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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

tinelliNOCI (Bari) - Ha preso avvio ieri, 17 ottobre 2016, il servizio mensa scolastica nelle scuole nocesi con qualche settimana di anticipo rispetto agli anni precedenti.

Venerdì scorso, 14 ottobre, l’assessore alla socialità, dott.ssa Lorita Tinelli, e la responsabile del settore socio-culturale, dott.ssa Anna Maria Conte, alla presenza anche di un rappresentante della ditta Ladisa, che gestisce il servizio mensa scolastica, hanno incontrato la commissione mensa, composta da genitori e insegnanti, per illustrare loro il regolamento e confrontarsi sul menù che sarà somministrato ai bambini.

«Ho registrato grande e proficua collaborazione tra i componenti la Commissione – ha commentato l’assessore Lorita Tinelli. – Nei prossimi giorni io e la dottoressa Conte torneremo nelle scuole e mangeremo lì per valutare la qualità dei prodotti serviti ai nostri bambini. Da parte nostra è sempre molto alta l’attenzione sul tema e per questo saremo vigili affinché il servizio venga svolto sempre nel migliore dei modi».

Fonte: http://www.noci24.it/politica/giunta-comunale/14347-avviato-il-servizio-mensa-scolastica

Mancano pochi giorni e anche per la Deco Domus Noci prenderà ufficialmente inizio la tanto attesa stagione sportiva 2016/2017.

Lo scorso venerdì, presso il “Dama D’Angiò”, la società pallavolistica femminile, per il secondo anno iscritta al massimo campionato regionale di serie C, si è presentata alla cittadinanza. All’evento, presentato da Paolo Liuzzi, erano presenti l’assessore allo Sport Lorita Tinelli, le testate giornalistiche nocesi e rappresentanti degli sponsor “Deco Domus”, “Il Sentiero” e “Dongiovanni Viaggi” assieme ai tanti appassionati di questa disciplina che, con il passare degli anni, sta facendo avvicinare tante ragazze al settore giovanile.

Durante la serata è stato presentato il nuovo logo, disegnato da Vito Genchi, che rappresenterà la Real Volley Noci: si tratta della rappresentazione di un leone, simbolo della nostra città, che intende raffigurare la forza e la grinta; presenti anche un pallone con al centro i tre campanili nocesi, e sei stelle che simboleggiano le ragazze che scendono in campo.

A seguire, dopo la presentazione del girone e delle squadre facenti parte, il presidente Giuseppe Mastropasqua ha consegnato, ad ogni atleta, la maglia ufficiale che verrà indossata durante le gare del campionato.

A fine serata, l’assessore Tinelli, ha ringraziato la società biancoverde per il lavoro che sta svolgendo in questi anni e ad ogni sponsor è stata consegnata una targa per ricordare il loro prezioso contributo.

Fonte: http://www.nocigazzettino.it/2335/Deco%C2%A0Domus%C2%A0pronta%C2%A0all%E2%80%99esordio.html

 

Risultati immagini per Lee Marsh cult

by Lee Marsh

 

Ricordo che qualche anno fa la gente ha iniziato a utilizzare l’American Sign Language per indicare il  “Ti amo”. Sembrava che ovunque guardassi, la gente univa le mani comuncando il “ti amo” alla gente. Da interessata al linguaggio dei segni, ho subito seguito l’esempio.

Ultimamente, le persone usano entrambe le mani per formare un cuore, presumibilmente per dire “Ti amo.” In poco tempo abbiamo visto ovunque questo gesto, e le persone che in realtà dicevano: “I heart you”. Mi sono interessata anche a questo gesto. Forse sto solo diventando troppo vecchia per conformarsi a una moda che molto probabilmente sarà rapidamente dimenticata e sostituita da altro.

Ma perché iniziamo così facilmente a fare qualcosa semplicemente perché gli altri lo stanno facendo, e perché appena vediamo gli altri fare qualcosa, ci sentiamo in dovere di imitarli?

La conformità al gruppo è molto più potente di quanto ci rendiamo conto: siamo esseri sociali. Ci piace sentirci appartenenti a qualcosa; noi siamo parte di una comunità più grande. Ci dà un senso di comfort e sicurezza l’appartenere a un gruppo.

Secondo il dizionario Merriam-Webster, conformità significa:

- adottare un comportamento identico alla maggior parte delle altre persone in una società, gruppo, etc.
- obbedire a qualcosa

Secondo Saul McLeod, la conformità è un “tipo di influenza sociale che implica un cambiamento nelle credenze o nel comportamento, al fine di adattarsi al gruppo“. Egli continua dicendo che il cambiamento è una risposta alla pressione del gruppo reale o immaginaria. La pressione del gruppo reale richiede la presenza di altre persone del gruppo, mentre la pressione del gruppo immaginaria coinvolge le aspettative delle norme sociali del gruppo – ciò che una persona pensa di cui hanno bisogno per poter appartenere al gruppo.
In questo video, una ragazza entra in una sala d’attesa affollata, dove degli attori, senza alcuna ragione apparente, si alzano appena ricevono un segnale acustico. Alla fine, la ragazza si adegua ai suoi compagni, dopo solo un paio di ripetizioni del comportamento. Ancora più affascinante è che, anche se nessuno le ha spiegato il perché lei dovrebbe stare in piedi, e quindi non poteva aver capito o anche accettato il ragionamento, ella continuava ad alzarsi anche dopo che tutti gli altri avevano lasciato la stanza. Anche altre persone entrate successivamente  hanno imitato il comportamento fino a quando finalmente una persona ha rifiutato di conformarsi.

Che cosa succede quando un potenziale convertito partecipa a una riunione di culto dove un sacco di persone sono conformi a determinate regole? Osservate qualsiasi potenziale neofita ignaro in alcuni incontri di culto e noterete che in poco tempo il suo modo di vestire cambierà. Il suo modo di parlare cambierà. Il suo comportamento cambierà. Anche le sue risposte emotive e gli atteggiamenti per le cose cambieranno. Egli seguirà il gruppo guidato da una sola persona.

Ho notato che questo cambiamento avviene in un paio di settimane. Quanto più il neofita vuole diventare parte del gruppo, tanto più egli emulerà tutti i comportamenti degli adepti – da come si vestono a come parlano. A questo si aggiunge che molti convertiti potenziali sono istruiti alla mentalità del gruppo in modo che siano sensibilizzati ad accettare queste modifiche.

Sam McLeod ci dice: “il termine conformità è spesso usato per indicare un accordo con la posizione di maggioranza, derivata sia dal desiderio di ‘adattarsi’ o essere amato (normativo) o a causa di un desiderio di essere corretto (informativo), o semplicemente per conformarsi a un ruolo sociale (identificazione)”. Quindi, se si inizia a comportarsi come i membri del gruppo, parlare come loro e guardare come loro, allora questi cambiamenti saranno visibilimente in accordo con le credenze del gruppo.

Il cambiamento è sottile. E’ sotterraneo. E’ difficile da vedere, a meno che non lo si conosca e non si comprenda cosa sia per essere in grado di prendere decisioni basate su scelte ragionate, invece di conformarsi ad alcune norme del gruppo.

Dopo che una persona è nel gruppo, ci vuole grande coraggio e sacrificio per fermare la conformità al gruppo, anche quando le regole del gruppo non hanno senso, o quando si ha idea del perché esistono delle regole. È possibile interrompere solo quando ci si libera e si ha modo di riflettere sul significato delle credenze e dei comportamenti del gruppo. Questa semplice realtà ha bisogno di essere molto più ampiamente conosciuta.

Fonte: http://openmindsfoundation.org/undue-influence-explanation/conformity-and-group-dynamics-the-impact-of-undue-influence-on-new-group-members

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Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

 

 

Di Flavia Guidi

 

Risultati immagini per stalking

 

La parola stalking è entrata così prepotentemente nel nostro vocabolario quotidiano da essere pronunciata spesso fuori contesto e scollegata dal suo reale significato. Si tratta, in realtà, di un fenomeno che in Italia dal 2009 costituisce un reato, e che conta annualmente decine di migliaia di casi.

Se studi e numeri ci forniscono alcune certezze—come il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi coinvolge conoscenti, che le vittime sono soprattutto donne, e che solo pochissimi episodi vengono denunciati—più difficile è capire il confine che delimita il fenomeno. A dimostrazione di questo, ultimamente ha generato titoli e stupore il caso di un uomo condannato per stalking dopo aver regalato un mazzo di rose all’ex compagna.

Per fare chiarezza e capire di cosa parliamo quando parliamo di stalking, come lo si può riconoscere e come bisogna reagire, ho contattato Lorita Tinelli, psicologa e fondatrice del Centro Studi Abusi Psicologici (Cesap).

VICE: Qual è la definizione di stalking, e quale il confine tra stalking e non stalking?
Lorita Tinelli: Per stalking si intende una serie di comportamenti reiterati di tipo persecutorio messi in atto da una persona nei confronti della sua vittima. Tali condotte vessatorie—tra cui minacce, molestie, pedinamenti, atti lesivi continuati—prima staccate tra di loro, hanno poi costituito gli elementi fondanti la legge quadro dello stalking. Esse producono un’ansia tale da costringere la vittima a cambiare il proprio stile di vita.

Il reato e, quindi, l’azione patologica, si configurano quando il tutto si inserisce in un contesto persecutorio e reiterato nel tempo, con un crescendo di episodi che mettono in pericolo o fanno percepire una situazione di pericolo a chi ne è il destinatario.

Quali sono gli elementi che ci devono far capire che siamo di fronte a uno stalker?
Innanzitutto la minaccia, che non sempre è diretta. La situazione di pericolo è riconoscibile nel fatto che una persona si sente vittima di una costante osservazione e pressione, inseguita in ogni secondo, sotto il controllo costante dello stalker. Lo stalker non si limita a osservare o a essere presente da lontano, ma fa sentire la sua presenza in maniera attiva, rendendo quindi note anche le azioni che sta preparando. Lo stalker entra, lecitamente o illecitamente, in ogni spazio che ritiene utile per far sentire la sua presenza.

Ci sono dei tratti psicologi che accomunano gli stalker?
La caratteristica principale dello stalker è il narcisismo. Lo stalker non si arrende di fronte alla frustrazione del rifiuto, non accetta che l’altra persona possa dire di no. Poi chiaramente ci possono essere una serie di psicopatie di ogni genere, ma il narcisismo è sicuramente la problematica più evidente.

Anche una relazione sana può portare allo stalking?
Una relazione sana significa persone sane che entrano in relazione tra loro, elaborando in maniera equilibrata anche i momenti ‘no’ che in essa sperimentano. Le persone sane sanno accettare i no, le sconfitte, le frustrazioni, e trovano, ognuna con i propri tempi e le proprie modalità, il modo di superarle. Quindi la risposta, in generale, è no: lo stalking è un segnale di non equilibrio e di non sanità, ed è proprio il risultato dell’impossibilità della persona di stabilire una relazione sana.

Nella sua esperienza, quant’è alto il rischio che, se ignorato, lo stalker abbia un’evoluzione violenta?
Quantificare è difficile; dai casi di cui mi sono occupata e da quelli di cui leggiamo, suppongo che questi casi siano meno di quelli che non hanno alcuna evoluzione sanguinosa. È vero che, per chi è consapevole del problema, è sufficiente coinvolgere il questore, che può decidere l’allontanamento dello stalker. Oppure esperti che aiutino ad affrontare la situazione dal punto di vista psicologico. Ci sono misure che permettono di arginare lo stalking e i suoi danni, se prese per tempo.

Va riconosciuto che negli ultimi anni, e soprattutto dall’approvazione della legge quadro, c’è una maggiore attenzione e consapevolezza nei riguardi dello stalking, con una certa predilezione per quello che avviene nell’ambito sentimentale.

Qual è la cosa migliore che si può fare quando ci si trova a fare i conti con uno stalker?
Interrompere completamente la relazione. Lo stalker si nutre delle reazioni della sua vittima, quindi è necessario evitare di rispondere e di incontrare la persona. Bisogna assumere la percezione di non essere in grado di gestire lo stalker, quindi evitare ogni tipo di contatto. Inoltre, si deve immediatamente denunciare la situazione e rivolgersi a persone competenti, per essere sostenuti in tutte le fasi successive.

Quali sono i meccanismi psicologici che scattano in una vittima di stalking?
La vittima riconosce lo stalking, ma fa fatica ad accettare di essere parte di una relazione “malata” e ha paura di denunciare.

Lo stalker lavora molto sulla fragilità della vittima: più individua segnali di fragilità e di paura e più si insinua e li fa aumentare. Così, la vittima finisce a lungo andare per sentirsi più debole, più fragile, in colpa, per non aver compreso subito e per aver tentato più volte di modificare la dinamica che si è instaurata. Non ci si sente più liberi, e in maniera quasi automatica i sintomi di ansia, le fobie e la depressione emergono. Per tutti questi motivi, le vittime di stalking tendono a isolarsi.

Parlava di una maggiore consapevolezza, vuol dire che anche le denunce sono in aumento?
Da quello che ne so io le denunce sono in aumento. Tuttavia, c’è un passaggio fondamentale tra denuncia e presa in carico dei casi. Ci sono molte più denunce rispetto al passato, ma purtroppo spesso per valutazioni non corrette di procuratori o inquirenti vengono archiviate—problema comune, tra l’altro, a casi di violenza sessuale e altri reati.

Si tratta di un fenomeno che sta prendendo piede anche tra le donne?
Assolutamente. Lo si comprende meglio nell’area maschile, ma di fatto lo stalking avviene ovunque, anche nella relazioni di lavoro; ci sono stati anche casi di sentenze che hanno riconosciuto lo stalking condominiale. Non si lega esclusivamente all’area sentimentale. Avviene tra colleghi, nei condomini, in tutti gli ambiti della vita sociale.

Fonte: http://www.vice.com/it/read/intervista-tinelli-stalking

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