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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

 


La morte non è niente

La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.

Henry Scott Holland

 

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Recensioni

Elaborare un lutto, un processo possibile

Pubblicato Giovedì, 24 Novembre 2011 07:20
Scritto da Lorita Tinelli
Noci (Bari) – Domani 25 novembre presso il Chiostro di San Domenico, dalle ore 19.30 in poi, si terrà una tavola rotonda sul tema del lutto, poiché elaborare l’esperienza della perdita di una persona cara è qualcosa che percorre la vita di tutti. L’evento è organizzato dal CeSAP – Centro Studi Abusi Psicologici in collaborazione con Adelante e con la Commissione Pari Opportunità del Comune di Noci, molto sensibile alle problematiche vicine alla famiglia e alle relazioni.Tutta la cittadinanza è invitata sia per ascoltare gli esperti sia per condividere con chi l’esperienza l’ha vissuta direttamente. La manifastazione è patrocinata dal Comune di Noci e dalla Parrocchia di San Domenico e vede come relatrice la dottoressa Lorita Tinelli, Psicologa ad indirizzo clinico e di comunità. Sottolinea la dottoressa Tinelli: “Il lutto rappresenta una separazione, breve o duratura. E’ breve quando rappresenta le poche ore di distacco del bimbo dalla persona amata, ma anche duratura quando una persona a noi cara muore. Attraverso il confronto con esperti e con chi ci è passato, tale tavola rotonda si prefigge il compito di fornire alcune norme”. Su richiesta i partecipanti potranno richiedere un attestato di partecipazione. 

Fonte: Noci24.it

 

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Riconoscere il dolore per un lutto: un percorso possibile con la vita

Pubblicato Domenica, 27 Novembre 2011 07:44
Scritto da Daniela Della Corte
11-27-Tinelli-e-GiganteNOCI (Bari) - La giornata internazionale contro la violenza sulle donne anche a Noci è stata ricordata. Il 25 novembre 2011 era previsto che all’interno del Chiostro di San Domenico si parlasse di tematiche molto forti su cui riflettere, legate al dolore e alla perdita improvvisa dei propri cari. Così è stato, ma l’argomento ha rappresentato anche il pretesto per ricollegarsi ad un argomento che contemporaneamente stava a cuore a tutte le nazioni: la violenza sulle donne.
Non a caso, in occasione del dibattito intitolato “Elaborare un lutto. Un processo possibile”, era presente la Presidente della Commissione alle Pari Opportunità, Francesca Gigante (in foto in altro a sinistra) la quale, dopo aver sostenuto l’iniziativa internazionale e dopo aver sottolineato il significato distintivo dei fiocchetti bianchi distribuiti ad ognuno dei presenti, ha dato il via ad un percorso che puntualmente si concentrerà su temi legati alla famiglia e al sociale. Il prossimo appuntamento infatti si concerterà sul tema della violenza sulla donna. All’introduzione della Gigante è poi seguito un piccolo intervento da parte di Suor Liana, una sorella che da poco si è trasferita nel territorio di Noci, precisamente presso la Chiesa della Madonna della Croce, e che ha espresso un suo pensiero circa l’argomento che di lì a poco avrebbe fatto scaturire nelle menti del pubblico riflessioni e stati d’animo molto forti. “Sentiremo parlare di dolore” ha esordito, “e speriamo che col tempo questo possa diventare un luogo di speranza per tutti. Ogni uomo può diventare un rifugio per l’altro e, in questi casi, nessuno deve sentirsi solo”. 

Si è entrati dunque nel vivo dell’argomento, la parola è passata nelle mani della psicologa nocese che ha curato l’evento grazie al sostegno di una serie di associazioni (vedi CeSap e Adelante), nonché la dott.ssa Lorita Tienelli (in foto in alto a sinistra) e il dibattito ha avuto inizio. “L’obiettivo di questo incontro” ha spiegato “non è trovare risposte ma imparare reciprocamente a riflettere su questi argomenti. L’esperienza del lutto comincia addirittura con la nascita. Un lutto è uguale ad una separazione, somiglia tanto ad una sensazione di vuoto improvviso. Per superarlo è necessario chiedere aiuto: l’unica ancora di salvezza. É necessario viverlo il dolore, riconoscerlo, affrontare l’esperienza. La società, la famiglia, i valori e le persone più care saranno le soluzioni per l’accettazione del dolore e, quindi, il superamento. Non è facile, ma è possibile”. A volte il metodo scientifico degli psicologi non basta, è vero. Il calore delle persone più care non sembra essere sufficiente: la gente si ostina a considerare la propria esistenza inutile solo se ha perso qualcun altro. E allora come è possibile credere nelle parole della dott.ssa Tinelli?

La risposta l’hanno data alcuni testimoni che con grandissimo coraggio hanno esposto la loro esperienza al pubblico (foto in basso) e di cui non riportiamo le foto per motivi di privacy e di rispetto nei confronti della grande fatica che hanno dovuto affrontare, ma sempre a scopo benefico e di confronto con la società. La storia della signora Rosanna e del signor Antonio (entrambi genitori che hanno perso i loro figli) hanno fortemente catturato l’interiorità del pubblico, tanto da farlo commuovere e sospirare. D’altronde l’intenzione era proprio questa: mettersi difronte al dolore, riconoscerlo, farlo proprio, superarlo. Il lavoro lungo anni ed anni da parte dei psicologi sostenitori dell’iniziativa è stato lodevole; mai si era assistito ad un appuntamento così duro, così forte, così reale. Eppure potrebbe avere funzionato per quelle persone che attualmente si trovano in una simile condizione.

11-27-il-pubblico

Fonte: Noci24.it
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COME ELABORARE IL LUTTO
E’ stato il tema dell’ultimo incontro del CeSAP
Venerdì 25 novembre, nella giornata mondiale contro la violenza della donna è stato affrontato, nell’ambito dell’incontro organizzato dal CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici) , un tema molto delicato: quello dell’elaborazione del lutto. L’evento, patrocinato dal Comune di Noci, con la collaborazione del centro psico-educativo Adelante è stato efficacemente introdotto da Francesca Gigante, Presidente della Commissione pari opportunità e dalla Dott. Lorita Tinelli, famosa psicologa nocese ad indirizzo clinico e di comunità.
Il gran numero di gente riversatosi nel Chiostro di San Domenico, ha dimostrato il fatto che ciascuno mostra il bisogno di far proprio, seppur con uno sforzo enorme, il concetto di perdita e tutto il carico emozionale che ne deriva.
Siamo portati ad identificare con la parola “lutto” solo il momento in cui una persona si congeda dalla scena mondana. Eppure, come ha affermato Lorita Tinelli, la vita è costellata di lutti: il lutto, come perdita irreversibile è vissuto dalla madre al momento del parto, in quanto la vita che ha portato in grembo per nove mesi non vive più il legame perfettamente simbiotico della vita intrauterina; giorni di lutto ispensabile per una madre sono quelli in cui il proprio figlio si separa dall’ambiente domestico per vivere l’indispensabile esperienza della scuola dell’infanzia. E andando avanti negli anni, il fidanzamento del proprio figlio e ancora di più il matrimonio della propria “bambina” o del proprio “bambino”, che suggellano l’autosufficienza dei figli e dunque l’inutilità di cure spesso morbose riservate loro.
Tutte queste esperienze di separazione, seppur caratterizzate da una certa “reversibilità”, sono vissute come affronti alla propria capacità di adattamento all’assenza.
Queste situazioni richiedono una grande forza, magari anche un pò di scaltrezza che ci protegge dai colpi bassi che eventualmente possono esserci inferti.
Ovviamente il dolore che si prova in certi casi è strettamente correlato all’affetto nutrito nei confronti dell’altro, ma è una costante il sentire il bisogno di affrontarlo, magari ponendo risposte all’Alterità. Dalle testimonianze dirette di genitori che hanno vissuto la perdita dei propri figli si è potuta inferire l’esistenza di due fasi interne al processo di elaborazione del lutto: una “pars destruens” e una “pars costruens” .
Il primo momento, distruttivo, pervaso dai sensi di colpa per essere sopravvissuti al caro estinto, dalla voglia di autopunizione, dalla voglia di solitudine assoluta e talvolta da pericolosi comportamenti propri dell’anoressico, che celano una voglia di annichilimento. Poi, arriva un momento costruttivo, di stabilizzazione che attraverso la consapevolezza che vivendo e non “vegetando” facciano “rivivere” coloro che ci hanno lasciati, ci rende più solleciti all’altro e alla sua esistenza reale. In questa fase scopriamo l’importanza della fede e della religione caratterizzata (dal latino religare) dal “legarsi all’Alterità.
Certamente lasciarsi aiutare è un segno di grande maturità, come anche ascoltare chi ha bisogno.
FAX – I fatti della settimana del 3 dicembre 2011, p. 18

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONTENUTI

 

“Santone” condannato per violenza sessuale

Abusava delle sue “adepte”

“Santone” condannato per violenza sessualeDopo un vero e proprio lavaggio del cervello si erano convinte di un fatto mai avvenuto. Credevano di aver subito abusi sessuali quando erano bambine. Non era assolutamente vero, ma lentamente quelle suggestioni per loro erano diventate realtà. Così lui, Antonio Morello, 69 anni, aveva potuto compiere, secondo l’accusa, il passo successivo. Aveva anche fatto credere alle due donne che, per guarire da quei traumi infantili, dovevano subire delle violenze da lui, che era il loro “maestro spirituale”.Oggi Morello, a capo di “The sacred path”, classificata come una “psico-setta” e più o meno influenzata da filosofie orientali, è stato condannato a 6 anni di reclusione per violenza sessuale dal tribunale di Milano. Stando alle indagini del pm Giovanni Polizzi, che per l’uomo aveva chiesto 4 anni, il cosiddetto maestro avrebbe abusato delle due donne nella sua casa milanese, tra il ’99 e il 2002. Morello e molti altri adepti erano già rimasti coinvolti in un’inchiesta della procura di Bari che indagava proprio sulle finalità e i metodi della loro setta. Un gruppo che utilizzava il cosiddetto metodo Arkeon, vagamente ispirato a teorie di genere psicologico provenienti dall’Oriente. In dieci anni, secondo i magistrati baresi, la setta sarebbe riuscita a raccogliere 10 mila persone in tutta Italia e a truffarne molte. La parte dell’inchiesta su quegli abusi sessuali, fatti passare dal maestro come una “terapia”, invece, è arrivata a Milano. I giudici hanno anche riconosciuto un risarcimento a una delle due donne, parte civile nel processo.Igor Greganti 

Fonte: Milano5giorni

 

 

 

Violentava pazienti per “curarle” 4 anni e mezzo a pseudo-maestro

Antonio Morello avrebbe stuprato due donne, convincendole a sottoporsi a una terapia per superare traumi infantili inesistenti

Violenza sulle donne (Frascatore)

Violenza sulle donne (Frascatore)

Milano, 25 maggio 2012 – Pena ridotta di un anno e mezzo per Antonio Morello, pseudo-curatore accusato di aver violentato due donne convincendole che fosse una terapia necessaria. La decisione è dei giudici della prima Corte d’Appello. Il 70enne tra il 1999 e il 2002 avrebbe violentato due donne, inducendole a credere che l’unico modo per superare i disturbi derivati da inesistenti molestie sessuali subite da piccole fosse quello di sottoporsi a una terapia individuale con lui in veste di “maestro” della psico-setta “The sacred path”. La corte presieduta dal giudice Malacarne ha confermato la condanna per violenza sessuale, ma ha ridotto da 6 anni a 4 anni e mezzo la pena inflitta il 24 maggio 2011 all’imputato, concedendogli le attenuanti generiche.

Secondo l’avvocato Patrizia De Natale le due presunte vittime, in buonafede, potevano essersi suggestionate dopo aver avuto con il suo assistito rapporti sessuali consenzienti e aveva chiesto quindi l’assoluzione di Morello. All’esito del processo di primo grado il collegio della quinta sezione penale presieduto dal giudice Annamaria Gatto aveva disposto 5mila euro di risarcimento per l’unica donna che si era costituita parte civile, assistita dall’avvocato Marco Marzari. L’altra donna, che si non era costituita parte civile, fu sentita come testimone aveva parlato di “quattro anni di angoscia” prima di rendersi conto dell’accaduto, ma di non aver mai voluto denunciare per dimenticare.

Morello è coinvolto in un altro processo in corso a Bari, dove con altre persone è accusato di aver organizzato in tutta Italia numerosi seminari a pagamento, facendo credere ai partecipanti affetti da cancro o Aids di poter risolvere i loro problemi con il metodo Arkeon ideato da Vito Moccia. La sentenza di primo grado per il procedimento pugliese, di cui quello appena conclusosi a Milano in secondo grado non è che uno stralcio, è attesa per il 18 giugno.

Fonte: Ilgiorno.it

 

Per continuare ad informare sulle modalità poste in essere da Arkeon, ma che sono anche in uso da gruppi similari, riporto una sentenza di assoluzione dal reato di diffamazione, per una citazione civile che Vito Carlo Moccia ha intentato nei confronti dell’Avvocato Marco Marzari, consulente del CeSAP e avvocato di alcune parti civili del processo.

L’atto di citazione viene depositato per il sol fatto che l’Avvocato Marzari il 17 Luglio 2012 si è  “permesso” di commentare la sentenza di primo grado del processo Arkeon all’indomani della sua emissione. Nel suo commento l’Avvocato Marzari spiegava come non fosse vero che Moccia e i suoi coimputati fossero stati tutti assolti, come gli stessi andavano affermando.
Nel 2013 Vito Carlo Moccia ha citato in giudizio, per quel trafiletto, l’avvocato Marzari, chiedendogli 50.ooo euro di risarcimento per presunti danni morali per l’asserita diffamazione.
Ieri il Tribunale civile di Milano ha respinto la domanda giudiziale di Moccia e lo ha condannato a pagare spese legali per 5200 euro.

 

 

Creative Commons License L’avvocato Marco Marzari assolto dalle accuse di Vito Carlo Moccia is licensed by Lorita Tinelli under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 United States License.