Header image alt text

Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

Da La Gazzetta del Mezzogiorno di oggi

Ieri è stata una giornata importante. L’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia simbolicamente ha voluto rappresentare la propria stima e vicinanza al lavoro svolto da me sul caso Arkeon e in generale su quanto fa il CeSAP. Ci siamo ripromessi di incontrarci ancora per stabilire i termini di un protocollo di intesa per lottare insieme contro l’abuso della professione e le varie cialtronerie. Grande risultato!

 

L’

E finalmente oggi è stato messo un punto decisivo (speriamo) all’annoso tentativo da parte di Silvana Radoani di affibbiarmi addosso illecità di ogni genere, tra cui di averla stalkizzata giuridicamente, cosa che davvero offende la mia dignità e reputazione visto che mi occupo da anni di questo reato realmente agito sulle vittime, quelle vere. Una fantasiosa persecuzione che altri, anonimi e non, supportati da lei o non, hanno diffuso per anni a mio danno. Un Giudice di Bari ha rigettato la sua opposizione alla già richiesta di archiviazione di un PM. Opposizione che è stata inoltrata quando, poco più di un anno fa, avevo proposto una remissione di querela alle parti, rimettendo anche le mie. Decisione presa, non perchè avessi dimenticato le ingiurie e le offese ricevute in maniera continuativa, per anni, ma perchè ho raggiunto la consapevolezza che la mia vita merita di più e che non prevede più la presenza di persone che hanno valori e che adottano metodi che distano anni luce dal mio mondo. Dopo alcune pec interlocutorie da parte di avvocati di controparte, che facevano intravedere l’accettazione della proposta di accordo di risoluzione bonaria da parte mia e del CeSAP, al mio rimettere le querele è continuata l’azione molesta e conflittuale da una unica parte. Azione che in questo caso ha portato alla sentenza che segue.

Dunque, in sintesi io non ho mai stalkizzato Silvana Radoani nè l’ho mai calunniata. Anzi, ho esercitato i miei diritti, difendendo l’onorabilità mia e del CeSAP da azioni non sempre lecite e questo a prescindere dagli esiti.

Spero a questo punto che le cose terminino qui e che chi ha sbagliato abbia la correttezza di rimediare ai danni fatti e che smetta di perpetrare con degli scritti infondati una palese, a questo punto, diffamazione a mio danno

 

 

 

 

NOCI (Bari) - Si è svolta lo scorso 29 novembre, presso l’auditorium del Liceo Da Vinci, la presentazione del libro “Il cyberbullismo spiegato ai genitori” ad opera della dottoressa Guillermina Carnicina, psicoterapeuta e counsellor ad orientamento analitico-transazionale.

L’intento dell’opera è quello di rappresentare una preziosa guida “al riconoscimento” e quindi alla più efficace gestione e al debellamento di un terribile fenomeno sociale sempre più diffuso e che miete sempre più vittime. La serata è stata fortemente voluta dai due dirigenti scolastici, Rosa Roberto dell’IIS Da Vinci – Agherbino- e Giuseppe D’Elia, dei Comprensivi Pascoli – I Circolo e Gallo e si è svolta nell’ambito di una serie iniziative intitolate “Insieme contro il bullismo e il cyberbullismo”. La professoressa Antonella Montone, docente presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, ha moderato gli interventi dell’autrice, dottoressa Guillermina Carnicina, della dottoressa Lorita Tinelli, psicologa ad indirizzo clinico e forense e della dottoressa Cristina Baldi, pedagogista e Giudice Onorario del Tribunale dei minori.

Una serata incentrata sul doloroso peso che le parole possono assumere, non poteva che aprirsi proprio con le parole: quelle veicolate da un video dall’impatto visivo ed emotivo fortissimo. In aula, una ragazza, una nuova alunna, si presenta ai suoi compagni: afferma di chiamarsi Stefania e di essersi trasferita da poco e le solite cosette retoriche che si raccontano su di se quando ci si presenta. Peccato che il racconto inizi a diventare sempre più dettagliato e confidenziale: la ragazza parla di una festa, durante la quale si era lasciata andare bevendo un po’ troppo e perdendo conseguentemente i sensi. Alcuni ragazzi presenti, iniziano a mimare su di lei, in stato di incoscienza, dei palesi atti sessuali ma…non si limitano a questo! Il tutto viene infatti filmato e pubblicato in rete e la ragazza inizia a ricevere insulti sempre più pesanti.

“Così aprii la finestra della mia stanza e mi lanciai di sotto! Se non fossi morta, ora sarei una vostra compagna di classe e non immaginate cosa vi siete persi! Le parole fanno più male delle botte” – conclude la ragazza lasciando immaginare quale sia stato il tragico epilogo dell’essere costretta a sopportare un macigno psicologico enorme. Inutile specificare la storia che il video racconta è in realtà quella vera della povera Carolina Picchio, prima vittime di bullismo 2.0 suicidatasi nel gennaio del 2013. Altrettanto toccante è stata la lettera che il professor Beppe Novembre ha letto immediatamente dopo la proiezione del video: il mittente è Paolo Picchio, il padre di Carolina, che con grande dolore, ma anche grande coraggio, chiede alla Boldrini una legge che assoggettasse ogni forma di bullismo a ripercussioni legali e a pene idonee. La dottoressa Guillermina Carnicina, autrice del libro, ha poi spiegato chiaramente l’intento che esso intende perseguire. E’ agli adulti (genitori, nonni, docenti, collaboratori scolastici) che il libro si rivolge, perché sono gli adulti coloro che hanno gli strumenti psicologici e cognitivi per proteggere i ragazzi dal fenomeno e per aiutarli a venirne fuori qualora ne fossero già stati vittime.

Un “gioco di squadra” insomma, contro una delle piaghe sociali più spinose e dilaganti ai nostri giorni. “Occorre una vera e propria rivoluzione culturale che le istituzioni dovrebbero porre in atto nei confronti delle famiglie” – ha specificato la dottoressa Carnicina: “Tra le caratteristiche che delineano il fenomeno del cyberbullismo, ci sono innanzitutto la facilissima accessibilità e la pervasività! La rete ormai è ovunque: non c’è nessun luogo in cui possiamo dirci al sicuro dai pericoli che ne derivano. Spesso dimentichiamo che, quando andiamo a postare in rete una foto oppure in video, con estrema leggerezza, noi cessiamo di essere i proprietari di quel contenuto e lo consegniamo in maniera definitiva e permanente alla rete. La rete è “gli altri” e gli altri non sempre hanno intenti sani. Altro grave errore è considerare il cyberbullismo una serie di scaramucce tra ragazzi, perché si tratta invece di una vera e propria disfunzione patologica della comunicazione sulla quale occorre intervenire in maniera intensiva e capillare” – ha concluso l’autrice.

Sempre di comunicazione e nello specifico del peso delle parole ha parlato la dottoressa Lorita Tinelli, nota psicologa ad indirizzo clinico e forense. “C’è una bella differenza tra l’uso della parola “de visu” e quella digitata sulla tastiera di un pc, di un tablet o di uno smartphone! Siamo erroneamente portati a credere che la prima implichi una maggiore responsabilità ed è per questo che di diventa “leoni da tastiera”, perché non si avrebbe il coraggio di dire determinate cose guardando direttamente negli occhi la persona a cui ci si rivolge” – ha esordito la Tinelli- “La distinzione tra virtuale e reale è quanto di più sbagliato si possa demarcare. Ciò che è virtuale è pur sempre reale: dietro quegli schermi ci sono persone in carne ed ossa e non accusano di certo meno il “piombo” delle parole sparate a casaccio, solo perché le leggono invece di ascoltarle con le proprie orecchie. Imparare a comunicare è fondamentale, perché si può dire tutto, ma bisogna sempre farlo nel modo giusto. Una parola detta nel modo o al momento sbagliato può letteralmente annientare una persona, così come una proferita nel modo e al momento giusto, può risollevarle ed innescare la molla di un percorso di rinascita”- ha puntualizzato la psicologa, invitando a fare un buon uso dei social e degli strumenti multimediali, che non sono da demonizzare in sé: “I social sono fantastici: ti permettono di comunicare in tempo reale, per lavoro o al livello personale con chiunque tu voglia in ogni parte del mondo e quindi sono strumenti pensati per un qualcosa di altamente positivo. Ciò non toglie che possano però diventare più deleteri della bomba atomica se usati in modo sbagliato. Il guaio è che spesso, da parte dei genitori non c’è controllo sull’uso della rete e dei social: vuoi per mancanza di tempo, in seguito ad una vita sempre più frenetica, vuoi perché non tanto addentrati nell’uso delle moderne tecnologie. Sovente capita che i genitori chiedano ai figli: “Com’è andata a scuola oggi? Chi sono gli amici con cui esci?” Mai domande come:“A quali gruppi facebook sei iscritto? Chi sono i tuoi amici sui social? Mi racconti qualcosa di loro?” E’ importante, anzi prescritto proprio dalla legge che ogni istituto scolastico individui delle figure di riferimento che tengano proprio dei corsi specifici sul bullismo 2.0. Tra l’altro, c’è anche una legge regionale che connette direttamente scuola e territorio, al fine di un’opera di prevenzione e di sensibilizzazione” – la Tinelli ha concluso il suo intervento con un importante auspicio: “Vorrei potermi alzare di qui con la consapevolezza che sia stato compiuto un ulteriore passo concreto verso il l’annientamento di questa piaga sociale, perché si sa che le parole lasciano sempre il tempo che trovano: sono i fatti ciò di cui, ora più che mai, si ha bisogno”.

L’intervento della dottoressa Cristina Baldi invece, ha toccato gli aspetti strettamente giuridici del cyberbullismo, in rifacimento alla legge del 2017 che consta di 71 disposizioni. Non sono mancate certamente perplessità e polemiche circa il considerare reato il bullismo “fisico” e non quello 2.0 perché bisogna ammettere oggettivamente che si tratta pur sempre di violenza e che le lacerazioni psicologiche non guariscono facilmente quanto quelle fisiche. Anche la Baldi ha sottolineato l’importanza di una vera e propria rieducazione affettiva e comportamentale. “Tengo a chiarire molto bene un concetto: qualunque episodio di bullismo va prontamente segnalato alle autorità preposte! Non farlo sarebbe peccare realmente di moralità e non avere il minimo senso civico, contribuendo a qualcosa di altamente distruttivo per la società” – ha puntualizzato Cristina Baldi, chiarendo che: “Non deve spaventare quella che è la giovanissima età degli aggressori. Non è un peccato che un ragazzo sia sottoposto a processo e che sia aperto un fascicolo a suo carico. Il vero peccato è che ciò non venga fatto: per la società, per lo stesso aggressore e per la vittima. E chi non segnala, chi non denuncia, potrebbe poi avere sulla coscienza una o più vite come quella di Carolina Picchio, del “ragazzo con i pantaloni rosa”, che molti ricorderanno e di tantissime altre vittime. Viene aperto un fascicolo e quindi? Il fascicolo così come viene aperto può essere chiuso, ma deve esserlo solamente nel momento in cui si ha la totale sicurezza di essere andati alla radice del comportamento deviante, quando venga a sussistere una mediazione con la vittima e quando famiglia e scuola siano attivamente coinvolte nel percorso di recupero. Solo così saremo veramente sicuri che avremo reintegrato nel tessuto sociale un individuo sano che non andrà nuovamente a lederlo”- Parole che inducono certamente a riflettere, quelle della dottoressa Baldi, spronando la scuola e magari le stesse famiglie( famiglie che spesso tendono invece ad “ammantare” o a non voler vedere) a denunciare alle autorità senza paura e senza vergogna, per quello che è veramente bene per il ragazzo.

Gli interventi conclusivi sono stati dei Dirigenti Rosa Roberto e Giuseppe D’Elia che alla luce delle esperienze personali vissute nell’arco della loro carriera, hanno ammesso che ci troviamo certamente in una società malata dove sono i genitori i primi “bulli” che non ammettono neanche di fronte all’evidenza le colpe dei figli, ma che dal canto suo, la scuola sarà sempre in prima linea nella lotta al bullismo, con il pugno fermo e con una serie di attività, iniziative e progetti formativi ed educativi. E’ bene che se ne parli continuamente, ma continuamente non bisogna smettere di “fare” dal lato pratico.

 

Marica D’Aprile
Fonte: https://www.noci24.it/cultura/educazione/18012-il-cyberbullismo-spiegato-ai-genitori-un-libro-prezioso-su-una-piaga-sociale-dei-nostri-tempi

public/

 

 

I dirigenti degli istituti scolastici di Noci, Rosa Roberto dell’IIS Da Vinci – Agherbino e Giuseppe D’Elia, dei Comprensivi Pascoli – I Circolo e Gallo – Positano sono i principali promotori della presentazione del libro “IL CYBERBULLISMO SPIEGATO AI GENITORI”, che si terrà il 29 novembre presso l’auditorium del liceo Da Vinci.

La grave emergenza sociale del bullismo in tutte le sue forme ha come teatro proprio la scuola e la casa, i luoghi in cui i ragazzi dovrebbero vivere più serenamente la propria esperienza di crescita affettiva e culturale. E’ per questo che “Insieme contro bullismo e cyberbullismo” è il titolo delle iniziative che la Scuola ha in programma per affrontare il triste fenomeno. Insieme, perché soltanto facendo squadra intorno a chi è vittima di maltrattamenti da parte di coetanei è possibile ottenere risultati positivi. Insieme, perché l’attivazione di un canale comunicativo diretto tra i diversi ordini di scuola può rendere tempestivi il riconoscimento del bullismo e il suo contenimento. Ovviamente, il primo passo utile è quello di coglierne gli indizi, spesso volutamente occultati dalle vittime, per paura o per vergogna.

E’ quindi agli adulti, gli insegnanti, i collaboratori scolastici e i genitori che si rivolge IL CYBERBULLISMO SPIEGATO AI GENITORI, l’opera della dott.ssa Guillermina Carnicina (psicoterapeuta e counsellor ad orientamento analitico-transazionale). Il suo intento è quello di fornire preziose indicazioni per rendere visibile e gestibile il fenomeno del bullismo, sia esso diretto o mediato da internet. La dott.ssa Lorita Tinelli, psicologa ad indirizzo clinico e forense, e la dott.ssa Cristina Baldi, pedagogista e giudice onorario del Tribunale dei minori, affiancheranno l’autrice del libro per svelare tutte le implicazioni psicologiche, patologiche e legali del fenomeno. La prof.ssa Antonella Montone, docente presso l’Università degli Studi di Bari, farà da moderatrice e stimolerà le riflessioni del pubblico.

Fonte: http://www.nocigazzettino.it/4800/Il%C2%A0cyberbullismo%C2%A0spiegato%C2%A0ai%C2%A0genitori.html

 

Parlami di quando

 

Una bella intervista con Mariano Casulli a yesweradio

Per chi volesse ascoltarla, ecco di seguito il link …

 

https://www.spreaker.com/user/yesweradio/03-pdq-lorita-tinelli-ed-il-mondo-delle-?fbclid=IwAR1Xom6FkAayTJZJue9kYPd_80FtAm9wnDO_C5HW-pXNQKphRZxGwe620E8

 

L’anno scorso sono stata coautrice di un libro sui bambini cresciuti nelle sette (come è capitato a me) e in seguito fuorusciti. “Escaping Utopia” (Routledge, 2017) racconta le storie di 65 persone provenienti da 39 diverse sette in più di una dozzina di paesi.

Cover of Escaping Utopia book   La mia coautrice, la sociologa Janja Lalich, PhD, è un’esperta di fama internazionale su sette, indottrinamento, gruppi estremisti e gruppi terroristici, ed è anche sopravvissuta ad una setta. Poiché entrambe abbiamo una conoscenza di prima mano del vivere dentro le sette, il nostro libro non si concentra su una sola setta. Piuttosto esso evidenzia come uno specifico gruppo con caratteristiche particolari possa essere chiaramente identificato come setta. Abbiamo scritto Escaping Utopia per aiutare le persone a diventare consapevoli circa i  culti e i gruppi di qualsiasi connotazione essi siano.

Il lavoro di Janja sulle sette è rivoluzionario perché dimostra che una setta è semplicemente un gruppo sociale che usa comportamenti sociali quotidiani che sfuggono di mano. Le sette possono essere di qualsiasi dimensione e possono essere focalizzate su tutti i tipi di convinzioni o idee, come quella di salvare il mondo.

Le sette possono essere religiose o atee. Le sette possono essere politiche o fondate su business. Possono coinvolgere credenze o convinzioni spirituali sulla salute o sul denaro. Possono concentrarsi su meditazione, politica, esercizio fisico, sesso o marketing multilivel. Le sette possono essere grandi come paesi come la Corea del Nord o la Russia sovietica, o piccole come una relazione abusiva tra 2 persone.

Conoscere di più le sette aiuterà a capire meglio come gli esseri umani costruiscano relazioni e gruppi di ogni tipo.

 

Le quattro dimensioni che condividono tutte le sette

Janja ha sviluppato un modo brillante per spiegare le sette con il suo modello bounded choice (scelta condizionata). Questo modello evidenzia che i membri del culto non sono persone strane con occhi selvaggi, ma che di solito sono idealisti che vogliono cambiare il mondo. Culti e leader di setta approfittano di questa dedizione idealistica e trasformano tutto ciò verso le esigenze proprie del culto.

Ogni gruppo sociale di successo trova modi per coinvolgere le persone e stimolarle, ma le sette utilizzano quattro dimensioni specifiche per avvicinare le persone e intrappolarle.

Attraverso una serie di post mi concentrerò su ciascuna di queste dimensioni e ti aiuterò ad identificare se esse sono attive nelle tue relazioni o in qualsiasi gruppo a cui appartieni. Ti aiuterò anche a capire se queste dimensioni vengono utilizzate in modo sano o patologico.

1) Una figura di autorità carismatica
2) Un sistema di credenze trascendente
3) Sistemi di controllo
4) Sistemi di influenza

Analizziamo prima il discorso dell’autorità carismatica.

 

Cosa è l’autorità carismatica?

Tutti possiamo identificare persone carismatiche nelle nostre vite, da attori, musicisti e politici ai migliori giocatori delle nostre squadre sportive preferite. Le persone carismatiche sono attraenti e magnetiche e ci attirano con le loro capacità, il loro aspetto, i loro talenti o forse per una qualità speciale che non possiamo assolutamente mettere in chiaro. Le persone carismatiche possono stimolare l’adorazione dell’eroe o sentimenti di innamoramento (come molti di noi potrebbero aver provato nelle nostre infatuazioni adolescenziali e da giovani adulti).

Nei rapporti sani questi momenti passionali ed adoranti tendono a svanire, e siamo in grado di vedere quelle persone in modo più equilibrato e sereno. Ma in relazioni e gruppi non sani, le persone carismatiche trovano il modo di attivare continuamente quell’intensa infatuazione e devozione. Figure di autorità carismatica di successo mantengono i seguaci affascinati e intrappolati attraverso esaltanti visioni utopistiche, dimostrazioni costanti di potere, richieste di impegno, demonizzazione degli estranei e incessante manipolazione emotiva.

L’autorità carismatica è il potente legame emotivo tra un leader e i suoi seguaci. Fa sembrare il leader profondamente legittimo e sognatore e conferisce autorità alle sue azioni. Tutto ciò che fa è ritratto come vitale per la visione e la sopravvivenza del gruppo. I fini giustificano sempre i mezzi perché la figura dell’autorità carismatica non è semplicemente giusta; egli o ella è un unto, scelto o benedetto.

Quando i seguaci credono che il loro capo sia assolutamente perfetto, possono convincersi che qualsiasi cosa facciano al servizio del leader è giusta e giustificata. Alla fine, le esigenze del leader giustificano i comportamenti e le azioni di tutti nel gruppo. I seguaci  hanno una relazione profonda con l’autorità carismatica del loro capo,  un aggancio che li tiene impegnati, sensibili e disposti a fare tutto il necessario per soddisfare ogni capriccio e desiderio del loro capo.

 

Il carisma vive negli occhi di chi guarda

Il concetto di autorità carismatica fu introdotto da uno dei fondatori della sociologia, Max Weber, nel suo classico lavoro sulle religioni antiche, la burocrazia e la costruzione istituzionale.[I]  Weber è considerato il principale studioso dell’autorità carismatica e identifica la risposta del seguace al carisma come stato estatica o intossicata. [ii]

Weber ha notato che è il riconoscimento da parte di altri che determina l’estensione del carisma di una persona. In altre parole: nessun seguace, nessun carisma. L’autorità carismatica esiste principalmente negli occhi di chi guarda. Questo è il motivo per cui alcune persone possono vedere un leader apparentemente carismatico e chiedersi: “Come può qualcuno seguire quel ciarlatano?” Mentre altri possono essere completamente colpiti. Non tutti rispondono allo stesso modo alle figure dell’autorità carismatica. [Vii]

Una volta che i seguaci hanno identificato una persona come un’autorità carismatica, allora diventa loro dovere credere in lui o in lei. E per espandere il suo dominio, un abile leader carismatico offre qualcosa di straordinariamente speciale che i seguaci possono ottenere da lui o da lei – la speranza di nuovi inizi, pace sulla terra, un’aldilà incantatevole, la salute perfetta, la cura del cancro, una rivoluzione politica, giustizia sociale, o qualcosa di più banale come la perdita di peso o un guadagno finanziario. [x]

Le credenze e i dogmi trascendentali sembrano essere al centro delle sette; tuttavia, in realtà, lo scopo di molti culti è semplicemente quello di servire i bisogni emotivi, finanziari, psicologici e sessuali del leader con un’obbedienza incondizionata. La personalità autoritaria del leader del culto aiuta a garantire che i suoi bisogni e i suoi desideri siano sempre la massima priorità. [Xi]

Tuttavia, questa situazione si ritorce in modo prevedibile, perché anche se il leader ha iniziato con buone intenzioni, è raro che una persona possa gestire il tipo di adulazione e obbedienza cieca richiesta e garantita dai seguaci del culto – anche se si pratica il culto e l’obbedienza attraverso la forza. È comune che le figure dell’autorità carismatica diventino squilibrate, egocentriche e tossiche.

Detto questo, è importante chiarire che il carisma o l’autorità carismatica non sono malvagie a priori e non necessariamente producono un leader di setta. Possiamo pensare a leader carismatici come il presidente John F. Kennedy, il reverendo Martin Luther King, Aung San Suu Kyi o Nelson Mandela, solo per citarne alcuni. Queste e altre figure di autorità carismatica sono state una forza positiva nella società.

Tuttavia, l’influenza sugli altri che viene dall’autorità carismatica e lo squilibrio di potere intrinseco che viene creato devono essere sempre tenuti sotto controllo. [Xii]

I leader carismatici hanno la responsabilità di imparare come mantenere la loro umanità di fronte alla costante adorazione e di applicare rigorosi controlli ed equilibri al loro comportamento in modo che possano proteggere i loro seguaci dal male. Nelle sette non esiste nessuna di queste protezioni.

 

Valuta le autorità carismatiche nella tua vita

La seguente lista di controllo potrà aiutare ad identificare se un leader o gruppo carismatico usano la propria autorità in modo appropriato – o se il carisma si è trasformato in narcisismo tossico, autoassorbimento e necessità di controllare gli altri. Questa lista di controllo può anche aiutarti a identificare le persone tossiche o narcisiste nella tua vita di tutti i giorni.

Le autorità carismatiche non sane trattano gli altri come mezzi per un fine e richiedono una devozione incondizionata alle proprie credenze, desideri e richieste (o del loro gruppo).

Se sei coinvolto con leader o gruppi carismatici, puoi utilizzare questo elenco di controllo per valutare lo stato di salute della situazione. Qualcuna di queste affermazioni è vera?

- Il leader o il gruppo ha un senso di importanza gonfiato e una connessione alla grandezza.
- I bisogni, le idee e i desideri del leader sono preponderanti; cancellano i bisogni, le idee e i desideri dei membri del gruppo.
- Il leader può fare o dire quasi tutto senza ripercussioni; non ci sono controlli sul suo comportamento.
- Il leader sminuisce tutte le altre idee e sistemi di credenze e qualsiasi altro leader che si trova nello suo stesso ambito (ad esempio, altri leader della New Age se il leader ha una filosofia New Age).
- Il leader si prende il merito di qualsiasi cosa di buono succeda, e incolpa gli altri per qualsiasi cosa brutta possa accadere.
- Il leader tratta le domande e le sfide come minacce, e lui o lei può vedere nemici ovunque – dentro e fuori dal gruppo.
- I membri devono idealizzare e venerare il leader e la leadership presenti.
- I membri che sfidano l’autorità del leader o del gruppo dirigente vengono puniti, umiliati pubblicamente, evitati o cacciati, e possono essere rappresentati come nemici traditori.
- Il leader rivendica poteri speciali, conoscenza e lignaggio – o può pretendere di essere divino.

Se una (o più) di queste affermazioni risulta vera, tu o il tuo gruppo potete essere sotto l’influenza di una figura con autorità carismatica tossica. Tuttavia, questo non significa che questa persona sia pericolosa, e ciò non significa che il suo gruppo sia un culto. Il tuo gruppo avrà bisogno di avere tutte e quattro le dimensioni del modello di scelta condizionata attivo (questo include un sistema di credenze trascendente, sistemi di controllo e sistemi di influenza) prima che possa essere considerato un gruppo cultuale.

Tuttavia, se i comportamenti di questa persona sono preoccupanti (anche se le altre dimensioni della scelta limitata non sono presenti), potresti essere in grado di suggerire modifiche e vedere se il tuo leader o gruppo può – o è persino disposto a provare – modificare questi comportamenti .

Puoi anche condividere le caratteristiche dell’autorità carismatica sana di seguito per aiutare il leader o il gruppo a capire i modi specifici in cui sta virando verso i problemi. Se non possono o non vogliono cambiare, puoi usare questi suggerimenti per trovare un leader carismatico o un gruppo che offre speranza senza idolatrare una persona (o un’idea) a scapito di tutti e di tutto il resto.

 

Caratteristiche di un capo o di un gruppo carismatico sano

Una leadership carismatica sana implica l’essere disposti ad imparare dagli altri, istituendo controlli ed equilibri, mantenendo il senso dell’umorismo e il senso di umiltà, rispondendo alle lamentele e alle correzioni e trattando bene e rispettosamente le persone. Questi sono i segni di un leader sano.

- Il leader o il gruppo ha controlli comportamentali saldi in atto.
- I membri sono trattati come persone preziose; non sono discepoli, servi o pedine.
- Il leader ha un senso dell’umorismo e uno stile di leadership umano.
- Il leader o il gruppo valorizza e promuove le idee e le convinzioni dei membri.
- I membri hanno il diritto di interrogare, dubitare e sfidare la figura dell’autorità carismatica.
- Il leader o il gruppo si occupa in modo responsabile di conflitti e sfide; non sminuisce, punisce o evita.
- I membri hanno la libertà di entrare e uscire a loro piacimento.
- Il leader o il gruppo prende in considerazione e promuove altre idee, altre credenze e altri gruppi.
- Il leader incoraggia il pensiero critico e le attività intellettuali.
- Il gruppo è aperto al mondo esterno e ai non credenti.

Quando il carisma di una persona o di un gruppo è sano, le persone sono attratte da esso e rinvigoriti da esso. I leader carismatici sani possono fare molto bene nel mondo.

Quando i leader non sono in salute, il loro bisogno di totale devozione e controllo può distruggere tutto: relazioni, gruppi, imprese e persino paesi.

Una leadership sana è fondamentale per un mondo sano.

 

Un culto fallisce a causa della mancanza di carisma tossico

Il culto in cui sono cresciuta era basato sui principi di guarigione della New Age e fu costruito attorno a un uomo che incanalava lo spirito di un antico saggio cinese. Un gruppo adorabile di estranei, geni e artisti (inclusa mia mamma) si è riunito attorno a lui, e stavamo per cambiare il mondo e portare a tutti informazioni e cure meravigliose.

Ho visto il nostro leader passare da ragazzo normale al centro visionario del nostro gruppo, e ho visto, anche nei primi anni dell’adolescenza, come l’adorazione ha cominciato a danneggiarlo. Divenne sempre meno disponibile, formò un gruppo dirigente attorno a lui, e lentamente ci spostammo da una allegra banda di persone dedicate a un culto (anche se nessuno di noi avrebbe mai permesso che ci chiamassero così).

Una volta formato il culto, le cose cominciarono a crollare. Il gruppo ha istituito molte delle altre dimensioni della scelta condizionata, ma anche queste non erano sufficienti a tenerci tutti insieme. Sono stata mandata in giro a 17 anni per comunicare con gli estranei (ne scrivo qui), è stato un terribile shock, ma ha anche segnato l’inizio della fine per il nostro gruppo. Sono implosi e disciolti circa un anno dopo.

Mi resi conto quando scrissi Escaping Utopia con Janja che il nostro culto fallì perché il nostro leader non poteva passare dall’egoismo quotidiano al narcisismo gonfio e tossico che i leader di setta devono sviluppare. Era semplicemente una persona troppo decente per diventare una figura di autorità carismatica tossica.

Sono sicura che lui e gli altri del gruppo sentono di aver fallito, e mentre è vero che non è riuscito a mantenere un culto, è riuscito a mantenere la sua umanità.

Grazie, Marshall, per essere un bravo leader di culto fallito. Guardare il danno che l’adorazione ha fatto su di te mi ha aiutato a non idealizzare o idolatrare nessuno, perché è una forma di disumanizzazione e violenza che può far perdere il contatto con la loro etica, il loro fondamento e anche la loro sanità mentale.

Ora vedo narcisisti tossici e carismatici con empatia e tristezza invece che con odio. So che sono profondamente turbati e in difficoltà, ma so anche che sono circondati da persone che stanno facendo loro del male e supportano i loro peggiori impulsi. È una trappola per tutti.

Possiamo noi tutti recuperare le nostre proiezioni, il nostro odio e la nostra adorazione e trattare tutti con dignità e umanità.

Che tutti noi siamo liberi.

———–

[i] Max Weber, “The Sociology of Charismatic Authority,” in H.H. Gerth and C. Wright Mills, eds., From Max Weber: Essays in Sociology (New York: Oxford University Press, 1946), 196-252; The Sociology of Religion, trans. E. Bischoff (Boston: Beacon Press, 1947/1968); “The Nature of Charismatic Authority and Its Routinization,” in S.N. Eisenstadt, ed., Max Weber: On Charisma and Institution Building (Chicago: University of Chicago Press, 1968), 48-65.

[ii] Weber, The Sociology of Religion, 3.

[iii] Weber, “The Nature of Charismatic Authority,” 48-49.

[iv] Ibid., 51.

[v] Weber, The Sociology of Religion, 29.

[vi] Weber, “The Nature of Charismatic Authority,” 48.

[vii] In sociology, we would understand this as an example of the fundamental attribution error, where individual behavior and personality are treated as more important while the social situation is mistakenly treated as less important. See, for example, Jeffrey Pfeffer and Robert B. Cialdini, “Illusions of Influence,” R. M. Kramer and M. A. Neale, eds., Power and Influence in Organizations (Thousand Oaks, CA: Sage, 1998), 1-20.

[viii] Weber, “The Nature of Charismatic Authority,” 49.

[ix] Weber, The Sociology of Religion, 29.

[x] See also Len Oakes, Prophetic Charisma: The Psychology of Revolutionary Religious Personalities (Syracuse, NY: Syracuse University Press, 1997).

[xi] See, for example, Stanley Milgram, Obedience to Authority: An Experimental View (New York: Harper & Row, 1974); and Herbert C. Kelman and V. Lee Hamilton Crimes of Obedience: Toward a Social Psychology of Authority and Responsibility by (New Haven: CT: Yale University Press, 1989).

[xii] See, for example, Dennis Tourish, The Dark Side of Transformational Leadership: A Critical Perspective (East Sussex, UK: Routledge, 2013).

Fonte: https://karlamclaren.com/2018/11/19/understanding-unhealthy-leadership/?fbclid=IwAR1whj5ojTb-e1W9mr1pcuzXFqXrJxCpBLxeHKUDtig-e0fvg1FxqnbagoE

di Karla McLaren

……………………….

Traduzione di Lorita Tinelli

Avvertenza: Questa traduzione non è stata realizzata da traduttori professionisti, pertanto ci scusiamo per eventuali errori.

Gli articoli apparsi su questo blog possono essere riprodotti liberamente, sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla e  che si specifichi la fonte

Ieri ne parlava Luigi Corvaglia su Il Fatto Quotidiano, evidenziando la difficoltà di chi si occupa del fenomeno settario. Specialmente quando compi attività che suppliscono quelle di uno Stato ancora dormiente. Molte sono le cose che ho dimenticato di aggiungere in questa intervista, tipo le telefonate anonime notturne, la minaccia di essere schiacciata come un chicco di riso da chi, per giuste restrizioni giudiziarie, ha visto sfumare le proprie possibilità di guadagno a discapito della gente e ne dà a me la colpa, professionisti collusi che organizzano vere e proprie campagne vendicative, le mie foto ritoccate e riempite di parolacce … e molto altro ancora che di sicuro non aggiungerebbe nulla al quadro descritto già piuttosto chiaro. Ogni giorno però ringrazio chi continua a starmi vicino, chi non mi fa mancare una parola di incoraggiamento, chi mi da voce con coraggio attraverso una intervista o una citazione di un libro … perchè sono queste le persone che mi permettono di trovare ogni momento l’equilibrio e la forza necessari per portare avanti la mia vita e per aiutare chi ne ha bisogno. Ma anche di continuare a far conoscere una realtà di cui ci si deve occupare con maggiore determinazione anche da parte delle Istituzioni. L. T.

 

 

 

 

 

Lorita Tinelli (CeSAP): “Io minacciata continuamente dalle sette, l’obiettivo è screditarmi”

NOCI – Intimidazioni, profili fake sui social network, minacce, querele temerarie, lettere minatorie, fotografie ritraenti scene di vita privata. È la situazione che sta vivendo da più di un decennio Lorita Tinelli, psicologa co-fondatrice e attuale presidente del CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici). Le minacce e le intimidazioni si sono intensificate dopo la conclusione, l’anno scorso, del processo Arkeon che vede il suo maggior imputato condannato in via definitiva.

Dottoressa Tinelli partiamo dall’inizio. Come e quando ha iniziato a seguire le sette in Italia e quando ha fondato il CeSAP?

«Il 1 giugno del 1999 assieme ad un collega psicologo e altre persone interessate al fenomeno dell’abuso psicologico abbiamo fondato il CeSAP, un’associazione ONLUS che ben presto si è distinta a livello nazionale come punto di riferimento per vittime di abusi in sistemi totalitari e per le forze dell’ordine che indagano su tali organizzazioni. Ma anche per i media che spesso attingono dalle nostre informazioni per programmi di inchiesta sul fenomeno settario. Negli anni abbiamo seguito diverse tesi di laurea e abbiamo formato tanti tirocinanti convenzionandoci con alcune università, tra cui Padova, Chieti e Bari. Abbiamo inoltre pubblicato e tradotto diversi articoli, apportando contributi scientifici e informativi su argomenti ancora tanto poco conosciuti in Italia. Nel frattempo il CeSAP è diventato parte di una federazione europea di studiosi del settarismo, la FECRIS, assieme ad un’altra associazione italiana, la FAVIS, che raccoglie le famiglie delle vittime delle sette. Da qualche anno la nostra associazione è parte del direttivo della FECRIS ed è rappresentata, tramite l’attuale presidente, nel comitato scientifico. Anche il CeSAP ha un suo comitato scientifico costituito da esperti di caratura nazionale ed internazionale».

Quando sono iniziate le persecuzioni a suo carico e in che modo si palesano?

«Le attività moleste e intimidatorie sono iniziate quando ho reso la mia collaborazione alla DIGOS di Bari, nel 2005/6 per una indagine sul gruppo Arkeon e sui suoi amministratori. Nonostante il leader del gruppo sia stato condannato definitivamente lo scorso anno per il reato di associazione per delinquere finalizzato all’abuso della professione, le attività moleste a mio danno non si sono esaurite, ma hanno anche riguardato miei stretti collaboratori. Con una costanza quasi ossessiva sono stati aperti diversi blog ‘anonimi’ con l’intento di delegittimarmi professionalmente e personalmente. Ci sono state effrazioni nelle poste elettroniche mie e di alcuni collaboratori, nonché membri delle istituzioni con i quali scambiavamo informazioni, e rese pubbliche con l’intento di dimostrare chissà quale attività illecita stessimo mettendo in atto.  Io e alcuni testimoni del processo Arkeon abbiamo ricevuto minacce di spedizioni punitive, mediante lettere cartacee. Lo scorso anno sul mio cellulare ho ricevuto un messaggio in cui l’intestatario mi augurava di essere vittima di una violenza di gruppo da parte di extracomunitari e zingari. Sono state inoltre fotografate le nostre abitazioni, gli studi che ho avuto e pubblicate su un sito anonimo. Proprio l’altro giorno un mio collaboratore ha ricevuto da un profilo anonimo su Facebook una sua foto dinnanzi alla sua casa.  Subito dopo il profilo è stato disattivato. Un’altra mia collaboratrice è stata fotografata mentre usciva di casa per portare a passeggio i suoi cani.  In altra circostanza è stato fatto il nome di una persona della mia famiglia minorenne e indicata la sua età anagrafica. Tutti chiari messaggi intimidatori che vogliono dirci che c’è chi sa tutto di noi e ci sta costantemente col fiato sul collo. A queste azioni negli ultimi 11 anni si sono aggiunte quelle giudiziarie. Io ho ricevuto ben oltre 180 denunce penali e un paio di citazioni civili. L’obiettivo della lite temeraria è quello di distrarmi e di crearmi problemi economici. Ricordo ancora oggi che uno dei personaggi legati a questa realtà mi ha fatto pervenire un messaggio in cui mi diceva che l’obiettivo della sua vita era quello di distruggermi, di non farmi più lavorare, di farmi cacciare dal mio ordine professionale, fosse l’ultima cosa che avrebbe fatto nella sua vita».

Ha denunciato tutto alle forze di polizia?

«Certo, ho sempre denunciato tutto, ma sino ad oggi con scarsi risultati. Uno perché tutte queste attività sono messe in moto in maniera anonima e risulta molto difficile individuare gli autori materiali del reato. Ma anche perché probabilmente chi ha riscontrato le mie denunce non ha ben compreso il reale pericolo di queste azioni anche determinate dal fatto che siano reiterate nel tempo. Un PM chiedendone l’archiviazione, dopo anni, quasi in odore della prescrizione dello stesso reato, ha sostenuto, motivandola, che la mia attività era stata encomiabile, ma che io dovevo aspettarmi simili reazioni che rientrano nella piena libertà di espressione di chi la pensa diversamente. Il messaggio è che se ti occupi di un argomento delicato, come quello della mafia, in qualche modo devi anche aspettarti che qualcuno possa sentirsi offeso e quindi possa decidere di farti fuori».

L’Ordine degli Psicologi l’ha sostenuta in qualche modo?

«Con rammarico devo dire che in tutti questi anni solo in una occasione mi è capitato di verificare che un paio di colleghi dell’Ordine non avessero compreso la gravità della situazione che mi riguardava in qualche modo prestando il fianco a chi tenta di danneggiarmi. Nelle linee generali l’Ordine mi ha sostenuta, tanto da decidere di costituirsi parte civile nel processo su Arkeon a Bari. Dando un chiaro messaggio sin da subito di voler essere presente e sostenermi nella battaglia contro gli abusivismi.  Il Presidente precedente dell’Ordine Pugliese nonché di quello Nazionale, Dr. Palma, ha sempre manifestato sostegno e considerazione della difficile attività di informazione da me portata avanti. In alcune occasioni anche lui ha dovuto subire attacchi diffamatori da parte delle stesse persone che molestano me, come è accaduto a tutti coloro che mi hanno pubblicamente sostenuta o che mi hanno dato voce, come i giornalisti. L’attuale Presidente dell’Ordine Pugliese, Dr. Di Gioia, riconoscendo la validità del mio lavoro, ha deliberato in consiglio che devolverà una parte della quota del risarcimento ricevuta da Arkeon in quanto parte civile a favore del CeSAP.  Anche questo mi sembra un chiaro ed evidente messaggio di sostegno e di riconoscimento».

Il caso delle “psicosette” in Italia è stato oggetto di diverse interrogazioni parlamentari. Si è mosso qualcosa?

«Mi risulta che sono state presentate diverse interrogazioni parlamentari ed una mozione nel Governo passato, in cui senatori e deputati di diversi orientamenti politici hanno chiesto ai vari Ministeri, degli Interni, della Giustizia e della Sanità, di esprimere parere e di intervenire su questa realtà ed anche sui danni che questi fenomeni arrecavano a vittime e a critici. Il mio caso è stato citato in diverse interrogazioni, due delle quali firmate anche dal Senatore Liuzzi, che ringrazio per questa sua sensibilità dimostrata. Ma nessuna risposta è mai arrivata. È bene inoltre ricordare che diverse raccomandazioni europee hanno sollecitato gli stati membri ad attivare politiche preventive su questo argomento e che l’Italia risulta ancora assente all’appello».

Ad oggi continua a subire attacchi e minacce da perfetti sconosciuti sia tramite il web che con altri mezzi?

«Certo, gli attacchi sono continui e quasi quotidiani. Sotto falso nome questa gente contatta i miei colleghi, associazioni italiane ed estere con cui collaboro e i responsabili dei posti in cui devo svolgere un’attività professionale per divulgare informazioni palesemente diffamatorie e distorte sul mio conto. L’obiettivo è quello di crearmi il vuoto intorno e di distruggere la mia credibilità agli occhi degli altri. Per fortuna, nonostante l’incessante impegno, questa loro attività risulta essere fallimentare».

Fonte: http://www.legginoci.it/2018/11/13/lorita-tinelli-cesap-io-minacciata-continuamente-dalle-sette-lobiettivo-e-screditarmi/

 

Creative Commons License Mia intervista su Rai Friuli Venezia Giulia is licensed by Lorita Tinelli under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 United States License.