Psicoterapia con ex-cultisti: quattro casi di studio e commenti

Lorna Goldberg, M.S.W., A.C.S.W. N. J. Institute
William Goldberg, M.S.W., A.C.S.W. Community Support Center Pomona, NY
Risultato immagini per psicoterapia
Abstract: La psicoterapia agli ex membri di una setta presenta problemi particolari per i professionisti della salute mentale. Sebbene la maggior parte dei cultisti appaia psicologicamente nella normalità, molti di coloro che cercano la psicoterapia dopo aver lasciato un culto hanno storie di psicopatologia, che precedono l’esperienza del culto. I professionisti della salute mentale che lavorano con queste persone dovrebbero essere sensibili all’impatto che i potenti ambienti di culto possono avere sulla presentazione della sintomatologia e sul corso della terapia. La presentazione della sintomatologia è spesso esacerbata da fattori all’interno dell’esperienza di culto. Il successo terapeutico richiede un esame dell’esperienza nel culto in modo da integrarla nella comprensione di se stessi da parte dei clienti. Temi e problemi comunemente osservati in molti membri del culto prima, durante e dopo il coinvolgimento del culto vengono esaminati in quattro casi campione.
Come terapeuti che hanno lavorato con un gran numero di ex membri del culto, gli autori hanno notato temi ricorrenti che sono comuni agli individui che hanno avuto l’esperienza di appartenenza al culto e il successivo reinserimento nella società. Questo documento illustrerà alcuni di questi temi facendo riferimento a quattro casi di studio. Tre dei quattro casi sono stati inizialmente presentati alla conferenza regionale congiunta della Cult Awareness Network e dell’American Family Foundation a Sturbridge, nel Massachusetts, nell’aprile 1987.
Questi casi sono stati scelti per essere inclusi in questo documento perché illustrano alcuni problemi comuni dei membri del culto e degli ex membri del culto. Le illustrazioni dei casi sono, naturalmente, distorte dal fatto che solo quattro individui sono stati profilati e tutti hanno cercato la terapia. Sarebbe quindi un errore concludere che tutti i cultisti e gli ex cultisti condividano tutti questi problemi. Va inoltre notato che i nomi e le altre caratteristiche identificative di queste persone sono state modificate al fine di proteggere la loro privacy.
“Jim”
Jim si unì a una setta new age all’età di vent’anni, mentre frequentava un college vicino a casa sua. Sebbene fosse brillante, si era molto scoraggiato per la scuola e si sentiva incerto sul suo futuro. Dopo il liceo decise di entrare in Marina. Aveva un’immagine idealizzata della vita al servizio, credendo che sarebbe stato in grado di viaggiare in tutto il mondo e vivere avventure emozionanti. La realtà della vita della Marina, tuttavia, era molto diversa. Ha sperimentato una schiacciante solitudine e si è sentito incapace di connettersi con altre reclute. Inoltre, poiché si è collocato in alto nelle prove iniziali, è stato incanalato in un’area che gli ha richiesto di lavorare più duramente che mai. Questo l’ha reso molto teso per la sua capacità di soddisfare i requisiti. Dopo un breve periodo di tempo, in preda al panico, è riuscito a lasciare la Marina per un tecnicismo legale.
Jim racconta di aver provato vergogna, imbarazzo e odio per se stesso per la sua percezione di aver “fallito” nella sua prima separazione da casa. Al suo ritorno a casa dei suoi genitori, si iscrisse a un college locale, dicendosi che “non c’era niente di meglio da fare“. Dopo alcuni mesi a scuola, conobbe Kathy, che all’epoca aveva trent’anni. Ella apparteneva a un gruppo new age,  vicino al college. A causa della sua intensa e immediata attrazione per lei e del suo forte desiderio di compiacerle, egli è stato coinvolto nel gruppo che lo ha fatto sentire importante e questo gli ha permesso di “dimenticare” i brutti sentimenti che aveva provato da quando aveva lasciato la Marina.
Il ruolo di Jim nel culto era simile al suo ruolo nella sua grande famiglia. Suo padre era una figura lontana per lui, che lavorava duramente per costruire una sicurezza economica per la sua famiglia di sei figli. Trascorreva spesso settimane lontano da casa in viaggi d’affari. La madre di Jim era sopraffatta e generalmente si sentiva sovraccaricata dalla necessità di prendersi cura della sua famiglia numerosa. Jim, il penultimo figlio, aveva un legame stretto con suo fratello, che era un anno più giovane. Insieme hanno trascorso la giovinezza a mettersi nei guai (per la disperazione della madre). In retrospettiva Jim ha creduto che questo fosse il suo modo di attirare la sua attenzione. Il primo ricordo di Jim è di aver viaggiato per la strada con la sua macchinina rossa quando aveva tre anni. All’improvviso apparve sua madre, estremamente turbata, perché aveva viaggiato per molti isolati da casa. In seguito ha sviluppato ricordi di aver generato problemi di ogni genere con suo fratello minore, dall’accendere fiammiferi nella loro camera da letto a giocare con l’amo a scuola. Crede che viaggiasse sempre troppo lontano e sempre verso una nuova sfida, e non c’era nessuno che potesse fermarlo o proteggerlo. Ritiene che  i suoi genitori hanno dato standard elevati ai loro figli, ma si è sempre sentito in difficoltà a raggiungere tali standard. A volte, quando era piccolo, si sentiva protetto da sua sorella maggiore, che spesso mostrava un interesse speciale per lui.
Kathy, dieci anni più grande, inizialmente gli ricordò questa premurosa sorella maggiore. Nella sua adolescenza era  stato pesantemente coinvolto nel “fumo”, insieme ad altre sperimentazioni farmacologiche. Dopo il liceo e prima della Marina, era andato con due amici in Europa per l’estate. Mentre era lì, si era trovato in una situazione potenzialmente pericolosa con gli spacciatori, dopo aver tentato di acquistare erba. Questo “spavento” aveva accorciato il suo viaggio di diverse settimane.
Nella setta Jim aveva stretto uno legame profondo con Kathy e spesso aveva cercato di convincerla ad allearsi segretamente con lui contro l’autorità del leader. Questo ricordava il suo comportamento con suo fratello. Jim era visto come il “ragazzaccio” del gruppo. I suoi giorni più soddisfacenti furono quando lui e Kathy furono incaricati di occuparsi di una società di ristorazione gestita dal gruppo. Per la prima volta nella sua vita, si era sentito competente e in grado di completare il compito da svolgere. Dopo circa un anno, tuttavia, il leader chiese a Jim e Kathy di lasciare l’attività per organizzare un nuovo centro per il gruppo in uno stato vicino.
Una volta che Jim e Kathy si trasferirono nella nuova postazione, iniziarono i loro problemi. Senza la struttura del gruppo e l’autorità del leader il loro essere uniti in fedeltà e segreta disobbedienza contro, fece venir meno la relazione tra Jim e Kathy. Jim iniziò a sentirsi gravato dalla responsabilità di guadagnarsi da vivere per se stesso e per Kathy, nonché dalla necessità di reclutare nuovi membri per il gruppo. Quando il leader gli chiese  di vendere cosmetici, decise che farlo sarebbe stato troppo umiliante. Aveva sempre percepito la tendenza del leader di  “eviare” i seguaci maschi, per apparire più potente e desiderabile per le donne. Tuttavia, questa fu l’ultima goccia. L’apice della rabbia di Jim e i dubbi sul gruppo giunsero con questa umiliante richiesta. Ciò permise  a Jim di abbandonare precipitosamente il culto.

Jim convinse Kathy a tornare con lui nella sua città natale, dove affittarono un appartamento e trovarono lavoro come commessi. La sua relazione con Kathy divenne sempre più problematica. Il gruppo non si prese più cura di lui. Era preoccupato per la sua capacità di soddisfare le sue esigenze lavorative e pieno di risentimento per il fatto che avrebbe dovuto prendersi cura di lei e di se stesso. Kathy, che si sentiva in colpa e depressa per aver lasciato il culto, incolpava Jim. Ciò ha portato a lotte tempestose. Dopo alcuni mesi, decisero di lasciarsi e, subito dopo, Kathy incontrò e sposò un altro uomo.

A questo punto Jim cercò una terapia. Inizialmente, era molto depresso e arrabbiato per essere stato sostituito così rapidamente. Desiderava ardentemente la sua ex fidanzata e ci pensava continuamente. Non era interessato a uscire con nessun’altra. Si sentiva “usato” e messo da parte.

La terapia inizialmente si concentrava sull’aiutare Jim a distinguere la sua vera relazione con Kathy dalla relazione idealizzata, influenzata dalla sua esperienza di gruppo. I suoi ricordi idealizzati erano incentrati sul lavorare con lei per creare un mondo migliore attraverso la loro fedeltà al gruppo. In realtà, quando lasciarono il gruppo, la loro relazione  rapidamente andò in pezzi. Il gruppo non provvedeva più a prendersi cura di loro ed egli doveva guadagnarsi da vivere e affrontare le ansie riguardo al sostenere se stesso e la sua ragazza. Cominciò a sentirsi incapace di soddisfare le sue richieste e che sarebbe fuggito da lei per fumare erba, un modello di comportamento a cui aveva fatto ricorso prima del suo coinvolgimento nel culto. Questo l’avrebbe turbata, e lei avrebbe chiesto che si fermasse. Kathy non era più inconsciamente vista come il fratello che si sarebbe unito a lui in disobbedienza a sua madre. Con la terapia, Jim iniziò a vedere come, una volta uscito dal culto, aveva iniziato a sperimentare inconsciamente Kathy come sua madre. Ogni volta che Jim sentiva che sua madre gli stava facendo delle richieste, si rifiutava di essere “controllato” da lei e si comportava male alle sue spalle. Inoltre, dopo la loro partenza dal gruppo, Jim e Kathy dovevano confrontarsi a vicenda con la forza dell’altro. Mentre riemergevano le loro personalità pre-settarie, scoprirono che non avevano più valori e obiettivi comuni.

In terapia, Jim ha esaminato il suo forte desiderio di essere curato, che derivava dal suo dubbio sulla sua capacità di gestirsi da solo. Ciò ha portato al suo coinvolgimento con la Marina, la sua ragazza e il culto. Nel corso del tempo, ha iniziato a sentire di poter contare sulle proprie risorse e di riuscire da solo. Ha trascorso quasi quattro anni di successi presso un’università vicino a casa sua, testando diversi corsi in relazione a future carriere. Recentemente è stato accettato in un programma di laurea presso la sua università e in parte grazie al suo duro lavoro è riuscito ad ottenere  buoni voti. Ma è stato anche accettato perché la sua partecipazione attiva a scuola ha ottenuto il riconoscimento e il sostegno di diversi professori nel suo campo di studio. Ha lentamente iniziato ad avere frequentazioni, dopo essere stato completamente lontano dalle donne per circa un anno. È cauto riguardo a una relazione appassionata “immediata”, sentendo che potrebbe essere più importante conoscere qualcuno e costruire una relazione.

Inizialmente Jim sentiva che non gli mancava il gruppo, solo Kathy. Col tempo, tuttavia, cominciò a capire che il suo desiderio per lei poteva essere stato così intenso, perché era più facile per lui affrontare la mancanza di lei rispetto al gruppo. (Inizialmente, era ancora arrabbiato con il leader e non voleva “ammettere” alcun sentimento positivo per il culto). Tuttavia, dopo un periodo di tempo in terapia, Jim parlò della perdita del senso di appartenenza al culto e del sentimento di essere curato. Inoltre, è arrivato a vedere come il gruppo lo ha influenzato in modo sottile. Ad esempio, egli è stato incoraggiato a partecipare a comportamenti criminali minori che sarebbero stati contrari al suo codice morale se non avesse fatto parte del culto. All’inizio del trattamento, Jim si è concentrato sul sentirsi “usato” dalla sua ragazza. Successivamente, ha iniziato a vedere come veniva usato dal culto e in che modo il leader incoraggiava la sua ragazza a usarlo. E’ arrivato anche a capire come le sue opportunità fossero limitate nel gruppo. Doveva fare ciò che era nel migliore interesse del gruppo — vendere cosmetici — piuttosto che ciò che era meglio per se’. Il leader, con disprezzo, avrebbe sminuito gli altri uomini del gruppo dando loro lavori tradizionalmente femminili, mentre solo le donne potevano raggiungere posizioni di autorità.

Inizialmente in terapia, Jim si relazionava con il suo terapeuta in modo passivo. Il terapista ha sottolineato che Jim desiderava che prendesse la responsabilità e prendesse le sue decisioni. In parte, voleva che la terapia fornisse la struttura che desiderava e risentiva. Il terapeuta gli disse che assumersi la responsabilità avrebbe permesso a Jim di sentirsi giustificato nel sentirsi risentito e ribelle. Jim aveva lasciato un ambiente (il culto) in cui qualcuno stava prendendo decisioni per lui diminuendo la sua capacità di avere fiducia in se stesso. Dato che Jim è stato in grado di raccontare le sue lotte in terapia, ha lentamente iniziato a sentirsi più efficace nel formulare una direzione per la sua vita e ha avuto meno bisogno che gli altri provvedessero a lui. Sta imparando a parlare delle decisioni con gli altri piuttosto che imbattersi impulsivamente in nuove situazioni o affidarsi completamente al giudizio di qualcun altro. Con la scuola e gli appuntamenti Jim ha iniziato a testare le cose prima di prendere impegni importanti. Tuttavia, è anche consapevole di una certa preoccupazione per qualsiasi impegno, temendo di poter fare un errore. Di recente ha riconosciuto che tutti commettono errori. Quando sbaglia, non si sente inondato di vergogna, imbarazzo e odio verso sé come in passato.

 

“Kathy”
Kathy lasciò una setta new age all’età di trentadue anni dopo esserne stata membro per cinque anni.
Kathy è la maggiore di quattro sorelle. Suo padre è un alcolizzato che, sebbene gentile e amorevole quando non beve, diventa verbalmente offensivo per la famiglia se ubriaco. Durante le sue bevute, spesso perdeva il lavoro e le funzioni familiari. Kathy ricorda di essere arrabbiata con suo padre, ma afferma che sua madre non le aveva permesso di esprimere questa rabbia. Invece, avrebbe dovuto essere eccessivamente sollecita e asservita a suo padre, imitando il comportamento di sua madre. La madre di Kathy, casalinga, avrebbe razionalizzato e giustificato le azioni di suo marito e Kathy fu indotta a ritenere che fosse sua responsabilità cambiare gli umori e le azioni di suo padre in base al suo comportamento. Kathy ricorda che sua madre la rimproverava quando Kathy esprimeva fastidio verso il padre. Sua madre la criticava per la sua presunta insensibilità ai bisogni del padre e per quanto duramente lavorasse per la famiglia. Pertanto Kathy ha sviluppato una visione non realistica della sua importanza, della sua responsabilità e capacità di cambiare il suo ambiente.
Kathy si considerava la bambina favorita e sentiva alta responsabilità delle aspettative dei suoi genitori nei suoi confronti. Ad esempio, un incidente si verificò durante il suo ultimo anno di liceo, quando i suoi genitori la scoprirono a letto con un ragazzo. Kathy ricorda in maniera molto vivida lo sguardo di delusione sul volto di suo padre e la sensazione di averlo tradito. Kathy credeva che questo incidente aveva spazzato via tutti i buoni sentimenti che suo padre provava per lei. Suo padre non le parlava da un mese e credeva che tutti i suoi anni da “brava ragazza” fossero stati cancellati. Questo tema di dover essere impeccabile per ottenere l’amore è continuato nella sua vita adulta, insieme al suo bisogno inconscio di ribellarsi a questo ruolo.
Poco dopo la laurea, Kathy fu introdotta in un culto new age da un amico del liceo che era coinvolto nel culto. Questo era un culto politico/filosofico che vedeva i suoi membri come i precursori di una nuova era in cui l’umanità raggiungerà livelli di coscienza e spiritualità che non sono ora possibili. Il messaggio del culto a Kathy era che, seguendo i dettami del leader, avrebbe potuto raggiungere il livello di perfezione che pretendeva da se stessa. Sperava anche che il culto l’avrebbe aiutata a controllare la sua ribellione, di cui si vergognava consapevolmente.

All’interno del culto, Kathy ha rievocato alcune delle sue precedenti sensazioni ed esperienze. Ad esempio, ha dovuto sottomettersi a una figura paterna che chiedeva la perfezione da lei e che era imprevedibile nelle sue ricompense e punizioni. Kathy riferisce di sentirsi sentita incapace di compiacere il leader del culto e inadeguata perché non era in grado di anticipare i suoi capricci e desideri. Poiché era così facilmente intimidita e così veloce a vivere sensi di colpa, Kathy era spesso scelta per le critiche pubbliche dal leader della setta.

Ha lavorato come addetta alle pulizie notturne per una grande azienda. Sotto la direzione del leader del culto, ella si intrufolava nella stanza delle copie dopo che tutti gli altri se ne erano andati dove avrebbero dovuto copiato i suoi scritti. Non ricorda di aver sentito queste azioni come sbagliate. Fu indotta a credere che i membri di questo gruppo potessero mentire o rubare ai non membri poiché erano l’élite e non potevano essere ritenuti responsabili dai non illuminati.

Il principale fattore che ha agito contro il pieno coinvolgimento di Kathy nel gruppo è stata la sua relazione con Jim, il suo ragazzo, il cui caso è stato discusso in precedenza. Non è mai stato completamente coinvolto nel culto come lei e spesso la incoraggiava a ribellarsi contro il leader, il che soddisfaceva la sua rabbia inconscia nei confronti del leader del culto (figura di autorità) e il bisogno di “rovinare” questa relazione.

Il fattore precipitante che ha portato alla rivalutazione di Kathy circa la sua appartenenza al culto è stata il suo allontanamento dal culto e la sua cara amica, Sarah. Con l’incoraggiamento di Jim, Kathy contattò di nascosto i suoi genitori e disse loro che voleva visitarli, un’attività che era stata proibita dal leader della setta. I suoi genitori organizzarono per Kathy e Jim una visita da un terapeuta nella speranza che avrebbe rivalutato la loro appartenenza al gruppo, cosa che alla fine lei ha fatto.

La terapia con Kathy è durata due anni e si è concentrata sul suo modello di sottomissione prima agli uomini, poi sulla sua rabbia nei loro confronti per averle richiesto di essere all’altezza delle loro aspettative. Una volta sentita la rabbia, avrebbe iniziato a ribellarsi contro di loro. Questo comportamento è stato affrontato per la prima volta in sessioni con il suo terapeuta mentre  iniziava a concentrarsi sul comportamento conforme di Kathy a lui. Ella è stata in grado di collegare questo al modello che aveva originariamente stabilito con suo padre. Inoltre, in terapia, è stata in grado di concentrarsi sulla sua richiesta di essere sempre perfetta e sulla sua tendenza a vedere tutte le sue azioni come aventi un significato cosmico. Per un anno e mezzo dopo aver lasciato il culto, Kathy fu afflitta da sogni in cui il leader del culto la violentava o la umiliava pubblicamente. Poco prima della fine degli incubi, sognava di essersi opposta al leader del culto e di averlo esposto negativamente davanti agli altri membri del gruppo. Cominciò a vedere l’inconscio desiderio sessuale di essere umiliata dagli uomini, una ripetizione della sua relazione con suo padre. Con ciò, Kathy divenne determinata a relazionarsi con gli uomini in un modo più realistico, meno autodistruttivo, in cui poteva trattenere se stessa e difendere i propri bisogni fin dall’inizio, piuttosto che cedere se stessa a quelli con con cui aveva una relazione. Parlando delle cose in terapia, Kathy per la prima volta ha iniziato a scoprire più chiaramente chi era e cosa voleva veramente dalla vita.

Diversi mesi dopo aver lasciato il culto, Kathy interruppe la sua relazione con Jim. Senza il gruppo, ha iniziato a sperimentare Jim meno come un pari e più come una figura paterna, in particolare a causa del suo fumo di erba, che era allarmante per lei. Un anno dopo Kathy sposò un uomo che aveva incontrato dopo aver lasciato il culto. Ha interrotto la terapia poco prima della nascita di suo figlio.

 

“Donna”

Donna ha lasciato un culto biblico dopo sei anni di coinvolgimento. Quando ha iniziato la terapia tre anni fa, si sentiva persa e scontenta di dover tornare a casa della sua famiglia. Non era sicura di chi fosse e di quale direzione desiderasse per la sua vita.

Donna era cresciuta in una famiglia dell’alta borghesia. Suo padre, un uomo d’affari, era venuto negli Stati Uniti dall’Europa, da ragazzo. Sposò una donna che era venuta a New York dall’ovest. Donna crede che si siano sposati perché entrambi erano soli. Donna ha un fratello, che ha cinque anni più di lei. Descrive suo padre come l’autorità della casa che ha sempre saputo di sapere cosa era meglio per tutti e ha preso tutte le decisioni indipendentemente dal fatto che il resto della famiglia fosse d’accordo o meno. Trattava sua madre era come se fosse una delle figlie. Nella tarda adolescenza Donna iniziò a rendersi conto che il comportamento “spaziale” e infantile di sua madre era il risultato non solo delle sue interazioni con il padre di Donna, ma anche del suo alcolismo.

Donna ha avuto un’infanzia infelice. Aveva pochi amici ed era spesso capro espiatorio dagli altri bambini. Nel guardare questo in terapia, crede di non aver saputo come adattarsi agli altri bambini. Era sempre fuori passo, vestendosi in modo diverso e rispondendo nel modo sbagliato. Sente che questo comportamento era simile al modo in cui si comportava sua madre. Fu anche causato dal fatto che sua madre era troppo fuori dal mondo per darle le informazioni di cui aveva bisogno per essere simile agli altri bambini. Altre volte si comportava in modo troppo prepotente, identificandosi con suo padre. Comprende anche di aver fatto di tutto per compiacere gli insegnanti e per superare gli altri bambini. Al liceo cominciò a alienare i suoi insegnanti arrivando a scuola in ritardo, consegnando gli incarichi in ritardo o per niente o entrando in polemica in classe. Donna sente che stava tentando indirettamente di mostrare a qualcuno quanto fosse infelice. Stava anche rivelando il suo modello contraddittorio di essere molto compiacente o estremamente ribelle.

Donna era entusiasta di andare al college, credendo che questo sarebbe stato un posto per ricominciare da capo. Tuttavia, ha iniziato a alienare i suoi amici a scuola e ha finito per sentirsi di nuovo sola. Fu a questo punto che prese in considerazione l’idea di unirsi al gruppo biblico. Erano amichevoli con lei.

Poco dopo essersi unita al culto, Donna lasciò la scuola e fu coinvolta nel gruppo a tempo pieno. Il suo periodo iniziale nel gruppo è stato soddisfacente. Ha stretto amicizia per la prima volta nella sua vita. La dottrina era secondaria. Nel corso degli anni, tuttavia, le è stata data sempre più responsabilità. È diventata autoritaria come suo padre. Questo stile di leadership è stato risentito da coloro che erano sotto di lei e, a volte, è stato disapprovato dai leader. Continuò a procedere sempre più alienata e depressa. Prese una dose eccessiva di aspirina, e poi chiamò il leader per chiedere aiuto. Donna fu portata in un ospedale locale. Quando si riprese, fu sollevata dalla maggior parte delle sue responsabilità. Credette di aver fatto quell’uso eccessivo perché si sentiva sopraffatta e voleva semplicemente meno responsabilità sulle sue spalle. Fu subito dopo questo incidente che fu deprogrammata dal gruppo.

Per molto tempo, Donna è stata arrabbiata per la deprogrammazione. Sebbene non desiderasse tornare nel gruppo, si risentì dell’atteggiamento di suo padre di sapere cosa fosse meglio per lei. Sentiva che l’idea del “controllo mentale” aveva lasciato la sua famiglia fuori dai guai. Credeva di essersi unita volentieri al gruppo per le amicizie che le aveva offerto. Più recentemente, tuttavia, si è concentrata su quanto poco il gruppo ha soddisfatto i suoi bisogni col passare del tempo. È arrivata a mettere in discussione la dottrina e ha persino passato una sessione a esprimere quanto “fasullo” pensasse fosse parlare in lingue. Sebbene Donna si fosse arrabbiata con il suo terapeuta quando egli sollevò il fatto che fosse un peccato che Donna dovette ricorrere a un tentativo di suicidio per sentirsi meno gravata dal culto (piuttosto che parlare dei suoi sentimenti con i leader), egli colse un sorriso fugace che in parte smentiva la sua difesa del gruppo.

Inizialmente, Donna si chiedeva se dovesse tornare al college. I suoi sentimenti sulla questione erano legati alla necessità di non fare ciò che i suoi genitori desideravano. Il suo terapista aiutò Donna a capire che operava secondo il principio che se si fosse opposta ai suoi genitori, avrebbe continuato a essere fortemente influenzata da loro.

Riconoscere questa dinamica ha aiutato Donna a decidere di tornare al college. Al momento, sta pianificando di trasferirsi in un appartamento tutto suo. Crede che sarà in grado di sentirsi meno arrabbiata con i suoi genitori quando non vivrà più con loro e non dipenderà finanziariamente da loro. La rabbia e la minima interazione possibile con i suoi genitori mantengono intatta l’identità fragile ed emergente di Donna. Questo è stato doloroso per i suoi genitori, tuttavia. Ha detto loro che sa che il suo rapporto con loro migliorerà quando vivrà lontana da casa e non sarà più finanziariamente dipendente da loro. Anche se sua madre ha smesso di bere mentre Donna era nel culto, Donna generalmente rifiuta di permettere a sua madre di entrare nella sua vita, credendo di essere incompetente e che questo comportamento avrà un effetto deleterio su di lei, cioè che potrebbe far diventare incompetente anche lei. Un’eccezione toccante a ciò si è verificata dopo il funerale di sua nonna, quando Donna e sua madre furono in grado di piangere insieme e condividere teneri sentimenti nei confronti di sua nonna. Donna continua anche a temere che suo padre subentrerà completamente. Più di recente, Donna sta arrivando a capire che parte della sua rabbia e paura è connessa al culto – che i sentimenti verso il culto vengono spostati sulla sua famiglia. Tuttavia, continua a lottare per un senso integrato di identità.

In terapia, Donna cerca spesso di combattere con il suo terapista. Dall’analisi Donna ha compreso che si sente più a suo agio quando prende una posizione diversa dall’altra persona. Questo la protegge dall’essere troppo facilmente influenzata dal suo terapeuta. Le piace in particolare sapere che lei e il suo terapeuta hanno un’impressione diversa del suo culto. Sebbene, a volte, possa riconoscere che la sua esperienza di culto è stata distruttiva, in genere le piace vedere il suo terapeuta come una di quelle persone anti-setta che vedono tutto come controllo mentale. Anche se questo non è vero, è importante che Donna senta che sebbene il suo terapeuta veda le cose in modo diverso da lei, il suo terapeuta non proverà a spingerla ad assumere un punto di vista diverso, né sarà turbato o ferito dalla rabbia di Donna. Il terapeuta può tollerare i diversi sentimenti di Donna, qualcosa che il culto (le ricorda il terapeuta) e i suoi genitori (lei ricorda al terapeuta) non possono. A Donna piace anche provare ad essere ribelle con il suo terapeuta. Ad esempio, arriva generalmente con qualche minuto di ritardo per le sedute. Una volta è arrivata con mezz’ora di ritardo, molto turbata, dicendo: “Volevo essere in ritardo di soli quindici minuti, ma ho avuto un ingorgo“. Lei e il suo terapeuta sono stati entrambi in grado di ridere della sua determinazione ad essere in terapia, ma alle sue condizioni.

 

“Susan”

Susan è una donna di ventitré anni che faceva parte di un culto biblico da cinque anni. Ha lasciato il culto due anni fa, dopo che sua madre aveva organizzato un counselling d’uscita. Dopo un periodo di due mesi in un centro di riabilitazione per ex vittime della setta, è tornata a casa di sua madre e ha iniziato a vedere un terapista ogni settimana.

Susan ha due sorelle gemelle, un anno più giovani di lei. I suoi primi ricordi più vividi ruotano attorno a sentimenti di impotenza mentre sente litigare i suoi genitori. Quando aveva nove anni, le fu detto che i suoi genitori stavano per divorziare. Non ricorda di aver provato alcun sentimento per il resto della sua infanzia.

Susan ha continuato a vivere con sua madre e ha visto suo padre sporadicamente mentre cresceva. Ricorda che egli ha deluso lei e le sue sorelle non presentandosi per le visite programmate. Quando Susan aveva undici anni, suo padre si risposò e raramente lo vide dopo.

Il padre di Susan ha smesso di pagare il mantenimento dei figli e gli alimenti in questo periodo, nonostante un ordine del tribunale. Sua madre si è lamentata amaramente del suo abbandono della famiglia, ma non ha sollevato la questione in tribunale. Invece, ha svolto due lavori per provvedere alla sua famiglia. Il ricordo più vivido di Susan del suo atteggiamento nei confronti di sua madre era che lei (Susan) non avrebbe dovuto turbare sua madre o essere arrabbiata con lei, dal momento che lavorava così duramente per tenere insieme la famiglia.

Le relazioni di Susan con le sue sorelle erano tese. Loro erano legate tra loro e l’hanno esclusa. Le gemelle assomigliavano alla loro madre sia fisicamente che caratterialmente. Come la loro madre, erano socievoli e amichevoli. Susan, d’altra parte, assomigliava a suo padre sia fisicamente che caratterialmente, poiché era calma e introspettiva. Susan si sentiva un’estranea nella sua stessa famiglia.

Al liceo, Susan è stata coinvolta in una chiesa fondamentalista e ha iniziato a frequentare i servizi lì mentre il resto della sua famiglia ha continuato a frequentare le adunanze in una chiesa protestante principale. Quando si è diplomata al liceo Susan, attraverso la sua chiesa, ha sentito parlare di un’organizzazione che ha aiutato gli adolescenti emotivamente disturbati a trovare Dio. L’organizzazione aveva un centro residenziale per ragazze emotivamente disturbate. Susan, desiderando dedicare la sua vita ad aiutare gli altri, ha chiesto una posizione non retribuita come consulente nel dormitorio.

Il gruppo a cui ha aderito sottolinea la sottomissione. Proprio come l’uomo deve essere soggiogato a Dio, così il gregge deve essere soggiogato al pastore, che era noto come Padre. Susan lavorava quindici ore al giorno, sette giorni alla settimana ed era responsabile del benessere fisico, emotivo e spirituale di quattordici ragazze adolescenti. Susan le faceva svegliare, le nutriva, le aiutava a lavarsi dopo, si assicurava che facessero i compiti e le metteva a letto la sera. Se una delle sue assistite infrangeva le regole (un evento frequente con queste ragazze in difficoltà) era lei ad essere ammonita. A volte sentiva il legame con le ragazze e, in seguito, in terapia, era in grado di esprimere di nuovo i dolorosi sentimenti di sentirsi estranea. Riceveva un giorno di riposo ogni due settimane, ma spesso trascorreva la giornata facendo da babysitter per i figli di suo padre o aiutando sua moglie a fare shopping. A quel tempo, negava di avere sentimenti di sfruttamento e copriva questi sentimenti razionalizzando che il suo lavoro era per Dio e doveva essere arduo.

La terapia con Susan si concentrava sull’aiutarla a riconoscere i suoi sentimenti e rafforzare la sua immagine di sé in frantumi. La sua esperienza all’interno del culto è stata così disgustosa che, a differenza della maggior parte degli ex cultisti, non ha mai espresso rammarico per aver lasciato né desiderato ardentemente alcun aspetto della sua vita all’interno del culto.

Scoprire i sentimenti è stato un processo lungo e doloroso per Susan. Per affrontare le esperienze dolorose della vita di culto, Susan aveva fatto affidamento alle stesse difese che aveva usato durante il divorzio dei suoi genitori, congelando i suoi sentimenti e, a volte, la sua memoria di eventi particolarmente difficili. Durante il primo anno di terapia, Susan iniziava spesso la seduta raccontando al terapeuta un’esperienza di culto umiliante o degradante che aveva precedentemente represso e solo ora ricordato. Esprimeva incredulità per la insensibilità dei capi di culto o per la sua stessa volontà di essere trattata in modo così crudele. Per quanto dolorosi fossero, ognuno di questi episodi sembravano liberare Susan un po’ di più dalle sue difficoltà emotive, in particolare dal suo livello emotivo piatto. Il suo terapeuta rispondeva empaticamente, ma le ricordò anche la passività indotta dalla sua esperienza di culto. Si sarebbe concentrato sulla sua tendenza a incolpare se stessa piuttosto che il leader del culto. Questa tendenza verso la colpa di se stessi è stata esacerbata dalla sua esperienza di culto.

Col tempo, Susan ha iniziato a provare rabbia nei confronti dei leader della setta. Questa era stata scaricata contro sua madre, che era un obiettivo più conveniente e meno minaccioso. Inoltre, la tendenza di Susan a ritirarsi la portò ad agire in modo disinteressato e egocentrico nei confronti della sua famiglia. Ad esempio, si sedeva a tavola senza parlare o rispondeva alle domande in monosillabi. Sua madre avrebbe reagito alla rabbia e all’isolamento di Susan in modo eccessivamente rassegnato e accondiscendente, invece di chiedere che Susan agisse diversamente. Questa accettazione di comportamenti irragionevoli (attraverso la formazione di reazioni) era la stessa posizione che Susan aveva adottato nel culto e che ora era arrivata a disprezzare. Più accettava sua madre per il suo comportamento irragionevole, più Susan diventava furiosa e più il suo comportamento era irragionevole. Le sedute familiari aiutarono la madre di Susan a capire che comprendere la genesi del comportamento non significava che doveva essere accettato senza protestare. Queste sedute hanno anche aiutato Susan a vedere che stava, in realtà, recitando sentimenti con sua madre che erano spesso utilizzati dai suoi leader di culto.

Susan continua a vedere il suo terapista settimanalmente. Ha acquisito abbastanza fiducia in se stessa per consentirle di svolgere  tre lavori di crescente importanza e responsabilità. Continua a scoprire nuovi ricordi della vita all’interno del culto, anche se queste dolorose rivelazioni sono meno frequenti di quanto non fossero state. La madre di Susan si è risposata e sta andando avanti con la sua stessa vita. Questo, insieme all’intuizione di Susan sulla terapia secondo cui ha sempre pensato di non creare un problema per sua madre, ha contribuito a ridurre la colpa iniziale di Susan, derivante dalla sua convinzione di aver causato un’interruzione dolorosa nella vita di sua madre, facendosi coinvolgere in un culto. Susan ora ha un fidanzato e ha recentemente iniziato a frequentare le lezioni in un college locale.

 

Temi precedenti al coinvolgimento del culto

In questa sezione gli autori discuteranno i temi che questi individui hanno affrontato prima del coinvolgimento nella setta.

Ognuno di loro stava vivendo un periodo di maggiore vulnerabilità.

Jim provava vergogna per il suo fallimento nella Marina. Trovò attraente il seducente proselitismo di Kathy, che lo aiutò a “dimenticare” i suoi sentimenti negativi.

La richiesta di perfezione di Kathy la portava a sentirsi delusa dal college, che non la stimolava. Era quindi disposta a dare un’occhiata al gruppo di “discussione” della sua amica.

La solitudine di Donna, seguendo la sua speranza che le cose sarebbero andate diversamente al college, ha reso attraente un gruppo di studio della Bibbia con persone amichevoli.

Il desiderio di Susan di aiutare gli adolescenti in difficoltà e di sentirsi parte integrante di un gruppo l’ha attratta nel culto in cui è entrata.

Tutti e quattro i giovani avevano aspettative idealistiche e non realistiche di se stessi e degli altri. In una certa misura questi sentimenti sono tipici di molti adolescenti tardivi. I quattro, tuttavia, provenivano da famiglie in cui gli standard di prestazione erano stabiliti ad alto livello da uno o entrambi i loro genitori, e tutti rimanevano con la sensazione di non poter soddisfare queste aspettative. I gruppi settari hanno promesso loro un modo per raggiungere uno standard elevato (buone opere per Susan e stimolazione intellettuale per Kathy) o un veicolo attraverso il quale potevano sfuggire alla delusione in se stessi (un’esperienza nella Marina senza successo per Jim e difficoltà a fare amicizia nel caso di Donna). I gruppi hanno promesso loro che avrebbero potuto realizzare sogni idealistici e sentirsi amati e importanti. Nessuno di loro, tuttavia, pensava che si stesse unendo ad una setta.

 

Temi all’interno del culto

Sebbene i loro culti abbiano loro promesso di risolvere i problemi pre-setta, dopo un periodo iniziale di eccitazione e sollievo, tutti e quattro hanno scoperto che la promessa era solo un’illusione e che i loro problemi erano effettivamente peggiorati nel gruppo.

L’entusiasmo iniziale di Jim per la sua relazione con Kathy iniziò a sgretolarsi nel tempo, in particolare quando non erano più tenuti insieme da uno scopo comune. Inoltre, egli ha scoperto che invece di fuggire da un’esperienza vergognosa, è stato costantemente umiliato dal leader del culto. Anche Kathy fu umiliata. Invece di essere apprezzata per la sua mente veloce, fu umiliata per la sua “arroganza”. A Donna è stato dato il peso di sempre più responsabilità senza guida. Pertanto si sentiva isolata nel suo ruolo di leader e tagliata fuori dal gruppo che professava amore e amicizia. Susan fu esclusa dagli adolescenti e dalla gerarchia del culto in un modo più estremo di quello che aveva vissuto nella sua famiglia.

Tutti e quattro hanno scoperto che i loro bisogni di crescita e sviluppo personale sono stati soppressi o ignorati dai bisogni del gruppo. Jim, Kathy e Donna furono incoraggiati a lasciare il college. In seguito a Jim fu detto di vendere cosmetici. Kathy ha pulito gli uffici. Donna è passata da un lavoro insoddisfacente all’altro solo per guadagnarsi da vivere, dedicando tutto il suo tempo libero al gruppo. A Susan fu fatto sentire che era egoista da parte sua chiedere un permesso per stare con la sua famiglia. Alcuni alla fine credevano di essere difettosi a causa della loro incapacità di soddisfare le esigenze del gruppo. Susan credeva di essere egoista. L’incapacità di Donna di essere una leader di successo l’ha portata ad odiare se stessa (e, inconsciamente, il gruppo) abbastanza per tentare il suicidio, considerandola l’unica via d’uscita.

I gruppi li hanno influenzati a fare cose che erano contro le loro predilezioni naturali o il codice morale. Jim e Kathy, per esempio, credevano che fosse etico rubare perché il leader attribuiva uno scopo elevato a comportamenti criminali minori.

Coerentemente con l’osservazione ampiamente diffusa secondo cui i culti incoraggiano la passività, a tutti e quattro gli individui è stato detto che dovevano seguire il leader senza dubbio. Tutti sono regrediti perchè i loro leader incoraggiavano comportamenti simili ai bambini. Hanno imparato a sopprimere le loro emozioni naturali. Dopo aver lasciato i loro gruppi, hanno continuato ad avere difficoltà a identificare i loro veri sentimenti, in particolare quando questi sentimenti erano in contrasto con gli altri. Inizialmente sembravano anche più giovani delle loro età cronologiche (cfr. Goldberg e Goldberg, 1982).

Tutti hanno avuto la sensazione di non poter sopravvivere con le proprie risorse e che solo l’adesione alla setta ha impedito loro di essere tristi e falliti. Jim e Kathy furono incoraggiati a credere che la loro attività di ristorazione stava avendo successo solo perché stavano seguendo il percorso del loro leader. Non aveva nulla a che fare con le proprie capacità. Donna temeva che sarebbe stata senza amici e le fu detto che era amata dal gruppo, sebbene le azioni dei leader del gruppo fossero insensibili e sfruttatrici. A Susan fu detto che il suo lavoro era la sua “chiamata” e che sarebbe stato peccaminoso abbandonarlo.

 

Problemi post-setta

Mentre questi individui si occupavano di aver lasciato i loro culti, emersero temi comuni. Inizialmente, come è comune con gli ex cultisti, nessuno di loro ha mostrato molta rabbia nei confronti del culto. Invece, la rabbia è stata spostata sulla famiglia (Donna e Susan) o su altre relazioni significative (Jim e Kathy). Ad esempio, sebbene nessuno di loro inizialmente esprimesse rabbia nei confronti dei propri culti, ognuno era estremamente sensibile all’essere “controllato” o manipolato da altri. Come è più comune tra gli ex cultisti, Donna, Susan e Jim hanno trovato difficile fidarsi degli altri. Kathy ha reagito al suo senso di perdita entrando rapidamente in una nuova relazione.

Tutti e quattro hanno rivelato problemi con l’identità o il senso di sé. Dopo essere stati invasi dai loro culti e manipolati per cambiare la loro ideologia e comportamento, si sentivano incerti su chi fossero. Pertanto, inizialmente si sono protetti attraverso manovre difensive, ad esempio l’uso della rabbia di Donna e l’uso del silenzio di Susan. Gli ex cultisti hanno bisogno di tempo e rispetto per essere in grado di costruire lentamente un nuovo senso di chi sono e scoprire quale percorso desiderano seguire. Temono di commettere errori, soprattutto quando iniziano a gestire l’imbarazzo e la colpa associati al loro coinvolgimento nel culto e al suo impatto sugli altri. La colpa di Kathy per averlo lasciato ha portato a sentimenti di depressione.

A volte desideravano ardentemente il culto, in particolare il senso di comunità che forniva. Donna ha dovuto affrontare di nuovo sentimenti di solitudine e Kathy ha dovuto affrontare sentimenti di non raggiungere uno scopo più elevato.

Gli ex cultisti spesso sperimentano incubi. Kathy sognava che il leader della setta la stesse violentando o umiliando. Questa fu una ripetizione e una rielaborazione del trauma dell’esperienza di culto, che servì ad esacerbare i suoi precedenti conflitti. Susan ha avuto frequenti incubi mentre riaffioravano altri ricordi del suo degrado nel culto.

 

Discussione

Va notato che, nonostante i radicali cambiamenti ideologici subiti da questi individui, alcuni aspetti fondamentali del loro carattere sono rimasti coerenti durante i loro periodi pre-settari, settari e post-settari. Questi erano aspetti del comportamento che erano stati ripetuti sin dalla prima infanzia, sebbene i primi ricordi e le fantasie sulla genesi di questi comportamenti fossero stati repressi. Poiché si tratta di comportamenti inconsci, sono abbastanza resistenti ai cambiamenti. Freud notò che solo rendendo consapevole il comportamento inconscio durante il processo di trattamento si poteva iniziare il processo di cambiamento (Freud, 1914).

Sebbene i culti sembrassero offrire una soluzione a queste difficoltà inconsce e sebbene inizialmente questi individui provassero un po ‘di sollievo, i vecchi atteggiamenti e modi di comportarsi iniziarono a riemergere. Susan continuava a vedersi come un’estranea che non era accettata dalle sue “sorelle” più giovani. Donna, che si era sentita isolata e alienata dai suoi amici, si è trovata isolata e alienata all’interno del culto. Jim ha continuato a recitare il suo personaggio di “cattivo ragazzo” anche all’interno del culto. Kathy si ritrovò a tentare fino al quindo anno superiore e contemporaneamente a minare la perfezione richiesta da una figura paterna imprevedibile.

Uno dei motivi principali per cui ciascuno di questi individui è stato inconsciamente attratto dai propri gruppi settari è stato il desiderio di superare un tratto di carattere problematico. Ognuno di loro pensava che l’appartenenza al gruppo avrebbe offerto sollievo. Ognuno di loro inizialmente pensava che questi problemi sarebbero stati superati semplicemente attraverso il proprio coinvolgimento con il gruppo.

Sebbene i tratti inconsci siano resistenti al cambiamento, quegli aspetti del carattere e del sistema di credenze che sono attaccati direttamente dal culto (verbalmente o non verbalmente) possono cambiare radicalmente perché non sono più motivati ​​da credenze inconsce. Il carattere di uno è costruito, in parte, su identificazioni che si formano all’inizio della vita con i genitori e altre figure significative, e sviluppando quei tratti che sono apprezzati da queste figure significative. Secondo Freud, “L’identificazione è … la prima espressione di un legame emotivo con un’altra persona” (Freud, 1921, p. 105). Quando l’identificazione con aspetti di un gruppo deviante sostituisce le precedenti identificazioni – quelle che hanno formato la personalità – è come se gli aspetti della propria storia fossero stati cancellati.

Donna, Jim e Kathy furono indotti a credere che la scuola formale non avesse alcun valore, una visione che contrastava nettamente con gli atteggiamenti precedentemente sostenuti. Susan fu indotta a credere che il suo servizio al suo gruppo fosse più importante del suo legame con la sua famiglia. Gli atteggiamenti del culto erano aspri ed esigenti (in misura molto maggiore degli atteggiamenti dei loro genitori) e questo atteggiamento continuava a influenzare tutti questi individui, anche dopo aver lasciato i loro culti.

Ofshe e Singer hanno descritto come i culti, in contrasto con altri gruppi manipolatori, attaccano le caratteristiche più basilari del sé (Ofshe & Singer, 1986). I problemi individuali sono esasperati. Questo era vero in tutti i casi in questo documento. Una varietà di tecniche psicologicamente sofisticate e ingannevoli, tra cui l’ipnosi, sono usate per indurre la nuova recluta a incorporare la visione del mondo sul culto e ad identificarsi con la personalità del leader, dando così via libera al controllo del culto su di lui o lei. Donna, ad esempio, è stata indotta a parlare in lingue. Queste tecniche possono così sopraffare alcune reclute che possono perdere le facoltà critiche e il senso del proprio io pre-culto. Quindi, tutti questi individui si sono trovati a porre i bisogni del culto e il senso della realtà del leader al di sopra dei propri.

Per proteggere se stessi in mezzo alla confusione, la realtà viene riorganizzata attraverso l’identificazione con il leader del culto. Freud ha descritto come i gruppi hanno il potere di indurre un membro a regredire, conformarsi e sostituire l’ideale dell’Io dell’adepto con un’identificazione con il leader (Freud, 1921). Ciò era particolarmente vero per Donna e Susan, che erano scoraggiate dalle relazioni intime con gli altri. Il legame reciproco tra Jim e Kathy ha comportato un minor investimento nel loro leader. Più di recente, Conway e Siegelman (1978) e Ofshe e Singer (1986) hanno descritto le raffinate tecniche utilizzate dai culti di oggi per distruggere il prezioso precedente senso di sé del cultista in un modo più estremo e pericoloso.

In terapia, ciascuno di questi ex cultisti ha scoperto che, sebbene il proprio sistema di credenze e parti del suo personaggio iniziassero a conformarsi al culto, contemporaneamente essi stavano inconsciamente recitando gli stessi ruoli, conflitti e lotte che pensavano sarebbero stati superati. Fu solo dopo l’allontanamento dai loro gruppi, quando smisero di guardare all’esterno per trovare soluzioni ai loro problemi e iniziarono a lottare alla ricerca di risposte dentro di sé, che iniziarono a fare progressi nel superare queste difficoltà.

 

Bibliografia

Conway, F., & Siegelman, J. (1978). Snapping. New York: Delta.

Freud, S. (1914). Further recommendations on the technique of psychoanalysis. S.E., 12,145-156.

Freud, S. (1921). Group psychology and the analysis of the ego. S.E., 18, 67-146.

Goldberg, L., & Goldberg, W. (1982). Group work with former cultists. Social Work; 27,165-170.

Ofshe, R., & Singer, M. (1986). Attacks on peripheral versus central elements of self and the impact of thought reform techniques. Cultic Studies Journal, 3, 3-24.

 

Note biografiche

Lorna Goldberg, M.S.W. e William Goldberg, M.S.W. sono terapisti nello studio privato a River Edge, nel New Jersey. La signora Goldberg è anche supervisore e istruttore presso il New Jersey Institute, a Teaneck, nel New Jersey. Goldberg è supervisore del programma per i servizi di riabilitazione del centro di salute mentale della contea di Rockland, Pomona, New York. È anche uno studente di dottorato in assistenza sociale clinica presso l’Università di Adelphi. I Goldberg coprono un gruppo di supporto mensile per ex cultisti che si incontra da quattordici anni.

 

Fonte: https://www.icsahome.com/articles/psychotherapy-with-ex-cultists-goldberg

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Gli effetti della fuoruscita da un gruppo settario

 

Risultato immagini per uscire da una setta

 

Dopo essere uscito da un culto, un individuo può sperimentare un periodo di emozioni intense e spesso contrastanti. Lei o lui possono provare sollievo per essere fuori dal gruppo, ma possono anche provare dolore per la perdita degli elementi positivi sperimentati nel culto, come le amicizie, il senso di appartenenza o il sentimento di valore personale generato dagli ideali o dalla missione dichiarati del gruppo. Lo sconvolgimento emotivo del periodo è spesso caratterizzato dalla “sindrome da trauma post-setta“:

– pianto spontaneo
– senso di perdita
– depressione e pensieri suicidi
– timore che non obbedire ai desideri del culto comporterà l’ira di Dio o la perdita della salvezza
– alienazione dalla famiglia, dagli amici
– senso di isolamento, solitudine dovuta al fatto di essere circondati da persone che non hanno basi per comprendere la vita di culto
– paura degli spiriti maligni che possono prendere il controllo della propria vita al di fuori del culto
– scrupolosità, rigidità eccessiva rispetto a regole di importanza minore
– panico sproporzionato rispetto alle circostanze
– paura di impazzire
– confusione su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato
– conflitti di natura sessuale
– senso di colpa ingiustificata

Il periodo di uscita da un culto è di solito un’esperienza traumatica e, come ogni grande cambiamento nella vita di una persona, comporta il passaggio attraverso fasi di adattamento al cambiamento:

– Incredulità / negazione: “Questo non può succedere. Non avrebbe potuto essere così terribile“.
– Rabbia / ostilità: “Come hanno potuto / ho sbagliato così tanto?” (sentimenti di odio)
– Autocommiserazione / depressione: “Perché io? Non posso farlo
– Paura / contrattazione: “Non so se posso vivere senza il mio gruppo. Forse posso ancora associarmi in modo più limitato, se faccio quello che vogliono
– Rivalutazione: “Forse mi sbagliavo sul fatto che il gruppo fosse così meraviglioso
– Alloggio / accettazione: “Posso andare oltre questa esperienza e scegliere nuove direzioni per la mia vita” o …
– Ripensamenti: “Penso che mi unirò nuovamente al gruppo“.

Passare attraverso queste fasi è raramente una progressione regolare. È abbastanza tipico rimbalzare avanti e indietro tra le diverse fasi. Non tutti raggiungono la fase di sistemazione / accettazione. Alcuni ritornano alla vita di culto. Ma per coloro che non lo fanno, si può verificare quanto segue per un periodo di diversi mesi:

– flashback alla vita di culto
– pensiero semplicistico in bianco e nero
– senso di irrealtà
– suggestionabilità, ovvero risposte automatiche all’obbedienza a termini scatenanti del linguaggio caricato del culto o a suggerimenti innocenti
– dissociazione (distanziamento)
– sentirsi “fuori da se’
– “Sindrome di Stoccolma”: istintivi impulsi a difendere il culto quando viene criticato, anche se il culto fa del male alla persona
– difficoltà di concentrazione
– incapacità a prendere decisioni
– reazioni di ostilità verso chiunque critica il culto o verso il culto stesso
– confusione mentale
– bassa autostima
– paura di imbattersi in un membro della setta per errore
– perdita del senso di come svolgere compiti semplici
– terrore di essere maledetto o condannato dal culto
– postumi di una sbornia verso comportamenti di culto abituali come il canto
– difficoltà a gestire il tempo
– difficoltà a trattenere un lavoro

La maggior parte di questi sintomi si attenua mentre la vittima si riversa nelle routine quotidiane della vita normale. In un piccolo numero di casi, i sintomi continuano.

Questa informazione è un elenco composito dalle seguenti fonti: “Coming Out of Cults”, di Margaret Thaler Singer, Ph.D. , Psychology Today, Jan. 1979, P. 75; “Destructive Cults, Mind Control and Psychological Coercion”, Positive Action Portland, Oregon, and “Fact Sheet”, Cult Hot-Line and Clinic, New York City.

Fonte: https://www.icsahome.com/articles/post-cult-after-effects-singer

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Sette, gruppi religiosi e guru “sfruttano” il coronavirus

“UN SEGNO” DELLA FINE DEL MONDO

 

Risultato immagini per fine del mondo

 

Gli esperti avvertono della diffusione di messaggi apocalittici sui social network per acquisire nuovi seguaci, recuperare i vecchi e creare acquiescenza in quelli attuali

Essi avvertono dell’ascesa di leader che seducono su Internet, come è successo alla giovane donna spagnola Patricia Aguilar sostenendo: “Resta a casa, ma stai attento a chi fai entrare

 

 

articolo di Vanesa Lozano Luis Rendueles

 

Come profetizzava la Bibbia, le epidemie sono una caratteristica degli ultimi giorni“. Questo è il messaggio che può essere letto in questi giorni sul sito ufficiale dei Testimoni di Geova. I suoi fedeli (circa 110.000 in Spagna) e chiunque cerchi risposte sulla loro pagina nei social media troverà un elenco con “i segni degli ultimi tempi“. Uno di quei segni, annunciano, è che ci saranno “terribili locuste, epidemie o malattie”.

Secondo gli esperti è solo una delle centinaia di proclami apocalittici che molti movimenti religiosi, guru e sette pubblicano su Internet dall’inizio della crisi del coronavirus. È così che entrano nelle case di tutti coloro che sono in quarantena che cercano rassicurazione nei tempi di paura dalla pandemia.

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Di fronte all’incertezza, si presentano come l’arca di Noè. Ti dicono: o con noi o con la morte“, ci racconta un esperto.

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Risultato immagini per i segni degli ultimi tempi

 

In Spagna ci sono circa 350 sette conosciute e circa 400.000 persone legate a questo tipo di gruppi. Senza dati ufficiali, queste sono le cifre che Luis Santamaría, membro della Rete Iberoamericana per lo Studio delle Sette, che ha trascorso più di vent’anni a ricercare e insegnare in corsi di formazione su questo argomento alle forze di polizia e insegnanti, è stato in grado di raccogliere. “La paura è l’arma più potente per i gruppi che predicono la fine del mondo da anni. Ora sfruttano questa pandemia per rafforzare le loro argomentazioni. Usano la manipolazione per attirare persone che attraversano un momento di vulnerabilità, ma ora, nel modo in cui stiamo vivendo, chi non è vulnerabile?” Questo esperto è chiaro: “Di fronte all’incertezza, questi gruppi si presentano come l’arca di Noè, solo con loro sei salvo. Ti dicono: o con noi o con la morte“, spiega Santamaría.

 

“La redenzione è vicina”
La Chiesa Avventista del settimo giorno, un movimento religioso nato negli Stati Uniti nel XIX secolo, sostiene l’imminenza della “seconda venuta di Cristo“. In questi giorni fa anche appello ai suoi fedeli in vari articoli pubblicati sul suo sito web sul Covid-19, una pandemia che interpretano come “un assaggio di ciò che verrà“: “Grazie all’esperienza del coronavirus, stiamo vedendo che gli ultimi eventi possono essere prossimi. Che quella che sembrava un’utopia può accadere rapidamente e che la nostra redenzione è davvero vicina. Possa tutto ciò farci cercare intensamente Dio”.

Questo movimento, che riunisce circa 16.000 fedeli nel nostro paese [Spagna] e, secondo la ricerca di Santamaría, ha un’importante rete di associazioni e organizzazioni nel campo della salute e dell’istruzione, interpretando in quel modo la crisi del coronavirus e lo stato di allarme dichiarato dal governo. “Le minacce biologiche, sociali, politiche, finanziarie, ecologiche e naturali stanno creando una coscienza psicotica sociale che ha bisogno di ordine in mezzo al caos. L’angoscia e l’ansia stanno conquistando i cuori,lasciando la porta aperta per un autoritarismo estremo in cui le libertà individuali saranno ridotte in nome dell’ordine generale” [affermazione di Satntamarìa ndt].

EL PERIÓDICO ha contattato la Chiesa Avventista, che fa parte del registro degli enti religiosi del Ministero di Giustizia in Spagna, per ottenere la sua versione. Il suo presidente in Spagna, Óscar López, riconosce che “all’interno della chiesa ci sono alcuni settori che tendono al sensazionalismo. La seconda venuta di Gesù fa parte del DNA avventista. Se credi che Cristo sta arrivando e vuoi che venga, perché lo capisci con il suo l’arrivo, la morte, la malattia … passerà, quando arriverà una crisi di questo tipo e colpisce la tua famiglia in qualche modo ti aggrappi di più alla promessa e speri che sia l’ultima crisi che devi vivere prima che Egli arrivi“.

Tuttavia, López assicura che la posizione espressa in alcuni degli articoli di opinione pubblicati sul suo sito web “non è espressione della maggioranza o del rappresentante della chiesa“, che “l’ultima cosa che pensa è quella di trarre vantaggio dal coronavirus, come si dice, soprattutto quando muoiono migliaia di persone, tra cui molti avventisti”. Insiste sul fatto che stanno facendo di tutto “che queste interpretazioni cospirative non influenzino le nostre persone più sensibili, come i nostri giovani e gli anziani. La crisi passerà e fino ad allora non vogliamo essere parte del problema, ma della soluzione“. E aggiunge: “Il controllo delle opinioni all’interno della nostra confessione sarebbe esattamente quello che dicono che siamo, una setta. Nella nostra chiesa chiunque entra e se ne va quando vuole e interpreta come vuole“.

Da parte sua, il portavoce dei Testimoni di Geova a Madrid, Aníbal Matos, prende le distanze dagli esperti che “approfittano del momento per additare la nostra confessione” e “ci accusano di  fregarci le mani in una situazione così sfortunata, pensando che questo sia la fine,  è un insulto all’intelligenza e alla morale dei cristiani“. Aggiunge che “l’articolo sul nostro sito Web ha a che fare con i segni della fine del sistema, non con il pianeta. E non abbiamo inventato nulla, è scritto nella Bibbia. L’articolo sul nostro sito Web ha a che fare con il capitolo 24 del Vangelo secondo Matteo sui segni della fine di cui parlava Gesù. Uno di questi è l’epidemia in generale, ma né Gesù né noi parliamo del coronavirus“.

Gli ex adepti, i più vulnerabili
Lo psicologo José Miguel Cuevas è stato il precursore del primo servizio di terapia pubblica per le vittime di sette in Spagna, in collaborazione con il comune di Marbella. È stato lì per diciassette anni a prendersi cura dei pazienti che fuggono da questo problema e delle famiglie che hanno un membro in un gruppo.

 

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Gli psicologi avvertono: “Di fronte a crisi come quella del Covid-19, le persone che sono riuscite a uscire da una setta esitano e dicono: e se ciò che dicevano si sarebbe verificato?

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Cuevas avverte che in una crisi come quella che comporta il coronavirus vi sono molti leader della “persuasione coercitiva” che attraggono nuovi seguaci, ma anche per trattenere le persone che sono già dentro o addirittura per recuperare quelle che sono riuscite a lasciare il gruppo: “Ho avuto pazienti che erano stati fuori dal gruppo per un po ‘di tempo, ma di fronte a catastrofi o crisi simili a questa, hanno dubitato ancora: e se ciò che dicevano fosse vero?

L’abuso psicologico usato dai leader settari è molto invasivo“, avverte lo psicologo. Oltre al primo, le persone con patologie precedenti che potrebbero temere particolarmente di contrarre Covid-19 o le persone che hanno un membro della famiglia infetto fanno parte del gruppo dei “più vulnerabili” ai messaggi che in questi giorni stanno diventando virali su Internet.

Cuevas ricorda come dopo gli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti e gli attacchi dell’11 settembre in Spagna, molti ex tornarono da loro in cerca di un “luogo sicuro” dove affrontare la paura. Inoltre, alcuni dei suoi pazienti hanno visto i loro problemi aggravati nel 2012, quando la presunta profezia Maya che nel dicembre di quell’anno il mondo sarebbe giunto al termine si è diffusa: “Presumibilmente ci sarebbe stata un’era glaciale. Ricordo uno di quei seguaci, uno studente è andato a comprare vestiti caldi a metà agosto, altri sono andati a raccogliere batterie solari e cose del genere per fornire elettricità nel nuovo mondo“.

Sette 2.0
Gli esperti hanno avvertito per anni che non è più necessario “essere presenti” per “andare a fare proselitismo di seguaci o per controllarli“, perché le sette 2.0 si intrufolano a casa attraverso il computer, il cellulare o il tablet. Noelia Bru lo sa bene. Sua cugina, Patricia Aguilar, è stata catturata online dall’età di 16 anni e convinta dal suo guru, Félix Steven Manrique, ora condannato a 20 anni di prigione, a lasciare la sua famiglia a Elche (Alicante) e viaggiare con lui in Perù. Fu salvata dalla giungla un anno e mezzo dopo. Con lei c’era il bambino che aveva avuto con il capo setta.

 

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Queste persone sono ovunque e questo è il momento perfetto per pescare, perché siamo tutti confinati a casa e connessi a Internet in cerca di risposte in modo permanente. E sì, devi restare a casa, ma fai attenzione a chi lasci entrare nel tuo computer. Sappiamo che questa crisi finirà e anche loro, non importa quanto vendano la fine del mondo, ma lungo la strada reclutano persone sconcertate“, avverte Bru.

Il gruppo “Pronostici di terremoti e tsunami in tutto il mondo“, con 554.923 follower su Facebook, ha recentemente pubblicato diversi video in cui presumibilmente i cittadini cinesi stanno urlando dai balconi delle loro case con il seguente messaggio: “Apocalisse a Wuhan. Di notte ci sono urla di persone incapaci di uscire di casa a causa del coronavirus. Lo stesso può accadere nei loro paesi“.

Ayahuasca e kambó contro il virus
Anche alcune aziende che vendono l’ayahuasca, una sostanza allucinogena e il cui pericolo per la salute hanno avvertito molti esperti, diffondono messaggi sul coronavirus: “Coronavirus, ti accetto. Sì, grazie, benvenuto!“. Questo è uno dei titoli che possono essere letti sul blog di Alberto Varela, ospitato sul sito web di Inner Mastery, un gruppo che “funziona internamente come una setta, secondo i loro ex seguaci“, spiega Luis Santamaría. Il blog raccomanda di prendere l’ayahuasca e altri rimedi naturali per “proteggere fisicamente noi stessi e aumentare la nostra immunità” contro il coronavirus, e afferma persino che il kambó (veleno di rospo) “sostiene il recupero, fornendo al corpo anticorpi migliori contro gli effetti e i sintomi del virus stesso“.

Noelia, la cugina di Patricia Aguilar aiuta l’associazione Redune per persone che, come sua cugina, sono riuscite a fuggire da una setta e anche le loro famiglie, alle quali offre consigli: “Non fidarti di te stesso pensando che da quando la persona è uscita dal gruppo, tutto è superato. In questi giorni, è consigliabile esserne molto consapevoli e promuovere conversazioni e chat che incoraggino il loro pensiero critico e razionale“. E conclude: “Nessuno è libero di cadere nelle reti settarie. Se metà della Spagna ha trascorso giorni a pensare che le persone infette da coronavirus possano peggiorare se assumono l’ibuprofene … possiamo finire per credere in qualcos altro“.

Fonte: https://www.elperiodico.com/es/sociedad/20200322/sectas-religion-gurus-aprovechan-coronavirus-7895498

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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In che modo MLM e le sette usano le stesse tecniche di controllo mentale?

Una fuoruscita da Mary Kay racconta come questa società di marketing multilivel l’ha trattenuta al suo interno, nonostante ella non apportasse dei guadagni alla struttura.

MLMs employ many of the same tactics as cults to recruit and motivate members.
Caitlin Ruiz, una trentenne residente a Tucson, in Arizona, è stata coinvolta per la prima volta in una società di marketing multilivello quando aveva 20 anni. Conosciute anche come MLM (Multilevel Marketing), aziende come Mary Kay, Tupperware, Amway, Arbonne, LuLaRoe, e una miriade di altre, impiegano consulenti che vendono prodotti direttamente al pubblico e reclutano nuovi membri.
La Ruiz frequentava la scuola e lavorava a tempo pieno, e come molti ventenni, era alla ricerca di una carriera appagante. Una collega la presentò a Mary Kay, una MLM che vende prodotti di bellezza e trucco, nel 2012. La collega aveva organizzato un incontro per il pranzo con la sua “upline”, la persona che l’aveva reclutata in azienda, per fare in modo che Ruiz si unisse a loro. “Diceva tante cose giuste”, riferisce Ruiz.
A Ruiz fu promessa la flessibilità, la capacità di stare a casa con i suoi futuri figli e l’opportunità di costruire un’azienda che le avrebbe permesso di smettere di lavorare completamente.
Ruiz aveva anche molti debiti studenteschi che voleva ripagare e la upline della sua collega le assicurò che avrebbe potuto spendere $ 400 o $ 500 al mese in più per i suoi debiti, lavorando per Mary Kay. “Ti promettono il mondo e tutta la flessibilità che desideri. Fanno intendere di possedere un  grande segreto che nessuno conosce“,  Ruiz “Io mi sono innamorata di questo“.
Le MLM catturano le persone con la promessa che diventeranno imprenditori indipendenti con un potenziale di guadagno illimitato. Ma per molti farsi coinvolgere in un MLM si rivela un incubo. Questo è particolarmente vero per le donne, che costituiscono la maggior parte dei consulenti per queste aziende.
Il modello di business di un MLM è progettato in modo tale che la maggior parte dei partecipanti non veda affatto modeste entrate (una forbice tra il 73% e il 99% non guadagna nulla). Alcuni selezionati nella parte superiore, tuttavia, godono di un grande successo finanziario, non perché sono geniali venditori, ma perché hanno accumulato enormi “downline” e raccolgono enormi commissioni e bonus in base alle loro vendite.
Quindi, in che modo anche le persone apparentemente intelligenti cadono nella rete dei MLM nonostante le prove schiaccianti che sono schemi a piramide sottilmente velati? Spesso la risposta sta nel fatto che vengono utilizzate tattiche di tipo settario per reclutare e motivare i partecipanti.
Usiamo il modello BITE per capire
Risultato immagini per modello bite hassan
Il confronto tra culti e MLM non è nuovo. L’Amway, uno dei più grandi MLM del mondo, è stata oggetto di numerosi libri che descrivono in dettaglio le strategie di culto della società, tra cui “Amway: The Cult of Free Enterprise”, scritto nel 1999 dall’ex distributore Stephen Butterfield.
Douglas M. Brooks, un avvocato specializzato nella rappresentazione di vittime di schemi piramidali, programmi ingannevoli di MLM e truffe di opportunità commerciali, ha convenuto che L’Amway è uno dei primi esempi di come i MLM rispecchiano i modelli settari.
Brooks ha recentemente presentato un documento di lavoro alla conferenza annuale dell’International Cultic Studies Association del 2019 intitolato “Tecniche coercitive nei culti di opportunità commerciali“. Nel documento, osserva che le esperienze di Butterfield con Amway, così come quelle di altri che hanno scritto del loro tempo con questo particolare MLM includeva “incontri di massa con distributori entusiasti che facevano standing ovation ai relatori di alto livello di Amway, terminologia misteriosa, incessante attenzione al reclutamento, pensiero positivo, elusione di qualsiasi interrogazione su Amway o sui suoi distributori di alto livello e tendenza dei distributori di Amway a dedicare sempre più tempo ed energie all’organizzazione, spesso a spese delle relazioni con amici e familiari, nonostante la mancanza di successo finanziario“.
Tutti questi fattori, ha riferito, sono coerenti con la percezione popolare di ciò che è un culto. Fino ad oggi, gli ex distributori continuano a fare il confronto. E Amway è solo uno dei tanti MLM che funzionano in questo modo.
Le organizzazioni MLM catturano le persone con la promessa di farle diventare imprenditori indipendenti con un potenziale di guadagno illimitato. Ma per molti, farsi coinvolgere in un MLM si rivela un incubo”.
Ma qual è la vera definizione di culto? Il termine potrebbe evocare immagini di uomini e donne vestiti con abiti lunghi e incappucciati, che cantano insieme e bevono alla ricerca dell’illuminazione. E questo è un esempio estremo di come potrebbe apparire un culto. Tuttavia, molti culti non sono così facili da individuare.Steven Hassan è fuggito dalla Chiesa dell’Unificazione (nota anche come “Moonies”) nel 1976 e da allora è diventato un consulente per la salute mentale e uno dei maggiori esperti di controllo mentale e di culti. Secondo Hassan, un culto è un’organizzazione che esercita un’indebita influenza sui suoi membri per renderli dipendenti e obbedienti. L’influenza indebita è definita come la persuasione che prende il sopravvento su ogni libero arbitrio o giudizio; come termine legale, si riferisce a una persona o un gruppo che sfrutta la propria posizione di potere sugli altri.
Nei culti e in altre organizzazioni che impiegano il controllo mentale, un’influenza indebita viene inizialmente imposta alle vittime, inondandole di lode e affetto e promettendo un mondo fantastico o uno status d’élite. Una volta agganciato un membro, l’organizzazione impiega un metodo sistematico di controllo per interrompere l’identità e la capacità di quella persona di pensare in modo indipendente e razionale.Quel processo di acquisizione di un’indebita influenza segue quello che Hassan chiama il modello BITE:
B (Behavior = Comportamento) Controllo del comportamento: questo tipo di controllo si basa sul dettare ciò che una persona deve fare oppure no. Il controllo del comportamento può includere la limitazione del tipo di cibo che una persona mangia, ciò che indossa, del sonno e di chi è autorizzato a frequentare. Anche lo sfruttamento finanziario, la manipolazione o la dipendenza sono spesso una componente chiave del controllo del comportamento. L’individualismo è scoraggiato mentre viene incoraggiato il pensiero di gruppo.
I (Information = Informazione) Controllo delle informazioni: per esercitare un’indebita influenza, i culti spesso trattengono o distorcono le informazioni per renderle più accettabili (o semplicemente mentono). Il controllo delle informazioni implica l’uso dell’inganno, lo scoraggiare l’accesso a fonti di informazione non del culto, l’incoraggiare la delazione reciproco e la produzione di propaganda attraverso newsletter, video su YouTube, film e altri media.
T (Thought = Pensiero) Controllo del pensiero: i culti cercheranno anche di controllare il modo in cui i membri devono pensare in modo che la dottrina del gruppo venga accettata come verità. Linguaggi caricati e cliché sono usati per fermare il pensiero critico e ridurre idee complesse in banalità e frasi fatte. Spesso sono ammessi solo pensieri positivi; critiche costruttive o domande vengono immediatamente chiuse.
E (Emotion = Emozione) Controllo delle emozioni: i membri dei culti sperimentano alti e bassi emotivi estremi; vengono inondati di lode un momento e poi fatti sentire colpevoli, impauriti e indegni il giorno successivo. Gli viene detto che qualsiasi problema che incontrano è colpa loro e mai quella del leader o del gruppo. Il culto infonde paure irrazionali nel lasciare o mettere in discussione l’autorità del leader.

Questi sono solo alcuni degli esempi di come i culti e le altre organizzazioni che controllano la mente soddisfano il modello BITE di indebita influenza. Probabilmente suonano molto familiari ai partecipanti attuali ed ex MLM.

Ecco alcuni dei più grandi modi in cui gli MLM rispecchiano i culti nelle loro tattiche.
MLM Tactic # 1: Love Bombing
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Uno dei motivi per cui le organizzazioni MLM riescono a reclutare nuovi membri è perché l’introduzione è fatta attraverso qualcuno che essi conoscono. Non viene da uno sconosciuto incontrato per strada.In genere, il primo passo che ricevi è da un amico o un familiare che ti invita a una riunione. Tuttavia, i dettagli di questo incontro sono volutamente mantenuti vaghi. Tutto quello che sai è che si tratta di un’opportunità finanziaria. “È tutto molto misterioso“, ha detto Brooks. “La chiave ti sta portando a quel primo incontro”.Una volta lì, il reclutatore usa una tecnica nota come “bombardamento d’amore“. Bomba d’amore è un termine inventato dalla Chiesa dell’Unificazione che si è evoluto oggi per indicare un tipo di affetto tossico e manipolativo.
Come
I membri di MLM riempiranno le potenziali reclute con calorosi saluti ed eccitazione, dicendo quanto è bello che siano venuti, che opportunità eccitante è e si congratulano con loro per essersi uniti. È quasi come se la recluta fosse sedotta: si sentono speciali, importanti e come se avessero scoperto un prezioso segreto che nessun altro conosce.L’incontro inizia quando qualcuno in alto nell’azienda inevitabilmente racconta la sua storia dagli stracci alla ricchezza. Spiegando come erano brutte le cose prima, come si era intrappolati dal debito e da un lavoro senza uscita. Ma vendendo prodotti per l’azienda, c’è stato il  cambiamento della propria vita. I partecipanti alla riunione sono incoraggiati a perseguire lo stesso lieto fine.

Le riunioni sono una parte importante della cultura MLM. “Tutto è progettato per portarti al punto in cui sei disposto a provare e iscriverti come distributore“, ha detto Brooks. “E, naturalmente, se ti occupi seriamente di questo business, devi continuare a venire alle riunioni per imparare come farlo“.

Sulle reclute viene esercitata molta pressione affinché vengano alle riunioni settimanali, così come a eventi speciali tipo feste e conferenze sui prodotti. Esse pagano di tasca propria per partecipare a questi eventi.Sperando di raggiungere lo stesso livello di successo dei portavoce di Mary Kay che ha incontrato durante le riunioni, Ruiz ha acquistato prodotti per un valore di circa $ 1.500 entro i primi due mesi dall’adesione. Frequentava spesso le riunioni, anche una o due volte alla settimana. Ha trascorso così tanto tempo a lavorare nella sua attività che alla fine ha iniziato a influenzare la sua relazione con il suo attuale marito.”Vogliono sempre che tu faccia cose per l’azienda“, ha detto. “Lavori dalle nove alle cinque, poi scendi alle cinque e vai alla riunione di Mary Kay fino alle nove al più presto“, ha detto. “Non lo vedevo più [ndt: il marito]”
Tattica # 2: L’arte dell’inganno
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Le persone che si alzano sul palco per parlare dell’incredibile reddito che guadagnano e degli stili di vita lussuosi che vivono, non guadagnano soldi vendendo prodotti, ha affermato Brooks. Piuttosto, il reddito è generato da un’enorme downline ed è disponibile solo per una piccola parte del gruppo (quelli vicino alla cima della piramide).”La verità è che non sarai quella persona sul palco“, sostiene Brooks. “Quella persona ha un rapporto molto intimo con gli ufficiali dell’azienda. Oltre alle commissioni che vengono pagate in base alla loro downline, stanno ottenendo denaro dalla vendita di strumenti e sistemi di reclutamento e potrebbero anche ottenere un compenso aggiuntivo dalla società per apparire alle riunioni e parlare“.
Alla fine, il fascino dello stile di vita di Mary Kay svanì. Non impressionata dai suoi risultati e stanca di cacciare i suoi amici e familiari per fare vendite, Ruiz lasciò che abbandonò la sua attività alla Mary Kay. Un paio d’anni dopo, tuttavia, si innamorò di un altro MLM e si dilettò con Younique. A quel tempo, la compagnia di trucco era abbastanza nuova e pensava che sarebbe stata diversa. Ora, invece di partecipare alle riunioni a casa di qualcuno, doveva trascorrere ore online, guardando presentazioni live di Facebook e imparando come attirare nuovi clienti verso i prodotti Younique, attraverso messaggi freddi accuratamente realizzati.”Si sarebbero davvero irritati se le persone non partecipavano“, ha detto. “Tutto riguardava l’empowerment e la costruzione della vita che desideri, ma se non frequentassi questi gruppi … apparivano un po’ incazzati“.Ma Ruiz non ha creduto nei prodotti e ha trovato l’esperienza deludente. “Ci ho rimesso circa $ 500 e ho ricevuto forse cinque ordini. Due di loro erano mia madre“, ha detto. Quindi se n’è andata dopo pochi mesi.
Nel 2015, Ruiz è stata invitata ad un’altra festa deò Mary Kay e ha partecipato solo a uno spettacolo di supporto per la sua amica. Dopo aver partecipato, tuttavia, è stata nuovamente catturata da un’oratrice particolarmente affascinante che l’ha convinta di non aver intrapreso gli affari nel modo giusto prima. Questa donna ha prestato particolare attenzione e l’ha ascoltata mentre si lamentava di tutto, dai suoi problemi di pelle agli stress del suo prossimo matrimonio.”Ho deciso quella notte per quella sua fiducia, per la sua disponibilità a lavorare con me sulla mia pelle e perché mi sentivo come se avessi rinunciato a questo prodotto da cui non avrei mai dovuto andare via“, racconta Ruiz. “Ho pensato, questa volta ho intenzione di darci dentro. Soprattutto con questa signora“Da quel momento in poi, Ruiz è stata in costante comunicazione con la sua upline. Hanno partecipato insieme alle riunioni settimanali e si sono incontrate regolarmente a pranzo per discutere del business. Ruiz ricevette infiniti messaggi e telefonate dalla sua upline. La descrisse come una figura materna che usava tutto, dalle sue paure sul costo del suo matrimonio imminente alla sua brama di trascorrere più tempo per visitare i suoi genitori nel Michigan come carburante per mantenerla. “Ancora una volta, ho messo molti soldi nell’acquisto dei prodotti“, ha detto.
Tattica n. 3: sfruttamento finanziario
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Nonostante tutti i suoi sforzi, Ruiz non si è avvicinata al profitto. Ha detto che le maggiori vendite che abbia mai realizzato sono state di circa $ 200, anche se la maggior parte è stata tra $ 25 e $ 50. Considerando quanto ci si aspettava che i consulenti del prodotto avrebbero tenuto a portata di mano, “non stai facendo schifo“, si è detta.Se le MLM fossero aziende legittime, non ci sarebbe bisogno di porre così tanta enfasi sul reclutamento. Le vendite al dettaglio sosterrebbero il modello di business.Ma Brooks ha spiegato che la natura del marketing multilivello costringe queste aziende a essere macchine di reclutamento a causa del tasso di attrito. “L’unica cosa che non vedrai mai rivelare [in un MLM] se non hanno una pistola alla testa è quali sono i loro tassi di attrito“, ha detto. Più a lungo riescono a tenere a bordo i consulenti, migliore andrà bene  finanziariamente, soprattutto per quelli in cima alla piramide. Ma alla fine, se tutto ciò che stai facendo è acquistare e vendere prodotti, è quasi impossibile fare soldi.
In sostanza, hai un numero illimitato di recrutatori che vendono tutti le stesse cose agli stessi prezzi“, ha detto Brooks. “Se guardi cosa sta realmente succedendo, ci sono alcune vendite al dettaglio … ma non è un modo efficiente di vendere. Fare qualche soldo qui e non ce la faremo“Brooks ha aggiunto che quando si esaminano i piani di compensazione degli MLM, di solito c’è un obbligo di acquisto mensile, anche se queste aziende spesso negheranno che sia il caso e tenteranno di camuffare tale requisito come qualcos’altro.”Devi davvero entrare nelle erbacce del piano di compensazione con ogni azienda, ma alla fine, scopri che per partecipare davvero, devi comprare $ 100 o $ 500 di roba ogni mese“, ha detto. Spesso, non puoi raccogliere i vantaggi della downline che hai creato a meno che non soddisfi la qualifica di acquisto di inventario. In sostanza, anche i dipendenti delle MLM finiscono a diventare i loro maggiori clienti.
Secondo Brooks, un grosso problema con l’industria MLM è il fatto che queste società non sono vincolate dalla regola di franchising della Federal Trade Commission, poiché il buy-in iniziale è generalmente inferiore a $ 500. Ciò significa che gli MLM non devono divulgare informazioni importanti come i costi aziendali, i tassi di successo e di abbandono e altri dettagli finanziari per aiutare i consulenti a prendere una decisione informata prima di aderire.”Francamente, se lo sapessi e capissi e ci pensassi, non ti uniresti mai a un MLM“, ha detto. “Ho notato che anche con le aziende che forniscono alcune informazioni – e anche se tali informazioni sono imperfette – mostrano ancora che una piccola percentuale di persone che guadagnano … e tuttavia quelle aziende non sembrano avere problemi a reclutare persone“.Fu durante una riunione di pranzo con la sua upline che Ruiz si rese conto che i suoi affari non erano l’occasione affascinante che le era stato fatto credere. “Sono entrata in crisi“, ha detto Ruiz. È diventato chiaro che il modo per fare soldi non era vendendo prodotti, ma reclutando una downline che avrebbe fatto la vendita per lei.Dopo aver analizzato i numeri, Ruiz sapeva che le donne che raccontavano le loro storie di successo alle feste probabilmente non guadagnavano tanto quanto dicevano di fare.

L’altra cosa che mi è venuta in mente è stato che  questo in realtà è uno schema piramidale“, ha detto. “In quel momento ho capito che cosa ci voleva davvero per avere successo in quel tipo di attività e non mi piaceva. Quindi ho smesso di accettare le sue telefonate

Tattica # 4: colpa, vergogna, paura
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Quando si tratta di MLM, avere un lavoro da 9 a 5 regolare è considerato un fallimento. I membri hanno paura di rimanere bloccati nella corsa ai topi o di non riuscire a raggiungere tutti i loro obiettivi perché sono limitati dai loro stipendi. Gli MLM cavalcano questo desiderio di “possedere” un’azienda con orari flessibili e potenziale di guadagno illimitato.Ma quando i consulenti raggiungono i loro upline e si lamentano del fatto che la realtà non corrisponde a quanto promesso, la colpa viene sempre data a loro. “La prima cosa che ti dicono quando arrivi in quel luogo di scoraggiamento è che ‘tutto dipende da te’ “, ha spiegato Ruiz. Non importa se il mercato potrebbe essere saturo, i prodotti inferiori o limitata la rete di potenziali clienti stufi di sentirne parlare. “Se le cose non si muovono, è colpa tua”.
Brooks ha detto che essere coinvolti in una MLM spesso si traduce in una combinazione di colpa, vergogna e paura perché si tratta di un’azienda in cui non sei solo la vittima; sei anche il colpevole. “Non solo sei stato risucchiato; ma hai risucchiato altre persone“, ha detto Brooks. E per coloro che alla fine riconoscono di cosa si tratta in realtà, la consapevolezza di aver portato i propri cari nella stessa situazione è demoralizzante. “Sai che non funzionerà“, ha detto Ruiz. “Sai che sostanzialmente stai trasformando questa persona in un mezzo per il tuo fine. Non ci si sente bene“.In effetti, secondo Brooks, le vittime di schemi piramidali sono le meno probabili tra i consumatori che sono stati ingannati a denunciare. “Come parte del condizionamento cultuale che ha luogo, ciò che ti viene insegnato fin dall’inizio è che se fallisci, è colpa tua“, ha detto Brooks. “Il sistema è perfetto. Non l’hai seguito abbastanza bene, o non sei stato abbastanza a lungo impegnato“.
Tutti gli schemi del culto sono presenti nella piramide MLM? Forse no. Ma i numeri affermano in modo schiacciante che non c’è una buona ragione per esserne coinvolti e per scoprirlo dopo. “Le probabilità sono proprio così brutte“, ha detto Brooks, aggiungendo che faresti meglio a provare la lotteria, dove almeno tutti hanno la possibilità di vincere. “Con MLM, è come acquistare un biglietto per la lotteria della scorsa settimana“.

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Siamo tutti membri di un setta?

cult leaders, Adolf Hitler, David Koresh, Jim Jones, David Berg, Marshall Applewhite, Rev. Sun Myung Moon

 

Ogni giorno ci sono racconti su come le interazioni tra le persone siano diventate sempre più tribali, spingendo gli individui a spazzare via fatti, scienza e realtà oggettiva per mettersi al servizio di una causa o di un insieme di credenze fallaci.

È quasi come se la società fosse stata rilevata dai culti.

Nel podcast WhoWhatWhy di questa settimana, parliamo con la dott.ssa Janja Lalich, professore emerito di sociologia presso la Cal State University, Chico, e una delle principali autorità nazionali per i culti.

La Lalich parla del recente e drammatico aumento dei culti. Quali sono le caratteristiche che definiscono i culti? Quali sono gli usi della paranoia? Qual è il fascino del leader carismatico e altamente narcisista che esige la totale lealtà, promettendo un qualche tipo di salvezza, inquadrato in un messaggio “noi contro loro”?

Ella racconta in che modo i cittadini sono più sensibili ai culti, su larga scala, specie quando una nazione è in subbuglio e l’ideologia viene definita in modo netto, come è avvenuto storicamente da Hitler a Mao, così come col leader del culto religioso Jim Jones.

I culti di successo, ci dice la Lalich, creano un intero sistema di credenze, motivo per cui diviene così difficili uscirne: partire significa rinunciare a tutto ciò in cui si è sviluppata la fede.

Ella spiega che quando le persone cercano di lasciare le sette, hanno bisogno del sostegno e dell’intervento di familiari e amici che sono comprensivi, non giudicanti e che sappiano fornire un rifugio emotivo sicuro.

All’altra estremità dello spettro, per le grandi popolazioni o addirittura intere nazioni che sono state rilevate dai culti, il lavoro di deprogrammazione di milioni di persone richiede di solito una forza esterna significativa – qualcosa che può essere più pericoloso e destabilizzante del culto stesso.

Sfortunatamente, la legge fornisce pochissima protezione contro il potere dei culti, la maggior parte dei quali cresce con il passaparola in una sorta di schema ideologico piramidale. Basandosi sulla sua esperienza personale con le sette e anni di ricerca accademica, la Lalich fornisce un nuovo quadro per guardare al panorama politico attuale.

Trascrizione completa dell’intervista:

Come servizio ai nostri lettori, forniamo trascrizioni con i nostri podcast. Cerchiamo di garantire che queste trascrizioni non includano errori. Tuttavia, a causa dei vincoli temporali, non siamo sempre in grado di correggerli attentamente come vorremmo. In caso di errori, saremmo grati se ci avvisaste.

Jeff Schechtman: Benvenuti nel podcast WhoWhatWhy. Sono il vostro ospite Jeff Schechtman.

Come nazione abbiamo sicuramente attraversato momenti difficili, momenti che, come diceva Thomas Paine, provano le anime degli uomini. Siamo stati divisi come durante la guerra fredda e la guerra civile. Ma raramente siamo stati tribali come lo siamo oggi. Raramente siamo stati disposti a buttare via fatti, scienza e realtà, al servizio di una causa. È quasi come se avessimo unito tutti i culti. A poco a poco siamo stati incoraggiati a disperdere la nostra fiducia nelle istituzioni e a non credere a nulla, il che ci rende più vulnerabili nel credere a qualcosiasi cosa.

Mentre eliminiamo il pensiero critico, mentre cerchiamo l’ordine nel caos della distruzione creativa, mentre affrontiamo le conseguenze di un mondo in rapido cambiamento e sempre più tecnologico, mostriamo così tante caratteristiche tipiche di coloro che cadono nei culti. Questo è il nostro obiettivo oggi, assieme alla nostra ospite, la dottoressa Janja Lalich. È una ricercatrice, autrice ed educatrice specializzata in culti e gruppi estremisti con particolare attenzione alle relazioni carismatiche e ai movimenti politici e altri movimenti sociali. E’ stata una studiosa di Fulbright ed è professore emerito di sociologia alla Cal State University di Chico e fondatrice e direttrice del Center for Research on Influence and Control. È un piacere dare il benvenuto alla dott.ssa Janja Lalich nel podcast WhoWhatWhy.

Janja Lalich: Oh, grazie per avermi invitato, Jeff. Ne sono onorata.

Jeff Schechtman: Bene, è un piacere averti qui. Cosa definisce un culto? Esiste una sorta di definizione accettata di cosa sia un culto?

Janja Lalich: Sì, penso che la maggior parte delle persone sarebbe d’accordo sul fatto che un culto è un gruppo o un movimento sociale che ha un leader carismatico. Ha una qualche forma di programma di indottrinamento che richiede alla persona di, come dicevi prima, rinunciare al proprio pensiero critico ed essere un fedele, fedele credente. In genere sfrutta i membri in qualche modo, siano essi sfruttamenti finanziari, fisici o sessuali. Quindi penso che queste siano le caratteristiche principali.

Jeff Schechtman: Il culto deve avere una sorta di ideologia estrema per essere efficace?

Janja Lalich: Bene, non deve necessariamente essere estremo. Il leader carismatico prometterà qualche tipo di salvezza, sia essa finanziaria o spirituale, dirà di avere l’unica vera strada. Quindi potrebbe non essere necessariamente estremo, ma è tutto comprensivo ed è tutto compreso. Ti offre una risposta a tutto. Ti fa credere che se ti allontani da quella strada, perdi la tua possibilità di salvezza.

Jeff Schechtman: C’è un punto in cui i culti diventano ingombranti? Esiste un limite di dimensioni per il culto? Voglio dire, possono abbracciare grandi gruppi di persone o devono essere più limitati?

Janja Lalich: Beh no. Possono essere di qualsiasi dimensione. Voglio dire, se pensi a paesi come la Cina sotto il presidente Mao, che li guidava con quello che lui chiamava programmi di riforma del pensiero in tutto il paese, e l’intero paese era coinvolto sostanzialmente nel suo sistema di credenze, onorandolo. Quindi l’abbiamo visto su scala nazionale. Hitler è un altro esempio. Quindi i culti possono essere molto grandi come abbiamo visto, come con i gruppi nel corso degli anni, come l’organizzazione Moon, il gruppo del reverendo Moon a volte chiamato Moonies o Hare Krishna, alcuni di questi gruppi che sono diventati molto grandi. Come negli anni ’70 e ’80, i Bambini di Dio. Ma i gruppi possono anche essere molto piccoli. Voglio dire, in realtà puoi avere due o tre persone coinvolte in una relazione di culto. Quindi dipende davvero dal tipo di presa che il leader ha sui suoi seguaci.

Jeff Schechtman: Che ruolo gioca la segretezza in questo? Perché in particolare con quelli più grandi, sembra che ci sia meno segretezza, ma sono ancora altrettanto efficaci e altrettanto potenti.

Janja Lalich: Beh si. La segretezza è molto importante perché le persone vengono indotte a credere di far parte di un’élite speciale. E quindi ci sono cose che non sanno su cosa potrebbe succedere al massimo livello, ma poi ci sono anche cose che dovrebbero tenere segrete e non divulgare, e questo crea ciò che chiamiamo la mentalità del “noi contro loro”. Che, “Siamo speciali, siamo l’élite e tutti gli altri sono davvero stupidi e incasinati. O dobbiamo reclutarli in modo che possano vedere la luce o possiamo liberarcene, possiamo ignorarli o persino ucciderli”, come vediamo con alcuni dei gruppi estremisti.

Jeff Schechtman: Parlaci un po’ della tua esperienza, di come sei stata coinvolta in questa intera area di studio dei culti. In realtà è tutto è nato dalla tua esperienza personale.

Janja Lalich: Sì, è giusto. Mi sono unita a un culto politico a metà degli anni ’70. Avevo 30 anni. Mi ero già laureata. Avevo viaggiato in diversi paesi, vissuto in diversi paesi. Ma era il periodo della fine della guerra del Vietnam, e mi sono trasferita a San Francisco dove sono stata coinvolto nella politica di sinistra. Ho finito per unirmi a un gruppo. Ovviamente, non sapevo che fosse un culto, ma la storia era che avremmo prodotto cambiamenti in America, cambiamenti sociali, lotta contro il razzismo, lotta contro il sessismo, per avere giustizia sociale. Ma davvero, quello che vedo ora è che si trattava di  un culto politico.

Il capo era una donna e tutto ciò che facevamo era farla apparire come una grande persona. Abbiamo trascorso la maggior parte del nostro tempo a fare cose che l’hanno ingrandita e abbiamo lavorato lunghe ore, 20 ore al giorno, sette giorni alla settimana. Per lo più ci sedevamo in cerchio e ci criticavamo a vicenda in questi ambienti. Era un ambiente molto duro e alla fine non aveva nulla a che fare con il cambiamento sociale. Quindi quando ne sono uscita, e alla fine siamo usciti tutti, abbiamo finalmente avuto la nostra rivoluzione e abbiamo rovesciato il nostro leader, il che è molto insolito per quanto riguarda i culti.

E così quando sono uscita, mi sono trasferita a New York e ho riflettuto, cercando di capire cosa mi era successo, e ho trovato lavoro, ho lavorato, sono andata in terapia, sono guarita, per così dire. E poi ad un certo punto ho deciso di andare a scuola di specializzazione e ottenere il mio dottorato. È interessante notare che mentre frequentavo la scuola di specializzazione, sono avvenuti i suicidi di Heaven’s Gates, che la gente potrebbe ricordare a metà degli anni ’90, quel gruppo che si è suicidato nella dimora fuori San Diego.

Sapevo molto di quel gruppo e avevo lavorato con famiglie e alcuni ex membri. E così al momento il mio consulente per la mia tesi disse: “Beh, ovviamente questo l’argomento della tua tesi”. E poi quando mi sono laureata, ho ottenuto il lavoro presso lo Stato di Chico e ho insegnato regolarmente in corsi di sociologia. Ma ho anche scritto diversi libri sui culti. In un certo senso è diventato il lavoro della mia vita per, a mio modo di vedere, trasformare una brutta cosa in una cosa buona e cercare di educare la gente su questi gruppi e sui rischi.

Jeff Schechtman: Rispetto ai rischi. Una delle cose di cui parli è che ai culti non aderiscono solo persone ignoranti. Ma che a volte il migliore e il più brillante possono diventare membri dei culti.

Janja Lalich: Oh assolutamente. Assolutamente. I culti vogliono persone che possano esibirsi per loro, giusto? Vogliono persone in grado di gestire le loro attività, che possono guadagnare denaro, che hanno buoni collegamenti, che possono praticamente continuare a fare qualcosa. I leader della setta di solito sono piuttosto pigri e non fanno molto. Quindi sono proprio i loro luogotenenti e tutte le persone che li circondano a fare tutto. Quindi  … i culti non vogliono i pigri, non vogliono i malati, ma … Non sono lì per prendersi cura di te. Sei lì per prenderti cura del leader.

Quindi, come spesso diciamo,  il migliore è il più brillante. Penso che sia perché le persone con una certa esperienza e una certa intelligenza tendono ad essere più curiose e quindi tendono a controllare le cose o cercare soluzioni o vogliono contribuire in qualche modo. Questi culti presenteranno questa facciata che in realtà stai facendo qualcosa per il bene sociale. Quindi è facile farsi coinvolgere. E ovviamente i culti vogliono persone con soldi. Quindi anche le persone di famiglie benestanti vengono prese di mira.

Jeff Schechtman: Parla della natura delle cause attorno alle quali si formano i culti. Certamente la religione è importante. Molti culti hanno questa base religiosa. E la politica? Quali sono le altre cause che generalmente tengono insieme i culti?

Janja Lalich: Bene, può davvero essere qualsiasi causa. Voglio dire, la maggior parte delle persone pensa solo che i culti siano religiosi, ed è per questo che tendono a cavarsela in molti. Perché le persone non vogliono, specialmente i tribunali non vogliono avere problemi con la religione. Ma ci sono tutti i tipi di culti, giusto? Ci sono culti UFO e culti di terapia e culti di arti marziali. Dico sempre che probabilmente c’è un culto dei biscotti con scaglie di cioccolato, giusto?

Quindi possono davvero formarsi attorno a qualsiasi ideologia ed è fondamentale come quell’ideologia o quel sistema di credenze sono usati per ingannare le persone nel pensare che stanno facendo qualcosa per migliorare se stessi o migliorare il mondo o fare più soldi o qualunque cosa sia. E poi, una volta dentro, è troppo tardi. Non capisci di essere rimasto intrappolato in un’organizzazione di sfruttamento. Ci sono anche molti culti aziendali e molti di quelli che hanno programmi di formazione New Age che sono molto simili a quelli di una setta e usano le stesse tecniche. Sono ovunque nel mondo degli affari.

Jeff Schechtman: Parli di sistemi di controllo sia formali che informali all’interno dei culti. Dicci  un po’ di più su questo.

Janja Lalich: Mm-hmm (affermativo). Si. Quindi un culto deve avere una struttura, anche di grandi dimensioni. Quindi devono avere i metodi formali di controllo, che saranno le regole e i regolamenti, le cose molto ovvie come forse devi vestirti in un certo modo o forse devi mangiare in un certo modo o non in un certo modo. Oppure possono istruirti su quanti figli devi avere o non avere, o su come allevare i tuoi figli o come portarli via da te. Quindi ci sono queste ovvie regole e regolamenti, ma poi ci sono le influenze informali più sottili che sono davvero in un certo senso più efficaci nel tenere insieme il gruppo.

Queste sono cose che sono strumenti socio-psicologici comuni di tutti i giorni come colpa, vergogna, amore e paura, e certamente pressione reciproca. Penso che non si presti sufficiente attenzione alla pressione dei pari quando pensiamo ai culti. Poiché le persone dopo una certa età, tendiamo a prestare molta più attenzione e prestare attenzione a ciò che i nostri amici stanno facendo o a ciò che stanno facendo i nostri compagni. Quindi quando fai parte di un gruppo come quello, hai gli altri membri intorno a te e non vuoi deluderli e le persone si stanno riferendo a vicenda. E così tutti questi modi più sottili che ti fanno conformare e rispettare le regole e le norme del gruppo sono davvero molto efficaci.

Jeff Schechtman: Funziona anche per separare le persone tra loro, davvero per creare separazione. Raccontaci.

Janja Lalich: Si assolutamente. Voglio dire, i culti, come ho detto, ti faranno credere che tu fai parte di questo speciale aspirante gruppo e che i non credenti sono in un certo senso non meritevoli della tua attenzione. Ecco perché le persone tendono a essere separate dalle loro famiglie o separate dai loro amici che non sono in grado di reclutare. Quindi crea questo senso di superiorità e questo tipo di demonizzazione di tutti coloro che si trovano nel “mondo esterno”.

Soprattutto nei gruppi estremisti, ciò può creare molti problemi e lo vediamo con i gruppi suprematisti bianchi, giusto? Dove va bene bombardare cliniche per l’aborto o va bene attaccare bar gay o va bene uccidere qualcuno che è nero o marrone perché non ha importanza. Non sono davvero umani. Non sono come noi. I culti usano anche la paranoia come un altro modo per controllare le persone. Ti convinceranno che, o le autorità o il mondo esterno ci stanno perseguitando e stanno venendo a prenderci. E così le persone vivono in questo tipo di costante stato di ansia e paura. Questo è solo un altro modo per tenere sotto controllo le persone.

Jeff Schechtman: E c’è questa obbedienza. L’hai menzionata prima, l’obbedienza ai leader carismatici che tendono ad essere davvero narcisisti. Spiegaci.

Janja Lalich: Assolutamente. Sì. Bene, prima di tutto, il carisma è questo concetto incompreso. Le persone pensano al carisma come a questi tratti inerenti a un individuo, giusto? In realtà, il carisma è una relazione sociale. Il carisma riguarda il modo in cui rispondi a una persona. Quindi, per esempio, qualcuno potrebbe pensare al presidente Obama, come esempio. Qualcuno potrebbe pensare che il presidente Obama fosse incredibilmente carismatico, mentre altre persone ovviamente non vedevano nulla in lui o lo disprezzavano assolutamente. Oppure potresti andare a un evento con un amico e il guru si presenta e tutti trasudano e si sentono attratti dal guru, e stai seduto lì a pensare: “Che diamine? Questo ragazzo mi sembra un truffatore”.

Quindi il carisma è una relazione molto personale. Ma una volta che ti sei attaccato a quella che chiamo relazione carismatica, in pratica hai dato potere a quella persona. Quella persona ha quindi una presa su di te. E quella presa carismatica è molto difficile da spezzare, ed è molto impegnativa. Il leader carismatico esige ogni obbedienza, ogni devozione. E così rimani intrappolato in questa relazione in cui fondamentalmente, dopo del tempo di indottrinamento, impari a punirti in caso di dubbi o di certo non puoi mettere in discussione il leader. Non c’è dare e avere, non ci sono assegni e saldi. Quindi diventa una relazione unilaterale molto potente.

Jeff Schechtman: Parla un po’ del reclutamento, perché per molti versi è come uno schema piramidale.

Janja Lalich: Mm-hmm (affermativo). Sì. Quindi il reclutamento avviene in più fasi e, in modo interessante, gli studi hanno dimostrato che oltre i due terzi delle persone che partecipano a un culto sono reclutati da un amico, un familiare o un collega. Quindi questo è molto importante perché è difficile dire di no a qualcuno che conosci. Giusto? Quindi se il tuo collega continua a invitarti ad un seminario giorno dopo giorno, e alla fine ti scoccierai e dirai: “Va bene, andrò”. Solo perché non vuoi litigare con il tuo collega o tuo zio Charlie o tuo fratello o chiunque sia chi ti sta invitando a qualcosa.

Quindi le persone nei culti sono fondamentalmente addestrate su come reclutare. Quando ero nel mio culto, in realtà guidavo il reclutamento e consigliavo a tutti come fare le domande giuste per convincere qualcuno a voler essere coinvolto nel nostro gruppo. Quindi il reclutamento avviene in fasi, sarai invitato a qualcosa. Quando ci sei, sarai circondato da persone, ciò che chiamiamo bombardamento d’amore. Pensi di aver improvvisamente incontrato queste persone meravigliose. Ti chiederanno di tornare. Una volta tornato, hai fatto il primo passo, hai preso il primo impegno. Quindi è più facile farti assumere il prossimo impegno. Quindi il reclutamento è ovviamente una parte molto importante del processo.

Oggi a causa di Internet, le cose sono cambiate un po’, e le persone vengono reclutate su Internet, anche se generalmente a un certo punto richiede una sorta di connessione personale. Ti faranno venire da qualche parte e incontrare persone. Ma Internet è stato abbastanza efficace per alcuni gruppi per meglio reclutare. D’altra parte, Internet è stato molto importante perché ci sono così tante informazioni là fuori che se stai pensando di andare a qualcosa o qualcuno ti sta invitando a qualcosa, puoi andare su Internet e dare un’occhiata, vedere cosa dicono i critici, guarda cosa dicono gli ex membri. Consiglio sempre di essere un buon consumatore prima di lanciarti in qualcosa. Dai un’occhiata come faresti se stessi comprando una macchina.

Jeff Schechtman: Stiamo assistendo a un aumento del numero di culti in questi giorni?

Janja Lalich: Sì. Direi che oggi ci sono molti più culti che mai. Questo perché alcuni culti sono diventati molto grandi e le persone si sono interrotte e hanno iniziato le loro cose, a causa di ciò che hanno imparato da quel gruppo. A causa dell’influenza di quello che chiamiamo il movimento New Age degli anni ’70 e ’80, in cui tutti sono entrati in sedute con cristalli e hanno parlato con persone morte, esseri ascesi e canalizzazioni e tutto questo tipo di cose che sono diventate molto popolari attraverso il Movimento New Age. Questo è diventato un terreno molto fertile per artisti della truffa narcisisti e abili a fondare qualsiasi tipo di gruppo. Quindi stiamo sicuramente assistendo a un’impennata. E anche quando i tempi sono difficili, quando i paesi sono in subbuglio, è il momento in cui i culti possono reclutare con successo perché le persone sono in crisi, e cercano risposte e soluzioni.

Jeff Schechtman: C’è un ciclo, un ciclo di vita dei culti?

Janja Lalich: Bene, dipende davvero. Intendo i culti, ovviamente iniziano in piccolo. Hai questa sola persona, e tutto ciò che una persona deve fare è avere un’altra persona intorno a lui, e poi quella persona recluta un altro paio di persone. Quindi i culti cresceranno, attraverseranno diverse fasi. Alcuni culti non diventano troppo grandi, non vogliono diventare troppo grandi. Anche nel mio gruppo quando divenimmo troppo grandi, il nostro leader ordinava una depurazione per sbarazzarci di alcune persone. Perché penso che abbia capito che non poteva controllare più di un paio di centinaia di membri a tempo pieno.

Alcuni culti diventano molto grandi. E poi ciò che accadrà nel tempo è, se il leader muore, ciò può portare a una sorta di dissoluzione. Potrebbe esserci una lotta di potere tra alcuni dei migliori luogotenenti. I gruppi potrebbero dividersi. Alcuni gruppi potrebbero effettivamente dissolversi quando ciò accade. Quindi dipende dal tipo di struttura interna creata dal leader. Se il leader sta invecchiando e vuole preparare persone che possono sostanzialmente portare avanti il “carisma per procura”, il gruppo continuna dopo la sua morte. Quindi attraverseranno un ciclo di vita come qualunque altro. Ma certamente ci sono alcuni gruppi che sono in circolazione da decenni e decenni e diventano intergenerazionali.

Jeff Schechtman: Prima hai menzionato i suprematisti bianchi. Mentre guardi il panorama politico di oggi, vedi questo aspetto simile a una setta con un leader narcisista, con la mancanza di pensiero critico, con così tante delle qualità che abbiamo toccato qui?

Janja Lalich: Sì, penso che tu stia parlando del nostro attuale presidente.

Jeff Schechtman: si

Janja Lalich: Sì. Penso che ci sia sicuramente un’impennata cultuale che sta avvenendo con la virata a destra. Non tanto a sinistra. Sfortunatamente, suppongo che la sinistra non sia mai stata così organizzata. Non so se per fortuna o sfortunatamente. E certamente attorno al nostro presidente, al suo gabinetto e alla sua amministrazione. Ha creato questo ambiente dove non può fare nulla di male. Penso che vediamo questi esempi attuali con il pennarello sulla mappa di dove andrà l’uragano. È solo, si è sistemato. Voglio dire, si è persino definito una figura divina.

E poi abbiamo queste persone, diversi milioni di persone che hanno assoluta fiducia in lui. Non può sbagliare. Lo seguiranno fino alla fine. Come ha detto, potrebbe stare sulla Fifth Avenue e sparare a qualcuno e ai suoi seguaci non importa. Penso che abbiamo visto molti esempi di questo. E quindi, trovo che sia un momento molto preoccupante per il nostro paese.

Jeff Schechtman: Voglio dire, una delle cose che sentiamo più e più volte, ed è in qualche modo promettente. La gente dice: “Bene, alla fine la febbre si svanirà”. Ma non è così che accade normalmente con i culti.

Janja Lalich: No. Penso che quando si verifica qualcosa del genere su scala nazionale sia molto difficile capire  come affrontarla. Penso che l’abbiamo visto con la Germania nazista. Quindi ci vuole un movimento nazionale per affrontare un culto nazionale, per così dire. A questo punto il paese non è certamente organizzato in quel modo. I democratici al governo sembrano essere un po’ confusi su come procedere. Penso che sia abbastanza spaventoso perché ci sono molte persone che sono là fuori con loro, che sono in perdita su cosa fare. E ci sono molti amici e famiglie che hanno rinunciato a tentare persino di parlare con i loro amici o parenti che sono diventati Trumper, per così dire.

E quindi anche se il dialogo è probabilmente uno dei modi migliori per cercare di far vedere alle persone l’errore, non so se sia una parola, l’erroneità del loro pensiero o i pericoli del loro pensiero, ma questo non ha è successo a un livello troppo alto. C’è un libro meraviglioso intitolato Rising Out of Hatred, è la storia di un giovane che era il figlio del ragazzo che ha iniziato il Daily Stormer, che è questo enorme sito Web suprematista bianco. Ha finito per andare in un bel college liberale nel sud e ha incontrato molte persone simpatiche, e ha iniziato a frequentare una ragazza ebrea, i suoi amici erano molto pazienti con lui e alla fine ha rotto con suo padre e con l’intera ideologia suprematista bianca. È un libro incredibile. Quindi pensi a, se riusciamo a farlo uno per uno, ma quanto ci vorrebbe per essere in grado di provocare una certa influenza su ciò che sta accadendo in questo momento?

Jeff Schechtman: Giusto. Voglio dire, l’aspetto della programmazione profonda, l’aspetto di uscirne è la parte che è difficile da comprendere con una struttura così ampia. Quando hai parlato della tua esperienza personale, uscendo da essa e passando attraverso la terapia, eccetera, eccetera, è stata un’esperienza individuale. È difficile immaginare come si possano deprograre 30 milioni di persone.

Janja Lalich: Esattamente. Adesso mi stai deprimendo. No, è un enigma. Tutto ciò che possiamo fare è sperare che la situazione cambie e che si trasformi in un modo più democratico, e intendo dire che nel senso più ampio del termine, per il cambiamento più democratico serve sbarazzarsi di questo autoritarismo che sta conquistando il nostro Paese e il nostro Governo.

Jeff Schechtman: Cos’è, a volte, che allontana le persone, i membri di una setta da un leader? Cosa devono fare per alienare davvero i loro seguaci? Cosa ci dice la storia dei culti al riguardo?

Janja Lalich: Bene, a volte possono andare troppo lontano con qualcosa che può avere un effetto su alcuni dei membri. Quindi, ad esempio, negli anni ’70 e ’80, c’era un gruppo chiamato Figli di Dio, che era guidato da questo signore, David Moses Berg. Ha avuto molti problemi sessuali e ha iniziato ad avere più mogli, dicendo alle persone che potevano dormire tra loro, gli adulti potevano dormire con chiunque. E poi ha iniziato a dire che i bambini dovrevano fare sesso tra loro e gli adulti dovevano fare sesso con i bambini. E quanto successo … e  il gruppo  si è anche impegnato in quella che chiamiamo pesca amorosa.

Quindi le donne uscivano e in pratica seducevano uomini. Furono chiamate prostitute per Gesù. Incontravano uomini e facevano sesso con loro, presumibilmente per portarli a Gesù. Molte donne del gruppo sono state coinvolte in questo, ma quando è arrivato al punto in cui è stato loro detto: “Va bene fare sesso con i bambini”, per alcuni membri quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Alcuni membri hanno detto: “No, questo è troppo e me ne vado”. Quindi a volte il leader della setta può andare un po’ troppo lontano e perde alcuni membri, come è successo nel nostro caso, l’intero gruppo si è sciolto perché lei è diventata troppo fuori controllo.

Ma in realtà è una decisione individuale e ci vorrà qualcosa … e ancora, è così personale. Potrebbe essere, voglio dire, conosco una donna con cui ho lavorato anni fa che ha avuto il cancro. Era in un gruppo, ha avuto il cancro e un giorno si è seduta e ha pensato: “Non voglio morire in questo gruppo”. Ed è questo che le ha permesso di andarsene. A volte è un’età. Le persone raggiungono una certa età e dicono: “Che diavolo sto facendo della mia vita? Devo andarmene da qui”. Quindi l’importante è, se conosci qualcuno in un gruppo, se hai amici o familiari, è sempre importante cercare di rimanere in contatto con quella persona. È sempre importante far loro sapere che sei un rifugio sicuro. Che se mai vogliono andarsene, c’è un posto sicuro in cui possono arrivare, dove non saranno umiliati. Saranno solo in grado di rilassarsi e dormire e fare tutto ciò che devono fare.

Perché la cosa più difficile che qualcuno possa mai fare, è lasciare un culto. Perché stai praticamente buttando via un’intera visione del mondo, e significa ricominciare la tua vita da capo. E questo può essere incredibilmente spaventoso. Quindi ci vuole davvero una specie di momento in cui … dico sempre quando fai parte di un gruppo, anche se sei un vero credente come me, ci sono cose lungo la strada che ti disturbano. O cose a cui ti viene chiesto di partecipare, o cose che vedi accadere nel gruppo, e al momento non puoi farci nulla, a causa della disciplina e della struttura. Quindi tutte queste cose vengono spinte nella parte posteriore della testa. Sono seduti su una piccola mensola nella parte posteriore della testa.

E ad un certo punto, ci sarà una cosa in più e quella piattaforma si spezzerà. Questo è quando ti sveglierai e dirai: “Devo uscire di qui”. Ora, ciò non significa che tu possa uscire quel giorno. Di solito devi fare un piano. E sicuramente aiuta se hai ancora contatti all’esterno.

Jeff Schechtman: Infine, in che misura la legge è utile in tal senso? Quali meccanismi legali esistono per aiutare le persone che sono nei culti?

Janja Lalich: Non molti. È davvero un fenomeno difficile cui cercare di offrire un qualche tipo di giustizia. Voglio dire, sono stata testimone esperta in numerosi casi. È difficile perché, come ho detto prima, la maggior parte delle persone pensa che i culti siano religiosi e i tribunali non vogliono occuparsi di religione. Non vogliono toccarla affatto. Quindi è difficile in questo modo. Ma se si tratta di un gruppo religioso in cui hai un pastore o un guru o qualsiasi altra cosa, ci sono restrizioni contro i leader religiosi che sfruttano i loro seguaci. Quindi, se hai le prove per dimostrare il tipo di abuso sessuale o finanziario che può essersi verificato e se riesci a trovare un avvocato che è disposto a prendere il caso. Non ci sono molti avvocati che lo faranno, perché non sanno come affrontarlo o non pensano che che si avrà successo, quindi non accettano il caso.

Ma ci sono stati alcuni casi di successo. Intendo proprio ora, ad esempio, i Testimoni di Geova, ci sono un numero di casi sull’abuso sessuale di minori che si verificano in quel gruppo da decenni. Ci sono stati alcuni giudizi molto importanti contro l’organizzazione. Quindi non puoi andare in tribunale e dire: “Questo è un culto”. Non è illegale, per così dire, gestire un culto, ma devi trovare qualche tipo di altra attività illegale che puoi portare in qualche modo legale a giudizio.

Jeff Schechtman: Dott.ssa Janja Lalich, ti ringrazio tanto per aver trascorso del tempo con noi oggi.

Janja Lalich: Grazie. Grazie mille, Jeff.

Jeff Schechtman: E grazie per l’ascolto e per esservi uniti a noi qui alla radio WhoWhatWhy. Spero che ci seguirete la prossima settimana per un’altro podcast su WhoWhatWhy podcast? Sono Jeff Schechtman. Se ti è piaciuto questo podcast, sentiti libero di condividere e aiutare gli altri a trovarlo valutandolo e recensendolo su iTunes. Puoi anche supportare questo podcast e tutto il lavoro che facciamo andando su whowhatwhy.org/donate.

Fonte: https://whowhatwhy.org/2019/09/13/are-we-all-cult-members-now/?fbclid=IwAR0-3ZPNgl1RVKHt5yNhzUYBEZNUlbekTFCpf2QfoTONP9Ladr9fb-TazuI

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

Come salvare una persona cara da una setta

di Anand Chandrasekhar

shadow of a man

 

Sei preoccupato che qualcuno che conosci stia andando alla deriva dopo essersi unito a una setta? La linea di aiuto svizzera di Infosekta risponde ad alcune domande dei nostri lettori sull’argomento.

Susanne Schaaf di Infosekta – una linea di assistenza di Zurigo per coloro che sono interessati dalle sette – è di buon umore. Il suo ex collega ha appena vinto una causa contro i Testimoni di Geova presso la Corte Distrettuale di Zurigo. Il gruppo religioso aveva accusato l’ex dipendente di Infosekta di accuse diffamatorie nel 2015. I giudici hanno stabilito che le accuse erano serie ed erano supportate da ricerche concrete.

Noi non siamo giornalisti che hanno necessità di avere un equilibrio 50:50 a favore e contro i gruppi (Infosekta preferisce evitare l’uso del termine ‘setta’) ma assumiamo una posizione critica come un’organizzazione di protezione dei consumatori. Le nostre informazioni devono essere accurate e basate su letteratura scientifica, documenti interni, visite a gruppi problematici e resoconto di colloqui con le famiglie e con gli ex membri“, dice la Schaaf a swissinfo.ch.

I testimoni di Geova hanno rappresentato la maggior parte dei casi (110 su un totale di 716) trattati da Infosekta nel 2018, seguiti da YOU Church (35), Scientology (24), International Christian Fellowship (17) e il movimento Anastasia (11) . Le indagini di Infosekta nel 2018 hanno riguardato circa 350 gruppi, ma Infosekta monitora 66 gruppi religiosi ed esoterici problematici.

Cosa è una setta?

Da un punto di vista teologico, i gruppi settari sono percepiti come quelli che si discostano dalla Bibbia. Questo approccio non è utile a nostro avviso e abbiamo traccia di una vasta gamma di gruppi religiosi che coinvolgono le persone o generano problemi“, afferma Schaaf.

Molti di questi gruppi religiosi, specialmente quelli evangelici, non sono contenti di essere raggruppati assieme ai gruppi più esoterici. La Schaaf comprende che questi gruppi si considerano chiese libere e non sette. Ma lei insiste sul fatto che questi gruppi posseggono tendenze settarie.

A prima vista appaiono come qualsiasi gruppo biblico. Questo è un lato della medaglia e dietro di esso si trova un approccio in bianco e nero in cui  tu sei con noi e Dio, oppure sotto l’influenza di Satana“, dice.

Susanne Schaaf

Susanne Schaaf gestisce Infosekta con un budget annuale di circa CHF 150.000 con il sostegno del governo di Zurigo e donazioni private.
(Swissinfo.ch)

 

Come è organizzata una setta?

In Svizzera ci sono molti fornitori del mercato alternativo della visione del mondo. Non è quindi facile organizzare un gruppo di successo“, afferma Schaaf.

Secondo lei, un leader di gruppo ha bisogno di essere carismatico ed essere in grado di convincere le persone che lui o lei ha poteri spirituali speciali. Il leader deve presentare il suo insegnamento come qualcosa di unico, che è utile per risolvere tutti i problemi. Da un punto di vista pratico, è sufficiente creare un sito Web accattivante, trovare una piattaforma per predicare e riunire un gruppo che crede in te.

Economicamente la Svizzera offre una facile opzione per creare un’associazione (club in tedesco). Una volta creata, puoi fare domanda al Cantone per ottenere la deducibilità dalle tasse per le donazioni di beneficenza.

 

Chi aderisce ad una setta?

Secondo la Schaaf, ci sono più uomini nei gruppi con opinioni di destra e in quelli che propongono teorie complottiste o credono negli alieni. Gruppi esoterici come quelli che si concentrano sulla natura, l’auto-guarigione, l’energia, i cristalli o gli angeli hanno al loro interno più donne, sebbene i leader siano spesso uomini.

Molti membri di gruppi evangelici problematici hanno un passato di immigrazione dall’Africa e spesso cercano di convertire le persone dalla diaspora.

 

Come fanno le sette a manipolare la gente?

La Schaaf sostiene che si sforzano di eliminare ogni sentimento di dubbio sui principi e sulle azioni del gruppo.

Sostengono che sei libero di decidere, ma poi ti chiedono di riflettere attentamente sulla tua decisione. Alcuni affermano addirittura che i dubbi sono le tentazioni del diavolo“, aggiunge.

Le sette esercitano una pressione diretta e indiretta sui membri affinchè avvicinino amici e parenti al loro interno oppure per prendere le distanze se i loro cari non appartengono al gruppo. Ad esempio, i gruppi evangelici affermano che coloro che non sono rinati sono peccatori, anche se vivono una vita virtuosa. Ciò può causare difficoltà nelle relazioni sentimentali e nelle famiglie.

La manipolazione è anche usata per ottenere denaro dai fedeli. Alcuni gruppi chiedono ai membri di pagare la decima dei propri guadagni mensili per la realizzazione del piano di Dio. Le persone a volte danno più di quello che possono permettersi perché il leader dice che recupereranno ciò che danno dieci volte o centuplicando.

Quando le persone che entrano presentano problemi, i gruppi cercano di incolpare il risultato di fattori esterni o l’operato degli stessi membri. Questi gruppi controversi si propongono come punti di riferimento per come  essi devono interpretare le cose“, afferma la Schaaf.

 

Come si fa a liberare qualcuno da una setta?

La Schaaf consiglia vivamente di non reagire con rabbia o forti emozioni poiché i membri sono mentalmente in un posto diverso. Essere troppo conflittuali non è un buon approccio in quanto rischia di interrompere qualsiasi comunicazione.

Abbiamo avuto casi in cui i membri del gruppo bloccano i parenti sui social media e cambiano il loro numero di telefono perché non vogliono più affrontare discussioni noiose. Questa è la cosa peggiore che può accadere in quanto è importante essere il più vicino possibile in questa situazione“, afferma Schaaf.

Invece del confronto, è meglio farli parlare di ciò che sentono o fanno. Questo può aprire la porta a un dialogo.

 

Quanto dura il processo di affiliazione?

Per lasciare un gruppo una persona deve raggiungere un punto in cui non può più sopportare di essere lì, e che non gli importa qualunque cosa accada se va via. Non sappiamo quanto tempo può richiedere questo processo“, afferma la Schaaf.

Un ex membro Testimone di Geova è furuscito all’età di 60 anni dopo aver trascorso 40 anni al suo interno. Pertanto, la Schaaf raccomanda che parenti e amici riconoscano di non poter cambiare sostanzialmente la situazione nell’immediato futuro. Paragona l’esperienza di avere un parente con problemi di droga o alcol o un disturbo alimentare. Ci vuole tempo per superare una dipendenza.

È l’equilibrio tra raggiungere e mantenere una certa distanza per l’autoprotezione. Se sei troppo distante potresti perdere la persona e troppi contatti possono stressarti e danneggiare la tua salute“, afferma.

Il viaggio per uscire da una setta è un obiettivo a lungo termine con molti passaggi. Secondo la Schaaf, le tre cose principali che si possono fare come amici o parenti sono: mantenere viva la relazione, non giudicare e cercare di avere una comunicazione regolare.

 

Chi può essere d’aiuto durante una crisi?

La polizia non viene coinvolta poiché nella maggior parte dei casi i membri della setta sono adulti consenzienti. Uno dei rari casi di intervento della polizia è stato un raid sul collegamento esterno del gruppo Cherry Blossom vicino a Soletta nel 2015 in quanto sospettati di usare droghe psicotrope illegali come LSD, ecstasy e mescalina.

Oltre a chiamare la linea di ascolto di Infosekta, esiste un’opzione per unirsi a un gruppo di auto-aiuto composto da familiari e amici di membri delle setta, per condividere esperienze. C’è anche un gruppo di ex Testimoni di Geova per coloro che devono affrontare la vita al di fuori di quella comunità. Entrambi i gruppi si incontrano una volta al mese.

 

 

Fonte: https://www.swissinfo.ch/eng/problem-groups_how-to-rescue-a-loved-one-from-a-sect/45105024?fbclid=IwAR1FIq_OgiAcObLbslqRFa_wXFiSDNVH5JlwuvwZkV_Dg_uos5UbO9lSotE

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Pubblicazione di uno studio scientifico sull’Anatomia dell’influenza indebita

di Steven Hassan

Questo è il mio primo articolo di rivista accademica peer-reviewed. La sua genesi è iniziata quando ho tenuto un discorso intitolato “L’anatomia dell’influenza indebita usata dai culti e dai trafficanti di terroristi per indurre impotenza e traumi, creando così false identità” al prestigioso Congresso del 2017 dell’Accademia Internazionale di Giurisprudenza e Salute Mentale di Praga. Ne ho parlato qui. Questo luglio, sarò presente al prossimo Congresso a Roma, in Italia. Presenterò un documento su un modello su come effettuare una valutazione forense per un’indebita influenza utilizzando il Modello di influenza sociale di Scheflin. Ho intenzione di scrivere un altro articolo di giornale su questo modello di importanza critica.

L’anno scorso, 1036 persone hanno partecipato a uno studio di ricerca online anonimo che ho fatto per la Fielding Graduate University con l’assistenza del mio professore Keith Melville e del mio mentore accademico Judy Stevens-Long insieme all’associazione Dare per effettuare ricerche quantitative su questioni inerenti ai culti distruttivi. Desidero ringraziare tutti coloro che sono stati coinvolti, specialmente quelli che hanno avuto il tempo di compilare il sondaggio. È stato utile sviluppare uno strumento per misurare aspetti di influenza indebita. Insieme al mio collega di ricerca, Mansi Shah, e con Michael Commons come mio collaboratore esterno ed editore, il seguente articolo è stato pubblicato su una prestigiosa rivista internazionale. Elsevier è uno dei principali editori accademici del mondo, specializzato in informazioni scientifiche, tecniche e mediche. Ci è voluto più di un anno per passare attraverso il rigoroso processo di peer review. Sono felice di condividere questo articolo che è stato caricato su researchgate.net ed è disponibile per il download gratuito tramite ScienceDirect.

 

Articolo Peer-Reviewed

Hassan, S., Shah, M.J. L’anatomia dell’influenza indebita usata dai culti terroristici e dai trafficanti per indurre impotenza e traumi, creando così false identità. Etica, medicina e salute pubblica (2019) 8, 97-107 Elsevier Masson SAS. https://doi.org/10.1016/j.jemep.2019.03.002

Questa è la prima volta che Lifton, Singer, my BITE e Influence Continuum Models, così come Scheflin’s Social Influence Model (SIM), sono messi insieme in una rivista accademica. Lo studio ha mostrato una forte correlazione che la singola variabile travolgente, quella del controllo, descrive un gruppo o una relazione distruttiva. La ricerca ha utilizzato il modello BITE per aiutare a iniziare a identificare scientificamente le componenti più forti del controllo del comportamento, informazione, pensiero ed emozioni. Il risultato preliminare interessante è che il singolo componente più centrale è la paura della pena: reale – molestie, sfiducia, perdita di famiglia, lavoro, comunità; o creduta come nelle fobie di essere posseduto dai demoni, disobbedendo a Dio o al leader o all’ideologia, si va all’inferno, o il mondo finisce. Questo è solo l’inizio dei miei sforzi di ricerca accademica e svolgerò la mia tesi di dottorato su questo argomento. Spero che seguirà un libro per il pubblico.

Uno dei miei obiettivi principali è quello di espandere l’attuale definizione ristretta di influenza indebita, che è stata in gran parte limitata alla volontà e alla capacità testamentaria. È da lungo tempo che i sistemi legali di tutto il mondo riconoscono che gli esseri umani non sono agenti razionali e sono molto suggestionabili e vulnerabili alle inganni e alle pressioni di influenza sociale. Scheflin ha scritto un modello brillante che può essere utilizzato dagli esperti per aiutare a spiegare ai giudici e alle giurie un’influenza indebita. La mia speranza è di contribuire a far parte dello sforzo di sviluppare modelli che contribuiranno a promuovere i diritti umani e punire coloro che schiavizzano gli altri. Di grande interesse, di recente ho visto il termine influenza indebita utilizzato nella relazione di Mueller per quanto riguarda le accuse di ostruzionismo presidenziale della giustizia. In effetti, una forte differenza di potenza è una componente importante della persona con meno potere, sensazione che ha poca o nessuna scelta se non quella di essere leali e obbedienti all’altro.

Altro deve essere fatto. Se qualcuno sta perseguendo un dottorato o un master, è bene che consideri di esplorare questo argomento di influenza e controllo indebiti all’interno di gruppi malsani. Attraverso ulteriori ricerche, è possibile scoprire un modello più efficiente e di facile comprensione.
Si prega di leggere l’articolo. Di condividerlo. Gli apologeti e i leader dei culti hanno raccontato al mondo accademico, ai loro membri e al pubblico che non esistono ricerche scientifiche o documenti sottoposti a peer review che dimostrano che il lavaggio del cervello e il controllo della mente esistono. Vedi il blog qui. Questo non era vero prima del mio articolo, ma ora abbiamo una ricerca quantitativa condotta con un solido campione di ex membri del culto. Accolgo con favore le vostre risposte e domande.

Riassunto nell’articolo stesso

È necessario aggiornare il sistema legale per riconoscere l’uso dell’ipnosi e dell’influenza indebita che si verificano in tutto il mondo. I gruppi estremisti stanno ingannevolmente reclutando e indottrinando le persone per fare attacchi terroristici. I trafficanti di esseri umani si stanno preparando e usano tecniche di influenza sociale e ipnotica per creare schiavi del lavoro e del sesso. In questo articolo, una serie di concetti e modelli chiave saranno utilizzati per definire in modo più completo che il Disturbo Dissociativo del DSM-5 300.15: La Teoria della Dissonanza Cognitiva di Festinger, insieme a Robert Jay Lifton e al lavoro di Margaret Singer (1995) sono la base del modello BITE de controllo mentale (Hassan, 1988). Comportamento, informazione, pensiero e controllo emotivo sono le quattro componenti sovrapposte attraverso le quali gruppi distruttivi portano le persone ad essere obbedienti e conformi all’autorità. Un’identità settaria programmata viene creata attraverso un complesso processo di influenza sociale. Quella falsa identità domina la vera identità. L’etica e la moralità dell’influenza indebita sono comprese diversamente. In questo articolo, analizziamo le tecniche per abbattere la personalità esistente e creare una falsa o pseudo-identità. Vengono discussi il modello di controllo della mente Influence Continuum e BITE e gli otto criteri di Lifton per la Riforma del Pensiero; Scheflin’s Social Influence Model (2015) è presentato come uno strumento per analizzare un’influenza indebita in un contesto legale e forense. A supporto dell’ipotesi qui presentata, è stato condotto un sondaggio anonimo di ricerca online che ha coinvolto 1033 partecipanti per raccogliere dati riguardanti variabili specifiche del modello BITE, nel tentativo di sviluppare uno strumento che potrebbe essere utile per determinare aspetti chiave di influenza indebita.

Fonte: https://freedomofmind.com/the-anatomy-of-undue-influence-scientific-study-and-elsevier-journal-article/?fbclid=IwAR0FXaMu2c4i7V5OBlarBf5PbN5ze0I-kRrAdjJe9T7JfHOpn9eV4wm3TuQ

Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Come proteggere i minori da una comunità autoritaria

Protezione dei minori in una comunità autoritaria: scontro culturale e debolezza sistemica

di Livia Bardin, MSW

 

Sommario

Analizzando le accuse secondo cui  i servizi di protezione dell’infanzia (CPS), in Utah e Arizona, evitano gli interventi nelle comunità mormoni poligame (PMC), l’autore ha scoperto insoliti ostacoli al lavoro di protezione dei bambini in questa cultura isolata e autoritaria. I membri del PMC (comunità mormoni poligame) temono ed evitano il mondo esterno considerato “malvagio”. Minacciati dalla dannazione eterna per la disobbedienza, classificano i comandi dei loro leader al di sopra della legge secolare. I funzionari del CPS (servizi protezione dell’infanzia) sembravano male informati sugli elementi chiave della cultura PMC. Le preoccupazioni per le accuse di pregiudizi religiosi e la paura del potere politico di un PMC possono anche ostacolare le indagini del CPS. Modelli simili, che derivano non dall’ideologia, ma dalla struttura e dalle dinamiche di gruppo, possono verificarsi in migliaia di gruppi strutturalmente simili, sebbene ideologicamente diversi, che coinvolgono oggi più di un milione di bambini negli Stati Uniti.

Parole chiave: benessere infantile, gruppi autoritari, competenze culturali, sette

 

Risultati immagini per bambini mormoni

 

La responsabilità per la protezione dei bambini negli Stati Uniti risiede nei singoli Stati. Ogni Stato, benché conforme alle linee guida federali, progetta e gestisce il proprio servizio di protezione dell’infanzia (CPS) per agire in base a segnalazioni di negligenza e abuso di minori. L’indagine qui descritta è iniziata in risposta alle accuse secondo cui CPS in Utah e Arizona evitava deliberatamente di intervenire nelle comunità mormoni poligame (PMC). Con il procedere del lavoro, sono emersi impedimenti alle indagini CPS che sembravano derivare più dalla struttura del gruppo e dalla dinamica che dall’ideologia di gruppo. Questi impedimenti sembrano quindi applicabili non solo a questi gruppi, ma a molti gruppi strutturalmente isolati, autoritari e di ideologie molto diverse.

 

Risultati immagini per bambini mormoni

Teorici e operatori del benessere dell’infanzia concordano da tempo sul fatto che fornire servizi efficaci richieda la comprensione dell’ambiente del cliente (Korbin, 2002). Sono disponibili numerose discussioni generali sull’importanza della sensibilità culturale, come quelle di Green (1982), Lieberman (1990) e Cohen, Deblinger, Mannarino e de Arellano (2001). I ricercatori hanno riferito di questioni culturali in gruppi etnici, come gli hawaiani americani (Dubanoski, 1981), i giapponesi e i samoani americani (Dubanoski e Snyder, 1980), i nativi americani (Weaver, 1999) e gli afro-americani (Logan, Freeman e McRoy , 1990). I ricercatori hanno anche esplorato le implicazioni culturali dello stato economico e del vicinato (Korbin, Coulton, Chard, Platt-Houston e Su, 1998, Garbarino e Kostelny, 1992). Nessuna ricerca è disponibile su fattori culturali o ambientali coinvolti nel lavoro con le famiglie in gruppi isolati e autoritari. Sebbene ovviamente non si possano trarre conclusioni radicali da un singolo studio esplorativo, i risultati indicano la necessità di conoscere le circostanze insolite che potrebbero incontrare in tali comunità per il benessere dei minori in quella stessa comunità di appartenenza.

Gruppi isolati, autoritari, religiosi o filosofici abbracciano un’ampia varietà di ideologie – religiose, politiche e psicologiche – che alla cultura dominante possono apparire eccentriche, estreme o altrimenti originali. Nonostante la loro varietà ideologica, tali gruppi tendono a condividere strutture e dinamiche comuni. Carbo e Gartner (1994), nella loro discussione sulla cattiva condotta sessuale e sugli abusi nelle comunità religiose, confrontano le dinamiche disfunzionali in alcune comunità religiose con quelle delle famiglie incestuose: le comunità sono isolate e disimpegnate dal mondo esterno, con tutte le esigenze, personali e politiche, oltre che religiose, riferite ai leader. I confini tra insider ed outsider sono eccessivamente rigidi, il che porta i membri a legarsi insieme contro le minacce percepite dagli estranei. I confini interni sono liquidi, con molte relazioni duali e ambigue, che creano un’eccessiva dipendenza reciproca che potrebbe portare i membri a ritenere di non poter funzionare al di fuori del gruppo. Cartwright e Kent (1992) sostengono che, come le famiglie, i gruppi religiosi alternativi “spesso avviluppano i loro membri in ambienti sociali vincolanti che facilitano il verificarsi di abusi prolungati e sistematici“. Sottolineano che tali gruppi mostrano tratti che nelle famiglie favoriscono la violenza: leader patriarcali, coinvolgimento intenso, sistemi chiusi ed estrema dipendenza dal leader.

Questi gruppi costituiscono una componente significativa della nostra popolazione. Langone (2003) stima prudentemente che circa 4.400 di questi gruppi operino oggi negli Stati Uniti. L’adesione stimata è di circa il 2% della popolazione o di 5.000.000 di persone. Supponendo che la proporzione di bambini in tali gruppi sia paragonabile a quella della popolazione generale, circa 1.250.000 bambini crescono in gruppi isolati e autoritari.

I bambini in questi gruppi sembrano essere vulnerabili a causa delle dinamiche interne e, in alcuni casi, della loro ideologia. Gli studiosi di religione hanno verificato come i principi religiosi, in particolare il rifiuto di cure mediche e l’esorcismo, possano danneggiare direttamente i bambini. Bottoms, Shaver, Goodman e Qin (1995) hanno esaminato i danni causati dalla negligenza medica derivante dalle credenze di guarigione della fede e dalla “liberazione dal male”. Marshall (2002) ha riferito su un caso in cui l’abuso sanzionato dalla religione e destinato a esorcizzare il male, risultava causa della morte di un bambino. Asser and Swan (1998) hanno studiato i decessi infantili causati da negligenza medica motivata dalla religione. Hanno trovato che su 172 bambini morti in famiglie in cui i genitori hanno rifiutato le cure mediche a causa della dipendenza da rituali religiosi, 140 bambini sono morti a causa di condizioni per le quali i tassi di sopravvivenza con cure mediche erano superiori al 90%; e che altri 18 bambini sono morti a causa di condizioni con tassi di sopravvivenza previsti superiori al 50%.

Il potere di un leader e la dipendenza dei suoi seguaci potrebbero anche mettere a repentaglio il benessere dei bambini. Bottoms, Shaver, et al. (1995) hanno affrontato  l’abuso di bambini da parte del clero. Rivedendo casi storici di abusi sessuali su minori nelle religioni alternative, Kent (2000) ha osservato che la fiducia degli aderenti nella gerarchia e le posizioni dei leader come rappresentanti di Dio, la cui purezza consente loro di fare qualsiasi cosa vogliano, probabilmente sono alla base di questi comportamenti. Capps (1992) e Ellison (1996) riassumono i modi in cui la religione può portare all’abuso di minori; questi metodi vanno dall’uso di citazioni bibliche per giustificare le percosse al non ascolto degli altri adulti delle accuse dei bambini sulla cattiva condotta dei sacerdoti.

 

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Dal punto di vista personale, Stein (1997) e Rochford con Heinlein (2001) offrono racconti commoventi di madri che, come membri di gruppi isolati autoritari, sia religiosi che non religiosi, hanno sottomesso i loro istinti e assecondato i maltrattamenti dei leader o persino hanno rimozione le richieste di aiuto dei loro bambini.

Siskind (2001) ha scoperto che gli ex membri che sono cresciuti in cinque gruppi diversi totalitari ideologicamente hanno riportato gravi abusi mentali ed emotivi. Ex membri di quattro dei cinque gruppi si sono lamentati di aver subito abusi sessuali da bambini. Siskind (2001: 420) cita anche uno studio del 1997 di Martin Katchen che ha riportato “un tasso allarmante di disordini dissociativi tra i bambini cresciuti in culti totalitari“. I casi di abuso di minori abbastanza gravi da attirare l’attenzione dei media sono stati oggetto di 28100 notizie che sono state ristampate in un numero del 2003 del Cultic Studies Review (2003). Sei dei casi trattati riguardavano la morte di bambini.

 

Metodologia

Le informazioni di base sui fondamentalisti, propaggine poligame della religione mormone, sono ampiamente disponibili nelle storie, nei resoconti popolari e negli articoli dei giornali. I sermoni e altri documenti dei leader del PMC, così come le narrazioni personali, hanno fornito informazioni su pratiche specifiche dei gruppi poligami. Poiché alcune fonti hanno preso posizioni forti a favore o contro le credenze e/o le pratiche dei mormoni poligami, ho cercato coerenza nei rapporti di diverse fonti per confermare la loro accuratezza.

 

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Per ottenere informazioni sulle interazioni del CPS con bambini in PMC, ho sviluppato un questionario strutturato, “Esperienza personale di abuso e negligenza infantile” (PECAN). Un totale di 17 soggetti hanno partecipato di persona o per telefono al sondaggio. Dopo aver completato il test, gli intervistati hanno risposto alle domande di follow-up emerse dalle loro risposte alle domande del sondaggio. È stato utilizzato il metodo del campionamento a valanga (a ciascun rispondente è stato chiesto di suggerire altre persone disponibili a partecipare alla ricerca). Il sondaggio e le interviste di follow-up hanno riguardato solo le informazioni sull’esperienza personale dei partecipanti; hanno escluso le relazioni degli intervistati sugli altri. Questo sondaggio ha generato 11 segnalazioni di interventi CPS nelle comunità di PMC.

Interviste non strutturate a 7 ex e attuali lavoratori e funzionari per la tutela dei minori nello Utah e in Arizona hanno integrato quelle degli ex membri e fornito prospettive professionali sul lavoro con le PMC.

Per valutare le prestazioni di CPS nei casi segnalati, ho verificato per la prima volta se tali azioni rispondevano ai requisiti propri di CPS come stabilito nel manuale del CPS dell’Utah (pubblicato su Internet, Divisione Utah of Family and Child Services, 2001), o conforme alle politiche dello Utah e dell’Arizona come elencate nel Dipartimento di Salute e Servizi Umani degli Stati Uniti (2003b), studio nazionale sui sistemi di protezione dei bambini e gli sforzi di riforma: revisione della politica CPS dello Stato. Sebbene i presunti abusi siano avvenuti sia in Utah che in Arizona, il manuale dell’Arizona non era disponibile per intero. In considerazione dei regolamenti federali che governano in tutti gli stati, è ragionevole presumere che entrambi gli stati abbiano standard e procedure simili. Non ho verificato se le leggi fossero diverse al momento in cui è stata redatta la relazione (la più antica esperienza di rendicontazione risale al 1984).

Era anche importante valutare se le carenze rilevate fossero comuni nell’assistenza all’infanzia, e quindi non correlate ai PMC. Due studi recenti, lo Studio nazionale sui sistemi di protezione dei bambini e gli forzi di riforma: risultati sulle pratiche locali di CPS (Dipartimento della sanità e dei servizi umani per bambini, giovani e famiglie, 2003a) e The Unsolved Challenge di Annie E. Casey Foundation della riforma del sistema: la qualità dei lavoratori dei servizi umani di prima linea (2003), più le statistiche della Child Welfare League of America, hanno fornito informazioni su questo argomento.
La Cultura dei PMC

La poligamia era una delle prime premesse della teologia mormone ed era una pratica della corrente principale mormone nel diciannovesimo secolo. Sebbene messa fuori legge nel 1890, la pratica è continuata in un certo numero di comunità i cui membri si considerano veri seguaci dell’eredità mormone. I mormoni fondamentalisti credono che il matrimonio poligamo sia un requisito essenziale per l’ammissione in Paradiso (Jeffs, 1997). La maggior parte dei mormoni poligami vive nello Utah, ma ci sono comunità in Arizona, Montana, Idaho, California, Messico, Canada e forse anche in altri stati. La popolazione totale dei mormoni poligami potrebbe essere numerata da 30.000 a 100.000. (Krakauer, 2003; Wright, 2002).

 

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Le PMC hanno una curiosa relazione con la legge. Sebbene illegale, la poligamia è raramente perseguita e viene regolarmente riconosciuta nella vita pubblica dello Utah e in alcune parti dell’Arizona. Titoli di giornali come “Il membro della chiesa poligama confessa di aver rubato $ 1,5 milioni” (Cantera & Vigh, 2002) e “Sorelle vedove: mogli di poligami morti ricostruiscono le loro vite” (House, 2002) appaiono regolarmente.

Alcuni PMC sono vicine o addirittura sono a Salt Lake City. Altre sono geograficamente isolate. Alcune comunità sono piuttosto piccole, composte da un “profeta” maschio autoproclamato, dalle sue mogli e dai suoi figli. Altre hanno migliaia di aderenti. Le comunità hanno una struttura gerarchica, con un leader che domina, a volte con l’aiuto di una piccola cerchia ristretta, in virtù del “comando di Dio“. Poiché il leader rivendica una connessione diretta con Dio, i membri delle comunità accettano le sue regole come comandi di Dio, per essere obbedito senza scrupoli. La disobbedienza condanna un credente all’inferno. Abbandonare il gruppo – l’ultima disobbedienza – è certamente come consegnarsi all’inferno. (Vedi, per esempio, Jeffs, 1997, pp. 1417.)

Una grande comunità, la Fundamentalist Latter Day Saints (FLDS), è ubicata nella città di Hildale-Colorado, una città situata al confine tra Utah e Arizona. Questo gruppo comprende da 5.000 a 10.000 persone. Il loro capo Warren Jeffs, esercita il controllo spirituale, psicologico, economico e politico della città di Hildale-Colorado. I residenti indossano vestiti caratteristici; seguono i dettami di Jeff riguardo al lavoro, all’educazione e al matrimonio; e obbediscono alla parola di Dio ricevuta da Jeffs. Gli uomini devono avere il permesso di sposarsi e la sua benedizione sulla scelta del partner (che a volte detta). Poiché il matrimonio plurimo è essenziale per la salvezza, il controllo del leader del matrimonio è uno strumento potente per indurre la conformità. La dirigenza del FLDS, attraverso una società, possiede anche la maggior parte della terra e la maggior parte delle attività commerciali nelle due città. Gli insegnanti della FLDS lavorano nella scuola pubblica e i membri della FLDS costituiscono il corpo della polizia locale (Bistline, 1998). Si dice che i bambini siano scoraggiati dal continuare la loro istruzione oltre l’ottavo anno. Non tutte le famiglie sono poligame, ma molti uomini, soprattutto i leader, hanno più mogli – fino a 60, secondo alcuni rapporti (Bateman, 2000).

Le PMC prosperano anche in contesti urbani. Una partecipante a questo studio è stata una delle otto mogli di una famiglia che viveva a Salt Lake City. Descriveva una vita di frequenti azioni, intrighi e dissensi tra le mogli che vivevano in diverse case, e un capogruppo che si muoveva in modo irregolare da una famiglia all’altra. In quel gruppo, ciascuna moglie era responsabile sia di crescere i suoi figli sia di sostenere finanziariamente se stessa e i suoi figli.

 

Esperienze personali dei bambini in PMC

L’indagine “PECAN” sull’esperienza personale dell’infanzia e negligenza (Child Experience Abuse and Neglect), sviluppata appositamente per questo progetto, non è stata testata prima dell’uso sul campo. Lo scopo dell’indagine PECAN era (1) di ottenere informazioni sulle esperienze di abusi o di abbandono da parte di singoli individui in gruppi isolati e autoritari e (2) esplorare se la segnalazione di tali esperienze aveva prodotto esiti deliberati da parte di CPS. L’indagine PECAN non misura in alcun modo l’incidenza o la prevalenza dell’abuso e dell’abbandono in tali gruppi. Il gran numero di partecipanti che hanno riportato esperienze di abuso e negligenza potrebbe semplicemente indicare che le persone che hanno esperienze fortemente negative hanno maggiori probabilità di andarsene. Il campione era appropriato per esplorare cosa, se non altro, è successo dopo le esperienze negative.

Lo strumento di indagine di tre pagine include una sezione per le informazioni demografiche; una sezione sulle esperienze personali degli intervistati di abuso fisico, abuso sessuale e negligenza; una sezione sull’esperienza degli intervistati di riportare o non riportare l’abuso o la negligenza; e due domande a risposta aperta. I risultati presentano informazioni solo sulla storia personale degli intervistati. Gli intervistati, tutti ex membri che hanno rifiutato la vita poligama, hanno riferito una varietà di specifiche esperienze infantili, che vanno da nessun abuso a un abuso grave e prolungato. Rapporti e commenti hanno costantemente raffigurato una cultura le cui opinioni sull’abuso e sull’abbandono sono molto diverse dalla mission originale.

Un totale di 17 intervistati ha preso parte al sondaggio, di cui 3 risultano non aver vissuto in PMC da bambini. L’eliminazione di questo gruppo ha lasciato un totale di 14 partecipanti qualificati. Degli intervistati qualificati, 5 hanno trascorso la loro infanzia a Hildale-Colorado City, 4 hanno trascorso parte della loro infanzia a Hildale-Colorado City e altrove, e 5 sono cresciuti in altri PMC. Gli intervistati non sono stati pagati. Prima di somministrare il sondaggio, leggo agli intervistati una dichiarazione scritta che descrive gli argomenti da trattare e spiego come verranno utilizzate le informazioni. Li ho informati del loro diritto di interrompere il processo in qualsiasi momento. La dichiarazione ha anche assicurato che le loro informazioni personali sarebbero state mantenute riservate, sebbene potessero essere citate senza attribuzione. Ho anche offerto agli intervistati una consulenza telefonica gratuita qualora avessero bisogno di aiuto per affrontare le emozioni evocate nel processo di indagine.

Gli intervistati hanno un’età compresa tra 19 e 68 anni. L’età media di 42 anni. Dieci intervistati erano donne e 4 erano maschi. (Vedi Appendice, Tabella A1, per i dettagli). Tre intervistati sono cresciuti in famiglie monogame, nonostante l’affiliazione ad una comunità poligama. Alcune famiglie poligame avevano più di una madre in casa mentre in altri casi le mogli vivevano in case diverse. Il maggior numero di madri che hanno riportato di aver vissuto in una casa è stato 13. Solo 3 intervistati hanno riportato famiglie con meno di 10 fratelli, mentre 7 (50%) provenivano da famiglie di 26 o più fratelli. Dieci intervistati (71%) hanno vissuto nella comunità PMC per 16 anni o più. Nove intervistati (64%) sono rimasti adolescenti o ventenni. Due partecipanti, sebbene non più credenti, vivevano ancora in un PMC.

Dodici intervistati (86%) hanno riferito di esperienze di abuso fisico da bambini al di sotto dei 16 anni. (Vedi Appendice, tabelle A2 e A3 per i dettagli). Dieci intervistati (71%) hanno riferito abusi sessuali. Undici intervistati (79%) hanno riportato negligenza. Dei 12 che hanno riferito di abusi fisici, 6 hanno subito abusi multipli, tra cui calci, frustate, percosse, scosse. Sette dei 12 hanno riferito di essere stati abusati più spesso di una volta al mese e 3 hanno riportato abusi quotidiani. Sette dei 10 che hanno denunciato abusi sessuali hanno affermato che gli abusi sono continuati per 5 anni o più. Otto degli 11 che hanno segnalato la negligenza hanno affermato che la negligenza è iniziata quando avevano tra i 5 ei 9 anni e continuava per 10 anni o più.

Il sondaggio ha chiesto agli intervistati come pensavano che la comunità vedesse i comportamenti offensivi elencati. Per quanto riguarda l’abuso fisico, 13 intervistati (93%) hanno dichiarato che la comunità generalmente ritiene tali comportamenti “appropriati” o “accettabili”, mentre uno “non lo sapeva”. (Questo risultato non dovrebbe essere preso per indicare che i poligami generalmente abusano del loro figli. Un partecipante ha dichiarato che è stato attraverso i suoi compagni di classe, membri del PMC, ad imparare che quello che stava accadendo a casa era sbagliato). Nonostante l’alta incidenza di abusi sessuali riferiti, 13 intervistati (93%) hanno dichiarato che non sapevano come la comunità la vedesse o pensasse e che la considerava inappropriata. Molti hanno menzionato il fatto che tali cose non sono state discusse. Nove intervistati (64%) ritenevano che gli articoli elencati come “neglect” fossero considerati accettabili o appropriati nei PMC. Cinque intervistati non sapevano come la comunità vedesse le pratiche negligenti. Nessuno degli intervistati ha pensato che la comunità li considerasse inappropriate.

Il sondaggio ha quindi chiesto agli intervistati di descrivere cosa, se non altro, loro o altri hanno fatto riguardo l’abuso e l’abbandono. Dei 12 intervistati che sono stati abusati o trascurati, 6 non hanno riferito le loro esperienze a nessun adulto. Tutti i non segnalanti hanno elencato più di un motivo per la loro decisione. Cinque dei 6 pensavano che la segnalazione avrebbe peggiorato le cose e che avrebbe potuto ferire o mettere in imbarazzo la loro famiglia o altri. La Tabella 2 riassume il ragionamento dei non partecipanti. Due intervistati hanno dichiarato che un’altra persona era a conoscenza, ma non l’ha riferito. Un intervistato, che ha vissuto a Salt Lake City da bambino, ha detto: “Se i miei insegnanti avessero mostrato sospetti, sarei stato allontanato da quella scuola e mandato in un altro posto, per andare in una scuola diversa“.

TABLE 1. How Community Viewed Abusive and Neglectful Behaviors

(n = 14)
Physical Abuse Sexual Abuse Neglect
No. % No. % No. %
Acceptable/appropriate1 13 93 12 7 9 64
Inappropriate 0 0 6 43 0 0
Don’t know 1 7 7 50 5 36

 

Il sondaggio ha chiesto agli intervistati di scegliere tra quattro categorie: accettabile, appropriato, inappropriato o non noto. I termini “accettabile” e “appropriato” si sono dimostrati troppo simili nel significato per offrire una distinzione utile, quindi sono crollati in questa tabella.

2 Sebbene la definizione utilizzata nell’indagine PECAN includesse chiaramente il matrimonio minorile, questo era apparentemente l’unico elemento che collegava il matrimonio minorenne con l’abuso sessuale.

Un intervistato che non ha risposto ha dichiarato: “Mia madre mi avrebbe protetto. Era molto malata“.

 

TABLE 2. Those who did not report
(N = 6)1

 

Non ha segnalato perchè:
Pensavo che avrebbe peggiorato le cose 5
Non volevo ferire, mettere in imbarazzo la famiglia, altro 5
Pensato, me lo sono meritato 3
Temevo un danno se l’avessi detto
3
Non sapevo che era sbagliato 2
Non pensavo che sarebbe stato d’aiuto 2
Altro 1

 

I numeri non sono totali perché la maggior parte degli intervistati ha dato più di una risposta.

I risultati per i 6 intervistati di cui è stato segnalato l’abuso erano per lo più negativi. Poiché alcuni intervistati hanno riferito di abusi in più di un’occasione e altri hanno segnalato per loro conto, il sondaggio ha prodotto un totale di 11 segnalazioni. In quattro occasioni gli intervistati non hanno segnalato alcun cambiamento e in cinque occasioni hanno segnalato un cambiamento in peggio. Solo 2 intervistati hanno riportato un miglioramento a seguito del rapporto.

Nella maggior parte dei casi, i bambini che hanno riferito di abusi hanno parlato con i membri femminili della famiglia. Due bambini lo hanno detto ai loro insegnanti, che erano membri del PMC. Una madre ha denunciato l’abuso alla polizia locale, anch’essi membri del PMC. Né gli insegnanti né la polizia locale hanno contattato il CPS come richiesto dallo stato. Gli intervistati che hanno riferito ai membri del gruppo hanno dichiarato che le loro condizioni sono peggiorate in seguito alle segnalazioni. I commenti di alcuni intervistati mostrano come la paura del mondo esterno, la deferenza verso la santità dei leader di gruppo e il duplice ruolo dei funzionari della comunità ostacolassero una protezione efficace (sono state fatte segnalazioni sia in Arizona che in Utah. Per proteggere le identità degli intervistati, non ho citato lo stato in questione.):

La partecipante n. 1 ha dichiarato di aver raccontato degli abusi al suo insegnante, un membro del PMC, il quale è andato da sua nonna. Ha riferito che suo padre le ha detto che era “fuori questione andare alla polizia. Ci metterebbero tutti in prigione e porterebbero via le nostre madri e i nostri padri. Se parlassi con la polizia, porterei il male nelle nostre vite“.

La partecipante n. 5 ha detto che quando lei e sua madre hanno denunciato l’abuso fisico alla polizia locale in un PMC, hanno detto alla madre: “Se fossi stata una moglie obbediente, avresti figli obbedienti“. La polizia non ha intrapreso ulteriori azioni.

La partecipante n. 8 ha riferito di aver detto a sua nonna degli abusi fisici. La nonna era malata ma ha detto che aveva in programma di chiamare le autorità. La nonna morì poco dopo senza fare la chiamata. L’intervistata ha riferito che suo padre, l’aggressore, le ha detto (aveva 10 anni) di aver manomesso le medicine della nonna per farla morire prima che potesse riferire.

La partecipante n. 13 ha ricordato che di aver raccontato degli abusi fisici a sua madre, che ha risposto che non poteva fare nulla, e alla sua matrigna, che le ha detto di pregare per questo. La stessa intervistata ha riferito di aver denunciato gli abusi sessuali a sua zia, che l’ha accusata di aver mentito perché il padre dell’intervistata, l’aggressore, era “un uomo di Dio“. Questa intervistata ha anche affermato che il leader della comunità sapeva attraverso i legami familiari che suo padre stava molestando i bambini, ma non ha fatto nulla.

Sia in Arizona che nello Utah, la legge richiede che gli insegnanti e le forze dell’ordine segnalino sospetti di abusi sui minori al CPS. Lo Utah è uno dei 14 stati in cui tutti hanno il mandato di riferire. (Dipartimento americano di salute e servizi umani, 2003a, Tabella 3a). Tuttavia, la lealtà verso il gruppo e le sue convinzioni in questi casi hanno annullato sia la responsabilità materna sia gli obblighi legali dei membri del PMC. Questa lealtà ha demolito la prima linea di sostegno per i bambini maltrattati.

TABLE 3. The Reporting Experience
(N = 11 reports1)
Modifica risultante dai rapporti
Nessuna 4
Peggioramento 5
Miglioramento 2

 

Un intervistata ha riferito di essere fuggita ripetutamente, a partire da 9 anni, e si è lamentata ripetutamente con familiari e membri della comunità. Perché non riusciva a ricordare quante volte ciò fosse accaduto, né poteva dettagliare le occasioni individuali, tutti i tentativi appaiono su questa tavola come un evento.

I due casi descritti dagli intervistati in cui un rapporto portava a condizioni migliorate sono stati segnalati ad agenti di polizia che non erano membri del PMC. La discussione di questi casi è inclusa nella sezione seguente.

 

Interazioni con i servizi di protezione dell’infanzia

Le informazioni sulle interazioni di CPS con le PMC derivano dai resoconti degli intervistati sulle esperienze infantili e sulle esperienze di adulti da ex membri che cercano di aiutare i bambini nelle PMC. Otto persone hanno riportato un totale di 11 interazioni con il CPS. Di nuovo, ho incluso solo informazioni sulle esperienze personali dei partecipanti. L’input del CPS proveniva dai lavoratori del CPS dell’Arizona e dello Utah con esperienza di PMC e da un portavoce del governo dello Utah.

In ogni caso, ho confrontato le prestazioni del CPS con le regole citate nel manuale dello Utah dei CPS o con le politiche dichiarate nello Studio nazionale sui sistemi di protezione dei bambini e gli sforzi di riforma: Revisione della politica CPS di stato (Dipartimento americano di salute e servizi umani, 2003b) ). I risultati mostrano che il CPS sembra aver pienamente rispettato solo 2 delle 11 interazioni; che ha rispettato parzialmente in quattro casi; che sembrava non rispettare in quattro casi e che una grave violazione sembra essere avvenuta in un caso. Ancora una volta, per proteggere la riservatezza, non specifico lo stato in cui è stato creato il rapporto.

 

TABLE 4: CPS Interactions with FMC Communities
(N = 11)
CPS appare in conformità
2
CPS parzialmente conforme 4
CPS appare non conforme
4
Totale delle interazioni
11

 

Il CPS ha soddisfatto i suoi obblighi in due casi

Caso 1: un intervistata che ora è un attivista anti-poligamia ha riferito di aver ricevuto una telefonata da una ragazza adolescente di un PMC, che ha detto all’attivista che suo padre la stava molestando. L’attivista ha contattato il CPS. Un operatore del CPS ha organizzato una chiamata a tre, in modo che lui e l’attivista potessero entrambi parlare con la ragazza. Il caso non è andato da nessuna parte perché è risultato che la ragazza aveva dato un nome falso e il CPS non ha potuto indagare ulteriormente.

Caso 2: Nel 2001 un’ex moglie poligama, che viveva in un PMC, riferì al CPS che un figliastro tredicenne aveva molestato sua figlia. L’intervistata ha dichiarato che portava tutti ogni settimana, per 6 mesi, in una città che distava 40 miglia in cui un CPS forniva consulenza a tutti, inclusa la formazione dei genitori e la gestione della rabbia per se stessa. Ha detto che i servizi erano “totalmente appropriati e sufficienti“.

Il CPS ha parzialmente soddisfatto i suoi obblighi (quattro casi)

I casi 3 e 4 sono quelli in cui le segnalazioni di abuso hanno prodotto qualche miglioramento nella situazione degli intervistati. In entrambi i casi, i bambini (in diverse aree geografiche) sono stati temporaneamente rimossi dalle case, e i successivi cambiamenti nelle loro disposizioni di vita alla fine hanno portato a case più sicure. Tuttavia, in nessuno dei due casi il CPS ha intervistato o monitorato i bambini mentre erano sotto la custodia dello stato. Una intervistata ha affermato che “Sarebbe stato bello se, mentre eravamo al sicuro, qualcuno fosse venuto a chiedere come stessimo facendo. Nessuno ha chiesto agli altri ragazzi cosa stava succedendo“. L’altra ha affermato che durante le 2 settimane è rimasta in una casa protetta e non le è stato permesso di fare o ricevere telefonate o visite, non è andata a scuola e non ha parlato con nessuno tranne i “genitori di casa” e “altri due bambini” che erano anche in casa.

Il manuale sui servizi di protezione dei bambini dell’Utah afferma che se un bambino è stato definito a rischio, ogni bambino nella stessa casa con capacità di comunicazione deve essere intervistato o osservato personalmente. [Utah Division of Family & Child Services. (2001), 204.3C (2)]

Il caso 5 evidenzia il ruolo della polizia nelle attività di protezione dei minori. Una intervistata che vive fuori dalla comunità ha riferito che nell’aprile del 2001 ha appreso che sua sorella quattordicenne, in un PMC rurale, aveva sposato un fratellastro di 21 anni. Meno di un mese dopo il matrimonio, la quattordicenne si è recata a casa di un fratello. Ha detto ad una sorella al telefono, “Non volevo sposarmi” e “Non voglio tornare indietro“. In pochi giorni, è stata indotta a lasciare la casa di suo fratello ed è stata portata via. La sorella maggiore ha contattato il CPS. Il CPS ha inviato il caso allo sceriffo della contea, che non ha agito per 4 giorni. Quando la sorella maggiore ha implorato il vice sceriffo di agire, questi le ha risposto: “Devo prima chiamare X (un leader del PMC)”. Quando i collaboratori dello sceriffo sono andati ad ascoltare la quattordicenne, è stato loro detto che era “assente“. Un mese dopo, una ragazza che ha dichiarato di essere la ragazza in questione si è recata al capoluogo della contea e ha parlato con un operatore del CPS. Quest’ultimo ha riferito che la ragazza affermava stava bene.

Poiché la politica del CPS dello Utah  consente a un minore ascoltato in caso di abuso sessuale di avere un “amico” presente durante l’intervista, era presente un adulto che era venuto con la ragazza. L’operatore del CPS ha detto alla sorella che non era sicuro di chi fosse l’adulto. L’operatore del CPS ha quindi chiuso il caso.

Il manuale del CPS dello Utah afferma che un rqagazzo di età compresa tra 14 anni e 16 anni non può legalmente acconsentire a rapporti sessuali (o ad altri atti sessuali) con una persona di 7 anni  in più di età  (Utah Division of Family and Child Services, 2001). L’Utah richiede alle forze dell’ordine di indagare su casi di sospetto abuso grave e/o attività criminale, e il Manuale dello Utah CPS stabilisce che se ci sono accuse di recenti abusi sessuali è necessario un esame medico entro 72 ore (Utah Division of Family and Child Services, 2001, 202,9c3). Sebbene in questo caso il CPS non abbia avuto la responsabilità di prima linea, sembra che sia stato negligente nel non garantire un’indagine appropriata.

Il caso 6 mostra un CPS lento nel rispondere. A partire dal febbraio 2003, ha affermato una intervistata, ha fatto ripetute telefonate al CPS circa una ragazza di 15 anni che sembrava sposata come la sesta moglie di un uomo di 42 anni. L’intervistata ha avuto conversazioni telefoniche con l’operatore assegnato al caso, il quale ha affermato che aveva bisogno di “costruire un legame di fiducia” all’interno della famiglia prima  di agire per le accuse. Quando alla fine l’operatore andò all’appuntamento, per ascoltare la ragazza, gli fu detto che la ragazza, proprio quel giorno (dopo un periodo di tre anni), era tornata a scuola. L’operatore non ha proseguito l’indagine perché, ha riferito l’intervistata, non voleva interrompere il primo giorno di scuola della ragazza. Ritornato per un appuntamento successivo programmato,  alcuni giorni dopo, l’operatore non ha trovato nessuno in casa, anche se ha aspettato diverse ore. Mentre il CPS procedeva verso la sua prossima mossa, ad aprile, la famiglia è andata via, probabilmente, secondo la partecipante alla ricerca, in Messico.

Sia nello Utah che in Arizona, il periodo di tempo per completare un’indagine, incluso il contatto richiesto con il bambino, è da 2 a 4 settimane (Dipartimento degli Stati Uniti di salute e servizi umani, 2003b), tabelle 4-J e 4-K). Questo operatore non ha completato l’indagine in modo tempestivo.

Il CPS sembra non aver soddisfatto i suoi obblighi (quattro casi)

Il caso 7, nel 1989, coinvolse un padre abusato sessualmente che era diventato un dipendente della scuola pubblica. Due delle sue figlie, che erano state entrambe abusate, hanno riferito la loro storia al CPS per la preoccupazione di altri bambini che ora avrebbero potuto essere a rischio. Quando hanno chiamato un po’ di tempo più tardi per informarsi, è stato loro detto che non c’era traccia del rapporto.

Nei casi 8 e 9, nel 1995 e nel 1997, un intervistato che ha ripetutamente chiamato per segnalare sospetti matrimoni di minorenni è stato informato che non vi era alcuna registrazione di alcun rapporto.

Il caso 10 riguardava un rapporto del 1991 al CPS di un ex membro di un PMC dell’area metropolitana secondo cui un membro di quel gruppo stava molestando sua nipote. L’intervistata ha fornito al CPS il nome e l’indirizzo di una nipote più grande che era stata molestata dal nonno. Ha riferito che mentre il CPS ha espresso preoccupazione per la bambina più piccola, non ha reagito affatto alle informazioni circa la bambina più grande, che ora aveva 15 anni ed era sposata come terza moglie di un uomo di 56 anni. Ha riferito che la loro risposta è stata: “Registreremo la segnalazione per non dover testimoniare in tribunale. Se vuole, suo marito può sedersi con lei e tenerle la mano mentre lei ce ne parla“. (la partecipante in seguito apprese che la  quindicenne era nota al CPS e che era fuggitiva dalla custodia statale).

Lo stato in cui è stata redatta la relazione proibisce le relazioni sessuali tra persone di età compresa tra 14 anni e 16 anni con chiunque abbia più di 7 anni di età rispetto a loro. Alla luce di questa legge, la reazione del CPS nel caso 10 sembra chiaramente inappropriata.
Il CPS sembra aver violato la legge (un caso)

Caso 11: una intervistata è entrata in contatto con il CPS nel 1984, quando aveva 14 anni e viveva in un PMC. Dopo un procedimento giudiziario, è stata posta sotto la custodia di suo zio paterno, un importante leader del PMC. Riferisce che lo zio l’ha chiusa in una stanza senza finestre, l’ha tenuta isolata dai suoi fratelli e dalla madre, e spesso l’ha picchiata. Ogni settimana, ricorda, la portava a visitare un impiegato del CPS nel capoluogo di contea, a cui lei inizialmente, e dopo aver assicurato che le loro conversazioni erano riservate, ha raccontato le percosse. Ha ricordato che l’operatore era comprensivo e le aveva detto che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarla. Tuttavia, ha successivamente scoperto che l’operatore stava registrando le loro conversazioni e dando i nastri a suo zio violento.

Perché un operatore dovrebbe restituire una bambina settimana dopo settimana ad un posto in cui ella aveva riferito di essere stata abusata, senza, a quanto pare, aver svolto alcuna indagine? Perché l’operatore ha violato la fiducia della bambina? L’intervistata che ha segnalato questa esperienza lo ha attribuito alla paura del PMC. Questa interpretazione è stata supportata dal rapporto di un’altra intervistata, un’adulta al momento di questi eventi, che aveva lasciato il gruppo diversi anni prima e che viveva nel capoluogo di contea. Ha dichiarato che lo stesso operatore l’aveva chiamata e le aveva detto che aveva dato il suo numero di telefono alla bambina con le istruzioni per memorizzare il suo numero e poi distruggere il foglio.
La performance dei CPS è discriminatoria?

Le informazioni disponibili suggeriscono diversi motivi per cui il CPS non ha rispettato i propri standard in questi casi: (a) casi pesanti; (b) natura eccezionalmente difficile dei casi; (c) idee sbagliate; (d) mancanza di sostegno da parte delle forze dell’ordine e (e) l’immagine pubblica e il potere politico dei PMC.

 

Casi pesanti

Il carico di lavoro è un problema comune per gli operatori che proteggono i bambini. Lo studio nazionale sui sistemi e le riforme dei servizi di protezione dell’infanzia: risultati sulle pratiche locali di CPS (Dipartimento della sanità e dei servizi umani degli Stati Uniti, 2003a, pag. 2-9) riporta che il 69% delle agenzie CPS percepiva i propri carichi di lavoro eccessivi per una o più funzioni. Light (2003), in un sondaggio su un campione di 1.213 operatori dei servizi sociali, ha rilevato che il 70% riteneva di essere oberato di lavoro. La Fondazione Annie E. Casey (2003, p.17) ha rilevato che il carico di lavoro per i lavoratori del benessere dei bambini è, in media, il doppio dello standard della Child Welfare League of America.

Gli operatori dello Utah sembrano essere tra coloro d’accordo sul fatto di essere sovraccarichi di lavoro. Secondo il rapporto 2001 sul maltrattamento dei bambini del Dipartimento per la salute e i servizi umani (HHS), per i 20 stati che hanno riferito, il tempo medio di risposta tra la ricezione di un rapporto e l’inizio dell’indagine era di 50 ore. Per l’Utah quel tempo di risposta era di 129 ore. Secondo HHS (2001), il numero medio di indagini per operatore era di 69 all’anno. Gli operatori dello Utah hanno eseguito in media 155 inchieste ciascuna nel 2001. Il tempo medio di risposta per l’Arizona è stato di 65 ore, leggermente superiore alla media nazionale. Mentre l’Arizona riportava un carico inferiore alla media di 49 inchieste per operatore, i calcoli HHS non consideravano altre attività degli operatori che eseguivano più di una funzione, una forte probabilità per gli operatori delle aree rurali. Anche gli operatori rurali trascorrono molto tempo viaggiando. Un supervisore in una zona rurale ha affermato che, sebbene il carico di lavoro del suo operatore oscilli tra 10 casi e 15 casi, appropriato secondo le linee guida, il tempo che deve trascorrere viaggiando fa sì che il carico di lavoro sia molto completo (C. Quasula, comunicazione personale, 12 settembre 2003).

 

Natura eccezionalmente difficile dei casi

Gli operatori hanno commentato i livelli di segretezza e paura del “fuori” nei casi di PMC. L’agente del CPS, Ruth Huth, ha dichiarato che “ci chiamano il nemico“. Ha detto che la polizia di un PMC nella sua zona è segreta e nega che ci sia qualcosa di sbagliato nella comunità. Ha detto che i bambini non danno informazioni perché non si fidano degli operatori. Ha anche affermato di essersi sentita minacciata mentre lavorava su un caso di sindrome del bambino scosso. Ha detto: “Era un caso importante. Hanno portato … un membro di spicco (della gerarchia PMC) a partecipare a ogni intervista. Era intimidatorio“. (Comunicazione personale, 8 aprile 2003).

L’operatrice del CPS “Elaine DeLauri” (uno pseudonimo), ha descritto la sua esperienza in un bar in una città di PMC. Quando lei entrò, c’era solo un’altra persona. Quando si sedette, l’uomo la fissò e poi fece una telefonata. Altri uomini entrarono nel bar. Molti di loro fecero telefonate. “In poco tempo“, ricorda, “c’erano 14 uomini seduti emi fissavano, e io non ero nemmeno lì per affari; ero solo di passaggio! tutto era intimidatorio. “(Comunicazione personale, 10 settembre 2003)

Martin Rothman, un altro operatore, ha descritto la sua sorpresa quando ha capito il perché qualcuno era sempre seduto in una macchina agli ingressi di entrambe le strade in una grande comunità di PMC: “Sono guardie. Sanno quando vieni e quando te ne vai“. (Comunicazione personale, 17 settembre 2003)

Il funzionario CPS Gene Ashdown, notando che la sua agenzia aveva difficoltà a trasferire dei bambini dal PMC ad alcune famiglie affidatarie, ha descritto un clima di “paranoia e sfiducia“. Egli ha raccontato, “Loro [PMC] sono molto omertosi …. Avevo ricevuto una telefonata, qualcuno voleva andarsene. “È un maschio o una femmina?” “Non posso dirtelo.” … “A volte prendevo accordi (con una famiglia adottiva) per prendere un bambino. Altre volte il bambino non si presentava e dicevano: “[Il bambino] è andato a [uno stato vicino]“.  (Comunicazione personale, 21 marzo 2003)

“Guardie” a parte, è difficile essere poco visibili quando ti avvicini a una comunità isolata su una strada di campagna. Ashdown ha osservato che “Quelle comunità sono a 50-60 miglia da (il capoluogo di contea) … possono vederti da molto lontano. Ti riconoscono … ” (comunicazione personale, 21 marzo 2003). È facile per le persone che hanno 10 minuti o 15 minuti di preavviso, sparire.

Nei casi di PMC, l’obbligo di intervistare tutti i bambini nella famiglia viene vissuto come un pesante fardello. Rothman ha parlato di una famiglia con 28 bambini intervistati (comunicazione personale, 17 settembre 2003), DeLauri di una famiglia di 42 bambini (comunicazione personale, 10 settembre 2003). E la privacy per le interviste è una sfida quando ci sono così tante persone in una sola casa (C. Quasula, comunicazione personale, 12 settembre 2003).

Stabilire un rapporto e conquistare la fiducia in queste comunità chiuse e segrete è estremamente difficile. DeLauri ha ripetutamente usato il termine “lavaggio del cervello” nel descrivere i suoi tentativi di ottenere informazioni dai bambini. Ha detto che tutti i 42 bambini della famiglia di cui sopra avevano la “stessa mentalità“, che considerava impossibile in un ambiente libero (comunicazione personale, 10 settembre 2003). Rothman sembrava avere più successo nel far collaborare i membri del PMC. Ha riferito che ha reclutato professionisti all’interno delle PMC per fornire consulenza e formazione per i genitori, e che le famiglie hanno prontamente accettato questo aiuto. Era d’accordo sul fatto che avrebbe dovuto parte del suo successo semplicemente ad essere un maschio in questa comunità di supremazia maschile, e ad un’apertura mentale apertamente espressa nei confronti della poligamia. (comunicazione personale, 17 settembre 2003)

 

Fraintendimenti culturali

Le incomprensioni culturali aggravano le difficoltà. Parlando con il Dipartimento dei Servizi per l’infanzia e la famiglia dell’Utah (DCFS), il rappresentante dei servizi costitutivi, Duane Betournay, (comunicazione personale, 20 marzo 2003) ha spiegato che la sua agenzia utilizza un approccio “culturalmente sensibile” al lavoro con le PMC. Ha paragonato le PMC alle comunità di immigrati clandestini [Immigrazione e servizi di naturalizzazione], per i quali “la cosa più importante è convincerli che il contatto con noi non è un’azione“. Ha sottolineato che i mormoni poligami hanno paura delle forze dell’ordine e affermano che il DCFS deve stabilire relazioni e formare partnership comunitarie per superare la paura e la sfiducia.

Questa prospettiva ignora la funzione della paura nella cultura PMC. Mentre la premessa sulla paura del mondo esterno da parte dei PMC è corretta, non tiene conto del modo in cui i dirigenti di PMC sfruttano questa paura. DCFS sembra non sapere che i gruppi PMC possono punire severamente i loro membri per contatti esterni non autorizzati. DCFS potrebbe non sapere che ai membri di alcuni gruppi è vietato l’uso di televisori (Krakauer, 2003, p.11). DCFS potrebbe non sapere o potrebbe scartare storie diffuse all’interno dei gruppi PMC di telefoni intercettati, di persone armate che ordinano agli estranei di andarsene (Jessop, 1987; Jessop, comunicazione personale, 2 giugno 2003). La paura delle conseguenze interne dei membri del PMC, se parlano, potrebbe scoraggiare la cooperazione tanto quanto la loro paura del mondo esterno. La presenza del funzionario nell’indagine CPS sopra descritta potrebbe essere stata più intimidatoria per i membri del PMC che per l’operatore. In più i bambini non possono rivelare informazioni agli estranei se temono di essere restituiti a una comunità in cui tale cooperazione è ritenuta malvagia.

La comprensione della cultura del PMC  da parte del DCFS  dello Utah sarebbe anche più accurata se l’organizzazione si rendesse conto che l’unica “relazione” accettabile in una comunità autoritaria è quella dell’obbedienza ai leader. Uno degli intervistati ha fatto riferimento alla “legge degli uni sugli altri” e ha spiegato che significa “Dovresti piacere a chi ti sta sopra“. I membri del PMC vedono un funzionario che ha una “relazione” con il loro leader come alleato del leader, che si conformerà ai suoi ordini. L’ex membro del PMC che implorava il vice sceriffo di cercare sua sorella capì che la sua risposta significava che prima doveva ottenere il permesso del capo del PMC.

Sostenendo che “i poligami non vogliono vedere l’abuso e l’abbandono” (Duane Betournay, comunicazione personale, 20 marzo 2003), la DCFS dimostra l’ignoranza dell’abisso culturale tra cultura principale dei PMC riguardo a ciò che costituisce abuso e negligenza. Gli intervistati cresciuti nei PMC hanno indicato che le loro comunità hanno visto l’abuso fisico e l’abbandono e che questi sono stati giudicati “appropriati” o “accettabili“. Per quanto riguarda gli abusi sessuali, in che modo DCFS concilia la sua percezione con le segnalazioni in corso di matrimoni di ragazze troppo giovani secondo la Legge dello Utah che devono impegnarsi nell’intimità sessuale con uomini più anziani?

Il divario culturale si applica anche ai bambini nati e cresciuti in PMC. Questi bambini potrebbero non collaborare perché accettano le convinzioni del PMC. Le ragazze adolescenti cresciute in PMC potrebbero essere felici di diventare “mogli sorelle” per uomini molto più anziani, credendo sinceramente che questa è la cosa migliore che potrebbero fare nelle loro vite. Una intervistata ha riportato una lotta con la figlia adolescente che voleva contrarre un matrimonio del genere, anche se la madre era desiderosa che lei finisse le superiori e andasse all’università. La ragazza, sostenuta dalla comunità, si è sposata. La madre, al momento del sondaggio, stava contestando gli sforzi dei dirigenti del PMC per sfrattarla da casa sua come punizione per la sua opposizione.

Gli operatori del CPS con cui ho parlato hanno dimostrato una diversa comprensione della cultura del PMC. Tutti hanno parlato della segretezza e della mancanza di collaborazione da parte delle autorità locali. Solo “DeLauri” (comunicazione personale, 10 settembre 2003) ha notato la paura dell’autorità interna. Ha dichiarato che gli uomini minacciano i bambini di far rispettare le mogli. Ha anche notato il controllo delle informazioni. Aveva tentato di convincere una moglie a leggere le “Sacre Scritture“. La moglie ha risposto che il profeta proibiva questo, e le persone si sarebbero ferite se lo avessero fatto. “DeLauri” sembrava inconsapevole che sfidare le convinzioni religiose di un cliente non è etico, ed è controproducente suggerire a un cliente che avrebbe potuto essere “sottoposta al lavaggio del cervello“.

Rothman (comunicazione personale, 17 settembre 2003) conosceva le divisioni interne tra i Santi degli Ultimi Giorni fondamentalisti. Le stime di Rothman sull’abuso nei PMC corrispondevano alle informazioni ottenute dagli intervistati, ma non era consapevole della negligenza. Osservava che se si considerava di dover lasciare i bambini alle cure di coloro che non erano in grado di sorvegliarli come negligenza, questo era un problema.

 

Mancanza di supporto da parte delle forze dell’ordine
I due casi in questo studio che hanno avuto esiti positivi hanno coinvolto entrambi i rapporti con la polizia “esterna“. Ma in altri casi, l’applicazione della legge era sia dilatoria che inadeguata. Nel presunto caso di rapimento, lo sceriffo ha rinviato l’azione per 4 giorni, sebbene la bambina sia stata denunciata contro la sua volontà. In un caso diverso (caso 6), uno sceriffo della contea ordinò ai residenti di lasciare una casa in cui un uomo ricercato per cinque accuse di reati sessuali con minori si trovava, sostenendo che il ricercato si sarebbe consegnato il giorno dopo. Al mattino seguente, la casa era vuota. Tutti i residenti erano fuggiti (Dougherty, 2003, Welling, 2003). In un altro caso, la polizia non ha nemmeno riferito al CPS di un membro del PMC che era stato accusato di molestia su cinque delle sue figlie e che si era dichiarato colpevole per un dversi abusi sessuali su minori. (M. Rothman, comunicazione personale, 17 settembre 2003)

Un atteggiamento sprezzante da parte delle forze dell’ordine nei confronti dei casi di abuso di minori potrebbe non essere specifico per i PMC. Un ex direttore di un centro per l’educazione dei minori nelle zone rurali dell’Utah ha riferito che le persone che vogliono denunciare presunti abusi sui minori potrebbero chiamare una delle quattro agenzie: lo sceriffo, la polizia, il centro di difesa dei minori o il DCFS. Si supponeva che chiunque avesse ricevuto un rapporto compilasse un modulo e lo inviasse alle altre agenzie. Ha ricordato che i rapporti alla polizia o allo sceriffo si sono spesso persi, mentre i rapporti al suo centro o al DCFS non si sono persi (M. Gilles, comunicazione personale, 10 gennaio 2003).

L’opinione comune che un bambino in fuga sia nel torto complica il ruolo di polizia. In molti stati, è contro la legge che un adulto non collegato “porti” a una fuga e le autorità hanno l’incarico di aiutare i genitori a riavere indietro il bambino. Una intervistata ha dichiarato che ha iniziato a scappare fin dall’età di 9 anni, che ha corso ripetutamente, che di solito raggiungeva una città a 30 miglia di distanza, e che una volta è arrivata fino a una città distante 100 miglia o più. L’intervistata ha riferito che la polizia dello stato o della contea – che non erano membri del PMC – non le ha mai chiesto perché stesse scappando, ma ha semplicemente ha chiamato i suoi genitori perchè andassero a riprenderla.

 

Immagine pubblica e potere politico dei PMC

Molti residenti e funzionari dello Utah, dove il 63% della popolazione è mormone (Wright, 2002), discendono da antenati poligami. C’è una tendenza a vedere le PMC come pittoresche, ma essenzialmente innocue. Come diceva una storia di un giornale, “C’è un punto debole nello Utah per quei rami densamente raggruppati nell’albero genealogico. Dire che il grande capo era un poligamo è una specie di aforisma divertente, come vantarsi di un antenato che cavalcava con Jesse James” (Henetz, 2002).

Nel 1953, le autorità dell’Arizona condussero un’incursione sconsiderata a Hildale nel Colorado City (allora chiamata Short Creek). L’obiettivo dichiarato era di sradicare la poligamia in Arizona. Funzionari dello stato radunarono donne e bambini e li mandarono nella zona di Phoenix, a oltre 500 miglia di distanza, dove furono tenuti per più di un anno, esprimendo continuamente il desiderio di tornare a casa. Gli uomini furono arrestati, accusati, e poi per la maggior parte rilasciati su cauzione. Il raid fu riportato dai media come una brutale intrusione su un gruppo di innocenti eccentrici religiosi (si veda, ad esempio, “The Lonely Men”, 1953) Quella zona ora è diventata un punto di raccolta per i leader del PMC che predicano l’ostilità del mondo esterno (Bistline, 1998) e un punto di riferimento pronto per rappresentare il governo come ostile alla loro libertà religiosa.

Eppure la paura non ha impedito a dozzine di poligami di apparire in un’audizione legislativa dello stato dello Utah nel febbraio 2001, per opporsi a un disegno di legge che avrebbe reso un reato per un genitore permettere ad un minore di entrare in un’unione poligama o che qualcuno consapevolmente approvasse tali unioni, e ciò renderebbe un crimine incoraggiare o promuovere tale unione. Sostenendo che queste ultime disposizioni violavano il loro diritto di insegnare la propria religione ai propri figli, i poligami riuscirono a eliminarli e a derubricare l’unione poligama con minorenni in un reato minore (Wright, 2002).

I PMC controllano anche blocchi di voti sostanziali in alcune aree rurali scarsamente popolate e possono anche essere fonte di fondi per le campagne. In molte contee vengono eletti funzionari chiave come sceriffi, giudici e avvocati della contea. David Leavitt, procuratore distrettuale della Contea di Juab, nello Utah, è stato sconfitto nel novembre 2002, 1.354 voti a  fronte di 1.376, dopo aver perseguito e vinto un caso di stupro e poligamia di alto profilo (Trauntvein, M., 2002). Anche alcuni voti basati sull’opposizione al suo ruolo in quel caso hanno causato la perdita di 22 voti e gli sono costate l’elezione.

Questi fattori potrebbero aver avuto un ruolo nel caso di Daniel Barlow, che si è dichiarato colpevole di abusi sessuali su minori ed è stato condannato a 120 giorni di sospensione (con credito per 13 giorni già svolti), più 500 ore di servizio alla comunità e 7 anni di supervisione, da Mohave County (Arizona), giudice Richard Weiss. Il procuratore Matt Smith ha ammesso che c’è stata una forte causa contro Barlow, e che la sentenza è stata insolitamente leggera, ma ha citato le lettere delle vittime e di altri membri della comunità che ne chiedevano la clemenza. Si dice che “amano gestire le cose a modo loro, lassù“, come se approvassero il diritto dei PMC di fare le proprie leggi. Stranamente, Smith avrebbe anche affermato che un approccio più tradizionale alla condanna avrebbe potuto avere un “effetto agghiacciante“, impedendo ad altre vittime di denunciare tali crimini in futuro! (“Le vittime chiedono clemenza nel caso di abusi sessuali“, 2002)

Nel 1989, un giornale dello Utah riportò un caso in cui una ragazza di 15 anni stava protestando contro la pressione della famiglia per sposarsi come seconda moglie di un uomo più anziano. La ragazza voleva vivere con una zia fuori dalla comunità e andare a scuola. Il giudice che presiedeva la corte ha acconsentito a un accordo, che ha notato come “insolito“: il padre ha acconsentito al piano della ragazza a condizione del ritiro di un affidavit depositato presso la corte che elencava “varie accuse riguardanti la famiglia“. Forse questo giudice non lo sapeva che questo padre era stato precedentemente condannato in Arizona per pedofilia. Forse stava semplicemente cercando di aiutare la ragazzina prima di lui. O forse sapeva che il padre era membro di una importante famiglia di PMC (Webb, 1989).

La Discussione

Questo studio mostra come un gruppo isolato e autoritario possa isolarsi dalle attività convenzionali di protezione dei minori. I risultati sono coerenti con quelli di Cartwright e Kent (1992) e Carbo e Gartner (1994) sulla analogia tra comunità religiose isolate e famiglie disfunzionali. I confini rigidi isolano i membri del PMC dalla società principale. I leader patriarcali controllano strettamente le vite dei loro seguaci, limitando le informazioni sul mondo esterno e intensificando la dipendenza dal gruppo. In questo caso, una cultura congelata nelle modalità di 150 anni fa rifiuta le visioni contemporanee degli abusi fisici e sessuali e vede ogni interazione con gli estranei come una minaccia alla sua stessa esistenza. È importante esplorare il lavoro di protezione dei bambini con gruppi isolati e autoritari con diverse ideologie per verificare l’ipotesi che simili ostacoli si applichino anche a loro.

Lo strumento di indagine trarrebbe beneficio dalla revisione. Alcuni termini non erano chiari e, in alcune aree, sarebbero state utili informazioni aggiuntive. Tuttavia, lo strumento ha suscitato preziose informazioni sulla vita all’interno di una comunità chiusa e segreta. Le singole relazioni degli intervistati, integrate dalle osservazioni di professionisti esterni che lavorano con questi gruppi, formano un insieme coerente e coerente.

Le interruzioni sistemiche sono iniziate quando madri, familiari e professionisti hanno incaricato di segnalare i sospetti di abuso che hanno posto la lealtà al gruppo al di sopra dei loro obblighi di proteggere i bambini. Ma il CPS non ha rispettato i suoi obblighi. I rapporti sono stati persi, a volte ripetutamente. Le risposte erano per lo più tardive e / o incomplete. Ulteriori ricerche dovrebbero indagare se questi tipi di difficoltà si verificano comunemente in tutte le indagini CPS o sono peculiari di determinate popolazioni. Funzionari eletti che controllavano i sistemi esterni sembravano anche preoccupati di placare i dirigenti del PMC a spese dei bambini. Se e in quali circostanze questa cautela si applica ad altri gruppi autoritari isolati è una buona domanda per ulteriori ricerche.

Le problematiche relative agli abusi sui minori non sembrano avere un’alta priorità in alcune forze di polizia. Questo è un peccato perché la polizia è spesso la prima tappa per le persone che cercano aiuto in situazioni di violenza. Potrebbe essere giunto il momento per la comunità di concentrarsi sul cambiamento di questo atteggiamento per il benessere dei minori, come ha fatto la comunità femminista per l’abuso sponsale (Danis, 2003). I funzionari delle forze dell’ordine che non rispettano la legge dovrebbero essere penalizzati. Sono necessarie le procedure per la cooperazione interstatale e internazionale per tenere traccia delle famiglie che si spostano da uno Stato all’altro per evitare interventi di protezione dei minori. I legislatori e gli agenti delle forze dell’ordine dovrebbero riconsiderare le politiche che automaticamente restituiscono i bambini fuggiti a casa. Sarebbero desiderabili procedure per accertare perché i bambini scappano.

La mancanza di dati uniformi sulle prestazioni dei servizi di protezione dei minori ha ostacolato questo studio. I fallimenti sono quelli di intervistare i minori rimossi dalla casa e di condurre indagini tempestive comuni al CPS in generale? I pochi controlli di rendimento disponibili hanno utilizzato misure diverse (si veda, ad esempio, l’ufficio del revisore generale del Michigan, 1997, e Missouri, 2000). Le agenzie per l’assistenza ai minori e gli organi legislativi statali, così come i ricercatori, avrebbero trovato valutazioni delle prestazioni uniformi utili nello sviluppo di linee guida realistiche per la pratica.

Le procedure di protezione dei minori per trattare con gruppi religiosi o filosofici autoritari isolati devono essere ripensate alla luce dell’ostilità di tali gruppi per la cultura dominante e il loro impegno verso dottrine che potrebbero entrare in conflitto con la legge. Sebbene il CPS non sia responsabile della ricerca di casi di abusi sui minori, potrebbe essere opportuno inviare operatori in queste comunità per educare donne e bambini sugli abusi, ridurre la loro paura di contatti esterni e fornire un’ancora di salvezza nel momento del bisogno. Gli operatori di protezione dei bambini che servono gruppi autoritari isolati trarrebbero beneficio dall’addestramento nella storia, nella cultura e nel gergo dei gruppi in modo tale che essi siano adeguatamente preparati, per tutto il lavoro sociale, ad “incontrare i clienti ovunque essi siano“. Potrebbero trovare e reclutare ex membri per assisterli in questo compito.

I lavoratori per l’assistenza ai minori hanno bisogno di sostegno pubblico per far fronte agli abusi sui minori e alla negligenza in gruppi autoritari isolati. Marshall (2002) è probabilmente corretto nel dichiarare: “Le autorità locali … sono quasi completamente inconsapevoli degli specifici abusi che provengono dai gruppi cultuali e sono riluttanti a riconoscere che l’abuso di gruppo è una forma specifica di abuso che può influenzare i bambini in molti modi“. L’ipotesi della cultura dominante potrebbero anche interferire. Descrivendo la situazione in Gran Bretagna, Marshall (2002) continua:

Come in molti paesi c’è un approccio filosofico che sottende molta pratica che è racchiusa in due massime: in primo luogo, il comportamento malvagio o psicopatico risiede nell’individuo; e in secondo luogo, la diversità culturale deve essere sostenuta a tutti i costi in una democrazia liberale. Il legame tra queste affermazioni è che se si eliminano gli individui malvagi, si proteggeranno le persone, compresi i bambini, dagli abusi e si preserverà l’integrità dei gruppi dai quali a volte emergono queste persone malvagie. Ciò che manca indubbiamente a un tale approccio è che l’abuso perpetrato in alcuni gruppi è intrapreso da più di una persona e che può essere integrato integralmente nel modus operandi del gruppo e talvolta anche nel suo sistema di credenze“.

 

Conclusioni

I dati di questo studio mostrano che in 2 casi su 11 il CPS ha svolto il proprio compito. In altri 9 casi, non è così. Il confronto con i dati nazionali sulle prestazioni del CPS suggerisce che alcune delle carenze erano dovute a problemi comuni, come casi di sovraccarico di lavoro, e non riflettono necessariamente l’elusione dei casi di PMC. Le difficoltà culturali delle indagini in comunità segrete e isolate, il clima generale nello Utah di indulgenza nei confronti dei PMC e, sia nello Utah che in Arizona, si temono conseguenze politiche negative se i tentativi di imposizione sono rappresentati come persecuzione,  possono anche influenzare le prestazioni del CPS nei casi di PMC. Tuttavia, la preoccupazione del DCFS per la “sensibilità culturale” era principalmente articolata come esigenza di coltivare i leader del PMC. Il DCFS non sembrava comprendere la paura della punizione da parte dei membri del PMC dall’interno o della percezione che un’alleanza con il leader significava che le autorità esterne avrebbero obbedito al leader piuttosto che far rispettare la legge. Un portavoce del DCFS non era a conoscenza del fatto che molti membri del PMC accettassero pratiche abusive o negligenti come norma. È facile capire perché ex membri di PMC interpretano le carenze del CPS come deferenza nei confronti della PMC. In effetti, non potevo escludere la possibilità che, in qualche modo, alcuni casi di PMC siano trattati in modo diverso rispetto ai casi non PMC.

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.Appendix

Table A-2: EXPERIENCE OF NEGLECT AND ABUSE(n = 14)
Number Percent
Experience of physical abuseWhippedBeatenShakenShoved off balance, knocked downKickedLocked upPunchedDeliberately deprived of food or shelterChokedCutTied upOther 12988765544422 86645757504336362929291414
Experience of sexual abuseFondled or touched in a sexual mannerPenetrated vaginal or anal area with an object, finger, or penisPurposely displayed his or her genitalsPurposely observed respondent’s genitalsForced to touch his or her genital areaForced to pose in a sexual manner 10108774 71715757505029
Experience of neglectEmotionally deprived or shunnedLeft alone or in care of someone unable to protectDenied needed medical or dental careDenied education or allowed to stay out of schoolLacked food or other necessity due to indifference of adults in chargeAbandoned or put out of homeAllowed or encouraged to use drugs and/or alcohol 11111077441 797971505029297

Table A-3: FREQUENCY AND DURATION OF ABUSE AND NEGLECT(n = 14)Shaded areas indicate that question was not asked in survey.
Physical abuse Sexual abuse Neglect
No. % No. % No. %
Frequency:Once or twiceLess than once a monthMonthly or moreWeekly or moreDaily 05223 036141422 17110 750770
Duration:Less than 1 year5 years to 9 years110 years or more 352 223614 038 02257
Age when abuse or neglect began:5 years or younger6 years to 10 years 55 3636 83 5729

 No one reported a duration between 1 year to 5 years.

Table A-1: DEMOGRAPHIC INFORMATION(n = 14)
Number Percent
Respondents’ gender:MaleFemale 410 2971
Ages (range 19 years − 68 years):Under 30 years30 years − 49 years50 years or more 275 145036
Education:Did not complete high schoolHigh school graduate or more 77 5050
Polygamous parents:YesNo 113 7921
Number of siblings and step-siblings:Fewer than 1010 − 2526 or more 347 212950
Time in polygamous community:15 years or less16 years or more 410 2971
Ages when respondent left community:Between 12 years and 24 years25 years or olderDisaffiliated, still reside in community 932 642214
Occupations:UnemployedUnskilled laborSkilled labor/technicalManagement, professional 3344 21212929
Annual income:Less than $20,000$21,000 or more 95 6436
Marital status:SingleMarried or in other stable relationshipSeparated or divorced 284 145729
Children:3 or fewer4 to 78 or more 644 422929

 

 

Fonte: http://www.icsahome.com/articles/child-protection-in-an-authoritarian-bardin

 

Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Migliori la memoria o raggiungi la tranquillità?

 

 

NOTA: “Il seguente articolo è stato pubblicato sul sito EducaSectas. Ed è stato scritto dal Dr. Miguel Perlado, Psicologo, Psicoterapeuta. Uno dei massimi esperti di sette in Spagna. Egli lavora come exit counselor dal 1998 e gestisce il sito EducaSectas.  La sua MAIL: informacion@educasectas.org. Lo ringrazio per avermi dato il permesso di tradurre il suo articolo in Italiano

 

———————

Il 22 marzo 2018, un mese dopo aver pubblicato l’articolo sui corsi “Genio in 21 giorni”, [tradotto in italiano qui. ndt] ho ricevuto una email da un senior trainer di Genio 21, che mi rappresentava la sua sorpresa sostenendo che ciò che era descritto nell’articolo non corrispondeva alla sua esperienza e  aggiungendo che, tuttavia, avrebbe avviato “indagini” al riguardo, al fine di verificare le informazioni, nonché di intervenire “in caso di possibili errori“. Tra l’altro , paradossalmente, questa persona incaricata dei corsi Genio 21 affermava che, solo sei giorni prima di scrivermi quell’e-mail, aveva inviato a tutti i collaboratori, una lettera in cui informava che “[egli] avevo già avviato un processo di revisione organizzativa completa della nostra azienda, affinchè in futuro la relazione tra i nostri clienti e collaboratori sia stabilita su basi diverse“. In altre parole, se da un lato mi diceva che dubitava di ciò che avevo descritto, allo stesso tempo aveva riconosciuto di aver avviato un processo di riforma interna.

Da quel momento, Genius ha commissionato a un giornalista un rapporto sulla validità del marketing del corso,  e ha iniziato a cambiare alcune questioni relative alla retribuzione economica di alcuni collaboratori (fino ad allora inesistenti), ha istituito un “Comitato etico” e persino un “Comitato scientifico“.

Anche se più avanti entreremo più nel dettaglio, mi soffermo su un qualche punto per iniziare: il firmatario del rapporto privato su Genio 21 è un giornalista e anche se viene presentato come un dottore in psicologia, è importante chiarire che non è uno psicologo. Per quanto riguarda il comitato etico e quello scientifico del Genio 21: la verità è che non ho mai conosciuto un comitato etico o scientifico formato esclusivamente da una sola persona. Ora questo è sorprendente. Ma suona bene, sembra che stiamo parlando di un’organizzazione educativa o scientifica e che il firmatario del rapporto sia un dottore. Inoltre, se Genio 21 non ha nulla a che fare con la Psicologia o la Psicoterapia, poiché essi stessi non smettono di ripeterlo, perché quindi nominare uno psicologo con una formazione in psicoterapia per il Comitato Etico?

Infatti, sul loro sito web, e prendendo le espressioni testuali del rapporto completo del giornalista incaricato di sostenere le buone pratiche di Genius 21, riferiscono di essere “vittime di alcune campagne di […] attacchi di disinformazione e denigrazione reale […] notizie false […] di persone convinte che l’apprendimento e il sistema educativo non dovrebbero cambiare“. In particolare, non si capisce a quali attacchi si faccia riferimento, ma è importante non perdere di vista il fatto che stiamo parlando di formatori che non sono né educatori né insegnanti, anche se a volte si riferiscono al fatto che pagano i loro insegnanti; poiché se fossero professori, le proposte dovrebbero modificare quegli aspetti del sistema educativo che non erano adeguati, pertinenti o sufficientemente efficaci.

La narrazione di Genio 21 è quella di continuare a sostenere “di aver subito danni da alcuni gruppi anti-setta, nella loro ossessiva ricerca dello scoop e della persecuzione nel denunciare a tutti i costi fenomeni settari spesso inesistenti, nella premessa che “tutto è setta “. Questo modo di presentare il problema è sorprendente – insisto che questo pezzo deriva letteralmente dalla relazione del suddetto giornalista – e mediante allusioni, capisco che starebbero riferendosi alla mia persona, ciò è doppiamente interessante: primo, perché in più occasioni ho sottolineato che il mio lavoro è pro-persona e non anti-sette, ma soprattutto perché è stato suggerito che io ho descritto Genio 21 come una setta. Forse sarebbe stato importante che il giornalista avesse guardato i tag dell’articolo che ho scritto, dove non solo appariva l’etichetta Genio 21, ma anche la categoria dei corsi di trasformazione in un grande gruppo. Allora parleremo di questo punto.

La  compagnia del Gruppo Trainers | Training and Marketing, che opera anche sotto il nome di Genio 21, si presenta “come un corso di memoria senza precedenti […] un metodo di apprendimento che tutti dovrebbero conoscere è il corso che trasforma il tuo cervello da una Seat Panda a una Ferrari “. In breve, il corso di Genio 21 è più di un semplice corso di memoria: “è il corso della memoria che cambia la vita delle persone“. È un corso che cerca di trasformare la personalità. E la sua pubblicità, almeno, promette una completa trasformazione della persona che si percepisce mediocre (Seat Panda) per portarla all’eccellenza (Ferrari). Ma a quanto pare questo non ha nulla a che fare né con il campo dell’educazione né con quello della psicologia.

Il rapporto citato afferma che “in nessun caso si può affermare che il corso Genio 21 sia una specie di bacchetta magica che porta ad essere un genio“, anche se la stessa organizzazione sostiene con veemenza che “siamo tutti dei geni, dobbiamo solo allenare il cervello“. Perché da quanto sostengono, “Your Trainers Group è costituito da un team di professionisti qualificati che offrono opportunità reali per sperimentare la crescita personale. Essi si basano su 40 anni di esperienza combinata e di ricerca sul campo, per sviluppare un corso di memoria che garantisce di offrire gli strumenti necessari per essere felici e raggiungere la pace della mente“. Tuttavia, quanto riguarda l’esperienza quarantennale, è una dichiarazione alquanto scioccante, dato che Luca Lorenzoni ha lanciato il progetto Your Trainers Group nel 2008; tra l’altro  hanno anche indicato l’anno scorso che negli ultimi cinque anni si erano presi cura di circa 400.000 bambini. Ovviamente, con un campione così ampio, dovremmo già avere risultati di grande impatto sociale pubblicati dopo la loro pubblicità. E per quanto riguarda l’affermazione sul raggiungimento della pace della mente, è meglio lasciare l’approfondimento ad un’altra volta.

Dalla sua storia, e secondo lo stesso Lorenzoni in vari luoghi, sappiamo che a 19 anni (età in cui ha flirtato con gruppi di frangia politica estrema legati al calcio) ha frequentato un corso sulla memoria trovato attraverso la pubblicità per strada e da allora “la mia vita è cambiata definitivamente“, a partire dalla sua collaborazione con la compagnia che lo ha reclutato in quel percorso di memoria. La sua storia di vita viene proposta come un modello di successo da emulare e i corsi Genio 21 sono ciò che permetterà a tutti i sogni di materializzarsi. Anche se la sua storia ha anche variazioni interessanti, in alcuni posti sostiene di essere venuto a conoscenza di quei corsi a causa dei volantini pubblicitari che qualcuno gli ha dato per strada, mentre in altri luoghi riferisce di un amico che l’ha incoraggiato a frequentare un corso di memoria. Altri collaboratori vicini descrivono anche traiettorie di vita che portano alla scoperta trasformativa di Genio 21.

In ogni caso, il corso frequentato da Lorenzoni è indubbiamente il corso della memoria e del rapido apprendimento della società High Consulting, guidata da Maurizio Possenti. In questo video, Lorenzoni può essere visto aiutare una persona a cadere dal palco, mentre un po ‘più tardi parla dell’esperienza vissuta con la Life Academy e possiamo anche vedere Massimo De Donno tra il pubblico. Dopo aver attraversato la compagnia di crescita personale Life, Lorenzoni lancia il proprio modello di business attraverso Your Trainers Group, la cui operazione è identica a quella vista in Life (vedi ad esempio il seguente video e confronta con quello Life, per vedere se si trovano le differenze con quella dei tuoi allenatori).

Il gruppo di formatori | Genius 21 utilizza una metodologia che va al di là delle tecniche di memoria, anche se copiata interamente dai corsi Life, le cui pratiche attingono da Anthony Robbins e  da altri guru della nuova era della crescita personale. Ma le affermazioni di Genio 21 che non hanno nulla a che fare con la psicologia, che non usano la PNL, che non praticano psicoterapia, che non comportano alcuna pratica psicologica o psicoanalitica o addirittura che hanno con loro uno psicologo, se necessario, “per ricevere assistenza di altissimo livello“. Di nuovo, perché è necessario uno psicologo se questi corsi di memoria e apprendimento non hanno nulla a che fare con la psicologia? Francamente, il loro messaggio – lungi dall’essere chiaro e diafano, come dice il rapporto del giornalista – ha un impatto su aree che senza dubbio vanno oltre le mere risorse mnemoniche. Vedi, ad esempio, la seguente affermazione: “In One puoi lavorare con cura nelle relazioni, chiarire i tuoi obiettivi e i tuoi sogni, imparare a stabilire relazioni profonde, soddisfacenti e basate sull’amore“.

In effetti, nelle sue manifestazioni iniziali di Milano, dove si trova la sede della Scuola di Your Trainers Group, si è parlato di rinomati professionisti come gli psicologi italiani Giorgio Nardone  e Alessandro Bartoletti come “i membri del comitato scientifico per convalidare il corso di Genio 21“. Anche i loro propri istruttori, come si vede nel servizio televisivo del canale svizzero che ha affrontato la questione del Genio, hanno sostenuto che in realtà questi due professionisti di famahanno esaminato il corso e si sono vergognati di non essere in grado loro stessi di essere i certificatori, riconoscendo che le abilità che vengono insegnate in Genio sono molto alte“. Tuttavia, nel programma televisivo è diventato chiaro che tale affermazione non era vera. Nardone ha indicato, in tono tranquillo, di non aver mai partecipato a tale Comitato Scientifico o di aver mai preso parte a questo: “è semplicemente ridicolo“, ha detto. A sua difesa, lo stesso rappresentante del gruppo in Italia ha sostenuto che sono davvero riferimenti per Genio e che applicano solo i loro insegnamenti di apprendimento strategico.

Sorprendentemente, il rapporto del giornalista assunto da Genio categoricamente afferma che “i formatori del corso Genio devono passare attraverso un ciclo di formazione per almeno due anni, necessari per ottenere la certificazione presso l’università, che dichiara la sua qualità di esperto di apprendimento strategico … che è accreditato attraverso l’Università Popolare degli Studi di Milano“. Con questa spiegazione, il consumatore può essere avere l’impressione che stiamo parlando di professionisti che devono essere addestrati attentamente, ottenendo una certificazione universitaria. Niente è più lontano dalla realtà. Per meglio spiegare al lettore: le università popolari, almeno in Italia, sono solitamente associazioni private che occasionalmente possono avere qualche rapporto con le università statali per l’emissione di crediti formativi; ma solo le università statali possono assegnare titoli accademici. Le università popolari sono rivolte principalmente alla popolazione adulta, al gruppo di pensionati. Ma le università popolari, a differenza delle università statali, non possono rilasciare titoli accademici, né i loro certificati hanno alcun valore legale.

Ma c’è anche che la stessa famosa Università degli Studi di Milano è stata denunciata per aver rilasciato falsi titoli acacdemici. E non solo, la stessa Università Popolare di Milano è stata specificamente condannata per falsa pubblicità, essendo conosciuta oggi come “l’Università della pubblicità ingannevole”. Pertanto, questa formazione di due anni dei formatori di Genio 21 è più che dubbia, se viene presa come argomento che è inquadrato all’interno dell’Università Popolare di Milano.

Significativamente, quando il rapporto è stato trasmesso dalla televisione svizzera su Genius 21 lo scorso maggio 2018, proprio in quel momento è stato creato il Comitato scientifico del Genio 21, composto da una sola persona, uno psichiatra italiano. Di nuovo, se Genius 21 non ha nulla a che fare con la psicologia, perché includere uno psichiatra in un comitato scientifico (unipersonale)? Questo modo di lavorare è esattamente lo stesso che hanno applicato in Spagna, dove a seguito della mia pubblicazione su Genio è stato costituito un cosiddetto Comitato Scientifico e successivamente un Comitato Etico costituito da una sola persona (contemporaneamente anche un AMPA di Genius 21, che implica di nuovo che siamo in un campo educativo!).

L’azienda non smette mai di ripetere che il campo per cui lavorano è quello dell’apprendimento strategico. Ma è vero che le difficoltà di apprendimento hanno a che fare con un’area di intervento pedagogico e psicologico. E i contributi dell’apprendimento strategico di Nardone e Bartoletti sono direttamente inquadrati nel campo degli interventi professionali nel campo della psicologia. L’emergere di formatori non professionisti non è altro che l’interferenza in un campo in cui non sono qualificati. Per una maggiore abbondanza, il gruppo promuove che il metodo Genio può essere efficace anche per lavorare con la dislessia, che è senza dubbio un chiaro esempio di abuso professionale. Infatti, se visitiamo il sito web della promotrice, realizzeremo che il suo indirizzo di contatto è lo stesso di Genio a Barcellona.

La verità è che nel rapporto di cui sopra ci sono così tante genericità, che sarebbe infinito elencarle tutte. Ad esempio, per quanto riguarda la quinta conclusione, non esiste una base più ampia per la presunta orizzontalità dell’organizzazione, tenendo conto che stiamo parlando di una società registrata con meno di dieci lavoratori a cui senza dubbio il mantenimento di tali salari minimi non dovrebbe costituire un problema con il proprio fatturato annuale (se diamo credito a migliaia di studenti all’anno). Colpisce il fatto che l’autore del rapporto abbia affrontato la questione su diversi punti in termini che sarebbero senza dubbio degni di un’agenzia. Ma al di là di questi dati aneddotici, colpisce anche che tra il repertorio di strategie per raggiungere potenziali clienti alle presentazioni del corso, lo stesso giornalista non si riferisce in nessun momento all’accesso insistente nelle strade, più che evidente a Barcellona nella zona di Plaza Cataluña, come in altre province della Spagna. O anche, secondo la dinamica dei corsi di vendita, la tesi del giornalista che scrive il rapporto è che questa strategia “viene utilizzata in tutte le istituzioni educative“, ponendo lo stesso Genio 21 allo stesso livero di corsi post-laurea e master, seminari, simposi, congressi, ecc. Quando uno dei problemi è che Genio 21 non è un istituto di insegnamento, né è nemmeno collegato a un modello universitario come abbiamo visto.

Non conosciamo la metodologia di elaborazione del rapporto menzionato (a quanto pare, il suo autore ha ascoltato molte ore di registrazione); sorprendentemente, la sua versione completa è stata ritirata il giorno in cui è apparsa sulla stampa, lasciando solo le conclusioni nello spazio web dell’organizzazione. E sebbene io ne abbia richiesto direttamente una copia nella sua interezza, l’unica risposta ottenuta è che in ogni caso è l’organizzazione che dovrebbe fornirla. Questa è la trasparenza. In ogni caso, nelle conclusioni trovate sul loro sito web, ci sono alcuni elementi da salvare. Ad esempio, prima dell’inizio del corso, “il cliente deve completare il test Amos“, essendo questa una novità dal momento che fino ad ora non era richiesto un tale prerequisito. Ma, ancora una volta, stiamo parlando di una batteria psicologico-educativa che dovrebbe essere somministrata da professionisti nel campo dell’educazione o della psicologia, ma che è promossa da non professionisti in questi campi.

Il rapporto non cessa mai di ripetere che in nessun momento “si può presumere l’ignoranza o l’inganno di qualsiasi tipo“. Anche se fino ad ora, abbiamo visto una serie di irregolarità, come la pubblicità ingannevole, la mancanza di preparazione professionale per un compito che si propone cambiare la personalità dei partecipanti e le potenzialità, con invadenza in una zona educativo e / o psicologica.

Anche in questo caso, si sottolinea che “è altamente improbabile che un potenziale cliente del corso Genio venga portato ad acquistare ed effettuare servizi senza aver capito“, affermazione che si scontra con la natura poco chiara della stessa organizzazione e con lo scopo delle loro pratiche specifiche all’interno dei loro workshop.

Ma lo stesso rapporto – da cui non era assolutamente necessario rimuovere il mio nome incrociandolo in grassetto – si riferisce all’articolo che ho scritto in termini di “report”. Chiarisco che non ho scritto alcun rapporto. Ma in ogni caso, il mio articolo è descritto come “superficiale, prevenuto, con presunzioni e fabulazioni e in una prospettiva di settarismo globale“. Il giornalista si riferisce a me come un movimento anti-setta, per aver lavorato in passato in un’entità professionale che presumibilmente mi ha modellato in quel discorso. In ogni caso, possiamo dire che sono affermazioni personali gratuite, il risultato di un’assoluta ignoranza della mia carriera professionale. Contrariamente a quanto affermato da questo giornalista, l’articolo si basa proprio sulla mia pratica clinica professionale; cioè, si basa su informazioni tecniche basate su fatti.

Il rapporto [di nuovo, chiarisco che non ho scritto alcun rapporto] scritto dallo psicologo […] cerca di associare un elemento specifico ai circoli confessionali“. Affermazione certamente di una lettura inesatta e parziale del mio articolo, ma più interessante è sempre lo stesso firmatario che indica che “ogni partecipante a una presentazione del corso sa di essere in una sessione di vendite“. Allora: si riconosce che non solo non si parla di un corso di memoria, nemmeno di un corso accelerato di apprendimento, o anche di un percorso di crescita personale, ma di un vero e proprio corso di vendita. Pertanto, da quella presentazione apparentemente chiara e corretta dell’organizzazione (inizialmente, i corsi di memoria per un migliore apprendimento) abbiamo già iniziato a parlare di corsi di crescita personale e corsi di vendita. Almeno, ora il consumatore avrà già più chiaro la natura della compagnia dei corsi di memoria.

Ancora più incredibile è l’affermazione rispetto alla quale “non sono una religione ma un’attività commerciale“. Ma chi ha detto che stiamo parlando di una religione? Anche se sono descritto come “incongruente” in questo senso, non riesco a trovare da nessuna parte che io abbia sostenuto che stiamo parlando di una religione. Più sorprendente ancora sono le disquisizioni circa la mia incapacità di discriminare nella storia delle popolazioni colpite, cui non è nemmeno necessario rispondere, mentre mi viene attribuita “una specifica militanza” (anti-sette, si intende). Porto l’attenzione allo status di categoria, che è “comportamento irresponsabile … uno degli abusi classici commessi dal movimento anti-settario globale“. Commenti superficiali. Apparentemente, un giornalista ha più elementi per una corretta diagnosi differenziale in ambito clinico. La mia formazione deve essere insufficiente o dev’essere stata formata da enti professionali che il giornalista descrive come anti-sette. E faccio anche parte di un movimento anti-setta mondiale!

E’ dalla conclusione 33 che il firmatario della relazione di cui sopra prende tutta la sua analisi al campo della “culti distruttivi“, concludendo che “nell’entità del marketing […] del corso Genius in Spagna non sono rilevabili alcuno degli aspetti comportamentali tipici dei tipici processi manipolativi delle dinamiche settarie distruttive […]  che solo dall’ignoranza o dalla malafede può essere attribuito a questa entità l’etichetta di setta“. Questo è un punto interessante, perché è quello che afferma il giornalista stesso. Come sapete anche con le famiglie con cui ho lavorato, in nessun momento ho indicato che Genio 21  sia un culto distruttivo, ma ho messo in chiaro che le loro pratiche sono più vicine al polo del settarismo che ad una pratica trasparente. In realtà, le pratiche di questa azienda si muovono in una zona intermedia, una zona caratteristica della gruppi dal potenziale umano, certamente descrittivo,  un fenomeno che interseca certamente sette ma anche altri tipi di eventi di crescita personale, workshop, new age e corsi di vendita motivazionali.

In un altro luogo ho già parlato di questi grandi seminari di trasformazione di gruppo, nonché dei rischi inerenti per alcuni potenziali clienti. In quell’occasione è stato un gruppo con sede a Siviglia a promuovere presunti seminari di coaching – un termine che appare sorprendentemente anche nella relazione del giornalista – sebbene le sue dinamiche operative siano più vicine al polo delle operazioni settarie piuttosto che a quello di una società che offre servizi di coaching professionale. In tale occasione, la società ha intentato una causa per presunte diffamazioni, un reclamo legale che ha perso e in cui, inoltre, nella sentenza finale la pressione emotiva esercitata sui partecipanti era evidente, così come la possibilità di risposte iatrogene tra alcuni dei corsisti.

Questo tipo di workshop di trasformazione personale  forma una modalità operativa che negli ultimi anni ha iniziato a diffondersi nel nostro paese e davanti alla quale è conveniente che il consumatore sia informato della natura autentica di tali corsi, così come i criteri di indicazione o controindicazione per la partecipazione. In pratica, tutti questi workshop sono offerti da persone che possono utilizzare tecniche psicologiche, senza un’adeguata preparazione professionale, con l’idea che il corso è valido per tutti allo stesso modo, senza filtri adeguati, elementi di mescolanza di crescita personale con discorsi motivazionali, in atmosfere carichi di emotività, che cercano la trasformazione personale per la vendita, con una messa in scena dove ci sono importanti elementi di marketing e dove la bontà del sistema è sempre giustificata sulla base di numerose testimonianze positive.

Fonte: https://educasectas.org/curso-genius-2/

Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

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Uno sguardo alla leadership patologica

L’anno scorso sono stata coautrice di un libro sui bambini cresciuti nelle sette (come è capitato a me) e in seguito fuorusciti. “Escaping Utopia” (Routledge, 2017) racconta le storie di 65 persone provenienti da 39 diverse sette in più di una dozzina di paesi.

Cover of Escaping Utopia book   La mia coautrice, la sociologa Janja Lalich, PhD, è un’esperta di fama internazionale su sette, indottrinamento, gruppi estremisti e gruppi terroristici, ed è anche sopravvissuta ad una setta. Poiché entrambe abbiamo una conoscenza di prima mano del vivere dentro le sette, il nostro libro non si concentra su una sola setta. Piuttosto esso evidenzia come uno specifico gruppo con caratteristiche particolari possa essere chiaramente identificato come setta. Abbiamo scritto Escaping Utopia per aiutare le persone a diventare consapevoli circa i  culti e i gruppi di qualsiasi connotazione essi siano.

Il lavoro di Janja sulle sette è rivoluzionario perché dimostra che una setta è semplicemente un gruppo sociale che usa comportamenti sociali quotidiani che sfuggono di mano. Le sette possono essere di qualsiasi dimensione e possono essere focalizzate su tutti i tipi di convinzioni o idee, come quella di salvare il mondo.

Le sette possono essere religiose o atee. Le sette possono essere politiche o fondate su business. Possono coinvolgere credenze o convinzioni spirituali sulla salute o sul denaro. Possono concentrarsi su meditazione, politica, esercizio fisico, sesso o marketing multilivel. Le sette possono essere grandi come paesi come la Corea del Nord o la Russia sovietica, o piccole come una relazione abusiva tra 2 persone.

Conoscere di più le sette aiuterà a capire meglio come gli esseri umani costruiscano relazioni e gruppi di ogni tipo.

 

Le quattro dimensioni che condividono tutte le sette

Janja ha sviluppato un modo brillante per spiegare le sette con il suo modello bounded choice (scelta condizionata). Questo modello evidenzia che i membri del culto non sono persone strane con occhi selvaggi, ma che di solito sono idealisti che vogliono cambiare il mondo. Culti e leader di setta approfittano di questa dedizione idealistica e trasformano tutto ciò verso le esigenze proprie del culto.

Ogni gruppo sociale di successo trova modi per coinvolgere le persone e stimolarle, ma le sette utilizzano quattro dimensioni specifiche per avvicinare le persone e intrappolarle.

Attraverso una serie di post mi concentrerò su ciascuna di queste dimensioni e ti aiuterò ad identificare se esse sono attive nelle tue relazioni o in qualsiasi gruppo a cui appartieni. Ti aiuterò anche a capire se queste dimensioni vengono utilizzate in modo sano o patologico.

1) Una figura di autorità carismatica
2) Un sistema di credenze trascendente
3) Sistemi di controllo
4) Sistemi di influenza

Analizziamo prima il discorso dell’autorità carismatica.

 

Cosa è l’autorità carismatica?

Tutti possiamo identificare persone carismatiche nelle nostre vite, da attori, musicisti e politici ai migliori giocatori delle nostre squadre sportive preferite. Le persone carismatiche sono attraenti e magnetiche e ci attirano con le loro capacità, il loro aspetto, i loro talenti o forse per una qualità speciale che non possiamo assolutamente mettere in chiaro. Le persone carismatiche possono stimolare l’adorazione dell’eroe o sentimenti di innamoramento (come molti di noi potrebbero aver provato nelle nostre infatuazioni adolescenziali e da giovani adulti).

Nei rapporti sani questi momenti passionali ed adoranti tendono a svanire, e siamo in grado di vedere quelle persone in modo più equilibrato e sereno. Ma in relazioni e gruppi non sani, le persone carismatiche trovano il modo di attivare continuamente quell’intensa infatuazione e devozione. Figure di autorità carismatica di successo mantengono i seguaci affascinati e intrappolati attraverso esaltanti visioni utopistiche, dimostrazioni costanti di potere, richieste di impegno, demonizzazione degli estranei e incessante manipolazione emotiva.

L’autorità carismatica è il potente legame emotivo tra un leader e i suoi seguaci. Fa sembrare il leader profondamente legittimo e sognatore e conferisce autorità alle sue azioni. Tutto ciò che fa è ritratto come vitale per la visione e la sopravvivenza del gruppo. I fini giustificano sempre i mezzi perché la figura dell’autorità carismatica non è semplicemente giusta; egli o ella è un unto, scelto o benedetto.

Quando i seguaci credono che il loro capo sia assolutamente perfetto, possono convincersi che qualsiasi cosa facciano al servizio del leader è giusta e giustificata. Alla fine, le esigenze del leader giustificano i comportamenti e le azioni di tutti nel gruppo. I seguaci  hanno una relazione profonda con l’autorità carismatica del loro capo,  un aggancio che li tiene impegnati, sensibili e disposti a fare tutto il necessario per soddisfare ogni capriccio e desiderio del loro capo.

 

Il carisma vive negli occhi di chi guarda

Il concetto di autorità carismatica fu introdotto da uno dei fondatori della sociologia, Max Weber, nel suo classico lavoro sulle religioni antiche, la burocrazia e la costruzione istituzionale.[I]  Weber è considerato il principale studioso dell’autorità carismatica e identifica la risposta del seguace al carisma come stato estatica o intossicata. [ii]

Weber ha notato che è il riconoscimento da parte di altri che determina l’estensione del carisma di una persona. In altre parole: nessun seguace, nessun carisma. L’autorità carismatica esiste principalmente negli occhi di chi guarda. Questo è il motivo per cui alcune persone possono vedere un leader apparentemente carismatico e chiedersi: “Come può qualcuno seguire quel ciarlatano?” Mentre altri possono essere completamente colpiti. Non tutti rispondono allo stesso modo alle figure dell’autorità carismatica. [Vii]

Una volta che i seguaci hanno identificato una persona come un’autorità carismatica, allora diventa loro dovere credere in lui o in lei. E per espandere il suo dominio, un abile leader carismatico offre qualcosa di straordinariamente speciale che i seguaci possono ottenere da lui o da lei – la speranza di nuovi inizi, pace sulla terra, un’aldilà incantatevole, la salute perfetta, la cura del cancro, una rivoluzione politica, giustizia sociale, o qualcosa di più banale come la perdita di peso o un guadagno finanziario. [x]

Le credenze e i dogmi trascendentali sembrano essere al centro delle sette; tuttavia, in realtà, lo scopo di molti culti è semplicemente quello di servire i bisogni emotivi, finanziari, psicologici e sessuali del leader con un’obbedienza incondizionata. La personalità autoritaria del leader del culto aiuta a garantire che i suoi bisogni e i suoi desideri siano sempre la massima priorità. [Xi]

Tuttavia, questa situazione si ritorce in modo prevedibile, perché anche se il leader ha iniziato con buone intenzioni, è raro che una persona possa gestire il tipo di adulazione e obbedienza cieca richiesta e garantita dai seguaci del culto – anche se si pratica il culto e l’obbedienza attraverso la forza. È comune che le figure dell’autorità carismatica diventino squilibrate, egocentriche e tossiche.

Detto questo, è importante chiarire che il carisma o l’autorità carismatica non sono malvagie a priori e non necessariamente producono un leader di setta. Possiamo pensare a leader carismatici come il presidente John F. Kennedy, il reverendo Martin Luther King, Aung San Suu Kyi o Nelson Mandela, solo per citarne alcuni. Queste e altre figure di autorità carismatica sono state una forza positiva nella società.

Tuttavia, l’influenza sugli altri che viene dall’autorità carismatica e lo squilibrio di potere intrinseco che viene creato devono essere sempre tenuti sotto controllo. [Xii]

I leader carismatici hanno la responsabilità di imparare come mantenere la loro umanità di fronte alla costante adorazione e di applicare rigorosi controlli ed equilibri al loro comportamento in modo che possano proteggere i loro seguaci dal male. Nelle sette non esiste nessuna di queste protezioni.

 

Valuta le autorità carismatiche nella tua vita

La seguente lista di controllo potrà aiutare ad identificare se un leader o gruppo carismatico usano la propria autorità in modo appropriato – o se il carisma si è trasformato in narcisismo tossico, autoassorbimento e necessità di controllare gli altri. Questa lista di controllo può anche aiutarti a identificare le persone tossiche o narcisiste nella tua vita di tutti i giorni.

Le autorità carismatiche non sane trattano gli altri come mezzi per un fine e richiedono una devozione incondizionata alle proprie credenze, desideri e richieste (o del loro gruppo).

Se sei coinvolto con leader o gruppi carismatici, puoi utilizzare questo elenco di controllo per valutare lo stato di salute della situazione. Qualcuna di queste affermazioni è vera?

– Il leader o il gruppo ha un senso di importanza gonfiato e una connessione alla grandezza.
– I bisogni, le idee e i desideri del leader sono preponderanti; cancellano i bisogni, le idee e i desideri dei membri del gruppo.
– Il leader può fare o dire quasi tutto senza ripercussioni; non ci sono controlli sul suo comportamento.
– Il leader sminuisce tutte le altre idee e sistemi di credenze e qualsiasi altro leader che si trova nello suo stesso ambito (ad esempio, altri leader della New Age se il leader ha una filosofia New Age).
– Il leader si prende il merito di qualsiasi cosa di buono succeda, e incolpa gli altri per qualsiasi cosa brutta possa accadere.
– Il leader tratta le domande e le sfide come minacce, e lui o lei può vedere nemici ovunque – dentro e fuori dal gruppo.
– I membri devono idealizzare e venerare il leader e la leadership presenti.
– I membri che sfidano l’autorità del leader o del gruppo dirigente vengono puniti, umiliati pubblicamente, evitati o cacciati, e possono essere rappresentati come nemici traditori.
– Il leader rivendica poteri speciali, conoscenza e lignaggio – o può pretendere di essere divino.

Se una (o più) di queste affermazioni risulta vera, tu o il tuo gruppo potete essere sotto l’influenza di una figura con autorità carismatica tossica. Tuttavia, questo non significa che questa persona sia pericolosa, e ciò non significa che il suo gruppo sia un culto. Il tuo gruppo avrà bisogno di avere tutte e quattro le dimensioni del modello di scelta condizionata attivo (questo include un sistema di credenze trascendente, sistemi di controllo e sistemi di influenza) prima che possa essere considerato un gruppo cultuale.

Tuttavia, se i comportamenti di questa persona sono preoccupanti (anche se le altre dimensioni della scelta limitata non sono presenti), potresti essere in grado di suggerire modifiche e vedere se il tuo leader o gruppo può – o è persino disposto a provare – modificare questi comportamenti .

Puoi anche condividere le caratteristiche dell’autorità carismatica sana di seguito per aiutare il leader o il gruppo a capire i modi specifici in cui sta virando verso i problemi. Se non possono o non vogliono cambiare, puoi usare questi suggerimenti per trovare un leader carismatico o un gruppo che offre speranza senza idolatrare una persona (o un’idea) a scapito di tutti e di tutto il resto.

 

Caratteristiche di un capo o di un gruppo carismatico sano

Una leadership carismatica sana implica l’essere disposti ad imparare dagli altri, istituendo controlli ed equilibri, mantenendo il senso dell’umorismo e il senso di umiltà, rispondendo alle lamentele e alle correzioni e trattando bene e rispettosamente le persone. Questi sono i segni di un leader sano.

– Il leader o il gruppo ha controlli comportamentali saldi in atto.
– I membri sono trattati come persone preziose; non sono discepoli, servi o pedine.
– Il leader ha un senso dell’umorismo e uno stile di leadership umano.
– Il leader o il gruppo valorizza e promuove le idee e le convinzioni dei membri.
– I membri hanno il diritto di interrogare, dubitare e sfidare la figura dell’autorità carismatica.
– Il leader o il gruppo si occupa in modo responsabile di conflitti e sfide; non sminuisce, punisce o evita.
– I membri hanno la libertà di entrare e uscire a loro piacimento.
– Il leader o il gruppo prende in considerazione e promuove altre idee, altre credenze e altri gruppi.
– Il leader incoraggia il pensiero critico e le attività intellettuali.
– Il gruppo è aperto al mondo esterno e ai non credenti.

Quando il carisma di una persona o di un gruppo è sano, le persone sono attratte da esso e rinvigoriti da esso. I leader carismatici sani possono fare molto bene nel mondo.

Quando i leader non sono in salute, il loro bisogno di totale devozione e controllo può distruggere tutto: relazioni, gruppi, imprese e persino paesi.

Una leadership sana è fondamentale per un mondo sano.

 

Un culto fallisce a causa della mancanza di carisma tossico

Il culto in cui sono cresciuta era basato sui principi di guarigione della New Age e fu costruito attorno a un uomo che incanalava lo spirito di un antico saggio cinese. Un gruppo adorabile di estranei, geni e artisti (inclusa mia mamma) si è riunito attorno a lui, e stavamo per cambiare il mondo e portare a tutti informazioni e cure meravigliose.

Ho visto il nostro leader passare da ragazzo normale al centro visionario del nostro gruppo, e ho visto, anche nei primi anni dell’adolescenza, come l’adorazione ha cominciato a danneggiarlo. Divenne sempre meno disponibile, formò un gruppo dirigente attorno a lui, e lentamente ci spostammo da una allegra banda di persone dedicate a un culto (anche se nessuno di noi avrebbe mai permesso che ci chiamassero così).

Una volta formato il culto, le cose cominciarono a crollare. Il gruppo ha istituito molte delle altre dimensioni della scelta condizionata, ma anche queste non erano sufficienti a tenerci tutti insieme. Sono stata mandata in giro a 17 anni per comunicare con gli estranei (ne scrivo qui), è stato un terribile shock, ma ha anche segnato l’inizio della fine per il nostro gruppo. Sono implosi e disciolti circa un anno dopo.

Mi resi conto quando scrissi Escaping Utopia con Janja che il nostro culto fallì perché il nostro leader non poteva passare dall’egoismo quotidiano al narcisismo gonfio e tossico che i leader di setta devono sviluppare. Era semplicemente una persona troppo decente per diventare una figura di autorità carismatica tossica.

Sono sicura che lui e gli altri del gruppo sentono di aver fallito, e mentre è vero che non è riuscito a mantenere un culto, è riuscito a mantenere la sua umanità.

Grazie, Marshall, per essere un bravo leader di culto fallito. Guardare il danno che l’adorazione ha fatto su di te mi ha aiutato a non idealizzare o idolatrare nessuno, perché è una forma di disumanizzazione e violenza che può far perdere il contatto con la loro etica, il loro fondamento e anche la loro sanità mentale.

Ora vedo narcisisti tossici e carismatici con empatia e tristezza invece che con odio. So che sono profondamente turbati e in difficoltà, ma so anche che sono circondati da persone che stanno facendo loro del male e supportano i loro peggiori impulsi. È una trappola per tutti.

Possiamo noi tutti recuperare le nostre proiezioni, il nostro odio e la nostra adorazione e trattare tutti con dignità e umanità.

Che tutti noi siamo liberi.

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[i] Max Weber, “The Sociology of Charismatic Authority,” in H.H. Gerth and C. Wright Mills, eds., From Max Weber: Essays in Sociology (New York: Oxford University Press, 1946), 196-252; The Sociology of Religion, trans. E. Bischoff (Boston: Beacon Press, 1947/1968); “The Nature of Charismatic Authority and Its Routinization,” in S.N. Eisenstadt, ed., Max Weber: On Charisma and Institution Building (Chicago: University of Chicago Press, 1968), 48-65.

[ii] Weber, The Sociology of Religion, 3.

[iii] Weber, “The Nature of Charismatic Authority,” 48-49.

[iv] Ibid., 51.

[v] Weber, The Sociology of Religion, 29.

[vi] Weber, “The Nature of Charismatic Authority,” 48.

[vii] In sociology, we would understand this as an example of the fundamental attribution error, where individual behavior and personality are treated as more important while the social situation is mistakenly treated as less important. See, for example, Jeffrey Pfeffer and Robert B. Cialdini, “Illusions of Influence,” R. M. Kramer and M. A. Neale, eds., Power and Influence in Organizations (Thousand Oaks, CA: Sage, 1998), 1-20.

[viii] Weber, “The Nature of Charismatic Authority,” 49.

[ix] Weber, The Sociology of Religion, 29.

[x] See also Len Oakes, Prophetic Charisma: The Psychology of Revolutionary Religious Personalities (Syracuse, NY: Syracuse University Press, 1997).

[xi] See, for example, Stanley Milgram, Obedience to Authority: An Experimental View (New York: Harper & Row, 1974); and Herbert C. Kelman and V. Lee Hamilton Crimes of Obedience: Toward a Social Psychology of Authority and Responsibility by (New Haven: CT: Yale University Press, 1989).

[xii] See, for example, Dennis Tourish, The Dark Side of Transformational Leadership: A Critical Perspective (East Sussex, UK: Routledge, 2013).

Fonte: https://karlamclaren.com/2018/11/19/understanding-unhealthy-leadership/?fbclid=IwAR1whj5ojTb-e1W9mr1pcuzXFqXrJxCpBLxeHKUDtig-e0fvg1FxqnbagoE

di Karla McLaren

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Traduzione di Lorita Tinelli

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