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I culti psicoterapeutici

10 mar

Abstract

Sebbene  il termine “culto” venga di solito associato ai  gruppi di natura religiosa,  i culti non religiosi stanno ricevendo sempre maggiore attenzione nell’ultimo periodo. Questo articolo esamina le caratteristiche comuni di gruppi settari, in particolare l’uso della riforma del pensiero quale processo attraverso il quale vengono portati cambiamenti nel comportamento,  mediante indottrinamento,  oltre che una serie di altre modifiche in contemporanea.  I Culti di Psicoterapia sono descritti per illustrare i programmi coordinati di influenza, di sfruttamento e di controllo del comportamento che li caratterizzano.

Il termine “setta” è solitamente  associato a delle dinamiche  che sono state spesso origine di altre etichette, tra cui “riforma del pensiero” (Lifton, 1961), “persuasione coercitiva” (Schein, 1956, 1961), “lavaggio del cervello” (Hunter, 1953), “controllo mentale” (Langone, 1988), “manipolazione sistematica di influenza psicologica e sociale” (Singer, 1983), “programmi coordinati di influenza coercitiva e controllo del comportamento” (Ofshe & Singer, 1986), e “sfruttamento mediante  persuasione “(Singer & Addis, 1991).

Questi termini riflettono prospettive un po ‘diverse o tentano di spiegare a diversi tipi di pubblico un processo complesso e delicato composto da tecniche, tattiche e strategie di influenza sociale a lungo studiato dagli psicologi sociali, antropologi sociali, e ricercatori di marketing (Cialdini, 1984; Nader, 1991; Zimbardo, Ebbesen, e Maslach, 1977).

In questo lavoro useremo il termine “riforma del pensiero”, perché è breve, ha ottenuto ampio utilizzo nel campo delle scienze umane, non è facilmente suscettibile di interpretazioni esagerate, e descrive sinteticamente ciò che avviene nel processo in esame, cioè,  gli individui a seguito della programmata e sistematica manipolazione psico-sociale imposta da altri, sono portati ad adottare credenze radicalmente diverse e a conformare la loro condotta in modo appropriato a quelle richieste indotte.

Mentre “riforma del pensiero” si riferisce ad un particolare processo di pianificata e sistematica manipolazione psicosociale, “cult” non si riferisce al contenuto ideologico, come alcuni erroneamente credono, ma ad alcune strutture sociali e alle relazioni che modellano il comportamento, i pensieri e i sentimenti dei membri di un gruppo  in modo da asservire i desideri e le esigenze del leader (s).

 Così, un culto si può formare in qualsiasi area di contenuto: politica, religione,  commerciale, filosofico, della salute, della fantascienza, della psicologia, ecc.

 Il fatto che molte persone ancora credono erroneamente che tutti i culti siano religiosi dipende forse dai culti religiosi che ricevettero tanta pubblicità tra la fine del 1970 e l’inizio del 1980.

 Questo documento contribuisce a dissipare questo equivoco con una breve definizione di “cult”, che delinea le caratteristiche di base della riforma del pensiero, come è stato originariamente concepito e nella sua forma contemporanea, e vuole illustrare questi concetti descrivendo una varietà di culti di  psicoterapia.

 

 

 

Problemi di definizione

Culti

La sottoscritta (Singer, 1986) ha affermato che le relazioni cultuali

* Fanno riferimento a quei rapporti in cui una persona induce intenzionalmente altri a diventare totalmente o quasi totalmente dipendente da lui o lei per quasi tutte le decisioni importanti della vita, e inculca in questi seguaci  la credenza che lui o lei abbia qualche talento speciale, regalo, o la conoscenza assoluta. (P. 270)

Una definizione al riguardo è stata proposta durante una conferenza promossa dall’Istituto UCLA Neuropsychiatric, dalla Family American Foundation, e dalla Fondazione Johnson:

* … Un gruppo o movimento che presenta una grande o eccessiva devozione o dedizione a qualche persona, idea o cosa, non etica e che utilizza tecniche di manipolazione, di persuasione e di controllo (ad esempio, l’isolamento dai vecchi amici e dalla famiglia, debilitazione, l’uso di metodi speciali per aumentare la suggestionabilità e sottomissione, pressioni di gruppi potenti, gestione delle informazioni, la sospensione di individualità o di giudizio critico, la promozione della totale dipendenza del gruppo e la paura di lasciarlo e così via) con le quali si prefigge di promuovere gli obiettivi dei leader del gruppo, per l’azione o per un possibile pregiudizio dei soci, delle loro famiglie o comunità. (1986)

Il termine “Cult”, poi, è probabile che mostri tre caratteristiche a diversi livelli:

1. membri eccessivamente zelanti: l’impegno è incondizionato e serve per l’identità e la leadership del gruppo;

2. l’induzione di dipendenza attraverso l’utilizzo di tecniche di manipolazione e sfruttamento di persuasione e di controllo; e

3. la tendenza a danneggiare i membri, le loro famiglie e / o la società.

I culti si professano come aiuto per i membri, ma in realtà li sfruttano. I culti sviluppano il loro piano mediante due strategie:

*  Da una parte c’è un insieme di norme di facciata che appaiono superficiali, mentre ne esistono di più profonde, disegni nascosti e le finalità reali dell’organizzazione o gruppo. Le norme in superficie sottolineano l’idealismo e la giustizia della causa. Sotto la superficie, tuttavia, vi sono un insieme di norme di base che gestiscono in modo efficiente l’organizzazione. (MacDonald, 1988, p. 68)

I culti tendono ad essere centrati sul leader, sullo sfruttamento e sulla manipolazione, e spesso sono  nocivi, essi entrano in conflitto e in maniera minacciosa con i  sistemi aperti, con i familiari dei loro associati e con  la società in generale. Alcuni culti alla fine si disintegrano come conseguenza di questa tensione. Alcuni gradualmente diminuiscono il livello di manipolazione e, di conseguenza, lo sfruttamento, il danno e l’opposizione. Altri, invece, si isolano, psicologicamente se non fisicamente. Al fine di gestire la minaccia rappresentata dal mondo esterno e di promuovere gli obiettivi del leader (s), questi gruppi tendono a:

1. dettare – a volte con dovizia di particolari – come i membri dovrebbero pensare, agire e sentire;

2. richiedere un particolare stato di esaltazione (ad esempio, poteri occulti, una missione per salvare l’umanità) per sé e / o il loro leader (s), e

3.intensificare la loro opposizione e alienazione dalla società in generale.

Secondo queste definizioni, i culti si differenziano dalle  ”nuove religioni”, dai “nuovi movimenti politici”, dalle “psicoterapie innovative” e da altri “nuovi” gruppi in quanto  tendono a usare tecniche di sfruttamento e di  manipolazione, di influenza e di assoggettamento del benessere individuale a favore di quello del leader.

I Culti differiscono anche da altri gruppi puramente autoritari, ad esempio, le organizzazioni militari e alcuni tipi di sette e Comunità. Questi ultimi, anche se rigidi e con caratteristiche di controllo, mancano delle norme interne ed esterne di cui si è parlato precedentemente e non sono estremamente manipolativi nè centrati sul leader. Le regole di controllo sociale di questi gruppi autoritari, anche se a volte coercitivi, sono coerenti, visibili, chiare e non  nascoste. Anche se le loro strutture decisionali sono gerarchiche, i leader dei gruppi puramente autoritari servono gli interessi del gruppo, non i propri. Inoltre, i gruppi più autoritari, ad esempio, quelli militari, devono rendicontare la loro attività alle autorità superiori. I leader dei culti, al contrario, non devono rispondere a nessuno del loro operato.

Poiché le società democratiche avallano la libertà individuale, l’autonomia e la dignità, tendono a criticare i gruppi settari. La causa di queste valutazioni negative, tuttavia, non è la novità o le convinzioni insolite presenti in questi gruppi, ma la loro condotta, in particolare i loro metodi di reclutamento, indottrinamento e sfruttamento dei membri.

Per quel che riguarda la manipolazioni del culto, è chiaro che alcune persone possono influenzare più facilmente di altre. Ash (1985) osservava che i seguenti tipi di fattori rendono alcune persone particolarmente vulnerabili alle manipolazioni di culto: alto livello di stress attuale, disillusione culturale in un ricercatore frustrato, la mancanza di un credo religioso, carenza di un sistema di valori intrinseco e  le tendenze di personalità dipendente, come indicato dalla mancanza di direzione interna, dalla mancanza di un adeguato autocontrollo (per esempio, anassertività), bassa tolleranza per l’ambiguità, e suscettibilità a stati di trance.
Il culto rende vulnerabili le proprie reclute in diversi modi, difatti esso riesce ad indurre e mantenere sostanziali cambiamenti comportamentali e psicologici nei propri membri in maniera sorprendente.

 

Per stabilire un esempio per dimostrare l’influenza degli ambienti di culto, si consideri l’osservazione dei non credenti della organizzazione Billy Graham Crusades, nel quale si è evidenziato che essi decidono di partecipare al percorso proposto dal gruppo per il  2% – 5% e solo circa la metà di questi neo convertiti diventano attivi dopo un anno. Circa il 15% restano convertiti in modo permanente (Frank, 1974, p. 82), vale a dire, sono attivi per dieci anni o anche di più. Quindi, meno dell’uno per cento (0,30% – 0,75%) dei neofiti del Billy Graham Crusades si convertono a tale gruppo. Inoltre, dopo la crociata (il percorso di conversione), queste persone tornano a casa dalle loro famiglie, al loro lavoro e alle loro identità precedenti.

Al contrario, due studi su centri meno conosciuti e periferici rispetto a questa organizzazione ha rilevato che circa il 10% dei soggetti reclutati in un workshop introduttivo lascia la loro vecchia vita alle spalle e diventa missionario a tempo pieno in quel gruppo entro un mese di permanenza (Barker, 1983; Galanter, 1980), con il 5% che restano membri anche dopo due anni (Barker, 1983).

Un attento esame dello studio di Galanter, tuttavia, indica che la percentuale dei soggetti che vi si uniscono potrebbe essere addirittura superiore di quanto riportato. Quattro “fuorusciti” nello studio di Galanter erano stati portati via dai genitori. Se queste persone fossero rimaste, la percentuale restante dopo un mese sarebbe stata del 13%, invece che del 9%.

Inoltre, i  centri esaminati da Galanter sono ben noti da chi ha familiarità con il gruppo per essere meno efficaci di quello di San Francisco, centro, su cui c’è stata una notevole controversia. La maggior parte delle reclute in questi centri erano state solo avvicinate per strada, mentre la maggior parte dei neofiti di Billy Graham Crusades aveva già avuto un contatto sostanziale con gli evangelisti prima di partecipare alla crociata (Billy Graham associazione, comunicazione personale al Dott. Langone, 1989).
Alcuni ricercatori (ad esempio, Barker, 1983) erroneamente interpretano questi risultati come una prova che la riforma del pensiero non si verifica in gruppi comunemente accusati di essere culti. Il loro grave errore, però, è quello di assumere che la riforma del pensiero ha praticamente il 100% di efficacia, cosa che nessun ricercatore serio ha mai affermato.

 

 

 

Riforma del pensiero: Cenni storici

”"

La sottoscritta  (Singer, 1986) ha osservato come nel corso di questo secolo una serie di eventi hanno dimostrato che l’autonomia individuale e l’identità sono molto più fragili  di quanto si crede comunemente. La Russian Purgue (campagna di politica di repressione dell’impero sovietico) del 1930 ha manipolato uomini e le donne affinchè confessassero falsamente di aver commesso crimini e affinchè accusassero gli altri di aver commesso crimini (Mindszenty, 1974).

La stampa mondiale espresse sconcerto e stupore per il fenomeno, ma, con poche eccezioni, presto si cessò di prestarvi attenzione (Rogge, 1959).

Alla fine del 1940 e nei primi anni del 1950 si assistette agli effetti delle università rivoluzionarie in Cina e alla sottomissione di un intero popolo ad un programma di riforma del pensiero che induceva milioni di persone a sposare nuove filosofie e ad adottare nuovi comportamenti. (Chen, 1960; Hinkle e Wolff, 1956; Hunter , 1953; Lifton, 1961; Meerloo, 1951; sergente, 1951, 1957, 1973; Schein, 1961).

Poi venne il conflitto coreano che sottoponeva i prigionieri di guerra delle Nazioni Unite ad un programma di indottrinamento sulla base di metodi che univano i programmi di riforma del pensiero cinese con altre tecniche di influenza sociale e psicologica (Farber, Harlow, e West, 1956; GAP , 1956, 1957; Schein, 1956).

A quel tempo il termine “lavaggio del cervello” è stato introdotto nel nostro vocabolario come “un termine colloquiale applicato a qualsiasi tecnica finalizzata a manipolare il pensiero umano o un’azione contro il desiderio, la volontà o la conoscenza della persona” (Enciclopedia Britannica, 1975).

A causa del sensazionalismo giornalistico, tuttavia, il termine “lavaggio del cervello” ha assunto una sinistra connotazione misteriosa.

Lifton (1961) usa il concetto di “riforma del pensiero”, ritenendo che oltre ad essere una traduzione più precisa del termine cinese di “lavaggio del cervello”, aiuta a spiegare, in aggiunta alle confessioni dei soravvissuti, i notevoli cambiamenti, dovuti ad azioni psicologiche non violente e non coercitive, prodotti in civili cinesi, pur non in stato di prigionia.

Il lavoro di Schein (1956, 1961) ha anche chiaramente dimostrato che né un carcere né le minacce fisiche sono necessarie per ottenere l’effetto della riforma del pensiero.

Dopo il conflitto coreano, la ricerca psicologica, preziosa, anche se a volte controversa, ha aiutato a riconoscere i processi attraverso cui gli individui possono essere controllati. Asch (1952) con i suoi studi sulla conformità, Milgram (1974) con i suoi esperimenti sullo shock, e Zimbardo (Zimbardo, Ebbesen, e Maslach, 1977) con i suoi studi sugli effetti del ruolo del carcere sull’individuo, ne sono solo alcuni degli esempi di ricerca più noti (vedi Cialdini, 1984, per una rassegna della ricerca sociale e psicologica).

Poiché questo lavoro accademico è continuato, altri eventi significativi hanno riacceso l’interesse del pubblico sui processi di influenza e controllo.

Il controllo diabolico di  Charles Manson su un gruppo di giovani della classe media ha scioccato il mondo durante i primi anni 70 (Atkins, 1978; Bugliosi e Gentry, 1974; Watkins, 1979).

A metà degli anni 70, migliaia di famiglie negli Stati Uniti erano perplessi e allarmati per l’influenza di una vasta gamma di guru e nuovi messia sulla loro prole.

Poi, il 18 Novembre 1978  Jim Jones ha portato 912 seguaci alla morte in una giungla della Guyana (Reiterman & Jacobs, 1982). Questa tragedia ha portato il concetto di riforma del pensiero all’attenzione del mondo.
Dopo Jonestown, l’interesse pubblico verso i  gruppi settari è aumentato in modo significativo. Inizialmente, la maggior parte era concentrato sui culti religiosi, specialmente quelli con rituali bizzarri o esotici e di sapore orientale. Ma col passare del tempo, le caratteristiche cultuali furono attribuite a frange cristiane (Enroth, 1986), a grandi gruppi con azioni di sensibilizzazione (Cannella & Farson, 1979; Finkelstein, Wenegrat, e Yalom, 1982;),  o con controversi programmi di riabilitazione dalla droga (Gerstel, 1982; Hawkins, 1980; Hawkins & Wacker, 1983; Mitchell, Mitchell, & Ofshe, 1980; Rebhan, 1983), e a gruppi di psicoterapia (Temerlin & Temerlin, 1982, 1986). Tutto ciò ha portato ad una applicazione più ampia, e alla conseguente confusione dei termini ” culto “e” riforma del pensiero “.

 

Noi qui proponiamo una precisazione: culto si riferisce ad una particolare struttura di potere e riforma del pensiero si riferisce a un particolare tipo di processo di influenza sociale e psicologica. Un gruppo che pratica riforma del pensiero non deve necessariamente essere un culto, ma un culto di solito pratica la riforma del pensiero al fine di mantenere la sua struttura di potere.
Riforma del pensiero: i programmi prima e seconda generazione

Lifton (1961) ha descritto “otto punti psicologici che sono predominanti nel campo sociale per la riforma del pensiero” (Lifton, 1961, p. 420): 1) controllo del milieu, 2) la manipolazione mistica, 3) la domanda di purezza, 4 ) il culto della confessione, 5) la scienza sacra, 6) linguaggio caricato, 7) la dottrina sulla persona, 8 ) dispensazione dell’esistenza.
Ofshe e Singer (1986) furono i primi a distinguere tra programmi di prima generazione di cui aveva parlato Lifton e programmi di seconda generazione, a cui erano interessati Ofshe e Singer (1986). La prima generazione di programmi includeva le tecniche sovietiche e cinesi progettate per estorcere false confessioni, per  inculcare convinzioni politiche e sociali e assicurare la conformità e l’obbedienza alle richieste dei leader. La “gestione” di questi era sponsorizzata dallo stato, i programmi di pensiero di prima generazione erano controllati alla partenza e includevano momenti di feedback tramite ricompensa/punizione durante il programma. Attraverso l’uso sapiente di eccitazione repulsiva e la pressione dei pari, i leader riuscivano a modificare le convinzioni espresse in politica e gli atteggiamenti delle persone designate.
I programmi di seconda generazione, utilizzati dai gruppi settari, tendono anche ad essere non violenti e, inoltre, non hanno la forza fisica e l’autorità di uno Stato. Pertanto, al fine di raggiungere i loro obiettivi, questi programmi hanno dovuto affidarsi a sotterfugi e capitalizzare sulle aree naturali di sovrapposizione tra  loro e sulle scelte individuali. Come i programmi di prima generazione, i programmi di seconda generazione utilizzano tecniche di influenza sociale, le tattiche e le strategie che sono ben documentate in psicologia sociale, marketing e socio-antropologico letteratura di ricerca (Cialdini, 1984; Gerstel, 1982; Hawkins, 1980; Hawkins & Wacker , 1983; Nader, 1990; Rebhan, 1983;. Zimbardo et al, 1977). È interessante notare come i programmi di seconda generazione riescono a coinvolgere psicologicamente un numero più ampio di soggetti rispetto a quelli di prima generazione (Hinkle e Wolff, 1956; Lifton, 1961; Ofshe & Singer, 1986; Singer & Ofshe, 1990).
I programmi di seconda generazione inizialmente si presentano come benevoli, promettendo di soddisfare le esigenze e le scelte individuali. I reclutatori pongono molta attenzione e usano rinforzi positivi circa gli obiettivi da raggiungere. Mediante conversazioni apparentemente intime e modalità di accoglienza i reclutatori valutano gli stati psicologici e sociali dei reclutati, conoscono i loro bisogni, le paure, il potenziale di dipendenza, e le resistenze reali e possibili.

Testimonianze di membri del gruppo, le credenziali (sia vere o false) dei leader, gli attacchi rivolti ai concorrenti del gruppo e la ‘reazione favorevole verso i membri’ rappresentano gli elementi per la percezione di un ambiente apparentemente accogliente e premuroso che tende a sostenere la domanda del gruppo di benevolenza e di superiorità e a convincere i neofiti di quanto potranno beneficiare aderendo a quel gruppo.
I neofiti raramente sono a conoscenza delle tecniche di persuasione sottili e del controllo messo in atto per modellare il loro comportamento, pensieri e sentimenti. L’unanimità apparentemente amorosa del gruppo è fatta di maschere rigide e di regole contro il dissenso privato e pubblico. Le domande sono deviate; ai commenti critici si risponde con suppliche sorridenti di “non indurre negatività”, o qualche altro “cliché”, per usare uno dei termini di Lifton. Se i nuovi membri persistono nella loro “negatività”, gli sarà ricordato dei problemi personali, dubbi e ricordi colpevoli che hanno rivelato ai leader. Dubbio e dissenso sono quindi interpretati come sintomi di carenza di personalità.

I potenziali membri e i neofiti scivolano in una spirale di crescente dipendenza dal gruppo. Essi sono spesso incoraggiati o gli viene ordinato di vivere con altri membri del gruppo. In molti casi, anche di  lavorare con gli altri membri. La gente  fuori dal gruppo è vista come spiritualmente, psicologicamente o socialmente inferiore, o come ostacolo allo sviluppo dei membri. Al fine di “avanzare” a un ritmo soddisfacente, i membri devono trascorrere lunghe ore coinvolti in vari esercizi ritenuti necessari dal gruppo. In breve, i membri trascorrono sempre più tempo con e sotto la direzione del gruppo.
Per garantirsi il proseguimento di premi del gruppo (lode, attenzione, la promessa di benefici futuri, ecc), i membri devono implicitamente se non esplicitamente, riconosce l’autorità del gruppo nel definire ciò che è vero e buono.

Tale riconoscimento non è semplice a parole, il gruppo pone continuamente nuove sfide e prove ai propri membri, stabilendo estremamente alte, se non impossibili, le aspettative riguardanti le attività (ad esempio, la raccolta di fondi, reclutamento di nuovi membri) e lo “sviluppo” personale (ad esempio, di essere liberi dalla “negatività” dei pensieri e dubbi).

Visto che il dissenso, il dubbio, e la negatività sono proibite, i membri devono progettare la costruzione di una facciata di “felicità” e di accordo, mentre lottano per raggiungere l’impossibile. Coloro che non riescono a progettare la facciata necessaria (perché, ad esempio, ammettono di solito, con molto senso di colpa, i loro dubbi sul gruppo) vengono attaccati e puniti, a volte brutalmente. Quelli che continueranno a “fallire per onestà” sono, in un modo o nell’altro, cacciati o espulsi dal gruppo.

Coloro che aderiscono al gruppo, sia senza punizioni che con esse, lo fanno perché imparano ad ingannare se stessi e gli altri. Imparano, proprio come i soggetti ipnotizzati, secondo la  logica della  trance, come per convincere se stessi che il gruppo ha sempre ragione, anche se si contraddice. Crescente isolamento dal mondo esterno al gruppo, estenuante attenzione alle attività di servizio del gruppo e pratica di  esercizi che inducono stati dissociativi (per esempio, la meditazione, il canto, il parlare in lingue) possono facilitare questo processo di scissione, che in alcuni casi, assomiglia a quello che Lifton (1987 ) chiama “raddoppio”.

La dissociazione psicologica permette ai membri di adattarsi al progetto del gruppo e agli elementi che lo caratterizzano, vale a dire, il suo set di contraddizioni delle regole sociali. I membri si trovano in un bivio di  “fedeltà / tradimento” (MacDonald, 1988): se rimangono fedeli alla loro percezioni di sé e del mondo, tradiscono il gruppo da cui sono diventati eccessivamente dipendenti; se rimangono fedeli al gruppo, tradiscono la loro percezione di ciò che è  buono e vero.

I programmi di riforma di pensiero di seconda generazione inevitabilmente portano al tradimento di se stessi, perché da quel bivio non c’è scampo e si giunge a un “attacco fondamentale dell’essere – la centrale immagine di sé, il senso stesso di autenticità e l’esistenza del sé”.

Al contrario, l’attacco di prima generazione dei programmi opera su una proprietà periferica del sé, la propria visione politica e sociale “(Ofshe & Singer, 1986, p. 18).

Se la seconda generazione di programmi, che operano in società libere ed aperte, non avessero attaccato elementi centrali del sé dei membri, non sarebbero sopravvissuti. Informazioni al di fuori del gruppo sarebbero serviti a neutralizzare l’indottrinamento politico e sociale, così come è avvenuto alle vittime della riforma del pensiero quando sono state liberate dalla prigionia in Corea, Cina e altrove.

Culti di psicoterapia: esempi di casi



Contesto generale

I Culti di psicoterapia possono derivare dalla distorsione e dalla corruzione della terapia a lungo termine individuale (Temerlin e Temerlin, 1982; Conason e McGarrahan, 1986) o di psicoterapia di gruppo (Hochman, 1984), o possono essere avviati da una varietà di non professionisti (West e Singer , 1982; Singer, 1983, 1986). I Leader di tali gruppi variavano da docenti universitari a persone con una formazione non adeguata a gente in libertà vigilata per qualche crimine commesso.
Gli autori hanno studiato indipendentemente 22 culti di psicoterapia negli ultimi anni. I gruppi variano nel formato da 15 persone in due gruppi che al loro picco hanno avuto più di 300 membri. Il più grande di questi due gruppi era composto da 350 membri che vivevano all’interno e 400 membri periferici. La storia della loro esistenza va da 5 a 25 anni, e tutti tranne uno sono ancora presenti (all’epoca di questo articolo ndt). Quindici sono stati condotti da persone professionalmente preparati (psicologi, psichiatri, assistenti sociali), che col passare del tempo hanno inserito ex pazienti col ruolo di “terapista” nei gruppi. Sette erano gestiti da non professionisti (che vanno da ex-impiegati a criminali condannati). I “terapeuti” erano, con una sola eccezione, caucasici. I pazienti sono stati in primo luogo della classe medio-alto borghese caucasici con diplomi o lauree specialistiche. I gruppi erano situati in sei stati.

Metodo

I metodi tradizionali di ricerca sul campo nelle scienze comportamentali sono stati rispettati. Interviste personali sono state condotte con molti come informatori, rispettando la disponibilità dei membri. Documenti (legali, dei media, interni, documenti e scritti pubblicati) sono stati esaminati. Quando disponibile sono stati acquisiti nastri di capigruppo o di membri durante le attività di gruppo. Quando possibile, informatori multipli sono stati intervistati. Anche se in alcuni casi solo uno o due membri di un gruppo erano disponibili per lo studio, ben  37 informatori del medesimo gruppo sono stati intervistati. L’intervista variava da due ore a decine di ore per gruppo. Alcune persone si sono recate a due degli autori per la terapia, alcuni sono stati seguiti nel contesto di un contenzioso, alcuni erano ricercati per la conoscenza delle loro esperienze all’interno della comunità. Molte persone che abbiamo intervistato sono state escluse da questa relazione, perché erano state vittime di abusi, di pratiche illegali della terapia, o che avevano vissuto in un ambiente  che non soddisfaceva la definizione di  culto.

Il  Dr. Temerlin ha intervistato e/o trattato 38 persone (17 in psicoterapia a lungo termine). La  sottoscritta ha intervistato e/o trattato 82 persone.
I tirocinanti come seguaci

 

La sottoscritta ha studiato un gruppo cultuale che si è evoluto quando uno psichiatra e sua moglie hanno offerto la loro clinica come collocamento di supervisione per gli studenti che studiano per lauree specialistiche in psicologia e counseling. I tirocinanti sono stati indotti a cedere immobili di proprietà alla coppia, per ottenere i soldi dalle loro famiglie per la terapia con l’uomo e sua moglie, e a seguire solo questa forma di terapia. La coppia induceva i suoi seguaci  a ritenere che solo questa terapia potesse salvare loro e il mondo. I pazienti-allievi erano indotti a prendere fratelli più piccoli e portarli dentro e a pagare per la loro terapia e a reclutare altri allievi presso le loro scuole affinchè aderissero al “movimento”. Il gruppo è cresciuto e si è trasferito in un ambiente rurale in cui sono coinvolti nella gestione di un programma residenziale di trattamento per pazienti psicotici gravi. Quindi le attività dei tirocinanti, mediante la cura dei pazienti psicotici e il reclutamento di neofiti, avevano il compito (come afferma lo studio che segue di Temerlin & Temerlin) di diffondere le teorie dei capi.

 

Temerlin & Temerlin.

 

Nel 1982 Temerlin e Temerlin hanno studiato

* Cinque gruppi bizzarri di professionisti della salute mentale che sono stati originati da cinque docenti di psicoterapia, che ignoravano costantemente i divieti etici avendo molteplici relazioni con i clienti. I pazienti erano amici dei loro terapeuti, amanti, parenti, dipendenti, colleghi e studenti. Allo stesso tempo sono diventati “fratelli” legandosi insieme per ammirare e sostenere il loro terapista comune. (P. 131)

Le scorrettezze di violazioni di ruolo da parte dei terapeuti sono stati aggravati dal loro uso di tecniche di influenza indiretta, ingannevoli e coercitive che hanno portato i pazienti a rispettare i desideri dei terapisti. Questi terapeuti hanno violato il codice deontologico instaurando relazioni di sfruttamento e di abuso con i loro clienti e  manipolandoli per loro personali vantaggi. Questi culti si sono formati quando i professionisti eticamente deviati, hanno strumentalizzato il rapporto confidenziale con i clienti e hanno  portato i clienti a formare gruppi coesi e incestuosi. I leader sono stati idolatrati piuttosto e nessuno di loro ha tentato di studiare e comprendere il transfert. Invece dell’autonomia personale vengono incoraggiati la sottomissione, l’obbedienza e i legami di dipendenza tra pazienti e terapeuti. Il loro pensiero alla fine somigliava a quello che Hoffer definiva “True Believers” (1951) e Lifton (1961) “totalitario”. Cioè, i clienti sono stati indotti ad accettare acriticamente le teorie loro terapeuti, a sviluppare idee paranoiche verso il mondo esterno, per limitare i rapporti e a pensare al mondo d’elite creato dal culto dei  terapeuti e a dedicarsi ad esso. I gruppi studiati da Temerlin e Temerlin variano di dimensioni da 15 a 75 membri e hanno avuto vita da 10 a 15 anni.
Sullivanians.

 

Da alcuni anni i media hanno riportato le affermazioni fatte da ex membri di un gruppo di New York chiamato Sullivanians. Le accuse, sui casi di affidamento di minori, sono state presentate dalla stampa dal 1975. (Black, 1975). Di recente, le accuse quasi identiche sono state presentate in altri casi di custodia (Conason & McGarrahan 22 aprile 1986; Henican, 1988; Lewin, 1988; McMorris, 3 giugno 1988, Reed, 1988; Span, 1988). Lewin (1988) ha dichiarato:

* Per venti anni, i Sullivanians sono stati una presenza silenziosa a Manhattan – una comunità i cui 200 membri che vivono insieme in tre edifici sulla West Side si occupano di un gruppo di teatro politico nell’East Village. (B.1)

Ma molti di quelli che hanno lasciato il gruppo dicono che i Sullivanians sono diventati un culto di psicoterapia bizzarro i cui leader controllano ogni aspetto della vita dei membri, comprese le loro modalità di vita, pratiche sessuali, scelta della professione, hobby, pratiche educative, e richiedono tre volte la settimana sedute di terapia con ogni membro dell’Istituto Sullivan per la Ricerca in Psicoterapia. (B.1)

Un padre racconta:
* L’idea di base del gruppo è che la famiglia è la radice di ogni male e che un bambino non dovrebbe avere un rapporto speciale con i suoi genitori, così come gli adulti Sullivanians non dovrebbero parlare con i loro genitori. Tutti, anche i bambini, dovrebbero avere il maggiore numero possibile di appuntamenti terapeutici. Ho calcolato che in una settimana mio figlio doveva fare terapia con 23 persone diverse. Io voglio che lui viva in questo modo. (Lewin, 1998, B.1).

 

 

Secondo Lewin (1988) i membri del gruppo – anche coloro che sono sposati tra di loro – vivono in appartamenti con più di una dozzina di compagni di stanza dello stesso sesso e sono incoraggiati a dormire con un membro diverso del sesso opposto ogni notte.
Il gruppo nasce  nel 1957 quando un gruppo di terapisti dissidenti si staccò dal Alanson White Institute, che era stata fondata da Harry Stack Sullivan. Interviste con dodici ex membri del gruppo e un esame dei documenti legali (v. Dobash Bray, 1985; Sprecher v. Sprecher, 1985) e resoconti dei media, come quelli citati in precedenza, hanno rivelato che ciò che era iniziato come un centro di terapia evoluto in una psicoterapia collettiva si è, infine, trasformato in una organizzazione settaria che controllava quasi tutte le aree della vita  dei cosiddetti “pazienti”. Un contenzioso tra ex membri e il gruppo è ancora in corso a New York  presso la Suprema Corte (v. Dobash Bray, 1985; Sprecher v. Sprecher, 1985).

 

 

 

Il Centro per la Terapia Feeling.

 

Hochman (1984), scrivendo di una scuola ormai defunta di psicoterapia, il Centro per la terapia Feeling, descrisse i molti sintomi tipici trovati in ex clienti e pazienti che erano stati membri di questo gruppo:

* Appare un culto distruttivo.  Vira verso un rimodellamento dell’individuo a conformarsi ai codici e alle esigenze del culto, istituendo nuovi tabù che impediscono il dubbio e la critica, e producendo una sorta di scissione in cui i membri della setta si vedono come una élite circondata da non illuminati e anche pericolosi, estranei. (P. 367)

Questo gruppo, che ha avuto vita per  circa dieci anni, era composto da 350 pazienti che vivono vicino l’un l’altro condividendo le case nel quartiere di Hollywood di Los Angeles.

Centinaia di altri sono stati pazienti ambulatoriali non residenti, e altri comunicavano con i  ”terapeuti” per lettera. (Alcuni terapisti erano autorizzati, altri sono stati presumibilmente pazienti assegnati ad essere terapeuti.). Massimo beneficio presunto è venuto solo ai residenti, ed i pazienti sono stati indotti a vedere se stessi come potenziali leader di un movimento di terapia che avrebbe dominato il 21 ° secolo. Il leader aveva promulgato una “teoria” che sosteneva  gli individui con funzione di “ragionevole follia”. Ma se imparano ad “andare al 100%” in cinque aree – espressione, sentimento, attività, chiarezza, e contatti – possono mettere da parte le loro “vecchie immagini” e diventare “sani”, livello che è stato definito come il “punto più elevato dei sentimenti. ” Quest’ultimo obiettivo ambiguo era considerato il raggiungimento del prossimo stadio dell’evoluzione umana (Mithers, agosto 1988).
Numerose le azioni legali (Hart et al v. McCormack et al, 1985; Raines et al v. Center Foundation, 1985; Stato della California, Commissione Esaminatrice Scienze Comportamentali v. Cirincione, 1985; Stato della California, Comitato Psicologia esaminatrice , Divisione di Professioni Sanitarie alleati, Collegio di Medicina Quality Assurance v. Corriere, Oro, Hart, Hopper e Karle, 1985; Stato della California, Consiglio di Quality Assurance Medica, Dipartimento di Medicina Consiglio di Quality Assurance v. Woldenberg Consumatori ‘, 1985; Timnick, 21 Aprile, 1986, 30 settembre 1987) riguardano il Centro per la Terapia Feeling. Nel suo lavoro su molti di questi casi, la sottoscritta ha intervistato 37 ex membri di questo gruppo e ha studiato 92 affidavit, innumerevoli documenti legali e ha analizzato decine di ore di sedute di terapia su nastro. Il Dr. Temerlin anche ha intervistato un certo numero di ex membri e ha studiato le fonti citate collaterali. (Il numero esatto non è noto in quanto il Dr. Temerlin morì prima di questo lavoro fosse completato.)

In questi casi legali, che ho citato, gli imputati sono stati accusati di aver trasgredito le norme della psicologia, della medicina e della cura psicoterapeutica. Nello specifico le accuse erano:

 

* Hanno creato un senso di impotenza nei pazienti, privandoli del sostegno sociale (amicizia, parentela, l’ambiente ordinario,  ruoli professionali, ricchezza) e della fiducia psicologica (attraverso la denigrazione e con la creazione di stati di esaurimento fisico), e mediante una forzata massiccia richiesta di apprendimento del nuovo attraverso un processo di ricompensa/punizione (tra cui induzioni di stati d’ansia e sensi di colpa, punizioni fisiche, come le molestie sessuali).
* Hanno utilizzato insulti razziali, religiosi ed etnici, umiliazioni fisiche e verbali, abusi fisici, soprattutto sessuali, minacce di follia e di violenza  e  stati forzati di esaurimento fisico e mentale.

* Hanno rappresentato ai pazienti un centro in cui  dovrebbero sperimentare odio e sensi di  colpa verso i  loro genitori a causa del loro essere pazienti ‘pazzi’, hanno dato i figli dei loro pazienti in adozione, ed hanno indotto aborti, apparentemente perché i  membri del Centro sono troppo “pazzi” per essere genitori.

* Hanno avuto in intimità sessuali con i loro pazienti, hanno indotto pazienti a picchiare altri pazienti, hanno autorizzato persone non formate a condurre sessioni di terapia senza alcuna supervisione.
* I clienti sono stati incaricati di togliere la loro biancheria intima e di stare in una “posizione di stress” con le gambe piegate per ore.
* Sono state raccolte “donazioni” per migliaia di dollari dai singoli  pazienti per la costruzione di una palestra che il Centro non ha mai usato, così come per l’acquisto di un ranch con altri terapeuti in Arizona.
* I pazienti sono stati fatti a stare nudi  di fronte a gruppi, ai pazienti è stato ordinato di ispezionare i genitali di altri pazienti di fronte al gruppo.
* Ad un paziente di sesso maschile, che voleva tornare al college per studiare musica, piuttosto che lavorare come meccanico in un centro commerciale, è stato fatto indossare un pannolino, è stato costretto a dormire in una culla e mangiare alimenti per l’infanzia per otto settimane perché il suo terapeuta ha detto che quel paziente voleva vivere la sua vita come un bambino.

Timnick (1986), ha riferito che nel Centro “una volta comunità terapeutica alla moda”, le terapie legali erano  ”diventate più lunghe, più costose e più complesse” definendo questo “un caso di cattiva pratica della psicoterapia nella storia della California” (p. 3). Più di 100 ex pazienti ha presentato denunce di truffa, cattiva condotta sessuale e abusi. Cause civili si sono aperte per più di sei milioni di dollari per conto di ex pazienti (Timnick, 1987).

”Dr. Tim”.

 

A quaranta anni, divorziato, con licenza di psicologo clinico, ha sviluppato un seguito di adepti nel  1971, una parte dei quali esiste ancora anche se lui è morto da diversi anni. Il dottor Tim avuto clienti muoversi in casa sua. Essi pagavano una tassa mensile per la terapia più vitto e alloggio e Tim direva le loro vite. Il dottor Tim e la maggior parte dei suoi seguaci fuggirono all’estero insieme in uno stato orientale quando le spese legali sono state attribuite contro di lui, per accuse di aver abusato sessualmente di minori. Il gruppo ha vissuto in comunità per circa sette anni, fino agli esiti legali. Il gruppo so è spostato ancora, ritornando ad in uno stato occidentale.

Una volta sviluppato, il gruppo era costituito da una media di quaranta membri, tra cui alcuni bambini. C’era un giro d’affari durato tredici, durante il quale  il dottor Tim induceva i suoi membri che lasciandolo avrebbe causato loro il  condurre una vita di sofferenza mentale. I pazienti erano reclutati sostituzioni tra coloro che erano sofferenti. Lasciare il gruppo era difficile, in quanto il dottor Tim aveva invitato i più forti del gruppo a recuperare chiunque fosse un potenziale fuggiasco. Le persone che hanno cercato di lasciare apertamente erano fisicamente minacciate.

Il dottor Tim diceva ai suoi pazienti che era “una persona più illuminata di Gesù”  e che “aveva creato la terapia definitiva, combinando Freud, Zen, Yoga Kundalini, e LSD.” Egli insegnava a “ignorare il proprio ego.”

Nessuna critica o reclami erano tollerati da Tim, le critiche erano propinate come un  ”essere nella tua testa,” piuttosto che “nei vostri sentimenti.” Ogni sensazione veniva etichettata  come un  “essere nella vostra roba” e, quindi, come indicazione del disturbo mentale individuale.

In una sessione iniziale di terapia individuale il dottor Tim privatamente diagnosticava ogni nuovo membro come possessore di segni segreti di una grave malattia mentale (es. schizofrenia paranoica, maniaco-depressiva) e annunciava che solo lui poteva curare la sua persona.

Durante le terapie di gruppo i membri venivano umiliati e castigati da lui come “stupidi, stupidi e pazzi.” Fu detto che i loro genitori, in particolare le loro madri, avevano causato la loro malattia mentale e i pazienti dovevano “dissociarsi” da loro, ma non come fonte di denaro per la terapia. Tutte le telefonate che coinvolgono genitori erano furtivamente registrate e riprodotte in sedute di terapia di gruppo per dimostrare come i genitori erano dannosi per i pazienti.

La terapia includeva il cambio di una carriera intellettuale con un lavoro più umile e fisico, apparentemente “per conoscere il corpo, per avere esperienze Zen, e per imparare a sentire.” Sembra anche, però, che il dottor Tim utilizzasse i suoi pazienti come  servi in casa e per il suo cortile.
Inoltre, la quantità e la regolarità dell’uso di  LSD ha portato i seguaci a ridurre le proprie potenzialità lavorative. Inoltre, lavori a bassa retribuzione nei motel vicino a lui ha reso molto difficile per i “pazienti” accumulare denaro e fuggire dal gruppo. Il Dr. Tim aveva anche indottrinato i  membri a credere che il gruppo era la “famiglia” e gli amici di cui avevano bisogno. Dopo tutto, egli sosteneva, vivevano in una grande casa e avevano accesso alle auto, al sesso e alla terapia non disponibile altrove.
Il dottor Tim ha affermato che le famiglie erano dannose, ha rotto e ha impedito i matrimoni e ha fatto sì che i bambini fossero cresciuti dal “gruppo” e non dalle loro madri. Ha inoltre promosso i contatti omosessuali e eterosessuali. Egli ha permesso che maschi potessero avere quattro o cinque uomini vivendo in una camera da letto insieme e masturbandosi reciprocamente. Poi fece sì che con una pratica yoga  gli uomini, giacendo sul pavimento, riuscissero ad inserire un dito in bocca e il dito medio nel sedere di un altro uomo mentre lo stesso veniva fatto a loro. Durante la supervisione di queste sessioni, il dottor Tim pare avesse rimproverano gli uomini che erano sconcertati per la prescrizione. Il Dr. Tim aveva rapporti sessuali con molte donne, molti uomini, e alcune ragazze adolescenti i cui genitori erano single nel gruppo. Una bambina di nove anni riferì di essere stata chiusa nella sua stanza per oltre  tre anni con i membri del gruppo, dimenticando spesso il suo cibo perché erano stordita da droghe. Il Dr. Tim possedeva tutti i beni e le automobili dei suoi pazienti e spesso usava il  materiale che aveva imparato per sessioni di terapia individuale come leva per portare i pazienti a devolvergli  le proprie proprietà e possedimenti

.
Poco dopo essersi trasferito di nuovo sulla costa ovest degli Stati Uniti, un certo numero di seguaci scappò. Alcuni andarono alle autorità legali, solo per scoprire che il dottor Tim non aveva tenuto il suo rilascio di autorizzazioni o di assicurazione. Il dottor Tim è morto di cancro poco dopo il ritorno alla costa ovest. Un piccolo gruppo di suoi ex “pazienti” vivono ancora nei pressi di uno di loro e si incontrano per esaltare le virtù del loro leader e si chiedono perché le loro vite non hanno mai funzionato. La loro confusione continua 20 anni dopo che  il dottor Tim ha avviato il gruppo e che ha promesso una cura per liberarli. Ex membri sostengono che loro e il gruppo che ancora si aggrappa alla memoria del Dr. Tim sono stati danneggiati in maniera irreversibile.

 

 

Culti di terapia non professionale

La libertà sulla costa dell’est ha permesso lo  sviluppo di  due culti psicologici in Stati che non hanno leggi che regolano le pratiche psicologiche. Alcuni uomini al ritorno da detenzioni restrittive elaborarono terapie che portarono alla costruzione di comunità settarie. Un gruppo era basato sulla tecnica di  ”Primal Scream”, l’altro sulla terapia di attacco provocatorio di un tipo spesso etichettato come un programma “Synanon-clone”.
Un caso. Un uomo operava da un appartamento al secondo piano in un quartiere occupato metropolitano. Reclutava adepti dai bar nelle vicinanze, librerie e avvicinandosi a mense in cui erano presenti  uomini  e donne single, invitandoli a prendere un caffè e parlare con lui della sua “terapia”. A volte usava manifesti in cui venivano pubblicizzate conferenze gratuite sulla “psicologia del sesso, sulla psicologia in generale  e sulla solitudine.” La sua intelligenza di strada assieme al suo estro e al suo gergo procuravano una attenzione intensa e seduzione. Raccontava storie dettagliate in privato sulla sessualità ma le raccontava anche in pubblico,  in sessioni di gruppo, per dimostrare come era “addolorato e danneggiato” da ogni persona. Nel suo gruppo si pagava poco per incontri iniziali, ma nello stesso tempo elaborava costosi corsi “intensivi”. Radunò informazioni dettagliate sulla situazione patrimoniale di ogni persona, famiglia e contatti sociali.  Combinava le sue  informazioni con le proprie interpretazioni delle tecniche di Primal Scream per fa abbassare le difese dei suoi adepti e per renderli sempre più dipendenti da lui. Una quindicina di persone negli ultimi otto anni hanno speso il loro tempo libero con lui, frequentando i seminari e incontrandolo individualmente più volte alla settimana, e facendo affidamento su di lui per la maggior parte delle decisioni della vita. Diversi studenti universitari chiedevano denaro ai propri genitori per l’acquisto di “terapia” da lui. Chiedeva  che le sue prestazioni fossero pagate in contanti. C’è stato turn-over tra i seguaci, ma pochi erano stati presenti nel primo periodo in cui ha creato il gruppo.

Secondo caso. Il secondo gruppo è stato avviato da un comunicatore descritto come un borghese,  un uomo sulla quarantina che aveva imparato la terapia conflittuale di attacco durante un programma di riabilitazione dalla droga, che gli era stato somministrata durante il periodo di dentenzione.

La sua storia rivela un carattere disordinato di un uomo che, dopo aver lasciato il suo programma di riabilitazione dalla droga, ha visto i vantaggi economici di fornire “terapia” per difficoltà ad adulti occupati in uno stato al limite della legalità. Usando le sue tecniche di accoglienza e le modalità di controllo, ha “messo su bottega”. Inizialmente, ha attirato alcuni clienti dal bar e da un ristorante, poi ha chiesto  loro di reclutare  amici e parenti. Più tardi, ha iniziato  la collaborazione con uno psichiatra ed uno psicologo. Questi professionisti gli erano utili per creare un’aura di “scienza e credibilità” a quella che era la sua attività. I documenti legali (non citati qui per proteggere l’anonimato delle parti lese) hanno evidenziato che nessuno dei suoi pazienti è stato visitato e inviato ad un trattamento più appropriato medico o psicologico.
Per più di dieci anni ha controllato la vita di un gruppo di circa sessanta persone. Ai suoi ordini, questi seguaci hanno limitato le loro amicizie al gruppo, hanno reciso le relazioni con le loro famiglie di origine, hanno trascorso la maggior parte del loro tempo libero, vacanze comprese, con lui, e strutturato le loro vite dopo il suo diktat. Dirigeva gruppi di confronto, offriva consulenza individuale, supervisionava la vita sanitaria, finanziaria e sociale dei suoi “clienti”, e li induceva a trascorrere le proprie vacanze con lui.

Terzo caso. In un altro stato, un uomo abbandonato ha iniziato la  sua carriera in un culto composto principalmente da assistenti di volo delle linee aeree. Ha partecipato a molti incontri di formazione e si è sottoposto a  terapia personale. Egli ha letto molto sulla psicologia “innovativa” e si è sottoposto abilmente  a psicoterapie varie, interviste, tecniche interpretative e di mediazione. Ha frequentato ristoranti vicino ad un aeroporto locale sino a tarda notte. Con una tazza di caffè e il giornale della sera aveva avuto un approccio con una assistente di volo femminile che stava mangiando da sola, chiedendole di condividere la sua tavola. Le aveva spiegato che era un genitore premuroso per i suoi figli giovani che erano a casa con una baby-sitter, si informò sulla carriera della donna e della famiglia e fece una breve intervista di screening per individuare la solitudine, la vulnerabilità, la fiducia nelle donna. Non le fece offerte sessuali, ma mentre la donna stava terminando il suo pasto scrisse il suo indirizzo e numero di telefono su una scheda e le disse: “Domani sera incontrerò alcuni amici. Parlerò di alcune riflessioni sulla psicologia con loro. Sei invitata, se vuoi.” Egli poi aveva indotto un certo numero di donne a trasferirsi nella sua grande casa, dalle quali faceva pagare l’affitto, si faceva fare donazioni “per il gruppo” e per le lezioni e le consulenze psicologiche che lui offriva. Alla fine ha indotto il suo gruppo di  ”pazienti”, che egli consigliava intensamente, a limitare la loro vita sociale al gruppo ed evitare vecchi amici, parenti e amanti. Ha incontrato singolarmente con ogni donna, ripetutamente per “analizzare” le sue esperienze passate negative e sviluppare un intenso rapporto di “transfert”, in cui era in grado di ottenere una dipendenza sempre più forte da lui. Nel tempo è riuscito ad organizzare un giro d’affari tra gli  iscritti, ed anche a sviluppare una rete di seguaci donne che avevano l’onore di diventare le sue amanti, baby-sitter e governanti. Le donne più alla periferia venivano sottoposte a un’intensa “analisi” mediante sessioni in cui interpretava le loro motivazioni e cercava di evocare intense “esperienze catartiche”. Coloro che si spostano più vicine a lui sostituivano man mano  quelle che si allontanavano.

Quarto caso. Ancora un altro gruppo cultuale è stato attivato circa otto anni fa da Ray, un uomo senza titoli di studio. Ha mantenuto un gruppo di una media di circa 30 membri in tutto quel periodo. Una parte importante di questi seguaci sono psicologi e laureati in psicologia in fase di tirocinio. Ray attrae questi professionisti attraverso annunci per seminari sullo sviluppo del potenziale umano. Egli afferma che insegnerà loro come “unire, trasformare, e coniugare le proprie esperienza di vita”. Egli sostiene di offrire i suoi servizi in maniera “completamente gratuita”, e che “insegnerà a realizzare i propri sogni, perché l’universo è a portata di mano”. Vende corsi di formazione di base di tre settimane, di solito in località di vacanza attraente, in cui promette modi per “ricreare continuamente se stessi, essere liberi acquisire il tutto in modo gratuito.” Ricoprendo queste abilità personali “nascoste” di ciascuno, promette ai partecipanti di renderli terapeuti e persone più libere.
Ray recluta selettivamente alcuni partecipanti dei seminari chiedendo loro di trasferirsi a casa sua vicino a una grande città, dove egli afferma che si “trasformeranno, alleneranno, impareranno ad arrendersi, ad essere in servizio, e ad abbattere le loro difese, ad affidarsi”. Abbastanza importante, ha messo su un “fondo finanziario libero” a cui seguaci sono chiamati a contribuire “solo con contanti, niente assegni o carte di credito”.
Quando i suoi seguaci si trasferiscono da lui, Ray dice loro che sono “perdenti, che devono rinunciare alla propria vita per lui e che egli è la loro guida, il loro Maestro”. Poiché la maggior parte sono professionisti e provengono da altri stati, spesso hanno difficoltà a trovare lavoro a causa di problemi di licenza e di altro genere. Così, la maggior parte è costretta ad accettare lavori a bassa retribuzione o di prendere in prestito denaro al fine di partecipare ai servizi offerti di Ray.

I seguaci che non mostrano una costante attività vengono considerati da Ray come perdenti e vengono messi da parte a svolgere ”trattamenti” degradanti. Queste persone riferiscono che mentre erano nel gruppo erano depressi, demoralizzati, e cronicamente ansiosi rispetto a come “essere”. La loro autostima è stata schiacciato e si sentivano dipendenti, sbagliati e cercavano ansiosamente di comportarsi come Ray avrebbe voluto. L’atmosfera prevalente del gruppo è stato un contrasto tra alta tensione prodotta da Ray e la dipendenza indotta. Ex seguaci descrivono come Ray che sembra essere la più innocente, la più tenera persona, è l’uomo più spietato che abbiano mai incontrato. Ripete ai suoi seguaci di “ricreare loro stessi, per mezzo di una trasformazione, fusione con quella esperienza che egli permette loro di avere”.
Uno psicologo esperto sulla quarantina d’anni ha trascorso diversi anni con il gruppo, mentre lavorava in una clinica di tutto rispetto. Egli ha osservato: “In qualche modo quando ero intorno a lui, ho perso il mio senso di sé, ho perso tutta la mia conoscenza, tutte le mie capacità diagnostiche non sono riuscito a riconoscere uno psicopatico brillante aveva il controllo su di me.” Il gruppo continua a crescere e Ray ha ora  dato vita a due grossi gruppi di seguaci.

Osservazioni conclusive

I gruppi segnalati qui, sia se creati da terapeuti formati sia da non professionisti, nascono assumendo molteplici ruoli e portano tutti i leader ad esercitare un controllo sulla vita dei cosiddetti pazienti-seguaci. I leader di questi culti di psicoterapia sembrano corrotti e utilizzando liberamente nozioni di psicologia e popolar-psicologia fanno affermazioni senza limiti, acquisendo poteri e competenze personali. Così essi denigrano i genitori dei loro pazienti, il matrimonio e l’unità familiare ed esaltano l’espressione cruda dei “sentimenti” ritenendo l’intelletto e la ragione come ostacoli alla crescita personale.
Alcuni leader, ma non tutti, hanno ampiamente promulgato la nozione di “uscire di testa” e, di conseguenza, avevano seguaci  tecnici o professionisti del settore. In molti casi, la perdita di controllo assieme a quella del proprio patrimonio economico ha reso sempre più dipendenti i seguaci dal proprio leader.
La personalità, i tratti del carattere, e la viva fantasia dei leader di questi gruppi settari sembrano dirigere l’intero percorso di un particolare gruppo. Diversi leader esagitati o psicopatici, per esempio, hanno creato gruppi che sono in continua attività. In un caso un leader ha chiesto ad un  suo seguace di spostare la sua residenza 25 volte in due mesi. In altri casi, come ad esempio nelle sessioni di gruppo sull’omosessualità del Dr. Tim, il leader lentamente disinibiva  i suoi membri al fine di persuaderli ad accettare comportamenti e valori che permettevano a lui di vivere le sue fantasie, come ad esempio essere una persona potente, essere al di sopra della legge, indulgere in atti sessuali sfrenati, etc. Temerlin & Temerlin nei loro primi lavori hanno evidenziato come alcuni terapeuti formati funzionassero come leader di setta (Temerlin & Temerlin, 1982, 1986) ed hanno identificato le principali caratteristiche dei culti di psicoterapia. Essi hanno scritto:

Gli psicoterapeuti con caratteristiche di tipo carismatico possono così manipolare la relazione terapeutica creando dei gruppi di persone che funzionano in maniera molto simile ai culti religiosi distruttivi. Le tecniche usate da questo tipo di  terapisti sono caratterizzate da:  a) aumento della dipendenza, b) aumento dell’isolamento, c) riduzione della capacità di pensiero critico, e d) scoraggiamento dell’interruzione della terapia. (Temerlin & Temerlin, 1986, p. 234)

Altre ricerche successive, riportate in bibliografia, di Temerlin Temerlin hanno portato ad altre scoperte di culti di psicoterapia creati da non professionisti. Come per altri tipi di sette, i culti di  psicoterapia tendono ad impiegare programmi coordinati di influenza, di sfruttamento e di controllo del comportamento al fine di soggiogare i membri alle esigenze e ai desideri dei dirigenti. Questi gruppi ben illustrano i processi che caratterizzano un programma di riforma del pensiero, e mostrano chiaramente come i leader attaccano e minare il senso di sé dei seguaci, così privandoli della capacità di autonomia del  giudizio e della elaborazione dell’informazione sul mondo e su se stessi.

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West, L.J., & Singer, M.T.  (1980).  Cults, quacks and nonprofessional psychotherapies.  In H.I. Kaplan, A.M. Freedman, & B.J. Sadock (Eds.), Comprehensive textbook of psychiatry, III. Baltimore:  Williams and Wilkens.

Zimbardo, P.G., Ebbesen, E.B., & Maslach, C.  (1977).  Influencing attitudes and changing behavior:  An introduction to method, theory, and applications of social control and personal power.  Reading, MA:  Addison-Wesley.

Acknowledgements

We are grateful to Jane Temerlin, M.S.W., wife and colleague of the late Dr. Maurice Temerlin, for her assistance in completing this manuscript, which meant so much to her husband.

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Margaret Thaler Singer, Ph.D ., Adjunct Professor of Psychology at the University of California, Berkeley, passed away in 2003.

Maurice K. Temerlin, Ph.D., before his death in 1988, had been in private practice in Oklahoma City.

Michael D. Langone, Ph.D. is Editor of the Cultic Studies Journal and Executive Director of the ICSA .

______________________

Cultic Studies Journal, Vol. 7 No. 2 1990
This article is an electronic version of an article originally published in Cultic Studies Journal, 1990, Volume 7, Number 2, pages 101-125.

http://www.freeminds.org/psychology/cults/psychotherapy-cults.html

 

Margaret Thaler Singer, Ph.D.

Professore emerito di psicologia presso la Berkelev, Università della California. Muore il 23 Novembre 2003, all’età di 82 anni.

Durante la sua attività ha tenuto conferenze in tutto il mondo e ha ricevuto diversi riconoscimenti per il suo lavoro, tra cui il premioHopheimer nel 1966 dall’American College of Psychiatrist e la Stanley Dean R. e quello per la ricerca in schizofrenia nel 1972 dalla American College of Psychiatrists .

La Singer ha prodotto ricerche innovative sul lavaggio del cervello dei soldati americani catturati durante la guerra di Corea, e spesso è stata nominata da avvocati come testimone esperto o anche contattata dai mezzi di informazione per il commento su casi di alto profilo, tra cui il Tempio del Popolo e il suicidio di massa a Jonestown, nella Guyana. Inoltre si è occupata della ricerca del Hillside Strangler a Los Angeles, e quella su Branch Davidian e del culto Porta del Cielo. Nel corso degli anni, ha intervistato più di 4.000 membri di sette, tra cui Charles Manson e molti dei suoi seguaci.

 

Traduzione libera di Lorita Tinelli ©

 

 

 

 
 

Il sostegno alle famiglie delle vittime di culti distruttivi

20 ago
Originariamente pubblicato in Carer & Counsellor, Sping Edition 1998.

 

Ogni vittima di una setta, di solito presuppone la presenza altre due vittime. Si tratta della famiglia angosciata e degli amici dell’adepto della setta, che sono rimasti in uno stato di shock e confusione a guardare impotenti e al di fuori quanto stava accadendo al proprio caro.

Questi ultimi sanno meglio di tanti altri che qualcosa  seriamente non va.

 

Jane non è più la stessa. E’ cambiata, ed è cambiata in peggio. Invece di essere calorosa, amichevole, affettuosa e di buon umore è diventata fredda, alienata, distante e in difesa. Sono finiti i tempi delle battute casuali, del vedere ed esprimere simpatia. Jane è ora arrabbiata, taciturna e paranoica. E ‘convinta che suo fratello Tim sia un agente del diavolo, semplicemente perché ha espresso preoccupazione per la sua nuova associazione con un gruppo.

I membri di una famiglia spesso restano inermi per la disperazione di fronte a questo incubo, pensando che probabilmente non c’è nulla che possano fare. Ma, qualcosa da fare c’è!

In primo luogo la famiglia ha bisogno di essere messa a conoscenza di quello che è successo a Jane da un punto di vista psicologico. Ha bisogno di familiarizzare con le tecniche di controllo mentale usate da culti in generale (vedi tabella 1, p. 28, Counselor e accompagnatori, vol. 7, n. 3). E’ quindi importante che capisca le specifiche tecniche utilizzate dal gruppo che nella cui morsa è finita Jane.

Quanto più la famiglia riconosce i metodi psicologici usati dal gruppo, quelli per reclutare e indottrinare i membri, più sarà in grado di annullare alcuni dei danni provocati dal culto, nelle settimane, nei mesi o anni a venire.

Allo stesso modo è vitale che venga conosciuta in breve tempo la filosofia del nuovo culto cui ha aderito Jane. Non è solo fondamentale per capire su che basi il  gruppo fonda la sua visione del mondo, ma anche per conoscere la sua storia e il significato del suo gergo.

Definizioni proprie del culto per i  termini come Dio, la salvezza, la realtà ultima, una maggiore consapevolezza, la pace, l’illuminazione, il  bene e il  male, l’amore e la verità devono essere messi a disposizione e comprese dalla famiglia. Attraverso la comprensione del linguaggio del culto la famiglia e gli amici saranno in grado di avere conversazioni più significative con Jane.

Naturalmente, prima di interagire con Jane, la famiglia ha bisogno di imparare ciò che può e ciò che non può fare per mantenere le linee di comunicazione aperte, per spianare la strada per un dialogo più produttivo. Questo è riportato nella tabella 1.

Le varie sollecitazioni che la famiglia che cerca di far fronte alla situazione di Jane deve affrontare sono varie, e il counselor deve essere consapevole che ci saranno solitamente sensi di colpa condivisi dai diversi membri della famiglia e degli amici da gestire. … “Se solo avessi controllato questo gruppo prima, quando Jane mi ha raccontato che sarebbe andata a quella riunione introduttiva” …” Se solo avessi fatto shopping con Jane, la giornata in cui è stata reclutata nel centro commerciale” … “Se solo l’avessi messa in guardia più spesso sui culti distruttivi” …

La vita è, naturalmente, piena di ‘se solo …’. Tuttavia, è colpa del culto se  Jane è stata reclutata. La sua affiliazione non è stata progettata o provocata da chiunque altro.

Alcuni genitori dei membri del culto potrebbero chiedersi: “Dove abbiamo sbagliato tanto da indurre Jane  a voler entrare in una setta?” Jane non ha aderito. E’ stata attivamente reclutata. Jane non aveva alcuna idea circa la vera natura del gruppo o dei suoi metodi prima di andare a quel primo incontro. Alcuni fratelli possono anche provare a incolpare se stessi. Il fratello di Jane, Tim potrebbe chiedersi se fosse  stato reclutato lui stesso o se lui e Jane non avessero discusso il Martedì prima di incontrare il culto, forse l’adesione non sarebbe avvenuta.

Tabella 1: Consigli su cosa fare e cosa non fare per famiglie e amici dei membri di un  Culto

Cosa fare

1) Cercate di avere un contatto regolare via mail o telefono, anche se c’è scarsa risposta.
2) Esprimete l’amore sincero per il membro del culto in ogni occasione che vi sarà data

3) Tenete un diario di commenti, degli atteggiamenti e degli eventi associati con la sua vita nel culto.
4) Accettate benvolentieri i membri della setta al loro ritorno in casa, non importa ciò che viene detto.
5) Conservate una copia di tutta la corrispondenza scritta col parente nella setta.
6) Registrate tutti i nomi, indirizzi e numeri di telefono di persone legate al culto.

7) Cercate di non reagire se il membro della setta fa commenti poco gentili

8 ) Leggete tutti i libri consigliati relativi alle sette e al controllo mentale, così come interessatevi di      altre informazioni sul culto in questione.
9) Cercate aiuto e informazioni provenienti da organizzazioni specializzate che lavorano in questo ambito. Essi di prenderanno cura di voi e della vostra situazione individuale.

Le cose da non fare

1) Non abbiate fretta di adottare una probabile soluzione prima di aver ricercato con attenzione informazioni sul culto.
2) Non pronunciare mai questa frase: “Sei in una setta, ti hanno fatto il lavaggio del cervello“.
3) Non dare soldi al membro della setta.
4) Non sentirti in colpa. Questo non è un problema causato dalle famiglie.
6) Non agire in modo arrabbiato o ostile verso il membro della setta.
7) Non sentirti solo. Succede a migliaia di famiglie ogni anno.
8 ) Non sottovalutare il controllo che la setta ha su più di un membro.
9) Non  metterti in contrapposizione con il membro della setta, ridicolizzando le sue convinzioni.
10) Non giudicate né entrate in conflitto col membro della setta

11) Non inimicarsi nessuno dei leader della setta o altri membri.
12) Non essere persuasi da ‘specialisti’ di un culto a pagare grosse somme di denaro senza verificare la sua / sue qualifiche.
13) Non rinunciate alla speranza di successo nell’aiutare il tuo familiare a lasciare il gruppo, non importa quanto tempo si è già impegnato per questo.
14)  Non trascurare voi  stessi o altri membri della famiglia.

E forse importante notare che molti padri di membri di una setta sembrano avere grandi difficoltà a comprendere ed accettare il concetto di coercizione psicologica. Spesso avrebbero preferito vedere il coinvolgimento al culto semplicemente come una moda o una fase dello sviluppo evolutivo del proprio figlio. Se e quando comprendono finalmente l’enormità del problema, hanno comunque maggiori difficoltà ad affrontarlo rispetto alle madri. Alcuni padri esplodono per la frustrazione contravvenendo alle regole della tabella 1. Altri padri cercano di apparire disponibili,  ma interiorizzano i loro problemi e ‘implodono’ attraverso attacchi di cuore e malattie.

Un padre una volta disse: “E’ stato come essere su un aereo senza pilota“. Per lui, per una volta, tutto sembrava essere totalmente fuori dal suo controllo.
Molte famiglie che vivono con una persona amata in una setta, equiparano questa esperienza a quella del lutto. Una famiglia una volta disse: “E’ stato come vivere con un morto vivente. Per certi versi era più difficile da affrontare rispetto alla morte. Noi lo sappiamo. Abbiamo avuto una figlia che è morta e un figlio che era in una setta. Il dolore che ce la trascinò via sino al momento in cui riuscì a fuggire fortunatamente dal gruppo era enorme.” Di conseguenza, i consulenti possono trovare utile la loro abilità di counselling per le problematiche del  lutto come aiuto ad una tipica famiglia nella situazione della famiglia di Jane.
Molti genitori nell’affrontare il dolore e lo stress inevitabili in questo percorso, scoprono che i loro matrimoni vengono presto messi a rischio. La consulenza ai partner può aiutare a evitare che questa difficoltà aumenti sino alla perdita di controllo.

Anche l’aspetto economico diventa un problema. Jane può contattare la famiglia e gli amici per telefono e offrire informazioni. Se lei è in una sede estera del gruppo,  le telefonate presto diventeranno un peso economico. Da aggiungere alla spesa ci possono essere le visite a Jane in quel paese straniero. Quindi questo è un altro fattore che il consulente deve prendere in considerazione.

Poi ci sono i figli di Jane e il marito da prendere in considerazione. Si potrebbe chiedere se li ama ancora. Sembra così coinvolta dalle riunioni della setta ora tanto che la sua vita sembra ruotare intorno a quelle riunioni e non più al coniuge ed ai figli. Anche loro potrebbero chiedersi se siano da biasimare e soffrono di simili sentimenti di colpa e di confusione vissuta dai genitori di Jane. Inoltre, suo marito è stato messo probabilmente sotto pressione da Jane per poter andare alle riunioni del culto. E’ probabile che sentano  che il loro matrimonio si stia disintegrando sotto i loro occhi.

I sentimenti e le domande sopra tendono a creare ulteriori tensioni e  un malsano bisogno di essere aiutati dal counselor attraverso la discussione. Ci sono molte risorse disponibili per assistere il counselor e la famiglia di fronte ad un problema di setta. Ci sono molte organizzazioni tutto il mondo che praticano una sorta di monitoraggio delle sette, che possono mettere in contatto la famiglia e gli ex membri con gruppi di sostegno, possono offrire pubblicazioni sul tema e altre informazioni pertinenti.

Le tensioni familiari spesso aumentano a causa di una mancanza comprensione da parte della polizia, educatori, politici, medici di medicina generale,  professionisti della salute mentale e del clero. Questo a volte può essere ulteriormente aggravato da false ipotesi fatte dalla famiglia, o dalla disinformazione sulla setta in questione o dagli apologeti dei culti. La disinformazione può portare la famiglia a prendere una strada sbagliata per agire. Può accadere che la famiglia decida di non intraprendere alcuna azione. Decide invece, di attendere che sia Jane a lasciare il gruppo. Quando ciò non accade, si sente ancora più colpevole e frustrata per aver sprecato così tanto tempo.

Oltre ad aiutare una famiglia a far fronte alle diverse sollecitazioni che ora deve affrontare, è importante incoraggiarli a essere propositivi, ove possibile. Con questo in mente, è fondamentale che la maggior parte dell’energia della famiglia debba essere rivolta verso i  passi positivi possibili che possano aiutare Jane a lasciare il gruppo. E’ vitale per la famiglia di Jane e per i suoi amici lavorare insieme, come una squadra per compensare l’impatto del culto di Jane. Hanno tutti bisogno di lavorare per lo stesso obiettivo, altrimenti la strategia diventerà frammentaria  e un buon lavoro di una persona potrebbe essere accidentalmente annullato dall’azione, seppur con buone intenzioni, di un altro.

Mentre non c’è mai alcuna garanzia che la famiglia possa avere successo nell’aiutare Jane a lasciare il gruppo, le probabilità che questo accada sono a loro favore. Tuttavia i problemi non finiscono qui. E’ probabile che si verifichino almeno per un anno, in media, dei sintomi di astinenza per Jane. E’ importante che il  counselor aiuti la famiglia ad avere familiarità con questi sintomi di astinenza (vedi p.29, Counselor e accompagnatori, vol. 7, n. 3), in modo da non risultare ulteriormente confusa e in modo da aiutare Jane nel suo percorso di guarigione.

La riabilitazione di Jane potrebbe essere accelerata da un soggiorno in un centro di riabilitazione specializzato. Diversi centri sono sorti negli ultimi 15 anni per soddisfare la sempre più crescente domanda di tali servizi. Uno dei più antichi e probabilmente di maggior successo è ‘Sorgente’ negli Stati Uniti. C’è un bisogno vitale di un tale centro nel Regno Unito. In tale istituto Jane avrebbe potuto ricevere aiuto, per una settimana o due, da operatori esperti. L’avrebbero aiutata non solo a rivalutare la sua esperienza nel culto, ma anche a recuperare  completamente le sue risorse per tornare ad essere un membro attivo della società.

Così come ci sono ‘Cose da fare e cose da non fare’ per le famiglie con una persona amata in una setta,  ci sono più in generale suggerimento su ‘Cosa fare e cosa non fare’ per le famiglie con una persona cara che ha appena lasciato un culto distruttivo, come riportato nella tabella 2.

Tabella 2: Cosa fare e cosa non fare per le famiglie di ex membri che stanno recuperando
Le Cose da fare

  • Esprimete l’amore in modo chiaro
  • Fare le cose insieme come una famiglia.
  • Dimostrate che nessuna colpa è collegata all’ex-membro.
  • Incoraggiare una semplice decisione, per esempio chiedendo all’ex-membro di scegliere un pasto, un video, ecc.
  • Accettare che la guarigione completa richiede di solito un sacco di tempo, amore e comprensione.
  • Parlare del culto solo quando l’ex-membro vuole farlo
  • Filtrate le telefonate e la posta da parte della setta solo con l’approvazione dell’ex membro.
  • Accompagnate l’ex-membro della setta inizialmente, quando esce.

Le Cose da non fare

1) Non fate pressione sull’ex-membro affinché ricominci a lavorare o studiare immediatamente.
2) Non abbiate paura di discutere i propri sentimenti.

3) Non siate soffocanti e protettivi

4) Non incolpare l’ex-membro per essere stato coinvolto nel culto.
5) Non dare per scontato  che  la setta non possa riprendere indietro l’ex membro.

La famiglia di Jane ha bisogno di sapere che va bene per Jane parlare con loro delle sue esperienze e delle sensazioni che aveva quando era nel gruppo.

Lei potrebbe anche voler parlare della gente per bene che ha incontrato, pur essendo stati anche loro membri della setta. Dopo tutto sono state vittime allo stesso modo. I familiari sono spesso timorosi di parlare con affetto con affetto di alcune delle persone rimaste all’interno della setta, perché erroneamente ritengono che l’amore di Jane per i membri della setta possa significare che lei stia pensando di ritornare nel gruppo.

A volte le famiglie sono terrorizzate per qualsiasi discussione sulla setta, perché temono di dire la cosa sbagliata, o perché pensano che sarebbe negativo per Jane se lo facessero. E’ più vero, di solito, il contrario.

Un problema comune, di cui dev’essere a conoscenza un counselor, è che alcuni membri della famiglia possono fare eccessive pressioni su Jane nel tentativo di incoraggiarla a ‘andare avanti con la sua vita‘. Possono cercare di costringerla a pensare e a prendere decisioni troppo in fretta, prima che lei sia pronta a farlo. Il marito di Jane o altri membri del contesto sociale di Jane potrebbero iniziare a prendere decisioni al suo posto, e questo non aiuta. Jane ha bisogno di incoraggiamento e di trovare il suo ritmo regolare oltre che di tornare alla normalità. Il tasso di recupero varia da un ex-membro ad un altro.

Alcune famiglie che condividono una fede molto forte possono tentare di forzare l’adesione dell’ex membro verso quello che credono, inondandolo di informazioni dottrinali in merito. Il materiale può andare bene da un punto di vista dottrinale, ma fare questo può essere molto dannosa dal punto di vista psicologico. Anche in questo caso è meglio rispondere alle domande dell’ex membro, piuttosto che cercare di spingerlo in una direzione o nell’altra.

Durante il periodo di riabilitazione di Jane la sua famiglia ha bisogno di essere consapevole delle esigenze tipiche di un ex-membro di una setta (vedi tabella 4, p. 32, accompagnatori e Counselor, vol. 7, n. 3), in modo che possa lavorare con il counselor per migliorare il progresso di Jane affinchè lei possa star meglio.

Con il giusto tipo di cura e attenzione, ci sono tutte le ragioni per aspettarsi che Jane e la sua famiglia possano recuperare. Nel corso dei miei 18 anni di lavoro a tempo pieno come specialista nel settarismo su entrambe le sponde dell’Atlantico, ho avuto il piacere di vedere centinaia di famiglie riunite. Alcune delle famiglie che hanno avuto successo spesso finiscono ancora per riavvicinarsi più di quanto lo fossero prima. Inoltre, molti come Jane non solo hanno recuperato, ma hanno iniziato una nuova vita, piena di tante gratificazioni. Tuttavia, sarà un’esperienza che nessuno di loro potrà mai dimenticare.
Ian Haworth
Segretario Generale del Centro di Informazione Culti
Articolo in lingua originale: http://www.cultinformation.org.uk/article_caring-for-the-family.html

Traduzione della Dr.ssa Lorita Tinelli

 

 
 

La storia degli attacchi alla credibilità degli ex membri

08 ago

Il seguente documento è stato presentato al convegno della FECRIS a maggio del 2011, dal titolo “L’abuso sistematico nei culti: testimonianze e prove’. Maggiori informazioni sulla conferenza, così come su altri documenti lì presentati , si possono trovare sul sito della FECRIS.

 

LA STORIA DEGLI ATTACCHI ALLA CREDIBILITA DEGLI EX MEMBRI
DI Stephen A. Kent

 

Abstract

L’elevata presenza di ex membri di gruppi ad alto controllo ideologico si è dimostrata estremamente utile ai ricercatori nel campo delle informazioni sui culti. Fornendo informazioni documentate di prima mano e difficili da ottenere, gli ex membri si sono resi indispensabili in molti progetti di ricerca e di  formazione di  diverse organizzazioni antisettarie. Occasionalmente, tuttavia, notevoli problemi sono sorti circa l’affidabilità di alcuni di loro. Attingendo ai 35 anni della storia degli antisette in Nord America, vorrei  identificare e discutere brevemente di sette tipi di ex membri e dei presunti ex membri che hanno causato difficoltà a varie organizzazioni. Questi tipi sono: 1) i de-convertiti in maniera  forzata; 2) i rimpatriati; 3) i presunti ex membri deliranti, 4) gli artisti della truffa; 5) le  spie; 6) gli  ex membri con ‘storie;’ 7) il professionista  ex membro di antisette; 8 ) e gli  ex membri che diventano professionisti.

Concludo elogiando i contributi che gli ex membri apportano al movimento anti-sette, ma attenzione che per alcuni di loro, le cose differiscono dalle apparenze.

 

 

——————————

 

Alcuni scrittori accademici che criticano gli abusi delle sette oggi hanno beneficiato più  di me degli  ex membri di sette.

Io ho intervistato un numero incalcolabile di persone che sono fuoruscite da gruppi ad alto controllo; essi hanno controllato vari pezzi dattiloscritti della loro storia prima che fosse pubblicata e mi hanno fornito milioni di pagine di documenti. La mia carriera e la mia borsa di studio, sarebbero  stati notevolmente limitati senza di loro.

Per trent’anni ho utilizzato le intuizioni e materiali che mi sono stati forniti da ex membri, e ho guardato con un certo stupore chi si rifiutava di farlo. Alcuni problemi, invece, sono sorti con i critici dei culti durante il loro lavoro con alcuni degli ex membri, o almeno persone che sostenevano di aver lasciato i vari gruppi. Una breve storia di questi problemi, quindi, fornisce un insegnamento  che vale la pena raccontare in incontri di anticult e di critici. Questi problemi probabilmente si ripeteranno in Europa, se non sono apparsi già. In Nord America, questi problemi sono iniziati nei primi anni ‘70.

 

 

1) I de-convertiti in maniera forzata:

Nel Nord America  l’attenzione pubblica sui culti avvenne nei primi anni 70, con gruppi come gli Hare Krishna, la Christian Foundation di Tony e Susan Alamo, i Bambini di Dio e la Chiesa dell’Unificazione. Certamente gruppi controversi come Scientology esistevano prima di questo periodo, ma i primi anni ‘70 hanno visto numerosi pretendenti spirituali attrarre giovani che erano cresciuti in un periodo storico privo di valori sociali (si veda Kent, 2001).

I  giovani, aggregati in uno dei numerosi gruppi durante questo periodo, spesso tagliavano i legami con le loro famiglie e nei confronti delle proprie storie personali pregresse. I genitori temevano, spesso legittimamente (vedi Patrick con Dulack, 1976: 260-264), per la sicurezza dei loro cari.

Nel 1971 alcuni genitori nel Nord America si rivolsero ad un uomo, Ted Patrick, che sosteneva di poter deprogrammare (vedi Patrick con Dulack, 1976: 61) questi giovani e farli ritornare ad uno stato mentale sano. Non esistono dati su quante deprogrammazioni Patrick abbia effettuato nel corso degli anni, ma il loro numero, almeno nel settore si presume  superiore alle centinaia. Diversi di loro divennero deprogrammatori sia a tempo pieno sia  part-time (si veda Kent e Szimhart, 2002).

Il lavoro di Patrick su questi giovani provenienti da questi gruppi prese molte forme, dalla violenza (vedi Patrick con Dulack, 1976: 67, 100, 207-208) ad attività relativamente non coercitive. Egli  dopo aver ‘convinto’ il giovane a fuoruscire da un gruppo, utilizzava una sua strategia per cementare ulteriormente la rinuncia della persona ad appartenere a quel gruppo, ottenendo una dichiarazione scritta e firmata in cui lo stesso denunciava il gruppo (vedi Patrick e Dulack, 1976: 176; 230-230-236), e (se possibile) Patrick organizzava una conferenza stampa in cui il nuovo ‘de-programmato’ denunciava pubblicamente la sua esperienza settaria. Patrick era convinto che i giovani erano stati ingannati o manipolati per far parte del gruppo  e che avevano ricevuto notevoli  pressioni per rimanervi, e che nella storia recente del deprogrammato spesso si riproducevano tali dinamiche.

I sociologi hanno reagito ai racconti di esperienze negative e di manipolazione dei de-programmati in due modi.  Un modo ha avuto un impatto positivo sullo studio delle nuove religioni. I sociologi hanno sviluppato una serie di modelli di conversione, di cui solo uno prevede la coercizione e l’inganno. Tra i più popolari vi è stato un modello di sei punti di John Lofland e L. Norman Skonovd  in cui la conversione “coercitiva”  era solo uno delle loro previste tipologie (1981). Tutti gli altri cinque punti prevedevano una percorso di conversione con   vari gradi di coinvolgimento attivo. Questi nuovi modelli, quindi, rappresentavano  alcune delle complessità di tutto il processo di conversione, che non erano state evidenziate nella maggior parte delle storie dei de-programmati, mentre erano stati evidenziati da recenti deprogrammatori.

L’altra reazione di altri studiosi fu quella di soffermarsi nell’evidenziare il trauma del percorso di Patrick. Nel modello di Patrick, il proprio coinvolgimento in un gruppo ad alto controllo  era estremamente stressante e la deprogrammazione liberava la persona da questo ambiente stressante. Un paio di accademici, tuttavia, hanno sostenuto che è la stessa deprogrammazione una fonte di stress  nei confronti degli ex membri e non il coinvolgimento nei  gruppi stessi.  La deprogrammazione, dunque, e non i gruppi era  il problema. Le storie che si concentravano esclusivamente sugli aspetti negativi del loro gruppo precedente, di conseguenza, erano “storie di atrocità” che trascuravano completamente di discutere anche degli aspetti positivi dell’esperienza nel gruppo. Come le storie di parte, quindi, questi cosiddetti racconti di atrocità non erano accettabili come precisa rendicontazione dei fatti.

 

2) I rimpatriati:

La questione circa l’accuratezza di queste denunce pubbliche obbligatorie dopo la deprogrammazione divenne ancora più problematica.  Dopo che un paio di de-convertiti, che avevano criticato i loro gruppi di appartenenza e avevano ringraziato i deprogrammatori, si riunirono ai gruppi che avevano criticato (vedi Patrick con Dulack, 1976: 176 – 178). I difensori dei culti e altri osservatori hanno dovuto chiedersi: “Se le cose fossero state così negative all’interno dei gruppi come avevano riferito, allora perché sono tornati dentro?” L’ipotesi, dunque, era che i deprogrammati avevano fatto la loro denuncia iniziale sotto costrizione, e che il loro coinvolgimento ai gruppi di appartenenza aveva effettivamente avuto aspetti positivi.

Un primo drammatico esempio di una persona deprogrammata, ricongiunta successivamente al gruppo precedentemente denunciato, avvenne  a Toronto, in Canada, nel 1975 e 1976.  Nel marzo del 1975 i giornali canadesi pubblicarono storie su come Ted Patrick aveva lavorato con i genitori di una diciannovenne.
Linda Epstein fu fatta entrare in una stanza d’albergo con l’inganno, in modo che Patrick e i suoi collaboratori potessero deprogrammarla dall’influenza degli Hare Krishna.
Linda raccontò più tardi che suo padre non usò la forza per attirarla nella stanza: “‘Mio padre non mi spinse, lui mi prese per le spalle e mi portò nella stanza. Non c’era niente, solo due letti‘” (Epstein, citato in Blatchford, 1975: 1). Subito dopo, vide i deprogrammatori che ben presto cominciarono a lavorare con lei.

Dopo tre notti, firmò una dichiarazione preparata, che diceva (in parte):

 

Mi è stato insegnato ad odiare la mia chiesa e che l’educazione era il Diavolo e doveva essere disprezzata. Infatti, la mia mente era così controllata dal leader del movimento Hare Krishna che se mi avesse ordinato di uccidere i miei genitori, io l’avrei fatto. Sotto la loro pressione sono diventata totalmente incapace di razionalizzare‘ (citato in Schachter, 1975 [capitalo in originale]).

 

La dichiarazione preparata continuava:

Ora mi sento come un membro utile della società. Se, in ogni caso, il movimento Hare Krishna o qualsiasi altra setta o culto psicologicamente o fisicamente mi rapisce di nuovo, con la presente chiedo un intervento immediato da parte delle autorità, affinchè vengano a salvarmi, perché, in tal caso, indipendentemente da ciò che mi può dire o fare, al momento, non agirò sotto il mio libero arbitrio ‘(citato in Blatchford, 1975: 2).

Copie di questa dichiarazione furono inviate al Federal Bureau of Investigation americano e al Procuratore Generale del Dipartimento a Ottawa (Blatchford, 1975:1). Alla conferenza stampa successiva, il padre di Epstein e due dei soci di Patrick “si scagliarono contro il movimento” (Schachter, 1975).

 

Alla fine di dicembre 1975, tuttavia, Linda Epstein rientrava tra i  Krishna, dopo aver giurato  un affidavit che riportava la frase “‘attraverso la mia volontà’” (citato in Harpur, 1976). In una conferenza stampa all’inizio del 1976, raccontò che “non era mai stata felice a casa e che aveva voluto più di ogni altra cosa dedicare la sua vita alla ricerca di Dio” (Epstein, citato in Harpur, 1976). Riflettendo sulla denuncia del gruppo che aveva firmato, ora lei affermava di averla fatta  ”‘sotto costrizione,’” e che “‘in nessun modo riflette i miei sentimenti veri’” (citato in Harpur Epstein, 1976).

In nessun modo il caso Epstein avrebbe dovuto essere preso come indicativo del fatto che tutte le dichiarazioni fatte dopo la deprogrammazione sono inaffidabili, ma certamente può dimostrare  come Epstein avrebbe potuto dire di aver dato la sua dichiarazione iniziale sotto coercizione. In ogni caso, intorno a quel periodo alcuni docenti universitari hanno iniziato a trattare tutte le dichiarazioni di ex membri come inaffidabili. E’ possibile notare questa posizione del mondo accademico di rifiuto a priori dei racconti di ex membri esaminando un articolo di James Lewis, seguito dal suo travisamento di esso.

L’articolo di James R. Lewis del 1989 su “Gli apostati e la legittimazione della repressione” è una rappresentazione di questo approccio. In uno studio su 154 ex membri di un certo numero di gruppi, ha testato i loro atteggiamenti verso i gruppi a cui era appartenuti. Lewis ha concluso:

Gli ex-membri che hanno sperimentato la deprogrammazione coercitiva tendevano ad esprimere atteggiamenti negativi stereotipati; i fuorusciti per loro stessa volontà, che non avevano legami con antisette, tendevano a sentirsi ambivalenti o positivi circa la loro esperienza di appartenenza e gli atteggiamenti degli intervistati che non erano stati rapiti, ma che avevano sperimentato una qualche forma di consulenza volontaria da parte del  movimento anti-sette,  tendevano a mentire e a mantenere una via di mezzo” (Lewis 1989: 390).

Lo studio non distingue le diverse esperienze tra i diversi gruppi, né evidenzia alcuni fattori  dei partecipanti quali  i livelli di coinvolgimento all’interno dei gruppi e le rispettive cariche gerarchie. Inoltre, non ha valutato i vari livelli di stress sperimentati nei diversi modi di allontanamento dai gruppi, né ha valutato le informazioni specifiche che le persone hanno ricevuto  durante la loro riconversione, indipendentemente da come l’hanno ottenuta. Tuttavia, Lewis è rimasto abbastanza convinto del carattere definitivo del suo studio che ha utilizzato per giustificare il supporto per bloccare la pubblicazione di un mio studio su I Bambini di Dio nel 1993.

Senza aver letto il mio articolo, aveva erroneamente assunto che avevo costruito il mio caso principalmente sui racconti degli  ex-membri (Lewis, 1993). Lewis ha scritto ad uno dei redattori della rivista che l’avrebbe pubblicato: “La ricerca sugli ex membri dei controversi gruppi religiosi (come evidenzia il mio ‘Apostati e la legittimazione della repressione,’ – analisi sociologica, inverno 1989), tuttavia ha dimostrato che questi sottocampioni sono limitati e non rappresentativi, e mettono in discussione l’oggettività dello studio intero dei gruppi“(Lewis, 1993).

Sorprendentemente, la sua propria sintesi dei risultati della ricerca aveva travisato il suo studio, dal momento che lo studio aveva concluso che solo la deprogrammazione e (in misura minore, una uscita con la consulenza) aveva influenzato il grado di negatività con cui la gente guardava indietro alla propria esperienza di appartenenza ai gruppi. Questo  intervento contro la pubblicazione del mio articolo suggerisce che nei primi anni 90 molti studiosi avevano concluso che le informazioni  riportate dagli ex membri, a prescindere da come queste persone avevano abbandonato il gruppo, erano da mettere in discussione. La fonte stessa delle informazioni, gli ex-membri, contaminava il contenuto.

Non sapremo mai se lo stimato sociologo della religione, Bryan Wilson (1926-2004) conosceva il caso Epstein o aveva letto l’articolo di Lewis quando scrisse il suo totale rifiuto nei confronti dell’uso dei racconti degli ex membri:

 

“Né il ricercatore sociologico obiettivo né il tribunale può facilmente considerare l’apostata come una fonte credibile o affidabile come prova. Egli deve sempre essere visto come uno la cui storia personale lo predispone a pregiudizi per quanto riguarda sia il suo impegno precedente e affiliazioni religiose, e deve far sorgere il sospetto che il suo comportamento dipenda da una motivazione personale di rivendicazione di se stesso o  per ritrovare la propria  autostima, mostrando se stesso prima come una vittima, e in seguito un crociato redento. Come vari casi hanno indicato, è probabile che sia suggestionabile e pronto per ingrandire o abbellire le sue lamentele, per soddisfare quella specie di giornalisti il cui interesse è più sensazionalistico che di  un racconto oggettivo della verità” (Wilson, 1994: 4 ).

Non sorprende che Scientology abbia pubblicato le dichiarazioni di Wilson e che le renda disponibili su Internet. Inoltre, Scientology continua ad utilizzarle per rispondere ad ogni critica degli ex membri.

Altri accademici oltre a Wilson hanno adottato una posizione simile, che conosco fin troppo bene. In un articolo pubblicato su una rivista dedicata allo studio delle nuove religioni chiamato Nova Religio e successivamente ristampato in un libro, il professore di studi religiosi canadese Irving Hexham e l’antropologa Karla Poewe mi ha etichettato tra gli accademici canadesi per la mia posizione presumibilmente critica verso “i culti”:

L’unica eccezione al tono generalmente neutro della maggior parte dei docenti universitari canadesi e al loro rifiuto della retorica anti-sette è Stephen Kent. Kent è stato schietto nella critica di molte nuove religioni, in particolare di Scientology, e lavora a stretto contatto con diversi gruppi anti-sette. Anche se le opinioni di Kent sono ampiamente conosciute, solo alcuni studiosi canadesi sono  d’accordo con le sue scoperte,  mentre la  maggior parte non lo sono in maniera forte a causa della sua tendenza ad usare la testimonianza di ex-membri” (Hexham e Poewe, 2004: 247).

Indubbiamente, gli altri all’interno della comunità accademica hanno condiviso questa critica, ma tale posizione non è universale. (vedi Ayella, 1993: 114).

 

3) Presunti ex membri deliranti:

L’analisi critica dei racconti degli ex membri, al contrario, non solo può aiutare la verifica dei documenti, ma può anche far scoprire ed evidenziare ricerche povere o fraudolente. Inoltre il problema della gente delirante che crede di aver fatto parte di un culto non si è verificato (per quanto possa ricordare) tra i movimenti antisette dell’America del Nord, ma in un sottogruppo controverso di tali movimenti, quelli anti-satanici.

Esistono alcuni casi documentati di persone che credono di essere stati abusati, di solito da bambini, in  gruppi satanici, quando in realtà sono da malattie mentali. Per esempio, ricordo vividamente due interviste relative ad abusi satanici che ho condotto con la polizia nei primi anni 90, i cui intervistati quasi certamente erano schizofrenici e  paranoici. Pochi anni prima di quelle interviste, i due autori avevano scritto libri sulle loro presunte esperienze, solo per rilevare in seguito di soffrire di problemi psicologici e / o psichiatrici.

Un libro fraudolento sul satanismo era il volume di Rebecca Brown (MD) del  1986, “He Came to Set the Captives Free”.  Esso racconta il referto di  una donna di una gerarchia satanica, come riportato da un medico (per esempio, Brown, nasce nel 1948 come Ruth Irene Bailey e ha cambiato nel 1986 il nome in Rebecca Brown) che presumibilmente la trattava. La donna, Elaine, era una paziente, Edna Elaine Mosè (nata Edna Elaine Knost), che Brown effettivamente trattatava. Il trattamento di Elaine, però, era talmente irresponsabile tanto che ha la Brown perse la sua licenza all’esercizio della professione, in quanto somministrava alte dosi di Demerol (di cui faceva ella stessa uso). Gli effetti collaterali di tale farmaco includono allucinazioni e comportamenti di tipo psicotico, e Brown si era convinta che i demoni satanici erano ovunque, e che era sua responsabilità combatterli. Il libro fantastico della Brown, dunque, è probabile che sia il risultato di usi di droghe, e allucinazioni paranoiche (Fisher, Blizard, e Goedelman, 1989).

Una seconda autrice fraudolenta è stata Lauren Stratford (nata nel 1941 come Laurel Wilson). Il suo libro del 1988, “Satana Metropolitana: la straordinaria storia di fuga di una donna”, era un racconto raccapricciante di abuso sessuale infantile, di pornografia adulta, sadomasochismo, il sacrificio di bambini, e il satanismo,  successivamente dimostrato essere stata la creazione di una mente molto travagliata (Passantino , Passantino, e Trott, 1999). Dopo che alcuni ricercatori scoprirono la frode, l’editore ha cessato la pubblicazione del libro, ma già 130.000 copie erano state vendute (Sidey, 1990: 34).

 

E’ istruttivo vedere come l’editore Harvest House abbia tratto in inganno, specie perché chi controlla le storie dei fuorusciti può fare degli errori.

Harvest House ha spiegato come aveva ritenuto affidabile la storia di Lauren. Aveva raccolto dati in tre momenti: (1) diversi membri dello staff avevano parlato con Laurel in tempi diversi e lei aveva raccontato sempre le stesse storie, tanto che tutti i membri dello staff erano stati colpiti dalla sua sincerità, (2) lo staff ha parlato con ‘esperti’ che hanno confermato che le cose raccontate da Lauren erano successe ad altri, e (3) infine lo staff aveva valutato referenze positive su Laurel da parte dei  suoi sostenitori (Passantino, Passantino, e Trott: 1990: 28).

 

I critici di questo lavoro hanno spiegato che è in grado di stabilire coerenza e plausibilità, ma non costituisce prova per accertare l’effettiva validità di eventi storici. (Passantino, Passantino, e Trott, 1990: 28). In breve, la coerenza per quanto riguarda la storia di un  coinvolgimento ad un culto e una personalità convincente non sono motivi sufficienti per giudicare se i racconti di ex membri sono veri e accurate.

 

Un insieme più complicato di esempi provengono da persone, soprattutto donne, che avevano recuperato i ricordi di coinvolgimento ad un culto satanico dopo aver subito la terapia. Un’ondata di opposizione è cresciuta tra la gente che ha sostenuto che i ricordi erano quelli cosiddetti “falsi”, impiantati da terapisti zelanti, ma scarsamente addestrati e che in realtà un tale coinvolgimento satanico non era avvenuto (ad esempio, Brainerd e Reyna, 2005). Nel 1990 furono iniziate una serie di azioni legali di ex clienti contro i terapisti, provocando il caos all’interno della comunità terapeutica (e causando grande preoccupazione tra coloro che hanno continuato a credere che i loro ricordi erano reali [vedi Pendergrast, 1995]). I dibattiti sui falsi ricordi suscitarono l’interesse di tutto il movimento anti-sette in Nord America, ma non divennero mai parte del suo lavoro principale. Le implicazioni di questo problema, tuttavia, sono state chiare: se i  terapeuti involontariamente potrebbero creare falsi ricordi di abusi rituali satanici, potrebbero farlo anche i deprogrammatori e gli exit-counselor, con l’impianto di ricordi negativi (o almeno interpretazioni) del proprio coinvolgimento nel culto precedente.

 

4) Gli artisti della truffa:

Le persone coinvolte nel dibattito dei falsi ricordi erano sinceri nelle loro accuse, anche se i ricordi non erano accurati. I truffatori, al contrario, affermano false storie in modo da accreditarsi denaro tra il loro pubblico. Questi ultimi condividono una caratteristica con gli ex membri deliranti: entrambi i gruppi menzionati sono costituiti da  ”apostati che non sono mai stati tali”, quelli che dicono di esserlo (vedi Johnson, 1998). L’esempio molto ben documentato di un artista della truffa seguendo questo schema è stato quello di Michael Warnke, autore di “Il Venditore Satana” (Warnke con Balsiger e Jones, 1972), che era un libro best seller cristiano. Raccontava di sesso-spinto su un membro di un gruppo satanico, lo stesso Warnke, dedito alla droga durante la fine del 1960, prima della sua conversione al cristianesimo. Egli fondò un capitale sul suo passato, attraverso il suo ministero cristiano e (tra le altre attività) attraverso consulenze occasionali per la polizia (anche in Australia) sulle attività sataniche. Nel 1992, però, una lunga inchiesta, pubblicata in una rivista cristiana, Cornerstone, furono evidenziate diverse frodi nel suo ministero, tra cui la menzogna del suo ex passato satanico come sacerdote (Trott e Hertenstein, 1992; vedere Maxwell 1992). In termini semplici, Warnke era un artista della truffa.

Si noti che questi artisti della truffa mirano alle comunità cristiane, forse perché sapevano che i cristiani avrebbe donato soldi per combattere ciò che credevano di essere Satana.

In un altro caso, una ragazza aveva dichiarato di avere sedici anni e di essere fuggita dalla Chiesa dell’Unificazione e aveva vissuto con i cristiani per un mese, fino a quando questi hanno scoperto che lei aveva trent’anni e non era mai stata una seguace del reverendo Moon. Successivamente, è comparso su The Oprah Winfrey Show come una persona che soffriva del disturbo di personalità multipla e che tentava di convincere i cristiani che era un sopravvissuto di un abuso satanico (Passantino, Passantino, e Trott, 1999: 90 n. 68).

Il punto nevralgico di queste storie di artisti della truffa potrebbe essere che le persone di fede e buona volontà sono particolarmente sensibili ai truffatori, che affermano di aver fatto parte di gruppi sinistri cui molte persone si oppongono (per esempio, satanismo,
la chiesa Moonies / Unificazione, ecc.).

 

5) Le spie:

Di gran lunga il problema più grave che coinvolge i presunti ex membri è quello delle spie, che hanno molto in comune con gli artisti della truffa. I truffatori ingannano a proprio vantaggio, mentre le spie  ingannano per  agevolare un’organizzazione avversaria. Le spie sono ancora membri di un gruppo controverso, il cui gruppo li dirige a infiltrarsi in una organizzazione anti-cult o tra i critici dei culti (spesso essi stessi ex membri). Moltissimi critici di culti del Nord America come Kurt e Henrietta Crampton, Nan Mclean, Priscilla Coates, ecc hanno avuto a che fare con  spie che li hanno visitati raccontando loro storie false sulle loro defezioni e per chiedere il recupero dall’esperienza cultuale.

Naturalmente lo scopo evidente era quello di ottenere informazioni sugli avversari, cosa stessero  progettando, chi facesse parte delle loro reti, ecc Altri motivi sono stati più sinistri -per esempio hanno rubato documenti o ottenuto che il critico si impegnasse in qualche modo in attività illegali (ad esempio, l’intrappolamento). Due associazioni californiante anticult ormai chiuse, the Freedom counseling Center e il Spiritual Counterfeits Project ebbero a che fare con un marito e moglie di Scientology (Andrea e Ford Scwartz) che vi si erano infiltrati. Dopo che questa coppia ebbe disertato Scientology ha raccontato dei preparativi cui erano stati sottoposti prima della loro assegnazione al compito di infiltrati.

“Per prepararsi come un agente di controspionaggio per Scientology, Ford aveva ricevuto 400 ore di auditing e il compito di leggere informazioni su altre agenzie di spionaggio, come la CIA e il KGB. Aveva collaborato con enti nazionali e internazionali, ma aveva preso la maggior parte dei suoi ordini presso il Guardians Office a San Francisco. Ha incontrato il suo ‘operative’ almeno una volta alla settimana, nei bar,  nei ristoranti o in parcheggi per auto. Tutte le chiamate ai suoi ‘operativi’ sono state effettuate da telefoni pubblici.

Andrea è diventata anche un agente infiltrato in un culto di consapevolezza di Berkeley, gruppo chiamato Progetto Spirituale. ‘I nostri amici e parenti tutti credevano fossimo fuori di Scientology,’ dice. ‘Abbiamo cominciato a vivere la nostra copertura reale come abbiamo potuto, abbiamo dovuto ricordare che qualsiasi contatto con noi avrebbe potuto essere la copertura del nostro controllo’ (Wheeler, 1982).

Hanno mantenuto la loro identità da infiltrati nelle due organizzazioni per oltre un anno e sono riusciti a fornire utili informazioni a Scientology.

Il gruppo antisette più grande d’America, il Cult Awareness Network (CAN), ha avuto grossi problemi. Qualcuno ha lavorato al suo interno durante il periodo immediatamente precedente l’acquisizione da parte di Scientology del suo materiale, quando i funzionari del gruppo stavano elaborando delle strategie su come mantenere lontana Scientology dai propri file (senza successo) Presumibilmente l’impianto informativo è stato tenuto in piedi dai rappresentanti di Scientology, tanto che alla fine Scientology è riuscita ad ottenerlo attraverso il fallimento della CAN. Prima  del progetto di  Scientology, Garry Scharff si era infiltrato nel Cult Awareness Network per nove anni in un modo intelligente, affermando di essere stato un membro del Tempio del Popolo di Jim Jones  in modo che nessuno avrebbe potuto smentirlo, visto il suicidio di massa in Guyana (Scarff, 1992, p. 1). A quanto pare, egli ha lavorato a stretto contatto con uno studio legale di Scientology che stava già trovando il modo per distruggere il Cult Awareness Network (vedi Scarff, 1991: 3, 6), ma alla fine ha disertato da Scientology stessa e ha cominciato ad offrire informazioni per la Cult Awareness Network. Le informazioni che Scarff offriva alla Cult Awareness incluso accuse inquietanti riguardavano quella che gli avvocati di Scientology stessero tramando l’assassinio del direttore del Cult Awareness Network, Cynthia Kisser (vedi Scarff, [sd]). Soprattutto a causa di anni di inganno di Scarff la sua credibilità era ormai minata tanto che nessuno poteva o ha reagito alle accuse che aveva fatto.

Le spie  hanno  lavorato in modo efficace contro alcuni gruppi anti-sette in Nord America, e immagino che alcuni gruppi hanno tentato di usufruirne anche in Europa. Il controllo dei nuovi, anche se entusiasti, volontari nella fase iniziale è molto saggio, in quanto la scoperta di essere stati ingannati lascia tutti in un’organizzazione con un senso di violazione e di vulnerabilità. Se un gruppo scopre di avere in seno una spia, però,  sarebbe utile che gli togliesse i privilegi e la possibilità di accesso. Questo è utile  perché a volte le spie si rivoltano contro i loro gestori, e vedendo i loro precedenti obiettivi reagire con decenza dopo aver scoperto di loro potrebbe avere un certo impatto positivo.

 

6) Ex-Utenti con ‘Storie:’

I truffatori diventano portavoci di storie costruite su dichiarazioni fraudolente, ma non sono pochi gli ex membri che diventano portavoce contro i loro ex-gruppi in base alle rivendicazioni del tutto legittime. A volte questi erano gli ex membri di alto profilo, che compaiono sui media per dissipare informazioni negative sul gruppo e difendere la sua immagine. In altri casi, i membri disertori erano stati attivi nei loro rispettivi gruppi per un certo numero di anni. Queste persone sanno molto, ma come membri del gruppo avranno fatto cose che il gruppo può lanciare verso di loro come accuse. Le dichiarazioni pubbliche, ad esempio, possono ritorcersi contro questi fuorusciti. Essi possono essere coinvolti in testimonianze presso i tribunali che potrebbero coinvolgere le loro famiglie e le loro relazioni con altri membri del gruppo, facendo venir fuori di tutto, come strategia di difesa degli stessi gruppi di appartenenza.

I gruppi Antisette hanno l’obbligo di aiutare un membro fuoruscito o in crisi col gruppo a pesare tutti i pro e i contro associati al suo raccontare la sua storia pubblicamente. Un ruolo importante per le organizzazioni anti-sette  è l’assistenza agli ex-membri per aiutarli ad  integrarsi nella società tradizionale, e talvolta questa integrazione si realizza meglio con calma e fuori dai pubblici riflettori. Inoltre, in pochi anni queste persone possono essere in diverse condizioni sociali, legali e / o emozionali che consentono una presa di posizione più pubblica. A nessuno piace essere usato, è questo un pericolo che esiste tra i  gruppi anti-sette che,  possono utilizzare alcuni ex membri per aumentare le critiche di vari gruppi, ma a fare le spese sono gli ex membri.

 

7) Il Professionista Ex membro anti-sette:

Ciò che io chiamo professionista ex membro antisette è la persona che uscendo da un gruppo tenta di guadagnarsi da vivere combattendo altri gruppi simili. In passato queste persone sono diventate testimoni esperti, autori, deprogrammatori, consiglieri d’uscita, funzionari di organizzazioni anti-setta, ecc.  Questa strada, tuttavia, è dura. Molto poco denaro circola tra i  movimenti anticult e, infine, le poche informazioni (basata sulla propria esperienza in un gruppo) diventano datate per nuovi casi giudiziari. Di conseguenza, solo pochissime persone che siano uscite da culti sono state in grado di guadagnarsi da vivere e di combatterli. Uno dei pochi esempi di chi ha saputo fare è Michael Kropveld di Montreal in Canada con  Info-Setta / InfoCulte, e Ian Haworth del Centro di Culto del Regno Unito informazione. Altri hanno fallito. Per un certo numero di
anni, ad esempio, il giovane Stacey Brooks ha lavorato come consulente e poi come membro dello staff organizzativo in un gruppo anti-Scientology della Florida. A quanto pare, le pressioni per mantenere la vitalità della organizzazione per la quale ha lavorato l’ha portato a commettere uno spergiuro, distruggendo in tal modo la sua credibilità (vedi Brooks, 2002).

 

8) gli ex membri che diventano professionisti:

Gli ex membri più efficaci sono quelle persone che acquisiscono lauree specialistiche in molti campi (salute mentale, scienze sociali, diritto, medicina, ecc) e che poi parlano delle loro esperienze precedenti nei culti  e / o aiutano altre persone che hanno difficoltà con questi gruppi. Dopo aver seguito una formazione professionale tali persone non possono essere così facilmente liquidati come di parte o ex membri non-credibili. Essi scrivono e parlano con un’autorità che viene anche da un’esperienza in prima persona. Oggi esiste un crescente numero di persone con dottorato di ricerca e di formazione professionale in sociologia, psicologia, salute mentale, diritto, ecc.  Alcuni dei lavori che essi producono sulle sette è eccezionalmente buono, perché possono vedere facilmente le lacune o gli errori che esistono nella letteratura corrente . Hanno esperienze di culto e conoscono il linguaggio accademico e professionale e il  decoro da utilizzare quando si esprimono su quelle esperienze. Ahimè, l’istruzione superiore non è una necessaria garanzia che il titolare di una laurea scriverà in modo critico ed anche oggettivo (James R. Lewis, per esempio, era un membro del 3HO, ma ha una reputazione di minimizzare gli abusi in vari gruppi [Lewis 2010]). Comunque il numero di ex-membri diventati professionisti sta crescendo rapidamente.

 

 

Conclusione:

Il rifiuto totale delle  ’testimonianze’ di ex membri non appartiene alla  scienza sociale, e le future generazioni di studiosi  guarderanno indietro a questo rifiuto con incredulità. La cosa che dovrebbe importare nelle scienze sociali è che i ricercatori ottengano informazioni accurate in modo  deontologicamente corretto.  Indipendentemente da chi le fornisce, gli scienziati sociali semplicemente devono  tentare di verificare il contenuto e confrontarlo con le informazioni che gli altri forniscono o che i ricercatori hanno ottenuto in altri modi, un processo chiamato triangolazione. Quanto più fonti indipendenti indicano gli stessi fatti, maggiore è la probabilità che i  fatti siano precisi. Rifiutando i racconti degli ex membri, quindi, senza verificarli è più di una semplice cattiva ricerca sociale, in realtà è l’ideologia. Si tratta di un rifiuto a mettere in discussione i propri assunti di base che privilegiano i gruppi, il controverso culto-sé. In questo modo si privilegiano questi gruppi escludendo categoricamente dalla ricerca la ricchezza di informazioni che le persone hanno che hanno visto dall’interno.

Scientology, quindi, ha pubblicato le  dichiarazione di Bryan Wilson, nel tentativo di screditare i racconti di ex membri  a proposito della vita all’interno di quel gruppo. E ‘sorprendente che vi siano così tanti  scienziati sociali che procedono acriticamente con tale  processo di esclusione.

Il mio obiettivo principale nella seguente relazione è stato quello di ricordare agli europei di vigilare in materia di acquisizione di informazioni  importanti. Indubbiamente gli ex membri di gruppi controversi vorranno aiutarvi in vari modi, e portano con sé una ricchezza di informazioni e materiale che è difficile da ottenere altrove. A causa delle  loro possibilità, tuttavia, i gruppi stessi possono sfruttare il  ruolo importante della creazione di anelli di spionaggio o di spie che sfruttano l’apostata. Inoltre, alcune persone possono lasciare i gruppi controversi solo per tornare indietro qualche tempo dopo, ed è almeno possibile che alcune persone potrebbero inventare storie di ex appartenenza al culto per ricevere materiale e attenzione emotiva. Per il loro bene a volte  gli ex membri dovrebbero concentrarsi sulla costruzione o ricostruzione della loro vita e non sottoporsi a contrattacchi da parte di persone (tra cui la famiglia), una volta riconsiderati amici.

Detto questo, gli ex membri continuano ad arricchire la nostra comprensione di molti gruppi controversi, e noi siamo saggi ad accoglierli in mezzo a noi e crescere in base alle informazioni che essi conferiscono.

 

BIBLIOGRAPHY

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Nota: non essendo una traduttrice professionista, mi scuso per eventuali errori commessi nel portare questa relazione dall’inglese all’italiano.

 

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Su Stephen A. Kent da http://en.wikipedia.org/wiki/Stephen_A._Kent

Stephen A. Kent

Kent in 2000
Residence Canada
Fields Sociology of religion, New religious movements
Institutions Professor of Sociology, University of Alberta
Alma mater University of Maryland, College Park, B.A. (1973)
American University, M.A. (1978)
McMaster University, Ph.D. (1984)
Known for From Slogans to Mantras
Notable awards Graduate Student Supervisor Award (2009)
Bill Meloff Memorial Teaching Award (2010)
 
 

Definizione e spiegazione della parola “cult”

11 lug

Un culto può essere sia un gruppo sociale fortemente limitato o un movimento sociale diffuso tenuto insieme attraverso un impegno comune per un leader carismatico. In esso può essere difeso un sistema trascendentale di  convinzioni (spesso ma non sempre di natura religiosa), che include una chiamata per una trasformazione personale. Esso inoltre richiede un alto livello di impegno personale dei suoi membri, mediante parole e azioni.

Questa definizione non vuole essere valutativa, nel senso di implicare che un gruppo possa essere buono o cattivo, benigno o dannoso. Piuttosto con essa di  intende trasmettere una visione sistemica di tale gruppo, che è composta da un rapporto carismatico, una promessa di compimento, e una metodologia con cui raggiungerlo.

I “Culti” differiscono nella loro ideologie dominanti  e nelle loro esigenze specifiche, pratiche e comportamentali; un singolo gruppo può anche cambiare nel corso della sua vita o in sedi diverse. Questi gruppi si fondano  su un continuum di influenza (l’influsso di un gruppo particolare sui suoi membri e sulla società, e viceversa) e un continuum di controllo (da meno invasivi a onnicomprensivi).

I “Culti” possono essere distinti da altri gruppi non-tradizionali, per esempio, sette religiose o politiche, gruppi  di frangia o alternativi o movimenti, comuni e comunità, perché orientati da ideologie intense e richieste di impegno totale di almeno alcuni dei membri. Ogni gruppo deve essere osservato e giudicato per i suoi meriti e le proprie pratiche e comportamenti come se si rientra in questo tipo di categoria, che non vuole essere sprezzante o unilaterale.
I “Culti” sono spesso totalitari e separatisti. Alcuni culti sono totalitari quando sono esclusivi nel la loro ideologia (sacro, l’unico modo) e di imporre i loro sistemi di controllo sociale che sono confinanti e all-inclusive (che comprende tutti gli aspetti della vita). Alcuni culti sono separatisti quando promuovono ritiri dalla società.

La gente in questi culti tende a
1. Sposare un onnicomprensivo sistema di credenze
2. Mostrare devozione eccessiva e  dipendenza nei confronti dei proprio “perfetto” leader
3. Evitare le critiche sul gruppo, sul suo leader  e sul le sue pratiche
4. Avere un atteggiamento di disprezzo per i non affiliati
Spesso, le caratteristiche totalitarie e separatiste di alcuni culti li fanno apparire estranei e minacciosi, e sono queste le caratteristiche  che hanno attirato grande attenzione dei mass media.

Questo articolo è tratto da Bounded Choice: True Believers and Charismatic Cults by Janja Lalich (University of California Press, 2004). Copyright 2004

 

Traduzione della Dr.ssa Lorita Tinelli

 

 
 

La differenza tra “Sette” e “Non Sette”

10 mar

Di Kjell Totland, psicologo

(questo articolo (1) è pubblicato su “Kirke og Kultur” vol. 4-98, p. 355-368 Norvegia)

Nella discussione su cosa sia problematico nelle sette religiose, l’attenzione è perlopiù concentrata su come le sette differiscano dalle comunità religiose non settarie, ma un piccolo interesse è rivolto anche a ciò che hanno in comune. L’autore pensa che vi siano una buona quantità di similitudini quando vengono considerati gli atteggiamenti degli individui coinvolti. A fini semplificativi, l’autore afferma che gli “atteggiamenti egocentrici” come fenomeno di osservazione, possono essere riscontrati nei seguaci di tutti i credi religiosi e a vari livelli. L’autore presenta anche degli esempi rilevanti di similarità tra il punto di vista autoritario nell’educazione dei bambini ed i modelli simili espressi nei legami religiosi.

Come può essere definito il termine setta?

Tradizionalmente si distinguono le sette dalle comunità non settarie, dal momento in cui si prendono in considerazione le dinamiche interne con tratti settari. La ragione basilare di questa differenziazione porta all’identificazione di alcune comunità religiose come una potenziale minaccia. Fino ad un certo punto sono d’accordo con questo punto di vista. Tuttavia categorizzare in questo modo presenta un po’ di problemi.

In prima istanza si assume che specifiche comunità religiose siano settarie. Beckford (1975) afferma che ci sono solo delle differenze di grado tra sette e non-sette. Beckford inoltre suggerisce che una serie di criteri specifici potrebbero essere adottati, criteri che si collegano a vari gruppi religiosi e che possono formare una base per ricerche oggettive e discussioni fondate.

Parallelamente possiamo considerare la definizione della parola psicopatico: tradizionalmente dovevamo descrivere una persona come psicopatica o no. Ed è comunemente accettato che era corretto mantenere questa distinzione perché era importante enfatizzare l’esistenza di tratti di personalità descrittive degli psicopatici. Tuttavia, il termine psicopatico è stato gradualmente sostituito dal termine “sociopatico” perché m dietro il termine “psicopatico” vi era una diagnosi di tipo distruttivo ed era invece necessario focalizzarsi sull’abilità individuale del soggetto, che gli permetteva di essere funzionale nel suo ambiente sociale. Oggi noi affermiamo che gli individui possono, in grado maggiore o minore, mostrare delle tendenze psicopatiche,  e che tutti gli esseri umani in una o più forme nel corso della loro vita potrebbero mostrare comportamenti psicopatici o utilizzare dei meccanismi psicopatici, e che il termine psicopatico può solo essere impiegato quando questi tratti e strategie sono osservabili da criteri definiti.

Gli altri miei commenti seguiranno la definizione che preventivamente ho usato sull’interpretazione del termine psicopatico.

Creando una demarcazione tra la definizione di sette e di non-sette, possiamo anche differenziare potere e controllo in relazione alle nostre stesse credenze, così da causare una chiusura piuttosto che l’ascolto e l’apprendimento da ogni altro individuo. Forse una persona si sente a disagio nel gruppo scelto, che non sempre rappresenta la “vera e reale verità” e che altri gruppi “divergenti” possono rappresentare anche qualcosa di positivo. Anziché perseverare su questi punti di diversità, la comunità settaria chiuderà i confini nella sua identità. In questo modo qualunque potenziale minaccia da altri movimenti di pensiero è eliminata.

In aggiunta il principio base è statico e non viene considerato: a) che gli esseri umani differiscono: due persone possono essere membri di una comunità religiosa particolare ma solo uno può avere un’attitudine settaria; b) oltre un dato periodo di tempo la comunità religiosa può modificare o cambiare il punto di vista, oppure l’opinione sociale di cosa è settario può cambiare. Come esempio possiamo prendere la parola “dissidente” che ha una connotazione negativa, c) da paese a paese o da posto a posto; o d) cosa il gruppo religioso insegna, cosa il singolo membro interpreta, o cosa il singolo membro crede in quel dato momento ed i segnali dati in interazione formale o informale.

Non vi è un accordo definito su ciò che di base renda setta una comunità religiosa.

A) La definizione formale afferma che una setta è un gruppo dissidente che viene fuori da una religione. (rif. Aschehoug e Gyldendal, 1986). Comunque non tutte le comunità religiose che sono definite sette rientrano nella categoria. Occorre tenere a mente che secondo questa definizione i cristiani ortodossi sono stati considerati originariamente una setta allorché si liberarono dall’ebraismo, in quanto gli ebrei hanno disubbidito al volere di Dio.

B) La definizione più accettabile di setta è: un piccolo gruppo di persone che vivono pressoché isolati ed hanno dei propri interessi religiosi e proprie pratiche.

C) Altri possono interpretare le sette come tutto ciò che è inserito nella categoria delle “nuove comunità religiose”.

D) Ci sono coloro che hanno tentato di definire le sette attraverso l’elencazione di specifiche caratteristiche comuni- per esempio quelle definite da Lavik (1985) e Ulland (1995). Le caratteristiche più significative sono state il controllo ambientale, intellettuale ed emozionale, standardizzazione, perfezionismo, leadership carismatica, categorizzazione dell’individuo, ecc.. Avere specifici criteri significa avere un approccio più serio. Ma vi sono difficoltà circa questi criteri.

Uno dei risultatati di ciò è che si può provare che un particolare gruppo è una setta nel seguente modo: per prima cosa un certo gruppo che è considerato settario è selezionato, ed in seguito il gruppo viene descritto in termini settari riferendosi ad uno specifico set di criteri e si estrapola in conclusione che la comunità religiosa in questione è una setta.  Con metodi simili è facile provare che una setta usi il “lavaggio del cervello”.

E) E’ conoscenza comune che le sette fanno a pezzi i principi umanistici della nostra società, per esempio quelli della Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani, essendo queste (le sette) autoritarie, patologiche, anti-democratiche, abusive, o che minano i principi di rispetto ed eguaglianza (un punto di vista che ho sostenuto).

F) Altri equiparano il settarismo alle false dottrine (due idee che possono essere prese separatamente). In Norvegia dove il Luteranesimo è religione di Stato c’è stata la pratica di definire sette in base a dei gradi da cui si differisce dalla dottrina accettata: 1) il vero credente che accetta gli insegnamenti di Lutero 2) comunità indipendenti che aderiscono a credo differenti, ma che non sono considerati dei non-cristiani, 3) sette, che si sono mosse molto lontano dagli insegnamenti cristiani cosicché sono considerati non- cristiani nelle caratteristiche e 4) culti, le cui idee sono definitivamente fuori dai modelli accettati, ed in aggiunta posseggono degli elementi distruttivi come l’isolamento, forme di abuso, ecc.. Johannesen (1991) afferma quanto segue (p.190): la parola culto può avere vari significati, ma spesso si fa differenza tra il termine “setta”, che comprende un gruppo entro un contesto cristiano, e “culto” che non è incluso in questa definizione. Hoekema (1972) distingue tra vere e false sette affermando che le sette vere hanno rotto i legami con la chiesa madre, ma mantengono il rispetto per quella comunità religiosa. Le false sette, al contrario, sono caratterizzate da : 1) ipervalutazione di se stessi, 2) rendere importante cose non essenziali e viceversa, 3) focalizzazione sul perfezionismo, 4) rottura dei legami dalla base cristiana e dai suoi insegnamenti, 5) utilizzazione di un’autorità scritta che non è la Bibbia, 6) trascuratezza della giustificazione di misericordia, 7) minimizzazione di Cristo, 8) rivendicazione che il solo particolare gruppo di membri può essere salvato e 9) affermare che loro (gruppo) avranno un ruolo centrale nel “giorno del giudizio”.

G) Occasionalmente le parole sette e culto sono usate in maniera interscambiabile, per es. Hoekema usa la parola culto per i Mormoni, gli “Scientist cristiani”, cosa che non viene fatta in Norvegia.

Un esempio di come si possa fraintendere quando non vi è un significato universale della parola setta venne illustrato dalla rivista “Vi Menn” dove si sosteneva che i Pentecostali fossero una setta , che subito dopo (in seguito alle reazioni dei lettori), nell’uscita 35/95, dovette ritrattare.

Secondo me è corretto identificare le comunità religiose ed i gruppi come sette quando vanno contro i princìpi umani di base come il rispetto e l’uguaglianza. Gli esseri umani sono tali quando si prendono la responsabilità di informare gli altri degli elementi distruttivi e minacciosi che esistono nella nostra cultura, quando questi esistono.

Occorre tenere a mente che il settarismo è qualcosa che non può essere trovato in tutti i contesti religiosi. Per chiarire questa differenza voglio usare il termine 16 comportamenti religiosi settari.

La mia definizione di setta religiosa sarà quella che concerne una comunità religiosa, o gruppi religiosi, che presentano punti di vista o idee che sono chiaramente in opposizione ai princìpi base di rispetto e uguaglianza. Questi comportamenti possono essere chiaramente espressi sia dalle congregazioni sia dalle posizioni di leadership. Ma in pratica è molto difficile (se non impossibile) affermare categoricamente quando una non-setta diviene una setta, o viceversa. Secondo me è piuttosto usuale trovare che su un livello individuale si trovi gente in una non- setta con punti di vista che sono molto estremi rispetto ai membri di una setta comparabile. Possiamo concludere che la differenza tra sette e non-sette porta a discutere su due variazioni aperte ad interpretazioni flessibili ma ad un certo punto sovrapponibili.

Comportamenti egocentrici nelle comunità religiose

Trovare una definizione accettabile degli insegnamenti settari è abbastanza difficile, considerando il fatto che il concetto può essere collegato a molte idee simili che sono particolarmente non chiare o possibilmente sovrapponibili. I termini che possono essere applicati sono autoritario, egocentrico, esclusivo, fondamentalista, fanatico, fascista, distruttivo, indottrinante, dogmatico, assoluto, totalitario, estremo e cultista. Fra queste caratteristiche voglio enfatizzare  i comportamenti egocentrici che sono la base per altri punti di vista settari collegati. Nella seguente presentazione elaborerò questi ultimi. Esempi di egocentrismo nelle comunità religiose possono indicare come le non-sette possono divenire sette quando questi comportamenti sono rinforzati e diventano accettati come insegnamento corrente.

  1. Ipervalutazione della propria posizione

Qualcuno considera se stesso o l’organizzazione come “scelto da Dio”, come un individuo che Dio sceglie per illuminare le persone su ciò che Dio realmente significa, e coloro i quali sono fuori da queste organizzazioni sono considerati il problema e non la soluzione. Nelle sette, questo modo di ragionare diventa parte dell’insegnamento religioso, e l’organizzazione significa essere migliori delle altre persone.

  1. Competizione attiva per provare quale gruppo Dio ha scelto

Quando l’enfasi è posta sull’essere importanti diventa essenziale mostrare di quali tratti la comunità scelta è in possesso del provare che essa (la comunità) ha una relazione esclusiva con Dio. Ciò può essere reso indirettamente e direttamente. Lo si può affermare in questo modo: Dio ha parlato con me, Dio si è mostrato a me, o Dio si è rivelato a me. Oppure in maniera indiretta: tardamente ho veramente compreso cosa sia la misericordia o: sono diventato molto più consapevole di come senza aiuto e dipendente io sono con Dio. Nelle sette ciò può essere espresso dai capi che dicono in chiari termini che lui/lei hanno una relazione speciale con Dio, anche sostenendo che Dio parla con la congregazione attraverso lui/lei.

  1. Enfatizzare il proprio successo

Quando qualcuno esibisce tratti egocentrici può essere sbagliato dire che sia debole. Un individuo enfatizza come sia disciplinato esercitandosi nella devozione religiosa, come pieno di fede legge la Bibbia, come desiderosamente passi alla parola buona ecc.. Discutere materialmente aspetti del proprio carattere, mostrare punti di vista inconsistenti, ammettere fallimenti reali è più sconveniente. Ciò è dimostrato nelle sette da “capi esemplari”, sottolineando come si può imparare seguendo il buon esempio. I capi possono essere anche presentati come perfetti, divini, ecc..

 

 

  1. Focalizzarsi sulla qualità visive mostranti valore intrinseco

Il criterio per il valore intrinseco può essere a) avere “disciplina spirituale”, b) che nell’apparire si può dare l’impressione di una mancanza di correttezza spirituale, c) che si osservano i capi “accettati”, d) che si è ben informati sul gruppo e sull’uso della lingua e la si utilizza in maniera appropriata, o e) ci si è sposati con qualcuno che fa dei lavori spirituali. L’ultimo aspetto di questi criteri è che l’enfasi è posta sugli esseri individuali presi come esempio e che l’identità è basata su feedback positivi. Nelle sette il movimento di pensiero può essere 1) pensare ossessivamente “Dò una buona impressione?” “Sono un buon rappresentante per le persone scelte da Dio?” o “C’è qualcosa in me che fa di me qualcuno che ha scarse probabilità di vittoria?” 2) una setta rigida di regole per comportamenti corretti o 3) le ragioni per l’esclusione sono basate dall’inosservanza dei “comportamenti accettati”.

 

  1. Cultura della leadership spirituale

Coloro i quali non possono vantarsi della loro importanza, successo, o che non hanno una relazione con Dio, sostituiranno questa mancanza ammirando coloro i quali hanno questo status, menzionandoli di frequente, citando le loro opinioni, comprando le loro pubblicazioni, sperando di essere notati da loro, ecc.. Questo avviene nelle sette dove c’è un leader carismatico. Non è impossibile per un leader della setta domandare adulazione dove essi possono impiegare varie forme di abuso per assicurare questo tipo di controllo.

  1. Iper-enfasi su mete ed efficacia

Quando si è nella posizione di essere scelti per vedere il piano segreto di Dio, è necessario non perdere tempo per poterlo mettere in atto. Tutte le attività e le energie devono essere centrate sulla meta finale e sullo speciale incarico di cui si è stati investiti. Comportamenti che vengono fatti con spontaneità, rinunce e pigrizia sono disapprovati e vengono eliminati. Coloro che cercano queste condizioni inaccettabili sono esclusi dal gruppo elitario ma possono partecipare ad un livello più basso. Nelle sette spesso le sanzioni sono più drammatiche. L’individuo che è contrario all’essere indottrinato totalmente e aderisce alla disciplina può rischiare l’ira di Dio, la dannazione, l’esclusione o l’isolamento.

Un altro aspetto è l’enfasi su lato “spirituale” di un individuo piuttosto che la focalizzazione sull’ “intero essere umano”. Prendere in considerazione il background dell’individuo, le potenzialità, i bisogni emotivi o fisici, la curiosità intellettuale, lo status economico e sociale e altri fattori che possono causare l’allontanamento dalla meta viene di molto sminuito. Il risultato è un sistema fondato su piccole basi ma che alla lunga può causare problemi psicologici. Ciò è osservabile nelle sette quando la famiglia, gli amici, l’educazione, gli attaccamento emotivi sono fuori dalla setta stessa.

Un altro aspetto è la paura dell’ambivalenza, contraddizione ed insicurezza in se stessi o negli altri. C’è anche un piccolo margine di interpretazione della dottrina dall’essere aperti di mente ed intellettualmente curiosi. Nelle sette ciò è enfatizzato dai capi che affermano che ognuno serve Dio volentieri, e ognuno ha un’interpretazione comune di cosa Dio pensi e cosa Egli insegna, e che coloro i quali sono in disaccordo saranno “persuasi” a cambiare i loro pensieri, o se non serve, a essere definiti “ribelli” o “anti-conformisti”.

  1. Una emotiva o positiva rivelazione che per un individuo diventa dogma e porta tutti nel gruppo

L’unica esperienza che un individuo può avere, o il modo in cui essa avviene bisogna che venga rivissuta dagli altri seguaci. Come risultato si può assumere che una conversione religiosa può seguire un solo modello. Questo è un tipico modo di pensare quando si avvertono sentimenti positivi come risultato di un’esperienza religiosa. Ma può essere visto anche in relazione al glorificare persone usando i “giusti” metodi, o per paura della diversità e che qualcuno professante altre visioni si distacchi e crei caos. Nelle sette alcune idee possono divenire dottrine a causa dell’enfatizzare fortemente la via seguita dal leader e che questi passi siano giusti da seguire.

 

  1. Il pensiero del gruppo

Questo modo di pensare è evidente quando una comunità considera se stessa superiore agli altri. Gli altri gruppi sono “tollerati”, si “simpatizza” per coloro i quali non hanno visto la luce, e si prega affinché Dio nella Sua misericordia dimenticherà e offrirà loro salvezza. Si può anche separare le persone in due categorie, i “numeri uno della squadra” ed i “secondi” in base a  a) coloro che hanno ricevuto una chiamata personale e coloro che non l’hanno ricevuta; b) coloro che sono “veri seguaci” e chi è soltanto un “cristiano ordinario”; c) coloro che hanno ricevuto “messaggi diretti” da Dio e chi non li ha ricevuti; d) coloro che conoscono la grazia di Dio e) coloro che sono stati investiti dallo Spirito Santo in contrasto con chi non ha avuto tale esperienza; f) coloro che danno la “giusta” interpretazione della Bibbia e coloro che non la danno. Mi auguro di non rendere l’idea che tutti coloro i quali la pensano in questa maniera siano necessariamente egocentrici. Ma ciò descrive un tipo di teologia che è veramente adatta ad individui che sono egocentrici e che hanno uno specifico bisogno di verificare la loro mancata separazione ed esclusività. Nelle sette si vedono esempi di pensiero di gruppo quando si dice che gli “altri” sono scarsamente “accettati o salvati” o quando la salvezza è associata all’aggregazione o alla leadership.

  1. Eguagliare il valore di una persona e la posizione

Nelle comunità religiose che hanno una gerarchia non è inusuale per un individuo godere di uno status specifico in relazione a come egli sia posizionato nel sistema o a quanta responsabilità ha. In altre parole si eguaglia il valore della persona alla sua posizione. I sistemi che hanno una gerarchia piuttosto che un’organizzazione “fissa” servono ad attrarre persone che hanno bisogno di sentimenti esclusivi e separati. Questo è abbastanza evidente nella setta dove vi è una chiara separazione tra ”capo” e “seguaci”.

  1. La mancanza o la ritrosia nel vedere la realtà e la propria interpretazione della realtà devono logicamente essere due differenti fenomeni

In psicologia c’è una teoria chiamata “equivoco ego-sintonico” (Watzlawick 1976). Ciò appare negli individui che sono incapaci di vedere qualcosa in maniera oggettiva e la loro stessa interpretazione della situazione dà a questa esperienza una base ideologica. Questo movimento di pensiero è osservabile in tutte le religioni. Alcuni possono affermare che io conosco cosa è scritto nella Bibbia, non lo interpreto, o non ci sono motivi di equivoci, ma solo restare fedele a ciò che è scritto nella Bibbia, quando vengono fuori edizioni controverse o complesse. Altri hanno anche pensieri categorici e vedono ciò come la chiara missione di vita, informando il resto del mondo su ciò che hanno “visto” senza vedere se il resto del mondo è interessato o meno. Wormnes (1981 p.189) afferma che i comportamenti ego-sintonici possono essere permessi per sviluppare le religioni rigide poiché tolleranza e rispetto per altri modi di pensare e di vedere la realtà non sono prevalenti. In queste comunità tutto ciò che è differente diviene una minaccia e deve essere eliminato e varie tecniche verranno utilizzate per mantenere consistenza e stabilità.

 

11. Pensiero morale

La morale è un’arma da usare verso un individuo o un gruppo quando il loro comportamento è stato considerato inaccettabile. Ciò può avvenire nel seguente modo: b) l’assunto è che le azioni di qualcuno siano motivate da egoismo; c) le azioni sono premeditate e deliberate c) nessuno è interessato del perché ci si comporti in una data maniera (ragioni dovute alla genetica o alla personalità) o altri fattori che spiegano il suo comportamento e possiamo spiegare perché una persona si comporti in una particolare e significativa maniera per soddisfare i suoi bisogni. Questo modo di comportarsi può essere familiare per chi è fuori dalla situazione settaria. Nelle sette chi è “fuori” (spesso riferito al mondo) è presentato come eretico e satanico che non fa sforzo alcuno per cambiare.

Comportamenti autoritari

Le convinzioni egocentriche sono, secondo me, una caratteristica base delle sette e la ragione per la mancanza di rispetto e uguaglianza trovate in tutte le relazioni religiose, più sicuramente nelle sette religiose. Sono anche la base per vari altri comportamenti, per esempio la condotta autoritaria.

Voglio mettere in evidenza che il comportamento autoritario o egocentrico non è dato da qualcosa che è trovato esclusivamente nelle comunità religiose, ma esiste nella società in quanto tale. Per illustrare ciò presenterò un confronto del comportamento autoritario sia come viene impiegato nell’educazione dei bambini, sia nelle comunità religiose.

  1. Fini

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Educazione autoritaria                                                             Comunità religiose autoritarie

Gli adulti non hanno specifici fini                                           Non ci sono specifici fini eccetto

eccetto ottenere “pace e quiete”.                                           mantenere lo “status quo”.

(rif. Hans e Fritz)

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Il fine è essere ammirato e avere una                                     Il fine è potere, influenza e ammirazione

“buona reputazione”.                                                               dalla massa e società come tale.

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Il fine è l’auto-realizzazione attraverso                                   Il fine è adempiere alla propria chiamata

la propria discendenza.                                                         attraverso la congregazione

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  1. Comportamenti

Educazione autoritaria                                                     Comunità religiose autoritarie

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Gli adulti hanno già deciso il percorso                                      Lo slogan è: Venire come se stessi e

della vita dei bambini.                                                              diventare come noi. C’è un obiettivo definito

per tutti i membri.

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Gli adulti sono motivati da sentimenti di obbligo                       Il riferimento è dato dalla chiamata di Dio

e ancor più, dai princìpi.                                                           le leggi di Dio, e regole formali ed informali.

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Gli adulti sono primariamente interessati al                               L’enfasi è sui fattori esterni che danno comportamento dei bambini.                                                     una buona impressione e attestano uno

sviluppo positivo.

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Gli adulti mostrano pochi interessi legati                                 L’interazione del capo con la congregazione

al contatto con il bambino.                                                       è primariamente un movimento strategico

e non ha altro valore.

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L’adulto non è preoccupato delle altre abilità                            L’enfasi è posta sulla rimozione dei tratti

che il bambino possiede.                                                           negativi che i membri possono avere. I

feedback positivi vengono dal gruppo.

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Gli adulti mostrano poco interesse per i                                            C’è poco interesse su come i membri

sentimenti e le emozioni dei bambini.                                               realmente vivono la situazione.

Gli adulti disapprovano un bambino che si                                          I capi sono gli unici che decidono i passi

sviluppi sui propri passi.                        di sviluppo, non vi è considerazione                                                                                                                               .                                                                                                          dello sviluppo individuale.

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Gli adulti hanno un problema nell’accettare                                          L’obbedienza deve essere rispettata il

il modo di imparare di un bambino per ottenere                                   più presto possibile. Dubbi o incertezze

buon risultato. “Coloro che si smarriscono                                           sono considerate negative. Ogni forma

devono pagare”.                                                                               di opposizione è punita con sanzioni.

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  1. Metodi

Educazione autoritaria                                                       Comunità religiose autoritarie

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Gli adulti non permettono domande                                                  I capi hanno ricevuto la loro

critiche sull’educazione dei bambini.                                                 chiamata direttamente da Dio. Il

criticismo dei seguaci nella gerarchia

è impossibile.

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Gli adulti di solito parlano ai bambini e                                         C’è poco dialogo e la comunicazione

non con loro.                                                                                è un modo per relazionare etica e

morale.

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Gli adulti usano loro stessi come punto                                               I capi che sono stati “chiamati” sono

di riferimento. Ricorda chi sono, quale tipo di                                      un punto focale e di riferimento per

comportamento non sarà tollerato in casa mia.                                   motivare i seguaci.

Gli adulti ricorrono alla paura ed alla coercizione                                 La dannazione della paura di Dio,

piuttosto che alla cooperazione.                                                          esclusione ed isolamento sono

fattori comuni per rinforzare

l’adesione.

 

Conclusioni

Secondo me, sia “l’educazione autoritaria” che “le comunità religiose autoritarie” esprimono un bisogno di coltivare noi stessi e di dominare e controllare le altre persone. Questi comportamenti settari possono essere visti sia nelle comunità religiose sia in quelle non religiose. Queste possono essere spesso ingegnose. Possono, in maggiore o minore grado, influenzare un ambiente sociale attraverso norme formali o informali. E negli ambienti religiosi questi comportamenti possono più o meno essere espressi come una parte degli insegnamenti accettati.

L’enfasi viene focalizzata solitamente sul tipo di comportamenti presenti nelle sette e come loro possono influenzare una persona psicologicamente e come celino cosa accade realmente. Comunque poca attenzione viene data a questi fattori quando si considerano le non- sette. Ma questi comportamenti sono piuttosto comuni e la differenza tra sette e non-sette è forse minima rispetto a quello che possiamo pensare. Come esempio possiamo esaminare alcuni meccanismi celati che possono essere trovati in congregazioni religiose “ordinarie” ( e molti di questi esistono anche nei gruppi settari).

a) Si enfatizza l’essere un membro accettato di un gruppo, che segue “l’insegnamento corretto” e appartiene ad una maggioranza religiosa e perciò merita rispetto nella società;

b) l’impressione esteriore che si da è l’obbligo primario;

c) onestà, spontaneità, rispetto, sincerità e ascolto attivo vengono cambiati in comportamenti inibiti, superficialità, manipolazione, presa di posizione, ecc.;

d) in teoria c’è una buona spinta all’eguaglianza, ma nella realtà si piace essere al centro;

e) si nasconde il proprio punto di vista attraverso la tecnica della ridefinizione, per esempio dicendo che ci si aspetta “solo” rispetto ma in realtà si domanda obbedienza;

f) si cerca di eliminare il passato;

g) falsa sincerità. Il tempo è speso in valutazioni, discussioni critiche e nel sottolineare come si sia “aperti di mente”, ma il criticismo viene in effetti trascurato;

h) i cambiamenti superficiali possono essere attuati ma le idee di fondo e le convinzioni rimangono le stesse;

i) molto tempo è dedicato all’ascolto dei commenti degli altri, alla discussione delle loro osservazioni, ma sempre con la precauzione di non rivelare i propri pensieri (es. hai qualcos’altro da dire?)

j) il focus è posto sulla “guerra contro le sette” perché nessuno sia sospettato nell’avere questi stessi comportamenti;

k) quanto più gli individui si posizionano in alto tanto più mostrano una mancanza di rispetto e di eguaglianza. Le azioni delle persone in questione vengono giustificate  sostenendo che “le loro azioni sono buone”, che loro sono strapazzati, pressati all’esterno, tentazioni a cui è difficile resistere, abilità di parlare pubblicamente, e così via. I problemi devono essere fronteggiati ed i membri devono non “provocare agitazione” per la buona reputazione della congregazione e le possibilità di espansione. Si persegue il principio del “fine giustifica i mezzi”.

A queste “forme di manipolazione” può essere sensibile un seguace che già incontra comportamenti settari nella nostra cultura, ed è qualcosa che lo coinvolge sempre di più.

Molto è già stato scritto su chi vive in una setta. Queste persone possono vivere gravi difficoltà nel momento in cui vivono fuori dalle sette. Contrariamente a chi vive in una non-setta. Ma chi ha vissuto comportamenti settari in una congregazione che fa parte delle “comunità religiose accettate” non sarà necessariamente visto con simpatia quando deciderà di andare via. Anzi questa uscita può essere “difficile”. Perché: non si abbandona una religione a meno che ci sia qualcosa di sbagliato quando l’individuo è coinvolto. E se questo individuo non va in un’altra congregazione accettata, è considerato “spiritualmente perso” incurante del fatto che può essere estromesso dagli aspetti religiosi, oppure perché è diventato uno che “sta a casa” per lo scetticismo della religione organizzata (o dovuto ad altre ragioni). Coloro che hanno “rigettato” la religione a causa di un’associazione settaria o no, sono un gruppo di individui che vediamo nella nostra società e noi, in qualità di esseri umani, dobbiamo mostrare il giusto rispetto, interesse e compassione.

Bibliografia

Aschehoug & Gyldendal (1987): Store Norske Leksikon. Gyldendal Norsk Forlag, Oslo.

 

Beckford,  J.A. (1975): The Trumpet of Prophesy. A Sociolgical Study of Jehovah’s Witnesses. Basil Blackwell, Oxford. England.

 

Hoekema, A.A. (1972): The Four Major Cults. Erdemans Publishing Co. Grand Rapids, Michigan. USA.

 

Johannessen, G. H. (1992): “Vekkelse eller villfarelse? Trosforkynnelsen alias Herlighetsteologien: Hvor herlig er den?” Lunde Forlag, Oslo.

 

Lavik, N.J. (1985): Frelst eller forført? Om “hjernevask” og psykologisk påvirkning i ny-religiøse sekter. Gyldendal Norsk Forlag, Oslo.

 

Singer, M.(1979): Coming Out Of The Cults. Psychology Today, 12:72-82.

 

Ulland, D. (1995): Religiøs sekterisme og mentale lidelser. Kirke og kultur, 2/1995.

 

Watzlawick, P. (1976): How real is real? Random House, New York. USA.

 

Wormnes, B. (1981): Reformulering som terapeutisk teknikk. Tidsskrift for Norsk Psykologforening. Nr. 4, Vol. 18. S.187-196.

 

Copyright © 2001 Kjell Totland

Traduzione italiana a cura della d.ssa Quattromini Olimpia, psicologa clinica dello sviluppo e delle relazioni © 2011

Supervisione Dr.ssa Lorita Tinelli

(1)    Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

 

 
 

Un aiuto alle vittime di un culto

09 mar

Originalmente pubblicato in Carer & Counselor , edizione 1997
Ian Haworth,
General Secretary, Cult Information Centre

Liberamente tradotto da Lorita Tinelli

 

Mentre la maggior parte della gente crede che i culti rappresentino un problema importante esclusivamente nell’America del Nord, pochi sono consapevoli che il problema è anche presente in Gran Bretagna e nel resto dell’Europa. Nel Regno Unito esistono oltre 500 culti, e praticamente la situazione, nelle proporzioni, è quasi identica a quella degli Stati Uniti.
Nell’est dell’Europa, subito dopo la caduta della ‘cortina di ferro’ il numero dei nuovi culti è esploso esponenzialmente.
I culti si insinuano sempre più nel tessuto della società contemporanea. Sono attivi sia nel mondo lavorativo sia in quello dell’università, dagli studenti a tutto lo staff del personale. Essi hanno strumentalizzato il potere religioso e medico e si stanno insinuando persino nel sistema carcerario e nell’ampio mondo della pubblicità.
Poiché la recluta media di un culto diventa un reclutatore di altri, i culti tendono allo sviluppo di un tasso esponenziale se incontrollati. Ciò a sua volta evidenzia la necessità prevalente degli studiosi e dei consulenti legali di occuparsi delle vittime di culti.

Inoltre, senza una comprensione dei principi fondamentali di come agiscono i culti, un consulente tenderà ad escludere questi come fonte delle difficoltà del cliente, andando a cercare nell’individuo stesso la radice dei suoi mali. Altri consulenti, con intenzioni migliori, potranno riconoscere che la partecipazione recente ad un culto possa essere stata la causa delle difficoltà del cliente, ma, in mancanza di adeguate conoscenze,
finiranno per fornire il consiglio errato e quindi anche il supporto errato. Questa mancanza di conoscenza del fenomeno rappresenta un problema per una migliore approfondimento dello stesso, ma può rivelarsi estremamente nociva per la persona stessa che si sta cercando di aiutare.

Ci sono molti miti connessi oggi con una comprensione del fenomeno generale di un culto. La teoria più d’uso comune è quella che sostiene che un membro di un culto abbia dei problemi personali. Questa scuola di pensiero avanza ipotesi secondo cui il futuro membro di culto debba essere una persona che si è persa ed è alla ricerca di qualcosa, può essere instabile e soffrire da bassa autostima. Inoltre è probabile che nel suo
passato ci sia stata una storia di malattia mentale e probabilmente il culto gli è servito a riempire un vuoto della sua vita.
La realtà è notevolmente differente.
Nella maggior parte dei casi la gente reclutata nei culti è in effetti normale ed in buona salute. Proviene da una società borghese e di buona famiglia, ha una intelligenza media ed è istruita, non ha storie precedenti di malattie mentali. I suoi interessi spirituali variano enormemente: qualcuno è interessato al discorso fideistico qualcun altro no.

La gente viene influenzata a tutte le età e molti degli ‘influenzati’ sono professionisti.
Sembra che chiunque possa essere reclutato. Nessuno si sveglia alla mattina e dice “ho bisogno di entrare in un culto”; ed esce di casa alla sua ricerca. Ma è dimostrato che i culti utilizzano sottili tecniche psicologiche per ingannare la gente.
Queste tecniche di controllo della mente, usate dai culti per creare acquiescenza sono molte e variegate. Includono la privazione di cibo e di sonno (alterazione dei ritmi circardiani), L’induzione di Trance è comune e realizzata usando l’ipnosi o rituali ritmici prolungati. Un altra tecnica molto usata è il ‘bombardamento d’amore’ condizionato.
Questo amore è ‘tolto’ all’adepto ogni volta che vi è una deviazione dai dettami della guida.
Gratificazioni e punizioni inoltre sono usati per determinare la conformità al gruppo, assieme all’isolamento dai punti di riferimento razionali.
Queste tecniche sono utilizzate sull’individuo in un atmosfera di pressione intensa da parte del gruppo, affinché diventi conforme sempre ai desideri della guida.

Ecco una lista di 26 metodi di coercizione psicologica utilizzati dai culti:

Ipnosi
Controllo da parte dei pari
Bombardamento D’Amore
Rifiuto di vecchi valori
Dottrina Confusionaria
Meta-communicazione
Obbligo della segretezza
Privazione del senso del tempo
Disinibizione
Regole Intransigenti
Abuso Verbale
Privazione Di Sonno
Rivalutazione dei rapporti
Litanie ripetute
Confessioni pubbliche
Impegno Finanziario
Ostentazione di un ruolo nella gerarchia
Isolamento
Approvazione Controllata
Cambiamento della dieta
Giochi
Non fare domande
Induzione dei sensi di colpa
Timore
Cambiamento dei modi di vestirsi

La vittima è controllata a vista ed in modo da diventare mentalmente altamente vulnerabile ai suggerimenti ed ai desideri del gruppo e della relativa guida. Per ottenere questo probabilmente occorrono soltanto tre o quattro giorni con una persona media che si avvicina ad un gruppo medio.

Il risultato finale è un cambiamento improvviso e drastico di personalità dell’individuo.
(Parte prima)

 

 
 

I bambini Testimoni di Geova

12 feb

di David L. Harvey

 

I Testimoni di Geova abusano dei loro bambini? La Torre di Guarida attualmente promuove l’abuso mentale ed emotivo sui minori? Molte sono le persone che si chiedono questo.

Analizziamo come i Testimoni di Geova allevano i loro figli.

Sin dall’infanzia ai bambini viene inculcato di rimanere attivi nell’Organizzazione di Geova. Lealtà ed obbedienza all’organizzazione e diventare anziani sono gli obiettivi di tutti. Questo include la protezione dell’organizzazione e il rifiuto di  tutto quanto c’è di negativo su di essa o sugli anziani.

I bambini sono obbligati a partecipare al servizio ‘di casa in casa’, distribuendo la letteratura geovista. Essi sono arruolati nella Scuola di Ministero Teocratico (un infinito programma di training) dove imparano a parlare in pubblico, come incuriosire gli estranei e come rispondere alle obiezioni.

Come in tutte le organizzazioni che moltiplicano ministri, la distribuzione della letteratura è parte indispensabile per il reclutamento di nuovi membri, che devono pensare e fare le stesse cose.

Il tempo del bambino è completamente manipolato. Egli/ella è impegnato/a per cinque incontri alla settimana. Egli/ella deve leggere le pubblicazioni geoviste, preparare ‘discorsi’ per la Scuola di Ministero Teocratico, essere assegnato/a al Servizio di campo, studiare  per lo Studio del Libro di Congregazione e preparare le presentazioni per la divulgazione della letteratura.

La divulgazione della letteratura comprende sia il Servizio di porta in porta sia la testimonianza per le strade (i Testimoni di Geova si fermano agli angoli delle strade e offrono la Torre di Guardia e Svegliatevi! alla gente).

Ore di servizio, divulgazione della letteratura e visite alle persone già contattate sono riportate mediante un Rapporto di Servizio. Se il bambino è grande abbastanza per condurre uno Studio della Bibbia assieme ad un’altra persona, viene riportato sul Rapporto (il modulo attualmente è costituito da una scheda che raccoglie tutte le personali informazioni sulla persona che fa lo studio). Il bambino deve riportare sul Rapporto il tempo impiegato durante  il mese alla predicazione per essere considerato ‘proclamatore regolare’.  Se inizia in modo ‘irregolare’ ha tre mesi di tempo per acquisire lo stato di ‘regolare’. Se permangono delle irregolarità, egli è soggetto a pesanti incoraggiamenti da parte di anziani e parenti.

Lo schema che segue riporta il tempo impiegato mediamente da un adolescente in una settimana.

ATTIVITA’ ORE SETTIMANALI
Preparazione Servizio di campo 1
Scuola di Ministero Teocratico 1
Studio di Libro di Congregazione 1
Discorso Pubblico 1
Studio de La Torre di Guardia 1
Servizio di Campo (porta a porta e per strada) 2,5
TOTALE ore di servizio per settimana 7,5

Vi sono anche altri momenti di aggregazione cui partecipare.

Due Assemblee di Circoscrizione sono tenute durante la primavera o giù di lì; un’Assemblea di Distretto durante metà dell’estate. Queste per un totale di 9-12 giorni di vivo incoraggiamento e rinforzo a ‘servire Geova e la sua Organizzazione’.

I bambini sono ulteriormente incoraggiati a fare i ‘Pionieri Ausiliari’ durante le brevi vacanze scolastiche e durante l’estate.

Questo ruolo prevede 60 ore di servizio porta a porta  e per le strade al mese. Il tempo utilizzato per la scuola, i compiti a casa, per gli incontri di preparazione  e per tutte le altre attività è addizionato a questo.

I bambini sono saturi! Essi si sentono colpevoli se coinvolti in interessi ‘mondani’ rispetto a quelli ‘del Regno’ (Come può Geova accettare il tuo spreco di tempo in interessi non del Regno?). Essi sono indotti ad un innaturale timore verso il mondo. Ogni cosa fuori dall’organizzazione di Geova è parte del mondo di Satana. Soltanto i Testimoni di Geova appartengono al ‘Popolo di Dio’.  ‘Solo loro lavorano per Lui ed Egli vuole essere venerato solo da loro. Solo loro sono in grado di fare ciò che Lui vuole. Soltanto loro saranno salvati durante Armageddon.

Il timore di indebolire l’organizzazione e la minaccia della pubblica umiliazione della disassociazione sono continuamente indotti in loro sin dalla più tenera età.

Nella scuola pubblica essi spesso sono incoraggiati a non iscriversi a club o a seguire programmi scout, a non partecipare ad eventi sportivi, a feste scolastiche e a salutare la bandiera o cantare inni patriottici (essi devono rimanere seduti quando viene issata la bandiera nazionale). Essi non possono festeggiare compleanni o altri eventi religiosi. E’ scoraggiata l’associazione con non testimoni e qualche volta proibita (Come considera Geova le tue amicizie? Ricorda, cattive amicizie possono danneggiarti).

Certi tipi di trattamento sanitario sono scoraggiati. Spesso il divieto ha messo a serio rischio la vita.

Il trapianto di organi e qualche tipo di vaccino sono stati proibiti negli anni ’50. Nel 1980, si è deciso di accettare il trapianto d’organi.

Le trasfusioni di sangue a tutt’oggi non sono permesse (eccetto per gli emofiliaci). I genitori si attengono al rispetto delle direttive dell’organizzazione  per questi casi. E non è inusuale che essi contravvengono agli ordini giuridici, impedendo la trasfusione per i loro figli. Queste azioni portano ad obbedire alla ‘legge di Dio’ anche se essa cambia nel tempo.

Nel passato ci sono stati intensi scoraggiamenti verso la frequentazione dell’Università. Benchè la Società Torre di Guardia abbia ammorbidito la sua posizione, i ragazzi sono ancora orientati verso una carriera professionale. Una carriera ideale potrebbe essere naturalmente quella del ‘Pioniere a tempo pieno’. Il servizio militare, il coinvolgimento politico (ed anche il voto) sono scoraggiati.

Tutte queste cose portano a forme estreme di controllo mentale. Generosi dosi di induzioni di sensi di colpa, minacce, di vergogna e paura sono usati per programmare e coinvolgere i bambini in forme di lavoro gratuito per l’organizzazione.

I bambini desiderano amore e approvazione da parte dei loro genitori. Essi spesso obbediscono giusto per ricevere attenzioni e considerazioni. Ma l’amore e l’amicizia sono condizionati dal loro essere ‘integri’ nell’organizzazione. Se un bambino rifiuta o commette errori nel suo ruolo, amore e amicizia gli vengono negati. (Questo include genitori, fratelli, e amici).

Gli anziani devono tentare di ‘aggiustare la mentalità’ tanto da eliminare uno spirito debole e malato in una persona ‘sulla strada di Geova’. Coloro che volontariamente escono dal gruppo o ne sono allontanati sono considerati da evitare. Amore, amicizia e contatti sociali cessano istantaneamente. Nessuno può parlare con quel bambino ‘non più allineato’ (ndt), anzi devono trattarlo come morto. Si comincia un soggettivo ed intenso odio nei suoi confronti. Il timore di inumani trattamenti è sufficiente per assicurarsi la fedeltà. Ma qualche volta non è così sufficiente.

La mole di lettere ricevute da parte degli allontanati dai Testimoni, ed i periodici rapporti di suicidio e di malattie mentali nel gruppo, sono indicativi delle reazioni alle induzioni di timore dei capi geovisti.

 

 

Traduzione di Lorita Tinelli

La traduzione non è stata realizzata da una traduttrice professionista, per cui mi scuso per eventuali errori.


 
 

La deprogrammazione dai culti: un esame della procedura di intervento

30 gen

Convegno Internazionale di Shenzhen sugli Studi dei Culti 2010
Pubblicato dall’Istituto di Studi Religiosi dell’Accademia di Scienze Sociali di Shanghai
Autore: Rick Alan Ross

Ringraziamo Rick Alan Ross, che ci ha permesso di tradurre questo suo intervento:

You may translate my article regarding cult deprogramming. But full attribution and copyright notice must be posted. Copyright © 2010 Rick Ross”

L’originale è al seguente indirizzo

http://www.cultnews.com/?p=2421 (

© Traduzione in italiano a cura di Lidia De Stefanis, editing di Lorita Tinelli . CeSAP – 2011

 

Il mio lavoro sulla deprogrammazione dai culti ha avuto inizio nel 1982. A quell’epoca ero profondamente interessato ad un gruppo che si era infiltrato in una casa di cura dov’era ospite mia nonna ottantaduenne.

Il gruppo aveva chiesto espressamente ai suoi membri di cercare lavoro come professionisti retribuiti presso la casa di cura, con l’ulteriore intenzione di puntare ai residenti per l’assunzione.
Mia nonna mi informò di questa situazione. E lavorando con l’amministratore della casa di cura individuammo i membri del gruppo in organico, che successivamente vennero allontanati.
Questa esperienza personale mi ha introdotto nell’universo dei gruppi religiosi radicali e dei culti. Poi sono diventato attivista e organizzatore di comunità anti-culto.
In questo periodo sono stato nominato membro di due comitati nazionali e successivamente mi è stato chiesto di entrare a far parte dello staff di professionisti del dipartimento per i servizi sociali a Phoenix, in Arizona.
In tale ambito non era raro che i genitori portassero un figlio adulto, generalmente studente universitario, nel mio ufficio per consultarmi riguardo al coinvolgimento in un gruppo radicale o in un culto.
Solitamente lavoravo con le famiglie, spesso in sinergia con il nostro psicologo in organico e/o con gli assistenti sociali, nello sforzo di liberare l’individuo da ogni ulteriore coinvolgimento nel culto. Non sapevo, all’epoca, che questa procedura d’intervento fosse definita “deprogrammazione”.
Negli anni ’80 sono stato impegnato in circa 100 interventi riguardanti gruppi assimilabili ai culti.
Le famiglie solitamente arrivavano a me attraverso il dipartimento dei servizi sociali citato prima, un ufficio educativo di comunità che aveva assunto anche me, o venivano indicate dal clero locale, dagli educatori e dai leader di comunità.
In questo periodo ho lavorato principalmente nell’ambito della comunità ebraica, sebbene più che altro attraverso convegni sull’argomento e scambi professionali, e sono venuto a conoscenza di una rete di attivisti anti-culto e professionisti d’aiuto in tutti gli Stati Uniti.

La deprogrammazione dai culti: un esame della procedura d’intervento

Proprio attraverso la mia interazione con quanti essenzialmente facevano lo stesso lavoro ho poi imparato che il tipo d’intervento che stavo svolgendo veniva comunemente denominato “deprogrammazione”.
Margaret Singer, citata spesso come importante esperta sul lavaggio del cervello e sui culti, definiva la deprogrammazione come il “dare ai membri informazioni sul culto e mostrare loro come fossero stati privati del loro stesso potere decisionale ”.
Nel corso degli anni è stato continuamente affinato e migliorato il procedimento fondamentale del condividere l’informazione e del dimostrare ai membri dei culti come il potere di persuasione possa aver compromesso la loro facoltà di pensiero critico e autonomo. In realtà, il termine stesso “de- programmazione dai culti” è diventato in un certo senso inadeguato.
Oggi la maggior parte dei professionisti coinvolti nel lavoro d’intervento sui culti preferiscono altre “etichette” per descrivere il loro operato. Per esempio, “exit counseling” (o “assistenza di uscita”), “ consulenz a sulla riforma del pensiero ”, o “ terapia d’intervento strategico”.

Molti credono che il termine “deprogrammazione dai culti” possa essere applicato correttamente solo agli interventi senza il consenso degli interessati.
Comunque, la semplice definizione data dalla Singer resta la comprensione più saliente ed essenziale del procedimento di fuoriuscita delle persone dai culti distruttivi, attraverso un intervento mirato.

La deprogrammazione senza consenso sugli adulti non si pratica più negli Stati Uniti.

Gli unici interventi senza consenso che continuano, riguardo ai culti nel Nord America, si riferiscono ai minori, sotto la diretta supervisione del genitore affidatario. Legalmente non è consentito altro, anche se per un breve periodo di tempo, negli anni ’70, con una sentenza del Tribunale definita “conservatrice”, la deprogrammazione senza consenso fu invece praticata in soggetti adulti.

Nel 1986 ho cominciato a lavorare privatamente, vale a dire come consulente privato e specialista d’interventi sui culti. Negli ultimi 24 anni sono stato impegnato in centinaia di tentativi
d’intervento. Il mio lavoro mi ha portato in giro per gli Stati Uniti, in Canada, Italia, Svezia, Inghilterra, Irlanda e Israele.

Ho continuamente sviluppato e affinato il mio approccio all’intervento. L’elemento fondamentale, così come definito dalla Singer, rimane lo stesso, ma i dettagli di quel procedimento si sono evoluti, specialmente in considerazione del fatto che si sono resi disponibili i nuovi ritrovati della tecnologia informatica, come l’accesso alle informazioni via Internet.
Negli anni ’80 e agli inizi degli anni ’90 l’informazione veniva veicolata ai membri dei culti, durante gli interventi, tramite libri, video e l’interazione diretta con gli ex-membri.
Oggi il procedimento d’informazione è stato principalmente influenzato dall’avvento di Internet, dei video in streaming, delle teleconferenze, dei DVD ed altre tecnologie. Questi sviluppi hanno notevolmente facilitato la raccolta, l’organizzazione e la presentazione delle informazioni in vista di un intervento.
La mia preparazione, la presentazione e l’approccio comunicativo sono stati affinati e migliorati nel corso degli anni. La mia speranza, nel presentare questa relazione, è che io possa condividere con voi la struttura fondamentale e il contenuto del mio approccio in un linguaggio sintetico e chiaro. Attraverso la condivisione del mio approccio, probabilmente potremo capire meglio e accelerare lo sviluppo del lavoro d’intervento sui culti.

La preparazione
Il primo passo nel procedere a qualunque intervento è la preparazione.
Dopo che una famiglia, un coniuge o qualcuno che sia interessato, mi contatta richiedendomi un intervento, devo valutare la situazione ed elaborare una scheda.
Essa include un questionario preliminare composto da circa 50 domande, riferite specificatamente al background dei singoli membri dei culti, alla storia del loro coinvolgimento e alle preoccupazioni specifiche per la situazione immediata.
Inoltre, raccoglierò anche informazioni per la mia scheda, che è specifica sul gruppo e/o leader in questione.
Molto spesso seguirà una serie di colloqui telefonici.
Poi ci sarà un incontro in presenza, solitamente nel giorno che precede l’inizio dell’intervento.
In questo procedimento di preparazione, la famiglia individua chi sarebbe più adatto a partecipare all’intervento: cioè, quali familiari e/o amici hanno più rispetto, ammirazione e ascendente sul soggetto coinvolto nel culto.
Un risultato evidente del procedimento di preparazione è quello di determinare quali persone siano più adatte come membri della squadra d’intervento.

Dopo aver individuato e formato la squadra, ecco ciò che di solito si discute nell’incontro finale
di preparazione:
- Quali sono le regole dell’impegno?
- Quali sono i limiti e i parametri della partecipazione?
- Quale ruolo avrà ogni familiare o amico?
- Che cosa dovrebbero o non dovrebbero dire?
- Come inizierà, procederà e finirà l’intervento?
Il ruolo fondamentale di ciascun familiare e amico si può sinteticamente considerare focalizzato su due obiettivi primari.

Essi sono:
1. Essenzialmente ancorare il soggetto coinvolto nel culto, cioè trattenerlo contribuendo a creare un’atmosfera di sostegno basata sulla fiducia e la comprensione radicate nel tempo. Per dirla in maniera semplice, il membro del culto non si coinvolgerà nel procedimento d’intervento per fare un piacere a me, poiché io sono un perfetto sconosciuto. Ma il soggetto rimarrà per rispetto nei confronti dei suoi familiari, amici ed altri interessati. Questo è di vitale importanza, perché ogni intervento su un adulto è su base volontaria e quindi dipende dal suo consenso e dalla sua collaborazione continuativa. Nella fase di preparazione si discutono possibili scenari e/o potenziali situazioni. Per esempio, il soggetto può arrabbiarsi, alzarsi e tentare d’andarsene.
Come si dovrebbe far fronte a questo? Chi sarebbe più efficace nel convincerlo a non andare e a rimanere?
2. I familiari e gli amici sono lì anche per fornire una testimonianza diretta di prima mano; vale a dire, che cosa hanno visto e osservato di preoccupante riguardo al recente comportamento della persona coinvolta nel culto? In vari momenti nel corso di un intervento, un membro del culto può negare. Poiché io non ho assistito a quanto accaduto, faccio affidamento sui familiari
e gli amici lì presenti a condividere le loro esperienze, per contrastare ogni tentativo di oscurare o negare fatti concreti che fanno da contorno alla situazione.

Dobbiamo anche discutere e definire i nostri ruoli.

Qual è il ruolo dello specialista dell’intervento?
Quando è opportuno ed efficace che familiari e amici intervengano con le loro opinioni, testimonianze e preoccupazioni?
Normalmente consiglierò alla famiglia di concedermi di presentare il contenuto principale delle informazioni, conducendo e/o facilitando la discussione.

 

L’intervento
Un intervento relativo ai culti dura in media dai 3 ai 4 giorni, esclusi il viaggio e la preparazione.
Questo significa dalle 24 alle 32 ore circa di lavoro, spalmate su 8 ore al giorno escluse le pause.
Più tempo ho a disposizione, più aumentano le probabilità che il membro del culto lasci il gruppo.
Circa il 75% dei miei interventi si è concluso con un successo; cioè, il soggetto che era l’obiettivo dell’intervento ha deciso di lasciare il culto entro la conclusione della procedura d’intervento.

La maggior parte dei miei insuccessi è avvenuta nel primo giorno o comunque entro le prime 24 ore dell’intervento.
Pochissimi membri di culto con i quali ho lavorato per 3-4 giorni hanno scelto di continuare con il gruppo. In definitiva ciò significa che quanto maggiore è il tempo a mia disposizione, tanto maggiori sono le probabilità che l’intervento abbia successo.
Un intervento è un dialogo o discussione continuativa. Durante tale discussione tutti i presenti offrono le loro impressioni, osservazioni e opinioni. Il mio ruolo consiste nel condurre e facilitare la discussione in corso, spesso dirigendo e focalizzando l’attenzione su particolari punti.
Vi sono 4 blocchi o aree di discussione essenziali per il completamento di un intervento efficace e potenzialmente riuscito.
Questi blocchi di discussione preferibilmente possono essere sviluppati nell’ordine che segue, ma la sequenza può essere modificata durante l’intervento, a seconda dell’interesse e dell’attenzione del soggetto coinvolto nel culto.

I quattro blocchi di discussione sono:
1. Qual è la definizione di culto distruttivo?
2. Come funziona realmente il processo di persuasione coercitiva o riforma del
pensiero?
3. Qual è la storia del gruppo e/o leader che ha suscitato preoccupazione?
4. Quali sono le preoccupazioni della famiglia?

Primo blocco di discussione: definire un gruppo distruttivo
La discussione specifica sulla definizione di culto distruttivo è basata su una definizione fornita dallo psichiatra Robert Jay Lifton. Essa è precisa e obiettiva, basata sul comportamento del gruppo, anziché sulle sue credenze.
Lifton afferma che i culti sono caratterizzati da 3 elementi:
1. un leader carismatico che diventa sempre più oggetto di venerazione, mentre i princìpi
generali che possono aver originariamente permeato il gruppo perdono rilevanza;
2. un procedimento che io chiamo persuasione coercitiva o riforma del pensiero;
3. lo sfruttamento economico, sessuale o d’altro tipo dei membri del gruppo da parte del
leader e dalla ristretta cerchia dominante.

Il primo criterio è che il gruppo può essenzialmente essere visto come un’entità guidata dalla personalità di un capo vivente e totalitario. Egli / Ella è il perno del gruppo e la sua forza trainante. Tutto ciò che lui/lei definisce giusto è giusto, e tutto ciò che lui/lei ritiene sbagliato è sbagliato. I membri del gruppo, quindi, in definitiva abdicano alla loro facoltà di giudizio autonomo, come atto di deferenza nei confronti del leader.
Nell’ambito dell’intervento si forniscono esempi o profili di leader storici dei culti e del loro potere personale.
Per esempio, si possono citare figure note come Jim Jones, David Koresh, Shoko Asahara e Charles Manson. Lo scopo è quello di stabilire un filo conduttore e una base storica per la comprensione di ciò che caratterizza il leader di un culto distruttivo.
Si possono anche vedere dei documentari in DVD, che riportano la storia di particolari leader dei culti.
Poi argomento della conversazione è come quel particolare gruppo e/o leader su cui è incentrato l’intervento possa in un certo senso allinearsi alla definizione stabilita e agli esempi storici forniti.
La discussione potrebbe poi vertere sulla domanda se esista una significativa responsabilità che limiti o ponga fine al potere del leader.
Ci sono dei confini chiari riguardo alla sua influenza?
Il leader ha mai torto?
Può essere seriamente messo in discussione o contraddetto?
Se il leader può realmente essere messo in discussione, contraddetto o avere torto, quali sono gli esempi specifici?

A questo punto si potrebbe fare qualche semplice osservazione sull’argomento della riforma del pensiero quale modello di comportamento che dimostra una mancanza di pensiero autonomo e individuale.
Si potrebbe anche prospettare la considerazione che i membri del gruppo fanno cose che non sono nel loro miglior interesse, ma in quello del gruppo.
Il giudizio conclusivo è che il gruppo fa del male e quindi può essere considerato un culto distruttivo.

La natura distruttiva dei gruppi varia per grado a seconda del gruppo.
Alcuni gruppi possono essere più distruttivi di altri.
La discussione qui si sposta su quale danno specifico il gruppo in questione abbia cagionato.
A questo punto si può produrre la documentazione a conferma di una serie di lamentele e danni procurati nel corso del tempo, quali si evidenziano in notizie già pubblicate, documenti dei Tribunali e altre fonti.
Inoltre, i familiari e le altre persone interessate presenti all’intervento possono offrire i loro punti di vista.
Di nuovo, si possono tracciare punti di contatto tra i culti ormai saldamente radicati e il gruppo di cui si sta discutendo.

Secondo blocco di discussione: “Come funziona il processo di persuasione coercitiva o riforma del pensiero?”
La discussione sulla persuasione coercitiva e le tecniche di riforma del pensiero si basa sugli scritti di Robert Jay Lifton, della psicologa Margaret Singer, del sociologo Richard Ofshe e del docente di Psicologia Robert Cialdini.

Le opere di questi esperti formano una base per la discussione.
Nello scritto di Ofshe “La persuasione coercitiva e il cambiamento comportamentale” l’autore presenta 4 fattori chiave che distinguono la persuasione coercitiva dagli altri modelli di formazione e socializzazione.
1. Fare leva su un aggressivo attacco interpersonale e psicologico per destabilizzare l’autostima del soggetto e indurre accondiscendenza
2. L’uso di un gruppo di pari organizzato.
3. Esercitare pressione interpersonale per promuovere il conformismo.
4. La manipolazione di tutto l’ambiente sociale della persona per stabilizzarne il comportamento, una volta modificato.

Questi fondamentali fattori di gruppo si possono stratificare ed espandere nel corso della discussione.

Si esaminano anche gli otto criteri di Lifton, così come delineati nel suo libro “La riforma del pensiero e la Psicologia del Totalitarismo”, che sono usati per accertare la presenza di un programma di riforma del pensiero.
1. “Controllo dell’ambiente”, che Ofshe descrive come controllo dell’ambiente e della comunicazione.
2. “Manipolazione mistica”, che Ofshe spiega come manipolazione emotiva e comportamentale praticata sotto forma di credenze e pratiche del gruppo.
3. “Richiesta di purezza”, o quel che Ofshe descrive come richieste di assoluto conformismo al comportamento così come prescritto e derivato dall’ideologia del gruppo.
4. “Culto della confessione”, ciò che Ofshe vede come ossessive richieste di confessioni individuali e di gruppo, che in definitiva rendono i singoli soggetti completamente vulnerabili, trasparenti e senza il senso della riservatezza.
5. “La scienza sacra”, che Ofshe spiega come l’accordo sul fatto che l’ideologia del gruppo sia assolutamente perfetta, senza incrinature, o ciò che Lifton definisce la sua visione definitiva della struttura di tutta l’esistenza umana.
6. “Linguaggio manovrato”, spiegato da Ofshe come la manipolazione del linguaggio spesso caratterizzato da clichés dogmatici, che sostituiscono il pensiero critico e analitico.
7. “La dottrina al di sopra della persona”, ulteriormente descritto da Ofshe come la reinterpretazione dell’esperienza e delle emozioni umane visto attraverso la lente della dottrina del gruppo, in linea con i suoi dettami.
8. “Il classismo esistenziale”, che Ofshe vede come la classificazione di quanti non condividono le credenze del gruppo come esseri inferiori e indegni di rispetto.

Poi bisogna fare delle distinzioni tra il processo di persuasione coercitiva o riforma del pensiero e altre forme di persuasione come l’istruzione, la pubblicità, la propaganda e l’indottrinamento.
Margaret Singer ha elaborato una tabella in cui queste diverse forme di persuasione sono delineate ed espresse in categorie quali il punto centrale del corpus delle conoscenze, la direzione e il grado di scambio, la capacità di cambiare, la struttura della persuasione, il tipo di relazione, l’illusorietà, l’ampiezza dell’apprendimento, la tolleranza e la metodologia.
E’ importante discutere di queste distinzioni per chiarire che la riforma del pensiero è una categoria di persuasione unica e a sé stante che, a differenza delle altre forme di persuasione, può essere vista come coercitiva ed anche deliberatamente ingannevole.
Nel suo schema la Singer si è anche soffermata sui tre stadi della persuasione coercitiva, come sono stati definiti da Edgar Schein, autore ed esperto in tecniche di persuasione.

Schein,docente presso il MIT (Massachusets Institute of Technology, N.d.T.), ha individuato 3 semplici
livelli di persuasione coercitiva:
1. “Lo scongelamento”, o ciò che Singer descrive come “la destabilizzazione del senso di sé”. Questo processo include il “mantenere la persona nell’inconsapevolezza di ciò che sta accadendo e dei cambiamenti che stanno avvenendo. Controllare il tempo di una persona, e possibilmente il suo ambiente fisico. Creare un senso di impotente e segreta paura, nonché di dipendenza. E sopprimere gran parte del vecchio comportamento e delle abitudini della persona”.
2. “Il cambiamento”, o quel che Singer spiega come “condurre la persona a reinterpretare drasticamente la storia della sua vita e alterare radicalmente la sua visione del mondo, accettando una nuova versione della realtà e del nesso di causalità”.
3. “Ricongelamento”, o come dice la Singer “affermare un sistema di logica chiuso; non consentire alcun contributo reale o alcuna critica”. In definitiva questo culmina in ciò che Singer descrive come una persona ‘congelata’ o “dipendente totalmente dall’organizzazione, un militante”.
Si possono anche mostrare dei documentari in DVD in questo frangente della procedura d’intervento, per far vedere in azione queste tecniche specifiche di persuasione coercitiva.
Questi DVD potrebbero includere notizie riguardanti i culti distruttivi che riferiscano del loro comportamento interno. E anche delle ricerche sugli stati di suggestione che si possono raggiungere attraverso l’ipnosi, l’induzione in trance, la meditazione, lo yoga, il canto corale e la ripetizione di vari esercizi fisici.
Questi stati di suggestionabilità come possono essere manipolati attraverso l’uso di metafore guidate, ordini indiretti, pressione dei pari, comportamento modellante e manipolazione emotiva?
La discussione poi si focalizza su come questi criteri e tecniche di persuasione coercitiva siano espressi dal gruppo in questione.

I partecipanti all’intervento offrono le loro intuizioni e punti di vista su come il gruppo attui questi criteri.
Si passa in rassegna anche un riepilogo delle tecniche di condizionamento più in generale.
Questa discussione si basa sugli scritti di Robert Cialdini, autore del libro “Il condizionamento”.
In questo libro Cialdini, docente di Psicologia presso l’Università statale dell’Arizona, presenta quelli che definisce i “6 princìpi del condizionamento”.
Essi sono:
1. “La regola della reciprocità”, che richiede che una persona cerchi di ripagare ciò che ha ricevuto da un’altra. Singer spiega che questa regola può essere distorta dai culti. Vale a dire, il culto dà un senso di sicurezza, di salvezza, di benessere e di amore, ma si aspetta che i suoi devoti contraccambino con l’assoluta obbedienza e arrendevolezza.
2. “Impegno e coerenza”, che si esprime nel desiderio di apparire coerenti nelle parole, nelle credenze, negli atteggiamenti e nelle azioni: tutto ciò è apprezzato dalla società. Singer spiega che un culto può ribaltare questa regola e far sentire in colpa i membri ogni qual volta essi vengano meno allo svolgimento coerente dei doveri e degli obblighi negli impegni presi col gruppo.
3. “Approvazione sociale”, un mezzo usato per determinare ciò che è giusto osservando quel che gli altri intorno a noi ritengono tale. In un ambiente di culto Singer spiega che “se ti guardi intorno nel gruppo, vedrai persone che si comportano in un certo modo. Tu imiti ciò che vedi e presumi che tale comportamento sia adeguato, buono e atteso”. Singer inoltre chiarisce che questa regola può essere usata nell’ambiente del culto per stimolare l’accondiscendenza.
4. “Il gradimento”: le persone preferiscono dire sì ad individui che conoscono e che a loro piacciono. Ma la Singer spiega che i neofiti del culto possono essere fatti oggetto di amore apparentemente incondizionato, che viene frequentemente definito “love bombing” (“bombardamento d’amore”). Questo fa sentire i membri del gruppo desiderati e amati, e li spinge a simpatizzare con le persone nel gruppo. Essi poi sentono che, siccome nutrono simpatia o amore per queste persone, dovrebbero accondiscendere ai loro desideri e suggerimenti ed essere obbedienti.
5. “L’autorità”: c’è forte pressione nella società in favore dell’arrendevolezza nei confronti di una figura autoritaria. Singer spiega che questa tendenza a rispettare l’autorità può essere facilmente applicata al leader del culto che rivendica una conoscenza e un potere superiori, e una missione speciale. I membri accolgono il leader come suprema autorità.
6. “La mancanza”: le persone attribuiscono più valore alle opportunità se queste sembrano essere meno disponibili. Singer sostiene che se ai membri viene detto che senza il gruppo perderanno l’opportunità di vivere senza stress, di raggiungere la consapevolezza universale e la beatitudine, di cambiare il mondo, di avere la facoltà di tornare indietro nel tempo, tutto ciò che il gruppo offre è cucito su misura per apparire essenziale. Il gruppo può anche esemplificare questa regola rivendicando l’esclusività, cioè non esiste nessun altro gruppo che offra lo stesso e/o un equivalente percorso di appagamento.
La discussione ancora una volta s’incentra su come il culto in questione metta in atto questi princìpi o regole di condizionamento.
A questo punto si può dare una scorsa al materiale prodotto dal gruppo, che fornisca gli esempi.
I partecipanti all’intervento possono anche portare la loro esperienza di prima mano riguardo al gruppo e ai suoi leader, che esemplifichi questi punti.

Terzo blocco di discussione: “Qual è la storia specifica del gruppo o del leader?”
A questo punto viene esaminato il gruppo che ha suscitato preoccupazioni.
Qual è la sua storia unica e particolare?
Qual è il retroterra culturale e la storia personale del suo o dei suoi leader?
L’obiettivo in questo frangente della procedura d’intervento è rivedere la storia del gruppo, focalizzare l’attenzione e discutere su qualunque cosa possa essere stato nascosto ai membri dal gruppo e/o dal suo leader.
Quali eventi sono accaduti che possano essere stati falsamente interpretati o propagandati dal gruppo?
Questo processo è attualmente spesso facilitato dall’accessibilità delle informazioni attraverso Internet.
Qualunque documento sul gruppo e/o leader sia stato elaborato, ora verrà discusso.

A questo punto si possono rivedere vari ritagli di stampa, documenti storici o della magistratura, notiziari televisivi e/o documentari sul gruppo e/o leader.
La discussione, che si sviluppa spostandosi in avanti e all’indietro, si concentra sempre più su come la famiglia vede la storia del gruppo e il coinvolgimento specifico del soggetto in questione. I partecipanti all’intervento possono aggiungere importanti informazioni di prima mano su ciò che ritengono degno di nota, riguardo al gruppo.
Questo procedimento concede al membro del culto un’opportunità unica di valutare ed esaminare criticamente il gruppo stesso e la sua storia, all’esterno di ciò che molto probabilmente è un ambiente fortemente controllato. Forse per la prima volta il membro del
culto ha una cornice esterna di riferimento, e un riscontro da diverse angolazioni non controllate dal gruppo.
Quarto blocco di discussione: “Quali sono le specifiche preoccupazioni della famiglia?”
A questo punto i familiari e gli altri interessati esprimono perché ritengono importante attuare l’intervento e avere una discussione.
Essi spiegano in dettaglio, basandosi sulle loro osservazioni dirette, perché il coinvolgimento nel gruppo sembra loro problematico o perfino potenzialmente rischioso e/o pericoloso.
Per esempio, le aree di preoccupazione potrebbero includere le richieste finanziarie avanzate dal gruppo, la comunicazione carente e filtrata, il crescente isolamento, le condizioni di vita precarie, le mancate cure mediche, il comportamento illegale, l’abuso sessuale, l’abuso e l’incuria nei confronti dei bambini, la violenza attuale o potenziale e/o l’instabilità psicologica ed emotiva piuttosto evidente.
Ciascun partecipante all’intervento offre adesso il suo punto di vista personale.
Esempi ricchi di aneddoti spiegano come queste preoccupazioni siano diventate evidenti.
Questa è spesso la fase più incerta, difficile e coinvolgente nel corso dell’intervento.
Il mio ruolo in questo frangente è quello di attirare l’attenzione su come il gruppo possa aver causato e/o esacerbato i problemi e le situazioni personali.
Per esempio, l’intervento può essere stato sollecitato da una crisi particolare causata dal coinvolgimento nel culto. Si potrebbe trattare di una separazione o divorzio imminente, un tracollo economico, una malattia grave ma non curata e/o qualche tipo di azione legale incombente, o preannunciata, relativa al culto.

- Esempi di casi

Di seguito indico alcuni esempi di specifici casi d’interventi recenti negli Stati Uniti e in Canada.
Sono inclusi due casi con esito positivo, uno con risultati parzialmente positivi, e un altro con esito decisamente negativo.

- L’Istituto [T]
Sono stato consultato da un marito preoccupato per il coinvolgimento di sua moglie in un gruppo neo-orientale chiamato “Istituto [T]”, con sede a […], in California.
La coppia era sposata da più di 10 anni e aveva due figli, di 7 e 9 anni.
La moglie, trentanovenne, aveva fatto parte del gruppo per circa 2 anni. Era in possesso di Laurea di secondo livello e aveva lavorato nel settore privato come dirigente del settore marketing. Comunque, per dedicarsi ai loro due bambini, aveva rinunciato al lavoro per fare la casalinga a tempo pieno. Questo, in ultima analisi, aveva minato l’autostima della donna e scalfito il senso della sua identità di persona.
Inizialmente, incoraggiata da un’amica, aveva frequentato corsi di yoga all’Istituto [T]. La sua motivazione era la cura della forma fisica, attraverso un’attività regolare. In un primo tempo non capì che [T] era un gruppo religioso. Ma man mano che le lezioni continuavano, divenne chiaro che il gruppo non era semplicemente un luogo per l’esercizio fisico, ma piuttosto un gruppo con
un leader spirituale e un particolare sistema di credenze. I membri del gruppo mostravano un’estrema deferenza e devozione al loro guru [il sig. R.], noto anche come “[D.S.]”.

Il sig. R. aveva una struttura in Tailandia, oltre all’Istituto T in California.
Il coinvolgimento della moglie era costantemente aumentato, fino a causare conflitti all’interno della vita familiare.
I bambini venivano trascurati per colpa dei suoi impegni pressanti e crescenti in Istituto.
Alla fine, dopo molte discussioni accese, la coppia si è separata.
La moglie ha lasciato la casa coniugale e ha preso un appartamento in un palazzo occupato dai membri di [T].
Dopo aver assunto l’incarico per questo lavoro, ho consigliato al marito di smettere di litigare sul coinvolgimento della moglie nell’Istituto, di scusarsi per le discussioni alterate che potevano aver avuto e filtrare le sue conversazioni future, eliminando ogni elemento negativo.
Dopo aver fatto questo per settimane, la frizione è diminuita e il loro rapporto è diventato sempre più disteso.
La coppia è rimasta separata, ma ha voluto di comune accordo concedersi una vacanza familiare alle Hawaii per Natale.
Al ritorno dalle Hawaii, il marito mi ha chiesto urgentemente di volare in California e assumermi l’impegno dell’intervento.
Sua moglie lo aveva avvertito che il primo gennaio si sarebbe trasferita in un ambiente più controllato, nell’ambito dell’alloggio del gruppo.

Immediatamente volai in California per cominciare il mio lavoro.
Al mio arrivo mi sono incontrato con il marito e i familiari di sua moglie, inclusi nella squadra d’intervento. Questa includeva i genitori della moglie e suo fratello.
Ho indicato alla famiglia cosa dire e cosa non dire rispettando i parametri della loro partecipazione.
La famiglia è stata incoraggiata ad esprimere osservazioni dirette sulle sue preoccupazioni, ma senza essere litigiosa, accusatoria o inutilmente aggressiva.
Abbiamo anche discusso su chi aveva la migliore presa emotiva, che potesse trattenere la moglie dall’andarsene. Abbiamo ragionato e anche fatto le prove per vedere come far fronte ad ogni tentativo improvviso della moglie di interrompere bruscamente l’intervento e andarsene.
Ho anche rivisto con la famiglia le nostre aree di conversazione, che avremmo esplorato nei giorni a venire. Mi hanno posto domande sul nostro piano di lavoro, le pause, il cibo e su che cosa fare nelle serate tra un giorno e l’altro nel corso dell’intervento.
Abbiamo impiegato diverse ore per la procedura di preparazione, il giorno prima che l’intervento avesse inizio.
Si è elaborato un piano che prevedeva che il marito chiedesse alla moglie di andare nella loro casa per badare ai bambini, mentre lui era impegnato in un incontro di lavoro.
Ma quando lei è arrivata nella casa coniugale, i suoi genitori, il fratello ed io eravamo lì ad aspettarla, mentre i bambini venivano accuditi altrove da parenti.

Immediatamente la moglie capì che questo era un tipo d’intervento familiare. Reagì rabbiosamente e inizialmente rifiutò di partecipare, ritirandosi di corsa in garage. La moglie fu immediatamente seguita dai suoi genitori. Preparati dal giorno prima, la supplicarono di tornare e chiarire le cose. Dopo circa 30 minuti tornò.
A questo punto il marito mi presentò come consulente incaricato di facilitare l’incontro e offrire il parere di un esperto. La moglie mi pose domande sul mio background, la mia esperienza e lo scopo finale dell’incontro.
Ho spiegato che l’obiettivo dell’intervento era condividere le informazioni nel tentativo di presentare prospettive ed opinioni alternative e spiegare le preoccupazioni.
Fu sottolineato da tutti i presenti che la decisione finale di separarsi, divorziare e/o continuare con il gruppo spettava a lei. Abbiamo espresso la speranza che parte del suo processo decisionale tenesse anche in considerazione le ricerche rilevanti, e la nostra condivisione delle informazioni e della discussione.
Ho parlato della mia esperienza pluriennale nel trattare gruppi controversi e movimenti simili all’Istituto [T]. Ho evidenziato che avevo visionato materiale prodotto dall’Istituto e dal suo leader, in merito alla sua storia, alla struttura, alle pratiche e agli obiettivi. Ho concluso dicendo alla moglie che un’organizzazione che non abbia nulla da nascondere non ha motivo di temere
la valutazione altrui.
A questo punto la moglie acconsentì a rimanere e partecipare. Durante il primo giorno dell’intervento abbiamo discusso una serie di argomenti che includevano parti di ciascuno dei 4 blocchi di discussione individuati precedentemente.
Abbiamo toccato la definizione di culto, il processo di riforma del pensiero, abbiamo parlato della storia del gruppo e delle preoccupazioni della famiglia.

Abbiamo trascorso otto ore piene dedicate alla discussione e alla revisione, il primo giorno.
Alla fine del primo giorno ho chiesto alla moglie di incontrarci il giorno successivo. Le ho anche chiesto di astenersi dall’avere contatti di qualunque genere con gli associati all’Istituto [T].
Questo divieto includeva le e-mail, i messaggi telefonici, le telefonate e/o la comunicazione d’ogni altro tipo. Le ho spiegato che le sue molte ore di formazione all’Istituto non avevano mai subìto un’interruzione. Per una questione di equità, anche la nostra discussione non doveva essere interrotta da [T].
La famiglia esprimeva la preoccupazione che la sua reazione alle informazioni presentate fossero i suoi pensieri spontanei, senza tenere in alcun conto la guida o le indicazioni da parte del gruppo.
Ancora una volta ci fu un’esplosione emotiva. La moglie si arrabbiò e attaccò i genitori ed il marito, accusandoli di interferire nella sua vita e di tentare di controllarla.
In questo frangente il fratello si alzò ed espresse i suoi sentimenti. Affermava che questa situazione era così importante per lui, che aveva rinunciato a trascorrere del tempo con moglie e figli e si era sobbarcato a molte ore di viaggio in macchina per essere presente all’intervento.
Questo fece comprendere alla donna l’importanza, ancora una volta, delle preoccupazioni della famiglia.
Poi la donna ha deciso di continuare la discussione la mattina seguente, senza comunicazioni o interferenza da parte del gruppo e di trascorrere la notte nella casa coniugale.

Mentre il marito mi accompagnava in albergo, siamo ritornati sulle istruzioni date il giorno precedente: nessuno avrebbe dovuto parlare del gruppo e/o di argomenti ad esso collegati fino al nostro incontro del giorno successivo. Bisognava far questo per evitare il possibile scoppio diuna lite in mia assenza.
La mattina dopo abbiamo ripreso la nostra discussione. In questa giornata ci siamo dedicati alla definizione di culto molto di più ed in maniera approfondita. La nostra conversazione si soffermava spesso su esempi di comportamento, dinamiche e struttura assimilabili ai culti e sulle analogie con l’Istituto [T] e il suo leader, il sig. R. Basandoci su queste linee guida abbiamo rivisto anche il materiale reperito dal marito e pubblicato dal gruppo, e alcune comunicazioni via e-mail tra i membri.
Abbiamo guardato un documentario in DVD con uno spezzone storico su una serie di culti ben noti, che includeva il commento di ex seguaci.
Quanto sopra si è concluso il secondo giorno.
Alla fine del nostro secondo giorno la moglie sembrava curiosa, poneva domande e non era néarrabbiata, né litigiosa riguardo all’intervento.
Si è dichiarata d’accordo ad incontrarci di nuovo per il terzo giorno, senza alcuna difficoltà.
Il terzo giorno abbiamo discusso in profondità il processo di riforma del pensiero e la persuasione coercitiva.
Tale discussione includeva un esame del materiale di ricerca citato prima, scritto da Lifton, Singer, Ofshe, Schein e Cialdini, che serviva da spunto per la conversazione.

Di nuovo, sono stati fatti vari paragoni per evidenziare le affinità tra comportamento interno e pratiche dell’Istituto [T] e gli esempi delle tecniche prese in esame.
Verso la fine del terzo giorno abbiamo guardato un altro documentario in DVD, specificamente imperniato sulla manipolazione psicologica ed emotiva. Questo includeva l’induzione in trance e le tecniche di meditazione collegate, l’ipnosi e l’uso di ordini indiretti. Poiché gli stati alterati di coscienza sono un obiettivo primario dell’Istituto [T], abbiamo discusso della suggestionabilità e
della vulnerabilità degli individui che sperimentano tali stati d’alterazione.

Alla fine del terzo giorno la moglie, benché molto infastidita, sembrava molto interessata alle informazioni che avevamo trattato. Era molto più a suo agio con la sua famiglia ed in particolare con suo marito.
Non vi è stata alcuna esitazione nel concordare un incontro per il quarto giorno.

Il quarto giorno abbiamo discusso approfonditamente la storia dell’ Istituto [T] e del suo leader, il sig. R. Abbiamo passato in rassegna il materiale procurato dal marito: documenti societari, estratti conto, registrazioni immobiliari, e infine comunicazioni personali tramite e-mail tra il sig. R. e i suoi seguaci.
Cominciava ad emergere un quadro di sfruttamento.
L’organizzazione, a quel che si diceva, aveva uno scopo benefico e si supponeva cercasse di migliorare la condizione umana. Invece era evidente che il guru conduceva una vita tra agi e lusso, alle spalle dei suoi seguaci. Questo fu reso palese dalla documentazione, dalle sistemazioni nella struttura del gruppo in Tailandia e anche dalle insistenti richieste personali fatte dal sig. R. tramite e-mail. Tutto questo lasciava trapelare non certo un essere “altruista” o “illuminato”, bensì un approfittatore egoista.
Abbiamo guardato altri DVD che illustravano il comportamento di una serie di leader dei culti.
Ripetutamente la famiglia interveniva con osservazioni sul gruppo e la sua influenza sulla vita della donna.
Verso la conclusione del quarto giorno la donna era molto tranquilla e alla fine cominciò a piangere.
Chiese perdono ai familiari per la sua “stupidità”.
A questo punto sono intervenuto dicendo che sarebbe stato impossibile per lei valutare realisticamente il gruppo, dato il modo ingannevole con cui era stata reclutata e manipolata. E aggiunsi che tutta quella durezza nel giudicare sé stessa appariva esagerata.
Che dire del gruppo e del suo leader?
Quali responsabilità avevano in merito alle conseguenze negative del loro condizionamento?
Non meritavano di vedersi attribuita una parte – se non la maggior parte – della colpa?
Abbiamo poi discusso dell’assistenza successiva e delle varie risorse disponibili in California per proseguire la fase di recupero.

La conclusione fu emotivamente molto intensa, ma felice per tutti i presenti.
Marito e moglie si riappacificarono. La donna non ebbe più contatto o coinvolgimento con il gruppo, in alcun modo.
La moglie successivamente mi contattò per problemi con il gruppo che creavano preoccupazione a lei e/o alla sua famiglia.

 

[T] Il richiamo di Dio
Una trentenne operatrice di siti web, progettista, sposata e madre di 2 figli di 6 e 2 anni, è stata coinvolta in un gruppo religioso online noto come “[T] il richiamo di Dio”.
Il gruppo comprendeva circa 20 – 30 membri attivi collegati interamente tramite Internet.
Il leader del gruppo, S.T.R., sostiene di ricevere la rivelazione direttamente da Dio. Queste rivelazioni sono poi messe in forma di “lettere da Dio”, rese note e pubblicate dal sig. R.

Il gruppo comunica quasi esclusivamente online usando la teleconferenza, frequenti messaggi di posta elettronica e ritagli sui siti web.
I membri sono dislocati negli Stati Uniti, in Canada e in Australia.
Il sig. R in persona gestisce l’organizzazione da casa sua, nello stato di […].
I contributi al gruppo sono dati principalmente tramite Internet.
La giovane madre, che vive in Canada, era seguace già da due anni quando suo marito e i suoi familiari mi hanno contattato. In questo periodo aveva appena detto ai genitori e al fratello che non avrebbe più comunicato con loro, date le sue credenze.
Il suo matrimonio decennale cominciava ad accusare crescenti tensioni, sebbene lei convivesse ancora con suo marito.
Ho avuto dai suoi genitori l’incarico per l’intervento, che si giovava anche dell’appoggio del marito della giovane donna.
L’incontro del giorno di preparazione ha visto coinvolti tutti i familiari insieme. Proprio come nel caso precedente si è usata questa fase per spiegare e discutere i parametri dei nostri rispettivi ruoli e le ragionevoli aspettative.
Il giorno seguente, la giovane donna arrivò a casa dei genitori per una visita particolare, apparentemente per condividere le sue idee e chiarire il suo impegno.
La mia presenza fu, come al solito, un’assoluta sorpresa.

La donna non si aspettava neanche la presenza di suo fratello, di sua cognata e di suo marito.
Tutti i telefoni e gli accessi ad Internet in casa erano stati disattivati.
Dopo alcune ore di conversazione, la giovane donna si agitò visibilmente e protestò per questo “attacco” alle sue credenze. La rassicurai dicendole che nessuno dei presenti voleva criticare la sua fede cristiana, ma piuttosto il comportamento del gruppo e del suo leader.
La donna si calmò.
Al termine del primo giorno di lavoro, con circa 8 ore di discussione, la giovane donna acconsentì a pernottare nella casa della sua famiglia, a spegnere il cellulare e consegnarlo a sua madre. Le chiedemmo anche di non tentare di comunicare o di entrare in contatto con gli esponenti del gruppo. Accettò queste condizioni su pressione dei familiari e del marito.
Abbiamo trascorso una giornata intera a discutere sulla definizione di culto, sui culti storici e su quanti di essi si possano considerare “fondati sulla Bibbia”. Poi si sono individuati i parallelismi tra questi ultimi e il gruppo “[T] Il richiamo di Dio”.
Per esempio, si è discusso di David Koresh e i Davidiani Waco, poiché Koresh aveva storicamente rivendicato speciali rivelazioni da parte di Dio.
Jim Jones aveva un debole per la deformazione delle Scritture, usandole per manipolare i suoi seguaci. Abbiamo parlato, in maniera un po’ più dettagliata, di Jonestown e dei cosiddetti “Davidiani” che seguivano Koresh.
Il giorno successivo venne dedicato all’esame della riforma del pensiero e delle tecniche di persuasione coercitiva, ma in particolare del loro possibile uso nel contesto dei culti fondati sulla Bibbia.
Abbiamo guardato e discusso documentari in DVD sui Davidiani Waco e Jonestown.
Abbiamo anche ragionato su come la mancanza di trasparenza finanziaria e di affidabilità sia tipica all’interno di tali gruppi: vale a dire, come nessuno tranne il leader sappia realmente dove va a finire il denaro.
Poi abbiamo visionato la relazione di un investigatore privato ingaggiato dalla famiglia.
La relazione comprendeva un elenco delle proprietà immobiliari del sig. R., alcune registrazioni contabili societarie e la sua recente dichiarazione dei redditi, di notevole consistenza. Tutte queste informazioni contraddicevano palesemente ciò che il sig. R. aveva raccontato al gruppo e le sue ripetute affermazioni di non essere spinto dall’avidità.
Infine, l’ultimo giorno ciascun familiare condivise le sue particolari preoccupazioni riguardo al gruppo e alla sua influenza sul comportamento della giovane donna.
I genitori espressero il loro dolore per la sua recente decisione di interrompere la comunicazione con loro. Spiegarono che, indipendentemente dalle credenze della figlia, l’avrebbero sempre amata e non riuscivano a capire perché lei avesse deciso di troncare i rapporti.
Suo fratello parlò dei lunghi mesi senza contatti con lei e di come ne avesse sentito la mancanza.
In conclusione, il marito spiegò come l’impegno della moglie nel gruppo sembrasse preminente rispetto ad ogni altra considerazione pratica, compresi il matrimonio e la cura dei figli.

Negli ultimi due giorni la giovane donna ha posto sempre più domande critiche.
Il terzo giorno ha cominciato a divulgare informazioni rilevanti, riservate e sconosciute riguardo al gruppo. Ha parlato di altre persone con matrimoni in crisi e figli trascurati. La giovane donna spiegò anche che un seguace estremamente devoto era stato costretto alla bancarotta, e lei sospettava che questo fosse dovuto in parte agli eccessivi contributi in denaro elargiti al gruppo.
Queste rivelazioni costituivano la prova che l’influenza e il controllo del gruppo stavano svanendo.
Alla fine, la principale preoccupazione della donna fu quella di avvertire gli altri affinché non si lasciassero coinvolgere nel gruppo.
Abbiamo discusso della possibilità di condividere le informazioni attraverso la bacheca dell’Istituto Ross e di contattare altre persone nei primi stadi del coinvolgimento nel gruppo.
La giovane donna ha concluso definitivamente il suo impegno con “[T] Il richiamo di Dio”.

 

 

Falun Gong

Una donna di 36 anni, sposata e madre di 4 bambini tutti d’età inferiore ai 10 anni, si trovò coinvolta nel gruppo Falun Gong essendovi giunta tramite un’amica.
Inizialmente, vedeva il gruppo come un’opportunità di fare esercizio fisico e tenersi in forma.
Comunque, a poco a poco, l’organizzazione manipolò la sua mente e progressivamente condizionò le sue personali convinzioni religiose.
La giovane donna aveva un retroterra ebraico rigorosamente ortodosso. Tutta la sua famiglia era devota ad una nota setta ebraica cassidica. La loro osservanza prevedeva un severo regime alimentare, il rispetto del sabato ebraico, rigide direttive sull’abbigliamento e i rapporti tra uomini e donne.
Suo marito e i suoi familiari rimasero sconvolti quando scoprirono il suo impegno con Falun Gong, che essi giustamente vedevano come una contraddizione rispetto alle radicate tradizioni familiari e alle credenze religiose a loro care.

Arrivai all’incontro preliminare un giovedì mattina. L’incontro si svolse a casa di suo fratello, dove la famiglia aveva concordato di vedersi per la festività del sabato, che comincia al tramonto del venerdì e finisce al tramonto del giorno successivo.
Agli Ebrei ortodossi che osservano la festività del sabato è vietato usare apparecchi elettrici o dispositivi elettronici, durante il sabato stesso. Allo stesso modo, è vietato usare qualunque mezzo di trasporto. Avevamo concordato che il momento migliore per attuare l’intervento fosse il sabato, in una casa privata, sfruttando le rigide regole che avrebbero precluso ogni comunicazione esterna con i membri di Falun Gong.
All’incontro preparatorio erano presenti i genitori della giovane donna, suo marito e suo fratello. I genitori erano arrivati in aereo da […] e l’intervento ebbe luogo a […].

Tutti i presenti erano molto preoccupati che se il coinvolgimento della donna con Falun Gong fosse continuato, si sarebbe arrivati certamente al divorzio e ad una battaglia per l’affidamento dei bambini.
Il venerdì sono arrivato a casa del fratello poco prima del tramonto.
La famiglia mi ha presentato come esperto esterno e consulente. Ci siamo seduti tutti comodamente e abbiamo cominciato la discussione.
Ho dettagliato meglio il mio curriculum e l’obiettivo del nostro incontro.
Con tono dimesso la donna chiese ai familiari perché si rendesse necessario questo incontro, considerando che Falun Gong era un gruppo “innocuo” e “benigno”.
Ciascun familiare singolarmente spiegò le sue preoccupazioni.
I suoi genitori dissero che all’interno della famiglia c’era una tradizione di osservanza religiosa ebraico – ortodossa e non riuscivano a capire perché la figlia avesse apertamente rifiutato questo, abdicando al suo ruolo di madre ebraico – ortodossa.
Il fratello espresse un’analoga disapprovazione riguardo alle scelte della donna. Disse che per molti anni sua sorella era stata l’ispiratrice del suo coinvolgimento nel Giudaismo ortodosso.
Il marito fu il più pungente, affermando enfaticamente e chiaramente che si erano sposati con matrimonio ebraico, assumendo l’impegno reciproco di dar vita ad una famiglia ebraica e onorare i “Comandamenti di Dio”. Concluse che la moglie aveva infranto quei giuramenti e ignorato le sue promesse.

Ripetutamente la donna rassicurò i presenti che Falun Gong non era una scelta religiosa, ma piuttosto una pratica di esercizio fisico, che non contraddiceva le sue credenze religiose.
Affermò anche che c’erano sempre stati dei problemi nel suo matrimonio e poi scoppiò in lacrime.
I familiari contraddissero la sua affermazione e dissero che sebbene nessun matrimonio sia perfetto, il suo sembrava piuttosto soddisfacente, fino all’approfondirsi del suo coinvolgimento in Falun Gong.
[…]
In conclusione della prima serata concordammo l’incontro per il giorno seguente.
Non ci fu bisogno di sollecitare l’impegno di non comunicare con il gruppo, in virtù delle regole della festività del sabato riguardo ai telefoni e/o alla comunicazione elettronica. E tutto in casa era stato disattivato.
La mattina seguente la nostra discussione si concentrò sulla definizione di culto e fino a che punto Falun Gong rientrasse nei canoni.
Parlammo del ruolo del “Maestro Li”, le sue pretese soprannaturali e il modo in cui la sua personalità permeava il gruppo.

Discutemmo anche delle pratiche di meditazione di Falun Gong e del processo di induzione in trance.
Falun Gong incoraggiava, attraverso la suggestione, alterazioni dello stato di coscienza?
Alcuni degli esercizi del gruppo potevano essere considerati auto-ipnosi?
Come si potevano misurare oggettivamente i risultati soggettivi raggiunti attraverso Falun Gong?
Al di là degli aneddoti, c’erano dei risultati, prodotti da Falun Gong, che fossero scientificamente misurabili?
Come poteva Li Hongzhi giustificare le sue pretese soprannaturali?
Questi punti vennero discussi in tutta la mattinata e fino al pomeriggio.
All’avvicinarsi del tramonto, la giovane donna fece notare che, analogamente, neanche le rivendicazioni soprannaturali nel contesto del Giudaismo potevano essere provate.
I miracoli citati nella Bibbia accaddero realmente?
Mosè aprì il Mar Rosso?
E che dire dell’Arca di Noè?
Quali racconti della Bibbia furono eventi storici ed effettivamente provati?
Poi chiesi alla donna se intendesse dire che le pretese soprannaturali di Falun Gong dovessero essere interpretate come rivendicazioni religiose basate sulla fede.
Lei non rispose prontamente.
Insistendo sull’argomento, le chiesi precisamente se volesse dire che le rivendicazioni di Li Hongzhi fossero di tipo religioso. E se lo erano, allora come poteva lei aderire contemporaneamente a due diversi sistemi di credenze religiose?
Discutemmo anche le affermazioni razziste fatte dal sig. Li.
Parte della sua spiegazione in merito includeva una cosmologia con varie divinità assegnate alle varie razze.
Misi in evidenza il problema dell’adesione a due sistemi di credenze contemporaneamente, specialmente se in aperta contraddizione. Vale a dire: mentre il Giudaismo è monoteista, Falun Gong non lo è.
Come faceva lei a conciliare le due cose?
Le chiesi anche se era giusto che Falun Gong l’avesse deliberatamente ingannata nella procedura di reclutamento, nascondendo e/o camuffando il fatto che esso è un sistema religioso e non semplicemente una pratica di esercizio fisico. Non meritava di conoscere tutti i fatti prima di coinvolgersi sempre più nel gruppo?

Al tramonto sembrò trovarsi in imbarazzo.
La giovane donna insisteva nel sostenere che in qualche modo il suo impegno in Falun Gon fosse possibile senza alcun conflitto.
Poi promise al marito e ai familiari che i suoi figli sarebbero cresciuti in una “casa ebraica”.
Successivamente ho ribadito che il monoteismo era l’aspetto più importante nel Giudaismo e quindi era il fondamento di una “casa ebraica”. E come riusciva lei a conciliare questo con gli insegnamenti del Maestro Li?
Fu una specie di disastro.
A questo punto la giovane donna rifiutò di continuare a parlare e disse che la nostra discussione doveva essere conclusa.
Alla fine tutti concordarono nel rispettare i suoi desideri e terminare l’intervento, ma con l’intesa che la coppia avrebbe partecipato ad incontri con un consulente matrimoniale professionista.
La giovane donna acconsentì anche a concludere il suo impegno con Falun Gong e/o chiunque fosse associato al gruppo. Però, successivamente, le sue azioni sembravano indicare che questa promessa non fu completamente mantenuta.

 

Il centro della Kabbalah

Una famiglia ebrea […] decise, dopo molti anni di partecipazione attiva, di porre fine all’impegno in un gruppo controverso noto come “Il centro della Kabbalah”.
Questa organizzazione è guidata dal rabbino Philip Berg, da sua moglie Karen e dai loro figli Michael e Yehuda Berg.
Il Centro della Kabbalah non è ufficialmente riconosciuto dai leader della comunità ebraica organizzata, né è generalmente considerato molto credibile nella più ampia comunità di studiosi della Kabbala.
Invece, il Centro della Kabbala è stato spesso definito “culto”.
Il padre e la madre avevano allevato i figli all’interno del gruppo. Quando ne uscirono, i loro figli più giovani, adolescenti, prontamente lasciarono anch’essi il gruppo. Invece la loro figlia più grande rifiutò di andarsene. Insisteva nel dire che i suoi genitori avevano fatto un errore a separarsi dall’organizzazione.
Fui contattato per un intervento finalizzato a far uscire la figlia adulta dal gruppo.
Ci incontrammo diverse volte per la fase preparatoria.
Alla fine ci riunimmo per l’ultimo incontro di preparazione il giorno prima dell’intervento prestabilito. Erano presenti i genitori, una zia e uno zio ed un ex membro del Centro della Kabbala.
Nel nostro incontro prefigurammo che la figlia avrebbe avuto maggiore intesa con lo zio.

Entrambi i genitori avevano litigato varie volte con la figlia, per più di un anno, a causa del suo protratto coinvolgimento nel gruppo.
Ma suo zio non aveva mai criticato il Centro della Kabbala.
Discutemmo in particolare dell’importanza di bloccare la comunicazione con il gruppo e la sua conseguente influenza per il periodo di tempo in cui saremmo stati insieme, il che si era dimostrato un problema per il suo comportamento precedente.
Sperammo che la figlia condividesse una camera con sua zia nell’albergo in cui stava per svolgersi l’intervanto.
I suoi genitori sarebbero stati in una camera nello stesso piano.
Sùbito dopo l’inizio dell’intervento, la mattina seguente, la giovane donna ebbe una reazione rabbiosa. Era furiosa con i genitori perché non l’avevano avvertita dell’incontro in anticipo.
Spiegai che questa era stata una mia decisione, per le preoccupazioni sul perdurante condizionamento e sulla potenziale interferenza da parte del Centro della Kabbala.
Trovò questo molto difficile da accettare e si precipitò fuori dalla stanza.
Suo zio la seguì fin nella hall e alla fine la convinse a tornare in camera e sedersi.
Un’ ex seguace del Centro della Kabbala condivise le sue esperienze. Una volta faceva parte dello staff, sebbene la sua retribuzione comprendesse poco più che vitto e alloggio, senza altri vantaggi significativi, quali un’assicurazione per la copertura sanitaria.
L’ex seguace spiegò come i membri dello staff venissero sfruttati dai leader. Offrì anche una visione interna del duro trattamento spesso sopportato per lo stile estremamente autoritario dei Berg.
Discutemmo la definizione di culto e come il Centro della Kabbala sembrasse rientrare in quei canoni.
Invece, il Centro della Kabbala è stato spesso definito “culto”.
Il padre e la madre avevano allevato i figli all’interno del gruppo. Quando ne uscirono, i loro figli più giovani, adolescenti, prontamente lasciarono anch’essi il gruppo. Invece la loro figlia più  grande rifiutò di andarsene. Insisteva nel dire che i suoi genitori avevano fatto un errore a separarsi dall’organizzazione.
Fui contattato per un intervento finalizzato a far uscire la figlia adulta dal gruppo.
Ci incontrammo diverse volte per la fase preparatoria.
Alla fine ci riunimmo per l’ultimo incontro di preparazione il giorno prima dell’intervento prestabilito. Erano presenti i genitori, una zia e uno zio ed un ex membro del Centro della Kabbala.
Nel nostro incontro prefigurammo che la figlia avrebbe avuto maggiore intesa con lo zio.
Entrambi i genitori avevano litigato varie volte con la figlia, per più di un anno, a causa del suo protratto coinvolgimento nel gruppo.
Ma suo zio non aveva mai criticato il Centro della Kabbala.

Discutemmo in particolare dell’importanza di bloccare la comunicazione con il gruppo e la sua conseguente influenza per il periodo di tempo in cui saremmo stati insieme, il che si era dimostrato un problema per il suo comportamento precedente.
Sperammo che la figlia condividesse una camera con sua zia nell’albergo in cui stava per svolgersi l’intervanto.
I suoi genitori sarebbero stati in una camera nello stesso piano.
Sùbito dopo l’inizio dell’intervento, la mattina seguente, la giovane donna ebbe una reazione rabbiosa. Era furiosa con i genitori perché non l’avevano avvertita dell’incontro in anticipo. Spiegai che questa era stata una mia decisione, per le preoccupazioni sul perdurante condizionamento e sulla potenziale interferenza da parte del Centro della Kabbala.
Trovò questo molto difficile da accettare e si precipitò fuori dalla stanza.
Suo zio la seguì fin nella hall e alla fine la convinse a tornare in camera e sedersi.
Un’ ex seguace del Centro della Kabbala condivise le sue esperienze. Una volta faceva parte dello staff, sebbene la sua retribuzione comprendesse poco più che vitto e alloggio, senza altri vantaggi significativi, quali un’assicurazione per la copertura sanitaria.
L’ex seguace spiegò come i membri dello staff venissero sfruttati dai leader. Offrì anche una visione interna del duro trattamento spesso sopportato per lo stile estremamente autoritario dei Berg.
Discutemmo la definizione di culto e come il Centro della Kabbala sembrasse rientrare in quei canoni.

La discussione seguente fu incentrata sulla riforma del pensiero e sulle tecniche di persuasione coercitiva.
A turno sia i genitori, sia l’ex seguace esponevano i loro ricordi personali sul Centro della Kabbala e le loro specifiche esperienze, che io poi mettevo a confronto con le tecniche coercitive di persuasione.
Nel corso della giornata, man mano che la discussione continuava, c’erano periodiche esplosioni d’emotività, e la figlia lasciò nuovamente la stanza in preda all’ira.
Suo zio la seguì rapidamente, le parlò lungamente nella hall, e infine rientrarono in camera insieme.
Questo accadde per circa tre volte.
Infine, dopo 8 ore di discussione intervallate da queste periodiche esplosioni, concludemmo la prima giornata.
Ma la figlia rifiutò di stare con la zia o con chiunque altro in albergo.
Alla fine acconsentì a rimanere a casa dello zio a […].
Tutti concordammo di ricominciare la mattina seguente. E la figlia in particolare acconsentì a non comunicare in alcun modo con il Centro della Kabbala, nel frattempo.
Comunque, la mattina dopo se n’era andata.

Suo zio l’aveva lasciata sola in casa quando era andato ad accompagnare i suoi due figli a scuola.
Evidentemente, sùbito dopo che lui era uscito, la donna aveva contattato il Centro e poi era scappata via.
Successivamente, per diversi mesi, la figlia si allontanò dalla casa familiare, rifiutò di incontrare i genitori e invece andò a vivere con un seguace del Centro della Kabbala.
Oggi la figlia continua ad essere membro del Centro nonostante le preoccupazioni dei suoi familiari, anche se le comunicazioni con loro sono riprese e molto migliorate.

 

Conclusione
Spero che questa spiegazione essenziale del mio approccio d’intervento / deprogrammazione sia servita ad una migliore comprensione della procedura.

La deprogrammazione nelle sue varie forme è sostanzialmente durata più di 30 anni negli Stati Uniti, in quanto è l’unico approccio sistematico più efficace per interrompere il condizionamento strategico di un culto attraverso una procedura d’intervento.
Come avete potuto vedere dal breve profilo dei casi presentati, questo processo è difficile e non sempre ha buona riuscita.
E’ mia speranza che lavorando insieme, confrontando i vari approcci, condividendo le nostre conoscenze generali e le informazioni rilevanti, si possa rendere un servizio migliore alle molte persone e alle rispettive famiglie pesantemente condizionate dai culti distruttivi.
—————————————
Ringraziamo Rick Alan Ross, che ci ha permesso di tradurre questo suo intervento:
“You may translate my article regarding cult deprogramming. But full attribution and copyright
notice must be posted. Copyright © 2010 Rick Ross”
L’originale è al seguente indirizzo
http://www.cultnews.com/?p=2421 )
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La deprogrammazione dai culti: un esame della procedura d’intervento
Giovedì 13 Gennaio 2011 16:44 -
© Traduzione in italiano a cura di Lidia De Stefanis –Editing di Lorita Tinelli – CeSAP, 2011

 
 

“Sciogliere le Catene”

26 gen

Un estratto dal secondo libro di Steven Hassan “Sciogliere le catene: verso l’acquisizione di un pensiero autonomo” (FOM Press, 2000).

Capitolo 7

Comprendere le credenze e le tattiche dei gruppi distruttivi

DISTINGUERE L’INFORMAZIONE DALLA DISINFORMAZIONE

Per scoprire la verità, si deve poter distinguere tra l’informazione attendibile e la disinformazione fuorviante. Questa capacità è di particolare importanza quando si cercano informazioni sui gruppi distruttivi, perché uno dei modi in cui un gruppo si difende è proprio la diffusione di menzogne e la riduzione del confine tra realtà e finzione. Fino alla fine degli anni ’70, la questione del controllo mentale si intrecciava, agli occhi del pubblico, con l’argomento della deprogrammazione forzata. Ciò era in parte dovuto ad una campagna mediatica costosissima, finanziata dai principali gruppi distruttivi, nel tentativo di spiazzare i critici e distogliere il dibattito dai gruppi stessi. Questo dipendeva anche dal fatto che i deprogrammatori agivano, in molti casi, come giustizieri “fai da te”. Nella campagna propagandistica, i gruppi hanno etichettato la deprogrammazione come “la più grande minaccia alla libertà religiosa”. Nelle conferenze, nel materiale di diffusione – opuscoli e volantini – e nei siti web relativi ai gruppi, i deprogrammatori vengono dipinti come avidi malfattori che legano le loro vittime alla sedia, malmenandole e usando ogni tipo di violenza, fino a che queste non rinneghino le loro credenze religiose.

La Rete d’Informazione sui Gruppi distruttivi passa di mano

La Rete d’Informazione sui Gruppi distruttivi (la sigla in Inglese è CAN), la più grande organizzazione di base per le famiglie che hanno un loro caro coinvolto nei gruppi, fu da questi falsamente dipinta come un manipolo di fascisti che volevano privare le persone del diritto alla libertà religiosa. Nel 1994 , CAN perse una delle tante cause per molestie intentate dai membri dei gruppi in tutto il Paese, e la condanna dei giudici ad un risarcimento di 1875 milioni di dollari costrinse l’organizzazione a ricorrere al tribunale fallimentare. Di conseguenza, il nome CAN, il numero di casella postale, il numero telefonico di pronto intervento, e il “marchio” vennero venduti all’asta, per 20000 dollari, a Steven Hayes, membro della Chiesa di Scientology. CAN è ora parte del problema. Il lupo indossa i vestiti della nonna. Se si telefona al numero della CAN oggi, molto probabilmente risponderà un membro del gruppo distruttivo, anche se costui non rivelerà la sua affiliazione. Qualunque informazione fornita dai familiari potrebbe essere usata contro di loro nei loro sforzi di liberare il loro caro. Il sito web della CAN (cultawarenessnetwork.org) dice di essere stato attivato dalla Fondazione per la Libertà Religiosa e nega l’esistenza del controllo mentale. Il sito CAN offre un ambiguo coacervo di verità, mezze verità e menzogne, tentando altresì di affermare l’equazione “anti-gruppo = anti-religioso”. Quando un appartenente ad un gruppo visita il sito della CAN, le fobie nei confronti dei deprogrammatori, instillate dal gruppo stesso, ne escono rafforzate.

Ci sono molti altri siti web creati per rafforzare l’opera dei gruppi distruttivi, tesa a reclutare e indottrinare persone dappertutto.

Una delle tattiche di disinformazione più comuni usate dai gruppi distruttivi è il falso ragionamento noto come “il fantoccio di paglia”, in cui una persona indebolisce la posizione del suo avversario travisandone le argomentazioni e attaccando un indifendibile “fantoccio di paglia”, anziché puntare sulle questioni reali. Per esempio, i gruppi distruttivi spesso creano una falsa immagine del controllo mentale come forza misteriosa che può sopraffare chiunque in qualunque situazione. Ovviamente, questo fantoccio di paglia “tutto o niente” è più facile da abbattere rispetto alle fondate ed efficaci posizioni assunte da professionisti ben documentati ed esperti: se il controllo mentale non è mai assoluto, può tuttavia avere conseguenze devastanti.

Io metto in discussione le ragioni di qualunque individuo o gruppo che assuma la posizione estrema secondo cui in nessun caso le persone possono essere indotte, attraverso la manipolazione, ad adottare nuove credenze. A chi giova l’idea che il controllo mentale sia poco vincolante? Se il controllo mentale non è altro che un trucco, perché Philip Zimbardo, docente ed ex Presidente dell’Associazione Psicologi, tiene un corso intitolato “La Psicologia del Controllo Mentale” presso l’Università di Stanford?

I propagandisti dei gruppi distruttivi amano tentare di convincere i loro membri del fatto che il controllo mentale non è riconosciuto dai professionisti della salute mentale. Una semplice obiezione è quella di citare il DSM – IV, il manuale diagnostico dell’Associazione Psichiatrica Americana, che menziona espressamente i gruppi distruttivi e il lavaggio del cervello in 300.15, Disturbo Dissociativo NOS. Ovviamente, si possono anche citare le recensioni favorevoli del libro “Combattere il Controllo Mentale dei Gruppi Distruttivi” in The Lancet e in The American Journal of Psychiatry, del 1990.

Un’altra tattica cara agli addetti alle pubbliche relazioni per i gruppi distruttivi è quella di citare in maniera distorta le decisioni legali che coinvolgono i gruppi stessi. Quando parlate con i vostri cari, chiedete loro il caso, la citazione e, meglio ancora, la sentenza ufficiale. Quando si tratta di decisioni legali, è meglio chiedere ad un avvocato che abbia familiarità con il contenzioso relativo ai gruppi distruttivi di aiutarvi ad acquisire i documenti, per poterli mostrare e spiegare al seguace.

Difensori dei gruppi distruttivi

Oltre che dalla propaganda per il gruppo, la disinformazione viene diffusa dai membri stessi dei gruppi, così come dai difensori di questi ultimi, che usano la libertà religiosa come giustificazione per l’esistenza dei gruppi con controllo mentale.

Alcuni ricercatori di alto profilo hanno accettato denaro o altri vantaggi dai gruppi che essi stavano studiando. Per esempio, il Washington Post ha riportato che Aum Shinrikyo ha offerto il pagamento del viaggio in aereo, dell’alloggio e di altre spese essenziali, a quattro americani che erano venuti a difendere il gruppo quando la polizia giapponese aveva cominciato ad indagare su un attentato con uso di gas velenosi nella metropolitana di Tokyo, nel 1994.

 

Uno di questi americani era J. Gordon Melton che scrive libri e articoli sulle nuove religioni e che ha alle spalle una storia di difensore dei gruppi controversi, come il Jim Jones’ People’s Temple.

Quando, nel 1988, gli fu chiesto di pronunciarsi sul gruppo di Jim Jones, Melton disse: “Non si tratta di un gruppo distruttivo. E’ un gruppo cristiano rispettabile, allineato”. Melton compare anche nell’elenco online dei Referenti professionisti, curato dalla Rete d’Informazione sui Gruppi Distruttivi. In un recente numero di Nova Religio, Benjamin Zablocki, docente presso la Rutgers University (New Jersey, N.d.T.) e studioso trentennale dei gruppi distruttivi, ha spiegato come il finanziamento di questi ultimi spesso crei faziosità negli studi sui gruppi controversi.

 

I difensori dei gruppi confondono il pubblico promuovendo una visione primitiva, meccanica, del controllo mentale. Essi diffondono anche un’immagine poco fedele dei punti di vista sia di coloro che criticano i gruppi, sia degli ex seguaci. Un’argomentazione diffusa tra i difensori dei gruppi è che la testimonianza degli ex membri, o apostati, non dovrebbe essere considerata attendibile, perché queste persone possono essere state condizionate, nel giudizio, dal fatto che sono uscite dal gruppo. Secondo Melton, gli ex membri ostili invariabilmente deformano la verità. Essi alterano le proporzioni dei fatti irrilevanti e trasformano questi ultimi in eventi di grave portata. Paradossalmente, i difensori dei gruppi sembrano ignorare la possibilità che le testimonianze dei seguaci e dei leader siano di parte.

Quando il libro “Combattere il Controllo Mentale dei Gruppi distruttivi” fu pubblicato per la prima volta nel 1988, io divenni uno dei bersagli più evidenti delle campagne di disinformazione sull’argomento. Vi sono leader dei gruppi che indottrinano i loro seguaci inducendoli a considerare pericoloso parlare con me e perfino leggere il mio libro. Scientology ha un “Dossier Agent Deading” che mi riguarda. Questa cartellina contiene materiale mirante ad “uccidere” la mia immagine di persona rispettabile. Innumerevoli volte sono stato minacciato di denuncia e ho perfino ricevuto minacce di morte dai membri dei gruppi. Svariati tra questi, come i Moonies, dicono ai loro seguaci che io sono un agente di Satana. Specifiche fobie sul mio conto sono state impiantate nelle menti dei seguaci. Gli adepti vengono indottrinati ed indotti a credere che Steven Hassan sia un deprogrammatore che appoggia e frequenta persone che rapiscono, malmenano e torturano i seguaci delle nuove religioni finché questi non abiurino la loro fede in Dio. I siti web dei gruppi mi dipingono come un malvagio fazioso anti-religioso che mira a distruggere la libertà di culto.

Quando un membro di un gruppo rivolge una tale accusa a chiunque critichi il gruppo stesso, io consiglio alla famiglia di chiedere conferme: “Dacci le prove. I tuoi leader hanno circostanziato le accuse con nomi, date e luoghi? Le accuse sono state catalogate e conservate?” I leader del gruppo non vogliono che le loro accuse siano vagliate o messe in discussione. I familiari e gli amici dovrebbero chiedere di parlare con gli individui che hanno scritto dichiarazioni ufficiali negative. Si possono porre domande, e i fatti si possono comunicare. La fobia della deprogrammazione può essere smontata pezzo per pezzo, portando alla luce le menzogne e l’inganno. Questa è una strategia essenziale ed efficace per favorire la prova dei fatti.

 

Un padre: “Sto consultando il sito web del gruppo, e vi sono pagine che criticano il dr. Robert Lifton, il dr. Louis West e la dott.ssa Margaret Singer. Di che cosa si tratta? Come possiamo stabilire se questa informazione è dannosa o utile?”

Quando valutate qualunque informazione, chiedetevi:

v Qual è la fonte della critica?

v Come viene finanziata?

v Chi, esattamente, sta rivolgendo le accuse?

v Quali sono le credenziali verificabili di questa persona?

v Qual è la sua posizione nella comunità accademica e scientifica?

v Quale formazione ha? Quale esperienza? Quale reputazione?

v Che cosa ha pubblicato questa persona?

v Avete letto la sua produzione?

v Riuscite a capire ciò che lui / lei dice?

v Quando gli / le ponete domande, risponde onestamente e responsabilmente?

Da molti anni conosco il dr. Lifton, il dr. West, ormai defunto, e la dott.ssa Singer. Se da una parte non condivido tutto ciò che hanno scritto o fatto, nutro grande rispetto per i loro contributi positivi – e sono stati considerevoli – per l’umanità.

Essi erano tutti ufficiali dei servizi segreti militari degli Stati Uniti : avevano studiato il lavaggio del cervello, nella sua versione cinese, negli anni ’50 e tutti hanno avuto il coraggio necessario per attestare pubblicamente che un tale fenomeno esisteva. Leggete per conto vostro l’informazione e la disinformazione su questi individui. Formatevi un’opinione vostra. Noi americani tendiamo a non capire che i nostri diritti costituzionali non significano nulla se non siamo disposti a farci valere e ad affermarli con vigore. I gruppi distruttivi spingono molti di noi ad agire perché hanno rivelato la tendenza a privare le persone dei loro diritti. Parlando a titolo personale, io mi rifiuto di rinunciare ai miei diritti. Le storie di abuso, tradimento, molestie, intimidazione, paura, disgregazione familiare, abbandono dei figli, rovina finanziaria, devastazione personale ed emotiva che ho sentito da così tanti ex seguaci nel corso degli anni mi spingono a lottare, dandomene la forza. Credo che una delle strategie più efficaci per contrastare la disinformazione e la calunnia sia quella di aiutare gli ex membri a raccontare la loro storia, ed incoraggio gli ex seguaci che leggono questo libro a fare ciò per il loro bene e per il bene degli altri. Consiglio anche, a quanti hanno una persona cara in un gruppo distruttivo, di impegnarsi a scovare ex seguaci che abbiano storie da raccontare.

Credo ad ogni storia di un ex seguace senza sottoporla a verifica? No, certamente no. E’ possibile che alcuni ex membri esagerino le loro storie? Certamente. Credere che tutti gli ex seguaci siano credibili o che nessuno di loro lo sia sono entrambe posizioni troppo estreme. Io cerco di valutare la storia di ciascuno ed ottenere una verifica. Naturalmente, quando ci sono molte persone che raccontano esperienze simili relative ad un particolare gruppo, l’informazione di solito si rivela credibile. La maggior parte degli ex seguaci fanno sentire la loro voce con grande rischio personale e con poco o nulla da guadagnare, se non gli effetti terapeutici del farsi avanti per denunciare un’ingiustizia, e forse per aiutare gli altri.

Gli ex membri del gruppo e i loro amici e familiari sono dei sopravvissuti, e la loro testimonianza è la prova lampante che una persona può uscire da un gruppo distruttivo e continuare a condurre una vita serena e produttiva.

Sentire le loro parole solidali e incoraggianti può contribuire ad indicare ad un seguace confuso e insoddisfatto la strada per trasformarsi in un ex seguace più sicuro e contento. Esibendo l’altra faccia della medaglia, gli ex membri dimostrano al vostro caro che uscirne è una scelta possibile. Una volta che ciò appaia un’alternativa realmente percorribile, è generalmente solo una questione di tempo e la persona deciderà di lasciare il gruppo.

Traduzione di Lidia De Stefanis

 
 

Domande da fare prima di aderire ad un gruppo

26 gen

Impariamo ad essere dei bravi consumatori di ‘beni spirituali’

 

In quanto membri del movimento contro le sette che monitora le attività in corso delle sette, rispetto alla popolazione media siamo maggiormente consapevoli dell’importanza di porsi delle domande su come operano tali gruppi. Noi sappiamo che un gruppo, una setta o una chiesa possono presentarsi come positivi, ma in realtà celare altri obiettivi.

Gli autori di questo articolo comprendono acutamente, in quanto fuorusciti da sette loro stessi, l’importanza di formare la persona, nella nostra società, ad essere non soltanto un’accorta ‘material consumers (consumatrice di beni materiali), ma anche un’attenta ‘spiritual consumers’ (consumatrice di beni spirituali).

Pensiamo un momento alla quantità di energie che spendiamo nel ponderare le scelte negli acquisti che facciamo.

Spendiamo parecchio tempo cercando dati sul più sicuro monovolume in vendita, sul miglior pacchetto di software di gestione spese, sul fondo bancario più flessibile su cu investire e sul miglior centro di salute a cui iscriversi.

Ma ingenuamente e fiduciosamente affievoliamo il nostro senso critico quando è il momento di decidere delle scelte spirituali della nostra vita. Siamo “material consumers” resi esperti dal nostro vivere in una cultura di tipo capitalista. In ogni caso, dovremmo pensarci anche in veste di “spiritual consumers” prima di impegnarci troppo intensamente in una nuova setta, per un guru o per una comunità spirituale.

Abbiamo compilato una lista di domande tratta dalla nostra esperienza di fuorusciti dalle sette, che noi chiamiamo la nostra “20/20 hindsight List” (letteralmente: lista di 20/20 impedimenti alla vista). Sono domande che noi stessi, riflettendoci a posteriori, avremmo voluto aver chiesto come “spiritual consumers” prima di farci coinvolgere dai leaders spirituali e dalle comunità che ci hanno coinvolto. Non abbiamo cercato risposte a queste domande perché non avevamo il buon senso di farlo. Non abbiamo realizzato che è importante porsi questo genere di domande. Parte del motivo di questa ignoranza è da riferirsi alla nostra cultura. Cosa allora dell’educazione ricevuta dalla società ci impedisce di chiedere spiegazioni alle “autorità spirituali”?

Persino nei giorni dell’Era dell’informazione noi ci rapportiamo alla società rispettando le tradizioni e l’autorità.

In generale né il nostro sistemo educativo né quello familiare ci hanno insegnato a mettere in discussione l’autorità riconosciuta come tale. Piuttosto ci si aspetta che ci adeguiamo, che accettiamo gli ordini e che obbediamo a chi detiene il potere. Quando l’autorità ha buoni intenti e si limita a fornire sani modelli educativi, allora il rispetto è positivo. Ma quando l’autorità diviene perversa e manipolane, noi non siamo preparati a riconoscerla, sottraendoci alle discussioni.

 

Se la nostra cultura non ci ha formati ad essere accorti “spiritual consumers”, come possiamo allora proteggerci dallo sfruttamento delle sette? Per cominciare non è saggio prendere decisioni di adesione ad un gruppo quando siamo depressi o in una fase di transizione. In questi momenti siamo soli, più suggestionabili e meno scettici. Può capitare di essere vulnerabili quando ci allontaniamo da casa per la prima volta o alla rottura di una relazione affettiva, per esempio.

Questa vulnerabilità trova le sue punte massime nelle persone giovani, tra i 18 e i 30 anni, che rappresentano il target favorito dei ‘reclutatori’ delle sette. Man mano, questi giovani adulti si costruiscono la propria identità e i propri ruoli. Successivamente lavorano sulla loro intimità ed isolamento.

La “sfida” è quella di mantenere la propria individualità pur legandosi in relazioni interpersonali. Le sette vogliono adepti che siano malleabili in modo da poterli modellare in pseudopersonalità. In questo modo essi danno alla persona che sta cercando la sua identità una nuova identità già pronta e alla persona che sta cercando intimità, una comunità di amici già costruita, che eventualmente sostituisca la famiglia stessa.

Non ci vuole molto per rendersi vulnerabili alle sette. Cosa possiamo fare, allora, per modificare tutto ciò in modo da minimizzare l’influenza delle sette e fare opportune scelte su cosa credere e cosa no? La nostra speranza sta nell’educazione sul fare attenzione alle sette, nell’imparare a cosa fare attenzione quando si prende in considerazione un maestro o un gruppo.

Quella che segue è una lista di domande che noi avremmo voluto prendere in considerazione e porci prima di essere coinvolti dalle rispettive sette.

Noi speriamo che queste domande possano aiutare qualcuno a dire ‘NO’ laddove noi, ignari, abbiamo detto ‘SI’.

 

 

 

Questioni fondamentali da considerare al momento della scelta di un maestro spirituale

 

 

 

1) Quali credenziali possiede?

2) Come mantiene la sua autorità all’interno del gruppo o nelle relazioni interpersonali? Rivendica esclusivamente la facoltà e la competenza di trasmettere insegnamenti?

3) Potete criticare i suoi insegnamenti? Potete discutere il suo parere? Cosa accade se vi trovate in disaccordo con lui?

4) A chi fa capo il maestro? Se aveste delle lamentele da fare sul suo operato a chi potreste rivolgervi? Esiste un organismo di verifica della sua autorità?

5) All’interno dell’organizzazione chi stabilisce le regole? Chi le cambia? Con quale frequenza questo avviene? Che cosa accade quando qualcuno le infrange?

6) Quanto ci si aspetta che voi ‘rinunciate’ o ‘sacrifichiate’ per seguire il maestro? Ponetevi questa domanda prima di impegnarvi e siate il più specifici possibile

7) Gli adepti sono liberi di lasciare questo maestro o gruppo? Cosa capita a quelli che si allontanano?
8) Quando otterrete il riconoscimento dell’istruzione conseguita?

9) Il maestro in che modo fa riferimento alle persone che hanno lasciato il gruppo?

10) Il contatto con queste ultime è tollerato, scoraggiato o vietato?

11) Che atteggiamento assume il maestro riguardo il mantenere le proprie relazioni con amici, famiglia e soggetti al di fuori del gruppo?

12) Che atteggiamento mostra il maestro nei confronti delle persone al di fuori del gruppo in generale? Incoraggia ad essere tolleranti e comprensivi oppure critici ed elitari?

13) Vi sono tenute segrete delle cose? Vi sono porte chiuse a chiave, vi è limitato l’accesso ai telefoni o all’informazione in generale?

14) Il maestro insiste nell’affermare che il mondo va verso la fine nell’immediato futuro? Che prove adduce di ciò? Profeti e maestri hanno predetto ciò da secoli, ma siamo ancora qui. Il maestro utilizza questa profezia per intimorire o influenzare?

15) Il maestro vi ricorda ripetutamente di ascoltare il vostro cuore piuttosto che ragionare con la vostra testa? E se ciò accade, per quale motivo dovreste annullare il pensiero razionale per apprendere i suoi insegnamenti?

16) Il gruppo si dedica a pratiche di ‘alterazione della mente’?; per esempio: meditazione, canti, preghiere per lunghi periodi di tempo, periodi di veglia prolungata, attività incessanti, privazione di principi nutritivi quali le proteine, uso di farmaci? Di quali prove scientifiche, documentate è in possesso il maestro, tali da attestare che queste pratiche mettano gli adepti in condizione di raggiungere uno stato di coscienza più elevato?

17) Chiedete al maestro qual è il suo pensiero rispetto alla sessualità all’interno del gruppo. Se il celibato è prescritto rigidamente per l’adepto e chiedete se la stessa regola si applica anche al maestro. Se gli standard sono differenti, chiedete perché.

18) Chi paga le spese al leader e chi provvede al mantenimento del suo tenore di vita? Quest’ultimo è molto diverso da quello degli altri adepti?

19) E’ vostra responsabilità, da un punto di vista finanziario dare sempre di più per mantenere dei privilegi all’interno del vostro gruppo?

20) Esiste un resoconto annuale per il gruppo? Ogni chiesa benevola, ente di carità e organizzazione no-profit rende queste informazioni disponibili per chiunque ne sia interessato.

 

 

Queste domande sono state pensate con l’intento di aprire degli orizzonti da sondare. Molti maestri non risponderanno in modo diretto alle vostre domande. Vi incoraggiamo a condurre voi stessi ricerche e a vagliare attentamente il vostro maestro, il più minuziosamente possibile. Ricordate che il sottrarsi alle vostre domande dovrebbe farvi illuminare il semaforo rosso. Una sana comunità spirituale, chiesa o maestro incoraggerà le vostre domande sul gruppo. Atteggiamenti di diniego o segretezza dovrebbero darvi un’idea di cosa potrebbe riservarvi il futuro all’interno di quel gruppo.

Di Rosane Henry[1] e Sharon Colvin[2]

 

Traduzione di Ivano CAMPES, socio del CeSAP – Centro Studi Abusi Psicologici, con la collaborazione e supervisione della Dottoressa Lorita TINELLI

 


[1] Former cult member. E’ stata ‘cult educator’ per più di 10 anni. Lavora come terapeuta della famiglia e come consulente per problemi inserenti alle sette

[2] Former cult member, membro del movimento antisette per 7 anni. Facilitatore di numerosi gruppi di auto-aiuto in Colorado

 
 
 
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