Header image alt text

Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

Ieri ne parlava Luigi Corvaglia su Il Fatto Quotidiano, evidenziando la difficoltà di chi si occupa del fenomeno settario. Specialmente quando compi attività che suppliscono quelle di uno Stato ancora dormiente. Molte sono le cose che ho dimenticato di aggiungere in questa intervista, tipo le telefonate anonime notturne, la minaccia di essere schiacciata come un chicco di riso da chi, per giuste restrizioni giudiziarie, ha visto sfumare le proprie possibilità di guadagno a discapito della gente e ne dà a me la colpa, professionisti collusi che organizzano vere e proprie campagne vendicative, le mie foto ritoccate e riempite di parolacce … e molto altro ancora che di sicuro non aggiungerebbe nulla al quadro descritto già piuttosto chiaro. Ogni giorno però ringrazio chi continua a starmi vicino, chi non mi fa mancare una parola di incoraggiamento, chi mi da voce con coraggio attraverso una intervista o una citazione di un libro … perchè sono queste le persone che mi permettono di trovare ogni momento l’equilibrio e la forza necessari per portare avanti la mia vita e per aiutare chi ne ha bisogno. Ma anche di continuare a far conoscere una realtà di cui ci si deve occupare con maggiore determinazione anche da parte delle Istituzioni. L. T.

 

 

 

 

 

Lorita Tinelli (CeSAP): “Io minacciata continuamente dalle sette, l’obiettivo è screditarmi”

NOCI – Intimidazioni, profili fake sui social network, minacce, querele temerarie, lettere minatorie, fotografie ritraenti scene di vita privata. È la situazione che sta vivendo da più di un decennio Lorita Tinelli, psicologa co-fondatrice e attuale presidente del CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici). Le minacce e le intimidazioni si sono intensificate dopo la conclusione, l’anno scorso, del processo Arkeon che vede il suo maggior imputato condannato in via definitiva.

Dottoressa Tinelli partiamo dall’inizio. Come e quando ha iniziato a seguire le sette in Italia e quando ha fondato il CeSAP?

«Il 1 giugno del 1999 assieme ad un collega psicologo e altre persone interessate al fenomeno dell’abuso psicologico abbiamo fondato il CeSAP, un’associazione ONLUS che ben presto si è distinta a livello nazionale come punto di riferimento per vittime di abusi in sistemi totalitari e per le forze dell’ordine che indagano su tali organizzazioni. Ma anche per i media che spesso attingono dalle nostre informazioni per programmi di inchiesta sul fenomeno settario. Negli anni abbiamo seguito diverse tesi di laurea e abbiamo formato tanti tirocinanti convenzionandoci con alcune università, tra cui Padova, Chieti e Bari. Abbiamo inoltre pubblicato e tradotto diversi articoli, apportando contributi scientifici e informativi su argomenti ancora tanto poco conosciuti in Italia. Nel frattempo il CeSAP è diventato parte di una federazione europea di studiosi del settarismo, la FECRIS, assieme ad un’altra associazione italiana, la FAVIS, che raccoglie le famiglie delle vittime delle sette. Da qualche anno la nostra associazione è parte del direttivo della FECRIS ed è rappresentata, tramite l’attuale presidente, nel comitato scientifico. Anche il CeSAP ha un suo comitato scientifico costituito da esperti di caratura nazionale ed internazionale».

Quando sono iniziate le persecuzioni a suo carico e in che modo si palesano?

«Le attività moleste e intimidatorie sono iniziate quando ho reso la mia collaborazione alla DIGOS di Bari, nel 2005/6 per una indagine sul gruppo Arkeon e sui suoi amministratori. Nonostante il leader del gruppo sia stato condannato definitivamente lo scorso anno per il reato di associazione per delinquere finalizzato all’abuso della professione, le attività moleste a mio danno non si sono esaurite, ma hanno anche riguardato miei stretti collaboratori. Con una costanza quasi ossessiva sono stati aperti diversi blog ‘anonimi’ con l’intento di delegittimarmi professionalmente e personalmente. Ci sono state effrazioni nelle poste elettroniche mie e di alcuni collaboratori, nonché membri delle istituzioni con i quali scambiavamo informazioni, e rese pubbliche con l’intento di dimostrare chissà quale attività illecita stessimo mettendo in atto.  Io e alcuni testimoni del processo Arkeon abbiamo ricevuto minacce di spedizioni punitive, mediante lettere cartacee. Lo scorso anno sul mio cellulare ho ricevuto un messaggio in cui l’intestatario mi augurava di essere vittima di una violenza di gruppo da parte di extracomunitari e zingari. Sono state inoltre fotografate le nostre abitazioni, gli studi che ho avuto e pubblicate su un sito anonimo. Proprio l’altro giorno un mio collaboratore ha ricevuto da un profilo anonimo su Facebook una sua foto dinnanzi alla sua casa.  Subito dopo il profilo è stato disattivato. Un’altra mia collaboratrice è stata fotografata mentre usciva di casa per portare a passeggio i suoi cani.  In altra circostanza è stato fatto il nome di una persona della mia famiglia minorenne e indicata la sua età anagrafica. Tutti chiari messaggi intimidatori che vogliono dirci che c’è chi sa tutto di noi e ci sta costantemente col fiato sul collo. A queste azioni negli ultimi 11 anni si sono aggiunte quelle giudiziarie. Io ho ricevuto ben oltre 180 denunce penali e un paio di citazioni civili. L’obiettivo della lite temeraria è quello di distrarmi e di crearmi problemi economici. Ricordo ancora oggi che uno dei personaggi legati a questa realtà mi ha fatto pervenire un messaggio in cui mi diceva che l’obiettivo della sua vita era quello di distruggermi, di non farmi più lavorare, di farmi cacciare dal mio ordine professionale, fosse l’ultima cosa che avrebbe fatto nella sua vita».

Ha denunciato tutto alle forze di polizia?

«Certo, ho sempre denunciato tutto, ma sino ad oggi con scarsi risultati. Uno perché tutte queste attività sono messe in moto in maniera anonima e risulta molto difficile individuare gli autori materiali del reato. Ma anche perché probabilmente chi ha riscontrato le mie denunce non ha ben compreso il reale pericolo di queste azioni anche determinate dal fatto che siano reiterate nel tempo. Un PM chiedendone l’archiviazione, dopo anni, quasi in odore della prescrizione dello stesso reato, ha sostenuto, motivandola, che la mia attività era stata encomiabile, ma che io dovevo aspettarmi simili reazioni che rientrano nella piena libertà di espressione di chi la pensa diversamente. Il messaggio è che se ti occupi di un argomento delicato, come quello della mafia, in qualche modo devi anche aspettarti che qualcuno possa sentirsi offeso e quindi possa decidere di farti fuori».

L’Ordine degli Psicologi l’ha sostenuta in qualche modo?

«Con rammarico devo dire che in tutti questi anni solo in una occasione mi è capitato di verificare che un paio di colleghi dell’Ordine non avessero compreso la gravità della situazione che mi riguardava in qualche modo prestando il fianco a chi tenta di danneggiarmi. Nelle linee generali l’Ordine mi ha sostenuta, tanto da decidere di costituirsi parte civile nel processo su Arkeon a Bari. Dando un chiaro messaggio sin da subito di voler essere presente e sostenermi nella battaglia contro gli abusivismi.  Il Presidente precedente dell’Ordine Pugliese nonché di quello Nazionale, Dr. Palma, ha sempre manifestato sostegno e considerazione della difficile attività di informazione da me portata avanti. In alcune occasioni anche lui ha dovuto subire attacchi diffamatori da parte delle stesse persone che molestano me, come è accaduto a tutti coloro che mi hanno pubblicamente sostenuta o che mi hanno dato voce, come i giornalisti. L’attuale Presidente dell’Ordine Pugliese, Dr. Di Gioia, riconoscendo la validità del mio lavoro, ha deliberato in consiglio che devolverà una parte della quota del risarcimento ricevuta da Arkeon in quanto parte civile a favore del CeSAP.  Anche questo mi sembra un chiaro ed evidente messaggio di sostegno e di riconoscimento».

Il caso delle “psicosette” in Italia è stato oggetto di diverse interrogazioni parlamentari. Si è mosso qualcosa?

«Mi risulta che sono state presentate diverse interrogazioni parlamentari ed una mozione nel Governo passato, in cui senatori e deputati di diversi orientamenti politici hanno chiesto ai vari Ministeri, degli Interni, della Giustizia e della Sanità, di esprimere parere e di intervenire su questa realtà ed anche sui danni che questi fenomeni arrecavano a vittime e a critici. Il mio caso è stato citato in diverse interrogazioni, due delle quali firmate anche dal Senatore Liuzzi, che ringrazio per questa sua sensibilità dimostrata. Ma nessuna risposta è mai arrivata. È bene inoltre ricordare che diverse raccomandazioni europee hanno sollecitato gli stati membri ad attivare politiche preventive su questo argomento e che l’Italia risulta ancora assente all’appello».

Ad oggi continua a subire attacchi e minacce da perfetti sconosciuti sia tramite il web che con altri mezzi?

«Certo, gli attacchi sono continui e quasi quotidiani. Sotto falso nome questa gente contatta i miei colleghi, associazioni italiane ed estere con cui collaboro e i responsabili dei posti in cui devo svolgere un’attività professionale per divulgare informazioni palesemente diffamatorie e distorte sul mio conto. L’obiettivo è quello di crearmi il vuoto intorno e di distruggere la mia credibilità agli occhi degli altri. Per fortuna, nonostante l’incessante impegno, questa loro attività risulta essere fallimentare».

Fonte: http://www.legginoci.it/2018/11/13/lorita-tinelli-cesap-io-minacciata-continuamente-dalle-sette-lobiettivo-e-screditarmi/

Nota del 26/02/2018: A seguito della puntata di Presa Diretta del 24/02/2018 (https://www.raiplay.it/video/2018/02/PresaDiretta-Io-ci-credo-e9a0c56b-1d8b-4bd3-a10a-f7cb19bdc8de.html) dal tema ‘Io ci credo’, che ha previsto anche la mia partecipazione, vi sono stati i soliti rumors che piuttosto che commentare la puntata complessivamente, hanno concentrato la propria attenzione su una pagina, precisamente la 9, mancante in questa sentenza, da me pubblicata, credendo di dimostrare con questo la mia totale malafede relativamente alle informazioni che pubblico. E questo nonostante il link al documento in pdf che ho inserito sin dall’inizio in questo testo (che l’abbia scritto per tempo e non ora lo può anche confermare chi del gruppo dei miei simpatizzanti monitora il mio sito). Ringrazio i miei ammiratori per avermi fatto notare il mio refuso e … li invito a stare più sereni, perchè, come direbbe Freud, a volte il sigaro è solo un sigaro!

 

La conversazione è tratta dal gruppo google free.it.religioni.scientology, nel giorno 26 febbraio 2018. Tale gruppo fondato da Simonetta Po con alias Alessia Guidi, piuttosto che occuparsi di Scientology, come da titolo e da obiettivi originari, dal 2006 ad oggi preferisce occuparsi di me e della strenua difesa di Arkeon.

 

 

 

 

 

 

 

 

Risultati immagini per io ci credo presa diretta

 

https://www.raiplay.it/video/2018/02/PresaDiretta-Io-ci-credo-e9a0c56b-1d8b-4bd3-a10a-f7cb19bdc8de.html

Clicca sul link

Atto a cui si riferisce:
S.4/08243 LIUZZI – Ai Ministri dell’interno, della giustizia e dell’istruzione, dell’università e della ricerca – Premesso che: la promozione e la difesa del diritto alla libertà di religione e…
Atto SenatoInterrogazione a risposta scritta 4-08243 presentata da PIETRO LIUZZI
giovedì 12 ottobre 2017, seduta n.898LIUZZI – Ai Ministri dell’interno, della giustizia e dell’istruzione, dell’università e della ricerca – Premesso che:la promozione e la difesa del diritto alla libertà di religione e credo, nonché il riconoscimento e la tutela delle minoranze religiose e spirituali contro ogni forma di intolleranza e discriminazione non devono costituire un’impasse rispetto alla protezione delle vittime di organizzazioni cultuali abusanti e/o totalitarie, né ostacolo all’attuazione di mirate politiche informativo-preventive nell’interesse dei connazionali e nella fattispecie delle fasce vulnerabili;

al riguardo, anche nel 2017 nell’ambito dell’annuale conferenza Osce “Human dimension implementation meeting 2017″ è stata nuovamente ribadita, con l’intervento del dottor Luigi Corvaglia, rappresentante e membro del comitato scientifico della prestigiosa Federazione europea dei centri di ricerca e di informazione sulle sette e i culti (FECRIS), la raccomandazione rivolta all’Europa a “vigilare” sul fenomeno settario e, in particolare, quella indirizzata al Governo italiano a rispettare le normative europee con recepimento, nella fattispecie, della raccomandazione del Consiglio d’Europa n. 1412/1999;

a parere dell’interrogante, ancora una volta occorre rammentare ed evidenziare come il Consiglio d’Europa, in virtù dell’inquietante diffusione a livello europeo del fenomeno delle cosiddette «sette», di violazioni dei diritti umani e di drammatici avvenimenti determinati dalle condotte delittuose di gruppi o movimenti a carattere settario, abbia approvato nel corso di circa un ventennio, molteplici risoluzioni e raccomandazioni finalizzate, alla promozione di mirate politiche educative e preventive, in particolare a tutela dei soggetti maggiormente vulnerabili e dei minori, nella fattispecie, degli stessi «figli di membri di gruppi religiosi, esoterici o spirituali, in caso di maltrattamenti, stupri, negligenza, indottrinamento attraverso lavaggio del cervello e mancata iscrizione scolastica»;

il fenomeno risulta in costante crescita esponenziale e si caratterizza attualmente, sia per la preoccupante infiltrazione di derive settarie nei settori della salute e del benessere, per una più rapida diffusione a seguito dell’accresciuto utilizzo della rete web e di nuove tecnologie, con il conseguente reclutamento e indottrinamento dei soggetti adolescenti e minori, sia per la trasformazione e atomizzazione dei gruppi, che ne rende particolarmente problematico il riconoscimento e la relativa attività di vigilanza;

in relazione alla citata infiltrazione nel settore della salute, proprio le associazioni italiane federate Fecris lanciavano già dallo scorso anno, un importante Manifesto, che ha visto l’adesione di esperti del settore, ricercatori e autorevoli personalità del mondo della cultura e della scienza, in cui, tra l’altro, si legge: “Nell’ultima decade si è registrato un incremento di strutture e gruppi organizzati che dietro l’obiettivo del raggiungimento del benessere psicofisico celano progetti di soggezione degli adepti manifestandosi quali veri e proprie “culti abusanti”, cioè associazioni a delinquere in grado di annientare psicologicamente ed economicamente i seguaci. Le vittime vengono attirate attraverso volantini, pubblicità di corsi di yoga, di discipline di meditazione orientali o tecniche “energetiche”in cui si fa leva soprattutto sullo “sviluppo del potenziale umano” più che sulla salute fisica in sé. Sono le cosiddette “psicosette”. Desta quindi apprensione l’attenzione che queste pratiche ottengono sui rotocalchi di ampia diffusione, dove le terapie alternative trovano posto addirittura nelle rubriche che trattano di salute; per non parlare della rete web, dove si vanno coagulando gruppi refrattari alla cultura scientifica che alimentano in modo autoreferenziale idee complottiste che includono anche la medicina ufficiale quale agente di una cospirazione per nascondere le vere cure per le malattie. È da questo ambito culturale che parte anche la pericolosa campagna di rifiuto delle vaccinazioni di cui, ancora una volta, sono vittime i minori. Si rileva, inoltre, la mancanza di reazione delle agenzie di regolamentazione e degli albi professionali per combattere questo flagello che mette seriamente in pericolo la salute e la vita di migliaia di pazienti nel nostro Paese. Ancor di più si è preoccupati per l’intrusione e perfino la promozione di questo tipo di pseudo-terapie da parte di enti pubblici come università, istituti ed Enti Locali che spesso danno voce e amplificano i messaggi pseudoscientifici, organizzando conferenze e corsi su queste pratiche”;

merita attenzione, a parere dell’interrogante, come esempio emblematico della situazione descritta, in particolare dell’azione criminale posta in essere dalle cosiddette psico-sette o movimenti del potenziale umano, spirituali o di altra tipologia, che si pongono in pericolosa alternativa alla medicina e alla scienza ufficiale, la recente sentenza della Corte di cassazione n. 39339 del 2017, di condanna di Vito Carlo Moccia, fondatore e guru del controverso “percorso di sviluppo e conoscenza personale” denominato “Arkeon”, per associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione di psicologo;

nella fattispecie, come si legge nella sintesi riportata da “Il Sole-24 ore” del 23 agosto 2017, «I giudici di appello avevano verificato, che i frequentatori si rivolgevano all’”associazione” con la speranza di risolvere i loro problemi psicologici attraverso la psicoterapia. Un “sostegno” che i “maestri” non negavano «andando a scandagliare nella sfera più intima e nascosta degli adepti insinuando atroci sospetti sul loro passato». Da una relazione tecnica della Procura del Tribunale di Bari, era emerso che, secondo i “maestri” erano in genere i genitori a trasmettere valori perversi ai figli, quasi sempre la madre che, in quanto donna, era dedita a relazioni prevalentemente perverse. L’unica funzione nobile riconosciuta al gentil sesso era quella di essere una terra fertile destinata a dare vita al figlio del Guerriero. Il risultato di una “introspezione” tanto “illuminata” non era la ricercata serenità, ma uno sconvolgimento e gravi rischi per la stabilità psichica dei frequentatori dei seminari. Tutto era finalizzato a raccogliere più partecipanti possibile per massimizzare i profitti. Gli adepti dopo aver «investito un rilevante capitale» nei seminari, restavano legati al gruppo anche nella speranza di far fruttare anche loro, una volta diventati finalmente maestri, il titolo rilasciato dal guru»;

infine, preme evidenziare come questo caso, prima e nonostante l’esito finale, sia diventato cavallo di battaglia della medesima come di altre controverse organizzazioni e dei loro sostenitori, per diffondere on line una gravissima campagna di tipo diffamatorio che si protrae da anni, in particolare in danno della dottoressa Lorita Tinelli (ex presidente del Centro studi sugli abusi psicologici – CeSAP onlus), la quale, per aver raccolto nel corso del tempo, documenti, dati e storie, risultati utili alle stesse indagini condotte dalla Digos, e per aver contestualmente segnalato gli abusi dell’associazione citata, ha dovuto subire anche un imponente accanimento giudiziario, con 180 denunce a suo carico, successivamente archiviate, richiesta di chiusura urgente del sito del CeSAP, respinta con un attestazione di merito dal giudice Salvatore, nonché una richiesta di oltre 4 milioni di euro per risarcimento danni, causa positivamente chiusa. In danno della medesima venivano attivati letteralmente decine di blog tra anonimi e firmati di frequentatori e maestri di Arkeon. L’interrogante rileva, che invero, l’ex presidente dell’ordine degli psicologi, dottor Giuseppe Luigi Palma, attestava la preziosa attività svolta dalla dottoressa Tinelli, invitando, tra l’altro, le stesse istituzioni a una necessaria riflessione, proprio a seguito delle modalità con cui la vicenda Arkeon si è dipanata;

analogo trattamento denigratorio è stato riservato alle associazioni italiane di informazione e tutela delle vittime delle sette e alla stessa specialità di Polizia SAS (squadra antisette) del Ministero dell’interno,

si chiede di conoscere:

quali misure i Ministri in indirizzo intendano adottare onde contrastare più efficacemente il fenomeno del settarismo abusante;

se non ritengano urgente provvedere a mirate politiche informative a tutela delle fasce vulnerabili, con particolare riguardo ai settori della salute e della pubblica istruzione;

quali interventi intendano porre in essere a sostegno delle realtà associative che sul territorio svolgono una encomiabile azione di informazione e tutela delle vittime e delle famiglie, sovente sostituendosi a inaccettabili carenze e lacune del sistema pubblico.

(4-08243)

https://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/475371

Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 30 Agosto 2017

 

 

Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 31 agosto 2017

Dopo tanti anni siamo giunti alla fase conclusiva di un lungo percorso, giudiziario e non solo, che ha avuto dell’incredibile e che ancora oggi porta con se’ rimasuglie di un progetto di dissumulazione della realtà, di denigrazione e di intimidazione delle vittime e di coloro che hanno denunciato. Strategia ormai pallida e ridicola da tempo, ma che ha trovato giocoforza in un gruppuscolo di persone con evidenti problemi esistenziali e probabilmente di altra natura, che hanno investito anni ed anni in questo ‘gioco perverso’, risultato, con ogni evidenza, perdente.

Chi volesse ripercorrere quanto accaduto negli ultimi anni, può anche solo rileggere alcuni articoli scritti sull’argomento che lo riassumono bene (qui e qui). E chi fosse interessato a capire meglio cosa fosse Arkeon può guardare le uniche trasmissioni sopravvissute on line al grande tentativo di censura e di occultamento della realtà messo in atto (qui e qui).

Uno dei maestri di Arkeon, tale Francesco Antonio Morello, era già stato condannato definitivamente nel 2012 per abusi sessuali, comportamento ‘reso possibile’ anche grazie al suo ruolo di maestro nel gruppo (qui la sentenza di cassazione, ma è anche importante leggere la sentenza di primo grado e quella di appello, per meglio comprendere i fatti).

Sono sempre stata abituata ad accettare e rispettare tutte le sentenze, anche quella, dal mio punto di vista, ‘bizzarra’ di primo grado di Arkeon, che sembrerebbe il risultato di un tentativo di ammorbidire certe posizioni a sfavore di altre, pur evidenziando dei fatti precisi (fatti confermati, così come l’attendibilità dei testimoni nella sentenza di appello, che ritorna addirittura a parlare di ‘setta‘). Ma una sentenza di Cassazione che evidenzia che il cosidetto “metodo Arkeon”, diffuso anche da tutte le società create da Moccia, fosse un metodo abusivo e pericoloso tanto che “i frequentatori si rivolgevano all’associazione perché speravano di risolvere problemi di natura psicologica e di ricevere un aiuto psicoterapeutico (…) da tali deposizioni emerge che i maestri di Archeon si azzardavano a scandagliare la sfera più intima e nascosta degli adepti e insinuavano atroci sospetti sul loro passato, determinando sconvolgimenti e gravi rischi per la stabilità psichica degli stessi in quanto privi degli strumenti di competenza per agire in questo delicatissimo settore“, non solo chiude definitivamente la questione, ma conferma anche le mie ipotesi iniziali e quindi mi da ragione sui motivi per cui ho denunciato pubblicamente la questione.

Prima di concludere sento di abbracciare chi mi è stato vicino in questi lunghi 11 anni e chi ha permesso insieme a me di raggiungere questo risultato.

Di seguito le motivazioni della Sentenza di Cassazione. Buona lettura:

 

 

 

 

 

 

 

Abusi sessuali, plagi, manipolazioni, indimidazioni. Dal caso Arkeon in poi quello delle sette segrete è un mondo sommerso da cui gli adepti scappano con difficoltà. E che la legge può sanzionare solo in parte

«Il maestro ordinò un lavoro di gruppo a sfondo sessuale. Eravamo bendati mentre i maestri ci mettevano di fronte un uomo o una donna che dovevamo toccare e da cui farci toccare anche nelle parti intime. Impossibile scappare, perché ci tenevano fermi». È soltanto una delle testimonianze dei tanti fuoriusciti da Arkeon, un gruppo controverso operante dapprima a Bari e provincia e poi in tutta Italia. Tutti vogliono l’anonimato perché, nonostante l’organizzazione non sia più operante dal 2008 (o perlomeno non col nome Arkeon), le minacce e le intimidazioni sono continuate nel corso degli anni. E forse è anche per questo che la sentenza della Corte di Cassazione arrivata in questi giorni, pur avendo chiuso un processo durato oltre cinque anni, lascia l’amaro in bocca: già, perché al termine della trafila giudiziaria si conta solo un condannato, il guru Vito Carlo Moccia: 2 anni e 5 mesi per associazione a delinquere. Tutti gli altri sei imputati, ritenuti «maestri», si sono salvati perché intanto il reato è caduto in prescrizione.

ABUSI ALL’INTERNO DELL’ORGANIZZAZIONE

Fa niente per i disagi e le sofferenze che tanti hanno dovuto subire e raccontate nel corso del processo stesso. Il gruppo, nato formalmente nel 1999 sotto la guida di Moccia, teneva seminari (che potevano arrivare a costare anche oltre 10mila euro) nel corso dei quali si cercava di attuare una rivalutazione e reinterpretazione delle vite di persone: «Quando sei dentro – ci spiega una fuoriuscita – credi a tutto, è un vero e proprio delirio di onnipotenza: diventi immune da tutto ciò che di negativo può capitare, non ti ammali o guarisci anche da malattie gravi. Puoi fare il trattamento con le mani al cibo per purificarlo o all’antibiotico per evitare che ti faccia male allo stomaco. Tramite alcune pratiche con la mente, credi di poter trovare parcheggio o di riuscire a ricaricare il telefonino».

si organizzavano seminari di ogni tipo: sul denaro durante il quale si arrivava ad andare anche a chiedere l’elemosina vestiti da barbone, o sulla morte, durante il quale si costruiva la propria tomba e alcuni ci dormivano dentro

Ma il «delirio» aveva un fine molto preciso: gran parte delle insoddisfazioni o dei malesseri sarebbero da imputare a violenze sessuali subite da piccoli ma rimosse. «Ritenevano – racconta ancora Angela (nome di fantasia) – che gli abusi fossero stati commessi da un membro della famiglia della madre, perché i maestri pensavano che da lì provenissero le perversioni». A raccontare cosa accadeva è stato Carlo Fornesi, ex adepto morto suicida dopo che si era convinto di una sua presunta omosessualità, nonostante avesse moglie e figli: negli incontri «l’emissione di saliva e muco viene incoraggiata e descritta come “vomitare lo sperma dell’abuso”. Ho conosciuto persone che hanno creduto realmente si trattasse di sperma, e lo sostenevano vigorosamente contro ogni evidenza e razionalità».

Né, stando al racconto dei fuoriusciti, si avevano atteggiamenti diversi in presenza di bambini: «Un giorno c’era una mamma con una bambina – racconta ancora Angela – e si diceva che la mamma era stata abusata dal nonno; il maestro dichiarò che solo se la mamma si fosse impegnata a fare il lavoro (frequentare il gruppo, ndr), la piccola non sarebbe stata abusata». Situazioni borderline, insomma, che spesso cadevano in vere e proprie violenze: un altro dei maestri, operante questi a Milano, in un altro processo è stato condannato in via definitiva per abusi sessuali.

MINACCE CONTINUE

Ma non c’erano solo violenze: «si organizzavano seminari di ogni tipo: sul denaro durante il quale si arrivava ad andare anche a chiedere l’elemosina vestiti da barbone, o sulla morte, durante il quale si costruiva la propria tomba e alcuni ci dormivano dentro». Insomma, una vera e propria «manipolazione mentale che annulla l’adepto allontanandolo da genitori, figli, parenti, compagni e amici», ci dice la dottoressa Lorita Tinelli, che per aver denunciato tra i primi quanto accadeva in Arkeon ancora deve far fronte a minacce e intimidazioni. Anche la sua vicenda ha dell’incredibile: dopo un’intervista rilasciata nel 2006 a a Maurizio Costanzo, la psicologa colleziona qualcosa come 180 denunce da parte di adepti di Arkeon, tutte archiviate, ed un atto di citazione in sede civile con richiesta di risarcimento di 4 milioni di euro e richiesta di chiusura del sito internet del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici, da lei fondato) da lei gestito, negata dal magistrato con dichiarazione di merito. «Contro di me – racconta ancora a Linkiesta – hanno creato blog a nome di membri di Arkeon con l’obiettivo di denigrare la mia attività, sostenendo che mi fossi inventata tutto e che avessi manipolato sia la stampa che i magistrati. Ho ricevuto anche minacce di morte con lettere in cui qualcuno si diceva pronto a difendere il Maestro, impugnando la katana, una spada».
E poi uno degli elementi più inquietanti: un libro, rintracciabile su Amazon, dal titolo «Il Curioso Caso Lorita Tinelli: Fenomenologia Di Una Psicologa Paragiornalista». L’autore, ovviamente, non esiste. Inventato. Tale Pierluigi Belisario: sarà un caso ma Pierluigi è il nome di un ex arkeoniano molto vicino al guru e che ha avuto un ruolo-chiave nel processo e, ci dice ancora la Tinelli, «Belisario è il nome di mio marito». Un nome non comune: che sia stato utilizzato per “ribattezzare” l’autore di questo libro, lascia pensare. Ma minacce e intimidazioni hanno toccato anche altri protagonisti della vicenda, dai testimoni-chiave del processo (alcuni dei quali sono stati querelati più di 100 volte, ma sempre assolti) fino all’allora presidente dell’Ordine degli Psicologi di Bari, Giuseppe Luigi Palma: «Per noi – ci racconta – la vicenda è iniziata a fine anni ’90 quando ci fu segnalato che Moccia (il guru di Arkeon, ndr) si presentava come psicologo, ma non era iscritto all’ordine.

Dopo il caso Braibanti (nel 1967 un intellettuale di sinistra aveva avuto rapporti omosessuali con due giovani. Uno dei due, però, spinto dai genitori, denunciò il tentativo di Braibanti di «introdursi nella sua mente»), la Consulta ha dichiarato il reato incostituzionale perché «reato d’opinione»

Da qui si sono aggiunte poi varie segnalazioni e denunce sugli abusi psicologici, anche grazie all’operato della dottoressa Tinelli, che per questo è stata poi bersagliata». Non a caso anche l’Ordine nel processo si è costituito parte civile, ricevendo un risarcimento danni; e proprio da lì sono cominciate le pressioni: «So che specie su internet e blog creati ad hoc, sono stato attaccato e insultato dai seguaci di Arkeon. Ma al di là del caso concreto, questa è una vicenda che dovrebbe invitare le istituzioni a riflettere».

IL REATO CHE MANCA

Già, perché forse sarebbe andata diversamente se l’Italia avesse reintrodotto nel suo codice penale il reato di manipolazione mentale. Già, reintrodurre. Perché in Italia c’era. L’articolo 603 del codice penale, infatti, prevedeva che chi sottoponeva «una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione» poteva essere condannato fino a 15 anni di reclusione. Tuttavia dopo il caso Braibanti (nel 1967 un intellettuale di sinistra aveva avuto rapporti omosessuali con due giovani. Uno dei due, però, spinto dai genitori, denunciò il tentativo di Braibanti di «introdursi nella sua mente»), la Consulta ha dichiarato il reato incostituzionale perché «reato d’opinione». Da allora tutti i tentativi fatti per reintrodurlo sono miseramente falliti. «È chiaro – puntualizzano dall’Aivs (Associazione Italiana Vittime Sette) – che non è nostro scopo resuscitare il vecchio reato di plagio, ma riteniamo opportuno che lo Stato italiano possa adottare idonee misure legislative che prevengano e contrastino il condizionamento psicologico degli individui».
Non a caso, la Fecris, la Federazione Europea dei Centri di Ricerca e di Informazione sulle Sette e i Culti, ha inviato una lettera al Governo e ai presidenti di Camera e Senato, esprimendo «forte preoccupazione e sconcerto per il mancato recepimento delle indicazioni contenute» in una Raccomandazione del Consiglio d’Europa (la numero 1412 del 1999) con la quale gli Stati membri sono stati sollecitati a «un’efficace azione di vigilanza e di informazione preventiva sui gruppi a carattere religioso, esoterico o spirituale». Niente da fare: in Italia si continua a perder tempo. Anche in questa legislatura qualcuno ci ha riprovato: l’onorevole Pino Pisicchio il 15 marzo 2013 ha presentato una nuova proposta di legge che, tuttavia, non è mai stata calendarizzata. Intanto le associazioni hanno organizzato soltanto poche settimane fa un incontro in Senato per denunciare l’abbandono delle vittime, non tutelate dallo Stato: diversi i politici presenti, che hanno assicurato la volontà di organizzare tavoli tecnici. Molti di questi, da Piero Liuzzi ad Angela D’Onghia, hanno presentato interrogazioni ad hoc. Che, tuttavia, non hanno mai avuto risposta dal Governo

Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/10/sette-segrete-il-mondo-torbido-che-la-legge-non-riesce-a-perseguire/35177/

Da La Gazzetta del Mezzogiorno del 13 luglio 2017

Due anni e cinque mesi a Vito Carlo Moccia. Una assoluzione e prescrizione per gli altri sei imputati. Diecimila casi denunciati, ammalati speravano nella guarigione

la sentenza

Psico-setta Arkeon, ridotta di 3 mesi
in appello la condanna all’ideatore

Due anni e cinque mesi a Vito Carlo Moccia. Una assoluzione e prescrizione per gli altri sei imputati. Diecimila casi denunciati, ammalati speravano nella guarigione

BARI – La Corte di Appello di Bari ha ridotto di tre mesi, portandola a 2 anni e 5 mesi di reclusione, la condanna nei confronti di Vito Carlo Moccia, ha assolto un altro imputato, Massimo Vavalle, «per non aver commesso il fatto», e ha dichiarato la prescrizione dei reati per gli altri sei. Il processo è quello sulla cosiddetta psico-setta Arkeon. Secondo la ricostruzione dell’accusa, chi soffriva di tumori, Aids o infertilità si rivolgeva alla psico-setta sperando in una guarigione. Oltre diecimila i casi denunciati.

Le indagini

Dalle indagini è emerso che Moccia, 63enne di Noicattaro, avrebbe indotto le vittime a credere, per esempio, di aver subito abusi sessuali in tenera età, intascando fino a centomila euro per le terapie. In primo grado, nel luglio 2012, Moccia era stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione, gli altri sette imputati a pene comprese fra 2 anni e 18 mesi di reclusione. Per Moccia è stata confermata l’ipotesi di ideatore e unico promotore della presunta associazione per delinquere. I fatti contestati si riferiscono al periodo 1999-2008.

 

Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_dicembre_11/psico-setta-arkeon-ridotta-3-mesi-appello-condanna-all-ideatore-c8017e24-a039-11e5-8a29-067d1ea8259f.shtml

 

 

Creative Commons License Un reato per diffamazione archiviato … solo perchè prescritto, ma di cui ancora si può discutere … in tribunale is licensed by Lorita Tinelli under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 United States License.