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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 30 Agosto 2017

 

 

Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 31 agosto 2017

Abbiamo fatto un viaggio nel mondo opaco del “miglioramento di sè”. Corsi di potenziamento mentale e lezioni di autostima. Promettono la felicità, ma possono nascondere insidiosi (e costosi) tentativi di manipolazione. Ma ci si può difendere. Basta sapere quali trappole evitare

«Mi dicevano “non c’è niente che non puoi fare, se lo desideri. Dicevano che ero circondata da persone con energie negative, e dovevo imparare a scegliere. Mi sentivo accettata dalla nuova comunità, stimolata a dare il meglio. Davano risposte facili a domande difficili: vuoi essere felice? Fai così. Presto ho cominciato a parlare come gli altri del gruppo, usavo le stesse frasi, pianificavo di andare a vivere con loro. Seguivo le indicazioni sullo stile di vita: dormire sei ore a notte, fare sport, mangiare leggero. Mi ero impegnata a reclutare nuove persone per il “corso di memoria”, lo stesso che avevo seguito io. Dovevo distribuire volantini, chiamare le persone che conoscevo. I miei istruttori mi sgridavano perché non ne portavo abbastanza. Gli amici, fuori, dicevano che stavo cambiando. Nel frattempo avevo scucito altri 2mila euro per un nuovo corso, stavolta sull’autostima. Sono rimasta nel gruppo sei mesi». Silvia ha 24 anni, vive a Bologna, sta per laurearsi in Giurisprudenza. Per lei, come per altri protagonisti di questo racconto, abbiamo scelto di usare nomi di fantasia. Ne capirete il motivo. La storia di Silvia inizia con qualche esame universitario lasciato indietro. E un incontro: un ragazzo le allunga un volantino che promette “un metodo per studiare meglio”. Un corso di memoria, in sostanza. Tre giorni di immersione totale, mnemotecniche, lettura veloce, la promessa di “passare gli esami studiando un terzo del tempo”. Costo: 1.400 euro, “ma pensa se andrai fuori corso, quante tasse universitarie in più!”. Non faceva una piega. «Quando ho finalmente capito che l’associazione succhiava il mio tempo e le mie energie, e mi imponeva lavoro gratuito, mi sono sentita così stupida…». Anche questo, un classico. Chi passa per queste esperienze prova un senso di vergogna. E spesso teme ritorsioni.

Quando Silvia ha scritto a 7, abbiamo deciso di capirne di più. Perché è giusto essere cauti. I cosiddetti “movimenti del potenziale umano” sono tanti e diversi, da Scientology all’Ontopsicologia, da Soka Gakkai agli Umanisti. Noi abbiamo deciso di concentrarci sui gruppi che promettono, in poco tempo e a pagamento, potenziamento mentale e crescita personale: i più facili da confondere con normali corsi di automiglioramento. Perché non tutte le attività di questo tipo – sia chiaro – si basano su tecniche manipolatorie o hanno secondi fini. Silvia è un caso isolato? Pare di no. I “gruppi del miglioramento di sé”, secondo l’Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici, sono circa 50 sui 1.700 “culti abusanti” esistenti in Italia, che vanno dai santoni locali alle grandi organizzazioni internazionali. Il Centro Studi Abusi Psicologici ci spiega che metà delle duemila segnalazioni ricevute nel 2017 arrivano da corsi di autostima, lettura veloce, autoguarigione. Don Aldo Buonaiuto, dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, ha fondato insieme alla Polizia Postale il Numero Verde Anti-Sette (800.228866). La sua stima: un terzo delle 2.500 persone con cui è venuto in contatto lo scorso anno viene da esperienze di questo tipo. Di sicuro, il fenomeno è vasto. Sono in tanti a dirci: «Ehi, ma io conosco una ragazza che ha fatto parte di un gruppo così…», «Un’amica di mia mamma ha fatto un corso di rilassamento, ha tirato fuori un mucchio di soldi, è diventata strana…».

 

Parliamo con Giacomo, un ragazzo di Roma. Aveva 22 anni quando s’è iscritto a “un corso per superare gli esami in fretta” – lo stesso di Silvia. «Ne avevo bisogno, ero indietro con la tabella di marcia e rischiavo di dover restituire la borsa di studio». Costo: 2.600 euro per un weekend. «Sarebbero diventati 1.400 se mi fossi iscritto subito. Ho firmato. Per pagarmi il corso ho lasciato la mia stanza in affitto e sono tornato a Salerno, dai miei. Un tutor mi ha convinto a collaborare: potevo accedere così liberamente a incontri settimanali, ma dovevo reclutare altri clienti. Ognuno valeva “una stellina”: dieci stelline, cioè 14mila euro procurati all’azienda, mi avrebbero dato accesso a un corso superiore. Mi hanno convinto a volantinare anche con l’influenza o sotto la pioggia battente, ma non ho mai raggiunto l’obiettivo. Troppo timido». Martina, 25 anni, torinese, era una studentessa senza apparenti problemi. Se non quello, racconta, «di essere sempre per tutti quella carina, in una famiglia di geniacci. Così mi sono iscritta al corso. Dalle tecniche di apprendimento si è passati a quelli che poi, studiando psicologia, ho riconosciuto come metodi psicoterapeutici: rilassamento profondo cui seguivano colloqui con un tutor. E tecniche tipiche della programmazione neurolinguistica, come il cosiddetto ancoraggio: associare una parola a un ricordo emotivamente forte. Tutti mi trattavano come fossi la loro migliore amica. Anche questa è una tecnica, e si chiama love bombing. Chi è scettico sul nuovo percorso, presto, ti appare come un nemico. Dopo un po’ ho litigato con mia mamma. Mi trovava diversa e io le ho detto: “Sei una succhiatrice di energia!”. Un’espressione che avevo appreso durante il corso».

 

Foto di Eleanor’s Mannequin Art Foto di Eleanor’s Mannequin Art

Ci spiega Lorita Tinelli, una psicologa che nel 1999 ha fondato il già citato Centro Studi Abusi Psicologici: «Queste tecniche dovrebbero essere usate solo da professionisti. In questi gruppi invece diventano utili per convincere gli iscritti a fidarsi, offrire il proprio lavoro, reclutare altri membri paganti. Per il guadagno dei leader. Che è il vero scopo di queste associazioni». Tinelli è anche consulente della Associazione Italiana Vittime delle Sette. Creata nel 2016, è stata presentata in Senato il 21 giugno scorso. Quel giorno, a Roma, c’eravamo anche noi. Durante la tavola rotonda a Palazzo Madama è risultato subito chiaro che, alla radice del problema, c’è l’assenza di una legge. Il reato di plagio è stato abolito con una sentenza della Corte Costituzionale (9 aprile 1981, n. 96). «Il vuoto normativo è un ostacolo per avvocati e giudici», ha spiegato l’avvocato Annalisa Montanaro, consulente legale dell’associazione. Il confine tra la scelta consapevole di aderire a un gruppo e la coercizione psicologica, che può avvenire anche in un secondo momento, è infatti sottile.

Come capire la differenza tra un normale corso per il miglioramento personale e un gruppo che tende a manipolare gli iscritti? Qualche nome, in questa seconda categoria? Molti dei nostri interlocutori – stranamente – non intendono farne. «Non voglio segnalarvi alcuna associazione specifica», ci ferma don Aldo Buonaiuto . «Il nostro lavoro non è compiere vendette, ma alzare la consapevolezza. E aiutare le vittime, chiunque siano». Una psicoterapeuta si presenta su un forum come “esperta in exit counseling”: si propone d’aiutare, in sostanza, chi desidera uscire da un gruppo. Le abbiamo chiesto un’opinione su un gruppo particolare. Risponde via mail: «Sono in vacanza. E non parlo di questa associazione». Un nome, tuttavia, ritorna spesso nel forum, aperto a tutti, del Centro Studi sugli Abusi Psicologici (www.cesap.net/forum). Il nome è quello di Your Trainers Group, un’azienda che offre anche corsi di memoria e lettura veloce. Da qualche mese si chiama “Genio in 21 giorni”. Nel forum citato molti utenti – che si qualificano come ex allievi e familiari preoccupati – parlano di pressioni affinché facessero proselitismo; di tentativi di manipolazione; di difficoltà a recedere dall’iscrizione. Tra i creatori di “Genio in 21 giorni” c’è Massimo De Donno. Quando lo chiamiamo, risponde così.

Sul metodo dei corsi: «Lavoriamo molto sulla motivazione, oltre che sulle tecniche. Perché senza un metodo di studio personalizzato, le tecniche di apprendimento non bastano». Sul proselitismo: «Non siamo venditori di pentole. Nessuno è costretto a portare altri clienti, anzi non vogliamo che chi è scontento del corso ci rappresenti. Succede però spesso il contrario. Le persone che hanno frequentato il corso sono così contente che lo consigliano ai loro cari. Spontaneamente. Noi suggeriamo loro di farlo, ma niente di più». Sulla sensazione di essere stati manipolati. «Io non sono nella loro testa, non posso sapere perché si sentano così. Ma abbiamo 32 sedi in Italia e 5mila studenti all’anno. Come potremmo, se non ci occupassimo solo di ottenere i migliori risultati possibili? Solo pochi sono scontenti. Gli altri hanno giudizi positivi sull’esperienza, tanto che stiamo per pubblicare un libro che conterrà 613 testimonianze convinte ed entusiaste. Venite voi stesse a fare un corso, vedrete».

Noi, in realtà, ci siamo già iscritte: una lezione di prova nella sede di Milano. Per una sera, siamo Nicole e Alice, due impiegate che vogliono finalmente laurearsi, ma temono di non farcela. E non vogliono fare tanta fatica. I tutor sono gentilissimi, grandi sorrisi: vogliamo memorizzare una lista di 20 nomi in due minuti? Ecco, c’è un esercizio. «Non vogliamo dimostrare che si può imparare tutto a memoria» – il tutor anticipa le nostre obiezioni – «Ma studiando in modo diverso si stimolano aree del cervello nuove…». Tutto dipende dalla nostra motivazione, dalla nostra fiducia, dalla nostra disponibilità a imparare, ci spiega. E tanto basta. Quando, il giorno dopo, chiamiamo per dirgli che non ci iscriveremo, non insiste e ci augura buona fortuna. «L’eventuale aspetto manipolatorio dei gruppi di potenziamento personale o miglioramento professionale», ricorda la piscologa Tinelli, «può emergere gradualmente, man mano che si va avanti nei corsi». Lo schema dell’indottrinamento si ripete. La prima fase è quella, già descritta, del love bombing. Poi si instilla la convinzione che tutto quanto accade di positivo è da attribuire alle nuove pratiche, mentre il negativo è da imputare al vecchio stile di vita. «Può bastare un weekend», precisa Tinelli. «Ci sono tecniche immediate, che danno risultati già dopo una giornata. Nessuno punta pistole alla tempia. Per questo è così difficile difendersi». L’allarme arriva, di solito, da familiari, partner o amici. Come si può capire se una persona viene manipolata? Il primo indizio è il cambiamento improvviso e radicale: nel pensiero, nelle espressioni, nei modi. «Si adotta un linguaggio simile a quello dei propri maestri», spiega Tinelli, «Si usano termini tecnici, difficili da capire per chi è estraneo a certe pratiche. Spesso si arriva allo scontro, che poi giustifica l’uscita dalla famiglia, dalla coppia o dal gruppo di amici». Un consiglio per chi è vicino a qualcuno che appare in difficoltà? «Mettersi in ascolto. Non giudicare e non aggredire: potrebbe essere controproducente». Un ultimo consiglio: molte persone si sono liberate leggendo articoli come questo, dove si spiegano le tecniche utilizzate e si raccontano esperienze vissute. Il mondo della manipolazione mentale è opaco. Ma è possibile portare un po’ di luce. Noi, almeno, ci abbiamo provato.

Fonte: http://www.corriere.it/sette/17_luglio_13/chi-manipola-nostra-mente-1f55c278-6723-11e7-9cb7-9d56a32dcee8.shtml

NOCI (Bari) - “Il 20 Novembre di ogni anno corre l’obbligo, dal mio punto di vista, di ricordare una convenzione firmata nel 1989 sui diritti dell’infanzia. Anche nel nostro stato democratico i diritti vengono disattesi, nonostante questa convenzione. Certo siamo molto avanti, ma fare gli interessi del bambino è un concetto che ancora dobbiamo maturare” queste le parole di Lorita Tinelli, assessore ai Servizi Sociali, sulla Festa per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenzache si è tenuta lo scorso 20 Novembre, giornata internazionale dei diritti dei minori, in Piazza Garibaldi.

“I simboli servono a rimarcare certe cose e a rileggere gli articoli della convenzione.” – continua l’assessore Tinelli, promotrice dell’iniziativa – “Mi auspico che così come è stata organizzata questa festa, in maniera semplice e spontanea, possa diventare più strutturata negli anni a seguire anche con amministrazioni differenti. Noi come amministrazione veramente abbiamo voluto questo, e voglio ringraziare tutti coloro che hanno detto sì al nostro invito”. Hanno collaborato, infatti, alla realizzazione dell’evento la Consulta delle Associazioni del Comune di Noci, l’Associazione Girandoliamo Insieme, la cooperativa Comunità San Francesco, il CESAP e l’associazione “Genitori e… Simpatizzanti” del comprensivo Gallo 1° circolo. Durante tutta la mattinata hanno intrattenuto i bambini alcuni artisti di strada: l’evento, ci spiega Antonio Di Oronzo, della comunità San Francesco, “oltre che per celebrare i diritti dei minori, è anche l’evento conclusivo di un’iniziativa che abbiamo svolto questa estate, un’attività educativa di strada realizzata qui a Noci e negli altri comuni dell’ambito”. Ad aumentare il divertimento anche Topolino e Minnie e i palloncini di Marianna Panna (ass. Girandoliamo Insieme); l’iniziativa, però, è stata anche momento di riflessione: appesi tutti intorno al “mini circo”, dei cartelloni realizzati dai bambini informavano sui diritti infantili, ed era presente anche un piccolo sportello di ascolto dei bambini e alcuni laboratori sul riconoscimento emotivo per i più piccoli e sull’identità per gli adolescenti ad opera degli psicologi Simona Baldassare e Felice Scaringella del CESAP. Quest’ ultimo ha dichiarato: “abbiamo qui esposti molti diritti sui cartelloni, ma per un minore tutti si riconducono al diritto alla serenità. Un minore deve crescere sereno, e sereno deve essere il modo di affrontare quelli che sono tutti i problemi che inevitabilmente arrivano per l’età adulta: diventare adulti sereni”.

Un ulteriore ringraziamento, da parte dell’assessore Tinelli e di Di Oronzo, è andato ai Vigili Urbani, che si sono dimostrati da subito disposti a chiudere la strada e hanno offerto man forte per la buona riuscita dell’evento. “Ci sono tantissimi genitori e nonni, e io sono contenta di questo” – ha concluso l’assessore – “perché loro dovranno portare il messaggio ai bambini, che molto spesso si divertono soltanto. Per me è un’iniziativa riuscita”.

Angelo Gentile

Fonte: http://www.noci24.it/cultura/educazione/14569-le-associazioni-nocesi-festeggiano-i-diritti-dell-infanzia-e-dell-adolescenza

di Carmine Gazzanni

Più che Scientology che scienza sui banchi di scuola. Pochi giorni fa, al Liceo Virgilio di Roma, è scoppiato il caos: dopo un blitz della Guardia di Finanza un ragazzo è stato arrestato mentre spacciava hashish. Un fatto tanto inaspettato quanto clamoroso. Non fosse altro che parliamo di una delle scuole più rinomate della capitale. E allora subito si è pensato di correre ai ripari con un bel corso ad hoc: un seminario antidroga per allontanare i giovani studenti dal tunnel della perdizione. Fin qui tutto bene, dunque. Peccato, però, che a organizzare il tutto, come si poteva leggere nei volantini e nell’altro materiale informativo distribuito, era la “Fondazione per un mondo libero dalle droghe”. Bel nome, non c’è che dire. Se non fosse che parliamo di una costola di Scientology, l’organizzazione americana fondata da Ron Hubbard, autore del libro “Dianetics”, la Bibbia degli scientologi.

MANIPOLAZIONE MENTALE? – Come raccontato nei giorni scorsi dalla stampa, il ciclo di incontri ha avuto inizio, per le prime classi, sui rischi legati alla tossicodipendenza, organizzato da due docenti di scienze dell’istituto classico della Capitale. Erano previsti altri incontri, ma la “scoperta” che dietro c’era Scientology, con un indirizzo di Los Angeles (California), ha fatto scattare la protesta dei genitori, fino a un’interrogazione parlamentare, presentata da Sel al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. Tutto, dunque, è stato ora bloccato. Ma il fatto resta. “È grave – dice a La Notizia la psicologa Lorita Tinelli, fondatrice del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici) e che da anni si occupa dei fenomeni legati al mondo settario – che si sia affidato un progetto così delicato ad un gruppo controverso e malgrado in diversi centri Narconon (i centri antidroga di Scientology, ndr) si siano verificati fatti raccapriccianti”. Già, Narconon. Tra le tante società parallele di Scientology troviamo le comunità terapeutiche “Narconon” (Non narcolessia), che attraverso un percorso a base di saune, integratori, vitamine promettono di aiutare i tossicodipendenti a uscirne. Si basi bene: secondo gli scientologi è pura attività umanitaria. Ma per i fuoriusciti, invece, dietro c’è l’intento di inculcare la “fede” in persone deboli. Un esempio? Maria Pia Gardini (una delle più note fuoriuscite da Scientology che, come denunciato nel 2012 in commissione al Senato, ha versato, dopo essere stata a suo dire plagiata, qualcosa come 1.840.000 dollari alla Chiesa) si avvicina a Scientology dopo che la figlia, per uscire dal tunnel della droga, era entrata in Narconon. E da lì Hubbard era diventato per lei un vero e proprio Dio. “C’è anche da aggiungere – continua la Tinelli – che è risaputo che in questi centri non si esegue un trattamento medico o psicologico di riabilitazione con strumenti collaudati,  ma si seguono dei percorsi mutuati dalla filosofia hubbardiana”. Senza dimenticare che “i percorsi sono pagati profumatamente e in anticipo”. Una cifra ce la fornisce proprio la dottoressa Tinelli: “si stima una cifra media di 20 mila euro circa per un percorso di 6 mesi”.

LA VOCE DEI FUORIUSCITI – Insomma, il dubbio – e il motivo per cui i corsi sono stati bloccati – è che il fine fosse quello di fare proselitismo. Per carità: anche qui, Scientology rigetta le accuse al mandante. “Ci siamo accertati con chi di dovere – ha spiegato a Repubblica Fabrizio D’Agostino, eminente scientologo di Roma – che nel corso dell’intervento non c’è stato, in modo assoluto, alcun riferimento alla religione di Scientology e che i ragazzi e gli insegnanti sono stati soddisfatti dell’intervento di prevenzione che era il vero e dichiarato obiettivo dello stesso”. Il dubbio, però resta. Secondo Pier Paolo Casellifuoriuscito dal mondo di Scientology, “sono i loro soliti modi per intrufolarsi”. Anche ai suoi tempi, racconta a La Notizia, i meccanismi erano simili: “con altri miei due miei amici avevano costituito una società che si chiamava Management Time Vicenza s.n.c.. Avevamo, attraverso uno scientologo che lavorava all’Api (Associazione Piccole Imprese) di Treviso, cercato di inserirci in quel contesto. Avevamo tenuto un corso sulla gestione aziendale grazie alle tecniche di Hubbard presso quella struttura, a cui avevano partecipato una decina di imprenditori trevigiani. L’oratore era stato Gabriele Segalla, uno scientologo molto conosciuto che teneva molte conferenze in giro per l’Italia su Scientology”.

LA GALASSIA – L’obiettivo, dunque, pare proprio quello di fare proselitismo. Fandonie? Forse. Certo è che sono tante le associazioni parallele alla Chiesa. Come la “Applied Scholastics”, il metodo educativo che si basa sui dettami del guru Hubbard e che, nel 2005, riuscì anche a farsi accreditare fra gli enti che formano gli insegnanti al ministero dell’Istruzione dall’allora titolare Letizia Moratti (prima di essere cacciati dal successore, Guseppe Fioroni). E Applied la ritroviamo anche nelle tende del terremoto tragico che colpì nel 2009 L’Aquila. Insieme a chi? Alla Pro.Civi.Co.S. Ovvero, la protezione civile costola di Scientology. Ebbene sì: la “religione” ha anche una propria protezione civile che non manca di essere presente nei casi di calamità naturali e di offrire soccorso a persone bisognose, che casomai hanno perso tutto dopo un evento drammatico come un terremoto. Basta così? Certo che no. Un altro gruppo molto attivo è il Ccdu, il Comitato dei Cittadini per i Diritti dell’Uomo, un ente, si legge sul sito ufficiale, “che indaga ed espone le violazioni psichiatriche dei diritti umani”. Stessa ragione per cui Scientology è messa sotto accusa da fuoriusciti e associazioni e centri studi anti-settari.

Tw: @CarmineGazzanni

 

Riceviamo e pubblichiamo:

In merito alle notizie sui recenti fatti successi al liceo  “Virgilio” di Roma, la Chiesa di Scientology rileva che la polemica montata da alcuni giornalisti sul seminario di prevenzione che pochi giorni prima era stato tenuto da un volontario della campagna “La verità sulla droga” è soltanto strumentale.

Discriminare il credo religioso di chi ha tenuto quella conferenza è servito ad attaccare i responsabili dell’istituto, mettendoli alla berlina per non essere abbastanza “liberali” nei confronti dell’uso di droga. Sono stati messi in relazione due fatti, la conferenza di prevenzione e l’arresto dello spacciatore, per gettare fumo sul vero problema: il consumo di stupefacenti tra i giovani, dentro e fuori le mura scolastiche.

E’ stata fatta diventare notizia una non-notizia per costringere i responsabili del liceo a  giustificare una scelta che non ha bisogno di nessuna giustificazione: quella di aver deciso di far parlare una persona  che ha vissuto sulla propria pelle il dramma della droga, cioè una persona capace di parlare la stessa lingua degli ascoltatori, capace di dare una testimonianza di vita vissuta  che va oltre le lauree di specializzazione, le appartenenze sociali, il colore politico e il credo religioso. Per la cronaca, il  risultato di quella scelta è che sia gli studenti che gli insegnanti hanno ricevuto le informazioni corrette e si sono dichiarati soddisfatti di quell’intervento, a differenza di altri fatti precedentemente.

Il credo religioso di colui che ha parlato non dovrebbe nemmeno essere menzionato, ma qualcuno, in violazione dei principi costituzionali,  ha voluto discriminarlo. Ne prendiamo atto. La campagna educativa “La Verità sulla Droga”, patrocinata dalla Chiesa di Scientology, si propone esclusivamente di dare le corrette informazioni e fornire i fatti sugli effetti a lungo e breve termine delle droghe e sulle menzogne che vengono raccontate ai giovani per indurli a provare, con testimonianze dirette di persone che si sono liberate dalla dipendenza e che parlano quindi con cognizione di causa.

E’ una campagna che sta al di sopra delle logiche politiche legate alla contrapposizioni tra le teorie proibizioniste e anti-proibizioniste. L’obiettivo è informare al fine di mettere una persona, giovane o adulta che sia, nelle condizione di poter fare una scelta informata in merito all’usare o non usare stupefacenti. La campagna “La Verità sulla Droga” è apprezzata e utilizzata in tutto il mondo da oltre 400 enti di pubblica sicurezza e oltre 800 tra istituzioni, associazioni e individui che condividono l’obiettivo di creare un mondo libero dalla droga. La attività della campagna continueranno per aiutare a liberare questa società dalla piaga della droga. Per maggiori informazioni consultare il sito: it.drugfreeworld.org

Fabrizio D’Agostino
Chiesa di Scientology di Roma

 

La replica della Chiesa di Scientology non contraddice di una virgola quanto scritto nel pezzo, anzi lo conferma. Prendiamo atto del nobile impegno nella lotta anti droga, mai peraltro messo in discussione nell’articolo. Resta il fatto che, secondo chi ha vissuto all’interno della Chiesa, sia un modo per fare proselitismo. Tutto legittimo, ma rientra nei compiti del giornalismo segnalare la cosa, perché certamente questa non è una “non-notizia”.

Carmine Gazzanni

 

Fonte: http://www.lanotiziagiornale.it/scientology-entra-in-classe-corsi-anti-droga-al-liceo-virgilio-di-roma-ma-per-i-fuoriusciti-e-lennesimo-tentativo-di-infiltrarsi-ecco-la-galassia-della-chiesa-tra-associazionismo-e-volontari/

Si presentano come gruppi di studio che insegnano a potenziare la mente. Le vittime vengono manipolate, costrette a donare i propri averi e spesso a subire abusi sessuali. Manca la legislazione per colpirle. Le associazioni lanciano l’allarme: in tutta Italia sono più di 500

16 Gennaio 2016 – 15:30«In questi giorni stiamo seguendo il caso di una ragazza. È malata, avrebbe bisogno di cure, ma è stata convinta dal gruppo esoterico di cui fa parte a rifiutare ogni terapia. Teme che i farmaci potrebbero interrompere il suo cammino spirituale». Maurizio Alessandrini è il presidente dell’associazione familiari vittime delle sette. In tredici anni di attività ha conosciuto un migliaio di storie simili. Persone entrate in contatto con maghi e santoni, diventate vittime di abusi e violenze. Perché a volte, dietro un mazzo di tarocchi, non si nasconde solo folklore e tradizione. «Parliamo di sette criminogene – racconta Anna Maria Giannini, professore di Psicologia giuridica e forense alla Sapienza di Roma – Realtà che sfruttano le persone più fragili riducendole in schiavitù ed estorcendogli denaro».

Difficile avanzare stime precise. Tra gruppi di natura spirituale, pseudoreligiosa e affini c’è chi parla di almeno 500 sette in tutta Italia. Per qualcuno sono molte di più. Ancora più difficile è ipotizzare il numero delle vittime. «Non esistono dati universali – continua Anna Maria Giannini – Sicuramente è un fenomeno molto più diffuso di quanto non si creda». E così a cadere nella trappola sono i più insospettabili. Non solo anziani e sprovveduti, quello che colpisce è la trasversalità delle vittime: persone di buona istruzione e di un discreto livello culturale. Quasi sempre provenienti dalle grandi città del Centro e del Nord Italia. In comune hanno tutti due aspetti, la fragilità e l’isolamento. Spesso ad aprire le porte di una setta è un momento di debolezza: un lutto in famiglia, la separazione dal coniuge, una malattia. La fondatrice del Centro studi abusi psicologici Lorita Tinelli ormai conosce il meccanismo: «I santoni si avvicinano alle persone in difficoltà. Sanno rispondere al loro bisogno di essere ascoltate e comprese, alla ricerca di un senso di appartenenza». È l’aspetto più preoccupante della vicenda. Nessuno è al riparo dal rischio. «Può succedere a ciascuno di noi. Tutti attraversiamo momenti in cui siamo più fragili».

Le vittime vengono convinte a versare denaro, spesso oltre le proprie possibilità. Recentemente una signora ha dilapidato 350mila euro in consulenze spiritiche. Altre volte l’abuso diventa fisico. «Molti santoni pretendono prestazioni sessuali dalle proprie adepte»

Intanto il fenomeno sta lentamente cambiando forma. Fino a pochi anni fa la minaccia più diffusa era rappresentata dalle sette di carattere religioso. Negli ultimi tempi, invece, hanno iniziato a diffondersi nuove forme di aggregazione, le psicosette. «Il bisogno di spiritualità – continua Tinelli – incontra una risposta di tipo diverso: si propongono tecniche veloci di apprendimento, sviluppo della memoria, potenziamento della propria anima». I riferimenti spariscono, per certi versi il pericolo è persino maggiore. «Chi entra in una setta satanica sa già cosa lo aspetta – continua la fondatrice del Cesap – Chi entra in una psicosetta non è quasi mai a conoscenza delle finalità dell’organizzazione». Le stesse difficoltà le incontrano le autorità. Individuare e monitorare queste realtà è quasi impossibile: del resto nessuna si definisce una setta né si considera una religione alternativa. «Si presentano come associazioni culturali e scuole di formazione, organizzano seminari e corsi di studio». Dietro si nascondono sempre le stesse tecniche: la manipolazione della mente e la riduzione della personalità passano attraverso la capacità di allontanare le vittime dai propri affetti. «A volte – racconta Maurizio Alessandrini – le famiglie vengono considerate responsabili delle energie negative che gravitano sugli adepti. Si pretende silenzio e segretezza».

Il criminologo Marco Strano è il direttore scientifico dell’ambulatorio Antisette. Un’organizzazione di volontariato formata da appartenenti alle forze di polizia e un’equipe di psicologi, medici e legali. Da oltre dieci anni offre consulenze gratuite alle vittime di maghi e santoni. Anche lui condivide la preoccupazione: «Le psicosette stanno crescendo di numero, ormai sono molto diffuse» racconta. Spesso Strano e i suoi collaboratori partecipano sotto copertura agli incontri di queste organizzazioni. «Lasciano annunci per strada, in luoghi pubblici, promettono lezioni gratuite e giornate di studio. Magari a questi appuntamenti si presentano un centinaio di curiosi: a fine serata quasi tutti se ne vanno più scettici di quando sono entrati, ma 5-6 persone rimangono coinvolte». Di solito il secondo incontro è a pagamento. Iniziano le pressioni, poi uscire dal giro diventa sempre più difficile. Nella rete finiscono persone fragili, in difficoltà. «Magari avrebbero bisogno di un sostegno psicologico, e invece incontrano queste sette che li rovinano». Gli obiettivi sono sempre gli stessi. Le vittime vengono convinte a versare denaro, spesso oltre le proprie possibilità. Recentemente l’ambulatorio Antisette si è occupato del caso di una signora che in un anno di consulenze spiritiche ha dilapidato un patrimonio di 350mila euro. Altre volte l’abuso diventa fisico. «Molti santoni pretendono prestazioni sessuali dalle proprie adepte – racconta Strano – A volte dietro queste vicende si nascondono storie molto squallide».

Quasi sempre in Italia è impossibile perseguire i colpevoli. Negli anni Ottanta è stato abolito il reato di plagio. «E così se un maggiorenne si fa schiavizzare in una setta è molto difficile dimostrare che è stato manipolato»

Da questo punto di vista il satanismo rappresenta un aspetto particolare. «Anche in questi casi esistono situazioni di manipolazione mentale – rivela Lorita Tinelli – ma rispetto alle psicosette sono più limitati». Più frequentemente si tratta di rituali fai da te, organizzati da giovani come un atto di ribellione. Altre volte si tratta di adulti consenzienti che, spesso sotto travestimenti, consumano riti orgiastici. Fino a qualche anno fa gli incontri avvenivano nei boschi, in campagna, in luoghi riparati ma pubblici. «Da una decina d’anni – racconta Strano – queste attività si sono spostate nelle abitazioni private». Si tratta quasi sempre di gruppi molto piccoli, difficili da monitorare, non sempre immuni da abusi. Le associazioni hanno registrato diversi casi di violenze sessuali nei confronti di chi non accetta di partecipare ai rituali. Discorso simile, in parte, per le sette dedite al vampirismo. «Ce ne sono capitate diverse» ammette Strano. Ancora una volta si tratta di gruppi piccoli, formati da giovani. Rituali caserecci, tavolta organizzati sotto l’effetto di allucinogeni.

Anche nei casi più gravi, però, in Italia è impossibile perseguire i colpevoli. Negli anni Ottanta è stato abolito il reato di plagio. «E così se un maggiorenne si fa schiavizzare in una setta – racconta la professoressa Giannini – è molto difficile dimostrare che è stato manipolato». Le autorità possono intervenire in caso di violenza privata, sequestro di persona, circonvenzione di incapace. Talvolta si riesce a perseguire l’esercizio abusivo di una professione (quando il santone di turno si improvvisa medico o psicologo). Ma anche queste sono situazioni spesso molto difficili da provare. Per colmare la lacuna, all’inizio della legislatura il deputato Pino Pisicchio ha depositato alla Camera una proposta di legge per introdurre nel conduce penale il reato di manipolazione mentale. E questo perché, così si riconosce nel testo, «il dramma dell’adepto delle sette pseudoreligiose, sempre più diffuse nel nostro Paese, non trova oggi una fattispecie giuridica idonea a contenerlo». È un vuoto normativo pericoloso, che continua a lasciare impuniti centinaia di abusi.

Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2016/01/16/altro-che-satanismo-la-vera-emergenza-sono-le-psico-sette/28936/

Due anni e cinque mesi a Vito Carlo Moccia. Una assoluzione e prescrizione per gli altri sei imputati. Diecimila casi denunciati, ammalati speravano nella guarigione

la sentenza

Psico-setta Arkeon, ridotta di 3 mesi
in appello la condanna all’ideatore

Due anni e cinque mesi a Vito Carlo Moccia. Una assoluzione e prescrizione per gli altri sei imputati. Diecimila casi denunciati, ammalati speravano nella guarigione

BARI – La Corte di Appello di Bari ha ridotto di tre mesi, portandola a 2 anni e 5 mesi di reclusione, la condanna nei confronti di Vito Carlo Moccia, ha assolto un altro imputato, Massimo Vavalle, «per non aver commesso il fatto», e ha dichiarato la prescrizione dei reati per gli altri sei. Il processo è quello sulla cosiddetta psico-setta Arkeon. Secondo la ricostruzione dell’accusa, chi soffriva di tumori, Aids o infertilità si rivolgeva alla psico-setta sperando in una guarigione. Oltre diecimila i casi denunciati.

Le indagini

Dalle indagini è emerso che Moccia, 63enne di Noicattaro, avrebbe indotto le vittime a credere, per esempio, di aver subito abusi sessuali in tenera età, intascando fino a centomila euro per le terapie. In primo grado, nel luglio 2012, Moccia era stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione, gli altri sette imputati a pene comprese fra 2 anni e 18 mesi di reclusione. Per Moccia è stata confermata l’ipotesi di ideatore e unico promotore della presunta associazione per delinquere. I fatti contestati si riferiscono al periodo 1999-2008.

 

Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_dicembre_11/psico-setta-arkeon-ridotta-3-mesi-appello-condanna-all-ideatore-c8017e24-a039-11e5-8a29-067d1ea8259f.shtml

 

 

Benvenuti al “programma più efficace di prevenzione e riabilitazione dalla droga.”Si presentano così i Narconon, i centri di recupero per tossicodipendenti e alcolisti ispirati da Scientology. Vere e proprie comunità che operano ispirandosi alle teorie del fondatore del movimento, L. Ron Hubbard. Nati nel 1966 a Los Angeles dalla mente di William Benitez, al tempo condannato a 16 anni di reclusione per uso di stupefacenti e poi ”illuminato” dalle letture dei testi di Hubbard rinvenuti nella biblioteca del carcere, i Narconon si sono poi diffusi a macchia d’olio in tutto il mondo. Oggi sono presenti in 44 Paesi.In Italia il primo centro Narconon è comparso nel 1981, vicino a Como. Oggi se ne contano sette, per un totale di 220 ospiti. Ciò che secondo il sito di Narconon contraddistingue questi centri dalle tipiche comunità di recupero per tossicodipendenti è la loro strategia di riabilitazione da droghe e alcool, definita “100% naturale e di successo.”

In effetti l’approccio, essendo completamente drug-free, non permette la somministrazione di qualsiasi tipo di medicinale. “Il tossicodipendente non è considerato un malato, ma una persona che è in grado – se vuole e se aiutata nel modo giusto – di liberarsi sia dalle droghe che dagli psicofarmaci e, infine, dalla cultura della droga,” spiega a VICE News Luigi Belotti, rappresentante di Narconon in Italia, che aggiunge: “Il nostro programma poggia su importanti scoperte in ambito biochimico e nutrizionale, grazie a cui si è potuto conoscere le esatte cause che impedivano una riabilitazione completa.”

La sala relax del Narconon Astore a Poggio San Romualdo, vicino ad Ancona. Sul muro, i ritratti di William Benitez, il fondatore del programma, e di L. Ron Hubbard, le cui teorie ne hanno ispirato la nascita (foto via Narconon Astore).

Il metodo di Narconon è basato su un percorso di tre tappe. La prima consiste, ovviamente, nell’astinenza da farmaci e droghe. In questa fase, il paziente è seguito “24 ore su 24″ da “personale esperto” che gli somministra una cura a base di complessi vitaminici e di un composto di calcio e magnesio in grado di “restituire le energie consumate dalle droghe e velocizzare i tempi di guarigione.”

La seconda tappa è la disintossicazione totale. “Grazie ad una combinazione di esercizio fisico, vitamine, integratori e saune,” gli ospiti eliminano dal loro corpo quei residui tossici intrappolati nei tessuti adiposi. Si tratta del cosiddetto Purification Rundown, uno dei pilastri della dottrina di Scientology, secondo cui il mix di attività fisica, niacina e saune permette di sciogliere tutti i rifiuti accumulati nell’organismo che costituiscono una “barriera biochimica al benessere spirituale.” Tra i benefici portati da questa seconda tappa, come elenca il sito ufficiale di Narconon, ci sarebbero “energia, lucidità mentale, ottimismo, serenità ed entusiasmo nei confronti della vita.”

La terza ed ultima tappa è quella della risoluzione delle cause. Essa serve per far riconquistare al paziente autostima, autocontrollo e senso di responsabilità, attraverso un metodo di tipo “pedagogico-riabilitativo” che si avvale di “studi ed esercizi pratici” che “permetteranno all’ospite di cambiare punto di vista e correggere il suo comportamento lì dove è sbagliato.”

A differenza delle altre comunità, Narconon prevede un percorso di recupero breve, della durata di 5-7 mesi circa, per un costo di 2.580 euro al mese. La riuscita della riabilitazione, secondo i centri stessi, è altissima: i siti di Narconon parlano di una percentuale di successo nel 75 per cento dei casi trattati. Un dato molto elevato, se confrontato a quelli forniti dai centri stessi sulle comunità di recupero “standard”: “La maggior parte dei programmi – si legge su una delle loro pagine – ha una percentuale di successo che va solo dal 5 per cento al 20 per cento.”

La sauna è considerata uno dei passaggi fondamentali per “purificarsi” dalla droga (foto Narconon Astore).

A giudicare dai dati di Narconon, insomma, il servizio proposto sembra davvero essere il “programma più efficace di prevenzione e riabilitazione dalla droga,” come si sente ripetere in loop sulla home page di un loro sito web. Altre fonti, tuttavia, mettono in dubbio questa affermazione.

Uno studio commissionato dall’Autorità Norvegese della Salute ha portato il Norwegian Knowledge Center for the Health Services ad affermare che, a causa della natura non sperimentale dei pochi studi esistenti sul tema, “non ci sono attualmente prove attendibili che attestino l’efficacia del Narconon come un programma primario o secondario di prevenzione della droga.” I dati annunciati da Narconon non avrebbero dunque una base scientifica e lo studio in questione, pubblicato nel 2008, ne mette in dubbio la veridicità.

Non è la prima volta che queste statistiche vengono contestate. In una sentenza della Corte d’Appello di Milano, in cui peraltro vennero condannati alcuni membri di Scientology e del Narconon per truffa ed estorsione, ciò che colpisce è l’affermazione di un teste, ripresa dal giudice, secondo cui si considerava un trattamento di “successo dopo una settimana dall’uscita del giovane dai centri, e non dopo sei mesi o un anno come si dovrebbe.”

David Lowe è stato prima paziente di Narconon; poi, è entrato nello staff della struttura, dove verificava la buona riuscita dei programmi di disintossicazione. Entrato in possesso dei dati reali, nel 2012 ha raccontato alla NBC come i casi di successo oscillassero piuttosto tra il 20 e il 40 per cento — non certo i numeri ‘scintillanti’ sventolati da Narconon. Così, dopo averlo scoperto, Lowe è uscito definitivamente dalla comunità.

L’inchiesta di NBC analizza anche tre morti sospette avvenute nel giro di soli nove mesi all’interno del centro Narconon dell’Oklahoma, ipotizzando un legame tra i tragici eventi e l’assenza di personale medico professionale all’interno della struttura.

La vita dei centri Narconon nel mondo è stata spesso travagliata. Oltre ai problemi nel centro in Oklahoma, coperti dall’inchiesta NBC, altri centri sono stati costretti alla chiusura. È il caso della struttura in Georgia, che ha serrato i battenti nel 2013 dopo un’accusa di frode. O del centro in Quebec, chiuso dall’agenzia sanitaria regionale dopo che quattro pazienti finirono all’ospedale a causa dei metodi usati nel centro.

Altri Narconon sono poi stati costretti a cessare le attività o ad affrontare lunghi processi in FranciaGermaniaArgentina e in altri stati americani – come conseguenza delle numerose denunce portate avanti da ex ospiti delle strutture o dalle autorità sanitarie locali a seguito di morti sospette.

Un biliardo nell’area ricreativa di un centro nelle Marche. I Narconon sorgono di norma in luoghi isolati e talvolta somigliano ad alberghi (foto Narconon Astore).

“Non c’è alcun profilo professionale richiesto, cercano solo persone che si mettano a completa disposizione della struttura e di tutta l’organizzazione che ruota attorno ad essa,” ha detto a VICE News Olimpia Quattromini, psicologa dello sviluppo. “Il personale di Narconon non è assolutamente di tipo medico.”

Alcuni anni fa, a pochi mesi dalla laurea in psicologia, Quattromini sostenne un colloquio per entrare in servizio in una di queste strutture. “È lì che ho scoperto cosa davvero fosse Narconon. Non sapevo fosse uno dei templi di Scientology.” Quattromini sostiene che le furono proposte condizioni di lavoro impossibili da sostenere: disponibilità sette giorni su sette, paga inferiore ai 300 euro mensili, nessuna domanda o interesse da parte degli operatori sul suo passato accademico-professionale.

Oggi Olimpia Quattromini fa parte del Cesap, un’associazione di medici, psicologi e avvocati fondata con l’intento di studiare gli indicatori dell’abuso psicologico e della manipolazione mentale. “Da noi passa molta gente che ha fatto il percorso del Narconon,” racconta a VICE News Lorita Tinelli, psicologa e presidente di Cesap.

“Lì non c’è un percorso terapeutico effettivo,” aggiunge Tinelli, sottolineando inoltre come i centri non siano riconosciuti dallo Stato in quanto comunità di recupero. “Siamo ad uno stadio di fantasia: in medicina ci sono protocolli riconoscibili e sperimentati di cui si conoscono gli effetti” continua Tinelli, “i progetti che vengono messi in campo per la riabilitazione dalle dipendenze sono standardizzati e riconosciuti ed essi non sembrano essere seguiti dai centri Narconon.”

Per tutti questi motivi, Narconon risulta fuori da ogni consesso medico e scientifico, non facendo neanche parte del Civil Society Forum of Drugs, un gruppo di lavoro formato dalla Commissione Europea che riunisce le diverse realtà operanti nell’ambito delle dipendenze.

La facciata esterna del Narconon pugliese “Il Gabbiano” (foto via)

VICE News è entrata in contatto con un ex ospite di Narconon perché raccontasse la sua esperienza. Federico è entrato nel centro su suggerimento di un amico che già frequentava il programma.

“Il costo era elevato: 3500€ il primo mese, poi 2500€ gli altri mesi. Per aiutarmi, mia madre ha riscattato un fondo pensionistico che aveva messo da parte. In 10 mesi ho speso più di 20mila euro,” racconta. Riguardo agli effetti, Federico afferma che “effettivamente a livello fisico il percorso inizialmente funzionava”: niente farmaci, tante vitamine, cocktail di calcio e magnesio, banditi caffè e zucchero (“aumentano la sindrome da astinenza”) e trattamenti di massaggio per rilassare i nervi.”

Dopo questa fase, racconta Federico, comincia la terapia delle saune: “Si inizia con due ore il primo giorno e si aumenta progressivamente, fino ad arrivare a cinque ore. Ti danno questa vitamina, la niacina, che in teoria aiuta la mobilitazione delle sostanze tossiche nei tessuti adiposi, come se le preparasse ad uscire dal corpo” racconta Federico, che sospetta di essere stato comunque influenzato da una sorta di effetto placebo in queste prime fasi del percorso.

Poi si entra in una seconda fase, che Federico definisce “di indottrinamento.” Qui comincerebbero delle sedute basate su “confronti fittizi,” con lo scopo teorico di accrescere l’autocontrollo dei tossicodipendenti in cura e abituarli a resistere alle influenze esterne. I pazienti – secondo quanto racconta Federico – sarebbero posti uno di fronte all’altro, in silenzio, e dovrebber “guardarsi senza muoversi anche per due ore.” Nella seduta successiva, al partner spetta il compito di provocare una reazione. “Tu devi riuscire a non rispondere continuando a fissarlo; lui può anche infamarti ma tu devi restare impassibile,” spiega.

Secondo Federico è proprio questa la fase più debole del percorso. “Mirano a farti credere che l’uomo è invincibile, che se segue la filosofia [di Scientology] non avrà problemi nella vita, saprà superare ogni cosa. È come se fosse una specie di teoria del superuomo. Al contrario, una persona per uscire dalla dipendenza deve rendersi conto dei propri limiti.”

Federico, una volta uscito dal Narconon, ha impiegato solo tre settimane per ricadere nel tunnel della droga. “Mi sentivo forte, mi illudevo di esserlo perché avevo fatto questo percorso, pensavo di poter fare qualsiasi cosa nella mia vita, quando in realtà non era così.” Anche l’amico di Federico, quello che gli aveva consigliato di rivolgersi a Narconon, è poi ricaduto nella tossicodipendenza. Entrambi poi hanno seguito nuovi percorsi presso altre comunità – gratuiti e di tipo statale – ed oggi sono ‘liberi’.

Un esempio delle “testimonianze” che i Narconon pubblicano sui social network per raccontare gli effetti positivi del programma di riabilitazione (via)

Anche Giulia ha seguito il percorso di Narconon, che a VICE News definisce “non una bufala, ma comunque una macchina mangia-soldi.” Giulia, che conferma l’assenza di personale medico-psichiatrico nel centro, dichiara di essere tornata a essere dipednente una volta concluso il percorso di riabilitazione.

Il legame tra questo tipo di centri e Scientology, secondo lei, è evidente: “Attraverso la comunità iniziavi ad avere delle basi per poi continuare, eventualmente, con Scientology.” A questo proposito, la Dott.ssa Tinelli afferma a VICE News che percorsi impostati in questo modo rischiano di far “passare da una dipendenza all’altra, dalle droghe alla setta.”

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Il fallimento del percorso di Federico e Giulia starebbe dunque nel loro rifiuto della logica di setta, che avrebbe svuotato di valore un percorso già di per sé privo di un valido supporto medico-psichiatrico. Secondo la Dott.ssa Tinelli, solo accettare la nuova dipendenza permette di abbandonare quella vecchia.

Da Narconon, però, respingono queste accuse con fermezza. “Il metodo Narconon non diffonde la dottrina di Scientology,” spiega a VICE News Luigi Belotti, che aggiunge però come il metodo abbia “adottato una parte delle opere di Hubbard specificatamente inerenti alle problematiche legate alla dipendenza da droghe ed alcol, al fine di aiutare il tossicodipendente a risolvere le sue difficoltà.”

Un Narconon in Italia. Sulla parete a destra, l’effigie del fondatore di Narconon, William Benitez (foto Narconon Astore).

Della stessa opinione è Paolo Stucchi, un ex paziente con cui la stessa Narconon ci ha messo in contatto. Paolo sostiene che la religione non abbia nulla a che fare con il programma, che è di tipo laico. “Esistono centri in aree dove la religione principale è musulmana, ad esempio in Egitto. Secondo te se è un centro che fa proselitismo potrebbe esistere in un contesto del genere?” chiede ironicamente, parlando al telefono con VICE News.

Paolo ammette però di avere letto molto materiale su Hubbard una volta terminato il percorso. “La curiosità è normale che ti venga,” afferma. “Ho cercato di informarmi e trovare delle risposte”. Paolo però ci tiene a sottolineare di non essere vittima di nessun sistema —

e come lui, anche i suoi compagni di percorso: “Ho conosciuto tantissimi ragazzi che hanno portato a termine il programma e poi hanno deciso di iniziare un percorso in Scientology, ma anche molti che una volta usciti non si sono neanche informati sul tema.”

Per quanto riguarda poi l’assenza di personale medico-psichiatrico durante il percorso, Narconon rivendica tale situazione come una scelta voluta e ponderata. “Narconon non è un programma medico, ma socio-educativo”, chiosa Luigi Belotti. “I medici sono presenti solo per controllare inizialmente la salute dei tossicodipendenti, spesso molto carente a causa della droga.” Per “proteggere” l’approccio non-sanitario del programma, il tossicodipendente che vi vuole accedere non deve inoltre essere in cura psichiatrica. O una, o l’altro.

Paolo riprende questo aspetto, che a suo vedere è uno dei punti di forza del metodo: “Io avevo parecchia diffidenza nei confronti di medici, psicologi e psichiatri perché avevano portato molti dei miei amici ad assumere farmaci e psicofarmaci che li avevano poi trasformati in zombie,” spiega.

Alcune delle testimonianze di ex pazienti di Narconon, pubblicate sul sito ufficiale di Narconon (grab via)

Secondo il gruppo Narconon, non è la base medico-scientifica di un metodo che ne definisce l’efficacia, quanto piuttosto i risultati che il metodo stesso porta. Il fatto che non vi siano studi scientifici a dimostrare l’effetto benefico di saune e vitamine sulla sfera psico-fisica di un tossicodipendente non è dunque per loro rilevante, perché l’efficacia del loro metodo è data da quelle statistiche – contestate da più parti – che parlano di una percentuale di successo del 75 per cento.

Luigi Belotti afferma comunque che “i Narconon hanno una loro letteratura anche medica per la verifica dei risultati ottenuti”. Uno dei testi a cui fa riferimento è lo studio pubblicato nel 2013 dal Dott. Giuseppe Gulino, Docente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Torino.

La conclusione a cui giunge il ricercatore, tramite un’analisi su 62 soggetti presenti nella struttura Narconon pugliese Gabbiano Onlus, è che “in tutti i soggetti, al termine della fase di disintossicazione fisica, non sono state riscontrate tracce di sostanze tossiche nella ricerca effettuata attraverso la determinazione di tali sostanze nelle matrici biologiche, indirizzando ad un giudizio di buon livello, oltre che sull’efficacia di disintossicazione, anche sul buon grado di sicurezza all’interno del centro di riabilitazione”.

Secondo lo studio, alla fine del percorso di saune e vitamine gli ospiti del Narconon non avevano dunque alcun residuo tossico imprigionato nel corpo, la cui presenza è considerata nella filosofia di Hubbard come la principale causa della ricaduta nella tossicodipendenza.

Oggi Narconon svolge anche attività di sensibilizzazione presso le istituzioni: “Ho portato informazione a più di 30mila ragazzi nelle scuole” racconta a VICE News Paolo, l’ex frequentatore che continua a collaborare con il programma.

Il debutto di Narconon sul piano istituzionale è recente: risale al 2008, quando ad un evento a cui partecipavano tanto le comunità di recupero statali, quanto alcuni funzionari pubblici, vennero invitati anche dei rappresentanti di Narconon. Fu la prima volta che al gruppo viene data voce in un contesto di tipo ufficiale.

La vicenda causò forti polemiche ed un’interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero delle Politiche del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali: l’invito a Narconon era in effetti venuto direttamente da un rappresentante governativo, l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle tossicodipendenze — Carlo Giovanardi.

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Fonte: https://news.vice.com/it/article/narconon-cura-tossicodipendenza-scientology

 

 

 

 

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