbracciato il credo, il suo matrimonio sarebbe saltato e così infatti è stato. La moglie è tornata in puglia dai genitori portando con sè la figlia. L’uomo allora ha deciso di andare dai suoceri, anche perchè non vedeva la figlia da mesi: «Sono stato buttato fuori di casa da mio suocero, che mi ha detto addirittura questa frase che non dimenticherò mai “tu tua figlia te la devi dimenticare”». Quando finalmente riesce a vederla si accorge che è già stata plagiata.

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NESSUNA LIBERTÀ DI SCELTA - Pelazza va quindi a parlare con una psicologa di un gruppo di ricerca che si occupa di sette. La dottoressa Lorita Tinelli sostiene che i Testimoni non siano liberi di scegliere perché «attraverso una serie di tecniche è possibile bloccare il pensieri di una persona e impedirle di scegliere liberamente». Dopo aver raccolto queste informazioni, una complice delle Iene viene mandata ad un’adunanza dei Testimoni di Geova alla quale viene accolta con calore e le fissano una appuntamento la sera stesso per convertirla a Geova. La complice racconta che i genitori sono stati disassociati per una trasfusione di sangue, le due testimoni di Geova le fanno notare che non dovrebbe più parlare con loro e le suggerscono di fare come se fossero. Pelazza va quindi a parlare della questione trasfusioni con un anziano della congregazione., il quale gli chiede di rimandare l’intervista al giorno seguente, ma poi si tira indietro dicendo che non ha «nessuna dichiarazione da fare».

Fonte: giornalettismo

Pubblicato Giovedì, 08 Marzo 2012 07:50
Scritto da Gianni Tinelli
NOCI (Bari)- Era il 24 febbraio 2009 quando sulla Gazzetta Ufficiale n. 45 veniva pubblicato il Decreto Legge n. 11 concernente “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”, ovvero si formalizzava il reato penale di stalking. Il testo è stato successivamente convertito in legge dalla L. 23 aprile 2009, n. 38, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 2009.A Noci fu subito boom. La locale stazione dei Carabinieri sul finire del mese di febbraio eseguì il primo arresto per stalking. Gli uomini dell’Arma imposero direttamente la linea della fermezza. All’epoca dei fatti l’allora Cap. Pietro Petronio alla guida del Comando Compagnia di Gioia del Colle, dette mandato a tutte le stazioni da lui coordinate di perseguire il nuovo reato adottando il pugno di ferro. L’impronta dello Stato però non ha ancora conseguito i risultati sperati.

IL FENOMENO – Nella quasi totalità dei casi, rivela pubblicamente l’ISTAT, le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%). È consistente la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite (33,9% per quelle subite dal partner e 24% per quelle da non partner). Si perché la violenza non è solo fisica ma anche psicologica.

zaccaria-lorenzo-maresciallo-01FORZE DELL’ORDINE – Nell’ultimo anno (2011) a Noci ci sono stati almeno una decina di casi di “atti persecutori”. Nessuno è stato denunciato alle forze dell’ordine. La mancata denuncia di questo tipo di reato alle autorità competenti è confermata dal luogotenente dell’Arma Mar. Lorenzo Zaccaria che dice: “A Noci personalmente abbiamo trattato solo due casi denunciati. Uno nel 2009 ed uno nel 2010. Forse la positiva ondata emotiva data dall’introduzione del reato aveva incoraggiato le vittime a denunciare il proprio stalker”. Ma ciò che rabbrividisce è il seguito. “In entrambi i casi però- continua Zaccaria- in sede di dibattimento processuale v’è stata la remissione di querela”. In altre parole le vittime hanno successivamente ritirato le proprie denunce liberando di fatto dalla legge i propri persecutori. Questo la dice lunga sulla vastità del problema a Noci.Violenza che si ripercuote anche nella mente delle vittime. La stragrande maggioranza dei perseguitati nocesi non denuncia perché non riesce ad esprimere il proprio stato di “vittima perseguitata”, oppure perché appartiene agli strati alti della società nocese.

L’ASPETTO PSICOLOGICO – A Noci le prime vittime di stalking appartengono alla “Noci per bene”. L’inquietante rivelazione perviene dagli studi condotti sul territorio dalla dott.ssa Lorita Tinelli, psicologa, coordinatrice del CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici). “Per quello che concerne la mia personale esperienza - dichiara infatti la psicologa – è emerso che tale fenomeno appartiene anche alla classe socialmente più agiata della nostra comunità. Si tratta anche di persone che rivestono ruoli pubblici”. Si capisce perché a questo punto le vittime nocesi facciano fatica a denunciare le violenze: non vogliono rimetterci la faccia.

LA DENUNCIA – Alla lunga però questo atteggiamento può solo alimentare il clima di violenza. Esternare la propria condizione confidandosi con amici, o rivolgendosi a strutture psicologiche adeguate come il CeSAP, oppure denunciare tutto all’Autorità Giudiziaria è, e rimane, l’unico modo per recuperare la propria integrità e dignità, ed iniziare una manovra concreta per cercare di arginare il diffuso fenomeno che nell’omertà e nel silenzio fonda le proprie radici.

 

Fonte: Noci24.it

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