Viaggio nel mondo geovista per capire come e perché si entra in un gruppo settario

 

È un’uggiosa domenica mattina e alcune persone suonano alla vostra porta. Hanno in mano una rivista dal titolo eloquente, “Svegliatevi”. Recitano a menadito i versetti biblici e turbano la vostra quiete annunciando profezie apocalittiche.

Scommetto che avete già riconosciuto l’identikit dei Testimoni di Geova, non da tutti graditi per il loro martellante messaggio di salvezza. Bollati spesso come fanatici che rifiutano il servizio militare e le trasfusioni, molti aspetti della loro identità rimangono in ombra. Eppure questo movimento attira a livello planetario milioni di persone. Fra i cittadini italiani è la religione più diffusa dopo quella cattolica.

In Trentino le Sale del Regno sono ben 14 con 3.500 adepti. Sono gruppi di fedeli che sciamano dalle religioni storiche certi di aver trovato verità più profonde. Viene da chiedersi perché in una società globalizzata, che offre un vasto “supermarket delle religioni, “ affascini la scelta di un credo con un’adesione incondizionata al gruppo. Con l’aiuto di alcuni seguaci e dissociati cercheremo di capire chi sono i Testimoni di Geova, cosa muove questa scelta e perché è così difficile uscirne.

 

Un Regno d’amore?

Faccio pochi passi lungo una strada punteggiata da anonimi caseggiati. Scorgo una palazzina sobria. Tutto dà il senso d’armonia. Il giardino è ben curato e nulla è fuori posto. Solo una scritta all’entrata mi distoglie dal torpore per catapultarmi in un luogo che allevia lo spirito. Varco la porta della Sala del Regno. Lo spazio è senza orpelli, un podio sopraelevato con una pedana al centro e un leggìo. Nessuna immagine sacra. Sullo sfondo un colore caldo fa risaltare uno striscione scritto a lettere cubitali: “Rifugiamoci nel nome di Geova”. La Sala è gremita di gente, molti sono giovani. Qualche bambino scorrazza qua e là. Il calore umano balza agli occhi e mi ammanta. Tutti si avvicinano con tono confidenziale, mi salutano, mi porgono la mano. Tutti mi fanno sentire al centro dell’attenzione con domande sulla mia vita. Un usciere mi fa accomodare con modi molto garbati in una delle poche sedie rimaste libere. I miei vicini sono solerti a mostrarmi le note d’ogni cantico e i versetti biblici che il giovane oratore sta commentando con enfasi sul podio. Il suo monito è gridato con tono deciso: “ Ricordatevi che dietro alla disciplina di Geova ci sono i sentimenti!”. D’un tratto, alla fine della predica, la platea s’infiamma esplodendo in un applauso scrosciante.

Il mio pensiero corre all’atmosfera di una chiesa, molti fiori e altari dorati con sotto gente cupa e silenziosa. Qui un clima accogliente con un vortice d’emozioni che fa breccia nel cuore degli adepti. Esco dalla Sala con un pacco di riviste e una sensazione piacevole. Un dubbio però mi assale: è davvero tutto autentico?

Achille conosce bene questo bombardamento d’amore per attirare nuovi proseliti, con gergo tecnico “love bombing”. All’inizio n’è subito sedotto. È un ragazzo con capelli lunghi dall’aria un pò fricchettona. Si è da poco trasferito da Varese in un paese trentino di poche anime e tutti lo guardano con una certa diffidenza. È solo e vulnerabile. Oggi è un uomo maturo e da ex seguace ha riflettuto a lungo sulla genuinità di questi rapporti.”Allora cercavo qualcosa che mi soddisfacesse. Vidi un volantino dei Testimoni che stuzzicò la mia curiosità. Rimasi stupito perché ad ogni mia domanda loro aprivano la Bibbia e trovavano il versetto con la risposta, certa e precisa. Avevano un’assoluta sicurezza. I miei dubbi esistenziali sembravano trovar soluzione. Mi fecero sentire un eletto, scelto da Dio, con in mano una Verità che altri non hanno. Trovai subito grande interesse e disponibilità nei miei confronti. Tutti si chiamavano fratelli e mi salutavano invitandomi a casa loro. Nelle adunanze gli adepti sono incitati a mostrare quest’interesse per i nuovi arrivati. Ad esempio, quando si va di porta in porta si chiede se la persona ha bisogno d’aiuto, ma tutto è finalizzato alla conversione, non all’altruismo”.

Un’“azienda” di fede

“Con la Bibbia non si tratta. Sono leggi. Sono comandi!” – esordisce nella predica un adepto. Incuriosita, frugo subito nel movimento. Rimango attonita quando mi addentro nella loro macchina organizzativa oliata alla perfezione. Parto dai vertici ove svetta un Corpo Direttivo composto da una decina di anziani, situato a Brooklyn, che stila tutti i dettami agli adepti. Ispirato direttamente da Dio, indica la rotta che porta alla verità. Quindi si dà un bel daffare nell’intepretare i versetti biblici, nella divulgazione di letteratura e riviste, nel dirottare stili di vita e comportamenti dei seguaci. L’elenco di disposizioni è lungo. Si spazia dai vestiti senza fronzoli da indossare conformi al cliché del gruppo, gonna e camicetta per la donna, pantaloni e camicia classica per l’uomo, ai suggerimenti per la sfera intima: dal come trovare l’anima gemella tra fratelli di fede al modo in cui gestire il menage sessuale. Banditi omosessualità, adulterio e fornicazione. Il semaforo rosso è acceso da un Comitato giudiziario che mette in riga chi è traviato da condotte dissolute, che può includere effusioni amorose un po’ spinte. Anche la masturbazione non è vista di buon occhio. Non mancano consigli su come essere felici in coppia rispettando l’autorità maschile del capofamiglia. C’è perfino una lista di professioni sconvenienti per un Testimone, per esempio il lavoro autonomo, perché non lascia il tempo di servire Dio.

Filtrando i vari discorsi degli oratori che si alternano sul podio percepisco che anche la cultura non ha uno spazio privilegiato. Achille, ex TdG, me lo conferma: “Spesso i Testimoni hanno una scolarizzazione bassa, in quanto ‘siamo vicini alla fine’ e bisogna dare priorità alla predicazione. Fare l’università può minare la fede e chi la frequenta non è ben visto; si teme che ciò porti maggior capacità di discernimento”.

L’ingranaggio della gerarchia geovista ha un’impronta aziendale con una miriade di servitori. C’è il comitato degli anziani che ha potere di giudizio e quello che sorveglia l’attività porta a porta. C’è il proclamatore che bussa a caccia di nuovi affiliati e il pioniere che ha sulle spalle un bel po’ di proselitismo. Mentre scorrono le parole dei militanti, colgo che essere incasellati in un preciso ruolo è un punto fermo della loro fede. Si accetta un’organizzazione verticistica, al di là del messaggio spirituale, perché ti affida un compito preciso. Che ti dà identità. Che aumenta l’autostima. Che ti fa sentire importante e parte di un di gruppo. Cosa che la religione cattolica non riesce a fare.

Osservo gli oratori mentre si cimentano nella predica agli astanti. Hanno gran capacità dialettica, ci mettono trasporto. Sfoderano determinazione. Sono sorridenti e fieri di sé. “Quando si entra nel gruppo – commenta Anna, una frizzante trentenne che ha lasciato il movimento – ti vengono assegnati dei privilegi, ad esempio tutti possono fare dei discorsi dall’alto, anche i bambini. La Scuola di Ministero Teocratico ti prepara a ciò. Questo ti fa sentire partecipe ed attivo. Ricordo anziani con licenza elementare che sul podio si sentivano davvero importanti. Però i discorsi nelle adunanze seguono un programma preciso, predisposto dalla sede centrale dei Tdg. Le donne hanno un ruolo più marginale e non possono predicare dal podio o insegnare”.

 

Fede o lavaggio del cervello?

C’è una frase che mi ronza in testa dopo aver messo piede nella Sala del Regno: “C’è un pericolo! Potremo trovarci a vedere l’albero e non la foresta. Salvaguardiamo la saggezza e la capacità di pensare sulle cose”- esorta l’oratore dall’alto. Eppure è palpabile, quando ci s’imbatte in un militante, l’omologazione delle risposte alle nostre obiezioni. Le frasi scandite sono semplici, alla portata di tutti, ma ridondanti. I pensieri che si affastellano annegano in un’accettazione acritica del messaggio che arriva dai vertici. Infatti, continua l’oratore, “come allontaniamo il male? Evitando di essere critici verso i vostri fratelli e la Congregazione. Come potrebbe sentirsi Geova se sputiamo nel piatto ove mangiamo?”. Questa dunque è l’unica verità che va difesa dagli assalti ‘del mondo fuori’.

“Il Corpo Direttivo, portavoce della Volontà di Dio, detto lo schiavo fedele, decide anche le questioni fondamentali – chiarisce Achille, ex TdG -. Nelle adunanze si leggono le riviste che loro stilano, dove ci sono delle domande e le relative risposte. Tutto ciò è letto e ripetuto senza poter dare un’opinione che contrasti minimamente con quanto detto dai vertici, altrimenti sei subito richiamato dagli anziani e puoi essere dissociato come apostata. Questo è quanto è successo a me dopo una mia lettera critica”.

Oltre questo recinto, la tentazione di Satana è continua e allora si alza un muro psicologico accettando solo il governo di Dio. Così il diritto di voto o la partecipazione politica è bandita.

Ma cos’è gradito a Geova? “Bisogna usare le cose più preziose, tempo ed energia, per fare gli interessi del Regno”- ripete spesso l’adepto dal podio. Infatti la vita spirituale di un Testimone marcia a ritmi frenetici. C’è l’incontro settimanale nella Sala di culto. C’è l’adunanza per studiare i testi biblici e programmare l’annuncio porta a porta. C’è la scuola di Ministero Teocratico che forgia le loro abilità oratorie. La crescita dello spirito lascia poco spazio ad altre attività effimere. “Tutto – prosegue Achille – finisce per ruotare intorno a questo credo. Ricordo che facevo 5 adunanze settimanali e circa 90 ore di proselitismo al mese. Se eri inattivo venivi subito richiamato. C’era sempre da studiare qualche rivista o libro. Anche i figli dovevano studiare con me seguendo programmi finalizzati ad inculcare la Verità. In ferie non vanno dimenticate le adunanze, quindi dovevo cercare la Sala più vicina. Con le persone del mondo bisogna mantenere le distanze e frequentarle solo per motivi di lavoro o scuola. Le amicizie possono ‘corrompere le buone abitudini’ e le potevo avere solo con i Testimoni. E se confidavi ad altri un’opinione in contrasto con l’organizzazione tutto era subito spifferato agli anziani”.

I seguaci, tuttavia, non ci stanno ad essere bollati come adepti passivi le cui sorti sono decise dall’alto. Rivendicano il ruolo di protagonisti nella loro fede. Non vogliono sentir parlare di vessazioni o lavaggio del cervello. Per Marco, un quarantenne che da anni milita nel gruppo, questa è una famiglia meravigliosa che traduce nel vivere concreto ciò che nella Bibbia è stato scritto. Il gruppo contribuisce alla sua salute fisica, mentale ed emotiva: “Qualsiasi fede ti dà una guida, anche quella cattolica. Il Corpo Direttivo è la parola di Dio ed è chiaro che nutri fiducia. I consigli mi danno un supporto pratico per andare avanti. Così la mia vita è migliorata, sul lavoro non accetto imbrogli. Sono più onesto, pago le tasse. Non obbligo i miei figli a convertirsi, ma so come affrontare con loro il tema della sessualità, a quali qualità guardare nella scelta del partner”.

I Testimoni storcono parecchio il naso anche quando usi il termine setta per indicare il loro credo. Le adunanze sono pubbliche e nessun adepto si nasconde. È solo una brutta etichetta che esiste nella testa di chi non li conosce. Eppure quest’adesione incondizionata al gruppo porta a recidere legami forti quando un figlio maggiorenne o qualche altro membro in famiglia decide di uscire. È un’onta che coinvolge tutti e sgretola i rapporti. Da un dissociato è meglio prendere le distanze, chiunque egli sia, perché può diffondere la contaminazione. Ci racconta quest’esperienza Anna, ex seguace: “Anche mio marito non crede più in questa religione, ma non può dirlo, perché sarebbe espulso. Lui rimane per non perdere i contatti con i parenti geovisti. Quando va a trovarli io devo aspettare in macchina perché in quanto dissociata non mi fanno entrare in casa, per loro sono diventata invisibile”.

Non c’è dubbio che questa faccenda desti nell’osservatore esterno un certo scalpore e mi chiedo come un militante possa metabolizzare questo vissuto. Marco mi viene in soccorso distillando le radici del suo credo: “Questa è una religione davvero impegnativa, ci vuole un percorso ponderato prima di essere battezzati, cioè dedicarsi a Dio con un’unione indissolubile. Se tu trascuri tale missione, non fai più parte di questo popolo, perché Dio non può essere sbeffeggiato. La nostra è una scelta di vita che si attiene strettamente al Vangelo. Alcuni passaggi degli apostoli, nelle lettere di Paolo, spiegano in maniera limpida questo concetto: una mela marcia può rovinare tutta la cesta’”

L’apostata

È palpabile dal racconto dei militanti e dei dissociati quanto il gruppo geovista rappresenti un guscio protettivo che dà sicurezza. Il guscio racchiude tutto: uno spazio accogliente, gente con cui fare amicizia, un futuro di salvezza. Così molto spesso capita che dal guscio non si riesca ad uscire, anche se capisci che qualcosa non quadra nelle dottrine insegnate. Il tempo scorre in un mondo sospeso che prende le distanze da quello reale. Di là ti aspettano i “malvagi” e non vale la pena di fare un salto nel vuoto. Ma com’è possibile rimanere intrappolati in quest’ingranaggio? Lo spiega chiaramente Achille, che ci tiene a definirsi un apostata. Lui ha dato un taglio netto al gruppo facendo venire a galla le sue riflessioni, anche se c’è voluto molto tempo. I suoi pensieri si sono un po’ alla volta sedimentati e hanno dato corpo ad un sito Internet (www.infotdgeova.it) che guarda al culto con occhio critico. “Dopo l’entusiasmo iniziale, non ero più padrone di me stesso. Mi sentivo costretto dalla struttura a fare le cose. Però lasciare non è stato facile perché la mia vita sociale era tutta lì dentro. Lì non serviva pensare, tutto era già deciso per me. Ogni mio dubbio era risolto. Sentivo un gran vuoto. Con l’esterno ormai avevo solo contatti superficiali e sapevo che dovevo imparare di nuovo a vivere. Uno studio meccanico fatto di ripetizioni mi aveva un po’ alla volta fatto accettare tutto acriticamente. Ricordo i miei discorsi pubblici fatti secondo uno schema predisposto da cui erano bandite le opinioni personali”.

Recidere i laccioli significa portare con sé un fardello di minacce e sensi di colpa. “Quando uscìì - prosegue Achille – mi fecero tre comitati per ben 9 ore, una cosa simile ad un’inquisizione. Anche i parenti mi fecero sentire indegno. Mio padre disse che era come se gli fosse morto un figlio. Il mio miglior amico disse che non poteva più vedermi”.

Mentre mi congedo da Achille, mi martella in testa una frase letta in un libro. Un oratore durante una predica scandisce: “Fuori dall’Organizzazione da chi andremo? Nelle nostre chiese vecchie, dove vengono tollerati omicidi, omosessuali, drogati, delinquenti? Dove andrete?”.

Si può vivere, soffocando il pensiero, in un recinto che dà sicurezza. Oppure si può passare oltre. Con l’incognita del nulla. Ma liberi da ogni lacciolo.

Chi sono

I Testimoni di Geova nascono in Pennsylvania nel 1870. Sono fondati da Charles Taze Russel e da un gruppo di Studenti Biblici. Considerano la Chiesa cattolica una “falsa cristianità” e basano la propria fede e convinzioni unicamente sulla Bibbia, l’esatta parola di Dio.

L’interpretazione delle Scritture è affidata ad un Corpo Direttivo che rappresenta Dio sulla Terra, detto lo “schiavo”. Da esso partono le linee guida del movimento.

Secondo i Testimoni il vero nome di Dio, dalla traduzione ebraica, è Geova. È l’unico Creatore ed ha un corpo spirituale che risiede ovunque. Essi rifiutano la Trinità. Gesù non è Dio, ma è una creatura venuta sulla terra per compensare la disobbedienza di Abramo. La sua morte è avvenuta su un palo e non sulla croce.

Per i geovisti la presenza di guerre, terremoti e carestie è indice di una fine vicina. Questa avverrà nella battaglia d’Armaghedon, ove periranno coloro che non seguono i principi biblici. Loro compito è predicare casa per casa la salvezza per chi accetta il governo di Dio. Non credono nell’immortalità dell’anima ma nella resurrezione. Chi sarà gradito a Dio sarà ricompensato. Solo 144.000 persone, ossia gli “unti”, vivranno nel regno celeste, le altre “pecore” potranno vivere sulla Terra trasformata in Paradiso.

Cosa fanno i Testimoni per essere graditi a Dio? Oltre all’opera di proselitismo devono avere una buona condotta morale. Ciò include prendere le distanze dalla “falsa religione” e dal mondo corrotto e rifiutare l’idolatria (niente immagini sacre). Bandite sono le feste d’origine pagana: Pasqua, Natale, Capodanno, Ognissanti. Anche il compleanno, la festa della mamma e di San Valentino sono sgradite a Dio. Non praticano alcun sacramento e il loro battesimo in acqua, fatto in età adulta, simboleggia la propria vita dedicata a Geova.

Da un passo della Bibbia ove Dio dice a Noè che non deve mangiare il sangue, inteso come rispetto per la vita, deriva il divieto di trasfusione. È accettata solo l’autotrasfusione, purché non ci sia interruzione del circolo sanguigno.

Quanti sono
Trentino Italia Mondo
Testimoni Geova 3.500 443.787 18.706.895
Congregazioni 26 3071 107.210
Proclamatori 1.500 243.941 7.508.050

Più setta che religione

L. Tinelli

Intervista alla psicologa Lorita Tinelli

Esiste una tipologia dei geovisti? Secondo Lorita Tinelli, psicologa clinica esperta in organizzazioni settarie, autrice del libro “Tecniche di persuasione tra i Testimoni di Geova”, alcune persone sono inclini a questa scelta: “La personalità e il vissuto individuale giocano un ruolo fondamentale. Si aderisce per la soddisfazione dei propri bisogni, per la difficoltà ad elaborare separazioni, lutti, sofferenze d’ogni tipo. Ai gruppi più rigidi giungono le persone che necessitano di un certo autoritarismo e schematismo attraverso qualcuno che decide per loro con regole precise. La classe predominante è medio-bassa. Prevalgono donne, famiglie e anziani. Molti Testimoni di seconda generazione iniziano ad abbandonare il gruppo”.

Possono essere definiti con il termine setta?

“Il termine setta deriva dal latino ‘secare’ (separare) e ‘sequor’ (seguire). I geovisti seguono un Corpo Direttivo che si autodefinisce unico canale di comunicazione tra Geova e il suo popolo, quindi detta informazioni precise su tutti gli aspetti della vita, nonché massime religiose, definite ‘cibo spirituale’. Inoltre vengono educati ad essere ‘separati’ da ‘quelli del mondo’, i non Testimoni. Ciò rende il termine setta abbastanza idoneo”.

È più fede o condizionamento?

“È un percorso fatto di molte regole e precise tecniche tratte anche dal marketing. I geovisti sono sottoposti a continui impegni di carattere non necessariamente spirituale, ma anche formativo. Conoscono ben poco la dottrina religiosa nella sua globalità, ma solo piccoli pezzi, imparati a memoria, che sono utilizzati a sostegno delle loro affermazioni quando predicano di casa in casa. Poi apprendono le modalità per fare proselitismo, ad esempio come modulare la voce o rispondere alle obiezioni. Tutto ciò è studiato nella Scuola di Ministero Teocratico, dov’è d’obbligo la frequenza”.

Chi finanzia le strutture del movimento?

“Gli adepti prioritariamente. Lo fanno con donazioni, con l’acquisto di tutto il materiale di studio cartaceo e non. In famiglia ognuno deve possedere la sua personale biblioteca teologica e questo sicuramente porta tanto denaro alla sede centrale. Poi c’è molto lavoro di volontariato, anche pratico, tipo coltivare la terra nelle case dei vertici, il che sicuramente porta tanti benefici economici all’intera organizzazione”.

 

Fonte: QT- QuestoTrentino di Febbraio 2012