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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

Relazione presentata al Convegno ‘Affiliazione e distacco dalle Comunità settarie’ del 7-8 Ottobre 1999 promosso dal Comune di Lucca in collaborazione con Psichiatria e Territorio e Ufficio I.R.C. Diocesi di Lucca


INTRODUZIONE

Il 20 Novembre ricorre l’anniversario della Convenzione dei Diritti del bambino, emanata dall’ONU il 1989.
E’ una recente conquista il riconoscimento che l’uomo abbia un complesso di diritti strettamente e funzionalmente connessi alla sua natura di essere umano, al suo bisogno di costruirsi sempre più compiutamente come persona e al tempo stesso di aprirsi liberamente alla socialità e cioè ad un rapporto con gli altri, che non lo ponga in condizione di disparità.

I DIRITTI DEL BAMBINO
Alla luce dei diritti riconosciuti ad ogni uomo, i Diritti dei Bambini, pur presentando collocazioni specifiche, data la particolare situazione di debolezza propria di chi non ha raggiunto la piena maturità e quindi la necessità di gestirsi in autentica libertà, acquistano una maggiore significanza e un valore più rilevante.
I diritti che la Convenzione garantisce a tutti i bambini sono strettamente legati ai bisogni, che appartengono alla natura dell’uomo e in particolare alla natura del bambino.
Il bisogno va inteso come ciò di cui un individuo non può fare a meno, sia a livello biofisiologico sia a livello psicoaffettivo, intellettuale, sociale, pena l’instaurarsi di una grave forma di deprivazione o frustrazione, che può giungere ad una delle varie manifestazioni di disadattamento, se non fino all’autodistruzione.
I 54 articoli della Convenzione possono essere semplificati in 4 gruppi di Diritti:
• Diritti di partecipazione: sono tutti quei diritti che garantiscono al bambino la possibilità di associarsi, di esprimere un’opinione, di accedere alle informazioni dei media e di ogni altro canale di comunicazione
• Diritti di realizzazione di sé: ne fanno parte i diritti che promuovono il pieno sviluppo del bambino e della sua personalità, mediante la presenza di una famiglia, la garanzia di un’istruzione, la tutela della propria cultura, permettendo di potenziare il loro talento e, non ultimo garantiscono cure speciali ai bambini portatori di handicap
• Diritti della sopravvivenza e del benessere: che garantiscono un livello di vita adeguato, sano e sicuro
• Diritti di protezione: tesi a tutelare il bambino da ogni forma di sfruttamento, maltrattamento, abuso.
ADESIONE A COMUNITA’ SETTARIE
Nonostante le solenni affermazioni costituzionali e le carte dei diritti dei bambini, la violenza continua ad abbattersi sui minori.
Un particolare tipo di violenza, poi, appare agli occhi di molti addirittura di minore importanza. Mi riferisco a quella violenza che il soggetto in evoluzione subisce dal momento in cui la sua famiglia o uno dei suoi genitori entrano a far parte di una comunità settaria.
Purtroppo non sempre la portata del fenomeno è facilmente valutabile. La letteratura scientifica sull’abuso del minore nelle comunità settarie è praticamente inesistente.
Esistono poche ricerche sistematiche sul fenomeno, le poche notizie che si conoscano riguardano casi eclatanti, cioè quelli riguardanti la morte di qualche minore.
Quasi tutte le informazioni disponibili ci provengono da casi individuali, presi in cura o trattati in tribunali o da racconti di fuorusciti o da notizie che ci offre la stampa.
La mia personale esperienza di pratica clinica e di perizie in tribunale, lo studio relativo alle dinamiche fra comunità settarie e minori, mi hanno portato a concludere che l’adesione a certi sistemi strutturati in maniera autoritaria, con il loro modo di fare totalitario, danneggiano fisicamente e psicologicamente l’individuo in evoluzione, proprio perchè prescindono dai suoi diritti/bisogni.
I gruppi con queste caratteristiche difatti:
• Funzionano come sistemi chiusi, spesso isolando l’individuo e, quindi, il soggetto in evoluzione, dalla società
• Vivono secondo un’ideologia assolutista che detta spesso una dura disciplina fisica e addirittura in molti casi ripugna interventi medici
• Usano la religione per giustificare la loro ideologia assolutista, che serve poi, a razionalizzare l’abuso commesso ai danni del minore
LE COMUNITA’ SETTARIE FUNZIONANO COME SISTEMI CHIUSI e si propongono come unici sistemi di vita cui aderire.
Sono l’unica ‘verità’ cui credere!
E’ tipico dei bambini appartenenti ad una comunità settaria non frequentare i propri compagni di scuola, fuori dalle ore scolastiche e, spesso, anche durante! non partecipare alle attività di vita di gruppo e di collaborazione con gli altri. Non sperimentare a scuola, cioè, il senso di cooperazione.
Se consideriamo il gruppo dei Testimoni di Geova, un esempio di struttura altamente gerarchizzata, osserviamo che generalmente ai soggetti in evoluzione sono precluse tutte le possibilità di socializzazione con i coetanei fuori dal gruppo di appartenenza (gite scolastiche, attività extrascolastiche, festeggiamenti vari a scuola, …). I giovani testimoni di Geova, solitamente frequentano coetanei o adulti Testimoni, sia per i momenti di studio della loro dottrina sia per quelli di svago.
In alcune comunità addirittura vengono istituite delle scuole o luoghi di indottrinamento all’interno della propria struttura, onde evitare che i giovani adepti abbiano contatti con i coetanei del mondo esterno.
La Comunità di Damanhur a Torino, per esempio, si fa carico dell’istruzione e dell’educazione del bambino sin dalla nascita. In Damanhur vi sono 4 strutture scolastiche che coprono le fasce dalla prima infanzia fino alla scuola dell’obbligo, con un insegnamento di tipo personalizzato. Poi ci sono corsi universitari e di formazione in genere per i più grandi.

PIU’ E’ ASSOLUTISTA UN’IDEOLOGIA PIU’ GLI ADEPTI DIPENDERANNO DAL LORO LEADER.
L’ideologia, difatti, porterà i gruppi a rinunciare persino alle cure mediche e psicologiche, anche se questo riguarda i minori.
Un esempio ci viene dalla Faith Assembly, una setta ultrafondamentalista americana, guidata da Habart Freeman, che evita le cure mediche anche nei casi di stretta necessità.
Negli anni ’80 fu stimato che questo gruppo avesse un alto grado di mortalità materna (100 volte sulla media) e perinatale (3 volte sula media).
Nel 1984 fu documentata la morte di 84 persone seguaci di questo gruppo. Un ragazzo morì nel giro di 5 mesi per una meningite e dopo 26 giorni un neonato di polmonite.
Nel gruppo Il Tabernacolo della Fede, un altro gruppo americano, morì un bambino di 2 anni per un tumore, nel 1991 un altro bambino morì denutrito e disidratato, perchè aveva dei problemi di deglutizione.
Probabilmente si tratta di casi che avrebbero potuto essere curati!
A Philadelphia nei primi 6 mesi del 1990 fu stimato che su 900 casi di morti infantili, 492 erano figli di adepti a 2 sette che rifiutavano vaccini contro le epidemie.
Tutto questo perchè gli adepti hanno affidato la loro vita al volere di un leader, che ha promosso una ideologia recante regole assolutiste.

LA STRUTTURA GERARCHICA DI QUESTI CULTI SI PRESENTA COME UNA FAMIGLIA. Come tale gli adepti sono soggetti al giudizio ed alla disciplina del proprio leader e vengono incoraggiati a fare solo quello che il ‘capo’ vuole.
La dipendenza di tutti dal leader e l’assunzione della mentalità di gruppo da parte dei genitori diventano elementi di pericolo e di frustrazione per i propri figli. Difatti più i genitori aderiscono al credo del gruppo più il loro ruolo di genitori e di punto di riferimento (e di difesa dalle aggressioni esterne) viene a decadere, maggiore sarà l’influenza dell’ideologia del gruppo sui minori.
QUESTO FAVORISCE LA RAZIONALIZZAZIONE DELL’ABUSO SUL MINORE. Infatti i bambini possono essere sottoposti ad abusi fisici e psicologici se la dottrina seguita li rende leciti.
KENNET WOODEN, giornalista e avvocato, scrisse un libro sui bambini all’interno della setta il Tempio del Popolo, intitolato ‘I bambini di Jonestown’.
Nel suo libro sostiene che l’abuso fisico sui giovani era molto praticato in quella setta. Quando Jones iniziò ad esercitare il suo potere, i bambini venivano picchiati se non lo chiamavano ‘Padre’ o se secondo lui erano stati irrispettosi nei suoi confronti o verso le norme del gruppo, oppure se parlavano o davano confidenza a qualcuno fuori dal gruppo.
All’inizio erano usate le cinture, poi vennero sostituite da frustini e successivamente dalla tavola dell’educazione, un lungo asse di legno.
Un ex membro del gruppo, sopravvissuto al massacro, descrisse l’escalation delle punizioni.
‘Si passava da una disciplina dolce, in cui delle ragazzine venivano denudate di fronte a tutta la comunità e innerse in laghi gelati, a dei veri e propri incontri di box irregolari, dove per colpirsi si usavano dei bastoni di legno. A volte è stato usato l’elettro-shock. Nei casi più disperati i bambini venivano chiusi nelle stanze buie e a loro ci pensavano i mostri dagli occhi azzurri’.
Nel 1986 in un gruppo un bambino di 10 anni fu pestato a morte perchè si credeva fosse posseduto dal demonio.
Nel 1989 in Italia fu attuato un rito esorcista ad opera di alcuni Anziani Testimoni di Geova su una ragazzina affetta da una serie di disturbi psicosomatici.

COSA SUCCEDE AI BAMBINI?

L’infanzia è quel periodo della vita umana in cui l’individuo ha la possibilità di gettare solide basi intellettuali, sulle quali poter costruire gradualmente strutture significative per l’intera specie.
Traumi e difficoltà possono portare allo strutturarsi di forme disturbate di personalità!
Secondo ALICE MILLER, che molto ha scritto sull’infanzia violata, è da considerarsi abuso ogni forma di cecità, indifferenza o disattenzione, verso i bisogni del bambino, lo sfruttamento e l’utilizzazione in ogni senso, sia fisico che psicologico, del piccolo per i desideri dell’adulto, sino ovviamente, al maltrattamento fisico e all’abuso sessuale.
Il bambino, educato secondo un’ideologia assolutista, educato rigidamente dai suoi genitori, maltrattato e abusato, AFFRONTA SENTIMENTI MOLTO CONFUSI E FORTEMENTE AMBIVALENTI.
Non può permettersi di mettere in discussione quanto gli viene insegnato perchè non gli sono trasmessi quegli strumenti emotivi ed intellettivi, che gli permettono di criticare il sistema in cui è immerso.
A furia di ricevere divieti, sviluppa spirito di sacrificio e capacità di sopportare il dolore.
Per sopperire a tutto mette in atto una serie di meccanismi di difesa. La soluzione è una: per potersi mantenere in vita, impiega ogni sua energia per rimuovere dalla coscienza tutta la sofferenza e la rabbia che prova nei confronti di coloro che gli infliggono tanto dolore. Sono proprio queste forme difensive organizzate dalla psiche del bambino, che gli permettono, per il momento, di resistere. In questo modo organizza un ‘senso del sé’ contaminato, confuso.
Secondo la mia esperienza clinica i bambini che vivono nelle comunità settarie diventano fuori ansiosi ed irritabili, a volte furiosamente aggressivi e attaccano i compagni, altre volte si isolano completamente.
Gli incubi notturni non danno loro tregua, urlano e piangono spaventati.
La loro irrequietezza e la loro sovraeccitabilità rispecchiano l’inconscio atteggiamento di chi deve essere sempre pronto a collaborare alle aspettative nei suoi confronti.
Spesso si instaura un vero e proprio circolo vizioso, poichè tali sintomi, invece che segnali di aiuto vengono interpretati segni di cattiveria, di spirito ‘del mondo’, pigrizia e disubbidienza e quindi come comportamenti da reprimere e punire.
Il bambino quindi tenderà inconsapevolmente a nascondere i propri sentimenti e il proprio disagio, per adeguarsi, come già disse Bowlby, ai desideri dei genitori e quindi alle richieste del gruppo di appartenenza, nella speranza di ottenere amore e protezione.
La continuità delle dinamiche relazionali di una setta, aggrava la situazione psicologica, produce cambiamenti della personalità, deformazioni nelle relazioni e nell’identità, che toccano l’immagine corporea, l’immagine interiorizzata dagli altri, cioè quei valori e quegli ideali che dovrebbero fornire un senso di coerenza nelle scelte future.
In questo modo vengono ostacolate le capacità di rendersi individui autonomi dal momento che non si possiede un ‘sé integrato’.
Se dunque un fallimentare contatto con la realtà non fa certo ‘morire’ il bambino, comporta però gravi conseguenze per la psiche in fase di sviluppo.
Secondo WINNICOTT costringe ad instaurare un duplice rapporto con la realtà oggettuale: da un lato, esisterà la radice del vero Sè, vitale e creativa, ma incomunicabile, dall’altro si organizzerà il falso Sè, collegato sì al mondo, ma su basi di sottomissione e sudditanza, che si relaziona alle richieste passivamente.
In questi individui, costretti ad adattarsi a quello che si vuole da loro, non sono più i sentimenti e i desideri spontanei a fare da spartiacque tra il giusto e lo sbagliato, ma i desideri e i sentimenti che i leaders dei vari gruppi, mediante i genitori, proiettano e così inevitabilmente, il giudice di cosa sia lecito e cosa no sarà esterno all’Io dell’individuo.
L’altro giorno in TV è stato trasmesso un documentario sull’abuso dei minori in paesi di guerra e di povertà: i bambini vengono coinvolti in attività illecite, dalla guerra alla prostituzione. Mi ha impressionato che nelle interviste bambini di circa 8 anni, parlavano della loro triste esperienza quasi senza emozione, dimostrando l’adattamento a tutto ciò.
Allo stesso modo appaiono i bambini nelle sette. Pian piano percepiscono come normale quel mondo in cui vivono, staccandosi sempre più dalla realtà oggettiva.
Un bambino troppo programmato nella nascita e nella vita, un bambino incompreso nei suoi effettivi bisogni, precocemente adultizzato, sfruttato, trascurato, un bambino che non trova un’adeguata difesa, un bambino bloccato oggi nel suo itinerario di crescita … sarà domani un adulto infantilizzato ed incompiuto.
Mi auguro che queste riflessioni stimolino gli uomini di potere ed incoraggino tutti quanti gli esperti del settore ad organizzare ricerche sistematiche sul fenomeno, per comprenderlo nella sua totalità e per progettare interventi risolutivi per la tutela dell’infanzia.

BIBLIOGRAFIA

• Psicopatologia del bambino (a cura di A. Guareschi Cazzullo), Edizioni MASSON, Milano 1992
• Normalità e patologia del bambino di Anna Freud, FELTRINELLI, Milano 1992
• Churches that abuse, di Ronald M. Enroth, ZONDERVAN PUBLISHING HOUSE, Michigan USA, 1992
• Children and cults, di Michael Langone e Gary Eisenberg, in Cult Observer, 29 Marzo 1998
• EFFETTI DELL’ADESIONE AI TESTIMONI DI GEOVA SUI MINORI di Lorita Tinelli, Pro Manoscripto, 1999
Lorita Tinelli © riproduzione vietata

Programma convegno:

AFFILIAZIONE E DISTACCO DALLE COMUNITA’ SETTARIE

7-8 Ottobre 1999 -  Lucca, Villa Bottini. *


Psichiatria e Territorio
ti invita al convegno organizzato con il patrocinio del Comune di Lucca e del GRIS

Giuseppe Ferrari Introduzione alle sette-nuovi movimenti
Segretario GRIS religiosi.
Bologna

Anthony Bateman Cosa accade nei gruppi troppo chiusi
Halliswick Psychotherapy D.H.    L’esperienza delle Comunit� Terapeutiche
Londra (UK)

Eugenio Fizzotti I bisogni psichici prima dell’ingresso nel gruppo
Istituto di Psicologia
Pontificia Universit� Salesiana
Roma

Marco Casonato Le psicosette
Psicologo
direttore di Psicoterapia
Universit� di Torino

Cecilia Gatto Trocchi L’iniziazione e i riti di ingresso
Antropologa culturale
Universit� di Perugia

Mario Di Fiorino Le tecniche di persuasione nella costruzione
Dip. Psichiatria di Viareggio della comunit� settaria
direttore di Psichiatria e Territorio

Marco Chiesa Se le attese si infrangono
Cassel Hospital, Londra (UK)
psicoanalista

Borut Škodlar Lo scenario europeo
Clinica Psichiatrica
Lubiana (Slovenia)

  • Presentazione dell’edizione on line della “Guida bibliografica sulle sette”,
    curata da Angelo Cer�
  • Workshop di Fabio Marchi sulle “tecniche suggestive”,
    impiegate nei gruppi controversi

Mario Betti Il gruppo e la destrutturazione dello stato
(Bagni di Lucca) di coscienza

Lorita Tinelli L’affiliazione subita: le comunit� settarie e i diritti dell’infanzia
Ce.S.A.P. (Noci, BA)

Raffaella Di Marzio Conseguenze dell’affiliazione a comunit�
GRIS (Roma) settarie: che fare?

Maurizio Antonello Le tecniche psicologiche nei gruppi del
Trivignano (VE) Potenziale Umano

Giorgio Gagliardi Le strategie cognitivo-comportamentali del
(Asso, Como) condizionamento apprendimento
nell’affiliazione a movimenti esoterico-religiosi

  • Avr� luogo anche un Simposio sul “Danno jatrogeno”,
    organizzato con il contributo di Smithkline Beecham

Il danno jatrogeno da farmaci.
Il danno jatrogeno da psicoterapia.
Il danno jatrogeno da relazioni gruppali.

Segreteria scientifica

per ogni informazione e per l’invio di comunicazioni potete rivolgervi:
dr. Angelo Cer� aceru@laserinforma.com(laserinforma)
dr. Manuela Garuglieri banti@iol.it

da LABYRIS, n.1/2000 ©
Notiziario di informazione del CeSAP

‘Non c’è nessuna conoscenza assoluta.
E quelli che pretendono di averla, siano essi scienziati o dogmatici,
aprono le porte alla tragedia.
Tutta l’informazione è imperfetta.
Dobbiamo fidarcene con umiltà.
Questa è la condizione umana.’
(The Ascent of Man – Fjacob Bronowski)

Nei mesi scorsi un’altra notizia dell’ennesimo tragico suicidio di massa ha colpito la nostra attenzione.
Circa 1000 morti, fra cui decine di bambini sono arsi vivi assieme a rosari, a crocefissi in pezzi, a Kampala, Uganda, il 18 Marzo scorso.
Un bilancio definitivo, però, delle vittime del rogo, seguaci della setta Movimento per la restaurazione dei dieci Comandamenti non sarà mai fornito del tutto.
La stampa riferisce che nessuno si è salvato dal rogo, in quanto prima del suicidio collettivo porte e finestre della chiesa in cui gli adepti si erano rifugiati, erano opportunamente inchiodate per impedire eventuali fughe. Molti però hanno tentato ugualmente di mettersi in salvo, provando a forzare l’ingresso principale, di fronte al quale sono stati ritrovati decine di cadaveri carbonizzati.
Alla vigilia del rogo, gli aderenti della setta avevano visitato i villaggi circostanti per salutare parenti ed amici e per comunicare loro che ‘la Vergine Maria aveva promesso che sarebbe apparsa e li avrebbe condotti in paradiso’. In seguito si erano riuniti ed avevano festeggiato l’imminente fine del mondo, che sarebbe avvenuta in anticipo rispetto a quanto stabilito, dando alle fiamme tutti i propri oggetti personali.
Gli investigatori in questi giorni sono alla ricerca dei leaders della setta, in quanto convinti che questi non si siano immolati con tutti gli altri nel rogo ed ipotizzando il reato di omicidio collettivo.

I PRECEDENTI SUICIDI DI MASSA NEL MONDO

Il fenomeno dei suicidi collettivi non è una novità, purtroppo negli ultimi anni con il diffondersi di nuove forme di culto, si è manifestato con un preoccupante intensificarsi.
Difatti, pur proponendosi ai propri adepti come unica fonte di salvezza, alcuni gruppi sempre più spesso sono stati coinvolti in episodi di morti tragiche e devastanti:

• Guyana (1978): circa 900 seguaci, tra adulti e bambini, della setta del Tempio del Popolo del rev. Jim Jones, si suicidarono, bevendo del cianuro. Tra i corpi furono trovati quelli dello stesso Jones, della moglie e del figlio.
• Filippine (1985): 60 seguaci della tribù dell’Ata furono trovati morti per avvelenamento. Con questo gesto il loro guru li aveva convinti che avrebbero potuto vedere Dio.
• Corea del Sud (1987): 32 discepoli della sacerdotessa Park Soon-Ja furono ritrovati con la gola squarciata a causa di un potente veleno che avevano ingerito
• USA (1993): dopo 51 giorni di assedio a Waco, 83 aderenti alla setta di David Koresh morirono nell’incendio di un deposito in cui si erano asserragliati, assediati dalla polizia, che indagava su di loro in seguito alla morte di quattro agenti
• Vietnam (1993): 53 aderenti alla setta di Ca Van Liem si suicidarono per raggiungere il paradiso promesso dal loro capo
• Svizzera e Canada (1994): 48 adepti della setta Tempio del Sole furono trovati morti carbonizzati. Essi erano sicuri di poter approdare, così facendo, alla Loggia Bianca della stella Sirio
• USA (1997): 39 corpi di uomini e donne furono ritrovati in una villa di San Diego in California. Erano appartenenti alla setta della Porta del Paradiso e sostenevano di essere ‘angeli’ provenienti da un altro paese, dove avevano deciso di far ritorno.
TEORIE SUL CONDIZIONAMENTO

I suddetti episodi rappresentano casi estremi di una paranoia collettiva, ma sono anche sintomatici di quanto forte possa essere, in determinate condizioni, l’influenza di particolari forme di organizzazione e di ideologie sull’individuo.
Molti studiosi di tali dinamiche di gruppo interpretano l’acquiescenza dell’individuo alle decisioni dei propri capi
carismatici, sostenendo l’ipotesi del lavaggio del cervello.
Tale espressione, di dubbio valore scientifico, fu coniata dal giornalista statunitense Edward Hunter nel 1951, durante la guerra di Corea. Egli accusava i Cinesi di utilizzare con i propri prigionieri questa tattica, consistente nell’isolamento dell’individuo, nel suo controllo totale, nell’indebolimento fisico e mentale (dovuto al poco sonno e alla scarsa alimentazione), nel suscitare sensi di colpa e attacchi ai suoi sistemi di valori.
Aderire ad un nuovo credo rappresentava, pertanto, una liberazione.
Nel 1979 lo psicologo Richardson definì quasi lavaggio del cervello le tecniche di risocializzazione utilizzate dalle sette, in quanto queste ultime pur prevedendo un totalitarismo ideologico, non comportavano la coercizione fisica.
Difatti, dimostrò che la maggior parte di questi movimenti utilizzava notevoli pressioni per convincere l’individuo all’affiliazione: queste potevano assumere l’aspetto positivo di bombardamento d’amore, quando una persona viene sommersa da affetto e attenzioni immediate; ma potevano anche essere negative e far leva sui sensi di colpa e di inadeguatezza dell’individuo coinvolto.
Autori più recenti, fra cui Steven Hassan (1990) hanno preferito parlare di controllo mentale, in quanto tale definizione spiega meglio le varie pressioni sociali cui quotidianamente si è sottoposti.
Alcuni condizionamenti sono positivi, mentre altri possono risultare negativi. Questi ultimi tendono a minare l’integrità dell’individuo, portandolo anche a rimetterci la vita.
Il controllo mentale si ottiene quando un soggetto viene immerso in un nuovo sistema di credenze, dove, per funzionare, deve rimuovere la sua vecchia identità a favore di una nuova, più confacente a quella del nuovo gruppo di appartenenza.
Il controllo mentale, per la sua riuscita, presuppone l’utilizzo di una serie di tecniche sottili e sofisticate, nonché processi ipnotici e particolari dinamiche di gruppo.

UNA IPOTESI INTERPRETATIVA

Il recente suicidio di massa può essere letto come una risposta tragica ed estrema ad un’esigenza fondamentale dell’essere umano: il suo costante desiderio di ricerca di significati e valori su cui reggere la vita stessa. Quanto più profondo è il vuoto dei valori tanto più affannosa e rischiosa si fa la ricerca.
Nell’ottica del pensiero di Viktor Frankl, soprattutto negli ultimi tempi, l’incidenza del processo di automatizzazione, che caratterizza la nostra cultura, ha trasformato l’uomo in un ingranaggio di meccanismo impersonale ed anonimo, costringendolo a modificare il suo modo di interagire ed impegnarsi col mondo circostante. Egli ha così tagliato i legami col passato, con le tradizioni, non più strumenti sufficienti per dominare la natura, sviluppando un atteggiamento provvisorio dinanzi alla vita stessa ed un crescente fatalismo, che impediscono di prendere in mano il proprio destino.
Di qui lo svilupparsi di un vuoto esistenziale caratterizzato da una forte necessità di colmarlo e da una serie di fallimenti dovuti a modalità errate di risoluzione del problema. Ricercando ed annaspando, difatti, nello sfrenato desiderio di colmare i propri vuoti, egli finisce vittima di insidiosi richiami e di false certezze, che personalità deviate o furbi imbroglioni promettono.
Il pericolo della manipolazione è dunque sempre in agguato!
Fino a che l’uomo è accecato da un bisogno narcisistico e resta concentrato su se stesso, rischia di aderire a sistemi di pensiero totalitario, che promettono verità assolute, strade facili da percorrere, ideologie di comodo cui aderire, …
In questo modo l’uomo continua a trascinare la propria esistenza, lanciandosi in sentieri che hanno come traguardo la distruzione psicologica e fisica.
Storie con epiloghi tragici, come quelle dei suicidi di massa, lanciano una autentica sfida all’intera società e al singolo individuo: superare il narcisismo (nel senso del ‘non esisto che io’) che porta da atteggiamenti di esaltazione a disprezzo di sé, fino al punto di cedere la propria vita ad altri.
E’ necessario dunque che l’uomo impari a concepire il compito della vita come qualcosa di concreto che necessita di impegno e responsabilità. ‘Non c’è niente al mondo che aiuta a sopravvivere, anche nelle peggiori condizioni, ed a colmare il vuoto esistenziale, come la conoscenza che c’è un senso nella vita da trovare e da realizzare attraverso un impegno consapevole e responsabile, che va dalla creatività all’esperienza, dall’arte alla professionalità, dall’ascolto e dalla solidarietà alla sofferenza (Fizzotti, 1998, pp. 27-28)


Lorita Tinelli

BIBLIOGRAFIA

• Linee antropologiche per una bioetica personalistica di Attilio Danese, in Trattato di bioetica, a cura i F. Bellino, LEVANTE EDITORE, Bari, 1992, 165-191
• Le provocazioni del vuoto esistenziale e la logoterapia di Frankl di Eugenio Fizzotti, in Giovani, vuoto esistenziale e ricerca di senso, a cura di E. Fizzotti e A. Gismondi, LAS, Roma, 1998, 13-28
• Combatting cult mind control, di Steven Hassan, PARK STREET PRESS, Rochester-Vermont, USA, 1990

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