Le sette ai tempi del Coronavirus: intervista su Panorama del 29 aprile 2020

L’ intervista alla dottoressa Lorita Tinelli: “È importante ascoltare i campanelli d’ allarme”

Lorita sappiamo che sei molto impegnata sul fenomeno sette. Cosa ti ha portato ad occuparti di questo campo?

– La scelta di occuparmi è stata fortuita. Durante il periodo universitario una persona a me cara è finita nelle maglie di un gruppo settario e ha repentinamente cambiato tutta la sua vita, persino il modo di vestire e di parlare. La cosa mi ha davvero incuriosita tanto da portarmi a intraprendere uno specifico cammino di studi e di ricerche sul fenomeno.Ho avuto la fortuna di incontrare importanti studiosi e di accedere ad informazioni riservate di certi gruppi, ma anche di raccogliere tantissime storie e testimonianze. Mi si è aperto un mondo di cui ancora mi occupo, con la stessa curiosità e passione di sempre, che mi portano a studiare continuamente, a mantenere l’ascolto attivo e a cercare modi e strategie per aiutare le persone, vittime di certi sistemi, e a sollecitare la politica le Istituzioni ad occuparsi in maniera più utile dell’argomento.

Da esperta di questo campo quali sono i segnali che aiutano un semplice profano a riconoscere una vittima di setta?

I primi segnali che il neofita evidenzia sono un eccessivo e accalorato fanatismo verso i nuovi principi acquisiti, che lo porta a parlare solo di questi e ad accendere discussioni con tutte le persone che gli sono vicini e che non appartengono al suo cammino.

Si sente un illuminato che ha compreso verità non alla portata di tutti e per questo inizia conversazioni di sfida.

A tale comportamento si associa anche un cambiamento del linguaggio e in diversi casi anche di vestiario.

La differenza tra il suo prima e il suo dopo deve essere evidente e quasi una sfida, in molti casi incoraggiata implicitamente e non solo dal nuovo gruppo di appartenenza.

Una prova attraverso cui il neofita deve dimostrare di essere disposto anche ad allontanarsi da chi potrebbe ostacolare il suo cammino. Ed è qui che iniziano i problemi con parenti ed amici, con conseguente allontanamento e chiusura dei rapporti questo è un passaggio utile alla setta per creare col neofita una alleanza più profonda e per mostrarsi come la sua unica e vera famiglia.

Che consiglio daresti ad un parente che ha il familiare vittima di una setta?

Il mio consiglio è quello di non cedere alle provocazioni che il neofita porterà nelle discussioni.

Non attaccare mai la setta in cui è finito il proprio caro.

Interrompere gli eventuali aiuti economici.

Mantenere aperto un dialogo, cercando di capire su quale tipo di fragilità sta agendo la setta o il guru di turno.

Ma soprattutto di farsi aiutare dagli esperti del settore nel gestire la situazione.

Cosa diresti ad un’ adepto che vuole uscire da una setta ma non ha il coraggio per farlo?

Di prendersi del tempo per analizzare le motivazioni che l’hanno portato lì e per analizzare l’intera esperienza fatta. Ma anche di avere il coraggio di ascoltare anche coloro che vengono ‘banditi’ dalla setta.

E di leggere anche quelle letture che vengono considerate inappropriate per un affiliato ad una setta.

E’ importante riattivare il senso critico e ascoltare quei campanelli d’allarme che hanno insinuato dei dubbi circa quella esperienza.

 Fonte: https://ilsistema.home.blog/2019/10/28/l-intervista-alla-dottoressa-lorita-tinelli-e-importante-ascoltare-i-campanelli-d-allarme/?fbclid=IwAR0-ofQY9t-8mPOyRj6RjgY1UvuE5USBoF-SpKzjaf4RvLhjzQ-j0qpEO2Y

Torino. Evento su sette religiose in università, vittime non invitate: “Contro chi ha sofferto”. Organizzatori: “Bastava iscriversi”

Torino. Evento su sette religiose in università, vittime non invitate: “Contro chi ha sofferto”. Organizzatori: “Bastava iscriversi”

 

 

Alla tre giorni organizzata Centro studi sulle nuove religioni (Cesnur) si è parlato, tra gli altri, dei casi del Forteto, del Mugello e di Damanhur, oltre che del libro “Nella setta”. Ma né gli autori né le vittime sono stati invitati

 

| 7 Settembre 2019

Un simposio di tre giorni all’università di Torino sulle nuove “spiritualità e religioni del terzo millennio” non va giù alle associazioni italiane anti-sette. Nel convegno, organizzato dal Cesnur (Centro studi sulle nuove religioni) e che si conclude oggi, si è parlato infatti anche di realtà controverse come il Forteto, la comunità per minori disagiati del Mugello finita al centro di processi per i maltrattamenti e gli abusi sessuali che hanno coinvolto il suo “profeta” Rodolfo Fiesoli, e i suoi collaboratori. E non è mancata una visita guidata alla chiacchierata città-stato di Damanhur, alle porte di Torino, che vive nel culto del dio Horus e dove tutti gli abitanti si sono ribattezzati con nomignoli d’animale.

Un evento specifico ha riguardato il libro Nella setta (edito da Fandango e finalista al premio Piersanti Mattarella), scritto da Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni, che ha generato la proposta di due disegni di legge per contrastare il proliferare delle organizzazioni settarie. Si calcola che siano più di 500 in Italia, e circa 4 milioni i connazionali risucchiati, direttamente o indirettamente, in questi microcosmi. Solo che i due autori non sono stati invitati. “Troviamo fuori luogo che un’istituzione democratica e di formazione come l’università ospiti un evento senza contraddittorio. Ma il problema non è tanto nei nostri confronti – denunciano al Ilfattoquotidiano.it la Piccinni e Gazzanni – Nel corposo programma si è discusso pure di alcune organizzazioni borderline o già coinvolte in pesanti inchieste giudiziarie, senza sentire minimamente il bisogno di ascoltare la voce delle vittime, di chi ne è uscito devastato. Abbiamo saputo di quest’evento dalle decine e decine di telefonate e mail di fuoriuscite da diverse organizzazioni. Alcuni irritati, altri in lacrime”.

Proteste anche da parte dell’Aivs, l’Associazione italiana vittime delle sette: “Il Cesnur è una delle tipiche ‘cortine di fumo’ che hanno come fine quello di convincere l’opinione pubblica che certi fenomeni debbano considerarsi inesistenti o marginali. Ma nulla potrebbe essere più falso. Darsi come tema il ‘riesame’ del libro Nella setta senza invitarne gli autori, o discutere di associazioni anti-sette in loro contumacia, ha minato le basi stesse di questo convegno – ci dicono Francesco Brunori e Toni Occhiello, rispettivamente il portavoce e il presidente nazionale – E troviamo almeno singolare che l’università torinese si sia prestata, senza tenere conto dei fatti legati a condanne passate in giudicato”.

Sulla medesima lunghezza d’onda la psicologa Lorita Tinelli, fondatrice del Cesap (Centro studi abusi psicologici): “Ho ascoltato centinaia e centinaia di transfughi da gruppi abusanti. Voci che urlano dolore e restano il più delle volte inascoltate dalle istituzioni. Ritengo che seminari come quello di Torino non solo non rendono un servizio utile alla conoscenza scientifica del fenomeno, ma rinnegano la dignità di chi ha sofferto”. Come Sergio Pietracito, presidente dell’associazione delle vittime del Forteto: “È stata una setta distruttiva a tutti gli effetti. Le sentenze parlano chiaro”. Franca Roncarolo, direttrice del dipartimento di culture, politica e società dell’ateneo sabaudo, getta acqua sul fuoco: “È stato un convegno tipicamente accademico. Una riflessione non rivolta a un pubblico generico, ma destinata ad affrontare analiticamente, tra studiosi, i temi delle diverse forme di spiritualità e religioni”.

 

Questa la risposta al Fatto.it del professor Massimo Introvigne, fondatore e direttore del Cesnur: “Come in tutti i meeting accademici, è pubblicata mesi prima una call for papers, con un termine per rispondere. Chi desidera presentare comunicazioni o sessioni sottopone una domanda che è esaminata e accettata o respinta da un comitato scientifico. Nessuno è ‘invitato’. Non escludiamo esponenti ‘anti-sette’ e naturalmente nessuno sulla base della sua appartenenza a religioni o movimenti religiosi”.

Quanto all’inchiesta Nella setta, “se gli autori del libro avessero presentato una domanda con le formalità prescritte, sarebbe stata esaminata con gli stessi criteri delle altre”. A Introvigne chiediamo un bilancio a caldo su questa tre-giorni incentrata su temi, in certi casi, ambigui se non oscuri. “Direi che è che andata molto bene. La professoressa Martucci ha parlato del Forteto con toni durissimi, dipingendola come una ‘comunità abusante criminale’. Io non la conoscevo, ma posso testimoniare che i timori di una difesa d’ufficio della comunità creata da Fiesoli erano totalmente infondati – racconta ancora il patron del Cesnur – È vero che in quella sessione (una delle meno affollate) la dottoressa Di Marzio ha criticato il libro Nella setta ma, oltre alla Martucci, ha parlato il professor Germano Rossi dell’Università di Milano Bicocca, la cui posizione sulle ‘sette’ (termine che io non uso, ma lui sì) è molto critica”.

Introvigne dà appuntamento al 2020: “Confido che i critici possano partecipare, iscrivendosi per tempo, al nostro prossimo convegno che si terrà all’Università Laval di Québec City. So già che vi parteciperanno esponenti di InfoSecte, la più importante associazione canadese di vittime delle sette”.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/09/07/torino-evento-su-sette-religiose-in-universita-vittime-non-invitate-contro-chi-ha-sofferto-organizzatori-bastava-iscriversi/5436614/

Quando la manipolazione diventa instrumentum fidei

Non praticano l’occultismo o la cartomanzia ma i loro metodi sono spesso analoghi a quelli delle sette esoteriche; sono i nuovi movimenti religiosi che, con la complicità delle istituzioni “laiche”, perpetrano abusi psicologici e talvolta anche fisici sugli adepti.

di Emanuela Provera

 

Si tratta di una lucida e documentata analisi della giornalista e scrittrice Emanuela Provera, su come si muovono le sette e sul ruolo degli apologisti. Ma si parla anche del Convegno organizzato dal CeSAP il 10 Maggio scorso a Torino

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Cos’è il Love bombing e perché ci può distruggere la vita

Il love bombing è una delle tecniche di manipolazione praticate dalle sette religiose per assicurarsi il controllo dell’adepto. Come avvertono gli psicologi, il love bombing fa leva sulle fragilità e chiunque può esserne vittima. Ma è possibile riconoscerlo e, soprattutto, difendersi da questa “trappola emotiva”.

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Lorita Tinelli, psicologa anti-sette: “Uscire è quasi impossibile, il prezzo è l’ostracismo”

Lorita Tinelli è una psicologa pugliese da anni in prima linea contro gli abusi compiuti da gruppi settari e sedicenti guru spirituali. Per il suo impegno contro la manipolazione mentale dei culti distruttivi, la dottoressa ha ricevuto diverse minacce e intimidazioni. “Mi hanno inviato un sms in cui mi auguravano fossi violentata”. A Fanpage.it, Tinelli ha spiegato come funzionano i meccanismi psicologici delle sette, quali sono le ripercussioni sugli adepti e quanto è difficile uscirne.

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