Nei giorni scorsi è stato pubblicato uno studio che ha esaminato la relazione tra l’attaccamento a Dio e il disagio psicologico

Sommario: i ricercatori riferiscono che le persone religiose che si relazionano ad un Dio in modo incerto o ansioso hanno maggiori probabilità di sperimentare disturbi da stress psicologico, tra cui ansia, paranoia e compulsioni ossessive. I risultati rivelano come stili diversi di attaccamento a una divinità possano essere associati a peggioramenti della salute mentale.

Fonte: Westmont College

Uno studio nazionale ha esaminato il legame tra una relazione percepita con Dio e la salute mentale su un campione di oltre 1.600 americani.

La ricerca ha evidenziato che i credenti religiosi che si relazionano con Dio in modo incerto o ansioso hanno maggiori probabilità di sperimentare sintomi di disagio psicologico, tra cui ansia, paranoia, ossessione e compulsione.

Lo studio dal titolo “Attachment to God and Psychological Distress: Evidence of a Curvilinear Relationship” è stato pubblicato sul Journal for the Scientific Study of Religion. Esso si basa sui dati del Baylor Religion Survey del 2010, un’indagine nazionale sulle credenze, i valori e i comportamenti religiosi americani. La ricerca mette in luce come diversi stili di connessione a Dio, o attaccamento a Dio, possano essere correlati a un peggioramento della salute mentale.

La maggior parte delle ricerche sull’attaccamento a Dio ha evidenziato un rapporto lineare semplice, in cui una relazione meno evitante – o sicura – è associata a una migliore salute mentale e una relazione più evitante ad un suo peggioramento“, ha affermato Blake Victor Kent, assistente professore di sociologia al Westmont College . “Ma ci sono stati indizi nella ricerca che la relazione potrebbe effettivamente sembrare più una curva a forma di U capovolta. Quindi è quello che abbiamo cercato, ed è quello che abbiamo trovato“.

La curva inversa è stata trovata in una scala composta da sei voci che misurano l’evitamento e il non evitamento nella relazione con Dio. Gli items erano i seguenti:

“Ho un rapporto affettuoso con Dio”.
“Dio sa quando ho bisogno di supporto.”
“Dio sembra avere poco o nessun interesse per i miei affari personali”

Sostanzialmente quello che abbiamo scoperto è che coloro che sono meno evitanti e coloro che sono più evitanti nella loro relazione con Dio hanno entrambi livelli più bassi di disagio psicologico“, ha affermato il coautore dello studio W. Matthew Henderson, assistente professore di sociologia alla Union University.

Questo sfida la ricerca esistente. Questi dati suggeriscono che solo quelli nel mezzo, coloro che sperimentano l’incertezza nella relazione con Dio, e non l’evitante, hanno una salute mentale peggiore“.

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Mentre lo studio suggerisce che l’evitamento potrebbe non essere un pericolo per alcuni aspetti della salute mentale, gli autori sostengono che l’evitamento può ancora causare problemi nelle relazioni, comprese le relazioni nella chiesa. L’immagine è di pubblico dominio

Questo non significa che l’attaccamento evitante verso Dio non sia problematico, tuttavia, secondo Kent. “L’evitamento è ciò che accade quando smetti di fare affidamento su Dio: non ti fidi che Dio sarà lì per te, quindi impari a fare affidamento su te stesso”, ha detto. “E questo si estende anche ad altre persone”.

Mentre lo studio suggerisce che l’evitamento potrebbe non essere un pericolo per alcuni aspetti della salute mentale, gli autori sostengono che l’evitamento può ancora causare problemi nelle relazioni, comprese le relazioni nella chiesa. “Più capiamo come ci relazioniamo con Dio e gli altri, più sani possiamo essere“, ha detto Henderson.

Attaccamento a Dio e disagio psicologico: evidenza di una relazione curvilinea

Le precedenti ricerche di religione/spiritualità (R/S) sull’attaccamento a Dio e sul benessere mentale si sono basate interamente su modelli lineari. Gli studiosi, tuttavia, hanno realizzato un’analisi più sfumata delle credenze e delle disposizioni religiose relative alla salute mentale e diversi studi che utilizzano un approccio non lineare hanno prodotto risultati fruttuosi con una manciata di predittori R/S.

Basandosi sui dati nazionali del Baylor Religion Survey 2010, questo studio indaga le potenziali associazioni non lineari tra attaccamento a Dio e disagio psicologico adattando modelli curvilinei di attaccamento evitante a Dio e molteplici misure di disagio generale e psicologico. Per ragioni concettuali vengono impiegati anche modelli lineari di attaccamento ansioso.

I risultati rivelano una relazione non lineare tra attaccamento evitante/sicuro e angoscia e una relazione lineare deleteria tra attaccamento ansioso a Dio e angoscia.

Ciò supporta l’ipotesi generale che l’ansia o la mancanza di certezza sul proprio rapporto con il divino rappresenti una minaccia al benessere psicologico.

Original Research: Closed access.
Attachment to God and Psychological Distress: Evidence of a Curvilinear Relationship” by W. Matthew Henderson and Blake Victor Kent. Journal for the Scientific Study of Religion

Articolo originale al seguente link

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Traduzione di Lorita Tinelli

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Ci sono diversi interrogativi che sorgono quando si legge la storia del Mostro di Bari. Franco Percoco massacrò il padre, la madre e uno dei fratelli, in una strage che alcuni paragonano al delitto di Avetrana. Ma le sole cose che il caso di Percoco ha in comune con quello di Sarah Scazzi sono che l’omicidio sia maturato in famiglia e che i fatti siano avvenuti in Puglia.

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VIGEVANO

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«Il problema – spiega Tinelli – non è aderire a un gruppo che sia di danza o di yoga o di altro, ma il campanello d’allarme sorge quando l’appartenenza ideologica diventa totalizzante e c’è il pericolo che l’individuo cominci a distaccarsi dal proprio mondo, dagli affetti o dalla famiglia, e comincia ad avere una visione diversa dalla realtà. Non si usano più i propri schemi di valutazione, la propria testa, ma ci si adagia sul pensiero del gruppo, che è un pensiero dicotomico. Fa in modo che la persona pensi che tutto ciò che è dentro la setta è positivo, mentre tutto ciò che sta fuori è negativo. In quel momento inizia a pensare che le persone attorno sono i suoi nemici, individui da cui allontanarsi. E l’allontanamento da familiari e amici è funzionale all’appartenenza alla setta perché il soggetto resta solo, e a quel punto inizia a frequentarla sempre più assiduamente, fino ad annullarsi del tutto».

La psicologa spiega poi come ci si allontani in alcuni casi anche dal lavoro, se il capo del gruppo ritiene che la persona coinvolta debba gestire delle attività che consentono di alimentare economicamente la setta, tagliando così il residuo filo che la lega agli altri. —

Fonte: https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2021/10/15/news/la-psicologa-adepti-spinti-a-staccarsi-dalla-propria-vita-1.40815219

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