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Archive for the ‘Interviste’ Category

Suicidi millenaristici e dentisti scontati

30 gen

Vi ricordate del reverendo Jones? Quello del suicidio collettivo nella Guyana nel novembre del 1978? Ci siamo chiesti: ma potrebbe succedere qualcosa di simile anche oggi? O dopo più di 30 anni è una possibilità remota? Serviva chi ne capisse. E l’abbiamo trovato nella dott.ssa Lorita Tinelli presidente del Cesap (Centro Studi sugli abusi psicologici) che non ci ha dato poi delle gran buone notizie. Ma è la dura realtà e qualcuno deve pur raccontarla proprio nell’anno di “Maremma Maya”.
E i dentisti ungheresi passino. E quelli romeni pure. E poi ci sono quelli del nord Africa, e va bene. Ma se ci si mettono anche i francesi a fare i dentisti low cost non se ne può proprio più. E noi in Italia? Cosa facciamo? Il Dott. Brunello Pollifrone, presidente dell’ordine dei medici odontoiatri di Roma è scettico. Ma la cosa, a dirla tutta, non ci ha stupito più di tanto.
Tutto questo se non l’hai sentito in diretta puoi godertelo in ASCOLTI E RIASCOLTI.

 

Fonte: Radiopopolare

 
 

Adelante promuove un corto per le festività natalizie

21 dic

NOCI (Bari) – Gli esperti delle attività educative del Centro Socio – Psico – Educativo Adelante hanno voluto riprendere un progetto che già avevano sperimentato durante l’estate, con i bambini del “7° Valley Camp – Estate 2011″ e che aveva come tema l’integrazione e l’accettazione del diverso, con la finalità di sensibilizzare i bambini e i ragazzi verso particolari temi di carattere sociale quali l’integrazione, attraverso alcune abilità psico-motorie e attitudini alla duttilità.

Dato il mese e l’arrivo del Natale, il centro ha deciso di fare dei laboratori per realizzare un presepe animato, con la tecnica del cinema di animazione, stop motion, basata sull’animazione delle scene e dei personaggi. Questa volta, infatti, i beneficiari di quest’ultimo sono stati, più di venti bambini di Noci, dai 7 fino ai 10-11 anni, i quali nei locali della parrocchia di San Domenico che Don Vito Gentile ha messo a disposizione, hanno lavorato con la plastilina. Ciascuno ha dato il suo vigoroso contributo per la realizzazione delle scenografie, con l’occhio sempre attento degli educatori, che li hanno seguiti passo dopo passo. Il tutto minuziosamente fotografato, per la realizzazione del corto.

Le giornate in cui hanno lavorato i ragazzi sono state quattro mercoledì, dalle 18 alle 20 e ogni volta i bambini sono sempre stati puntuali anzi, si sono registrati sempre più iscritti. Il corto si chiama “Il presepe che si muove realizzato dai bambini con amore”. Il filmato sarà proiettato nella chiesa di San Domenico, grazie a Don Vito Gentile, il giorno 23 dicembre, e lì sarà possibile anche vedere il presepe permanente, che è stato costruito con la plastilina, la carta, il legno, con materiali semplici.

Sottolinea, la psicologa Lorita Tinelli: “I bambini che non si conoscevano per niente, poiché l’obiettivo principale era quello di farli lavorare insieme, infatti, non appartenevano alle stesse scuole, ma a istituti diversi, classi diverse, hanno partecipato attivamente collaborando tra loro e insomma alla fine è venuto fuori un bel gruppo complice, nello stesso tempo divertente, perché si è molto interessati”.

“Puntiamo molto sul discorso della facilitazione alla relazione attraverso l’attività – conclude Tinelli – e, quindi, tentiamo di integrare i bambini con età differenti, di estrazione sociale diversa, di formazione diversa, in maniera tale che l’uno impari dall’altro, col coordinamento degli educatori naturalmente e che insieme si possano realizzare delle cose pratiche, che possano ritornare in autostima, per ciascuno di loro. Favorire, quindi, da una parte le loro risorse naturali e dall’altra fargliele spendere per l’arricchimento reciproco tra bambini, il progetto è nato per questo motivo”.

Le educatrici fanno sapere che ci sono in programma molte altre attività che saranno rivolte ai minori, nello specifico, infatti, si occupano del sostegno scolastico individuale principalmente per quei soggetti con delle difficoltà e che hanno bisogno del sostegno del professionista.

 

Fonte: Noci24.it

 
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LE SETTE RELIGIOSE IN ITALIA/ E la tua vita non è più quella di prima…

04 ott

di Carmine Gazzanni

“Ne sono uscito. Ho avuto una forza incredibile, non so neanche io come ho fatto. Ma tutt’ora la mia vita non è più quella di prima”. Michele (il nome, chiaramente, è di fantasia, così come lo saranno tutti quelli dei fuoriusciti qui menzionati, che, per legittimo timore, preferiscono ancora oggi celare la propria identità. Ed anche questo è piuttosto eloquente) è oramai un uomo di circa 40 anni: ha passato quasi venti anni all’interno di Damanhur prima di uscirne nel 2005.

La sua, come quella di tanti altri fuoriusciti, è la storia di un uomo che è rimasto ammaliato da sette che promettono setta_religiosal’Eldorado, celando una realtà ben più cruda. Parliamo, infatti, di vere e proprie lobby settarie: organizzazioni evolute, sofisticate, veri centri di potere occulto che non sono affatto periferici alla nostra vita quotidiana, ma tendono ad infiltrarsi, dalle scuole alle istituzioni, allungando i propri tentacoli finanche in Parlamento. Il tutto a danno di coloro che cadono nell’illusione di una felicità a portata di mano o, addirittura, di un’illuminazione.

Perché dietro culti che si fondano su alieni, imperatori, divinità egizie, formule magiche e riti alchemici si nasconde ben altro: un meccanismo furtivo che alla fine spoglia totalmente il fedele, dei suoi averi, dei suoi rapporti familiari, della sua propria identità. “Anni dopo la mia esperienza mi sono trovato a riflettere su tutto ciò che facevo da membro di Damanhur (una delle sette più attive in Italia, ndr): sono scoppiato a piangere quando mi sono reso conto che allora agivo senza nemmeno rendermi conto di ciò che facessi e perché lo facessi”.

Questo è capitato a Michele e a tanti altri come lui che abbiamo intervistato e conosciuto: uomini e donne dal passato sventurato che, deboli, abbandonati e scoraggiati, si sono gettati nelle braccia manipolatrici delle sette. Uomini e donne che sono usciti in molti casi a stento, potendo contare, molto spesso, solo sulle proprie forze. Già, perché l’Italia è l’unico Paese nella Comunità Europea che non dispone di una legge nel codice penale che punisca la manipolazione mentale: è esistita fino all’8 giugno 1981, giorno in cui la Consulta lo bolla come incostituzionale perché la norma “mostra chiaramente – scrivevano allora i giudici – l’impossibilità di attribuire a essa un contenuto oggettivo, coerente e razionale, e pertanto l’assoluta arbitrarietà della sua concreta applicazione” (anche se, come vedremo, pare che qualcosa si stia muovendo).

E certamente questo ha favorito il dilagare del fenomeno settario, sebbene stime numeriche precise non si possano fare. L’unico documento ufficiale di cui disponiamo a riguardo, realizzato dal Ministro degli Interni alla Commissione per gli Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, risale addirittura al 1998. Ebbene, nel dossier si legge che “fornire dati esatti sulle dimensioni del fenomeno, quantificando le ‘sette’ e i loro adepti, è estremamente difficile”, anche perché non abbiamo solo comunità oramai saltate più volte agli onori della cronaca, ma anche movimenti settari privi di visibilità all’esterno della ristretta cerchia di affiliati.

In più non bisogna dimenticare che all’interno di tali movimenti esiste un preciso ordine gerarchico (come vedremo) che va dal “santone”, dal “profeta”, ai membri attivi fino anche soltanto a coloro che semplicemente simpatizzano pur non avendo mai aderito formalmente. Senza dimenticare, infine, che è difficile (se non praticamente impossibile) reperire elenchi ufficiali degli affiliati: in preciso stile massonico, infatti, molto spesso i registri rimangono occulti. E restano tali anche all’interno della setta stessa. Come diversi fuoriusciti ci confermano, infatti, questo renderebbe più efficace l’attività di “vigilanza”: non sapendo chi si ha davanti, è più probabile che si possa dire una parola sbagliata, svelare un segno di cedimento o criticare la stessa organizzazione settaria.

Ma torniamo ai numeri. Il dossier del 1998 parla di 76 movimenti religiosi per un totale di 78.500 affiliati. Un numero preoccupante che tuttavia – come abbiamo già precisato – è, oggi, a distanza di 13 anni, certamente più alto. Come, del resto, ci conferma anche la dottoressa Lorita Tinelli, presidente del CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici), che ha dedicato e dedica gran parte della sua vita a tali questioni: “innanzitutto in quel momento il Ministero degli interni si occupò esclusivamente dei movimenti magico-esoterici che non sono la totalità dei gruppi esistenti a livello nazionale. Oggi all’incirca riteniamo che ci siano circa 500 gruppi organizzati”.

I movimenti settari sono dunque in forte espansione. Ma quello che si nasconde dietro le promesse di felicità, benessere e, in alcuni casi, di una vera e propria palingenesi messianica, è una realtà ben diversa: i racconti, i documenti, i quadri che presenteremo in questa inchiesta aiuteranno a prender coscienza del giro d’affari (economici e, in alcuni casi, anche politici) che ruotano intorno alle sette, della loro capacità di “spolpare” le persone che vi si avvicinano, di ingannare, plagiare, violentare. E quando qualcuno, come nel caso di Michele, si rende conto di ciò che si nasconde dietro l’attrattiva di energie cosmiche, reincarnazioni, forze naturali e sovrannaturali, uscire diventa complicato, se non impossibile. Quando Orwell raccontava la sua distopia in 1984, prospettava, in realtà, un mondo non molto lontano da quello che ritroviamo, come vedremo, in gran parte d’Italia.

 

SETTE RELIGIOSE/ Indottrinamento, proselitismo e chiusura verso l’esterno. Il modo per distruggere un uomo

 

di Carmine Gazzanni

Le sette attive e operative nel nostro Paese sono tante e, sebbene differenti tra di loro per quella che possiamo chiamare “professione di fede”, non si distinguono affatto per alcuni aspetti peculiari che risultano essere, dunque, comuni a tutte le organizzazioni settarie.

Fondamentale per ogni setta – come viene dettagliatamente analizzato nel libro-inchiesta di Stefano Pitrelli e Gianni Del sette-rituali-e-sacrifici-umani-L-c53gxwVecchioOcculto Italia” – è il primo contatto con il potenziale adepto a cui gli si promette una felicità a portata di mano, una serenità facilmente raggiungibile. Insomma, l’Eldorado. E attenzione: in molti casi si parla non soltanto di un benessere mentale, ma anche fisico. E poi nuovi amici, migliori di quelli che si avevano prima. In alcuni casi, ancora, si arriva al paradossale: si promette una palingenesi planetaria. Basta soltanto seguire alla lettera gli insegnamenti del guru. Di fatto si arriva a far credere che quella sia una comunità prescelta, eletta, speciale. È il caso, questo, della setta di Damanhur (il cui leader, dicono, è la reincarnazione del dio egizio del sole, Horus), attiva in un piccolo paesino in provincia di Torino. Si legge, infatti, sul sito ufficiale della comunità: “le linee sincroniche sono i canali di energia che percorrono il nostro Pianeta […] Le linee sincroniche trasportano pensieri e idee e attraverso di esse è possibile collegarsi a qualsiasi punto del Pianeta. Damanhur […] sorge dove si incrociano quattro di queste linee principali […] Sono state individuate con viaggi fisici e sistemi medianici”. E, guarda caso, quest’incrocio magico avviene proprio a Vidracco, sede della comunità.

E, ancora, è il caso del Movimento Umanista che si propone, addirittura, di cambiare il mondo per salvarlo. Di “umanizzarlo”, appunto. Il fine è quello di sconfiggere guerre, terrorismo, sfruttamento, malattie. Propositi altissimi, ci mancherebbe. Peccato, poi, che il sistema interno alla setta sia profondamente gerarchico e che tagliare i ponti, semmai uno volesse, sia a dir poco complicato, viste le pressioni psicologiche a cui si è sottoposti. La Tinelli, infatti, ci rivela che “la pericolosità del gruppo è data dal fatto che non si accetta affatto il senso critico, né dei partecipanti, né dei fuoriusciti. Non si accettano critiche. E l’atteggiamento immediato che hanno è quello di denunciare, minacciare, molestare tutti i soggetti che risultano essere critici”. Un atteggiamento che abbiamo riscontrato nelle parole di un’altra fuoriuscita che chiameremo Paola: “Ho cominciato ad avere dubbi – ci rivela – circa quattro anni dopo essere entrata attivamente in Scientology. Se n’erano accorti semplicemente perché avevo espresso perplessità su una delle nostre giornate di lavoro e di formazione. In pratica mi hanno messo sottopressione: venivano a casa anche cinque volte al giorno, mi chiamavano continuamente, insistevano affinchè io partecipassi alle riunioni. Alla fine, probabilmente più per sfinimento che per altro, ho soppresso i miei dubbi. Solo un anno dopo sono riuscita ad uscire, anche se gradualmente, da Scientology”.

Il proselitismo, tuttavia, per ogni setta che si rispetti, va di pari passo con un altro aspetto, probabilmente ancora più fondamentale affinché poi si spogli il soggetto di tutto, finanche della sua identità. Stiamo parlando della rottura di ogni rapporto con il mondo esterno: basta legami con familiari, mogli, figli, amici. L’unico amore che consola, che riempie, è quello della setta. Non a caso si parla di love bombing: l’adepto viene letteralmente bombardato d’amore e di attenzioni in maniera tale che non senta più il bisogno e la necessità di qualsiasi contatto con l’esterno. Pian piano, poi, si comincia a far credere che non solo tali legami siano superflui, ma addirittura nocivi per il raggiungimento della felicità.

La dottoressa Tinelli ci racconta, ad esempio, di una setta che lei conosce molto bene, Arkeon, oggi sotto processo a Bari per reati a vario titolo (associazione a delinquere finalizzata all’abuso della professione, maltrattamento sui minori, violenza privata, calunnia): “in questo gruppo addirittura inducevano i loro adepti a ricordare un falso ricordo di un abuso sessuale durante l’infanzia perpetrato o dal padre o dalla madre o da un parente prossimo. Durante queste sessioni, ad alto impatto emotivo, gli adepti finivano col ricordare una cosa mai accaduta. Dopodiché il compito era quello di tornare a casa, andare dal genitore preposto, dal pedofilo di turno e andare a raccontare del ricordo”. Ciò, chiaramente, porta subito alla devastazione del rapporto genitoriale. E certamente non è l’unica setta che ha ideato questa ”strategia”.

È il caso, ad esempio, dell’Ontopsicologia di Antonio Meneghetti, che, prima che fondasse il suo movimento (colorato di filosofia, ma solo apparentemente), aveva uno studio in cui praticava seduta di psicoterapia, ma, per chiunque andasse, la diagnosi era sempre la seguente: le cose vanno male perché sei circondato da negatività. Come guarire allora? Devi allontanarti dalla tua famiglia, dai tuoi genitori, da tua moglie, dai tuoi figli. Stesso dicasi per Scientology: Paola, ad esempio, ci dice che quando è entrata in Scientology aveva poco più di diciotto anni e viveva ancora a casa dei suoi genitori. “I miei – ci dice – in un primo momento hanno lasciato correre; dopo però hanno cominciato a esprimere perplessità. Hubbard (leader scientologo, ndr) fornisce a chi è a contatto con una persona anti-scientology due soluzioni: o risolvere la situazione o tagliare i ponti. Così ho fatto: sono andata via di casa. Sentivo i miei genitori soltanto nei periodi di feste”.

Un classico. Il santone di turno inculca ai neofiti l’idea secondo cui soltanto ora si è nella verità, ma le persone a noi vicine non capiranno questo grado di consapevolezze raggiunto. “Ed ecco la profezia che si autodetermina”, ci dice la Tinelli: i neofiti torneranno a casa e cominceranno a stimolare discussioni su argomenti che mai avrebbero affrontato prima, più per stimolare una lite che la discussione pura e semplice. Parleranno con un linguaggio diverso, proprio del gruppo, si vestiranno in maniera diversa addirittura. Tutti questi cambiamenti repentini risulteranno a dir poco strani per i genitori e gli amici. Diranno “ma come mai questi cambiamenti? Non è che ti stanno facendo il lavaggio del cervello?”.

E lì arriva la rottura, di colpo questi ragazzi prendono, fanno le valige e vanno via di casa. A volte, addirittura, ci conferma la dottoress, i genitori non sanno più dove vanno a finire i figli proprio per via di questa rottura. Non a caso diverse sono le storie di uomini che, entrati nelle sette, hanno abbandonato la propria fidanzata, di genitori che non rivedono i propri figli oramai da anni. È il caso di Monica, mamma di una ragazza di Chivasso (in provincia di Torino), che ci racconta una storia dai tratti profondamente drammatici: “non vedo mia figlia oramai da un anno. E non solo lei non torna più a casa, non solo non risponde praticamente mai al telefono, ma se andiamo a cercarla noi, non ci permettono di avere contatti. Ci dicono o che non c’è o che è impegnata o che in questo momento non vuole vederci. Ogni giorno penso a lei e ogni notte, prima di andare a letto, passo per la sua camera che è rimasta ancora così come lei l’ha lasciata. Ogni volta non posso far altro che piangere”.

 

LE SETTE/ Damanhur e Scientology: pecunia non olet. E quel “pallino” politico per l’otto per mille…

 

di Carmine Gazzanni

“Una volta che ti leghi ad una di queste comunità, l’indottrinamento prosegue senza tregua”, commenta sconsolata Paola. E in effetti è così: i leader dei vari movimenti sono visti come guru, come custodi di una verità eterna, infallibile, cristallina. Sono da seguire fino allo stremo, sia se essi blaterano formule alchemiche, sia se si presentino come salvatori dell’umanità o reincarnazione di qualche divinità aliena.

E questo cosa comporta? Che ci si dedichi costantemente, anima e corpo al bene della comunità. E qui si arriva al vero fine di ogni sette_religiose_otto_per_millesetta: il fedele deve dare tutto se stesso. A cominciare, chiaramente, dai propri averi. “L’aspetto economico senz’altro è l’aspetto prioritario. Questo è fondamentale per il potere personale sulle persone, che fa parte delle caratteristiche narcisistiche dei capi carismatici”, ci conferma la dottoressa Tinelli.

Ogni gruppo, in effetti, incoraggia le donazioni che ogni buon adepto è tenuto a fare. In diverse comunità c’è anche l’obbligo della partecipazione a seminari, i quali, tuttavia, sono decisamente sui generis: “di norma noi pensiamo che ogni corso, alla fine, si conclude con un attestato, un diploma, una laurea. Qui no: i corsi non finiscono mai, sono ripetizioni di ripetizioni di ripetizioni. Non si va mai a un livello successivo. I corsi si ripetono sempre, sempre allo stesso costo, pagati sempre a nero”. Ma non finisce qui: molte di queste sette si organizzano fino a creare una vera e propria rete di merchandising. Basti pensare che a Damanhur esiste un vero e proprio listino prezzi per gioielli, piante, quadri, indispensabili per raggiungere la piena serenità col mondo circostante (e dunque indispensabili per i neofiti). In pratica, ogni fedele si ritrova ad essere anche (e soprattutto) un buon cliente. Col risultato che, molto spesso, si possono perdere grandi somme di denaro senza nemmeno rendersene conto.

È il caso di Giacomo Sotgia (ex adepto di Scientology) che nel suo memoriale del 10 agosto 2010, allegato alla denuncia presentata alla Procura di Pordenone, ricorda che “negli otto anni di affiliazione ritengo che le somme versate a vario titolo ammontino a circa novantamila euro”. Ma il caso di Giacomo di certo non è isolato: sono molti nella sua stessa situazione. Monica, mamma che non vede la figlia da un anno, ci racconta, tra le lacrime, del giorno in cui sua figlia si precipitò a casa, dopo mesi che non si vedevano: “era sconvolta. Noi pensavamo che fosse tornata definitivamente. E invece no: dopo un abbraccio veloce ci chiese circa mille euro. Diceva che le servivano. Io ero disperata, non sapevo cosa fare. Alla fine, nella speranza che poi sarebbe tornata, glieli diedi. Ma lei il giorno dopo né è tornata per ringraziarmi, né mi ha telefonato”.

Ancora più emblematico il caso di Damanhur. Questa setta è una delle tante organizzate come vera e propria comunità. Una sorta di città-stato con una propria bandiera, un proprio inno, una propria Costituzione. Ed anche una propria moneta, il Credito. Questo significa che gli adepti che lavorano fuori dalla comunità, rientrati a casa, devono cambiare l’euro in Credito e quindi riversare tutto il guadagno all’interno della loro banca (sì, hanno anche proprie banche, Peal e Atalji). “Ho conosciuto – ci racconta la Tinelli – una persona che è stata dentro Damanhur trent’anni. È fuoriuscita e oggi non ha nemmeno diritto alla pensione: in Italia da questo punto di vista è come se non fosse mai esistita avendo in pratica vissuto gran parte della sua vita all’interno della setta”.

E quando non è possibile offrire denaro, la comunità assorbe totalmente il tuo tempo libero in attività vantaggiose per la comunità stessa. In pratica, oltre ai soldi, l’adepto mette a disposizione anche il suo lavoro. Gratuito naturalmente. “Dopo alcuni mesi che ero entrato in Damanhur – ci racconta Michele – pian piano le ore che dovevo dedicare ai lavori per la comunità cominciavano a crescere. Sono arrivato a circa settanta ore al mese di lavoro gratuito. Ora era necessario rifare una strada, ora andare al Tempio per qualche controllo, ora bisognava riparare quella o l’altra cosa, ora al convegno per organizzare e predisporre i tavoli. Né era possibile assentarsi o dire che preferivi non andare”. Ecco, allora, come si spiega il motivo per cui sono i damanhuriani ad aver costruito il loro Tempio sotterraneo, senza ricevere nulla in cambio. E così anche le altre sette: sono gli ontopsicologi ad aver costruito la sede del Foil (Formazione ontopsicologica interdisciplinare leaderistica) nel Lodigiano, dove il leader Meneghetti tiene corsi (che si fa pagare profumatamente) di consulenza per le imprese; sono gli scientologisti a tenere in piedi le diverse chiese sparse sul territorio italiano. Insomma, tutte le sette utilizzano i propri seguaci per prosperare e questi, immersi nel lavoro, non riescono a riemergere dall’annichilimento totale a cui sono condannati.

Si attiva, dunque, un circolo vizioso da cui non si riesce più ad uscire: indottrinamento, zero tempo libero (e dunque zero tempo per riflettere e pensare autonomamente), totale dedizione per la setta. Anche a costo di perdere, come abbiamo visto, un intero patrimonio. Che, dopotutto, è il vero fine che si nasconde dietro ogni setta. Basti pensare a quanto ci dice ancora Michele: “i cittadini di classe A (ci sono diversi gradi gerarchici nella comunità, ndr) non possono avere nulla di privato. Devono cedere tutto alla Comunità. Anche la casa e la macchina”. D’altronde nella Costituzione del 2007 lo si dice chiaramente: “Il cittadino damanhuriano provvede al mantenimento personale e contribuisce con le proprie risorse e con il proprio lavoro a sostenere la Federazione della Comunità, in armonia con il principio di condivisione. Chi lascia la cittadinanza non avanza alcuna pretesa di carattere economico nei confronti di essa e non ha diritto a quanto in essa versato”.

 

L’OTTO PER MILLE E QUEGLI AGGANCI POLITICI INDISPENSABILI

Do ut des. Questo sembrerebbe essere il meccanismo che tiene legate le sette alla politica. La struttura verticistica dei movimenti settari, infatti, è un incredibile canalizzatore di voti, tanto più che basta accordarsi con il leader spirituale per crearsi un bacino elettorale importante. Ma in cambio il politico cosa deve fare? Ed ecco qui che si arriva al sogno inconfessato di ogni comunità settaria: partecipare alla tavola imbandita dell’otto per mille. Fior di soldi, dunque, e vantaggi fiscali di tutto rispetto. Ancora una volta, dunque, il discorso è prettamente economico.

Ed ecco allora che troviamo diversi legami di tutto rispetto (che Pitrelli e Del Vecchio nel loro libro documentano in maniera molto dettagliata). Abbiamo, ad esempio, il leader dell’Ontopsicologia , Antonio Meneghetti, molto vicino a Marcello Dell’Utri (non a caso questa setta si caratterizza per un accesso leaderismo, tratto distintivo anche del Pdl). La Soka Gakkai (una sorta di buddismo dai tratti, però, fortemente autoritari) invece, se prima si era orientata verso destra con alcuni uomini legati al Pdl, nel 2006 compie la svolta “democratica”: un sokiano come Enzo Cursio si candida nella lista civica a supporto di Walter Veltroni alle comunali di Roma. Cursio non riuscirà ad essere eletto, ma senza dubbio questo serve a stringere rapporti con l’ex segretario del Pd e il partito tutto. Basti ricordare che l’allora ministro Melandri, quando istituisce la Consulta giovanile per il pluralismo religioso, invita, tra i quindici membri rappresentanti dei diversi credo, alcuni adepti della Soka in rappresentanza del buddismo, sebbene l’Ubi, Unione Buddista Italiana, non riconosca affatto questa setta. Abbiamo poi Damanhur che, invece, potendo contare sull’immagine propinata di “ecosocietà”, si era legata al Partito dei Verdi al punto da riuscire a portare avanti un’opera di “infiltrazione” degna di nota: dal 2004 al 2007 riescono a piazzare almeno tre loro esponenti nel consiglio nazionale del partito, più altri negli organi locali di città importanti come Torino, Modena e Firenze (senza dimenticare, come già abbiamo documentato, della vicinanza della comunità settaria con un altro parlamentare, Domenico Scilipoti). E poi il Movimento Umanista, che, dopo aver tentato la strada individuale (alle elezioni del 2000 il Partito Umanista si candida alle regionali in diverse zone d’Italia), conmfluisce in un partito con un peso nazionale decisamente diverso: l’Italia dei Valori. Tant’è che Antonio Di Pietro decide di candidare alle politiche del 2009 l’ex segretario del Partito Umanista, Giorgio Schultze.

Ma questi sono soltanto alcuni esempi tra i tanti che potremmo fare. Le sette, infatti, sono riuscite ad avere testimonial importanti non solo in Parlamento, ma anche nelle giunte regionali, provinciali, comunali. A volte riescono a prendere il controllo di interi comuni, come nel caso del Partito damanhuriano “Con te per il paese”, ormai al terzo mandato consecutivo a Vidracco. Molto spesso – è importante sottolinearlo – alcuni politici (e non solo i politici, ma anche uomini dello spettacolo e dell’imprenditoria) si ritrovano ad essere testimonial inconsapevoli dei movimenti settari: molte di queste, infatti, si celano dietro ONLUS, dietro organizzazioni umanitarie, dietro volontariato. Un bel modo, efficace ed efficiente, per fare, poi, proselitismo. È il caso, ad esempio, di Scientology, presente a L’Aquila dopo il terremoto del 2009, sotto le “mentite spoglie” dell’associazione di volontariato PRO.CIVI.COS (dove “COS”, del resto, sta per “Church Of Scientology”). Ebbene, Gianfranco Fini, in visita ai terremotati, si complimentò con la squadra di volontariato; non solo: l’opera di questa associazione venne applaudita dalla Camera dopo un intervento ad hoc del pidiellino Maurizio Lupi. C’è da credere, però, che i due parlamentari non sapessero affatto che dietro l’associazione si nascondesse la mano della setta di Hubbard.

Tutto questo, dunque, non solo permette di sponsorizzare la setta stessa con nomi importanti della politica italiana, e dunque di portare avanti un più proficuo proselitismo. Ma c’è dell’altro: si intrecciano rapporti, si scambiano favori, si scoprono le proprie carte. E allora gli adepti di una setta diventano un bacino elettorale decisamente appetibile. Ma i santoni – checché ne dicano – non fanno mai nulla per nulla. E allora si cerca di stringere alleanze per sedersi, un giorno, al tavolo dell’otto per mille; si insiste affinchè si prosegua nell’iter della proposta di legge sulle “comunità intenzionali” (che in pratica regolamenterebbe le donazioni “gratuite” e il lavoro nero degli adepti). Senza dimenticare l’importante opposizione di alcuni parlamentari alla reintroduzione del reato di plagio o manipolazione mentale: questo reato, infatti, è esistito fino all’8 giugno 1981, giorno in cui la Consulta lo bollò come incostituzionale perché ritenuto eccessivamente arbitrario.

Negli ultimi anni, tuttavia, alcuni parlamentari, spinti anche da diversi casi e dalle testimonianze scioccanti dei fuoriusciti, hanno presentato alcuni disegni di legge per reintegrare il reato di plagio. Del resto la stessa dottoressa Tinelli ci conferma questo cambiamento di rotta: “per due mercoledì di seguito io e altri studiosi siamo stati ascoltati in Senato: la Commissione di Giustizia sta vagliando seriamente la possibilità di elaborare una legge che vada a tutela delle vittime di queste esperienze. C’è un numero davvero esiguo di studiosi (molto spesso prezzolati dalle stesse comunità, ndr) che ritiene che una legge di questo genere vada a ledere la libertà religiosa, mettendo la religione di mezzo, quando invece la manipolazione mentale non avviene necessariamente solo per questioni religiose, ma in qualsiasi ambiente, per cui questa scusante non regge”.

 

SCIENTOLOGY/ Soldi, ricatti, minacce e dossieraggio: un governatore galattico.

 

di Carmine Gazzanni

Quanto detto sinora ci lascia intendere in maniera chiara come, dietro fantasmi venerandi, alieni da idolatrare, si nascondano interessi tutt’altro che metafisici. Chiaramente gli alti membri delle sette smentiscono. Ma ci sono anche carte processuali che testimonierebbero quanto detto. Quelle di cui siamo venuti in possesso (ma non sono le uniche: basti pensare ai membri di Arkeon, sottoprocesso tutt’oggi a Bari) riguardano una delle sette più attive e influenti.

Negli Usa come in Italia. Stiamo parlando di Scientology. La nascita ideologica di Scientology può rintracciarsi nel 1950, con la scientologypubblicazione del libro di L. Ron Hubbard, “Dianetics: la forza del pensiero sul corpo”, che riscosse un grande successo tra amanti di ‘terapie della mente’ e ‘controllo del corpo’. Da lì Hubbard si mise a capo di una setta che conta numerosi iscritti e un patrimonio, secondo le ultime stime ufficiali (che tuttavia risalgono al 1993), di circa 398 milioni di dollari in proprietà, più introiti pari a 300 milioni di dollari l’anno.

Ma andiamo a veder quanto professato dagli scientologisti: secondo Hubbard, l’avvento della razza umana può essere fatta risalire a 75 milioni di anni fa, quando Xenu, feroce governatore della Federazione Galattica, trasportò miliardi di anime umane su Teegeeack (oggi conosciuta come Terra). Da diversi documenti (reperibili anche su internet) si legge che a quel punto Xenu fece cadere le anime – chiamate Thetans – dentro vulcani delle Hawaii e del Mediterraneo, per poi farle esplodere con bombe all’idrogeno. Non contento, Xenu inculcò nei corpi ora senza anime false idee artificiali – immagini di Dio, del diavolo, di angeli, dello spazio, di teatri e di elicotteri, di danzatori e di treni. Come liberarsi da queste idee? Solamente tramite centinaia di ore del costoso “auditing” di Scientology, una sorta di fantascientifico esorcismo.

Ora, però, andiamo a spulciare le carte processuali, andiamo a leggere alcune dichiarazioni di fuoriusciti. Andiamo, insomma, ad alzare il coperchio fantascientifico propinato dalla setta. Anni fa la Procura di Milano portò avanti un’inchiesta che, sebbene si sia chiusa con l’assoluzione totale degli imputati, ha svelato dei meccanismi interni alle sette illuminanti. Nella sentenza di rinvio a giudizio dell’otto ottobre 1988, ad esempio, viene riportata la telefonata tra un tale Pasquale e Giuseppe su un possibile nuovo adepto che, tuttavia, pare abbia delle remore ad accettare l’insieme del corso denominato “Accademia”.

Però, si dicono i due, bisogna insistere perché “quel tipo lì… è troppo reach(ricco)”, quindi non bisogna assolutamente mollarlo, bisogna parlargli fino a stordirlo (“gli dici che gli devi parlare! Fine! Intanto parli, parli, parti, parli! Hai presente? Parli, eccetera! E poi parli di nuovo! Quello che fai è: parli fino a quando non sei qui poi, quando sei arrivato qui parlo io, hai capito?”), bisogna quindi portarlo da lui di persona perché “quando ce I’ho qui gli apro un culo tanto”. Da tutte le intercettazioni di allora, in pratica, si comprende bene come si cerchi in pratica di annichilire, stordire le persone affinchè poi accettino di aderire a corsi in cambio di grosse quantità di denaro. Gli inquirenti, ad esempio, scrivevano che in una registrazione “uno dei due interlocutori spiega all’altro, con tono di orgoglio, della “bravura” di altre due persone che sono riuscite a convincere qualcuno a comprare un certo corso (il “livello 4”) stando con lui ‘sino alle 8 del mattino successivo’. Sia consentito commentare che indubbiamente le persone in questione hanno mostrato notevole resistenza fisica ma si ha ragionevole motivo di dubitare del grado di coscienza e volontà dell’altro soggetto indottosi, dopo una notte insonne, ad acquistare un certo corso”.

In altri casi, ancora, le telefonate testimoniano che anche l’attività di proselitismo è diretta in base alle possibilità economiche della possibile ‘vittima’: “c’è una persona che ha… una pizzeria. Ma i muri non sono suoi. Lui sarebbe disposto a dare 3.000.000 al mese se tu puoi fargli avere un 40.000.000 presso una banca”. Altre volte, ancora, si stimola la persona a fare debiti, prestiti o ipoteche. E se, come in questo caso, la persona sembra decisa anche per conto suo a contrarre l’ipoteca per pagarsi i corsi “si assiste ad un sottile ma evidente atteggiamento di pressione”.

Uno dei casi più emblematici, a riguardo, è certamente quello di Maria Pia Gardini che ha perso circa 1,5 milioni di dollari. Le sue dichiarazioni giurate (febbraio 2001) aprono un mondo davvero inquietante. Basti ricordare, come ricorda la Gardini, che dopo aver soggiornato proprio per volere di Scientology in America, tornata in italia, “scoprii che la mia situazione era terribile. Il mio legale mi disse di vendere la villa di famiglia. Non avevo più soldi e non potevo permettermi di mantenerla”. E nemmeno la perdita di cari ferma l’interesse delle sette. Racconta sempre la Gardini che il 18 novembre 1990 sua figlia morì, all’età di 29 anni, per aids; “due giorni dopo la sua morte – racconta – la portai al cimitero per essere sepolta nel mausoleo di famiglia. Quel giorno mi richiamarono a Flag. Mia figlia non era stata nemmeno ancora sepolta. Flag mi chiamò e parlò con mia madre, che li mandò a quel paese […] Quando infine parlai con loro dissi che mia figlia aveva lasciato una bambina di 11 anni, Camilla, e non potevo partire immediatamente. Mi telefonavano ogni giorno, incessantemente, intimandomi di rientrare immediatamente. Telefonavano senza preoccuparsi delle sei ore di differenza tra gli USA e l’Italia. Chiamavano alle 4 di mattina svegliando tutta la casa, immersa nel dolore per la perdita di mia figlia, intimandomi di rientrare immediatamente a Flag”. Poco dopo la Gardini viene abbandonata anche dalla madre che le lascia una cospicua eredità.

E Scientology? “Debbie Cook (suo superiore, ndr) mi disse ‘Vogliamo sapere in che modo possiamo aiutarti per il tuo ciclo dell’eredità’. Si riferiva a come accelerare l’entrata in possesso dell’eredità di mia madre”. Sebbene la Gardini avesse tentato di ritardare, le pressioni erano costanti, anche tramite sedute tra lei e più persone il mattino alle otto, come documenta l’ex scientologa. Alla fine “finii per trasferire 300.000 dollari sui conti (di Scientology, ndr)”. Né le pressioni per altre ‘donazioni’ finiscono qui. La Gardini, visti i suoi problemi familiari dopo la morte di madre e figlia, aveva esigenza di rientrare in italia: “mi dissero che potevo partire, ma prima volevano che facessi l’intera donazione di un milione di dollari”.

A questo punto qualcuno potrebbe dire: ma perché non uscire? Come già abbiamo spiegato, il meccanismo che è alle spalle di tali donazioni porta l’adepto ad un completo annichilimento. Nelle carte processuali, ancora, ci sono le testimonianze di familiari che in pratica sono arrivati a non riconoscere più i propri cari. Una madre, ad esempio, dichiara: “…non so che arte venga usata per plagiare una personalità probabilmente debole, indebolita anche da fatti estremamente dolorosi accaduti nella nostra famiglia. La morte a 25 anni, del primo dei miei quattro figli, la morte di mio marito… nel 1982/83 rimase coinvolto in Dianetica e da allora non l’ho più riconosciuto… mai si era mostrato violento al punto che mi mise le mani addosso un paio di volte”; in un’altra dichiarazione, rilasciata ancora da una donna parlando di sua figlia, si legge:  “non la riconoscevo più, pur essendo sempre educata, mi sembrava un ‘robot’, non so come spiegarmi, una specie di fantasma senza più emozioni”.

E ancora: “… questo cambiamento di mia moglie mi ha causato non poca sofferenza e mi ha indotto ad indagare per trovare le origini … io sono un operaio e non mi intendo di queste cose ma ho notato che lì fanno di tutto per convincere la gente a pensare nello stesso modo o, comunque, a non pensare più con il proprio cervello”.

Comprendiamo, dunque, come sia difficile ravvedersi di una situazione che, potremmo definire, di “passivo sfruttamento”. C’è stato chi ha reagito, chi è riuscito ad uscire dalle dinamiche di indottrinamento. Ma non senza soffrire. Il già citato Giacomo Sotgia, nel suo memoriale, dichiara che “tali eventi (il suo essere stato adepto di Scientology, ndr) mi prostrarono a tal punto da aggravare lo stato depressivo e l’esaurimento nervoso di cui già soffrivo, e mi impedirono di lavorare per tutto l’anno 2007 e metà 2008 […] Attualmente continuo a soffrire di disturbi di salute, di stati ansiosi-depressivi che mi rendono difficoltoso svolgere regolarmente un’attività professionale e che nel tempo mi hanno fatto isolare da ogni iniziativa di carattere sociale e relazionale”. Anche Paola, la fuoriuscita da noi contattata, rivela la stessa difficoltà: “Mi rendo conto che la mia esperienza in Scientology ancora influisce sulla mia vita. Sono riuscita a farmi una famiglia, ma spesso, soprattutto quando sono tra persone che non sconosco, non riesco più a sentirmi a mio agio. Mi sento come un pesce fuor d’acqua”.

E questo non accade, chiaramente, solo in Scientology. La dottoressa Tinelli, ad esempio, ci parla di un lavoro sperimentale portato avanti da un associato del CeSAP con l’Università di Bari: “attraverso vari campioni è stato rilevato che i fuoriusciti hanno una dissociazione mentale negativa molto elevata. Questo significa che, a furia di rispettare delle regole che sono in contrasto con quelle che sono anche semplicemente le abitudini del quotidiano, ne risulta danneggiata l’attività cognitiva, l’attività mentale ed emotiva. Anche perché riaffacciarsi al mondo, il rivivere quelle emozioni alle quali si erano dati altri significati, diventa complicato”. Bisogna infatti ricordare che le sette ragionano per aspetti dicotomici: dentro-fuori, caldo-freddo, buoni-cattivi.

Non hanno le sfumature che invece sono essenziali nella vita. “In più – continua la Tinelli – nelle sette le scelte vengono sempre dall’alto, dal santone. Quindi c’è anche una sorta di affidamento totale al leader che presuppone, nel momento in cui si fuoriesce, una difficoltà ad entrare in contatto con un ambiente più allargato con tutte le sollecitazioni proprie di quest’ambiente”. Altro caso eloquente è quello di Michele, fuoriuscito di Damanhur, che ci racconta, anche lui, di non riuscire ad avere rapporti sociali: “Ho sempre paura. A volte faccio degli incubi molto strani e mi sveglio la notte terrorizzato. Ho difficoltà a rifarmi una vita, a metter su famiglia. E anche a trovare un lavoro stabile: molti mi considerano un disadattato. E probabilmente ora lo sono. La cosa non mi va giù perché mi ricordo da adolescente: ero sempre in prima fila quando si trattava di stare assieme, di divertirsi. Sognavo una famiglia molto allargata. I bimbi mi piacciono. Quando ci penso piango: l’errore che feci venti anni fa, quello di entrare in  Damanhur, mi ha cambiato. Non sono più me stesso. E ho paura che mai più tornerò ad esserlo”.

E, se da una parte uscire è complicato, dall’altra la setta fa di tutto affinchè verità scomode non vengano a galla: ognuna di queste, ad esempio, sconsiglia (anche se non per vie ufficiali) l’utilizzo dello strumento Internet, una fonte di informazioni decisamente pericolosa. Senza dimenticare che all’interno delle comunità, molto spesso, si creano comitati addetti proprio al monitoraggio della fede degli adepti e, nel caso ci sia qualcuno che allenti il suo credo, immediatamente le pressioni psicologiche raggiungono livelli ossessivi, da santa inquisizione. Molte di queste sette – come alcuni fuoriusciti ci confermano – dispongono di veri e propri tribunali nei quali sono tenuti interrogatori stremanti. E non finisce qui.

Alcune comunità dispongono anche di dossier su ‘nemici’ della setta (in primis giornalisti che hanno svelato importanti verità, come Del Vecchio e Pitrelli, ma soprattutto loro, i fuoriusciti): nel maggio 2010, infatti, la polizia ha sequestrato un archivio enorme nella sede torinese di Scientology. Al suo interno le storie, fin nei minimi dettagli, di tutti gli ex adepti (questo spiega perché, di solito, all’interno di tali comunità si cerca di conoscere fin nell’intimità ogni fedele). Ma non solo: all’interno del dossier abbondano i nomi dei ‘nemici’, ma anche di possibili alleati. Viene annotato tutto: preferenze sessuali, vicinanze politiche, problemi o forza economica della persona di cui si parla. Perché questo? Perché un dossier è un’arma sempre valida: è arma di ricatto, è contropartita in un possibile do ut des, è pistola da puntare nei confronti di chi, oggi amico, può domani ravvedersi della follia di Scientology.

 

ARKEON 2011/ Parla una fuoriuscita dalla setta: “Attenti, perché è in gioco la mia vita”.

 

di Carmine Gazzanni

Associazione a delinquere finalizzata all’abuso della professione, maltrattamento sui minori, violenza privata. Questi sono i reati per i quali oggi una delle sette più attive in Italia, Arkeon, è sottoprocesso a Bari (senza dimenticare una condanna in primo grado a sei anni per violenza sessuale ad uno dei maestri di questa psicosetta). Tra gli imputati anche lui, il leader maximo del movimento, Vito Carlo Moccia. Abbiamo parlato con una fuoriuscita: la sua testimonianza è a dir poco scioccante.

Arkeon nasce nel 1999 e, da lì, comincia ad espandersi a macchia d’olio. Non solo in Puglia, ma in tutta Italia, come ci conferma lasetta_arkeon_2011 fuoriuscita con cui Infiltrato.it è riuscito a mettersi in contatto. Un proselitismo ad ampio raggio tramite cui numerosi adepti sono caduti nella rete di Arkeon. Soprattutto per quanto veniva propagandato: la capacità di compiere veri e propri miracoli. “Pensi di poter risolvere ogni problema e di sconfiggere anche la malattia”, ci dice il nostro contatto. Insomma, con Arkeon diventi un dio sulla Terra. A patto, però, che rompi i rapporti con i tuoi genitori, con la tua famiglia e con i tuoi amici (leggerete di falsi abusi sessuali che venivano fatti ricordare agli adepti, sebbene non fossero mai capitati. Un bel modo per far tagliare i ponti con i propri familiari). Ma, come ogni setta che si rispetti, la felicità, la serenità, la realizzazione personale sono solo facce di una stessa falsa medaglia. Il vero volto di Arkeon è violenza, è maltrattatamento finanche sui bambini, è calunnia, è minacce, intimidazioni, sfruttamento. Con un solo fine da raggiungere: fare cassa. Anche se questo, molto spesso, significa distruggere la vita di uomo, di una donna, della propria famiglia.

La storia che ci si racconta è una di quelle da leggere attentamente. Con devozione, verrebbe da dire. È una di quelle storie rivelatrici, che aiutano a riflettere, che aiutano a capire la realtà di un fenomeno troppe volte sottovalutato e non tenuto in giusto conto. Le risposte che ci sono state date, infatti, non soltanto hanno il sapore amaro, arido quasi, di un’esperienza che sconvolge. Nelle parole che abbiamo sentito e che voi potrete leggere c’è anche la viva speranza, il desiderio ardente che qualcosa possa cambiare in futuro, che il dramma subìto possa essere da esempio per altri. E possa essere da esempio affinchè le istituzioni prima e la società civile poi prendano coscienza di un fenomeno ormai dilagante. “Spero non sia solo un sogno…”, ci dice al termine dell’intervista. Ci uniamo anche noi a questa speranza. D’altronde un proverbio sudamericano recita: “se uno sogna da solo, il suo rimane un sogno. Ma se sogna insieme agli altri, il suo è già l’inizio della realtà”.

 

Quando è entrata in Arkeon?

Nella prima metà degli anni duemila, l’ultimo periodo di attività del gruppo.

E com’è entrata nel gruppo?

Sono stata portata ad una riunione da un mio familiare che era già dentro.

Uno dei caratteri comuni alle sette è la chiusura con l’esterno. Quando lei è entrata è cambiato il rapporto con i suoi familiari e i suoi amici?

Completamente. Arkeon ha subito dato un’interpretazione della relazione con la  mia famiglia come negativa per la mia crescita accusandola anche di abusi nei miei confronti, che dovevo affrontare per poter essere felice e riappropriarmi della mia vita. E lo faceva con tutti: agli uomini ad esempio si diceva spesso che le madri impedivano la loro crescita per poter continuare a tenerli morbosamente legati a loro, poiché c’era un’energia sessuale che portava le madri stesse a vederli come propri partner e non come figli; a donne ed uomini si inducevano dubbi sul fatto di essere stati violentati dal padre o da uno zio, spesso e volentieri da un pedofilo della famiglia della madre. Questo perché c’era una teoria sulle perversioni della madre che poi riversava nel far abusare la propria figlia consegnandola ad un altro uomo della sua famiglia, il pedofilo appunto. In questo modo eri disgregata e arrivavi a dubitare di tutto: tutto quello che era la vita prima di Arkeon era sbagliato, famiglia, amici, lavoro, scelte di vita. Se non eri  ricco e famoso era perché avevi dei processi da risolvere che erano determinati dall’influenza negativa della famiglia dalla quale dovevi staccarti, a meno che i tuoi parenti non entrassero anche loro nel gruppo per seguire il maestro.

Chiaramente tutto falso, tutto indotto.

Certo. Tutti i problemi erano riconducibili a questi fantomatici abusi. Se non avevi relazioni soddisfacenti, non eri fidanzata o sposata, non avevi una famiglia felice, era perché dovevi risolvere questo tipo di problemi causati dalla tua famiglia, che veniva distrutta ai tuoi occhi: chiaramente, avere il dubbio che tua madre abbia acconsentito a farti abusare sessualmente da qualcuno oppure farti dubitare della purezza dell’amore di un padre, o di tutte le altre persone che non frequentavano il gruppo, era scioccante. Per queste ragioni nel periodo in cui sono rimasta nel gruppo mi sono completamente allontanata dalla mia famiglia e dai miei amici: chi era fuori dal gruppo non era da frequentare.

Qual è il credo, la “professione di fede” che viene inculcata in Arkeon?

Diciamo che la professione di fede oggi la vedo come un delirio, un delirio di onnipotenza: hai il potere di cambiare la tua vita, gli eventi, anche quelli che non sono controllabili dall’uomo. Hai la sensazione di scoprire un altro mondo, rivoluzioni tutte le tue convinzioni, pensi di poter risolvere ogni problema e di sconfiggere anche la malattia. Diventi immune da tutto ciò che di negativo può capitare, se sei centrato non hai niente da temere: non ti ammali o guarisci anche da malattie gravi. Puoi fare il trattamento con le mani al cibo per purificarlo o all’antibiotico per evitare che ti faccia male allo stomaco. Tracciando nell’aria il terzo simbolo, con la mente, pensi di trovare parcheggio o di poter condizionare l’esito di un colloquio di lavoro. In pratica influenzando gli eventi, questi possono andare come hai deciso tu. Senza Arkeon, non hai il controllo della tua vita, sei condannato ad essere infelice, sei uno sfigato, un fallito. Con Arkeon pensi di poter diventare potente, centrato, sei un vincente e hai la soluzione di tutti i tuoi problemi: economici, sentimentali, lavorativi.

Potere personale, dunque.

Si. Ai seminari intensivi veniva consegnato a ciascuno di noi un bastone per fare esercizi ispirati alle arti marziali, il boken, e che tenevi sempre con te poiché rappresentava il simbolo del tuo potere personale.

Una religione decisamente particolare.

In Arkeon non c’è nulla di religioso: è impensabile credere di imporre le mani e risolvere qualsiasi tipo di problema tracciando i simboli del secondo livello. La nostra religione non dice che l’uomo può fare questo. Sì, nell’ultimo periodo ha cominciato a percorrere il filone religioso, per una facciata di spiritualità e di perbenismo, infatti c’erano anche dei preti che frequentavano il gruppo ed erano conosciuti tra tutti. L’ultimo giorno dell’intensivo, ad esempio, c’era la messa: ma se si pensa che il prete che celebrava (don Angelo De Simone, ndr) ha confessato al cerchio che aveva una relazione di tipo intima da tanti anni con due suore che circolavano nei nostri seminari, si può capire quanto di religioso ci fosse in Arkeon. Era, quello della religione, un argomento che dava credibilità ad Arkeon e chiaramente rassicurava anche noi che frequentavamo: nel momento in cui vedevi perfino preti e suore, ovviamente venivi rassicurato sul fatto che la strada che avevi scelto era giusta.

Torniamo alla “teoria del pedofilo”. Cosa avveniva, in concreto, durante queste sedute?

In pratica venivano inscenati dei lavori durante i quali si era portati a ricordare questo abuso subìto, anche se non era mai avvenuto, influenzati anche dal fatto che tutti quanti gli altri facevano la stessa cosa, tutti  venivano incalzati per ricordare abusi legati al fratello, al padre, allo zio. Un giorno, ad esempio, c’era una mamma con una bambina e si diceva che la mamma era stata abusata dal nonno; il maestro dichiarò che solo se la mamma si fosse impegnata a fare il lavoro (frequentare il gruppo, ndr), la piccola non sarebbe stata abusata anche lei. E la stessa pressione l’ho subita io allo scopo che ricordassi gli abusi sessuali legati alla mia infanzia, che né mio padre né mia madre hanno mai messo in atto o permesso che accadessero.

E lì il rapporto genitoriale, in questo modo, si andava a frantumare.

Completamente e non solo quello con i genitori. Erano tutti da evitare: genitori, nonni, fratelli, zii…. Soprattutto i parenti dal lato della madre.

La dottoressa Tinelli, presidente del CeSAP, ci ha detto che tali sedute erano a forte impatto emotivo. Non a caso nel processo è in piedi anche l’accusa di violenza privata.

Si, è così. In lavori molto intensi volevi solo che la smettessero ma se ti rifiutavi venivi vessata, se scappavi venivi fermata, se ti divincolavi venivi bloccata, per continuare ad essere sottoposta a quel tormento che aveva come scopo quello di far emergere la rabbia nei confronti dei tuoi genitori o verso il tuo pedofilo. E nonostante urlassi e piangessi, mi stringevano, mi tenevano ferma, infierivano contro di me. Fisicamente e verbalmente. Con la complicità dei presenti: la cosa assurda è proprio questa, tutti trovano normale andare avanti e non sono solo i maestri, ma anche i semplici frequentatori partecipano attivamente e condividono lavori violenti e scioccanti.

Il leader di Arkeon è Vito Carlo Moccia. Lei l’ha conosciuto?

Si, l’ho conosciuto.

Che persona è? Come appariva in questi seminari?

Lui ha una personalità molto carismatica, appare molto sicuro di sé. Se sei in un momento di confusione o di fragilità, e incontri qualcuno che con assoluta certezza ti dice di conoscere le soluzioni per ogni aspetto della tua vita, la tentazione di aggrapparsi a questa illusione e di affidarti a questa persona è fortissima, specie se ti fa pensare di avere tutte le risposte o ti porta altri ad esempio come casi di “sfigati redenti” o “falliti guariti”. Qualsiasi problema tu abbia, il maestro sa a cosa è dovuto e ha per tutti la soluzione. Soluzione che poi è sempre la stessa, fare il percorso di Arkeon, in tutti i suoi livelli, con sempre più seminari, sempre più costosi.

E com’erano questi seminari?

Erano una miscela di lavori spalmati anche su più giorni (negli intensivi, ad esempio) con momenti drammatici e condivisioni pubbliche tenute nel cerchio, dove il maestro dà le sue indicazioni e direttive sul quello che è giusto che tu faccia nel tuo percorso. Anche questo è un punto fondamentale: poiché tali esercizi e confessioni si tenevano davanti a tutti, se eri criticato dal maestro eri esposto alla pubblica gogna.  E quindi, se facevi resistenza o lo contrastavi, avevi tutti gli altri che ti davano addosso insieme a lui, dicendoti che eri in processo e venendo giudicata pesantemente o emarginata. Una pressione psicologica terribile. Sembra incredibile, ma sentirsi dire che se non sei madre, se non riesci ad avere figli è perché in realtà non hai risolto i problemi che potresti risolvere con il percorso di Arkeon o che se fai un incidente, è colpa tua e lo puoi evitare, se solo vuoi, può mandare fuori di testa.

Una pressione psicologica distruttiva, praticamente.

Terribile, una pressione che ti annulla. Anche la stessa teoria del pedofilo, localizzato nella famiglia. Perché adoperano questa strategia? Non so, immagino che sia perché se ti separano dalle tue radici, ti rendono simile ad una barchetta di carta in balia delle onde, ti trovi allo sbando. Senza tutti i tuoi punti di riferimento, la tua famiglia, non hai altra scelta che attaccarti completamente al gruppo perché ti fanno dubitare di tutti i tuoi cari, che allontani e quindi ti ritrovi solo. Molti si sono allontanati dalla loro famiglia e dalla loro città perché gliel’ha suggerito il maestro.

Quindi anche lei ha interrotto proprio fisicamente il rapporto con i suoi genitori?

Per un periodo sì, finchè sono stata nel gruppo.

Rotti i rapporti familiari diventa, dunque, difficile uscire da Arkeon.

Si, se sulla scia di questi lavori fai qualcosa che lesiona irrimediabilmente i rapporti, se vai a muovere accuse tremende ai tuoi parenti è poi difficile uscire e tornare indietro. Conosco persone che sono state in Arkeon per anni e non hanno più rivolto parola ai familiari ma ne sono faticosamente uscite, altre che sono ancora lì, persone che hanno tirato dentro altri membri della loro famiglia, i quali hanno inizialmente acconsentito solo per non perdere definitivamente i contatti… o ancora persone che, nel momento in cui  hanno cominciato a manifestare critiche ai maestri e hanno iniziato ad allontanarsi, sono state pressate, vessate o addirittura minacciate.

Abbiamo visto che alcune delle sette attive in Italia si organizzano in vere e proprie comunità. In Arkeon come ci si organizzava?

La gente non viveva assieme, però si tenevano seminari durante i quali per quattro – cinque giorni si dormiva anche assieme e si affrontavano varie tematiche. C’era il seminario sul denaro, durante il quale si arrivava ad andare a chiedere l’elemosina vestita da barbone. C’era il seminario sulla morte, durante il quale si costruiva la propria tomba… ho conosciuto gente che ha frequentato e ha raccontato che ci si seppelliva. Questo per far capire dove arriva il condizionamento. A parte i seminari residenziali, si viveva ognuno a casa propria. C’è da tener presente, come dicevo prima, che qualcuno si è trasferito nella città del maestro per stare più a stretto contatto con lui.

Nell’inchiesta abbiamo visto che dietro la promessa di un Eldorado a portata di mano, in realtà il vero fine delle sette è squisitamente economico. Si può dire lo stesso anche di Arkeon?

Si, di sicuro. Il percorso è molto costoso e man mano che si va avanti lo è sempre di più (e poi non avevamo la ricevuta a tutti i seminari). C’è gente che ha speso tantissimi soldi: ventimila, trentamila euro e anche di più... è circolata voce di una coppia che ha speso fino a centomila euro. Per non parlare, poi, di quello che costa l’adesione in termini di cure: più di qualcuno dopo che è uscito, ha dovuto chiedere un supporto psicologico… Anche io.

Come sappiamo, oggi i maestri di Arkeon sono sottoprocesso a Bari (senza dimenticare la condanna in primo grado per uno dei maestri per violenza sessuale). Tra i reati contestati c’è anche quello di maltrattatamento sui minori.

Si. Basti pensare all’esempio di cui abbiamo parlato prima: c’era questa bambina che ha assistito a tutte le condivisioni, le cose realizzate in Arkeon. Molte di queste condivisioni riguardano argomenti di natura sessuale… quello che accadeva è talmente pesante per un adulto, figuriamoci per un minore. (del resto nell’ultima udienza del processo diversi testimoni hanno confermato che anche bambini di dieci – dodici anni partecipavano a queste confessioni pubbliche a sfondo sessuale, ndr).

Com’è riuscita ad uscire?

Mi sono resa conto che quello che stavo subendo era tremendo e distruttivo da un punto di vista psichico ed emotivo. Una volta uscita, hanno cercato di mettermi contro gli affetti che avevo all’interno e sono stata oggetto di continue pressioni prima per rientrare nel gruppo, che era la condizione per poter ricominciare a frequentarli, e poi affinchè io venissi emarginata e non condividessi con altri i dubbi circa quello che accadeva lì dentro.  Ne ho subite di ogni tipo, tra  vessazioni e intimidazioni. Ci sono state persone che una volta davanti alle autorità, hanno ritrattato la loro posizione perché temevano di non poter più rivedere loro i figli.

Tutti i fuoriusciti con cui abbiamo avuto modo di parlare erano accomunati dal fatto che scrollarsi di dosso un’esperienza del genere è molto dura. È come un marchio.

Infatti, è molto dura. Gli strascichi sono molto pesanti. Quell’esperienza non va via così, hai bisogno di un supporto anche psicologico per far fronte  a tutto questo. C’ho messo tempo e non ancora ne sono completamente fuori.

Chiudiamo con uno sguardo positivo e propositivo per il futuro. Qual è, oggi, il suo desiderio?

Mi ha talmente traumatizzato questa esperienza che vorrei, innanzitutto, che non capitasse a nessun altro. Mi piacerebbe laurearmi in psicologia e fondare un centro di accoglienza, anche con possibilità di alloggio, per chi è uscito da un gruppo distruttivo o per chi ha parenti e amici che si sono persi dietro a qualche santone e non sa cosa fare. Se chi supera questa esperienza vince la vergogna e la paura del giudizio, può metterla al servizio di altri e darle un senso, altrimenti si che ci si sente falliti per aver creduto in un mondo di illusioni. Ma anche polizia e carabinieri, oltre ai magistrati, devono studiare e specializzarsi sulle psicosette, è un fenomeno insidioso e solo se sono sufficientemente preparati possono riconoscere ed accogliere adeguatamente chi decide di raccontare cosa gli è accaduto. Spero non sia solo un sogno…

 

Fonte: l’infiltrato.it

 

 
 

Siriani a Mi manda rai 3

01 ott

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CeSAP, audizione al Senato

25 set


FAX – I fatti della settimana, 24 settembre 2011, p. 13

 
 

Camera: indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale in Italia

25 set

Secondo tinelli, del Centro Studi Abusi Psicologici, in Italia opererebbero circa 500 sette pericolose   -Roma, 24 set – La Commissione Giustizia ha svolto numerose audizioni nel quadro della indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale di soggetti deboli, con particolare riguardo alle sette. Sono stati ascoltati Lorita Tinelli e Felice Scaringella del Centro studi abusi psicologici, Silvio Calzolari storico delle religioni e docente alla facoltà di teologia, Raffaella di Marzio del direttivo della Società italiana di psicologia delle religioni, Massimo Introvigne direttore del Centro Studi sulle nuove religioni.

Sono stati ampiamente sottolineati i danni rilevanti che possono derivare dall’adesione alle sette con non infrequenti casi di dissociazione mentale. La legislazione vigente – ha osservato Lorita Tinelli – non appare in grado di perseguire talune condotte che, per quanto pericolose, non si concretizzano in reati comuni. Attualmente sono circa 500 i gruppi, di varia natura, di carattere settario.

 

(fonte: ASCA)

http://www.buonanotizia.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1861:camera-indagine-conoscitiva-sul-fenomeno-della-manipolazione-mentale-in-italia&catid=31:religione&Itemid=46

 
 

SOCIALE/CAMERA: IN ITALIA OPERANO CIRCA 500 SETTE PERICOLOSE

24 set

(ASCA) – Roma, 24 set – La Commissione Giustizia ha svolto numerose audizioni nel quadro della indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale di soggetti deboli, con particolare riguardo alle sette. Sono stati ascoltati Lorita Tinelli e Felice Scaringella del Centro studi abusi psicologici, Silvio Calzolari storico delle religioni e docente alla facolta’di teologia, Raffaella di Marzio del direttivo della Societa’ italiana di psicologia delle religioni, Massimo Introvigne direttore del Centro Studi sulle nuove religioni. Sono stati ampiamente sottolineati i danni rilevanti che possono derivare dall’adesione alle sette con non infrequenti casi di dissociazione mentale. La legislazione vigente – ha osservato Lorita Tinelli – non appare in grado di perseguire talune condotte che, per quanto pericolose, non si concretizzano in reati comuni. Attualmente sono circa 500 i gruppi, di varia natura, di carattere settario.

Fonte: Asca.it

 
 

Audizione al Senato 21 settembre 2011

23 set

Legislatura 16º – 2ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 252 del 21/09/2011

PROCEDURE INFORMATIVEIndagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette “sette”: audizione di esperti in materia.

 

Il presidente CENTARO introduce le audizioni odierne dando conto brevemente delle questioni oggetto dell’indagine conoscitiva.

 

La dottoressa TINELLI illustra preliminarmente alla Commissione la propria attività di psicologa svolta a sostegno di coloro che desiderano sottrarsi a realtà settarie. Sottolinea quindi come le sette maggiormente distruttive e pericolose sono proprio quelle che fanno uso di tecniche comunicative mediate dal marketing o dalla psicologia e che sono in grado di determinare la quiescenza dei neofiti. Nella prassi molto spesso il neofita si avvicina alla setta senza conoscerne le reali finalità. Esse infatti assumono talvolta la natura di associazioni di tipo culturale, celando gli obiettivi concreti. I danni che l’adesione a tali sette distruttive può determinare sono rilevanti sul piano psicologico: non sono infrequenti problemi di dissociazione mentale, stati che permangono anche dopo che l’adepto è fuoriuscito dalla realtà della setta. Nell’immediato il soggetto che aderisce alla setta tende a sottrarsi al proprio contesto sociale recidendo anche i rapporti familiari più stretti. Alla propria vita sono sostituite unicamente le attività suggerite dalla setta. La legislazione vigente non appare in grado di perseguire talune condotte che per quanto pericolose, non si concretizzano in reati comuni. Segnala quindi una recente sentenza in merito ai reati commessi dall’Associazione The Sacred path di Bari del tribunale ordinario di Milano per un fatto di reato sessuale. Nella ricostruzione del fatto il magistrato si sofferma a descrivere quello che è il contesto nel quale tali reati si sono perpetrati.

 

Il dottor SCARINGELLA fa presente che la propria attività accademica si è concentrata nello studio dell’incidenza della sintomatologia dissociativa nell’ambito dei fenomeni settari. Al riguardo, sottolinea le evidenti difficoltà incontrate nel tentativo di pervenire alla individuazione di indicatori tali da distinguere la persuasione legittima da una socialmente pericolosa. Per quanto concerne la sintomatologia dissociativa la scienza psicologica si sta interrogando sul carattere preesistente o post traumatico di essa.

 

La senatrice ALLEGRINI (PdL), dopo aver chiesto ulteriori ragguagli circa il caso giudiziario citato chiede chiarimenti in ordine alle modalità attraverso le quali i soggetti che intendono uscire dalla sette si rivolgono alle associazioni a sostegno delle vittime di comunità settarie. Domanda poi se possa essere  individuato il confine fra la persuasione socialmente accettabile e condotte di manipolazione mentale. Nella configurazione del reato di manipolazione mentale chiede se sia necessario anche che il legislatore tenga conto di un’eventuale valutazione sulla condizione psicologica del soggetto ed in particolare su alcuni indici di vulnerabilità, analogamente a quanto si verifica nel reato di stalking, laddove viene in rilievo lo stato di ansia generato dalla vittima. Per quanto riguarda poi i soggetti manipolatori chiede se tale condotta possa essere perpetrata anche da un singolo individuo. Conclude chiedendo se nelle sette più pericolose sia prevalente la connotazione religiosa o se esse assumono la natura di associazioni che perseguono attività in apparenza innocue.

 

La dottoressa TINELLI osserva preliminarmente come la propria Associazione si occupi per lo più di casi eclatanti i quali vedono talvolta anche il suicidio degli adepti. Le richieste di intervento inoltrate anche per le vie brevi sono avanzate spesse volte da familiari dell’adepto, i quali constatano impotentemente l’allontanamento del proprio congiunto. Sulla distinzione fra persuasione socialmente accettabile e condotte manipolatorie esistono numerosi studi in particolare nel mondo statunitense. Tali studi si sono concentrati anche sui danni che tali esperienze di adesione settaria possono comportare, nonché sugli indici di tale manipolazione. In particolare nell’adepto si registra fra le altre un cambiamento nello stile di vita e addirittura nel linguaggio. Ciò rende oltremodo difficile l’uscita dell’adepto dalla setta. E’ indubbio che il legislatore debba tenere conto dell’elemento psicologico della vittima, il plagio infatti non può configurarsi come una realtà statica ed univoca. La dipendenza relazionale può anche determinarsi al di fuori di una realtà di gruppo interessando quindi anche due soli soggetti.

 

Il senatore PERDUCA (PD) chiede se le conseguenze negative alle quali va incontro colui che decide di sottrarsi alla setta di appartenenza possano essere utilizzate dalla setta stessa come strumenti di ulteriore pressione nei confronti dei membri.

 

La dottoressa TINELLI sottolinea come nei confronti di coloro che decidono di uscire da una setta venga attuata una politica di emarginazione  da parte della comunità. Dopo aver dato conto della drammatica situazione di coloro che nascono da soggetti aderenti ad una setta, si sofferma sulle difficoltà connesse alla ricostruzione della propria personalità. La pressione esercitata nei confronti di coloro che si sottraggono alle sette è spesso estesa anche a coloro che operano a sostegno di tali vittime.

 

Il presidente CENTARO chiede che sia fornita una quantificazione del numero di gruppi di carattere settario ed in particolare di quelli maggiormente distruttivi e quindi pericolosi. Si domanda poi se vi sia una diversa articolazione territoriale delle sette stesse. Conclude chiedendo quali siano le tipologie prevalenti nei gruppi settari.

 

La dottoressa TINELLI fa presente che una completa statistica sul fenomeno delle sette non è disponibile. L’ultimo studio svolto dal Ministero degli interni risale al 1998. Allora il numero di gruppi pericolosi risultava ampiamente circoscritto. Attualmente sono circa 500, di varia natura, i gruppi di carattere settario. Solo alcuni palesano il proprio carattere religioso. Numerosi e particolarmente pericolosi sono i gruppi del potenziale umano i quali, avvalendosi di tecniche di manipolazione mentale mediate dal marketing e dalla psicologia, condizionano la vita dei propri adepti. L’originaria differenziazione geografica delle tipologie di sette, al nord gruppi più tecnologizzati ed al sud sette maggiormente ancorate a figure di santoni o maghi, può considerarsi oggi superata. Attualmente gruppi del potenziale umano sono diffuse uniformemente su tutto il territorio nazionale.

 

Il presidente CENTARO chiede quindi al dottor Calzolari una valutazione in ordine al disegno di legge n. 569.

 

Il professor CALZOLARI, nel consegnare una nota scritta, manifesta la propria contrarietà al disegno di legge. Il reato di manipolazione mentale ricalca anche i vizi che hanno condotto la Corte costituzionale a dichiarare l’illegittimità del plagio. La sentenza n. 96 del 1981 fu emanata a seguito della questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice istruttore di Roma nel procedimento penale a carico di un sacerdote del movimento carismatico Redentor hominis, don Grasso, accusato da alcuni genitori di aver plagiato i figli minorenni. Se la scure della Corte costituzionale riuscì a sottrarre il sacerdote ad un processo ingiusto altrettanto non accadde nel 1964 ad Aldo Braibanti, questi accusato di aver indotto due giovani ad intrattenere con lui una relazione omosessuale, attraverso il fascino delle sue idee artistiche e filosofiche fu condannato per plagio. Tale processo il cui carattere marcatamente ideologico appare innegabile fu possibile solo in ragione dell’esistenza del reato di cui all’articolo 603. Le ragioni che portarono i giudici della Consulta a dichiarare l’illegittimità del plagio militano ancor oggi contro l’introduzione del reato di manipolazione. A ben vedere la scienza neurologica non ha acquisito in questi anni conoscenze tali da distinguere la manipolazione mentale dalla mera suggestione. La legislazione penale vigente poi già presenta strumenti in grado di reprimere i fenomeni criminogeni che alla realtà settaria talvolta si ricollegano. Molto spesso infatti si tenta di attribuire a reati comuni una giustificazione ideologica. Ciò si è verificato ad esempio nel caso delle “bestie di satana”. La propria contrarietà al reato di manipolazione mentale deve ascriversi anche alla difficoltà di distinguere tale fattispecie dalla mera suggestione. Appare evidente il rischio di perseguire anche uomini di fede, tenuto conto che in ogni credenza religiosa vi è un elemento di suggestione. A ben  vedere le potenzialità liberticide di tale reato appaiono evidenti in alcune realtà europee, quali la Francia ed il Belgio, dove fra le sette considerate pericolose viene annoverata anche la Comunità di S. Egidio. Si domanda poi a chi competa e sulla base di quali criteri la definizione e l’individuazione di eventuali elenchi di sette pericolose. A suo parere è preferibile una situazione di anomia legislativa piuttosto che l’introduzione di un reato così generico.

 

La relatrice ALLEGRINI (PdL) ritiene che per quanto difficile sia comunque possibile una distinzione fra condotte manipolatorie e mera suggestione. Non in tutti i casi la fascinazione conduce a comportamenti autolesionistici o comunque lesivi per la persona. Per quanto concerne poi la predisposizione di elenchi il disegno di legge non sembra prevederne esplicitamente.

 

Il professor CALZOLARI ribadisce come la distinzione fra soggezione e mera suggestione sia per la scienza neurologica ancora difficile da definire. A ben vedere infatti risulta difficile non ascrivere a condotte manipolatorie e potenzialmente lesive della sopravvivenza individuale, l’attività pregevole di sostegno ed assistenza ai lebbrosi svolta da madre Teresa di Calcutta. La vocazione religiosa è a suo parere anch’essa manifestazione di una fascinazione irrazionale.

 

Il senatore CASSON (PD) ritiene che il disegno di legge in esame non risolva i profili di incostituzionalità palesati dalla Consulta con riguardo alla condotta del reato di plagio. Chiede quindi che sia chiarito se sia possibile in qualche modo comprendere che cosa si debba intendere per tecniche di condizionamento della personalità, ovvero quali siano i mezzi materiali o psicologici in grado di generare suggestione.

 

Il professor CALZOLARI concorda con i rilievi critici formulati dal senatore Casson circa la genericità della fattispecie del reato di manipolazione mentale. Il fatto che esistano attività umane potenzialmente autocondizionanti è innegabile anche se diventa difficile individuarne. Non tutti i gruppi di potenziamento umano plagiano i propri adepti. Molto spesso coloro che denunciano le sette sono proprio gli adepti più insoddisfatti ovvero quelli che cercano nella condanna della setta un manto psicologico a copertura di condotte criminogene. A ciò si aggiunga, ma anche su questo soccorre la legislazione penale vigente, il fatto che molto spesso le condotte criminogene sono poste in essere anche sotto l’uso di sostanze stupefacenti.

 

Il senatore CASSON (PD) nel sottolineare come il reato di manipolazione mentale sia un reato di pericolo, si domanda se sia possibile determinare lo stato di soggezione.

 

Il professor CALZOLARI critica in particolare l’avverbio “grandemente” con il quale si qualifica la limitazione della libertà di autodeterminazione. Non si comprende infatti secondo quali parametri debba essere valutata tale condizione. E’ indubbio che l’attività di San Francesco prima e di madre Teresa poi non potrebbero configurarsi come condotte manipolatorie.

 

La dottoressa DI MARZIO fa presente come nel corso della sua esperienza professionale ella si sia trovata più volte di fronte alla richiesta, proveniente soprattutto da genitori e famiglie di adepti di gruppi a connotazione religiosa, di un intervento legislativo che individuasse la cosiddetta manipolazione mentale come fattispecie penalmente sanzionabile; in realtà, il tentativo di elaborare una definizione scientifica della manipolazione mentale, compiuto sulla base di analoghe sollecitazioni negli Stati Uniti nel corso degli anni ’90, si concluse con il riconoscimento da parte dell’APA, la più importante associazione americana di psichiatria clinica, della sostanziale impossibilità di definire tale comportamento.

Beninteso, esistono, e rientrano nella comune esperienza, fenomeni di persuasione coercitiva, che però proprio per la loro diffusione nell’esperienza umana e nei meccanismi delle relazioni fra le persone non possono certamente costituire la base di una fattispecie incriminatrice.

La dottoressa osserva fra l’altro come nella sua esperienza professionale ella abbia potuto osservare come di solito i problemi relazionali che le famiglie degli adepti considerano determinati da manipolazioni mentali compiute dal gruppo religioso, sono di solito preesistenti, e che la stessa definizione dei comportamenti dai quali si desumerebbe che il figlio o il parente è stato vittima di manipolazioni mentali, dipende dalla percezione soggettiva dei genitori o di altri componenti della famiglia: ad esempio, molte delle richieste di aiuto che ella ha ricevuto sono venute da parte di genitori che non accettano che la figlia, con un radicale cambiamento rispetto alle scelte di vita fino a quel momento perseguite, decida di farsi monaca di clausura, o da parte di genitori i cui figli hanno aderito all’Opus Dei o al movimento neocatecumenale,  accettandone le regole di vita.

Ovviamente, il rifiuto di introdurre nel diritto penale italiano il reato di manipolazione mentale non significa che non si riconosca come dalla percezione coercitiva praticata nell’ambito di gruppi e movimenti a carattere religioso o comunque esoterico non derivino frequenti comportamenti criminali; tuttavia, si tratta di condotte già adesso previste come singole fattispecie di reato e quindi già adesso perseguibili.

 

Il professor INTROVIGNE fa in primo luogo presente che, oltre ad essere direttore del CESNUR e all’aver svolto una lunga attività scientifica nel campo delle nuove religioni, è consulente del gruppo di lavoro dell’OSCE contro il razzismo e la discriminazione religiosa, che nello scorso mese di maggio, in un rapporto sull’Italia, ha espresso un’opinione fortemente critica sul disegno di legge in esame; tuttavia, egli interviene a questa audizione a titolo personale e non in rappresentanza dell’OSCE.

In ogni caso, egli esprime una valutazione decisamente contraria all’introduzione nel nostro ordinamento del reato di manipolazione mentale e ciò sulla base di due argomentazioni che possono apparire a prima vista in contraddizione fra loro: in primo luogo, infatti, l’introduzione di questo reato rischia di risultare inefficace. In proposito egli osserva che negli ultimi anni una disciplina analoga a quella che si vuole introdurre con il disegno di legge in titolo è stata approvata in due Paesi europei, e cioè dalla Spagna nel 1994 e dalla Francia nel 2001. In pratica, fino ad oggi in Spagna non è stata pronunciata una sola condanna per tale reato, mentre in Francia sono state pronunciate pochissime condanne nei confronti però di gruppi assolutamente marginali e che non erano certo le sette considerate più “pericolose”, in riferimento alla cui azione era stata immaginata la legge.

Questa difficoltà applicativa deriva in realtà dalla vaghezza della fattispecie incriminatrice, e cioè la manipolazione mentale, una nozione che compare in psicologia per la prima volta nelle riflessioni di psicologi tedeschi di orientamento marxista, come Wilhelm Reich, di fronte al fenomeno per loro apparentemente incomprensibile dell’adesione non solo di borghesi ma anche di operai al nascente movimento nazionalsocialista, un’adesione che confliggendo platealmente con la teoria della coscienza di classe sembrava poter essere spiegata solo in termini di manipolazione mentale.

Questo concetto fu ampiamente sviluppato e perfezionato nel corso della guerra fredda, dove nell’ambito degli psicologi che collaboravano con la CIA si teorizzò che il comunismo fosse un’ideologia troppo assurda perché qualcuno potesse seguirla liberamente, senza essere stato vittima di manipolazioni mentali che si supponeva che in Russia e in Cina fossero state portate ad elevata perfezione tecnica; è proprio in tale ambito che l’agente della CIA Edward Hunter coniò la fortunata espressione “lavaggio del cervello”.

Successivamente, la stessa argomentazione della “evidente assurdità” fu adottata per spiegare in termini di manipolazione mentale il persistere delle credenze religiose nel mondo moderno, dapprima da parte dello psichiatra britannico William Sargant nei confronti del cattolicesimo e del protestantesimo fondamentalista e più tardi, di fronte all’evidente impossibilità di teorizzare l’esistenza di tecniche di manipolazione mentale che riguardavano la maggioranza dei cittadini, nei confronti, in particolare negli studi di Margaret Singer, delle cosiddette “sette”, vale a dire delle religioni a carattere nuovo e marginale.

E’ evidente l’autoreferenzialità e la circolarità di un ragionamento che fa dipendere dalla valutazione dell’osservatore sulla plausibilità delle singole concezioni politiche, sociali o religiose l’inferenza che esse possano essere inculcate esclusivamente per via di manipolazione mentale.

Ne consegue una vaghezza e un’indeterminatezza della fattispecie incriminatrice che, come appunto dimostra l’esperienza spagnola e francese, consente a qualunque imputato che abbia una buona difesa tecnica e che possa esibire periti di parte preparati di garantirsi l’assoluzione.

La seconda ragione, apparentemente opposta, per cui appare inopportuna l’introduzione della nuova figura di reato, è la sua pericolosità. Infatti, se è vero che molto difficilmente si possono ottenere condanne per questo capo di imputazione, è anche vero – e i pochi casi francesi lo dimostrano – che sono proprio i soggetti marginali e meno forti economicamente che corrono il rischio, magari per una difesa insufficiente, di vedersi condannati per una fattispecie che potenzialmente può essere usata per colpire modi di pensare non conformisti.

L’oratore si dichiara consapevole del fatto che l’intento di questo disegno di legge è quello di assicurare un più efficace quadro normativo per la prevenzione di reati che spesso maturano nell’ambito dei fenomeni neoreligiosi; tuttavia, appare assolutamente improprio contenere questi comportamenti devianti, che quando avvengono integrano fattispecie di reato già esistenti nel nostro codice, perseguendo comportamenti difficili da definire e dimostrare, in base ad accuse che si fondano spesso essenzialmente sul malanimo e sul bisogno di giustificare i propri fallimenti di una parte degli ex adepti.

Il professor Introvigne conclude ricordando come in questo campo l’Italia, con la sentenza della Corte costituzionale del 1981 – sentenza fra l’altro che, al contrario di quanto viene spesso ricordato, non si riferiva al caso Braibanti, certamente il primo che coinvolse l’opinione pubblica in un dibattito sul reato di plagio, ma al caso del sacerdote carismatico padre Emilio Grasso – abrogò l’articolo 603 del codice penale per contrasto con gli articoli 21 e 25 della Costituzione. Con tale sentenza, il giudice delle leggi non invitò il Parlamento a formulare in maniera più aderente al dettato costituzionale la fattispecie incriminatrice, ma ritenne che la fattispecie stessa non fosse accoglibile nel nostro ordinamento in quanto non configurabile se non come un indeterminato e vago reato di pericolo, essendo invece già puntualmente descritte e sanzionate le eventuali fattispecie di danno che, in ipotesi, si sarebbero potute determinare, e che pertanto il plagio si sostanziava come una sorta di reato immaginario utilizzato per perseguire idee e comportamenti impopolari o sgraditi.

 

Il senatore MUGNAI (PdL), nel ringraziare la dottoressa Di Marzio e il professor Introvigne per le loro considerazioni ampiamente condivisibili, come pure quelle già svolte dal professor Calzolari, osserva però che la legislazione vigente lascia un cono d’ombra nel quale, in assenza di fattispecie sanzionate penalmente, alcuni soggetti deboli possono rimanere privi di protezione. Egli chiede quindi agli auditi se non pensino che i problemi da essi sollevati possano essere risolti attraverso una formulazione del reato di manipolazione mentale più puntuale rispetto a quella proposta dal disegno di legge n. 569, nel senso di non configurarlo come un mero reato di pericolo, ma collegare la manipolazione mentale alla sussistenza di fatti o comportamenti dannosi per il soggetto passivo che si siano effettivamente prodotti, quali il rifiuto di seguire cure mediche indispensabili o la cessione in pura perdita di una parte rilevante delle proprie risorse economiche e patrimoniali.

 

Il senatore PERDUCA (PD), nell’apprezzare e condividere le considerazioni svolte dagli auditi, chiede quale sia attualmente lo stato delle indagini delle neuroscienze sull’esistenza effettiva di meccanismi che possono integrare fenomeni di manipolazione mentale.

 

Anche il senatore CASSON (PD) chiede agli auditi se ritengano che vi siano spazi per una definizione più puntuale della fattispecie incriminatrice, per quanto anch’egli convenga sul fatto che, anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 69 del 1981, si debba ritenere che non vi siano allo stato vuoti legislativi da riempire.

 

Il professor INTROVIGNE si sofferma in primo luogo, rispondendo alla domanda del senatore Perduca, sullo stato della ricerca neuroscientifica, osservando che la problematica della manipolazione mentale non possa essere liquidata come ciarpame pseudoscientifico, in particolare gli studi di Lifton e Schein hanno messo in luce l’esistenza di un ampio campo di studio in gran parte tuttora inesplorato sui meccanismi della persuasione e del condizionamento, anche se da questi studi stessi vengono decise indicazioni circa la pericolosità di introdurre fattispecie incriminatici attesa la complessa e sfuggente definizione dei vari gradi e dei vari modi con cui si manifestano questi meccanismi nelle più varie manifestazioni della vita associata.

Per quanto riguarda invece le questioni poste dai senatori Mugnai e Casson, il professor Introvigne fa presente come appaia di tutta evidenza che – al di là di fenomeni come quelli dei kamikaze islamici indicati nella relazione del disegno di legge ad adiuvandum e che evidentemente afferiscono a problematiche ben diverse – il “bersaglio” del disegno di legge siano in realtà fenomeni a carattere magico o parareligioso in cui soggetti più o meno deboli vengono indotti a pagare somme esorbitanti per ottenere presunti vantaggi, o a cedere parti rilevanti del loro patrimonio alla comunità; orbene, come dimostrano i notissimi casi di Mamma Ebe e di Vanna Marchi, la legislazione vigente ha ampiamente consentito di condannare per truffa – quindi per artefici o raggiri diretti ad ottenere un’indebita utilità – e per altri reati le responsabili di questi comportamenti, che probabilmente sarebbe stato molto più difficile condannare per un’imputazione come quella che si intende introdurre con il disegno di legge n. 569, come dimostra un grave fenomeno di cronaca verificatosi in Spagna, assai simile nella condotta al caso di Mamma Ebe ma di dimensioni ben più ampie, che si trascina nelle corti di quel Paese da ben 12 anni senza aver trovato una sua conclusione.

 

La dottoressa DI MARZIO fa presente come le neuroscienze abbiano da tempo tentare di identificare nel sistema neurocerebrale una specifica area “responsabile” dell’elaborazione del sentimento religioso, senza però riuscirci, data la complessità del fenomeno religioso stesso, che coinvolge l’intera personalità e i suoi rapporti con lo specifico quadro storico e culturale in cui esso si manifesta.

 

Il professor CALZOLARI interviene ricordando come la natura fortemente culturale e soggettiva della nozione di “lavaggio del cervello” e manipolazione mentale descritta dal professor Introvigne, abbia trovato di recente una singolare riprova nel dibattito in corso all’Università islamica egiziana di Al Azhar in relazione allo scandalo suscitato da alcuni musulmani che si erano convertiti al cristianesimo, vicenda che seguiva quella di alcune donne che avevano musulmane che avevano chiesto di entrare in un convento copto. Probabilmente anche per mitigare la pena prevista per gli apostati, alcuni studiosi di diritto islamico avevano sostenuto che era impossibile che un musulmano, che in quanto tale possiede la verità e la conoscenza della legge, possa cambiare religione se non per effetto di una manipolazione mentale e si sono pertanto rivolti al verdetto della psichiatria per chiedere con quali strumenti essa potesse essere stata realizzata.

 

Il presidente CENTARO, nel ringraziare gli auditi per la completezza e il livello di approfondimento degli interventi, dichiara conclusa l’audizione e rinvia il seguito dell’indagine conoscitiva ad altra seduta, comunicando altresì che tutti i contributi scritti forniti dagli auditi saranno disponibili per la pubblica consultazione.

 

La seduta termina alle ore 15,50.

 

 

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Mercoledì 28 settembre alle ore 14,30 in Commissione Giustizia proseguirà l’indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette “sette” (riferita al ddl n. 569), con l’audizione di espert

 
 

“Io violentata da Arkeon”

26 mag

Processo alla psico-setta di Carlo Moccia, in aula i primi testimoni. Un “maestro” già condannato a 6 anni di reclusione per violenza carnale

« Fui violentata da un maestro di Arkeon, il pretesto: un rito per riportare alla mente un ricordo d’infanzia; l’attimo in cui, da piccola, sarei stata abusata sessualmente da un pedofilo ». Emergono ormai sconcertanti le testimonianze nelle aule al neon di via Nazariantz; che ieri ha aperto il sipario a quello che prende forma come il processo più importante, di certo il più sconvolgente dell’anno giudiziario barese. Tremano gli imputati: per primo Carlo Moccia, il fondatore della psico-setta (che ha deciso di non comparire in aula), e poi i “maestri” di Arkeon le cui trame si svelano nelle parole tremanti d’emozione e rabbia dei testimoni. « Non c’era nessun pedofilo; erano solo pretesti per estorcermi denaro,  usarmi in tutti i modi… anche come oggetto sessuale!”. La pratica era sempre la stessa, lo dimostrano le testimonianze finora raccolte. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “mestri”; si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l’infanzia. « Non te lo ricordi perché eri tropo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale… l’hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ».  Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Durante le cerimonie – racconta una testimone – alcuni vomitavano. Allora il maestro si compiaceva: “Brava! Quello che hai appena rimesso non è vomito, ma lo sperma del pedofilo che ti ha violentato!” ».   Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon, che consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l’utilizzo corrente dell’Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta.   E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona – racconta una testimone – anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l’appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri.  I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti; solo l’intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l’intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a muoversi.  «  Ne abbiamo passate di tutti i colori – continua – è difficile pensare che le forze dell’ordine, coloro i quali hanno il compito di difendere i cittadini, siano stati i primi a voltarci le spalle ». Ora i ricordi spiacevoli fanno posto alla speranza. «  Abbiamo fiducia nell’operato dei giudici, ed invitiamo tutti coloro che hanno mantenuto il riserbo per tanti di anni di uscire allo scoperto e di unirsi a noi in questa lotta!  Sappiamo che a Bari ci sono molti ex adepti della setta, è ora che escano dall’ombra e facciano sentire la propria voce… ».  Il processo che si tiene in questi giorni a Bari fa parte di un filone che si estende per tutto lo Stivale. Nei giorni scorsi sì è concluso il processo gemello di primo grado a Milano, che riguarda uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello (il “maestro” citato nelle testimonianze). Morello è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell’infanzia.   A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli.

 

Mirko Misceo

Da Il quotidiano di Bari del 26 maggio 2011

 

Maggio di informazione psicologica

01 mag

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