Il seguente documento è stato presentato al convegno della FECRIS a maggio del 2011, dal titolo “L’abuso sistematico nei culti: testimonianze e prove’. Maggiori informazioni sulla conferenza, così come su altri documenti lì presentati , si possono trovare sul sito della FECRIS.

 

LA STORIA DEGLI ATTACCHI ALLA CREDIBILITA DEGLI EX MEMBRI
DI Stephen A. Kent

 

Abstract

L’elevata presenza di ex membri di gruppi ad alto controllo ideologico si è dimostrata estremamente utile ai ricercatori nel campo delle informazioni sui culti. Fornendo informazioni documentate di prima mano e difficili da ottenere, gli ex membri si sono resi indispensabili in molti progetti di ricerca e di  formazione di  diverse organizzazioni antisettarie. Occasionalmente, tuttavia, notevoli problemi sono sorti circa l’affidabilità di alcuni di loro. Attingendo ai 35 anni della storia degli antisette in Nord America, vorrei  identificare e discutere brevemente di sette tipi di ex membri e dei presunti ex membri che hanno causato difficoltà a varie organizzazioni. Questi tipi sono: 1) i de-convertiti in maniera  forzata; 2) i rimpatriati; 3) i presunti ex membri deliranti, 4) gli artisti della truffa; 5) le  spie; 6) gli  ex membri con ‘storie;’ 7) il professionista  ex membro di antisette; 8 ) e gli  ex membri che diventano professionisti.

Concludo elogiando i contributi che gli ex membri apportano al movimento anti-sette, ma attenzione che per alcuni di loro, le cose differiscono dalle apparenze.

 

 

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Alcuni scrittori accademici che criticano gli abusi delle sette oggi hanno beneficiato più  di me degli  ex membri di sette.

Io ho intervistato un numero incalcolabile di persone che sono fuoruscite da gruppi ad alto controllo; essi hanno controllato vari pezzi dattiloscritti della loro storia prima che fosse pubblicata e mi hanno fornito milioni di pagine di documenti. La mia carriera e la mia borsa di studio, sarebbero  stati notevolmente limitati senza di loro.

Per trent’anni ho utilizzato le intuizioni e materiali che mi sono stati forniti da ex membri, e ho guardato con un certo stupore chi si rifiutava di farlo. Alcuni problemi, invece, sono sorti con i critici dei culti durante il loro lavoro con alcuni degli ex membri, o almeno persone che sostenevano di aver lasciato i vari gruppi. Una breve storia di questi problemi, quindi, fornisce un insegnamento  che vale la pena raccontare in incontri di anticult e di critici. Questi problemi probabilmente si ripeteranno in Europa, se non sono apparsi già. In Nord America, questi problemi sono iniziati nei primi anni ‘70.

 

 

1) I de-convertiti in maniera forzata:

Nel Nord America  l’attenzione pubblica sui culti avvenne nei primi anni 70, con gruppi come gli Hare Krishna, la Christian Foundation di Tony e Susan Alamo, i Bambini di Dio e la Chiesa dell’Unificazione. Certamente gruppi controversi come Scientology esistevano prima di questo periodo, ma i primi anni ‘70 hanno visto numerosi pretendenti spirituali attrarre giovani che erano cresciuti in un periodo storico privo di valori sociali (si veda Kent, 2001).

I  giovani, aggregati in uno dei numerosi gruppi durante questo periodo, spesso tagliavano i legami con le loro famiglie e nei confronti delle proprie storie personali pregresse. I genitori temevano, spesso legittimamente (vedi Patrick con Dulack, 1976: 260-264), per la sicurezza dei loro cari.

Nel 1971 alcuni genitori nel Nord America si rivolsero ad un uomo, Ted Patrick, che sosteneva di poter deprogrammare (vedi Patrick con Dulack, 1976: 61) questi giovani e farli ritornare ad uno stato mentale sano. Non esistono dati su quante deprogrammazioni Patrick abbia effettuato nel corso degli anni, ma il loro numero, almeno nel settore si presume  superiore alle centinaia. Diversi di loro divennero deprogrammatori sia a tempo pieno sia  part-time (si veda Kent e Szimhart, 2002).

Il lavoro di Patrick su questi giovani provenienti da questi gruppi prese molte forme, dalla violenza (vedi Patrick con Dulack, 1976: 67, 100, 207-208) ad attività relativamente non coercitive. Egli  dopo aver ‘convinto’ il giovane a fuoruscire da un gruppo, utilizzava una sua strategia per cementare ulteriormente la rinuncia della persona ad appartenere a quel gruppo, ottenendo una dichiarazione scritta e firmata in cui lo stesso denunciava il gruppo (vedi Patrick e Dulack, 1976: 176; 230-230-236), e (se possibile) Patrick organizzava una conferenza stampa in cui il nuovo ‘de-programmato’ denunciava pubblicamente la sua esperienza settaria. Patrick era convinto che i giovani erano stati ingannati o manipolati per far parte del gruppo  e che avevano ricevuto notevoli  pressioni per rimanervi, e che nella storia recente del deprogrammato spesso si riproducevano tali dinamiche.

I sociologi hanno reagito ai racconti di esperienze negative e di manipolazione dei de-programmati in due modi.  Un modo ha avuto un impatto positivo sullo studio delle nuove religioni. I sociologi hanno sviluppato una serie di modelli di conversione, di cui solo uno prevede la coercizione e l’inganno. Tra i più popolari vi è stato un modello di sei punti di John Lofland e L. Norman Skonovd  in cui la conversione “coercitiva”  era solo uno delle loro previste tipologie (1981). Tutti gli altri cinque punti prevedevano una percorso di conversione con   vari gradi di coinvolgimento attivo. Questi nuovi modelli, quindi, rappresentavano  alcune delle complessità di tutto il processo di conversione, che non erano state evidenziate nella maggior parte delle storie dei de-programmati, mentre erano stati evidenziati da recenti deprogrammatori.

L’altra reazione di altri studiosi fu quella di soffermarsi nell’evidenziare il trauma del percorso di Patrick. Nel modello di Patrick, il proprio coinvolgimento in un gruppo ad alto controllo  era estremamente stressante e la deprogrammazione liberava la persona da questo ambiente stressante. Un paio di accademici, tuttavia, hanno sostenuto che è la stessa deprogrammazione una fonte di stress  nei confronti degli ex membri e non il coinvolgimento nei  gruppi stessi.  La deprogrammazione, dunque, e non i gruppi era  il problema. Le storie che si concentravano esclusivamente sugli aspetti negativi del loro gruppo precedente, di conseguenza, erano “storie di atrocità” che trascuravano completamente di discutere anche degli aspetti positivi dell’esperienza nel gruppo. Come le storie di parte, quindi, questi cosiddetti racconti di atrocità non erano accettabili come precisa rendicontazione dei fatti.

 

2) I rimpatriati:

La questione circa l’accuratezza di queste denunce pubbliche obbligatorie dopo la deprogrammazione divenne ancora più problematica.  Dopo che un paio di de-convertiti, che avevano criticato i loro gruppi di appartenenza e avevano ringraziato i deprogrammatori, si riunirono ai gruppi che avevano criticato (vedi Patrick con Dulack, 1976: 176 – 178). I difensori dei culti e altri osservatori hanno dovuto chiedersi: “Se le cose fossero state così negative all’interno dei gruppi come avevano riferito, allora perché sono tornati dentro?” L’ipotesi, dunque, era che i deprogrammati avevano fatto la loro denuncia iniziale sotto costrizione, e che il loro coinvolgimento ai gruppi di appartenenza aveva effettivamente avuto aspetti positivi.

Un primo drammatico esempio di una persona deprogrammata, ricongiunta successivamente al gruppo precedentemente denunciato, avvenne  a Toronto, in Canada, nel 1975 e 1976.  Nel marzo del 1975 i giornali canadesi pubblicarono storie su come Ted Patrick aveva lavorato con i genitori di una diciannovenne.
Linda Epstein fu fatta entrare in una stanza d’albergo con l’inganno, in modo che Patrick e i suoi collaboratori potessero deprogrammarla dall’influenza degli Hare Krishna.
Linda raccontò più tardi che suo padre non usò la forza per attirarla nella stanza: “‘Mio padre non mi spinse, lui mi prese per le spalle e mi portò nella stanza. Non c’era niente, solo due letti‘” (Epstein, citato in Blatchford, 1975: 1). Subito dopo, vide i deprogrammatori che ben presto cominciarono a lavorare con lei.

Dopo tre notti, firmò una dichiarazione preparata, che diceva (in parte):

 

Mi è stato insegnato ad odiare la mia chiesa e che l’educazione era il Diavolo e doveva essere disprezzata. Infatti, la mia mente era così controllata dal leader del movimento Hare Krishna che se mi avesse ordinato di uccidere i miei genitori, io l’avrei fatto. Sotto la loro pressione sono diventata totalmente incapace di razionalizzare‘ (citato in Schachter, 1975 [capitalo in originale]).

 

La dichiarazione preparata continuava:

Ora mi sento come un membro utile della società. Se, in ogni caso, il movimento Hare Krishna o qualsiasi altra setta o culto psicologicamente o fisicamente mi rapisce di nuovo, con la presente chiedo un intervento immediato da parte delle autorità, affinchè vengano a salvarmi, perché, in tal caso, indipendentemente da ciò che mi può dire o fare, al momento, non agirò sotto il mio libero arbitrio ‘(citato in Blatchford, 1975: 2).

Copie di questa dichiarazione furono inviate al Federal Bureau of Investigation americano e al Procuratore Generale del Dipartimento a Ottawa (Blatchford, 1975:1). Alla conferenza stampa successiva, il padre di Epstein e due dei soci di Patrick “si scagliarono contro il movimento” (Schachter, 1975).

 

Alla fine di dicembre 1975, tuttavia, Linda Epstein rientrava tra i  Krishna, dopo aver giurato  un affidavit che riportava la frase “‘attraverso la mia volontà’” (citato in Harpur, 1976). In una conferenza stampa all’inizio del 1976, raccontò che “non era mai stata felice a casa e che aveva voluto più di ogni altra cosa dedicare la sua vita alla ricerca di Dio” (Epstein, citato in Harpur, 1976). Riflettendo sulla denuncia del gruppo che aveva firmato, ora lei affermava di averla fatta  ”‘sotto costrizione,’” e che “‘in nessun modo riflette i miei sentimenti veri’” (citato in Harpur Epstein, 1976).

In nessun modo il caso Epstein avrebbe dovuto essere preso come indicativo del fatto che tutte le dichiarazioni fatte dopo la deprogrammazione sono inaffidabili, ma certamente può dimostrare  come Epstein avrebbe potuto dire di aver dato la sua dichiarazione iniziale sotto coercizione. In ogni caso, intorno a quel periodo alcuni docenti universitari hanno iniziato a trattare tutte le dichiarazioni di ex membri come inaffidabili. E’ possibile notare questa posizione del mondo accademico di rifiuto a priori dei racconti di ex membri esaminando un articolo di James Lewis, seguito dal suo travisamento di esso.

L’articolo di James R. Lewis del 1989 su “Gli apostati e la legittimazione della repressione” è una rappresentazione di questo approccio. In uno studio su 154 ex membri di un certo numero di gruppi, ha testato i loro atteggiamenti verso i gruppi a cui era appartenuti. Lewis ha concluso:

Gli ex-membri che hanno sperimentato la deprogrammazione coercitiva tendevano ad esprimere atteggiamenti negativi stereotipati; i fuorusciti per loro stessa volontà, che non avevano legami con antisette, tendevano a sentirsi ambivalenti o positivi circa la loro esperienza di appartenenza e gli atteggiamenti degli intervistati che non erano stati rapiti, ma che avevano sperimentato una qualche forma di consulenza volontaria da parte del  movimento anti-sette,  tendevano a mentire e a mantenere una via di mezzo” (Lewis 1989: 390).

Lo studio non distingue le diverse esperienze tra i diversi gruppi, né evidenzia alcuni fattori  dei partecipanti quali  i livelli di coinvolgimento all’interno dei gruppi e le rispettive cariche gerarchie. Inoltre, non ha valutato i vari livelli di stress sperimentati nei diversi modi di allontanamento dai gruppi, né ha valutato le informazioni specifiche che le persone hanno ricevuto  durante la loro riconversione, indipendentemente da come l’hanno ottenuta. Tuttavia, Lewis è rimasto abbastanza convinto del carattere definitivo del suo studio che ha utilizzato per giustificare il supporto per bloccare la pubblicazione di un mio studio su I Bambini di Dio nel 1993.

Senza aver letto il mio articolo, aveva erroneamente assunto che avevo costruito il mio caso principalmente sui racconti degli  ex-membri (Lewis, 1993). Lewis ha scritto ad uno dei redattori della rivista che l’avrebbe pubblicato: “La ricerca sugli ex membri dei controversi gruppi religiosi (come evidenzia il mio ‘Apostati e la legittimazione della repressione,’ – analisi sociologica, inverno 1989), tuttavia ha dimostrato che questi sottocampioni sono limitati e non rappresentativi, e mettono in discussione l’oggettività dello studio intero dei gruppi“(Lewis, 1993).

Sorprendentemente, la sua propria sintesi dei risultati della ricerca aveva travisato il suo studio, dal momento che lo studio aveva concluso che solo la deprogrammazione e (in misura minore, una uscita con la consulenza) aveva influenzato il grado di negatività con cui la gente guardava indietro alla propria esperienza di appartenenza ai gruppi. Questo  intervento contro la pubblicazione del mio articolo suggerisce che nei primi anni 90 molti studiosi avevano concluso che le informazioni  riportate dagli ex membri, a prescindere da come queste persone avevano abbandonato il gruppo, erano da mettere in discussione. La fonte stessa delle informazioni, gli ex-membri, contaminava il contenuto.

Non sapremo mai se lo stimato sociologo della religione, Bryan Wilson (1926-2004) conosceva il caso Epstein o aveva letto l’articolo di Lewis quando scrisse il suo totale rifiuto nei confronti dell’uso dei racconti degli ex membri:

 

“Né il ricercatore sociologico obiettivo né il tribunale può facilmente considerare l’apostata come una fonte credibile o affidabile come prova. Egli deve sempre essere visto come uno la cui storia personale lo predispone a pregiudizi per quanto riguarda sia il suo impegno precedente e affiliazioni religiose, e deve far sorgere il sospetto che il suo comportamento dipenda da una motivazione personale di rivendicazione di se stesso o  per ritrovare la propria  autostima, mostrando se stesso prima come una vittima, e in seguito un crociato redento. Come vari casi hanno indicato, è probabile che sia suggestionabile e pronto per ingrandire o abbellire le sue lamentele, per soddisfare quella specie di giornalisti il cui interesse è più sensazionalistico che di  un racconto oggettivo della verità” (Wilson, 1994: 4 ).

Non sorprende che Scientology abbia pubblicato le dichiarazioni di Wilson e che le renda disponibili su Internet. Inoltre, Scientology continua ad utilizzarle per rispondere ad ogni critica degli ex membri.

Altri accademici oltre a Wilson hanno adottato una posizione simile, che conosco fin troppo bene. In un articolo pubblicato su una rivista dedicata allo studio delle nuove religioni chiamato Nova Religio e successivamente ristampato in un libro, il professore di studi religiosi canadese Irving Hexham e l’antropologa Karla Poewe mi ha etichettato tra gli accademici canadesi per la mia posizione presumibilmente critica verso “i culti”:

L’unica eccezione al tono generalmente neutro della maggior parte dei docenti universitari canadesi e al loro rifiuto della retorica anti-sette è Stephen Kent. Kent è stato schietto nella critica di molte nuove religioni, in particolare di Scientology, e lavora a stretto contatto con diversi gruppi anti-sette. Anche se le opinioni di Kent sono ampiamente conosciute, solo alcuni studiosi canadesi sono  d’accordo con le sue scoperte,  mentre la  maggior parte non lo sono in maniera forte a causa della sua tendenza ad usare la testimonianza di ex-membri” (Hexham e Poewe, 2004: 247).

Indubbiamente, gli altri all’interno della comunità accademica hanno condiviso questa critica, ma tale posizione non è universale. (vedi Ayella, 1993: 114).

 

3) Presunti ex membri deliranti:

L’analisi critica dei racconti degli ex membri, al contrario, non solo può aiutare la verifica dei documenti, ma può anche far scoprire ed evidenziare ricerche povere o fraudolente. Inoltre il problema della gente delirante che crede di aver fatto parte di un culto non si è verificato (per quanto possa ricordare) tra i movimenti antisette dell’America del Nord, ma in un sottogruppo controverso di tali movimenti, quelli anti-satanici.

Esistono alcuni casi documentati di persone che credono di essere stati abusati, di solito da bambini, in  gruppi satanici, quando in realtà sono da malattie mentali. Per esempio, ricordo vividamente due interviste relative ad abusi satanici che ho condotto con la polizia nei primi anni 90, i cui intervistati quasi certamente erano schizofrenici e  paranoici. Pochi anni prima di quelle interviste, i due autori avevano scritto libri sulle loro presunte esperienze, solo per rilevare in seguito di soffrire di problemi psicologici e / o psichiatrici.

Un libro fraudolento sul satanismo era il volume di Rebecca Brown (MD) del  1986, “He Came to Set the Captives Free”.  Esso racconta il referto di  una donna di una gerarchia satanica, come riportato da un medico (per esempio, Brown, nasce nel 1948 come Ruth Irene Bailey e ha cambiato nel 1986 il nome in Rebecca Brown) che presumibilmente la trattava. La donna, Elaine, era una paziente, Edna Elaine Mosè (nata Edna Elaine Knost), che Brown effettivamente trattatava. Il trattamento di Elaine, però, era talmente irresponsabile tanto che ha la Brown perse la sua licenza all’esercizio della professione, in quanto somministrava alte dosi di Demerol (di cui faceva ella stessa uso). Gli effetti collaterali di tale farmaco includono allucinazioni e comportamenti di tipo psicotico, e Brown si era convinta che i demoni satanici erano ovunque, e che era sua responsabilità combatterli. Il libro fantastico della Brown, dunque, è probabile che sia il risultato di usi di droghe, e allucinazioni paranoiche (Fisher, Blizard, e Goedelman, 1989).

Una seconda autrice fraudolenta è stata Lauren Stratford (nata nel 1941 come Laurel Wilson). Il suo libro del 1988, “Satana Metropolitana: la straordinaria storia di fuga di una donna”, era un racconto raccapricciante di abuso sessuale infantile, di pornografia adulta, sadomasochismo, il sacrificio di bambini, e il satanismo,  successivamente dimostrato essere stata la creazione di una mente molto travagliata (Passantino , Passantino, e Trott, 1999). Dopo che alcuni ricercatori scoprirono la frode, l’editore ha cessato la pubblicazione del libro, ma già 130.000 copie erano state vendute (Sidey, 1990: 34).

 

E’ istruttivo vedere come l’editore Harvest House abbia tratto in inganno, specie perché chi controlla le storie dei fuorusciti può fare degli errori.

Harvest House ha spiegato come aveva ritenuto affidabile la storia di Lauren. Aveva raccolto dati in tre momenti: (1) diversi membri dello staff avevano parlato con Laurel in tempi diversi e lei aveva raccontato sempre le stesse storie, tanto che tutti i membri dello staff erano stati colpiti dalla sua sincerità, (2) lo staff ha parlato con ‘esperti’ che hanno confermato che le cose raccontate da Lauren erano successe ad altri, e (3) infine lo staff aveva valutato referenze positive su Laurel da parte dei  suoi sostenitori (Passantino, Passantino, e Trott: 1990: 28).

 

I critici di questo lavoro hanno spiegato che è in grado di stabilire coerenza e plausibilità, ma non costituisce prova per accertare l’effettiva validità di eventi storici. (Passantino, Passantino, e Trott, 1990: 28). In breve, la coerenza per quanto riguarda la storia di un  coinvolgimento ad un culto e una personalità convincente non sono motivi sufficienti per giudicare se i racconti di ex membri sono veri e accurate.

 

Un insieme più complicato di esempi provengono da persone, soprattutto donne, che avevano recuperato i ricordi di coinvolgimento ad un culto satanico dopo aver subito la terapia. Un’ondata di opposizione è cresciuta tra la gente che ha sostenuto che i ricordi erano quelli cosiddetti “falsi”, impiantati da terapisti zelanti, ma scarsamente addestrati e che in realtà un tale coinvolgimento satanico non era avvenuto (ad esempio, Brainerd e Reyna, 2005). Nel 1990 furono iniziate una serie di azioni legali di ex clienti contro i terapisti, provocando il caos all’interno della comunità terapeutica (e causando grande preoccupazione tra coloro che hanno continuato a credere che i loro ricordi erano reali [vedi Pendergrast, 1995]). I dibattiti sui falsi ricordi suscitarono l’interesse di tutto il movimento anti-sette in Nord America, ma non divennero mai parte del suo lavoro principale. Le implicazioni di questo problema, tuttavia, sono state chiare: se i  terapeuti involontariamente potrebbero creare falsi ricordi di abusi rituali satanici, potrebbero farlo anche i deprogrammatori e gli exit-counselor, con l’impianto di ricordi negativi (o almeno interpretazioni) del proprio coinvolgimento nel culto precedente.

 

4) Gli artisti della truffa:

Le persone coinvolte nel dibattito dei falsi ricordi erano sinceri nelle loro accuse, anche se i ricordi non erano accurati. I truffatori, al contrario, affermano false storie in modo da accreditarsi denaro tra il loro pubblico. Questi ultimi condividono una caratteristica con gli ex membri deliranti: entrambi i gruppi menzionati sono costituiti da  ”apostati che non sono mai stati tali”, quelli che dicono di esserlo (vedi Johnson, 1998). L’esempio molto ben documentato di un artista della truffa seguendo questo schema è stato quello di Michael Warnke, autore di “Il Venditore Satana” (Warnke con Balsiger e Jones, 1972), che era un libro best seller cristiano. Raccontava di sesso-spinto su un membro di un gruppo satanico, lo stesso Warnke, dedito alla droga durante la fine del 1960, prima della sua conversione al cristianesimo. Egli fondò un capitale sul suo passato, attraverso il suo ministero cristiano e (tra le altre attività) attraverso consulenze occasionali per la polizia (anche in Australia) sulle attività sataniche. Nel 1992, però, una lunga inchiesta, pubblicata in una rivista cristiana, Cornerstone, furono evidenziate diverse frodi nel suo ministero, tra cui la menzogna del suo ex passato satanico come sacerdote (Trott e Hertenstein, 1992; vedere Maxwell 1992). In termini semplici, Warnke era un artista della truffa.

Si noti che questi artisti della truffa mirano alle comunità cristiane, forse perché sapevano che i cristiani avrebbe donato soldi per combattere ciò che credevano di essere Satana.

In un altro caso, una ragazza aveva dichiarato di avere sedici anni e di essere fuggita dalla Chiesa dell’Unificazione e aveva vissuto con i cristiani per un mese, fino a quando questi hanno scoperto che lei aveva trent’anni e non era mai stata una seguace del reverendo Moon. Successivamente, è comparso su The Oprah Winfrey Show come una persona che soffriva del disturbo di personalità multipla e che tentava di convincere i cristiani che era un sopravvissuto di un abuso satanico (Passantino, Passantino, e Trott, 1999: 90 n. 68).

Il punto nevralgico di queste storie di artisti della truffa potrebbe essere che le persone di fede e buona volontà sono particolarmente sensibili ai truffatori, che affermano di aver fatto parte di gruppi sinistri cui molte persone si oppongono (per esempio, satanismo,
la chiesa Moonies / Unificazione, ecc.).

 

5) Le spie:

Di gran lunga il problema più grave che coinvolge i presunti ex membri è quello delle spie, che hanno molto in comune con gli artisti della truffa. I truffatori ingannano a proprio vantaggio, mentre le spie  ingannano per  agevolare un’organizzazione avversaria. Le spie sono ancora membri di un gruppo controverso, il cui gruppo li dirige a infiltrarsi in una organizzazione anti-cult o tra i critici dei culti (spesso essi stessi ex membri). Moltissimi critici di culti del Nord America come Kurt e Henrietta Crampton, Nan Mclean, Priscilla Coates, ecc hanno avuto a che fare con  spie che li hanno visitati raccontando loro storie false sulle loro defezioni e per chiedere il recupero dall’esperienza cultuale.

Naturalmente lo scopo evidente era quello di ottenere informazioni sugli avversari, cosa stessero  progettando, chi facesse parte delle loro reti, ecc Altri motivi sono stati più sinistri -per esempio hanno rubato documenti o ottenuto che il critico si impegnasse in qualche modo in attività illegali (ad esempio, l’intrappolamento). Due associazioni californiante anticult ormai chiuse, the Freedom counseling Center e il Spiritual Counterfeits Project ebbero a che fare con un marito e moglie di Scientology (Andrea e Ford Scwartz) che vi si erano infiltrati. Dopo che questa coppia ebbe disertato Scientology ha raccontato dei preparativi cui erano stati sottoposti prima della loro assegnazione al compito di infiltrati.

“Per prepararsi come un agente di controspionaggio per Scientology, Ford aveva ricevuto 400 ore di auditing e il compito di leggere informazioni su altre agenzie di spionaggio, come la CIA e il KGB. Aveva collaborato con enti nazionali e internazionali, ma aveva preso la maggior parte dei suoi ordini presso il Guardians Office a San Francisco. Ha incontrato il suo ‘operative’ almeno una volta alla settimana, nei bar,  nei ristoranti o in parcheggi per auto. Tutte le chiamate ai suoi ‘operativi’ sono state effettuate da telefoni pubblici.

Andrea è diventata anche un agente infiltrato in un culto di consapevolezza di Berkeley, gruppo chiamato Progetto Spirituale. ‘I nostri amici e parenti tutti credevano fossimo fuori di Scientology,’ dice. ‘Abbiamo cominciato a vivere la nostra copertura reale come abbiamo potuto, abbiamo dovuto ricordare che qualsiasi contatto con noi avrebbe potuto essere la copertura del nostro controllo’ (Wheeler, 1982).

Hanno mantenuto la loro identità da infiltrati nelle due organizzazioni per oltre un anno e sono riusciti a fornire utili informazioni a Scientology.

Il gruppo antisette più grande d’America, il Cult Awareness Network (CAN), ha avuto grossi problemi. Qualcuno ha lavorato al suo interno durante il periodo immediatamente precedente l’acquisizione da parte di Scientology del suo materiale, quando i funzionari del gruppo stavano elaborando delle strategie su come mantenere lontana Scientology dai propri file (senza successo) Presumibilmente l’impianto informativo è stato tenuto in piedi dai rappresentanti di Scientology, tanto che alla fine Scientology è riuscita ad ottenerlo attraverso il fallimento della CAN. Prima  del progetto di  Scientology, Garry Scharff si era infiltrato nel Cult Awareness Network per nove anni in un modo intelligente, affermando di essere stato un membro del Tempio del Popolo di Jim Jones  in modo che nessuno avrebbe potuto smentirlo, visto il suicidio di massa in Guyana (Scarff, 1992, p. 1). A quanto pare, egli ha lavorato a stretto contatto con uno studio legale di Scientology che stava già trovando il modo per distruggere il Cult Awareness Network (vedi Scarff, 1991: 3, 6), ma alla fine ha disertato da Scientology stessa e ha cominciato ad offrire informazioni per la Cult Awareness Network. Le informazioni che Scarff offriva alla Cult Awareness incluso accuse inquietanti riguardavano quella che gli avvocati di Scientology stessero tramando l’assassinio del direttore del Cult Awareness Network, Cynthia Kisser (vedi Scarff, [sd]). Soprattutto a causa di anni di inganno di Scarff la sua credibilità era ormai minata tanto che nessuno poteva o ha reagito alle accuse che aveva fatto.

Le spie  hanno  lavorato in modo efficace contro alcuni gruppi anti-sette in Nord America, e immagino che alcuni gruppi hanno tentato di usufruirne anche in Europa. Il controllo dei nuovi, anche se entusiasti, volontari nella fase iniziale è molto saggio, in quanto la scoperta di essere stati ingannati lascia tutti in un’organizzazione con un senso di violazione e di vulnerabilità. Se un gruppo scopre di avere in seno una spia, però,  sarebbe utile che gli togliesse i privilegi e la possibilità di accesso. Questo è utile  perché a volte le spie si rivoltano contro i loro gestori, e vedendo i loro precedenti obiettivi reagire con decenza dopo aver scoperto di loro potrebbe avere un certo impatto positivo.

 

6) Ex-Utenti con ‘Storie:’

I truffatori diventano portavoci di storie costruite su dichiarazioni fraudolente, ma non sono pochi gli ex membri che diventano portavoce contro i loro ex-gruppi in base alle rivendicazioni del tutto legittime. A volte questi erano gli ex membri di alto profilo, che compaiono sui media per dissipare informazioni negative sul gruppo e difendere la sua immagine. In altri casi, i membri disertori erano stati attivi nei loro rispettivi gruppi per un certo numero di anni. Queste persone sanno molto, ma come membri del gruppo avranno fatto cose che il gruppo può lanciare verso di loro come accuse. Le dichiarazioni pubbliche, ad esempio, possono ritorcersi contro questi fuorusciti. Essi possono essere coinvolti in testimonianze presso i tribunali che potrebbero coinvolgere le loro famiglie e le loro relazioni con altri membri del gruppo, facendo venir fuori di tutto, come strategia di difesa degli stessi gruppi di appartenenza.

I gruppi Antisette hanno l’obbligo di aiutare un membro fuoruscito o in crisi col gruppo a pesare tutti i pro e i contro associati al suo raccontare la sua storia pubblicamente. Un ruolo importante per le organizzazioni anti-sette  è l’assistenza agli ex-membri per aiutarli ad  integrarsi nella società tradizionale, e talvolta questa integrazione si realizza meglio con calma e fuori dai pubblici riflettori. Inoltre, in pochi anni queste persone possono essere in diverse condizioni sociali, legali e / o emozionali che consentono una presa di posizione più pubblica. A nessuno piace essere usato, è questo un pericolo che esiste tra i  gruppi anti-sette che,  possono utilizzare alcuni ex membri per aumentare le critiche di vari gruppi, ma a fare le spese sono gli ex membri.

 

7) Il Professionista Ex membro anti-sette:

Ciò che io chiamo professionista ex membro antisette è la persona che uscendo da un gruppo tenta di guadagnarsi da vivere combattendo altri gruppi simili. In passato queste persone sono diventate testimoni esperti, autori, deprogrammatori, consiglieri d’uscita, funzionari di organizzazioni anti-setta, ecc.  Questa strada, tuttavia, è dura. Molto poco denaro circola tra i  movimenti anticult e, infine, le poche informazioni (basata sulla propria esperienza in un gruppo) diventano datate per nuovi casi giudiziari. Di conseguenza, solo pochissime persone che siano uscite da culti sono state in grado di guadagnarsi da vivere e di combatterli. Uno dei pochi esempi di chi ha saputo fare è Michael Kropveld di Montreal in Canada con  Info-Setta / InfoCulte, e Ian Haworth del Centro di Culto del Regno Unito informazione. Altri hanno fallito. Per un certo numero di
anni, ad esempio, il giovane Stacey Brooks ha lavorato come consulente e poi come membro dello staff organizzativo in un gruppo anti-Scientology della Florida. A quanto pare, le pressioni per mantenere la vitalità della organizzazione per la quale ha lavorato l’ha portato a commettere uno spergiuro, distruggendo in tal modo la sua credibilità (vedi Brooks, 2002).

 

8) gli ex membri che diventano professionisti:

Gli ex membri più efficaci sono quelle persone che acquisiscono lauree specialistiche in molti campi (salute mentale, scienze sociali, diritto, medicina, ecc) e che poi parlano delle loro esperienze precedenti nei culti  e / o aiutano altre persone che hanno difficoltà con questi gruppi. Dopo aver seguito una formazione professionale tali persone non possono essere così facilmente liquidati come di parte o ex membri non-credibili. Essi scrivono e parlano con un’autorità che viene anche da un’esperienza in prima persona. Oggi esiste un crescente numero di persone con dottorato di ricerca e di formazione professionale in sociologia, psicologia, salute mentale, diritto, ecc.  Alcuni dei lavori che essi producono sulle sette è eccezionalmente buono, perché possono vedere facilmente le lacune o gli errori che esistono nella letteratura corrente . Hanno esperienze di culto e conoscono il linguaggio accademico e professionale e il  decoro da utilizzare quando si esprimono su quelle esperienze. Ahimè, l’istruzione superiore non è una necessaria garanzia che il titolare di una laurea scriverà in modo critico ed anche oggettivo (James R. Lewis, per esempio, era un membro del 3HO, ma ha una reputazione di minimizzare gli abusi in vari gruppi [Lewis 2010]). Comunque il numero di ex-membri diventati professionisti sta crescendo rapidamente.

 

 

Conclusione:

Il rifiuto totale delle  ’testimonianze’ di ex membri non appartiene alla  scienza sociale, e le future generazioni di studiosi  guarderanno indietro a questo rifiuto con incredulità. La cosa che dovrebbe importare nelle scienze sociali è che i ricercatori ottengano informazioni accurate in modo  deontologicamente corretto.  Indipendentemente da chi le fornisce, gli scienziati sociali semplicemente devono  tentare di verificare il contenuto e confrontarlo con le informazioni che gli altri forniscono o che i ricercatori hanno ottenuto in altri modi, un processo chiamato triangolazione. Quanto più fonti indipendenti indicano gli stessi fatti, maggiore è la probabilità che i  fatti siano precisi. Rifiutando i racconti degli ex membri, quindi, senza verificarli è più di una semplice cattiva ricerca sociale, in realtà è l’ideologia. Si tratta di un rifiuto a mettere in discussione i propri assunti di base che privilegiano i gruppi, il controverso culto-sé. In questo modo si privilegiano questi gruppi escludendo categoricamente dalla ricerca la ricchezza di informazioni che le persone hanno che hanno visto dall’interno.

Scientology, quindi, ha pubblicato le  dichiarazione di Bryan Wilson, nel tentativo di screditare i racconti di ex membri  a proposito della vita all’interno di quel gruppo. E ‘sorprendente che vi siano così tanti  scienziati sociali che procedono acriticamente con tale  processo di esclusione.

Il mio obiettivo principale nella seguente relazione è stato quello di ricordare agli europei di vigilare in materia di acquisizione di informazioni  importanti. Indubbiamente gli ex membri di gruppi controversi vorranno aiutarvi in vari modi, e portano con sé una ricchezza di informazioni e materiale che è difficile da ottenere altrove. A causa delle  loro possibilità, tuttavia, i gruppi stessi possono sfruttare il  ruolo importante della creazione di anelli di spionaggio o di spie che sfruttano l’apostata. Inoltre, alcune persone possono lasciare i gruppi controversi solo per tornare indietro qualche tempo dopo, ed è almeno possibile che alcune persone potrebbero inventare storie di ex appartenenza al culto per ricevere materiale e attenzione emotiva. Per il loro bene a volte  gli ex membri dovrebbero concentrarsi sulla costruzione o ricostruzione della loro vita e non sottoporsi a contrattacchi da parte di persone (tra cui la famiglia), una volta riconsiderati amici.

Detto questo, gli ex membri continuano ad arricchire la nostra comprensione di molti gruppi controversi, e noi siamo saggi ad accoglierli in mezzo a noi e crescere in base alle informazioni che essi conferiscono.

 

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Traduzione di Lorita Tinelli

Nota: non essendo una traduttrice professionista, mi scuso per eventuali errori commessi nel portare questa relazione dall’inglese all’italiano.

 

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Su Stephen A. Kent da http://en.wikipedia.org/wiki/Stephen_A._Kent

Stephen A. Kent

Kent in 2000
Residence Canada
Fields Sociology of religion, New religious movements
Institutions Professor of Sociology, University of Alberta
Alma mater University of Maryland, College Park, B.A. (1973)
American University, M.A. (1978)
McMaster University, Ph.D. (1984)
Known for From Slogans to Mantras
Notable awards Graduate Student Supervisor Award (2009)
Bill Meloff Memorial Teaching Award (2010)