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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

SEGNALAZIONE
Gentili colleghi, ho letto l’articolo di qualche mese fa dal titolo ‘Genitori troppo anziani’: tolta la figlia di sedici mesi a una coppia di Mirabello.
Nell’articolo si faceva riferimento ad una sentenza che toglieva una bambina ai suoi genitori in quanto troppo in là con gli anni e quindi, potenzialmente non in grado di sostenerla nella crescita. La sentenza puntava il dito anche contro l’abuso del progresso in materia generica, in quanto possibilità che “se spinta oltre certi limiti si fonda sulla volontà di onnipotenza, sul desiderio di soddisfare a tutti i costi i propri bisogni che necessariamente implicano l´accantonamento delle leggi di natura e una certa indifferenza rispetto alla prospettiva del bambino”.
Lettera firmata

 

ARTICOLO ORIGINALE
http://www.casalenews.it/notizia/cronaca/2011/09/16/genitori-troppo-anziani-tolta-la-figlia-di-sedici-mesi-a-una-coppia-di-mirabello/adozione-tribunale%20minori-mirabello%20monferrato-fecondazione/c52d4e0bff5e201c7f0713822e423b6b

COMMENTO REDAZIONALE A CURA DELLA DR.SSA LORITA TINELLI

I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé.
Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro,
E benché stiano con voi non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,
Perché essi hanno i propri pensieri.
Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,
Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.
Potete sforzarvi d’essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.
Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.
Fatevi tendere con gioia dalla mano dell’Arciere;
Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l’arco che sta saldo.
Kahlil Gibran – Il profeta

La storia pubblicata dai media ha sollecitato tante riflessioni.
La gente comune si è chiesta se il Tribunale dei minori non sia intervenuto in maniera troppo rigida, seppur motivato dall’urgenza del dover tutelare la minore, e forse trascurando tutte le dinamiche di una vicenda così complessa. Ma si è anche discusso molto del bisogno della genitorialità “ad ogni costo”.  Quello che, negli ultimi tempi, fa tanto parlare anche il mondo del gossip, per via delle tante star divenute mamme oltre i 50.
I media hanno fatto risaltare l’enorme differenza di età esistente sia tra i partner della nostra storia sia tra loro e la bambina come il problema più difficile da accettare da parte della comunità. Lo stesso tribunale difatti ha parlato di ‘volontà di onnipotenza, sul desiderio di soddisfare a tutti i costi i propri bisogni che necessariamente implicano l´accantonamento delle leggi di natura e una certa indifferenza rispetto alla prospettiva del bambino, in riferimento alla scelta di procreazione artificiale dei due coniugi.
Lungi da voler entrare nel merito di una storia che personalmente non conosco, le mie riflessioni partono da un assunto più generale.  Si è certi che ad un minore sarà assicurato sempre un futuro migliore, estrapolandolo da quelle che sono le sue origini e inserendolo in un altro contesto familiare? Si è certi che in un caso del genere il pregiudizio ‘della genitorialità ad ogni costo non abbia avuto influenza su quella che poi è stata la presa di posizione del Tribunale dei minori?
In un libro pubblicato lo scorso anno dalla collega Vania Valoriano  (2011), da cui ho ripreso il titolo per il mio commento, sono state evidenziate le risultanze psicologiche, mediche e sociali dei mancati passaggi generazionali, per esempio  quelli da figlia a madre, da figlio a padre e da coppia a genitori. Quanto più questi mancati passaggi sono dovuti a limiti dei tempi biologi propri della donna,  tanto da impedirle di vivere a lungo l’idea e la speranza di un concepimento, tanto più diventano dolorosi e difficili da elaborare.
L’assenza di concepimento è il più delle volte un problema di sofferenza o meglio, come sottolinea Carlo Flamigni (1994), comporta diversi tipi di sofferenza riscontrabili in tutte le coppie sterili, ma ciascuno di essi è unico e non confrontabile. Menning (1975) parla addirittura di una sorta di “crisi di vita” che coinvolge l’individuo e la coppia su diversi piani, dando luogo a vissuti di frustrazione, stress, inadeguatezze e perdite.
Diverse ricerche realizzate su campioni di coppie in trattamento di fecondazione assistita hanno evidenziato nelle stesse coppie la presenza di una carica emotiva troppo elevata, durante il trattamento. Tale carica emotiva rendeva ancora più difficile l’accettazione del fallimento e quindi la rinnovata sperimentazione di un mancato passaggio generazionale, col rischio di esserne sopraffatti. Tali risultati inducono a riflettere sull’importanza di intensificare gli sforzi di accoglienza e di informazione da parte dei tecnici sin dalle prime fasi preparatorie del programma di procreazione assistita, ma soprattutto evidenziano l’importante di un sostegno psicologico costante, utile all’elaborazione delle ansie e delle paure sottostanti (Dennerstein e Morse, 1988; Callan e Hennessey, 1989). Non solo, ma in tale contesto il supporto psicologico può essere letto anche come uno strumento di diagnosi e di prevenzione delle sequele psicologiche e psicosessuali (Link e Darling, 1986). Altro obiettivo della consulenza psicologica è quello di identificare le situazioni a rischio, selezionando per ogni singola coppia l’intervento più appropriato, proprio come avviene in maniera obbligata in altri Paesi.
Rispettando  il servizio di tutela dei minori che viene esercitato dai Tribunali, ritengo importante, data la premessa, la garanzia, mediante un’azione preventiva, di sensibilizzazione e di informazione costante, anche del diritto delle coppie sterili, affinché, nel momento in cui possono sperimentare la loro genitorialità lo sappiano fare in maniera ‘sufficientemente buona’, per realizzare quell’importante passaggio generazionale  e non solo per il bisogno di un figlio ad ogni costo.

 

BIBLIOGRAFIA
Cagnazzo G., Fecondazione artificiale: aspetti clinici e di tecnica, in Atti del III Congresso Nazionale e Workshops di Formazione della Società Italiana per la Ricerca e la Formazione in Sessuologia, Bari, 1988, Ies Mercury Editoria, Roma.
Capitanio G.L., Curotto R., Diagnosi di sterilità e l’impatto sulla sessualità della coppia, in Atti del XIII Congresso della Società Italiana di Sessuologia Clinica, Modena, 1993, CIC Edizioni Internazionali, Roma.
D’Ambrogio G., Nappi R.E., Tarabusi M., Fioroni L., Genazzani A.R., La riuscita o il fallimento della fecondazione e le sue ripercussioni sulla vita della coppia, in Atti del XIII Congresso della Società Italiana di Sessuologia Clinica, Modena, 1993, CIC Edizioni Internazionali, Roma.
Di Francesco G., Sessualità nella coppia sterile, Rivista Sessuologia, 14, 1990, 266-269.
Di Francesco G., Fecondazione assistita, Rivista Sessuologia, 14, 1990, 270-273.
Gentili P., Franzese A., Valutazione dei meccanismi di difesa in un campione di coppie infertili, Rivista Sessuologia, 1991, 15 (1), 1991, 31-36.
Flamigni Carlo, I laboratori della felicità. La cura della sterilità tra successi e delusioni. Bompiani, 1994
Manara F., Boscia F.M., Figli desiderati?, in Atti del III Congresso Nazionale e Workshops di Formazione della Società Italiana per la Ricerca e la Formazione in Sessuologia, Bari, 1988, Ies Mercury Editoria, Roma.
Menning B.E., The infertile couple: a plan for advocacy, Child Welfare, 54, 1975, 454-460.
Simonelli C., Concepimento senza sessualità, Il Diritto della Famiglia e delle Persone, luglio-dic. 1987, 1449-1465.
Valoriano Vania, Genitori ad ogni costo. Carocci, 2011
Venturini R., Simonelli C., Acocella A.M., Le nuove tecniche di fecondazione: paternità e maternità in un mondo che cambia, Lo Psicologo, 3, 1986, 50-54.

 

PARERE DEL DR. MARIO RUSSO
Di fronte alla vicenda, riportata nell’articolo segnalato, dei due coniugi di Mirabello la cui figlia è stata dichiarata adottabile dal Tribunale per i minorenni di Torino è immediata la tentazione a schierarsi pro o contro qualcuno dei protagonisti, criticando o approvando la sentenza del tribunale, talvolta sulla base di conoscenze necessariamente incomplete e di parte.
Proveremo, al contrario, a proporre alcune considerazioni che possano essere utili anche in occasioni analoghe,  andando al di là del caso specifico rispetto al quale le valutazioni conclusive vanno fatte nelle sedi proprie e sulla base degli atti raccolti.
1. Il caso dei coniugi di Mirabello negli ultimi anni si è presentato all’attenzione dei mass media in più occasioni e sotto diverse configurazioni, provocando ogni volta appassionati e aspri dibattiti. Per esempio:
in occasione della nascita della figlia (maggio 2010), attraverso il ricorso all’estero alla procreazione assistita eterologa, in considerazione dell’età avanzata dei due genitori;
a seguito della sentenza di adottabilità da parte del TM di Torino (settembre 2011), anche in questo caso posta in relazione da parte dei media con l’età dei protagonisti;
in prossimità dell’udienza preliminare (prevista per febbraio 2012) nel processo penale istruito contro i due coniugi per l’ipotesi di reato di abbandono di minore: probabilmente a questa imminente evenienza è legata la ricomparsa di vecchi articoli sul caso.
L’interesse costantemente rinnovato da parte dei mezzi di comunicazione di massa è certamente segno che questa storia contiene motivi e tematiche che toccano la nostra sensibilità e le nostre convinzioni più profonde sulla genitorialità e sulla cura verso l’infanzia.
2. E’ necessario ad ogni modo ampliare e arricchire gli elementi di conoscenza, integrando i contenuti dell’articolo segnalato con ulteriori informazioni tratte dalla rassegna stampa che si può raccogliere sul caso:
dopo il matrimonio nel 1990, quando la donna aveva 36 anni, la coppia si è sottoposta, in Italia, a dieci tentativi di fecondazione assistita, tutti senza successo;
in seguito, sono state presentate due richieste di adozione nazionale e internazionale (nel 1999 e nel 2003), entrambe respinte; in tali occasioni, secondo alcuni media, la coppia non avrebbe raccolto l’invito a sottoporsi ad una psicoterapia;
pochi giorni dopo la nascita della piccola e su segnalazione del servizio sociale dell’ospedale dove è avvenuto il parto, la Procura minorile di Torino ha aperto un fascicolo e disposto accertamenti. Poco meno di un mese dopo (giugno 2010), anche a seguito della del presunto abbandono in auto della neonata, il TM dispone il suo allontanamento dalla famiglia di origine e l’affidamento ad altra famiglia in attesa di completare le indagini e gli approfondimenti per la decisione sull’eventuale adottabilità;
dopo la diffusione della notizia in merito alla sentenza di adottabilità, il Tm di Torino ha precisato che la decisione non è stata causata dall’età dei genitori, ma piuttosto da episodi di abbandono e dalla mancanza di presupposti per il recupero della funzione di genitori.
Questa precisazione, tuttavia, è contestata dai legali  della coppia, secondo i quali il richiamo alla condizione anagrafica invece è costantemente presente nella sentenza.
3. Esistono alcuni principi di riferimento e alcune precise norme di legge che orientano le decisioni che i Tribunali per i minori assumono in materia di potestà genitoriale.
In primo luogo, è la stessa Costituzione (art. 30) a prevedere l’ipotesi di una eventuale “incapacità” dei genitori nell’espletare il diritto/dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, prevedendo che in questi casi lo stato e i suoi organi intervengano per garantire al minore il pieno sviluppo della sua personalità.
Conseguentemente, il codice civile, nell’ambito delle disposizioni sulle potestà genitoriali, prevede sia che il giudice decida la decadenza della potestà sui figli e il conseguente allontanamento nel caso che il genitore trascuri i propri doveri o abusi dei relativi poteri provocando grave pregiudizio ai figli (art. 330); sia che adotti provvedimenti (revocabili in qualsiasi momento) di limitazione della potestà e di allontanamento, quando la condotta non sia così grave come nell’ipotesi precedente ma tale da apparire comunque pregiudizievole al figlio (art. 333).
Si tratta, peraltro, di principi e disposizioni coerenti con i valori alla base della Convenzione sui diritti del fanciullo, adottata dall’Onu nel 1989, laddove si afferma tra l’altro che nelle decisioni relative ai minori di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del minore deve costituire una considerazione preminente.
Si tratta, come è ovvio, di principi e disposizioni generali che, per trovare applicazione adeguata nei singoli giudizi specifici dei tribunali, debbono correlarsi al concreto contesto di riferimento in termini di accertamento di fatti precisi e di solide valutazioni metodologicamente fondate.
Nella sentenza del Tm è possibile riconoscere tre diversi ordini di motivazioni:
accertamento di “fatti oggettivi”, rilevanti penalmente e/o in sede di giudizio minorile: per esempio, l’episodio del presunto abbandono della neonata in auto, segnalato da alcuni vicini;
valutazioni di personalità, necessarie a formulare ipotesi sulla potenziale adeguatezza genitoriale dei due coniugi: a questo proposito, alcuni media riportano che la perizia psichiatrica avrebbe evidenziato che il padre presenta “scompensi in senso dissociativo e psicotico” e che la madre “non stabilisce con la figlia contatto emotivo  … mostrando una ferita narcisistica intollerabile”;
valutazioni specifiche sul ricorso alla procreazione assistita; in altri termini, la scelta di ricorrere ad età avanzata a tale trattamento viene assunta come indicativa di un atteggiamento non adeguato verso la genitorialità: infatti, nella sentenza si rileva “ … come il dato della differenza di età per i genitori non assume alcuna rilevanza, essendo secondario rispetto all’appagamento del bisogno narcisistico di avere un bambino”.
Il complesso di tali considerazioni conduce, pertanto, alla decisione sulla sussistenza di una condizione di abbandono  “nell’accezione che configura non già carenze di tipo materiale, bensì mancanza delle caratteristiche minime indispensabili per assicurare alla bambina una crescita psicofisica adeguata, giudizio peraltro ancorato a dati incontrovertibili e tendenzialmente immodificabili, attesa la già evidenziata carente consapevolezza dei propri limiti”.
Si tratta di ordini di motivazioni che vanno tenuti distinti, per evitare il rischio di ridurre la complessità delle questioni in gioco, ma che al tempo stesso nel percorso argomentativo si presentano fortemente intrecciate e tali da richiamarsi e rafforzarsi reciprocamente.
4. A questo proposito, è importante evidenziare una questione che riguarda il ruolo svolto dei mass media rispetto a questo tipo di vicende.
In altri termini,  quando si trasferiscono situazioni e argomentazioni di tale complessità nel discorso comunicativo dei media, necessariamente semplificato, si verifica spesso una sorta di fenomeno di “lost in traslation”, nel senso che, come per l’azione di un setaccio, vengono lasciati passare e posti in rilievo solo alcuni degli elementi in gioco, che finiscono per risultare scollegati dalla rappresentazione complessiva dei fatti.
Nel caso che stiamo considerando, nel racconto dei mezzi di informazione l’enfasi maggiore è stata certamente attribuita alla condizione anagrafica dei neo-genitori.
Tutto questo, tuttavia, finisce per attivare un dibattito fuorviato (privato di una conoscenza complessiva del problema) e purtroppo anche fuorviante (poiché mette in rilievo aspetti che non sono centrali o decisivi. Non a caso, infatti, il dibattito finisce per ruotare attorno a due tipi di domande: “E’ giusto togliere la figlia a due genitori solo perché sono troppo anziani?”, oppure “E’ accettabile il ricorso alla procreazione assistita anche in età avanzata?”.
5. E’ opportuno, invece, di accennare ad alcune questioni che meritano un’attenzione maggiore di quella che possiamo riservare in questa occasione.
Un primo ambito di considerazioni riguarda più direttamente la professione dello psicologo, coinvolto nei procedimenti di giustizia minorile come perito o come giudice esperto, in considerazione soprattutto di tutta una serie di critiche che tendono a contrapporre la solida concretezza dei fatti da accertare alla presunta vaghezza delle valutazione etiche o psicologiche.
In realtà, come ho cercato di evidenziare su questo sito in una precedente occasione, questa distinzione tra motivi “oggettivi” e “soggettivi” si basa su una consapevolezza imprecisa della natura dell’atto valutativo, quasi che nella valutazione psicologica di situazioni di incapacità genitoriale ci trovassimo di fronte soltanto a opinioni di operatori psico-sociali più o meno fondate, mentre in altri casi (per esempio, laddove si riscontrano maltrattamenti o abusi sessuali) la registrazione di un “fatto” oggettivamente avvenuto giustifica l’assunzione di decisioni che intervengono sulla potestà genitoriale. In realtà, la valutazione non coincide mai con la semplice registrazione o misurazione dei fatti, poiché a questa registrazione o misurazione si aggiunge un’attribuzione di “valore”, nel senso di riferire tali risultanze ad un sistema di parametri tecnico-professionali, storici, giuridici e persino etici che danno senso al fenomeno indagato e aiutano a prendere le decisioni adeguate. D’altra parte, è altrettanto necessario che ogni formulazione diagnostica sia correlata ad una equilibrata e precisa individuazione dei “fatti” rilevanti nel contesto, per evitare il rischio di risultare un’applicazione astratta  -e, in ultima istanza, moralistica – di categorie generali.
Un secondo ambito di considerazioni riguardano le questioni della procreazione assistita.
Innanzitutto, il ricorso a strutture estere per realizzare un progetto di maternità assistita eterologa, anche per le complicazioni sopravvenute nel caso in questione, evidenzia la presenza di forti disarmonie tra le normative europee in materia e richiama l’esigenza di giungere ad una maggiore armonizzazione.
Inoltre, è sempre più opportuno arricchire la nostra comprensione dei processi psicologici, culturali ed etici coinvolti nel ricorso alle diverse forme di procreazione assistita, anche per i riflessi che tali esperienze in ambiti collaterali, come ad esempio nella valutazione di coppie che si propongono per l’adozione dopo tentativi di procreazione assistita.
Infine, la vicenda dei coniugi di Montebello e il dibattito che si è sviluppato a seguito della sentenza di adottabilità della loro neonata chiama in causa considerazioni più generali sui fondamenti etici della paternità e della maternità e quindi sulla fonte degli speciali diritti/doveri attribuiti ai genitori.
Le risposte diversificate che diamo a domande di questo genere mettono in luce l’esistenza di concezioni diverse e non sempre tra loro conciliabili della paternità e della maternità (1). In estrema sintesi e a rischio di risultare riduttivo, sempre meno ovvia risulta la tesi secondo cui il fondamento etico della genitorialità risiede nel legame biologico con i figli e nel fatto che questi rappresentano per il genitore un’estensione di sé; al contrario maggiore attenzione riserviamo all’idea che gli speciali doveri genitoriali derivino dal fatto che i genitori (attraverso la procreazione naturale o tecnologicamente assistita, ovvero mediante l’adozione) si trovano nella posizione migliore rispetto ad altri per evitare al figlio eccessivi dolori o per promuovere le più adeguate condizioni di vita.  Su questi ultimi speciali doveri verrebbero dunque a trovare fondamento gli speciali diritti e poteri dei genitori.
D’altra parte, la legislazione vigente nel nostro Paese, in linea con le Dichiarazioni internazionali sui diritti dell’infanzia, sembra propendere verso una concezione del potere genitoriale come strumento per assicurare la realizzazione dei diritti dei minori e su tale fondamento trovano giustificazione anche quelle misure giudiziarie e prassi operative che, in casi particolarissimi e con tutto il necessario equilibrio, tale potere limitano o fanno decadere.

Nota:
a questo proposito, si può confrontare il saggio di M. Mori “Un nuovo problema per la famiglia: la fecondazione artificiale eterologa è una forma di adozione o un’estensione delle capacità riproduttive dell’uomo”  nel volume Il bambino bionico di O. Polleggioni – M. Russo, 1989, La Nuova Italia Editrice.

 

Fonte: Osservatorio di Psicologia nei Media

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Sindrome di Alienazione Genitoriale

 

NOCI (Bari)- Alle ore 19,30 di giovedì 29 marzo, presso il museo Diffuso di San Domenico, si svolgerà un convegno sul tema della genitorialità. La tavola rotonda, giunta al terzo appuntamento, nata con lo scopo di formare e sensibilizzare la popolazione sulle tematiche, che sono abbastanza frequenti e che ripetutamente ci troviamo ad ascoltare tramite il mezzo televisivo, è stata organizzata dal Ce.S.A.P., associazione ONLUS, che opera a livello nazionale, dal centro Psico educativo Adelante.

La manifestazione è patrocinata dal Comune di Noci e dalla Commissione per le parità e le pari opportunità, quest’ultima, molto sensibile, alle problematiche vicine alla famiglia e alle relazioni. Il tema, nel dettaglio, riguarderà le dinamiche di una genitorialità negata: “La Sindrome di Alienazione Genitoriale”.

Il Convegno vedrà come relatrici, Francesca Gigante, presidente della commissione Pari Opportunità del Comune di Noci, la dottoressa Lorita Tinelli, psicologa clinica, consulente dei tribunali e presidente del Ce. S.A.P. (Centro Studi Abusi Psicologici), Tiziana Gigantesco, Giudice di Pace, coordinatrice dell’Ufficio di Noci, Francesco Cellie, Responsabile per la Regione Puglia della FeNBI (Federazione Nazionale Bi-genitorialità), Bobbo Sheyla, Scrittrice, Studiosa di PAS, e infine, Gianni Passaro, Musicista.

Sottolinea la dottoressa Tinelli: “La PAS (PARENTAL ALIENATION SYNDROME) è una forma di manipolazione mentale messa in atto da uno dei due genitori nei confronti del figlio, per allontanarlo dall’altro genitore. Vi saranno testimonianze varie, anche nel pubblico, di genitori e figli ‘vittime’ di questa dinamica, con tutti gli effetti sia giuridici sia psicologici che questa comporta”.

La sindrome di Alienazione Genitoriale è una dinamica psicologica disfunzionale che, secondo le teorie personali dello psichiatra statunitense Richard A. Gardner, si attiverebbe in alcune situazioni di separazione e divorzi conflittuali non adeguatamente mediati. Attraverso dei tecnici esperti e delle testimonianze dirette si cercherà di analizzare tale sindrome.

Al convegno è invitata a partecipare tutta la cittadinanza, sia per ascoltare gli esperti sia per condividere con chi l’esperienza l’ha vissuta direttamente. Su richiesta i partecipanti potranno richiedere un attestato di partecipazione.

 

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Fonte: http://www.noci24.it/cultura/educazione/4720-sindrome-di-alienazione-genitoriale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abstract

Sebbene  il termine “culto” venga di solito associato ai  gruppi di natura religiosa,  i culti non religiosi stanno ricevendo sempre maggiore attenzione nell’ultimo periodo. Questo articolo esamina le caratteristiche comuni di gruppi settari, in particolare l’uso della riforma del pensiero quale processo attraverso il quale vengono portati cambiamenti nel comportamento,  mediante indottrinamento,  oltre che una serie di altre modifiche in contemporanea.  I Culti di Psicoterapia sono descritti per illustrare i programmi coordinati di influenza, di sfruttamento e di controllo del comportamento che li caratterizzano.

Il termine “setta” è solitamente  associato a delle dinamiche  che sono state spesso origine di altre etichette, tra cui “riforma del pensiero” (Lifton, 1961), “persuasione coercitiva” (Schein, 1956, 1961), “lavaggio del cervello” (Hunter, 1953), “controllo mentale” (Langone, 1988), “manipolazione sistematica di influenza psicologica e sociale” (Singer, 1983), “programmi coordinati di influenza coercitiva e controllo del comportamento” (Ofshe & Singer, 1986), e “sfruttamento mediante  persuasione “(Singer & Addis, 1991).

Questi termini riflettono prospettive un po ‘diverse o tentano di spiegare a diversi tipi di pubblico un processo complesso e delicato composto da tecniche, tattiche e strategie di influenza sociale a lungo studiato dagli psicologi sociali, antropologi sociali, e ricercatori di marketing (Cialdini, 1984; Nader, 1991; Zimbardo, Ebbesen, e Maslach, 1977).

In questo lavoro useremo il termine “riforma del pensiero”, perché è breve, ha ottenuto ampio utilizzo nel campo delle scienze umane, non è facilmente suscettibile di interpretazioni esagerate, e descrive sinteticamente ciò che avviene nel processo in esame, cioè,  gli individui a seguito della programmata e sistematica manipolazione psico-sociale imposta da altri, sono portati ad adottare credenze radicalmente diverse e a conformare la loro condotta in modo appropriato a quelle richieste indotte.

Mentre “riforma del pensiero” si riferisce ad un particolare processo di pianificata e sistematica manipolazione psicosociale, “cult” non si riferisce al contenuto ideologico, come alcuni erroneamente credono, ma ad alcune strutture sociali e alle relazioni che modellano il comportamento, i pensieri e i sentimenti dei membri di un gruppo  in modo da asservire i desideri e le esigenze del leader (s).

 Così, un culto si può formare in qualsiasi area di contenuto: politica, religione,  commerciale, filosofico, della salute, della fantascienza, della psicologia, ecc.

 Il fatto che molte persone ancora credono erroneamente che tutti i culti siano religiosi dipende forse dai culti religiosi che ricevettero tanta pubblicità tra la fine del 1970 e l’inizio del 1980.

 Questo documento contribuisce a dissipare questo equivoco con una breve definizione di “cult”, che delinea le caratteristiche di base della riforma del pensiero, come è stato originariamente concepito e nella sua forma contemporanea, e vuole illustrare questi concetti descrivendo una varietà di culti di  psicoterapia.

 

 

 

Problemi di definizione

Culti

La sottoscritta (Singer, 1986) ha affermato che le relazioni cultuali

* Fanno riferimento a quei rapporti in cui una persona induce intenzionalmente altri a diventare totalmente o quasi totalmente dipendente da lui o lei per quasi tutte le decisioni importanti della vita, e inculca in questi seguaci  la credenza che lui o lei abbia qualche talento speciale, regalo, o la conoscenza assoluta. (P. 270)

Una definizione al riguardo è stata proposta durante una conferenza promossa dall’Istituto UCLA Neuropsychiatric, dalla Family American Foundation, e dalla Fondazione Johnson:

* … Un gruppo o movimento che presenta una grande o eccessiva devozione o dedizione a qualche persona, idea o cosa, non etica e che utilizza tecniche di manipolazione, di persuasione e di controllo (ad esempio, l’isolamento dai vecchi amici e dalla famiglia, debilitazione, l’uso di metodi speciali per aumentare la suggestionabilità e sottomissione, pressioni di gruppi potenti, gestione delle informazioni, la sospensione di individualità o di giudizio critico, la promozione della totale dipendenza del gruppo e la paura di lasciarlo e così via) con le quali si prefigge di promuovere gli obiettivi dei leader del gruppo, per l’azione o per un possibile pregiudizio dei soci, delle loro famiglie o comunità. (1986)

Il termine “Cult”, poi, è probabile che mostri tre caratteristiche a diversi livelli:

1. membri eccessivamente zelanti: l’impegno è incondizionato e serve per l’identità e la leadership del gruppo;

2. l’induzione di dipendenza attraverso l’utilizzo di tecniche di manipolazione e sfruttamento di persuasione e di controllo; e

3. la tendenza a danneggiare i membri, le loro famiglie e / o la società.

I culti si professano come aiuto per i membri, ma in realtà li sfruttano. I culti sviluppano il loro piano mediante due strategie:

*  Da una parte c’è un insieme di norme di facciata che appaiono superficiali, mentre ne esistono di più profonde, disegni nascosti e le finalità reali dell’organizzazione o gruppo. Le norme in superficie sottolineano l’idealismo e la giustizia della causa. Sotto la superficie, tuttavia, vi sono un insieme di norme di base che gestiscono in modo efficiente l’organizzazione. (MacDonald, 1988, p. 68)

I culti tendono ad essere centrati sul leader, sullo sfruttamento e sulla manipolazione, e spesso sono  nocivi, essi entrano in conflitto e in maniera minacciosa con i  sistemi aperti, con i familiari dei loro associati e con  la società in generale. Alcuni culti alla fine si disintegrano come conseguenza di questa tensione. Alcuni gradualmente diminuiscono il livello di manipolazione e, di conseguenza, lo sfruttamento, il danno e l’opposizione. Altri, invece, si isolano, psicologicamente se non fisicamente. Al fine di gestire la minaccia rappresentata dal mondo esterno e di promuovere gli obiettivi del leader (s), questi gruppi tendono a:

1. dettare – a volte con dovizia di particolari – come i membri dovrebbero pensare, agire e sentire;

2. richiedere un particolare stato di esaltazione (ad esempio, poteri occulti, una missione per salvare l’umanità) per sé e / o il loro leader (s), e

3.intensificare la loro opposizione e alienazione dalla società in generale.

Secondo queste definizioni, i culti si differenziano dalle  ”nuove religioni”, dai “nuovi movimenti politici”, dalle “psicoterapie innovative” e da altri “nuovi” gruppi in quanto  tendono a usare tecniche di sfruttamento e di  manipolazione, di influenza e di assoggettamento del benessere individuale a favore di quello del leader.

I Culti differiscono anche da altri gruppi puramente autoritari, ad esempio, le organizzazioni militari e alcuni tipi di sette e Comunità. Questi ultimi, anche se rigidi e con caratteristiche di controllo, mancano delle norme interne ed esterne di cui si è parlato precedentemente e non sono estremamente manipolativi nè centrati sul leader. Le regole di controllo sociale di questi gruppi autoritari, anche se a volte coercitivi, sono coerenti, visibili, chiare e non  nascoste. Anche se le loro strutture decisionali sono gerarchiche, i leader dei gruppi puramente autoritari servono gli interessi del gruppo, non i propri. Inoltre, i gruppi più autoritari, ad esempio, quelli militari, devono rendicontare la loro attività alle autorità superiori. I leader dei culti, al contrario, non devono rispondere a nessuno del loro operato.

Poiché le società democratiche avallano la libertà individuale, l’autonomia e la dignità, tendono a criticare i gruppi settari. La causa di queste valutazioni negative, tuttavia, non è la novità o le convinzioni insolite presenti in questi gruppi, ma la loro condotta, in particolare i loro metodi di reclutamento, indottrinamento e sfruttamento dei membri.

Per quel che riguarda la manipolazioni del culto, è chiaro che alcune persone possono influenzare più facilmente di altre. Ash (1985) osservava che i seguenti tipi di fattori rendono alcune persone particolarmente vulnerabili alle manipolazioni di culto: alto livello di stress attuale, disillusione culturale in un ricercatore frustrato, la mancanza di un credo religioso, carenza di un sistema di valori intrinseco e  le tendenze di personalità dipendente, come indicato dalla mancanza di direzione interna, dalla mancanza di un adeguato autocontrollo (per esempio, anassertività), bassa tolleranza per l’ambiguità, e suscettibilità a stati di trance.
Il culto rende vulnerabili le proprie reclute in diversi modi, difatti esso riesce ad indurre e mantenere sostanziali cambiamenti comportamentali e psicologici nei propri membri in maniera sorprendente.

 

Per stabilire un esempio per dimostrare l’influenza degli ambienti di culto, si consideri l’osservazione dei non credenti della organizzazione Billy Graham Crusades, nel quale si è evidenziato che essi decidono di partecipare al percorso proposto dal gruppo per il  2% – 5% e solo circa la metà di questi neo convertiti diventano attivi dopo un anno. Circa il 15% restano convertiti in modo permanente (Frank, 1974, p. 82), vale a dire, sono attivi per dieci anni o anche di più. Quindi, meno dell’uno per cento (0,30% – 0,75%) dei neofiti del Billy Graham Crusades si convertono a tale gruppo. Inoltre, dopo la crociata (il percorso di conversione), queste persone tornano a casa dalle loro famiglie, al loro lavoro e alle loro identità precedenti.

Al contrario, due studi su centri meno conosciuti e periferici rispetto a questa organizzazione ha rilevato che circa il 10% dei soggetti reclutati in un workshop introduttivo lascia la loro vecchia vita alle spalle e diventa missionario a tempo pieno in quel gruppo entro un mese di permanenza (Barker, 1983; Galanter, 1980), con il 5% che restano membri anche dopo due anni (Barker, 1983).

Un attento esame dello studio di Galanter, tuttavia, indica che la percentuale dei soggetti che vi si uniscono potrebbe essere addirittura superiore di quanto riportato. Quattro “fuorusciti” nello studio di Galanter erano stati portati via dai genitori. Se queste persone fossero rimaste, la percentuale restante dopo un mese sarebbe stata del 13%, invece che del 9%.

Inoltre, i  centri esaminati da Galanter sono ben noti da chi ha familiarità con il gruppo per essere meno efficaci di quello di San Francisco, centro, su cui c’è stata una notevole controversia. La maggior parte delle reclute in questi centri erano state solo avvicinate per strada, mentre la maggior parte dei neofiti di Billy Graham Crusades aveva già avuto un contatto sostanziale con gli evangelisti prima di partecipare alla crociata (Billy Graham associazione, comunicazione personale al Dott. Langone, 1989).
Alcuni ricercatori (ad esempio, Barker, 1983) erroneamente interpretano questi risultati come una prova che la riforma del pensiero non si verifica in gruppi comunemente accusati di essere culti. Il loro grave errore, però, è quello di assumere che la riforma del pensiero ha praticamente il 100% di efficacia, cosa che nessun ricercatore serio ha mai affermato.

 

 

 

Riforma del pensiero: Cenni storici

La sottoscritta  (Singer, 1986) ha osservato come nel corso di questo secolo una serie di eventi hanno dimostrato che l’autonomia individuale e l’identità sono molto più fragili  di quanto si crede comunemente. La Russian Purgue (campagna di politica di repressione dell’impero sovietico) del 1930 ha manipolato uomini e le donne affinchè confessassero falsamente di aver commesso crimini e affinchè accusassero gli altri di aver commesso crimini (Mindszenty, 1974).

La stampa mondiale espresse sconcerto e stupore per il fenomeno, ma, con poche eccezioni, presto si cessò di prestarvi attenzione (Rogge, 1959).

Alla fine del 1940 e nei primi anni del 1950 si assistette agli effetti delle università rivoluzionarie in Cina e alla sottomissione di un intero popolo ad un programma di riforma del pensiero che induceva milioni di persone a sposare nuove filosofie e ad adottare nuovi comportamenti. (Chen, 1960; Hinkle e Wolff, 1956; Hunter , 1953; Lifton, 1961; Meerloo, 1951; sergente, 1951, 1957, 1973; Schein, 1961).

Poi venne il conflitto coreano che sottoponeva i prigionieri di guerra delle Nazioni Unite ad un programma di indottrinamento sulla base di metodi che univano i programmi di riforma del pensiero cinese con altre tecniche di influenza sociale e psicologica (Farber, Harlow, e West, 1956; GAP , 1956, 1957; Schein, 1956).

A quel tempo il termine “lavaggio del cervello” è stato introdotto nel nostro vocabolario come “un termine colloquiale applicato a qualsiasi tecnica finalizzata a manipolare il pensiero umano o un’azione contro il desiderio, la volontà o la conoscenza della persona” (Enciclopedia Britannica, 1975).

A causa del sensazionalismo giornalistico, tuttavia, il termine “lavaggio del cervello” ha assunto una sinistra connotazione misteriosa.

Lifton (1961) usa il concetto di “riforma del pensiero“, ritenendo che oltre ad essere una traduzione più precisa del termine cinese di “lavaggio del cervello”, aiuta a spiegare, in aggiunta alle confessioni dei soravvissuti, i notevoli cambiamenti, dovuti ad azioni psicologiche non violente e non coercitive, prodotti in civili cinesi, pur non in stato di prigionia.

Il lavoro di Schein (1956, 1961) ha anche chiaramente dimostrato che né un carcere né le minacce fisiche sono necessarie per ottenere l’effetto della riforma del pensiero.

Dopo il conflitto coreano, la ricerca psicologica, preziosa, anche se a volte controversa, ha aiutato a riconoscere i processi attraverso cui gli individui possono essere controllati. Asch (1952) con i suoi studi sulla conformità, Milgram (1974) con i suoi esperimenti sullo shock, e Zimbardo (Zimbardo, Ebbesen, e Maslach, 1977) con i suoi studi sugli effetti del ruolo del carcere sull’individuo, ne sono solo alcuni degli esempi di ricerca più noti (vedi Cialdini, 1984, per una rassegna della ricerca sociale e psicologica).

Poiché questo lavoro accademico è continuato, altri eventi significativi hanno riacceso l’interesse del pubblico sui processi di influenza e controllo.

Il controllo diabolico di  Charles Manson su un gruppo di giovani della classe media ha scioccato il mondo durante i primi anni 70 (Atkins, 1978; Bugliosi e Gentry, 1974; Watkins, 1979).

A metà degli anni 70, migliaia di famiglie negli Stati Uniti erano perplessi e allarmati per l’influenza di una vasta gamma di guru e nuovi messia sulla loro prole.

Poi, il 18 Novembre 1978  Jim Jones ha portato 912 seguaci alla morte in una giungla della Guyana (Reiterman & Jacobs, 1982). Questa tragedia ha portato il concetto di riforma del pensiero all’attenzione del mondo.
Dopo Jonestown, l’interesse pubblico verso i  gruppi settari è aumentato in modo significativo. Inizialmente, la maggior parte era concentrato sui culti religiosi, specialmente quelli con rituali bizzarri o esotici e di sapore orientale. Ma col passare del tempo, le caratteristiche cultuali furono attribuite a frange cristiane (Enroth, 1986), a grandi gruppi con azioni di sensibilizzazione (Cannella & Farson, 1979; Finkelstein, Wenegrat, e Yalom, 1982;),  o con controversi programmi di riabilitazione dalla droga (Gerstel, 1982; Hawkins, 1980; Hawkins & Wacker, 1983; Mitchell, Mitchell, & Ofshe, 1980; Rebhan, 1983), e a gruppi di psicoterapia (Temerlin & Temerlin, 1982, 1986). Tutto ciò ha portato ad una applicazione più ampia, e alla conseguente confusione dei termini ” culto “e” riforma del pensiero “.

 

Noi qui proponiamo una precisazione: culto si riferisce ad una particolare struttura di potere e riforma del pensiero si riferisce a un particolare tipo di processo di influenza sociale e psicologica. Un gruppo che pratica riforma del pensiero non deve necessariamente essere un culto, ma un culto di solito pratica la riforma del pensiero al fine di mantenere la sua struttura di potere.
Riforma del pensiero: i programmi prima e seconda generazione

Lifton (1961) ha descritto “otto punti psicologici che sono predominanti nel campo sociale per la riforma del pensiero” (Lifton, 1961, p. 420): 1) controllo del milieu, 2) la manipolazione mistica, 3) la domanda di purezza, 4 ) il culto della confessione, 5) la scienza sacra, 6) linguaggio caricato, 7) la dottrina sulla persona, 8 ) dispensazione dell’esistenza.
Ofshe e Singer (1986) furono i primi a distinguere tra programmi di prima generazione di cui aveva parlato Lifton e programmi di seconda generazione, a cui erano interessati Ofshe e Singer (1986). La prima generazione di programmi includeva le tecniche sovietiche e cinesi progettate per estorcere false confessioni, per  inculcare convinzioni politiche e sociali e assicurare la conformità e l’obbedienza alle richieste dei leader. La “gestione” di questi era sponsorizzata dallo stato, i programmi di pensiero di prima generazione erano controllati alla partenza e includevano momenti di feedback tramite ricompensa/punizione durante il programma. Attraverso l’uso sapiente di eccitazione repulsiva e la pressione dei pari, i leader riuscivano a modificare le convinzioni espresse in politica e gli atteggiamenti delle persone designate.
I programmi di seconda generazione, utilizzati dai gruppi settari, tendono anche ad essere non violenti e, inoltre, non hanno la forza fisica e l’autorità di uno Stato. Pertanto, al fine di raggiungere i loro obiettivi, questi programmi hanno dovuto affidarsi a sotterfugi e capitalizzare sulle aree naturali di sovrapposizione tra  loro e sulle scelte individuali. Come i programmi di prima generazione, i programmi di seconda generazione utilizzano tecniche di influenza sociale, le tattiche e le strategie che sono ben documentate in psicologia sociale, marketing e socio-antropologico letteratura di ricerca (Cialdini, 1984; Gerstel, 1982; Hawkins, 1980; Hawkins & Wacker , 1983; Nader, 1990; Rebhan, 1983;. Zimbardo et al, 1977). È interessante notare come i programmi di seconda generazione riescono a coinvolgere psicologicamente un numero più ampio di soggetti rispetto a quelli di prima generazione (Hinkle e Wolff, 1956; Lifton, 1961; Ofshe & Singer, 1986; Singer & Ofshe, 1990).
I programmi di seconda generazione inizialmente si presentano come benevoli, promettendo di soddisfare le esigenze e le scelte individuali. I reclutatori pongono molta attenzione e usano rinforzi positivi circa gli obiettivi da raggiungere. Mediante conversazioni apparentemente intime e modalità di accoglienza i reclutatori valutano gli stati psicologici e sociali dei reclutati, conoscono i loro bisogni, le paure, il potenziale di dipendenza, e le resistenze reali e possibili.

Testimonianze di membri del gruppo, le credenziali (sia vere o false) dei leader, gli attacchi rivolti ai concorrenti del gruppo e la ‘reazione favorevole verso i membri‘ rappresentano gli elementi per la percezione di un ambiente apparentemente accogliente e premuroso che tende a sostenere la domanda del gruppo di benevolenza e di superiorità e a convincere i neofiti di quanto potranno beneficiare aderendo a quel gruppo.
I neofiti raramente sono a conoscenza delle tecniche di persuasione sottili e del controllo messo in atto per modellare il loro comportamento, pensieri e sentimenti. L’unanimità apparentemente amorosa del gruppo è fatta di maschere rigide e di regole contro il dissenso privato e pubblico. Le domande sono deviate; ai commenti critici si risponde con suppliche sorridenti di “non indurre negatività“, o qualche altro “cliché”, per usare uno dei termini di Lifton. Se i nuovi membri persistono nella loro “negatività“, gli sarà ricordato dei problemi personali, dubbi e ricordi colpevoli che hanno rivelato ai leader. Dubbio e dissenso sono quindi interpretati come sintomi di carenza di personalità.

I potenziali membri e i neofiti scivolano in una spirale di crescente dipendenza dal gruppo. Essi sono spesso incoraggiati o gli viene ordinato di vivere con altri membri del gruppo. In molti casi, anche di  lavorare con gli altri membri. La gente  fuori dal gruppo è vista come spiritualmente, psicologicamente o socialmente inferiore, o come ostacolo allo sviluppo dei membri. Al fine di “avanzare” a un ritmo soddisfacente, i membri devono trascorrere lunghe ore coinvolti in vari esercizi ritenuti necessari dal gruppo. In breve, i membri trascorrono sempre più tempo con e sotto la direzione del gruppo.
Per garantirsi il proseguimento di premi del gruppo (lode, attenzione, la promessa di benefici futuri, ecc), i membri devono implicitamente se non esplicitamente, riconosce l’autorità del gruppo nel definire ciò che è vero e buono.

Tale riconoscimento non è semplice a parole, il gruppo pone continuamente nuove sfide e prove ai propri membri, stabilendo estremamente alte, se non impossibili, le aspettative riguardanti le attività (ad esempio, la raccolta di fondi, reclutamento di nuovi membri) e lo “sviluppo” personale (ad esempio, di essere liberi dalla “negatività” dei pensieri e dubbi).

Visto che il dissenso, il dubbio, e la negatività sono proibite, i membri devono progettare la costruzione di una facciata di “felicità” e di accordo, mentre lottano per raggiungere l’impossibile. Coloro che non riescono a progettare la facciata necessaria (perché, ad esempio, ammettono di solito, con molto senso di colpa, i loro dubbi sul gruppo) vengono attaccati e puniti, a volte brutalmente. Quelli che continueranno a “fallire per onestà” sono, in un modo o nell’altro, cacciati o espulsi dal gruppo.

Coloro che aderiscono al gruppo, sia senza punizioni che con esse, lo fanno perché imparano ad ingannare se stessi e gli altri. Imparano, proprio come i soggetti ipnotizzati, secondo la  logica della  trance, come per convincere se stessi che il gruppo ha sempre ragione, anche se si contraddice. Crescente isolamento dal mondo esterno al gruppo, estenuante attenzione alle attività di servizio del gruppo e pratica di  esercizi che inducono stati dissociativi (per esempio, la meditazione, il canto, il parlare in lingue) possono facilitare questo processo di scissione, che in alcuni casi, assomiglia a quello che Lifton (1987 ) chiama “raddoppio“.

La dissociazione psicologica permette ai membri di adattarsi al progetto del gruppo e agli elementi che lo caratterizzano, vale a dire, il suo set di contraddizioni delle regole sociali. I membri si trovano in un bivio di  “fedeltà / tradimento” (MacDonald, 1988): se rimangono fedeli alla loro percezioni di sé e del mondo, tradiscono il gruppo da cui sono diventati eccessivamente dipendenti; se rimangono fedeli al gruppo, tradiscono la loro percezione di ciò che è  buono e vero.

I programmi di riforma di pensiero di seconda generazione inevitabilmente portano al tradimento di se stessi, perché da quel bivio non c’è scampo e si giunge a un “attacco fondamentale dell’essere – la centrale immagine di sé, il senso stesso di autenticità e l’esistenza del sé”.

Al contrario, l’attacco di prima generazione dei programmi opera su una proprietà periferica del sé, la propria visione politica e sociale “(Ofshe & Singer, 1986, p. 18).

Se la seconda generazione di programmi, che operano in società libere ed aperte, non avessero attaccato elementi centrali del sé dei membri, non sarebbero sopravvissuti. Informazioni al di fuori del gruppo sarebbero serviti a neutralizzare l’indottrinamento politico e sociale, così come è avvenuto alle vittime della riforma del pensiero quando sono state liberate dalla prigionia in Corea, Cina e altrove.

Culti di psicoterapia: esempi di casi



Contesto generale

I Culti di psicoterapia possono derivare dalla distorsione e dalla corruzione della terapia a lungo termine individuale (Temerlin e Temerlin, 1982; Conason e McGarrahan, 1986) o di psicoterapia di gruppo (Hochman, 1984), o possono essere avviati da una varietà di non professionisti (West e Singer , 1982; Singer, 1983, 1986). I Leader di tali gruppi variavano da docenti universitari a persone con una formazione non adeguata a gente in libertà vigilata per qualche crimine commesso.
Gli autori hanno studiato indipendentemente 22 culti di psicoterapia negli ultimi anni. I gruppi variano nel formato da 15 persone in due gruppi che al loro picco hanno avuto più di 300 membri. Il più grande di questi due gruppi era composto da 350 membri che vivevano all’interno e 400 membri periferici. La storia della loro esistenza va da 5 a 25 anni, e tutti tranne uno sono ancora presenti (all’epoca di questo articolo ndt). Quindici sono stati condotti da persone professionalmente preparati (psicologi, psichiatri, assistenti sociali), che col passare del tempo hanno inserito ex pazienti col ruolo di “terapista” nei gruppi. Sette erano gestiti da non professionisti (che vanno da ex-impiegati a criminali condannati). I “terapeuti” erano, con una sola eccezione, caucasici. I pazienti sono stati in primo luogo della classe medio-alto borghese caucasici con diplomi o lauree specialistiche. I gruppi erano situati in sei stati.

Metodo

I metodi tradizionali di ricerca sul campo nelle scienze comportamentali sono stati rispettati. Interviste personali sono state condotte con molti come informatori, rispettando la disponibilità dei membri. Documenti (legali, dei media, interni, documenti e scritti pubblicati) sono stati esaminati. Quando disponibile sono stati acquisiti nastri di capigruppo o di membri durante le attività di gruppo. Quando possibile, informatori multipli sono stati intervistati. Anche se in alcuni casi solo uno o due membri di un gruppo erano disponibili per lo studio, ben  37 informatori del medesimo gruppo sono stati intervistati. L’intervista variava da due ore a decine di ore per gruppo. Alcune persone si sono recate a due degli autori per la terapia, alcuni sono stati seguiti nel contesto di un contenzioso, alcuni erano ricercati per la conoscenza delle loro esperienze all’interno della comunità. Molte persone che abbiamo intervistato sono state escluse da questa relazione, perché erano state vittime di abusi, di pratiche illegali della terapia, o che avevano vissuto in un ambiente  che non soddisfaceva la definizione di  culto.

Il  Dr. Temerlin ha intervistato e/o trattato 38 persone (17 in psicoterapia a lungo termine). La  sottoscritta ha intervistato e/o trattato 82 persone.
I tirocinanti come seguaci

 

La sottoscritta ha studiato un gruppo cultuale che si è evoluto quando uno psichiatra e sua moglie hanno offerto la loro clinica come collocamento di supervisione per gli studenti che studiano per lauree specialistiche in psicologia e counseling. I tirocinanti sono stati indotti a cedere immobili di proprietà alla coppia, per ottenere i soldi dalle loro famiglie per la terapia con l’uomo e sua moglie, e a seguire solo questa forma di terapia. La coppia induceva i suoi seguaci  a ritenere che solo questa terapia potesse salvare loro e il mondo. I pazienti-allievi erano indotti a prendere fratelli più piccoli e portarli dentro e a pagare per la loro terapia e a reclutare altri allievi presso le loro scuole affinchè aderissero al “movimento”. Il gruppo è cresciuto e si è trasferito in un ambiente rurale in cui sono coinvolti nella gestione di un programma residenziale di trattamento per pazienti psicotici gravi. Quindi le attività dei tirocinanti, mediante la cura dei pazienti psicotici e il reclutamento di neofiti, avevano il compito (come afferma lo studio che segue di Temerlin & Temerlin) di diffondere le teorie dei capi.

 

Temerlin & Temerlin.

 

Nel 1982 Temerlin e Temerlin hanno studiato

* Cinque gruppi bizzarri di professionisti della salute mentale che sono stati originati da cinque docenti di psicoterapia, che ignoravano costantemente i divieti etici avendo molteplici relazioni con i clienti. I pazienti erano amici dei loro terapeuti, amanti, parenti, dipendenti, colleghi e studenti. Allo stesso tempo sono diventati “fratelli” legandosi insieme per ammirare e sostenere il loro terapista comune. (P. 131)

Le scorrettezze di violazioni di ruolo da parte dei terapeuti sono stati aggravati dal loro uso di tecniche di influenza indiretta, ingannevoli e coercitive che hanno portato i pazienti a rispettare i desideri dei terapisti. Questi terapeuti hanno violato il codice deontologico instaurando relazioni di sfruttamento e di abuso con i loro clienti e  manipolandoli per loro personali vantaggi. Questi culti si sono formati quando i professionisti eticamente deviati, hanno strumentalizzato il rapporto confidenziale con i clienti e hanno  portato i clienti a formare gruppi coesi e incestuosi. I leader sono stati idolatrati piuttosto e nessuno di loro ha tentato di studiare e comprendere il transfert. Invece dell’autonomia personale vengono incoraggiati la sottomissione, l’obbedienza e i legami di dipendenza tra pazienti e terapeuti. Il loro pensiero alla fine somigliava a quello che Hoffer definiva “True Believers” (1951) e Lifton (1961) “totalitario”. Cioè, i clienti sono stati indotti ad accettare acriticamente le teorie loro terapeuti, a sviluppare idee paranoiche verso il mondo esterno, per limitare i rapporti e a pensare al mondo d’elite creato dal culto dei  terapeuti e a dedicarsi ad esso. I gruppi studiati da Temerlin e Temerlin variano di dimensioni da 15 a 75 membri e hanno avuto vita da 10 a 15 anni.
Sullivanians.

 

Da alcuni anni i media hanno riportato le affermazioni fatte da ex membri di un gruppo di New York chiamato Sullivanians. Le accuse, sui casi di affidamento di minori, sono state presentate dalla stampa dal 1975. (Black, 1975). Di recente, le accuse quasi identiche sono state presentate in altri casi di custodia (Conason & McGarrahan 22 aprile 1986; Henican, 1988; Lewin, 1988; McMorris, 3 giugno 1988, Reed, 1988; Span, 1988). Lewin (1988) ha dichiarato:

* Per venti anni, i Sullivanians sono stati una presenza silenziosa a Manhattan – una comunità i cui 200 membri che vivono insieme in tre edifici sulla West Side si occupano di un gruppo di teatro politico nell’East Village. (B.1)

Ma molti di quelli che hanno lasciato il gruppo dicono che i Sullivanians sono diventati un culto di psicoterapia bizzarro i cui leader controllano ogni aspetto della vita dei membri, comprese le loro modalità di vita, pratiche sessuali, scelta della professione, hobby, pratiche educative, e richiedono tre volte la settimana sedute di terapia con ogni membro dell’Istituto Sullivan per la Ricerca in Psicoterapia. (B.1)

Un padre racconta:
* L’idea di base del gruppo è che la famiglia è la radice di ogni male e che un bambino non dovrebbe avere un rapporto speciale con i suoi genitori, così come gli adulti Sullivanians non dovrebbero parlare con i loro genitori. Tutti, anche i bambini, dovrebbero avere il maggiore numero possibile di appuntamenti terapeutici. Ho calcolato che in una settimana mio figlio doveva fare terapia con 23 persone diverse. Io voglio che lui viva in questo modo. (Lewin, 1998, B.1).

 

 

Secondo Lewin (1988) i membri del gruppo – anche coloro che sono sposati tra di loro – vivono in appartamenti con più di una dozzina di compagni di stanza dello stesso sesso e sono incoraggiati a dormire con un membro diverso del sesso opposto ogni notte.
Il gruppo nasce  nel 1957 quando un gruppo di terapisti dissidenti si staccò dal Alanson White Institute, che era stata fondata da Harry Stack Sullivan. Interviste con dodici ex membri del gruppo e un esame dei documenti legali (v. Dobash Bray, 1985; Sprecher v. Sprecher, 1985) e resoconti dei media, come quelli citati in precedenza, hanno rivelato che ciò che era iniziato come un centro di terapia evoluto in una psicoterapia collettiva si è, infine, trasformato in una organizzazione settaria che controllava quasi tutte le aree della vita  dei cosiddetti “pazienti”. Un contenzioso tra ex membri e il gruppo è ancora in corso a New York  presso la Suprema Corte (v. Dobash Bray, 1985; Sprecher v. Sprecher, 1985).

 

 

 

Il Centro per la Terapia Feeling.

 

Hochman (1984), scrivendo di una scuola ormai defunta di psicoterapia, il Centro per la terapia Feeling, descrisse i molti sintomi tipici trovati in ex clienti e pazienti che erano stati membri di questo gruppo:

* Appare un culto distruttivo.  Vira verso un rimodellamento dell’individuo a conformarsi ai codici e alle esigenze del culto, istituendo nuovi tabù che impediscono il dubbio e la critica, e producendo una sorta di scissione in cui i membri della setta si vedono come una élite circondata da non illuminati e anche pericolosi, estranei. (P. 367)

Questo gruppo, che ha avuto vita per  circa dieci anni, era composto da 350 pazienti che vivono vicino l’un l’altro condividendo le case nel quartiere di Hollywood di Los Angeles.

Centinaia di altri sono stati pazienti ambulatoriali non residenti, e altri comunicavano con i  ”terapeuti” per lettera. (Alcuni terapisti erano autorizzati, altri sono stati presumibilmente pazienti assegnati ad essere terapeuti.). Massimo beneficio presunto è venuto solo ai residenti, ed i pazienti sono stati indotti a vedere se stessi come potenziali leader di un movimento di terapia che avrebbe dominato il 21 ° secolo. Il leader aveva promulgato una “teoria” che sosteneva  gli individui con funzione di “ragionevole follia”. Ma se imparano ad “andare al 100%” in cinque aree – espressione, sentimento, attività, chiarezza, e contatti – possono mettere da parte le loro “vecchie immagini” e diventare “sani”, livello che è stato definito come il “punto più elevato dei sentimenti. ” Quest’ultimo obiettivo ambiguo era considerato il raggiungimento del prossimo stadio dell’evoluzione umana (Mithers, agosto 1988).
Numerose le azioni legali (Hart et al v. McCormack et al, 1985; Raines et al v. Center Foundation, 1985; Stato della California, Commissione Esaminatrice Scienze Comportamentali v. Cirincione, 1985; Stato della California, Comitato Psicologia esaminatrice , Divisione di Professioni Sanitarie alleati, Collegio di Medicina Quality Assurance v. Corriere, Oro, Hart, Hopper e Karle, 1985; Stato della California, Consiglio di Quality Assurance Medica, Dipartimento di Medicina Consiglio di Quality Assurance v. Woldenberg Consumatori ‘, 1985; Timnick, 21 Aprile, 1986, 30 settembre 1987) riguardano il Centro per la Terapia Feeling. Nel suo lavoro su molti di questi casi, la sottoscritta ha intervistato 37 ex membri di questo gruppo e ha studiato 92 affidavit, innumerevoli documenti legali e ha analizzato decine di ore di sedute di terapia su nastro. Il Dr. Temerlin anche ha intervistato un certo numero di ex membri e ha studiato le fonti citate collaterali. (Il numero esatto non è noto in quanto il Dr. Temerlin morì prima di questo lavoro fosse completato.)

In questi casi legali, che ho citato, gli imputati sono stati accusati di aver trasgredito le norme della psicologia, della medicina e della cura psicoterapeutica. Nello specifico le accuse erano:

 

* Hanno creato un senso di impotenza nei pazienti, privandoli del sostegno sociale (amicizia, parentela, l’ambiente ordinario,  ruoli professionali, ricchezza) e della fiducia psicologica (attraverso la denigrazione e con la creazione di stati di esaurimento fisico), e mediante una forzata massiccia richiesta di apprendimento del nuovo attraverso un processo di ricompensa/punizione (tra cui induzioni di stati d’ansia e sensi di colpa, punizioni fisiche, come le molestie sessuali).
* Hanno utilizzato insulti razziali, religiosi ed etnici, umiliazioni fisiche e verbali, abusi fisici, soprattutto sessuali, minacce di follia e di violenza  e  stati forzati di esaurimento fisico e mentale.

* Hanno rappresentato ai pazienti un centro in cui  dovrebbero sperimentare odio e sensi di  colpa verso i  loro genitori a causa del loro essere pazienti ‘pazzi’, hanno dato i figli dei loro pazienti in adozione, ed hanno indotto aborti, apparentemente perché i  membri del Centro sono troppo “pazzi” per essere genitori.

* Hanno avuto in intimità sessuali con i loro pazienti, hanno indotto pazienti a picchiare altri pazienti, hanno autorizzato persone non formate a condurre sessioni di terapia senza alcuna supervisione.
* I clienti sono stati incaricati di togliere la loro biancheria intima e di stare in una “posizione di stress” con le gambe piegate per ore.
* Sono state raccolte “donazioni” per migliaia di dollari dai singoli  pazienti per la costruzione di una palestra che il Centro non ha mai usato, così come per l’acquisto di un ranch con altri terapeuti in Arizona.
* I pazienti sono stati fatti a stare nudi  di fronte a gruppi, ai pazienti è stato ordinato di ispezionare i genitali di altri pazienti di fronte al gruppo.
* Ad un paziente di sesso maschile, che voleva tornare al college per studiare musica, piuttosto che lavorare come meccanico in un centro commerciale, è stato fatto indossare un pannolino, è stato costretto a dormire in una culla e mangiare alimenti per l’infanzia per otto settimane perché il suo terapeuta ha detto che quel paziente voleva vivere la sua vita come un bambino.

Timnick (1986), ha riferito che nel Centro “una volta comunità terapeutica alla moda”, le terapie legali erano  ”diventate più lunghe, più costose e più complesse” definendo questo “un caso di cattiva pratica della psicoterapia nella storia della California” (p. 3). Più di 100 ex pazienti ha presentato denunce di truffa, cattiva condotta sessuale e abusi. Cause civili si sono aperte per più di sei milioni di dollari per conto di ex pazienti (Timnick, 1987).

“Dr. Tim”.

 

A quaranta anni, divorziato, con licenza di psicologo clinico, ha sviluppato un seguito di adepti nel  1971, una parte dei quali esiste ancora anche se lui è morto da diversi anni. Il dottor Tim avuto clienti muoversi in casa sua. Essi pagavano una tassa mensile per la terapia più vitto e alloggio e Tim direva le loro vite. Il dottor Tim e la maggior parte dei suoi seguaci fuggirono all’estero insieme in uno stato orientale quando le spese legali sono state attribuite contro di lui, per accuse di aver abusato sessualmente di minori. Il gruppo ha vissuto in comunità per circa sette anni, fino agli esiti legali. Il gruppo so è spostato ancora, ritornando ad in uno stato occidentale.

Una volta sviluppato, il gruppo era costituito da una media di quaranta membri, tra cui alcuni bambini. C’era un giro d’affari durato tredici, durante il quale  il dottor Tim induceva i suoi membri che lasciandolo avrebbe causato loro il  condurre una vita di sofferenza mentale. I pazienti erano reclutati sostituzioni tra coloro che erano sofferenti. Lasciare il gruppo era difficile, in quanto il dottor Tim aveva invitato i più forti del gruppo a recuperare chiunque fosse un potenziale fuggiasco. Le persone che hanno cercato di lasciare apertamente erano fisicamente minacciate.

Il dottor Tim diceva ai suoi pazienti che era “una persona più illuminata di Gesù”  e che “aveva creato la terapia definitiva, combinando Freud, Zen, Yoga Kundalini, e LSD.” Egli insegnava a “ignorare il proprio ego.”

Nessuna critica o reclami erano tollerati da Tim, le critiche erano propinate come un  ”essere nella tua testa,” piuttosto che “nei vostri sentimenti.” Ogni sensazione veniva etichettata  come un  “essere nella vostra roba” e, quindi, come indicazione del disturbo mentale individuale.

In una sessione iniziale di terapia individuale il dottor Tim privatamente diagnosticava ogni nuovo membro come possessore di segni segreti di una grave malattia mentale (es. schizofrenia paranoica, maniaco-depressiva) e annunciava che solo lui poteva curare la sua persona.

Durante le terapie di gruppo i membri venivano umiliati e castigati da lui come “stupidi, stupidi e pazzi.” Fu detto che i loro genitori, in particolare le loro madri, avevano causato la loro malattia mentale e i pazienti dovevano “dissociarsi” da loro, ma non come fonte di denaro per la terapia. Tutte le telefonate che coinvolgono genitori erano furtivamente registrate e riprodotte in sedute di terapia di gruppo per dimostrare come i genitori erano dannosi per i pazienti.

La terapia includeva il cambio di una carriera intellettuale con un lavoro più umile e fisico, apparentemente “per conoscere il corpo, per avere esperienze Zen, e per imparare a sentire.” Sembra anche, però, che il dottor Tim utilizzasse i suoi pazienti come  servi in casa e per il suo cortile.
Inoltre, la quantità e la regolarità dell’uso di  LSD ha portato i seguaci a ridurre le proprie potenzialità lavorative. Inoltre, lavori a bassa retribuzione nei motel vicino a lui ha reso molto difficile per i “pazienti” accumulare denaro e fuggire dal gruppo. Il Dr. Tim aveva anche indottrinato i  membri a credere che il gruppo era la “famiglia” e gli amici di cui avevano bisogno. Dopo tutto, egli sosteneva, vivevano in una grande casa e avevano accesso alle auto, al sesso e alla terapia non disponibile altrove.
Il dottor Tim ha affermato che le famiglie erano dannose, ha rotto e ha impedito i matrimoni e ha fatto sì che i bambini fossero cresciuti dal “gruppo” e non dalle loro madri. Ha inoltre promosso i contatti omosessuali e eterosessuali. Egli ha permesso che maschi potessero avere quattro o cinque uomini vivendo in una camera da letto insieme e masturbandosi reciprocamente. Poi fece sì che con una pratica yoga  gli uomini, giacendo sul pavimento, riuscissero ad inserire un dito in bocca e il dito medio nel sedere di un altro uomo mentre lo stesso veniva fatto a loro. Durante la supervisione di queste sessioni, il dottor Tim pare avesse rimproverano gli uomini che erano sconcertati per la prescrizione. Il Dr. Tim aveva rapporti sessuali con molte donne, molti uomini, e alcune ragazze adolescenti i cui genitori erano single nel gruppo. Una bambina di nove anni riferì di essere stata chiusa nella sua stanza per oltre  tre anni con i membri del gruppo, dimenticando spesso il suo cibo perché erano stordita da droghe. Il Dr. Tim possedeva tutti i beni e le automobili dei suoi pazienti e spesso usava il  materiale che aveva imparato per sessioni di terapia individuale come leva per portare i pazienti a devolvergli  le proprie proprietà e possedimenti

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Poco dopo essersi trasferito di nuovo sulla costa ovest degli Stati Uniti, un certo numero di seguaci scappò. Alcuni andarono alle autorità legali, solo per scoprire che il dottor Tim non aveva tenuto il suo rilascio di autorizzazioni o di assicurazione. Il dottor Tim è morto di cancro poco dopo il ritorno alla costa ovest. Un piccolo gruppo di suoi ex “pazienti” vivono ancora nei pressi di uno di loro e si incontrano per esaltare le virtù del loro leader e si chiedono perché le loro vite non hanno mai funzionato. La loro confusione continua 20 anni dopo che  il dottor Tim ha avviato il gruppo e che ha promesso una cura per liberarli. Ex membri sostengono che loro e il gruppo che ancora si aggrappa alla memoria del Dr. Tim sono stati danneggiati in maniera irreversibile.

 

 

Culti di terapia non professionale

La libertà sulla costa dell’est ha permesso lo  sviluppo di  due culti psicologici in Stati che non hanno leggi che regolano le pratiche psicologiche. Alcuni uomini al ritorno da detenzioni restrittive elaborarono terapie che portarono alla costruzione di comunità settarie. Un gruppo era basato sulla tecnica di  ”Primal Scream”, l’altro sulla terapia di attacco provocatorio di un tipo spesso etichettato come un programma “Synanon-clone”.
Un caso. Un uomo operava da un appartamento al secondo piano in un quartiere occupato metropolitano. Reclutava adepti dai bar nelle vicinanze, librerie e avvicinandosi a mense in cui erano presenti  uomini  e donne single, invitandoli a prendere un caffè e parlare con lui della sua “terapia”. A volte usava manifesti in cui venivano pubblicizzate conferenze gratuite sulla “psicologia del sesso, sulla psicologia in generale  e sulla solitudine.” La sua intelligenza di strada assieme al suo estro e al suo gergo procuravano una attenzione intensa e seduzione. Raccontava storie dettagliate in privato sulla sessualità ma le raccontava anche in pubblico,  in sessioni di gruppo, per dimostrare come era “addolorato e danneggiato” da ogni persona. Nel suo gruppo si pagava poco per incontri iniziali, ma nello stesso tempo elaborava costosi corsi “intensivi”. Radunò informazioni dettagliate sulla situazione patrimoniale di ogni persona, famiglia e contatti sociali.  Combinava le sue  informazioni con le proprie interpretazioni delle tecniche di Primal Scream per fa abbassare le difese dei suoi adepti e per renderli sempre più dipendenti da lui. Una quindicina di persone negli ultimi otto anni hanno speso il loro tempo libero con lui, frequentando i seminari e incontrandolo individualmente più volte alla settimana, e facendo affidamento su di lui per la maggior parte delle decisioni della vita. Diversi studenti universitari chiedevano denaro ai propri genitori per l’acquisto di “terapia” da lui. Chiedeva  che le sue prestazioni fossero pagate in contanti. C’è stato turn-over tra i seguaci, ma pochi erano stati presenti nel primo periodo in cui ha creato il gruppo.

Secondo caso. Il secondo gruppo è stato avviato da un comunicatore descritto come un borghese,  un uomo sulla quarantina che aveva imparato la terapia conflittuale di attacco durante un programma di riabilitazione dalla droga, che gli era stato somministrata durante il periodo di dentenzione.

La sua storia rivela un carattere disordinato di un uomo che, dopo aver lasciato il suo programma di riabilitazione dalla droga, ha visto i vantaggi economici di fornire “terapia” per difficoltà ad adulti occupati in uno stato al limite della legalità. Usando le sue tecniche di accoglienza e le modalità di controllo, ha “messo su bottega”. Inizialmente, ha attirato alcuni clienti dal bar e da un ristorante, poi ha chiesto  loro di reclutare  amici e parenti. Più tardi, ha iniziato  la collaborazione con uno psichiatra ed uno psicologo. Questi professionisti gli erano utili per creare un’aura di “scienza e credibilità” a quella che era la sua attività. I documenti legali (non citati qui per proteggere l’anonimato delle parti lese) hanno evidenziato che nessuno dei suoi pazienti è stato visitato e inviato ad un trattamento più appropriato medico o psicologico.
Per più di dieci anni ha controllato la vita di un gruppo di circa sessanta persone. Ai suoi ordini, questi seguaci hanno limitato le loro amicizie al gruppo, hanno reciso le relazioni con le loro famiglie di origine, hanno trascorso la maggior parte del loro tempo libero, vacanze comprese, con lui, e strutturato le loro vite dopo il suo diktat. Dirigeva gruppi di confronto, offriva consulenza individuale, supervisionava la vita sanitaria, finanziaria e sociale dei suoi “clienti”, e li induceva a trascorrere le proprie vacanze con lui.

Terzo caso. In un altro stato, un uomo abbandonato ha iniziato la  sua carriera in un culto composto principalmente da assistenti di volo delle linee aeree. Ha partecipato a molti incontri di formazione e si è sottoposto a  terapia personale. Egli ha letto molto sulla psicologia “innovativa” e si è sottoposto abilmente  a psicoterapie varie, interviste, tecniche interpretative e di mediazione. Ha frequentato ristoranti vicino ad un aeroporto locale sino a tarda notte. Con una tazza di caffè e il giornale della sera aveva avuto un approccio con una assistente di volo femminile che stava mangiando da sola, chiedendole di condividere la sua tavola. Le aveva spiegato che era un genitore premuroso per i suoi figli giovani che erano a casa con una baby-sitter, si informò sulla carriera della donna e della famiglia e fece una breve intervista di screening per individuare la solitudine, la vulnerabilità, la fiducia nelle donna. Non le fece offerte sessuali, ma mentre la donna stava terminando il suo pasto scrisse il suo indirizzo e numero di telefono su una scheda e le disse: “Domani sera incontrerò alcuni amici. Parlerò di alcune riflessioni sulla psicologia con loro. Sei invitata, se vuoi.” Egli poi aveva indotto un certo numero di donne a trasferirsi nella sua grande casa, dalle quali faceva pagare l’affitto, si faceva fare donazioni “per il gruppo” e per le lezioni e le consulenze psicologiche che lui offriva. Alla fine ha indotto il suo gruppo di  ”pazienti”, che egli consigliava intensamente, a limitare la loro vita sociale al gruppo ed evitare vecchi amici, parenti e amanti. Ha incontrato singolarmente con ogni donna, ripetutamente per “analizzare” le sue esperienze passate negative e sviluppare un intenso rapporto di “transfert”, in cui era in grado di ottenere una dipendenza sempre più forte da lui. Nel tempo è riuscito ad organizzare un giro d’affari tra gli  iscritti, ed anche a sviluppare una rete di seguaci donne che avevano l’onore di diventare le sue amanti, baby-sitter e governanti. Le donne più alla periferia venivano sottoposte a un’intensa “analisi” mediante sessioni in cui interpretava le loro motivazioni e cercava di evocare intense “esperienze catartiche”. Coloro che si spostano più vicine a lui sostituivano man mano  quelle che si allontanavano.

Quarto caso. Ancora un altro gruppo cultuale è stato attivato circa otto anni fa da Ray, un uomo senza titoli di studio. Ha mantenuto un gruppo di una media di circa 30 membri in tutto quel periodo. Una parte importante di questi seguaci sono psicologi e laureati in psicologia in fase di tirocinio. Ray attrae questi professionisti attraverso annunci per seminari sullo sviluppo del potenziale umano. Egli afferma che insegnerà loro come “unire, trasformare, e coniugare le proprie esperienza di vita”. Egli sostiene di offrire i suoi servizi in maniera “completamente gratuita”, e che “insegnerà a realizzare i propri sogni, perché l’universo è a portata di mano”. Vende corsi di formazione di base di tre settimane, di solito in località di vacanza attraente, in cui promette modi per “ricreare continuamente se stessi, essere liberi acquisire il tutto in modo gratuito.” Ricoprendo queste abilità personali “nascoste” di ciascuno, promette ai partecipanti di renderli terapeuti e persone più libere.
Ray recluta selettivamente alcuni partecipanti dei seminari chiedendo loro di trasferirsi a casa sua vicino a una grande città, dove egli afferma che si “trasformeranno, alleneranno, impareranno ad arrendersi, ad essere in servizio, e ad abbattere le loro difese, ad affidarsi”. Abbastanza importante, ha messo su un “fondo finanziario libero” a cui seguaci sono chiamati a contribuire “solo con contanti, niente assegni o carte di credito”.
Quando i suoi seguaci si trasferiscono da lui, Ray dice loro che sono “perdenti, che devono rinunciare alla propria vita per lui e che egli è la loro guida, il loro Maestro”. Poiché la maggior parte sono professionisti e provengono da altri stati, spesso hanno difficoltà a trovare lavoro a causa di problemi di licenza e di altro genere. Così, la maggior parte è costretta ad accettare lavori a bassa retribuzione o di prendere in prestito denaro al fine di partecipare ai servizi offerti di Ray.

I seguaci che non mostrano una costante attività vengono considerati da Ray come perdenti e vengono messi da parte a svolgere ”trattamenti” degradanti. Queste persone riferiscono che mentre erano nel gruppo erano depressi, demoralizzati, e cronicamente ansiosi rispetto a come “essere”. La loro autostima è stata schiacciato e si sentivano dipendenti, sbagliati e cercavano ansiosamente di comportarsi come Ray avrebbe voluto. L’atmosfera prevalente del gruppo è stato un contrasto tra alta tensione prodotta da Ray e la dipendenza indotta. Ex seguaci descrivono come Ray che sembra essere la più innocente, la più tenera persona, è l’uomo più spietato che abbiano mai incontrato. Ripete ai suoi seguaci di “ricreare loro stessi, per mezzo di una trasformazione, fusione con quella esperienza che egli permette loro di avere”.
Uno psicologo esperto sulla quarantina d’anni ha trascorso diversi anni con il gruppo, mentre lavorava in una clinica di tutto rispetto. Egli ha osservato: “In qualche modo quando ero intorno a lui, ho perso il mio senso di sé, ho perso tutta la mia conoscenza, tutte le mie capacità diagnostiche non sono riuscito a riconoscere uno psicopatico brillante aveva il controllo su di me.” Il gruppo continua a crescere e Ray ha ora  dato vita a due grossi gruppi di seguaci.

Osservazioni conclusive

I gruppi segnalati qui, sia se creati da terapeuti formati sia da non professionisti, nascono assumendo molteplici ruoli e portano tutti i leader ad esercitare un controllo sulla vita dei cosiddetti pazienti-seguaci. I leader di questi culti di psicoterapia sembrano corrotti e utilizzando liberamente nozioni di psicologia e popolar-psicologia fanno affermazioni senza limiti, acquisendo poteri e competenze personali. Così essi denigrano i genitori dei loro pazienti, il matrimonio e l’unità familiare ed esaltano l’espressione cruda dei “sentimenti” ritenendo l’intelletto e la ragione come ostacoli alla crescita personale.
Alcuni leader, ma non tutti, hanno ampiamente promulgato la nozione di “uscire di testa” e, di conseguenza, avevano seguaci  tecnici o professionisti del settore. In molti casi, la perdita di controllo assieme a quella del proprio patrimonio economico ha reso sempre più dipendenti i seguaci dal proprio leader.
La personalità, i tratti del carattere, e la viva fantasia dei leader di questi gruppi settari sembrano dirigere l’intero percorso di un particolare gruppo. Diversi leader esagitati o psicopatici, per esempio, hanno creato gruppi che sono in continua attività. In un caso un leader ha chiesto ad un  suo seguace di spostare la sua residenza 25 volte in due mesi. In altri casi, come ad esempio nelle sessioni di gruppo sull’omosessualità del Dr. Tim, il leader lentamente disinibiva  i suoi membri al fine di persuaderli ad accettare comportamenti e valori che permettevano a lui di vivere le sue fantasie, come ad esempio essere una persona potente, essere al di sopra della legge, indulgere in atti sessuali sfrenati, etc. Temerlin & Temerlin nei loro primi lavori hanno evidenziato come alcuni terapeuti formati funzionassero come leader di setta (Temerlin & Temerlin, 1982, 1986) ed hanno identificato le principali caratteristiche dei culti di psicoterapia. Essi hanno scritto:

Gli psicoterapeuti con caratteristiche di tipo carismatico possono così manipolare la relazione terapeutica creando dei gruppi di persone che funzionano in maniera molto simile ai culti religiosi distruttivi. Le tecniche usate da questo tipo di  terapisti sono caratterizzate da:  a) aumento della dipendenza, b) aumento dell’isolamento, c) riduzione della capacità di pensiero critico, e d) scoraggiamento dell’interruzione della terapia. (Temerlin & Temerlin, 1986, p. 234)

Altre ricerche successive, riportate in bibliografia, di Temerlin Temerlin hanno portato ad altre scoperte di culti di psicoterapia creati da non professionisti. Come per altri tipi di sette, i culti di  psicoterapia tendono ad impiegare programmi coordinati di influenza, di sfruttamento e di controllo del comportamento al fine di soggiogare i membri alle esigenze e ai desideri dei dirigenti. Questi gruppi ben illustrano i processi che caratterizzano un programma di riforma del pensiero, e mostrano chiaramente come i leader attaccano e minare il senso di sé dei seguaci, così privandoli della capacità di autonomia del  giudizio e della elaborazione dell’informazione sul mondo e su se stessi.

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Acknowledgements

We are grateful to Jane Temerlin, M.S.W., wife and colleague of the late Dr. Maurice Temerlin, for her assistance in completing this manuscript, which meant so much to her husband.

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Margaret Thaler Singer, Ph.D ., Adjunct Professor of Psychology at the University of California, Berkeley, passed away in 2003.

Maurice K. Temerlin, Ph.D., before his death in 1988, had been in private practice in Oklahoma City.

Michael D. Langone, Ph.D. is Editor of the Cultic Studies Journal and Executive Director of the ICSA .

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Cultic Studies Journal, Vol. 7 No. 2 1990
This article is an electronic version of an article originally published in Cultic Studies Journal, 1990, Volume 7, Number 2, pages 101-125.

http://www.freeminds.org/psychology/cults/psychotherapy-cults.html

 

Margaret Thaler Singer, Ph.D.

Professore emerito di psicologia presso la Berkelev, Università della California. Muore il 23 Novembre 2003, all’età di 82 anni.

Durante la sua attività ha tenuto conferenze in tutto il mondo e ha ricevuto diversi riconoscimenti per il suo lavoro, tra cui il premioHopheimer nel 1966 dall’American College of Psychiatrist e la Stanley Dean R. e quello per la ricerca in schizofrenia nel 1972 dalla American College of Psychiatrists .

La Singer ha prodotto ricerche innovative sul lavaggio del cervello dei soldati americani catturati durante la guerra di Corea, e spesso è stata nominata da avvocati come testimone esperto o anche contattata dai mezzi di informazione per il commento su casi di alto profilo, tra cui il Tempio del Popolo e il suicidio di massa a Jonestown, nella Guyana. Inoltre si è occupata della ricerca del Hillside Strangler a Los Angeles, e quella su Branch Davidian e del culto Porta del Cielo. Nel corso degli anni, ha intervistato più di 4.000 membri di sette, tra cui Charles Manson e molti dei suoi seguaci.

 

Traduzione libera di Lorita Tinelli ©

 

 

 

Pubblicato Giovedì, 08 Marzo 2012 07:50
Scritto da Gianni Tinelli
NOCI (Bari)- Era il 24 febbraio 2009 quando sulla Gazzetta Ufficiale n. 45 veniva pubblicato il Decreto Legge n. 11 concernente “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”, ovvero si formalizzava il reato penale di stalking. Il testo è stato successivamente convertito in legge dalla L. 23 aprile 2009, n. 38, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 2009.A Noci fu subito boom. La locale stazione dei Carabinieri sul finire del mese di febbraio eseguì il primo arresto per stalking. Gli uomini dell’Arma imposero direttamente la linea della fermezza. All’epoca dei fatti l’allora Cap. Pietro Petronio alla guida del Comando Compagnia di Gioia del Colle, dette mandato a tutte le stazioni da lui coordinate di perseguire il nuovo reato adottando il pugno di ferro. L’impronta dello Stato però non ha ancora conseguito i risultati sperati.

IL FENOMENO – Nella quasi totalità dei casi, rivela pubblicamente l’ISTAT, le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%). È consistente la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite (33,9% per quelle subite dal partner e 24% per quelle da non partner). Si perché la violenza non è solo fisica ma anche psicologica.

zaccaria-lorenzo-maresciallo-01FORZE DELL’ORDINE – Nell’ultimo anno (2011) a Noci ci sono stati almeno una decina di casi di “atti persecutori”. Nessuno è stato denunciato alle forze dell’ordine. La mancata denuncia di questo tipo di reato alle autorità competenti è confermata dal luogotenente dell’Arma Mar. Lorenzo Zaccaria che dice: “A Noci personalmente abbiamo trattato solo due casi denunciati. Uno nel 2009 ed uno nel 2010. Forse la positiva ondata emotiva data dall’introduzione del reato aveva incoraggiato le vittime a denunciare il proprio stalker”. Ma ciò che rabbrividisce è il seguito. “In entrambi i casi però- continua Zaccaria- in sede di dibattimento processuale v’è stata la remissione di querela”. In altre parole le vittime hanno successivamente ritirato le proprie denunce liberando di fatto dalla legge i propri persecutori. Questo la dice lunga sulla vastità del problema a Noci.Violenza che si ripercuote anche nella mente delle vittime. La stragrande maggioranza dei perseguitati nocesi non denuncia perché non riesce ad esprimere il proprio stato di “vittima perseguitata”, oppure perché appartiene agli strati alti della società nocese.

L’ASPETTO PSICOLOGICO – A Noci le prime vittime di stalking appartengono alla “Noci per bene”. L’inquietante rivelazione perviene dagli studi condotti sul territorio dalla dott.ssa Lorita Tinelli, psicologa, coordinatrice del CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici). “Per quello che concerne la mia personale esperienza - dichiara infatti la psicologa – è emerso che tale fenomeno appartiene anche alla classe socialmente più agiata della nostra comunità. Si tratta anche di persone che rivestono ruoli pubblici”. Si capisce perché a questo punto le vittime nocesi facciano fatica a denunciare le violenze: non vogliono rimetterci la faccia.

LA DENUNCIA – Alla lunga però questo atteggiamento può solo alimentare il clima di violenza. Esternare la propria condizione confidandosi con amici, o rivolgendosi a strutture psicologiche adeguate come il CeSAP, oppure denunciare tutto all’Autorità Giudiziaria è, e rimane, l’unico modo per recuperare la propria integrità e dignità, ed iniziare una manovra concreta per cercare di arginare il diffuso fenomeno che nell’omertà e nel silenzio fonda le proprie radici.

 

Fonte: Noci24.it

Viaggio nel mondo geovista per capire come e perché si entra in un gruppo settario

 

È un’uggiosa domenica mattina e alcune persone suonano alla vostra porta. Hanno in mano una rivista dal titolo eloquente, “Svegliatevi”. Recitano a menadito i versetti biblici e turbano la vostra quiete annunciando profezie apocalittiche.

Scommetto che avete già riconosciuto l’identikit dei Testimoni di Geova, non da tutti graditi per il loro martellante messaggio di salvezza. Bollati spesso come fanatici che rifiutano il servizio militare e le trasfusioni, molti aspetti della loro identità rimangono in ombra. Eppure questo movimento attira a livello planetario milioni di persone. Fra i cittadini italiani è la religione più diffusa dopo quella cattolica.

In Trentino le Sale del Regno sono ben 14 con 3.500 adepti. Sono gruppi di fedeli che sciamano dalle religioni storiche certi di aver trovato verità più profonde. Viene da chiedersi perché in una società globalizzata, che offre un vasto “supermarket delle religioni, “ affascini la scelta di un credo con un’adesione incondizionata al gruppo. Con l’aiuto di alcuni seguaci e dissociati cercheremo di capire chi sono i Testimoni di Geova, cosa muove questa scelta e perché è così difficile uscirne.

 

Un Regno d’amore?

Faccio pochi passi lungo una strada punteggiata da anonimi caseggiati. Scorgo una palazzina sobria. Tutto dà il senso d’armonia. Il giardino è ben curato e nulla è fuori posto. Solo una scritta all’entrata mi distoglie dal torpore per catapultarmi in un luogo che allevia lo spirito. Varco la porta della Sala del Regno. Lo spazio è senza orpelli, un podio sopraelevato con una pedana al centro e un leggìo. Nessuna immagine sacra. Sullo sfondo un colore caldo fa risaltare uno striscione scritto a lettere cubitali: “Rifugiamoci nel nome di Geova”. La Sala è gremita di gente, molti sono giovani. Qualche bambino scorrazza qua e là. Il calore umano balza agli occhi e mi ammanta. Tutti si avvicinano con tono confidenziale, mi salutano, mi porgono la mano. Tutti mi fanno sentire al centro dell’attenzione con domande sulla mia vita. Un usciere mi fa accomodare con modi molto garbati in una delle poche sedie rimaste libere. I miei vicini sono solerti a mostrarmi le note d’ogni cantico e i versetti biblici che il giovane oratore sta commentando con enfasi sul podio. Il suo monito è gridato con tono deciso: “ Ricordatevi che dietro alla disciplina di Geova ci sono i sentimenti!”. D’un tratto, alla fine della predica, la platea s’infiamma esplodendo in un applauso scrosciante.

Il mio pensiero corre all’atmosfera di una chiesa, molti fiori e altari dorati con sotto gente cupa e silenziosa. Qui un clima accogliente con un vortice d’emozioni che fa breccia nel cuore degli adepti. Esco dalla Sala con un pacco di riviste e una sensazione piacevole. Un dubbio però mi assale: è davvero tutto autentico?

Achille conosce bene questo bombardamento d’amore per attirare nuovi proseliti, con gergo tecnico “love bombing”. All’inizio n’è subito sedotto. È un ragazzo con capelli lunghi dall’aria un pò fricchettona. Si è da poco trasferito da Varese in un paese trentino di poche anime e tutti lo guardano con una certa diffidenza. È solo e vulnerabile. Oggi è un uomo maturo e da ex seguace ha riflettuto a lungo sulla genuinità di questi rapporti.”Allora cercavo qualcosa che mi soddisfacesse. Vidi un volantino dei Testimoni che stuzzicò la mia curiosità. Rimasi stupito perché ad ogni mia domanda loro aprivano la Bibbia e trovavano il versetto con la risposta, certa e precisa. Avevano un’assoluta sicurezza. I miei dubbi esistenziali sembravano trovar soluzione. Mi fecero sentire un eletto, scelto da Dio, con in mano una Verità che altri non hanno. Trovai subito grande interesse e disponibilità nei miei confronti. Tutti si chiamavano fratelli e mi salutavano invitandomi a casa loro. Nelle adunanze gli adepti sono incitati a mostrare quest’interesse per i nuovi arrivati. Ad esempio, quando si va di porta in porta si chiede se la persona ha bisogno d’aiuto, ma tutto è finalizzato alla conversione, non all’altruismo”.

Un’“azienda” di fede

“Con la Bibbia non si tratta. Sono leggi. Sono comandi!” – esordisce nella predica un adepto. Incuriosita, frugo subito nel movimento. Rimango attonita quando mi addentro nella loro macchina organizzativa oliata alla perfezione. Parto dai vertici ove svetta un Corpo Direttivo composto da una decina di anziani, situato a Brooklyn, che stila tutti i dettami agli adepti. Ispirato direttamente da Dio, indica la rotta che porta alla verità. Quindi si dà un bel daffare nell’intepretare i versetti biblici, nella divulgazione di letteratura e riviste, nel dirottare stili di vita e comportamenti dei seguaci. L’elenco di disposizioni è lungo. Si spazia dai vestiti senza fronzoli da indossare conformi al cliché del gruppo, gonna e camicetta per la donna, pantaloni e camicia classica per l’uomo, ai suggerimenti per la sfera intima: dal come trovare l’anima gemella tra fratelli di fede al modo in cui gestire il menage sessuale. Banditi omosessualità, adulterio e fornicazione. Il semaforo rosso è acceso da un Comitato giudiziario che mette in riga chi è traviato da condotte dissolute, che può includere effusioni amorose un po’ spinte. Anche la masturbazione non è vista di buon occhio. Non mancano consigli su come essere felici in coppia rispettando l’autorità maschile del capofamiglia. C’è perfino una lista di professioni sconvenienti per un Testimone, per esempio il lavoro autonomo, perché non lascia il tempo di servire Dio.

Filtrando i vari discorsi degli oratori che si alternano sul podio percepisco che anche la cultura non ha uno spazio privilegiato. Achille, ex TdG, me lo conferma: “Spesso i Testimoni hanno una scolarizzazione bassa, in quanto ‘siamo vicini alla fine’ e bisogna dare priorità alla predicazione. Fare l’università può minare la fede e chi la frequenta non è ben visto; si teme che ciò porti maggior capacità di discernimento”.

L’ingranaggio della gerarchia geovista ha un’impronta aziendale con una miriade di servitori. C’è il comitato degli anziani che ha potere di giudizio e quello che sorveglia l’attività porta a porta. C’è il proclamatore che bussa a caccia di nuovi affiliati e il pioniere che ha sulle spalle un bel po’ di proselitismo. Mentre scorrono le parole dei militanti, colgo che essere incasellati in un preciso ruolo è un punto fermo della loro fede. Si accetta un’organizzazione verticistica, al di là del messaggio spirituale, perché ti affida un compito preciso. Che ti dà identità. Che aumenta l’autostima. Che ti fa sentire importante e parte di un di gruppo. Cosa che la religione cattolica non riesce a fare.

Osservo gli oratori mentre si cimentano nella predica agli astanti. Hanno gran capacità dialettica, ci mettono trasporto. Sfoderano determinazione. Sono sorridenti e fieri di sé. “Quando si entra nel gruppo – commenta Anna, una frizzante trentenne che ha lasciato il movimento – ti vengono assegnati dei privilegi, ad esempio tutti possono fare dei discorsi dall’alto, anche i bambini. La Scuola di Ministero Teocratico ti prepara a ciò. Questo ti fa sentire partecipe ed attivo. Ricordo anziani con licenza elementare che sul podio si sentivano davvero importanti. Però i discorsi nelle adunanze seguono un programma preciso, predisposto dalla sede centrale dei Tdg. Le donne hanno un ruolo più marginale e non possono predicare dal podio o insegnare”.

 

Fede o lavaggio del cervello?

C’è una frase che mi ronza in testa dopo aver messo piede nella Sala del Regno: “C’è un pericolo! Potremo trovarci a vedere l’albero e non la foresta. Salvaguardiamo la saggezza e la capacità di pensare sulle cose”- esorta l’oratore dall’alto. Eppure è palpabile, quando ci s’imbatte in un militante, l’omologazione delle risposte alle nostre obiezioni. Le frasi scandite sono semplici, alla portata di tutti, ma ridondanti. I pensieri che si affastellano annegano in un’accettazione acritica del messaggio che arriva dai vertici. Infatti, continua l’oratore, “come allontaniamo il male? Evitando di essere critici verso i vostri fratelli e la Congregazione. Come potrebbe sentirsi Geova se sputiamo nel piatto ove mangiamo?”. Questa dunque è l’unica verità che va difesa dagli assalti ‘del mondo fuori’.

“Il Corpo Direttivo, portavoce della Volontà di Dio, detto lo schiavo fedele, decide anche le questioni fondamentali – chiarisce Achille, ex TdG -. Nelle adunanze si leggono le riviste che loro stilano, dove ci sono delle domande e le relative risposte. Tutto ciò è letto e ripetuto senza poter dare un’opinione che contrasti minimamente con quanto detto dai vertici, altrimenti sei subito richiamato dagli anziani e puoi essere dissociato come apostata. Questo è quanto è successo a me dopo una mia lettera critica”.

Oltre questo recinto, la tentazione di Satana è continua e allora si alza un muro psicologico accettando solo il governo di Dio. Così il diritto di voto o la partecipazione politica è bandita.

Ma cos’è gradito a Geova? “Bisogna usare le cose più preziose, tempo ed energia, per fare gli interessi del Regno”- ripete spesso l’adepto dal podio. Infatti la vita spirituale di un Testimone marcia a ritmi frenetici. C’è l’incontro settimanale nella Sala di culto. C’è l’adunanza per studiare i testi biblici e programmare l’annuncio porta a porta. C’è la scuola di Ministero Teocratico che forgia le loro abilità oratorie. La crescita dello spirito lascia poco spazio ad altre attività effimere. “Tutto – prosegue Achille – finisce per ruotare intorno a questo credo. Ricordo che facevo 5 adunanze settimanali e circa 90 ore di proselitismo al mese. Se eri inattivo venivi subito richiamato. C’era sempre da studiare qualche rivista o libro. Anche i figli dovevano studiare con me seguendo programmi finalizzati ad inculcare la Verità. In ferie non vanno dimenticate le adunanze, quindi dovevo cercare la Sala più vicina. Con le persone del mondo bisogna mantenere le distanze e frequentarle solo per motivi di lavoro o scuola. Le amicizie possono ‘corrompere le buone abitudini’ e le potevo avere solo con i Testimoni. E se confidavi ad altri un’opinione in contrasto con l’organizzazione tutto era subito spifferato agli anziani”.

I seguaci, tuttavia, non ci stanno ad essere bollati come adepti passivi le cui sorti sono decise dall’alto. Rivendicano il ruolo di protagonisti nella loro fede. Non vogliono sentir parlare di vessazioni o lavaggio del cervello. Per Marco, un quarantenne che da anni milita nel gruppo, questa è una famiglia meravigliosa che traduce nel vivere concreto ciò che nella Bibbia è stato scritto. Il gruppo contribuisce alla sua salute fisica, mentale ed emotiva: “Qualsiasi fede ti dà una guida, anche quella cattolica. Il Corpo Direttivo è la parola di Dio ed è chiaro che nutri fiducia. I consigli mi danno un supporto pratico per andare avanti. Così la mia vita è migliorata, sul lavoro non accetto imbrogli. Sono più onesto, pago le tasse. Non obbligo i miei figli a convertirsi, ma so come affrontare con loro il tema della sessualità, a quali qualità guardare nella scelta del partner”.

I Testimoni storcono parecchio il naso anche quando usi il termine setta per indicare il loro credo. Le adunanze sono pubbliche e nessun adepto si nasconde. È solo una brutta etichetta che esiste nella testa di chi non li conosce. Eppure quest’adesione incondizionata al gruppo porta a recidere legami forti quando un figlio maggiorenne o qualche altro membro in famiglia decide di uscire. È un’onta che coinvolge tutti e sgretola i rapporti. Da un dissociato è meglio prendere le distanze, chiunque egli sia, perché può diffondere la contaminazione. Ci racconta quest’esperienza Anna, ex seguace: “Anche mio marito non crede più in questa religione, ma non può dirlo, perché sarebbe espulso. Lui rimane per non perdere i contatti con i parenti geovisti. Quando va a trovarli io devo aspettare in macchina perché in quanto dissociata non mi fanno entrare in casa, per loro sono diventata invisibile”.

Non c’è dubbio che questa faccenda desti nell’osservatore esterno un certo scalpore e mi chiedo come un militante possa metabolizzare questo vissuto. Marco mi viene in soccorso distillando le radici del suo credo: “Questa è una religione davvero impegnativa, ci vuole un percorso ponderato prima di essere battezzati, cioè dedicarsi a Dio con un’unione indissolubile. Se tu trascuri tale missione, non fai più parte di questo popolo, perché Dio non può essere sbeffeggiato. La nostra è una scelta di vita che si attiene strettamente al Vangelo. Alcuni passaggi degli apostoli, nelle lettere di Paolo, spiegano in maniera limpida questo concetto: una mela marcia può rovinare tutta la cesta’”

L’apostata

È palpabile dal racconto dei militanti e dei dissociati quanto il gruppo geovista rappresenti un guscio protettivo che dà sicurezza. Il guscio racchiude tutto: uno spazio accogliente, gente con cui fare amicizia, un futuro di salvezza. Così molto spesso capita che dal guscio non si riesca ad uscire, anche se capisci che qualcosa non quadra nelle dottrine insegnate. Il tempo scorre in un mondo sospeso che prende le distanze da quello reale. Di là ti aspettano i “malvagi” e non vale la pena di fare un salto nel vuoto. Ma com’è possibile rimanere intrappolati in quest’ingranaggio? Lo spiega chiaramente Achille, che ci tiene a definirsi un apostata. Lui ha dato un taglio netto al gruppo facendo venire a galla le sue riflessioni, anche se c’è voluto molto tempo. I suoi pensieri si sono un po’ alla volta sedimentati e hanno dato corpo ad un sito Internet (www.infotdgeova.it) che guarda al culto con occhio critico. “Dopo l’entusiasmo iniziale, non ero più padrone di me stesso. Mi sentivo costretto dalla struttura a fare le cose. Però lasciare non è stato facile perché la mia vita sociale era tutta lì dentro. Lì non serviva pensare, tutto era già deciso per me. Ogni mio dubbio era risolto. Sentivo un gran vuoto. Con l’esterno ormai avevo solo contatti superficiali e sapevo che dovevo imparare di nuovo a vivere. Uno studio meccanico fatto di ripetizioni mi aveva un po’ alla volta fatto accettare tutto acriticamente. Ricordo i miei discorsi pubblici fatti secondo uno schema predisposto da cui erano bandite le opinioni personali”.

Recidere i laccioli significa portare con sé un fardello di minacce e sensi di colpa. “Quando uscìì - prosegue Achille – mi fecero tre comitati per ben 9 ore, una cosa simile ad un’inquisizione. Anche i parenti mi fecero sentire indegno. Mio padre disse che era come se gli fosse morto un figlio. Il mio miglior amico disse che non poteva più vedermi”.

Mentre mi congedo da Achille, mi martella in testa una frase letta in un libro. Un oratore durante una predica scandisce: “Fuori dall’Organizzazione da chi andremo? Nelle nostre chiese vecchie, dove vengono tollerati omicidi, omosessuali, drogati, delinquenti? Dove andrete?”.

Si può vivere, soffocando il pensiero, in un recinto che dà sicurezza. Oppure si può passare oltre. Con l’incognita del nulla. Ma liberi da ogni lacciolo.

Chi sono

I Testimoni di Geova nascono in Pennsylvania nel 1870. Sono fondati da Charles Taze Russel e da un gruppo di Studenti Biblici. Considerano la Chiesa cattolica una “falsa cristianità” e basano la propria fede e convinzioni unicamente sulla Bibbia, l’esatta parola di Dio.

L’interpretazione delle Scritture è affidata ad un Corpo Direttivo che rappresenta Dio sulla Terra, detto lo “schiavo”. Da esso partono le linee guida del movimento.

Secondo i Testimoni il vero nome di Dio, dalla traduzione ebraica, è Geova. È l’unico Creatore ed ha un corpo spirituale che risiede ovunque. Essi rifiutano la Trinità. Gesù non è Dio, ma è una creatura venuta sulla terra per compensare la disobbedienza di Abramo. La sua morte è avvenuta su un palo e non sulla croce.

Per i geovisti la presenza di guerre, terremoti e carestie è indice di una fine vicina. Questa avverrà nella battaglia d’Armaghedon, ove periranno coloro che non seguono i principi biblici. Loro compito è predicare casa per casa la salvezza per chi accetta il governo di Dio. Non credono nell’immortalità dell’anima ma nella resurrezione. Chi sarà gradito a Dio sarà ricompensato. Solo 144.000 persone, ossia gli “unti”, vivranno nel regno celeste, le altre “pecore” potranno vivere sulla Terra trasformata in Paradiso.

Cosa fanno i Testimoni per essere graditi a Dio? Oltre all’opera di proselitismo devono avere una buona condotta morale. Ciò include prendere le distanze dalla “falsa religione” e dal mondo corrotto e rifiutare l’idolatria (niente immagini sacre). Bandite sono le feste d’origine pagana: Pasqua, Natale, Capodanno, Ognissanti. Anche il compleanno, la festa della mamma e di San Valentino sono sgradite a Dio. Non praticano alcun sacramento e il loro battesimo in acqua, fatto in età adulta, simboleggia la propria vita dedicata a Geova.

Da un passo della Bibbia ove Dio dice a Noè che non deve mangiare il sangue, inteso come rispetto per la vita, deriva il divieto di trasfusione. È accettata solo l’autotrasfusione, purché non ci sia interruzione del circolo sanguigno.

Quanti sono
Trentino Italia Mondo
Testimoni Geova 3.500 443.787 18.706.895
Congregazioni 26 3071 107.210
Proclamatori 1.500 243.941 7.508.050

Più setta che religione

L. Tinelli

Intervista alla psicologa Lorita Tinelli

Esiste una tipologia dei geovisti? Secondo Lorita Tinelli, psicologa clinica esperta in organizzazioni settarie, autrice del libro “Tecniche di persuasione tra i Testimoni di Geova”, alcune persone sono inclini a questa scelta: “La personalità e il vissuto individuale giocano un ruolo fondamentale. Si aderisce per la soddisfazione dei propri bisogni, per la difficoltà ad elaborare separazioni, lutti, sofferenze d’ogni tipo. Ai gruppi più rigidi giungono le persone che necessitano di un certo autoritarismo e schematismo attraverso qualcuno che decide per loro con regole precise. La classe predominante è medio-bassa. Prevalgono donne, famiglie e anziani. Molti Testimoni di seconda generazione iniziano ad abbandonare il gruppo”.

Possono essere definiti con il termine setta?

“Il termine setta deriva dal latino ‘secare’ (separare) e ‘sequor’ (seguire). I geovisti seguono un Corpo Direttivo che si autodefinisce unico canale di comunicazione tra Geova e il suo popolo, quindi detta informazioni precise su tutti gli aspetti della vita, nonché massime religiose, definite ‘cibo spirituale’. Inoltre vengono educati ad essere ‘separati’ da ‘quelli del mondo’, i non Testimoni. Ciò rende il termine setta abbastanza idoneo”.

È più fede o condizionamento?

“È un percorso fatto di molte regole e precise tecniche tratte anche dal marketing. I geovisti sono sottoposti a continui impegni di carattere non necessariamente spirituale, ma anche formativo. Conoscono ben poco la dottrina religiosa nella sua globalità, ma solo piccoli pezzi, imparati a memoria, che sono utilizzati a sostegno delle loro affermazioni quando predicano di casa in casa. Poi apprendono le modalità per fare proselitismo, ad esempio come modulare la voce o rispondere alle obiezioni. Tutto ciò è studiato nella Scuola di Ministero Teocratico, dov’è d’obbligo la frequenza”.

Chi finanzia le strutture del movimento?

“Gli adepti prioritariamente. Lo fanno con donazioni, con l’acquisto di tutto il materiale di studio cartaceo e non. In famiglia ognuno deve possedere la sua personale biblioteca teologica e questo sicuramente porta tanto denaro alla sede centrale. Poi c’è molto lavoro di volontariato, anche pratico, tipo coltivare la terra nelle case dei vertici, il che sicuramente porta tanti benefici economici all’intera organizzazione”.

 

Fonte: QT- QuestoTrentino di Febbraio 2012

 

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