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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

sette

Rocco Politi è un ex testimone di Geova. Un anziano, per la precisione. Un ruolo ragguardevole, paragonabile al “vescovo” per i cattolici. Un giorno, però, sua nipote si ammala gravemente. Sarebbe necessaria una trasfusione di sangue per salvare la piccolina. Impossibile, però, all’interno dei Testimoni. Talmente impossibile che si preferisce la morte alla cura. E così accade: la piccolina muore. Un colpo tremendo per la famiglia Politi, che decide, con gran fatica, da uscire da quel mondo, un mondo in cui era nato, cresciuto, in cui aveva conosciuto la moglie e messo su famiglia. “Puoi immaginare – ci dice Rocco – lo shock una volta abbandonati i Testimoni di Geova. È come rinascere, ma essere impreparati alla vita vera”.

Una situazione, quella di Rocco, che purtroppo colpisce tanti. E non a caso l’impegno oggi di Politi è dedito all’assistenza di tutti coloro che chiedono aiuto per uscire dal mondo dei Testimoni (che, per inciso, premono affinché nessuno li bolli come “setta”), con la sua associazione Quo Vadis. Basti questo: “Da quando abbiamo registrato Quo Vadis (nel luglio 2013, ndr) io ho ricevuto 120mila mail di richieste di aiuto, da tutto il mondo. Lo Stato, però, preferisce non intervenire”. Verrebbe da chiedersi, a questo punto, come sia possibile che non ci sia il benché minimo controllo di tale fenomeno. Semplice: l’Italia non ha una legge ad hoc. “C’è un vuoto che non è colmato da nessun sistema”, sottolinea Pier Paolo Caselli, ex scientologist che, per la Chiesa di Ron Hubbard, ha versato 100mila euro (“e 70 non li ho più rivisti”). Peggio è andata a Maria Pia Gardini che, come denunciato nel 2012 in commissione al Senato, ha dato a Scientology quasi 2 milioni di dollari. Una cifra esorbitante “per comperare dei corsi, per fare delle donazioni, perché io facendo Scientology sarei diventata superman o superwoman, non avrei più avuto malattie”. Oggi Pier Paolo cerca di prender spunto dalla sua vicenda, anche lui per rendersi in qualche modo utile agli altri. “Ho preso spunto dalla mia vicenda – ci racconta – per portare avanti, tramite il mio sito, un discorso di rafforzamento rispetto alle tematiche legate alla resilienza, quando ci sono importanti sfide da affrontare”.

STATO ASSENTE – Insomma, c’è tanto impegno nel mondo associazionistico, di soccorso alle vittime del mondo dell’occulto e ai loro familiari, ma resta il fatto – come da tempo denuncia anche Maurizio Alessandrini, fondatore dell’Associazione Familiari Vittime delle Sette – che manca un intervento deciso, da parte dello Stato.

Non a caso, la Fecris, la Federazione Europea dei Centri di Ricerca e di Informazione sulle Sette e i Culti, ha inviato una lettera a Matteo Renzi, ai ministri Stefania Giannini, Beatrice Lorenzin, Angelino Alfano, Andrea Orlando e Paolo Gentiloni e ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Piero Grasso, esprimendo “forte preoccupazione e sconcerto per il mancato recepimento delle indicazioni contenute” in una Raccomandazione del Consiglio d’Europa (la numero 1412 del 1999) con la quale si intese sollecitare gli Stati membri a un’efficace azione di vigilanza e di informazione preventiva sui gruppi a carattere religioso, esoterico o spirituale, invitando a concretizzare i necessari interventi mediante appositi programmi d’educazione anche in ambito scolastico”. Peccato, però, che tale raccomandazione, nonostante vari solleciti e diversi interventi parlamentari, non sia mai stata recepita. Col risultato che in Italia manca, a differenza di come accade in Spagna o in Francia, il reato di plagio o manipolazione mentale.

L’ultimo tentativo di peso si è avuto nel 2005, quando un ddl sull’introduzione del reato di plagio è stato approvato dalla commissione Giustizia. Arrivato però in Aula a Palazzo Madama, dopo vari rinvii, è stato congelato, fino a scomparire dall’agenda politica. Anche in questa legislatura qualcuno ci ha riprovato. Come Pino Pisicchio che, il 15 marzo 2013, ha presentato una nuova proposta di legge, ma il ddl, però, non è mai stato nemmeno calendarizzato.

METODI MAFIOSI – Si spera, questa volta, che l’appello della Fecris vada a buon fine, dato che è l’ultimo di una serie interminabile. “Questa lettera – ci dice infatti la dottoressa Lorita Tinelli, psicologa e fondatrice del CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici) – è fondamentale e sintetizza quanto denunciato da anni dalle nostre associazioni. Vi sono in Italia diverso gruppi che agiscono secondo modalità settarie, ma nessuna tutela legislativa per le vittime. Questo vuoto, assieme anche alla impreparazione dei giudici su questo argomento, finiscono per creare un doppio danno alle vittime che denunciano”. Ed è questa la ragione per cui, continua la Tinelli, “chi esce da un gruppo non denuncia. Un altro motivo è che si temono ritorsioni dei medesimi gruppi, che sguazzano nel vuoto legislativo, facendosi passare palesemente per le vere vittime della situazione, gridando spesso alla violazione della libertà di religione, ma agendo in modi similari ai contesti mafiosi, rovinando la reputazione di chi parla sino a commettere altri reati più gravi, quali l’effrazione di email, pedinamenti, molestie e a volte induzione al suicidio”.

GUERRA TRA ASSOCIAZIONI – Intanto, denuncia la Fecris nella sua lettera, “è da lungo tempo in corso una pressante e grave campagna di discredito delle associazioni italiane federate Fecris”, nonché della Sas, la Squadra Anti Sette della Polizia Italiana. Tale attività, peraltro, “mira a negare il fenomeno”. Domanda: chi è che sta portando avanti tal campagna, secondo la Fecris? La European Federation for Freedom of Belief (FoB), che ovviamente respinge puntualmente ogni accusa mossa dalle associazioni antisettarie e che si pregia di frequentare l’Osce (Office for Democratic Institutions and Human Rights), cui puntualmente ogni anno nella propria relazione illustra le ragioni per cui, a loro dire, andrebbero abolite la Squadra Anti Sette, CeSAP e tutti coloro che si occupano del mondo settario e di assistenza a vittime e familiari sconvolti da esperienze con le organizzazioni controverse.

La Fecris, però, a sua volta è impegnata a denunciare il fenomeno settario e i ripetuti tentativi di infiltrazione degli stessi apologeti dei culti in sedi istituzionali. Perché resta un fatto: chi troviamo all’interno della FoB? Lo dice la stessa Fecris: “l’associazione […] vede tra i suoi direttori e membri esponenti di rilievo di organizzazioni controverse come Scientology, Damanhur, Misa Yoga”. Per dire: il leader del Misa, Gregorian Bivolaru, è stato arrestato a febbraio. Era tra i 45 latitanti più pericolosi d’Europa. Insieme a Matteo Messina Denaro e Salah Abdeslam.

Tw: @CarmineGazzanni

Fonte: http://www.lanotiziagiornale.it/da-scientology-ai-santoni-nel-silenzio-del-governo-le-sette-guadagnano-adepti-e-lo-stato-sta-a-guardare/

 

 

Grazie all’avvento di Internet e delle reti social sono cambiate le strategie di reclutamento delle sette, noti anche come gruppi carattere vincolante ora hanno nuovi strumenti per attrarre potenziali sostenitori. Dai volantini e le pubblicità su riviste e giornali, queste organizzazioni sono saltate sulla rete, ottenendo una portata più immediata e globale. Ce lo spiega Marta Sofía Ruiz su El Confidencial.

“Prima si reclutavano persone raccattate per le strade, offrendo loro corsi o conferenze, o ci si fermava ad offrire alla gente una delle attività del gruppo. In questo modo si attiravano solo persone della zona, ora il settore che si può raggiungere è molto più ampio”, ha riferito a Teknautas Margarita Barranco, psicologa ed esperta di settarismo e dinamiche abusive della Redune, una ONG che lavora nella prevenzione settaria.

Secondo questa esperta, praticamente tutti questi gruppi, si basano su una serie di procedure volte a favorire la devozione dei propri membri ad una specifica ideologia o al leader stesso e sono caratterizzati da impiego di tecniche di manipolazione psicologica tra cui  l’avere una presenza sul web. E non prevarrà qualsiasi profilo particolare. “Non importa se sono più politici o  psicoterapeuti o religiosi, culturali, o ufologici … Tutti hanno un posto”, spiega l’esperta.

Un campione: l’ascesa di Bioneuroemoción

Redune segnala come esempio un gruppo pseudoscientifico a lungo denuncito: il movimento Bioneuroemoción, guidato da Enric Corbera. Rivestito da una parvenza di pseudoscienza, con video su Youtube esso ha grande popolarità e raggiunge 134.000 iscritti. “Sono i membri stessi che hanno lanciato un gruppo di Facebook, con più di 100.000 fan, che diffondono i postulati di questa teoria” spiega.

La Psicologa della  spiega che le sue idee su come curare le malattie si basano sulla soluzione del presupposto che provoca il conflitto emotivo in quanto, secondo il suo discorso, risolto quello sarà posto rimedio al problema fisico. Enric Corbera, in uno dei suoi video che parlano della Bioneuroemoción in uno spazio della televisione pubblica, fa l’esempio di qualcuno che è con la sua ragazza e che mangia frutti di mare quando la ragazza lo lascia. Dopo di allora egli sviluppaa un’allergia al pesce che scompare quando si rimuove il trauma della rottura.

Il Bioneuromoción Network nella forma ideale per la trasmissione, raggiunge migliaia di persone vulnerabili. Essi lavorano su un concetto che è molto di moda, ma che non ha alcuna base scientifica: il nostro stato emotivo è la causa di diverse malattie e, quindi, abbiamo il potere dentro di noi per guarire, risolvere lo stato negativo” spiegano da Redune.

Inoltre, hanno mescolato tutte le loro teorie avvolgendole in una patina scientifica nel tentativo di dare loro rigore, e la verità è che per molte persone diventano credibili“, spiegano dalla ONLUS. In realtà, uno sguardo al commenti canale di Youtube di Corbera serve per vedere la forte convinzione che molti fan dimostrano per i suoi postulati e lodano il presunto esperto considerandolo un Salvatore.

 

L’utenza della rete

Con un buon posizionamento SEO (la tecnica utilizzate per apparire nei motori di ricerca di Google), queste organizzazioni scegliere di aprire diversi siti web dove parlano positivamente di loro e dove si  presentano come gruppi interessanti e solidi. “Praticamente tutti i gruppi hanno siti web. E non uno ma molti. Infatti, solo con l’apertura di uno per ogni paese e ogni zona del paese, lodano le cose che offre il gruppo. Così sono più accessibili e, quindi, raggiungono più persone“, dice la psicologa.

Barranco sostiene che cercare  pagine con opinioni negative su tali gruppi è quasi impossibile. “Trovare pagine critiche diventa difficile e complicato. La gente di solito guarda i primi tre siti di qualsiasi motore di ricerca, e poi smettere di guardare, per cui è difficile scoprire gli aspetti critici“, si lamenta.

Le strategie di reclutamento che impiegano sono molteplici. Talvolta ci chiedono che i visitatori lasciano i propri dati nella pagina per inviare informazioni sulle attività; in altri casi, attraverso video, incoraggiano le persone affinchè si iscrivono  a corsi di formazione, in alcuni casi, anche gratuitamente.

Pubblicità difficile da sradicare

La pubblicità ‘on-line’ è un’altra chiave del programma. Anche se le aziende come Google o Facebook danno regole limitanti al tipo di annunci che accettano, le loro regole sono un firewall molto debole per questi gruppi. Secondo quanto riportato da Google, nel 2015 il gigante di Internet ha ritirato più di 780 milioni di annunci per violazione delle loro politiche. Alcuni di loro corrispondeva alla contraffazione, farmaci non approvati o che offriva effetti inesistenti o truffe sulla perdita di peso.

Su YouTube, la piattaforma che molti usano come una vetrina, come nel caso di Bioneuroemoción-, vi sono video di nudità o a contenuti sessuali, violenti o a contenuto grafico, pezzi di discorsi di odio, minacce, spam, violazioni che vietano copyright o contenuti dannosi e pericolosi. Questo ultimo punto è dove potevano nascondersi  coloro che vogliono denunciare i video di questi gruppi, perché le loro teorie potrebbero, nel caso di gruppi pseudoscientifici, portare qualcuno a credere che una malattia può essere curata con un “metodo” e portare a rinunciare a trattamenti medici ortodossi.

Facebook ha una società simile alla politica di Larry Page e di Sergey Brin. In particolare, i punti che potrebbero essere utilizzati per contrastare gli annunci di questi gruppi sarebbero quelli che dicono che “annunci gli pubblicitari non devono costituire, facilitare o promuovere prodotti, servizi o attività illegali” e che “gli annunci non devono includere contenuti falsi, fraudolenti o fuorvianti, come le dichiarazioni, offerte o le pratiche commerciali che possono indurre in errore“. Tuttavia, dimostrare che questi gruppi svolgono attività illegali non è facile.

La questione della legalità

Barranco ha spiegato che a volte, la chiusura di alcune pagine e il ritiro della pubblicità su internet non funziona visto l’alto numero di siti web insieme ai gruppi che cambiano il loro volto. “Dimostrare che stiano commettendo un reato punibile è molto difficile“, spiega la psicologa.

In Spagna, la legislazione in materia di questi gruppi è complicata. Il codice penale considera che i gruppi che, pur avendo come oggetto uno scopo legittimo, e che impiegano violenza o  disordine o utilizzano mezzi di controllo della personalità commettono un crimine. Nonostante questo, definire quando si sta controllando una personalità o quando essi danneggiano le vittime è una sfida da anni nei tribunali, che in molti casi finiscono per respingere le cause.

Purtroppo per le vittime, la famiglia e la società stessa, Internet è stato un trampolino di lancio per i gruppi coercitivi che lavorano sul loro posizionamento e sulla loro presenza nel web, al fine di reclutare nuovi membri per seguire i loro approcci e sostenere le loro teorie. Almeno per il momento, le politiche aziendali e la magistratura non sono abbastanza preparati per fermarli, e ogni giorno cresce il loro numero di utenti e di visitatori.

Fonte: http://infocatolica.com/blog/infories.php/1607311134-las-sectas-usan-internet-y-la

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

di BEVAN HURLEY

Quattro su dieci ex membri dei “Fratelli Esclusivi”, che hanno partecipato ad uno studio sulle esperienze traumatiche vissute all’interno del culto, sostengono di essere stati vittime di abusi sessuali da bambini in Nuova Zelanda.

Dallo studio, condotto da una ex affiliata, è emerso che 18 dei 44 partecipanti hanno sostenuto di essere stati vittime di abusi sessuali da bambini.

Il dato è risultato significativamente maggiore della media mondiale, evidenziando che il 27 per cento ha affermato di aver subito abuso sessuale infantile.

 

Si tratta della prima parte di una ricerca accademica sulle accuse di abusi subiti dai membri della chiesa.

La ricercatrice Jill Mytton, dal Regno Unito, ritiene che il livello di abusi sessuali su minori del campione degli ex membri sia molto più elevato rispetto alla popolazione generale.

“Il dato appare particolarmente elevato in Nuova Zelanda, e merita ulteriori approfondimenti”.

La Mytton ha riferito di non poter essere certa di chi fossero gli abusanti di ogni singolo caso, ma coloro che avevano parlato con lei avevano dichiarato che i loro violentatori erano membri dei Fratelli Esclusivi.
La Mytton ha raccontato di essere stata attaccata dai Fratelli e che il suo studio è stato improvvisamente bloccato dalla sua università che ha sede nel Regno Unito, dopo che i Fratelli hanno minacciato azioni legali.

“Ero in procinto di ulteriori approfondimenti quando un’azione legale dei Fratelli Esclusivi ha fermato le ricerca. L’università che ospitava la ricerca ha tagliato i fondi, presumo per timore di una causa”

Former Exclusive Brethren turned academic Jill Mytton.

I Fratelli Esclusivi hanno dato incarico a tre docenti universitari, professori della University College di Londra e dell’Università di Warwick, che hanno duramente criticato la ricerca della Mytton.

In una dichiarazione, il portavoce della chiesa, Doug Watt, ha affermato: “La ricerca di Jill Mytton è stata ampiamente screditata e rappresenta una vendetta personale contro la Chiesa cristiana dei Fratelli di  Plymouth.

“La chiesa, come tutte le altre persone e organizzazioni oneste, è contraria a qualsiasi tipo di violenza. Ove scoprissimo tali avvenimenti prenderemo i provvedimenti più opportuni.”

Fairfax ha parlato con tre ex membri dei Fratelli Esclusivi che lamentano di essere stati vittime di pedofilia. Nessuno ha denunciato i fatti alla polizia, e ognuno di loro ha riferito di essersi sentito impotente nel confrontarsi con i propri aguzzini, che erano membri della famiglia o anziani all’interno della chiesa.

Una donna, che ora aiuta gli altri fratelli che stanno cercando di lasciare la chiesa, si è definita “terribilmente abusata” da bambina.

“Sono fuggita da casa e ho tentato di suicidarmi e ora continuo a vedere gente che esce dopo aver subito anni e anni di abusi. Ogni altra chiesa ha misure di protezione. Ho ospitato in casa mia ragazze  che sono state orrendamente abusate e sono diventate alcoliste ad appena vent’anni”

Dopo i casi di abusi sessuali nel 2009 tra i membri anziani di alto profilo dei Fratelli Esclusivi, la chiesa ha promesso di introdurre un nuovo codice di tutela dei denuncianti.

Le richieste di questo mese per ricevere copia del codice di tutela o di qualsiasi altra informazione su come i Fratelli Esclusivi trattano le presunte vittime di abusi sessuali, sono rimaste senza risposta.

Jill Mytton ha detto che durante la sua ricerca ha  incontrato fratelli che hanno lasciato la setta che mostravano livelli di stress psicologico più elevati rispetto alla popolazione generale, tra cui depressione, ansia, sintomi da stress post-traumatico e problemi interpersonali.

 

ABUSO SPIRITUALE

 
Una ex affiliata dei Fratelli Esclusivi ha descritto la sensazione di ‘abuso’ da parte di due leader del culto, che stavano indagando sulle accuse di molestie da parte di un vecchio membro dei Fratelli.

La donna ha raccontato di come una ragazzina di 16 anni fu portata in una stanza e interrogata da due leader della setta, o ‘priestlies’ come erano conosciuti.

Ha narrato che il trattamento ricevuto dagli anziani della chiesa era peggio della stessa esperienza dell’abuso.

“Mi guardo indietro e vado che fu una violazione incredibile. Se si è vulnerabili, si è in una posizione di incredibile sottomissione”.

La donna ha raccontato che aveva già iniziato a mettere in discussione gli insegnamenti dei Fratelli, per i quali era stata sottoposta ad abusi psicologici estremi dagli anziani della chiesa stessa.

Riferisce che le venne detto: “sei pazza, ammalata, sei posseduta”.

“Si tratta di abuso spirituale. Fa appello al massimo potere a cui la gente possa credere. Le Sacre Scritture vengono distorte per forzare la sottomissione delle donne.”

La donna ha narrato di aver incontrato il leader mondiale dei Fratelli Esclusivi, Bruce Hales, da adolescente, in un momento in cui lei aveva già iniziato dubitare dei loro insegnamenti.

Si sentiva particolarmente nervosa, perché le era stato insegnato dai Fratelli che Hales potesse leggere le menti.

“Lo stavo guardando, pensando fosse un bugiardo, un imperatore nudo. Lui mi guardò con lo stesso sorriso viscido con cui guardava tutti. Chiaramente che non aveva la minima idea di cosa stessi pensando “.

La donna è stata scomunicata a 21 anni.

“E’ stato un po’ come saltare da un aereo in un grande buco nero”

Dopo vent’anni è ora riuscita a costruirsi una carriera e ha trovato un partner, e dice di essere riuscita a realizzarsi da quando ha lasciato la setta.

“E’ meraviglioso essere liberi da quel controllo ed essere in grado di crescere come persona, nel modo in cui credo ciascuno è stato destinata ad essere”

Tuttavia è lacerata per non essere mai più stata in grado di vedere nuovamente la sua famiglia.

“Mi piacerebbe vederli liberi, ci sono uomini e donne straordinari lì dentro. Pieni di talento e di potenzialità. Una delle cose più orribili che stanno facendo è quello di limitare alle persone dall’essere tutto ciò che possono essere. In tutta serietà ci sono tanti uomini e donne straordinari.

«Non stanno provando piacere e tuttavia non riescono a concepire altro modo di vivere. Non sanno come spezzare la paura.”

 

CASI DI ABUSI SESSUALI

* Clive Allen Petrie, 74 anni, di Nelson, è stato riconosciuto colpevole nel 2009 di nove accuse di offesa al pudore, così come di aver indotto una ragazza sotto i 12 anni a compiere un atto osceno.

* William David McLean, 44 anni, di Levin, è stato imprigionato per tre anni nel 2012 per lo stupro di una donna lungo un periodo di 11 anni.

Fairfax è a conoscenza di altri tre casi recenti o in corso di abuso sessuale criminale contro membri o ex fratelli.

 

FONTE: Stuff

http://www.stuff.co.nz/national/78883222/child-sex-abuse-widespread-in-exclusive-brethren-research-claims.html

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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di Olivier  Faelens,  President  of  SAS Sekten  (Belgium)

Chi di voi ha potuto vedere Going Clear, un documentario mandato in onda da HBO, che parla degli abusi all’interno della Chiesa di Scientology?

Spero che tutti, negli Stati Uniti, siano riusciti a vedere il documentario in maniera legale…

 

Scientology non ama i critici. Ha cercato di fermare HBO inviando una gran quantità di lettere [1]. L’obiettivo di queste lettere era quello di dimostrare che tutte le informazioni negative su Scientology fossero delle bugie e che i testimoni fossero immorali o criminali. Inoltre si voleva dimostrare che i casi in cui Scientology è stata condannata sono dovuti ad attività discriminatorie nei confronti delle religioni in generale e nei confronti di Scientology nello specifico. Essa ha differenti credenze ed è per questo, che in quanto religione non tradizionale, essa venga discriminata.

 

Sappiamo tutti che questo non avviene a causa della diversità delle credenze, ma a causa di pratiche distruttive presenti in essa. E nel caso di Scientology le pratiche distruttive sono venute fuori soprattutto grazie al documentario Going Clear. Ma anche ora, l’affermazione di essere discriminati rispetto ad altre religioni, fa molta impressione a un pubblico con mentalità aperta.

 

Questo ci porta al tema della mia presentazione.

Io voglio dimostrarvi come portare una discussione su vere e false religiosità e fedi, sul fatto che un sistema di credenze sia basato su una idea fraudolenta di un uomo o su una sincera esperienza di religione, offuschi una chiara analisi informativa dei problemi cultuali. Se noi partecipiamo a questa discussione, anche quando non abbiamo iniziato noi questa discussione, solleviamo più domande di quante ne risolveremmo e sposteremmo l’attenzione dalla nostra vera preoccupazione: le pratiche settarie nocive.

 

Per fare un esempio di questa strategia, riprenderò tre delle lettere che la Chiesa di Scientology ha inviato alla HBO per evitare che Going Clear fosse diffuso.

 

 

 

 

Lettera a Sheila Nevins, Presidente, HBO Film Documentari, dalla CSI, 24 Febbraio 2015

 

 

Dal paragrafo conclusivo:

 

Non ci si può nascondere dalla verità e far finta che il suo film è tutt’altro che un esercizio unilaterale di fanatismo religioso che si basa sulle menzogne.

 

 

Questo è la simpatica sintesi: il documentario è fatto di bugie e di intolleranza religiosa.

 

 

 

Lettera al Membro anziano del Consiglio Stephanie S. Abrutyn dagli avvocati Bisceglie  &  Walsh, 16  Marzo  2015

 

Ti scriviamo per il documentario su Scientology che Alex Gibney ha realizzato basandosi sul libro di Lawrence  Wright.

 

 

Ma la cosa peggiore di tutte è il il riferimento a Scientology del signor Wright che va diffondendosi come un “virus” che potrebbe “ritornare letale”.

 

Questo è un linguaggio scioccante, pari a discorsi di incitamento all’odio e che evidenzia malizia. Vi è naturalmente solo una cosa da fare contro un virus letale: sradicarlo. Questa precisa analogia di un “virus mutante” è stata utilizzata da anti-estremisti religiosi in Francia per sostenere l’alibi dell’etichettatura della “patologia della fede» in Europa.

 

MIVILUDES, laicità, FECRIS … un miscuglio di mostri anti-settari. Ma questa non è l’accusa della Chiesa di Sscientology. Non stiamo combattendo contro gli abusi settari, ma contro la religione e la fede … Seguono tre citazioni della stessa lettera.

 

 

La Chiesa ha documentato più di 1.500 casi di discriminazione contro i propri parrocchiani in Germania in questo periodo [anni '90] e presentato le prove a organismi per i diritti umani internazionali, i governi e la comunità dei diritti umani.

 

 

A pagina 243 del suo libro, il signor Wright afferma che la politica del governo tedesco è quello di rifiutare il riconoscimento di Scientology come religione; poi cita Norbert Blum, l’ex ministro del Lavoro nell’amministrazione Kohl, e di un funzionario noto come la signora Caberta, per le sue esternazioni discriminatorie contro Scientology, la quale afferma che Scientology “non è una chiesa o una organizzazione religiosa”. Pur dando al lettore la netta impressione che le Chiese di Scientology sono trattate come organizzazioni commerciali in Germania, il signor Wright non riesce a ricordare che ci sono oltre 40 decisioni giudiziarie tedesche che riconoscono che la Chiesa di Scientology e i suoi membri hanno diritto alle protezioni di libertà di religione e della fede come previsto dall’articolo 4 della Costituzione tedesca.

 

 

Questa volta non è la Francia, ma la Germania negli anni ’90 che è il discriminatore, e la Chiesa di Scientology un eroe della giustizia che stava combattendo contro. I culti, e in particolare Scientology, hanno citato in giudizio per discriminazione oltre 1500 casi.

 

E come discriminiamo la Chiesa di Scientology? Quando affermiamo che la CS “non è una chiesa o una organizzazione religiosa“.

 

 

Ancora una lettera.

 

 

Lettera a HBO Senior Counsel Stephanie S. Abrutyn, da Rabinowitz, Boudin, standard, Krinsky & Lieberman, PC, Avvocati, 19 mar 2015

 

Sono un avvocato praticante nei settori dei diritti costituzionali, delle libertà civili e della protezione del Primo Emendamento dell’esercizio della libertà religiosa, della parola e della libertà di associazione. Ho rappresentato la Chiesa di Scientology per quasi quarant’anni in tale qualità. Ho con successo sostenuto casi per conto della chiesa, così come per altre organizzazioni e persone, dinnanzi alla Corte suprema e nella maggior parte dei circuiti di appello delle corti federali.
Scrivo riguardo al “documentario” di Alex Gibney, accuratamente basato sul libro scritto da Lawrence Wright intitolato Going Clear: Scientology, Hollywood, e il Carcere del credo. Esorto vivamente la HBO ad annullare la sponsorizzazione di questo film, che servirà solo a diffondere intolleranza religiosa e il pregiudizio nei confronti della religione di Scientology, dei suoi ministri, ed il loro apparente contrasto con i principi americani di libertà religiosa e di uguaglianza.
I proventi del Libro del signor Wright vengono da una talmente parziale e indifendibile premessa diffusa: “Scientology è un culto e una frode”. Secondo Wright questa premessa è concordata sia dal pubblico in generale sia dalle autorità governative (una “ipotesi diffusa”) e tutti vedono che Scientology è una religione falsa, le sue credenze religiose e la dottrina sono senza fondamento e che essa non è degna di rispetto in quanto la Chiesa li promulga sapendo che sono false (la definizione di frode), e che è come una “setta” (nel significato peggiore del termine), pertanto non ha diritto al rispetto e alla tutela costituzionale delle religioni tradizionali più anziani. Da questa premessa, Wright procede in un attacco unilaterale contro la religione e la Chiesa sulla base di colloqui con un gruppo selezionato di apostati anti-Scientology, con l’obiettivo di distruggere la Chiesa e la religione.

 

 

Questa citazione dimostra chiaramente il tipo di accuse da cui la Chiesa di Scientology vuole difendersi:

Scientology è una religione falsa, le sue credenze religiose e la dottrina sono senza fondamento e non degne di rispetto e la Chiesa le promulga sapendo che sono false, essa è una “setta” (col significato usato nel linguaggio comune come termine di degrado), non ha diritto al rispetto e alla tutela costituzionale delle religioni tradizionali più antiche.

 

Questo significa che se accusiamo la Chiesa di Scientology di una di queste cose e apriamo discussioni a riguardo, stiamo dando loro quello che vogliono. Perché vogliono questo?

 Perché questo sposta il fulcro della nostra reale preoccupazione: le loro pratiche dannose.

I Culti non smettono di gridare che essi vengono discriminati. E per un pubblico di mentalità aperta e disinformata è difficile mettere da parte domande e preoccupazioni di discriminazione e vederli per quello che sono: dei manipolatori disonesti dell’informazione. Aumentando ancora e ancora domande e preoccupazioni sono loro che scelgono l’oggetto. Quando si cerca di essere di mentalità aperta, si pospone il proprio giudizio su qualcosa quando qualcuno sta parlando o gridando di discriminazione, e si ascolta quello che lui / lei ha da dire.

Ma così facendo, si sta già pensando a ciò che l’altro vuole.

Nel caso di culti come Scientology, fa parte del loro proselitismo o di modalità di convertire l’altro ai propri pensieri.

Anche quando si sta pensando criticamente (che è un buon modo di pensare), si potrebbe pensare la cosa sbagliata.

 E quando si è di mentalità aperta, questo suona un po’ contro-intuitivo. Non dovremmo sempre ascoltare ciò che qualcuno ha da dire? La risposta è: no, se non siamo consapevoli che quello che l’altro dice è solo una dichiarazione retorica, senza alcuna volontà di ascoltare un altro punto di vista e di portare avanti un dibattito. Questo è disonesto. La loro indignazione è orchestrata e appare come una richiesta di essere ascoltato, ma in realtà è un invito a non ascoltare gli altri.

 

Un esempio dell’errore che facciamo discutendo con loro, a mio parere, è affermare che Scientology o altri sistemi di credenze di culto non siano vere religioni, perché si basano sulla fantasia di un uomo o perchè hanno scopi commerciali. A meno che questo sia indicato come un divertente tipicità, è problematico perché credo che sia difficile o impossibile fare una distinzione tra le credenze metafisiche estreme e i falsi, a meno che non si accettano alcune premesse indimostrabili, come ad esempio: Dio e le autentiche spiritualità sono buone, quindi le cattive azioni non possono essere ispirate da autentiche spiritualità. Questo conta solo quando la definizione di Dio o la spiritualità include la bontà.

Penso che la maggior parte di voi sarebbero d’accordo che riferirsi ad una fonte sacra, come la Bibbia, non è di alcun aiuto nel decidere se una credenza o una prassi è vera o è il bene, a meno che già accetti il valore scritturale.

In caso contrario, risulta il nulla.

Ma, quando si parla di Scientology, abbiamo sempre segnalato il fatto che LRH ha reso il tutto. E ci piace citarlo dicendo che ‘il modo migliore per diventare un milionario è fondare una religione‘ quindi deve essere tutto di fantasia.

Questo può essere vero, ma per molti scientologist, è la verità. Essi credono, come la maggior parte dei protestanti credono nella verità dei Vangeli. E credo quindi che non dovremmo discutere sulla religiosità di questo gruppo di persone, come non dovremmo farlo con i combattenti jihadisti e di altre forme problematiche di ‘religione’. Probabilmente ci sono combattenti jihadisti e Scientologist che sono nei loro gruppi per altri scopi, senza credere ciò che predicano. Ma la maggior parte di loro sono credenti e religiosi. In ogni caso, impegnarsi in questo dibattito a volte può essere interessante, ma è dare loro quello che vogliono e si viene trascinati via dal centro di ciò che conta davvero: le pratiche nocive all’interno di questi gruppi.

 

Quindi, questo è quello per cui mi appello. E penso che non dovrebbe causare il maggior numero di problemi pratici, come fa ora. Ad esempio, l’esenzione fiscale. Non è sufficiente a dimostrare che sei una organizzazione religiosa per poter beneficiare di uno status di esenzione fiscale. Un altro criterio dovrebbe essere, e questo ha scarsa attenzione negli Stati Uniti e in altri paesi, di rispettare le leggi di quel paese. Il terrorista o l’organizzazione criminale che non rispettano le leggi non dovrebbero ottenere esenzione, anche se sono religiosi. La religiosità non è esentata dal rispettare altre leggi e i diritti fondamentali. E nemmeno sottolineare dei reati dovrebbe comportare alcuna discriminazione. Se vai fuori da certe direttive non ci esime dal rispettare la tua libertà di credo e di praticare la tua religione, ma è un rispetto relativo.

Ed è proprio questa la relatività e l’equilibrio che manca nella retorica del culto. ‘I nostri diritti come religione non vengono rispettati così smettiamo di parlare di altre cose, perché non ci importa.’ Nella mente del membro del culto, non c’è altro.

Quindi, di nuovo, il mio consiglio, a meno che una persona è disposta ad ascoltare e impegnarsi in un dialogo, è quello di non lasciare loro impostare gli argomenti di discussione. Dobbiamo essere presenti nelle discussioni, ma allora dovremmo evitare i temi che non contano. Si vedono come veri credenti e  autentici religiosi? Nessun problema. Fintanto che rispettano la legge e tutti i diritti fondamentali. E se siamo in grado di continuare a informare il pubblico circa le offese, i danni e i pericoli, penso che stiamo facendo un ottimo lavoro.

 

[1] Verschillende van deze brieven zijn te vinden op http://www.freedommag.org

 

Fonte: http://fecris.org/wp-content/uploads/2015/05/Faelens_EN.pdf

Traduzione non professionale di Lorita Tinelli

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Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Ringrazio la Dottoressa Janja Lalich per avermi concesso il permesso di tradurre la seguente relazione
Relazione presentata al convegno FECRIS, tenutosi a Marsiglia il 16 maggio 2015 da
Janja Lalich, Ph.D., Professore Emerito di Sociologia
Introduzione
A mio avviso, attualmente, sono quattro le  principali problematiche che riguardano i casi giudiziari legati ai culti negli Stati Uniti.
Esse sono:
(1) non vi sono sufficiente avvocati che trattano questi casi;
(2) non c’è un numero sufficiente di esperti qualificati per testimoniare a favore delle vittime;
(3) permane la mancanza di volontà dei tribunali di affrontare qualsiasi cosa che possa riguardare il tema della “religione” in linea con l’onnipotente principio del Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti (il cosiddetto diritto alla “la libertà di religione”);
e
(4) la confusione operata dagli apologeti dei culti – cioè, la confusione tra “sette” e “religione”, e la confusione sul libero arbitrio verso qualcosa che io chiamo “scelta limitata” [1] – che può anche essere considerata come una confusione sul lavaggio del cervello verso l’indottrinamento. Questi fattori possono coinvolgere  sia i casi penali che quelli civili, tra cui casi di divorzio e custodia dei minori e liquidazione.
1) Non vi sono abbastanza Avvocati disponibili
Molto semplicemente, gli avvocati americani non sono abbastanza disponibili ad assumere casi correlati con i culti. Essi possono sentirsi ostacolati dal problema; possono non comprendere chiaramente la questione dell’indebita influenza  o delle teorie correlate; possono non usufruire della conoscenza di esperti di culto per ideare strategie; possono non  vedere possibilità di vittoria. E, naturalmente, per molti avvocati, non vedere una vittoria impedisce loro di assumere la difesa un cliente. In molti casi, non vorranno nemmeno sentire il cliente.
Anche loro dovrebbero essere interessati al caso, non possono conoscere tutte le questioni legate ai culti perchè possono farsi guidare da alcuni degli stessi pregiudizi circa i culti come fa la maggior parte dell’opinione pubblica su questo dolorosamente incompreso problema sociale. Quest’ultimo punto può anche creare ostacoli durante la selezione della giuria.

Alcuni degli avvocati più anziani che si sono occupati di questi casi sono proprio questo: anziani, pensionati e deceduti. Purtroppo non si è formata una nuova generazione di avvocati interessati a casi legati ai culti. Ciò significa, naturalmente, che anche se un ex membro di setta o qualcuno, vittima di un culto, volesse presentare una querela o una citazione per la custodia dei propri figli, lui o lei dovrà faticare a trovare un avvocato disposto ad assumere il caso. Inutile dire che la maggior parte delle vittime/sopravvissuti non prenderà nemmeno in considerazione tale combinazione perché o sono a conoscenza di come farlo o semplicemente non sanno come andare avanti con la vita e non pensare più a quello. Allo stesso modo, i coniugi e / o genitori
tendono a trovare giudici non disposti ad affrontare le questioni, soprattutto se si tratta di un culto “religioso”.

 

Un esempio illustrativo sull’uso di esperti di culti e delle teorie della persuasione coercitiva è il caso di Lee Boyd Malvo, il giovane uomo accusato di essere un cecchino e di omicidi a Washington, DC nel 2002.

 

Malvo, 17 anni, in quel periodo era sotto l’influenza del suo “padre putativo”, più anziano (41 anni) ed estremamente prepotente, John Allen Muhammad. Nella speranza di evitare un verdetto di pena di morte, la difesa di Malvo utilizzò la consulenza psicologica del Dr. Paul Martin. Come riportato in TheBaltimore Sun:

 

“La testimonianza di Martin è la passerella per una serie di esperti della salute mentale che saranno chiamati al banco dei testimoni la prossima settimana, in un sforzo della difesa per cercare di convincere i giurati che Malvo era pazzo – e non colpevole – quando fu coinvolto negli attacchi. La difesa è iniziata con la presenza di Martin che ha spiegato come le persone possono essere costrette a modificare i propri sistemi di credenze e di comportamento. Lunedi, lo psicologo Dewey Cornell sarà chiamato a testimoniare che, sulla base delle sue 300 ore di analisi, egli ritiene che Malvo era “indottrinato” dal 42enne Muhammad.
L’ex soldato dell’esercito è stato condannato lo scorso mese per il suo ruolo negli attacchi; la giuria l’ha condannato a morte. La testimonianza di Cornell sarà seguita da altri esperti della difesa, che dimostreranno che, il lavaggio del cervello era stato tanto intenso al punto di travolgere il senso di giusto o di sbagliato di Malvo. [nonostante le obiezioni dell'accusa], la difesa sostiene che il lavaggio del cervello provocò in Malvo un “disordine dissociativo non altrimenti specificato” [2]”
(Diagnosi del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Mentali dell’Associazione di Psichiatria Americana) [3].

In ultima analisi, a Malvo è stata risparmiata la pena di morte, ma “rimane incarcerato nel Red
Onion State Prison in Virginia, dove si trova in isolamento, senza la possibilità di alcun contatto umano”. [4]

John Allen Muhammad è stato giustiziato nel novembre 2009.

 

Allo stesso modo, nel 2013 nello Stato di Washington il Tribunale Superiore in una udienza di custodia, io sono stata in grado di spiegare al presidente il perché del possibile danno per il figlio di 5 anni di una coppia, se fosse stato esposto alle attenzioni di un culto in Colorado, dove il padre si era trasferito per frequentarlo. Il leader del culto, Lord Ra-El si era autoproclamato il Cristo ritornato e promuoveva l’attività sessuale tra adulti e minori, nonché cercava di prendere contatti con noti terroristi di alto profilo.
Il giudice ha stabilità l’interruzione dei contatti tra padre e figlio, sottoponendo il padre a visite di controllo specialistiche. Quando fossero completate in modo soddisfacente le disposizioni del giudice, ci sarebbero state eventuali visite tra padre e figlio monitorare da un valutatore professionista.

Io sostengo che quelli di noi che sono attivi in ​​questo settore debbono sviluppare strategie su come stimolare l’interesse degli avvocati e su come formarli circa il potenziale per il buon esito di questi casi.

 

 

2) Non vi sono sufficienti esperti preparati e qualificati

 

Essere un testimone esperto nel sistema legale americano non è come fare un pic-nic. Nemmeno gli si avvicina. E’ ancora meno nei casi legati ai culti. Esso è un lavoro a parte che vi porta da un’altra parte – è fatto nella deposizione ed è portato avanti in aula. Ci vuole una persona fiduciosa, con la pelle dura in grado di sopportare il tormento e  all’umiliazione e altro ancora.

 

Ma il nostro problema qui inizia con la realtà che non ci sono esperti di sette abbastanza qualificati – individui cioè che posseggono preferibilmente titoli di studio adeguati, che hanno o hanno avuto affiliazioni con l’università e che sono esperti su questo argomento – cioè, sui metodi e sulle conseguenze dell’indottrinamento di un culto e sulla facilità con cui i cittadini possono essere coinvolti dalle strategie di una setta. Negli Stati Uniti, purtroppo, vi sono molti apologeti dei culti e alcuni adepti frequentano molti programmi di studi religiosi e molti dipartimenti di Sociologia.

 

Gli studenti laureati ignari che possono mostrare un interesse verso le sette (o “nuovi movimenti religiosi”, questa è l’etichetta preferita dagli apologeti) vengono presi sotto le ali di questi oppositori e curati per “portare la torcia”. I pochi di noi in Sociologia – per esempio, il dottor
Benjamin Zablocki, ora in pensione presso la Rutgers; il Dr. Stephen Kent presso l’Università di
Alberta in Canada; ed io, da poco in pensione dalla California State University, Chico – hanno combattuto la buona battaglia, ma siamo schiacciati dolorosamente. E come si potrebbe sospettare, l’ICSA non è stata di alcun aiuto in questo senso, avendo portato sempre più credito agli apologeti, come Eileen Barker e company, sin da quando c’è stato il passaggio del brillante ed impavido presidente dell’ICSA di lunga data, l’avvocato Herbert Rosedale di New York.

Anche in questo caso, è mio desiderio che noi incoraggiamo lo studio sull’influenza sociale e sul controllo, con particolare attenzione ai gruppi e/o individui che sposano l’estremismo ideologico diqualsiasi tipo e la filosofia secondo cui il fine-giustifica-i mezzi. Ciò comprenderà anche le relazioni “personali” di tipo settario (one-to-one o di famiglia), imprese settarie, traffico di esseri umani, e vari gruppi New Age che utilizzano metodi simili o l’indebita e coercitiva influenza per corteggiare, conservare e controllare i propri seguaci. Questo significa che bisognerebbe pubblicare più articoli in riviste peer-reviewed,  libri con contratti accademici o con serie case editrici,  editoriali e notizie analizzate in concomitanza con l’attualità, e la creazione di intelligenti interviste con i media e conferenze stampa.
Siamo in un momento preoccupante, di sicuro, ma anche propizio per fare questo – momento in cui quelle attività terroristiche hanno riaperto la discussione pubblica sul “lavaggio del cervello”, dell’indottrinamento estremo.
Siamo dalla parte giusta della storia e dobbiamo prendere una posizione e dobbiamo coinvolgere giovani studiosi con noi.

 

3) Paura di offendere – L’ombra del Primo Emendamento

 

Il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti afferma:
Il congresso non farà una legge per il riconoscimento ufficiale di una religione o che ne vieti il libero esercizio; o che limiti la libertà di parola o della stampa; o il diritto del popolo ad adunarsi pacificamente e presentare una petizione al Governo per la tutelarsi dalle ingiustizie.

 

E questa prima clausola implica altre cose:

 

  1. L’assistenza finanziaria a istituti legati alle chiese (quanti milioni di dollari andranno alle cosidette fedi in beneficienza negli Stati Uniti?)
  2. I tempi delle ferie nelle scuole pubbliche per le vacanze religiose
  3. L’esenzione fiscale sulla proprietà religiosa (quanta perdita del debito pubblico si potrebbe ottenere se Scientology, per esempio, pagasse le imposte?)
  4. Le leggi di chiusura per la domenica
  5. Le osservanze governative religiose e le manifestazioni religiose proprie del governo (dal Congresso degli Stati Uniti sino al locale Consiglio cittadino, ogni sessione inizia con una preghiera)
  6. L’esenzione delle organizzazioni religiose dall’ applicazione generale delle leggi (e avrete senza dubbio sentito parlare della clamore della torta nuziale dello stesso sesso?) [5]

 

Tuttavia, nelle sentenze del 1878 e del 1890, per quanto riguarda la poligamia, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha fatto una distinzione tra la libertà di credere e la libertà di agire [6].

Si auspicava che quella tradizione avrebbe continuato ad esistere. Ma non così non è stato.
Nel corso degli anni, sempre più ordinanze giuridiche hanno avuto la tendenza a offrire una notevole protezione alla religione. Nel 1940 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato la condanna di un Testimone di Geova e di due suoi figli per proselitismo, concludendo:

 

Nel regno della fede religiosa, e in quello delle credenze politiche, sorgono forti divergenze. In entrambi i campi i principi di un solo uomo possono mostrare un errore al suo prossimo. Per convincere gli altri del proprio punto di vista, il leader, come sappiamo, a volte, ricorre ad esagerazioni, alla denigrazione di uomini che sono stati, o sono, di primo piano nella chiesa o nello stato, e anche alle false dichiarazioni. Ma il popolo di questa nazione ha ordinato nella luce della storia, che, nonostante le probabilità di eccessi e gli abusi, queste libertà sono a lungo andare, essenziali per l’opinione illuminata e retta condotta da quella parte dei cittadini che sono nella democrazia”.[7]

 

Più tardi, nel 1963, il Giudice Brennan ha scritto che la sottile linea che separa la fede dall’azione era quella di determinare se una pratica religiosa specifica causasse “una minaccia sostanziale per la sicurezza pubblica, per la pace o per l’ordine pubblico” [8]

Così il gioco è fatto.
Una risorsa eccellente su questo argomento è offerta dall’esperto di Costituzione, Marci Hamilton. Nel suo libro God vs the Gavel: Religion and the Rule of Law egli documenta come quasi sia impossibile perseguire gli abusi sui minori da parte del clero, la negligenza medica da parte dei guaritori, e altri comportamenti intollerabili delle cosiddette pratiche religiose. Hamilton scrive nell’introduzione del libro:

C’è un pericoloso atteggiamento rilassato che gli americani assumono, secondo cui se l’argomento è religioso, il risultato è inevitabilmente buono. Si tratta di un controllo della realtà: enti religiosi danneggiano persone ogni giorno, e nonostante io sia un credente , lo dico con convinzione che è avventato consentire ai singoli e alle organizzazioni religiose di essere irresponsabili. La fiducia prevalente nelle organizzazioni e negli individui religiosi ha portato ad un mosaico di leggi che creano privilegi speciali per le entità religiose oltre le aspettative iniziali di ciascuno”. [9]

In effetti, mentre stavo scrivendo questa relazione, il 20 aprile 2015, la Corte d’Appello del Tribunale della California, esprimendosi in un altro caso inerente i Testimoni di Geova, ha rilevato che “la Chiesa non ha alcun obbligo di evitare che i suoi membri danneggino altri” (Conti vs. Watchtower Bible & Tract Society di New York, Inc.). [10] Questo giudizio ha invertito il precedente che aveva destinato un risarcimento di $ 8 milioni per danni. L’attrice aveva citato in giudizio il suo aggressore e la Torre di Guardia, sostenendo di essere stata molestata più volte per un periodo di due anni, da un membro della congregazione, durante le sue attività. Egli aveva ammesso quelle molestie ai suoi anziani, che però non avevano avvertito la polizia né la congregazione. Questo privilegiare confessioni penitenziali viene garantito dalla giurisprudenza costante dei tribunali della California. E lo schema si ripete in altri stati.

Un altro fattore problematico negli Stati Uniti è la facilità con cui un gruppo o organizzazione possono diventare una religione. Dato che la Costituzione mette in chiaro che il governo non può definire una chiesa, il risultato è stato che tutto è permesso. Solo questa settimana un club del sesso adulto in Nashville, Tennessee, si è dichiarato una religione e ha ottenuto l’approvazione della città di Nashville per aprire la sua nuova sede vicino ad una scuola elementare – nonostante ci sia una legge della città che vieta che vi siano sexy club privati entro 1.000 piedi dalle scuole, parchi, dai centri di assistenza diurna, e da luoghi di culto . I fondatori hanno cambiato il nome da The Social Club in The United Fellowship Center. Una stanza, una volta era denominata “prigione”, mentre ora è chiamata “Coro” e le 49 salette private sono ora “sale di preghiera”.[11]

 

 

 

 

4) La confusione creata dagli Apologisti dei Culti

 

Non è sconosciuto a questo pubblico che la stragrande maggioranza dei danni perpetrati dagli apologeti dei culti – di solito in nome della “libertà di religione” – provengono da una battaglia di lunga data, che, mi dispiace ammetterlo, si è evoluta a loro favore. Per anni essi sono riusciti a impedire alla stampa (almeno negli Stati Uniti) di scrivere negativamente sui culti; infatti, anche la parola “setta” è raramente usata dai media. Grazie ad alcuni documentaristi coraggiosi, che hanno parlato in modo eccellente di storie di culti e delle loro vittime (lode a HBO and Going Clear [12]e al canale Investigation Discovery con la serie Persuasioni pericolose), questo comincia a cambiare.

Oltre alla strategia di influenzare i media, gli apologeti hanno consciamente o inconsciamente, deliberatamente o senza mal intenzione, offuscato la reputazione di noti critici delle sette, tra i più ferocemente attaccati la Dr.ssa Margaret Singer della California e il dottor John Clark del Massachusetts (Clark era uno psichiatra alla Harvard Medical School, e fondatore della American Family Foundation, precursore dell’ICSA). Questo comportamento ha incoraggiato i culti nei loro progressi in questa arena. Per un certo tempo, ad esempio, e forse questo persiste ancora oggi, Scientology avrebbe prestato investigatori privati ​​e assistenza legale a tutti i casi di culto in cui erano coinvolti i loro nemici giurati o ideologici.

Le attività non etiche favoriscono infatti strane compagnie di letto. E molti degli apologeti sono stati utilizzati come esperti in casi legali – il più tristemente noto quale professionista apologista di culti, Dick Anthony, si dice guadagni $ 3.500 al giorno per testimoniare a favore dei culti. [13]

Non importa il caso, non importano le accuse, non importa l’evidenza, Dick Anthony è probabile che vada in aiuto di qualsiasi culto o di un gruppo chiuso, che sia stato citato in giudizio. [14]. Nel 2009 sono stata citata dall’ Agenzia del procuratore distrettuale di El Dorado County (CA) per testimoniare nel processo contro un leader di una setta poligama che era accusato di aver torturato e picchiato a morte il proprio figlio di 4 anni [15]. La difesa aveva ingaggiato Anthony per scrivere una mozione preliminare per escludere me quale testimone nel processo. Nonostante le false e fuorvianti proteste di Anthony, la Corte ha stabilito che la mia testimonianza era ammissibile.

Un’altra sentenza, tuttavia, ha escluso l’uso della parola “setta”. Nessun problema, ho detto. Ho istruito la giuria circa il potere di influenza sociale e di controllo in un ambiente chiuso, o quello che io chiamo un ambiente “a chiusura automatica”, dominato da una personalità carismatica e dalla creazione di una mentalità che io chiamo “la scelta limitata.” Si trattava di quel fenomeno che impediva alle donne di chiamare la polizia al momento dell’omicidio. Non c’è bisogno di parlare di culti o lavaggio del cervello. Il cittadino medio è perfettamente in grado di capire questo tipo di indebita influenza. Alla fine del processo, Ulisse Roberson è stato condannato in secondo grado per omicidio ed è stato condannato al carcere per 15 anni.

Due cose erano uniche in questo caso: (1) la scomparsa del bambino era avvenuta 24 anni prima, nel 1985 e, in quel momento, le “mogli” che avevano assistito al pestaggio e all’omicidio non avrebbero testimoniato in quanto erano ancora sotto l’influenza di Roberson; e (2) il corpo del ragazzo non è mai stato trovato. E’ estremamente raro, come probabilmente sapete, ottenere una condanna per l’accusa di omicidio senza un corpo. Tuttavia, in questo caso, l’accusa ha prevalso.

La confusione tra sette e religione è solo una importante tattica per la difesa legale dei culti e dei loro attori. Inutile dire che le calunnie espresse contro esperti di culto va ben oltre il dibattito scientifico, almeno nei tribunali americani. Potrei raccontarvi la causa contro i fondatori di quello che divenne un culto di business, in cui l’avvocato difensore ha insinuato che ero l’amante della Dottoressa Margaret Singer.

Poi ha cercato di dimostrare che ero prevenuta perché ero stata in una setta. Infine ha cercato di indurre nella giuria un senso di antipatia e di diffidenza perché io ero stata in un culto comunista (è il modo migliore per screditare qualcuno in America!). Tuttavia, ancora una volta, l’attore ha compreso come gli imputati avevano scelto di risolvere prima che il caso andasse in giuria.

In definitiva, è mia opinione che fino a quando gli apologeti cercheranno attivamente di
confondere giudici e giurie, è nostra responsabilità prendere in mano la questione e mettere su la migliore difesa contro le loro distorsioni e le loro false accuse. Facciamo questo nei nostri territori, in modo estremamente riflessivo e logico nelle nostre spiegazioni in aula durante la testimonianza, e sapendo che in effetti noi siamo dalla parte giusta della storia.

Bibiografia

 

[1] Lalich, J. (2004). Bounded choice: True believers and charismatic cults. Berkeley: University of

California Press.

[2] Siegel, A. F. (2003, December 6). Witness links Malvo profile, brainwashing, The Baltimore Sun.

[3] American Psychiatric Association. (1994). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (4th ed.).

Washington, DC: Author, pp. 490-91.

[4] Albarus, C. (2012). The making of Lee Boyd Malvo: The D.C. Sniper. NY: Columbia University Press, p.

10.

[5] Available: www.constitution.findlaw.com/amendment1.html.

[6] Reynolds v. United States, 98 U.S. 145(1878); Davis v. Beason, 133 U.S. 333 1890).

[7] Cantwell v. Connecticut, 310 U.S. 296 (1940).

[8] Available: www.constitution.findlaw.com/amendment1.html.

[9] Hamilton, M. (2005). God vs. the gavel: Religion and the rule of law. (NY: Cambridge University Press), p. xv.

[10] Available: www.jdsupra.com/legalnews/in-childhood-

sexual-abuse-case-californ-19456/

[11] Loller, T. (2015, April 25). Sex club seeks Nashville blessing by vowing to be a church. Associated Press.

[12] HBO (Producer), & Gibney, A. (Director). (2015). Going clear: Scientology and the Prison of Belief.

[13] Available: www.cultnews.com/?p=1482.

[14] For an excellent critique of Anthony’s thinking, see “Questions from the Balcony: A Critique of Dick Anthony” by Herbert L. Rosedale in Cults and Society, Vol.1, No. 1 (2001).

[15] People of the State of California v. Ulysses Roberson, No.S01CRF0236 (1985).

 

 

 

Fonte: http://fecris.org/wp-content/uploads/2015/05/Lalich_EN.pdf

 

Traduzione non professionale di Lorita Tinelli

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Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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by Janja Lalich, Ph.D.

La gente che mi conosce – e non quella che mi conosce personalmente – di me sa due cose: che ho un nome che a prima vista sembra difficile da pronunciare e che negli ultimi 20 anni ho studiato i culti. Spiego entrambe le cose.

Photo: Janja Lalich Dr.ssa Janja Lalich
Come figlia di immigrati serbi – questa è la prima spiegazione – non dovevo andare al college. Mio padre “di stampo antico” credeva che le ragazze fossero messe su questa terra per sposarsi e avere bambini serbi sani, preferibilmente maschietti. Ma io ho avuto un destino diverso e ho avuto la fortuna di crescere in un momento in cui il college era abbordabile e le borse di studio erano abbondanti. Ho frequentato la scuola e ho completato i miei studi con una laurea con lode presso l’Università del Wisconsin, seguita da una borsa di studio Fulbright presso l’Université d’Aix-en-Provence, nel sud della Francia. In seguito ho deciso di non proseguire gli studi universitari e sono andata a vivere e lavorare a New York, poi ho trascorso quattro anni circa  su un’isola spagnola, e alla fine mi sono stabilita a San Francisco. Era la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70,  ed io ero uno spirito libero, con le aspirazioni per tutta la vita di essere una scrittrice.

Perché dico tutto questo? Perché in quel momento sono entrata in un culto!

Nel 1974 nessuno avrebbe mai detto che un essere intelligente, indipendente, saggio e testa dura come me un giorno avrebbe avuto piacere a stare sotto il controllo di qualcuno, io  sicuramente avrei sorriso e avrei detto: “No, non me!“.  Ma sì, a me – e io porto questo background in parte per distruggere il mito duraturo che solo le persone fragili e stupide possono entrare in una setta.

Per 10 e più anni ho vissuto in un ambiente estremamente controllato e restrittivo, da vero credente con l’idea di aver trovato il mio destino e di lavorare per scopi positivi. Io, con i miei compagni, ma solo grazie al nostro leader, stavamo per cambiare il mondo – quando in realtà l’unica cosa che avevo ottenuto era il mio cambiamento. E non solo, mi era stato lavato il  cervello – una parola che uso volutamente e su cui tornerò più tardi – ma io ero una dei più lavati di cervello nel mio gruppo!

Quando mi viene chiesto se mi pento della mia esperienza di culto e se potrei farla di nuovo, io rispondo che sì, mi pento e no, io non lo farei di nuovo. Certo, ho incontrato alcune persone simpatiche e ho imparato alcune cose; posso anche dire che ho imparato molto – con l’avvertenza che avrei preferito imparare quelle cose in un altro modo.

Ma il gioco è fatto. Sono entrata in un culto. Ho passato più di 10 anni vincolata, confinata e spesso in conflitto. Questo fa parte del mio background – e quindi l’unica cosa sensata da fare, per quanto ho potuto dire, era quella di “trasformare una cosa cattiva in una buona cosa“.

Una volta fuori dal culto, dopo tanto tumulto interiore, insicurezza, ansia e timore, mi sono iscritta ad una scuola di specializzazione e ho ottenuto un dottorato di ricerca. Oggi faccio tutto quello che posso per contribuire a portare le persone della nostra società ad una migliore comprensione di quei gruppi controversi, che, alcuni di noi qualche volta identificano come culti. Spero anche di poter aiutare gli ex membri dei culti a capire meglio le proprie esperienze e come potrebbero venire a qualche soluzione personale con tutto questo.

Mi piacerebbe rivedere alcuni degli eventi rilevanti nei 30 anni dalle morti in Guyana, per ricordare e onorare alcune delle persone importanti nel nostro settore [1] e di suggerire come potremmo guardare al futuro. Incastrerò qui le varie tematiche che attraversano le mie idee.

Come meglio iniziare nel rispetto della mia cara vecchia amica e collega, la compianta Margaret Singer, che avrebbe detto: “Sì, Virginia, c’è qualcosa come un culto”.

E quando uso la parola culto, non sto parlando di religione o di sistema di credenze che “non mi piacciono“. Ad alcuni dei nostri detrattori piace parlare della storia ingiusta della persecuzione religiosa o i ministri tradizionali parlano di religioni minoritarie. Piuttosto, io sto parlando di rapporti di potere squilibrati e di sistemi sociali ultra-autoritari e di controllo.

Vorrei aggiungere che faremmo bene non solo a studiare i culti, ma anche a parlare delle conseguenze dell’appartenenza a tali gruppi e dei comportamenti controversi e talvolta dannosi del gruppo nel suo complesso.

Non nego che le esperienze positive possono verificarsi in un contesto di culto, ma ciò che è di interesse per me è la dinamica interazionale trovata nei culti che porta gli esseri umani a impegnarsi in comportamenti a volte insidiosi o umilianti moralmente, o a volte incomprensibili. Nel corso degli anni abbiamo assistito ad innumerevoli eruzioni violente – verso l’interno o verso l’esterno – relativi ad un culto o ad un altro.

Il 18 novembre del 1978 più di 900 seguaci del reverendo Jim Jones morirono al suo comando e per mano dei loro compagni, nella giungla remota della Guyana britannica, una piccola nazione sulla costa settentrionale del Sud America.

Questi veri credenti a Jonestown – tutti cittadini statunitensi – vivevano e lavorano in quella comunità isolata che avevano costruito da zero – mal nutriti, oberati di lavoro, credendo che stavano creando una società utopica, forgiata di profezie e fantasie di Jones.

Con quanta coercizione furono coinvolti? Con quanta doppiezza, manipolazione, intimidazione, minaccia?

Sappiamo che una volta lì, non potevano uscire senza la benedizione della leadership, in quanto ogni passaporto di ogni persona era trattenuto da lui.

Sappiamo che Jones impegnava la gente in esercitazioni di suicidio, chiamate White Nights – queste erano prove di fedeltà.

Jones non è stato il primo leader della setta a chiedere “Vuoi morire per me?“. Ma lui è stato certamente uno dei pochi ad aver portato a compimento quello su scala così massiccia.

Sappiamo che le famiglie e le coppie sono state separate le une dalle altre, fatte  vivere in quartieri separati, e che i bambini non venivano allevati dai loro genitori.

Sappiamo che i dissidenti venivano spesso sedati (pesantemente drogati contro la loro volontà) e limitati a una “ampia unità di cura“.

Sappiamo che i bambini, così come gli adulti maschi e le femmine, furono fisicamente o sessualmente abusati.

Sappiamo che Jones aveva un corpo di leadership altamente funzionante e un entourage medico che gli teneva il gioco e che sono stati strumentali nella gestione del veleno in quell’ultimo giorno, quelli che hanno effettuato l’ultima chiamata di Jones per quello che aveva etichettato come “suicidio rivoluzionario“.

Non c’era uscita per chi dubitava o sfidava le direttive. I residenti del comune di Jonestown erano condannati. Guardavano per prima i bambini cui era forzatamente iniettata  la miscela letale di cianuro e di succo di frutta, successivamente gli adulti stessi potevano “scegliere” di avvelenarsi. Qualora uno anche avesse avuto i mezzi per resistere, lui o lei sarebbe stato minacciato a mano armata da una squadra di sicurezza composta da parrocchiani. Questo incidente di ampia portata è un esempio orribile di quello cui mi riferisco come “scelta limitata“. [2]

Immagini orribili invasero le onde radio. Ricordo di averli visti in tv mentre io stessa ero in un culto. Una vera credente passionaria – me – vedeva la decomposizione dei centinaia di cadaveri  di altri veri credenti accatastati uno sopra l’altro. Fu scioccante.

La maggior parte di queste persone provenivano da San Francisco, dove vivevo all’epoca. L’edificio della chiesa del Tempio del Popolo era uno dei più importanti distretti in cui avevo camminato centinaia di volte per l’organizzazione e il reclutamento, vendendo il giornale del mio culto, facendo firmare petizioni e anche facendo raccolte fondi tra la povera gente che viveva in quel quartiere. Alcune di quelle stesse donne afro-americane cge avevano creato e donato  bei pezzi di lavoro con quilling  per i nostri cosiddetti sforzi politici avrebbero può benissimo essere andate a morire nella giungla della Guyana.

Mentre le immagini dei morti erano infinitamente visibili su TV, giornali e riviste, il giornale del mio culto gestiva un editoriale lungo in cui il nostro leader esaltava Jones, i suoi seguaci e la loro missione e la visione socialista. Abbiamo capito perché avevano fatto quello che hanno fatto, scriveva il mio capo. Anche noi vivevamo nel ventre della bestia e conoscevamo il desiderio di fuggire in una terra migliore. Naturalmente, quell’editoriale era superficiale, ed una istintiva analisi simpatizzante – un capo di culto che difende un’altro. E non per la prima volta. Nel corso degli anni abbiamo visto alcuni strani compagni di letto: vari gruppi lontani con opposte ideologie ed obiettivi che hanno unito le forze in campagne di pubbliche relazioni, battaglie legali, e così via.

Allora, cosa abbiamo imparato?

Alcuni culti inducono i loro membri a “suicidarsi“?

Sì, ma non sempre. Tuttavia, per quanto ne sappiamo  non tutti i culti fanno la fine di Jonestown, sappiamo anche che uno o due ne ha avuto volontà; infatti, ce ne sono stati nel frattempo uno o due o più.

Dovremmo considerare questi atti di suicidio indotti da un omicidio?

Sì, penso di sì.

In caso di dubbi circa i meccanismi di controllo in gioco, leggete questo brano di una lettera scritta a Jones da una delle sue infermiere del cerchio interno. Lei chiede come la fine avrà luogo:

Papà … Le stesse persone che resistono al Suicidio Rivoluzionario perché vogliono salvare i loro asini sarebbero eccellenti prigionieri per il nemico … Anche se il più forte si potrebbe uccidere prima di essere portati, i più deboli – non importa quello che potrebbero dire in incontri pubblici – non potrebbero uccidere se stessi e sarebbero i primi a parlare.

     Prepariamo la gente leggendo il sistema p.a.  con parole forti, assertive rivoluzionarie del passato che hanno determinato questa scelta … Ci si riunirà nel padiglione circondati con la sicurezza altamente affidabile armata di  pistole. I nomi saranno chiamati fuori a caso. Le persone saranno accompagnati nel luogo di morte da una forte personalità … che sarà amorevole, supportante [supporto] ma non simpatica. Essi saranno accompagnati da due forti uomini della sicurezza con le pistole. (Non mi fido di far organizzare la propria morte alle persone … ma [che] essa può essere organizzata da pressioni esterne e senza alternative lasciate aperte). Al posto di morte essi saranno colpiti alla testa e se Larry non crede che siano definitivamente morti, la loro gola verrà tagliato con un bisturi. Sarei disposta ad aiutare qui se è necessario. I corpi potrebbero essere gettati in un fosso. Potrebbe essere consigliabile bendare le persone prima che si rechino al posto di morte perchè il sangue e il corpo rimagono per terra potendo aumentare l’agitazione. [3]

Così, può il  narcisismo sfrenato di un leader di una setta portare ad atti di violenza – verso l’interno visto da fuori?

Sì. Ricordate, non solo Jones ed i suoi seguaci sono morti – tra cui 303 bambini innocenti che non hanno fatto questa scelta – ma anche un membro del Congresso degli Stati Uniti e quattro membri della stampa furono uccisi e altri feriti seriamente mentre cercavano di andarsene [4].

Ciascuno dei collettivi suicidi/omicidi di massa che sto per citare è incredibilmente complesso e garantisce un’ampia discussione. Li cito brevemente qui come alcuni degli altri incidenti da cui  possiamo imparare.

1993: In Texas 80 membri dei Davidiani, seguaci di David Koresh, tra cui 22 bambini, muoiono in un inferno ardente presso la zona Waco. Potremmo chiederci: Koresh avrebbe lasciato andar via la sua gente? [5]

1994 – 1997: Un totale di 74 persone, membri dell’Ordine del Tempio Solare in Canada, in Svizzera e in Francia morirono. Anche in questo caso vi erano neonati e bambini, morti in rituali brutali. Quanto è stata l’accondiscendenza? Quanti furono costretti? [6]

1997 “Suicidio collettivo”: a Rancho Santa Fe, California, 39 membri del culto Porta del Paradiso.  Altri due seguaci di Marshall Applewhite seguirono l’esempio nei sei mesi successivi – e forse  non abbiamo mai imparato a capirlo preventivamente. [7]

2000: In Uganda, più di 400 membri del Movimento per la Restaurazione dei 10 Comandamenti furono brutalmente assassinati e sepolti in fosse comuni segrete; altri 300 bruciati a morte nella chiesa chiusa. [8]

Questi sono fatti tragici, sì, non c’è che dire. Ma nella mia mente, ciò che è più importante a proposito del Tempio del Popolo e di  Jonestown, e ciò che è così importante circa altri culti, è quello che ci dicono circa i sistemi di influenza e di controllo che sono istituiti per trattenere i membri e garantire la loro lealtà in parole e fatti.

Quando sentiamo il termine “estremismo ideologico“, possiamo più immediatamente pensare a atti di violenza verso gli estranei, come stiamo vedendo in molte parti del mondo oggi. Tuttavia, ciò che non dobbiamo perdere di vista è che l’estremismo ideologico e la violenza che può derivarne non è solo quella di orchestrare suicidi collettivi o martiri, contaminare aerei o autobus affollati. Piuttosto, al suo interno, è la struttura sociale che viene impostata intorno a quella ideologia, la promessa di “salvezza” e la ricetta del leader di trasformazione che vi porterà lì, circa l’istituzione di sistemi di influenza e di controllo all’interno che la struttura sociale auto-sigillante ha per garantire obbedienza e di conformità  e circa i rapporti di potere e lo squilibrio di potere tra il leader carismatico e i seguaci.

In definitiva, se si crede che i membri del culto abbiano subìto il lavaggio del cervello, si tratta di considerare almeno una parte dei membri con stato sociale-psicologico ed emotivo di  “scelta limitata” [9]. Questa è la condizione normale, le persone intelligenti,  istruite che rinunciano per anni della loro vita – e talvolta alla loro stessa vita o prendendo la vita degli altri – a causa della profonda interiorizzazione dell’ideologia del gruppo e dei suoi obiettivi presunti. Di volta in volta, vediamo l’adulazione acritica di una figura autoritaria, combinata con sacrificio personale e perdita di potere da parte del seguace. Io sostengo che questo richiede quel complesso mix di elementi che  portano ad atti di violenza. Questi atti non sarebbero possibili, non sarebbero giunti a buon fine senza la manipolazione sociale-psicologica che va avanti, non vista e non riconosciuta dalla maggior parte delle persone all’esterno.

Ma ancora più importante, credo, è la comprensione e il riconoscimento che l’estremismo ideologico si manifesta più frequentemente, non in missioni suicide, ma piuttosto nella manipolazione quotidiana, nell’oppressione, nella sottomissione, nello sfruttamento e nella violenza verso i membri del culto e verso le loro famiglie all’interno della setta, compresi i bambini che sono nati e cresciuti in quell’ambiente. Se prendiamo una visione più ampia di estremismo ideologico e delle sue conseguenze, vediamo altre forme di esiti violenti, tra cui quella fisica, sessuale e gli abusi emotivi; sfruttamento; omicidio e caos. E non solo tra i gruppi religiosi o quasi-religiosi, ma tra i gruppi con una vasta gamma di sistemi di credenze.

Permettetemi di portare esempi:

 The Family di Manson nel 1969: nel sud della California, almeno otto persone furono uccise, quattro in carcere, oltre allo stesso Charles Manson. Nel frattempo Mansonite Leslie Van Houten, 58 anni, ha sprecato quasi il doppio degli anni di carcere, della sua vita al momento della sua condanna. Lei ha completamente rinunciato a Manson, fu una detenuta modello, ha completato un master, e così via – ma lei non sarà mai perdonata e mai rilasciata sulla parola [10].

  Esercito di Liberazione Simbionese nel 1974: il rapimento dell’ereditiera Patty Hearst da questo culto  politico, le cui attività includevano sparatorie della polizia, rapine in banca, attentati falliti, omicidio e la perdita della vita di un civile innocente, così come di diversi membri stessi SLA. [11]

Ecco un altro tipo di risultato.

L’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna (ISKCON) è uno dei gruppi più noti e visibili venuto negli Stati Uniti nel 1965, meglio conosciuto come gli Hare Krishna. Nel 2000 una class-action fu depositata per presunti abusi sessuali di bambini cresciuti nei collegi ISKCON. Di interesse è il fatto che gli Hare Krishna è uno dei pochi gruppi controversi che producono giustificazioni e offrono indennizzi, si badi bene, con vincoli, che alcuni sentono inadeguati. [12]

I Figli di Dio dal 1968 al 1970: il gruppo di David Moses Berg fu costituito nel periodo di massimo splendore di attività del culto in America, poi si spostò in tutto il mondo. Nel 1974 questo gruppo (ora conosciuto come The Family) fu tristemente noto per le sue pratiche sessuali controverse, che per prime erano “condivise” tra i membri del gruppo, poi con gli estranei (la pratica nota come “pesca amorosa”), poi ampliato per includere i bambini, tra cui i propri figli! [13]

Nel 1984 il culto guidato dal guru indiano Bhagwan Shree Rajneesh mise i batteri della salmonella nelle insalate del  bar di una vicina città, sperando di influenzare le elezioni locali in favore della setta. La speranza del culto era che i cittadini non si recassero alle urne quel giorno [14]. Più di 700 persone stettero male. Questo fu il primo atto di una ”guerra” biologica  – probabilmente meglio descritta come un crimine biologico – negli Stati Uniti

Nel 1992 il Consiglio Minnesota Patriots, un gruppo di miliziani anti-governativi, riuscì a produrre ricina, un veleno mortale derivato dai semi di ricino, ma non hanno mai capito che cosa fare con esso. [15]

Nel 1995 Aum Shinrikyo rilasciò sarin, un tipo di gas nervino, nella metropolitana di Tokyo, uccidendo 12 persone e causando più di 5.000 feriti. Si è trattato di  una “guerra” chimica  – e forse più giustamente definita guerra, perché il culto Aum era destinato a provocare la distruzione dell’umanità nella loro ricerca di Armageddon. [16]

È interessante il recente libro Bracing for Armageddon? del professore di immunologia della UCLA (University of California, Los Angeles) William Clark [17] che cita questi ultimi tre esempi, quelli orchestrati da gruppi settari, come tentativi di attacchi di bioterrorismo su larga scala.

Ma dovremmo essere preoccupati? Il dr. Clark non la pensa così. Secondo lui, l’esperienza combinata necessaria – in microbiologia, bioingegneria, meteorologia e in altre aree scientifiche – per avere successo nella creazione di un arma biologica è altamente improbabile che si verifichi, non tra i gruppi terroristici, non tra le nazioni. E così possiamo supporre, non tra i culti. [18]

Aum, per esempio, con tutti i suoi membri di alto livello addestrati scientificamente, ha speso milioni di dollari e quasi un decennio cercando di sviluppare armi biologiche e non ha avuto successo. Il dr. Clark crede che abbiamo molto di più di cui preoccuparcii dall’influenza aviaria o da qualche altro focolaio naturale.

Tuttavia, oggi siamo tutti preoccupati per il terrorismo e la sicurezza nazionale. Leggiamo ogni giorno di attività terroristiche, di  morti, lesioni, distruzione. Vediamo tante cose di seguito in TV o su Internet.

Nel corso degli anni, abbiamo letto articoli sulla stampa di tutto il mondo, sulle famiglie che hanno evidenziato come il proprio caro sia stato sedotto da un imam radicale, un compagno, qualcuno nella moschea, un collega, o un vicino di casa per diventare un martire rivoluzionario. Parole come “coercizione“, “lavaggio del cervello“, “reclutamento mirato” e “persuasione” tendono ad emergere in questi rapporti.

Purtroppo, un recente articolo della CNN riferito alla prevalenza delle donne che vengono utilizzate per missioni di bombardamento suicide riferisce: “L’Intelligence raccolta da detenuti indica che al Qaeda in Iraq è alla ricerca di donne con tre caratteristiche principali: coloro che sono analfabete, che sono profondamente religiose o che hanno problemi finanziari perché molto probabilmente hanno perso la presenza di un capofamiglia … Se lo stato psicologico della donna è ridotto male, essi cercano di attirarla con le illusioni che andrà in paradiso. Tutti loro provengono da famiglie di terroristi che vengono reclutati e messi sotto pressione” [19].

Non ho alcun dubbio che un certo numero di noi abbia molto da contribuire per una comprensione più completa del reclutamento e dell’indottrinamento di giovani uomini e donne in organizzazioni terroristiche. Sappiamo che non sono diventati tutti kamikaze. Per coloro che sono selezionati per queste missioni di martirio, l’indottrinamento non deve essere lungo, in quanto ci sono molti altri fattori geopolitici, storici, teologici e personali coinvolti che possono rendere un processo relativamente veloce. Ma il punto è: essi sono nel processo di indottrinamento – e questo è qualcosa che quelli di noi che studiano i culti conoscono. La stragrande maggioranza delle persone non sono nate per uccidere, tanto meno in questo modo. I kamikaze non sono psicopatici; sono vittime.

E’ ormai chiaro per me nella mia recensione della letteratura sul terrorismo che tanti – mi piacerebbe anche dire, la maggior parte – degli autori principali hanno una comprensione minima, nella migliore delle ipotesi [20], e di  grave malinteso, nel peggiore dei casi, dei processi di influenza di cui siamo così consapevoli e in sintonia e che sono certamente in gioco qui. Uno degli esperti di terrorismo più altamente considerato recentemente ha ripetuto quello che ha scritto in un libro precedente [21],  sostenendo che i  giovani musulmani non sono suscettibili di lavaggio del cervello [22] e, pertanto, che non c’è una spiegazione del perché essi vengono coinvolti in organizzazioni e attività terroristiche. Se Marc Sageman capisse cosa è il lavaggio del cervello, non potrebbe fare una tale affermazione di chiusura mentale.

Ironia della sorte, Sageman continua a descrivere il processo in quattro fasi secondo le quali i giovani si radicalizzano – un processo che, per lui, va un po’ magicamente dall’esperienza personale all’ideologia di una rete sociale in cui si chiacchiera di cose fino all’azione. Non una sola parola circa il processo di cambiamento di un individuo che deve passare attraverso un procedere dalle parole ai fatti, soprattutto quando si tratta di violenza, di azioni estremiste. Nessuna menzione degli elementi chiave dell’influenza (forse anche, oserei dire, di coercizione?)

Critica a tale processo.

Mentre il terrorismo è una questione importante, dobbiamo anche tenere a mente che una cultura della paura è stata generata – almeno negli Stati Uniti – tanto da considerare l’attività terroristica come una minaccia più grande di quella che è. Uno studio recentemente pubblicato dai ricercatori della Simon Fraser University indica che, se mettiamo da parte la guerra in Iraq, gli atti di terrorismo e le conseguenti perdite sono calati negli ultimi cinque anni – di oltre il 40% dal 2001 [23]. Inoltre c’è stato un calo del 54% tra il 1985 e il 2004 del numero dei gruppi in Medio Oriente e Nord Africa che agiscono con violenza. Una causa di questo, secondo lo studio, è l’enorme calo di sostegno alle organizzazioni terroristiche islamiste nel mondo musulmano. Prove storiche rivelano che una volta che perdono il sostegno pubblico le campagne terroristiche tendono ad essere abbandonate o sconfitte.

Abbiamo visto il fenomeno stesso qui negli Stati Uniti nel 1970, quando il Weather Underground, un gruppo di radicali estremisti di sinistra, si staccò dal gruppo pacifista più moderato, Studenti per una società democratica. I Weathermen, che fecero esplodere alcuni edifici – e se stessi – sono stati molto rapidamente isolati e divenuti ininfluenti. Così è stato per il gruppo radicale Earth First!, quando fissavano chiodi negli alberi e altri atti potenzialmente violenti per fermare il trasporto del legame. Molti persero interesse e sostennero i gruppi ambientalisti più moderati. Lo stesso effetto di contenimento ha avuto luogo quando estremisti spronati dall’Esercito di Dio e da diversi altri gruppi di odio incitavano l’omicidio dei medici abortisti. Almeno tre medici e quattro membri del personale della clinica furono uccisi. Le Cliniche furono bombardate e si verificarono atti vandalici; il personale e i volontari furono inseguiti e perseguitati. In definitiva, il risultato è stato di emarginare chi promuove l’estremismo ideologico e di isolarne i suoi autori.

Così, mentre noi certamente vogliamo mantenere la nostra attenzione sui gruppi terroristici che utilizzano le tecniche dei culti per reclutare e convertire i fedeli seguaci in agenti schierabili, non dobbiamo dimenticare quello che io ritengo essere la nostra prima priorità – tutti quei culti presenti in mezzo a noi.

* * *

Ho citato i gruppi politici e le organizzazioni terroristiche nella stessa frase in cui ho usato la parola “cult”. Voglio essere chiara su che cosa intendo quando uso la parola “cult”. Inoltre, vorrei affrontare la controversia in corso che la circonda, un dibattito che, purtroppo, ci affligge ancora e qualche volta ci distrae e ci distoglie dai nostri maggiori obiettivi.

In un recente pezzo del New York Times, gli autori sostengono che i terroristi amano essere chiamati jihadisti perché li associa ad un termine che ha connotazioni positive [24] così come alcuni culti sicuramente vorrebbe essere chiamati  “nuovi movimenti religiosi” (NRM), perché li mette in una luce positiva. (Tranne ovviamente un culto come quello in cui ero io, che era politico: “religioso” non è certo un identificatore appropriato per un tale gruppo, che è esattamente parte del problema con il termine NRM). Nel caso dei terroristi, una volta che si chiamano jihadisti, si inseriscono nel bel mezzo di un quadro religioso, trasformando la discussione verso la teologia e lontana dal terrorizzare e dall’intimidire il pubblico e dall’assassinio di innocenti. La Jihad ha grande onore; si devia dalla violenza illegale e dal disordine. Gli autori della pagina interna del giornale affermano: “L’etichetta può sembrare antica, ma il terrorismo è una parola riconosciuta a livello internazionale per un crimine riconosciuto a livello internazionale. Se vogliamo vincere la guerra delle parole, faremmo bene a scegliere quelle che usiamo con maggiore attenzione” [25].

Per quanto riguarda i NMR io sono a volte colpita dalla mancanza del pensiero complesso tra alcuni studiosi. Per primo, sembrano pensare che se si identifica un gruppo con un culto, allora si può anche dire che non è una religione, o una “nuova” religione, come se uno esclude necessariamente l’altra. Si danno una pacca sulla spalla e sostengono che  “le guerre ai culti” sono finite. Non così in fretta, mi dico.

Visto quello che sta accadendo in tutto il mondo di oggi, la loro posizione idiota e il loro incantesimo incessante che il lavaggio del cervello non esiste, mette loro stessi dalla parte sbagliata della storia.

E ora un dibattito tra di loro sembra essere incentrato su ciò che significa “nuovo”. Dopo quanti anni qualcosa non è più “nuova“? Penso che non sia questo il punto. Quali siano le caratteristiche di  interesse che spieghino cosa sia un culto, che ci fa capire questo termine – che si tratti di un NRM o vecchio RM, un club, un gruppo politico, una scuola di karate, un comune, una famiglia, un gruppo di psicoterapia , un gruppo UFO, e così via. A questo proposito, dobbiamo guardare i modelli di struttura, le relazioni sociali, le relazioni di potere e i  comportamenti che permettono di caratterizzare qualcosa come un culto.

Altrettanto importante, come accennato in precedenza, non avendo un indentificatore concordato comune e neutro – o interdisciplinare – ci ritroviamo con nessun linguaggio con cui parlare di quei gruppi che non sono basati su ideologie teologiche, come il mio vecchio gruppo e come molti altri. Così come il termine terrorismo è riconosciuto a livello internazionale, mi riferiscono che il termine “setta” ha una solida base: nelle scienze sociali, che sono la sociologia, l’antropologia, la criminologia, le scienze politiche, la psicologia sociale e la psicologia; nelle scienze umane, negli studi religiosi, nella storia e negli studi americani; così come nella teoria della struttura e dell’organizzazione. Non importa che alcuni accademici simpaticizzanti e portavoci delle sette vorrebbero farci credere – o ancora più importante, avrebbero il supporto, la professione legale e del pubblico in generale,  -  che non esiste una cosa come un culto e una cosa come il lavaggio del cervello.

In una sorta di fuorviante correttezza politica, gran parte dei media può aver fatto marcia indietro, scegliendo “setta” la maggior parte del tempo. E alcuni tribunali potrebbero essere stati ingannati dalle tattiche ingannevoli aggressive di alcuni cosiddetti esperti, anche se alcuni tribunali hanno compreso questo e hanno permesso testimonianze, per quanto riguarda l’influenza indebita del controllo cultuale. E posso dire che il pubblico non è così stupido. La gente capisce questi termini.

Ora io non intendo dire che sia così semplice, o che non ci sono alcune incomprensioni o istanze precipitose o mal classificate che possono andare avanti. Realisticamente, questo è il caso con qualsiasi cosa controversa.

Sì, culto è un concetto controverso [26]. Tuttavia questo non significa che dobbiamo gettare tale termine. Ha una buona base; è stato riconosciuto più volte; ed ha uno scopo.

Abbiamo bisogno di fare un lavoro migliore per spiegarlo? A volte, sì.

Abbiamo bisogno di parlare quando è utilizzato in modo improprio o troppo in fretta? Sì, naturalmente.

Il termine culto ha assunto una connotazione negativa? Sì, credo che questo sia valido per alcune persone in alcuni casi.

Alcuni culti, se non tutti, hanno la responsabilità di questo? Sì, credo che sia così.

I culti diventano disperati e talvolta agiscono sotto la minaccia di pressioni esterne o della percezione di sentirsi “perseguitati“? Sì, alcuni di loro lo fanno. Ma questo non significa che dobbiamo stare zitti e andare via, che dobbiamo interrompere il nostro studio su di loro o cessare di ritenerli responsabili rispetto ad un comportamento umano decente e alle leggi del paese. In realtà, si è visto che la pressione esterna ha portato talvolta un culto a cambiare o “ammorbidire” le sue pratiche, come il culto  poligamo FLDS che sta effettuanto sanzioni per i  matrimoni con minorenni. Il controllo pubblico a volte paga, e lo dico con la precisazione che non sto sostenendo l’intervento del governo ingiustificato o il passaggio di leggi che possano limitare le nostre libertà. Ma la libertà viene inoltre fornita con l’obbligo di agire in modo responsabile.

Abbiamo bisogno di migliorare e approfondire la nostra comprensione del fenomeno in tutte le sue manifestazioni? Sì, naturalmente. Questo è il motivo per cui la nostra ricerca in corso è così vitale. Perché dobbiamo sforzarci di pubblicare attraverso le discipline. Dobbiamo portare il nostro punto di vista là fuori  in seri, sostanziali, articoli e libri.

Dobbiamo continuare a lottare – strategicamente ed elegantemente – contro la lista nera accademica che Ben Zablocki ha scritto più di 10 anni fa [27]. E non solo la lista nera su ogni discussione di lavaggio del cervello, mentre scriveva in quel particolare articolo, ma anche noi dobbiamo lottare contro ed esporre la difficoltà di ottenere che tutto ciò che ha pubblicato presenta una prospettiva critica dei culti in generale o di un gruppo specifico – non importa quanto ben studiato e motivato può essere il lavoro.

E – estremamente importante – dobbiamo ancora lavorare per convincere la gente a capire meglio la complessità del coinvolgimento nel culto e di impegno, in modo che  la colpa non cada sulla vittima.

Come per ogni area di studio, dobbiamo definire il nostro argomento di interesse  o non saremo in grado di studiare, nè di parlarne. Francamente, credo che creiamo più confusione e problemi per noi stessi e deviamo dai nostri obiettivi didattici e di ricerca, quando usiamo un miscuglio di termini – totalitario, alto-demand, chiuso, autoritario, e così via. Questi sono cosa buona e giusta. Non ho niente contro di loro, davvero. In realtà, mi sono resa colpevole di questo esercizio di evitamento. Ma in realtà, non è vero che  stiamo solo esitando dal dire le cose come realmente stanno?

Ero molto rincuorata il mese scorso quando il Prosecution Service Corona britannico ha stabilito che la parola culto non era “abusiva o offensiva“.  Questo è stato scritto in una relazione della polizia di Londra rilasciata su un giovane uomo che faceva picchettaggio in una delle manifestazioni anonime di fronte a Scientology. La polizia ha insistito affinchè  il ragazzo togliesse dal suo cartello  la parola “culto“. Quando l’atto di citazione ha ottenuto il risultato, la madre ha detto che la decisione è stata “una vittoria per la libertà di espressione” [28] – e in effetti  lo è stata.

Che cosa ci riserva il futuro?

Come ho scritto nel mio libro  Bounded Choice, “La combinazione della leadership carismatica, un sistema di credenze trascendente, impegno personale e la pressione sociale e psicologica è la dinamica chiave” [29]. E’ la chiave per la trasformazione dell’individuo dal credente dedicato all’agente schierato e rappresenta il nucleo di ciò che dobbiamo cercare di trasmettere agli altri. Sottomettersi al dominio di un leader carismatico è un processo intimo e complesso; è unico per ogni capo e ogni devoto. Tuttavia, esaminando le somiglianze di influenza carismatica e di controllo nelle sue varie forme, ci troviamo ad acquisire una più profonda comprensione di questo fenomeno enigmatico. Diventiamo anche meglio attrezzati per condividere la nostra conoscenza con altri professionisti interessati e con il pubblico in generale.

Tanto sta accadendo nel mondo di oggi, dove possiamo contribuire. Una serie infinita di eventi ci chiama:

• La recente situazione con la Chiesa Fondamentalista di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (FLDS), comunità nel Texas.

• Il profeta/leader della FLDS, Warren Jeffs, condannato lo scorso anno di essere complice di stupro perchè responsabile di un matrimonio tra un giovane uomo e una ragazza di 14 anni, e di fronte, oltre ai diversi incarichi in Arizona. [30]

• Le proteste selvaggiamente creative degli Anonymous in tutto il mondo.

• Il flusso incessante di persone vulnerabili in organizzazioni terroristiche

E ci sono un sacco di altri incidenti:

• Tre grandi “dream homes” cui è stato appiccato il fuoco da eco-terroristi, il Fronte di Liberazione della Terra, un gruppo che. insieme con il Fronte di Liberazione Animale, ha commesso e rivendicato centinaia di attacchi criminali negli ultimi dieci anni. Questo ha fatto sette milioni di dollari di danni. [31]

• Un gruppo di seguaci (tra cui almeno quattro bambini) di un leader di una setta russa si sono barricati in una grotta a circa 400 km a sud est di Mosca, per più di sette mesi in attesa del giorno del giudizio. [32]

• Una intervista ad un leader di culto egocentrico che dichiara di essere il Messia, che ha ammesso nel video di aver “giaciuto nudo” con tre ragazze minorenni (uno di appena 12 anni), è stato arrestato e accusato di contatto sessuale criminale con un minore circa una settimana dopo che il programma fosse in onda sul canale National Geographic. [33]

Tutto questo e molto altro ci dice che l’estremismo ideologico è vivo e vegeto. I culti prosperano sull’estremismo ideologico. Attraverso meccanismi noti di influenza e di controllo – i modelli che abbiamo visto più volte in questi gruppi – le vite individuali diventano sempre più costrette, a volte gradualmente, a volte piuttosto rapidamente. Le menti sono modellate per rispondere nel modo approvato culto. Nel caso di coloro che sono nati o cresciuti in un culto, queste influenze di controllo sono ovunque intorno a voi, dalla nascita, fin dall’infanzia. Per chi è cresciuto in un ambiente del genere il gruppo può lasciare un’impronta ben oltre quello che molti di noi possono iniziare a comprendere.

Sono attualmente impegnata in un progetto di ricerca, intervistando persone che sono nate o cresciuti in un culto. Ciò che rende unica la popolazione che sto intervistando è che tutte queste persone hanno lasciato il culto per conto proprio, sia in adolescenza o nella prima età adulta. Sono così umiliata e intimorita dalle storie di vita che queste persone coraggiose stanno condividendo con me. E la buona notizia è che essi sopravvivono. Costruiscono vite, hanno relazioni, vanno a scuola, costruiscono le proprie carriere, e per capire le loro emozioni e ciò in cui credono, hanno coraggiosamente lottato con problemi di identità e di questioni di vita pratica, spesso senza una mano.

E’ stato chiaro da tempo che questa è la nuova popolazione che richiede la nostra attenzione. Le loro esperienze, le loro intuizioni sono l’aggiunta di una nuova dimensione alla nostra base di conoscenze. Grazie a loro, vorrei sostenere che la comprensione scientifica della “resilienza” sarà notevolmente ampliata. Anche loro sono i nostri eroi.

Ho letto qualcosa su Internet, l’altro giorno: un professore con dottorato di ricerca ha scritto, “I kamikaze sono determinati geneticamente a diventare assassini,” nel senso che sono nati in questo modo. Personalmente e professionalmente, non lo credo che per un minuto.

In realtà, la nuova ricerca sul cervello ci sta mostrando che gli anni dei “tradizionalisti cablati” sono finiti. Questa nuova area di studio, denominato neuroplasticità, valuta se o no il cervello è fisso o flessibile nella sua struttura e nelle capacità [34]. E da questa ricerca stiamo imparando che il cervello adulto può cambiare, che “il cervello umano è quasi infinitamente malleabile … qualcuno è abituato a pensare che il nostro reticolo mentale è stato in gran parte determinato dal tempo fin che abbiamo raggiunto l’età adulta. Ma i ricercatori del cervello hanno scoperto che questo non è così” [35]. Anche la mente degli adulti è molto plastica, ci dicono. E tali adattamenti si verificano anche a livello biologico. Se il cervello è in grado di riprogrammare se stesso “al volo”, come uno neuroscienziato ha riferito, [36] allora sicuramente il nostro cervello può anche essere manomesso da altri che hanno influenza su di noi. Questa nuova scienza ci serve in due modi:

In primo luogo, ci aiuterà a comprovare la nostra posizione che il lavaggio del cervello esiste. Che le persone possono cambiare grazie agli sforzi concertati dei sistemi cultuali di influenza e di controllo.

Quando ho scritto in una poesia, poco dopo aver lasciato il mio culto, “Hanno preso il mio cervello e mi hanno reso qualcosa di diverso da quella che volevo essere” [37] non avevo le parole scientifiche allora, ma sapevo che mi era stato fatto il lavaggio del cervello – e sapevo io l’avevo fatto ad altri.

In secondo luogo, la ricerca sulla neuroplasticità ci dà nuovi modi per capire e studiare il processo di recupero quando qualcuno lascia un culto.

Concludo con una sfida e una speranza. I culti sono disponibili in tutte le dimensioni e forme, con una varietà di credenze e pratiche. Ma in realtà non sono misteriosi come i media a volte ci riportano, lasciandoci con slogan sconcertanti piuttosto che esplorazioni sostanziali che fanno luce e portare chiarezza [sul fenomeno ndt]. Abbiamo alcune definizioni di lunga data e un insieme di caratteristiche che possono essere associate con questi gruppi. Andiamo al loro fianco. Usiamoli. Cerchiamo di essere noi a far luce. Se un ragazzo di 16 anni a Londra non è stato intimidito da tattiche intimidatorie, tu non sei uguale.

Non possiamo rifuggire dai nuovi sviluppi, come ad esempio nel campo delle neuroscienze, ma non dobbiamo dimenticare le opere fondamentali di Robert Jay Lifton, Edgar Schein, e Margaret Thaler Singer. Il lavoro di Bruce Perry [38] è degno della nostra attenzione. E, naturalmente, non dobbiamo ignorare le spiegazioni socio-psicologiche di base provenienti da Asch, Milgram, Janis, Goffman, Cialdini, Zablocki, me e  altri.

I culti in realtà non fanno nulla di nuovo o di diverso da ciò che è stato fatto per l’eternità. Sono solo molto bravi a confezionate l’influenza e il controllo in un modo molto deliberato. Credo che sia nostra responsabilità come movimento e di vitale importanza per la formazione,  formare una nuova generazione di studiosi e professionisti per affrontare questa sfida.

Notes

[1] This section of the presentation honoring people in the field of cultic studies has been deleted from this version of the Keynote Address.

[2] Lalich, Janja. Bounded Choice: True Believers and Charismatic Cults. Berkeley: University of California Press, 2004.

[3] Isaacson, Barry. “The secret letters of the Jonestown death cult.” The Spectator (UK), May 14, 2008.

[4] Singer, Margaret Thaler, with Janja Lalich. Cults in Our Midst. San Francisco, CA: Jossey-Bass, 1995.

[5] Lalich. Bounded Choice, p. 10.

[6] Mayer, Jean-Francois. “‘Our Terrestrial Journey Is Coming to an End’: The Last Voyage of the Solar Temple,” Nova Religio, 1999, 2(2), pp. 172-196.

[7] Lalich, Bounded Choice.

[8] Lalich, Bounded Choice, p. 12.

[9] Lalich, Bounded Choice

[10] Associated Press. “Manson follower Van Houten denied parole for 18th time.” Enterprise-Record (Chico, CA), August 30, 2007.

[11] Taylor, Michael. “SLA’s Legacy a Violent Void.” San Francisco Chronicle, November 11, 2002, pp. A1, A12.

[12] See http://www.surrealist.org for the perspective of former gurukulis.

[13] Williams, Miriam. Heaven’s Harlots: My Fifteen Years as a Sacred Prostitute in the Children of God Cult. New York: Eagle Brook/ Morrow, 1998. See also: Lattin, Don. Jesus Freaks: A True Story of Murder and Madness on the Evangelical Edges. San Francisco: HarperOne, 2007; and Jones, Kritina, Celeste Jones, & Juliana Buhring. Not Without My Sister: The True Story of Three Girls Violated and Betrayed. London: Harper Element, 2007.

[14] Lalich, Bounded Choice, p.10.

[15] Palmquist, Matt. “Bioterror in Context: How and Why the Threat of Bioterrorism Has Been So Greatly Exaggerated.” Miller-McCune, June-July 2008, pp. 72, 73-76.

[16] Lifton, Robert Jay. Destroying the World to Save It: Aum Shinrikyo, Apocalyptic Violence, and the New Global Terrorism. New York: Metropolitan Books, 1999.

[17] Clark, William R. Bracing for Armageddon?: The Science and Politics of Bioterrorism in America. New York: Oxford University Press, 2008.

[18] Palmquist, “Bioterror in Context.”

[19] Damon, Arwa. “Iraqi woman describes daughter’s descent into suicide bombing.” CNN.com, June 6, 2008.

[20] For an intelligent understanding of indoctrination of terrorists, see The Faces of Terrorism: Social and Psychological Dimensions by Neil J. Smelser (Princeton, NJ: Princeton University Press, 2007).

[21] Sageman, Marc. Understanding Terror Networks. Philadelphia: University of Pennsylvania Press, 2004.

[22] Sageman, Marc. “Explaining Terror Networks in the 21st Century.” Footnotes (American Sociological Association), May/June 2008, p. 7.

[23] Zakaria, Fareed. “What’s really scary about terror statistics.” San Francisco Chronicle, May 27, 2008.

[24] Singer P.W., and Elina Noor. “What Do You Call a Terror(Jihad)ist?” New York Times, June 2, 2008.

[25] Singer and Noor. “What Do You Call a Terror(Jihad)ist?”

[26] Smelser. Faces of Terrorism, p. 239.

[27] Zablocki, Benjamin D. “The Blacklisting of a Concept: The Strange History of the Brainwashing Conjecture in the Sociology of Religion.” Nova Religio 1997, 1(1), pp. 96-121.

[28] Dawar, Anil. “Schoolboy avoids prosecution for branding Scientology a cult.” The Guardian (UK), May 23, 2008.

[29] Lalich. Bounded Choice, p. xvi.

[30] Dobner, Jennifer. “Jury reaches verdict at polygamist trial.” Associated Press, September 25, 2007.

[31] Gillespie, Elizabeth M. “Dream homes set afire, apparently by eco-radicals.” San Francisco Chronicle, March 4, 2008, p. A3.

[32] “Hope for end to Russia cave siege.” BBC News, March 29, 2008.

[33] “Inside a Cult,” first broadcast on the National Geographic Channel, April 23, 2008. See also: Baker, Deborah, “New Mexico sect leader accused anew of sex abuse.” Associated Press, May 20, 2008.

[34] Doidge, Norman. The Brain That Changes Itself. New York: Penguin, 2007. See also: Schwartz, Jeffrey M., and Sharon Begley. The Mind & The Brain: Neuroplasticity and the Power of Mental Force. New York: Harper Perennial, 2003.

[35] Carr, Nicholas. “Is Google Making Us Stupid?” The Atlantic, July/August 2008, pp. 56-63.

[36] Carr. “Is Google Making Us Stupid?”, p. 60.

[37] First published in Lalich, Janja. “The Cadre Ideal: Origins and Development of a Political Cult.” Cultic Studies Journal, 1992, 9(1), 1, pp. 66-67

[38] Perry, Bruce, & Maia Szalavitz. The Boy Who Was Raised as a Dog and Other Stories from a Child Psychiatrist’s Notebook: What Traumatized Children Can Teach Us About Loss, Love, and Healing. New York: Basic Books, 2006.

Fonte: http://jonestown.sdsu.edu/?page_id=31409
Un ringraziamento va a Janja Lalich che mi ha concesso di tradurre  in Italiano questo suo lavoro

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

 

di Michael D. Langone, Ph.D.

 

D. Che cos’è una setta?

Il termine setta viene applicato a una vasta gamma di gruppi. Ci sono culti storici, come il culto di Iside, culti non-occidentali studiati dagli antropologi, come il culto del cargo della Melanesia e una serie di culti contemporanei che hanno catturato l’attenzione del pubblico nel corso degli ultimi quindici anni. Il  Webster’s Third New International Dictionary (versione integrale, 1966) fornisce diverse definizioni di culto tra cui:

- Una religione considerata come credo … una minoranza di gruppo religioso non ortodosso o spurio, che viene considerato non ortodosso o spurio …

- Un sistema per la cura della malattia sulla base del dogma, dogmi o principi stabiliti dal suo promulgatore che escludono l’esperienza scientifica o la dimostrazione …

- Una grande o eccessiva devozione o dedizione a qualche persona, idea o cosa …

a. l’oggetto di tanta devozione …

b . un gruppo di persone caratterizzate da tanta devozione, per esempio, i culti crescenti ad alta manipolazione dell’America.

 

 

Queste definizioni di massima non riflettono accuratamente le preoccupazioni generate dai gruppi contemporanei spesso considerati culti. La seguente definizione focalizza queste preoccupazioni.

Culto: un gruppo o movimento che manifesta una grande o eccessiva devozione o dedizione a qualche persona, idea o cosa, e che impiega tecniche manipolative di persuasione, non etiche, e di controllo tese a promuovere gli obiettivi dei gruppi dirigenti, a danno reale o possibile dei soci, delle loro famiglie e della comunità. Tecniche non etiche manipolative di persuasione e di controllo che includono, ma non sono limitate a: isolamento da ex amici e parenti, uso di metodi speciali per aumentare la suggestionabilità e il servilismo, potenti pressioni del gruppo, gestione delle informazioni, la sospensione dell’individualità o del giudizio critico, la promozione di totale dipendenza dal gruppo e la paura di lasciarlo, ecc.

I culti contemporanei, poi, rischiano di esporre tre elementi a vari livelli:

- i membri eccessivamente zelanti che si impegnano incondizionatamente per l’identità e per la leadership del gruppo ,

- la manipolazione per sfruttamento dei soci; e

- il danno o pericolo di danno ai soci, alle loro famiglie e/o alla società.

Poiché i culti tendono ad essere centrati sul leader, sfruttano e danneggiano, entrano in conflitto con e sono minacciati dai sistemi più razionali, aperti e benevoli dei membri delle famiglie e della società in generale. Alcuni gradualmente si adeguano alla società facendo diminuire i propri livelli di manipolazione, sfruttamento, danno e di opposizione. Altri, invece, induriscono i loro gusci diventando totalizzanti, elitari  e isolati. Questi gruppi tendono a:

- dettare a volte con dovizia di particolari come i membri dovrebbero pensare, agire e sentire;

- rivendicare un speciale  stato di esaltazione (per esempio  i poteri occulti, una missione per salvare l’umanità) per se stessi e/o per i loro dirigenti; e

- intensificare la loro opposizione e l’alienazione dalla società in generale.

Poiché la capacità di sfruttare gli esseri umani è universale, un culto potrebbe individuarsi in qualsiasi tipo di gruppo. Gruppi più affermati, tuttavia, hanno meccanismi di responsabilizzazione che limitano lo sviluppo di sottogruppi di culto. Alcuni leader religiosi di culti, per esempio, hanno iniziato la propria carriera in denominazioni tradizionali da cui sono stati espulsi a causa delle loro attività di culto. I culti, quindi, sono generalmente associati con i nuovi gruppi non ortodossi, sebbene non tutti i gruppi nuovi o non ortodossi sono delle sette.

Secondo questa prospettiva una “nuova religione“, una “nuova psicoterapia“, un “nuovo movimento politico“, o altro gruppo qualsiasi differisce da un culto dall’uso di  tecniche di manipolazione di persuasione e di controllo per sfruttare membri che è molto più caratteristico nel secondo rispetto ai primi gruppi. Questa distinzione, anche se purtroppo ignorata da molti studiosi di tale argomento, è importante al fine di evitare ingiustamente l’etichettatura di nuovi gruppi benigni come culti e viceversa, attribuendo genuinità ai culti e una rispettabilità immeritata con termini come “nuovo movimento religioso“.

La prospettiva qui affrontata si concentra sui processi psicologici, a differenza di alcune prospettive basate sulle  religiosità che si concentrano sulle deviazioni dottrinali dei culti. Secondo questa dichiarazione, un gruppo può essere deviante ed eretico senza necessariamente essere un culto.

 

D. Quali tipi di Culto esistono?

Sono stati avanzati molti sistemi di classificazione per i culti. La ripartizione lineare è stata suggerita dalla Dr.ssa Margaret Singer, che osserva i seguenti tipi di culti:

 

- orientale religioso

- di derivazione cristiana

- satanico

- occulto /stregoneria/voodoo

- spiritualista

- razzistico

- Zen e cino/giapponese filosofico-mistico

- dischi volanti e lo spazio esterno

- psicoterapia

- terapia di massa o di formazione trasformazionale

- politico

- new age

- commerciale

- sociale / auto-aiuto

 

D. Come sopravvivono i molti culti  e quanti membri hanno ?

Le Organizzazioni educative sui Culti hanno compilato elenchi di oltre 2.000 gruppi di cui hanno ricevuto richieste di informazioni. Le frequenza per  i gruppi precedentemente non classificati possono essere per nuovi gruppi  religiosi, politici, psicoterapeutici  o altri tipi di movimenti. L’esperienza suggerisce, tuttavia, che un numero significativo, forse più di 1.000, sono sette. Anche se la maggior parte sono piccole, alcune sette hanno decine di migliaia di membri.

Diversi studi forniscono un sostegno alle stime informali secondo cui 5-10.000.000  americani sono stati almeno transitoriamente coinvolti in gruppi settari. Uno studio che ha coinvolto in modo casuale 1000 studenti delle scuole superiori di San Francisco Bay Area ha scoperto che il 3% degli studenti ha riferito che erano membri di un culto, mentre il 54% ha riportato almeno un contatto con un reclutatore di un culto (1).  Un altro studio, che ha analizzato i dati dell’indagine da Montreal a San Francisco, ha scoperto che circa il 20% della popolazione adulta aveva aderito a nuovi movimenti religiosi e para-religiosi, anche se oltre il 70 % dei coinvolgimenti erano transitori (2).  Altri dati di questo studio indicano che circa che due del cinque per cento dei soggetti aveva partecipato a nuovi gruppi religiosi e para-religiosi che sono comunemente considerati culti.
D.  I Culti sono limitati agli Stati Uniti?

Assolutamente no. Gruppi di supporto educativi sui culti esistono in più di 15 paesi. Indagini governative suulle  attività di culto sono state avviate in almeno cinque paesi. Congressi internazionali sul settarismo sono stati tenuti in Germania, Spagna e Francia. E nel 1984 il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione Cottrell, che ha invitato gli Stati membri a unire le loro informazioni relative alle nuove organizzazioni come preludio allo sviluppo di modi per garantire l’effettiva tutela dei cittadini (3).
D. Che cos’è il controllo mentale?

 

Il Controllo mentale (noto anche come lavaggio del cervello, persuasione coercitiva, riforma del pensiero  la manipolazione sistematica di influenza psicologica e sociale) si riferisce a un processo in cui un gruppo o un individuo utilizza sistematicamente metodi non etici di manipolazione per convincere gli altri a conformarsi ai desideri del manipolatore, spesso a scapito della persona che viene manipolata.

Tali metodi includono:

- ampio controllo delle informazioni al fine di limitare alternative per cui i membri possono fare delle scelte;

- inganno;

- pressione di gruppo;

- intenso indottrinamento in un sistema di credenze che denigra il pensiero critico indipendente e considera il mondo al di fuori del gruppo come una minaccia, il male  o gravemente in errore;

- un’insistenza su membri molto stressati che provano ansia e senso di colpa sottilmente indotto dal gruppi e che servono ad essere conforme al gruppo stesso;

- debilitazione fisica e/o psicologica attraverso una dieta inadeguata o stanchezza;

- ‘induzione di stati dissociativi (trance,  mediante l’uso improprio di meditazione, canto, parlare in lingue  e altri esercizi) in cui l’attenzione si restringe, si è suggestionati   e il pensiero critico indipendente viene indebolito;

- alternanza di asprezza/minacce e clemenza/amore al fine di indurre il rispetto verso i desideri delle dirigenze;

- isolamento da supporti sociali;

- e pressioni per confessioni pubbliche.

Anche se il processo attraverso il quale i culti vengono ad esercitare il controllo mentale sui membri è complesso e varia molto, sembrano esserci tre fasi sovrapposte:

inganno
Le reclute sono indotte a credere che il gruppo è benevolo e che arricchirà la loro vita, per esempio  aumentando la loro spiritualità o la loro autostima e sicurezza. Come risultato di questo inganno e dell’uso sistematico di tecniche altamente manipolative di influenza, le reclute vengono ad impegnarsi con i gruppi con i modi di pensare, di sentire e di agire prescritti; in altre parole, diventano membri o convertiti.

dipendenza
il gruppo isola gradualmente i membri  dalle  influenze esterne,  stabilisce  aspettative irrealisticamente alte e colpevolizzanti, punisce ogni espressione di negatività, denigra gli indipendenti, il pensiero critico, in tal modo fa sì che i membri diventino estremamente dipendenti dalle espressioni di conformità del gruppo stesso, orientati sull’amore e il sostegno.

paura
Una volta che uno stato di dipendenza è fermamente stabilito, i gruppi rafforzano il controllo dei  pensieri, sentimenti e comportamenti dei membri mediante il crescente timore di perdere il gruppo di sostegno psicologico (in alcuni gruppi si usa anche la minaccia fisica), il tutto per quanto possa mirare a garantire la loro conformità alle spesso debilitanti richieste delle dirigenze.

D. Il Controllo Mentale delle istituzioni sociali è diverso dall’ordinario condizionamento dei genitori?

Sì. L’ordinario condizionamento sociale si differenzia dal controllo mentale in due modi importanti. In primo luogo  i genitori, le scuole, le chiese e altre organizzazioni non utilizzano come regola  etica tecniche manipolative nei confronti per la socializzazione dei bambini, adolescenti e giovani adulti. In secondo luogo, il condizionamento sociale è un processo lento che promuove e incoraggia un figlio inizialmente informe a diventare un adulto autonomo, con una propria identità. Il controllo della mente, invece, si avvale di tecniche manipolative di persuasione e di controllo per indurre dipendenza in una persona con un’identità consolidata  che il manipolatore cerca di alterare radicalmente senza il consenso informato dei suoi obiettivi.

Le tecniche con cui un gruppo o una persona cercano di influenzare un altro individuo possono essere suddivise in due categorie: 1) una scelta che si rispetti, che include tecniche che onorano l’autonomia della persona che viene influenzata; e 2) il rispetto guidato, che include tecniche (esempi forniti nella risposta precedente) focalizzate su come ottenere la risposta desiderata, indipendentemente dai bisogni, desideri, obiettivi, ecc , della persona che viene influenzata.

Le tecniche scelte  possono essere ulteriormente suddivise in tecniche educative e di consulenza, mentre le tecniche di conformità possono essere suddivise in tecniche di persuasione e di controllo. Un ambiente di culto si differenzia da un ambiente di non-culto in quanto il primo presenta una maggiore proporzione di tecniche per la conformità, guadagnando in  persuasione e controllo .

Nel crescere i figli, spesso è necessario – e corretto -  utilizzare il controllo e la persuasione per proteggerli dai pericoli e per aiutarli a crescere. Quando i bambini diventano adulti, invece, sviluppano un’identità e un senso di autonomia personale che chiede il rispetto. I genitori imparano a cedere il controllo quando i loro bambini imparano ad assumersi la responsabilità. Quando questo processo di sviluppo normale si rompe, come quando un adulto cade nella depressione, i parenti  e/o le autorità che aiutano tenderanno ad orientarsi verso la conformità e ad entrare in un ruolo di custode (forse, in questo caso, l’impegno di un ospedale psichiatrico). Quando la crisi è passata, invece, le regole etiche non scritte prevedono che l’influenza torni alla modalità scelta nel rispetto della relatività dell’adulto.

In alcune situazioni particolari, come ad esempio entrare nell’esercito o in ordini religiosi, gli individui scelgono di rinunciare a parte della loro autonomia. A differenza di situazioni di culto, queste situazioni comportano consenso informato, non cercano di trasformare l’identità delle persone  e sono contrattuali  piuttosto che orientati alla dipendenza. Inoltre  la maggior parte di queste situazioni coinvolgono gruppi che sono responsabili nei confronti della società.

I culti, d’altra parte, non rispondono a nessuno in quanto violano le leggi etiche non scritte stabilendo ingannevolmente un rapporto con gli individui, la cui autonomia e identità disprezzano. Quindi, eventuali somiglianze tra un ambiente di culto e un campo di addestramento, per esempio, sono psicologicamente superficiali.

Alcuni apologeti dei culti sostengono che il controllo della mente non esista perché la maggior parte delle reclute dei culti non diventano membri. Questi apologeti spesso citano uno studio che ha riferito che il 10% di coloro che completano un workshop di due giorni offerto da un gruppo controverso diventano membri, mentre il 5% diventa membro dopo due anni (4). Chi ha aderito tuttavia apporta modifiche importanti e rapide nella propria vita, perchè il gruppo in questione richiede l’impegno totale dei membri nel tempo. Al contrario, nel tipico Billy Graham Crusades, solo l’1- 3% dei frequentatori credenti (che sono stati personalmente evangelizzati per mesi) si presentavano durante la chiamata all’altare, per non parlare di modificare la loro vita radicalmente (5).  E Billy Graham è considerato  uno degli evangelisti più efficaci della storia! Persuadere il 10% di un gruppo di persone, che sono in gran parte reclutati dalla strada, per diventare missionari a tempo pieno nel giro di poche settimane, riflette un livello incredibile di influenza psicologica!

 

D. Chi si unisce ai Culti e perché ?

Contrariamente ad un equivoco popolare che vede i membri del culto come dei pazzi, ricerche e prove cliniche suggeriscono fortemente che la maggior parte dei membri del culto sono persone relativamente normali, anche se circa un terzo sembra aver avuto disturbi psichiatrici lievi prima dell’ingresso (6) ( Va osservato, tuttavia, che un recente studio condotto dal National Institute of Mental Health ha rilevato che circa il 20% della popolazione generale ha almeno un disordine psichiatrico (7)  ).

I membri del culto sono i giovani, i vecchi, i ricchi, i poveri, gli istruiti e gli ignoranti. Non vi è alcun tipo facilmente identificabile di persona che si unisce ai culti. Tuttavia, l’esperienza clinica e le indagini informali indicano che una grande maggioranza dei partecipanti ad un culto stavano vivendo uno stress significativo (spesso legato alle normali crisi dell’adolescenza e della giovinezza, come una rottura sentimentale, un insuccesso scolastico, una confusione professionale) prima della loro conversione al culto. Poichè i loro normali modi di affrontare la vita non funzionavo bene per loro, questi individui stressati erano più aperti del solito per i reclutatori che vendono la felicità.

Altri fattori che possono rendere alcune persone predisposte all’influenza cultuale includono:

- dipendenza (il desiderio di appartenere, la mancanza di fiducia in se stessi);

- non assertività (incapacità di dire di no o di esprimere critiche o dubbi);

- credulità (ridotta capacità di interrogarsi criticamente su  ciò che viene detto, osservato, pensato, ecc);

- bassa tolleranza per l’ambiguità (necessità di risposte assolute, l’impazienza di ottenere delle risposte);

- disillusione culturale (alienazione, insoddisfazione per lo status quo);

- idealismo ingenuo;

- desiderio di significato spirituale;

- suscettibilità a stati di trance (in alcuni casi, forse, a causa di precedenti esperienze di droghe allucinogene); e

- ignoranza dei modi in cui i gruppi possono manipolare le persone.

Quando le persone rese vulnerabili da uno o più di questi fattori incontrano un gruppo che pratica il controllo della mente, la conversione può benissimo verificarsi, a seconda di quanto bene la dottrina del gruppo, l’ambiente sociale  e il controllo mentale  corrispondano alle vulnerabilità specifiche delle reclute. Gli individui non assertivi, per esempio, possono essere particolarmente sensibili alle lusinghe di un gruppo autoritario, gerarchico perché hanno paura di sfidare i gruppi di orientamento dogmatico.

La conversione ai culti non è veramente una questione di scelta. Le vulnerabilità non si limitano a portare gli individui ad un particolare gruppo. Il gruppo manipola queste vulnerabilità e inganna le prospettive, al fine di convincerle i membri ad aderire e, infine, rinunciare alle loro vecchie vite.
D. Come cambiano le persone che si uniscono ai Culti?

Dopo che i convertiti si impegnano in un culto, il modo  di pensare, di sentire e di agire del culto diventa una seconda natura, e i pur importanti aspetti della loro personalità pre-culto vengono soppressi o, in un certo senso, avviene il loro decadimento attraverso il disuso. I nuovi convertiti in un primo momento appaiono spesso essere traumatizzati dal bombardamento dei culti, dispiacendosi delle tecniche di controllo. Possono apparire distanti, rigidi e stereotipati nelle loro risposte, limitati nel loro uso del linguaggio, ridotti nella loro capacità di pensare in modo critico  e stranamente distanti nei loro rapporti con gli altri. I genitori solitamente affermano: “Quello non è mio figlio!“.  Queste osservazioni rappresentano la tesi comune che i membri di setta sono zombie o robot dagli occhi vitrei. Anche se questa descrizione è un’esagerazione, fa riflettere sul fatto che intense manipolazioni cultuali possono provocare stati alterati di coscienza in alcune persone.

Nel tempo i convertiti sembrano perdere la tensione e sembrano distanti.  Essi imparano tecniche, come il canto, per soffocare i dubbi e per rendere più facile mentire agli altri e a se stessi. Spesso perdono il contatto con persone del pre-culto cui erano legati e vivono come conseguenza l’isolamento dai genitori e dalla società. E ricevono ricompense per conformarsi alle esigenze del gruppo da cui sono diventati così dipendenti.

La possibilità di entrare nella coscienza, nei ricordi repressi o nei dubbi assillanti può generare ansia che, a sua volta, può innescare una difesa di trance-induzione, come il parlare in lingue, per proteggere il sistema che culto ha imposto su pensieri, sentimenti e comportamenti. Tali persone possono funzionare adeguatamente almeno a livello superficiale. Tuttavia, la loro regolazione continua dipende dal manterene  i loro vecchi stili di pensiero, gli obiettivi, i valori e gli allegati personali in deposito. Un normale livello di sviluppo psicologico e una integrazione della personalità risultano molto difficili da raggiungere.
D. Come i Culti possono danneggiare le persone?

Poichè spesso riconoscono i cambiamenti dannosi che non sono evidenti tra i convertiti sedotti, le famiglie sono di solito leprime ad essere ferite. Nei loro tentativi di aiutare i parenti coinvolti nel culto le famiglie sperimentano intensa  frustrazione, impotenza, senso di colpa  e, viste le  così poche persone a capire la loro situazione, la solitudine.

I membri possono essere danneggiati in quanto perdono la propria autonomia psicologica e spesso i loro beni. Inoltre, i gruppi che chiedono una parziale o totale disconnessione dalla società privano i membri dell’opportunità di imparare dalle varie esperienze che una vita normale fornisce. I membri possono perdere anni irrecuperabili in uno stato di arresto maturativo. In alcuni casi  subiscono danni psichiatrici e/o soffrono di malattie fisiche e lesioni. I bambini nei culti sembrano essere ad alto rischio di abuso e trascuratezza.

Coloro che lasciano i culti spesso sperimentano ansia, depressione, rabbia, senso di colpa,  diffidenza,  paura, disturbi nel pensiero, instabilità per lo spostamento dai modi di vedere il mondo di un culto a quelli del non-culto o un’alternanza tra  senso di annebbiamento e  stato di coscienza. Questo tumulto emotivo altera il processo decisionale e interferisce con la gestione delle attività della vita.

Infatti, molti ex-membri richiedono 1-2 anni per tornare al loro precedente livello di adattamento, mentre alcuni possono avere guasti psicologici o rimanere psicologicamente sfregiati per anni.

Non tutti quelli che si uniscono ai culti restano psicologicamente danneggiati. Alcuni potrebbero trovare nel culto  un rifugio sicuro per le difficoltà ingestibili del mondo non-culto. Altri che hanno problemi nel mantenenimento della distanza emotiva possono seguire il culto senza mai veramente diventare parte di esso o di essere profondamente colpiti da esso. E alcuni possono avere risorse personali, come ad esempio una capacità insolita di resistere alla pressione di gruppo, che consentono loro di mantenere una certa autonomia, anche in un ambiente potente di conformità.

 

D. Come i Cults danneggiano la Società?

Il rapporto “settarismo:  una conferenza per studiosi e la politica (3)”  delinea alcuni modi diretti con cui le sette ledono la società:
Governo/Legge
Infiltrazioni in agenzie governative, partiti politici, gruppi di comunità e organizzazioni militari allo scopo di ottenere informazioni classificate o private, guadagnare vantaggio economico o influenzare l’organizzazione infiltrata per servire i vertici del culto.

L’evasione fiscale
L’acquisizione fraudolenta e la disposizione illegale di fondi per l’assistenza pubblica e la sicurezza sociale.

La violazione delle leggi sull’immigrazione
L’abuso del sistema legale attraverso azioni legali spurie, denunce infondate di licenze e organismi di regolamentazione  o richieste stravaganti per servizi (quali quelli forniti dalla Freedom of Information Act) come parte di spedizioni di pesca contro i propri nemici. Perseguimento di obiettivi politici, mentre operano sotto la rubrica di un’organizzazione apolitica, di beneficenza  o religiosa.

Business
Raccolta fondi e vendita di pratiche ingannevoli. Lo stress organizzativo e individuale derivante da pressioni ai dipendenti di partecipare alla formazione della gestione cultuale e dei seminari di crescita.
Sviamento dello status di beneficenza al fine di garantire i soldi per altri scopi e affari non chiari. Concorrenza sleale attraverso l’uso di manodopera sottopagata o stipendi riciclati.
Educazione
Negazione o interferenza con l’educazione consentita per legge dei bambini nelle sette. L’uso improprio delle strutture scolastiche o universitarie  o travisamento delle finalità dei culti, al fine di ottenere rispettabilità. Il reclutamento degli studenti universitari attraverso la violazione della loro privacy e/o l’inganno.
Religione
I tentativi di ottenere l’appoggio delle religioni stabilite per presentare un quadro ingannevole degli obiettivi dei culti, delle credenze e delle pratiche  e cercare di fare causa comune su varie questioni. L’infiltrazione di gruppi in istituiti religiosi al fine di reclutare membri nel culto.

I culti danneggiano la società anche attraverso  importanti modi indiretti. I culti violano cinque valori interconnessi che sostengono le culture pluralistiche: dignità umana, libertà, etica, pensiero critico e di responsabilità. Perché barando i culti sono in grado di ottenere il potere ben oltre il loro numero. Inoltre, la maggioranza cerca la protezione garantita dal Bill of Rights, pur pensando al proprio obiettivo finale che è quello di eliminare la stessa libertà che rivendicano per sé.

Essi rappresentano quindi una sfida seria:

Come fa una società basata sulla libertà costituzionale  a proteggersi contro gli impulsi totalitari e le pratiche dei culti e di altri gruppi di fanatici senza risultare chiusa e repressiva? In poche parole, come fa il nucleo costituzionale a tenersi insieme?

Questa domanda è particolarmente importante oggi, perché l’identità culturale americana è frammentata.

La tradizione giudaico-cristiana, una volta dominante, è stata contestata, alcuni dicono soppiantata, da un secolarismo che, pur coerente con il patrimonio costituzionale americano, respinge molti dei principali dogmi della tradizione morale giudaico-cristiana.

Mentre questi due campi stavano combattendo, un terzo sistema di valori e di visione del mondo, radicato nel misticismo orientale e  nel movimento della psicologia umanistica, ha agito nella coscienza americana. Comunemente chiamato  movimento New Age, questo mondo vede quale principio fondamentale che gli uomini sono ciechi al fatto che siano tutti uno, che sono tutti Dio  e che sono tutti in grado di sviluppare le capacità sovrumane.

La maggior parte dei sostenitori di queste tre visioni del mondo tollerano il disaccordo e rispettano i loro avversari, anche se si trovano a competere – consapevolmente o meno -  per il predominio nel cambiare l’identità americana. Ma ai margini di ogni visione del mondo, i fanatici, molti dei quali appartengono a culti ben organizzati, cercano di rifare la cultura a loro immagine.

Se il fanatismo settario non è eticamente trattenuto, la cultura americana perderà i suoi ormeggi etici e i valori che hanno per così tanto tempo dominato le garanzie costituzionali. Le centinaia di migliaia di famiglie che sono dilaniate dalle sette  e i milioni di individui i cui diritti e l’integrità sono stati violati testimoniano la gravità di questa minaccia.
D. Perché le persone abbandonano i culti?

La gente abbandona i  culti per una serie di motivi. Dopo la presa di coscienza dell’ipocrisia e/o della corruzione all’interno della setta, i convertiti che hanno mantenuto un elemento di indipendenza e  qualche connessione con i loro vecchi valori possono semplicemente uscire delusi. Altri membri possono lasciare perché si sono stancati di una routine di proselitismo e di raccolta fondi. A volte anche i membri più dedicati possono sentirsi così inadeguati nei confronti delle richieste dei culti tanto da andarsene, non perché hanno smesso di credere, ma perché si sentono come falliti. Altri ancora possono rinunciare al culto dopo aver recuperato i vecchi valori, obiettivi, interessi o relazioni, derivanti dalle visite con i genitori, colloqui con ex membri  o  consulenze.
D. E’ facile lasciare un culto?

Le persone che meditano di lasciare una setta di solito sono sotto pressione per rimanere. Alcuni ex  membri affermano di aver speso mesi, anche anni, nel cercare di raccogliere la forza per uscire. Alcuni si raccontano così intimiditi da esser partiti di nascosto.

Sebbene la maggior parte dei membri del culto alla fine escono da soli, l’allarme dei genitori non deve essere scontato. In primo luogo, molti, se non la maggior parte, di coloro che lasciano i culti da soli sono psicologicamente danneggiati, spesso in modi che non capiscono. In secondo luogo, alcuni membri di sette non lasciano mai il culto, e alcuni di questi sono gravemente danneggiati. E in terzo luogo, non c’è modo di prevedere chi lascerà, chi voleva lasciare  o a chi sarà fatto del male. Di conseguenza, rassicurare i genitori è analogo a rassicurarli circa l’uso giovanile del fumo della marijuana sostenendo che la maggior parte giovani che fumano la marijuana non diventeranno tossicodipendenti.
D. Cosa  è l’Exit Counseling e in che cosa differisce dalla Deprogrammazione?

La consulenza per l’uscita e la deprogrammazione sono caratterizzate dal  parlare ai membri del culto (a volte in lunghe sessioni distribuite in molti giorni) al fine di aiutarli a riconoscere le attività manipolative, ingannevoli e di sfruttamento del culto, riconnettendoli ad  attaccamenti personali, credenze, valori e obiettivi del pre-culto, per ristabilire la loro capacità di pensare in modo indipendente e critico. Ma esse differiscono in un modo meno significativo.

La deprogrammazione, a differenza dell’exit counseling, è tradizionalmente associata a un processo di salvataggio, in cui i membri della famiglia (di solito i genitori) assumono un team di deprogrammazione per forzare il settario ad ascoltare l’altro lato della storia. Durante i primi anni e la metà del 1970  decine di articoli di giornale e almeno una mezza dozzina di libri descrissero storie drammatiche di deprogrammatori che strappavano figli adulti di genitori disperatamente preoccupati per il loro coinvolgimento al culto dei figli.

Anche se la propaganda cultista ha  raffigurato la deprogrammazione come un processo sporco e violento, la stragrande maggioranza dei deprogrammazioni la racconta in maniera abbastanza tranquilla,  diversamente dal rapimento iniziale. Molti ex membri deprogrammati  hanno osservato di essere stati sorpresi dal rispetto e dalla sincera preoccupazione loro mostrati.

La deprogrammazione, naturalmente, è un percorso controverso. Molti osservatori, tra cui un gran numero di critici delle sette sono contrari perché:

- hanno creduto che violava i diritti civili dei cultisti (anche se alcuni studiosi di diritto hanno offerto argomenti a sostegno della deprogrammazione come rimedio necessario per culti che distruggono l’autonomia individuale);

- a volte riferiscono di cause legali contro i genitori e i deprogrammatori, alcune delle quali sono sono terminate con successo;

- è stato a volte tentata su individui che non appartenevano a culti e, quindi, non erano stati programmati precedetemente;

- era psicologicamente rischiosa in quanto causa un danno irreparabile per il legame genitore-figlio quando essa falliva;

- il suo costo era elevato (10 mila dollari è una stima approssimativa per il viaggio, l’alloggio, la sicurezza, etc, dei deprogrammatori), e a volte era finanziariamente devastante per i genitori che si rivolgevano ad essa perché non si rendevano conto di altre possibilità che esistevano.

Ho usato il verbo passato nel descrivere la deprogrammazione perché si verifica raramente oggi, in parte a causa dei rischi legali, ma soprattutto perché i lavoratori in questo settore sono diventati più abili ad aiutare i familiari nel convincere il parente coinvolto nel culto a partecipare volontariamente alla consulenza di uscita. Gli exit counselor, che hanno cominciato a organizzarsi per diventare più efficaci e professionali, hanno iniziato a lavorare su un codice guida per il loro comportamento. La loro professionalità in crescita è uno sviluppo significativo per le famiglie colpite da  un culto.
D. Cosa possono fare i genitori di un cultista?

C’è molto che si può fare, ma tutte le alternative intelligenti comportano una notevole incertezza, ansia e fatica. I genitori devono rendersi conto che:

- c’è speranza per i genitori;

- non tutti i gruppi “nuovi” o non ortodossi sono sette (vedi Domanda 1: Che cosa è un culto);

Il comportamento preoccupante in un giovane adulto o in un ragazzo può talvolta avere poco o nulla a che fare con il coinvolgimento in una setta o in un nuovo movimento;

- salvare i cultisti o persuaderli a lasciare un culto non è sempre possibile o addirittura consigliabile, perché , per esempio, il gruppo può fornire un rifugio per una persona psicologicamente disturbata;

- una ricetta per convincere una persona a lasciare un culto non esiste – ogni singolo caso deve essere trattato singolarmente;

- di conseguenza, la raccolta di informazioni valide recanti la distruttività dei gruppi per il loro figlio è di vitale importanza.

Dopo che i genitori hanno capito questi punti, si può quindi provare a condurre – con assistenza professionale se del caso – un informata ricerca ragionata sulle possibili azioni che possono compiere, che includono le seguenti:

- accettare un coinvolgimento del figlio;

- convincere il figlio a fare una rivalutazione informata del suo impegno per il gruppo;

- istituire un salvataggio con la deprogrammazione;

- rinnegare il figlio.

Anche se lo spazio consente solo un’analisi superficiale, è considerare brevemente ciascuna di queste alternative:
Alternative 1: Accettazione

I genitori possono accettare e anche l’approvazione il coinvolgimento in culto perché rispetta l’autonomia del loro figlio e ritengono il suo gruppo psicologicamente benigno. Se i genitori ritengono che il gruppo sia distruttivo per il loro figlio, possono accettare a malincuore il suo coinvolgimento in esso, perché non sono in grado di perseguire una linea di azione che lo avrebbe portato a rivalutare il tutto. Tale passività riluttante a volte può essere molto faticosa per genitori, che possono beneficiare di assistenza professionale progettata per aiutarli ad affrontare il dolore, la rabbia, la paura e il senso di colpa legati a questa esperienza.
Alternativa 2: promuovere il Volontariato, rivalutare l’informazione

I genitori che scelgono questa alternativa devono:

- elaborare una strategia etica per massimizzare la loro influenza sul membro settario e

- sviluppare l’autocontrollo e la consapevolezza necessari per l’attuazione, la valutazione e la revisione della strategia in base alle esigenze. Anche se il primo compito è difficile, quest’ultimo è di solito ancora più faticoso, nonché facile da trascurare. I genitori che seguono questo corso sono invitati a chiedere aiuto a una varietà di risorse, compresi gli altri genitori di cultisti, ex-membri, materiale di lettura, consiglieri d’uscita ed a professionisti con esperienza in questo campo.

Alternativa 3: “Salvataggio”
Anche se molti ex membri di culti hanno pubblicamente sostenuto la deprogrammazione come un mezzo necessario per liberare gli uomini dalla schiavitù di un culto, la procedura, come ho detto in precedenza, è giuridicamente e psicologicamente rischiosa. Un terzo delle deprogrammazioni non sono sicure  e spesso portano ad un allontanamento tra genitore e figlio, o anche a cause legali. Inoltre, molte persone che lasciano i  culti dopo una deprogrammazione avrebbero potuto essere stati persuasi a lasciare volontariamente, senza i rischi insiti in un salvataggio. Pertanto, la American Family Foundation sconsiglia la deprogrammazione .

Alternativa 4: disconoscere il figlio

Alcuni genitori che non riescono a convincere il proprio figlio a lasciare un gruppo distruttivo sono psicologicamente in grado di trarre il meglio da una brutta situazione. Possono sentire un forte impulso a rinnegare il loro figlio e allontanarlo dalla loro vita completamente. Rinnegare un figlio è una forma di blocco di una realtà spiacevole. Anche se molte persone sono in grado di funzionare adeguatamente pur negando pezzi di realtà, la profondità del legame genitore-figlio rende questa alternativa impossibile da seguire senza pagare una pena severa ed emotiva, anche quando la disconnessione sembra meno dolorosa di quanto intenso , continuo e irrisolvibile è il conflitto familiare. Quindi, ai genitori che considerano seriamente questa alternativa si consiglia di cercare assistenza professionale.

D. Come possono i genitori e gli altri aiutare i cultisti a rivalutare volontariamente  il loro coinvolgimento nel culto?

Poichè i  culti scoraggiano una analisi aperta e onesta circa le loro credenze e pratiche, i genitori e gli altri parenti o amici interessati devono esercitare immaginazione e tatto per aiutare i cultisti a rivalutare volontariamente il coinvolgimento nel culto.

L’obiettivo finale è quello di aiutare i cultisti ad effettuare una rivalutazione informata del loro coinvolgimento nel culto, cioè,  aiutarli ad esaminare attentamente le informazioni critiche che il loro gruppo non rende disponibile ai membri  e  parlare con calma dei motivi e delle conseguenze del loro impegno nel gruppo. Gli assistenti dovrebbero cercare di evitare arringhe emotive circa la teologia,  il lavaggio del cervello, la corruzione dei leader della setta  e simili. Queste tattiche sperperano l’opportunità di raccogliere informazioni importanti sul gruppo e il rapporto dei cultisti ad esso. Inoltre, gli attacchi emotivi possono essere offensivi e ingiustificati se la persona appartiene ad un gruppo benigno. E, nel caso dei culti in buona fede, gli attacchi emotivi confermano gli stereotipi sul culto del mondo esterno come satanico e sollevano timori di deprogrammazione, che possono portare come conseguenza i  cultisti a ritirarsi più in profondità nel gruppo.

Gli aiutanti dovrebbe cercare di essere ascoltatori attivi e dovrebbero porre domande volte ad aprire la mente dei cultisti. Da ascoltatori attivi gli aiutanti raccolgono non solo informazioni, ma anche modellano l’apertura, la razionalità  e la pazienza che i cultisti devono rivalutare nel loro impegno per il gruppo.

Gli aiutanti dovrebbero:

- Mantenere la calma e mantenere le linee di comunicazione aperte. Non si può avere alcuna influenza costruttiva senza la comunicazione.

- Rispettosamente ascoltare i punti di vista dei cultisti. Indagare le loro credenze, sentimenti e pensieri sulla vita nel culto e al di fuori di esso. Scoprire se hanno dubbi o domande rimaste senza risposta circa il gruppo che non possono fare altrimenti vengono scoperti.

- Essere pazienti.

- Essere più inclini a porre con calma le domande, piuttosto che profferire opinioni.

- Scoprire se mancano loro aspetti della loro vecchia vita (amici, attività ricreative, scuola, parenti, musica, ecc) e aprire le loro menti ai propri ricordi.

- Scoprire in cosa credono e perché.

- Mettere in discussione le loro convinzioni o cercare di farli mettere in discussione, ma farlo in un modo calmo e rispettoso per non spingerli in un angolo difensivo. Il tempismo è fondamentale.

- Con calma esprimere il proprio punto di vista, ma non insistere sul fatto che non sono d’accordo. Rispettare il loro diritto di dissentire. A volte è più efficace semplicemente quello per seminare qualcosa nel pensiero.

- Dimostrare  amore e  preoccupazione, ma non porre queste come subordinate all’accordo o all’obbedienza, fare questo sarà giustamente percepito come un ricatto. Al contrario, mostrare l’amore e la preoccupazione anche quando il disaccordo è sostanziale.

- Quando possibile  neutralizzare la rabbia analizzando la sua fonte, perchè la rabbia genera rabbia. Ma non soffocare artificialmente la rabbia, perchè il settario molto probabilmente sentirà la falsità insita nel soffocare l’emozione. Al contrario, mostrare il dolore, il dolore e l’ansia che di solito sono le cause della rabbia.

- Lasciate che i cultisti sappiano che le loro azioni fanno male o che ci si  preoccupa, ma allo stesso tempo rispettare il loro diritto di fare come meglio credono, perchè  manipolati possono sembrare a voi.

- Comunicare l’amore e aiutare il settario a ricollegarsi alla sua vecchia vita parlando di vecchi tempi e incoraggiandolo a scrivere, chiamare o visitare i parenti e vecchi amici. Inoltre, se del caso, incoraggiare i parenti e gli amici a contattare il membro del culto.

- Ascoltare pazientemente, esprimendo l’amore  e utilizzare  la calma e la razionalità per contribuire a creare un clima di fiducia. Se ai cultisti offri un aiutante, saranno più disposti a discutere il loro coinvolgimento nel culto, anche, forse, con ex membri, consiglieri d’uscita  o professionisti esperti sui culti. Una volta raggiunto questo passo, una rivalutazione informata dell’impegno dei cultisti a un gruppo è molto più facile da realizzare.

Purtroppo , seguire questi consigli non sempre produce i risultati auspicati. A volte il culto si rifiuta di lasciare che i membri parlinoi a lungo con i genitori o con gli altri del vecchio mondo. Infatti, non è raro per i culti di inviare i membri in paesi stranieri lontani  senza dire ai genitori dove sono. A volte i cultisti mentono perchè sono così assorbiti dalla visione del mondo cultuale che un dialogo razionale con loro è impossibile. A volte il vecchio mondo è così pieno di problemi, di dolore e ‘insicurezza per i cultisti che  importa quanto infelici possano essere nel culto, sono troppo spaventati persino di prendere in considerazione di tornare alle loro vecchie vite. A volte i cultisti possono onestamente e intelligentemente rivalutare il loro impegno per un gruppo e decidono di rimanere in esso, perché credono che sia meglio per loro. E a volte raggiungono che la necessaria consapevolezza di sé e di auto-controllo è semplicemente troppo impegnativo per i genitori e per gli altri soccorritori. Tuttavia, coloro che possono con successo seguire questo percorso di condivisione e di rivalutazione spesso scoprono che sono diventati più vicini alla persona  coinvolta nel culto di quanto mai avrebbero ritenuto possibile.
D. Che cosa possono fare gli  educatori, il Clero  e altri  per proteggere i giovani dal reclutamento nei Culti?

Gli educatori e i sacerdoti interessati alla educazione preventiva in materia di culti possono aderire al Programma Internazionale Cult Education (CIPE), un programma congiunto della Fondazione Famiglia Americana e del Cult Awareness Network, un’organizzazione di base composta in gran parte di genitori e di ex membri. Partecipare al CIPE consentirà agli educatori e ai sacerdoti di comunicare con altri che condividono i loro interessi, acquire materiale didattico,  ottenere video e audio con i programmi educativi  e tenere il passo con gli sviluppi in questo nuovo ed entusiasmante spazio educativo. Se siete interessati a ricevere maggiori informazioni sul CIPE, contattate l’AFF.

Il pericolo cultuale per i giovani diminuisce quando:

- le critiche al di fuori dei culti causano la diminuzione del livello di manipolazione nei loro ambienti;

- i giovani sviluppano una resistenza a piazzole di vendita settaria imparando  come i gruppi in generale (non solo culti) possono influenzare i propri pensieri, sentimenti e comportamenti; e

- i giovani imparano a far fronte allo stress e a riconoscere e cercare di superare le vulnerabilità personali, come la dipendenza, la bassa tolleranza dell’ambiguità  e l’ingenuo idealismo, chiedendo aiuto professionale quando necessario.

- di conseguenza, gli educatori e il clero possono aiutare a proteggere i giovani a non avere paura di criticare gli abusi di un culto, e insegnano loro cosa è la manipolazione cultuale, aiutandoli a coltivano i tre valori che li renderanno meno vulnerabili alle lusinghe di culto:

1) l’autonomia individuale – la personale capacità di determinare la sua vita con una pressione minima o manipolazione dall’esterno;

2) l’integrazione personale -  Il tentativo di ordinare la sua memoria,  valori, credenze, patrimonio, ecc , in un insieme unitario; e

3) il pensiero critico indipendente -  senza il quale l’autonomia non può essere mantenuta o l’integrazione raggiunta.

 

 

 

References

Zimbardo, P.G., & Hartley, C.F. (1985). Cults go to high school: A theoretical and empirical analysis of the initial stage in the recruitment process.  Cultic Studies Journal, 2, 91-148.

Bird, F., & Reimer, B. (1982).  Participation rates in new religious and para-religious movements.  Journal for the Scientific Study of Religion, 21, 1-14.

American Family Foundation. (1986).  Cultism: A conference for scholars and policy makers.  Cultic Studies Journal, 3, 117-134.

Barker, E. (1983).  The ones who got away: People who attend Unification Church workshops and do not become members.  In Barker, E. (Ed.), Of Gods and Men: New Religious Movements in the West.  Macon, GA: Mercer University Press.

Frank, J. (1974).  Persuasion and Healing.  New York: Shoken Books.

Clark, J.G., Langone, M.D., Schecter, R.E., & Daly, R.C.B. (1981).  Destructive Cult Conversion: Theory, Research, and Treatment.  Bonita Springs, FL:  American Family Foundation.

Freedman, D.X. (1986).  Psychiatric epidemiology counts.  Archives of General Psychiatry, 41, 931-933.

 

fonte: http://www.csj.org/studyindex/studycult/cultqa.htm

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

di  Charlotte Allen

UNIVERSITA’ DI SOCIOLOGIA DI RUTGERS – Il professore di sociologia Benjamin Zablocki ha studiato le sette – ora chiamate, grazie alla politica della correttezza accademica,  “nuovi movimenti religiosi“, o NMR -  durante la metà degli anni 60, quando, mentre frequentava la scuola di specializzazione presso la Johns Hopkins, aveva comprato con novantanove dollari un biglietto per il bus Greyhound che gli ha permesso di viaggiare in tutto il paese e di visitare tutte le comunità religiose che riuscì a trovare. “Il mio stile di ricerca è l’osservazione partecipante ” spiega. “Io vivo con i gruppi, lavo i piatti con loro, prego con loro e mi immergo nel loro modo di vivere“.

Pof. Zablocki

Dopo anni di incontri diretti con una varietà di gruppi religiosi, spiccava un fenomeno ricorrente. “Ho visto gente passare attraverso una esperienza molto particolare” – ricorda Zablocki -  “Perdeva peso e si isolava. Non era facile avere una conversazione con loro, sembravano essere in un mondo diverso“.

 

 

In un primo momento Zablocki credette che i membri dei culti, con cui parlava, stessero vivendo una crisi spirituale -  “La notte oscura dell’anima, come era avvenuto per Santa Teresa o per San Giovanni della Croce“. Ma dopo aver letto la teoria della riforma del pensiero di Robert Lifton e la Psicologia del Totalitarismo (1961) nonchè gli studi sulla persuasione coercitiva di Edgar Schein (1961), oltre agli studi famosi sul controllo mentale e sulla “rieducazione” praticata dai cinesi sui prigionieri di guerra americani, catturati durante il conflitto coreano, Zablocki abbracciò un’altra spiegazione: quella del lavaggio del cervello. Lifton e le teorie di Schein sul lavaggio del cervello al prigioniero, un processo che comportava la privazione sensoriale, l’obbligo di confessioni e il controllo completo dell’ambiente come mezzo per manipolarlo attraverso i suoi carcerieri,  gli fecero elaborare una descrizione più adatta per spiegare il comportamento che aveva osservato tra i membri teoricamente volontari dei gruppi religiosi. Da gruppo a gruppo, i soggetti di Zablocki avevano riferito di subire riti più simili ad un campo di prigionia rispetto ad una scuola media della Domenica: erano stati privati ​​del sonno, ed era stato chiesto loro di scrivere confessioni, gli è stato detto che le confessioni non erano sufficienti.

 

La conversione di Zablocki alla teoria del lavaggio del cervello poteva sembrare di buon senso per un pubblico cresciuto con le immagini televisive di cultisti zombie che commettono crimini diabolici o con gli esperimenti del controllo mentale dei cinesi raccontati nel film del 1962 The Manchurian Candidate. Ma tra gli scienziati sociali il lavaggio del cervello è stata una teoria aspramente contestata per diverso tempo. Nessuno dubita che una persona possa comportarsi in modo particolare quando è minacciata con forza fisica (cosa non faresti con una pistola puntata alla testa?), ma in assenza di armi o di sistemi di tortura, può una persona essere manipolata contro la sua volontà?

 

La maggior parte dei sociologi e degli psicologi che studiano i culti rispondono di no. Per cominciare, il lavaggio del cervello non è come Zablocki stesso ammette: “un processo che è direttamente osservabile“. E anche se il lavaggio del cervello potesse essere isolato e misurato in uno studio clinico, obiezioni etiche farebbero concepire un simile test quasi impensabile. (Che tipo di rinunce avreste dovuto firmare prima di permettere a voi stessi di essere vittime del lavaggio del cervello?)

Negli ultimi dieci anni, mentre la teoria del lavaggio del cervello ha goduto di un alto profilo nei media – invocata per spiegare disastri sensazionali dei culti, dal suicidio di massa dei membri della Heaven’s Gate ai dodici morti col sarin nella metropolitana di Tokyo attribuiti ad Aum Shinrikyo -  gli studiosi dei culti  hanno evitato il termine come un sintomo di paranoia della Guerra Fredda e dell’isteria degli antisette. Invece essi favoriscono le spiegazioni più benigne di appartenenza al culto. Le alternative includono la teoria dell’”etichettatura“, che sostiene che non c’è niente di sbagliato nelle religioni alternative, che il problema è quello della etichettatura pregiudizievole da parte di una cultura dominante che vede i membri del culto come creduloni positivi al lavaggio del cervello, e la “condizione preesistente” è una teoria che postula che i membri del culto sono persone che sono malate di mente o altrimenti disadattate prima di aderirvi. (Un paio di studiosi hanno addirittura proposto la malnutrizione come una condizione preesistente, sostenendo che la carenza di calcio può rendere le persone inclini a suscettibilità carismatica).

Così, quando Zablocki ha pubblicato, indignato, la difesa della teoria del lavaggio del cervello in sessanta pagine nell’ottobre 1997 e nell’aprile 1998 su Nova Religio, una rivista accademica dedicata ai sistemi di credenze alternative, ha innescato uno scompliglio nel campo accademico. Indicando gli “alti costi di uscita” che alcuni culti hanno causato a coloro che cercavano di fuggire, con l’allontanamento dai genitori e dai beni, e con le velate minacce, Zablocki ha sostenuto che questi erano indicatori del lavaggio del cervello, segni che alcuni gruppi stavano usando la coercizione psicologica per mantenere il controllo totale sui propri membri. Pur avendo ammesso di non poter dimostrare empiricamente il lavaggio del cervello, ha sostenuto che per lo meno il concetto non dovrebbe essere scartato a priori. «Non è il mio scopo affermare che attualmente possediamo prove che dimostrino che il lavaggio del cervello è la migliore spiegazione dell’attività dei NMR” ha scritto. “Il mio obiettivo è più modesto e consiste nel dimostrare che il lavaggio del cervello è una congettura precisa e verificabile empiricamente su un processo socio-psicologico molto importante e che è stato trattato molto male dalla opinione di maggioranza all’interno della sociologia della religione“.

I colleghi di Zablocki rimasero impressionati. In una risposta pubblicata anche in Nova Religio, David Bromley, sociologo alla Virginia Commonwealth University, che aveva studiato la Chiesa dell’Unificazione del reverendo Sun Myung Moon, si è lamentato che nella formulazione del lavaggio del cervello di Zablocki, il concetto  fosse stato scivoloso, limitato  e, in ultima analisi, non verificabile e vago. Inoltre, egli sottolineò che i culti in genere avevano scarso successo di reclutamento, avevano alti tassi di turnover (le reclute in genere fuoriuscivano dopo pochi mesi e quasi nessuno vi rimaneva per più di due anni), e una vita breve, tutti  motivi di serio scetticismo circa l’ipotesi di lavaggio del cervello. Anche se si evidenziavano questi fatti, Bromley ha aggiunto “la straordinaria varietà di origini culturali, modelli di sviluppo organizzativo e stili di leadership di questi gruppi pongono un problema nello spiegare come sembrano aver scoperto la stessa tecnica di  ‘lavaggio del cervello’ quasi esattamente nello stesso momento storico

 

Prof. David Bromley, Sociologo

 

Una rapida indagine su campo rivela che Bromley è ben lungi dall’essere l’unico dubbioso. Eileen Barker, sociologa della London School of Economics, che ha anche studiato la Chiesa dell’Unificazione, sostiene che “la gente lascia regolarmente i Moonies di propria spontanea volontà. I culti sono in realtà meno efficienti a trattenere i loro membri rispetto ad altri gruppi sociali. Investono molta pressione su di loro per farli rimanere in love-bombing, sensi di colpa,  viaggi, ma questo non funziona. Vorrebbero esercitare il lavaggio del cervello, ma non possono“.

 

Eileen Barker

 

L’astio è una caratteristica tipica tra gli studiosi dei culti che la pensano diversamente. Separati dall’ideologia, dalla formazione  e dalla storia disciplinare, i sociologi e gli psicologi che studiano i culti si confrontano su un enorme  – qualcuno direbbe incolmabile – abisso culturale. E il dibattito spesso scende sul personale. Anche se ci sono alcuni recenti segnali di riavvicinamento, gli studiosi antagonisti hanno spesso cercato di screditare le reciproche motivazioni e le rispettive ricerche. Competono per definire la natura dei culti, combattono per il controllo delle loro associazioni professionali e litigano aspramente nelle aule di tribunale.

Il campo è stato completamente polarizzato“, osserva Thomas Robbins , un sociologo della religione indipendente di Rochester, Minnesota. Egli spiega: “Vi sono persone, per lo più sociologi della religione o studiosi religiosi, che tendono a guardare i culti in modo interpretativo, dal punto di vista dei loro membri, essi vengono etichettati come apologeti delle sette, e ci sono quelli che vedono i culti  come fondamentalmente distruttivi: sono per lo più psicologi e sociologi che vengono etichettati come avversari dei culti. La maggior parte dei libri sul tema protendono per una parte o per l’altra  e gli studiosi su entrambi i lati non leggono reciprocamente i loro libri“.

La parola “culto” è di per sé motivo di contesa accademica e viene  usato per descrivere i movimenti religiosi che non rientrano nella classificazione del sociologo tedesco Max Weber di chiese (organizzazioni aperte a chiunque sia nato o battezzato in loro) e “setta” (sottogruppi separatisti che richiedono purezza teologica o morale come condizione di appartenenza). Dal punto di vista della maggior parte dei sociologi la fedeltà a un leader carismatico con l’adesione a una particolare teologia è una caratteristica che distingue un culto da una setta. (Un altro tratto distintivo è la tendenza dei culti ad incapsulare o incorporare almeno alcuni dei loro membri in un modo di vita e una serie di valori di gruppo che sono radicalmente in contrasto con la cultura circostante).

Nuovo movimento religioso” è un termine relativamente recente, una designazione con valore neutro, coniato sulla scia dei disastri come Jonestown e Waco,  come  tentativo da parte degli scienziati sociali di prendere le distanze dal popolare pregiudizio anti-sette. In realtà, il termine è fuorviante: molti dei sistemi di credenze promosse da NMR non sono affatto nuovi ma sono emanazione eccentriche del Cristianesimo o dell’ancor più antico buddismo e induismo. Inoltre, alcuni culti come Scientology  e Lifespring Inc., hanno contenuti religiosi minimi e possono essere definiti con maggiore precisione come terapia laica o organizzazioni di auto-realizzazione. (Anche così nel 1993 Scientology ha vinto la designazione dell’Internal Revenue Service come chiesa).

A complicare ulteriormente le cose, i ricercatori utilizzano spesso molto diversi, anche contrastanti, approcci nel loro lavoro. Gli Psicologi, per esempio, tendono a sottolineare come uno stimolo ambientale ripetuto può provocare una risposta condizionata, privando i soggetti della loro autonomia. I Sociologi, al contrario, di solito riconoscono un modello di conversione volontaria per la religione, il quale postula che le persone si uniscono ai culti per motivi generalmente razionali, collegati alla capacità del gruppo di soddisfare le loro esigenze: per una teologia trascendente, per forti legami di parentela e di solidarietà, per il sostegno sociale sufficiente a  consentire loro di uscire dalla droga o comunque a trasformare le loro vite personali. (Per esempio, uno studio ha dimostrato che gli schizofrenici hanno aderito a culti che hanno funzionato meglio dei farmaci o di una psicoterapia convenzionale).

Tutte queste differenze avrebbero potuto essere semplicemente di interesse accademico se non fosse per la popolarità duratura dei culti stessi. Entro la fine del 1960, contrariamente alle aspettative di molti studiosi laici, strani gruppi religiosi, radicalmente separatisti cominciavano a proliferare. Hanno attirato un gran numero di adepti, spesso tra i giovani provenienti da famiglie benestanti che erano cresciuti senza credenze religiose. Inorriditi i genitori borghesi assistevano al decadimento della loro un’istruzione universitaria e i loro figli scendere giù per la scala sociale a vendere fiori per la strada con i Moonies, radersi la testa e chiedere l’elemosina con gli Hare Krishna  o distribuire opuscoli su Gesù con un movimento nella metropolitana. I media hanno riferito reazioni di violenza nei culti e di casi di giovani che consegnavano ingenti somme di denaro alle nuove religioni.

La cosa più allarmante di tutto per i genitori era che molti dei culti erano organizzati in una vita comunitaria rigida, dove era necessario che i membri tagliassero tutti i legami con il loro passato, compreso il contatto con le loro famiglie. In risposta, ci fu un’ondata di deprogrammazione durante gli anni 1970 e 1980: i giovani membri del culto venivano rapiti, di solito da specialisti indipendenti assunti dai loro genitori  e tenuti prigionieri fino a quando non disconoscevano la loro affiliazione al culto e alle credenze. Alcuni genitori hanno anche provato a deprogrammare i loro figli adulti dai programmi di conventi cattolici romani e delle chiese cristiane evangeliche. L’American Civil Liberties Union e altri gruppi di libertà civili si sono opposti strenuamente alla deprogrammazione per il fatto che la maggior parte dei destinatari erano adulti per la legge, ma la pratica ha avuto la benedizione del Cult Awareness Network e di altri gruppi anti-sette. Inoltre, i giudici in California, uno stato all’avanguardia per le tendenze di legge, iniziarono a permettere ai genitori di ottenere l’amministratore di sostegno per i loro figli adulti che avevano aderito a culti, sulla presunzione che erano mentalmente incapaci, spianando la strada ai deprogrammatori di agire.

[Nota : ATTENZIONE! Il Cult Awareness Network (CAN ) è recentemente fallita ed è stata acquistata da Scientology. Si consiglia vivamente di non entrare in  contattato con essa per chiedere aiuto]

Gli accademici hanno giocato un ruolo importante nelle battaglie che seguirono. Al fine di dimostrare l’incompetenza mentale, i legali dei genitori dovevano dimostrare che i giovani non si erano uniti ai culti volontariamente. Negli anni 1970 e 1980 gli studi sulla riforma del pensiero di Lifton e di Schein improvvisamente trovarono una nuova strada redditizia nelle aule di tribunale.

Due dei più importanti sostenitori dell’ipotesi del controllo mentale erano il sociologo Richard Ofshe e la psicologa Margaret Singer, entrambi affiliati di UC- Berkeley. I due cominciarono a proporsi come testimoni esperti per conto di ex membri e dei loro genitori in diverse cause legali intentate contro i culti religiosi e organizzazioni laiche di terapia, come Lifespring. A testimonianza della presenza della “persuasione coercitiva“, i due scienziati sociali riuscirono a strappare una gran parte del business in qualità di testimone-esperto nei casi di lavaggio del cervello. “Nelle carceri di riforma del pensiero in Cina, le persone erano fisicamente costrette a stare in questo ambiente“, dice Ofshe. “Penso che ci siano  altre caratteristiche che fanno parte della coercizione, come per esempio  il travisamento che si traduce nel credere che il culto sia qualcosa di diverso da ciò che è. Devi guardare a ciò che si verifica nel contesto del gruppo: sfruttando i propri desideri, le proprie debolezze, ho visto gruppi in cui le persone che erano senza macchia sono stati manipolati a realizzare atti di violenza e terrorismo“.

 

 

Nei primi anni ’80, Ofshe e gli argomenti sul lavaggio del cervello della Singer si dimostrarono convincenti per i giudici, le giurie e il pubblico. Con le immagini terribili dei suicidi di massa di Jonestown e gli omicidi freschi nelle loro menti, le giurie americane erano ostili ai culti. Gli ex membri hanno iniziato vincendo milioni di dollari grazie ai verdetti della giuria contro i movimenti religiosi a cui erano appartenuti. Nel 1980 il legislatore statale di New York, nonostante le obiezioni della American Civil Liberties Union, ha approvato una legge che avrebbe legalizzato la deprogrammazione (cui fu posto il veto da parte del governatore Hugh Carey). “Con la deprogrammazione – dei genitori che rapivano i loro figli tenuti prigionieri – il tutto è diventato intensamente emotivo“, afferma Thomas Robbins. “Chi erano i rapitori: i genitori, i culti, o la polizia? C’erano rancori da tutte le parti“.

Tra i più indignati vi erano gli scienziati sociali che non aveva mai creduto che la gente potesse unirsi ai culti per il lavaggio del cervello e chi, come i buoni libertari civili, furono sconvolti dalla deprogrammazione. Ofshe e la testimonianza scientifica della Singer (e le spese elevate) posero in difficoltà un certo numero di questi studiosi, le cui credenziali erano ugualmente rispettabili e la cui ricerca proprio li aveva condotti a concludere che la persuasione coercitiva era impossibile in assenza di un qualche tipo di coercizione fisica come la prigione o la tortura. “Ci sono chiaramente gruppi che ordinano alle persone di uccidere“, ammette David Bromley. “C’è Aum, c’era il Rajneesh, che hanno messo botulino nell’insalata del bar, c’era Synanon, i cui adepti hanno messo un serpente a sonagli nella casella della posta di qualcuno. Ma alla fine, la disputa sul lavaggio del cervello non è una questione legale. Che sia una disputa politica  sulla legittimità delle religioni ad alta richiesta. Una parte dice: non coinvolgete i vostri membri così tanto, l’altra parte dice: non demonizzare il dissenso dalle norme vigenti

Bromley credette che le testimonianze di Ofshe e della Singer incoraggiavano i giudici e i giurati a saltare troppo velocemente alla conclusione che le religioni alternative erano una minaccia per la libertà individuale e per i valori tradizionali. Secondo la loro logica, anche la chiesa paleocristiana sarebbe stata una setta pericolosa? Matteo, Marco, Luca e Giovanni avevano bisogno di deprogrammazione?

Zablocki sostiene che molti studiosi hanno scartato la teoria del lavaggio del cervello troppo frettolosamente.

Zablocki guarda con scetticismo anche alle testimonianze di Ofshe e Singer, ma per motivi diversi. “Di solito ci vogliono mesi, addirittura anni, per arrivare a un impegno pieno, senza compromessi in un culto“, spiega. “Solo allora  il lavaggio del cervello può verificarsi. Nel modello Ofshe-Singer il lavaggio del cervello avviene proprio all’inizio. Penso molto bene del lavoro di Ofshe, ma io non sono d’accordo con il suo pensiero su alcune cose“. Inoltre, Zablocki aggiunge, “Ho sempre rifiutato le richieste di testimone esperto. Non mi fiderei di me stesso come uno studioso quando una parte o l’altra  di una causa legale è responsabile del mio reddito

Nel suo articolo su Nova Religio, Zablocki era preoccupato di meno per quegli accademici che possono esagerare sul concetto di lavaggio del cervello che su quelli come Bromley che lo rifiutano del tutto. E nel portare avanti il suo caso, ha criticato duramente le intenzioni e le tattiche tali studiosi. (Il titolo del suo articolo è volutamente provocatorio: “La Schedatura di un concetto: La Strana Storia della congettura del Lavaggio del Cervello nella Sociologia della Religione“). Non contento solo di difendere la teoria del lavaggio del cervello come scienza sociale vitale, Zablocki ha sostenuto che il suo stato di degrado nella professione ha avuto molto a che fare con gli atteggiamenti compromessi degli studiosi che hanno studiato i culti con difetti insiti nella teoria stessa. Il lavaggio del cervello secondo Zablocki era andato fuori moda in sociologia non perché era stato smentito scientificamente, ma perché la maggior parte degli studiosi di religioni alternative aveva attraversato la linea di obiettività adeguandosi alle ragioni dei gruppi su cui facevano ricerca. “La preoccupazione di reprimere una forma di libera espressione religiosa“, ha concluso “sembra a molti di essere un pericolo di gran lunga superiore rispetto a qualsiasi danno che potrebbe verificarsi ai membri di NMR o ai loro figli“.

Sebbene la maggior parte degli studiosi tende a riconoscere le bizzarre pratiche della Chiesa dell’Unificazione,  non omettendo i matrimoni di massa organizzati tra estranei, la pressione di procreare  o la teologia autocentrica di Moon, troppi sociologi, secondo Zablocki, minimizzano i racconti dei fuorusciti, sostenendo la teoria secondo cui  i membri che lasciano un gruppo hanno ancora tanta collera da elaborare. Tali studiosi, ha sostenuto, sono più interessati a “marginalizzare opposti punti di vista” piuttosto che che  “raccogliere  dati e verificare ipotesi“.

Nello stesso numero di Nova Religio, Robbins ha affrontato alcune di queste denunce in una “critica amichevole” rivolgendosi ad altri studiosi amici dei culti nel suo campo. Mentre critica la gestione del governo sull’incidente Waco, che provocò la morte di settantasei membri del Branch del culto dei Davidiani  e quattro agenti federali nel 1993, Robbins colpevolizzata gli studiosi di religione per aver dissimulato la risposta letale del gruppo per il raid da parte dell’Ufficio di alcool, tabacco e armi da fuoco. “Sebbene ci sia stata persecuzione la cattiveria settaria esiste chiaramente” ha scritto Robbins “gli studiosi oggettivi possono avere bisogno di cedere qualsiasi investimento permanente nel vedere il ‘ culto ‘ o ‘ la nuova religione ‘ o come una vittima o un demone distruttivo“.

Zablocki ha evidenziato qualcosa di più schiacciante non evidenziata da Robbins. Una notevole quantità di denaro dei culti è andata agli studiosi – a sostegno della ricerca, delle pubblicazioni, della partecipazione a conferenze e ad altri servizi. Zablocki non fa nomi. Ma un certo numero di professori liberamente ammette che le religioni non tradizionali (nella maggior parte dei casi, gli Unificazionisti e gli Scientologist) hanno allentato loro i controlli. L’elenco comprende alcuni degli studiosi più in vista della disciplina: Bromley, Barker, Rodney Stark  dell’Università di Washington, Jeffrey Hadden della University of Virginia  e James Richardson  un sociologo della religione presso l’Università del Nevada a Reno. Tutti e cinque hanno partecipato a convegni di culti sovvenzionati  e Bromley , Hadden  e Richardson hanno occasionalmente testimoniato in tribunale a favore dei culti o si sono proposti in qualità di testimoni esperti contro la teoria del lavaggio del cervello. “Questo è un problema“, ha scritto Zablocki severamente “c’è una enorme differenza etica tra chi usa i finanziamenti per le ricerche e chi prende il finanziamento per riportare punti al gruppo.”

Le giustificazioni per accettare i benefici delle frange delle fedi variano: “Non possono essere acquistati con un convegno gratuito”. “Gli studiosi in molti campi non servono come consulenti e periti? E  le borse di ricerca al di fuori di borsa di studio sulle religioni alternative sono difficili da ottenere“. Fino a poco tempo  il governo ha finanziato pochi studi sui culti  e le fondazioni private religiose che sostengono borse di studio così come la Lilly Endowment e la Pew Charitable Trusts, preferiscono pagare per gli studi su chiese più convenzionali . “Certo, ho trascorso tre giorni su una barca nelle isole di San Juan con Eileen Barker e alcune altre persone, era una conferenza sui movimenti religiosi  e abbiamo avuto un grande momento, e i Moonies hanno pagato per organizzare il tutto“, dice Stark . “Ma io sono andato a un sacco di conferenze pagate da organizzazioni ebraiche e delle organizzazioni cattoliche. Il primo grande studio che abbia mai fatto, sulla religione e l’antisemitismo, è un libro per l’Anti-Defamation League. Non ho mai sentito che si trattava di denaro ebraico, quindi non sono così preoccupato per questo“.

Jeffrey Hadden una volta ha organizzato una conferenza patrocinata dalla Chiesa dell’Unificazione sulla religione e politica a Hilton Head, Carolina del Sud, e ha pubblicato i documenti con una stampa di proprietà della Chiesa dell’Unificazione. E spiega:  “Ci sono tutti questi anticult  che cominciano con la presunzione che ogni movimento religioso è illegittimo, quindi ogni cosa che dici è tutto a posto se compromette il gruppo, io dico che la libertà religiosa è un diritto fondamentale. Ci sono cose che accadono in questi gruppi che io non approvo? Lo faccio notare? Potete scommetterci che l’ho fatto!  Alcuni studiosi hanno ottenuto troppo essendo vicino ai gruppi che studiano? Naturalmente, se si studia un gruppo per capire il mondo attraverso i suoi occhi, potrete capire il mondo attraverso i suoi occhi. si tratta di una vera e propria difficoltà” .

Hadden insiste sul fatto che il denaro dei Moonie non ha avuto alcun effetto sulla sua borsa di studio e che alla fine ha perso il favore di alcuni degli unificazionisti. La sua caduta in disgrazia è stata dovuta in parte perché ha detto cose poco lusinghiere su di loro nelle sue pubblicazioni e in parte perché si è rifiutato di firmare una petizione di protesta contro una legislazione statale nel 1980 a New York che avrebbe legalizzato la deprogrammazione. “Mi alzai in una conferenza e dissi: ‘ Assolutamente no!‘ ricorda Hadden. “Ma io rifiuto l’idea che il nostro lavoro di sociologi possa essere quello di essere cani da guardia. Il nostro lavoro è di capire questi gruppi in modo che ci possa essere un discorso civile su di loro, non di divisione amara“.

Infatti, Hadden e i suoi colleghi sono spesso andati oltre la comprensione delle religioni alternative in cerca di aiutarli con i loro problemi legali. Gran parte di tale attività è stata ispirata dai loro sforzi di combattere le testimonianze anti-sette di Ofshe e Singer, che a loro avviso sono state usate per demonizzare i movimenti alternativi mondiali e privare gli adulti della loro libertà religiosa. Ispirato da un incontro di studiosi di culto e rappresentanti della Chiesa dell’Unificazione e del Consiglio Nazionale delle Chiese, Hadden ha redatto un memo nel dicembre del 1989  che mirava a contrastare la legittimità accademica del concetto – nonché, implicitamente , lo stato di testimone esperto del lavaggio del cervello  – di Ofshe, Singer  e altri.

Il Memo di Hadden, che è stato attaccato da Bromley e Barker per l’uso dei loro nomi senza il loro consenso, ha suggerito che la Chiesa dell’Unificazione e altre religioni non tradizionali hanno istituito una fondazione per finanziare la ricerca e aiutare a  “neutralizzare i movimenti anti-sette” come il Cult Awareness Network e la l’American Family Foundation della Florida. Hadden ha riconosciuto che le disposizioni Chiesa-Stato della Costituzione hanno precluso il finanziamento federale per una tale organizzazione, quindi ha esortato alla creazione di un “centro di risorse legali” sostenuto privatamente e da finanziare inizialmente con contributi da parte di “individui e gruppi mirati come utenti primari probabili del materiale” in altre parole, gli avvocati e i loro clienti del culto.

A quel tempo due individui stavano avendo grande successo  in tribunale“, dice Hadden  riferendosi a Ofshe e Singer . “Loro stessi e lo stato delle conoscenze hanno travisato l’argomento. Ogni volta che hanno girato intorno, stavano vincendo le decisioni giudiziarie. Ho detto: ‘Avevamo l’obbligo di saltare e dire che lo stato delle conoscenze non è quello che dicono ?’ Naturalmente l’abbiamo fatto“.

Tale obbligo è stato adempiuto.

Un sorprendente numero di studiosi ha accettato fondi o omaggi dai culti che studiano.

Nel corso di un lungo dramma legale studiosi amici dei culti sono anche arrivati al punto di convincere le organizzazioni accademiche nazionali ad aderire – anche se brevemente -  alla loro causa . Il dramma è durato un decennio, e poi il momento si placò, entrambe le parti si comportavano in modi che sembravano, beh, quasi culti.

Il conflitto ha avuto inizio nel 1980, quando David Molko e Tracy Leal, che aveva brevemente appartenuto al ramo settentrionale della California della Chiesa dell’Unificazione, avevano citato in giudizio il gruppo Moonie per frode e induzione intenzionale di stress emotivo. I reclutatori avevano portato Molko,  all’età di ventisette  e Leal, all’età di diciannove anni  nel culto durante la fine del 1970, invitandoli a cene aperte senza rivelare l’identità della loro organizzazione. Come era prassi tra i  Moonies in quel periodo, solo dopo che Molko e Leal erano inseriti da un  ben lungo tempo  in un programma di formazione in una zona remota, hanno acquisito a che tipo di chiesa si erano uniti. Entrambi furono poi rapiti da deprogrammatori ingaggiati dai genitori e a quel punto hanno ritrattato le loro credenze e depositato la loro causa. Molko ha anche cercato d ottenere 6.000 dollari che aveva dato agli unificazionisti quando è entrato nel loro gruppo.

La denuncia fu di inganno avvallata con la teoria del lavaggio del cervello Ofshe -Singer , e gli avvocati che rappresentavano Molko e Leal affidatono l’incarico alla Singer, insieme ad uno psichiatra, per testimoniare che gli  unificazionisti avevano sistematicamente ingannato e manipolati i due giovani a unirsi alla loro organizzazione. Il giudice si rifiutò di procedere, sostenendo che non vi erano prove di  alcun lavaggio del cervello. Molko e Leal impugnarono la decisione, ma non è riuscirono a convincere la corte d’appello di livello intermedio per ribaltare la sentenza.

Eppure i querelanti perseverarono e quando la Corte Suprema della California affrontò il caso, nel 1988, stabilì che essso avrebbe potuto andare a processo, dopo tutto. Poiché c’erano queste “opinioni diverse” tra gli scienziati sociali sulla teoria della persuasione coercitiva, la Corte dichiarò che la domanda se Molko e Leal si erano uniti alla chiesa di loro spontanea volontà era in ultima analisi una domanda  che una giuria di prova avrebbe potuto determinare. Quindi, i periti avrebbero potuto testimoniare per aiutare la giuria. Gli Unificazionisti prontamente presentarono una petizione per far riesaminare il caso dalla Corte Suprema degli Stati Uniti sulla base del fatto che le garanzie costituzionali di libertà religiosa venivano compromesse da inchieste sulle pratiche di reclutamento dei gruppi religiosi.

Anche prima che il caso arrivasse alla corte suprema della California, il sociologo amico dei culti James Richardson iniziò l’incontro con altri scienziati sociali e un avvocato dei Moonies per sviluppare una strategia per sconfiggere la teoria del lavaggio del cervello di Ofshe -Singer. Richardson non era sul libro paga dell’Unificazione, ma il suo nome era su una lista di testimoni esperti che la Chiesa intendeva chiamare se fosse stato utile. Il gruppo di Richardson decise di incitare l’American Psychological Association (APA) , l’organizzazione professionale della Singer, di presentare una breve relazione dichiarando che la teoria del lavaggio del cervello non era stata generalmente accettata dalla comunità scientifica. Richardson e i suoi alleati alla fine si assicurarono l’approvazione da parte del consiglio di amministrazione dell’APA di presentare una breve documento sul caso con il nome dell’organizzazione. Questo procedimento fu molto insolito: la maggior parte delle organizzazioni accademiche non prendono posizioni ufficiali su teorie in discussione, soprattutto quando ci potrebbero essere implicazioni per le politiche pubbliche. Un certo numero di singoli studiosi hanno anche accettato di prestare i loro nomi per il sostegno, tra cui la Stark amica dei culti, così come lo studioso di  religioni  Martin Marty della University of Chicago.

La vittoria di Richardson fu di breve durata, tuttavia. Dopo le proteste presentate dalla Singer e da molti altri psicologi, l’ APA ritirò il suo nome dalle brevi osservazioni,  prima ancora che il tribunale della California emettesse la sua sentenza. Poiché il caso era ormai sulla buona strada per la Corte Suprema degli Stati Uniti, Richardson e gli altri cercavano di adottare la stessa tattica con le altre due organizzazioni professionali, l’American Sociological Association ( ASA ) e la Società per lo Studio Scientifico della Religione ( SSSR ). Il Corpo Direttivo  del SSSR votò per l’approvazione del documento, ma il direttore esecutivo dell’ASA firmò per conto della sua associazione, senza sottoporlo al consiglio di amministrazione, causando un vizio di procedura. Il documento (il cui linguaggio differiva leggermente dal brief iniziale dell’APA) dichiarava enfaticamente  che non vi era “alcuna prova” nella letteratura scientifica a sostegno della teoria e che la frode e la manipolazione avrebbero potuto riferirsi alla stessa cosa della forza fisica. Questa volta la protesta venne  dai sociologi come Ofshe e l’ASA lo nominò come imputato nel suo documento. (Il SSSR anche alla fine ha preso una posizione più vaga, pubblicando una risoluzione nel 1990 in cui affermava che “ulteriori ricerche sarebbero state necessarie” per raggiungere un consenso accademico sul lavaggio del cervello).

A questo punto  la Corte Suprema degli Stati Uniti rifiutò di riesaminare il caso. Così, invece di lasciarla procedere a giudizio, la Chiesa dell’Unificazione decise di risolvere con Molko e Leal una stragiudiziale. Anche se Ofshe e Singer non testimoniarono sul caso, ebbero una vittoria significativa.

Ma se questo è stato un culmine della loro carriera, il Lowpoint stava per arrivare. Nel 1990 gli studiosi amici dei culti vinsero contro la Singer e Ofshe in un caso penale federale in California. Un uomo di nome Stephen Fishman era stato accusato nel 1988 di undici capi di imputazione per frode per aver ottenuto denaro mediante una  class action a come un membro ferito di una classe interessata. Il suo avvocato aveva pianificato di avere la Singer e Ofshe a testimoniare che la Chiesa di Scientology,  cui Fishman aveva fatto parte per diversi anni, gli aveva fatto il lavaggio del cervello per credere che egli era al di sopra della legge. La strategia legale consisteva nel dire: il culto mi ha fatto fare quello che ho fatto.

La corte è fu  convinta, però. Notando che “la comunità scientifica resisteva alla tesi Singer – Ofshe che applicavano la persuasione coercitiva ai culti religiosi“, il giudice, nel caso Fishman respinse la testimonianza degli esperti in materia.

Per la Singer e Ofshe  la decisione negativa nel caso Fishman costituì un precedente che significava la fine della loro linea laterale e lucrativo nel fornire testimonianze di esperti in sede penale. Ma non era la loro ultima parola. Indignati, erano decisi a vendicarsi. Sostenendo che Richardson e altri studiosi amici dei culti avessero manipolato l’APA e l’ASA a prendere posizioni contro la teoria del lavaggio del cervello, la Singer e Ofshe intentarono una causa civile federale nella città di  New York per estorsione e corruzione (RICO) nel 1992. La tuta nominato come imputati l’ APA e l’ ASA , oltre a numerosi individui collegati con la scrittura delle memorie Molko – Leal .

Il gruppo di imputati dell’ APA e dell’ASA furono i numerosi i individui collegati con la scrittura delle memorie Molko – Leal. le organizzazioni accademiche furono descritte come la mafia (che era l’obiettivo originale della legge RICO) e così il gruppo fu denunciato come una cospirazione complessa che coinvolgeva l’ APA e le dichiarazioni del ASA nel caso Molko – Leal, vari pezzi di corrispondenza tra il parti che parlavano  negativamente di  Ofshe e della Singer , e un rigetto del 1987 da parte dell’APA di un reporto di una  task force scritto da Singer e critico della Chiesa dell’Unificazione.

Il processo non partì mai. Un giudice federale emise  un lungo parere concludendo che anche se la citazione aveva evidenziato una serie di “sforzi apparentemente eccessivamente zelanti” da parte degli studiosi amici dei culti, una azione RICO non era un forum adeguato per la messa in onda delle controversie che riguardavano la teoria della persuasione coercitiva. Ofshe e Singer, quindi, depositarono una seconda causa in un tribunale dello stato della California contro la maggior parte dello stesso gruppo di imputati. Questo gruppo accusato di  presunta cospirazione, travisamento intenzionale e di diffamazione, per il fatto che  alcuni studiosi pro-sette avevano male interpretato il pensiero di  Ofshe -Singer sul lavaggio del cervello con articoli e documenti presentati da organizzazioni professionali. Abbastanza presto,  anche questo fu espinto con una sola pagina di motivazione nel 1994 dal giudice James R. Lamden, che  affermava che il Primo Emendamento proteggeva dibattiti “che riguardavano sia fatti professionali che accademici“. Lamden ordinò Ofshe e Singer di pagare i vari imputati con 80,000 dollari per spese legali ai sensi del diritto tuta della California SLAPP, che penalizza chi molesta gli altri per esercitare i propri diritti del primo Emendamento .

La Singer e Ofshe  non si dettero per vinti. “Stiamo facendo causa al nostro avvocato, Michael Flomenhaft, per negligenza“, sostenne la Singer. “Non c’entrava nulla il primo emendamento in questo caso. Noi abbiamo sostenuto che l’APA e l’ASA sono stati cooptati“.

In un dramma legale di lunga durata , gli studiosi di culto persuasi principali organizzazioni accademiche nazionali ad unirsi alla loro causa.

Il brutto delle recriminazioni reciproche sulla causa Molko – Leal probabilmente ha segnato il punto più basso delle guerre sui culti. Anche se nessuna fazione accademica ha vinto una sentenza decisiva sulla questione della testimonianza di esperti, ultimamente ci sono segni che la situazione di stallo accademico stia finendo. La polvere delle ultime schermaglie – scatenata dalla provocatoria difesa di Zablocki della teoria del lavaggio del cervello – sta cominciando a stabilizzarsi, riportando la comunità accademica a fare timidi passi verso la riconciliazione.

Gli sviluppi al di fuori dell’accademia hanno aiutato: mentre l’appartenenza ad alcuni culti è in aumento altri sono in declino. La Chiesa dell’Unificazione, per esempio, ha perso i membri negli ultimi dieci anni e non vuole o non può finanziare costose conferenze e libri nè pagare testimonianze favorevoli in  tribunale.

La deprogrammazione è stata abbandonata in favore di consulenza per l’uscita  per coloro che scelgono di lasciare volontariamente i culti, e il sistema giuridico è simpatizza meno con i  genitori che vorrebbero rimuovere i  figli adulti da culti e strappare enormi denari per i  danni dai NMR.

All’interno delle università vi sono  svariati scambi tra studiosidi  culti  che mostrano segni di diventare più collegiali. Zablocki e Robbins stanno collaborando su una raccolta di articoli di studiosi su entrambi i lati del conflitto sui culti (tra cui Bromely e Richardson), che sarà pubblicato dalla Università di Toronto nel 1999. Sperano che  il volume includerà il primo dibattito equilibrato sull’argomento del lavaggio del cervello da culto e della teoria del lavaggio del cervello teoria emerse prima del 1960. “Siamo stati tutti un po’ ciechi per  reciproche preoccupazioni “, sostiene Zablocki  esprimendo nuovo mood del campo di riavvicinamento. “Le furie tendono a non far vedere il danno potenziale per la religione nel suo complesso da quello che fa, e gli apologeti tendono ad essere così preoccupati per la persecuzione religiosa che ignorano il danno che alcune religioni hanno fatto. Un sacco di borse di studio offerte  in questo settore hanno rappresentato il tema della controversia, e questo non è un buon modo per fare borse di studio“.

 

* Charlotte Allen is a Contributing Editor of Lingua Franca and the Authur Of The Human Christ: The search for the Historical Jesus (Free Press). Her Article, “As Bad As It Gets,” appeared in the March 1998 LF.

Fonte: http://linguafranca.mirror.theinfo.org/9812/allen.html

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Gli Apologeti dei culti sono persone che difendono gli insegnamenti e/o le azioni di uno o più movimenti, che molti apologeti cristiani e non cristiani, i professionisti anti-sette e contro le sette considerano culti (teologicamente e/o sociologicamente)

Alcuni apologeti dei culti sono membri dei movimenti che essi stessi difendono. Altri sostengono di promuovere il pluralismo religioso e la libertà religiosa. Altri ancora sembrano essere opportunisticamente interessati a benefici finanziari.

I Culti e gli apologeti dei culti  cercano di perorare con le stesse modalità la loro causa, come fosse una lotta per la “libertà religiosa“, pur non riuscendo a riconoscere che i membri del culto siano  sottoposti a schiavitù spirituale, mentale e/o fisica e finanziaria.

La disonestà accademica è comune tra gli apologeti dei culti. Vedi, per esempio, il loro travisamento sul controverso – ma instabile – problema del lavaggio del cervello  o sulla loro denigrazione degli apostati.

Gli individui e le organizzazioni che si oppongono alle dottrine, metodi e/o obiettivi delle  organizzazioni anti-sette e contro le sette a volte sono chiamati anti-anti-sette. Questi non sono necessariamente apologeti dei culti (molti sono, infatti, anche contrari ai culti). Essi semplicemente si oppongono a certe pratiche (ad esempio alla deprogrammazione involontaria, sebbene essa sia stata abbandonata da lungo tempo a favore di un’attività di counseling di aiuto alla fuoruscita o di consulenza sulla riforma del pensiero), e /o teorie (ad esempio quella del lavaggio del cervello , o – nel  casodei ministeri cristiani, per esempio, delle pretese di esclusività).

 

 

Le loro tattiche

 

Gli apologeti dei culti impiegano un certo numero di tattiche nella loro lotta contro i movimenti anti-sette e i movimenti contro le sette.

1) Appello alla posizione accademica


Alcuni apologeti dei culti accademici tentano di creare un vuoto di credibilità tra se stessi e ciò che essi chiamano “i cosiddetti esperti di sette” o “gli auto-proclamati esperti di sette“.

In questo modo essi cercano di creare la falsa impressione che

a) non ci sono o che vi sono pochi accademici all’interno dei movimenti anti-sette – o contro i culti, e

b) che non si può essere un esperto senza essere accreditato [dal mondo accademico, ndt].

 

 

2) Attacchi contro gli apostati

 

 

Tra le sfide più pericolose al lavoro di apologeti dei culti vi è la testimonianza di ex membri (apostati). Pertanto, i difensori delle sette sostengono che gli apostati non possono essere chiamati a dire la verità (dichiarazione fatta da J. Gordon Melton e confermata da Lonnie Kliever) .

Tuttavia il professore di psicologia Benjamin Beit – Hallahmi* afferma:

Recenti e meno recenti catastrofi dei NRM ci aiutano a capire che in ogni singolo caso le accuse da parte di estranei ostili e detrattori siano state vicino alla realtà più di qualsiasi altra persona. Fin dalla tragedia di Jonestown le affermazioni degli ex membri si sono rivelate le più accurate di quelle di apologeti e ricercatori di NMR.

Professor Benjamin Beit-Hallahmi

 

3) Attacchi contro i loro critici

 

Sempre più spesso gli apologeti dei culti e i loro difensori spendono molto tempo ed energie ad attaccare i critici dei culti, pur rifiutando di affrontare le questioni che attirano l’attenzione di tali critici.
4) Negano le teorie di lavaggio del cervello e del controllo mentale

 

Una seconda sfida seria per il lavoro dei difensori delle sette è il fatto che le persone a volte possono essere influenzate a fare cose che vanno contro la loro natura, le convinzioni razionali e di buon senso. I difensori delle sette si oppongono con veemenza alle teorie del lavaggio del cervello e del controllo mentale.

Eppure altri sociologi riconoscono chiaramente l’esistenza di  “forze sociali e psicologiche” scatenate nei culti:

Io non sono contrario personalmente all’esistenza dei NMR [Nuovi Movimenti Religiosi, ndt] e ancora meno al libero esercizio della coscienza religiosa. Vorrei lottare attivamente contro ogni tentativo del governo di limitare la libertà di espressione religiosa. Né credo che sia di competenza degli studiosi laici come me  valutare o giudicare il valore culturale delle credenze spirituali o le azioni spirituali. Tuttavia, sono convinto, in base a oltre tre decenni di studio dei NMR, attraverso l’osservazione partecipante e attraverso interviste ad entrambi i gruppi di  membri ed ex membri, che questi movimenti scatenano  forze sociali e psicologiche di una potenza veramente impressionante. Queste forze hanno provocato il caos in molte vite – sia negli adulti sia nei bambini. Sono questi i processi di influenza sociale e psicologica che lo scienziato sociale ha il diritto e il dovere di cercare di capire, indipendentemente dal fatto che tale comprensione alla fine possa rivelarsi utile o dannosa per la causa della libertà religiosa “.

(Benjamin Zablocki, La Schedatura di un concetto: La Strana Storia della congettura di Lavaggio del Cervello nella Sociologia della Religione)

Benjamin Zablocki Ph.D. University of Wisconsin-Madison

 

Gli scienziati sociali che cercano di sfatare la congettura del lavaggio del cervello hanno spesso parlato come se ci fosse una vasta ricerca sul comportamento dei partecipanti al culto e come se ci si potesse formare ora delle conclusioni definitive sull’argomento. E, in effetti, ci sono  state tante pubblicazioni riguardanti i culti negli ultimi dieci anni. Tuttavia, un attento esame di questa grande quantità di scritti dimostra che essi si basano su un corpo molto limitato di dati effettivi. La maggior parte della migliore ricerca che è stata fatta è costituita da monografie etnografiche sui singoli NMR, e tutto questo dev’essere ancora elaborato. I pochi studi comparativi e quantitativi epidemiologici o di altro genere sono stati più spesso effettuati sulla base di campioni di piccole dimensioni e non rappresentativa. Penso anche che alcuni ricercatori siano stati ingenui nel sottovalutare la capacità dei culti di organizzare soggetti da intervistare per “aiutare” gli studiosi ad ottenere risultati a loro favorevoli . Dall’altra estremità dello spettro i  campioni basati su liste di visite psichiatriche sono polarizzati in modo simile “.

(Benjamin Zablocki, La Schedatura di un concetto: La Strana Storia della congettura di Lavaggio del Cervello nella Sociologia della Religione)

 

Il mio lavoro sul tema , così come quello di Richard Ofshe, Marybeth Ayella, Robert Cialdini, Amy Siskand, Roy Wallis, Philip Zimbardo  e gli altri non è mai stato affrontato direttamente, tanto meno smentito dai sociologi della religione. Piuttosto è stato diffamato, ridicolizzato o ignorato. C’è stata una forma sofisticata e sottile di bullismo intellettuale alla maggioranza radicata all’interno della disciplina da parte di una piccola minoranza composta da studiosi sinceri e opportunisti accademici“.

(Benjamin Zablocki, La Schedatura di un concetto: La Strana Storia della congettura di Lavaggio del Cervello nella Sociologia della Religione)

 

 

5) Giochi di semantica

Agli apologeti dei culti non piace la parola “setta”. Dicono che la parola abbia assunto connotazioni negative e sostengono che essa sia generalmente usata in senso peggiorativo. Pertanto, invece di educare il pubblico sul significato proprio del termine, promuovono l’uso di ciò che considerano essere i termini più neutri. Questi includono Nuovi Movimenti Religiosi ( NMR ), Movimenti religiosi alternativi ( ARM) o semplicemente religioni (Useranno il termine ” setta” nei loro sforzi di marketing, però. Controllate le loro descrizioni autoprodotte  nei motori di ricerca  e date un’occhiata ai loro tag) .

La dichiarazione illogica e imprecisa di Leo Pfeffer su religioni, sette e culti è spesso citata dai difensori delle sette nei loro sforzi di ridefinire termini.

Troppe volte gli apologeti dei culti sostengono che i professionisti contro le sette siano “anti-religiosi” -  una bugia ridicola che dimostra l’obiettivo dell’inganno cui tendono questi difensori di sette.

 

6) La Lobby del governo
Gli apologeti dei culti e le loro organizzazioni si propongono ai governi offrendosi come loro consulenti e proponendosi come difensori per la libertà religiosa.  Un primo esempio di questo ci viene offerto dal CESNUR .

 

7) Deposizioni Legali

Alcuni apologeti dei culti aiutano i culti presentando (a pagamento) testimonianze di esperti in studi legali, con cui si cerca di screditare la testimonianza di sociologi, studiosi, esperti di culti ed ex membri di culti.

 

8 ) Minacce legali
Come alcuni dei culti che supportano, gli apologeti dei culti hanno usato e abusato del sistema giudiziario nella lotta contro coloro che osano criticarli.

 

9) False dichiarazioni e pregiudizi

Mentre gli apologeti dei culti spesso rimproverano agli esperti di sette – e contro le sette di travisare le credenze e le pratiche dei culti e delle sette, essi stessi hanno assunto  regolarmente e palesemente assunti e pregiudizi

Dalla pretesa di James Lewis , J. Gordon Melton e altri, che il culto giapponese di  Aum Shinrikyo – un gruppo di terroristi – era innocente delle accuse penali di aver organizzato attacchi con gas velenosi e non avrebbe potuto produrre Sarin,  all’affermazione di Melton che la Chiesa Locale, un culto cristiano che è un movimento ortodosso, i difensori dei culti spesso pur avendo sbagliato si sono rifiutati di correggere i loro errori.

Questo problema è affrontato nell’articolo di Benjamin Beit – Hallahmi , Cari colleghi: Integrità e sospetto inella ricerca sui NRM, ed è documentato ampiamente da Stephen Kent e Theresa Krebs nel loro documento, Religioni alternative e i loro Accademici

Non tutti gli apologeti dei culti sono dei bugiardi palesi o mostrano una scarsa comprensione di fatti, ma si registra che la maggior parte di loro travisi questioni importanti nel loro desiderio di difendere i culti .

 

Estratti da http://www.apologeticsindex.org/c11.html#tactics 

 

Note:

* Benjamin Beit-Hallahmi ha sudiato psicologia clinica in Istrale e negli USA ed è Professore di Psicologia presso l’Università di Haifa.

 

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Traduzione di Lorita Tinelli (Affiliata Internazionale APA)

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Corso di Alta Formazione in
Criminologia generale minorile e penitenziaria

coordinatore Prof. Armando Saponaro

Lezioni della Dr.ssa Lorita Tinelli il 22, 23 e 29 Giugno 2012

Creative Commons License Modulo su sette, vittime e controllo mentale, Università di Bari is licensed by Lorita Tinelli under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 United States License.