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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

Un presunto abuso sessuale subito da un bambino all’interno di una congregazione di testimoni di Geova viene tenuto nascosto e non denunciato alle autorità giudiziarie (nemmeno dai genitori del minore). È il caso raccontato ieri dalla trasmissione di Italiauno Le Iene in un servizio firmato dall’inviato Luigi Pelazza, che riporta il racconto di uno degli associati, espulso per aver provato a rivelare l’accaduto.

 

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TESTIMONI DI GEOVA, LE CONFESSIONI DEGLI ASSOCIATI AGLI ‘ANZIANI’

Il servizio si apre con l’intervista ad una psicologa del Cesap, associazione di medici e psicologi che da dieci anni studia il comportamento, le regole e il plagio che subiscono i testimoni di Geova. La dottoressa Lorita Tinelli racconta: «Hanno un gruppo di circa dieci uomini al comando che hanno il potere di determinare le scelte di vita di oltre 5 milioni di persone in tutte il mondo. Possiamo parlare di manipolazione mentale: è possibile indurre delle persone attraverso un periodo di indottrinamento d concetti , pensieri ed ideologie, a pensarla diversamente da come la pensava prima. Ci sono dei modi di fare che determinano il modo di fare dell’intero gruppo».

 

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Le Iene mostrano le immagini registrate da una telecamera nascosta in una saletta di una congregazione di un comitato giudiziario, una sorte di tribunale interno dove gli anziani della setta giudicano i comportamenti degli adepti nella loro vita quotidiana. Nel filmato vengono mostrate le confessioni di una ragazza e un ragazzo: i due giovani (poi espulsi dalla congregazione) raccontano nei dettagli a due giudici che non conoscono, e alla presenza di un loro genitore, il rapporto intimo avuto con un partner. I giudici – dimostra il video – devono sapere tutto ciò che accade di una famiglia, anche le cose più intime. «Nell’ambito di questi gruppi con regole rigide, viene meno il rapporto tra genitori e figli, quello autentico, perché viene mediato dalle direttive del gruppo. Si comanda, si gestisce e si dirige la vita del singolo individuo», è la spiegazione della dottoressa Tinelli. «La persona allontanata non può avere più contatti cone le persone che sono dentro».

 

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TESTIMONI DI GEOVA, ABUSO SU MINORE NON DENUNCIATO: LE TESTIMONIANZE

Poi la storia di presunti abusi. Alle telecamere delle Iene Riccardo, uno degli ‘anziani’ di una congregazione, racconta di essere stato allontanato dopo aver provato a denunciare un caso di abusi sessuali su minori. «Non volevano che li dencunciassi all’autorità giudiziaria», dice. «Durante una serata goliardica con gli associati – continua – un soggetto riesce ad isolarsi con il bambino e ad avere un rapporto orale in macchina. Si avvicina la madre e lo scopre con le braghe tirate giù, genitali fuori e il bambino che piangeva». Il racconto viene anche confermato da una registrazione telefonica tra la moglie di Riccardo e un altro associato, in cui i due parlano dell’accaduto e in cui l’interlocutore ricorda l’impossibilità di denunciarsi tra associati, anche in presenza di un reato grave come l’abuso sessuale.

 

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TESTIMONI DI GEOVA, ABUSO SU MINORE NON DENUNCIATO: IL NO COMMENT

Ma è possibile che un genitore sia plagiato al punto di non fare denuncia? «Sì, perché le regole interne sono forti», dice Riccardo. «Dico soltato che mio fratello non ha abusato di nessuno», è la riposta della sorella del ragazzo che avrebbe compiuto l’abuso. «Eravamo soliti stare in villa da noi… è capitato che mio fratello stava facendo pipì nel bosco. Il bambino ha visto mio fratello fare pipì e ha pensato a male. [...] Mio fratello poi è entrato in macchina e si è sistemato i pantaloni. [...] Il bambino ha fatto: ‘Lo sai che ho visto quello del mio papà’. Fatto sta che mio fratello si è spaventato e ha detto: ‘Non dire niente a mamma’». E i genitori del bambino? «Questa cosa è falsa», risponde il papà. L’uomo poi si allontana dalle telecamere, allunga il passo, scortato da altri associati alla congregazione. Nessun commento sul caso nemmeno dagli altri adepti.

(Immagini: Le Iene / Italiauno / Le Iene)

Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/2003976/iene-testimoni-di-geova-abuso-sessuale-bambino/

 

 

NOCI (Bari)“Adesso sarete contenti”, rivolto ai suoi compagni di scuola, e una lettera di scuse indirizzata ai suoi genitori. Con queste poche parole una giovane dodicenne lo scorso 18 gennaio ha tentato il suicidio gettandosi dal balcone della sua stanza. È accaduto a Pordenone e la fortuna ha voluto che la piccola ragazza cadesse prima sulla tapparella dei vicini al piano inferiore, evitando così una fine drammatica.

Si tratta di uno dei tantissimi fatti di cronaca che sempre più frequentemente vedono ragazzi vittime di bullismo giungere a conclusioni così estreme. Un carattere a volte molto fragile, l’incapacità di ribellarsi davanti a gesti di violenza o derisione che possono far paura, la diversità non sempre compresa e accolta con rispetto: numerose possono essere le cause di gesti apparentemente inspiegabili. Così come appare difficile individuare mezzi o misure che possano permettere il controllo di simili avvenimenti. L’avvento delle più moderne tecnologie e la loro libera fruizione da parte dei giovanissimi non ha di certo aiutato a migliorare la situazione: si parla, infatti, di cyberbullismo facendo riferimento a tutti quegli atti di violenza trasmessi sul web tramite video e gli ormai diffusi social network. La dott.ssa Lorita Tinelli, psicologa e fondatrice del Cesap, ritiene che “un’azione coordinata tra famiglie, scuole ed esperti è indispensabile per affrontare, analizzare e risolvere il fenomeno con una forza sinergica. Ovvero se i genitori del bullo o della vittima avvertono la presenza di tale dinamica devono subito confrontarsi con la scuola, e viceversa e avere esperti di riferimento per progettare strategie di intervento e prevenzione”.

Difronte a simili eventi spesso ci chiediamo cosa può scattare nella mente di una giovane ragazza nel bel mezzo della sua adolescenza, il periodo in cui è vero che tutti i problemi possono risultare amplificati, in cui ci si inizia a porre le prime domande su se stessi, ma il periodo in cui spensieratezza, gioia di vivere e curiosità verso la vita dovrebbero essere requisiti onnipresenti. Lorita Tinelli ci spiega, infatti, come in quei momenti “scatta il timore di non essere compresi dal mondo degli adulti, Un adolescente, in particolar modo, tende ad estremizzare tutto, nel bene o nel male, e il giudizio degli altri è fortemente soppesato e amplificato. Inoltre vive dei sensi di colpa e una inadeguatezza tale da non avere più il coraggio e la voglia di vedere ancora i suoi amici. Pensa solo a come poter ‘sparire’, diventare invisibile, per non ricevere più le ‘attenzioni’ che il bullo gli riserva. Ovviamente il suicidio non è il punto finale cui tutti giungono, ma è pur vero che la vittima di bullismo si porterà per sempre dentro di sè quell’amara esperienza vissuta”.
Il bullismo può essere combattuto, ostacolato in qualche modo? “Esistono diverse associazioni in Italia che si occupano del fenomeno e diversi professionisti, con varie competenze. Così come esiste anche un Osservatorio Nazionale sul Bullismo. Esse sono nate per offrire informazione sul fenomeno. – ha dichiarato la dott.ssa Tinelli – In particolar modo l’Osservatorio sta costruendo anche una consistente banca dati di informazioni giuridiche, esperienziali e mediatiche relativamente al fenomeno, nonché studi scientifici. Diverse sono anche le tesi di laurea discusse in alcune università, sia in ambito psicologico che in ambito pedagogico. È fondamentale che se ne parli. Nonostante tutto, spesse volte, le scuole o le famiglie profondamente coinvolte tendono a negare il fenomeno, come se si trattasse di una grande vergogna. Non è sicuramente il modo giusto e utile per affrontarlo e per aiutare i propri ragazzi e i propri figli”.
È, infatti, essenziale che ogni comportamento che possa tradursi offensivo o violento nei propri confronti o verso quelli di un altro venga sempre denunciato. Nessuno può e deve tacere davanti alla propria sofferenza o a quella altrui, così come nessuno può attribuirsi il diritto di giudicare la “diversità”, sotto qualsiasi forma possibile, dell’altro. È difficile stabilire di chi sia la responsabilità e forse sarebbe riduttivo parlare di una sbagliata educazione o di un contesto socio culturale che influenza negativamente chi di questo fenomeno ne è protagonista, che ne sia vittima o artefice. A 12 anni non ci si può sentire inadeguati alla vita, non si può sperare di diventare ‘invisibili’. A 12 anni chiunque ha il diritto di amare quella stessa vita da cui si cerca di scappare. Con il bullismo si ci fa i conti già da tempo ormai ed è difficile stabilire se si potrà mai mettere la parola “fine”. È importante però sapere che non si tratta di situazioni che non possano essere evitate. Il dialogo, che sia a scuola o in famiglia, è il primo strumento utile a rieducare alla vita, al rispetto e all’amore per la propria persona

Rossana Quarato
Fonte: http://www.noci24.it/cultura/educazione/12703-bullismo-si-puo-vincere-con-il-dialogo
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