La Famiglia, in quanto società naturale fondata sul matrimonio, è il nucleo fondamentale della società allargata e dello Stato.
La psicologia ci insegna che una famiglia sufficientemente buona, favorisce attaccamenti sicuri, i quali a loro volta, favoriscono sviluppi di personalità integre, che non gravano e non logorano se stessi e gli altri. Una personalità integra è al contrario rispettosa e conduce ad una programmazione di vita responsabile.

La famiglia funziona grazie a regole implicite ed esplicite condivise e a ruoli riconosciuti, che si modificano nel tempo, in seguito alle interazioni di tutti i suoi membri tra loro (genitori, figli, fratelli, nonni, zii, …) e con l’ambiente in cui essa si struttura, costituito da conoscenze, relazioni amicali e lavorative, usi, costumi e valori.
Non è dunque solo l’appartenenza dentro la sfera biologica che tiene il legame, c’è l’appartenenza affettiva, rafforzata dai valori condivisi, che impedisce lo sgretolamento dei legami fra membri della stessa famiglia, anche se questi vivono in case o posti separati.
La famiglia assolve, dunque, un’importante funzione nella formazione dell’individuo e nella costruzione della società, tant’è che persino la Corte di Cassazione, con sentenza n° 9606 del 25 settembre 1998, si è espressa a favore di questa fondamentale istituzione, sostenendo che i nonni sono le radici su cui poggia il tronco della vita e i nipoti sono appunto le ultime gemme. Per questo motivo tale legame deve essere incentivato, in quanto favorisce la trasmissione di valori e tradizioni propri di quella famiglia, quindi la sua storia evolutiva, che permettono una crescita migliore del minore. Non basta dunque la presenza dei genitori, ma anche gli altri membri della famiglia sono essenziali alla crescita!
Questa premessa è indispensabile perché studiando il fenomeno delle comunità settarie è stato reso evidente come certi tipi di organizzazione, con modalità differenti, mettono a serio rischio l’individuo, minando non solo la sua istituzione familiare di appartenenza, ma in ultima analisi contribuendo ad alimentare la crisi dell’intera società.
In diverse occasioni, difatti, è stato possibile dimostrare che l’appartenenza ad una comunità settaria tende a mettere in crisi i rapporti fra i membri di una famiglia, soprattutto perché questi non sono più spontanei e diretti, ma mediati dagli insegnamenti di un capo carismatico o da un vertice privilegiato, che avrà come obiettivo quello di far ‘rompere’ i legami tra il neofita ed il mondo esterno alla setta. Naturalmente del mondo esterno fanno parte anche tutti quei familiari che non accettano le ideologie del gruppo.
Tale divieto non è quasi mai diretto, ma viene trasmesso in forma mascherata e sostenuto da ottime spiegazioni.
Un esempio può essere rappresentato da quello che accade all’interno del gruppo dei Testimoni di Geova. Essi difatti adottano la tecnica della Profezia che si autodetermina. Il proclamatore che inizia uno studio biblico con un individuo interessato, gli profetizzerà che presto questi sarà tentato da Satana attraverso i suoi parenti ed amici. Inevitabilmente questa profezia si verificherà, tant’è che non appena parenti e amici noteranno dei cambiamenti nell’uso del linguaggio o del comportamento del proprio caro, gli comunicheranno le loro perplessità. Queste saranno scambiate per i tranelli di Satana ed indurranno il povero neofita a sviluppare una sorta di timore nei confronti del mondo esterno (non gli sarà più possibile fidarsi neppure dei propri genitori, strumenti inconsapevoli di Satana!) e a ricercare la tranquillità all’interno dell’organizzazione dei Testimoni di Geova.
In altre organizzazioni, i membri del gruppo vengono subito mandati in missione in terre lontane, affinchè possano subire il meno possibile l’influenza della propria parentela. Ci sono casi in cui i genitori non hanno il permesso di sapere dove vive il loro figlio aderente di una comunità settaria.
Il disagio affettivo del neofita, centrato anche sulla negazione forzata della propria famiglia d’origine, è tale da generare dei veri e propri misconoscimenti della realtà.
Se, però, l’adesione ad una comunità settaria è un parziale rimedio per l’adulto, diventa un potente inganno per il minore, il quale crescerà privo di sani riferimenti, privo della cultura e delle tradizioni proprie della storia evolutiva della sua famiglia, e con una visione incompleta e condizionata della realtà.
La sentenza prima citata riguardava la storia di una giovane donna separatasi dal marito perché con problemi di tossicodipendenza. Ella desiderava impedire a suo marito e ai suoi suoceri di frequentare i figli minorenni, sostenendo il pericolo di queste relazioni.
La Corte di Appello di Roma le ha dato torto, ritenendo che l’assiduità dei rapporti con il padre e con i nonni risultava ‘benefica e vantaggiosa per i minori’ e successivamente la Suprema Corte ha sostenuto che la possibilità dei nonni paterni di vedere questi nipoti non doveva essere ‘residuale’, ma andava considerata ‘un diritto garantito dall’ordinamento’ e che di fronte ad una tale situazione particolare, dove emergevano difficoltà nella coppia dei genitori, il contatto con i nonni avrebbe dovuto essere ‘quotidiano’ per fungere da sostegno continuato alla crisi.
Una tale sentenza, a mio avviso, potrebbe essere applicata alle tante situazioni di minori che vivendo in comunità settarie ricevono impedimenti alla frequentazione dei propri nonni che vivono all’esterno, proprio per sostenere ancora con forza il diritto del minore a crescere sano ed equilibrato così come sostenuto dalla Convenzione dei diritti dell’infanzia del 20 novembre 1989.
Concludendo sono da considerarsi pericolose ed anticostituzionali tutte quelle organizzazioni di potere che, creando separazioni per fini propri che prescindono dal benessere dell’uomo ed ergendo barriere a difesa del proprio sopravvivere, minano i fondamenti della nostra società, a partire dalla distruzione del sistema affettivo, biologico e dei valori appartenenti alla storia dell’uomo.

© Ann0 1998