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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

FORUM delle ASSOCIAZIONI ITALIANE di RICERCA INFORMAZIONE e

CONTRASTO dei MOVIMENTI SETTARI NOCIVI e dei CULTI ABUSANTI

Lettera alla Redazione di AGENZIA RADICALE e al Sig. CAMILLO MAFFIA

Per ulteriori approfondimenti leggere anche qui

Oggetto: Articolo titolato “QUANTO COSTA E A CHE SERVE LA SQUADRA ANTI SETTE? INTERROGAZIONE RADICALE” pubblicato mercoledì 14 novembre 2012, sul supplemento telematico AGENZIA RADICALE, a firma di Camillo Maffia http://www.agenziaradicale.com/index.php/diritti-e-liberta/858-quanto-costa-e-a-che-serve-la-squadra-anti-sette-interrogazione-radicale

Read MoreCon la presente, il “Forum della Associazioni italiane di ricerca, informazione e contrasto dei movimenti settari e dei culti abusanti” a cui aderiscono le associazioni onlus FAVIS, ARIS TOSCANA, ARIS VENETO, GIU’ LE MANI DAI BAMBINI (di Aldo Verdecchia) e il Centro Studi sugli Abusi Psicologici CESAP), intende esprimere vivo disappunto per le gravi, erronee e infondate argomentazioni riportate nell’articolo titolato “Quanto costa e a che serve la squadra anti sette? Interrogazione radicale” a firma di Camillo Maffia, richiedendo pertanto pubblica rettifica.

Si precisa che le associazioni costituenti il menzionato Forum, svolgono esclusivamente attività finalizzata alla ricerca, all’informazione preventiva e al sostegno alle vittime di abusi psicologici o di altri delitti commessi in ambito settario, in maniera del tutto gratuita, e avvalendosi della collaborazione di specialisti nei settori giuridico, scientifico e psichiatrico, (come può essere facilmente verificato attraverso diretti contatti con le menzionate realtà associative), nonché disponendo, come nel caso dell’associazione FAVIS, di un proprio comitato scientifico composto da esperti di levatura nazionale e internazionale http://www.favis.org/favis2/comitato-scientifico.html

Assolutamente fantasiosa, illogica e inveritiera risulta inoltre l’affermazione secondo la quale la SAS -Squadra Anti Sette (Ministero dell’Interno Polizia di Stato)-, sarebbe coordinata dalle associazioni del Forum Le nostre associazioni di volontariato, in quanto tali, operano in un’ottica naturale di dialogo e di fattiva cooperazione con le forze dell’ordine e con tutte le Istituzioni, e non ricevono alcun genere di sovvenzione o contributo economico dalla SAS.

Inoltre non può che ritenersi altresì tendenziosa e offensiva l’affermazione secondo cui la SAS avrebbe scelto “referenti profondamente influenzati da dolorose esperienze personali”, essendo indubitabilmente impliciti i riferimenti a una mancanza di obiettività e competenza e/o addirittura alla sussistenza di forme di acredine e risentimento che i volontari delle associazioni avrebbero maturato in seguito a vicissitudini personali.

Le associazioni del Forum rispettano il diritto fondamentale alla libertà religiosa degli individui, sancito dalla nostra Costituzione e, tramite i loro rappresentanti, hanno inequivocabilmente espresso questa ferma posizione anche nell’ambito delle recenti audizioni presso l’Aula della Commissione Giustizia del Senato, in seno all’Indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette “sette” , alle quali ha presenziato lo stesso Sen. Perduca, senza nulla rilevare od obiettare in merito.

Ritenere che l’abrogazione del reato di plagio (art. 603 c.p.), abbia determinato un vuoto normativo nella tutela dell’integrità psichica e della libertà morale degli individui, come peraltro sempre sostenuto anche da una parte della dottrina psichiatrica e penalistica, non significa certo voler ripristinare tale e quale un reato del quale la Corte Costituzionale con sentenza n.96 del 1981, ritenendo sussistente la violazione del diritto di legalità, dichiarò l’incostituzionalità. Appare dunque, oltre che priva di fondamento, anche fortemente offensiva la seguente considerazione dell’articolista “…sembra però che le associazioni che compongono questo Forum abbiano una finalità politica precisa, la reintroduzione del reato di plagio di epoca fascista”.

Non meno oltraggiose risultano le affermazioni relative alla “ambiguità di alcuni elementi”. Si coglie dunque l’occasione per chiarire che, a differenza di quanto sostenuto dall’articolista, il leader dell’associazione Arkeon, sig. Vito Carlo Moccia, non è stato affatto assolto, bensì condannato in primo grado in qualità di promotore di un’associazione a delinquere finalizzata all’abuso della professione (si allega il dispositivo di sentenza e il link alle riprese fatte dall’emittente Antenna Sud che, al di là dei commenti del giornalista, riprende proprio le parole pronunciate a riguardo dal Presidente del Tribunale Dr. Forleo: http://www.youtube.com/watch?v=hr_NZrXSY-4

Il CeSAP in tale occasione, non solo non ha assunto il ruolo di consulente, bensì di semplice informatore sui fatti che erano a sua disposizione durante le prime fasi delle indagini, ma ne è anche risultato parte lesa nel processo, a seguito di una serie di azioni messe in atto proprio dal signor Vito Carlo Moccia e dagli affiliati ad Arkeon. Quanto alla sorte della Dottoressa Di Marzio, dalla documentazione giuridica presente nei fascicoli processuali, (Relazioni Digos con esiti dell’attività investigativa dell’8 marzo 2008 e del 18 Giugno 2008), e che in quanto atti pubblici possono essere consultati, è chiaro ed evidente che l’indagine e le relative accuse a suo carico furono un atto dovuto e necessario durante quella fase delle indagini.  Nulla di tutto questo è accaduto agli altri consulenti della difesa e dello stesso sig. Moccia, che hanno studiato il caso in maniera professionale e nel rispetto del percorso d’indagine e della legge.

Per quanto concerne la vicenda del figlio del Presidente Favis, la leader carismatica del piccolo gruppo pseudoreligioso nel quale il giovane è stato coinvolto, è stata condannata, dopo lungo iter processuale, con Sentenza Cassazione n. 631 dell’ 18 Aprile 2012 che si allega alla presente.

In alcuni casi, se come scrive Maffia “…di rado ci si trova davanti a una verità assoluta contrapposta ad un’assoluta menzogna”, esistono tuttavia verità processuali, che chi ha scelto di fare informazione, a nostro avviso, non dovrebbe celare.

In merito alla preoccupazione per la diffusione del fenomeno nel nostro paese, si ricorda che già nella “48^ Relazione – II° semestre 2001 dei nostri servizi di intelligence al Consiglio dei Ministri, veniva evidenziato quanto segue:

Minacce diversificate 4.c – “Si conferma il progressivo incremento dell’attività di proselitismo dei    movimenti pseudoreligiosi e delle sette, condotta anche attraverso la rete internet, come dimostra il proliferare di sodalizi a sfondo occultistico-spiritistico, che possono contare su rilevanti disponibilità economiche, derivanti in taluni casi da attività truffaldine o da altri traffici illeciti (estorsioni, spaccio di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione). La pericolosità del fenomeno si rapporta alla capacità di “manipolare” gli adepti, a volte fino ad annullarne la personalità, tanto da renderli totalmente asserviti alla volontà dei “capi carismatici”. In alcuni fori è emersa l’esigenza di pervenire in ambito europeo ad una maggiore omogeneizzazione della legislazione in materia, per consentire di far fronte efficacemente, in termini di prevenzione e repressione, a  quei movimenti settari che attentano ai diritti della persona ed alle libertà fondamentali”, e, ci sia consentita la battuta di spirito, le associazioni del Forum non coordinarono certo l’attività d’indagine dei  servizi segreti!

Si ritiene ancora utile ricordare che il Parlamento europeo con Raccomandazione 1412 (1999), ha certamente invitato gli Stati membri a evitare l’uso del termine “setta”, ma, contestualmente, dalla documentazione europea è indubitabilmente emersa l’apprensione per un fenomeno sociale ampio e inquietante, verso cui gli Stati membri sono stati esortati alla massima vigilanza e alla necessaria opera preventiva, -soprattutto a tutela dei soggetti maggiormente vulnerabili.

Più recentemente, la Conferenza delle OING (Commissione dei Diritti dell’uomo) al Consiglio d’Europa, riunitasi il 5.10 2010, sollecitando una nuova Raccomandazione in considerazione all’attuale situazione e richiamandosi alla Raccomandazione 1412 (1999) , ha rilevato quanto segue:

“…Osservando che il fenomeno delle derive settarie è causa di infrazioni ai diritti dell’uomo. In particolare nel campo della salute, dell’educazione e del rispetto della vita privata e familiare;

Osservando che le organizzazioni all’origine delle derive settarie agiscono spesso sotto la libertà di religione e mettono in pericolo le libertà fondamentali del cittadini e costituiscono parimenti una minaccia alla democrazia;

Osservando che, approfittando della permeabilità delle frontiere, il fenomeno non cessa di estendersi nei paesi dell’Europa centrale e orientale e non diminuisce nei paesi dell’Europa occidentale;

Osservando che a tutt’oggi solamente due Stati (Belgio e Francia) hanno preso decisioni legislative per seguire le Raccomandazioni suddette e qualche altro Stato (Germania, Svizzera …) ha assunto o sostenuto misure di osservazione e di informazione nei confronti delle derive settarie;

Preoccupata per il fatto che gli Stati membri del Consiglio d’Europa non abbiano, fino ad ora, preso misure all’altezza della sfida che rappresentano le derive settarie, costituenti attentati ai diritti dell’uomo e ai principi fondamentali di tutte le società democratiche;

Invita l’Assemblea Parlamentare a incoraggiare l’attuazione della sua Raccomandazione 1412(1999), e in particolare la creazione di centri nazionali o regionali d’informazione sulle derive settarie;

Invita il Congresso dei poteri locali e regionali a lavorare sul soggetto «Derive settarie e violazione dei diritti dell’uomo» e a incoraggiare, a sua volta, la creazione di centri nazionali o regionali d’informazione sulle derive settarie…

E’ peraltro dato acquisito che nei periodi di profonda crisi come quella attraversata dai nostri paesi europei si assista a una crescita esponenziale di gruppi e movimenti abusanti. Le nostre associazioni s’impegnano pertanto a sollecitare lo Stato italiano affinché non diminuisca l’attenzione sul fenomeno e siano poste in essere tutte quelle misure di politica preventiva a tutela dei diritti umani. Auspichiamo che altri vogliano apportare il loro contributo a questa importante battaglia, anche attraverso una informazione approfondita, puntuale e corretta.

 

 

Il portavoce del Forum delle Associazioni
Maurizio Alessandrini

 

I componenti del FORUM:

A.R.I.S. VENETO – Onlus

Associazione Ricerca Informazione sulle Sette

Presidente, Mario Martini

FA.VI.S. Associazione Nazionale Familiari

delle Vittime delle sette – Onlus

Presidente, Maurizio Alessandrini

Associazione Ce.S.A.P. – Onlus

Centro Studi Abusi Psicologici

Il Presidente, D.ssa L                                              Presidente, Lorita Tinelli

ARIS TOSCANA – Onlus

Associazione Ricerca Informazione sulle Sette

Presidente, Mario Pierotti

Centro Ricerca Giù Le Mani dai Bambini onlus

(già associazione)

Porto d’Ascoli

Presidente, Aldo Verdecchia

ALLEGATI- Statuti delle associazioni Cesap, Favis, Aris Toscana, Aris Veneto

- Sentenza Cassazione n. 631 del 18 Aprile 2012 (processo Valmaggi)

- Sentenza (dispositivo) Tribunale di Bari del 16 luglio 2012 (processo Arkeon)

- Cons. d’Europa Raccomandazione 1412/1999

- Cons. d’Europa Conferenza OING (Commissione Diritti dell’uomo) 5/10/2010

 

 

 

 

FORUM DELLE ASSOCIAZIONI ITALIANE DI RICERCA INFORMAZIONE
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Omicida e vittima si chiamano Matteo Biggi, 29 anni, portuali. Omonimi

Una coincidenza pazzesca. Il killer accoltella a morte il suo doppio per gelosia verso la sorella

 

3-11-201217:34

Matteo Biggi, 29 anni, portuale, ha ucciso Matteo Biggi, 29 anni, portuale. Una sola coltellata al petto che ha perforato i polmoni. Cosa? Chi è che si è ucciso? Matteo Biggi? No, non è un suicidio. È un omicidio. Erano due i Mattei. Stessa età, stesso lavoro, stessa città. Si chiamavano allo stesso modo. Omonimia del destino. Unico il gesto che li ha accomunati, che ha condannato a morte il primo e annichilito a vita il secondo.

I poliziotti all’inizio non capiscono, scorrono le generalità sui documenti e scuotono la testa. Rileggono, non ci credono. Anche i giornalisti faticano a inquadrare il caso. I primi lanci d’agenzia sono di ieri sera, parlano di lite tra familiari: Matteo era cugino di Matteo. E invece no, erano estranei del tutto omonimi. Estranei, ma non sconosciuti l’uno all’altro. La prima volta che si sono presentati ci avranno pure scherzato sopra, non potendo sapere come sarebbe andata a finire. La sorella del primo era un’amica, forse era stata la ragazza, del secondo. Matteo ha ucciso (è stato ucciso) per gelosia. Gli altri, quelli che li conoscevano, camalli raccolti nella Sala Chiamata del porto di Genova, frequentatori della palestra della Compania unica dei portuali di Genova, sapevano che Matteo e Matteo erano figli di soci della Compagnia. I papà portuali, entrambi in pensione.

La notizia lascia a bocca aperta. Paul Auster, scrittore innamorato delle coincidenze che non sono solo coincidenze (e del doppio, tema perenne della letteratura mondiale) ha materia per un formidabile romanzo. Qui la verità supera la fantasia. Non è credibile.

Storia perfetta per una tragedia greca: lo svMarco Ventura iluppo drammatico è insito nei nomi dei protagonisti, si sviluppa inesorabile all’interno di quel rapporto ambiguo, nell’ inconsapevolezza di ragazzi “gemelli” segnati dal destino.

Matteo Biggi e Biggi Matteo. Il primo, la vittima, una figura solare: già all’Accademia di Belle Arti, un talento per il disegno, con bozzetti che riempiono il profilo facebook forte di centinaia e centinaia di contatti, fortunato con le donne e amante della vita, sportivo, inguaribilmente positivo. L’altro, l’assassino, una figura notturna: introverso, ombroso, disturbato, alle spalle una storia d’amore infelicemente interrotta, e un rientro malinconico da un viaggio dalla rabbrividente Scozia, cultore di savate (la boxe delle periferie povere francesi) che appena l’altro giorno gli ha procurato la rottura del naso e un colpo alla testa e, dicono, lo ha fatto impazzire. Nessun profilo fb. Ovvio.

Matteo B e Matteo B. Il giorno e la notte. Il bene e il male. L’Uno e il suo Altro. La felicità e l’orrore. L’amore e la morte. Due vite, uno specchio. Ricordate il libro di Eric-Emmanuel Schmitt, “La parte dell’altro”? Una doppia biografia di Hitler che ricostruisce l’altra possibile vita di Adolf. L’Hitler cattivo è quello che conosciamo. L’Hitler buono è quello che sarebbe stato, se l’8 ottobre 1918 fosse stato ammesso, come desiderava, all’Accademia di Belle Arti. Due Hitler possibili, due percorsi paralleli.

“Il Secolo XIX” cita un racconto di Edgar Allan Poe in cui il protagonista, William Wilson, tormenta un suo omonimo (e coetaneo) fino allo scontro finale in cui lo accoltella a morte (salvo poi scoprire di aver colpito uno specchio): “Tu hai vinto e io muoio, ma d’ora innanzi anche tu sei morto, morto al mondo, al Cielo e alla speranza! Tu esistevi in me, e ora tu vedi nella mia morte, in questa stessa immagine che è la tua, come abbia assassinato te stesso!”. Matteo Biggi il bello, l’ucciso, abitava in vista del mare a Poggio di Apparizione. Si respira invece l’assillo e l’assedio del porto nelle strettoie di Via Vesuvio, quartiere Lagaccio, dove abita l’altro Matteo, il killer depresso.

Il respiro e l’affanno. La luce e l’oscurità. L’arte e l’omicidio. La coltellata di Matteo a Matteo ha ribaltato il mondo e spezzato il doppio. L’alter ego si è trasformato nell’Ego immensamente triste (e solitario) dell’omicida accecato dalla gelosia, dalla follia. E dall’invidia. Di se stesso.

Marco Ventura

“Mi odio allora ti uccido”. La storia dei due Matteo

Uguali proprio in tutto, meno che nel carattere. I successi di Matteo Biggi fanno delirare il suo omonimo che lo uccide.

di Nadia Francalacci

Matteo Biggi vs Matteo Biggi. Stesso nome, stesso cognome, stesso lavoro, stessa età: 30 anni. Persino stessa città e stessa donna (la sorella dell’assassino) amata e desiderata da entrambi.

Per trent’anni hanno vissuto nella stessa città, Genova, e lavorato l’uno accanto all’altro sulle stesse banchine del porto del capoluogo ligure, per la stessa società portuale.

Ma c’era qualcosa di impercettibile che li rendeva  diversi. E non si trattava del solo aspetto fisico. Uno era un ragazzo solare, un giovanotto con tanta voglia di vivere e di innamorasi; l’altro, invece, da alcuni mesi era vittima della depressione e della solitudine. Ed è stato proprio l’amore di Matteo verso la sorella del giovanotto fragile e depresso a far scatenare tutta la sua violenza.

Lorita Tinelli, psicologa ad indirizzo clinico, che cosa può aver scatenato la violenza del ragazzo?

E’ indubbiamente un caso molto singolare. Premesso che è impossibile tracciare una diagnosi precisa e fare dunque un’analisi psicologica dell’omicida, si può sostenere che Matteo quello “fragile” abbia visto l’altro, Matteo “solare” come il suo alter ego, la parte migliore di sé che però lui non riusciva a riconoscere e ad accettare. Oppure, può aver visto nel suo omonimo anche la parte peggiore di sé, quella che avrebbe voluto eliminare. E che poi sostanzialmente ha fatto.
Lo stesso nome, l’età, le frequentazioni identiche e il Matteo “fragile” è probabilmente entrato in crisi. Questo può aver accentuato ulteriormente la sua depressione e il suo malessere.

Dottoressa, si potrebbe parlare di una sorta di “suicidio”?
“Certo. In una mente fragile tutte queste coincidenze persino anagrafiche oltre che professionali, potrebbero essere state viste e anche vissute dal Matteo “fragile” come una vita parallela. Si vedeva rappresentato con un carattere e una personalità diversa, con una immagine fisica diversa che può averlo mandato in tilt e portato ad eliminare questa parte di sé “estranea” e al tempo stesso “nemica”. Matteo “fragile” nel veder scorrere i successi del Matteo “solare”, può essere stato spinto in “buffet delirante” sfociato nella violenza dell’accoltellamento. Il fallimento della sua vita gli veniva mostrato quotidianamente sul luogo di lavoro e poi infine anche nella vita privata.

Prima di  scagliarsi sul suo omonimo, l’assassino ha gridato:“Giù la mani da mia sorella!”..
Non è un caso. La sorella, infatti, potrebbe essere stata “il” pretesto, l’elemento scatenante. Probabilmente l’omicidio non si sarebbe mai consumato se non ci fosse stato, tra i due, un elemento affettivo ad incrociare le loro vite. Insomma, un elemento sanguigno. Ed ecco che con molta probabilità viene giustificato, nella sua mente fragile, il motivo per affrontare ed eliminare l’altro. Fisicamente.

Fonte: http://italia.panorama.it/cronaca/omicidio-matteo-biggi-omonimo

13 novembre 2012

 

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