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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

Per i credenti sono ‘nuove religioni’. Per altri sono solo sette pericolose. Ma chi ha ragione?
The Telegraph, UK / 18 febbraio 2011
scritto da Clover Stroud

 

 

Solo una ragazza normale adolescente, ma nel posto sbagliato al momento sbagliato‘ -  è come Charlotte Wells descrive le circostanze in cui sua figlia, Rachel, diciasettenne, incontrò Wayne, 24 anni, un missionario religioso, in un centro commerciale a Somerset due anni fa.

Al momento dell’incontro Wayne era per Rachel affascinante con i suoi racconti di lavoro all’estero e per le sue qualifiche che andavano dalla consulenza e sostegno ai giovani alla gestione dell’evoluzione interiore. Nelle settimane successive Rachel e Wayne ebbero una relazione, che Rachel nascose a sua madre, ma al momento di partire per l’America Rachel fu lasciata con il pretesto che le mancava un visto.

Chiesi a Rachel che cosa non andasse, visto che sembrava giù, e lei mi rispose che aveva incontrato qualcuno, ma che si erano lasciati. Lei mi disse che c’era qualcosa che avrei dovuto sapere su di lui che non mi avrebbe fatto piacere.‘ Wayne insieme ai suoi genitori e nove fratelli faceva parte della Famiglia Internazionale e aveva ricevuto una borsa di studio per predicare il Vangelo a livello internazionale come ‘cristiano‘.

Bambini di Dio o Famiglia Internazionale

I membri di questo gruppo vivono in comunità, seguendo le regole secondo cui si possono sposare e possono avere figli. La Famiglia ha avuto varie denominazioni, ma è stata costituita in California nel 1968, come i “Figli di Dio”. Il suo leader David Berg ha incoraggiato il sesso tra adulti e bambini, come la più alta espressione dell’amore di Dio. Oggetto di controversie essa si è proposta come The Family International, ma è stata attaccata sin dalle sue radici: la sua pagina web presenta ancora un omaggio a David Berg, e la Famiglia non ha mai rinnegato i suoi scritti.

David Berg Fondatore de i Bambini di Dio

 

Ho cercato Wayne chiedendogli informazioni su  questo leader e sulle sue associazioni. Wayne ha risposto che non vi era “assolutamente niente di sbagliato in David Berg”. Poi ho fatto tutto quello che non si dovrebbe fare quando il proprio figlio si interessa ad una setta, tanto da averla persa”, dice Wells.

 

Ottenere dati precisi sul numero di culti che operano in Gran Bretagna è difficile, ma Ian Haworth del Centro di Informazione dei Culti stima che ci sono oltre 500 organizzazioni estreme che possono essere descritte come sette.

Molte organizzazioni, dai gruppi di terapia estrema alle organizzazioni cosiddette religiose rientrano nella definizione di culto in quanto tutte condividono caratteristiche simili – sostiene Haworth – In linea di massima una setta è un gruppo elitario, una società totalitaria che utilizza la coercizione psicologica per reclutare e mantenere i membri all’interno, isolandoli dalla loro famiglia e dalla società. I culti sono guidati da sedicenti leader messianici, che sono responsabili e spesso carismatici, e che sfruttano anche i loro membri.”

Il pericolo dei culti è che la maggior parte di noi non si rende conto di quanto siano potenti e che tipo di  effetti possono avere.

Parte del problema che ho dovuto affrontare è stato quello di convincere le altre persone che mia figlia non era pazza e che Rachel era davvero in pericolo” dice Wells.

Ma l’ansia di Wells era ben fondata, come Celeste Jones, 35 anni, può testimoniare. Jones è nata nei Bambini di Dio. I suoi genitori si sono separati quando aveva quattro anni, e mentre sua sorella minore tornò in Inghilterra con la madre, Jones rimase con il padre nel culto durante la sua infanzia e nella vita adulta.

Durante questo periodo le sono stati attribuiti cinque nomi diversi ed è vissuta in 15 paesi diversi – la Famiglia preferisce che i propri membri non mettano radici in un unico posto ed è anche desiderosa di evitare l’attenzione di sospetti locali e della polizia.

Il sesso era una parte normale della vita degli adulti che fanno sesso apertamente di fronte ai bambini. Il programma settimanale dovrebbe includere un accoppiamento per ogni adulto, compresi i bambini di età superiore ai 12 anni, e sessioni di preghiera quotidiane comprendenti ‘coccole’ o sesso di gruppo. Jones è stata regolarmente stuprata da uomini adulti in nome dell’amore di Dio e, a 11 anni, le è stato detto di fare sesso con un altro bambino secondo il calendario.
Ora Jones lavora come operaia in un istituto di beneficenza per il sostegno familiare ai bambini a Bristol, dove vive con sua figlia di 12 anni. Ella si presenta composta ma anche complessa. Mi spiega che un culto destabilizza l’ordine naturale delle relazioni padre/figlio.
In un culto i tuoi genitori non sono i tuoi genitori, un bambino è sotto la guida di tutti e può essere punito da tutti.’  Le chiedo perché non si lamentava con suo padre. ‘Adoravo mio padre, ma raramente lo vedevo per più di qualche minuto alla volta oltre l’età di cinque anni, perchè egli stava lavorando per il gruppo, ed era spesso lontano. Sono stato curata da assistenti – risponde.
Il tempo con lui era prezioso, per questo ci è stata impedita una comunicazione reale. Se dicevo qualcosa ai miei compagni avrebbero potuto fare la spia su di me, come eravamo incoraggiati a fare. Ho avuto un profondo desiderio di piacere a Dio e mi ero convinta che criticare il gruppo era la lingua diavolo. Se fossi stata negativa avrei avuto dei problemi con il leader.”

Per un estraneo è difficile capire perché qualcuno si aggrega o rimane dentro un culto abusante, ma Jones si paragona a una donna che è stata in una relazione violenta da cui non riesce ad uscire.
Come chiunque abbia subito abusi domestici saprà, lasciare quella relazione non è semplice” sostiene. “Sono stata vittima del lavaggio del cervello e indotta a credere che quello che stavamo facendo era giusto e che il mondo era sbagliato. E, come in un rapporto abusante, a volte ho la sensazione che, se solo avessi potuto cambiare le cose dal di dentro, avrei potuto far diventare il gruppo migliore.

Dr.ssa Alexandra Stein

 

La Dottoressa Alexandra Stein, docente al Birkbeck College di Londra è una psicologa sociale, specializzata in gruppi estremisti ed ha vissuto in prima persona la complessità emotiva della vita in un culto. La Stein è una donna che alla fine degli anni Cinquanta ha trascorso un decennio sotto il controllo di un gruppo radicale marxista in cui era impegnata a Minneapolis a partire dall’età di 26 anni.

E’ difficile immaginare la Stein in uno stato di debolezza, di perdita individuale tanto da essere risucchiata in un culto. Ma Ian Haworth suggerisce che le persone più facili da reclutare sono, infatti, quelle intelligenti, colte, idealiste ed economicamente avvantaggiate.
Quando si è unita al gruppo la Stein aveva assistito alla guerra del Vietnam e all’ascesa del femminismo, e aveva una fame di attivismo politico. “Il gruppo non si presentava come una organizzazione che avrebbe rimosso la mia capacità di fare delle scelte personali o di controllare tutta la mia vita. Al contrario, sembrava un gruppo di persone guidate dagli stessi miei interessi, e composto da gente che mi impressionava con i dettagli della sua attività di consulenza sanitaria e di campagne che avevano realizzato per i diritti delle donne.”

A poco a poco la Stein fu sempre più coinvolta nel gruppo e si trasferì in un appartamento con diversi membri dello stesso. Il gruppo bloccò tutte le sue libertà personali, le combinò un matrimonio e le ordinò di non usare il suo diaframma (contraccettivo).
Subito mi fu ordinato di avere figli, era un modo per controllarmi” afferma la Stein. “A questo punto sono stata isolata da amici e parenti. Mi hanno dato regole sulle mie scelte contraccettive su un foglio di carta beige, ed io ho seguito le indicazioni. Ero un femminista impegnata, ma subivo il lavaggio del cervello, quindi il mio processo di pensiero era confuso, permettendo all’organizzazione di compiere scelte molto personali al mio posto. Questo “attaccamento disorganizzato” avviene anche in un rapporto abusante, quando una donna è confusa e intimidita, poi isolata fino al punto che l’unica persona che può aiutarla è il suo aggressore.”

Per Jones e Stein i figli hanno rappresentato il punto di svolta, ed entrambe sono fuggite dai loro culti. “Vedere l’organizzazione con gli occhi di una madre che deve proteggere il proprio bambino mi ha aiutato a prendere le distanze da essa” dice Stein. “Ho raggiunto il punto di rottura quando sono stato istruita sul tipo di giocattoli con cui i miei bambini potevano giocare, come su quali personaggi dei cartoni animati erano vietati. Mi sembrava così assurdo.”

Entrambe hanno deciso di rompere la congiura del silenzio che circonda l’appartenenza al culto, come le altre donne che da allora hanno pubblicato i racconti delle loro esperienze – Jones ha raccontato la sua storia in ‘Non senza mia sorella e la Stein in Inside Out – e hanno svolto un ruolo fondamentale nella creazione della Fondazione per un Sicuro Passaggio, che fornisce risorse e sostegno per le persone fuoruscite dai culti.

Copertina Inside Out

 

Il Centro d’informazione di Culti e la Families Survival Trust sono altre due organizzazioni che offrono sostegno alle persone con problematiche settarie.

Queste organizzazioni sono tutte d’accordo che si tratta di un problema crescente. Oltre alla Famiglia Ian Haworth cita i Moonies come ‘una forza da non sottovalutare‘, e critica il crescente numero di culti di terapia “che possono essere altrettanto abusanti perchè utilizzano coercizione psicologica per il controllo dei membri.”

Matrimonio di massa trai Moonies

Attiva anche in Gran Bretagna è la Chiesa di Scientology, fondata da L. Ron Hubbard nel New Jersey nel 1952, che vanta molti membri di alto profilo di Hollywood, tra cui Tom Cruise, Katie Holmes e John Travolta.

The Church of Scientology’s building in Los Angeles.

La Chiesa di Scientology nega di essere una setta e Scientology è riconosciuta come una religione in un certo numero di paesi, tra cui l’America, ma non nella Gran Bretagna. (‘Scientology è una setta?‘ Chiede il sito web dell’organizzazione. ‘No, è una religione nel senso più pieno della parola.‘)
Ci sono molti aspetti controversi di Scientology, non da ultimo la sua convinzione che gli esseri umani discendono da una razza esiliata da un altro pianeta in un lontano passato. C’è anche la questione del ‘distacco‘, un termine usato per descrivere tra gli scientologist il bloccare il contatto con amici e familiari che, per usare le parole del sito, ‘[sono] soppressivi o che [sono] antagonisti a Scientology o ai suoi principi ‘.

Il sito continua: ‘Al fine di risolvere questa situazione, le “maniglie” delle altre persone antagoniste della verità su Scientology e sulla Chiesa, come ultima risorsa, quando tutti i tentativi di gestirli non sono riusciti, devono essere “disconnesse” ovvero bisogna interrompere la comunicazione con la persona [ndt antagonista].’

Gli oppositori di Scientology sostengono che la disconnessione sia uno strumento sinistro impiegato per indurre una frattura tra i membri dell’organizzazione e le loro famiglie. La Chiesa di Scientology respinge questa accusa.

Silene assomiglia a qualsiasi altra benestante signora di mezza età, nella rigogliosa periferia inglese dove ci incontriamo per un caffè. Parlando con un accento  brasiliano, mi racconta di sua figlia Natalie come di una ragazza intelligente e del loro rapporto d’amore esistente una volta.

Natalie era così vicina a me e mio marito, e spesso stavamo insieme in famiglia’ - afferma. Natalie ha trascorso gran parte dei suoi vent’anni di studi di inglese all’estero, prima di tornare a casa a 27 anni e di lavorare in città. Silene si allarmò nel trovare libri su Scientology in camera di Natalie. ‘Le ho chiesto se lei ne era stata coinvolta e mi ha risposto che non sarebbe mai entrata in Scientology perchè lei non ci credeva.’

Tuttavia nel corso del 2009 Natalie è partita. ‘E’ stato come se stesse portando un fardello terribile con lei‘ racconta Silene. ‘E’ diventata seria e tesa.’ Entro la fine dello scorso anno Natalie andò a vivere con altri Scientologist e ha iniziato a frequentare Anton, il cui patrigno John, la sorella e la madre erano tutti coinvolti con Scientology.

La relazione con Natalie divenne tesa e a Natale di quell’anno ha completamente cambiato la sua alimentazione oltre che i suoi rapporti con i genitori.

E’ stato il cambiamento di nostra figlia, come se fosse stata presa in consegna.
Lo scorso aprile Silene e suo marito hanno incontrato la famiglia di Anton per un pranzo, conoscendo la portata del loro coinvolgimento con Scientology. Poco dopo John è arrivato, non invitato a casa di Silene. ‘Ha urlato che se non avessi accettato Scientology, Natalie avrebbe disconnesso con noi.’ Poco dopo Natalie ha smesso di comunicare con Silene.
L’organizzazione è in genere molto poco comunicativa con le famiglie che la contattano per informazioni sui parenti che hanno aderito. Molti genitori i cui figli sono membri segnalano un ‘muro di silenzio‘, con lettere, e-mail e telefonate senza risposta.

Ma quando li ho contattati per chiedere qualcosa su Natalie hanno risposto subito, dicendomi che Natalie aveva problemi con sua madre risalente a ben prima che diventasse una Scientologist. Ella ha deciso all’inizio di quest’anno di prendere un periodi di distacco, ma non di allontanarsi completamente da lei. Ha avuto recentemente una  buona comunicazione con la madre e spera che avranno rapporti di buona famiglia per il futuro.
Poco dopo Natalie chiama Silene e l’ha incontrata, anche se non si può parlare di Scientology. ‘Ho visto solo Natalie un paio di volte e non ne parla, in quanto provoca enormi conflitti. E io combatterò, per tutto il tempo che sarà necessario, per farla uscire.

Charlotte Wells lotta per evitare che l’adesione di Rachel alla Family International le comporti un  costo personale. Ha preso sei mesi di aspettativa dal lavoro per avere il tempo per capire il modo in cui funziona un culto. ‘Combattere un gruppo come questo è intimidatorio e ho dovuto imparare in fretta,‘ dice.
La sua perseveranza ha pagato. Rachel ha iniziato a mettere in discussione il fatto che il suo matrimonio con Wayne la porterebbe a vivere all’interno di un gruppo chiuso. ‘Quando si poteva parlare con calma Rachel ha iniziato a esaminare ciò che Wayne le aveva detto. Non le piaceva l’idea che avrebbe dovuto vivere in comunità con gli altri membri del suo gruppo ‘ -  spiega Wells.
Era una ragazza adolescente con idee romantiche di vivere con e sposare Wayne, visto che lei credeva veramente di essere innamorata. Quando abbiamo parlato di questo ed era chiaro che non avrebbero potuto essere solo loro due, ha iniziato ad avere i piedi freddi. Era arrabbiata per l’idea che avrebbe dovuto far parte della Famiglia tanto da avere un rapporto sessuale insieme, e credo che questa realizzazione abbia reso il tutto molto meno romantico ed emozionante.
Alla fine, Rachel ha abbandonato l’intenzione di trasferirsi in America, e madre e figlia oggi raramente parlano di quella storia.
Sono certa che se avesse sposato Wayne, sarebbe stata costretta ad aderire al gruppo non appena i suoi piedi avessero toccato la pista [americana]‘, dice Wells. ‘Poi l’avrei perduta, forse per sempre. Mi spaventa pensare a quello che il suo futuro avrebbe potuto essere. Il tutto ha comunque lasciato una cicatrice ma so che  è qualcosa che ci deve far  essere vigili su quanto potrebbe accadere di nuovo, in qualsiasi momento.’

Fonte originale: http://www.rickross.com/reference/family/family78.html

 

Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

 

 

Media:

 

Brindisi, 15/09/2012

Venerdì 21 convegno su “Affido condiviso, tra criticità e progetti di rifoma”

AMI (Associazione Matrimonialisti Italiani), FeNBi (Federazione Nazionale Bigenitorialità), CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici), Rotary Club Brindisi Appia Antica e SGGF (Stati Generali Giustizia familiare), con il patrocinio del Comune di Brindisi organizzano il convegno “Affido condiviso, tra criticità e progetti di rifoma.
L’evento è programmato per venerdì 21 settembre 2012, dalle ore 16:00 presso la sala universitaria di Palazzo Nervegna, in via Duomo a Brindisi.
Modera i lavori: Dr. Cosimo D’Angelo
Saluti del Sindaco di Brindisi Dr. Mimmo Consales
Saluti del Delegato Provinciale AMI avv. Nicola Pileggi
- 16: 30: “I PROGETTI DI RIFORMA – ITER LEGISLATIVO E TESI A CONFRONTO”
Sen. Alessandra Gallone – Relatrice in Commissione Giustizia DDL 957 ed abbinati
-17:00: “DIRITTO DEL MINORE: STRATEGIE DI DEROGA E CRITICITÀ APPLICATIVE”
Dr. Fabio Nestola – Direttore Centro Studi FeNBi – Portavoce SGGF
-17:45: “I PROGETTI DI RIFORMA – L’OTTICA DEL MONDO FORENSE:
Avv. Gian Ettore Gassani – Presidente Associazione Matrimonialisti Italiani
-18:30: “IL MINORE: DIRITTI O INTERESSE?”
Dr.ssa Lorita Tinelli – Psicologa CESAP
- 19:00: L’IMPEGNO DEL ROTARY CLUB
Avv. Rosario Almiento
- 19:15: Storie di vita: Francesco Cellie e Fabrizio Adornato – segue dibattito

Fonte: Brindisium

 

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Convegno 21 settembre 2012

 

Scritto da Lee Marsh
Sunday, 26 September 2010

Nel mio ultimo anno di università ho scritto un articolo intitolato I traumi sessuali nei bambini abusati, la morte psicologica e la diminuzione della fede nella potenza di Dio. Si trattava di una tesina per un corso di religione che ho frequentato sul significato della morte. Non era esattamente quanto previsto dalla materia proposta dal professore, ma egli si è mostrato in accordo con i punti da me sollevati. Il documento è stato pubblicato nel mio sito web e l’autrice di un libro, Snadra Knaue, che stava uscendo in quel periodo, dal titolo Recupero da abusi sessuali, dipendenze e comportamenti compulsivi,  mi ha chiesto se poteva usare il mio lavoro nel suo libro come riferimento per un argomento importante che voleva trattare. Ella si era occupata di un gruppo di sostegno per  ragazze adolescenti vittime di abusi sessuali. Mi ha anche chiesto il permesso di  utilizzare il mio documento nel suo gruppo. Ha pensato che questo era un problema importante da discutere con loro. All’inizio del gruppo ha consegnato la mia relazione e ha iniziato a parlare di come l’abuso aveva colpito la loro fede nella capacità di Dio di aiutarle. Alcune ragazze hanno buttato la relazione sul pavimento, senza nemmeno leggerla. Altre hanno lasciato la stanza infuriate. Non hanno avuto voglia di parlare di come Dio le aveva deluse, tradite e abbandonate ai loro abusatori.

Non ho mai postato questo articolo su un forum di discussione, perché pensavo che fosse solo un argomento legato all’abuso sessuale e non aveva veramente a che fare con i testimoni di Geova, ma ora vedo che ci potrebbe essere una reale esigenza, soprattutto per quelli di noi che hanno pregato per ricevere un aiuto che non arrivava mai. Ma anche per coloro che non si rendono conto dei danni terribili che la politica della Società Torre di Guardia fa sul trattamento dei casi di abuso sessuale nonché alle sue vittime.


I traumi sessuali nei bambini abusati, la morte psicologica e la riduzione della fede nella potenza di Dio


I traumi dell’abuso sessuale sono una questione importante che riguarda gran parte della società.

Gli effetti a lungo termine degli abusi sessuali sui minori sono stati ben documentati da numerosi ricercatori. Tuttavia, un effetto particolare che ha ricevuto scarsa attenzione è il modo in cui gli abusi sessuali possono influenzare le convinzioni della vittima sul potere di Dio.

Molte vittime di abusi sessuali traumatici sperimentano un tipo di morte psicologica che può contribuire ad una diminuzione della loro religiosità e della fede nella potenza di Dio. Sembra che alcuni bambini, a) imparano che c’è un Dio che ama e protegge i bambini, b) vengono ripetutamente abusati, c) chiedeno a Dio aiuto e non ne riceverono nessuno, d) sperimentano una forma di morte psicologica, e e) smettono di  credere che Dio li salverà.

L’abuso sessuale dei bambini è stato ampiamente studiato (Badgely, 1984; Bagley, 1985; Finkelhor, 1986; Russell, 1986) così come i suoi effetti a lungo termine (Bagley & Ramsay, 1986; Briere & Runtz, 1988; Gelles & Straus, 1988; Haugaard & Reppucci, 1988; Meek, 1990).
Negli ultimi anni, l’abuso sessuale è stato descritto quale esperienza traumatica per il bambino. Everstine e Everstine (1993) hanno presentato un elenco di esperienze che porterebbe a un trauma. Tra le esperienze traumatiche vi sono: essere picchiato, martoriato, tenuto in ostaggio, essere violentato o molestato, minacciato con lesioni personali, e di essere l’obiettivo di una credibile minaccia di morte (p.5).
Finkelhor e Browne (1986) sostengono che le esperienze come l’abuso sessuale infantile “alterano l’orientamento cognitivo ed emotivo del bambino verso il mondo, e creano un trauma da distorsione del concetto di sé , della  visione del mondo,  e delle capacità affettive” (in Finkelhor e culo. 1986 ). Le distorsioni del concetto di sé spesso provocano un senso di impotenza e di intrappolamento (Allender, 1992; Summit, 1983; Terr, 1990 ;) , le distorsioni della visione del mondo fanno giungere in ultima analisi a percepire questo come un posto non più sicuro ( Haugaard & Reppucci, 1988; Herman, 1992; Johnson, 1992), e le distorsioni della propria vita affettiva portano ad una dissociazione (Briere, 1992; Meek, 1990; Waites, 1993).

 

IMPOTENZA
Terr (1990) afferma che quando si verifica un “trauma psichico” una persona sperimenta uno shock emotivo intenso e travolgente (p.2). Questo shock emotivo lascia il sentimento individuale completamente impotente durante l’evento. Per un bambino, che è più piccolo e più debole di un aggressore adulto, diventa quasi impossibile sperimentare qualsiasi cosa, soprattutto impedire che l’abuso si verifichi.
Finkelhor & Browne (1986), forniscono una spiegazione per i sentimenti intensi di impotenza che si verificano in caso di incidenti di abuso. Senza permesso, il corpo del bambino è invaso. L’autore del reato utilizza forme di menzogne, inganni e trucchi per coinvolgere il bambino nell’esperienza di abuso. Nel corso del tempo il bambino diventa sempre più consapevole della sua incapacità di impedire che l’abuso si ripeta. Il risultato dei ricorrenti incidenti si traduce nel bambino in continue paure di un altro attacco. Se il bambino è in grado di rivelare l’abuso, spesso non gli viene dato l’aiuto necessario, il che rafforza l’incapacità del bambino di prevenire un altro attacco. L’impatto psicologico di tutto questo sul bambino è quello di aumentare l’ansia e la paura. La percezione di sé diventa quella di una vittima che non riesce a controllare la situazione (Finkelhor e Browne, 1986).

 


PROTEZIONE
Il bambino diventa anche consapevole che l’aiuto esterno non può essere invocato. In molti casi, infatti, le stesse persone su cui il bambino si suppone possa fare affidamento e richiedere protezione sono quelle che lo abusano. Summit (1983) asserisce che vi sono dei commenti fatti da parte di queste persone che servono a garantire il silenzio del bambino circa l’esperienza di abuso. Commenti del tipo “Nessuno ti crederà“, “Non dire nulla  a tua madre, (a) lei ti odia, (b) lei mi odia, (c) lei ti ucciderà, (d) lei mi ucciderà, (e) la uccidera‘, (f) lei vi manderà via, (g), mi manderà via, o (h) si romperà la famiglia e finiremo tutti in un orfanotrofio“, sono estremamente comuni insieme a frasi del tipo “Se l hai detto a qualcuno (a) Io non ti amo più, (b) ti sculaccerò, (c) io ucciderò il vostro cane, o (d) ti ammazzo” (Summit, 1986, p. 181). Questi tipi di commenti e minacce danno a un bambino il messaggio che non c’è nessun posto dove andare per essere protetto.

 

 

Morte psichica

Waites (1993) parla de “lo shock di un trauma improvviso” che “rompe l’equilibrio del corpo e della mente” (p.21). Egli fa notare che se il corpo sopravvive allo shock traumatico “alterazioni sottili o drammatiche si verificano, alcune delle quali assomigliano a una sorta di morte psichica, un senso di vitalità può essere temporaneamente o anche definitivamente perso.” (P.21). Waites (1993), continua, “… altre vittime di traumi, impoverite di energia per la ricostruzione, possono languire in uno stato letargico che li fa sentire morti” (p. 21).
Murder Shengold nel suo libro Anima, (1989) afferma che ciò che accade a un bambino sottoposto all’ “omicidio dell’anima è così terribile, così travolgente, e di solito così ricorrente che il bambino non riesce a sentirlo e non lo può registrare, e ricorre all’isolamento generalizzato del sentimento …. Un torpore ipnotico vivente, uno stato di esistere `come se ‘si fosse lì,. è spesso il risultato ” (P.25).
Molti dei sopravvissuti al trauma raccontano di sentirsi all’interno di un intorpidimento, come vuoti o morti. Molti bambini semplicemente non hanno la capacità cognitiva di elaborare quanto è successo a loro. I sentimenti sono troppo grezzi e devono essere separati dalla consapevolezza conscia in modo che il bambino possa continuare ad esistere, con conseguente morte emotiva paralizzante o psichica.
Everstine & Everstine (1993) affermano che “nel momento traumatico, la persona affronta la sua vulnerabilità [impotenza] e l’eventuale mortalità [morte psichica]” (p.22). La situazione peggiore si ottiene quando l’evento è stato causato da una persona conosciuta e di fiducia. Secondo Everstine e Everstine (1993) la “visione del mondo della vittima può essere distrutto“. Per il bambino non c’è un posto sicuro.
Terr (1990) commenta che i risultati di estrema vulnerabilità portano ad una “paura di estinzione” (p. 36). E continua: “… e non voglio dire morire. Voglio dire la paura di essere ridotto a nulla, di essere schiacciato“. L’unico modo per un bambino è quello di far fronte a tale vulnerabilità enorme smorzando ogni emozione. Terr. afferma che “ripetuti incidenti orribili a casa possono portare lo stesso tipo di affievolimento emozionale nella vita della vittima simili alle cicatrici di una bomba nucleare … Gli orrori dell’abuso sessuale dei bambini, come quelli della guerra, diventano prevedibili. Può verificarsi un danno  psichico paralizzante in qualsiasi bambino come risposta a questa prevedibilità. ” (P.82). Come risultato di questo ruminazione psichica il bambino può sentirsi in una terra di nessuno: – non è morto, ma non è neppure vivo.
La ricercatrice e sociologa Diana Russell ha accertato l’esistenza di una relazione statisticamente significativa tra gli abusi sessuali e la preferenza religiosa in un adulto. Ella afferma: “Studiando le vittime di incesto che avevano rifiutato la loro educazione religiosa si è evidenziato che il loro tasso di defezione era del 53 per cento, rispetto al 32 per cento di donne senza storia di incesto.” (Russell, 1986, p. 119).

Russell afferma che l’abuso sessuale infantile può essere molto deludente per la vittima. Dopo un’esperienza del genere può essere difficile per una vittima “accettare la nozione di un Dio giusto e amorevole” (p.120).
Secondo la  dottoessa Judith Herman (1992) le persone traumatizzate “perdono la loro fiducia in se stessi, negli altri e in Dio“. Ella afferma che in situazioni di terrore le persone “urlano per chiedere aiuto alle loro madri e a Dio. Quando questo grido di aiuto non riceve risposta, il senso di fiducia di base è in frantumi.” (P. 52, 56). I sopravvissuti ad un incesto intervistati circa la loro fede in un Dio che potesse proteggerli, confermano questa perdita di fiducia.

Diverse interviste sono state condotte ai sopravvissuti ad un incesto. Essi sono stati interrogati circa l’effetto dell’abuso sperimentato e sulla loro fede in Dio. Hanno risposto:
D.P. “Ho odiato mio padre per quello che ha fatto a me e ho avuto  paura degli uomini per anni -. Credo di non riuscire ancora a collegare una immagine amorevole di padre a Dio. E ‘un grande sforzo per me…
G.K. “Dio non mi ha aiutato. L’abuso non si è fermato -. Ho trovato difficile in seguito credere che Lui potesse proteggermi.
I.S. “La nostra famiglia non è mai stata molto religiosa. Probabilmente sull’argomento ero più confusa di ogni altra cosa. Ma dopo l’abuso, non potevo credere in Dio. Se Egli avrebbe dovuto amarmi, perché non mi aveva salvata?. Ho deciso che se non l’ha fatto … non esiste.
L.G. “Sono cresciuta cattolica e ho frequentato le scuole cattoliche. Le monache hanno abusato di me e così ha fatto il prete. Se questo è l’amore di Dio io non voglio avere niente a che fare con lui...”
I loro sentimenti sono simili ai quelli dei superstiti così come citato in letteratura. Elly Danica, sopravvissuta ad un incesto e autrice di Don’t, (1988), fa eco a questa perdita. “… Anelare che qualcuno mi salvi Aspiraree alla pietà.  Non c’è nessun aiuto …. cerco di raccontare alla mia insegnante di  scuola.  Lei risponde:” Tu sei dipendente a tuo padre per tutte le cose. Egli è il tuo Signore come Gesù è il tuo Signore. Non è capace di farti male. Ha ragione in tutte le cose. Se sei stata punita è per il tuo bene. Se lui è tropposevero è perché ti ama. Prega Gesù per stare bene …
Non vi è alcun conforto quindi prego per il martirio. Almeno se fossi morta sarebbe finita. (P.15).
La letteratura sulle vittime di incesto spesso riferisce di questa stessa perdita di fiducia in Dio. Hancock e Mais (1987) citano le parole di un sopravvissuto: “Mio padre non mi amava e abusava di me e di mio fratello maggiore, ho sentito che non potevo fidarmi di Dio o di chiunque altro La mia vita era piena di paure.“.

 

Non sento che Dio mi ama veramente – e sono stato disposto ad accettare tutto perché non ho sentito  di meritare il suo amore …
Non sono mai stato in grado di vedere Dio come ‘Abba’ o di avere una reale comprensione di Dio come Padre … non ho mai permesso a nessuno di entrare nel mio luogo sicuro, perché ho sentito che non ne valeva la pena – e poi, non potevo ‘contare su Dio per non farmi del male. ” (Pp. 26, 42, 44).

Gli psicoterapeuti Feldmeth e Finley (1990) citano le risposte che dei sopravvissuti agli abusi hanno offerto sui loro sentimenti su Dio:
Non riuscivo a smettere di piangere. Ho detto a Dio: “Io ti odio per essere un uomo, io ti odio per essere un padre! So cosa fanno i padri alle figlie! Non riesco proprio più a pregare. Io non riesco ad andare oltre la connessione nella mia mente tra il padre e la parola “sesso abusivo”. Se penso a Dio Padre, immagino un uomo con un pene.

E ‘davvero difficile accettare un Padre celeste quando hai odiato il tuo vero padre e non si è stati in grado di fidarsi di lui. Quando un padre vi ha usato e tradito, come ci si può aspettare che l’altro al piano di sopra possa fare cose buone per voi? (Pp. 103-104).
Chiaramente sia nella letteratura che nella esperienza diretta le donne che sono state sessualmente abusate e traumatizzate da piccole risultano avere difficoltà relative ad una immagine di Dio come Padre. La loro capacità di fidarsi ad uomini specifici o agli uomini in generale, così come la loro immagine degli uomini è danneggiata. Alcune donne pensano di non essere più degne della cura di Dio.
In tutta la letteratura il trauma è legato agli abusi sessuali su minori. Questo tipo di traumi gravi produce intense sensazioni di impotenza, la mancanza di sicurezza e protezione e, infine, una forma di morte emotiva paralizzante o psichica. Senza capacità di porre fine all’abuso tramite il proprio potere o ricorrendo a poteri esterni, sia di altre persone o anche a quello di Dio, le vittime di abusi sessuali spesso si sentono completamente abbandonate e trovano difficile credere che ci sia un Dio giusto e amorevole che saprà proteggerle. Sarebbe importante continuare la ricerca sugli effetti dell’abuso sessuale infantile sulle questioni spirituali che vengono generati da questo tipo di trauma.

 

Bibliografia

  • Allender, D.B. (1992). When trust is lost: Healing for  victims of sexual abuse. Grand Rapids , MI: Radio  Bible Class.
  • Badgley, R.F. (1984). Sexual offences against children,  vol. 1-2. Ottawa: Canadian Government Publishing  Centre.
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Fonte: Sexual Abuse and the Reduction in the Belief in God

 

Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

SEGNALAZIONE

Gentili colleghi, ho letto i seguenti articoli

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=1HYPERLINK “http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=1&IDNotizia=454251″&HYPERLINK “http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=1&IDNotizia=454251″IDNotizia=454251;http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/09/11/news/parla_l_nsegnante_di_bondage_erano_iscritti_alla_mia_scuola-21504242/

Mi chiedevo se tali pratiche fossero normali e cosa ne pensassero gli psicologi in generale.

Lettera firmata

 

 

 

COMMENTO REDAZIONALE A CURA DELLA DR.SSA Lorita Tinelli

Bondage: quel sottile legame tra Eros e Thanatos

A volte il guerriero della luce ha l’impressione di vivere due vite nello stesso tempo.
In una è obbligato a fare tutto ciò che non vuole, a lottare per idee nelle quali non crede.
Ma c’è anche un’altra vita, ed egli la scopre nei sogni, nelle letture, negli incontri con uomini che la pensano come lui.
Il guerriero consente sempre alle due vite di avvicinarsi.
“C’è un ponte che collega quello che faccio con ciò che mi piacerebbe fare,” pensa.
A poco a poco, i suoi sogni cominciano a impadronirsi della vita di tutti i giorni, finchè‚ egli avverte di essere pronto per ciò che ha sempre desiderato.

Allora basta un pizzico di audacia, e le due vite si trasformano in una.

Coelho

 

 

Negli ultimi mesi i media ci hanno riportato tre casi di morte dovuti alla cattiva gestione di un gioco erotico. Una ragazza di 24 anni ha perso la vita a Roma, un trentasettenne l’ha persa a Vignola Falesina, provincia di Trento e un uomo di 56 anni a Rovigo. La causa della morte per tutti è stato il soffocamento simulato come gioco erotico o asfissiofilia.

In tutti i casi le procure preposte hanno aperto indagini sui rispettivi partner o compagni di gioco per omicidio colposo.

Le persone rimaste uccise provengono dagli strati sociali più disparati: una studentessa, un vicesindaco, un operaio. Tutti erano coinvolti in una forma di masochismo che è degenerato sino alle estreme conseguenze.

Ma cosa spinge la gente a praticare tali forme di sesso estremo?

Tali giochi in cui piacere e dolore si fondono, sfiorando la morte, vengono sperimentati ed insegnati in diverse scuole, presenti anche nella nostra nazione. Qui si impara il breath play (il gioco del respiro che prevede due donne legate agli estremi di una corda, come in una bilancia, fino a togliersi il respiro, con un uomo che le osserva), lo Shibari (gioco che prevede di legarsi con le corde) e tante altre forme di bondage in cui vengono usati sacchetti, bende e strumentazione varia, che, a detta degli estimatori del genere, porta al raggiungimento di punte massime di piacere.

Inserendo la parola ‘bondage’ nei motori di ricerca appaiono come risultato diverse centinaia di negozi che vendono anche on line oggettistica per tali tipi di performance: mascherine, corse, manette deconrate, frustini, fermo per giochi erotici e molto altro possa stimolare la fantasia. Nei medesimi siti si offrono anche consigli su come usare gli strumenti perché secondo gli autori il bondage non è una questione di tecniche ma di sentimenti, i polsi legati dietro alla schiena con un foulard sono efficaci come una posizione dove si usano decine di corde, con tanto di foto che rappresentano le varie posizioni: quella comoda, la tartaruga, caviglie affiancate, sospensione a testa in giù, sospensione a testa in su e molto altro.

Il Dottor Davide Dettore, docente di psicopatologia del comportamento sessuale all’Università di Firenze, in una intervista rilasciata su Ok Salute.it ha affermato che, secondo chi pratica tali giochi, la mancanza di aria amplifica l’eccitazione e le sensazioni sessuali, rendendo più piacevole e più intenso l’orgasmo. Ma tale sensazione di soffocamento dovrebbe essere fermata prima che tutta la situazione diventi pericolosa. Quindi i ‘giocatori’ dovrebbero essere ben responsabili e attenti al dettaglio.

Sempre secondo Dettore la pratica permette ad una parte di dominare e all’altra di sentirsi umiliata e controllata. “Secondo alcuni, i masochisti si sentono forti perché sono in grado di tollerare il dolore. Secondo altri, il piacere è dato dalla perdita di controllo (che è concentrato nelle mani di un altro): un modo per andare contro all’ipercontrollo della persona imposto dalla società” (http://www.ok-salute.it/sesso-psicologia/11_a_bondage-asfissiofilia.shtml).

Spesso in tali pratiche il sesso nella sua forma tradizionale è presente in misura minoritaria o addirittura ne è del tutto escluso. Sembrerebbe che questa nuova forma di sessualità si svincoli sempre di più dalla generatività portando il sesso lontano dalla procreazione o comunque non necessariamente al suo servizio. L’attenzione è spostata al bisogno di ‘recuperare’ altri significati, mediante la stimolazione sensoriale estrema di sé o dell’altro. A volte, ma non è una regola, il gioco viene accompagnato dall’uso di sostanze allucinogene, affinché l’esperienza possa risultare quanto più estremizzante possibile.

Le regole fondamentali e necessarie di tali attività sono: la sicurezza (“saver word”, il comando che da la possibilità al partner passivo di interrompere il gioco), la consensualità (la persona che assume il ruolo di ‘sottomesso’ acconsente ad essere tale sulla base di un accordo paritario preso da entrambe le parti prima di iniziare il gioco), la flessibilità dei ruoli (che possono diventare interscambiabili o comunque congeniali alla persona che ne sceglie uno), la soddisfazione reciproca.

Il gioco, quindi deve essere sicuro ma nulla deve ritenersi sbagliato se all’interno di esso i partecipanti sono consenzienti.

Fu lo stesso attivista David Stein, nel 1984, ad usare queste definizioni, volendo distinguere un tipo di Sadismo/Masochismo consensuale, da quello deviato e autodistruttivo, definito dallo stesso come sadomasochismo.

L’avvocato Filippo Lombardi afferma che tale pratica sessuale estrema si incentra sul diritto/dovere di provocare sensazioni dolorose. L’uso scorretto di tali pratiche è variegato e, come lui stesso afferma non di rara verificazione. Si tratta di eventi connessi al blocco della circolazione sanguinea, alla possibile rottura, slogatura, lussatura di ossa, il blocco della respirazione con connesso soffocamento, le lesioni o abrasioni della cute, che potranno poi essere più o meno gravi a seconda dei casi. E i danni possono diversificarsi in entità o natura, a seconda degli ulteriori ed eventuali strumenti sessuali utilizzati nel caso concreto (

Pratiche sessuali estreme e diritto penale. Focus sulla pratica dello Shibari (HYPERLINK “http://spuntianalitici.blogspot.com/2012/05/pratiche-sessuali-estreme-e-diritto.html””HYPERLINK “http://spuntianalitici.blogspot.com/2012/05/pratiche-sessuali-estreme-e-diritto.html”BondageHYPERLINK “http://spuntianalitici.blogspot.com/2012/05/pratiche-sessuali-estreme-e-diritto.html””HYPERLINK “http://spuntianalitici.blogspot.com/2012/05/pratiche-sessuali-estreme-e-diritto.html”).

Nonostante i pareri tecnici, sempre Internet ci riporta un mondo, neppure tanto occulto, di esperienze, curiosità, raccontate da chi il Bondage lo pratica e ne fa anche una corrente di pensiero.

Su un forum di psicologia, un’anonima estimatrice di Bondage scriveva nel 2008 che praticandolo, ha notato ad esempio che in una sessione attiva provo le seguenti emozioni/sensazioni:
- Aumento dell’autostima.
- Aumento della consapevolezza ( forse xké devo badare all’incolumità della ragazza legata )
- Aumento dell’adrenalina.
- Senso di potenza

 

In una sessione passiva invece:
- Imparo a fidarmi della persona che mi ha legato.
- Diminuzione dello Stress ( B&T )
- Diminuzione dell’Ansia ( B&T )
- Generale senso di Rilassamento.
- Aumento dell’autostima ( se si fanno giochi di dominazione non so se succede lo stesso, dato che non ne faccio; io dopo una sessione passiva mi sento ugualmente “bene” e “carica” di autostima ).

In un altro forum Chiara scrive:

apprezzo molto il bondage, personalmente ritengo stuzzichi molto la mia fantasia. E dato che in ogni ambito della vita rivestiamo ruoli mi piace pensare che nel sesso si possa ricoprire un ruolo che nella vita non è il nostro, o seguire le proprie inclinazioni caratteriali.

Abba parla anche di un contratto di schiavitù che contiene delle ferree regole che obbligano il/la master/mistress a prendersi cura del/della proprio/a slave affinché durante il gioco non subisca danni permanenti e possa continuare a “recitare” il proprio ruolo….

Emerge quindi un mondo di persone che sembrano disquisire con certa maturità ed equilibrio, e senza usare terminologie inappropriate, su regole, metodologie, fantasie ed emozioni. In quello che sembra un viaggio esplorativo dei propri confini, delle proprie necessità e fantasie.

Per di più se tali pratiche vengono svolte con esplicite modalità consenzienti, come più e più volte emerge anche dai discorsi visibili in rete, esse vengono a collocarsi in un’area di normalità ( non sconfinano cioè nella psicopatologia, come la porno dipendenza, il sadomasochismo ecc.).

Spesso è la cultura di appartenenza che decide in fatto di normalità o di patologia dei comportamenti sessuali.

Negli ultimi anni la rete internet ha aiutato molto i cultori del bondage a venire allo scoperto, a non sentirsi ‘anormali’ o ‘deviati’, a condividere proprio una cultura molto variegata e a liberarsi delle proprie fantasie, seguendo lo schema prefissato del sano, sicuro e consensuale.

Per anni ho avuto fantasie bondage, fantasie dove legavo donne o dove venivo legato. Per anni mi sono sentito un anormale, un malato, un deviato.
Per anni ho tenuto tutto nascosto dentro di me, perché convinto di essere pericoloso per me e per gli altri. Per anni, quando si parlava di sesso, mi chiudevo in me stesso perché insicuro. Per anni …… ho sprecati tutti quegli anni.

Poi è venuta la Rete, prima con i siti in lingua inglese, poi con quelli, sempre più numerosi, italiani Poi sono venute le chat, i forum, le mailing list, IRC, ICQ e via discorrendo. (…) Il mio sogno è una partner che consideri piacevole e stimolante il bondage, sia come un modo per dividere con un’altra persona una intimità speciale, sia come uno stimolante gioco sessuale. Non voglio una vittima o essere io stesso una vittima, ma qualcuno con cui poter indulgere nella fantasia.” - racconta un altro estimatore.

In conclusione, se davvero i giochi prevedono e corrispondono alle regole della consensualità e della sicurezza sono ben viste dalla psicologia. I limiti, scaturenti in reati, sono di competenza della magistratura.

 

Fonte: Osservatorio di Psicologia nei Media

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