Casi insabbiati ed espulsioni per chi non si allinea. Le inchieste in Australia e Stati Uniti e Gran Bretagna sollevano dubbi in Italia

 

«Sono un testimone di Geova battezzato da molti anni». Comincia così la lettera inviata da Raffaele Di Martino ai vertici della sua organizzazione religiosa. Una richiesta di informazioni, e al contempo un modo per prendere le distanze.

Il segno di una inquietitudine che accomuna il camionista 34enne di Ancona a molti altri «fratelli» in tutto il mondo dopo l’esplosione di un caso internazionale legato a episodi di pedofilia non denunciati. In Australia, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e a cascata in molti altri Paesi del mondo, sono spuntate storie di bambini abusati e di mancate denunce, se non proprio di vicende taciute alle autorità giudiziarie.

La questione è finita nelle aule dei tribunali. Ed è rimbalzata su forum, blog, profili Facebook di migliaia di fedeli che hanno cominciato a chiedersi se la naturale attitudine alla riservatezza di chi professa il credo di Charles Taze Russel non sia in passato degenerata nella sistematica copertura di pedofili e predatori sessuali….

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