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Lorita Tinelli

Prefiero morir de pie a vivir arrodillado – Il Che

11 29curestufioNOCI (Bari) - Passato, presente e futuro. È questa la chiave di lettura con la quale le classi III C e III D con le maestre Annalisa Villino, Maria Laera e Giovanna Cisternino, hanno sin ad ora affrontato il progetto in collaborazione con l’associazione culturale “Vittorio Tinelli-Parole e cose nuove” intitolato “Rimettere ne cuore amore per la comunità nostra”. L’incontro tenutosi il 26 novembre nella biblioteca della Scuola Primaria Cappuccini di Noci, è stato realizzato con la collaborazione dei soci dell’ U.N.I.T.A.L.S.I di Noci per sensibilizzare e focalizzare l’attenzione dei bambini, protagonisti, sull’amore per il prossimo e per l’intera comunità.

“Gli alunni”- ha spiegato la maestra Annalisa Villino- “hanno iniziato questo progetto in prima elementare riscoprendo la cultura tradizionale, come il dialetto, e stimolando le capacità di ragionamento attraverso gli indovinelli e i problemini scritti da Vittorio Tinelli, in particolare attraverso la lettura e spiegazione del Presidente dell’associazione a quest’ ultimo dedicata, Leonardo Tinelli. Un percorso che li ha visti essere sempre entusiasti e curiosi nel conoscere le infinite opere del Professor Tinelli”. Il filo conduttore di quest’ incontro è stata una delle poesie più belle di Vittorio Tinelli “ Cure stu fiore”, imparata dai bambini e recitata durante l’evento da molti di loro. Cusse è nu fiore./ Ca do t’è nutte;/ de tante amore/ è pegne e frutte./ Tinele care/ Cusse l’inizie/ De ciò che è ràre/ Vere amicizie./ Pote crè nasce/ Da cu l’amore/ Ca mè se spasce/Cure stu fiore.

È il significato di questa poesia che ha permesso agli ospiti presenti di richiamare l’attenzione sulle varie forme di amore partendo dalla responsabile dell’associazione U.N.I.T.A.L.S.I. Ada Lasaracina, la quale si è focalizzata sull’amore verso il prossimo e sulle attività di servizio che l’associazione quotidianamente svolge per i ragazzi diversamente abili, al fine di sensibilizzare i bambini al rispetto e alla diversità che altro non è che una forma d’amore. Successivamente sono intervenute le cariche istituzionali: l’assessora Lorita Tinelli che si è complimentata per il lavoro svolto e ha riportato alla mente, il ricordo personale del “braciere”, che ha rappresentato per molti l’incontro dell’amore familiare e l’ascolto dei racconti dei nonni, il dirigente scolastico Giuseppe D’Elia che ha ringraziato le maestre per il loro essere “guide fondamentali” del percorso di crescita dei piccoli d’ oggi, che indubbiamente saranno i grandi di domani, colmi di responsabilità e di amore verso la società e la comunità a livello locale, ed infine l’intervento del presidente Leonardo Tinelli, il quale ha ricordato il Professor Vittorio Tinelli, per la sua esperienza di pedagogista, maestro e scrittore ed ha citato il suo grande amore per la parola e la cultura che diventano il mezzo imprescindibile per poter esprimere il proprio amore verso gli altri.

L’evento si è concluso con il canto finale, ricco di gioia e partecipazione, degli alunni “L’amicizia” e con un cospicuo scambio di doni tra i vari presenti, il fiore simbolo di amore e amicizia realizzato dagli alunni, gli addobbi natalizi e i salvadanai realizzati dai ragazzi dell’ U.N.I.T.A.L.S.I.

 

Ilaria Ferro
Fonte: http://www.noci24.it/cultura/educazione/14607-cure-stu-fiore-l-ass-vittorio-tinelli-e-l-unitalsi-a-scuola-per-il-prossimo

 

 

 

IL CONSIGLIO COMUNALE CELEBRA LA “GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE”
Esposto un drappo rosso a Palazzo di Città

Il 25 novembre di ogni anno ricorre la “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne”, una data importante scelta in onore delle tre sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Dominicana, barbaramente trucidate e uccise nel 1960 per la loro opposizione al regime dittatoriale.

Nel 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha reso istituzionale questa giornata, invitando i Governi, le organizzazioni e i media a sensibilizzare la società sul tema della violenza di genere. Difatti, il preoccupante aumento dei casi di violenza nei confronti delle donne richiede un impegno concreto e urgente da parte delle Istituzioni e della società civile.

Il Consiglio Comunale, ben conscio di questo fatto, ha voluto celebrare tale giornata impegnandosi, impegnandosi a condividere con il Centro Antiviolenza “ANDROMEDA” di Noci, con l’Ambito Territoriale di Putignano, le Istituzioni, le realtà organizzate del territorio e la società civile, strategie volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno e ad approfondire gli elementi conoscitivi della situazione sul territorio al fine di promuovere interventi di aiuto per le donne che subiscono violenza e diffondere la cultura del rispetto e delle pari opportunità per salvaguardare il valore della differenza.

«Il Consiglio Comunale non poteva rimanere insensibile a questa giornata – ha dichiarato il Presidente del Consiglio Comunale, Stanislao Morea. – Ringraziamo il Centro Anti Violenza per aver proposto la celebrazione di questa giornata. In segno di riconoscimento a tutte le conquiste civili conseguite dalle donne nel corso del secolo scorso, è giusto che il Consiglio Comunale, in questa giornata discuta l’argomento».

L’Assessore alle Pari Opportunità Lorita Tinelli ha tracciato la storia di questa giornata, richiamando l’attenzione di tutti anche sulla Legge Regionale del 2014 con la quale Regione Puglia, per la prima volta, si è dotata di norme specifiche per il contrasto alla violenza di genere. Ha concluso, dunque, con un pensiero: «Quello che c’è spesso non si vede. E i simboli che oggi esponiamo, servono ad evidenziare ciò che è nascosto».

È quindi intervenuta la dott.ssa Antonia Cairo, Presidente della cooperativa che gestisce il CAV “Andromeda”, la quale ha ringraziato l’Amministrazione per l’invito rivoltole e per la sensibilità dimostrata all’argomento. «Tutti i giorni lottiamo contro la violenza sulle donne – ha fatto notare. – È importante che le istituzioni celebrino questa ricorrenza del 25 novembre una volta l’anno per manifestare la loro vicinanza al tema ma anche per dare un indirizzo alla cittadinanza. Infatti, la violenza di genere è un fenomeno culturale ed è responsabilità di tutti fare in modo che vi sia un cambio di tendenza. Non è possibile – ha concluso – che solo i centri anti violenza si pongano il problema. C’è bisogno che le istituzioni li accompagnino. La cultura della non violenza deve basarsi sul rispetto della persona a prescindere dal genere. La violenza di genere è un offesa ai principi universali di uguaglianza e di parità».

È quindi intervenuta il consigliere comunale Anna Martellotta. «Il 25 novembre diciamo no alla violenza. Un giorno solo per ricordare una battaglia che la donna affronta 365 giorni l’anno per difendersi dalla violenza che l’uomo le usa, in forme sia visibili che nascoste. Tutti i comportamenti che non tengono conto della volontà della donna sono di per sé comportamenti violenti. Il femminicidio e solo la punta di un iceberg, perché più visibile, così come le violenze fisiche. Ma vanno considerati anche tutti quei comportamenti violenti più sottesi. L’anti violenza non ha sesso, non è una battaglia femminista. Tante altre situazioni di violenza cominciano con insulti, vessazioni, per procedere con abusi sessuali, maltrattamenti e possono giungere all’uccisione oppure durare tutta una vita. La domanda che dobbiamo porci quindi è: che cosa possiamo fare? Due parole: prevenzione e coraggio. Tutti dobbiamo sapere che quando vediamo in un rapporto di coppia o in un rapporto di amicizia o d’altra natura qualcosa che non funziona, bisogna immediatamente agire. Il fenomeno va stroncato subito, non farlo degenerare. Prevenzione uguale informazione, e quindi educazione alla non violenza. Non è facile educare alla non violenza, perché siamo spesso vittime di stereotipi, pregiudizi; ma è decisamente più semplice agire se educhiamo i nostri figli in questo senso, diamo il buon esempio a casa, nelle scuole. Forgiare i giovani al concetto della non violenza è molto più facile. Dobbiamo interfacciarci con le scuole. Anche i nostri figli devono imparare a percepire la violenza domestica e a capire che uno spintone alla mamma non è un comportamento normale. Loro sono il nostro futuro e vanno educati a non avere paura di denunciare questi episodi. Voglio oggi ricordare un numero, il 1522, attivato dal Dipartimento ministeriale per le Pari Opportunità per fornire ascolto e sostegno alle donne vittime di violenza 24 ore su 24. Il servizio può essere fruito anche da chi è a conoscenza di episodi e vuole denunciarli. La denuncia è indispensabile a far scattare un’indagine e ad attivare una rete di protezione per la vittima. Ricordo che a Noci abbiamo bellissima realtà sociale, l’Associazione Dimensione Famiglia, che funziona egregiamente e spontaneamente offre aiuto alle donne vittime di maltrattamenti, segno questo che la nostra comunità è sensibile al tema. I Servizi sociali, il Cav, i sanitari del primo soccorso, gli avvocati possono aiutare. Una donna che denuncia può sentirsi protetta? Sì, se tutti questi soggetti sono preparati e fanno rete fra loro». Il consigliere Martellotta ha ricordato le numerose funzioni svolte dal CAV, così concludendo: «Propongo la costituzione di un nuovo servizio a vantaggio del cittadino, il banco legale. Si tratta di un front office legale al quale chiunque può rivolgersi per ricevere info di base su problematiche legali da parte di avvocati iscritti alle liste di gratuito patrocinio, senza parcella per l’utente che presenta modello Isee. Si tratterebbe del naturale completamento di quel percorso intrapreso con il banco alimentare e il banco farmaceutico. Il servizio potrebbe attivarsi attraverso un protocollo d’intesa con l’Ordine degli Avvocati di Bari ed essere ospitato presso quella parte del Centro Anti Violenza rimasta vuota».

Anche il consigliere Angela Lobianco ha voluto dare il suo contributo alla discussione: «Questa è una giornata che si preferirebbe dimenticare e che, invece, siamo costretti a ricordare perché purtroppo ogni giorno le donne continuano a subire violenze. Ritengo si debba lavorare di più nelle scuole, perché è lì che si verificano i primi casi di abuso. Dobbiamo invitare i bambini a denunciare gesti irrispettosi e insegnare soprattutto alle nostre figlie, alle nostre nipotine, ad essere meno perfette e più coraggiose. Sostengo la proposta del consigliere Martellotta. I professionisti si mettono a disposizione anche attraverso le Banche del Tempo, che aiutano a superare quel senso di vergogna che spesso i ha nel rivolgersi a questi sportelli, perché dobbiamo anche tener conto del fatto che spesso questi fenomeni si verificano anche in contesti insospettabili. Concludo facendo un appello a tutte le donne ad essere più coraggiose!».

«Vorrei cogliere l’occasione di questa giornata come occasione per riconoscere che il problema è serio, ed ha una lunga storia, ma non credo che il problema sia solo culturale – ha aggiunto il consigliere Fortunato Mezzapesa. – In una società sana dovrebbe esserci equilibrio tra tutte e due le componenti, maschile e femminile. Ci sono stati tempi in cui questo equilibrio c’è stato, penso all’antico Egitto, tanto per fare un esempio. Si tratta del modo in cui è organizzata una società. Il primo luogo in cui le cose non funzionano è la famiglia: se le famiglie funzionano, funzionano le società. E quindi le famiglie andrebbero aiutate in modo importante. Se non c’è un giusto equilibro tra l’uno e l’altro sesso in famiglia, questo squilibrio si ripercuote poi su tutta società».

Il consigliere Francesco Recchia ha riportato all’assise tutta ed ai presenti il saluto e la vicinanza della collega Francesca Gigante, la quale con rammarico non è potuta essere presente per motivi di lavoro.

«Oggi simbolicamente celebriamo una ricorrenza, come succede molte altre volte durante l’anno – ha dichiarato il Sindaco Domenico Nisi. – Oggi però bisogna tentare di agire, perché spesso quando si discute si rimandano le soluzioni ad un momento altro. Effettivamente rispetto a questa tematica la convenzione non riesce ad essere incisiva abbastanza e per questo è necessario operare nelle scuole, nei centri dedicati e via dicendo. Credo sia importante essere forieri di qualcosa di concreto. Qualche mese fa abbiamo inaugurato il CAV in una struttura prima abbandonata, che assiste porzioni importanti di territorio. Le proposte avanzate ci trovano tutti d’accordo. Con il supporto e l’aiuto di tutti, non solo di idee ma anche operativo, possiamo lavorarci. Le problematiche sociali sono tante e vanno date delle risposte. Mettiamoci a lavorare per implementare anche questo servizio. Sarebbe importante per noi ritrovarci tra un anno con un risultato raggiunto. Vorrei riflettessimo anche sul fatto che oggi i social sono diventati una terribile valvola di sfogo per molti, anche grazie alla sicurezza data dalla tastiera e da uno schermo – ha concluso il Sindaco, – e rispetto a questo credo occorra avere un occhio di attenzione e noi per primi abbiamo l’obbligo non solo di vigilare e ma anche di non farci portatori di messaggi poco edificanti».

«Rispetto alle proposte avanzate, sicuramente ci dobbiamo vedere per concretizzare – ha concluso l’Assessore Lorita Tinelli. – Le accolgo positivamente. Aggiungo che il CAV ha già intrapreso un’attività di informazione e sensibilizzazione nelle scuole di tutto il territorio, e questo mi rende felice. Abbiamo tutta una rete sociale ampia su cui investire e dobbiamo fare in modo che funzioni nel miglior modo possibile. Grazie a tutti!».

Per l’occasione, fuori dal palazzo Comunale è stato esposto un drappo rosso. Un lungo elenco con i nomi delle vittime della violenza di genere degli ultimi quattro anni è stato esposto nell’Aula consiliare. Tutti, il Sindaco, la Giunta, il Presidente del Consiglio, i Consiglieri comunali, i dipendenti comunali e i cittadini presenti, hanno indossato, in segno di adesione e partecipazione, un fiocco rosso.

Fonte: https://www.facebook.com/lorita.tinelli/posts/10211293354278911?notif_t=like&notif_id=1480081668748320

 

11 25ilvafootballclubNOCI (Bari) - Un romanzo – denuncia, un romanzo – testimonianza. E’ stato presentato in questi termini, lo scorso mercoledì 23 novembre 2016, nel chiostro delle clarisse, il nuovo libro dei giornalisti tarantini Fulvio Colucci e Lorenzo D’Alò. “Ilva football club” (ed. Kurumuny), sbarcato a Noci grazie all’organizzazione dell’Associazione Genitori e Simpatizzanti del Comprensivo Gallo Positano di Noci A.P.S. in collaborazione con il Comune di Noci, è stato presentato nell’ambito della rassegna “Incontrando l’autore” ideato dalla medesima associazione ed ha avuto come obiettivo principale quello di parlare di quanto realmente accaduto nel quartiere Tamburi negli ultimi 50 anni affinchè si possa cominciare a pensare ad un futuro migliore per una delle città pugliesi più belle e ricche di storia.

11 24ilvafootballclubIlva football club racconta una delle parabole più disastrose del Mezzogiorno. E’ la storia di un giornalista sportivo nato al quartiere Tamburi di Taranto che, dopo il sequestro dell’Ilva da parte della magistratura per disastro ambientale, decide di riannodare i fili del passato. Si trasforma, così, in un viaggiatore nel tempo, raccogliendo anzitutto la sua testimonianza e poi quella di un commerciante diventato memoria storica del football di quartiere e di un ex allenatore delle formazioni amatoriali. Si dipana così la vicenda di un Ulisse catapultato negli anni drammatici in cui il “colosso d’acciaio” era il totem fasullo di un tragico benessere. Fino alla trasfigurazione della vicenda nel grande racconto collettivo di undici, anonimi, campioni: l’Ilva Football Club, è squadra ricostruita ed inventata, composta da campioni che a Taranto lasciarono la giovinezza sul terreno del campo sportivo Tamburi vecchio, a causa di una delle malattie più inguaribili del secolo. Tre le storie che si intrecciano e danno vita ad un racconto che pensa ad un futuro migliore per la città di Taranto e vuole ancora giocare l’ultima partita. “Furono lucciole quegli atleti, le lucciole operaie. Illuminarono il campo dei veleni con i loro cross, così simili alle adorabili traiettorie delle lucciole, con le loro invenzioni di gioco».

Il testo, presentato da William Vastarella docente di lettere al complessivo Gallo, ha visto anche la partecipazione del Sindaco di Noci Domenico Nisi, la Presidente dell’Associazione Genitori e Simpatizzanti del Comprensivo Gallo Marta Dongiovanni, l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Noci Lorita Tinelli (che ha riportato una interessante testimonianza vissuta da un parroco che ha tentato con diversi progetti di bonificare alcune aree per far riemergere alcuni talenti tarantini), Giorgio Assennato, docente di Medicina del lavoro e già Direttore generale di Arpa Puglia, Adriana Trisolini, funzionaria di Arpa Puglia.

Il libro è in ogni sua pagina una testimonianza” ha commentato l’autore Colucci, “un appello a fare presto affinchè a salvarsi siano le giovani generazioni, prima che la città non esista più. Il crimine in questi anni ha divorato talenti”. Insomma un romanzo che racconta la verità, che serve a non smarrire la memoria e raccontare cosa è stata questa città negli ultimi cinquanta anni. Un libro testimonianza per rimediare agli errori non attraverso slogan ma attraverso un’idea di futuro che riporta alle persone.

Fonte: http://www.noci24.it/cultura/libri/14577-ilva-football-club-il-libro-che-riscatta-la-vita-di-tante-lucciole-operaie

di Giandomenico Oliva

NOCI – Nell’ambito dell’iniziativa culturale “Incontrando l’autore” promossa dall’associazione Genitori e Simpatizzanti del Comprensivo “Gallo-Positano” è stato presentato mercoledì 23 novembre all’interno del Chiostro delle Clarisse, il romanzo “Ilva Football Club”, scritto da Lorenzo D’Alò e Fulvio Colucci, quest’ultimo anche giornalista tarantino de “La Gazzetta del Mezzogiorno”. E proprio l’autore Fulvio Colucci è stato al centro di un dialogo tra il pubblico e i vari ospiti presenti all’incontro, alternato con alcuni estratti del libro, letti da Adriana Trisolini, funzionaria di Arpa Puglia.

«Noci è terra di confine tra Taranto e Bari. In passato tanti cittadini nocesi sono partiti la mattina con il pullman per raggiungere Taranto e quindi lo stabilimento siderurgico», ha spiegato Marta Dongiovanni, presidente dell’associazione dei genitori, sottolineando la volontà di presentare il libro ai tanti ragazzi presenti. «L’Italsider ha dato tanti posti di lavoro, ma anche tanti problemi alla nostra terra. Anche Noci ne ha pagato le conseguenze, in termini di vite». Per il sindaco di Noci, Domenico Nisi, «la crisi dell’Ilva è anche la crisi del lavoro. Oggi c’è il conflitto tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Spero che la presenza dei ragazzi possa essere un importante occasione per cogliere il messaggio per il loro futuro».

Il romanzo vuol parlare, attraverso l’espediente del gioco del calcio, cosa in realtà è l’Ilva e come questa nel tempo ha dato un grosso cambiamento alla città di Taranto. «È un libro di narrativa fortemente legato alla realtà che viviamo, affrontata dal punto di vista di una squadra di calcio» ha introdotto l’incontro William Vastarella, docente di lettere dell’Istituto Gallo. «Proprio attraverso queste squadre vediamo la storia di Taranto e della sua industrializzazione. Il romanzo rappresenta un intreccio tra la vita e la morte, cioè tra il gioco del pallone e il rione Tamburi». Infatti è proprio questo il quartiere che più di tutti ne ha subito le conseguenze, data la vicinanza con lo stabilimento.

«Il libro è in parte un’autobiografia», ha commentato l’autore Fulvio Colucci. «Si sentiva l’urgenza di raccontare la storia di tutti quei ragazzi che un tempo giocavano all’ombra delle ciminiere. Era necessario raccontare cosa è stata questa città nell’arco di cinquant’anni, raccontando la vicenda attraverso una lente d’ingrandimento diversa. E così è nata l’idea di sviluppare questo racconto autobiografico, assemblandolo alla testimonianza di altri personaggi. L’Ilva football club è una squadra immaginaria. Non ha calcato i campi di calcio del quartiere Tamburi».

Tanti sono gli spunti di riflessione che hanno arricchito la serata, ma tante sono anche le storie positive che stanno cercando di cambiare le sorti di Taranto e del rione Tamburi. Ed è Lorita Tinelli, assessore alle Politiche Sociali, a fare alcuni esempi. «Padre Nicola Preziuso ha messo su il CEM (Centro Educativo Murialdo), creando dei laboratori artigianali per scoprire i talenti nascosti dei tarantini disoccupati o in difficoltà, riuscendo a creare 25 imprese artigianali a Taranto. Inoltre padre Nicola sta tentando di bonificare la zona Cimino». Un’altra esperienza è l’aiuto dell’assessore verso un’insegnante di una scuola media del quartiere Tamburi «per un progetto rivolto ai ragazzini, figli degli operai, che hanno perso un po’ il senso della vita. Bambini, ragazzini che hanno la consapevolezza della morte, del limite delle cose, i quali vivono con un certo cinismo il proprio futuro che non c’è». Tutti aspetti presenti anche nel libro.

 

Giorgio Assennato
Giorgio Assennato

 

Presente anche Giorgio Assennato, docente di Medicina del lavoro e già direttore generale Arpa Puglia, il quale ha chiarito al pubblico che il romanzo «non è un saggio sull’inquinamento ambientale. Va trattato come un romanzo perché è un’opera d’arte dal punto di vista intrinseco e merita di essere letta per quello che è, non per quello che descrive. Questi ragazzi trovavano nel calcio un elemento di aggregazione in un quartiere che non dava niente, dove neanche lo Stato era presente. E questo la dice lunga sull’abbandono di queste periferie. Quel quartiere diventò un quartiere criminale. Allora l’inquinamento diventa anche inquinamento morale».

L’obiettivo del libro è quello di essere una «testimonianza della memoria, con la funzione di ricordare per non dimenticare, cercando di rimediare agli errori attraverso un’idea di futuro che riparta dalle persone, dalla società e dai bambini».

Fonte: http://www.legginoci.it/2016/11/25/ilva-football-club-giocare-allombra-delle-ciminiere/

Corso di formazione sull’Alzheimer

Posted by Lorita Tinelli on 23 novembre 2016
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sette

Rocco Politi è un ex testimone di Geova. Un anziano, per la precisione. Un ruolo ragguardevole, paragonabile al “vescovo” per i cattolici. Un giorno, però, sua nipote si ammala gravemente. Sarebbe necessaria una trasfusione di sangue per salvare la piccolina. Impossibile, però, all’interno dei Testimoni. Talmente impossibile che si preferisce la morte alla cura. E così accade: la piccolina muore. Un colpo tremendo per la famiglia Politi, che decide, con gran fatica, da uscire da quel mondo, un mondo in cui era nato, cresciuto, in cui aveva conosciuto la moglie e messo su famiglia. “Puoi immaginare – ci dice Rocco – lo shock una volta abbandonati i Testimoni di Geova. È come rinascere, ma essere impreparati alla vita vera”.

Una situazione, quella di Rocco, che purtroppo colpisce tanti. E non a caso l’impegno oggi di Politi è dedito all’assistenza di tutti coloro che chiedono aiuto per uscire dal mondo dei Testimoni (che, per inciso, premono affinché nessuno li bolli come “setta”), con la sua associazione Quo Vadis. Basti questo: “Da quando abbiamo registrato Quo Vadis (nel luglio 2013, ndr) io ho ricevuto 120mila mail di richieste di aiuto, da tutto il mondo. Lo Stato, però, preferisce non intervenire”. Verrebbe da chiedersi, a questo punto, come sia possibile che non ci sia il benché minimo controllo di tale fenomeno. Semplice: l’Italia non ha una legge ad hoc. “C’è un vuoto che non è colmato da nessun sistema”, sottolinea Pier Paolo Caselli, ex scientologist che, per la Chiesa di Ron Hubbard, ha versato 100mila euro (“e 70 non li ho più rivisti”). Peggio è andata a Maria Pia Gardini che, come denunciato nel 2012 in commissione al Senato, ha dato a Scientology quasi 2 milioni di dollari. Una cifra esorbitante “per comperare dei corsi, per fare delle donazioni, perché io facendo Scientology sarei diventata superman o superwoman, non avrei più avuto malattie”. Oggi Pier Paolo cerca di prender spunto dalla sua vicenda, anche lui per rendersi in qualche modo utile agli altri. “Ho preso spunto dalla mia vicenda – ci racconta – per portare avanti, tramite il mio sito, un discorso di rafforzamento rispetto alle tematiche legate alla resilienza, quando ci sono importanti sfide da affrontare”.

STATO ASSENTE – Insomma, c’è tanto impegno nel mondo associazionistico, di soccorso alle vittime del mondo dell’occulto e ai loro familiari, ma resta il fatto – come da tempo denuncia anche Maurizio Alessandrini, fondatore dell’Associazione Familiari Vittime delle Sette – che manca un intervento deciso, da parte dello Stato.

Non a caso, la Fecris, la Federazione Europea dei Centri di Ricerca e di Informazione sulle Sette e i Culti, ha inviato una lettera a Matteo Renzi, ai ministri Stefania Giannini, Beatrice Lorenzin, Angelino Alfano, Andrea Orlando e Paolo Gentiloni e ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Piero Grasso, esprimendo “forte preoccupazione e sconcerto per il mancato recepimento delle indicazioni contenute” in una Raccomandazione del Consiglio d’Europa (la numero 1412 del 1999) con la quale si intese sollecitare gli Stati membri a un’efficace azione di vigilanza e di informazione preventiva sui gruppi a carattere religioso, esoterico o spirituale, invitando a concretizzare i necessari interventi mediante appositi programmi d’educazione anche in ambito scolastico”. Peccato, però, che tale raccomandazione, nonostante vari solleciti e diversi interventi parlamentari, non sia mai stata recepita. Col risultato che in Italia manca, a differenza di come accade in Spagna o in Francia, il reato di plagio o manipolazione mentale.

L’ultimo tentativo di peso si è avuto nel 2005, quando un ddl sull’introduzione del reato di plagio è stato approvato dalla commissione Giustizia. Arrivato però in Aula a Palazzo Madama, dopo vari rinvii, è stato congelato, fino a scomparire dall’agenda politica. Anche in questa legislatura qualcuno ci ha riprovato. Come Pino Pisicchio che, il 15 marzo 2013, ha presentato una nuova proposta di legge, ma il ddl, però, non è mai stato nemmeno calendarizzato.

METODI MAFIOSI – Si spera, questa volta, che l’appello della Fecris vada a buon fine, dato che è l’ultimo di una serie interminabile. “Questa lettera – ci dice infatti la dottoressa Lorita Tinelli, psicologa e fondatrice del CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici) – è fondamentale e sintetizza quanto denunciato da anni dalle nostre associazioni. Vi sono in Italia diverso gruppi che agiscono secondo modalità settarie, ma nessuna tutela legislativa per le vittime. Questo vuoto, assieme anche alla impreparazione dei giudici su questo argomento, finiscono per creare un doppio danno alle vittime che denunciano”. Ed è questa la ragione per cui, continua la Tinelli, “chi esce da un gruppo non denuncia. Un altro motivo è che si temono ritorsioni dei medesimi gruppi, che sguazzano nel vuoto legislativo, facendosi passare palesemente per le vere vittime della situazione, gridando spesso alla violazione della libertà di religione, ma agendo in modi similari ai contesti mafiosi, rovinando la reputazione di chi parla sino a commettere altri reati più gravi, quali l’effrazione di email, pedinamenti, molestie e a volte induzione al suicidio”.

GUERRA TRA ASSOCIAZIONI – Intanto, denuncia la Fecris nella sua lettera, “è da lungo tempo in corso una pressante e grave campagna di discredito delle associazioni italiane federate Fecris”, nonché della Sas, la Squadra Anti Sette della Polizia Italiana. Tale attività, peraltro, “mira a negare il fenomeno”. Domanda: chi è che sta portando avanti tal campagna, secondo la Fecris? La European Federation for Freedom of Belief (FoB), che ovviamente respinge puntualmente ogni accusa mossa dalle associazioni antisettarie e che si pregia di frequentare l’Osce (Office for Democratic Institutions and Human Rights), cui puntualmente ogni anno nella propria relazione illustra le ragioni per cui, a loro dire, andrebbero abolite la Squadra Anti Sette, CeSAP e tutti coloro che si occupano del mondo settario e di assistenza a vittime e familiari sconvolti da esperienze con le organizzazioni controverse.

La Fecris, però, a sua volta è impegnata a denunciare il fenomeno settario e i ripetuti tentativi di infiltrazione degli stessi apologeti dei culti in sedi istituzionali. Perché resta un fatto: chi troviamo all’interno della FoB? Lo dice la stessa Fecris: “l’associazione […] vede tra i suoi direttori e membri esponenti di rilievo di organizzazioni controverse come Scientology, Damanhur, Misa Yoga”. Per dire: il leader del Misa, Gregorian Bivolaru, è stato arrestato a febbraio. Era tra i 45 latitanti più pericolosi d’Europa. Insieme a Matteo Messina Denaro e Salah Abdeslam.

Tw: @CarmineGazzanni

Fonte: http://www.lanotiziagiornale.it/da-scientology-ai-santoni-nel-silenzio-del-governo-le-sette-guadagnano-adepti-e-lo-stato-sta-a-guardare/

 

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